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Melius Club

Diffusori Klipsch RF-7 III. Mamma mia!

joe845

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La prima espressione che mi è venuta in mente quando ho visto quei due imballi grossi come un frigorifero che mi aspettavano su un pallet con accanto il solerte corriere? Mamma mia! 

E per fortuna che i due diffusori sono imballati separatamente dividendo i 90 Kg totali in due bimbe da 45 l’una, altrimenti davvero sarebbero stati dolori.RF-7-III.jpg.8a4d34685de1c588ffe19daa1c24e0c6.jpg

Anche così non è facile portarle a casa, con il mio fido carrellino le maneggio una alla volta, confidando nell’ottimo corriere che mi aspetta paziente, poi l’ascensore, una alla volta anche lì (e per fortuna che di striscio c’entro anche io, che abito all’ottavo piano) ed infine finalmente a casa al sicuro. Sballarle poi… insomma un bel po’ di fatica ma devo dire, alla fine assolutamente ripagata. Almeno inizialmente.

 

Belle son belle, c’è poco da fare, sono due oggetti molto ben fatti, la costruzione del mobile, la fattura degli altoparlanti, la cura nell’assemblaggio, tutto dà una sensazione di qualità e cura dell’oggetto, che deve risultare al top, essendo uno dei prodotti di punta del costruttore. 

Sono oggetti eleganti, anche la loro mole, di sicuro importante, sparisce nelle giuste proporzioni del mobile e nel bellissimo contrasto tra lo scuro del pannello anteriore e le tinte ambrate del laterale e dei due woofer.

Sono due veri oggetti di arredamento e secondo me, specie se con le griglie anteriori asportate, potrebbero raggiungere, nella maggior parte dei casi, WAF molto elevati.

 

Come suonano? Qui purtroppo c’è poco da dire…. BENE! E quando un oggetto suona bene che devi dire d’altro? Ok, proverò a essere meno criptico. Cominciamo a dire che, visto il tipo di prodotto, mi aspettavo un suono un po’ ruffiano, sicuramente di qualità, di questo ero certo, però votato più alla spettacolarizzazione che al rigore, più all’entusiasmo che alla ricerca della correttezza e invece mi sbagliavo.
Le RF-7 III sono un diffusore completo, maturo, che sa essere travolgente se deve ma che sa anche esaltare il dettaglio quando serve.

Partiamo dalle cose semplici, la risposta, grazie al driver da 1 pollice caricato con una tromba Tractrix e ai due stupendi woofer da 25 cm, è estesissima. Sia in alto che in basso. 

Quest’ultimo (il basso) è uno dei migliori che mi sia mai capitato di sentire, profondo, rotondo, teso, intellegibile, in una parola bello!

In alto il diffusore è ben ricco ma mai invadente, anzi, trasparenza e gentilezza sono tra le sue doti migliori. Ma c’è anche corpo e tanto. 

E le voci? Il medio? Avevo paura che fosse indietro rispetto al resto invece no, o forse un minimo, a bassi livelli, ma se si alza un po’ ecco che le voci sono lì, dove devono essere, col timbro e la presenza giusti.

Di dinamica neanche ne parlo, non me ne vogliate, avendole ascoltate con pochi watt penso solo a cosa possano fare se pilotate con un centinaio di quelli buoni  (e ne reggono più di 200….)

RF-7-III-label.jpg.f910a42b9ec981bccddde7d38b6030c5.jpgAnche l’immagine è ottima, nel mio sistema sempre dietro ai diffusori, di notevole profondità.

Per completezza devo dire che io ho ascoltato sempre il diffusore connesso a un monotriodo e questo, quasi sicuramente, ha dato una certa impostazione al suo carattere e alle prestazioni offerte, ma devo anche dire che, vista la sensibilità dell’oggetto, penso che l’accoppiata sia una delle migliori possibili.

Non mi aspetto comunque che, con uno stato solido di qualità, il risultato sia minore, anzi, sicuramente se ne gioverebbe la dinamica che da travolgente che è con pochi watt, potrebbe diventare esplosiva.

Anche ora che scrivo queste poche righe le RF-7 son lì che suonano, e il risultato, da una posizione di ascolto meno che improbabile (laterale, lontana, con una colonna in mezzo), è sempre di alta qualità, già lo so, mi mancheranno molto.

