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Echi precolombiani

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l'ossessione del tempo e il calendario maya

cactus_atomo

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i maya erano ossessionati dal tempo, i loro sacerdoti avevano calcolato con precisione sconosciuta fin quasi ai giorni nostri, la durata dell’anno solare e del ciclo di Venere ed avevano anche fissato una data per l’origine del loro mondo, intorno al luglio d3l 3114 avanti cristo (facendo riferimento alla nostra datazione del tempo). Secondo la loro visione, il mondo aveva subito processi periodici di distruzione be rinascita, che non erano terminati e potevano ripresentarsi. Una fine del mondo doveva necessariamente accadere alla fine di un katun (periodo di 20 anni solari>), il computo del tempo era quindi un compito essenziale della casta sacerdotale

Il calendario maya era basato sull’incastro tra un ciclo solare (12 mesi di 30 giorni cadauno, per un totale di 360 giorni) con un calendario lunare di 13 mesi di 20 giorni cadauno, per complessivi 260 giorni) ogni giorno era dunque perfettamente individuati da mese solare, giorno solare, mese lunare e giorno lunare. I sacerdoti utilizzavano questo 4 elementi (ognuno dei quali aveva un significato religioso preciso, sia se associato ade una divinità, sia se associato ad un numero) per formulare vaticini e profezie, a partire dalla data di nascita (una sorta di oroscopo) per finire alle vicende contingenti (affari, guerre, figli, ec.).

Questo calendario ricominciava il suo ciclo ogni 52 anni solari. Naturalmente i maya sapevano bene che l’anno solare non dura 360 giorni, ma 365 e rotti, per cui, similmente a quello che facciamo noi con gli anni bisestili, periodicamente inserivano dei giorni oscuri per riallineare le cose. Questi giorni oscuri erano portatori di sciagura, si evitavano le nascite o se ne cambiava la data, si evitava di intraprendere le attività, tipicamente erano inseriti alla fine del ciclo dei 52 anni.

si aspettava spasmodicamente l’alba de nuovo giorno come conferma che il sole (dio anche della morte) avesse ri-iniziato il suo ciclo vitale, e per favorirne il ritorno si consumavano sacrifici umani. Le vittime, tipicamente prigionieri catturati in battaglia, meglio se di nobile schiatta, venivano storditi con alcol e stupefacenti affinché non si ribellassero durante la cerimonia, il dio non avrebbe gradito una vittima recalcitrante. Questa infausta sorte toccò anche a 7 conigli, il potente sovrano di Copan, che dopo aver sbaragliato molti nemici venne sconfitto in battaglia e catturato in una guerra contro una città vicina, sulla carta assai meno potente.

Il ciclo dei 52 anni alla lunga poteva ingenerare confusione tra eventi avvenuto lo stesso giorno ma in katun differenti, per questo i maya fino a tutto il periodo classico (diciamo fino all’800 dopo Cristo) adottarono il cosiddetto con lungo, che collocava ogni katun in un momento temporale ben definito, rispetto alla data della mitica nascita del mondo.

Dopo il crollo della civiltà maya classica, il conto lungo venne abbandonato

Collocare cronologicamente le vicende maya rispetto al nostro calendario non è facile, ci vengono in aiuto le steli in cui vengono riportate le date delle eclissi di sole e di luna, nonché, in mancanza del conto lungo, la corrispondenza tra le date sulle steli ed eventi vissuti dai conquistadores

Per chi vuole saperne di più, ed avere anche un metodo facile per trasformare una data attuale, per esempio la propria data di nascita, in una data maya suggerisco il libro “i maya” di morley, brainerd e shared, edito da editori riuniti

Con alcune differenze sui nomi, il calendario maya venne adottato anche da altre popolazioni della mesoamerica, p'er esempio gli aztechi. Il calendario lunare rispondeva alle esigenza della agricoltura e dei riti ad essa associati, il calendario solare si prestava meglio alle necessità della società civile, con l'avvertenza che civile non va inteso come laico, il peso dei sacerdoti rimaneva sempre prevalente



3 Commenti


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analogico_09

Inviato

Molto affascinante la storia dei Maya e delle civiltà precolombiane, peccato che siano state spazzate via in un baleno, rispetto ai tempi della storia, in nome di Dio e dei re cattolici.., invero della stessa umanità fraticida. Leggendo questo intervento mi è venuta voglia di indagare un po' di più sulla faccenda...

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releone71

Inviato

@analogico_09 Ti consiglio la lettura di un libro epico, "L'Azteco" di Jennings. Attraverso i racconti del protagonista ai conquistadores spagnoli, viene dipinto un quadro affascinante e oltremodo interessante del periodo aureo delle civiltà mesoamericane, fino al declino ad opera di Cortés. Se ti piacciono i romanzi storici, questo ti terrà incollato alle pagine.

