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Melius Club

Apre la Sala del Caminetto

cactus_atomo

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Nel continuo percorso di innovazione di Melius non poteva mancare un ripensamento dello strumento Magazine. Le riviste cartacee sono in difficoltà, costi elevati di produzione e distribuzione, difficoltà a tenere il passo con le novità del mercato nazionale e internazionale, forte concorrenza dei nuovi media. La crisi della carta stampata non è appannaggio del solo settore audio, anche l’informazione generalista non se la passa bene, e ormai praticamente tutte le testate giornalistiche note hanno dovuto approntare una versione on line e supportano le vendite in edicola con “strumenti collaterali” quali libri, cd, gadget ed altro ancora.

 

Il magazine on line

Nel piccolo mondo dell’hi-fi, la rivista online è sembrato per lungo tempo un modo per salvare capra e cavoli, ossia contenuti e grafica da un lato, contenimento dei costi dall’altro, oltre ad una distribuzione diretta e capillare. Ma - c’è un ma - il popolo del web è abituato ai servizi gratuiti, difficilmente è disposto a pagare per una rivista on line, che comunque ha i suoi costi (provare i nostri giocattoli non è senza spese vive c’è da pagare trasporto, assicurazione, mantenere i contatti, ecc ecc), e come dice un vecchio proverbio della nostra saggezza contadina “senza soldi non si canta messa”. Certo esiste la risorsa “pubblicità”, ma la pubblicità sul web segue regole diverse dalla pubblicità sulla carta stampata e dover dipendere in toto dagli inserzionisti riteniamo sia cosa da evitare, un rimedio peggiore del male. D’altra parte, la rivista on line non è immune dai limiti della carta stampata, in primis la scadenza temporale che nel mondo di oggi non sempre permette di essere al passo con le novità, con il risultato che i lettori andranno ad utilizzare alte fonti di informazione.

 

Il blog collettivo

Se il mondo cambia, inutile opporsi all’inevitabile, molto meglio cercare di governare il cambiamento e approntare strumenti nuovi, augurandoci di avere trovato la quadra. Dopo ampio dibattito interno, siamo giunti alla conclusione che il magazine, come inteso finora, sia uno strumento inadeguato agli obiettivi ed al target di Melius. Abbiamo (non è pluralis maiestatis, solo indica una decisione collettiva) di utilizzar uno strumento nuovo, un multiblog denominato La Sala del Caminetto, continuando la metafora del Club.

 

Perché il multiblog e perché questo nome? Vediamo di andare con ordine. Il multiblog sarà realizzato da più soggetti e non sarà dedicato ad un unico argomento (nello spirito di Melius che non vuole essere un forum solo di hifi, pur se l’hifi ne resta la base portante), come in tutti i blog i contenuti non saranno inseriti a periodicità fissa, ma man mano che e i contenuti saranno disponibili. La sala del caminetto sarà visibile a tutti, iscritti e visitatori, in lettura ma l’inserimento dei contenuti sarà riservato ad un gruppo selezionato di soggetti Almeno all'inizio la parte prevalente verterà sulla recensione di oggetti del settore hi-fi, ma l’ambizione che vi trovino posto contenuti di buon livello anche su altri argomenti (arte, letteratura fotografia viaggi ed altro ancora).

Quali vantaggi intravediamo nel multiblog rispetto alla rivista? Alcuni sono evidenti, maggiore flessibilità nella pubblicazione del materiale, possibilità di toccare temi differenti dall’hi-fi (in armonia con la missione di Melius), ottimizzazzione delle risorse esistenti), indipendenza dalla raccolta pubblicitaria (visto che non sarà monosettoriale).

Ovviamente tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, sarà compito della squadra di blogger selezionati riempire la sala del caminetto di contenuti e soprattutto di contenuti interessati per gli utenti.

Andiamo a incominciare, osservazioni, suggerimenti e critiche saranno benvenuti e attentamente valutati.



