Jump to content
Melius Club

Opera Grand Callas, concretezza ed eleganza made in Italy

toPICO

2224 views

La bella e corposa Grand Callas è uno fra gli ultimi diffusori della ditta trevigiana Opera Loudspeakers, azienda che il prossimo anno festeggerà il trentesimo anno dalla sua fondazione ufficiale. Oltre ad essere personalmente legato al marchio per questioni di mero campanilismo, Opera e in modo particolare i prodotti della linea Callas mi 02_GranCallas.thumb.jpg.bbb74f111b890259b3c40542b4d525d2.jpgfanno tornare piacevolmente indietro di qualche lustro, quando ascoltai nel piccolo e grazioso negozio Audio Club HiFi di Castelfranco Veneto un impiantino interessante che adottava come terminali proprio una coppia di Callas da stand.

Quelle casse massicce, ma esteticamente forse non bellissime, mi affascinarono immediatamente con la loro voce e mi reintrodussero nel mondo dell’alta fedeltà dopo alcuni anni di latitanza.

Oggi la gamma Callas è formata da tre prodotti differenti, l’erede di quel diffusore da stand che tanto mi piacque e che porta lo stesso nome, le recenti Callas Diva e le nostre Grand Callas che rappresentano il modello di punta dell’attuale produzione Opera.

 

Design
Le Grand Callas sono sicuramente dei diffusori importanti per dimensioni e peso, ma i fianchi curvilinei, la testa inclinata terminata con una spessa lama in vetro, oltre ai materiali impiegati, ne fanno un oggetto sicuramente molto gradevole e aggraziato che piacerà con tutta probabilità anche alle mogli più esigenti. Le finiture disponibili per i fianchi in legno sagomato sono noce e mogano, mentre la restante struttura è nera, come nera è la pelle che riveste il frontale. In dotazione c’è anche un’utile tela protettiva e una piastra di supporto in acciaio verniciato nero con adeguate punte regolabili in altezza.


Costruzione
Il mobile della Grand Callas, come in parte ho già anticipato, è costruito in modo superbo, con ottime finiture e con perfetti accoppiamenti delle varie parti che lo compongono. Le dimensioni sono quelle di un diffusore importante e il volume interno è di 92 litri di cui 80 sono dedicati ai woofer. Il medio è caricato in sospensione pneumatica in un volume separato. Il mobile è realizzato in MDF e multistrato curvato. Lo spessore va dai 25 millimetri dei fianchi ai 50 del pannello frontale. I driver impiegati sono di buon livello, due woofer Scanspeak Epigee 22w8557T01 da 8” a lunga escursione, il midrange Seas U18rnx/p da 7” con membrana in polipropilene ricotto e ogiva, l’ottimo tweeter Scanspeak D2905/970000 da 1” che troviamo sul frontale e i la coppia di D2608/81300 sul retro in configurazione dipolo. Di qualità anche le componenti usate per il crossover, progettato quest’ultimo con frequenze di taglio a 200 e 2000 Hz circa. Molto bella la morsettiera biwiring posta sul retro dei diffusori in posizione comoda e accessibile che all’occorrenza permette di adottare la biamplificazione passiva: collegando i connettori denominati “high” si pilota la gamma alta, sia il tweeter anteriore che il dipolo posteriore, con “low” si ha accesso alla via medio bassa, midrange e woofer. 04_GranCallas.thumb.jpg.1477eeff1de623e4f5df4d6299c9a600.jpgSempre sullo stesso quadro, troviamo anche un interruttore che inserisce o disattiva l’equalizzazione della risposta alle basse frequenze. L’imballo in cui sono contenute è molto robusto e nonostante la mole dei diffusori, che pesano quasi 80 chilogrammi ciascuno, non è stato troppo complicato estrarle, montare le basi e collocarle in ambiente. Il consiglio, quando si svolgono queste operazioni con oggetti così voluminosi e pesanti, è comunque sempre quello di coinvolgere un volenteroso e forzuto amico, anche non necessariamente audiofilo, ma dotato di adeguati bicipiti. All’interno si trova anche un manualetto che, oltre alle caratteristiche tecniche, suggerisce come estrarre dall’imballo i diffusori in totale sicurezza e posizionarli correttamente in ambiente e con quali amplificatori accoppiarli.

 

Suono
Le Grand Callas sono state inserite nel mio impianto principale, composto dal lettore digitale cd/sacd Cary Audio 306 Pro, Apple Mac Pro con Audirvana+ per la musica liquida collegato al Canever ZeroUno Dac, giradischi Thorens TD 124 con Saec WE-308 L, pre phono Mactone XX-301, preamplificatore Atelier Du Triode ilPre, amplificatore finale Cello Rhapsody, diffusori Revel Ultima Studio, cavi di alimentazione e potenza Faber’s Cables, di segnale RCA Signal Cable, USB Belkin Gold e WireWorld Starlight 7.

Avendo io a disposizione solo una coppia di cavi monowiring ho optato per l’inserimento di adeguati ponticelli, evitando, come è mia personale abitudine, quelli metallici in dotazione.