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cactus_atomo

Inviato

un bel libro, molto documentato sul mondo azteco, erto che per noi la logica dei sacifici umani di massa risulta difficile da capire. I sovrani aztechi organizzavano con i loro vicini le cosiddette guerre dei fiori, il cui scopo non era la conquista di un territorio o l'assoggettamento di una poplazione, ma il procurarsi prigionieri per i sacrifici. In epoca classica i sacrifici umani c'erano, ma non erano di massa. E in sudamerica, nelle zone assoggettate dagli incas, non si praticavano

p all'arrivo degli spagnoli la civiltà maya era sparita, rimanevavo i maya-toltechi in yucatan, sparita anche la cutura olmeca, mentre a monte alban resisteva ancora la cultura mixteca. dopo l''800 d.c in messico prevalgono popolazioni più bellicose e meno colte, che recuperano dalle precedenti i numeri, il calendario, i glifi, ma in forma semplificata mentre si moltiplicano gli aspetti cruenti dei sacifici umani, un esempio il dio azteco xipe totec "lo scorticato"

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    • mom
      Da mom in Cartoline dallo spaziotempo
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      La Sicilia è davvero un pezzo di Paradiso in tutte le stagioni. 

       
      Più di quanto potrò raccontarvi, parleranno da sole le tantissime cartoline che posterò. E’ molto suggestivo andarci durante l’inverno, cioè da quando, a Selinunte, fioriscono precocemente i mandorli in fiore, quasi sempre a fine gennaio, inizio di febbraio, ma la Sicilia è splendida soprattutto nei mesi di marzo, inizio aprile, quando le ginestre e la macchia mediterranea sono in fiore. In questo periodo vale la pena programmare un week end allungato, o una intera settimana, almeno una volta nella vita. L’aeroporto di Trapani è piccolino, non assomiglia certo ai quelli giganteschi di tante grandi città, ricorda piuttosto quelli che si trovano nel nord Europa, in Svezia e in Norvegia dove gli aerei hanno quasi la funzione di autobus. Alcune compagnie, anche low-cost , per noi del nord, svolgono un servizio molto comodo con collegamenti che partono da Milano, Torino, Verona, Bergamo e Bologna: il noleggio di un’auto è facile e immediato: sovente propongono offerte convenientissime a/r più  auto.  Sia Trapani che Marsala, vicinissime tra loro, meritano una breve sosta, ma le Saline, che le separano, allo Stagnone, esercitano un richiamo ancora più forte per la loro particolarità; ed era proprio di fronte ad esse che noi alloggiavamo. Mio figlio ama venirci in autunno per fare kite e windsurf. La raccolta del sale avviene in luglio/settembre, del fior di sale in maggio/settembre. In questi periodi è possibile fare, all'Isola Grande, immersioni nella vasca della salina e "bagni di sale".
       

       

       
      Dal museo delle Saline e dai suoi pittoreschi mulini a vento, proprio davanti all’ottimo ristorante Mamma Caura ( con qualche stanza di charme)in stile commissario Montalbano, parte la barca che porta in pochi minuti all’isola di Mothia, una riserva naturale incantevole che ospita un museo, in buona parte a cielo aperto, ricco di reperti archeologici. Una passeggiata al mattino, in primavera, è una vera delizia. L’isola di Mothia, al tempo dei Fenici, era un importante porto commerciale e  pare ci fosse anche una scuola filosofica ( c’è lo scoglio di Schola che la ricorda) ma, nel 397 a.C., Dionisio di Siracusa, preoccupato  e geloso della sua fama, lo fece distruggere. Vedrete, in proposito, una foto del plastico che la ricostruisce. Ora i resti delle passate civiltà si incontrano e si respirano, insieme al profumo del mare, tra grandi cespugli di ginestre, fichi d’India, finocchietto selvatico e varia macchia mediterranea.




       
      Partendo con il traghetto, da Marsala, abbiamo trascorso una giornata all’isola di Levanzo, meno rinomata dell’isola di Favignana ma anche lei degna di essere annoverata tra le meraviglie locali. Qui i locali erano quasi tutti chiusi perché fuori stagione e anche il panettiere, purtroppo, aveva sfornato profumatissime focacce in quantità molto limitata riservata ai pochi residenti. Peccato perché sarebbe stato bello gustarne una in riva a quel mare trasparente! Per il pranzo, un ristoratore improvvisato ci ha servito prodotti locali, olive, toma, affettati e pesce freschissimo a volontà. Nel pomeriggio era necessaria una bella passeggiata digestiva e ci siamo arrampicati per i sinuosi sentieri a picco sul mare.


