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Appunti di viaggi - fatti e da fare - dalla nostra inviata nel mondo. Sfoglia l'Album fotografico.

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Anche noi, a Orta San Giulio, abbiamo il nostro Lochness..

Le cartoline di oggi vi parlano di un lago affascinante, di un ottimo pranzetto, di un’antica leggenda, di un’isola incantevole, e di un percorso mistico. Orta, che sorge sulle rive del lago omonimo, è classificato tra i 100 borghi più belli d’Italia. Il lago si è formato dal ghiacciaio del Sempione ed è separato dal lago Maggiore dalla cima del Mottarone. Siamo in Piemonte, nella provincia di Novara. Sono tante le camminate e le attività che si possono fare attorno a questo piccolo specchio d’acqua circondato da una vegetazione lussureggiante e cangiante a seconda della stagione. Gozzano, ad esempio, offre piccole spiagge attrezzate e, nei dintorni, scuole di vela e circoli di canottaggio. Orta, invece, propone soprattutto passeggiate spettacolari e, tra queste, quella al Sacro Monte attraverso una via costellata da 20 cappelle affrescate, dedicate a episodi della vita di San Francesco. Arrivando alla minuscola cittadina, si è attratti da una strana costruzione in stile moresco che svetta e domina il lago: si tratta di Villa Pia Crespi, costruita nel 1879, su incarico di un ricco imprenditore tessile, indigeno, che voleva farne dono alla diletta moglie, Pia. Del progetto si occupò uno dei più famosi architetti dell’epoca, Angelo Colla, e, soprattutto nel periodo tra le due guerre, ospitò, oltre al re Umberto I, molte personalità di spicco in ambito letterario e religioso. Ceduta successivamente, finì per diventare un hotel negli anni ‘80. Oggi è reputata una sorta di tempio per i gourmet poichè il suo ristorante è diretto dallo chef Antonino Cannavacciuolo. La Villa è molto bella, ha interni stupendi e preziosi, un magnifico giardino e una bella piscina ma, personalmente, non mi sembra in armonia con il contesto: la maestosità silenziosa e raccolta del panorama lacustre era già perfetta e, a mio avviso, non necessitava di “intrusi”. Lasciata l’auto in uno dei parcheggi posti fuori dal borgo, si scende verso il lago attraverso un dedalo di vicoli molto suggestivi, ricchi di affreschi, antichi lavatoi, balconi fioriti, ristorantini e negozietti, fino ad arrivare alla piazza Motta, dove si trova il centro del paese e il piccolo imbarcadero. Da notare il palazzetto detto il Broletto, datato 1572.     IL BROLETTO     La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta   Le specialità della valle sono tante ma i formaggi sono il top.  E’ ora di pranzo e, prima di imbarcarci per l’isola, anche noi ci sediamo in un ammiccante e già sperimentato ristorante proprio a bordo acqua, di fronte all’imbarcadero e all'isola. Ecco il nostro goloso menu: Sformatino di patata e porro, fonduta al maccagno  Gnocchi di segale, grasso di Formazza, pistilli di zafferano e pancetta nostrana  Sottofiletto di manzo, scalogno confit e salsa al marsala   Crema bruciata alla nocciola IGP del Piemonte    Caffè e piccola pasticceria della casa Tutto ottimo!  😋     E ora parliamo della leggenda che ha dato il nome all'isola e del miracolo di San Giulio e anche dei mostri... Giulio e Giuliano erano due fratelli religiosi, che, nel IV secolo, sotto l'imperatore Teodosio, si misero in viaggio con l'obiettivo di convertire i pagani e di fondare 100 chiese. Lungo era stato il cammino e anche faticoso ma la loro fede li aveva sempre aiutati a superare i pericoli e le avversità incontrate ed erano quasi alla fine della loro missione dopo aver fondato ben 99 chiese quando giunsero alle rive del lago! Giulio era anche un esorcista e, decise che la centesima l’avrebbe fondata proprio su quell’isola “maledetta”!  Si diceva infatti che l’isola fosse infestata da draghi e serpenti feroci che si cibavano, in un solo boccone, di capre selvatiche, di buoi e anche di quei malcapitati che, in barca, osavano avvicinarsi. I barcaioli infatti si limitavano a pescare poco distanti dalla riva e lontano dall’isola ma raccontavano di avvistamenti spaventosi e descrivevano i mostri arricchendoli con particolari agghiaccianti. Nessuno mai si sarebbe arrischiato a trasportare i due monaci, anzi, gli abitanti tutti li supplicarono di lasciar perdere e di abbandonare quella idea così folle. Giulio non si lasciò convincere e, inginocchiatosi sulla riva, iniziò a pregare chiedendo l’aiuto del Signore. E avvenne il miracolo!  Il suo mantello si trasformò magicamente in una sorta di barca  resistente alle onde create dai draghi e lo portò sano e salvo sull’isola dove, non solo sconfisse le forze del male ma riuscì anche,con l'aiuto di tutti i borghigiani, sedotti e convertiti dal miracolo, a fondare la sua centesima chiesa!!  Ora nella sacristia della chiesa è conservato un lungo osso, forse una vertebra, del drago ucciso dal Santo che, a sua volta, è sepolto nella cripta sottostante. Sì, ho raccontato una bella fiaba che, di vero, pare abbia solo qualche radice:in realtà, forse, sull’isola abitavano dei pagani irriducibili e crudeli. Per quanto riguarda l’osso pare, invece, sia un fossile di una balenottera spiaggiatasi e defunta in epoca glaciale! Sotto la chiesa, poi, si sono trovati anche i resti di un’altra chiesa costruita in epoca precedente.  Da segnalare, comunque, che ancora oggi, alcuni barcaioli sostengono di avvistare, a volte, degli strani mostri, simili a coccodrilli che sbucano dall’acqua e, con fare aggressivo, li spaventano. Insomma, anche in Piemonte abbiamo il nostro Lochness!!  😱  😂   Adesso torniamo seri, abbandoniamo le fantasie e imbarchiamoci alla volta dell’isola.       San Giulio domina dall'alto del Palazzo Vescovile   Già dal lago, mentre ci avviciniamo,  ci rendiamo conto di quanto possa essere bella, romantica e ricca di fascino: L’isola, molto piccola, detta anche isola del Silenzio, ha soltanto una via perimetrale dotata di una particolarità: se si intraprende il cammino in un verso si percorre la via del silenzio, se ci si incammina nell'altro senso, la via della meditazione. In certi periodi, lungo la via, si possono leggere dei cartelli fronte/retro, multilingue, con frasi diverse scritte a seconda del percorso: questi pensieri sono quelli di una badessa, Madre Anna Maria Canopi.               Lungo la via si incontra anche una passerella celata che serve alle suore di clausura per accedere direttamente dal convento alla chiesa senza passare dalla stradina pubblica.   La popolazione dell'isola non arriva a 100 abitanti, di questi, almeno 70, sono suore di clausura benedettine dedite allo studio di testi sacri, alla preghiera e alla meditazione. Non si può non restare immersi in questa atmosfera così tranquilla e serena e neppure non riflettere su quanto si legge camminando, istintivamente, a passo lento e con rispetto. Ed ecco l'interno della basilica di san Giulio che ha il fronte direttamente sul lago: è ricca di dipinti di epoche diverse ed è impreziosita dall'ambone in serpentino d'Oira, una pietra verde estratta nella zona.
Una cosa è certa, anche se non si tratta di un miracolo, dopo questa passeggiata, tornando a casa, ci si sente davvero più sereni, leggeri e rilassati! 😉      