Le Grand Callas, come suggerito dal costruttore, sono state in partenza configurate come una cassa chiusa, bloccando i tre condotti reflex con i cilindri in poliuretano in dotazione ed inserendo l’equalizzazione in gamma bassa. A mano a mano che la confidenza con le due “signore” migliorava, sono state provate altre configurazioni, soprattutto in relazione al loro posizionamento in ambiente. Disponendo di una certa libertà di manovra e di una sala di dimensioni adeguate alla situazione, sono riuscito ad utilizzarle senza equalizzazione e con i fori del caricamento reflex liberi, migliorando abbastanza chiaramente la resa in gamma bassa e soprattutto la spazialità e la tridimensionalità del suono.

Avendole avute in prova per un tempo abbastanza lungo, tempo che normalmente non è concesso a chi effettua simili prove, ho ascoltato una grande quantità di musica, di generi fra i più disparati, dal pop alla musica classica e in formati diversi, vinile, cd/sacd e file anche ad alta risoluzione.

06_GranCallas.thumb.jpg.489977f281b04c8c944fb76b766131ff.jpgLe Grand Callas sono diffusori onnivori, molto piacevoli con la musica classica e anche con il jazz, ma, a mio avviso, danno il loro meglio con il rock. Il basso è sempre ben presente, non teso come le mie Revel, ma più pieno e rotondo, non gonfio. A tal proposito mi sento di consigliare amplificatori, sicuramente a stato solido, di potenza adeguata in relazione alle dimensioni della sala d’ascolto, che riescano a controllare molto bene i due woofer da 20 cm, donando allo stesso tempo la trasparenza e la fluidità necessaria in gamma medio-alta.

Di questi diffusori mi sono in particolar modo piaciuti l’equilibrio timbrico, l’articolazione e il controllo del basso, anche favoriti dal trattamento acustico ambientale realizzato con i Daad forniti da Acustica Applicata (di cui ho parlato qui), ma anche la qualità della gamma media che è un giusto vanto di mamma Opera.

Oltre alla diversa impostazione sonora, le differenze con il diffusore di riferimento sono costituite dalla inferiore larghezza del palcoscenico e da un suono meno “avvolgente”; d’altro canto le Grand Callas si dimostrano però un diffusore più viscerale ed emozionante che sanno colpire nel segno con armi differenti a quelle a cui sono abituato. Sempre buona invece la profondità della scena in cui ha senz’altro un compito chiave il dipolo posteriore derivato concettualmente dal precedente modello e dalla Tebaldi.


Universalità
Come tutti sanno non esiste un diffusore universale, e se esiste io ancora non l’ho ascoltato. Esiste però il diffusore che meglio di altri corrisponde alle proprie esigenze, anche economiche, e che meglio di altri si interfaccia con il proprio ambiente. Di sicuro i punti di forza di questi diffusori sono la coerenza timbrica e la dinamica a cui si aggiungono aspetti più frivoli, ma non marginali come la piacevolezza d'ascolto e la musicalità o quello che gli anglosassoni definiscono anche come PRaT.


Valore
Oggi, mentre metto insieme queste parole, le Opera Grand Callas hanno un prezzo di listino di 10.600 €, una cifra sicuramente alta per noi umani che stiamo sopravvivendo alla crisi economica del nuovo millennio, ma allineata e anzi competitiva se la paragoniamo a quella di prodotti similari che il mercato hi-fi/hi-end offre. A questo va aggiunto che lo street price per questa coppia di diffusori rischia di essere realmente invitante e potrebbe aiutare a raggiungere, almeno per un po’, la pace dei sensi audiofili.

Un altro aspetto fondamentale da considerare è che il loro possessore non dovrà svenarsi o vendere un rene per acquistare un’amplificazione eccezionale che riesca a farle suonare come sanno, come a volte accade per taluni diffusori capricciosi.


Conclusioni
Le Opera Grand Callas, è innegabile, mi sono molto piaciute. Le ho inserite nel mio impianto senza troppi problemi se non quelli legati al posizionamento, aspetto con cui bisogna sempre fare i conti, sia che si abbia a che fare con mini diffusori o con due bolidi da un quintale ciascuno. Mi hanno portato a riascoltare e a godere di canzoni che non ascoltavo da tempo. Sono esteticamente molto gradevoli, costruite benissimo e suonano. Sì, suonano! Suonano come molti diffusori di oggi non sanno più suonare, senza quella ostentazione inutile dell’iperdettaglio che spesso si traduce in un suono arido e asciutto. Hanno pure un buon rapporto qualità-prezzo e non sono troppo esigenti sul fronte amplificazione.

Se state ricercando un nuovo diffusore per il vostro impianto e il budget è adeguato, vi invito a tenere in seria considerazione le Opera Grand Callas, ad ascoltarle, meglio se a casa di qualcuno che sia appassionato tanto quanto noi e, perché no, a richiedere ai signori Nasta una visita presso la loro ditta, per capire che oltre al prodotto, c’è passione e competenza.
 

