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The Billiard Room

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La pesca della Trota in Torrente – Introduzione


meridian

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Solo una piccola premessa per scusarmi del periodo di assenza da questo blog, cui tengo moltissimo, ma gli impegni, tanti e di svariata natura, mi hanno impedito di onorare per un lasso di tempo fin troppo ampio queste pagine, che permettono anche a me di riassaporare i luoghi, le avventure, la passione per i torrenti e la pesca delle Trote, comunque, si riprende da dove ho lasciato, ovvero dalle descrizioni dei luoghi, per passare a parlare della regina dei torrenti, la Trota Fario.

 

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INTRODUZIONE

 

Ogni qualvolta scendo sul torrente per una battuta di pesca, la sensazione più forte che provo è di libertà, intesa come momento di assoluto straniamento dal resto del mondo, dai pensieri, dai problemi personali, ed insieme ad essa sono molte le sensazioni positive che riemergono, letteralmente ritornano a galla, come fossero sopite e la sola vista del fiume le riproponga concretamente a livello conscio, addirittura quasi fisicamente tangibili.

Soprattutto le prime uscite stagionali, il ritorno su luoghi ben conosciuti, l’ immersione sul greto del torrente, sono fonte di una pace e una serenità difficili da spiegare, il primo respiro sul fiume è quasi un atto liberatorio, di sincronizzazione del battito del cuore e del proprio corpo con il torrente, una ossigenazione cerebrale e non solo, il sentire il profumo della terra, dei luoghi che ci circondano, della vegetazione, sono tutti elementi positivi e gratificanti già per se stessi.

L’ aria ricca di ossigeno si percepisce immediatamente, leggera, carica di ioni, in grado di far sentire bene fisicamente, soprattutto per chi è abituato a trovarsi costantemente immerso nell’ ammorbante odore della città.

Sono tutte sensazioni e impressioni piacevoli, rilassanti e gratificanti, una completa e totale trasformazione del proprio io, dell’ umore, sembra quasi si possa percepire una liberazione dell’ energia e un senso di benessere nel trovarsi nel proprio ambiente di elezione, in un luogo che fa stare bene a tutti i livelli di percezione, in un mondo che si presenta quasi perfetto. . .

La pesca alla trota, secondo le norme della federazione nazionale della pesca sportiva, si apre  all’ alba dell’ ultima domenica di febbraio, mentre la successiva chiusura stagionale si pone di solito al tramonto della prima domenica di ottobre, sette mesi circa di potenziali uscite, che si riducono, in alcuni anni particolarmente freddi o piovosi, anche a meno della metà. Questo è il canonico calendario, anche se in realtà a fine Febbraio, ed anche, in certi anni, fino ad Aprile, il clima risulta poco adatto alla pesca ed anche le Trote sono poco attive. Se consideriamo che il mese di Agosto spesso ci vede impegnati con la famiglia e con le ferie canoniche, rimangono solo 3 o 4 mesi veramente interessanti per fruire dei torrenti.

Al di là dei tempi e del periodo di pesca possibile, ogni uscita sul torrente è un momento unico, una esperienza singola e irripetibile, ed è si collegata in qualche modo alle altre, soprattutto percorrendo diverse volte lo stesso tratto di fiume, per ovvi motivi di sovrapposizione e ripetizione di azioni, percorsi e situazioni, ma ogni singola battuta di pesca è un momento che non potrà mai riproporsi uguale alle uscite precedenti e alle successive. Non solo per le condizioni stagionali, meteorologiche, climatiche, e dello stato delle acque, ma anche per il proprio stato mentale, l’ umore del momento, il risultato della giornata di pesca, gli eventi e le situazioni particolari che accadono ogni volta ci si trova sul fiume a pescare.

Nelle mie zone di pesca, nei torrenti e nei bacini idrografici dove io mi muovo, la misura minima della trota Fario è di ventidue centimetri, per la trota iridea venti centimetri, inoltre non si possono catturare in una battuta di pesca più di cinque fario e più di dieci trote iridee. Questo nella teoria, capita infatti, pur avendo le migliori intenzioni di pescare e pur impegnandosi al meglio, che di trote in misura non se ne catturi neppure una.

