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Sugden A21SE, amplificatore integrato


emiliopablo

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L’amplificatore integrato Sugden A21a, è stato uno dei miei primi acquisti veramente hi-fi e ne serbo ancora un vivo ricordo di grande musicalità. Una stufetta (20 watt stato solido in pura classe A) a scaldare le grigie serate invernali bolognesi nell’intimità di un piccolo bilocale, spesso dimenticata accesa tutta la notte quando la musica cedeva il passo al sonno.

Sarà l’avanzare dell’età matura, ma una vena di romantica nostalgia ha finito col pervadere oggetti e luoghi del mio passato e oggi il rammarico che quel Sugden non sia più tra le mie cose ogni tanto mi attanaglia. Con l’ingenuità e l’entusiasmo di allora lo vendetti per inseguire improbabili up-grade senza mai voltarmi indietro a guardare cosa stavo lasciando per strada.

 

Sugden è un marchio longevo, essenziale, coerente e concreto, in linea con l’approccio all’hi-fi di terra britannica. Rispetto alla concorrenza, primo tra tutti Musical Fidelity, la Sugden ha continuato a credere nella classe A (mi piacerebbe sapere perché le gloriose stufette della serie A della Musical Fidelity non abbiano più avuto un seguito, perdonatemi ma è un altro nostalgico tributo proprio a quell’A120 con cui ho pure felicemente convissuto), rimanendo coerente con le proprie scelte progettuali e fedele al suo piccolo grande capolavoro, l’A21a, appunto.


James-E-Sugden.jpg.0b820b53b45c7310b46491e03e72ca1d.jpgRealizzazione

L’amplificatore in questione è stato progettato da James E. Sugden negli anni '60 e vanta il significativo primato di essere stato il primo amplificatore a stato solido in classe A al mondo prodotto in serie per scopi commerciali. Insomma un piccolo mostro sacro che da decenni allieta l’alta fedeltà d’oltremanica e mondiale, una rassicurante certezza nell’effimero andirivieni stagionale di marchi e modelli da prêt à porter fieristico.
Il modello in prova è l’A21SE, versione anabolizzata del modello A21a attualmente in listino, da cui differisce per le maggiori capacità di erogazione e insensibilità al carico dei diffusori, con un conseguente aspetto più pingue. Il contrasto con la spartanità estetica, funzionale e costruttiva delle prime realizzazioni è in questo modello ancora più evidente, dotato com’è di una curatissima, solidissima ed elegante livrea, telecomando e uscita pre.

 

Il Sugden A21SE è dunque un amplificatore integrato in grado di erogare 30 watt in pura classe A su 8 ohm e 40 watt in pura classe A su 4 ohm. E’ dotato di selettore degli ingressi e manopola del volume motorizzata e telecomandabile; sul retro vi sono cinque ingressi sbilanciati RCA, una uscita tape ed una pre, nonché due coppie di robusti connettori WBT di uscita per gli altoparlanti.

 

sugdeninside.jpg.c1d6d7d2b17d03328f3b87da0fbf0f6e.jpgSotto il pesante cofano, il già brillante motore è stato massicciamente sovradimensionato e perfezionato al fine di assicurare non solo maggiori capacità di pilotaggio, ma anche l’affidabilità e longevità che regalano ulteriori leve al marketing Sugden per un prodotto che ha già stupito generazioni di appassionati e punta dritto all’aspetto emozionale del "lascito" di padre in figlio. Poi, da non sottovalutare, c’è l’ "hand crafted in West Yorkshire, England", che apre il sito inglese come un rassicurante benvenuto ed esprime ancora un importante valore aggiunto in termini di qualità e passione, in controtendenza rispetto al decentramento produttivo verso est, e la Cina in particolare, operato da altri costruttori.