Pagella

  • Design e Costruzione: 5/5 - Buon design, ottima la realizzazione e la fattura del prodotto e i materiali impiegati.
  • Universalità: 4/5 - Un’anima votata al rock, ma con buone capacità di riprodurre ogni genere musicale.
  • Suono: 5/5 - Una volta disposte correttamente in ambiente si riescono ad ottenere risultati pregevoli.
  • Concretezza: 5/5 - E’ il punto forte di questo prodotto, ricco di sostanza e capace di emozionare.
  • Valore: 4/5 - Prezzo importante, ma inferiore rispetto a molti prodotti confrontabili; rapporto qualità/prezzo adeguato.

 

03_GranCallas.jpg05_GranCallas.thumb.jpg.2984be4c070f0f954b3733a73409a3f9.jpg

 

08_driverGranCallas.jpg

09_driverGranCallas.jpg

10_driverGranCallas.jpg

11_driverGranCallas.jpg



19 Comments


Recommended Comments

giannifocus

Posted

Ti rispondo io avendo avuto le Callas 2014 da stand prima delle Diva...eh si il family sound è lo stesso delle sorelle.

Riguardo le sorelline di categoria inferiore il family sound c'è ma si perde in coerenza e raffinatezza.

Share this comment


Link to comment
iBan69

Posted

Bel diffusore, bella recensione, belle foto, complimenti!

Nonostante l’impostazione sonora delle Opera, non si confà con i miei gusti, riconosco all’azienda Italica, di aver sempre prodotto buoni diffusori, e in questo caso, con le Gran Callas, un ottimo diffusore. 

Grazie

Share this comment


Link to comment
toPICO

Posted

9 ore fa, SimoTocca ha scritto:

@toPICO

Complimenti per la bella recensione, e non lo dico per piaggeria, ma perché quello che hai scritto ha il dono della completezza, ma senza mai annoiare con note prolisse, e della facilità di lettura, ma senza per questo essere semplicistico.

In quanto fan “sfegatato” di Bebo Moroni, non mi sarebbero dispiaciute note più dettagliate riguardanti l’ascolto dei diversi generi musicali (scrivi così bene che ti si legge volentieri anche se scrivi di più! Non avere paura a dilungarti troppo, specie sulle note di ascolto).

Mi piacerebbe sapere anche qualcosa delle tue impressioni nate dal confronto con le tue casse Revel (le Opera non le conosco, ma le Revel sì), anche perché sapere “i gusti” e le “preferenze” e “i riferimenti” del recensore aiuta spesso a capire se chi scrive ha più o meno affinità con chi lo legge (per esempio, pur leggendo con estremo piacere in Stereophile le recensioni di Art Dudley so di avere gusti audiofili completamente diversi dai suoi, che predilige diffusori a tromba Altec o DeVore, mentre so di avere affinità audiofila con i gusti dell’ex-direttore John Atkinson, e quindi so di potermi “fidare” di un suo giudizio ...).

Di nuovo grazie per il bellissimo articolo e per le belle foto che lo completano.

P.S. Con la speranza di leggerti presto di nuovo qui sopra...

Simone ti ringrazio per quello che mi hai scritto, non mi sarei potuto aspettare un complimento migliore! Qualsiasi cosa io scriva cerco sempre di essere asciutto e diretto proprio perché per me l'obiettivo primario è la comprensione. Alcune riflessioni le ho dovute tagliare per rientrare nella linea guida che noi redattori dobbiamo seguire, per poter presentare al lettore un prodotto omogeneo e coordinato, ma vedrò di aggiungere qui quello che man mano verrà fuori.
Del resto la bellezza del mezzo che stiamo utilizzando, a differenza della carta stampata, è anche questa.


La differenza fra Revel e Opera è davvero grande: le americane sono delle "spade" estremamente corrette su tutta la gamma e non perdonano niente. Se un'incisione è pessima, ne noterai purtroppo, o per fortuna, tutti i difetti. Fra le tante cose l'amplificazione dev'essere di grande qualità e sufficientemente potente per far smuovere quei moltopococedevoli woofer... all'epoca non fu un'impresa facile, ma mi andò bene.
Dall'altra parte del mondo ci sono le Opera che hanno una gamma medio-bassa più in evidenza, ma che attraverso un attento posizionamento delle stesse in ambiente, la possibilità di agire sugli accordi del reflex e l'attenuazione della gamma bassa possono far raggiungere abbastanza velocemente buoni risultati. Sono senz'altro più semplici da gestire, molto meno idiosincratiche nei confronti dell'amplificazione e sicuramente più goderecce delle Revel per quel tipo di suono, passami il termine, un po' "grassoccio" che però le rende anche più universali.

Nella sede di Opera le ho ascoltate anche collegate ad amplificatori valvolari, ma non mi sentirei di consigliarne l'abbinamento... con le Callas da stand molto probabilmente sì.

Quanto ai dischi ascoltati durante la prova non ti posso aiutare più di tanto, le ho avute a casa per un periodo abbastanza lungo ed ho veramente ascoltato di tutto. Io sono un onnivoro dal punto di vista musicale, farei prima a dirti cosa non ascolto...
La classica in genere l'ascolto usando il giradischi, il pop e il rock quasi esclusivamente con cd o liquida. Il jazz una via di mezzo.

