Jump to content
Melius Club

Come un acrobata sull’acqua

  • entries
    6
  • comments
    21
  • views
    2040

Le tecniche della pesca alla Trota

Sign in to follow this  
meridian

1024 views

Ben ritrovati, ad un nuovo appuntamento con i torrenti, le Trote, e le avventure di pesca.

 

In questa nuova conversazione, vorrei illustrare per sommi capi, anche a chi ne è completamente digiuno, come si sviluppa la pesca alla Trota, che di norma presuppone due principali tecniche di esecuzione, una la cosiddetta pesca con artificiale, l’ altra invece quella con esca viva.

 

La prima, conosciuta soprattutto per l’ uso del cosiddetto cucchiaino, prevede l’ utilizzo di un’ esca finta, formata da una paletta di metallo, a forma appunto di cucchiaino, paletta che è libera di ruotare su un asse formato da una sottile anima di acciaio, che ad un estremo ha un anellino che permette di fissare il rotante al filo di nylon, e sull’ altro lato, alla fine dell’ anima in acciaio, si trova un’ asola che tiene in posizione una piccola ancoretta, cioè tre ami fissati insieme e sfalsati a 120 gradi in modo da rendere l’ arpioncino sempre attivo nei confronti del pesce da qualsiasi angolo la aggredisca. La foto che segue, credo sia più chiara di qualsiasi spiegazione.

 

Esche_artificiali_pesca_Trota.thumb.jpg.6f0af6eadd4efe8a8b8ee99be716add2.jpg

 

Come si vede qui sopra, i cucchiaini, così chiamati per la paletta che sembra un cucchiaio, sono i più utilizzati in torrenti, hanno forme, fogge, dimensioni variabili, come pure i colori e i disegni che compaiono sulla superficie del cucchiaino, alcuni li ho personalizzati io utilizzando i colori da modellismo, per fare delle diverse colorazioni o disegni che, ritenevo, potessero renderli più appetibili alle Trote, cosa che poi, statisticamente, non mi pare sia stata confermata . . . !!

 

Pesca con artificiali 

 

La tecnica di pesca con artificiale prevede il lancio del rotante, nella zona di interesse dello specchio d’ acqua, il suo recupero col mulinello a intervalli più o meno regolari, ma continuo, in modo che la paletta del cucchiaino in acqua giri a forma di vortice e attiri la curiosità e la voracità della trota, che inseguendo l’ esca finta e mordendola, rimanga agganciata  all’ ancoretta attaccata posteriormente.

Sembra una tecnica crudele, invece è la forma di pesca meno aggressiva, preferita da chi non vuole trattenere il pesce, perché l’ abboccata così detta, ovvero l’ agganciarsi della trota all’ esca, è superficiale e solitamente, con molta attenzione, si può slamare, ovvero togliere l’ arpione dal labbro del pesce, senza provocare nessun danno fisico e produrre alcuna mutilazione.  

E’ una tipologia di pesca molto pulita anche dal punto di vista del pescatore, che non maneggia esche vive, ovvero lombrichi, camole o altri animaletti, che comunque sporcano, deperiscono, e costringono a procurarseli per tempo, andando a raccoglierli o acquistandoli presso i negozi specializzati. Una variante consiste nell’ utilizzare artificiali con la forma di un pesce che, recuperando la lenza sotto la superficie, imitano il movimento natatorio di un pesciolino, e attirano così l’ attenzione della trota che vede sia una potenziale preda fonte di proteine nobili, che un intruso che invade il suo territorio, scatenando in questo modo la pronta reazione e l’ attacco, soprattutto di pesci di buona taglia. Molto valida in questo senso è l’ imitazione del pesce persico, che atavicamente scatena la reazione delle trote che lo vedono come un intruso nel proprio territorio di pertinenza, ovvero di caccia e di ambiente in cui vivere svolgendo le proprie attività.

Qui sotto alcuni dei pesciolini finti , imitazioni molto veritiere, che vengono utilizzati per insidiare Trote di buone dimensioni, si tenga presente che questi pesci artificiali sono anche in grado di muoversi nell' acqua imitando il movimento del pesce vivo, ovvero guizzano e si muovono ondulando, cosa che può essere accentuata dal pescatore, sia muovendo la punta della canna lateralmente, sia variando la velocità di recupero con il mulinello. 

 

Pesciolini_finti_esche_da_Trota.thumb.jpg.784389501a09c293d75c02a8defff4bc.jpg

 

Quelli qui sopra in foto sono solo alcuni dei pesciolini ed esche artificiali che nei decenni ho utilizzato per la pesca, in torrente, e anche in lago, dove si potevano insidiare anche i cavedani, i Persici Trota, detti Boccaloni, e i Persici classici.

 

Pesca con esche naturali

 

La seconda forma di pesca alla trota si basa appunto sull’ utilizzo di esche vive, naturali, di cui i classici esempi sono il lombrico, la camola del miele o il gatoss, ed è la cosiddetta pesca alla tocca sul fondo, cioè attuata per mezzo di un finale di lenza composto, partendo dal tratto terminale del filo, da un amo con lombrico, camola del miele o altro insetto vivo, piombatura adeguata per permettere di lanciare ad una distanza di almeno 6-10 metri l’ esca e, non diffuso ma comodo, girella con moschettone che permette di attaccare e staccare facilmente la montatura così fatta dalla lenza principale, ovvero il filo che va alla canna e si avvolge nel mulinello.

Il terminale citato, lungo solitamente dai 30 ai 45 centimetri, ha alcuni vantaggi rispetto al filo continuo, cioè senza l‘ interposizione del moschettone con girella, tra i quali il fatto che è molto veloce il cambio dello stesso, per esempio se si vuole montare un diverso finale di lenza con piombatura o amo differente, oppure se si impiglia e si strappa il filo sul fondo, cosa che in un torrente non è evento raro, di solito la rottura si ha sul nodo che aggancia il terminale al moschettone, preservando il resto della lenza, oppure per il cambio rapido da pesca ad esca viva a quella con artificiale, cioè da amo a cucchiaino o viceversa. C’ è però un aspetto negativo, ovvero  inserendo un elemento in più sulla lenza, ed un nodo ulteriore, si indebolisce la resistenza e l’ elasticità del filo, che può diventare cruciale se abboccasse un pesce importante, la trota attesa una vita intera.