      Qui, di fronte, l'isola di Favignana
       
      Il giorno seguente, stesso traghetto ma siamo scesi allo scalo successivo: Favignana. Qui, per girare per tutta l’isola, abbiamo affittato un’auto. Favignana è più famosa e decisamente più grandicella di Levanzo. L’auto ci è servita per spostarci da un capo all’altro in modo da riuscire a vederla tutta in una giornata ma, una volta arrivati in un determinato punto, scendevamo e facevamo delle belle camminate con panorami e scorci sempre diversi e sorprendenti.Il tempo era splendido, il clima tiepido e il profumo del mare e della macchia mediterranea toccavano il cuore.
      Anche i numerosi e simpatici asinelli che abbiamo incontrato mettevano allegria...Ma quanto è bella questa Italia così selvaggia!!! Speriamo che non ce la compri nessuno! 
       






       
       
      Un’altra giornata l’abbiamo dedicata a Selinunte. Ci siamo già stati un po’ di volte e in tutte le stagioni ma è sempre un gran piacere ammirare i templi che, a seconda del sole, con il trascorrere delle ore, cambiano anche colore... Di questo magnifico patrimonio dell’umanità non c’è molto da dire...basta guardarsi attorno, camminare e riflettere per restare senza parole!  Le parole invece ritornano, e non sono di meraviglia ma di rabbia, quando si vedono certi terribili abusi edilizi!

       


       


       
      E adesso una bella sorpresa: Mazara del Vallo!
      Qui non eravamo mai stati e di questa bellissima cittadina, non sapevo molto: forse è proprio per questo che l’ho apprezzata tanto! 
      E’ incredibile come in una città di circa 50000 abitanti riescano a sovrapporsi tante civiltà e tanta cultura: definita balcone del Mediterraneo, città dalle 100 chiese, molte delle quali patrimonio dell’Unesco, ospita anche una grande e pittoresca Kasbah e un quartiere ebraico. Camminando in un intricato dedalo di vicoli, difficili da fotografare, ci sentiamo immersi via via in civiltà diverse che pure pare convivano tranquillamente. Abbiamo lasciato l’auto sul lungomare, a poca distanza dal porto canale, importante mercato del pesce e, appena ci siamo inoltrati all’interno, sulla piazza antistante la Cattedrale, siamo stati contattati da un gentile signore, un pensionato molto colto, ansioso di sentirsi utile e di farci da guida, senza accettare alcun compenso.  Con lui ci siamo inoltrati nella kasbah, abbiamo visitato chiese, ammirato le colorate ceramiche e qualche reperto antico fino al quartiere ebraico. Alla fine abbiamo concluso che Mazara merita una visita più approfondita di quella che abbiamo fatto in un pomeriggio/ sera e ci siamo ripromessi di ritornare con calma anche per l’abbondanza e la varietà dei cibi che offre: quelli che abbiamo gustato erano tutti ottimi!




       
      Ci sarebbero ancora tantissime cose da dire e da vedere ma, soprattutto queste mie numerose cartoline spero vi abbiano invogliato e stuzzicato ad approfondire la conoscenza di questi angoli di paradiso e a farvi programmare una visita un po’ fuori stagione! Se questo tema vi è piaciuto e desiderate altre info, scrivetemi! Ciao a tutti, oggi l'ho fatta molto lunga per cui le prossime cartoline arriveranno tra due o tre settimane! Intanto voi organizzate questo viaggio meraviglioso e iniziate a pregustare le busiate con le sarde o alla Norma! 
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      La Sicilia è davvero un pezzo di Paradiso in tutte le stagioni. 

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      Più di quanto potrò raccontarvi, parleranno da sole le tantissime cartoline che posterò. E’ molto suggestivo andarci durante l’inverno, cioè da quando, a Selinunte, fioriscono precocemente i mandorli in fiore, quasi sempre a fine gennaio, inizio di febbraio, ma la Sicilia è splendida soprattutto nei mesi di marzo, inizio aprile, quando le ginestre e la macchia mediterranea sono in fiore. In questo periodo vale la pena programmare un week end allungato, o una intera settimana, almeno una volta nella vita. L’aeroporto di Trapani è piccolino, non assomiglia certo ai quelli giganteschi di tante grandi città, ricorda piuttosto quelli che si trovano nel nord Europa, in Svezia e in Norvegia dove gli aerei hanno quasi la funzione di autobus. Alcune compagnie, anche low-cost , per noi del nord, svolgono un servizio molto comodo con collegamenti che partono da Milano, Torino, Verona, Bergamo e Bologna: il noleggio di un’auto è facile e immediato: sovente propongono offerte convenientissime a/r più  auto.  Sia Trapani che Marsala, vicinissime tra loro, meritano una breve sosta, ma le Saline, che le separano, allo Stagnone, esercitano un richiamo ancora più forte per la loro particolarità; ed era proprio di fronte ad esse che noi alloggiavamo. Mio figlio ama venirci in autunno per fare kite e windsurf. La raccolta del sale avviene in luglio/settembre, del fior di sale in maggio/settembre. In questi periodi è possibile fare, all'Isola Grande, immersioni nella vasca della salina e "bagni di sale".