Ultimamente ho riesumato la discografia di Dave Holland e quella di Jan Garbarek e un po' di cose interessanti in cui c'è lo zampino di Marc Ribot (che suonerà a breve Al Vapor a Mestre). Magari stasera ti giro una foto dei dischi che ho ascoltato di recente e che non ho ancora risistemato.

Share this comment


Link to comment
toPICO

Posted

6 ore fa, giannifocus ha scritto:

Complimenti per l’articolo e le belle foto che nonostante tutto non rendono omaggio del tutto alla bellezza dal vivo di questo capolavoro. 
Essendo possessore di Callas Diva 2016 mi ritrovo in pieno con la tua disamina anche perché ho avuto possibilità di ascoltare fianco fianco Diva e Grand Callas. 
Io le piloto con un Unico 90 rivalvolato Mullard e nonostante il mio ambiente di ca. 50 mq si difende egregiamente. 
Ho visto dalle foto che usi delle sottopunte su un pavimento simile al mio. Posso chiederti che modello sono e se le hai provate anche senza?

grazie

Grazie anche a te Gianni. L'Unico 90 è un'ottima opzione, non solo per le Diva. E' un integrato davvero ben riuscito e ben suonante, secondo me il migliore Unico a catalogo.
Le sottopunte sono delle pasticche in grafite HD, comperate da Simone Lucchetti, a cui ho fissato una monetina con un po' di patafix. Semplici ed efficaci. Con le Opera non ho fatto esperimenti esoterici, mi sono limitato a inserirle in un set-up già ampiamente collaudato.

Share this comment


Link to comment
SimoTocca

Posted

@toPICO 

Grazie per la tua risposta! Il paragone con le Revel (concordo, molto precise e analitiche) ha aiutato meglio a capire il carattere delle casse italiane, senza averle ascoltate. 

Bello questo caminetto...se il buondì si vede dal mattino...allora...ci aspetta un giorno radioso😉 !!

Share this comment


Link to comment
AlfonsoD

Posted

@toPICO Bella recensione, dritto al punto senza troppi fronzoli.

Complimenti.

Share this comment


Link to comment
Kindblue

Posted

Gran bella recensione, oltretutto i diffusori Opera sono tra i miei preferiti. Complimenti ancora!

Share this comment


Link to comment
minollo63

Posted

@toPICO Complimenti per la recensione e per il modo di esporre gli argomenti.

Sei riuscito ad attrarre la mia attenzione, puntando su alcuni aspetti in particolare che mi hanno interessato, pur non essendo io un amante del marchio in questione.

Bravo !

Ciao

Stefano R.

Share this comment


Link to comment
emil63

Posted

Grande Pierfrancesco.

Prova di stampo,davvero superlativo e facilmente comprensibile,anche ai meno avvezzi.

Foto da reportage professionale.

Fossi un produttore di strumenti audio,ti darei da provare il mio meglio...😜

Emilio

Share this comment


Link to comment
argonauta1973

Posted

Ottima prova da cui si evince la concretezza, che è a mio parere la caratteristica principale delle GrandCallas e Opera in genere. 
Bravo @toPICO, un saluto!

Share this comment


Link to comment
appecundria

Posted

Vivi complimenti a @toPICO

Ho avuto a lungo nei miei pensieri le Grand Callas 2008 con la loro tripletta posteriore, ma l'ambiente di ascolto che avevo allora non era adatto.

Share this comment


Link to comment
gabri65

Posted

Non ricordo esattamente il modello , ma questo marchio facente parte di una catena comprendente ampli e sorgente UNISON ,è stata una delle meglio suonanti che ho potuto apprezzare da molti anni a questa parte.

C'è anche da dire che ,sia l'elettroniche UNISON che i diffusori OPERA ,sono spettacolari anche esteticamente .

Share this comment


Link to comment
criMan

Posted

Complimenti per l'iniziativa e soprattutto la recensione @toPICO

Belle le foto a bella la "sala del caminetto".

Share this comment


Link to comment
godzilla

Posted

Bella rece, mi hai fatto venire voglia di provarle...

ho provato il modello precedente, belle, ma non andavano incontro ai miei particolari gusti..

Massimo

Share this comment


Link to comment
Guest
Add a comment...

×   Pasted as rich text.   Restore formatting

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

  • Inserimenti

    • Lukysound
      By Lukysound in The Billiard Room
         2
      Un bel giorno, quasi per gioco, ho voluto cimentarmi nella costruzione di un giradischi, diciamo non convenzionale, che comunque ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni.