Nella pesca a tocca, il lancio dell’ esca si fa in corrente, sotto cascata, vicino a dove si pensa vi sia la tana e si lascia affondare il tutto senza recupero immediato, in modo che l’ esca si muova naturalmente seguendo la corrente, e il pesce possa vedere e saggiare il cibo attaccato all’ amo. Si mette poi in tensione il filo recuperando un poco di lenza con il mulinello, e si “sente” sul filo, fisicamente con la mano libera la presenza della trota che mangia, rappresentata tipicamente da colpetti più o meno energici che si propagano alla canna, poiché di solito il pesce mangia e contestualmente fa leggeri spostamenti del corpo, mantenendo la posizione in acque mosse, nuotando e compensando con piccoli movimenti laterali delle pinne. Qui sotto alcuni terminali già preparati, per non perdere tempo durante la battuta di pesca in torrente . . . 

 

Finali_per_esca_viva_pesca_Trota.thumb.jpg.ef4f6bc07097b0432e8211ad38f1824f.jpg

 

La foto non rende molto, ma il concetto di fondo è che i finali hanno un' asola, si vede a destra, che si infila nella girelle e moschettone legata al nylon principale che entra nel mulinello, e che quindi si possono cambiare in funzione del peso che si usa, io di solito utilizzo due olivette abbastanza pesanti che permettono sia di lanciare agevolmente più lontano rimanendo nascosti, sia di far affondare subito in corrente l' esca. All' estremità di sinistra, dopo circa 30-40 centimetri di lenza, l' amo, in questo caso un amo corto per camole, scuro, per non riflettere la luce sotto il sole, e ritorto per ferrare meglio il pesce.

 

Dal tipo di tocca che si avverte sulle dita della mano che stringe la lenza, un pescatore con esperienza capisce già di che mole è la Trota che sta assaggiando l’ esca, solitamente la trota piccola è vorace e molto disordinata nei colpetti e si muove molto nello spazio a sua disposizione, mentre la trota più matura mangia dando colpi secchi ma meno irruenti e spesso rimane in posizione immobile nel punto in cui ha abboccato, saggiando il cibo con molta calma prima di passare ad ingoiarlo.

Durante la pesca alla tocca, c’ è la variante della Trota, di misura variabile che, presa in bocca l’ esca, punta decisa verso la sua tana, per abitudine o perché insidiata da rivali per il cibo, tana posta solitamente sotto una roccia, nei pressi della cascata, in un punto nascosto, dove si trova il suo rifugio abituale, per continuare a mangiare in sicurezza il cibo conquistato. A questo punto dell’ azione di pesca le cose possono ulteriormente complicarsi, perché una Trota in tana è sempre un’ incognita per il pescatore.

In poche frazioni di secondo si deve decidere se lasciare che il pesce entri nel suo rifugio, affinché mangi con calma e si agganci quasi da solo all’ amo, o recuperare, dando il colpo di ferrata con la canna. Nella tana infatti gli spazi sono spesso angusti e il filo può incappare in punti taglienti delle rocce, per cui si rischia di tranciarlo, oppure si verificano situazioni in cui il pesce rimane saldamente bloccato nel suo rifugio, cosa che rende impossibile il tirarlo fuori dalla tana senza rischiare di strappare il filo o procurare dei danni al pesce stesso.

Spesso conviene perciò ferrare quasi immediatamente, termine che indica il colpo con la canna a frusta all’ indietro subito dopo l’ abboccata del pesce e conseguente recupero del filo con il mulinello, per far si che l’ amo punga la trota e permetta al pescatore di trarla fuori dall’ acqua, anche se alte sono le probabilità che il pesce, non avendo ancora ingoiato il cibo e tenendolo nella parte anteriore della bocca, a filo di labbra, lo sputi e si liberi dall’ amo.

Proprio perché l’ esca viene masticata e parzialmente ingerita dal pesce, questa tecnica di pesca è meno preservante per l’ integrità fisica della Trota, poiché l’ amo può ferire il pesce, rendendo più complessa la slamatura, o liberazione del pesce dall’ amo, senza il rischio di ledere qualche parte dell’ apparato boccale dello stesso. Risulta così che la tecnica con l’ esca viva, sia la meno adatta a fare una pesca sportiva di cattura e rilascio, perché più difficile risulta liberare il pesce dall’ amo e rimetterlo in acqua indenne. Proprio per limitare questi potenziali danni, di solito si tende ad utilizzare ami di generose dimensioni, in modo che le piccole trote non possano neppure ingoiarli, mentre le più grosse, con ami di grandi dimensioni, sono punte sul labbro e facilmente liberabili, seguendo alcune semplici precauzioni. Tra queste, bagnarsi bene le mani per non intaccare il film lipidico che ricopre la superficie del corpo del pesce, la trota infatti non ha scaglie, come molti altri pesci, la sua forma altamente idrodinamica si basa proprio sulla pelle nuda, che oppone minore resistenza al movimento in acqua, ed è però ricoperta da una mucillagine che protegge il pesce dagli attacchi di parassiti e di altri microorganismi, garantendo al contempo una buona aerodinamica corporea.

Il pesce va maneggiato con attenzione e delicatezza, senza esercitare pressioni sul suo corpo, basta tenerlo immobilizzato per permettere di togliere l’ amo o l’ ancoretta dalle labbra, operazione in alcuni casi più complicata se l’ amo si è agganciato nel palato o se più di uno dei bracci dell’ ancoretta si sono conficcati nella bocca della trota. Una volta sganciata e libera, la trota va inserita in acqua, possibilmente muovendola delicatamente per permettere alle branchie di ossigenarsi nuovamente, tenendola per la coda, in acque correnti ma non eccessivamente veloci, in modo che riprenda conoscenza e sia lei a muoversi lasciando la mano del pescatore, che la regge. Tutti questi piccoli accorgimenti riescono a limitare al minimo la sofferenza e i disagi del pesce, che viene, per qualche secondo, tolto dal suo ambiente naturale e costretto ad andare un poco in debito di ossigeno, ma se si è attenti e rapidi, la trota ritorna nel suo ambiente liquido senza portarsi dietro nessuna menomazione o trauma, se non un’ esperienza che gli servirà per essere più guardinga e attenta, facendole guadagnare opportunità di sopravvivenza ad un ulteriore passaggio di un pescatore che tenterà di insidiarla.