14 Comments


Recommended Comments

marcos1959

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Non posso che augurar-ci un caloroso in bocca al lupo! e

un ringraziamento per l'impegno che mettete per tener viva questa iniziativa

da un anziano frequentatore ( non addetto ai lavori)  che ha visto nascere il nostro

consesso.

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back58

Posted

Bravi, in bocca al lupo per questa nuova iniziativa.✌️

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stefanobt76

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Iniziativa lodevole alla quale auguro ampio successo. Avanti cosi, bravi! 👏

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emil63

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Lodevole iniziativa che dev'essere supportata da tutti noi!

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Botmangt

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Ottima interessante iniziativa. Grazie di avermi dato l'opportunità di esserne messo a conoscenza.

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minollo63

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Che questa rubrica possa avere lunga vita e la fortuna che si merita.

Avanti così !

Ciao

Stefano R.

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Aletto

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Ottima l’iniziativa della Sala del Caminetto e ottimo articolo di apertura.

Diffusori di gran classe queste Gran Callas.

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iBan69

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Sono molto curioso di sapere come si evolverà questo multiblog e in attesa di questo, faccio i migliori auguri di ... chi ben comincia, è a metà dell’opera! 👍🏼

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piedic

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Ad Maiora amici.

Una sola cosa...qualche prova in più di apparecchi per audiofili squattrinati come me,non solo di prodotti che noi poveri possiamo solo sognare.

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  • Inserimenti

    • cactus_atomo
      By cactus_atomo in La Sala del Caminetto
         87
      Extrema Voice è il marchio con il quale il noto negozio Hi-Fi Di Prinzio commercializza delle particolari basi antivibrazione per diffusori. L’obiettivo prefisso è chiaro, ridurre le vibrazioni che il diffusore scarica nell’ambiente.
       
      Il problema
      Il problema delle vibrazioni è ben noto e i produttori di accessori hanno immesso sul mercato una enorme quantità di strumenti che dovrebbero servire allo scopo, pur seguendo strade molto diverse. La soluzione più in voga, tanto è vero che è adottata direttamente da molti marchi di diffusori, è l’utilizzo di punte, che se da un lato sono decisamente economiche, dall’altro hanno la brutta abitudine di danneggiare le superfici di appoggio (tappeti, moquette, parquet, marmo, cotto, mobili, ecc) e di rendere poco agevole lo spostamento dei diffusori stessi. Certo, si possono usare delle sottopunte, ma in questo caso l’efficacia delle punte si riduce e rischiamo di ritrovarci al punto di partenza.

       
      La soluzione
      La soluzione escogitata per le Extrema Voice è quasi originale (dico quasi perché mi risulta che un sistema simile venne pensato da una ditta svizzera per i propri diffusori ma senza mai realizzarlo per via dei costi). In sintesi le Extrema Voice sono basi per diffusori consistenti ciascuna in due tavole di fibral (una lega di alluminio) poste una sull'altra e tra le quai sono interposte, in apposite guide realizzate sulle tavole, delle sfere metalliche che permettono al diffusore di compiere piccoli movimenti avanti-indietro ma non laterali. Il tutto poggia poi su una “quasi punta” e volendo su una sottopunta. Ma la funzione antivibrazione è data dal sistema della doppia tavola a scorrimento.
      Esteticamente le basi sono piuttosto gradevoli alla vista, direi anzi che mediamente fanno, come si dice dalle mie parti, “la loro porca figura”, si fanno notare (in positivo a detta delle mie amiche non audiofile) ma non impongono la loro presenza, forse potrebbero non essere gradite in un ambiente ultramoderno dove predomina i bianco (ma in questo caso molti oggetti hi-fi sono decisamente fuori contesto).
      Ho conosciuto dal vivo per la prima volte le Extrema Voice al momento della loro presentazione, Mino di Prinzio ne magnificava le doti descrivendone le particolarità ed i pregi con dovizia di particolari e con la passione dell’inventore. Siccome preferisco ascoltare senza condizionamenti confesso che tutte quelle lodi mi avevano un poco indisposto, per cui mi misi ad ascoltarle quasi per cercarne difetti e controindicazioni.
      Personalmente non sono un fautore del fine tuning estremo, differenze dovute all’uso di accessori ne ho verificate sul campo ma di norma siamo nell'ordine delle sfumature (anche se per gli appassionati le sfumature pesano molto), mai un brutto anatroccolo è diventato cigno con il miracoloso accessorio giusto.
      L’ascolto fatto in occasione della presentazione delle Extrema Voice mi sorprese, non stravolgevano il carattere del diffusore, ma lo affinavano, aggiungo che risultati abbastanza omogenei li ho riscontrati in quella occasione con le basi inserite sotto diffusori assai differenti tra loro. Ma la presentazione delle Extrema Voice avvenne durante una manifestazione, molta gente, molto rumore di fondo, mi restava la curiosità di un ascolto serio, con calma, in condizioni controllate. Finalmente mi sono deciso ed ho chiesto a Di Prinzio se era possibile ascoltare le basi a casa mia, per un periodo congruo, diciamo almeno un mese. Detto fatto, in pochi giorni mi sono arrivate le basi complete di quasi tutto (mancavano le sottopunte, per errore non inserite negli imballi e fattemi recapitare dopo 15 gg).