      Giradischi, che passione!
      Sempre alla ricerca dell'ignoto, nel campo hi-fi, una sera d'inverno fredda e tempestosa, mi sono messo in testa un'idea balorda. Costruire un giradischi che avesse come prerogativa un braccio in legno, si, proprio in legno.
      Avevo visto in rete parecchi esempi di giradischi più o meno belli e funzionali, con bracci in legno. Avevo a disposizione, come al solito, dei rimasugli di vari apparecchi, tipo, un giradischi Pioneer, con mobile sfondato, un supporto di un braccio Lenco, un porta testina sempre Pioneer, ed alti pezzi vari. Iniziai subito la costruzione del giradischi.
      Per prima cosa mi procurai un asse di legno dello spessore di due centimetri e della grandezza di un normale giradischi, poi iniziai a montare il piatto Pioneer con dei supporti ricavati da un altro giradischi, anche lui di recupero. L'elettronica per il comando del motore (a trazione diretta) la collocai dietro il piatto stesso, il tutto a vista e senza alcuna copertura.
      Poi venne la volta del braccio. Un bel tondino di legno, un porta testina in plastica, della Pioneer e come supporto, un bel pezzo della Lenco. I fili per il collegamento della testina, rigorosamente all'esterno del braccio. Il tocco finale, un alza e abbassa braccio, fatto dal sottoscritto, rigorosamente con pezzi di recupero.
      Come testina  dopo varie prove, ho montato una buonissima Stanton 681 con il suo spazzolino.
      Mi dimentico di spiegare come ricavai il contrappeso del braccio, un filtro di un rubinetto da cucina, naturalmente in metallo ed anche ben cromato!
      Non so se dalla foto si può intuire il risultato finale, vi assicuro che dopo varie prove e funzionamenti, lo pseudo giradischi funziona a meraviglia. Si può anche non credere a ciò che ho scritto, ma varrebbe la pena sentire questo mio esperimento, per rendersi conto come può suonare un modesto trazione diretta con un braccetto in legno qualsiasi.
      Fatto questo singolare arnese, dopo una o due settimane, arrivarono a casa mia due attenti audiofili, appassionatissimi di hi-fi, e con una mania sfegatata per i Thorens. Quando videro che stavo mettendo un disco sopra uno strano giradischi, si incuriosirono non poco. Mi iniziarono a chiedere, cosa fosse, ma perché è così? Come mi è venuto in mente!
      Dopo l'ascolto però non c'era più nulla da dire, anzi iniziarono, questi due miei amici, a farsi delle domande tecnico filosofiche, tipo: ma cosa serve un piatto pesantissimo, ma perché suona così bene quel legnetto, al posto di uno SME, come è possibile viaggiare senza antiskating!
      Bene, secondo me, la conclusione è una sola. Alle volte con un pizzico di incoscienza e di genialità (fortuna), si riesce ad ottenere risultati incredibili. Buona musica a tutti.


  • I Blog di Melius Club

    1. Lukysound
      Latest Entry

      By Lukysound,

      Un bel giorno, quasi per gioco, ho voluto cimentarmi nella costruzione di un giradischi, diciamo non convenzionale, che comunque ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni.

      Giradischi, che passione!

      Sempre alla ricerca dell'ignoto, nel campo hi-fi, una sera d'inverno fredda e tempestosa, mi sono messo in testa un'idea balorda. Costruire un giradischi che avesse come prerogativa un braccio in legno, si, proprio in legno.

      Avevo visto in rete parecchi esempi di giradischi più o meno belli e funzionali, con bracci in legno. Avevo a disposizione, come al solito, dei rimasugli di vari apparecchi, tipo, un giradischi Pioneer, con mobile sfondato, un supporto di un braccio Lenco, un porta testina sempre Pioneer, ed alti pezzi vari. Iniziai subito la costruzione del giradischi.

      Per prima cosa mi procurai un asse di legno dello spessore di due centimetri e della grandezza di un normale giradischi, poi iniziai a montare il piatto Pioneer con dei supporti ricavati da un altro giradischi, anche lui di recupero. L'elettronica per il comando del motore (a trazione diretta) la collocai dietro il piatto stesso, il tutto a vista e senza alcuna copertura.

      Poi venne la volta del braccio. Un bel tondino di legno, un porta testina in plastica, della Pioneer e come supporto, un bel pezzo della Lenco. I fili per il collegamento della testina, rigorosamente all'esterno del braccio. Il tocco finale, un alza e abbassa braccio, fatto dal sottoscritto, rigorosamente con pezzi di recupero.

      Come testina  dopo varie prove, ho montato una buonissima Stanton 681 con il suo spazzolino.

      Mi dimentico di spiegare come ricavai il contrappeso del braccio, un filtro di un rubinetto da cucina, naturalmente in metallo ed anche ben cromato!

      Non so se dalla foto si può intuire il risultato finale, vi assicuro che dopo varie prove e funzionamenti, lo pseudo giradischi funziona a meraviglia. Si può anche non credere a ciò che ho scritto, ma varrebbe la pena sentire questo mio esperimento, per rendersi conto come può suonare un modesto trazione diretta con un braccetto in legno qualsiasi.

      Fatto questo singolare arnese, dopo una o due settimane, arrivarono a casa mia due attenti audiofili, appassionatissimi di hi-fi, e con una mania sfegatata per i Thorens. Quando videro che stavo mettendo un disco sopra uno strano giradischi, si incuriosirono non poco. Mi iniziarono a chiedere, cosa fosse, ma perché è così? Come mi è venuto in mente!

