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Melius Club

Mozart e Pulcinella

appecundria

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Inaugurando il Festival di Pentecoste 2008 a Salisburgo, il maestro Muti dichiarò: “La musica di Paisiello ha conquistato il pubblico. Armonie tanto simili a quelle di Mozart, scritte però nel 1779, quando ancora il genio di Salisburgo doveva immaginare il suo trittico italiano. E’ questo il motivo per il quale insisto nel sottolineare l’importanza della scuola musicale del Settecento napoletano.

"forse Mozart non sarebbe stato lo stesso se non avesse conosciuto l’opera napoletana”

E' chiaro che tutto è nato qui; forse Mozart non sarebbe stato lo stesso se non avesse conosciuto l’opera napoletana.”.


L'anello magico
 

Il 14 maggio 1770 i Mozart giungono a Napoli. Durante il tragitto “Amedeo De Mozartini” (così a volte si firma nelle lettere dall’Italia) ripensa ai giorni italiani fin lì trascorsi. “Da zoticone germanico ora sono uno zoticone italiano” scriverà con il suo solito umorismo alla sorella Nannerl. Amedeo ha da poco compiuto 14 anni. Napoli, pur soffrendo delle sue eterne contraddizioni è una città culturalmente assai vivace e cosmopolita ed anche una delle più popolose d’Europa, con circa un milione d’abitanti.
Il padre Leopold sembra nutrire sentimenti contradditori: “La fertilità esuberante di queste terre piene di vita e di cose rare mi renderanno penosa la partenza. Ma la sporcizia, la quantità di mendicanti, questa gente senza Dio e la cattiva educazione dei bambini, fanno sì che si lascia senza rimpianto anche ciò che c’è di buono. Quanto alla superstizione! E’ tanto radicata quaggiù, che si può dire che si sia qui introdotta una vera eresia!”.

Un episodio assai divertente sembra confermare queste ultime parole di Leopold. Al conservatorio della Pietà dei Turchini mentre Amedeo sta suonando meravigliosamente, il pubblico rumoreggia. Le sue piccole mani volano sulla tastiera del cembalo. Soprattutto l’agilità della sinistra, dove porta un anello, sembra impressionare  il pubblico. Ecco il motivo di tanta abilità: ha un anello magico al dito! Il giovane Mozart che comprende divertito il motivo di tanto baccano lentamente si sfila l’anello e poi continua a suonare. Il pubblico ammutolisce.

 

 

Mozart e la musica napoletana
 

La corte borbonica s’è mostrata alquanto fredda nei loro confronti. D’altronde le vicende dei Mozart, presso la corte asburgica, sono sempre state un po’ complicate. E Maria Teresa d’Austria arriverà a definirli “gens inutilis”. Ottimi invece sono  i rapporti che i Mozart hanno con l’ambiente musicale napoletano. Frequenti i loro contatti con i musicisti. Conosceranno personalmente i maestri Pasquale Cafaro, Niccolò Jommelli, Giuseppe De Majo e suo figlio Gian Francesco detto Ciccio. Con loro, Mozart manterrà in seguito sempre cordiali rapporti.
Napoli vive già da tempo una stagione musicale particolarmente felice soprattutto nel versante dell’opera “buffa”. Cimarosa e Paisiello, per fare due nomi su tutti, porteranno a maturazione questo genere musicale nato proprio a Napoli all’inizio del secolo (e che raggiungerà con lo stesso Mozart negli anni della maturità esiti definitivi). Ovunque a Napoli si fa musica e i musicisti di strada sono un po’ dappertutto con tanto di zampogna, mandolino e colascione (una sorta di liuto), spesso ravvisabile nelle maschere della commedia dell’arte. Di questo spirito forse il giovane Mozart farà tesoro negli anni della maturità, quando porterà a compimento in una sintesi stilisticamente insuperata, i suoi capolavori futuri come “Le Nozze di Figaro” e “Don Giovanni”. Un giorno poi, Amedeo ascolta in una chiesa una “musica bellissima” che, come ci informa egli stesso in una lettera: “fu del sign. Cicio Demajo, lui poi ci parlò e fu molto compito”. 

