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Marten Design Miles III, diffusori da pavimento


emiliopablo

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Ormai vi è ampia letteratura scientifica a dimostrare che il "sovradimensionato", anche allorquando perfettamente inutile, appaga istinti ancestrali che inducono l’uomo ad identificarvi i segni della primazia. L’alta fedeltà non fa eccezione.

Nulla di strano, dunque, se vi prende la smania di apparire superdotati con un finalone da 1.000 watt, quando ve ne basterebbero 10, oppure due woofer da 15 pollici (38, dicasi trentotto centimetri) quando il vostro ambiente è poco più di uno sgabuzzino.

 

Le Marten Design Miles III sono uno dei rari diffusori da pavimento di dimensioni importanti che però riesce ad adattarsi anche in ambienti in linea teorica controindicati, donando speranze a tutti come una sorta di viagra acustico, e questa inusitata flessibilità d’impiego è stata foriera di ulteriori piacevoli sorprese che cercherò di esporre di seguito.

 

Design e costruzione

Le Miles III si presentano con cabinet in MDF da 26mm di spessore rivestito di un’elegante finitura lacca piano su cui risaltano i tre trasduttori ceramici bianchi, tutti protetti singolarmente da griglia metallica circolare non rimuovibile.

Il progetto è di tipo bass reflex con tubo di raccordo che emette sul pavimento, favorito dal rialzo offerto dalle "zampe" metalliche terminate con grosse punte di serie. I trasduttori sono gli ormai famosi ceramici della Accuton, e precisamente il tweeter e due woofer da 165 mm, gli stessi che equipaggiano altri ambiziosi progetti concorrenti. Le Miles III, con i loro 91 db di efficienza e impedenza minima di 3,8 ohm rappresentano un carico facile per la maggior parte degli amplificatori e, con un range di frequenza da 31 a 40.000 hz sono pronte ad assecondare anche l’esuberanza dei nuovi formati digitali.

 

emilio1.jpg.25081463691e44cda98faa7c02091b93.jpgCome dicevo, la vera particolarità di tale progetto è la sua risposta in ambiente, tarata per favorire il posizionamento dei diffusori a ridosso della parete di fondo, senza che ciò pregiudichi la ricostruzione scenica o la pulizia in gamma bassa. La casa suggerisce di tenere le Miles III ad una distanza di circa 40 cm dalla parete di fondo per "linearizzare" al massimo la curva di emissione del diffusore, appositamente studiata in funzione di tale posizionamento.

 

 

Ho inserito le Marten nel mio impianto composto dal lettore digitale Bow Technologies ZZ8, preamplificatore Cello Palette e finale McIntosh MC252. Diffusori di riferimento: Dynaudio Special 25. Cavi Furutech Reference di alimentazione, Nordost SPM Reference di segnale e Cardas Golden Reference P di potenza, filtro Blacknoise Extreme sulla sorgente.

Con un certo scetticismo mi attengo alla distanza consigliata dal costruttore, tenendo i diffusori paralleli rispetto alla parete di fondo e a circa 250 cm tra loro.

 

 

Ascolto

La prima impressione d’ascolto conferma la bontà del progetto. Riscontro infatti una ricostruzione scenica di alto livello, ben sviluppata anche nel senso della profondità e una facilità di pilotaggio che mette tranquillamente a suo agio il mio finalone. Sarà il bass reflex sul pavimento o la particolare curva di risposta, ma, anche a volumi sostenuti e con software eccitanti (Massive Attack), non si avvertono mai code fuori controllo in basso o impastamenti in gamma medio bassa, anzi, tutto lascia presagire una certa refrattarietà del diffusore alle interazioni ambientali.

 

Devo dire che, nella mia sala (6 x 7 metri), ho preferito una maggiore distanza dalla parete di fondo (oltre un metro), dove la suggestione della profondità del palcoscenico e dei riverberi ambientali raggiunge vette inusitate, complice la naturale propensione del diffusore a "sfondare" la parete di fondo. La focalizzazione dei protagonisti è parimenti suggestiva e si avvale di tutta la vertiginosa prospettiva del palcoscenico. Ma anche ripiegando su una camera di 15 mq la correttezza timbrica e la ricostruzione scenica continuano ad essere da primi della classe, rivaleggiando tranquillamente con bookshelf di qualità, con il plus del maggiore litraggio che esprime spessore e impatto dinamico.

 

Un altro aspetto evidente già al primo ascolto è la coerenza di emissione di questo diffusore: è forse la prestazione che stupisce di più, paragonabile a quella di un pannello elettrostatico, senza le complicanze tipiche delle celle, a partire dal carico ostico a finire al collocamento in ambiente. Alla coerenza si aggiunge un microcontrasto esaltante, dall’ordito fine e sontuoso, e un equilibrio timbrico tendente al chiaro, con lucentezza acquerellata, grazie ad un contrasto macrodinamico sempre composto e compassato. Proprio come negli elettrostatici, non c’è la grande dinamica o l’impatto viscerale che le dimensioni del diffusore ed il numero dei trasduttori lascerebbero intuire. Tutto questo rigore è asservito ad una rappresentazione olografica posta ad una distanza maggiore del solito, caratterizzata da una amalgama estremamente piacevole, senza perniciosi protagonismi. Non dimentichiamo l’obiettivo perseguito dal progettista: ci troviamo di fronte ad un diffusore importante, inseribile, grazie alle sue caratteristiche, anche in ambienti infelici per dimensioni e risposta acustica, con una ragionevole aspettativa di buon risultato, senza dover necessariamente ripiegare verso i canonici ed universali minidiffusori.