 

Differenza sostanziale tra le due tecniche, con artificiale e con esca viva, sono anche i tempi di reazione e le modalità di abboccata del pesce. Nel primo caso il cucchiaino transita velocemente nell’ acqua, per il recupero molto rapido della lenza fatto girando con continuità il mulinello, che aumenta ancora se si lancia in acque correnti e in rapida discesa a valle. Qui la trota ha pochi istanti per reagire, se si riesce a solleticarne la voracità e la curiosità spesso l’ attacco è immediato, addirittura con l’ artificiale in volo sopra lo specchio d’ acqua, e da qui inizia la sfida tra il pesce, che cerca di liberarsi dalla presa, e il pescatore che vuole spiaggiarlo fuor d’ acqua. La trota tenta di liberarsi dal cucchiaino dimenandosi in acqua, saltando fuori dalla superficie del torrente, dove il filo non è più sostenuto dal liquido e permette al pesce di sganciarsi più facilmente, ed anche, comportamento più tipico delle trote di una certa mole, venendo velocemente incontro al pescatore e quindi allentando la tensione della lenza e favorendo così la probabilità di sganciarsi dell’ ancoretta dalla bocca. Altra variabile nel recupero è data dalle posizioni spesso precarie in cui ci si trova a lottare con la trota, cioè in acque vorticose, in difficile equilibrio, nascosti dietro ad una roccia, oppure in posizione elevata rispetto all’ acqua e dovendo sollevare il pesce in aria, quindi senza sostegno del liquido, questo diventa immediatamente più pesante e in grado di divincolarsi in modo più disordinato.

Nel caso di pesca con l’ esca viva, questa viene lanciata e fatta scendere verso il fondo, portata a spasso dalla corrente e mossa con piccoli recuperi dal pescatore, rimanendo più tempo a disposizione dei pesci ma è meno visibile di un oggetto in veloce movimento e luccicante, per cui risulta essere più una pesca di attesa e intercettazione del pesce che di sorpresa. Inoltre, una volta ghermito il boccone, il pesce assaggia e mastica il cibo, con tempi più lenti, spesso con cautela, tanto più la trota è grossa, e quindi bisogna attendere il giusto momento prima di ferrare, scelta spesso aleatoria e dettata dall’ esperienza e dalla sensazione che la trota mangi più o meno voracemente, pena il rischio di togliere letteralmente di bocca al pesce il ghiotto boccone.

Buona parte delle abboccate, sia all’ esca finta che al vivo, vanno a vuoto, nel senso che il pesce sputa prima della ferrata, perché sente per esempio la punta dell’ amo pungerlo, oppure non aggancia il cucchiaino o si sgancia durante il recupero. Qualche volta beffa il pescatore anche se è stato spiaggiato, tale è la reattività, il saltare disordinato, il dimenarsi puntando per istinto sempre e immancabilmente tra l’ altro, in direzione dell’ acqua, unito al fatto di avere la superficie del corpo molto viscida che favorisce il nuoto, da lasciare di stucco il pescatore che è convinto di averla ormai in pugno. Non si contano le situazioni nelle quali mi è capitato di rimanere basito osservando il guizzo finale di una trota, considerata oramai catturata, che recupera il suo ambiente senza dare la possibilità di fare più nulla, lasciando con il rammarico di non essere stato più rapido, perché anche avventandosi sul pesce con le mani, pure in pochi centimetri d’ acqua la trota diventa inafferrabile e di nuovo padrona incontrastata della situazione, capace di dileguarsi in un attimo !.

Esiste un altro approccio, molto tecnico, di pesca alla trota, è rappresentato dalla pesca a mosca, ovvero una pesca eseguita lanciando a notevole distanza, anche 12-15 metri, una lenza cosiddetta a coda di topo, che si proietta ed estende proprio per la sua conformazione e peso, alla punta della quale viene legata una moschina artificiale, costruita per imitare le piccole efemere ed altri insetti volanti, del peso di un paio di grammi. Il pescatore, eseguendo un movimento a frusta, con una canna e un mulinello speciali, distende muovendo la canna avanti ed indietro, la lenza fino a posarla sul pelo dell‘ acqua, dove attira le Trote che attaccano la riproduzione dell’ insetto che cela un amo.

E’ una variante di pesca molto tecnica, ma richiede oltre ad un allenamento ed una pratica notevoli, anche il corretto spazio per poter muovere una lenza avanti ed indietro, in aria, senza che questa si impigli in rami, fronde o altro e per la morfologia dei torrenti che frequento è una tecnica di pesca che non è praticabile con successo. Oltre a quelle elencate, che sono le principali, esistono non solo altre tecniche e tipologie di pesca, legate anche alle caratteristiche differenti di torrenti, luoghi di pesca, ambienti, ma anche di quelle sopra citate vi sono innumerevoli varianti, spesso anche messe a punto da singoli pescatori, con modifiche delle esche artificiali, uso di galleggianti, utilizzo di canne molto lunghe e di attrezzature differenti da quanto io ho menzionato e delle quali, nello specifico delle mie esperienze, più avanti racconterò nel dettaglio di alcune di esse.  

Le numerose varianti tecniche, frutto anche delle tradizioni locali, sono una prova ulteriore di uno sport molto variegato, che rappresenta una ricchezza sia per la passione in sé che per l’ importanza del tramandarsi di nozioni, metodi di pesca spesso profondamente differenti, comunque fonti di cultura, vitalità, diversificazione e diffusione di questo sport antico, o come vogliamo definirlo, passione, od anche hobby, che ci permette di passare del tempo immersi nella natura.