Amedeo avrà sempre nostalgia dell’Italia e di Napoli. Scriverà al padre qualche anno più tardi : “Ho un’indescrivibile brama di scrivere ancora una volta un’opera e quando avrò scritto l’opera per Napoli, mi si ricercherà ovunque.” E poi conclude “con un’ opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in Germania.” All’amico compositore boemo Myslivecek, che gli aveva consigliato di tornare in Italia, Amedeo risponde: “Egli ha perfettamente ragione; se ben ci penso in verità credo che io non ho mai avuto tanti onori, non sono mai stato così stimato come in Italia, specialmente a Napoli.

Lo spettacolo
 

Il viaggio di Mozart è il tema di "Mozart & Pulcinella, serenata buffa di una notte napoletana", pregevolissima opera teatrale di Gianni Aversano con arrangiamenti di Domenico De Luca. La profonda cultura, non solo musicale, di Gianni Aversano ed il suo amore per la ricerca nelle radici della musica napoletana, stanno portando risultati lusinghieri. In questi mesi è in giro di Gianni Aversano "Un Gobbo snob, esilio napoletano dell'insaziabile poeta" dedicato a Giacomo Leopardi, non perdetevelo!

Mozart & Pulcinella in breve: due musicisti, in scena, suonano un'ouverture mozartiana; sulla coda compaiono il cantastorie Pulcinella ed il suo assistente, che eseguono gli ultimi momenti "tarantellati" di uno spettacolo ambulante di burattini. Scende la sera e Pulcinella si ritrova sotto la finestra della sua amata. Comincia la sua solita serenata cantando arie di Paisiello, Pergolesi, villanelle del XVI secolo e tarantelle del XVII secolo, ovvero, tutto quello che Mozart avrebbe potuto o che ha addirittura ascoltato nei giorni della sua permanenza a Napoli. Dalla finestra si affaccerà, però, il quindicenne Mozart che, intanto, si è goduto la serenata. Passerà in quel vicolo anche il re "lazzarone" che, di notte, vorrebbe incontrare il giovane austriaco all'insaputa della terribile regina Carolina. La lettura in scena di brani delle lettere che il piccolo Amedeo scriveva alla sua sorellina ci testimonia le emozioni e gli incontri da lui fatti in quei giorni. Momenti originali esilaranti, rielaborazioni di brani classici della commedia dell’arte napoletana e arrangiamenti di celebri brani di Mozart arricchiscono lo spettacolo, che vuole essere un percorso nei tre secoli che precedono la nascita della canzone “classica” napoletana.

Vi saluto con un breve video di scena dello spettacolo. Questa è la storiella che volevo raccontarvi stasera, sempre senza nulla a pretendere.
 

 



9 Comments


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analogico_09

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Non vi è dubbio che senza Paisiello, Cimarosa, Traetta, ... Piccinni, Clementi, e Lucchetti in porta... :D , insomma senza quelli della "scuola napoletana", Mozart, e non solo Mozart, non sarebbe stato quello che fu, che anzi è.

Con tutto il rispetto e l'umiltà possibile verso il maestro Muti, ma queste cose ce le dicevamo pure noi, quando sapevamo ancora poco di lui, del raro gruppetto di appassionati di classica, operistica e sinfonica, verso la fine dei '60, inizi '70.., altre volte condivise anche nelle discussioni del nostro club.

Mo' Pasquale mi verrà a dire che sono "EGO-centrico.., :D ...ma io che ci posso fare se questa è la pura verità..., la mia non di Pulicenella... ;)

Esco immediatamente di scena, me ne scuso,  ti faccio i miei più grati complimenti per l'amenissima lettura che mi hai fatto fare, per la musica che mi hai fatto ascoltare, per le immagini che mi hai fatto vedere.., e parlo in prima persona perché tanto IO sono pure EGO-ista... 9_9 :)) ;)

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appecundria

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Ma tu hai ragione! Però capisci a me, se avessi cominciato con "Come diceva @analogico_09 già da quando era guaglione..." qua mi pigliavano con lo scetavajasseO.o

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appecundria

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Il compact disc è esaurito, l'autore ha pubblicato l'audio integrale dello spettacolo montato su foto di scena. Non è proprio ad alta fedeltà ma è ben fatto, d'altra parte Domenico De Luca è anche un provetto tecnico di registrazione.
 