Viene definito con il termine “cappotto” il ritorno a casa senza aver catturato, ed eventualmente rilasciato, alcun pesce di misura, ovvero tornare dalla pesca a mani vuote, e sicuramente il non pescare alcuna preda trattenibile è un risultato insoddisfacente, perché il pescatore è sul fiume per insidiare le trote, grosse possibilmente, se non se ne cattura neppure una, hanno avuto la meglio le trote !.

Non è così scontato sia sempre negativo fare un’ uscita in torrente senza catture di misura, spesso si fanno bellissime battute di pesca nel fiume, gratificanti, piacevoli e di soddisfazione, che arricchiscono e trasmettono nuove sensazioni, aprono nuove conoscenze, offrono uno spunto inaspettato alla tecnica e all’ accumulo di nuove esperienze, anche senza  introdurre dei pesci nel proprio paniere.

Le catture di grosse trote sono situazioni uniche, sono immagini vivide stampate nella mente, il luogo, la situazione, il modo con cui si è presa una grossa trota sono ricordi lucidissimi, rappresentano uno dei momenti più alti del pescare, un grosso esemplare, soprattutto in torrenti piccoli dove il pesce non raggiunge dimensioni importanti, è una soddisfazione che si fissa nei ricordi più intensi e più belli.

Va comunque sottolineato, anche per correttezza nei confronti di chi è contrario a questo sport e alla cattura del pesce, che l’ azione del pescare non è collegato per forza di cose alla sua uccisione, esiste la pesca no kill, fatta con le esche artificiali o con la tecnica della mosca che garantiscono di preservare perfettamente integro e sano il pesce, e di rimetterlo nel suo ambiente senza danni o menomazioni di sorta, procurandogli solo un piccolo spavento, dal quale si riprenderà subito e ne uscirà più esperto e guardingo di prima del suo incontro-scontro con il pescatore.

 

Un' uscita di pesca fruttuosa

 

La Trota Fario

 

Veniamo ora ad una sua descrizione fisica della protagonista di miei racconti, la trota Fario, per poter meglio comprendere come questo pesce possa vivere proficuamente in luoghi non omogenei per tipologia, e non costanti nell’ alternarsi delle stagioni, uno dei pochi pesci in grado di sopportare temperature molto basse, di vivere a quote anche molto elevate, di muoversi in situazioni di grande variabilità dei livelli dell’ acqua e della forza delle correnti.

La trota è un animale decisamente molto robusto, perfettamente adattato alle acque fredde e impetuose del torrente, ricordo che la temperatura vi oscilla da pochi gradi sopra lo zero in inverno, fino ai dodici, quindici gradi a seconda dell’ insolazione e dei tratti considerati, in estate. Essa possiede grandi capacità di nuoto, soprattutto in velocità, ed è in grado di mostrare anche doti di risalita e resistenza, nel nuoto controcorrente, in queste attività molti ben coadiuvata dalla sua forma idrodinamica molto spinta e dal fatto che il suo corpo non è ricoperto da squame, come quasi tutti i pesci, ma da una membrana mucillaginosa che diminuisce di molto la resistenza che l’ acqua oppone al nuoto.

E’ un pesce che gode di ottimo mimetismo e profonda integrazione nell’ habitat che il fiume mette a disposizione, tanto che, guardando nell’ acqua trasparente, spesso non si riesce a distinguere una trota, che immobile vi sta osservando da sotto la superficie.

Vive, si nutre e si riproduce in acque pulite e molto ossigenate, in pozze e laghetti dove, oltre alla necessità di un certo flusso d’ acqua, ci sia una profondità che permetta di sentirsi al sicuro da possibili pericoli, ovviamente a seconda delle dimensioni e delle necessità le trote segmenteranno la loro presenza a varie profondità e in diversi contesti.

I piccoli pesci si muovono in luoghi con una profondità anche limitata a pochi centimetri, le trote di misura o anche piu grandi preferiscono ambienti dove vi siano soprattutto anfratti, tane, luoghi di protezione tali che, una volta disturbate, tendono a nascondersi rimanendo poi per diverse ore perfettamente immobili, invisibili e senza dare alcun cenno della loro presenza.