 

Alla prossima puntata 

 

saluti , Dario 

 

Sign in to follow this  


0 Comments


Recommended Comments

There are no comments to display.

Guest
Add a comment...

×   Pasted as rich text.   Restore formatting

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

  • Inserimenti

    • cactus_atomo
      By cactus_atomo in La Sala del Caminetto
         4
      Non è da oggi che mi ritrovo ad apprezzare i prodotti della nostrana Aliante, frutto delle capacità tecniche dell’ing. Prato, uno dei migliori progettisti italiani di diffusori in attività.

      Aliante
      La casa di Revello (CN) ha sempre saputo coniugare buon suono, prezzo competitivo, ottima assistenza post vendita e linee estetiche adeguate a un prodotto che vuole fregiarsi del marchio Made in Italy. Dove forse ha peccato, ma è una pecca comune a buona parte della produzione nazionale, è nella distribuzione e commercializzazione dei propri prodotti nel nostro Paese.
      Un diffusore va ascoltato prima dell'acquisto e, se non lo si può ascoltare perché non lo si trova in giro, il potenziale cliente si orienta su altro. Un peccato perché i diffusori Aliante hanno tutte le carte in regola per conquistasi un maggiore spazio di mercato, di quelli che conosco che ha ascoltato una Aliante, me compreso, nessuno ne ha tratto una impressione meno che positiva. Con queste premesse, era evidente che non potessi farmi sfuggire l'occasione di provare l'ultimo nato della Aliante.


      Design e costruzione
      Denominata Decò, è una torre snella a due vie, da pavimento, con woofer da 21 cm in carta caricato in reflex, tweeter da 5 cm a cono sempre in carta, impedenza 8 ohm, efficienza 93 db, potenza sopportata 45 Watt RMS, 70 Watt massimi.
      Il foro del reflex è posteriore, ma non preoccupatevi, non dà problemi e non crea artificiosi rimbombi, a meno di non voler accostare i diffusori alla parete posteriore.
      I connettori (monowiring), sono di ottima qualità, comodi da utilizzare, molto ben distanziati tra i loro, ed accettano banane, forcelle e cavo spellato, insomma faranno felici gli audiofili che amano giocare con i cavi.
       
      Le Aliante Decò sono veri diffusori da pavimento, purtuttavia hanno in dotazione punte e sottopunte metalliche nonché una elegante base in marmo, che ha anche la funzione di evitare di danneggiare il pavimento di casa e di mantenere il diffusore in piano qualora il pavimento abbia della scanalature (per esempio con certi tipi di ceramiche o di cotto). Potrebbe essere utile mettere sotto la base in marmo quei feltroni che i trasportatori usano per spostare i mobili senza fatica, ma solo nel caso che per esigenze personali (o di buona pace familiare) sia necessario  spostarli in occasione degli ascolti.
      Il woofer è un componente particolare, realizzato in carta,  è decisamente leggero rispetto ad altri prodotti di analoghe dimensioni, molto leggero anche il tweeter, la leggerezza dei componenti favorisce la risposta veloce ai transienti e una migliore estensione agli estremi di gamma. Con questi driver è stato possibile realizzare un crossover semplice con incroci a bassa pendenza, a tutto vantaggio della facilità di pilotaggio.
       
      Già dai dati di targa si possono ben individuare gli obiettivi della azienda: mettere sul mercato un diffusore rigoroso e raffinato, facile da pilotare, adatto ad amplificazioni valvolari o in classe A, anche di potenza non elevata. Le dimensioni (113 m di altezza, 29 di larghezza e 43 di profondità), ne rendono agevole l’inserimento in ambiente, contribuisce alla accettabilità domestica il fatto che sviluppino più in profondità che in larghezza, diminuendo l’impatto visivo.
      Se la collocazione estetica ed acustica è facile, la movimentazione delle Decò non lo è altrettanto, i diffusori pesano ben 34 kg cadauno e sarebbe un peccato rovinare l’eccellente finitura (in vero legno, a scelta tra ciliegio, frassino colorato e grigio curo) con un movimento maldestro. 
      Il livello costruttivo appare eccellente, nel segno della migliore tradizione ebanistica italiana, l’estetica è sobria ed elegante, ben distante dagli eccessi che spesso si vedono in giro, il frontale è leggermente inclinato, questo, a detta del costruttore dovrebbe favorire la dispersione, l’inserimento in ambiente e contribuire all’allineamento dei due driver.
      I diffusori sono dotati di griglie amovibili, che suggerisco di asportare durante l'ascolto e rimettere al loro posto quando l’impianto non è in funzione, ad evitare danni provocati da animali domestici (i gatti amano arrampicarsi) e “animali umani “ (i coni degli altoparlanti esercitano, non si sa bene perché, una misteriosa ed irrefrenabile attrazione sulle dita dei bipedi, alcuni preferiscono i woofer, altri i tweeter, meglio nasconderli entrambi alla vista degli ospiti). La rimozione e la successiva rimessa in posizione delle griglie è assai agevole grazie agli attacchi magnetici e l’ascolto “senza” dona al suono un pizzico di trasparenza in più, non enorme ma sufficiente a giustificare la lieve “fatica” dell’operazione.

      Ascolto
      Non avendo al momento della redazione del presente articolo, casa disponibile (i lavori di ristrutturazione si sono protratti more solito oltre i tempi ipotizzati) ho eseguito gli ascolti a casa di Renato Franceschin, fruendo anche della gradita collaborazione di Giovanni Aste. L’idea di ascoltare congiuntamente un sistema composto da prodotti a noi completamente sconosciuti, è stata di Renato, io e Giovanni abbiamo aderito con piacere, forti anche di positive passate esperienze e anche per il piacere di ritrovarci a “lavorare” su una comune passione.
      Le Aliante Decò sono state inserite nel soggiorno di Renato, ambiente che conosco benissimo per avevi ascoltato negli anni numerosi componenti di tutti i prezzi, pilotate per l'occasione da un ampli a valvole Synthesis Roma AC753, come sorgenti digitali un Teac VRDS9 utilizzato a volte come lettore integrato ed altre come meccanica in abbinamento al dac Bryston BDA3, come sorgenti analogiche un sistema Clearaudio Concept (giradischi, braccio, testina mono marca e mono nome), alternato sporadicamente con un giradischi “La Turbie” a levitazione magnetica di produzione italiana, cavi i soliti Meleos di segnale, potenza ed alimentazione, che in passato a casa di Renato, sia pure in altri setup, hanno sempre  dato ottima prova di sé.
       