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

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Già che ci siamo, senza nulla a pretendere, segnalerei (in tema: il viaggio durato 3 anni di Mozart padre figlio ...in Italia)

segnalerei dicevo, quindi segnalo un Film di Bela Tarr (un grande regista visionario, secondo me) The Turin Horse che ha

come argomento proprio la visita in Italia di mozart 13/14/quindicenne, il 15°compleanno di Mozart avvenne proprio

a Torino e in un albergo dogana nuova... che ora esiste ancora ma si chiama, ovviamente, Dogana vecchia.

Il Genio di Bela Tarr tratta il tutto dal punto di vista del cavallo che trainava il carro durante i viaggi...
 

Occorre scrivere, tornando strettamente in temam a Mozart figlio e padre... che io sfaterei un po', solo un po', l'alone mistico...

Padre e figlio (è assodato storicamente) nel viaggio il padre cercava il "giusto padrone" ove "agganciare" il figlio prodigio...

e, come si può immaginare, cercando "il posto fisso lavorativo" si guarda non solo con quale "casata" accasarsi ma

anche quale sia il luogo e quanto questo sia salubre, frizzante o noioso...
 

Di fatto in Torino i 2 Mozart vennero, giunsero con la scusa di assistere ad una prima di Paisiello (un'opera: Annibale a Torino)

ma soprattutto per prendere contatti di lavoro... la cosa incredibile è che il responsabile del tempo in fatto di Musica e musicisti

da assoldare alla corte taurinense... decretò dopo accurata "prova" che quel ragazzino, quel Mozart

non fosse proprio "quello giusto" da far assumere ai savoia in pianta stabile.


Ripartiti da Torino, padre e figlio poi sostarono brevemente anche in Milano per poi tornarsene sconsolati 

(suppongo scuotendo il capo, il padre... questi italiani capiscono na mazza) ... ritornando

da dove era partiti 3 anni prima: dall'Austria con un chilo di plichi-referenze altolocate nella bisaccia

da mostrar alla bisogna per l'esser "assunti" come musicisti a tempo indeterminato qui in italia. :-)


ah... ho trovato solo questo di The Turin Horse di Bela Tarr, tuttavia capitasse alla tele o in qualche sala

consiglio di non farselo scappare, ah... ci deve essere un treddì antico in proposito nella Melius cinematografo,

forse Analògico, forse Peppino se lo ricorda... Bela Tarr e i molti sconosciuti e struggenti suoi film:
 


 

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

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@analogico_09 


Peppino mio carissimo
via il carissimo che c'è ancora un po' di crisi.
 

Peppì e da mo' che attendo che tu corregga la mia svista bacchettandomi

adeguatamente su Bela Tarr e quel dannato cavallo

che trainava sì un carro con luminare ma non quello sul quale stava seduto

il giovane musicista in cerca, col padre, di adeguato posto fisso a Torino... 

... Analò coraggio, sono pronto!

Peppì, la cenere da cospargermi il capo chino... non è  problema, io fumo e anche troppo,

previdente l'ho già messa da parte da stamattina raccolta e conservata dai posacenere.

:D:P


 

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analogico_09

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@Pasquale SantoiemmaGiacoia Pasquà.., te possino Pasqà.., non sono ancora riuscito a vedere questo film a "cavallo" di Bela Tarr..,  quindi non posso riprenderti, anche se ho letto  solo la trama su internette.., ma non voglio fare la spia... :D Però, cavalli a parte, mi ricordo di quelle belle, amene mucche di Satantango, riprese nella loro immensa stasi con inquadraturea fisse (sei ore circa di durata solo quella... :D) nel grigio e nebbioso panorama agreste immerso nel silenzio e nel tempo che non passa mai, o che passa senza ascoltare chi vorrebbe mettergli fretta... Ricordo che ne parlammo del geniale (un po' troppo per noi abituati ad altro..) Bela Tarr, dei suoi film, non ricordo esattamente quali.., non del Cavallo di Torino, magari domani cerco e "resuscito"... IO posso Pasquà.., perché come dicevano l'antichi: EGO sum (qui sum)! :))))))  ;)

A proposito dei viaggi italiani di Mozart accompagnato dal padre Leopol - l'Italia musicale è era un tappa obbligata per tutti, qi tempi -, Pupi Avati, nel 1984 girò NOI TRE, un "piccolo" e difilato, delizioso film, eternamente raro,  ancora "inedito" in homevision in questa itaglietta immemore e ingrata, che vidi, e poi mai più, a suo tempo in sala.