       
      La verifica: le Extrema Voice in azione
      Il mio impianto, ormai decisamente vintage, è composto da diffusori Thiel CS7 che utilizzano le punte Soundcare in luogo delle punte originali (salvaguardia del pavimento), pre e finale Levinson 28 e 23, pre phono Threshold Fet Ten, gira Denon DP5000 con braccio Grace da 12 “, testina Kiseki blu e step up Kiseki, lettore Sony SCD1. Il tutto sistemato in un ambiente non dedicato di quasi 40 mq.
      Montare le Thiel (67 kg cadauna) sulle basi non è stato facilissimo, per fortuna ho degli amici volenterosi che mi danno una mano.
      Come faccio sempre in questi casi, utilizzo una metodologia semplice e consolidata
      a) scelgo un sw ampio e diversificato in cd, sacd e vinile, brani che conosco bene, e che reputo registrati almeno dignitosamente, e che rappresentino con buona approssimazione la media di quello che si trova in commercio
      b) ascolto per una settimana il sw scelto con la configurazione base (quella originaria)
      c) ascolto per almeno una settimana con la configurazione nuova (in questo caso con le Extrema Voice sotto i diffusori)
      d) ritorno alla situazione di partenza ed ascolto per una settimana
      Al termine di questo percorso penso di essermi fatto una idea abbastanza chiara su cosa fanno queste basi. Ma per non essere deviato da impressioni personali ho chiesto ad un paio di amici che conoscono bene il mio impianto di venire ad ascoltare con l’impegno di non dire nulla ma di darmi un parere scritto dopo due giorni.
      Poi ho fatto una follia, ho tolto le basi e le ho portate da mio fratello (Proac D3.8 con Soundcare, pre e finale Threshold Fet nine e Stasis 160, gira Mitsubishi ec-ep2, Audio alchemy meccanica e dac) per avere un ulteriore riscontro con diffusori e ambiente molto differenti
      Alla fine di questo tour de force credo di essere in grado di esprimere un parere, personale ma convinto.
       
