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Adoro pescare. Metti la lenza in acqua e non sai cosa c’è dall’altra parte. La tua immaginazione è tutta là sotto. (Robert Altman). Vedi anche il mio Album fotografico.

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Il luogo fisico delle mie avventure, il Torrente, parte II

Completo con questa seconda parte la presentazione dei Torrenti e degli affluenti che ho frequentato per tanto tempo e che ancora oggi vivo con piacere e passione, con meno frequenza e  continuità, purtroppo, ma sempre con lo stesso entusiasmo, e stupore, degli inizi ! Da naturalista quale sono per indole e studi, spesso l' incontro con un piccolo animale o la vista di una angolo incontaminato di natura , mi lasciano dei ricordi piacevoli e unici, come in un' uscita su un affluente dove ho incrociato una famiglia di cinghiali, e ho potuto osservarli per alcuni minuti in rigoroso silenzio e immobile, grazie alla mia posizione protetta dalle rocce e, di sicuro, a favore di vento altrimenti avrebbero annusato la mia presenza e sarebbero fuggiti immediatamente, una madre e quattro cuccioli che si abbeveravano e sguazzavano nell' acqua per un bagno, e negli anni, potrei ricordare diversi approcci, anche fuggevoli, con caprioli, volpi, qualche rapace come la poiana, ed anche moltissimi piccoli anfibi, rettili ed altri animali . . .         L' unico incontro che non apprezzo molto, ma in decenni mi è capitato, visivamente, solo alcune volte, è quello con sua pericolosità la vipera, che a dispetto di tante leggende o esagerazioni non attacca mai, se non messa realmente alle strette, che vuol dire posta nelle condizioni di non avere vie di fuga, ma mi sono sempre guardato bene, soprattutto se da solo e in un luogo lontano dalla civiltà, di cercare di uccidere o peggio, di stanare una vipera da un suo anfratto o nascondiglio !   Muoversi lungo un Torrente, come un acrobata sull' acqua !!!   Desidero sinceramente ringraziare chi ha impostato il titolo di questo blog, realmente azzeccato, direi che rispecchia, almeno per ciò che attiene al movimento fisico lungo il fiume, le mie sensazioni quando risalgo un tratto di Torrente o qualche affluente, perché il senso dell' equilibrio è fondamentale.   Il torrente richiede rispetto, attenzione, concentrazione, conoscenza, capacità, risorse fisiche e mentali, perché è un luogo non convenzionale, non omogeneo, non semplice da approcciare e da percorrere. E’ un luogo asimmetrico e complesso, dove ogni metro è differente dal precedente e dal successivo, ogni movimento va calcolato, armonizzato e coordinato, e dove ogni oggetto presente, un ramo, l’ erba fitta, un ciottolo, una pietraia, possono nascondere insidie e possibili inconvenienti. Proprio per la mutevolezza dei luoghi infatti, la distrazione va evitata, ogni passo si deve calibrare sul precedente e sul successivo, la concentrazione deve essere sempre alta, ogni movimento va compiuto in funzione del terreno e del clima, sempre diverso e mutevole, perché l’ acqua modella l’ ambiente, lo scava, scorre scegliendo la strada più diretta e quindi produce un fondale che può nascondere mille diversità, proporre sorprese o difficoltà inaspettate. Rocce e massi, anche grossi e quindi presunti stabili, che si muovono sotto il peso e il passaggio, sbilanciando e mettendo a rischio l’ equilibrio; rami e radici che spuntano e che fanno scivolare o inciampare; ciottoli e pietrisco che cedono e smottano sotto il peso, facendo ruotare piede e corpo e rendendo quindi molto precario l’ equilibrio nel movimento. La Pesca della Trota sui Torrenti è fondamentalmente una pesca di movimento quasi continuo, o meglio, un movimento costante intercalato da piccole soste nelle quali si insidia il pesce, momenti di pausa nei quali si assapora il contatto tanto agognato col pesce. E’ quindi complesso camminare, oltretutto dedicandosi alla pesca, con pesanti stivali di gomma ai piedi e la canna in una mano, anche perché i luoghi particolari determinano altre attenzioni, ovvero comportamenti condizionati che costringono a muoversi su traiettorie obbligate a causa di ostacoli, dirupi, anse del torrente, grossi massi, cascate, laghi profondi ed altri elementi naturali. Risulta difficile immaginare tutto ciò per chi non ha mai camminato lungo un torrente, ma se una persona provasse a percorrere 100 metri sul suo greto, senza conoscerne i fondamentali, rischierebbe di perdere l’ equilibrio, di mettersi in difficoltà a causa delle precarie condizioni dei luoghi e di tutto ciò che ci circonda, sul Torrente e nelle prossimità di esso, sponde, accessi, camminamenti e boschi circostanti.  