Racconta il regista, prendendosi delle livertà, del soggiorno bolognese dell'adolescente Volfango in quel di Bologna, ospite di un nobile locale stravagante (Carlo delle Piane), quando cerca inutilmente di farsi bocciare all'esame di contrappunto, una pura formalità.., presso il prestigioso conservatorio della città emiliana, pur di poter rimandare e quindi restare più tempo in loco e seguitar lo spasso con altri due coetanei ivi conosciuti, un maschietto e una femminuccia... Primi amori, prime gelosie, ambiguità, stupori, pruriti sex-uali innocenti, scoperta del sentimento amicale, dell'affetto negletto e spontaneo, del gioco leggero e libero dalle rigide regole scritte del ritmo e del contrappunto.., mentre l'oscura ombra del "padre" marca stretto e minaccia costantemente di scippare, riuscendo infine nello scopo, l'adolescenza del (suo) "povero" enfant prodige. 

Non un capolavoro, un film dal tocco delicato, con quella sottile vena di nostalgia che, mi sembra, finirà col diventare un po' "maniera" in Pupi... 

Spero di non esser finito fuori traccia.., in tal caso chiderei venia... :)

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

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@analogico_09  Peppì caffè pagato!

Anzio! Anzi grazie a te, ed in qualche modo Appe, noi tre abbiamo ritrovato il cavallo giusto

che trasportò il volfango con cotanto padre... Eccolo al fine di questo spezzone, ECCOLO
 


...già che ci siamo ecco un dialogo (grazie a Piero Angela e alla RAI) 

del messer Leopoldo Raiola... padre e procuratore dl Volfango Amedeo Mozart Donnarumma ...
 

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    • Lukysound
      By Lukysound in The Billiard Room
         2
      Un bel giorno, quasi per gioco, ho voluto cimentarmi nella costruzione di un giradischi, diciamo non convenzionale, che comunque ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni.

      Giradischi, che passione!
      Sempre alla ricerca dell'ignoto, nel campo hi-fi, una sera d'inverno fredda e tempestosa, mi sono messo in testa un'idea balorda. Costruire un giradischi che avesse come prerogativa un braccio in legno, si, proprio in legno.
      Avevo visto in rete parecchi esempi di giradischi più o meno belli e funzionali, con bracci in legno. Avevo a disposizione, come al solito, dei rimasugli di vari apparecchi, tipo, un giradischi Pioneer, con mobile sfondato, un supporto di un braccio Lenco, un porta testina sempre Pioneer, ed alti pezzi vari. Iniziai subito la costruzione del giradischi.
      Per prima cosa mi procurai un asse di legno dello spessore di due centimetri e della grandezza di un normale giradischi, poi iniziai a montare il piatto Pioneer con dei supporti ricavati da un altro giradischi, anche lui di recupero. L'elettronica per il comando del motore (a trazione diretta) la collocai dietro il piatto stesso, il tutto a vista e senza alcuna copertura.
      Poi venne la volta del braccio. Un bel tondino di legno, un porta testina in plastica, della Pioneer e come supporto, un bel pezzo della Lenco. I fili per il collegamento della testina, rigorosamente all'esterno del braccio. Il tocco finale, un alza e abbassa braccio, fatto dal sottoscritto, rigorosamente con pezzi di recupero.
      Come testina  dopo varie prove, ho montato una buonissima Stanton 681 con il suo spazzolino.
      Mi dimentico di spiegare come ricavai il contrappeso del braccio, un filtro di un rubinetto da cucina, naturalmente in metallo ed anche ben cromato!
      Non so se dalla foto si può intuire il risultato finale, vi assicuro che dopo varie prove e funzionamenti, lo pseudo giradischi funziona a meraviglia. Si può anche non credere a ciò che ho scritto, ma varrebbe la pena sentire questo mio esperimento, per rendersi conto come può suonare un modesto trazione diretta con un braccetto in legno qualsiasi.
      Fatto questo singolare arnese, dopo una o due settimane, arrivarono a casa mia due attenti audiofili, appassionatissimi di hi-fi, e con una mania sfegatata per i Thorens. Quando videro che stavo mettendo un disco sopra uno strano giradischi, si incuriosirono non poco. Mi iniziarono a chiedere, cosa fosse, ma perché è così? Come mi è venuto in mente!
      Dopo l'ascolto però non c'era più nulla da dire, anzi iniziarono, questi due miei amici, a farsi delle domande tecnico filosofiche, tipo: ma cosa serve un piatto pesantissimo, ma perché suona così bene quel legnetto, al posto di uno SME, come è possibile viaggiare senza antiskating!
      Bene, secondo me, la conclusione è una sola. Alle volte con un pizzico di incoscienza e di genialità (fortuna), si riesce ad ottenere risultati incredibili. Buona musica a tutti.