      Il prodotto funziona alla grande, non cambia le caratteristiche timbriche dell’impianto, ma rende l’ascolto più pulito, spariscono dei disturbi di secondo livello, cui senza basi non si faceva caso. Il basso è più limpido, non si asciuga ma scende senza spurie, le voci diventano assai più intellegibili, la gamma alta ha perso alcune piccole asprezze e spigolosità, anche l’immagine ed il palcoscenico ne beneficiano, sopratutto in saldezza e profondità, nei pianissimo il silenzio è davvero profondo (e negli ascolti di brani classica bene incisi, per esempio le sinfonie di Mahler in sacd della RCA) ci si accorge imediatamente della differenza .In una parola, queste basi rendono evidente quanto le vibrazioni possano essere nocive per un ascolto di alto livello.
      Secondo di Prinzio la situazione migliorerebbe ancora ponendo il diffusore direttamente sulle basi senza Soundcare, ma le mie Thiel hanno i morsetti per i diffusori sotto la base dello stesso, troppo complicato usare cavi di potenza senza un distanziale diffusore base per cui in omaggio al principio che la comodità non ha prezzo, ho lasciato le Soundcare al loro posto.
      Le mie impressioni sono state confermate dalla lettura dei pizzini dei miei compagni di ascolto, nonché da mio fratello e mia cognata quindi penso proprio di non essermi sbagliato nel giudicare positivamente le Extrema Voice.

      Punti di forza di questo sistema sono la semplicità di montaggio, un ingombro ragionevole (non eccede in genere di molto la base del diffusore), un risultato assai positivo sulla resa sonora, una sorta di pulizia che non modifica le caratteristiche del suono ma le potenzia, senza introdurre “controindicazioni” e senza dover intervenire invasivamente sull’ambiente, la stabilità del sistema (assolutamente sicuro per i diffusori, se si scelgono le basi di dimensione acconcia), la finitura e l'estetica.
      Unica nota, non spaventatevi se toccando i diffusori questi si sposteranno leggermente in avanti o indietro, non succede nulla e durante l'ascolto il diffusore resta ben fermo al suo posto.
       
      Le conclusioni
      E' la prima volta che un accessorio mi convince completamente e fa notare i suoi effetti in modo papabile ed evidente, quasi come un trattamento ambientale passivo. E' anche uno di uei rari casi in cui non si dice guadagno su questo paramentro e perdo su quest'altro, migliora praticamente tutto. Il prezzo purtroppo non è alla portata di tutte le tasche, nonostante sia venduto direttamente dal produttore, senza passaggi intermedi, ma per impianti di un certo peso economico sono sicuramente da prendere in considerazione. Vorrei aggiungere che il prezzo delle Extrema Voice resta comunque allineato al listino di soluzioni concorrenti di alto livello e che pur essendo la distribuzione limitata ad un unio punto vendita, non credo sia impossibile frsele inviare da Di Prinzio per una prova nel prprio sistema.
      Sul sito del produttore è possibile scaricare molta documentazione su queste basi, tra cui le misure sulle vibrazioni effettuate dalla facoltà di ingegneria dell’Università del Salento con strumenti che nessuna rivista audio sarebbe in grado di comprare ed utilizzare, misure che spiegano in qualche modo i risultati della prova di ascolto
      Ovviamente le basi Extrema Voice sono commercializzate in dimensioni diverse per adattarsi alla gran parte dei diffusori in commercio, sia da pavimento che da stand.
      Per i più critici, non ho potuto effettuare ascolti in doppio cieco per ovvi motivi pratici, mi sarebbe servita una squadra di scaricatori di porto per mettere e togliere le basi al volo!
       

  • I Blog di Melius Club


    1. Un po’ di storia.
      L’orologio notturno può essere considerato, come cita il Brusa “l’apoteosi dell’orologeria italiana ed insieme, la sua superba conclusione”. In effetti con l’inizio del 1700, i maestri orologiai italiani, non seppero mantenere la supremazia conquistata nel corso del XV e XVI secolo, nei confronti della concorrenza, soprattutto inglese e francese. Questo genere di orologi è definito “notturno”, in quanto all’interno della cassa, realizzata prevalentemente in ebano, noce o legno di pero ebanizzato, trova posto un lume o una candela, posti sotto l’apposito camino, atto a smaltire il calore. Tale candela retroillumina la mostra (o quadrante) dell’orologio, realizzato in vetro e spesso decorato da valenti artisti dell’epoca tra i quali il
      Maratti, il Trevisani o il Mattioli. Nella mostra è ricavata un’apertura ad arco, lungo la quale scorrono le cifre delle ore, realizzate in metallo traforato, rivestito nella parte posteriore, di materiale traslucido che, nell’oscurità, permette la lettura dell’ora.
       