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Un paradiso anche un po’ malizioso...

Il nome sardo di Stintino, Isthintini,  letto all’ingresso del paese, aveva stuzzicato la mia curiosità sul suo significato: ho così scoperto che la sua origine è stata determinata dalla forma di questa stretta e piccola penisola, quasi un budello, che ricorda quello dell’intestino che, in sardo, si dice “s'isthintinu”.  Proseguendo le passeggiate nei dintorni, siamo arrivati in quella che, a mio avviso, è una delle spiagge più belle del mondo: La Pelosa! Che dire? Qui, davanti alla piccola isola Piana, ci sono già stata in altre occasioni e ho anche soggiornato ma, ogni volta, la sua bellezza mi lascia senza parole! Conosco abbastanza bene anche le belle spiagge caraibiche ma solo qui mi sento veramente in paradiso! La trasparenza cristallina dell’acqua, quasi invisibile, invita immediatamente a entrare e a bagnarsi. Una meraviglia della natura che permette, passeggiando comodamente, di arrivare anche alla altrettanto deliziosa spiaggetta vicina, la Pelosetta.  Le denominazioni lasciano spazio a riflessioni maliziose... la fantasia (pragmatica!) dei sardi la ritroveremo più avanti, in un’altra bellissima spiaggia, più rocciosa, denominata Coscia di donna!  Purtroppo queste due spiagge gioiello, col tempo, hanno subito alcuni danni a causa del flusso dei numerosissimi visitatori: i bagnanti, anche senza farlo apposta, asportano sabbia preziosa rimasta attaccata ai teli di spugna, alle calzature e all’abbigliamento.  Ora è in atto un grosso progetto per la salvaguardia di tutto l’ecosistema e, per la realizzazione , sono stati stanziati 18 milioni di€. La riqualificazione prevede il ripristino del sistema dunale e lo smantellamento della strada asfaltata che va dal Gabbiano alla Pelosetta. Verranno installate delle passerelle sopraelevate rispetto alla sabbia, gli accessi saranno consentiti solo a mezzi ecologici leggeri che verranno messi a disposizione dei turisti ( in numero controllato) che dovranno lasciare l’auto nei parcheggi appositi che saranno allestiti fuori zona. Si prevedono panoramiche piste ciclabili e la creazione di una piazza belvedere tra la Pelosa e la Pelosetta. Altre zone saranno riservate esclusivamente ai residenti e ai mezzi pubblici. Verrà anche dato più spazio alla vegetazione e alcune abitazioni saranno abbattute.  Tutte idee sacrosante ma, intanto, preferisco ricordare così tutto questo ben di Dio e c’è già chi cerca di ridurre l’asportazione della sabbia vendendo colorati mezzeri di cotone da mettere a pavimento.   Tutta la zona si affaccia sul golfo dell’Asinara, isola che era abitata da famiglie di pescatori e ospitava, oltre agli asini, anche le pecore. Entrambi gli animali collaboravano attivamente al sostentamento degli abitanti offrendo lana, latte e aiuto di soma ma, nel1885, lo Stato decise di creare sull’isola una colonia penale agricola che si mantenne in funzione fino al  1999.  Vale la pena ricordare che, negli ultimi anni, divenuto carcere di massima sicurezza, ospitò brigatisti e mafiosi tra cui Renato Curcio, Raffaele Cutolo e Salvatore Riina. Gli indigeni furono pertanto sfrattati e dovettero stabilirsi sulla costa, per lo più a Capo Falcone. Ora tutta l'isola è diventata un Parco Nazionale bellissimo. Una curiosità: l’Asinara che ha un vissuto attraverso i secoli molto interessante, era stata battezzata dai romani con il nome di Sinuaria per via delle numerose insenature. Il nome si è successivamente distorto in “Asinara” anche per via dei numerosi asini.  Ed eccoci arrivati in un'altra bella spiaggia che ha questo nome e una forma un po' particolare... Coscia di donna!   Altro giorno e altra passeggiata, questa decisamente più aspra, faticosa e non semplice: siamo andati alla Costa Paradiso  (nome omen!) e abbiamo camminato arrampicandoci fino alla spiaggia di Li Cossi dove sfocia, con una profonda insenatura, il Rio Pirastru. La baia è stupenda, rocce granitiche rosa si specchiano nell’acqua limpidissima: ad ammirarla si resta senza fiato (anche per la fatica!). 😰 Un giorno, invece, siamo andati alla scoperta dell’ Argentiera. Lo spettacolo è incredibile! Sembra di essere su un set cinematografico dove si gira un film western o un thriller e, infatti, ho scoperto che di film, lì, ne hanno girato più di uno: “La scogliera dei desideri”, per esempio, con Liz Taylor e Richard Burton, nel 1968. La miniera dell’Argentiera, sorge proprio di fronte a un'altra bellissima spiaggia ed è stata in funzione fino al 1963.  Dalle sue viscere si estraeva zinco, ferro e piombo e, con un opportuno scivolo, i carrelli potevano caricare i minerali direttamente su apposite imbarcazioni che si arenavano in un minuscolo bacino. Oggi, sulla spiaggia adiacente allo scivolo, ci sono dei cartelli che indicano il pericolo e invitano i bagnanti a non restare a lungo in quelle acque, soprattutto i bambini, perché il fondale contiene ancora tracce dei minerali estratti. La miniera oggi è veramente spettrale ma la spiaggia è molto bella! Oggi, l’Argentiera fa parte del Parco Geominerario Storico Ambientale e, anche qui è stato avviato e già finanziato, un progetto per il suo recupero. Anche la Valle della Luna riserva sorprese... il panorama è decisamente particolare: siamo in Gallura, un po’ all’interno, e questo luogo è anche noto come Piana dei Grandi Sassi.  La caratteristica di questa valle è dovuta  appunto ai giganteschi massi di granito formatisi in epoca glaciale del periodo quaternario: col tempo, questi si sono erosi e arrotondati creando fantastici equilibri e geometrie diverse. Il piccolo centro abitato in tutta la valle è Aggius: le sue origini sono molto antiche e, su tutto il territorio grotte e nuraghe, sparse qua e là, ne attestano la storica presenza. Passegggiando nelle radure, poi, si fanno anche dei curiosi incontri...    E dopo tutte queste scarpinate,  alla fine, questi ottimi Culurgiones ce li siamo davvero meritati! 😋    