 

Ascolto

Ho avuto modo di ascoltare l’A21SE inserito nel mio personale impianto composto dal lettore CD Bow Technologies ZZ8, diffusori Dyanudio Special 25 su stand dedicati e trattati. Cavetteria varia (alimentazione: Furhutec; segnale: Nordost SPM; potenza: Cardas Golden Reference P; filtro Blacknoise Estremo sulla sorgente). Amplificazione di riferimento: preamplificatore Cello Palette, amplificatore finale McIntosh MC252. Sala d’ascolto 7 x 6 metri.

In secondo ascolto l’A21SE è stato inserito in un impianto messo a disposizione dall’amico Luigi, costituito dal lettore SACD della McIntosh MCD 201 e diffusori Karma 3.2.

Sugdenfront3.jpg.be7050d3ee73c1dc8cd7f7f8e19546f6.jpgDopo un centinaio di ore di rodaggio ho cominciato ad effettuare i primi test di ascolto, con l’accortezza, prima di ciascuna seduta, di attendere almeno quella quindicina di minuti per consentire all’ampli di entrare a regime termico e scaldare parecchio come si conviene alla sua tipologia circuitale.
Nella classe A pura (da non confondere con la classe AA, la classe A dinamica, la classe AB, ecc., tutte soluzioni, almeno in linea teorica, meno pregiate e più economiche), tutti i dispositivi attivi dell’elettronica lavorano sempre in modalità "sempre acceso" e non in "alternato" (ovvero la corrente vi transita per l’intera durata del segnale senza mai annullarsi) eliminando i rischi della distorsione di crossover introdotta nella commutazione da un transistor all’altro e assicurando massima linearità di funzionamento. Ciò si paga in termini di bassa efficienza della macchina che si attesta intorno al 10% dell’energia assorbita: a fronte di un assorbimento di circa 300 watt di energia elettrica, l’A21SE eroga solo una trentina di watt di potenza, dissipando il resto in calore.

L’audiofilo che abbia provato l’esperienza di una buona amplificazione a stato solido in pura classe A non può non esserne rimasto affascinato e condizionato: d’altronde non è un caso che nomi come Mark Levinson, Nelson Pass o, da ultimo, Lamm, abbiano realizzato le loro più acclamate elettroniche proprio in classe A.

 

sugdensetup.jpg.7793bd29b78952995c24588da3208943.jpgEppure oggi sono sempre più rari i costruttori che sposano tale soluzione progettuale in considerazione degli alti costi di produzione in relazione alle basse potenze ottenibili, anche se i risultati, per la mia esperienza, sono sempre premianti.
Confesso che la mia convivenza con questo amplificatore ha avuto del disarmante e sconcertante al tempo stesso: l’averne esplorato i limiti è stata impresa frustrante ed avvilente, non perché limiti non abbia, ma perché tali limiti sono posizionati così in alto da imporre un’amara riflessione su quanto valga la pena spendere tanto (ma davvero tanto!) di più, per appagare l’isteria audiofila di un’improbabile perfezione.


Mi sono ritrovato a lavorare per giorni su questa recensione, quand’anche fosse già terminata da tempo, un po’ come era solito fare Raffaello Sanzio davanti ai suoi quadri ormai finiti: a cancellare i segni della fatica. Già, perché di fatica ne ho fatta per cercare di esporre al meglio la mia esperienza d’ascolto, e comunque la sensazione che questo Sugden 21SE sia probabilmente tra i migliori amplificatori integrati a stato solido che abbia mai ascoltato a prescindere dalla fascia di prezzo resta molto forte, in cima ad una pletora di americani, anche dagli occhi blu, epici danesi, francesi doppio telaio o tedeschi a batteria. Nessun integrato ha mai insidiato così da vicino i miei riferimenti (n volte più costosi…) e quelli di altri amici cui ho chiesto asilo, più che per conferma, per la perfidia di veder vacillare anche le loro granitiche certezze. Soprattutto, nessun integrato ha mai espresso una tale musicalità e piacevolezza d’ascolto.