  • I Blog di Melius Club

    1. Lukysound
      Latest Entry

      By Lukysound,

      Un bel giorno, quasi per gioco, ho voluto cimentarmi nella costruzione di un giradischi, diciamo non convenzionale, che comunque ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni.

      Giradischi, che passione!

      Sempre alla ricerca dell'ignoto, nel campo hi-fi, una sera d'inverno fredda e tempestosa, mi sono messo in testa un'idea balorda. Costruire un giradischi che avesse come prerogativa un braccio in legno, si, proprio in legno.

      Avevo visto in rete parecchi esempi di giradischi più o meno belli e funzionali, con bracci in legno. Avevo a disposizione, come al solito, dei rimasugli di vari apparecchi, tipo, un giradischi Pioneer, con mobile sfondato, un supporto di un braccio Lenco, un porta testina sempre Pioneer, ed alti pezzi vari. Iniziai subito la costruzione del giradischi.

      Per prima cosa mi procurai un asse di legno dello spessore di due centimetri e della grandezza di un normale giradischi, poi iniziai a montare il piatto Pioneer con dei supporti ricavati da un altro giradischi, anche lui di recupero. L'elettronica per il comando del motore (a trazione diretta) la collocai dietro il piatto stesso, il tutto a vista e senza alcuna copertura.

      Poi venne la volta del braccio. Un bel tondino di legno, un porta testina in plastica, della Pioneer e come supporto, un bel pezzo della Lenco. I fili per il collegamento della testina, rigorosamente all'esterno del braccio. Il tocco finale, un alza e abbassa braccio, fatto dal sottoscritto, rigorosamente con pezzi di recupero.

      Come testina  dopo varie prove, ho montato una buonissima Stanton 681 con il suo spazzolino.

      Mi dimentico di spiegare come ricavai il contrappeso del braccio, un filtro di un rubinetto da cucina, naturalmente in metallo ed anche ben cromato!

      Non so se dalla foto si può intuire il risultato finale, vi assicuro che dopo varie prove e funzionamenti, lo pseudo giradischi funziona a meraviglia. Si può anche non credere a ciò che ho scritto, ma varrebbe la pena sentire questo mio esperimento, per rendersi conto come può suonare un modesto trazione diretta con un braccetto in legno qualsiasi.

      Fatto questo singolare arnese, dopo una o due settimane, arrivarono a casa mia due attenti audiofili, appassionatissimi di hi-fi, e con una mania sfegatata per i Thorens. Quando videro che stavo mettendo un disco sopra uno strano giradischi, si incuriosirono non poco. Mi iniziarono a chiedere, cosa fosse, ma perché è così? Come mi è venuto in mente!

      Dopo l'ascolto però non c'era più nulla da dire, anzi iniziarono, questi due miei amici, a farsi delle domande tecnico filosofiche, tipo: ma cosa serve un piatto pesantissimo, ma perché suona così bene quel legnetto, al posto di uno SME, come è possibile viaggiare senza antiskating!

      Bene, secondo me, la conclusione è una sola. Alle volte con un pizzico di incoscienza e di genialità (fortuna), si riesce ad ottenere risultati incredibili. Buona musica a tutti.


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    2. cactus_atomo
      Latest Entry

      By cactus_atomo,

      Non è da oggi che mi ritrovo ad apprezzare i prodotti della nostrana Aliante, frutto delle capacità tecniche dell’ing. Prato, uno dei migliori progettisti italiani di diffusori in attività.