Così, muoversi correttamente lungo il fiume, è uno degli elementi fondamentali per poter pescare, poiché la pesca alla trota è fatta di continuo movimento e perché solo un approccio corretto ai laghetti, un’ attenzione continua a non mostrarsi direttamente e a non proiettare la propria ombra ai pesci, garantiscono i presupposti per pescare con profitto e piacere. Il primo consiglio nel camminare lungo le sponde di un torrente, o dentro l’ acqua del suo corso, è di trovare gli appoggi più saldi, che sono sicuramente sabbia, ghiaia, pietrisco, cioè i punti più adatti affinchè la pianta degli stivali trovi tanti piccoli appoggi che sorreggono e garantiscono equilibrio e presa sul fondo. Diversa è la tenuta di grosse pietre, lastre e massi di grandi dimensioni, perché qui la loro superficie, continuamente dilavata dall’ acqua, è liscia e omogenea e quindi pericolosamente instabile, precarietà incrementata dalla forza anche rilevante che l’ acqua imprime sugli stivali, scorrendo a valle, soprattutto quando il flusso è ricco e pieno. Il camminare sulle sponde richiede ulteriore attenzione legata alla possibilità che il terreno frani a valle sotto il proprio peso, perché già instabile e in precario equilibrio, solitamente in pendenza perché eroso dalle acque, e anche qui vige la regola, se possibile, di appoggiare i piedi evitando accuratamente, massi lisci, omogenei, in leggera pendenza, che sono scivoli naturali, forieri di perdite di stabilità e potenziali cadute. L’ ambiente del torrente è ovviamente dominato dall’ umidità, legata alla diversa esposizione che spesso cambia ad ogni ansa del fiume, e dal fatto che il luogo, già naturalmente umido, può venire ulteriormente reso viscido da alghe e vegetazione, come una sorta di film scivoloso, che si forma sui sassi dentro l’ acqua, rendendo precario ogni appoggio e imponendo un passo molto corto, con il baricentro del corpo sempre sotto controllo per evitare scivolate e cadute, pericolose e rovinose visto che tutto intorno è contornato da grossi massi e rocce sconnesse, spigolose e in grado potenzialmente di fare male. Dopo migliaia di uscite di pesca, la maggior parte su 4 o 5 torrenti e loro affluenti, percorsi con tutte le condizioni atmosferiche possibili, la conoscenza dei luoghi, dei passaggi, del tipo di rocce, del fondale, degli ambienti, garantisce un buon grado di confidenza ma, come sempre, attenzione, rispetto e capacità a gestire ed anticipare le situazioni e non a subirle, sono elementi fondamentali per tornare sani e integri a casa e non trasformare una piacevole avventura di pesca in una situazione critica o rischiosa.       Lungo un tratto di torrente conosciuto e frequentato, il percorso spesso è sempre il medesimo, sia perché alcuni passaggi sono obbligati dal paesaggio circostante, sia perché l’ approccio ad un laghetto, ad un lancio, ad una cascata, sono spesso unici, e vengono memorizzati quasi in modo automatico, come molti degli automatismi che ci aiutano ad affrontare il nostro vivere quotidiano. Proprio per i luoghi e le modalità con cui si pratica la pesca sui torrenti, ci vogliono preparazione fisica, attenzione, capacità di coordinazione, buon autocontrollo, conoscenza dei propri limiti, tutti aspetti che rappresentano una buona garanzia di poter vivere l’ esperienza della pesca in modo positivo, ma non sono comunque certezze assolute di non incorrere in possibili difficoltà.  Il contatto con la natura, quella vera e spontanea, i luoghi selvatici se non selvaggi, l’ aria pulita e fresca, gli ambienti che si susseguono, i microhabitat particolari che si formano in certi punti del torrente, i piccoli animali che si osservano, dai rettili agli anfibi, dai pesci agli insetti, dai crostacei agli artropodi, fino ai mammiferi di piccola e media taglia, tutto contribuisce a rendere una partita di pesca in torrente come una completa immersione in un mondo rilassante, gratificante, appagante e rasserenante. La moderna vita cittadina, oggi richiede ritmi serrati e una continua sintonia con gli impegni, la costante interazione con il cellulare e con  l’ orologio, oltre alla prolungata convivenza con altri esseri umani. Qui ci troviamo in condizione diametralmente opposta, e sicuramente sono luoghi non adatti a tutti, per le loro caratteristiche particolari e la loro natura selvatica . . .!    Il Torrente come luogo del non tempo . . .   