      Dopo l'ascolto però non c'era più nulla da dire, anzi iniziarono, questi due miei amici, a farsi delle domande tecnico filosofiche, tipo: ma cosa serve un piatto pesantissimo, ma perché suona così bene quel legnetto, al posto di uno SME, come è possibile viaggiare senza antiskating!

      Bene, secondo me, la conclusione è una sola. Alle volte con un pizzico di incoscienza e di genialità (fortuna), si riesce ad ottenere risultati incredibili. Buona musica a tutti.


      leadImage.thumb.jpg.0280b8dc737fd61b37522634f786de14.jpg

    2. cactus_atomo
      Latest Entry

      By cactus_atomo,

      Non è da oggi che mi ritrovo ad apprezzare i prodotti della nostrana Aliante, frutto delle capacità tecniche dell’ing. Prato, uno dei migliori progettisti italiani di diffusori in attività.

      Aliante
      La casa di Revello (CN) ha sempre saputo coniugare buon suono, prezzo competitivo, ottima assistenza post vendita e linee estetiche adeguate a un prodotto che vuole fregiarsi del marchio Made in Italy. Dove forse ha peccato, ma è una pecca comune a buona parte della produzione nazionale, è nella distribuzione e commercializzazione dei propri prodotti nel nostro Paese.

      Un diffusore va ascoltato prima dell'acquisto e, se non lo si può ascoltare perché non lo si trova in giro, il potenziale cliente si orienta su altro. Un peccato perché i diffusori Aliante hanno tutte le carte in regola per conquistasi un maggiore spazio di mercato, di quelli che conosco che ha ascoltato una Aliante, me compreso, nessuno ne ha tratto una impressione meno che positiva. Con queste premesse, era evidente che non potessi farmi sfuggire l'occasione di provare l'ultimo nato della Aliante.

      Deco4mini.jpg.9295fa8731fee9ebc03d303201c8e2c7.jpg


      Design e costruzione
      Denominata Decò, è una torre snella a due vie, da pavimento, con woofer da 21 cm in carta caricato in reflex, tweeter da 5 cm a cono sempre in carta, impedenza 8 ohm, efficienza 93 db, potenza sopportata 45 Watt RMS, 70 Watt massimi.

      Il foro del reflex è posteriore, ma non preoccupatevi, non dà problemi e non crea artificiosi rimbombi, a meno di non voler accostare i diffusori alla parete posteriore.

      I connettori (monowiring), sono di ottima qualità, comodi da utilizzare, molto ben distanziati tra i loro, ed accettano banane, forcelle e cavo spellato, insomma faranno felici gli audiofili che amano giocare con i cavi.
       

      Le Aliante Decò sono veri diffusori da pavimento, purtuttavia hanno in dotazione punte e sottopunte metalliche nonché una elegante base in marmo, che ha anche la funzione di evitare di danneggiare il pavimento di casa e di mantenere il diffusore in piano qualora il pavimento abbia della scanalature (per esempio con certi tipi di ceramiche o di cotto). Potrebbe essere utile mettere sotto la base in marmo quei feltroni che i trasportatori usano per spostare i mobili senza fatica, ma solo nel caso che per esigenze personali (o di buona pace familiare) sia necessario  spostarli in occasione degli ascolti.
      Il woofer è un componente particolare, realizzato in carta,  è decisamente leggero rispetto ad altri prodotti di analoghe dimensioni, molto leggero anche il tweeter, la leggerezza dei componenti favorisce la risposta veloce ai transienti e una migliore estensione agli estremi di gamma. Con questi driver è stato possibile realizzare un crossover semplice con incroci a bassa pendenza, a tutto vantaggio della facilità di pilotaggio.
       

      Già dai dati di targa si possono ben individuare gli obiettivi della azienda: mettere sul mercato un diffusore rigoroso e raffinato, facile da pilotare, adatto ad amplificazioni valvolari o in classe A, anche di potenza non elevata. Le dimensioni (113 m di altezza, 29 di larghezza e 43 di profondità), ne rendono agevole l’inserimento in ambiente, contribuisce alla accettabilità domestica il fatto che sviluppino più in profondità che in larghezza, diminuendo l’impatto visivo.
      Se la collocazione estetica ed acustica è facile, la movimentazione delle Decò non lo è altrettanto, i diffusori pesano ben 34 kg cadauno e sarebbe un peccato rovinare l’eccellente finitura (in vero legno, a scelta tra ciliegio, frassino colorato e grigio curo) con un movimento maldestro. 

      Il livello costruttivo appare eccellente, nel segno della migliore tradizione ebanistica italiana, l’estetica è sobria ed elegante, ben distante dagli eccessi che spesso si vedono in giro, il frontale è leggermente inclinato, questo, a detta del costruttore dovrebbe favorire la dispersione, l’inserimento in ambiente e contribuire all’allineamento dei due driver.
      I diffusori sono dotati di griglie amovibili, che suggerisco di asportare durante l'ascolto e rimettere al loro posto quando l’impianto non è in funzione, ad evitare danni provocati da animali domestici (i gatti amano arrampicarsi) e “animali umani “ (i coni degli altoparlanti esercitano, non si sa bene perché, una misteriosa ed irrefrenabile attrazione sulle dita dei bipedi, alcuni preferiscono i woofer, altri i tweeter, meglio nasconderli entrambi alla vista degli ospiti). La rimozione e la successiva rimessa in posizione delle griglie è assai agevole grazie agli attacchi magnetici e l’ascolto “senza” dona al suono un pizzico di trasparenza in più, non enorme ma sufficiente a giustificare la lieve “fatica” dell’operazione.