Conclusioni. Le RF-7 III mi sono piaciute molto; sono dei diffusori estremamente ben pensati, progettati e ottimamente costruiti sia come componenti che come manifattura. Un diffusore che a buona ragione può considerarsi definitivo. Potevano stupire con effetti speciali (e in realtà lo fanno anche 😉 ) e fermarsi lì. Ma fanno molto di più.

 

Prodotto Diffusori Klipsch RF7 III

Costruttore Klipsch
Sito web www.klipsch.com
Costo 5700 euro la coppia

 

RF-7-III-woofer.jpg.40d175668b405d7fb69fcfc5d6b21b14.jpg

 

 

RF-7-III-Compression-Driver.thumb.jpg.f01c8b4dbb271a4126ad4eb9f1b907f5.jpg



30 Comments


Recommended Comments



alfa71omega

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Complimenti bella recensione ma dai loro un centinaio di ore di lavoro e vedrai che ti piaceranno ancor di più. Per esperienza con le miei Forte III devono lavorare un po prima di dare il meglio. Mi sembra che ultimamente Klipsch stia rivivendo una seconda gioventù. Bei prodotti, ben suonanti, a prezzi umani. Facci sapere che sono curioso. 

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pippo63

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prezzi umani be' insomma..fortuna si trovano a molto meno rispetto al listino;differenze con RF7 II?

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SimoTocca

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Grazie per la bella recensione, che si legge tutta d’un fiato!

Mi sono piaciute anche a me, quando le ho ascoltate in giro per mostre, queste belle casse Klipsh. 

Sarei a chiederti una descrizione un po’ più dettagliata:

1) Del tuo impianto, anche se autocostruito o artigianale, citando anche lamsorgente usata

2) Della musica ascoltata, in particolare quale album e di che genere (perché, sulla classica, per esempio, potrebbero suonare diverse che nel Rock o nel Jazz... per dire...)

3) Belle anche le foto, ma due o tre foto in più sarebbero gradite...

Grazie per il tempo che ci hai dedicato...

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magoturi

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Le mie RF7 con i generi Smooth Jazz e Fusion ci vanno a nozze, mi piacerebbe un confronto dal vivo con le nuove RF7III che comunque piacciono tanto anche a me...3480 euro la coppia spedite street-price mi sembra che attualmente sia il prezzo piu' basso on line che ritengo assolutamente allineato alla concorrenza.

SALVO.

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joe845

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@alfa71omega grazie! purtroppo difficilmente si può arrivare alle 100 ore di ascolto, sono sicuro che sarebbero migliorate..

@pippo63 ciao, purtroppo non ho sentito le II in condizioni controllate per cui non ti so dire...

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joe845

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@SimoTocca grazie a te! impianto, niente di che, CD Yamaha CDS1000, piatto Project RPM9, elettroniche tutte autocostruite, il finale(one) si vede in foto, musica un po' di tutto, ovviamente

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pippo63

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@magoturi spero di non andare ot,hai le RFII?eventualmente in pm mi puoi dire come vanno e con che amplificazioni sono consigliabili?

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cinghio

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wouuu! io le ho ascoltate e confrontate con le Cornwall .. devo ammettere che appena le ho viste dietro alle heritage ho pensato fossero due cartelloni pubblicitari per la loro eventuale presentazione😁

sono esattamente due armadi ,da seduto il tweeter rimane decisamente più alto però devo ammettere che suonano davvero bene,limpide,chiare.. ma non che strillano anzi ,equilibrate in un certo senso.

il basso teso e profondo come se uscisse da un'altra cassa.. se ricordo bene il condotto reflex è anteriore non posteriore come le precedenti edizioni.

ah dimenticavo gli ascolti sono stati fatti con McIntosh ..ottima sinergia.

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cinghio

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@pippo63 si è vero, ho visto una foto prima.

comunque da quello che ho sentito è migliorata parecchio rispetto alle serie precedenti 

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senna

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un confronto tra le prime tre serie...

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Petersim

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Il 29/10/2019 Alle 21:52, cinghio ha scritto:

wouuu! io le ho ascoltate e confrontate con le Cornwall .. devo ammettere che appena le ho viste dietro alle heritage ho pensato fossero due cartelloni pubblicitari per la loro eventuale presentazione😁

sono esattamente due armadi ,da seduto il tweeter rimane decisamente più alto però devo ammettere che suonano davvero bene,limpide,chiare.. ma non che strillano anzi ,equilibrate in un certo senso.

il basso teso e profondo come se uscisse da un'altra cassa.. se ricordo bene il condotto reflex è anteriore non posteriore come le precedenti edizioni.

ah dimenticavo gli ascolti sono stati fatti con McIntosh ..ottima sinergia.