Il torrente è il luogo del non tempo, se non per un limite serale di rientro, del non incontro, a memoria mi sembra di avere incrociato un altro essere umano forse meno di dieci volte su un paio di migliaia di uscite, del non condizionamento sotto qualsiasi aspetto, il ritmo lo impostiamo noi, le pause le decidiamo solo noi, la mente viene sgombrata da tutti i pensieri e dalle scadenze, in un completo relax di corpo e spirito. In questo senso si spiega molto bene il perché la pesca in torrente sia praticata prevalentemente in solitudine, risulta infatti particolarmente difficile doversi adeguare al ritmo di pesca e dei movimenti di un’ altra persona, se il proprio approccio risulta più lento si dovrà costantemente inseguire il compagno di battuta, pescando meno, male e forzando il ritmo, cosa sempre pericolosa, viceversa se si risulta essere più veloci, spesso si dovrà rallentare o fermarsi, e si metterà il compagno di pesca in condizione di doverci inseguire.  Inoltre ognuno ha un personale modo di lanciare, ed anche di avvicinarsi ad un lago, di dedicare il giusto tempo di sosta pescando in un posto, elementi che rendono l’ uscita di pesca decisamente personale, direi unica, fermo restando i passaggi obbligati e i paletti ambientali che ovviamente esistono, e che guidano determinati passaggi e spostamenti risalendo lungo il fiume, e quindi dove una persona è già di troppo, due non sarebbero che di intralcio tra loro. L’ aspetto che invece favorisce l’ uscita in coppia è dato dal fatto che offre più sicurezza, nel senso che avere accanto un compagno di battuta nella pesca, in caso di eventi sfortunati, quali una caduta, una distorsione, o qualsiasi altro contrattempo dà superiori garanzie di essere più facilmente affrontabile e risolvibile. Poche volte mi sono trovato in vera difficoltà o in potenziale pericolo, a riprova che il conoscere e prevedere le situazioni aiuta ad evitare successivi problemi, ma la pesca alla trota, come si è descritto sopra, è una pesca tipicamente solitaria, e questo non gioca a favore della sicurezza in senso assoluto, perché, come detto, quei luoghi sono talmente impervi che è praticamente impossibile incontrare anima viva, visto che nessuno vi abita e difficilmente qualcuno vi transita, ed anche informando i propri cari del percorso che si intende fare, in pochi conoscono i luoghi, le varianti, i possibili sentieri, i passaggi alternativi.   Il rientro è un altro elemento da considerare con molta saggezza, e chi è pescatore o escursionista lo può immaginare, poiché si sa sempre quando si parte per la battuta di pesca ma meno prevedibile è l’ orario del ritorno, condizionato da tantissimi potenziali imprevisti, molti dei quali negativi ed alcuni invece positivi. Per esempio i tempi di percorso della pesca possono diventare più lenti di quanto preventivato perché i pesci abboccano molto più del previsto, rallentando la marcia e ciò, galvanizzando il pescatore, comporta ulteriori potenziali ritardi perché si tende a proseguire ad oltranza una pescata produttiva e gratificante. Altro elemento che gioca sui tempi di percorrenza di un tratto di torrente è il tipo di pesca effettuato, esca naturale o artificiale, infatti con la seconda i ritmi di pesca sono più rapidi, lancio e recupero veloce, pochi colpi o addirittura uno solo per laghetto, mentre con l’ esca naturale, per esempio il classico lombrico, il ritmo rallenta, anche molto, per la necessità di più lanci che esplorino gli angoli dei laghetti, le tane, la corrente, dilatando di parecchio i tempi di movimento. Contribuiscono anche elementi meno piacevoli, come un improvviso temporale che costringe non solo a fermarsi per un riparo, ma che rallenterà inevitabilmente il ritorno perché il percorso a ritroso è reso più viscido e pericoloso dal terreno bagnato, divenuto molto scivoloso in conseguenza della pioggia . Oppure, in luoghi che si frequentano meno o che negli anni sono molto cambiati, la perdita di orientamento su un sentiero, una deviazione sbagliata lungo il percorso, l’  interruzione di un tratto per una frana che non esisteva, tutte situazioni che in luoghi impervi, scoscesi e di difficile percorso possono costringere a lunghi giri per evitare uno sperone roccioso, uno strapiombo a picco sul torrente, una zona a rischio frana.       