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Dalla Tonnara a Stintino: incontri con flora e fauna in una splendida mattina di aprile...

Questa passeggiata slow, di poco più di una decina di km tra andata e ritorno, si può considerare un vero e proprio viaggio attraverso la meravigliosa macchia mediterranea che, in questi giorni, è tutta in fiore e unisce il suo fantastico profumo a quello del mare. Un susseguirsi di spettacoli e di scoperte floreali e faunistiche, in un clima ideale, soleggiato, caldo ma non esagerato. Partiamo dal vecchio punto di raccolta della Tonnara, nel golfo dell’Asinara, non più attivo ormai da anni e, sempre costeggiando il mare, a pochi metri di distanza, troviamo una piccola suggestiva chiesetta. Oggi la Tonnara è diventato un villaggio con graziose villette dotate di giardini non grandi ma molto ben tenuti.     La riva, come potete vedere è rocciosa e praticamente priva di spiaggia ma i prati arrivano e, a volte, oltrepassano, fino al sentiero che delimita lo scosceso: ai grandi gruppi di fichi d’India, agavi e rosmarino, mirto, centaurea orrida, malva e lentischio, fanno da tappeto migliaia di carpobruti eduli ( i classici mesembriantemi striscianti viola) profumati asfodeli, ricchissimi di proprietà digestive e officinali ma comunemente definiti “ fiori dei morti”, perché antiche credenze ritenevano fossero il cibo dei defunti e anche ritenuti sacri dai romani. Seguivano altri piccoli gigli, cespugli di ginestre, cardi, finocchietto selvatico, assenzio, borragine, piccole orchidee, margherite grandi e piccole e tutti i minuscoli fiorellini tipici della macchia mediterranea, colorano il panorama.   A qualche centinaio di metri ecco quello che, un tempo, era l’edificio in cui il pescato veniva trattato. Ora restano le due ciminiere e, anche qui, sorgono belle abitazioni tutte sistemate nel rispetto ambientale, hotel compreso.   Il percorso degrada verso una spiaggetta e qui, nell’acqua cristallina, ci fermiamo ad ammirare le stelle marine, i branchi di pesciolini diversi, dai piccolissimi ai più grandicelli e le piccole meduse colorate che sfiorano la battigia.   Le meduse le abbiamo incontrate solo qui, durante tutto il nostro soggiorno abbiamo visitato altre spiagge e l’acqua è sempre stata pulitissima e invitante anche se un po’ fresca ma non tanto da impedirci di fare dei bagni deliziosi.         Prima di arrivare al Museo della Tonnara, purtroppo ancora chiuso fino al 25/04, ospitato nella vecchia sede dell’ex stabilimento A.L.P.I. (Azienda lavorazione produzione ittica), insieme ai numerosi gabbiani e gabbianelle affamati, ci siamo divertiti ad assistere alla pesca velocissima e vorace dei cormorani: un vero esercizio di abilità! Qui, invece, incontriamo un bel coleottero! Dietro ad una curva, appare Stintino: sembra a due passi ma il percorso è ancora lunghetto! Per arrivarci dobbiamo arrampicarci sulla strada provinciale e qui troviamo, per la prima volta, un po’ di ombra sotto ad un pino marittimo: ci voleva! Ecco che appare anche il cartello stradale, scritto in italiano e in sardo e, poco dopo, una statua raffigurante un Mammutones che annunciano l’ingresso nella cittadina.     Poco alla volta ci inoltriamo nel giardino pubblico prospiciente il porto dotato di alcune sculture e, costeggiandolo, risaliamo in paese. Un giretto per il piccolo centro del paese e vediamo anche la chiesa... Si è fatta l’ora di pranzo e troviamo una trattoria con tavoli che si affacciano sul mare e sul porto: siamo anche noi abbastanza affamati e il cordialissimo cameriere ci suggerisce la specialità del giorno: gnocchetti freschi alle cozze o alla salsiccia locale e polpo alla stintinese. Tutto buonissimo e a buon prezzo! Peccato non potervi trasmettere, insieme alle cartoline, anche le emozioni , i profumi e i sapori... A presto! §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------     ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------FINE----------------   SEGNALAZIONE!!!    LE 6 FOTO CHE SEGUONO, GIA' PUBBLICATE PIU' SOPRA, RISULTANO, DOPO DECINE DI TENTATIVI,  RIPETUTE INUTILMENTE E INCANCELLABILI... (v. sotto) 🤔    