Scusa Cinghio potresti dirci di più a confronto con le Cornwall ? 

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cinghio

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@Petersim allora ricordo che fu proprio la mia curiosità da possessore delle Cornwall..

detto ho ciò ho costatato che hanno un timbro decisamente più chiaro,basso più profondo delle Cornwall.. non sfumature ,si sente..prove fatte con lo stesso brano,adesso non so se è un bene o un male anche perché li in quella stanza di 20mq erano praticamente a 130cm dal muro posteriore, mi viene davvero difficile pensare una collocazione simile nelle nostre sale però hanno decisamente un impatto notevole.

io le ho avute le prime RF7 ,ho sentito un anno fa la MKII l'impostazione è quella..hanno aggiustato secondo me il discorso del medio un pelino "arretrato" ma per il resto è un diffusore "accattivante" sia esteticamente che timbricamente. a me Piacciono,il divertimento è garantito, di sicuro non promettono un ascolto rilassato come invece può avvenire con le Cornwall .

A differenza delle Cornwall starei più attento come amplificarle perché personalmente già con 

 McIntosh 7900/7000 se non erro.. erano fin troppo vivaci.

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Petersim

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@cinghio Ok grazie stesse impressioni mi ritrovo con la maggiore raffinatezza delle cornwall. Anche a me le rf7 sono sembrate di maggiore impatto un pelo meno raffinate più divertenti forse ma alla lunga forse le Cornwall sono di categoria superiore

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giacomino

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Ho avuto per dieci anni circa le RF7 prima serie con valvolare Primaluna prologue two con le KT88 e condivido le tue impressioni.

Adesso è da luglio che ho le attive Adam S3V e non tornerei più a diffusori passivi...

Buona serata in musica!

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Petersim

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@giacomino  se penso a quanti denari abbiamo speso e tutt'ora spendiamo per le amplificazioni !

Mah.

Un amico mi ha detto ultimamente di aver ascoltato una coppia di Elac attive da stand e di essere rimasto senza parole

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magoturi

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curiosita' ma e' un problema del mio PC o questo thread si apre e si chiude?

SALVO.

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cinghio

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@giacomino ciao Giacomino,in cosa se posso chiedere hai trovato benefici passando ai diffusori attivi?

dove il salto di qualità?

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    • Lukysound
      By Lukysound in The Billiard Room
         2
      Un bel giorno, quasi per gioco, ho voluto cimentarmi nella costruzione di un giradischi, diciamo non convenzionale, che comunque ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni.

      Giradischi, che passione!
      Sempre alla ricerca dell'ignoto, nel campo hi-fi, una sera d'inverno fredda e tempestosa, mi sono messo in testa un'idea balorda. Costruire un giradischi che avesse come prerogativa un braccio in legno, si, proprio in legno.
      Avevo visto in rete parecchi esempi di giradischi più o meno belli e funzionali, con bracci in legno. Avevo a disposizione, come al solito, dei rimasugli di vari apparecchi, tipo, un giradischi Pioneer, con mobile sfondato, un supporto di un braccio Lenco, un porta testina sempre Pioneer, ed alti pezzi vari. Iniziai subito la costruzione del giradischi.
      Per prima cosa mi procurai un asse di legno dello spessore di due centimetri e della grandezza di un normale giradischi, poi iniziai a montare il piatto Pioneer con dei supporti ricavati da un altro giradischi, anche lui di recupero. L'elettronica per il comando del motore (a trazione diretta) la collocai dietro il piatto stesso, il tutto a vista e senza alcuna copertura.
      Poi venne la volta del braccio. Un bel tondino di legno, un porta testina in plastica, della Pioneer e come supporto, un bel pezzo della Lenco. I fili per il collegamento della testina, rigorosamente all'esterno del braccio. Il tocco finale, un alza e abbassa braccio, fatto dal sottoscritto, rigorosamente con pezzi di recupero.
      Come testina  dopo varie prove, ho montato una buonissima Stanton 681 con il suo spazzolino.
      Mi dimentico di spiegare come ricavai il contrappeso del braccio, un filtro di un rubinetto da cucina, naturalmente in metallo ed anche ben cromato!
      Non so se dalla foto si può intuire il risultato finale, vi assicuro che dopo varie prove e funzionamenti, lo pseudo giradischi funziona a meraviglia. Si può anche non credere a ciò che ho scritto, ma varrebbe la pena sentire questo mio esperimento, per rendersi conto come può suonare un modesto trazione diretta con un braccetto in legno qualsiasi.
      Fatto questo singolare arnese, dopo una o due settimane, arrivarono a casa mia due attenti audiofili, appassionatissimi di hi-fi, e con una mania sfegatata per i Thorens. Quando videro che stavo mettendo un disco sopra uno strano giradischi, si incuriosirono non poco. Mi iniziarono a chiedere, cosa fosse, ma perché è così? Come mi è venuto in mente!
      Dopo l'ascolto però non c'era più nulla da dire, anzi iniziarono, questi due miei amici, a farsi delle domande tecnico filosofiche, tipo: ma cosa serve un piatto pesantissimo, ma perché suona così bene quel legnetto, al posto di uno SME, come è possibile viaggiare senza antiskating!
      Bene, secondo me, la conclusione è una sola. Alle volte con un pizzico di incoscienza e di genialità (fortuna), si riesce ad ottenere risultati incredibili. Buona musica a tutti.