       

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      Dal museo delle Saline e dai suoi pittoreschi mulini a vento, proprio davanti all’ottimo ristorante Mamma Caura ( con qualche stanza di charme)in stile commissario Montalbano, parte la barca che porta in pochi minuti all’isola di Mothia, una riserva naturale incantevole che ospita un museo, in buona parte a cielo aperto, ricco di reperti archeologici. Una passeggiata al mattino, in primavera, è una vera delizia. L’isola di Mothia, al tempo dei Fenici, era un importante porto commerciale e  pare ci fosse anche una scuola filosofica ( c’è lo scoglio di Schola che la ricorda) ma, nel 397 a.C., Dionisio di Siracusa, preoccupato  e geloso della sua fama, lo fece distruggere. Vedrete, in proposito, una foto del plastico che la ricostruisce. Ora i resti delle passate civiltà si incontrano e si respirano, insieme al profumo del mare, tra grandi cespugli di ginestre, fichi d’India, finocchietto selvatico e varia macchia mediterranea.

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      Partendo con il traghetto, da Marsala, abbiamo trascorso una giornata all’isola di Levanzo, meno rinomata dell’isola di Favignana ma anche lei degna di essere annoverata tra le meraviglie locali. Qui i locali erano quasi tutti chiusi perché fuori stagione e anche il panettiere, purtroppo, aveva sfornato profumatissime focacce in quantità molto limitata riservata ai pochi residenti. Peccato perché sarebbe stato bello gustarne una in riva a quel mare trasparente! Per il pranzo, un ristoratore improvvisato ci ha servito prodotti locali, olive, toma, affettati e pesce freschissimo a volontà. Nel pomeriggio era necessaria una bella passeggiata digestiva e ci siamo arrampicati per i sinuosi sentieri a picco sul mare.

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      Qui, di fronte, l'isola di Favignana

       

      Il giorno seguente, stesso traghetto ma siamo scesi allo scalo successivo: Favignana. Qui, per girare per tutta l’isola, abbiamo affittato un’auto. Favignana è più famosa e decisamente più grandicella di Levanzo. L’auto ci è servita per spostarci da un capo all’altro in modo da riuscire a vederla tutta in una giornata ma, una volta arrivati in un determinato punto, scendevamo e facevamo delle belle camminate con panorami e scorci sempre diversi e sorprendenti.Il tempo era splendido, il clima tiepido e il profumo del mare e della macchia mediterranea toccavano il cuore.

      Anche i numerosi e simpatici asinelli che abbiamo incontrato mettevano allegria...Ma quanto è bella questa Italia così selvaggia!!! Speriamo che non ce la compri nessuno! 

       

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      Un’altra giornata l’abbiamo dedicata a Selinunte. Ci siamo già stati un po’ di volte e in tutte le stagioni ma è sempre un gran piacere ammirare i templi che, a seconda del sole, con il trascorrere delle ore, cambiano anche colore... Di questo magnifico patrimonio dell’umanità non c’è molto da dire...basta guardarsi attorno, camminare e riflettere per restare senza parole!  Le parole invece ritornano, e non sono di meraviglia ma di rabbia, quando si vedono certi terribili abusi edilizi!

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      E adesso una bella sorpresa: Mazara del Vallo!

      Qui non eravamo mai stati e di questa bellissima cittadina, non sapevo molto: forse è proprio per questo che l’ho apprezzata tanto! 

      E’ incredibile come in una città di circa 50000 abitanti riescano a sovrapporsi tante civiltà e tanta cultura: definita balcone del Mediterraneo, città dalle 100 chiese, molte delle quali patrimonio dell’Unesco, ospita anche una grande e pittoresca Kasbah e un quartiere ebraico. Camminando in un intricato dedalo di vicoli, difficili da fotografare, ci sentiamo immersi via via in civiltà diverse che pure pare convivano tranquillamente. Abbiamo lasciato l’auto sul lungomare, a poca distanza dal porto canale, importante mercato del pesce e, appena ci siamo inoltrati all’interno, sulla piazza antistante la Cattedrale, siamo stati contattati da un gentile signore, un pensionato molto colto, ansioso di sentirsi utile e di farci da guida, senza accettare alcun compenso.  Con lui ci siamo inoltrati nella kasbah, abbiamo visitato chiese, ammirato le colorate ceramiche e qualche reperto antico fino al quartiere ebraico. Alla fine abbiamo concluso che Mazara merita una visita più approfondita di quella che abbiamo fatto in un pomeriggio/ sera e ci siamo ripromessi di ritornare con calma anche per l’abbondanza e la varietà dei cibi che offre: quelli che abbiamo gustato erano tutti ottimi!