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E quando la neve incomincia a sciogliersi e torna la voglia di fare una lunga passeggiata...

Ciao a tutti! Le cartoline di oggi vi arrivano da Plitvice: siamo in Croazia, a 215 km da Trieste, nel grande Parco Nazionale dei Laghi, divenuto, a giusto titolo,  Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, il 26 ottobre 1979. Questo vasto Parco (33000 ha) comprende ben sedici laghi, tutti collegati tra loro attraverso un percorso formato da canali e cascate. I laghi sono alimentati da sorgenti sotterranee e da due fiumi: il Fiume Bianco (Bijela Rijeka) e il Fiume Nero (Crna Rijeka) entrambi ricchi di carbonati di Calcio e Magnesio. I visitatori possono ammirarli tutti grazie a 18 km di passerelle in legno che si incrociano tra loro o sono sospese sull'acqua. Gli scenari cambiano continuamente e offrono spettacoli molto diversi anche nei colori dell’acqua, della vegetazione e delle rocce.  Arrivarci con i mezzi pubblici non è molto comodo, sicuramente conviene andarci in auto. Il Parco si trova a 140 km da Zagabria e a 170 da Fiume. Entrambe le città, così come Trieste e Spalato, hanno agenzie turistiche che propongono viaggi organizzati e si occupano anche di eventuali pernottamenti in hotel e B&B ( noi abbiamo alloggiato presso l’hotel Jezero, il più comodo perché situato all’interno del Parco).Il mio consiglio, per chi arrivasse dal centro o sud Italia è quello di arrivare a Trieste, noleggiare un’auto o servirsi di queste agenzie e pernottare, nel Parco, almeno per una o due notti. Se si arriva in auto, da Trieste, l’uscita dell’autostrada direzione Zagabria, è quella di Ogulin. Andare a visitarlo ne vale sicuramente la pena in qualunque stagione anche per gli appassionati di fotografia. Fuori stagione  c’è solo un pulmino e un battellino per traghettare ma, in estate, c’è anche un trenino e si possono noleggiare bici o barchette. Ricchissima è la fauna: tra gli animali  ricordo soprattutto gli orsi bruni, piuttosto numerosi tanto da essere il simbolo del Parco, ma ci sono anche tanti cinghiali, lupi, linci e volpi e altri più tranquilli come cerbiatti, caprioli e folaghe. (Alcune zone pericolose, per sicurezza, sono interdette). Il Parco è famoso anche per la moltitudine di farfalle e di uccelli di tantissime specie diverse.  Per quanto riguarda la flora vi basti sapere che, oltre a tante varietà più comuni, potrete ammirare piante carnivore anche acquatiche e diversi tipi di orchidee tra cui una, rarissima e stupenda! E adesso venite con me e iniziamo la lunga passeggiata inoltrandoci con le mie cartoline del Parco al momento del disgelo... ( ma andateci anche in estate! La Croazia non è solo mare...)         Il 31 marzo 1991, ci fu uno scontro armato tra le forze croate e serbe. Questo fatto, avvenuto proprio qui, tra queste foreste, è ricordato come “ La Pasqua di sangue”, e segna l’inizio della Guerra d’indipendenza croata. Un pensiero va a quanti hanno dato la vita in questa guerra. Alla prossima, in primavera... 

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Spettacolari sculture di ghiaccio