Molti possono essere i motivi per trovarsi in largo ritardo sui tempi previsti, creando una sorta di malessere nel vedere, soprattutto per un’ uscita pomeridiana, che la luce comincia a lasciar spazio all’ imbrunire e successivamente al buio, che oltretutto nel fitto di un bosco arriva molto prima che in luogo aperto. Trovarsi in un posto conosciuto e tutto sommato sicuro, ma con la luce che diminuisce, la stanchezza che comincia a sovrastare la lucidità e che tende a far affievolire la concentrazione sui potenziali pericoli, dando come unico riferimento la voglia di essere di nuovo sotto il proprio tetto, è una situazione che è meglio evitare, soprattutto se con l’ uscita di pesca pensata per un rapido rientro non ci si è attrezzati con una torcia, cibo e acqua, una cerata impermeabile per ogni emergenza. Mai mi è capitato di non rientrare a sera e passare una notte all’ addiaccio, ma qualche situazione in cui mi sono autodefinito sprovveduto e poco attento c’ è ovviamente stata, soprattutto negli anni di gioventù, quando prevalgono l’ entusiasmo e la voglia di avventura rispetto al raziocinio e alla corretta valutazione dei rischi  !!! Ma sono qui a raccontare le mie avventure sui Torrenti e a condividere con voi la mia passione, ed è questo che conta ! Alla prossima puntata, dove comincerò ad approfondire le tecniche di pesca sul Torrente e le caratteristiche della Trota, la sua Regina  . . .   saluti , Dario

meridian

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Il luogo fisico e non solo, delle mie avventure, il Torrente

In molte occasioni nelle quali ho raccontato ad amici, conoscenti o ad altri pescatori , avventure vissute sui torrenti, ho dato loro molteplici definizioni dei luoghi, e ho elencato moltissimi elementi  e caratteri di un torrente, ma se dovessi pensare ad una definizione la più ampia e nello stesso tempo intima possibile del luogo, direi che il torrente è come una seconda casa. Questo perché alcuni affluenti e tratti di fiume li vivo, conosco e frequnto da oltre 45 anni, e quindi il modo più naturale, spontaneo e completo di pensare a questi luoghi è definirli come la mia seconda casa.
  Se volessimo riferirci ad un torrente in modo più pratico e fisico, potrei anche dire che : “ Il torrente, per sua natura, è un luogo in perenne e continuo movimento, in costante, graduale cambiamento. Le sue acque scorrono e scendono verso valle in ogni istante, non c’ è staticità sul torrente, come nella vita, sono due perenni flussi di materia ed energia che non si fermano mai “.     In un fiume, la direzionalità dell’ acqua, che ovviamente scorre seguendo la forza di gravità, determina altre peculiarità dei luoghi. Tutto ciò che forma il torrente, l’ alveo, le sponde, il bacino imbrifero, si modifica, si sposta, scorre e si muove seguendo la direzione da monte verso valle. Questo concetto, parlando di ambienti di montagna è comune, la pendenza, la forza di gravità, i luoghi ripidi fanno si che ci sia un graduale movimento e spostamento verso valle di rocce, materiale franoso, terriccio, e pensando in funzione dei tempi geologici, decisamente lunghi e difficili da immaginare, gli scienziati dicono che le montagne gradualmente ma costantemente tenderanno ad appiattirsi fino a scomparire, ma sono tempi, per nostra fortuna, non a misura d’ uomo, noi non ne saremo testimoni.
  Lo scorrere continuo dell’ acqua, da monte a valle, ora lenta e tranquilla, ora impetuosa e inarrestabile, governa le azioni degli animali e anche dei vegetali che vivono lungo le sponde ed in prossimità del fiume, influenza la presenza e la disposizione delle essenze arboree, pone una serie di limiti anche fisici, per esempio l’ attraversamento per alcuni insetti e piccoli rettili, e condiziona alcune attività, scelte, possibilità di interagire con i propri simili o con specie diverse, a seconda delle stagioni e del regime delle acque del torrente. E’ un’ esperienza bellissima arrivare sulle sponde del fiume, in condizione di movimento d’ acqua abbondante, e vedere il liquido in superficie che scorre ricco e vitale, con una corrente piena e ripida, i laghi colmi e dal livello adeguato. E' anche vero che, chi risente meno di queste variazioni, in proporzione, sono proprio i pesci, immersi costantemente nell’ elemento liquido e quindi meno condizionati da certi fenomeni, se non quando diventano estremi, ovvero tratti in secca completa, oppure momenti di gran piena, nel primo caso possono protrarsi anche per alcune settimane, nel secondo spesso durano poche ore, ma seppure brevi, le piene furiose possono produrre danni molto rilevanti, al torrente, alle sponde, alla vegetazione, alla fauna acquatica.     Ogni torrente ha la sua fisionomia, ed essendo inserito in un determinato contesto geografico, climatico, vegetazionale, mostra delle sue peculiarità. Intendiamoci, torrenti e corsi d’ acqua che si trovano in aree geografiche simili, hanno una serie di caratteri comuni, sovrapponibili e confrontabili, ma ciò non toglie che risalire e pescare su torrenti anche abbastanza vicini, fa toccare con mano al pescatore distinzioni nel regime delle acque, perché provenienti da sorgenti differenti e che scorrono poi in ambienti rocciosi che possono differire da un corso d’ acqua rispetto ad un altro, e anche di tipologia, pendenza e caratteristiche morfologiche dei laghi.