La trota Fario europea si riconosce immediatamente per la livrea di punti rossi e neri che, con differenti dimensioni, estensione e pigmentazione, sono presenti sui suoi fianchi. Parimenti variabile è il colore di fondo del suo corpo, dal beige chiaro fino al grigio piombo, quasi nero, e che dipende oltre che dalla variabilità individuale della livrea, in gran misura dalla luce che il pesce riceve nel suo habitat, ovvero dalle sue abitudini di movimento nell’ ambiente in cui vive. Le trote quasi nere, dalla livrea scura, si trovano solitamente in laghetti bui e sono pesci che trascorrono gran parte della loro esistenza in tana, mentre gli individui dai colori della livrea chiari sono tipici delle trote che vivono in acque e laghetti più esposti alla luce.

Esiste quindi una notevole variabilità nella colorazione di fondo delle trote e nella posizione, grandezza e forma, dei classici puntini rossi e neri.

Entrando nei dettagli del suo comportamento, parliamo di un pesce molto vorace, rapido nel cacciare e non potrebbe essere diversamente, vivendo in un ambiente dove tutto si muove velocemente, dove l’ acqua scorre senza tregua e dove il cibo con essa scende verso valle, l’ attacco rapido e immediato è il presupposto affinché il cibo non scompaia rapidamente o venga divorato prima da altre rivali.

Così, se la trota non viene messa in allarme per la presenza di ombre, rumori, o sciacquio dell‘ acqua, il suo attacco nei confronti del cibo è repentino, in alcuni casi avviene addirittura con l’esca ancora in volo e che sta per toccare la superficie dell’ acqua.

E’ un pesce che ha abitudini di caccia ben definite, soprattutto quando le sue dimensioni, collegate alla sua età ed esperienza, sono via via superiori; più volte mi è capitato, spesso con sorpresa, di vedere una gran bella trota nei pressi della riva, a fine laghetto, o in un punto strategico, dove si stringe il corso d’ acqua e il livello è magari di venti centimetri, in attesa di cibo che scorre a valle o di qualche piccolo avannotto che si avventura nel suo raggio d’ azione, specialmente all’ alba o prima dell’ imbrunire, quando massima è la sua predisposizione a cacciare.

Capita spesso che le trote caccino a filo d’ acqua, saltando fuori con balzi notevoli per prendere al volo farfalline, insetti volanti, o animaletti incautamente caduti in acqua e che non riescono più ad uscirne, ed anche molto praticata è la caccia di attesa, dietro ad un sasso, tra massi che sono passaggio obbligato per la corrente e quindi anche per il cibo, ed in posizioni e punti presso i quali non ci si aspetterebbe di vedere una bella trota in paziente attesa di prede.

Quanto appena illustrato descrive però la situazione ideale nella pratica della pesca, quando il pescatore si avvicina correttamente al laghetto, lancia bene l’ esca, non si fa vedere o sentire dai pesci, ma purtroppo possono subentrare molte variabili a modificare il risultato tanto agognato, ovvero l’ abboccata. Tra queste, il sospetto che ha il pesce in presenza di tutta una serie di elementi che noi non vediamo o non sappiamo cogliere, ma che la trota vive con i suoi sensi, qualsiasi aspetto che va a turbare il normale equilibrio di un laghetto, i rumori, il movimento delle onde mosse dagli stivali sull’ acqua, le ombre proiettate sulla sua superficie, la sagoma del pescatore, i colori vistosi del suo abbigliamento, che va curato molto bene indossando capi mimetici, i riflessi di occhiali e altri oggetti metallici, e l’ elenco potrebbe continuare con molte altre considerazioni. Proprio qui sta la difficoltà, se vogliamo la vera sfida, cioè di immedesimarsi nell’ altro, nel diverso da sé, per poter condurre la pesca in modo proficuo, consapevole, considerando tutte le possibili variabili e prevenendone gli effetti negativi.