Ciao a tutti, questa volta scriverò di un argomento e di una località che si confanno bene con il clima gelido che pare essersi riversato su tutta la nostra penisola e vi presenterò delle meravigliose sculture di ghiaccio. Anche se in Cina si svolgono le competizioni più famose, in Europa e precisamente a Valloire, nel mese di gennaio, di solito la seconda o la terza domenica, da 27 anni, viene organizzato un Concorso di sculture di ghiaccio nella frazione delle Verneys, raggiungibile anche a piedi dal centro del paese, con una panoramica passeggiata di circa 2km. Nel centro abitato, a un paio di giorni di distanza, si svolge invece il Concorso di sculture di neve: quest’anno era la trentacinquesima edizione e, per l’occasione, sul vialone arrivano sempre enormi cubi di neve pronti per essere lavorati. Il freddo siberiano di questi giorni mi ha invogliato a postare un po’ di cartoline della edizione precedente visto che, in quei giorni di gennaio, quest’anno, mi trovavo negli Emirati. Mi auguro che le gradiate. 
Valloire, soprattutto per i piemontesi, è una località molto facile da raggiungere poichè si trova in Francia, in Alta Savoia  (regione Rhône -Alpes), a una mezz’oretta dal confine italiano. Dopo il tunnel del Fréjus, a Bardonecchia (A32) si prende il bivio per il Col du télégraphe, poco prima di Saint Michel de Maurienne, si sale attraverso la dipartimentale 902, molto panoramica, e si arriva in questa piccola ma bella cittadina che offre una gran quantità di servizi turistici, sia in estate che in inverno. Ci sono 150km di piste di vario livello, molti hotel per tutte le tasche e, secondo la stagione, il paese propone attività ludiche per famiglie, bambini e anziani. I prezzi sono, di solito, un po’ inferiori a quelli italiani.           Al concorso delle sculture di ghiaccio partecipano, solitamente, una ventina di scultori provenienti da tutto il mondo e il campo di azione è percorribile gratuitamente sia di giorno che di sera quando i giochi di sons et lumières rendono lo spettacolo ancora più suggestivo.  Alla fine, tutti ricevono premi. Consiglio almeno un weekend a tutti e magari una bella settimana di vacanza a quelli che abitano più distanti: sono certa che vi trovereste molto bene ma, adesso, godetevi le mie cartoline che, anche se non sono perfette (ma come era difficile fotografare quel capolavori di cristallo brillante e riflettente!!!), vi daranno comunque una bella idea di questa originale e curiosa manifestazione.                     Questa che segue rappresenta la difficoltà di comunicazione tra i due sessi !                          Una curiosità: l’etimologia di Valloire deriva dal latino Valleis Aurea in quanto, ai tempi dei Galli, pare ci fossero delle miniere d’oro. Dal paese, in 17 km, si arriva al Col du Galibier e l’itinerario è molto apprezzato e frequentato dai ciclisti. Una delle specialità caratteristiche gastronomiche dell’Alta Savoia è la Tartiflette, un piatto rustico a base di patate, cipolle rosolate con pancetta, e tanto Reblochon, formaggio tipico degli alpeggi insieme alla Raclette (sorta di fontina) che da il nome al piatto omonimo. Questi piatti, decisamente robusti e calorici, sono accompagnati dai famosi vini bianchi savoiardi .   Questo simpatico animale, vi ricorda che tutti i vostri commenti scritti sono sempre molto graditi e vi aspetta per giocare con lui al Concorso del prossimo anno! Fateci un pensierino e, nel caso, prenotate per tempo! Ciao!

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Gioielli siciliani impreziositi da mandorli in fiore e maquis

La Sicilia è davvero un pezzo di Paradiso in tutte le stagioni.    Più di quanto potrò raccontarvi, parleranno da sole le tantissime cartoline che posterò. E’ molto suggestivo andarci durante l’inverno, cioè da quando, a Selinunte, fioriscono precocemente i mandorli in fiore, quasi sempre a fine gennaio, inizio di febbraio, ma la Sicilia è splendida soprattutto nei mesi di marzo, inizio aprile, quando le ginestre e la macchia mediterranea sono in fiore. In questo periodo vale la pena programmare un week end allungato, o una intera settimana, almeno una volta nella vita. L’aeroporto di Trapani è piccolino, non assomiglia certo ai quelli giganteschi di tante grandi città, ricorda piuttosto quelli che si trovano nel nord Europa, in Svezia e in Norvegia dove gli aerei hanno quasi la funzione di autobus. Alcune compagnie, anche low-cost , per noi del nord, svolgono un servizio molto comodo con collegamenti che partono da Milano, Torino, Verona, Bergamo e Bologna: il noleggio di un’auto è facile e immediato: sovente propongono offerte convenientissime a/r più  auto.  Sia Trapani che Marsala, vicinissime tra loro, meritano una breve sosta, ma le Saline, che le separano, allo Stagnone, esercitano un richiamo ancora più forte per la loro particolarità; ed era proprio di fronte ad esse che noi alloggiavamo. Mio figlio ama venirci in autunno per fare kite e windsurf. La raccolta del sale avviene in luglio/settembre, del fior di sale in maggio/settembre. In questi periodi è possibile fare, all'Isola Grande, immersioni nella vasca della salina e "bagni di sale".       