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      L’invenzione dell’orologio notturno è attribuibile ai fratelli Pietro Tommaso, Giuseppe e Matteo Campani, attivi a Roma intorno alla metà del 1600. La richiesta pervenne loro direttamente da Papa Alessandro VII, il quale richiedeva “un orologio per la notte, che mostri bene e distintamente le ore, ma in modo che il lume della lucerna o lampada, non venga ad offendere gli occhi di chi lo riguarda”. Contemporaneamente all’invenzione dell’orologio, i Campani inventarono anche un nuovo tipo di scappamento denominato “a manovella”, che permetteva all’orologio di funzionare senza fare rumore. Per tale invenzione gli ingegnosi fratelli, ricevettero anche dei privilegi (brevetti) anche se (come sovente succede) tale scappamento fu presto copiato da molti orologiai italiani.


      La riscoperta.
      Estate 1999, era da poco terminato il restauro de “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci ed in compagnia di mia moglie e dei miei genitori, siamo andati a visitare l’opera restaurata. Terminata la visita ci siamo recati in chiesa poiché, avendo letto su vecchi libri dell’esistenza dell’orologio, volevo visionarlo. Non trovandolo,chiesi lumi ad un frate lì presente. Non era un frate qualsiasi, bensì Padre Lorenzo Celeghin, il Priore della chiesa che, alla mia richiesta, rimase alquanto perplesso, chiedendomi come sapessi di quell’orologio.258697532_FOTOB_768.thumb.jpg.732f6dd307d184e6efcc4d5cebb31ebd.jpg
      Date le spiegazioni del caso, fummo accompagnati nella sagrestia del Bramante, allora chiusa al pubblico. Ci trovammo in un ambiente mozzafiato, la volta affrescata (presumibilmente dal Bramante), un imponente doppia fila di armadi per arredi sacri in legno finemente intarsiati ed al centro si ergeva questo splendido orologio. Padre Celeghin mi invitò ad aprirlo e visionarlo. Mi resi subito conto che la cassa in legno era stata danneggiata (inizialmente credevo dal bombardamento inglese sulla chiesa, avvenuto nel 1943, cosa però smentita da successivi accertamenti). La testa della Vergine era mozzata, monco uno degli angeli alla base del timpano e la struttura lignea era scheggiata in diversi punti. Visionando poi la meccanica, vidi che fortunatamente, era completa (mancava solo il pendolo) anche se, i tentativi di ripristino avvenuti nei secoli precedenti, erano stati eseguiti con evidente imperizia ed approssimazione. Terminata l’osservazione dell’orologio, Padre Celeghin espresse il desiderio di rimetterlo in funzione (chiaramente a titolo gratuito, non possedendo la curia, i fondi per finanziare l’operazione). Presi a questo punto contatti con Luigi Pippa, massimo esperto italiano e non solo, nel restauro meccanico di orologi e pendoleria antica (sono sue le ricostruzioni dell’astrario di Giovanni de Dondi, presenti al Museo della scienza e della tecnologia di Milano e del museo dell’orologeria di La Chaux de Fonds in Svizzera. Già conoscevo il Pippa per altri motivi ed insieme, organizzammo un secondo sopralluogo per visionare la macchina; contestualmente ci trovammo anche con Claudio Fociani, restauratore accreditato presso la chiesa, che avrebbe dovuto occuparsi della cassa lignea e della ricostruzione delle parti mancanti. Con l’approvazione dei due restauratori ad effettuare gratuitamente il lavoro (vista l’importanza di quell’orologio) e con la benedizione di Padre Celeghin, iniziò il processo di restauro.