  Se vogliamo, ogni torrente è unico e irripetibile, ma per le mie esperienze, addirittura ogni metro di un torrente è singolare e non si ritroverà uguale neanche percorrendo chilometri di affluenti, ed in questo la natura mostra la sua grande versatilità, la sua varietà e le moltitudini di punti di osservazione, di viste prospettiche, di angoli di osservazione, in ciò siamo direi agli antipodi rispetto alla monotona ripetitività di certi paesaggi urbani, di quartieri tutti identici nella viabilità, negli edifici, nell’ urbanistica generale dei centri urbani. Questi fattori rendono unico qualsiasi approccio al fiume, che sia una semplice passeggiata sulle sue rive per un certo tratto, una camminata su sentieri e percorsi che lo incrociano, o una vera e propria spedizione di pesca, si tratterà sempre di un’ esperienza caratterizzata da una totale unicità di sensazioni, visuali, luoghi, incontri, scorci paesaggistici e quindi ogni uscita sarà ricordata per eventi e ricordi univoci.
  Tornando agli aspetti più pratici e fisici, dall’ esterno, un torrente potrebbe sembrare omologo ai corsi d’ acqua di pianura, ma entrandoci, ed anche solo camminando lungo il suo corso per alcune decine di metri, ci si rende conto della grande varietà di paesaggi, del continuo e mutevole alternarsi di laghetti, cascate, anse, cambiamenti di livello, raschi e lame, cioè pietraie in lieve pendenza caratterizzate da un rapido scorrimento dell’ acqua, punti dove l’acqua improvvisamente è profonda, tratti dove l’ acqua sembra ferma, o addirittura dove questa scompare sotto il greto del fiume. Sono questi aspetti di grande variabilità e complessità, che ne fanno luoghi magici, irripetibili, mai uguali anche tornando dieci volte in un anno nello stesso punto, ci saranno sempre delle variabili legate al flusso della corrente, alla vegetazione, alla stagionalità della natura, ai colori del bosco, alla luce e al momento della giornata . . .     Mi rendo conto di essere imparziale, nel valutare i luoghi e le sensazioni che mi procurano il torrente, ma ci sono cresciuto, vi ho trascorso tante giornate avventurose, ricche di tante eperienze ed emozioni, dagli anni della mia giovinezza fino ad ora, sono consapevole che tutto ciò è radicato nel mio modo di vivere e di ricordare il passato, che non potrebbe davvero essere senza un torrente da percorrere e nel quale pescare !   Al prossimo appuntamento con la natura e le meraviglie del torrente . . .   Saluti , Dario

meridian

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I miei inizi di pesca alla Trota in un torrente

Sono passati decenni da quando, piccolo appassionato di natura e animali, mi infilai in un torrente guardando con occhi curiosi e stupiti un luogo per me completamente sconosciuto, avventuroso, molto particolare.
Forse la pesca non fu il mio primo pensiero, non avevo mai visto delle trote se non raffigurate sui libri, e non avevo amici o parenti pescatori, me li sarei fatti lì, in quei luoghi che hanno rappresentato la mia palestra di pesca alla trota e perché no, anche una palestra di vita. Un giorno di inizi agosto, a seguito delle mie continue insistenze e richieste, con mio padre che finalmente mi accompagna, armato di una cannetta in bambù, per nulla adatta alla pesca della trota, una lenza rimediata, un amo prestato, addirittura un bullone come piombo, ripassato nel filo due volte, con due lombrichi raccolti nella piccola discarica del paese, ho ricevuto il battesimo della pesca, avevo undici anni, siamo agli inizi degli anni ' 70.