  • I Blog di Melius Club

    1. Lukysound
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      By Lukysound,

      Un bel giorno, quasi per gioco, ho voluto cimentarmi nella costruzione di un giradischi, diciamo non convenzionale, che comunque ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni.

      Giradischi, che passione!

      Sempre alla ricerca dell'ignoto, nel campo hi-fi, una sera d'inverno fredda e tempestosa, mi sono messo in testa un'idea balorda. Costruire un giradischi che avesse come prerogativa un braccio in legno, si, proprio in legno.

      Avevo visto in rete parecchi esempi di giradischi più o meno belli e funzionali, con bracci in legno. Avevo a disposizione, come al solito, dei rimasugli di vari apparecchi, tipo, un giradischi Pioneer, con mobile sfondato, un supporto di un braccio Lenco, un porta testina sempre Pioneer, ed alti pezzi vari. Iniziai subito la costruzione del giradischi.

      Per prima cosa mi procurai un asse di legno dello spessore di due centimetri e della grandezza di un normale giradischi, poi iniziai a montare il piatto Pioneer con dei supporti ricavati da un altro giradischi, anche lui di recupero. L'elettronica per il comando del motore (a trazione diretta) la collocai dietro il piatto stesso, il tutto a vista e senza alcuna copertura.

      Poi venne la volta del braccio. Un bel tondino di legno, un porta testina in plastica, della Pioneer e come supporto, un bel pezzo della Lenco. I fili per il collegamento della testina, rigorosamente all'esterno del braccio. Il tocco finale, un alza e abbassa braccio, fatto dal sottoscritto, rigorosamente con pezzi di recupero.

      Come testina  dopo varie prove, ho montato una buonissima Stanton 681 con il suo spazzolino.

      Mi dimentico di spiegare come ricavai il contrappeso del braccio, un filtro di un rubinetto da cucina, naturalmente in metallo ed anche ben cromato!

      Non so se dalla foto si può intuire il risultato finale, vi assicuro che dopo varie prove e funzionamenti, lo pseudo giradischi funziona a meraviglia. Si può anche non credere a ciò che ho scritto, ma varrebbe la pena sentire questo mio esperimento, per rendersi conto come può suonare un modesto trazione diretta con un braccetto in legno qualsiasi.

      Fatto questo singolare arnese, dopo una o due settimane, arrivarono a casa mia due attenti audiofili, appassionatissimi di hi-fi, e con una mania sfegatata per i Thorens. Quando videro che stavo mettendo un disco sopra uno strano giradischi, si incuriosirono non poco. Mi iniziarono a chiedere, cosa fosse, ma perché è così? Come mi è venuto in mente!

      Dopo l'ascolto però non c'era più nulla da dire, anzi iniziarono, questi due miei amici, a farsi delle domande tecnico filosofiche, tipo: ma cosa serve un piatto pesantissimo, ma perché suona così bene quel legnetto, al posto di uno SME, come è possibile viaggiare senza antiskating!

      Bene, secondo me, la conclusione è una sola. Alle volte con un pizzico di incoscienza e di genialità (fortuna), si riesce ad ottenere risultati incredibili. Buona musica a tutti.