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      Ci sarebbero ancora tantissime cose da dire e da vedere ma, soprattutto queste mie numerose cartoline spero vi abbiano invogliato e stuzzicato ad approfondire la conoscenza di questi angoli di paradiso e a farvi programmare una visita un po’ fuori stagione! Se questo tema vi è piaciuto e desiderate altre info, scrivetemi! Ciao a tutti, oggi l'ho fatta molto lunga per cui le prossime cartoline arriveranno tra due o tre settimane! Intanto voi organizzate questo viaggio meraviglioso e iniziate a pregustare le busiate con le sarde o alla Norma:)

    2. In molte occasioni nelle quali ho raccontato ad amici, conoscenti o ad altri pescatori , avventure vissute sui torrenti, ho dato loro molteplici definizioni dei luoghi, e ho elencato moltissimi elementi  e caratteri di un torrente, ma se dovessi pensare ad una definizione la più ampia e nello stesso tempo intima possibile del luogo, direi che il torrente è come una seconda casa.

      Questo perché alcuni affluenti e tratti di fiume li vivo, conosco e frequnto da oltre 45 anni, e quindi il modo più naturale, spontaneo e completo di pensare a questi luoghi è definirli come la mia seconda casa.
       

      Se volessimo riferirci ad un torrente in modo più pratico e fisico, potrei anche dire che :

      “ Il torrente, per sua natura, è un luogo in perenne e continuo movimento, in costante, graduale cambiamento. Le sue acque scorrono e scendono verso valle in ogni istante, non c’ è staticità sul torrente, come nella vita, sono due perenni flussi di materia ed energia che non si fermano mai “.

       

      Il Torrente, per sua natura, non si ferma mai !

       

      In un fiume, la direzionalità dell’ acqua, che ovviamente scorre seguendo la forza di gravità, determina altre peculiarità dei luoghi. Tutto ciò che forma il torrente, l’ alveo, le sponde, il bacino imbrifero, si modifica, si sposta, scorre e si muove seguendo la direzione da monte verso valle.

      Questo concetto, parlando di ambienti di montagna è comune, la pendenza, la forza di gravità, i luoghi ripidi fanno si che ci sia un graduale movimento e spostamento verso valle di rocce, materiale franoso, terriccio, e pensando in funzione dei tempi geologici, decisamente lunghi e difficili da immaginare, gli scienziati dicono che le montagne gradualmente ma costantemente tenderanno ad appiattirsi fino a scomparire, ma sono tempi, per nostra fortuna, non a misura d’ uomo, noi non ne saremo testimoni.
       

      Lo scorrere continuo dell’ acqua, da monte a valle, ora lenta e tranquilla, ora impetuosa e inarrestabile, governa le azioni degli animali e anche dei vegetali che vivono lungo le sponde ed in prossimità del fiume, influenza la presenza e la disposizione delle essenze arboree, pone una serie di limiti anche fisici, per esempio l’ attraversamento per alcuni insetti e piccoli rettili, e condiziona alcune attività, scelte, possibilità di interagire con i propri simili o con specie diverse, a seconda delle stagioni e del regime delle acque del torrente.

      E’ un’ esperienza bellissima arrivare sulle sponde del fiume, in condizione di movimento d’ acqua abbondante, e vedere il liquido in superficie che scorre ricco e vitale, con una corrente piena e ripida, i laghi colmi e dal livello adeguato. E' anche vero che, chi risente meno di queste variazioni, in proporzione, sono proprio i pesci, immersi costantemente nell’ elemento liquido e quindi meno condizionati da certi fenomeni, se non quando diventano estremi, ovvero tratti in secca completa, oppure momenti di gran piena, nel primo caso possono protrarsi anche per alcune settimane, nel secondo spesso durano poche ore, ma seppure brevi, le piene furiose possono produrre danni molto rilevanti, al torrente, alle sponde, alla vegetazione, alla fauna acquatica.

       

      Il Torrente con acque ricche e vitali, che scorrono velocemente a valle . . .