      Ascolto

      Non avendo al momento della redazione del presente articolo, casa disponibile (i lavori di ristrutturazione si sono protratti more solito oltre i tempi ipotizzati) ho eseguito gli ascolti a casa di Renato Franceschin, fruendo anche della gradita collaborazione di Giovanni Aste. L’idea di ascoltare congiuntamente un sistema composto da prodotti a noi completamente sconosciuti, è stata di Renato, io e Giovanni abbiamo aderito con piacere, forti anche di positive passate esperienze e anche per il piacere di ritrovarci a “lavorare” su una comune passione.
      Le Aliante Decò sono state inserite nel soggiorno di Renato, ambiente che conosco benissimo per avevi ascoltato negli anni numerosi componenti di tutti i prezzi, pilotate per l'occasione da un ampli a valvole Synthesis Roma AC753, come sorgenti digitali un Teac VRDS9 utilizzato a volte come lettore integrato ed altre come meccanica in abbinamento al dac Bryston BDA3, come sorgenti analogiche un sistema Clearaudio Concept (giradischi, braccio, testina mono marca e mono nome), alternato sporadicamente con un giradischi “La Turbie” a levitazione magnetica di produzione italiana, cavi i soliti Meleos di segnale, potenza ed alimentazione, che in passato a casa di Renato, sia pure in altri setup, hanno sempre  dato ottima prova di sé.
       

      Come mio costume, per le prove di ascolto dei diffusori mi porto appresso un ben nutrito numero di cd che conosco benissimo per averli ascoltati in numerosissime combinazioni diverse e che spaziano attraverso tutti i generi musicali, grande orchestra romantica, orchestra barocca, pianoforte solo, organo, quartetti per archi, rock “classico”, metal, piccoli gruppi jazz, lirica, cantautori italiani, solisti jazz (voci maschili e femminili). Alternate anche le etichette: DG, DECCA, EMI, Sony, Velut Luna, Foné, ECM, Universal, Reference Recording, Chesky, Universal, e tante altre note e meno note. Pochi i dischi cosiddetti audiofili, giusto per una verifica delle impressioni di ascolto. E naturalmente il disco test della RCA con le immancabili 4 tracce, solo canale destro, solo canale sinistro, voce in fase, voce in controfase, meglio perdere pochi minuti all’inizio ma avere la ragionevole certezza che i collegamenti son fatti a dovere.

       

      Anche se l’onere e l’onore di redigere materialmente la prova è stato affidato al sottoscritto, ad essa abbiamo partecipato attivamente tutti e te, scambiandoci pareri, indicazioni, suggerimenti che ci hanno portato a meglio comprendere il carattere e le peculiarità degli oggetti in prova. E, a riprova che le orecchie ci sono state fornite di serie, le opinioni di noi tre sono state complessivamente convergenti e piuttosto omogenee

      Il posizionamento delle Aliante nell’ambiente dove sono state collocate è quasi obbligato, circa 50 cm dal fondo, circa 3 metri di interasse tra i diffusori, un mobile basso tra gli stessi dove sono alloggiate le elettroniche, fortunatamente arretrato rispetto alla congiungente le Decò. Punto di ascolto che rispetta le regole della stereofonia, nessun tavolino ulteriore  davanti agli ascoltatori, molto spazio dietro. Fortunatamente questa disposizione si è dimostrata praticamente ottimale, portare i diffusori più avanti o peggio più indietro non ha apportato vantaggi al suono, anzi direi i contrario. Abbiamo quindi preferito la posizione di partenza, che è anche quella che permette una migliore fruizione non audiofila dello spazio.

      deco3mini.jpg.8c8f6d63eae70c6760134342a84d404c.jpg

      Comincio come al solito son l’Alleluia dal Messia di Handel, nella versione diretta da Hogwood, è un brano impegnativo, c’è una orchestra barocca con strumenti originali, cori maschili  femminili, voci soliste, la riproposizione delle Decò è eccellente, c’è tutta la velocità degli archi, la giusta disposizione dei cori e dei solisti. E la voce della Kirby è un ottimo test sulla estensione e definizione della gamma alta.

      Cambio genere e passo ad un altro cavallo di battaglia, Time out di Brubeck, anche qui colpisce la precisa  riproposizione del palcoscenico, la correttezza timbrica e il senso del ritmo. I brani si succedono ai brani, il pianoforte di Mendelshonn, i Dead Can Dance (into the labirint), il quartetto “la Trota” di Schubert, la toccata e fuga per organo di Bach, il Dies irae dal Requiem di Verdi, gli immancabili De Andrè e Mina nella Canzone di Marinella, i Black Sabbath, i Dire Straits, i Pink Floyd, e tanto altro ancora tra cui il Ludus  Danielis, la Folia di Paniagua, Jazz at the Pawnshop.
       