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    2. cactus_atomo
      Latest Entry

      By cactus_atomo,

      Non è da oggi che mi ritrovo ad apprezzare i prodotti della nostrana Aliante, frutto delle capacità tecniche dell’ing. Prato, uno dei migliori progettisti italiani di diffusori in attività.

      Aliante
      La casa di Revello (CN) ha sempre saputo coniugare buon suono, prezzo competitivo, ottima assistenza post vendita e linee estetiche adeguate a un prodotto che vuole fregiarsi del marchio Made in Italy. Dove forse ha peccato, ma è una pecca comune a buona parte della produzione nazionale, è nella distribuzione e commercializzazione dei propri prodotti nel nostro Paese.

      Un diffusore va ascoltato prima dell'acquisto e, se non lo si può ascoltare perché non lo si trova in giro, il potenziale cliente si orienta su altro. Un peccato perché i diffusori Aliante hanno tutte le carte in regola per conquistasi un maggiore spazio di mercato, di quelli che conosco che ha ascoltato una Aliante, me compreso, nessuno ne ha tratto una impressione meno che positiva. Con queste premesse, era evidente che non potessi farmi sfuggire l'occasione di provare l'ultimo nato della Aliante.

      Deco4mini.jpg.9295fa8731fee9ebc03d303201c8e2c7.jpg


      Design e costruzione
      Denominata Decò, è una torre snella a due vie, da pavimento, con woofer da 21 cm in carta caricato in reflex, tweeter da 5 cm a cono sempre in carta, impedenza 8 ohm, efficienza 93 db, potenza sopportata 45 Watt RMS, 70 Watt massimi.

      Il foro del reflex è posteriore, ma non preoccupatevi, non dà problemi e non crea artificiosi rimbombi, a meno di non voler accostare i diffusori alla parete posteriore.

      I connettori (monowiring), sono di ottima qualità, comodi da utilizzare, molto ben distanziati tra i loro, ed accettano banane, forcelle e cavo spellato, insomma faranno felici gli audiofili che amano giocare con i cavi.
       

      Le Aliante Decò sono veri diffusori da pavimento, purtuttavia hanno in dotazione punte e sottopunte metalliche nonché una elegante base in marmo, che ha anche la funzione di evitare di danneggiare il pavimento di casa e di mantenere il diffusore in piano qualora il pavimento abbia della scanalature (per esempio con certi tipi di ceramiche o di cotto). Potrebbe essere utile mettere sotto la base in marmo quei feltroni che i trasportatori usano per spostare i mobili senza fatica, ma solo nel caso che per esigenze personali (o di buona pace familiare) sia necessario  spostarli in occasione degli ascolti.
      Il woofer è un componente particolare, realizzato in carta,  è decisamente leggero rispetto ad altri prodotti di analoghe dimensioni, molto leggero anche il tweeter, la leggerezza dei componenti favorisce la risposta veloce ai transienti e una migliore estensione agli estremi di gamma. Con questi driver è stato possibile realizzare un crossover semplice con incroci a bassa pendenza, a tutto vantaggio della facilità di pilotaggio.
       

      Già dai dati di targa si possono ben individuare gli obiettivi della azienda: mettere sul mercato un diffusore rigoroso e raffinato, facile da pilotare, adatto ad amplificazioni valvolari o in classe A, anche di potenza non elevata. Le dimensioni (113 m di altezza, 29 di larghezza e 43 di profondità), ne rendono agevole l’inserimento in ambiente, contribuisce alla accettabilità domestica il fatto che sviluppino più in profondità che in larghezza, diminuendo l’impatto visivo.
      Se la collocazione estetica ed acustica è facile, la movimentazione delle Decò non lo è altrettanto, i diffusori pesano ben 34 kg cadauno e sarebbe un peccato rovinare l’eccellente finitura (in vero legno, a scelta tra ciliegio, frassino colorato e grigio curo) con un movimento maldestro. 