       

      Ogni torrente ha la sua fisionomia, ed essendo inserito in un determinato contesto geografico, climatico, vegetazionale, mostra delle sue peculiarità. Intendiamoci, torrenti e corsi d’ acqua che si trovano in aree geografiche simili, hanno una serie di caratteri comuni, sovrapponibili e confrontabili, ma ciò non toglie che risalire e pescare su torrenti anche abbastanza vicini, fa toccare con mano al pescatore distinzioni nel regime delle acque, perché provenienti da sorgenti differenti e che scorrono poi in ambienti rocciosi che possono differire da un corso d’ acqua rispetto ad un altro, e anche di tipologia, pendenza e caratteristiche morfologiche dei laghi.
       

      Se vogliamo, ogni torrente è unico e irripetibile, ma per le mie esperienze, addirittura ogni metro di un torrente è singolare e non si ritroverà uguale neanche percorrendo chilometri di affluenti, ed in questo la natura mostra la sua grande versatilità, la sua varietà e le moltitudini di punti di osservazione, di viste prospettiche, di angoli di osservazione, in ciò siamo direi agli antipodi rispetto alla monotona ripetitività di certi paesaggi urbani, di quartieri tutti identici nella viabilità, negli edifici, nell’ urbanistica generale dei centri urbani. Questi fattori rendono unico qualsiasi approccio al fiume, che sia una semplice passeggiata sulle sue rive per un certo tratto, una camminata su sentieri e percorsi che lo incrociano, o una vera e propria spedizione di pesca, si tratterà sempre di un’ esperienza caratterizzata da una totale unicità di sensazioni, visuali, luoghi, incontri, scorci paesaggistici e quindi ogni uscita sarà ricordata per eventi e ricordi univoci.
       

      Tornando agli aspetti più pratici e fisici, dall’ esterno, un torrente potrebbe sembrare omologo ai corsi d’ acqua di pianura, ma entrandoci, ed anche solo camminando lungo il suo corso per alcune decine di metri, ci si rende conto della grande varietà di paesaggi, del continuo e mutevole alternarsi di laghetti, cascate, anse, cambiamenti di livello, raschi e lame, cioè pietraie in lieve pendenza caratterizzate da un rapido scorrimento dell’ acqua, punti dove l’acqua improvvisamente è profonda, tratti dove l’ acqua sembra ferma, o addirittura dove questa scompare sotto il greto del fiume. Sono questi aspetti di grande variabilità e complessità, che ne fanno luoghi magici, irripetibili, mai uguali anche tornando dieci volte in un anno nello stesso punto, ci saranno sempre delle variabili legate al flusso della corrente, alla vegetazione, alla stagionalità della natura, ai colori del bosco, alla luce e al momento della giornata . . .

       

      Sul Torrente ad ogni metro cambia la visuale, il paesaggio, la forza dell' acqua

       

      Mi rendo conto di essere imparziale, nel valutare i luoghi e le sensazioni che mi procurano il torrente, ma ci sono cresciuto, vi ho trascorso tante giornate avventurose, ricche di tante eperienze ed emozioni, dagli anni della mia giovinezza fino ad ora, sono consapevole che tutto ciò è radicato nel mio modo di vivere e di ricordare il passato, che non potrebbe davvero essere senza un torrente da percorrere e nel quale pescare !

       

      Al prossimo appuntamento con la natura e le meraviglie del torrente . . .

       

      Saluti , Dario

    3. Senza nulla a pretendere

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      Inaugurando il Festival di Pentecoste 2008 a Salisburgo, il maestro Muti dichiarò: “La musica di Paisiello ha conquistato il pubblico. Armonie tanto simili a quelle di Mozart, scritte però nel 1779, quando ancora il genio di Salisburgo doveva immaginare il suo trittico italiano. E’ questo il motivo per il quale insisto nel sottolineare l’importanza della scuola musicale del Settecento napoletano.

      "forse Mozart non sarebbe stato lo stesso se non avesse conosciuto l’opera napoletana”

      E' chiaro che tutto è nato qui; forse Mozart non sarebbe stato lo stesso se non avesse conosciuto l’opera napoletana.”.


      L'anello magico
       

      Il 14 maggio 1770 i Mozart giungono a Napoli. Durante il tragitto “Amedeo De Mozartini” (così a volte si firma nelle lettere dall’Italia) ripensa ai giorni italiani fin lì trascorsi. “Da zoticone germanico ora sono uno zoticone italiano” scriverà con il suo solito umorismo alla sorella Nannerl. Amedeo ha da poco compiuto 14 anni. Napoli, pur soffrendo delle sue eterne contraddizioni è una città culturalmente assai vivace e cosmopolita ed anche una delle più popolose d’Europa, con circa un milione d’abitanti.
      Il padre Leopold sembra nutrire sentimenti contradditori: “La fertilità esuberante di queste terre piene di vita e di cose rare mi renderanno penosa la partenza. Ma la sporcizia, la quantità di mendicanti, questa gente senza Dio e la cattiva educazione dei bambini, fanno sì che si lascia senza rimpianto anche ciò che c’è di buono. Quanto alla superstizione! E’ tanto radicata quaggiù, che si può dire che si sia qui introdotta una vera eresia!”.