      La prima cosa che colpisce in queste piccole torri è la capacità di sparire e di ricreare un palcoscenico realistico in larghezza, profondità ed altezza, aspetti che ho potuto verificare in quei dischi dove questi parametri, in un impianto adeguato, possono emergere, in questo non sono seconde ai diffusori da stand, con il vantaggio di un basso più profondo, di una maggiore stabilità rispetto agli stand e di una semplificazione del corretto posizionamento in ambiente. Ovviamente non con tutti i generi musicali e con tutte le registrazioni si è in grado di apprezzare queste doti, ma dove serve la performance delle Decò è veramente eccellente

      Altro punto importante da sottolineare è la grande coerenza del suono, paragonabile quasi a quella di un monovia o di un elettrostatico a gamma intera, la si apprezza soprattutto nelle voci, nel pianoforte ma direi con tutta la musica “complessa”, è una sensazione quasi impalpabile ma segna, a mio modo di vedere, uno spartiacque abbastanza netto tra una riproduzione che mantiene sempre un che di artificiale ed una che appare semplicemente naturale.

      La velocità di risposta ai transienti è un altro punto di forza delle Decò, gli attacchi dei quartetti d'archi sono fulminei, non si ha mai l’impressione che i driver stiano rincorrendo la musica. E’ un parametro che valorizza gli ascolti di classica, di musica contemporanea e anche del jazz, della chitarra acustica e più in generale di tutte le registrazioni con forti variazioni dinamiche e suoni impulsivi. Con questi generi una scarsa velocità dei transienti rende la musica “noiosa”, priva di anima e di espressività.

      E‘ possibile che chi ascolta prevalentemente rock possa trovare eccessivo il rigore timbrico del diffusore e giudicarlo povero di bassi. Ma sarebbe una opinione errata. I bassi ci sono, il diffusore scende molto in frequenza senza muggire, senza sbavare, senza rimbombare, ottima l'articolazione come anche il controllo, anche con un ampli valvolare  che non ha in questo il suo punto d forza. Però la Decò non è un diffusore “furbo” che rinforza il medio basso  a scapito del basso profondi, preferisce il nitore e la pulizia al calore artificiale del medio basso.


      Conclusioni
      In conclusione le Aliante Decò si sono dimostrate un diffusore molto valido, caratterizzato da ottima correttezza timbrica, elevata estensione in frequenza anche agli estremi di gamma, eccellente risposta ai transienti, precisa ricostruzione della scena. Il suono è sempre molto equilibrato, senza che una gamma prevalga sull’altra, coerenza davvero notevole,  presenti e rifinite in alto ma senza mai provocare fatica di ascolto o asprezze innaturali. Scendono in basso ma in modo equilibrato senza fuochi d'artificio ed effetti speciali che incantano al primo ascolto ma stancano subito dopo. Se a questo aggiungiamo il pregio di essere Made in Italy, l‘estetica, le finiture, la facilità di inserimento in ambiente e di pilotaggio, l’assistenza della casa madre, e poi diamo uno sguardo al listino di 3.360 euro, direi che sono di certo un prodotto da mettere nel novero di quelli obbligantemente da ascoltare prima di decidere su un acquisto. Fortemente raccomandate per ampli deliziosi ma di potenza ridotta e non adatti a pilotare diffusori con impedenze ostiche 
       

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    4. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

      #############################

      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

      @

      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

      .

      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

      L3.thumb.JPG.48d55203ecf972de92d77955e12366e7.JPG

       

      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

      L1.thumb.JPG.f1fbb4c189cc8afe6de44a2b7fa54ce7.JPG

       

      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

      CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPG

      CA8.thumb.JPG.bc49f2879dbd0c2c6887f6536ef6bd93.JPG

      CA1.thumb.JPG.847eb1f46bad2972a4ea3236d1cf894c.JPG

      CA2.thumb.JPG.0b415bad8d9d4e40616af72e12791993.JPG

      .

      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

      CA6.JPG



Facebook

About Melius Club

Melius Club è il ritrovo dei cultori di tutte le passioni sospese tra arte e tecnica, appassionati sempre alla ricerca del miglioramento. Melius Club è l'esclusivo spazio web dove coltivare la propria passione, condividere informazioni, raccontare esperienze, valutare prodotti e soluzioni col supporto attivo della comunità degli appassionati.

Riproduzione audio e video, fotografia, musica, dischi, concerti, cinema, teatro, collezionismo e restauro di preziose apparecchiature vintage: qui su Melius hanno spazio tutte le passioni.

 

 

Il servizio web Melius.Club viene offerto al pubblico da Kunigoo S.R.L., start-up innovativa attiva nel settore Internet of content and knowledge, con codice fiscale 07710391215.
Powered by K-Tribes.

Follow us

×
×
  • Create New...

Important Information

Privacy Policy