      Il livello costruttivo appare eccellente, nel segno della migliore tradizione ebanistica italiana, l’estetica è sobria ed elegante, ben distante dagli eccessi che spesso si vedono in giro, il frontale è leggermente inclinato, questo, a detta del costruttore dovrebbe favorire la dispersione, l’inserimento in ambiente e contribuire all’allineamento dei due driver.
      I diffusori sono dotati di griglie amovibili, che suggerisco di asportare durante l'ascolto e rimettere al loro posto quando l’impianto non è in funzione, ad evitare danni provocati da animali domestici (i gatti amano arrampicarsi) e “animali umani “ (i coni degli altoparlanti esercitano, non si sa bene perché, una misteriosa ed irrefrenabile attrazione sulle dita dei bipedi, alcuni preferiscono i woofer, altri i tweeter, meglio nasconderli entrambi alla vista degli ospiti). La rimozione e la successiva rimessa in posizione delle griglie è assai agevole grazie agli attacchi magnetici e l’ascolto “senza” dona al suono un pizzico di trasparenza in più, non enorme ma sufficiente a giustificare la lieve “fatica” dell’operazione.

      Ascolto

      Non avendo al momento della redazione del presente articolo, casa disponibile (i lavori di ristrutturazione si sono protratti more solito oltre i tempi ipotizzati) ho eseguito gli ascolti a casa di Renato Franceschin, fruendo anche della gradita collaborazione di Giovanni Aste. L’idea di ascoltare congiuntamente un sistema composto da prodotti a noi completamente sconosciuti, è stata di Renato, io e Giovanni abbiamo aderito con piacere, forti anche di positive passate esperienze e anche per il piacere di ritrovarci a “lavorare” su una comune passione.
      Le Aliante Decò sono state inserite nel soggiorno di Renato, ambiente che conosco benissimo per avevi ascoltato negli anni numerosi componenti di tutti i prezzi, pilotate per l'occasione da un ampli a valvole Synthesis Roma AC753, come sorgenti digitali un Teac VRDS9 utilizzato a volte come lettore integrato ed altre come meccanica in abbinamento al dac Bryston BDA3, come sorgenti analogiche un sistema Clearaudio Concept (giradischi, braccio, testina mono marca e mono nome), alternato sporadicamente con un giradischi “La Turbie” a levitazione magnetica di produzione italiana, cavi i soliti Meleos di segnale, potenza ed alimentazione, che in passato a casa di Renato, sia pure in altri setup, hanno sempre  dato ottima prova di sé.
       

      Come mio costume, per le prove di ascolto dei diffusori mi porto appresso un ben nutrito numero di cd che conosco benissimo per averli ascoltati in numerosissime combinazioni diverse e che spaziano attraverso tutti i generi musicali, grande orchestra romantica, orchestra barocca, pianoforte solo, organo, quartetti per archi, rock “classico”, metal, piccoli gruppi jazz, lirica, cantautori italiani, solisti jazz (voci maschili e femminili). Alternate anche le etichette: DG, DECCA, EMI, Sony, Velut Luna, Foné, ECM, Universal, Reference Recording, Chesky, Universal, e tante altre note e meno note. Pochi i dischi cosiddetti audiofili, giusto per una verifica delle impressioni di ascolto. E naturalmente il disco test della RCA con le immancabili 4 tracce, solo canale destro, solo canale sinistro, voce in fase, voce in controfase, meglio perdere pochi minuti all’inizio ma avere la ragionevole certezza che i collegamenti son fatti a dovere.

       

      Anche se l’onere e l’onore di redigere materialmente la prova è stato affidato al sottoscritto, ad essa abbiamo partecipato attivamente tutti e te, scambiandoci pareri, indicazioni, suggerimenti che ci hanno portato a meglio comprendere il carattere e le peculiarità degli oggetti in prova. E, a riprova che le orecchie ci sono state fornite di serie, le opinioni di noi tre sono state complessivamente convergenti e piuttosto omogenee

      Il posizionamento delle Aliante nell’ambiente dove sono state collocate è quasi obbligato, circa 50 cm dal fondo, circa 3 metri di interasse tra i diffusori, un mobile basso tra gli stessi dove sono alloggiate le elettroniche, fortunatamente arretrato rispetto alla congiungente le Decò. Punto di ascolto che rispetta le regole della stereofonia, nessun tavolino ulteriore  davanti agli ascoltatori, molto spazio dietro. Fortunatamente questa disposizione si è dimostrata praticamente ottimale, portare i diffusori più avanti o peggio più indietro non ha apportato vantaggi al suono, anzi direi i contrario. Abbiamo quindi preferito la posizione di partenza, che è anche quella che permette una migliore fruizione non audiofila dello spazio.

      deco3mini.jpg.8c8f6d63eae70c6760134342a84d404c.jpg

      Comincio come al solito son l’Alleluia dal Messia di Handel, nella versione diretta da Hogwood, è un brano impegnativo, c’è una orchestra barocca con strumenti originali, cori maschili  femminili, voci soliste, la riproposizione delle Decò è eccellente, c’è tutta la velocità degli archi, la giusta disposizione dei cori e dei solisti. E la voce della Kirby è un ottimo test sulla estensione e definizione della gamma alta.