      Come mio costume, per le prove di ascolto dei diffusori mi porto appresso un ben nutrito numero di cd che conosco benissimo per averli ascoltati in numerosissime combinazioni diverse e che spaziano attraverso tutti i generi musicali, grande orchestra romantica, orchestra barocca, pianoforte solo, organo, quartetti per archi, rock “classico”, metal, piccoli gruppi jazz, lirica, cantautori italiani, solisti jazz (voci maschili e femminili). Alternate anche le etichette: DG, DECCA, EMI, Sony, Velut Luna, Foné, ECM, Universal, Reference Recording, Chesky, Universal, e tante altre note e meno note. Pochi i dischi cosiddetti audiofili, giusto per una verifica delle impressioni di ascolto. E naturalmente il disco test della RCA con le immancabili 4 tracce, solo canale destro, solo canale sinistro, voce in fase, voce in controfase, meglio perdere pochi minuti all’inizio ma avere la ragionevole certezza che i collegamenti son fatti a dovere.
       
      Anche se l’onere e l’onore di redigere materialmente la prova è stato affidato al sottoscritto, ad essa abbiamo partecipato attivamente tutti e te, scambiandoci pareri, indicazioni, suggerimenti che ci hanno portato a meglio comprendere il carattere e le peculiarità degli oggetti in prova. E, a riprova che le orecchie ci sono state fornite di serie, le opinioni di noi tre sono state complessivamente convergenti e piuttosto omogenee
      Il posizionamento delle Aliante nell’ambiente dove sono state collocate è quasi obbligato, circa 50 cm dal fondo, circa 3 metri di interasse tra i diffusori, un mobile basso tra gli stessi dove sono alloggiate le elettroniche, fortunatamente arretrato rispetto alla congiungente le Decò. Punto di ascolto che rispetta le regole della stereofonia, nessun tavolino ulteriore  davanti agli ascoltatori, molto spazio dietro. Fortunatamente questa disposizione si è dimostrata praticamente ottimale, portare i diffusori più avanti o peggio più indietro non ha apportato vantaggi al suono, anzi direi i contrario. Abbiamo quindi preferito la posizione di partenza, che è anche quella che permette una migliore fruizione non audiofila dello spazio.

      Comincio come al solito son l’Alleluia dal Messia di Handel, nella versione diretta da Hogwood, è un brano impegnativo, c’è una orchestra barocca con strumenti originali, cori maschili  femminili, voci soliste, la riproposizione delle Decò è eccellente, c’è tutta la velocità degli archi, la giusta disposizione dei cori e dei solisti. E la voce della Kirby è un ottimo test sulla estensione e definizione della gamma alta.
      Cambio genere e passo ad un altro cavallo di battaglia, Time out di Brubeck, anche qui colpisce la precisa  riproposizione del palcoscenico, la correttezza timbrica e il senso del ritmo. I brani si succedono ai brani, il pianoforte di Mendelshonn, i Dead Can Dance (into the labirint), il quartetto “la Trota” di Schubert, la toccata e fuga per organo di Bach, il Dies irae dal Requiem di Verdi, gli immancabili De Andrè e Mina nella Canzone di Marinella, i Black Sabbath, i Dire Straits, i Pink Floyd, e tanto altro ancora tra cui il Ludus  Danielis, la Folia di Paniagua, Jazz at the Pawnshop.
       
      La prima cosa che colpisce in queste piccole torri è la capacità di sparire e di ricreare un palcoscenico realistico in larghezza, profondità ed altezza, aspetti che ho potuto verificare in quei dischi dove questi parametri, in un impianto adeguato, possono emergere, in questo non sono seconde ai diffusori da stand, con il vantaggio di un basso più profondo, di una maggiore stabilità rispetto agli stand e di una semplificazione del corretto posizionamento in ambiente. Ovviamente non con tutti i generi musicali e con tutte le registrazioni si è in grado di apprezzare queste doti, ma dove serve la performance delle Decò è veramente eccellente
      Altro punto importante da sottolineare è la grande coerenza del suono, paragonabile quasi a quella di un monovia o di un elettrostatico a gamma intera, la si apprezza soprattutto nelle voci, nel pianoforte ma direi con tutta la musica “complessa”, è una sensazione quasi impalpabile ma segna, a mio modo di vedere, uno spartiacque abbastanza netto tra una riproduzione che mantiene sempre un che di artificiale ed una che appare semplicemente naturale.
      La velocità di risposta ai transienti è un altro punto di forza delle Decò, gli attacchi dei quartetti d'archi sono fulminei, non si ha mai l’impressione che i driver stiano rincorrendo la musica. E’ un parametro che valorizza gli ascolti di classica, di musica contemporanea e anche del jazz, della chitarra acustica e più in generale di tutte le registrazioni con forti variazioni dinamiche e suoni impulsivi. Con questi generi una scarsa velocità dei transienti rende la musica “noiosa”, priva di anima e di espressività.
      E‘ possibile che chi ascolta prevalentemente rock possa trovare eccessivo il rigore timbrico del diffusore e giudicarlo povero di bassi. Ma sarebbe una opinione errata. I bassi ci sono, il diffusore scende molto in frequenza senza muggire, senza sbavare, senza rimbombare, ottima l'articolazione come anche il controllo, anche con un ampli valvolare  che non ha in questo il suo punto d forza. Però la Decò non è un diffusore “furbo” che rinforza il medio basso  a scapito del basso profondi, preferisce il nitore e la pulizia al calore artificiale del medio basso.