 

La coerenza accomuna le Miles III ad un progetto che conosco molto bene per averlo ascoltato a confronto proprio con le mie Special 25, e cioè le Kharma 3.2, altra raffinatissima realizzazione che fa uso dei trasduttori ceramici della Accuton, tanto da indurmi a pensare che siano proprio i trasduttori tedeschi a consentire al crossover di operare una legatura di tale precisione tra le gamme sonore. Le olandesi mi sono parse più esuberanti e caratterizzate da un medioalto più in evidenza rispetto alle Miles III, ma non per questo affaticante, mentre in basso appaiono più enfatizzate a discapito del rigore che invece riesce a mantenere in ogni occasione la Miles che si avvantaggia di un trasduttore in più per la gamma bassa. Rispetto ad entrambe le torri citate, il mio riferimento Dynaudio, dà l’impressione di scendere più in profondità nell’estremo basso col woofer da 20 cm, anche se con minore perentorietà e corpo nel mediobasso, mentre in alto il suo tweeter Esotar II arriva a vette di luminosità che ai tweeter Accuton sembrano precluse.

 

emilio2.jpg.43feb003a24fb2a50010a6ab5e5f8183.jpgTale prima impressione d’ascolto cede però subito il posto al compiacimento per l’incredibile sinergia che i trasduttori ceramici, senza inseguire primati, riescono ad infondere al progetto delle torri in questione. Si apprezza il notevole corpo e lo spessore che i woofer sono in grado di conferire all’impasto sonoro, nonché l’elevata dose di analiticità che si nasconde dietro il garbo e la discrezione con cui questi bianchi tweeter trattano la gamma alta, tanto da farne quasi passare inosservata la notevole estensione.

Passando alle consuete note d’ascolto, opto per un inizio energico: il famigerato "Allelujah! Laudamus te" di Alfred Reed (tratto da "Pomp and Pipes" eseguito dalla Dallas Wind Symphony diretta da F. Fennell integrata da un grande organo a canne suonato da Paul Riedo, etichetta Reference Recordings).

 

Si avverte subito, con l’incedere del muro di suono che caratterizza il software, la grande ricchezza di sfumature e un microcontrasto arioso e rispettoso delle informazioni ambientali che si espandono come raramente mi è capitato di ascoltare con diffusori così vicini alla parete di fondo; parte dell’orchestra appare virtualmente collocata in una stanza adiacente alla parete di fondo.

L’impatto in gamma bassa è possente quando occorre, anche se altri diffusori di pari litraggio e con meno trasduttori fanno di meglio. Insomma, non aspettatevi un basso che vi spettini il ciuffo; qui le doti sono ben altre che la forza bruta. Stupisce la coerenza con le restanti gamme che assecondano l’emissione leggiadra e arretrata del diffusore. L’articolazione e la profondità dei bassi sono comunque perfettamente idonee a dare espressività e nitore alle note di qualunque strumento emetta in quel range di frequenza, senza enfatizzazioni e punch di sorta, conferendo quel corpo che un diffusore da stand, per quanto di qualità, non riuscirebbe ad esprimere.

La gamma media gioca arretrata, collocando i protagonisti in un’area molto ampia fin oltre la parete di fondo, mostrando tuttavia (e qui è quasi un piccolo prodigio) una ragguardevole luminosità e tridimensionalità, apparentemente inconciliabili con l’impostazione generale del diffusore. E’ proprio la gamma media, come una sirena, ad incantare l’ascolto. La voce di Elvis Costello in My Funny Valentine (Marian McPartland’s Piano Jazz, etichetta Concord Records) è riprodotta nella maniera più impressionante, per calore ed emozionalità ,che abbia mai ascoltato.

 

emilio3.jpg.2149ae53396a214a6fee2574b0c5e1b3.jpgCon i violini de "Le quattro Stagioni" di Vivaldi (eseguito da "I Sonatori de la gioiosa marca", etichetta First Impression music) l’impostazione timbrica tendente al chiaro permette di apprezzare anche l’ultimo respiro degli strumenti senza cedere ad aggressività o fatica d’ascolto.

 

Conclusioni

C’era bisogno di questa ennesima realizzazione con i ceramici? Ritengo di sì. Nessuna moda, qui i ceramici sono solo lo strumento per raggiungere gli obiettivi di questo ambizioso progetto che tiene nella dovuta considerazione i compromessi che ogni giorno l’appassionato deve accettare in nome della convivenza more uxorio in ambiente domestico.

A prescindere da questo importante valore aggiunto, le Miles III restano comunque un diffusore universale dalla forte personalità, per palati fini, di cui, onestamente, è molto facile innamorarsi.

 

di Emilio Paolo Forte

  • Melius 3
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2 Comments


Recommended Comments

Fazer802

Posted

Complimenti per la recensione! Mi ritrovo in ogni aspetto da te illustrato. Medio e alti cristallini e lucenti, senza essere assolutamente affaticanti. I bassi sono frenati, rigorosi, ma comunque non d'impatto. Un diffusore raffinato, risultato d'arrivo dopo anni di HiFi. Io ho le Getz, distanti 50 cm dalla parete di fondo e 250 cm fra loro. Leggermente inclinate. Pilotate da VTL. Cavi tutti Vyda. 

Roberto

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jerry.gb

Posted

Bella recensione, sono stati usati i termini giusti per delineare le caratteristiche dei diffusori Marten, da me apprezzati per anni e d’accordissimo che possono essere un punto di arrivo, per i miei gusti d’ascolto, solo di recente sono riuscito ad acquistare le Oscar Trio, che pur essendo di classe inferiore rispetto alle Miles, rispettano sempre l’espressione progettuale di Olofsson

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