      Un episodio assai divertente sembra confermare queste ultime parole di Leopold. Al conservatorio della Pietà dei Turchini mentre Amedeo sta suonando meravigliosamente, il pubblico rumoreggia. Le sue piccole mani volano sulla tastiera del cembalo. Soprattutto l’agilità della sinistra, dove porta un anello, sembra impressionare  il pubblico. Ecco il motivo di tanta abilità: ha un anello magico al dito! Il giovane Mozart che comprende divertito il motivo di tanto baccano lentamente si sfila l’anello e poi continua a suonare. Il pubblico ammutolisce.

       

       

      Mozart e la musica napoletana
       

      La corte borbonica s’è mostrata alquanto fredda nei loro confronti. D’altronde le vicende dei Mozart, presso la corte asburgica, sono sempre state un po’ complicate. E Maria Teresa d’Austria arriverà a definirli “gens inutilis”. Ottimi invece sono  i rapporti che i Mozart hanno con l’ambiente musicale napoletano. Frequenti i loro contatti con i musicisti. Conosceranno personalmente i maestri Pasquale Cafaro, Niccolò Jommelli, Giuseppe De Majo e suo figlio Gian Francesco detto Ciccio. Con loro, Mozart manterrà in seguito sempre cordiali rapporti.
      Napoli vive già da tempo una stagione musicale particolarmente felice soprattutto nel versante dell’opera “buffa”. Cimarosa e Paisiello, per fare due nomi su tutti, porteranno a maturazione questo genere musicale nato proprio a Napoli all’inizio del secolo (e che raggiungerà con lo stesso Mozart negli anni della maturità esiti definitivi). Ovunque a Napoli si fa musica e i musicisti di strada sono un po’ dappertutto con tanto di zampogna, mandolino e colascione (una sorta di liuto), spesso ravvisabile nelle maschere della commedia dell’arte. Di questo spirito forse il giovane Mozart farà tesoro negli anni della maturità, quando porterà a compimento in una sintesi stilisticamente insuperata, i suoi capolavori futuri come “Le Nozze di Figaro” e “Don Giovanni”. Un giorno poi, Amedeo ascolta in una chiesa una “musica bellissima” che, come ci informa egli stesso in una lettera: “fu del sign. Cicio Demajo, lui poi ci parlò e fu molto compito”. 

      Amedeo avrà sempre nostalgia dell’Italia e di Napoli. Scriverà al padre qualche anno più tardi : “Ho un’indescrivibile brama di scrivere ancora una volta un’opera e quando avrò scritto l’opera per Napoli, mi si ricercherà ovunque.” E poi conclude “con un’ opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in Germania.” All’amico compositore boemo Myslivecek, che gli aveva consigliato di tornare in Italia, Amedeo risponde: “Egli ha perfettamente ragione; se ben ci penso in verità credo che io non ho mai avuto tanti onori, non sono mai stato così stimato come in Italia, specialmente a Napoli.

      Lo spettacolo
       

      Il viaggio di Mozart è il tema di "Mozart & Pulcinella, serenata buffa di una notte napoletana", pregevolissima opera teatrale di Gianni Aversano con arrangiamenti di Domenico De Luca. La profonda cultura, non solo musicale, di Gianni Aversano ed il suo amore per la ricerca nelle radici della musica napoletana, stanno portando risultati lusinghieri. In questi mesi è in giro di Gianni Aversano "Un Gobbo snob, esilio napoletano dell'insaziabile poeta" dedicato a Giacomo Leopardi, non perdetevelo!

      Mozart & Pulcinella in breve: due musicisti, in scena, suonano un'ouverture mozartiana; sulla coda compaiono il cantastorie Pulcinella ed il suo assistente, che eseguono gli ultimi momenti "tarantellati" di uno spettacolo ambulante di burattini. Scende la sera e Pulcinella si ritrova sotto la finestra della sua amata. Comincia la sua solita serenata cantando arie di Paisiello, Pergolesi, villanelle del XVI secolo e tarantelle del XVII secolo, ovvero, tutto quello che Mozart avrebbe potuto o che ha addirittura ascoltato nei giorni della sua permanenza a Napoli. Dalla finestra si affaccerà, però, il quindicenne Mozart che, intanto, si è goduto la serenata. Passerà in quel vicolo anche il re "lazzarone" che, di notte, vorrebbe incontrare il giovane austriaco all'insaputa della terribile regina Carolina. La lettura in scena di brani delle lettere che il piccolo Amedeo scriveva alla sua sorellina ci testimonia le emozioni e gli incontri da lui fatti in quei giorni. Momenti originali esilaranti, rielaborazioni di brani classici della commedia dell’arte napoletana e arrangiamenti di celebri brani di Mozart arricchiscono lo spettacolo, che vuole essere un percorso nei tre secoli che precedono la nascita della canzone “classica” napoletana.