       

      L’orologio 
      L’orologio fu costruito da Jean Baptiste Gonnon, orologiaio francese originario di Thiers e trasferitosi a Milano nella seconda metà del XVII secolo, al seguito del conte Antonio Lopez Fuensalida, vicerè di Spagna e governatore del ducato milanese. Gonnon ottenne la cittadinanza nel 1667 con il nome di Gio Batta Gonone. Oltre a quello in oggetto, sappiamo costruì un grande orologio a pendolo, per il campanile di San Gottardo a Milano, di cui fu anche temperatore (addetto alla manutenzione e regolazione) sino al 1704. Di questo Maestro orologiaio, sono conosciuti anche un orologio da tasca senza conoide, con cassa in ferro forgiato ed appartenente ad un collezionista americano, una pendola ad edicola su piedi in bronzo, realizzata a Milano 593603950_FOTOC_1280.thumb.jpg.2c983d11bede94da81e0369fe528d63a.jpged ora nel museo di Lione, ed un secondo orologio notturno, molto simile per dimensioni e caratteristiche, a quello di Santa Maria delle Grazie.  L’esemplare che è stato restaurato, poggia su una base con quattro leoni che lo sorreggono ed è alto 170 centimetri, incluse la base stessa e la statua della Vergine. La cassa è interamente realizzata in legno di noce, con colonne tortili, capitelli ionico-corinzi e struttura a doppio timpano. Il quadrante è posto all’interno di una cornice intagliata e dorata, ed ha dipinta un’allegoria sulla provvisorietà della vita terrena; si osserva infatti una grande barca, con i passeggeri che vogano, mentre il tempo regge il timone. Completa l’immagine, la consueta apertura ad arco, al cui interno scorrono le placchette con incise le ore. Sopra il quadrante, è posizionato un cartiglio dorato e inciso, che recita: “MDCLXXX F. Felix Barberivs felice expectas exitv nescies mortis horam horarvm mesura sacrestie sacravit die III aprilis” che può essere tradotto come: “Nel 1680 frate Felice Barbieri, nell’attesa di una fine felice, ed ignaro dell’ora della morte, volle dedicare la misura delle ore, a questa sagrestia il giorno 3 di aprile”. Non è chiaro se l’orologio, sia stato solo posizionato da frate Barbieri, o sia stato commissionato dallo stesso al Gonnon, che lo ha poi realizzato. Considerando comunque gli eventi e l’epoca che hanno portato il Gonnon a Milano, la data 1680 potrebbe corrispondere, a quella di realizzazione dell’orologio. Sopra il cartiglio, è presente un secondo quadrante metallico, sul quale è possibile leggere: il mese, la data, le fasi lunari, l’età della luna, i segni zodiacali, le allegorie delle quattro stagioni e, nell’apertura in basso a destra, le allegorie dei pianeti, che danno nome ai giorni della settimana. In alto sul quadrante, è incisa una seconda iscrizione che recita: “Menses atq dies planetas tempora lunas cerne sed in vita sydera nulla colas” che può essere visto, come un ammonimento a non tener conto degli oroscopi e delle superstizioni e si può tradurre con: “Conosci i mesi, i giorni, i pianeti, lo scorrere del tempo, le lunazioni, ma nella vita, non considerare i corpi celesti”.

      foto7.thumb.jpg.e50ed37b0317b55a500fc4f145c7eed5.jpgIl movimento è a platine circolari, separate da quattro colonnine, molla a rocchetto e cricchetto, con conoide a budello. Lo scappamento doveva essere originariamente a manovella, modificato in tempi successivi a verga. Un’asta rotante, collegata al movimento principale, trasmette la marcia al quadrante superiore del calendario, con quattro ruote dentate.