      Conclusioni
      In conclusione le Aliante Decò si sono dimostrate un diffusore molto valido, caratterizzato da ottima correttezza timbrica, elevata estensione in frequenza anche agli estremi di gamma, eccellente risposta ai transienti, precisa ricostruzione della scena. Il suono è sempre molto equilibrato, senza che una gamma prevalga sull’altra, coerenza davvero notevole,  presenti e rifinite in alto ma senza mai provocare fatica di ascolto o asprezze innaturali. Scendono in basso ma in modo equilibrato senza fuochi d'artificio ed effetti speciali che incantano al primo ascolto ma stancano subito dopo. Se a questo aggiungiamo il pregio di essere Made in Italy, l‘estetica, le finiture, la facilità di inserimento in ambiente e di pilotaggio, l’assistenza della casa madre, e poi diamo uno sguardo al listino di 3.360 euro, direi che sono di certo un prodotto da mettere nel novero di quelli obbligantemente da ascoltare prima di decidere su un acquisto. Fortemente raccomandate per ampli deliziosi ma di potenza ridotta e non adatti a pilotare diffusori con impedenze ostiche 
       
  • I Blog di Melius Club

    1. cactus_atomo
      Latest Entry

      By cactus_atomo,

      Non è da oggi che mi ritrovo ad apprezzare i prodotti della nostrana Aliante, frutto delle capacità tecniche dell’ing. Prato, uno dei migliori progettisti italiani di diffusori in attività.

      Aliante
      La casa di Revello (CN) ha sempre saputo coniugare buon suono, prezzo competitivo, ottima assistenza post vendita e linee estetiche adeguate a un prodotto che vuole fregiarsi del marchio Made in Italy. Dove forse ha peccato, ma è una pecca comune a buona parte della produzione nazionale, è nella distribuzione e commercializzazione dei propri prodotti nel nostro Paese.

      Un diffusore va ascoltato prima dell'acquisto e, se non lo si può ascoltare perché non lo si trova in giro, il potenziale cliente si orienta su altro. Un peccato perché i diffusori Aliante hanno tutte le carte in regola per conquistasi un maggiore spazio di mercato, di quelli che conosco che ha ascoltato una Aliante, me compreso, nessuno ne ha tratto una impressione meno che positiva. Con queste premesse, era evidente che non potessi farmi sfuggire l'occasione di provare l'ultimo nato della Aliante.

      Deco4mini.jpg.9295fa8731fee9ebc03d303201c8e2c7.jpg


      Design e costruzione
      Denominata Decò, è una torre snella a due vie, da pavimento, con woofer da 21 cm in carta caricato in reflex, tweeter da 5 cm a cono sempre in carta, impedenza 8 ohm, efficienza 93 db, potenza sopportata 45 Watt RMS, 70 Watt massimi.

      Il foro del reflex è posteriore, ma non preoccupatevi, non dà problemi e non crea artificiosi rimbombi, a meno di non voler accostare i diffusori alla parete posteriore.

      I connettori (monowiring), sono di ottima qualità, comodi da utilizzare, molto ben distanziati tra i loro, ed accettano banane, forcelle e cavo spellato, insomma faranno felici gli audiofili che amano giocare con i cavi.
       

      Le Aliante Decò sono veri diffusori da pavimento, purtuttavia hanno in dotazione punte e sottopunte metalliche nonché una elegante base in marmo, che ha anche la funzione di evitare di danneggiare il pavimento di casa e di mantenere il diffusore in piano qualora il pavimento abbia della scanalature (per esempio con certi tipi di ceramiche o di cotto). Potrebbe essere utile mettere sotto la base in marmo quei feltroni che i trasportatori usano per spostare i mobili senza fatica, ma solo nel caso che per esigenze personali (o di buona pace familiare) sia necessario  spostarli in occasione degli ascolti.
      Il woofer è un componente particolare, realizzato in carta,  è decisamente leggero rispetto ad altri prodotti di analoghe dimensioni, molto leggero anche il tweeter, la leggerezza dei componenti favorisce la risposta veloce ai transienti e una migliore estensione agli estremi di gamma. Con questi driver è stato possibile realizzare un crossover semplice con incroci a bassa pendenza, a tutto vantaggio della facilità di pilotaggio.
       

      Già dai dati di targa si possono ben individuare gli obiettivi della azienda: mettere sul mercato un diffusore rigoroso e raffinato, facile da pilotare, adatto ad amplificazioni valvolari o in classe A, anche di potenza non elevata. Le dimensioni (113 m di altezza, 29 di larghezza e 43 di profondità), ne rendono agevole l’inserimento in ambiente, contribuisce alla accettabilità domestica il fatto che sviluppino più in profondità che in larghezza, diminuendo l’impatto visivo.
      Se la collocazione estetica ed acustica è facile, la movimentazione delle Decò non lo è altrettanto, i diffusori pesano ben 34 kg cadauno e sarebbe un peccato rovinare l’eccellente finitura (in vero legno, a scelta tra ciliegio, frassino colorato e grigio curo) con un movimento maldestro. 

      Il livello costruttivo appare eccellente, nel segno della migliore tradizione ebanistica italiana, l’estetica è sobria ed elegante, ben distante dagli eccessi che spesso si vedono in giro, il frontale è leggermente inclinato, questo, a detta del costruttore dovrebbe favorire la dispersione, l’inserimento in ambiente e contribuire all’allineamento dei due driver.
      I diffusori sono dotati di griglie amovibili, che suggerisco di asportare durante l'ascolto e rimettere al loro posto quando l’impianto non è in funzione, ad evitare danni provocati da animali domestici (i gatti amano arrampicarsi) e “animali umani “ (i coni degli altoparlanti esercitano, non si sa bene perché, una misteriosa ed irrefrenabile attrazione sulle dita dei bipedi, alcuni preferiscono i woofer, altri i tweeter, meglio nasconderli entrambi alla vista degli ospiti). La rimozione e la successiva rimessa in posizione delle griglie è assai agevole grazie agli attacchi magnetici e l’ascolto “senza” dona al suono un pizzico di trasparenza in più, non enorme ma sufficiente a giustificare la lieve “fatica” dell’operazione.