Ancora una volta la pratica della pesca permette di mediare, trasferire sulla vita reale, diversi aspetti che la caratterizzano, come i concetti di raccogliere le sfide, di provare a calarsi nelle sensazioni della controparte, cosa che risulta molto più complicata considerando che l’ ambiente dell’ altro diverso da sé è quello acquatico, decisamente molto differente dal nostro.

Spesso sono le condizioni atmosferiche che influenzano l’ attività del pesce, gli animali sentono molto in anticipo rispetto a noi i cambiamenti del tempo, le variazioni della pressione atmosferica, l‘arrivo di temporali o di modifiche del clima e si comportano quindi di conseguenza, anticipando tali imminenti avvenimenti, inoltre le trote più grosse si avvalgono del fuggi fuggi di quelle più piccole, che possono mettere in allarme i pesci presenti in un laghetto se qualche elemento esterno produce disturbo o alterazioni dello stato naturale.

Quanto appena illustrato descrive però la situazione ideale nella pratica della pesca, quando il pescatore si avvicina correttamente al laghetto, lancia bene l’ esca, non si fa vedere o sentire dai pesci, ma purtroppo possono subentrare molte variabili a modificare il risultato tanto agognato, ovvero l’ abboccata.

Tra queste, il sospetto che ha il pesce in presenza di tutta una serie di elementi che noi non vediamo o non sappiamo cogliere, ma che la trota vive con i suoi sensi, qualsiasi aspetto che va a turbare il normale equilibrio di un laghetto, i rumori, il movimento delle onde mosse dagli stivali sull’ acqua, le ombre proiettate sulla sua superficie, la sagoma del pescatore, i colori vistosi del suo abbigliamento, che va curato molto bene indossando capi mimetici, i riflessi di occhiali e altri oggetti metallici, e l’ elenco potrebbe continuare con molte altre considerazioni. Proprio qui sta la difficoltà, se vogliamo la vera sfida, cioè di immedesimarsi nell’ altro, nel diverso da sé, per poter condurre la pesca in modo proficuo, consapevole, considerando tutte le possibili variabili e prevenendone gli effetti negativi.

Ancora una volta la pratica della pesca permette di mediare, trasferire sulla vita reale, diversi aspetti che la caratterizzano, come i concetti di raccogliere le sfide, di provare a calarsi nelle sensazioni della controparte, cosa che risulta molto più complicata considerando che l’ ambiente dell’ altro diverso da sé è quello acquatico, decisamente molto diverso dal nostro.

Spesso sono le condizioni atmosferiche che influenzano l’ attività del pesce, gli animali sentono molto in anticipo rispetto a noi i cambiamenti del tempo, le variazioni della pressione atmosferica, l‘arrivo di temporali o di modifiche del clima e si comportano quindi di conseguenza, anticipando tali imminenti avvenimenti.

 

 

 

 

113.thumb.JPG.696203323f1e21f868aac5059df13ff5.JPG

 

 

Sempre interessante e vario il panorama della pesca alla Trota, diciamo che la ripetitività e la noia, sono concetti inesistenti nella pesca in torrente, alla prossima puntata . . .

 

Dario

 

2 Comments


Recommended Comments

siebrand

Posted

Bravo Dario...! bello, leggere queste cose (e te lo dice uno che è assolutamente contrario a caccioa e pesca)...?

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meridian

Posted

7 ore fa, siebrand ha scritto:

Bravo Dario...! bello, leggere queste cose (e te lo dice uno che è assolutamente contrario a caccioa e pesca)...?

Sie ciao , grazie per l' apprezzamento . . . 

Sul discorso caccia e pesca , mi trovi in parte d' accordo , però mentre nella caccia il no kill risulta difficile da praticare, nella pesca se si usano accorgimenti e tecniche adeguate puoi rilasciare il pesce integro e assolutamente senza alcun danno o menomazione. 