      Il restauro
      Il processo di restauro, ebbe inizialmente una battuta di arresto, in quanto nei primi mesi del 2000, venne improvvisamente a mancare Padre Celeghin. Dopo alcuni mesi Padre Stefano Rabacchi, fu nominato suo successore. Il nuovo Priore apprese con entusiasmo l’iniziativa del restauro ed i lavori poterono proseguire. La prima fase consistè, nell’ottenere l’autorizzazione dall’Intendenza delle Belle arti, a cui sia il sig. Pippa che il sig. Fociani, dovettero presentare il progetto di restauro relativo ai loro interventi. Come purtroppo sappiamo, le tempistiche dell’amministrazione pubblica sono bibliche e si dovette aspettare quasi un anno per ottenere l’autorizzazione a procedere. Qui termina la mia parte “attiva” in questa storia, riporterò adesso un riassunto, della procedura di restauro meccanico, cortesemente fornitami dal sig. Pippa. Purtroppo non sono in possesso della documentazione relativa al restauro della cassa, che resta nelle mani del sig. Fociani.

      “Per prima cosa sono state rimosse le meccaniche dalla cassa, quindi, completamente smontate per la pulitura ed aggiustatura. La maggior parte dei danni, sono stati creati da vecchi interventi, eseguiti in modo maldestro. Il danno più grave, è stato causato dalla molla di carica, con l’occhiello di fissaggio talmente slabbrato, che, sganciandosi durante la ricarica, scaricava tutta la forza sulla prima ruota, stortandone leggermente alcuni denti. E’ stato quindi rifatto l’occhiello della molla e rinforzato l’aggancio al bariletto. Sono stati raddrizzati i denti della prima ruota e sostituito il budello usurato, con una nuova corda in budello naturale. Quando venne sostituito lo scappamento a manovella, con quello a verga, il ponte posteriore della verga, era stato privato delle spine di posizionamento, ed il foro della vite di fissaggio allargato, per permettere un posizionamento empirico della verga. Lo scappamento è stato quindi rettificato, ed una volta messo a punto, sono state ripristinate le spine di posizionamento, del ponte della verga. Per rimbussolare il perno del conoide, era stata inserita nella platina, una bussola più alta di quella originaria, ed era stata poi spianata con una lima, graffiando ed abradendo parzialmente la firma del Gonnon. Una frattura alla forchetta del 671663903_FOTOE.thumb.jpg.499e4c3acd99f314daff05fd89f4564b.jpgpendolo, era stata rabberciata mediante fil di ferro, eliminato l’accrocco, i monconi sono stati inguainati, con un tubetto di ottone saldato ad argento.

      Le ruote ed i perni sono stati disossidati in bagni sgrassanti e lucidati a mano, con spazzole di diversa robustezza.

      Non è stato necessario il rimbussolamento dei perni, in quanto, vista l’ottima qualità dei materiali, ancora in buone condizioni. I bracci di ferro che sostengono il movimento, sono stati raschiati e protetti, con vernice giapponese. Il pendolo mancante è stato ricostruito e tarato, nello stile dell’epoca. Le targhette delle ore sono state pulite e protette, è stata sostituita la seta che le rivestiva, ed è stata revisionata la catena, in quanto non permetteva un fluido scorrimento delle ore sul quadrante. La ricarica dell’orologio è giornaliera e si effettua sul fianco sinistro della cassa. E’ stata costruita una chiave allungata, bloccata sul perno di carica da due bulloncini a mano e, la cui impugnatura, si raggiunge aprendo lo sportello laterale della cassa. Il meccanismo del calendario, non presentava usura o rotture, era solo bloccato da incrostazioni e lubrificanti essiccati. Le parti meccaniche, sono state immerse in bagni sgrassanti e le parti arrugginite, raschiate e protette con paraffina liquida. I dischetti rotanti, dipinti con le allegorie, sono stati tamponati con soluzione antiossidante ed i dischetti argentati, protetti con vernice giapponese, come la piastra anteriore, ed il disco rotante. La fascia della data, è stata riargentata manualmente, con nitrato d’argento, mentre l’indice d’acciaio che era leggermente ossidato, è stato spazzolato e conserva la brunitura originale.”