      Ascolto

      Non avendo al momento della redazione del presente articolo, casa disponibile (i lavori di ristrutturazione si sono protratti more solito oltre i tempi ipotizzati) ho eseguito gli ascolti a casa di Renato Franceschin, fruendo anche della gradita collaborazione di Giovanni Aste. L’idea di ascoltare congiuntamente un sistema composto da prodotti a noi completamente sconosciuti, è stata di Renato, io e Giovanni abbiamo aderito con piacere, forti anche di positive passate esperienze e anche per il piacere di ritrovarci a “lavorare” su una comune passione.
      Le Aliante Decò sono state inserite nel soggiorno di Renato, ambiente che conosco benissimo per avevi ascoltato negli anni numerosi componenti di tutti i prezzi, pilotate per l'occasione da un ampli a valvole Synthesis Roma AC753, come sorgenti digitali un Teac VRDS9 utilizzato a volte come lettore integrato ed altre come meccanica in abbinamento al dac Bryston BDA3, come sorgenti analogiche un sistema Clearaudio Concept (giradischi, braccio, testina mono marca e mono nome), alternato sporadicamente con un giradischi “La Turbie” a levitazione magnetica di produzione italiana, cavi i soliti Meleos di segnale, potenza ed alimentazione, che in passato a casa di Renato, sia pure in altri setup, hanno sempre  dato ottima prova di sé.
       

      Come mio costume, per le prove di ascolto dei diffusori mi porto appresso un ben nutrito numero di cd che conosco benissimo per averli ascoltati in numerosissime combinazioni diverse e che spaziano attraverso tutti i generi musicali, grande orchestra romantica, orchestra barocca, pianoforte solo, organo, quartetti per archi, rock “classico”, metal, piccoli gruppi jazz, lirica, cantautori italiani, solisti jazz (voci maschili e femminili). Alternate anche le etichette: DG, DECCA, EMI, Sony, Velut Luna, Foné, ECM, Universal, Reference Recording, Chesky, Universal, e tante altre note e meno note. Pochi i dischi cosiddetti audiofili, giusto per una verifica delle impressioni di ascolto. E naturalmente il disco test della RCA con le immancabili 4 tracce, solo canale destro, solo canale sinistro, voce in fase, voce in controfase, meglio perdere pochi minuti all’inizio ma avere la ragionevole certezza che i collegamenti son fatti a dovere.

       

      Anche se l’onere e l’onore di redigere materialmente la prova è stato affidato al sottoscritto, ad essa abbiamo partecipato attivamente tutti e te, scambiandoci pareri, indicazioni, suggerimenti che ci hanno portato a meglio comprendere il carattere e le peculiarità degli oggetti in prova. E, a riprova che le orecchie ci sono state fornite di serie, le opinioni di noi tre sono state complessivamente convergenti e piuttosto omogenee

      Il posizionamento delle Aliante nell’ambiente dove sono state collocate è quasi obbligato, circa 50 cm dal fondo, circa 3 metri di interasse tra i diffusori, un mobile basso tra gli stessi dove sono alloggiate le elettroniche, fortunatamente arretrato rispetto alla congiungente le Decò. Punto di ascolto che rispetta le regole della stereofonia, nessun tavolino ulteriore  davanti agli ascoltatori, molto spazio dietro. Fortunatamente questa disposizione si è dimostrata praticamente ottimale, portare i diffusori più avanti o peggio più indietro non ha apportato vantaggi al suono, anzi direi i contrario. Abbiamo quindi preferito la posizione di partenza, che è anche quella che permette una migliore fruizione non audiofila dello spazio.

      deco3mini.jpg.8c8f6d63eae70c6760134342a84d404c.jpg

      Comincio come al solito son l’Alleluia dal Messia di Handel, nella versione diretta da Hogwood, è un brano impegnativo, c’è una orchestra barocca con strumenti originali, cori maschili  femminili, voci soliste, la riproposizione delle Decò è eccellente, c’è tutta la velocità degli archi, la giusta disposizione dei cori e dei solisti. E la voce della Kirby è un ottimo test sulla estensione e definizione della gamma alta.

      Cambio genere e passo ad un altro cavallo di battaglia, Time out di Brubeck, anche qui colpisce la precisa  riproposizione del palcoscenico, la correttezza timbrica e il senso del ritmo. I brani si succedono ai brani, il pianoforte di Mendelshonn, i Dead Can Dance (into the labirint), il quartetto “la Trota” di Schubert, la toccata e fuga per organo di Bach, il Dies irae dal Requiem di Verdi, gli immancabili De Andrè e Mina nella Canzone di Marinella, i Black Sabbath, i Dire Straits, i Pink Floyd, e tanto altro ancora tra cui il Ludus  Danielis, la Folia di Paniagua, Jazz at the Pawnshop.
       

      La prima cosa che colpisce in queste piccole torri è la capacità di sparire e di ricreare un palcoscenico realistico in larghezza, profondità ed altezza, aspetti che ho potuto verificare in quei dischi dove questi parametri, in un impianto adeguato, possono emergere, in questo non sono seconde ai diffusori da stand, con il vantaggio di un basso più profondo, di una maggiore stabilità rispetto agli stand e di una semplificazione del corretto posizionamento in ambiente. Ovviamente non con tutti i generi musicali e con tutte le registrazioni si è in grado di apprezzare queste doti, ma dove serve la performance delle Decò è veramente eccellente

      Altro punto importante da sottolineare è la grande coerenza del suono, paragonabile quasi a quella di un monovia o di un elettrostatico a gamma intera, la si apprezza soprattutto nelle voci, nel pianoforte ma direi con tutta la musica “complessa”, è una sensazione quasi impalpabile ma segna, a mio modo di vedere, uno spartiacque abbastanza netto tra una riproduzione che mantiene sempre un che di artificiale ed una che appare semplicemente naturale.

      La velocità di risposta ai transienti è un altro punto di forza delle Decò, gli attacchi dei quartetti d'archi sono fulminei, non si ha mai l’impressione che i driver stiano rincorrendo la musica. E’ un parametro che valorizza gli ascolti di classica, di musica contemporanea e anche del jazz, della chitarra acustica e più in generale di tutte le registrazioni con forti variazioni dinamiche e suoni impulsivi. Con questi generi una scarsa velocità dei transienti rende la musica “noiosa”, priva di anima e di espressività.