Dal museo delle Saline e dai suoi pittoreschi mulini a vento, proprio davanti all’ottimo ristorante Mamma Caura ( con qualche stanza di charme)in stile commissario Montalbano, parte la barca che porta in pochi minuti all’isola di Mothia, una riserva naturale incantevole che ospita un museo, in buona parte a cielo aperto, ricco di reperti archeologici. Una passeggiata al mattino, in primavera, è una vera delizia. L’isola di Mothia, al tempo dei Fenici, era un importante porto commerciale e  pare ci fosse anche una scuola filosofica ( c’è lo scoglio di Schola che la ricorda) ma, nel 397 a.C., Dionisio di Siracusa, preoccupato  e geloso della sua fama, lo fece distruggere. Vedrete, in proposito, una foto del plastico che la ricostruisce. Ora i resti delle passate civiltà si incontrano e si respirano, insieme al profumo del mare, tra grandi cespugli di ginestre, fichi d’India, finocchietto selvatico e varia macchia mediterranea.   Partendo con il traghetto, da Marsala, abbiamo trascorso una giornata all’isola di Levanzo, meno rinomata dell’isola di Favignana ma anche lei degna di essere annoverata tra le meraviglie locali. Qui i locali erano quasi tutti chiusi perché fuori stagione e anche il panettiere, purtroppo, aveva sfornato profumatissime focacce in quantità molto limitata riservata ai pochi residenti. Peccato perché sarebbe stato bello gustarne una in riva a quel mare trasparente! Per il pranzo, un ristoratore improvvisato ci ha servito prodotti locali, olive, toma, affettati e pesce freschissimo a volontà. Nel pomeriggio era necessaria una bella passeggiata digestiva e ci siamo arrampicati per i sinuosi sentieri a picco sul mare. Qui, di fronte, l'isola di Favignana   Il giorno seguente, stesso traghetto ma siamo scesi allo scalo successivo: Favignana. Qui, per girare per tutta l’isola, abbiamo affittato un’auto. Favignana è più famosa e decisamente più grandicella di Levanzo. L’auto ci è servita per spostarci da un capo all’altro in modo da riuscire a vederla tutta in una giornata ma, una volta arrivati in un determinato punto, scendevamo e facevamo delle belle camminate con panorami e scorci sempre diversi e sorprendenti.Il tempo era splendido, il clima tiepido e il profumo del mare e della macchia mediterranea toccavano il cuore. Anche i numerosi e simpatici asinelli che abbiamo incontrato mettevano allegria...Ma quanto è bella questa Italia così selvaggia!!! Speriamo che non ce la compri nessuno!        Un’altra giornata l’abbiamo dedicata a Selinunte. Ci siamo già stati un po’ di volte e in tutte le stagioni ma è sempre un gran piacere ammirare i templi che, a seconda del sole, con il trascorrere delle ore, cambiano anche colore... Di questo magnifico patrimonio dell’umanità non c’è molto da dire...basta guardarsi attorno, camminare e riflettere per restare senza parole!  Le parole invece ritornano, e non sono di meraviglia ma di rabbia, quando si vedono certi terribili abusi edilizi!       E adesso una bella sorpresa: Mazara del Vallo! Qui non eravamo mai stati e di questa bellissima cittadina, non sapevo molto: forse è proprio per questo che l’ho apprezzata tanto!  E’ incredibile come in una città di circa 50000 abitanti riescano a sovrapporsi tante civiltà e tanta cultura: definita balcone del Mediterraneo, città dalle 100 chiese, molte delle quali patrimonio dell’Unesco, ospita anche una grande e pittoresca Kasbah e un quartiere ebraico. Camminando in un intricato dedalo di vicoli, difficili da fotografare, ci sentiamo immersi via via in civiltà diverse che pure pare convivano tranquillamente. Abbiamo lasciato l’auto sul lungomare, a poca distanza dal porto canale, importante mercato del pesce e, appena ci siamo inoltrati all’interno, sulla piazza antistante la Cattedrale, siamo stati contattati da un gentile signore, un pensionato molto colto, ansioso di sentirsi utile e di farci da guida, senza accettare alcun compenso.  Con lui ci siamo inoltrati nella kasbah, abbiamo visitato chiese, ammirato le colorate ceramiche e qualche reperto antico fino al quartiere ebraico. Alla fine abbiamo concluso che Mazara merita una visita più approfondita di quella che abbiamo fatto in un pomeriggio/ sera e ci siamo ripromessi di ritornare con calma anche per l’abbondanza e la varietà dei cibi che offre: quelli che abbiamo gustato erano tutti ottimi!
  Ci sarebbero ancora tantissime cose da dire e da vedere ma, soprattutto queste mie numerose cartoline spero vi abbiano invogliato e stuzzicato ad approfondire la conoscenza di questi angoli di paradiso e a farvi programmare una visita un po’ fuori stagione! Se questo tema vi è piaciuto e desiderate altre info, scrivetemi! Ciao a tutti, oggi l'ho fatta molto lunga per cui le prossime cartoline arriveranno tra due o tre settimane! Intanto voi organizzate questo viaggio meraviglioso e iniziate a pregustare le busiate con le sarde o alla Norma! 