Non sono integralista, ma rispetto la natura e ciò che mi circonda, diciamo che la pesca e la passione per i torrenti mi è sorta ad un' età in cui ancora non puoi scegliere con il solo raziocinio, e questo hobby è diventato parte di me e del mio percorso . . . .!!!

saluti , Dario 

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  • Inserimenti

    • paolippe
      By paolippe in The Billiard Room
         21
      Non vi sono forse altri esempi di energia pura, scaturita dalla disperazione, che così come in altri pochissimi casi (Van Gogh?) sia capace di generare nello spettatore, il più delle volte ignaro del substrato, uno stupore, una gioia sì pura, un'energia di segno opposto tali da costituire un dilemma, un paradosso dell'anima.
       
      La voce di un vecchio.
      Provate ad ascoltare "Transmission" o "The Eternal". L'estasi è pari all'iniziale sgomento. Non vi sono mai stati cantanti così profondi e gutturali come Ian Curtis. La voce di un vecchio. Un vecchio saggio però. Ma poi, guardando i suoi video, quella faccia pulita di ragazzino mai cresciuto, sposatosi a 19 anni con un'altrettanto giovanissima moglie, si rimane ancor più attoniti. Padre e madre di una bambina, poco dopo.
       
      Ma che razza di band sono stati i Joy Division?
      Totalmente al di fuori dei cliché tipici del rock conosciuto: drogati non lo erano... e nemmeno rudi e sporchi. Nessuno di loro aveva i capelli lunghi nè l'aspetto tipico del cosiddetto "rocker", ma nemmeno quello dissacratorio delle band punk, post-punk o new-wave che grazie SOLO a loro proliferarono negli anni successivi.
      I New Order, naturale epilogo musicale privo dell'inarrivabile poeta,  continuarono sulla medesima, strada, con una serietà ed una sobrietà musicale e comportamentale che ancora oggi stupisce. Mai un eccesso. Solo Energia. Allo stato puro! Musica neutra, così come le loro vite.
       
      E neutra è la prima canzone dove si riconosce il tipico sound Joy Division: "Leaders of Man". Ma le parole, si sa, per quanto ne siano state scritte tante, troppe su Ian Curtis e i Joy Division, sono totalmente inadeguate a descrivere questo fenomeno musicale. Questa meteora culturale. Siamo TUTTI debitori di Ian, Bernard, Peter e  Stephen.
      L'unico consiglio che posso darvi è di ascoltare a lungo il loro album più bello, quello postumo. Quel Closer che diede ai Joy Division, oramai sciolti, la notorietà mondiale che il povero Ian non avrebbe mai conosciuto. E che forse, non avrebbe mai voluto conoscere, per quanto sobrio sia comunque rimasto il loro "essere", per volere dei superstiti e della moglie di Ian, Debbie.
      Ma subito dopo l'ascolto di Closer, guardatevi il film "Control". Un'opera cinematografica immane. Una ricostruzione di una fedeltà disarmante della vita, dei luoghi e delle gesta di quattro ragazzotti che a loro insaputa e in pochi mesi, con due soli dischi, hanno cambiato per sempre lo stile rock conosciuto. I più influenti, a mio modesto avviso, assieme a Beatles e Pink Floyd.
      Un saluto affettuoso a Ian.
      L'unico eroe rock che con la sua disperazione sia riuscito ad infondere gioia, energia inesauribile e perché no... speranza, in tutti noi comuni e inadeguati ascoltatori.

      (prima pubblicazione 8 gennaio 2014)
  • I Blog di Melius Club

    1. joe845
      Latest Entry

      By joe845,

       

      Stavolta mi avventuro in un terreno insidioso, quello dei cavi di alimentazione. Se infatti, l’oggetto cavo (di segnale, digitale, di potenza) e la sua importanza nel risultato finale sono stati ormai abbastanza accettati e condivisi da quasi tutta la popolazione audiofila - con comunque alcuni irriducibili “cavo scettici” - quando si parla di cavi di alimentazione, l’avversità e la reticenza a riconoscere eventuali benefici aumentano di un bel po' anche tra le fila dei “cavofili” e devo dire che anche io, a volte, mi sono trovato di fronte ad oggetti la cui efficacia era quanto meno discutibile, o dubbia. 