      E‘ possibile che chi ascolta prevalentemente rock possa trovare eccessivo il rigore timbrico del diffusore e giudicarlo povero di bassi. Ma sarebbe una opinione errata. I bassi ci sono, il diffusore scende molto in frequenza senza muggire, senza sbavare, senza rimbombare, ottima l'articolazione come anche il controllo, anche con un ampli valvolare  che non ha in questo il suo punto d forza. Però la Decò non è un diffusore “furbo” che rinforza il medio basso  a scapito del basso profondi, preferisce il nitore e la pulizia al calore artificiale del medio basso.


      Conclusioni
      In conclusione le Aliante Decò si sono dimostrate un diffusore molto valido, caratterizzato da ottima correttezza timbrica, elevata estensione in frequenza anche agli estremi di gamma, eccellente risposta ai transienti, precisa ricostruzione della scena. Il suono è sempre molto equilibrato, senza che una gamma prevalga sull’altra, coerenza davvero notevole,  presenti e rifinite in alto ma senza mai provocare fatica di ascolto o asprezze innaturali. Scendono in basso ma in modo equilibrato senza fuochi d'artificio ed effetti speciali che incantano al primo ascolto ma stancano subito dopo. Se a questo aggiungiamo il pregio di essere Made in Italy, l‘estetica, le finiture, la facilità di inserimento in ambiente e di pilotaggio, l’assistenza della casa madre, e poi diamo uno sguardo al listino di 3.360 euro, direi che sono di certo un prodotto da mettere nel novero di quelli obbligantemente da ascoltare prima di decidere su un acquisto. Fortemente raccomandate per ampli deliziosi ma di potenza ridotta e non adatti a pilotare diffusori con impedenze ostiche 
       

    2. tunedguy57
      Latest Entry

      By tunedguy57,


      Annuncio su rivista Mercatino: "Vendo Marantz 1060 perfette condizioni lire 50.000".

      Telefono e mi precipito. Trovo una coppia sui quaranta anni in piena baruffa, apre lui incazzatissimo, mi presento.

      Lei si fa avanti e sbrigativa mi dice di venire in soggiorno, l'amplificatore è sul tavolo: è perfetto, vicino c'è anche l'owner manual.
       

      Marantz_Model_1060_g.jpg.a119974d390105428f85eedf6eebf7fa.jpg

      I due discutono, lui alza la voce, arriva in soggiorno e fa: "E 'sta storia cos'è?"
      Lei, con fare sicuro: "Questo amplificatore è mio e lo vendo io!"
      Lui: "E a quanto lo vendi?"
      Lei: "E a te che te ne frega? E' forse tuo?"

      Sono imbarazzato, vorrei andarmene via lasciandoli alla loro discussione e dico alla donna (una bella donna): "Senta se permette, tornerei quando vi siete messi d'accordo!"
      Lui col Mercatino in mano arriva come una furia e urla: "Cosa? Cinquantamila lire? Ma vale molto di più!"
      Sono sempre più imbarazzato. Lei afferra il Marantz e il manuale e me li porge: "Se li prenda!"
      Io, "Signora se lei crede le posso pagare di più, non voglio approfittare della situazione!"
      Lei mi bisbiglia in un orecchio "Se lo prenda gratis, così a quello gli faccio ancora più nervoso!"
      E io: "Non posso accettare!"

      Lui intanto gridava come un ossesso...
      Lei, bella, bionda e signorile, mi appioppa l'ampli in mano ed esclama: "Va bene così! Non voglio nulla! Glielo regalo!"
      Lui ammutolisce. Lei lo guarda, io mi sento una m***a.
      Silenzio di qualche secondo... lui esce sbattendo la porta.
      Lei allora mi fa: "be', allora me le dà queste cinquantamila lire?"
      E io: "Ehm... certo, certo! Ma è sicura? Vista la situazione mi pare di rubarlo!"
      Allora lei, spazientita: "Se io voglio regalare, regalo! Sono o non sono padrona di fare ciò che voglio con la roba mia?"
      E io: "Si certo, ecco qua le cinquantamila" Non vedevo l'ora di andarmene da là.

      Scesi le scale che mi tremavano le gambe... quello era un Marantz maledetto... Tornato a casa lo appoggiai sulla mensola e non lo accesi.

      Solo qualche giorno dopo lo accesi, quando l'eco di quelle urla si era diradato nella mia mente: era vero!

      Funzionava perfettamente.

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    4. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

      #############################

      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

      @

      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

      .

      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

      L3.thumb.JPG.48d55203ecf972de92d77955e12366e7.JPG

       

      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

      L1.thumb.JPG.f1fbb4c189cc8afe6de44a2b7fa54ce7.JPG

       

      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

      CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPG

      CA8.thumb.JPG.bc49f2879dbd0c2c6887f6536ef6bd93.JPG

      CA1.thumb.JPG.847eb1f46bad2972a4ea3236d1cf894c.JPG

      CA2.thumb.JPG.0b415bad8d9d4e40616af72e12791993.JPG

      .

      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

      CA6.JPG



Facebook

About Melius Club

Melius Club è il ritrovo dei cultori di tutte le passioni sospese tra arte e tecnica, appassionati sempre alla ricerca del miglioramento. Melius Club è l'esclusivo spazio web dove coltivare la propria passione, condividere informazioni, raccontare esperienze, valutare prodotti e soluzioni col supporto attivo della comunità degli appassionati.

Riproduzione audio e video, fotografia, musica, dischi, concerti, cinema, teatro, collezionismo e restauro di preziose apparecchiature vintage: qui su Melius hanno spazio tutte le passioni.

 

 

Il servizio web Melius.Club viene offerto al pubblico da Kunigoo S.R.L., start-up innovativa attiva nel settore Internet of content and knowledge, con codice fiscale 07710391215.
Powered by K-Tribes.

Follow us

×
×
  • Create New...

Important Information

Privacy Policy