      Cambio genere e passo ad un altro cavallo di battaglia, Time out di Brubeck, anche qui colpisce la precisa  riproposizione del palcoscenico, la correttezza timbrica e il senso del ritmo. I brani si succedono ai brani, il pianoforte di Mendelshonn, i Dead Can Dance (into the labirint), il quartetto “la Trota” di Schubert, la toccata e fuga per organo di Bach, il Dies irae dal Requiem di Verdi, gli immancabili De Andrè e Mina nella Canzone di Marinella, i Black Sabbath, i Dire Straits, i Pink Floyd, e tanto altro ancora tra cui il Ludus  Danielis, la Folia di Paniagua, Jazz at the Pawnshop.
       

      La prima cosa che colpisce in queste piccole torri è la capacità di sparire e di ricreare un palcoscenico realistico in larghezza, profondità ed altezza, aspetti che ho potuto verificare in quei dischi dove questi parametri, in un impianto adeguato, possono emergere, in questo non sono seconde ai diffusori da stand, con il vantaggio di un basso più profondo, di una maggiore stabilità rispetto agli stand e di una semplificazione del corretto posizionamento in ambiente. Ovviamente non con tutti i generi musicali e con tutte le registrazioni si è in grado di apprezzare queste doti, ma dove serve la performance delle Decò è veramente eccellente

      Altro punto importante da sottolineare è la grande coerenza del suono, paragonabile quasi a quella di un monovia o di un elettrostatico a gamma intera, la si apprezza soprattutto nelle voci, nel pianoforte ma direi con tutta la musica “complessa”, è una sensazione quasi impalpabile ma segna, a mio modo di vedere, uno spartiacque abbastanza netto tra una riproduzione che mantiene sempre un che di artificiale ed una che appare semplicemente naturale.

      La velocità di risposta ai transienti è un altro punto di forza delle Decò, gli attacchi dei quartetti d'archi sono fulminei, non si ha mai l’impressione che i driver stiano rincorrendo la musica. E’ un parametro che valorizza gli ascolti di classica, di musica contemporanea e anche del jazz, della chitarra acustica e più in generale di tutte le registrazioni con forti variazioni dinamiche e suoni impulsivi. Con questi generi una scarsa velocità dei transienti rende la musica “noiosa”, priva di anima e di espressività.

      E‘ possibile che chi ascolta prevalentemente rock possa trovare eccessivo il rigore timbrico del diffusore e giudicarlo povero di bassi. Ma sarebbe una opinione errata. I bassi ci sono, il diffusore scende molto in frequenza senza muggire, senza sbavare, senza rimbombare, ottima l'articolazione come anche il controllo, anche con un ampli valvolare  che non ha in questo il suo punto d forza. Però la Decò non è un diffusore “furbo” che rinforza il medio basso  a scapito del basso profondi, preferisce il nitore e la pulizia al calore artificiale del medio basso.


      Conclusioni
      In conclusione le Aliante Decò si sono dimostrate un diffusore molto valido, caratterizzato da ottima correttezza timbrica, elevata estensione in frequenza anche agli estremi di gamma, eccellente risposta ai transienti, precisa ricostruzione della scena. Il suono è sempre molto equilibrato, senza che una gamma prevalga sull’altra, coerenza davvero notevole,  presenti e rifinite in alto ma senza mai provocare fatica di ascolto o asprezze innaturali. Scendono in basso ma in modo equilibrato senza fuochi d'artificio ed effetti speciali che incantano al primo ascolto ma stancano subito dopo. Se a questo aggiungiamo il pregio di essere Made in Italy, l‘estetica, le finiture, la facilità di inserimento in ambiente e di pilotaggio, l’assistenza della casa madre, e poi diamo uno sguardo al listino di 3.360 euro, direi che sono di certo un prodotto da mettere nel novero di quelli obbligantemente da ascoltare prima di decidere su un acquisto. Fortemente raccomandate per ampli deliziosi ma di potenza ridotta e non adatti a pilotare diffusori con impedenze ostiche 
       

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    4. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

      @

      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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