      Aliante
      La casa di Revello (CN) ha sempre saputo coniugare buon suono, prezzo competitivo, ottima assistenza post vendita e linee estetiche adeguate a un prodotto che vuole fregiarsi del marchio Made in Italy. Dove forse ha peccato, ma è una pecca comune a buona parte della produzione nazionale, è nella distribuzione e commercializzazione dei propri prodotti nel nostro Paese.

      Un diffusore va ascoltato prima dell'acquisto e, se non lo si può ascoltare perché non lo si trova in giro, il potenziale cliente si orienta su altro. Un peccato perché i diffusori Aliante hanno tutte le carte in regola per conquistasi un maggiore spazio di mercato, di quelli che conosco che ha ascoltato una Aliante, me compreso, nessuno ne ha tratto una impressione meno che positiva. Con queste premesse, era evidente che non potessi farmi sfuggire l'occasione di provare l'ultimo nato della Aliante.

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      Design e costruzione
      Denominata Decò, è una torre snella a due vie, da pavimento, con woofer da 21 cm in carta caricato in reflex, tweeter da 5 cm a cono sempre in carta, impedenza 8 ohm, efficienza 93 db, potenza sopportata 45 Watt RMS, 70 Watt massimi.

      Il foro del reflex è posteriore, ma non preoccupatevi, non dà problemi e non crea artificiosi rimbombi, a meno di non voler accostare i diffusori alla parete posteriore.

      I connettori (monowiring), sono di ottima qualità, comodi da utilizzare, molto ben distanziati tra i loro, ed accettano banane, forcelle e cavo spellato, insomma faranno felici gli audiofili che amano giocare con i cavi.
       

      Le Aliante Decò sono veri diffusori da pavimento, purtuttavia hanno in dotazione punte e sottopunte metalliche nonché una elegante base in marmo, che ha anche la funzione di evitare di danneggiare il pavimento di casa e di mantenere il diffusore in piano qualora il pavimento abbia della scanalature (per esempio con certi tipi di ceramiche o di cotto). Potrebbe essere utile mettere sotto la base in marmo quei feltroni che i trasportatori usano per spostare i mobili senza fatica, ma solo nel caso che per esigenze personali (o di buona pace familiare) sia necessario  spostarli in occasione degli ascolti.
      Il woofer è un componente particolare, realizzato in carta,  è decisamente leggero rispetto ad altri prodotti di analoghe dimensioni, molto leggero anche il tweeter, la leggerezza dei componenti favorisce la risposta veloce ai transienti e una migliore estensione agli estremi di gamma. Con questi driver è stato possibile realizzare un crossover semplice con incroci a bassa pendenza, a tutto vantaggio della facilità di pilotaggio.
       

      Già dai dati di targa si possono ben individuare gli obiettivi della azienda: mettere sul mercato un diffusore rigoroso e raffinato, facile da pilotare, adatto ad amplificazioni valvolari o in classe A, anche di potenza non elevata. Le dimensioni (113 m di altezza, 29 di larghezza e 43 di profondità), ne rendono agevole l’inserimento in ambiente, contribuisce alla accettabilità domestica il fatto che sviluppino più in profondità che in larghezza, diminuendo l’impatto visivo.
      Se la collocazione estetica ed acustica è facile, la movimentazione delle Decò non lo è altrettanto, i diffusori pesano ben 34 kg cadauno e sarebbe un peccato rovinare l’eccellente finitura (in vero legno, a scelta tra ciliegio, frassino colorato e grigio curo) con un movimento maldestro. 

      Il livello costruttivo appare eccellente, nel segno della migliore tradizione ebanistica italiana, l’estetica è sobria ed elegante, ben distante dagli eccessi che spesso si vedono in giro, il frontale è leggermente inclinato, questo, a detta del costruttore dovrebbe favorire la dispersione, l’inserimento in ambiente e contribuire all’allineamento dei due driver.
      I diffusori sono dotati di griglie amovibili, che suggerisco di asportare durante l'ascolto e rimettere al loro posto quando l’impianto non è in funzione, ad evitare danni provocati da animali domestici (i gatti amano arrampicarsi) e “animali umani “ (i coni degli altoparlanti esercitano, non si sa bene perché, una misteriosa ed irrefrenabile attrazione sulle dita dei bipedi, alcuni preferiscono i woofer, altri i tweeter, meglio nasconderli entrambi alla vista degli ospiti). La rimozione e la successiva rimessa in posizione delle griglie è assai agevole grazie agli attacchi magnetici e l’ascolto “senza” dona al suono un pizzico di trasparenza in più, non enorme ma sufficiente a giustificare la lieve “fatica” dell’operazione.