      Vi saluto con un breve video di scena dello spettacolo. Questa è la storiella che volevo raccontarvi stasera, sempre senza nulla a pretendere.
       

       

    4. i maya erano ossessionati dal tempo, i loro sacerdoti avevano calcolato con precisione sconosciuta fin quasi ai giorni nostri, la durata dell’anno solare e del ciclo di Venere ed avevano anche fissato una data per l’origine del loro mondo, intorno al luglio d3l 3114 avanti cristo (facendo riferimento alla nostra datazione del tempo). Secondo la loro visione, il mondo aveva subito processi periodici di distruzione be rinascita, che non erano terminati e potevano ripresentarsi. Una fine del mondo doveva necessariamente accadere alla fine di un katun (periodo di 20 anni solari>), il computo del tempo era quindi un compito essenziale della casta sacerdotale

      Il calendario maya era basato sull’incastro tra un ciclo solare (12 mesi di 30 giorni cadauno, per un totale di 360 giorni) con un calendario lunare di 13 mesi di 20 giorni cadauno, per complessivi 260 giorni) ogni giorno era dunque perfettamente individuati da mese solare, giorno solare, mese lunare e giorno lunare. I sacerdoti utilizzavano questo 4 elementi (ognuno dei quali aveva un significato religioso preciso, sia se associato ade una divinità, sia se associato ad un numero) per formulare vaticini e profezie, a partire dalla data di nascita (una sorta di oroscopo) per finire alle vicende contingenti (affari, guerre, figli, ec.).

      Questo calendario ricominciava il suo ciclo ogni 52 anni solari. Naturalmente i maya sapevano bene che l’anno solare non dura 360 giorni, ma 365 e rotti, per cui, similmente a quello che facciamo noi con gli anni bisestili, periodicamente inserivano dei giorni oscuri per riallineare le cose. Questi giorni oscuri erano portatori di sciagura, si evitavano le nascite o se ne cambiava la data, si evitava di intraprendere le attività, tipicamente erano inseriti alla fine del ciclo dei 52 anni.

      si aspettava spasmodicamente l’alba de nuovo giorno come conferma che il sole (dio anche della morte) avesse ri-iniziato il suo ciclo vitale, e per favorirne il ritorno si consumavano sacrifici umani. Le vittime, tipicamente prigionieri catturati in battaglia, meglio se di nobile schiatta, venivano storditi con alcol e stupefacenti affinché non si ribellassero durante la cerimonia, il dio non avrebbe gradito una vittima recalcitrante. Questa infausta sorte toccò anche a 7 conigli, il potente sovrano di Copan, che dopo aver sbaragliato molti nemici venne sconfitto in battaglia e catturato in una guerra contro una città vicina, sulla carta assai meno potente.

      Il ciclo dei 52 anni alla lunga poteva ingenerare confusione tra eventi avvenuto lo stesso giorno ma in katun differenti, per questo i maya fino a tutto il periodo classico (diciamo fino all’800 dopo Cristo) adottarono il cosiddetto con lungo, che collocava ogni katun in un momento temporale ben definito, rispetto alla data della mitica nascita del mondo.

      Dopo il crollo della civiltà maya classica, il conto lungo venne abbandonato

      Collocare cronologicamente le vicende maya rispetto al nostro calendario non è facile, ci vengono in aiuto le steli in cui vengono riportate le date delle eclissi di sole e di luna, nonché, in mancanza del conto lungo, la corrispondenza tra le date sulle steli ed eventi vissuti dai conquistadores

      Per chi vuole saperne di più, ed avere anche un metodo facile per trasformare una data attuale, per esempio la propria data di nascita, in una data maya suggerisco il libro “i maya” di morley, brainerd e shared, edito da editori riuniti

      Con alcune differenze sui nomi, il calendario maya venne adottato anche da altre popolazioni della mesoamerica, p'er esempio gli aztechi. Il calendario lunare rispondeva alle esigenza della agricoltura e dei riti ad essa associati, il calendario solare si prestava meglio alle necessità della società civile, con l'avvertenza che civile non va inteso come laico, il peso dei sacerdoti rimaneva sempre prevalente

    5. Scendo alla prossima

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