       

      Il cavo di alimentazione nella riproduzione audio

      O meglio, sicuramente qualcosa, inserendoli in un impianto, cambiava, ma a volte, ai miglioramenti riscontrati si accompagnavano degli “effetti collaterali” assolutamente non graditi. Probabilmente il problema è dovuto al fatto che, nel caso di un cavo di alimentazione, le variabili in gioco sono ancor più numerose che non quelle interessate in un cavo di segnale e dipendenti da oggetti al di fuori del nostro controllo (ad esempio il circuito elettrico di casa). O forse si tratta solo di una certa avversione “filosofica” che porta a pensare a un effetto placebo al contrario, non sono pochi quelli che sentenziano “con km e km di rete elettrica cosa vuoi che faccia l’ultimo metro”.

      Insomma, per una ragione o per l’altra, il cavo di alimentazione è abbastanza bistrattato.

      Io, come dicevo, ho avuto esperienze altalenanti, ma siccome sono un inguaribile curioso, ho accettato volentieri di provare l’entry level (si fa per dire) di Neutral Cable, un marchio che conosco bene perché ho visto nascere e del quale conosco il “deus ex machina”, Fabio Sorrentino, con il quale ho più volte condiviso esperienze di ascolto e, in tempi remoti, anche di autocostruzione.

       

      Il cavo Eclipse di Neutral Cable

      Ma veniamo al sodo. Eclipse è, come dicevamo, l’entry level della serie che comprende anche i modelli Fascino Improved e, al top, Reference.

      Il cavo di alimentazione Eclipse, come gli altri cavi Neutral Cable, è costruito a mano con conduttori in rame OCC di purezza 7N isolati in polietilene con una sezione di 3 x 4 mmq (per fase, neutro e terra). Grande importanza è attribuita dal costruttore alla qualità del rame, alle sezioni e all'isolante dei conduttori.

      In luogo di conduttori isolati con semplice ed economico PVC (isolante utilizzato nei normali cavi dei ns. impianti elettrici) si è scelto l'utilizzo del polietilene che ha una costante dielettrica molto più bassa del PVC. Un altro aspetto che caratterizza tutti i cavi Neutral Cable è l'attenzione posta agli aspetti meccanici e vibrazionali dei cavi (Vibration Damping System) in quanto vibrazioni, risonanze o collegamenti meccanicamente non perfettamente saldi non consentono prestazioni ottimali. Nel caso del cavo di alimentazione Eclipse, i conduttori sono twistati in modo molto stretto e successivamente tenuti uniti e smorzati con strati di materiali come teflon e guaine in poliefina. I conduttori poi una volta collegati ai contatti vengono ulteriormente accoppiati ad essi mediante resine per formare un solido corpo unico conduttori - spina.

      Il cavo monta delle ottime IEC e schuko Furutech, rispettivamente FI-11 (CU) e FI-E11 (CU). Le spine Furutech sono molto solide e sorde, hanno il corpo dei contatti in composito nylon - fibra di vetro, mentre il resto della spina è in policarbonato molto spesso. Garantiscono una presa molto ferma solida, soprattutto la IEC si serra molto bene nella vaschetta.

      Insomma il cavo è molto ben fatto ed il prezzo finale è ben bilanciato rispetto al costo dei singoli componenti. Ma vediamo come va…

      1021630043_Ecl3.jpg.6d0fd37594454595b47b101f602f724e.jpg

       

      La prova in opera

      Avendo nel mio impianto i “soliti” tre pezzi (sorgente, pre e finale) decido di andare con ordine e cominciare la prova collegando il CD Yamaha CDS 1000. Tolgo quindi il suo cavo originale e monto l’Eclipse. Lo lascio andare qualche giorno senza ascoltarlo, dato che Fabio mi aveva detto che era appena stato “sfornato”, poi comincio.

       

      Il primo approccio non è proprio convincente, facendo le varie sostituzioni utilizzando tutti i CD test che uso normalmente, non è che senta sto granché. Provo anche, ovviamente, a girare la fase, ma il risultato non cambia. Boh. (ma poi ci ritorniamo) ?

      Un po' deluso provo a lasciar perdere il CD e cominciare il test sul preamplificatore: ooohhhhh, ora sì.

