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La conosci? No. E che ci campi a fare?

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appecundria

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- Sssh, la senti a questa? Questa, quando veniva 'nterra Brucculin', faceva piangere i meglio gangstèr a tanto di lacrime! Gilda Mignonette, la conosci?
- No.
- E che ci campi a fare?

(dialogo dal film I Magliari, diretto da Francesco Rosi nel 1959)

COPERTINA-Migranti-a-Ellis-Island-1892.j


Nel film il jukebox suonava 'A cartulina 'e Napule, del 1927, musicata da Giuseppe De Luca su testo di Pasquale Buongiovanni, entrambi emigranti a New York, interprete è Gilda Mignonette.
Era chiamata la Regina degli emigranti dalle colonie italo-americane, Gilda Mignonette nata nella Duchesca nel 1886, forse la prima music star della musica napoletana. Il suo successo fu lungo e travolgente, dall'Argentina agli Stati Uniti.
Nel 1953 sentendo arrivare la fine, volle essere condotta a Napoli, chi nasce a Napule 'n ce vo' muri', si dice. Non ci riuscì, morì a ventiquattro ore da Napoli sulla transoceanica "Homeland", sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense, latitudine 37° 21' Nord e longitudine 4° 30' Est.
E allora, immergiamoci nella New York del 1927 e godiamoci la grande Gilda. A presto e sempre senza nulla a pretendere.

 

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11 Comments


Recommended Comments

Pasquale SantoiemmaGiacoia

Posted

...e nel 1926, a soli 31 anni, "Rudy", quel Rodolfo Valentino emigrato

giovanissimo dalla Puglia verso quell'ammerica assaje luntana...

muore improvvisamente a nuovaiorch per una appendicite...

Ecco la canzone a lui dedicata, cantata - senza nulla a pretendere -

dalla voce strappalacrime della grande "sciantosa" Gilda Mignonette:
 

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mi sembra di ricordare un lavoro teatrale con Lina Sastri su Gilda Mignonette

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Posted

Il bloggheer Appe forse si sarà chiesto ma mo' che ci'azzecca qui Rudy Valentino

con la Mignonette? Embè, Appe, iere io andavo di fretta, oggi aggio chiù temp'eqquindi

mi spieco ma nummi spiezz!

Ebbene, Valentino c'entra nella vita della cosiddetta "sciantosa" Gilda Mignonette

in quanto Rudy era grande amico di un grande produttore, Gilda in ammerica sposò

di costui il figlio Franck. Il matrimonio fra Gilda e Frank avvenne in NY e Valentino

ed alcune dive del cinematografo di quel tempo furono presenti.

La prima volta che ascoltai quel nome (gilda mignonette) fu pronunciato

da mio nonno a me bambino di sei anni... eravamo, io per la prima volta,

nella sua camera oscura a sviluppare una mia "pellicola prima" al buio. 

(mio nonno ha fatto il fotografo dai primissimi anni del

novecento, 20 anni almeno egli ha "esercitato" la professione di fotografo

(fotografo ufficiale prima e seconda classe pagato dalla compagnia di bandiera)

sui bastimenti d'allora, durante le traversate, da napoli genova palermo verso le

cosiddette Ammeriche: Stati Uniti, Argentina, Venezuela, Brasile, ecc ecc... e su rotte,

traversate di ritorno sempre da quelle americhe).

... ecco pasquà adesso puoi accendere la luce.

A luce accesa mio nonno osservò subito la "mia" prima pellicola

srotolandola davanti ad una lampadina, scrutando i miei scatti...

- Accidenti Pasquà hai ripreso tutti così da lontano che il soggetto

pare minuto, anche tua nonna pare piccola piccola come fosse gilda mignonette!

- Si vabbè nonno ma chi è questa gilda nelle mie fotografie?

- é stata una grande cantante napoletana, pensa che a Napoli ricordo che qualcuno ancora

la chiamava come era soprannominata agli esordi: "la giapponese" per quanto era piccola e minuta,

cosa che con quella sua voce grandiosa che usciva da quella figurina, di fatto la faceva apparire

ancor più minuta osservandola da lontano mentre cantava.

-- Ah ho capito nonno: quella gilda era come rita pavone!

-- Sì, ma ora andiamo che la pappa col pomodoro ci aspetta.

Lava bene bene berne le mani e non dire che hai

già sviluppato una pellicola, pasquà mi raccomando!