      Ascolto

      Non avendo al momento della redazione del presente articolo, casa disponibile (i lavori di ristrutturazione si sono protratti more solito oltre i tempi ipotizzati) ho eseguito gli ascolti a casa di Renato Franceschin, fruendo anche della gradita collaborazione di Giovanni Aste. L’idea di ascoltare congiuntamente un sistema composto da prodotti a noi completamente sconosciuti, è stata di Renato, io e Giovanni abbiamo aderito con piacere, forti anche di positive passate esperienze e anche per il piacere di ritrovarci a “lavorare” su una comune passione.
      Le Aliante Decò sono state inserite nel soggiorno di Renato, ambiente che conosco benissimo per avevi ascoltato negli anni numerosi componenti di tutti i prezzi, pilotate per l'occasione da un ampli a valvole Synthesis Roma AC753, come sorgenti digitali un Teac VRDS9 utilizzato a volte come lettore integrato ed altre come meccanica in abbinamento al dac Bryston BDA3, come sorgenti analogiche un sistema Clearaudio Concept (giradischi, braccio, testina mono marca e mono nome), alternato sporadicamente con un giradischi “La Turbie” a levitazione magnetica di produzione italiana, cavi i soliti Meleos di segnale, potenza ed alimentazione, che in passato a casa di Renato, sia pure in altri setup, hanno sempre  dato ottima prova di sé.
       

      Come mio costume, per le prove di ascolto dei diffusori mi porto appresso un ben nutrito numero di cd che conosco benissimo per averli ascoltati in numerosissime combinazioni diverse e che spaziano attraverso tutti i generi musicali, grande orchestra romantica, orchestra barocca, pianoforte solo, organo, quartetti per archi, rock “classico”, metal, piccoli gruppi jazz, lirica, cantautori italiani, solisti jazz (voci maschili e femminili). Alternate anche le etichette: DG, DECCA, EMI, Sony, Velut Luna, Foné, ECM, Universal, Reference Recording, Chesky, Universal, e tante altre note e meno note. Pochi i dischi cosiddetti audiofili, giusto per una verifica delle impressioni di ascolto. E naturalmente il disco test della RCA con le immancabili 4 tracce, solo canale destro, solo canale sinistro, voce in fase, voce in controfase, meglio perdere pochi minuti all’inizio ma avere la ragionevole certezza che i collegamenti son fatti a dovere.

       

      Anche se l’onere e l’onore di redigere materialmente la prova è stato affidato al sottoscritto, ad essa abbiamo partecipato attivamente tutti e te, scambiandoci pareri, indicazioni, suggerimenti che ci hanno portato a meglio comprendere il carattere e le peculiarità degli oggetti in prova. E, a riprova che le orecchie ci sono state fornite di serie, le opinioni di noi tre sono state complessivamente convergenti e piuttosto omogenee

      Il posizionamento delle Aliante nell’ambiente dove sono state collocate è quasi obbligato, circa 50 cm dal fondo, circa 3 metri di interasse tra i diffusori, un mobile basso tra gli stessi dove sono alloggiate le elettroniche, fortunatamente arretrato rispetto alla congiungente le Decò. Punto di ascolto che rispetta le regole della stereofonia, nessun tavolino ulteriore  davanti agli ascoltatori, molto spazio dietro. Fortunatamente questa disposizione si è dimostrata praticamente ottimale, portare i diffusori più avanti o peggio più indietro non ha apportato vantaggi al suono, anzi direi i contrario. Abbiamo quindi preferito la posizione di partenza, che è anche quella che permette una migliore fruizione non audiofila dello spazio.