       

      Qui l’apporto dell’Eclipse si sente eccome. Innanzitutto tutto (scusate la ripetizione) diventa più silenzioso, il “tappeto” del rumore sembra essersi abbassato di qualche dB. Capisco che sia difficile da immaginare “se non sta suonando niente cosa vuoi che si senta?” direte voi. Vero, ma comunque, almeno nel mio caso, con pre e finale equipaggiati con triodi DHT, qualcosina, magari appoggiando l’orecchio, si sente sempre. Ecco, con l’Eclipse, questo “tappeto” si sente molto meno.

      Facendo poi partire il cd arriva il resto. I contorni degli strumenti sono più netti, e anche più regolari, più spaziati. Ci sono più armonici, le “code” sono più ricche di informazione; forse è questo il parametro che più si avvale dell’ingresso del nuovo cavo, c’è più ricchezza, sia in alto che in basso, su tutta la gamma udibile. In particolare l’alto, oltre che più ricco e materico, mi sembra anche un minimo più esteso. Occhio che non voglio dire che sia un cavo chiaro. Non sposta l’equilibrio tonale ma sembra più far emergere qualcosa che già c’era ma rimaneva un po' nebuloso.

      Poi c’è la dinamica. Anche in questo caso il miglioramento è facilmente avvertibile, seppure in misura leggermente minore rispetto alla timbrica e alla ricchezza armonica. In generale c’è più energia e forza, sembra che il sistema suoni un po' più forte.

      Passando all’utilizzo sul finale non posso che confermare le doti fin qui osservate, forse con un pelino in meno di intensità ma l’approccio rimane, ovviamente invariato.

       

      151600440_Ecl2.jpg.b8842e4eb11850d636bfceb87656c286.jpgUna cosa che voglio sottolineare e che, contrariamente a quanto mi è successo con altri cavi di alimentazione, che miglioravano alcuni aspetti, magari estremizzandoli, ma ne peggioravano altri, con l’Eclipse l’equilibrio del sistema rimane il medesimo, quello che avete scelto nel corso dello sviluppo del vostro impianto, vengono solo esaltati aspetti che, con il cavo “normale”, erano un po' “nella nebbia”, poco a fuoco insomma.

      E questo per me è uno dei migliori complimenti che possa fare a un cavo di alimentazione.

       

      Ma c’è un ma. Torniamo al CD, perché il fatto che non si sentisse quasi nessun effetto mi era rimasto un po' sullo stomaco. Non tanto per il cavo in sé stesso quanto per la credibilità delle mie orecchie (perché non sentivano grandi cambiamenti, positivi o negativi che fossero?) quindi ne facevo un caso personale.

      Caso volle che, per altri motivi, un bel giorno mi trovo a spostare alcuni cavi e quindi provo ad utilizzare il cavo originale del CD su un altro oggetto, ma la spina IEC non entra. Ma che è? Provo e riprovo ma niente… guardo bene e mi accorgo che la spina IEC presente sul cavo originale Yamaha non ha il conduttore centrale della massa. Non solo non ha il conduttore, non ha proprio il foro!! (e infatti il cavo, in un'altra presa IEC, non entrava). Di conseguenza il CD Yamaha non ha il collegamento di massa (deve funzionare col doppio isolamento)  e probabilmente è questo che rendeva l’intervento dell’Eclipse così poco efficace.

      Ottimo, le orecchie ancora funzionano e il cavo è discolpato. ?

       

      Conclusioni

      Il cavo di alimentazione Eclipse di Neutral Cable, è un ottimo prodotto, svolge la sua funzione migliorativa senza apportare stravolgimenti all’equilibrio del vostro sistema e lo fa a un prezzo che, pur non basso in senso assoluto, lo è se rapportato al materiale utilizzato (non devo esser io a dirvi che solo di spine Furutech ci sono un bel po' di soldini.).

      Nel mio sistema la “posizione” che ha dato il risultato più evidente è stata quella sul preamplificatore, leggermente in secondo piano sul finale, la sorgente è stata un caso a sé, come già spiegato. Se siete in fase di completamento e affinamento del vostro impianto, tenetelo ben presente perché è veramente un buon valore aggiunto.

    2. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    3. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

      #############################

      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  ?

       

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