 


 

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Posted

Visto che oggi ho tempo vorrei aggiungere qualcosa  a dissipare l'immagine (forse)

pre concetta che potrebbe nascere in quel "nacque nel quartiere della Duchesca" nel 1886.

Certo quel quartiere non eccellava in "studiati", in abitanti con alto tasso di scolarizzazione

(la scuola mancava ovunque, non solo a Napoli, in quell'Italia unita fatta da appena un quarto di secolo).

Tuttavia Gilda a'giapponesa ebbe genitori che sicuramente la istruirono al meglio,

il padre era professore di letteratura e la madre -figlia di una marchesa decaduta- certo

potè insegnare alla figlia modi e portamento.

Prima di esibirsi in pubblico studiò canto per anni, anche se la famiglia, economicamente,

diciamo che non se la passasse proprio bene (ed erano in sei: due genitori e quattro figli).

Insomma, la ragazza certo non era una "scugnizza" dall'ugola d'oro, bensì una cantante

e una donna ben istruita, ben oltre il saper appena appena leggere e scrivere ...cosa comunque

rara ed ancor più rara in quanto donna d'oltre un secolo fa.

Gilda Mignonette compare "di sguincio" in alcuni libri di " storia del teatro".

Appare se si parla, ad esempio dei De Filippo, in quanto il "produttore" dei De Filippo

era lo stesso, perun certo periodo, anche della Mignonette.

Compare Gilda... a latere anche quando si parla della commedia sceneggiata napoletana

in un contesto di leggi (del nuovo Stato Italia e poi ancora durante il fascismo)

legge che diceva più o meno così: L'... articolo 40... tutte le produzioni teatrali non possono avvenire

o declamarsi in pubblico senza essere state prima comunicate in forma cartacea al prefetto di provincia.

Gli organi preposti, con la previa lettura dei copioni, potranno proibire la rappresentazione

per ragioni di morale e di ordine pubblico con ordinanza prefettizia motivata

contro la quale l’interessato potrà ricorrere direttamente al ministro dell’interno... .


Ecco perché (ecco anche perché) forme ibride di teatro furono inconsapevolmente incentivate per legge...

salendo su un palco, per schivare la censura nacque (anche) la sceneggiata napoletana ove il pubblico stesso,

in qualche modo, ne dettava alfin la trama... Spettacoli "altri" caffè cantanti... che, inoltre, alla "francese" 

ancora e sempre più "confondevano" la legge vigente sugli spettacoli mischiando stili recitativi,

canto, ballo, macchiette, brevi drammi, pochade e/o comiche tragedie di varietà.

Di varie età. 

...di varie età è fatto il tempo: Si ma... Mignonette... perché scelse proprio quel cognome d'arte?

Mi pare di ricordare che Gilda lo arrubbò a certa famosa sciantosa balcanica mai venuta in italia: Mimì Mignonette.

Al tempo, in quei tempi, "Minognette" non aveva ancora quel vago sentore di prostituta, anzi mignonette

evocava candore e purezza regale da "sangue blu": la cortigiana preferita.

Quando poi, molto poi, le persone oltre che iniziar a saper leggere... lessero anche le

carte di identità anagrafica ove talvolta appariva una dicitura punteggiata: m.ignotae (madre ignota)...

...apriti cielo!  😎🕸️


 

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appecundria

Posted

A proposito del desiderio di voler trapassare a Napoli coltivato dagli emigranti, ricordo che al mio primo trasferimento lavorativo dopo qualche giorno, una persona del mio seguito chiese: ma se moriamo mica ci facciamo seppellire qua? 🎃 😁

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appecundria

Posted

3 ore fa, Pasquale SantoiemmaGiacoia ha scritto:

Si ma... Mignonette... perché scelse proprio quel cognome d'arte?

Mignon o mignonette sono dei dolci in scala ridotta, oggi piccola pasticceria.

Riferito alle sue proporzioni minute, forse.

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analogico_09

Posted

Io non La conoscevo bene... e però grazie ad appe e grazie a Pasquale ora che la conosco un po' meglio posso dire che un motivo per campare che l'ho pur'io... :)Belle ed amene queste letture, come sempre, e io mo' che dico in aggiunta al vostro bel dire.., provo a improvvissare seguendo il filo pre-il_logico delle associazioni di idee ... riallacciandomi ai sunnominati Spettacoli "altri" caffè cantanti, pasticcini e mignonette.. i dolcetti  piccirilli.., il discorso si amplia e l'immaginazione corre.., e tra dolci, caffe cantanti con le sciantose si arriva attraverso tutta questa mondanità al champagne in un istante.., e per la bottiglia di champagne ci vuole un tirabusciò.., tire-bouchon,  prosaicamente detto cavatappi, ed è subito evocata l'altra mitica "femme fatale" dello spettacolo leggendario, siamo sempre nei primi del '900, che invento la "mossa", proprio a Napoli, però lei era romana: Mimì Tirabusciò, alis Maria Luce/De angelis, la progressista, trasgressista, insomma una vita avventurosa e da chantosa.., qui maggiori ragguagli, la Vitti se ne fece degna ed acclamata interprete nell'omonimo film Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa

(c'è anche il film completo nel tubo)
 

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che storia e che vite davvero persone di altri tempi

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  • Inserimenti

    • mom
      By mom in Interventi
         12
      Il Gatto Inverno

      Ai vetri della scuola stamattina
      l’inverno strofina
      la sua schiena nuvolosa
      come un vecchio gatto grigio:
      con la nebbia fa i giochi di prestigio,
      le case fa parire
      e ricomparire;
      con le zampe di neve imbianca il suolo
      e per coda ha un ghiacciolo...
      Sì, signora maestra,
      mi sono un po’ distratto:
      ma per forza, con quel gatto, 
      con l’inverno alla finestra
      che mi ruba i pensieri
      e se li porta in slitta
      per allegri sentieri.
      Invano io li richiamo:
      si saranno impigliati in qualche
      ramo spoglio;
      o per dolce imbroglio, 
      chiotti, chiotti fingon d’esser merli e passerotti

      Gianni Rodari
      ...
      In inverno ci si aggomitola intorno a un buon libro e si sogna tenendo lontano il freddo.
      Ben Aaronovitch
      ...
      Nel cuore dell’inverno restiamo a tu per tu con l’essenza intima del mondo. Poche le distrazioni, assenti i colori, elusivi gli odori, troviamo solo geometrie essenziali e il silenzio nella sua forma più raffinata.
      Fabrizio Caramagna
      ...
      Quale fuoco potrebbe mai eguagliare la luce del sole in un giorno d’inverno?
      Henry David Thoreau
      ...
      Giardino d’inverno
      Giunge l’inverno. Splendido dettato
      mi dan le foglie lente
      vestite di giallo e di silenzio.
      Sono un libro di neve,
      una mano spaziosa, una prateria,
      un circolo che attende,
      appartengo alla terra e al suo inverno.
      Crebbe il rumor del mondo nel fogliame,
      arse poi il frumento costellato
      di fiori rossi come scottature,
      quindi venne l’autunno a stabilire
      la scrittura del vino:
      tutto passò, fu cielo passeggero
      la coppa dell’estate,
      e si spense la nube navigante.
      Ho atteso sul balcone così funebre,
      come ieri con l’edera della mia infanzia,
      che la terra distendesse
      le sue ali sul mio amore disabitato.
      Ho saputo che la rosa sarebbe caduta
      e che il nocciolo della pesca transitoria
      sarebbe tornato a dormire e a germinare:
      mi sono inebriato con la coppa dell’aria
      fino a che tutto il mare divenne notturno
      e il rosso delle nubi fu cenere.
      La terra vive ora
      tranquillizzando il suo interrogatorio,
      distesa la pelle del suo silenzio.
      Io torno a essere ora
      il taciturno che venne da lontano
      avvolto di pioggia fredda e di campane:
      debbo alla morte pura della terra
      la volontà delle mie germinazioni.
      .
      Jardín de invierno
      Llega el invierno. Espléndido dictado
      me dan las lentas hojas
      vestidas de silencio y amarillo.
      Soy un libro de nieve,
      una espaciosa mano, una pradera,
      un círculo que espera,
      pertenezco a la tierra y a su invierno.
      Creció el rumor del mundo en el follaje,
      ardió después el trigo constelado
      por flores rojas como quemaduras,
      luego llegó el otoño a establecer
      la escritura del vino:
      todo pasó, fue cielo pasajero
      la copa del estío,
      y se apagó la nube navegante.
      Yo esperé en el balcón tan enlutado,
      como ayer con las yedras de mi infancia,
      que la tierra extendiera
      sus alas en mi amor deshabitado.
      Yo supe que la rosa caería
      y el hueso del durazno transitorio
      volvería a dormir y a germinar:
      y me embriagué con la copa del aire
      hasta que todo el mar se hizo nocturno
      y el arrebol se convirtió en ceniza.
      La tierra vive ahora
      tranquilizando su interrogatorio,
      extendida la piel de su silencio.
      Yo vuelvo a ser ahora
      el taciturno que llegó de lejos
      envuelto en lluvia fría y en campanas:
      debo a la muerte pura de la tierra
      la voluntad de mis germinaciones.
       