 
Per tutto c'è un inizio
Ovviamente non conoscevo le regole i divieti e la necessità di una licenza, né tantomeno le tecniche, non sapevo come comportarmi e muovermi, mi sono limitato a prendere una trota sfortunata, e forse a tenerla, nonostante non fosse in misura, ma non ricordo i dettagli, fu un inizio, inglorioso ma seminale per il futuro. Feci pochissime uscite perché dipendevo dalla presenza di mio padre, pescai alcuni sfortunati pesci, ma mi appassionai, convinto l’ anno successivo di pescare trote giganti, e così, su suggerimento di pescatori locali dall’ esperienza decennale, mi comprai la mia prima attrezzatura seria, e i capi di abbigliamento utili per vivere i torrenti e le tecniche di pesca adeguate, con la promessa che alcuni di loro mi fecero di portarmi a pescare, insegnarmi a muovermi su un torrente e a comportarmi correttamente per poter vivere quello sport con profitto e divertimento. Fu così che l’ anno seguente mi presentai attrezzato e decisamente motivato, ebbi il mio training di pesca alla trota in torrente e di pesca a spinning sul lago in cui sfociava il fiume della valle, avevo dodici anni e praticamente iniziò lì la mia avventura di pescatore di trote Fario sui torrenti dell’ Appennino Ligure, che tra qualche alto e basso, dura tuttora . . . A distanza di così tanto tempo, posso affermare che quei primi anni di frequentazione dei torrenti si sono impressi indelebilmente dentro di me, nei sensi, nei pensieri, nelle emozioni, sulla pelle, nei miei occhi, segnandomi inevitabilmente per il resto della vita.
  Tante le avventure, i ricordi, le delusioni, gli incontri, gli inconvenienti, le aspettative, le gioie, i disguidi, ogni uscita sul fiume mi ha arricchito, mi ha cambiato, mi ha donato qualcosa, ha contribuito alla mia formazione, nel carattere, nel fisico, nel cuore, nei sensi. In pratica è stata, la pesca, una maestra di vita, al pari di un caro amico, un insegnante, una guida che mi ha affiancato, aiutato a maturare, di esperienza in esperienza, negli anni più importanti della crescita. Quegli anni in cui ognuno si forma, si afferma come persona e personalità, si costruisce i propri riferimenti e modelli, si crea le aspettative e gli ideali, si evolve da ragazzino a persona, testa pensante, creando e ampliando le proprie autonomie e conoscenze, pilastri della futura vita adulta. Credo anche che un simile interesse non si sarebbe così tanto radicato nei miei pensieri, nelle mie abitudini, nel mio immaginario, se non avessi iniziato ad appassionarmi in giovane età. Molti buoni atleti che emergono in uno sport, cominciano a praticarlo in età precoce, diventa un elemento inscindibile della loro esistenza e spesso li accompagna per l’ intera vita. Per me è stato così con la pesca, ho iniziato ad avvicinarmi con continuità dai dodici anni, età in cui si impara in fretta, si ha entusiasmo, si partecipa e si cresce con il proprio sport, ci si misura con la propria passione, che, per inciso, non mi ha ancora abbandonato.
La pesca ha dato un suo contributo, per me sicuramente importante, la prova è che ancora oggi amo viverla, magari con uno spirito diverso ma sempre con l’ entusiasmo e i presupposti del primo giorno, ovvero passare qualche ora in luoghi piacevoli, a praticare un’ attività splendida e avventurosa, in pace con il mondo e con me stesso, senza forzature ed esibizionismo, con grande rispetto dei luoghi, delle regole e di tutto ciò che mi circonda.
Un pensiero corre, doveroso, ai miei genitori, soprattutto a mia madre, che accettarono il mio nuovo hobby, presto tramutato in passione sfrenata, perché durante le estati successive, frequentando durante gli anni a seguire sempre gli stessi luoghi, io ero immerso in torrenti, affluenti, laghetti, boschi luoghi selvatici e quasi selvaggi, poco frequentati o per nulla abitati, sempre alla ricerca di nuove emozioni, avventure e catture, e spesso non mi vedevano per quasi tutto il giorno, non sapendo esattamente dove e con chi ero, quando sarei tornato, cosa mi poteva succedere, e altro ancora, limitandosi ogni tanto a dirmi di stare attento e di non farmi male. Dalla mia parte c’ era il fatto che ero considerato un ragazzino tranquillo, attento, cosciente dei pericoli e sufficientemente attrezzato per potermi muovere in simili ambienti, ma certamente l’ imponderabile può essere sempre in agguato e sotto certi aspetti, ripensando oggi a tutto quello che ho fatto e vissuto in quei luoghi, sono stato anche molto fortunato !! Le centinaia e centinaia di uscite su torrenti diversi, in condizioni meteorologiche le più variabili e spesso inclementi, in luoghi isolati, impervi, difficili, in quasi assoluta solitudine e lontananza da ogni avamposto di civiltà, con la probabilità di un incontro sgradito come una vipera, e la costante possibilità di un infortunio, anche banale, ma potenzialmente pericoloso, mi fanno pensare che ho avuto anche una buona dose di fortuna e di coincidenze positive, che la mia attenzione e concentrazione sono state sicuramente utili ma non garanti assolute di certezze, o di totale sicurezza.