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Un Paese dalle mille e una notte. Shahrazad dove sei? Qui alcune notti sono molto oscure...

Oggi vorrei parlarvi di Doha e del Qatar: io di questo Paese conoscevo poco: sapevo solo che, per gravi motivazioni politiche era stato isolato dagli altri Emirati che ne avevano  rimosso la bandiera e chiuso i consolati. Non so se tutti voi abbiate idea della ricchezza di questo piccolissimo emirato, più piccolo di molte regioni italiane. A Doha non ci sono poveri e se qualcuno ha debiti, l’emiro è sempre pronto a saldarli. Tutti gli indigeni hanno un’abitazione decorosa, un lavoro e almeno un’auto. Il reddito annuo pro capite, dicono, supera i 100.000$. ( non so se anche qui valga la media “dei polli”). E’ un fatto che i poveri, però, ci sono ma sono tutti stranieri e spesso sfruttati nei numerosissimi cantieri. Il Qatar, un tempo, non lontano, era un Paese povero che si manteneva con la pesca, soprattutto delle perle la cui lucentezza è particolare perché quelle ostriche vivono in acque poco salate. Il decollo economico è avvenuto meno di cinquant’anni fa con la scoperta del petrolio e del gas.  Il Qatar possiede anche giacimenti di elio, un gas piuttosto raro e molto prezioso per il suo utilizzo medico nelle sale operatorie: per non sciuparlo, in Qatar, è proibito gonfiare i palloncini con quel gas. Ora si sta preparando per ospitare, nel 2022, i Campionati mondiali di calcio e i lavori galoppano. Doha, la capitale, è una città che ostenta ricchezza dappertutto a partire dall’aeroporto fino alla curatissima  Corniche, l’elegante lungomare lungo più di tre chilometri. Ovunque, sui muri dei grattacieli, nei caffè, nei mercati, nei supermarket, per le strade, campeggia la figura dell’emiro, Cheikh Tamin, osannato dai suoi sudditi che fanno di tutto per evocare e sostenere la sua immagine in questi momenti di isolamento e embargo da parte degli altri Emirati, Arabia Saudita ed Egitto.           Ma chi è questo emiro e quale grave motivo ha  portato all’isolamento questa nazione, cresciuta troppo in fretta e diventata uno dei Paesi più ricchi del mondo? I motivi, sono diversi ma, sostanzialmente, le accuse principali sono quelle di sostenere il terrorismo, di tradimento nei confronti degli altri stati con i quali aveva stretto un patto contro i terroristi, di tenere un atteggiamento ambiguo, doppiogiochista e pericoloso.  L’ emiro smentisce ma solo i sudditi gli credono e dicono che la crisi è dovuta all’invidia. Dal 5 giugno 2017 intanto l’unico stato confinante con il Qatar, l’Arabia Saudita,  con l’Egitto, lo Yemen, il Bahrein egli Emirati Arabi Uniti, hanno troncato i rapporti e chiuso le frontiere impedendo di fatto le importazioni comprese quelle alimentari che arrivavano al 90% del fabbisogno. C’è anche una brutta storia di cui dirò quando racconterò della falconeria.       Tornando all’emiro, Tamin ha un bel fisico, 39 anni, tre mogli ( la prima da cui ha avuto quattro figli è una sua cugina di secondo grado) e, per ora, otto figli. Lavora moltissimo, è molto colto, è appassionato di sport e cerca di importare, acquistandole a prezzi folli, tutte le opere d’arte che riesce a comperare. Insieme al  suo parente - consigliere addetto nelle speculazioni economiche, è riuscito a mettere le mani un po’ dappertutto e, anche attraverso scatole cinesi, alla fine, qualche sua importante quota, compare in tutto il mondo, compresa la banca cinese. E’ sorprendente leggere l’elenco dei suoi possedimenti completi o parziali: io mi limiterò a citarne qualcuno che ho tratto da Wikipedia: Tamin ha  “ un patrimonio di 600 miliardi di dollari, possiede grandi quote della banca inglese Barclays, di Sainsbury's e Harrods, di Volkswagen e Walt Disney, dell'aeroporto londinese di Heathrow, di Siemens e Royal Dutch Shell, nonché una partecipazione nel più alto edificio d'Europa, lo Shard London Bridge.L'emiro è poi proprietario della squadra di calcio del Psg, del piano di sviluppo Porta Nuova, dello storico Hotel Gallia a Milano, di molti complessi alberghieri turistici della Costa Smeralda in Sardegna, dell'ex ospedale San Raffaele di Olbia ed è sponsor del Barcellona.”.  Ma l’elenco potrebbe continuare a lungo compresi i grand hôtel di molte città italiane e una piccola isola greca, proprio di fronte a Itaca, acquistata recentemente per soli cinque milioni di $. Tamim ha inoltre ereditato l’importante emittente Al Jazeera. Verso i suoi sudditi si comporta come un buon papà, desidera che tutti stiano bene e non manchino di nulla: con l’embargo, ad esempio, mancava il latte e lui ha subito approntato 90 allevamenti dotati di prati verdi, grandi come campi da calcio e ha fatto arrivare dagli Usa e dal Canada 4000 mucche della razza più pregiata. Ora, tramite un discusso canale aereo appoggiato alla Turchia, le scorte si  sono quasi del tutto ripristinate. Ma l’isolamento continua. Da quello che ho potuto capire, in Qatar, di lui dicono tutto il bene possibile ma negli altri Emirati e in molti altri Paesi vicini, l’opinione è completamente ribaltata. E le ombre paiono davvero molto scure.   Uno sport particolare: la falconeria Andando in giro per la città vecchia, siamo arrivati al mercato degli uccelli, il Falcon Souk dove si possono trovare falchi e accipitres di tutti i tipi. Questo tipo di caccia, costosissimo per tutta l’organizzazione che richiede, è proprio di una certa élite, uno status simbol da ostentare, sponsorizzato dall’emiro che crea, per questi fieri animali, lussuose cliniche, organizza tornei e gare di bellezza. Se viaggiate sulla Compagnia di bandiera del Qatar potete liberamente portare con voi un falco, se viaggiate in Economy, sei, se invece siete in Business. Tamin, quando va a caccia ne porta, sul suo aereo, anche 60! Ho appreso che ci sono tre tipi di caccia: quello più comune che si fa con le poiane dalla coda rossa che sono facilmente addestrabili e cacciano abitualmente  anche prede terrestri come le lepri. Ci sono poi quelle di volo basso e di volo alto che per lo più cacciano altri uccelli in volo, in particolare a seconda della tipologia. I falchi, i Pellegrini, soprattutto, raggiungono prezzi molto alti (oltre i 100000$) e questi...poveri pellegrini  che quando non cacciano restano sempre incappucciati e quindi ciechi, vengono sfoggiati, legati con una catenella,  al braccio di qualche riccone     Una storia sbagliata Ora concludo questo mio intervento raccontando una storia dai risvolti molto drammatici e che, quasi sicuramente, è stata la causa prossima della rottura dei rapporti che ha portato il Qatar all’isolamento. Nel dicembre 2015, un gruppo di 26 qatarioti di cui una metà membri della famiglia reale, decide di partire per una battuta di caccia con i falchi, in Iraq, alla ricerca dell’Otarda Mc Queen, pregiatissimo uccello in via d’estinzione. Individuati da una banda jihadista, tutti i partecipanti vengono fatti prigionieri e l’Isis pretende, per il loro rilascio una somma non ben identificata oscillante tra uno e due miliardi di $. Questa somma sarebbe stata versata ai terroristi nel giugno 2017 scatenando così le ire e l’accusa di tradimento. A questa brutta storia è legato anche un attentato vigliacco che è costato la vita a un centinaio di bambini profughi che, dopo un lungo viaggio, pensavano di essere finalmente arrivati alla frontiera della salvezza. Una curiosità: anche Osama Bin Laden quando è stato catturato e ucciso dalla CIA si stava dedicando alla sua passione, la caccia al falco.   Per alleggerire e alternare gli argomenti, la prossima settimana resteremo in Italia: è il momento imperdibile dei mandorli in fiore! Beati i siciliani!    p.s.:Ora, per i commenti,  tocca a voi ...Grazie!  