 

Innanzitutto i 33 watt di targa lavorano come fossero 100. Lo stadio finale del Sugden non è mai andato in crisi con le mie Dynaudio né con le Karma 3.2, ben meno efficienti, sonorizzando ambienti di oltre 40 mq e solo in alcuni pieni orchestrali, con volumi davvero impattanti, un accenno di compressione e indurimento ha lasciato presagire un comprensibilissimo disagio.
Sin dal primo ascolto impressiona il fatto che le dimensioni della scena, solitamente tallone d’Achille degli integrati rispetto a più blasonate amplificazioni separate, siano collimanti col riferimento. Solo a voler essere davvero pignoli è possibile avvertire, con software molto complessi quale l’"Allelujah! Laudamus te" di Alfred Reed (tratto da "Pomp and Pipes" eseguito dalla Dallas Wind Symphony diretta da F. Fennell integrata da un grande organo a canne suonato da Paul Riedo, etichetta Reference Recordings, assurto a mio personale riferimento per essere uno dei software in assoluto più terrificanti per ampli e diffusori), una scansione dei piani in profondità meno estesa, pur restando altrettanto articolata.. Anche in termini di contrasti dinamici, l’A21 SE non mostra la corda, pilotando con piglio sicuro ed energia le Special 25, riempiendo la mia grande sala di musica e lasciandomi fino all’ultimo con l’ansia di stare esagerando col volume, quasi ad attendere un clipping che invece non arriva.

 

sugdenfront.jpg.9e83f6f78183c82bb96e19d536ad8b3e.jpgCon una cantante di cui mi sono perdutamente innamorato, Carrie Rodriguez, nel brano "He’s already gone" (tratto da "Seven angels on a bicycle", etichetta Train Wreck Records), ho apprezzato la pastosità del suono, bello denso con un incarnato ricco di sfumature. La plasticità con cui è resa la protagonista e la messa a fuoco sugli strumenti sono straordinari. Il buio di fondo del palcoscenico lascia increduli. Lo stupore è tanto soprattutto quando si realizza che i riferimenti artefici delle prestazioni assunte a confronto sono preamplificatori del calibro del Cello Palette o del McIntosh C2200, insomma, in questo campo, dei campioni, mica dei brocchi!
L’energia con cui il Sugden pilota le Dynaudio Special 25 fa addirittura guadagnare a queste ultime maggiore perentorietà in basso. Con le Karma Ceramic 3.2, ove mai ce ne fosse stato bisogno, ho avuto la conferma che si tratta di un basso secco, frenato e potente, mai esuberante dal suo range di emissione, che restituisce un piacere irresistibile un po’ con tutti i generi musicali.
Si, la gamma bassa è il vero capolavoro dell’A21SE, robusta e articolata, capace di sostenere l’intera impalcatura sonora e accentuando l’effetto 3D della scena. Ciò mi ha indotto ad indulgere su vecchi amori dimenticati: i Dire Straits, nei brani "Walk of life" e "Boom like that" (tratti da "Private investigations" special edition della etichetta Mercury Records) promanano un gusto che non provavo più dai tempi delle rimpiante Snell type D (uscite burrascosamente di casa all’indomani del mio matrimonio: troppe prime donne in soli 45 mq…).
La gamma media scorre fluida, dettagliata e trasparente, bellissima e correttamente posizionata dietro il fronte dei diffusori, con un lieve calore che avvolge e ammalia l’ascolto. Con questi presupposti, il piacere di ascolto è senza fine.
La gamma alta è proprio come me l’aspettavo, estesa e luminosa ma assolutamente non affaticante. Con "Le quattro Stagioni" di Vivaldi (eseguito da "I Sonatori de la gioiosa marca", etichetta First Impression music), anche i passaggi più concitati sono dipanati con eccellente separazione e aria tra gli esecutori e con un’estensione ragguardevole e vibrante di armonici.
L’incisione in questione è senz’altro tra le migliori, ma l’interpretazione del Sugden ci mette del suo per rendere straordinario l’evento musicale.