      Pablo Neruda
      ...
      Le bonhomme de neige 
      Dans la nuit de l’hiver
      Galope un grand homme blanc
      Dans la nuit de l’hiver
      Galope un grand homme blanc
      C’est un bonhomme de neige
      Avec une pipe en bois,
      Un grand bonhomme de neige
      Poursuivi par le froid.
      Il arrive au village.
      Voyant de la lumière
      Le voilà rassuré.
      Dans une petite maison
      Il entre sans frapper ;
      Et pour se réchauffer,
      S’assoit sur le poêle rouge,
      Et d’un coup disparaît.
      Ne laissant que sa pipe
      Au milieu d’une flaque d’eau,
      Ne laissant que sa pipe,
      Et puis son vieux chapeau.
      Jacques Prévert
      .
      Il pupazzo di neve
      Nella notte dell’inverno,
      galoppa un grande uomo bianco.
      È un pupazzo di neve
      con un pipa di legno
      un grande pupazzo di neve
      perseguitato dal freddo.
      In una piccola casa
      entra senza bussare
      e per riscaldarsi
      si siede sulla stufa rovente
      e sparisce d’un tratto
      lasciando solo lo sua pipa
      in mezzo ad una pozza d’acqua
      ed il suo vecchio cappello.
      ...
      C’è una riservatezza che non ti dà nessun altra stagione …. In primavera, estate e autunno le persone vivono una sorta di stagione aperta gli uni accanto agli altri; solo in inverno si possono avere momenti più lunghi e tranquilli in cui gustare l’appartenenza a se stessi.
      Ruth Stout
      ...
      Per apprezzare la bellezza di un fiocco di neve è necessario resistere al freddo.
      Aristotele
      ...
      Inverno
      Come un seme il mio animo ha bisogno del lavoro nascosto di questa stagione.
      Giuseppe Ungaretti
      ...
       
  • I Blog di Melius Club

    1. appecundria
      Latest Entry

      By appecundria,


      Quando il figlio di un audiofilo chiede un giradischi a Babbo Natale, corre il serio rischio di entrare in una fase problematica della sua esistenza, fino a quel momento felicissima. Lui non può saperlo ma potrebbe essere costretto a cruenti riti di iniziazione e a pratiche rituali ancestrali. Al peggio, il pargolo potrebbe cadere in una preoccupante dipendenza da cavi e connettori, terribile! Ma niente paura: pupe e pupi è arrivato il vostro salvatore (che sono io).


      Sì, sì. Fàmolo smart!

      Lenco L-84

       

      Ecco una prima soluzione: assolutamente plug & play, sana, divertente, intorno ai duecento euro. L'impianto è composto da un giradischi Lenco L-84 e una coppia di Edifier R1700BTs, può suonare decorosamente il vinile, essere collegato al PC, inoltre accetta qualsiasi sorgente Bluetooth.

       

      Lenco L-84. Giradischi preamplificato con connessione USB di dimensioni compatte. Dispone di porta USB di connessione al PC (per ascoltare e/o per convertire il vinile in formato digitale) e pre phono incorporato con uscita Line Out. La testina premontata è una MM con stilo intercambiabile. La trazione è a cinghia, il funzionamento è semi-automatico con ritorno del braccio a fine disco e stop del piatto. Non manca il coperchio in plexiglas. Le dimensioni sono 420 x 360 x 110 mm (LxPxA), il peso è di 3,2 Kg. Il colore è antracite.

      Edifier R1700BT

       

      Edifier R1700BTs. Coppia di diffusori multifunzionali con telecomando. Multiamplificati 2x 18 Watt e 2x 15 Watt, con elaborazione del segnale digitale (DSP) e controllo della gamma dinamica (DRC).  Sono bass reflex front firing, con tweeter a cupola "Eagle Eye" in seta da 19 mm e driver dei bassi da 4 pollici. Offrono uscita sub filtrata, due ingressi linea (di diversa sensibilità) più Bluetooth 5.0. Sono realizzate in MDF e disponibili con finitura vinilica color antracite o noce. Qui il manuale.

       

      No, no. Fàmolo audiofilo!

       

      Niente da fare, il paparino non molla, lo vuole audiofilo. Ed allora eccolo accontentato con una soluzione con basi sane e espandibile nel tempo, intorno ai trecentocinquanta euro.