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Una nuova esperienza: gli Emirati Arabi

Ciao  a tutti, inizio questo mio blog che tratterà di viaggi a breve, medio, lungo raggio, sperando che possa essere di interesse per tutti coloro che, come me, sono curiosi di vedere e di conoscere, in varie sfaccettature, il mondo che ci ospita. Tutto è spunto di riflessione, sia nel positivo che nel negativo e io conto sulla vostra partecipazione e il vostro contributo per fare delle belle e franche considerazioni. Ognuno vede con occhi, mente ed esperienze personali e recepisce impressioni e sensazioni diverse. Non è tanto importante la distanza: già fuori porta ci sono luoghi che ci parlano e ci offrono spunti di sui quali ragionare a 360 gradi. Per quanto mi riguarda, io, quando torno a casa, sono sempre più felice di abitare qui. Il rientro a casa, e rivedere le mie cose, è, per me, importante come il viaggio che comunque merita sempre un tempo adeguato per sedimentare e metabolizzare quanto visto in giro. Alternerò i soggetti in modo che tutti possano partecipare arricchendoli con approfondimenti personali: i vostri suggerimenti e le vostre esperienze saranno sempre ben accetti.  E ora inizierò  dalla mia ultima recente esperienza negli Emirati Arabi! Questa grande statua di Ramsete ci da il benvenuto all’ingresso del museo di Abu Dhabi Louvre.  

La grande corsa degli Emirati Arabi prima che finisca il petrolio. Iniziato quasi in sordina negli anni 70, come un venticello caldo ma tranquillo, lo sviluppo economico e culturale degli Emirati Arabi ora fa proprio un gran rumore, e una visita in quei luoghi dal clima impietoso e torrido dove, in estate, si arriva ai 60 gradi, sentivo di doverla fare. L’occasione specifica è stata la curiosità di vedere il nuovo museo Louvre di Abu Dhabi. Avevo letto di questo accordo trentennale con la Francia per associare al museo, temporaneamente, la dicitura “Louvre” (grande business per la Francia che ha incassato ben 525 milioni di $ e altri 747 ne incasserà imprestando, nel corso degli anni, alcune opere custodite in Francia). C’è anche  in progetto un prossimo Guggenheim Abu Dhabi, ad opera dell’ architetto Frank Gehry  che dovrebbe essere dedicato all’arte contemporanea e, pare, con le stesse convenzioni del Louvre. Tuttavia non c’è ancora nulla di deciso.
L’architetto francese, Jean Nouvel, che ha progettato quest’opera, ha creato davvero, a mio avviso, un capolavoro!  In effetti sembra di camminare su una piattaforma galleggiante, molto ampia e riparata dal sole e dalla folle temperatura che imperversa  per almeno 9 mesi all’anno. Ormai sul web di questo museo si trova di tutto per cui mi soffermerò solo su qualche curiosità che mi ha colpito maggiormente: la cupola, in stile Medina, otto strati di ferro sistemati come tanti rami di palma intrecciati, ha un diametro di 180 metri e pur pesando proprio come tutta la Tour Eiffel, poggia solo su 4 pilastri!!! E nei suoi incroci, più di 7000 stelle lasciano filtrare la magica “pioggia di luce”.  E’ veramente un’ opera magnifica su cui si potrebbe parlare per ore. C’è  anche un albero in bronzo, opera dello scultore italiano Giuseppe Penone: sui rami sono disposti specchi che moltiplicano le gocce di luce con un effetto molto  particolare. Riguardo alle opere esposte in questo “scrigno di capolavori universali”, vi rimando alle foto che posterò più tardi. Di qualcuna vorrei poi discutere con voi. Non so perché mi ha fatto un po’ tristezza vedere appeso lì il quadro di J.L. David che rappresenta Napoleone al suo apogeo... ma è stata sicuramente solo una mia sensazione...

La Dubai Marathon con la Pepsi. Cambiando discorso e tornando anche un po’ al titolo, una settimana fa ho assistito alla Dubai Marathon che ha contato ben 30.000 partecipanti! Dubai sembrava New York. Correvano in tanti: i concorrenti  etiopi, maschili e femminili,  hanno stravinto conquistando i primi 50 e 50 posti, vincendo così i ricchissimi premi in palio ma la maggioranza si era ritrovata  per un grande happening, gruppi di amici, famiglie e famiglione (là è tutto grande!) percorrevano in allegria le strade principali, chiuse al traffico, e non perdevano occasione per sostare e rifocillarsi alle numerose aree di sosta. La sensazione, a parte i 30 gradi abbondanti (è inverno!!), era quella di sentirsi integrati in tutto e per tutto (magliette e calzoncini compresi), con i Paesi dell’Occidente. Anche gli sponsor erano gli stessi e i gazebo avevano le scritte in inglese e anche arabo. Mancava solo la bandita Coca Cola ma ovunque troneggiava la Pepsi!
Mi accorgo che, forse, l’ho fatta un po’ lunga ma ho ancora tante cose da raccontare insieme alle mie impressioni sui grattacieli e i numerosissimi cantieri a Dubai e la famosa Vela. Tutti hanno  fretta di finire entro il 2020 quando ci sarà la grande Expo e quando, il petrolio sarà agli sgoccioli. Urge trovare un’alternativa economica e si punta sul turismo. Non ho idea dello spazio che mi resta ma vorrei ancora raccontare del museo di Arte Islamica a Doha, altro capolavoro dell’architetto cinoamericano Pei, fare alcune considerazioni globali e parlarvi delle nuove megamoschee  costruite quasi interamente con materiali di provenienza europea.  Fatemi sapere se la mia chiacchierata vi è piaciuta. Grazie e, a presto!    

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