sugdenrear.jpg.cbabf8a41efe74bc91da8266a4701dd2.jpgAltra cosa rimarchevole e stupefacente è la facilità con cui suona, e suona bene, questo integrato. Tutte le paranoie dei cavi e del "fine tuning" passano in secondo piano, la sensazione è che questo "perfido albione" burbero ed insensibile agli interfacciamenti, forte di una musicalità senza pari, come lo metti metti, suoni sempre alla grande!
Giorno dopo giorno, confronto dopo confronto, l’inquietudine apre spazio alla tentazione di down-grade.
Già. Lo sconforto è sempre in agguato in un audiofilo degno di questo nome e qualora vi dovesse assalire la smania di vendere tutto, la voglia di disintossicarvi e affrancarvi dal vostro accrocco milionario di elettroniche e colubri saettoni, riappropriandovi di tempo e soldi da dedicare solo alla musica, non abbiate dubbi, rivolgetevi a questo amplificatorino dal costo umano e dal suono impareggiabile.

 

Conclusioni
L’ascolto di questo integrato è, ovviamente, assolutamente immancabile anche per chi, per contro, è in piena "espansione" con un impianto proiettato verso l’hi-end.
L’offerta del mercato è vasta, altre amplificazioni (magari a due telai…) potranno rendervi quel dettaglio maniacale che state inseguendo da anni in un brano mandato a memoria; altre sapranno riprodurre clinicamente la fine tessitura di un allucinante ordito di archi e armeggioni concepito dalla mente perversa di un audiofilo improvvisatosi ingegnere del suono; altre saranno in grado di spostare dieci centimetri indietro il vostro batterista preferito; ma vi assicuro, difficilmente vi imbatterete in un suono così bello, dotato di tanta freschezza armonica e fascino spontaneo, che sprigiona da questo inglesino.
Cara sensazionale quanto misera hi-fi! Oggi il Sugden mi parla di musica, mi riconcilia con tutti i miei dischi, lasciando languire ogni compulsione audiofila e i miei riferimenti inseguiti per una vita. Cos’altro aggiungere? A questo prezzo e a prescindere dal prezzo, un’amplificazione definitiva!

 

di Emilio Paolo Forte

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25 Comments


Recommended Comments

verdino

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Che dire….. da felice possessore del Sugden A21se e anche di altre elettroniche dagli occhioni blu’ ,  confermo tutto per filo e per segno tutto quello che hai scritto  nel 2012 con la tua bellissima recensione, e che a distanza di quasi un lustro confermo.

Ogni volta che lo accendo e lo ascolto mi emoziona, solo al pensiero che così piccolino, si fa per dire, riesca a proporre una musicalità così grande e sconosciuta ad una moltitudine di elettroniche di ben altra caratura.

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CarloCa

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È il mio amplificatore! Il negoziante mi disse è un po' troppo per te però almeno spendi una sola volta e per sempre. È così è stato 🙂

  • Melius 1
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rictrip

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Era già tra i principali candidati per un prossimo impianto  secondario, ma dopo aver letto questa bella, appassionata e chiaramente sincera recensione, direi che il Sugden sarà l’eletto!

 

grazie

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verdino

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@rictrip Non te ne pentirai, garantito, se poi ci abbini un paio di diffusori di qualità non ostici, ti regalerà delle soddisfazioni che solo impianti dal costo notevolmente superiore riescono a dare.

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raf_04

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grandissima macchina anche se, a mio parere, le alte temperature che raggiunge ne fanno un amplificatore non per tutte le stagioni (a meno di non ascoltarlo in un ambiente climatizzato).

Mi sono sempre chiesto, tra l'altro, se queste temperature da stufetta alla lunga non rischino di danneggiare i componenti interni (presumo e mi auguro di no...)

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verdino

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@raf_04

fa impressione è vero, dopo un’ora quasi scotta anche la manopola del volume, ma in 10 anni di quotidiano lavoro, mi tocco, mai un problema.

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Renato Bovello

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Io non l'ho mai ascoltato quindi non posso giudicarlo. Confesso di essere attratto da questo ampli per quanto continuo a leggere. Un caro amico,tuttavia,mi ha riferito che si tratta di un ampli un po' monocorde. Nel senso che suona un po' tutto uguale. Tutto giocato in gamma media e incapace di seguire le escursioni dinamiche. Che mi dite a riguardo ? 