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      Comincio come al solito son l’Alleluia dal Messia di Handel, nella versione diretta da Hogwood, è un brano impegnativo, c’è una orchestra barocca con strumenti originali, cori maschili  femminili, voci soliste, la riproposizione delle Decò è eccellente, c’è tutta la velocità degli archi, la giusta disposizione dei cori e dei solisti. E la voce della Kirby è un ottimo test sulla estensione e definizione della gamma alta.

      Cambio genere e passo ad un altro cavallo di battaglia, Time out di Brubeck, anche qui colpisce la precisa  riproposizione del palcoscenico, la correttezza timbrica e il senso del ritmo. I brani si succedono ai brani, il pianoforte di Mendelshonn, i Dead Can Dance (into the labirint), il quartetto “la Trota” di Schubert, la toccata e fuga per organo di Bach, il Dies irae dal Requiem di Verdi, gli immancabili De Andrè e Mina nella Canzone di Marinella, i Black Sabbath, i Dire Straits, i Pink Floyd, e tanto altro ancora tra cui il Ludus  Danielis, la Folia di Paniagua, Jazz at the Pawnshop.
       

      La prima cosa che colpisce in queste piccole torri è la capacità di sparire e di ricreare un palcoscenico realistico in larghezza, profondità ed altezza, aspetti che ho potuto verificare in quei dischi dove questi parametri, in un impianto adeguato, possono emergere, in questo non sono seconde ai diffusori da stand, con il vantaggio di un basso più profondo, di una maggiore stabilità rispetto agli stand e di una semplificazione del corretto posizionamento in ambiente. Ovviamente non con tutti i generi musicali e con tutte le registrazioni si è in grado di apprezzare queste doti, ma dove serve la performance delle Decò è veramente eccellente

      Altro punto importante da sottolineare è la grande coerenza del suono, paragonabile quasi a quella di un monovia o di un elettrostatico a gamma intera, la si apprezza soprattutto nelle voci, nel pianoforte ma direi con tutta la musica “complessa”, è una sensazione quasi impalpabile ma segna, a mio modo di vedere, uno spartiacque abbastanza netto tra una riproduzione che mantiene sempre un che di artificiale ed una che appare semplicemente naturale.

      La velocità di risposta ai transienti è un altro punto di forza delle Decò, gli attacchi dei quartetti d'archi sono fulminei, non si ha mai l’impressione che i driver stiano rincorrendo la musica. E’ un parametro che valorizza gli ascolti di classica, di musica contemporanea e anche del jazz, della chitarra acustica e più in generale di tutte le registrazioni con forti variazioni dinamiche e suoni impulsivi. Con questi generi una scarsa velocità dei transienti rende la musica “noiosa”, priva di anima e di espressività.

      E‘ possibile che chi ascolta prevalentemente rock possa trovare eccessivo il rigore timbrico del diffusore e giudicarlo povero di bassi. Ma sarebbe una opinione errata. I bassi ci sono, il diffusore scende molto in frequenza senza muggire, senza sbavare, senza rimbombare, ottima l'articolazione come anche il controllo, anche con un ampli valvolare  che non ha in questo il suo punto d forza. Però la Decò non è un diffusore “furbo” che rinforza il medio basso  a scapito del basso profondi, preferisce il nitore e la pulizia al calore artificiale del medio basso.


      Conclusioni
      In conclusione le Aliante Decò si sono dimostrate un diffusore molto valido, caratterizzato da ottima correttezza timbrica, elevata estensione in frequenza anche agli estremi di gamma, eccellente risposta ai transienti, precisa ricostruzione della scena. Il suono è sempre molto equilibrato, senza che una gamma prevalga sull’altra, coerenza davvero notevole,  presenti e rifinite in alto ma senza mai provocare fatica di ascolto o asprezze innaturali. Scendono in basso ma in modo equilibrato senza fuochi d'artificio ed effetti speciali che incantano al primo ascolto ma stancano subito dopo. Se a questo aggiungiamo il pregio di essere Made in Italy, l‘estetica, le finiture, la facilità di inserimento in ambiente e di pilotaggio, l’assistenza della casa madre, e poi diamo uno sguardo al listino di 3.360 euro, direi che sono di certo un prodotto da mettere nel novero di quelli obbligantemente da ascoltare prima di decidere su un acquisto. Fortemente raccomandate per ampli deliziosi ma di potenza ridotta e non adatti a pilotare diffusori con impedenze ostiche 
       

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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