  Per fare una similitudine che renda l’ idea, in alta montagna qualche volta avvengono disgrazie che sono il frutto del fato e delle coincidenze, poiché la preparazione, la tecnica, l’ esperienza, l’ attrezzatura sono quasi sempre ai massimi livelli, ma purtroppo l’ imponderabile, il disguido, l’ errore o la semplice distrazione, hanno spesso conseguenze fatali. E molti dei luoghi, dei torrenti ed affluenti che ho percorso, dei sentieri e dei fuori pista in boschi e monti spesso mai percorsi prima, nascondevano sicuramente insidie e pericoli, possibili frane, scivolate, cadute, botte contro massi e distorsioni o altre fatalità, come pure i rischi di fare tardi ed essere raggiunti dal buio in pieno bosco, le condizioni atmosferiche avverse, insomma, molte situazioni sono state vissute ai limiti del pericolo e con una buona dose di incoscienza, che era sicuramente aiutata dall' entusiasmo e dalla voglia, quasi un' impellenza, di avventura, di pescare la trota della vita, di vedere luoghi quasi inaccessibili e quasi mai percorsi da piede umano, ma solo da cinghiali, caprioli e altri animali selvatici.
La conquista dell'autonomia Ho così trascorso un paio di stagioni estive di coesistenza e collaborazione con alcuni pescatori del posto, dai quali ho assorbito tante informazioni, molti utili suggerimenti ed il corretto approccio a muoversi su un torrente, luogo decisamente particolare e differente da qualsiasi altro, anche per la necessità di avere il giusto approccio alla pesca della trota, che in successivi capitoli illustrerò più nel dettaglio, iniziai a distaccarmene, trovando gradualmente la mia autonomia. Come un allievo che, seguito un maestro o una scuola, comincia a praticare da solo un’ attività, che sperimenta il suo percorso, elaborando in modo nuovo e personale quanto visto, imparato, vissuto. Con questo non voglio dire che rinnegai i miei compagni di avventure, o che mi isolai, perché le uscite di pesca con loro, mirate ad esplorare luoghi poco conosciuti, a sperimentare nuove esche artificiali o tecniche particolari, rappresentavano una parte del mio bagaglio culturale e di condivisione, ma sviluppai  parallelamente a ciò una mia personale e solitaria gestione dell’ arte di pescare, un modo originale e autonomo di approccio al torrente. Per inciso, è vero che spesso pescavo in compagnia di un amico, appena più grande di me, che i luoghi, boschi, sentieri e fiumi erano allora più popolati, che tutti mi conoscevano, che lasciavo sempre detto, o quasi, dove mi recavo, ma dopo i quindici anni venne spontanea la scelta di muovermi da solo e più avanti spiegherò perché.
  Cominciai a cercare i luoghi di pesca meno convenzionali, più isolati, perché lì erano le trote più grosse, indisturbate, perché lì erano più alte le probabilità di essere soli, di essere i primi, di far fruttare la giornata di pesca, unito anche al senso di avventura, al piacere di vedere affluenti nuovi, allo stimolo di percorrere tratti di torrente che riservavano una sorpresa ad ogni lago, sia per la bellezza e novità dei posti, sia per le possibilità di incontrare trote in luoghi dove la maggior parte dei pescatori non si avventuravano mai. Dirò anche che col tempo, e l’ esperienza, ho spesso privilegiato la pesca su affluenti minori, caratterizzati da un senso di intimismo spesso notevole, quasi dei rigagnoli in estate, ma che possono riservare grosse soddisfazioni, sia per la pesca in sé che per i bellissimi luoghi, impervi e solitari, che sono parte integrante del piacere di percorrerli. Di certo questi piccoli affluenti laterali non sono mai ricchi di fauna acquatica, per ovvii motivi, tra i quali la difficoltà dei pesci a risalire, ci sono dei punti nei quali anche un essere adattato a nuotare controcorrente come la trota non ce la fa a superare balzi e strapiombi. Inoltre nei piccoli rigagnoli secondari, c’ è meno acqua in estate e meno cibo a disposizione, minori opportunità riproduttive, condizioni di vita decisamente difficili, che comportano anche una maggior lentezza nella crescita dei pesci stessi. Vanno tenuti presente, riguardo a queste mie scelte, anche dei motivi più sottili, gli affluenti hanno dalla loro un’ accessibilità e una logistica limitata rispetto al torrente principale, sentieri, passaggi, punti di uscita e questo preserva di più le poche, spesso belle trote, che lo popolano. Inoltre, cosa non rara, succede che qualche pescatore abbia seminato degli avannotti in un affluente con l’ idea di venire a pescarle qualche anno dopo, non tornando mai più in loco, bene, chi giunge per primo su un tale corso d’ acqua cinque, otto anni a seguire, potrebbe non credere ai propri occhi, trote belle, meno diffidenti, in poche parole una riserva di pesca personale.