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verdino

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@Renato Bovello
Se c’è una cosa che in oltre 40 anni di ascolti mi ha stupito e continua a stupirmi è stata l’esperienza col Sugden A21se, messo alla prova con più diffusori.

Ti dirò di più, riesce a riprodurre dalle tracce dei brani sfumature che neanche ne conoscevo l’esistenza e che elettroniche molto più blasonate dal costo quasi 10 volte superiore tenevano molto arretrate in secondo piano.

Non mi riconosco su quanto riportatoti dal tuo caro amico, mi riconosco invece totalmente in quanto riportato nella recensione dell’articolo di cui sopra.

Ovvio che se lo metti a pilotare diffusori enormi e impegnativi a riprodurre sinfonie altrettanto impegnative a volumi elevati,  con i suoi 30 w fa quel che può, ma non china la testa neanche con questi, perde un po’ il controllo alle basse frequenze ma si riscatta con degli alti e dei medi da riferimento.

Michele

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Renato Bovello

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@verdino Per carità , io non mi esprimo perché non l’ho mai ascoltato ma ti ringrazio . Devo assolutamente ascoltarlo appena possibile 

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jakob1965

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@Renato Bovello  Dopo le ferie in autunno vieni pure da me e te lo faccio ascoltare - scegli poi tu i diffusori o li proviamo tutti e 3

 

- minima vintage

- Gato Audio FM15

- Canton ref. 7K

 

Che dire - un campioncino - 14 kg solamente ma suona veramente bene e con tutto (potrei fare un elenco corposo)

 

Quindi in ambienti non grandi e abitudini di ascolto normali come potenze . direi una macchina imbattibile o quasi - ad un costo tutto-sommato ancora gestibile- Il basso è bello , profondo e articolato (ci vuole però un buon cavo di potenza) - luminoso e preciso in alto ma mai stancante : con il piano solo e i violini barocchi una vera goduria

  • Melius 1
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Renato Bovello

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20 minuti fa, jakob1965 ha scritto:

Renato Bovello  Dopo le ferie in autunno vieni pure da me e te lo faccio ascoltare - scegli poi tu i diffusori o li proviamo tutti e 3

Grazie “ Jakob1965 “ , con immenso piacere . Mi piacerebbe molto poterlo ascoltare con le Minima . Grazie , gentilissimo. 

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verdino

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@jakob1965

Anch'io lo faccio suonare con le Minima Vintage 👍

A volte lo collego anche alle Guarneri , che non sono per niente facili , e a volumi da ascolti normali è sorprendente come  riesce a farle suonare.

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Petersim

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Io l'ho ascoltato bene una volta con le Tannoy Edinburg.

Dopo 10 15 minuti stavo andando via perché il suono proprio non mi piaceva. Mancanza di armoniche.

Ma dopo un'ora ha iniziato a cantare in maniera meravigliosa.

Certo, si deve in pò attendere prima di ascoltare in quel modo. Ma ne vale la pena.

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Renato Bovello

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9 ore fa, Petersim ha scritto:

pò attendere prima di ascoltare

Si devono scaldare gli impianti ma , soprattutto, si devono scaldare le nostre orecchie ma questo è un altro discorso 

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Petersim

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@Renato Bovello Sono pienamente d'accordo con tutte le tue affermazioni.

Aggiungo che, a volte, per ascoltare gli impianti, prediligo volumi più bassi che alti di pressione sonora. Ma questa è una preferenza personale

  • Melius 1
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Renato Bovello

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1 minuto fa, Petersim ha scritto:

Sono pienamente d'accordo con tutte le tue affermazioni

Ti ringrazio,e' un tema interessante che sarebbe simpatico approfondire . 

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Petersim

Posted

@Renato Bovello @Renato Bovello @Renato Bovello @Renato Bovello

Molto .

Anzi, mi fai venire un'idea.