      Conclusioni
      Alla fine del 2002, un sabato mattina, ci ritrovammo tutti e quattro nella sagrestia del Bramante: Fociani con la cassa restaurata, il Pippa con il movimento rimesso a nuovo, Padre Stefano ed il sottoscritto, ad osservare compiaciuti le ultime fasi dell’assemblaggio: l’orologio era finalmente restaurato e funzionante!  Terminata l’operazione e fatta la foto di rito, fummo invitati a pranzo alla mensa dei frati, dove venimmo pubblicamente ringraziati, e ci venne donato un libro sulla storia della chiesa e del convento di Santa Maria delle Grazie, con tanto di benedizione e dedica di riconoscimento. Oggi la sagrestia del Bramante, viene aperta in occasione di particolari eventi che si tengono nella chiesa, quindi non posso fare altro che suggerire, a chi si trovasse in zona, di visitarla e visionare di persona, il grande orologio notturno di Jean Baptiste Gonnon. Da destra: Luigi Pippa, Padre Stefano Rabacchi, Claudio Fociani, il sottoscritto).

       

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    2. tunedguy57
      Latest Entry

      By tunedguy57,


      Annuncio su rivista Mercatino: "Vendo Marantz 1060 perfette condizioni lire 50.000".

      Telefono e mi precipito. Trovo una coppia sui quaranta anni in piena baruffa, apre lui incazzatissimo, mi presento.

      Lei si fa avanti e sbrigativa mi dice di venire in soggiorno, l'amplificatore è sul tavolo: è perfetto, vicino c'è anche l'owner manual.
       

      Marantz_Model_1060_g.jpg.a119974d390105428f85eedf6eebf7fa.jpg

      I due discutono, lui alza la voce, arriva in soggiorno e fa: "E 'sta storia cos'è?"
      Lei, con fare sicuro: "Questo amplificatore è mio e lo vendo io!"
      Lui: "E a quanto lo vendi?"
      Lei: "E a te che te ne frega? E' forse tuo?"

      Sono imbarazzato, vorrei andarmene via lasciandoli alla loro discussione e dico alla donna (una bella donna): "Senta se permette, tornerei quando vi siete messi d'accordo!"
      Lui col Mercatino in mano arriva come una furia e urla: "Cosa? Cinquantamila lire? Ma vale molto di più!"
      Sono sempre più imbarazzato. Lei afferra il Marantz e il manuale e me li porge: "Se li prenda!"
      Io, "Signora se lei crede le posso pagare di più, non voglio approfittare della situazione!"
      Lei mi bisbiglia in un orecchio "Se lo prenda gratis, così a quello gli faccio ancora più nervoso!"
      E io: "Non posso accettare!"

      Lui intanto gridava come un ossesso...
      Lei, bella, bionda e signorile, mi appioppa l'ampli in mano ed esclama: "Va bene così! Non voglio nulla! Glielo regalo!"
      Lui ammutolisce. Lei lo guarda, io mi sento una m***a.
      Silenzio di qualche secondo... lui esce sbattendo la porta.
      Lei allora mi fa: "be', allora me le dà queste cinquantamila lire?"
      E io: "Ehm... certo, certo! Ma è sicura? Vista la situazione mi pare di rubarlo!"
      Allora lei, spazientita: "Se io voglio regalare, regalo! Sono o non sono padrona di fare ciò che voglio con la roba mia?"
      E io: "Si certo, ecco qua le cinquantamila" Non vedevo l'ora di andarmene da là.

      Scesi le scale che mi tremavano le gambe... quello era un Marantz maledetto... Tornato a casa lo appoggiai sulla mensola e non lo accesi.

      Solo qualche giorno dopo lo accesi, quando l'eco di quelle urla si era diradato nella mia mente: era vero!

      Funzionava perfettamente.

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    4. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

      @

      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

      CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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