      L'impianto è composto da un giradischi Lenco L-86 e una coppia di Edifier R1850DB, può suonare direi più che bene il vinile, essere collegato al PC, ha ingressi digitali coassiale e ottico, inoltre accetta qualsiasi sorgente Bluetooth. Dulcis in fundo, può essere potenziato con l'aggiunta di un subwoofer.

       

      Lenco L-86

      Lenco L-86. Piatto in alluminio con un diametro di 300 mm, porta USB per connessione a PC e/o per convertire il vinile in formato digitale, preamplificatore phono integrato disattivabile, pickup AudioTechnica, trasmissione a cinghia, copertura antipolvere in plastica rimovibile, base in legno. Le dimensioni sono 420 x 340 x 90 mm (LxPxA), il peso è di 4,2 Kg. Il colore è antracite. L'immagine in testata raffigura il retro del Lenco L-86. (Altre proposte sono emerse nella discussione sotto questo post).

       

      Edifier R1850DB. Coppia di diffusori multifunzionali con telecomando. MultiaEdifier R1850DBmplificati 2x 19 Watt e 2x 16 Watt, con elaborazione del segnale digitale (DSP) e controllo della gamma dinamica (DRC).  Sono bass reflex front firing, con tweeter a cupola "Eagle Eye" in seta da 19 mm e driver dei bassi da 4 pollici. Offrono due ingressi linea più Bluetooth 4.1. Sono presenti anche due ingressi digitali, uno coax e l'altro ottico. Molto utile l'uscita per subwoofer. Sono realizzate in MDF e disponibili con finitura vinilica color antracite. Qui il manuale.


      Buon divertimento.


      Nel consigliare dei prodotti bisogna sempre "posizionarli" bene, cercare di entrare nell'utilizzo quotidiano che ne farà il loro proprietario. Nell'assemblare queste due soluzioni ho pensato a prodotti sani, affidabili, divertenti e al giusto budget. Gli abbinamenti sono stati fatti con la usuale logica "per pochi soldi in più conviene..." ma nulla vieta di assemblare Lenco L-86 e Edifier R1700BTs, a circa trecento euro.

      Non fate mancare i vostri suggerimenti e buon divertimento!

    2. mark66
      Latest Entry

      By mark66,

      Il best seller del prof. Amar Bose, in vendita dal 1983 al 1991, nacque per essere posto in libreria, in orizzontale, col deflettore orientato secondo i dettami del professore. Sono inconfondibili per il loro design asimmetrico ed il caratteristico array di tweeter a cono in "Free Space", che si accompagna ad un woofer da 20 cm. caricato in reflex.

       

      Sono qui per parlarvi di una coppia di diffusori a cui sono legato, diciamo così, sentimentalmente: mi hanno accompagnato per tanti anni di ascolti, poi, causa vicissitudini e cambi di abitazione, erano finite in cantina. Da qualche tempo hanno riconquistato un posto nella mia sala di ascolto, rivelando doti che solo il loro posizionamento ottimale ha svelato. Vi sto parlando di una coppia di Bose 301 series II, anno di acquisto 1986.Bose 301 series II

      Per lunghi anni hanno costituito la voce del mio impianto: acquistate assolutamente d'impulso, dopo ascolti casuali, aveva fatto colpo, lo confesso, il fatto che fossero "diverse" dagli altri diffusori allora in giro, con un prezzo alla portata delle mie tasche e, soprattutto, un modello da scaffale, dato che in quel periodo la mia camera permetteva il loro collocamento solo su di un lungo mobile addossato ad una parete.


      Il mio impianto
      Il resto dell'impianto era costituito da un gira e un ampli Technics, a cui affiancai prima una piastra Aiwa ed in seguito un lettore cd Sony. Per 15 anni ho ascoltato musica da questo impianto, sfruttando relativamente le doti delle 301 in quanto il loro posizionamento seguiva solo in parte le raccomandazioni del produttore.
      Da allora è passato tanto tempo e negli ultimi anni, nonostante pochi soldi a disposizione, la passione per l'ascolto hi-fi si è risvegliata: grazie al Forum il mio universo audiofilo si è aperto a cose che non avrei mai pensato: ampli cuffia, dac e tutta una serie di catene audio sono mano a mano entrate nello spazio di ascolto che ho a disposizione, uno studiolo di 4,80 per 3,80 mq, mediamente arredato.
      Complice tutta una serie di passaggi, ultimamente mi è tornata la voglia di ascoltare le vecchie e gloriose 301, che non ho mai avuto voglia veramente di vendere. E qui comincia il bello. Sono andato a ripescare il manuale d'utilizzo e ho cercato di vedere se potevo realizzare nel mio spazio di ascolto un posizionamento ottimale.