 
Un’ altra regola fondamentale, per la pesca alla trota, è di essere i primi, a percorrere il torrente, altrimenti le probabilità di non vedere neanche un pesce sono elevate, chi percorre il torrente per primo nella giornata, è nella condizione ideale di incrociare trote non disturbate, attive, spesso in caccia, motivate ad abboccare se non ci si palesa malamente. Chi segue, trova trote disturbate e impaurite, quasi sempre in tana, non motivate a mangiare ma solo a mimetizzarsi salvo qualche rara eccezione, magari un pesce che si trovava in tana al primo passaggio, potrà mostrarsi al secondo pescatore che transita in quel tratto di fiume. Agli inizi l’ aspetto della sfida, l’aspetto ludico, il cercare di catturare tanti pesci, uno più del mio compagno di pesca, prendere la trota grossa, quella sognata da tutti, erano gli stimoli e le aspettative principali, oggi, a distanza di oltre quarant’ anni, alcune sono rimaste identiche ma altri elementi sono cambiati, come io sono cambiato, obiettivi modificati e maturati dalla vita, come ogni periodo ed esperienza dell’ esistenza è in grado di fare, influendo su scelte, interessi, passioni. Ogni uscita di pesca è sempre ricca di emozioni, carica di coinvolgimento, ma alcuni elementi di fondo sono decisamente mutati, diversi, nuovi. Esiste un’ aumentata consapevolezza e conoscenza dei propri limiti, concetti che a quindici anni risultano decisamente approssimativi, c’ è un maggior rispetto di ciò che mi circonda, dovuto alle maggiori conoscenze e alla maturazione, ci sono elementi e momenti che vengono gustati diversamente, perché allora la mia stagione di pesca durava tutta l’ estate e coincideva con la vacanza scolastica, tale che potessi uscire a pescare tutti i giorni e io spesso lo facevo due volte al giorno. Oggi non solo non ho il tempo per poterlo fare, ma anche fisicamente non sarei in grado di mantenere i ritmi degli anni in cui il fisico mi assecondava in tutte le mie richieste, anche le più ardite e impegnative. Come capita spesso nella vita normale, devo fare i conti con le energie e i ritmi di una persona di mezza età, che non sempre riesce a fare ciò che lo spirito vorrebbe, ciò che le emozioni esigerebbero. Sono infatti costretto a mediare tra spinte emotive e possibilità fisiche, mentre un giovane neppure sa cosa siano tali limiti o non  riflette minimamente sulla possibilità di porsi dei limiti. Ai tempi della mia gioventù, anagrafica e di pesca, potevo pescare per quattro ore il mattino e replicare per altrettante ore il pomeriggio, senza grossi contraccolpi fisici, tranne magari un piccolo indolenzimento alle gambe, ed il giorno dopo, ripartire per un altro tratto di torrente. Valutando questa passione sotto il punto di vista odierno, la consapevolezza acquisita e il cambiamento di ritmo attuali mi impongono di godere di più dei tempi che posso dedicare al mio hobby, mi fanno centellinare di più le emozioni, i luoghi, le situazioni, con lo spirito di chi ha un bel momento e lo vuole ricordare, di chi vive un attimo prezioso, visto più come un dono e non come un diritto, vissuto come una gratificazione e non come una vittoria del sé sul mondo esterno, piuttosto di compartecipazione con tutto ciò che mi circonda, sia del mondo inanimato, l’  ambiente, sia degli esseri viventi che lo popolano e con esso interagiscono.

Una storia che continua Centinaia, dicevo, le avventure, gli aneddoti, le situazioni vissute, alcune le racconterò nel proseguo, non prima di aver fatto un minimo di introduzione sulla tecnica e le modalità di pesca alla trota, che possono sembrare semplici o ripetitive, ma che invece nascondono molteplici sfaccettature, numerose varianti, tanti aspetti che apparentemente sono secondari, ma che spesso determinano i risultati finali di una battuta di pesca alla trota. Tutto ciò non per fare dello sterile tecnicismo o per entrare in argomenti e terminologie da iniziati, ma soprattutto per permettere a chi legge di entrare meglio nei meccanismi che regolano la pratica della pesca in torrente, e capire meglio le emozioni che sottendono una simile passione. E con le prossime puntate di questa mia nuova avventura sul Blog di Melius Club, spero di appassionare anche voi a questo bellissimo hobby, sport, mezzo per vivere la natura, se mi seguirete mi auguro che la condivisione delle mie avventure sia cosa gradita e fonte di reciproco scambio di esperienze e di condivisione di passioni, emozioni e ricordi . . . !!!
A presto su questo torrente, Dario
     

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