Condivido le tue osservazioni con un mio caro amico, valente medico otorino.

Sono curioso di avere un riscontro scientifico.

Tra l'altro, è anche lui un grandissimo appassionato, con impianti da fantaacustica.

Poi farò sapere anche il suo punto di vista.

Grazie

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Renato Bovello

Posted

37 minuti fa, Petersim ha scritto:

Condivido le tue osservazioni con un mio caro amico, valente medico otorino.

Sono curioso di avere un riscontro scientifico.

Bellissimo,lui potra' senz'altro esprimersi con maggiore autorevolezza. Riportagli i nostri concetti e vediamo cosa ne pensa. Un saluto

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Petersim

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@Renato Bovello

 

Buonasera. 
Ieri mi sono confrontato con l'amico otorino (oltre che, come scritto, appassionato da decenni).
Di fronte a quanto riportato dal collega di passione Renato Bovello lui non ha assolutamente negato tali tesi.
Anzi.
È andato oltre.
Oltre l'assestamento dell'impianto uditivo nei confronti di quello hiend o hifi che sia.
Premesso che il nostro orecchio, oltre i 55 anni, percepisce difficilmente le frequenze oltre 15 kh.
Ma, la cosa oltremodo interessante, è che il nostro udito si confronta anche con quel che è stata la nostra esperienza nel corso degli anni. Con una sorta di allenamento allo ascolto.
Il nostro orecchio avrebbe una sorta di "memoria" degli ascolti pregressi.
Nel senso che se, ad esempio, un dato diffusore non riproduce una data frequenza, il nostro orecchio, se è stato particolarmente allenato ad ascoltare, ad esempio, un dato brano di musica classica, "riproduce" inconsciamente quanto ascoltato più volte in precedenza.
La prova, in particolare, è stata da lui effettuata con l'ausilio di una coppia di LS 3/5 (il diffusore vale solo come mero esempio, non entrando nel merito di tale confronto).
Ebbene, quando ad un certo passaggio ci sarebbe stata (o ci sarebbe dovuta essere) la riproduzione di un violoncello in modo netto, dall'ascolto tramite quel dato diffusore (carente fisiologicamente in gamma bassa) l'ascoltatore allenato a precedenti ascolti del medesimo brano riusciva a percepire la riproduzione della data frequenza pur in assenza, in realtà e come riferito da altri presenti, della effettiva, chiara, riproduzione, di quel dato passaggio.
Però, tale passaggio musicale, risiedeva "nella testa" dello ascoltatore allenato allo ascolto di quel dato brano (da lui stesso conosciuto quasi mnemonicamente) che, pertanto, a quel dato punto, si aspettava ed "ascoltava" (percepiva) quelle date frequenze che, in realtà, come riferito da altri presenti, non venivano, se non molto genericamente, riprodotte.
Come se l'orecchio avesse conservato una sorta di memoria storica di quel brano.
Una sorta di psicoacustica storica, se così si può definire.
La realtà è che l'orecchio umano si abitua a determinati ascolti e percepire le differenze tra un impianto ed un altro risulta difficile se non si ha la possibilità di passare quasi istantaneamente da un impianto all'altro.
Per effettuare questi ascolti  è necessario aver allenato l'orecchio nel corso degli anni ad ascolti comparativi.
Ma, certo, non è da tutti.

Tesi interessante.
 

 

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Renato Bovello

Posted

3 ore fa, Petersim ha scritto:

all'altro.
Per effettuare questi ascolti  è necessario aver allenato l'orecchio nel corso degli anni ad ascolti comparativi

Verissimo . Grazie , tutto molto interessante 

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Mamma mia lo ho rimesso in funzione visto le temperature esterne un pelo più fredde 

 

ora sto ascoltando questo:

 

spacer.png

 

Sembra di avere qui il pianoforte vicino - note piene scolpite , fragranti, legnose e vellutate come più metalliche al variare del tocco .. ampli veloce e ricco armonicamente - insomma un gran bel sentire - sogno il masterclass IA4 - versione anabolizzata 

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