       

      Il posizionamento ottimale
      Da notare che questi diffusori, come anche le più prestigiose 901, hanno vincoli di posizionamento che, se non rispettati, vanificano molto della esperienza di ascolto. La prima necessità è stata quella di dotami di stand adeguati senza spendere una follia: ho optato per l'autocostruzione, aiutato da un amico volenteroso e l'amicizia di un falegname. Ne è venuta fuori una coppia di stand in legno dal colore simile alla impiallacciatura Bose 301 series II studiolodelle 301, alti 70 cm e con alla base dei piedini ottenuti con dei battiporta di gomma, dunque una situazione di disaccoppiamento. L'altezza scelta è una via di mezzo tra il minimo consigliato da Bose (45 cm) e l'idea di una altezza della fonte sonora vicina alla altezza delle orecchie da seduto. Il direzionamento delle coppie di TW (che formano un angolo di alcuni gradi diretto verso l'alto gli anteriori e paralleli i posteriori) mi ha fatto comunque scegliere di tenere la posizione dei diffusori leggermente più bassa della quota delle mie orecchie. D'altra parte tenerle più basse o più alte della misura scelta avrebbe portato ad una serie di difficoltà di posizionamento nel mio spazio di ascolto e il compromesso è stato inevitabile.

      Veniamo al posizionamento. Bose consigliava nello scarno foglietto di istruzioni di rispettare innanzi tutto il corretto posizionamento destra-sinistra dei diffusori, di distanziarli tra loro di 1,2 - 3,6 m, di tenerle come dicevo almento 45 cm dal pavimento o dal soffitto e infine di distanziarle dalle pareti laterali da un minimo di 30 ad un massimo di 90 cm. Della distanza dalla parete posteriore si parlava di altrettanti 45 cm minimi. 


      Lo studiolo

      Veniamo allo spazio di ascolto: con un programmino di progettazione 3D ho fatto un rendering del mio studiolo. Per una serie di vincoli insuperabili (lo studio è utilizzato in parte anche per lavoro) non ho potuto rispettare in pieno il posizionamento ideale, in particolare rispetto alla simmetria della distanza dalle pareti laterali, rispetto alle quali c'è una distanza di circa 90 cm a sinistra, mentre a destra la parete dista circa 120 cm. Questa differenza è stata in parte compensata da soluzioni ottenute attraverso l'arredamento.
      Per il resto, le 301 sono in posizione di riposo e vengono messe a dimora per l'ascolto posizionandole a circa 70 cm dalla parte di fondo, con una distanza tra loro di 185 cm e la posizione di ascolto è a circa 2 metri, con circa 60 cm di spazio dietro alle spalle.Bose 301 series II riflessioni
      Una particolarità del mio spazio di ascolto è quella di avere due piccole librerie dove tengo la collezione di cd, identiche, che ho potuto posizionare circa 20 cm posteriormente e a lato di entrambi i diffusori: questa soluzione ha avuto un impatto notevole sulla resa delle 301, creando una superficie di riflessione del tw posteriore che esalta la funzione dello stesso. Nelle immagini potete vedere una piccola indagine delle riflessioni sonore che i diffusori generano nella stanza.

       

      Conclusioni

      Ho deciso di scrivere queste righe per il piacere di condividere un' esperienza di ascolto che con pochissimi soldi e un po' di applicazione mi sta dando moltissima soddisfazione.

      Ritornare ad ascoltare questi diffusori mi ha permesso di dire che avevo visto giusto, ma soprattutto di riflettere, se mai ce ne fosse bisogno, che il corretto posizionamento e la cura dello spazio di ascolto sono indispensabili per far rendere al meglio un impianto. Mentre ascoltavo le 301 in questi giorni pensavo che in fondo più vado avanti in questa passione e meno mi interessa di trovare la quadratura del cerchio. Ora sono più interessato ad apprezzare i pregi dell'impianto nei suoi limiti, ad accogliere più l'emozione che a perseguire assoluti. Lo ritengo un approdo che mi sta facendo apprezzare gli impianti che ho per quello che possono dare e  la trovo una posizione molto rilassante.

      (Prima pubblicazione: novembre 2012)

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

      @

      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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