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Pink Floyd: The Endless River

paolippe

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Per ascoltare (ed apprezzare) il pregevole album della band londinese più famosa di tutti i tempi, è necessario spogliarsi completamente di tutti i pregiudizi derivanti da luoghi comuni consolidati negli anni, anzi nei decenni, ove i Pink Floyd sono stati contemporaneamente il gruppo rock più amato e vituperato della storia della musica.

 

Il Ritorno dei Pink Floyd: The Endless River
Nessuno o pochi si aspettavano un bell'album dall'ultimo lavoro dei Pink Floyd, dichiaratamente una collezione di spezzoni musicali rivisitati da Gilmour, Mason, Carin, Pratt, Ezrin etc, risalenti all'epoca del non esaltante seppur onesto "The Division Bell". Solo che... in questa collezione di scarti musicali, c'erano tre importantissimi particolari, assenti in tutti i lavori della band da Wish You Were Here in poi:

1) Rick Wright è (assieme a Gilmour & Mason) il principale compositore delle trame sonore di quasi tutti i brani.

2) Questi "scarti" sono il risultato di numerose sessions in cui i Floyds hanno suonato e improvvisato tutti assieme, come ai bei tempi andati, divertendosi un mondo. E davvero si sente. Si palpa il pathos e la spontaneità del suonare tutti insieme... dal vivo.

3) Il lavoro è stato dedicato all'amico Rick, morto prematuramente e quindi è nato come scelta di musica guidata dalla sofferenza.

Tuttavia la critica sarà come sempre spietata nei confronti di questa generosa prova dei due superstiti Mason e Gilmour che hanno voluto dedicare questo straordinario disco al loro amato amico Rick.

 

Perché, sì... amici. Si tratta di un album straordinario.

Il migliore dei Floyds dall'epoca di Wish You Were Here e The Wall. Quest'ultimo, pur mostrando già molto evidente lo strapotere paranoico e deleterio di Waters, che avrebbe raggiunto l'apoteosi nel successivo "The Final Cut", probabilmente il disco più orrendo di tutta la storia del rock, era e rimane una pietra miliare, un album ricco di perle poichè ancora importante era l'apporto compositivo di tutti i membri della band. Confortably Numb, Hey You, Another Brick in The Wall, Run like Hell, Mother sono tutti brani col marchio Pink Floyd ben evidente.

Dopo la conclusione della squallida vicenda legale promossa da Waters contro i suoi vecchi compagni d'avventura che li ha visti vincitori, l'uscita nel 1987, del seppur modesto "A Momentary Lapse of Reason" aveva rappresentato per quasi tutti i fans una ventata di aria fresca, una sorta di sollievo, una liberazione nei confronti della paranoia watersiana che nel frattempo proseguiva nei lavori solisti dell'ex bassista. Nel primo album dell'era Gimour si riconoscono comunque le caratteristiche tipiche del sound della band, anche se, a parte la pregevole "Learning To Fly" è difficile ricordare i nomi e la melodia di un brano in particolare.

E sei anni dopo, nel 1993, avrà luogo l'ultima, storica reunion della band in studio. Da queste sessions, nelle quali il tastierista e amico Richard Wright contribuisce in maniera determinante anche come cantante, nascerà un album senza infamia e senza lode, con una copertina molto strana e bellissima, opera del sempre geniale Storm Thorgerson che si legherà all'album in maniera indissolubile, promuovendolo probabilmente in modo più efficace di qualsiasi brano presente nel disco. Il titolo dell'album è "The Division Bell".

Ma da quelle sessions, nasceranno altrettante, piccole deliziose perle sonore, risultanti dalle improvvisazioni divertite e spensierate di Wright e compagni che costituiranno infine una corposa raccolta di idee da cui vent'anni dopo prenderà corpo il progetto "The Endless River" di cui vi sto parlando.

 

Le citazioni da periodi d'oro della "discografia" Floydiana, sono molto evidenti in questo album, ma mai stucchevoli, soprattutto da Wish You Were Here (It's What We Do), The Wall (Anisina, Allons-Y), The Piper e Saucerful of Secrets (Sum, Unsung), Ummagumma (Skins e Autumn '68), ma l'impressione che ci pervade è di grande coinvolgimento, e non del sapore retrò che hanno invece la maggior parte delle "minestre riscaldate" che i supergruppi sono soliti confezionare quando sono morti (vedi l'ultimo disco degli U2).

I miei brani preferiti sono sicuramente It's What We Do, Skins (con la stupefacente ed innovativa batteria del buon Nick) e On Noodle Street (un piano elettrico da brivido che ci ricorda la maestria e l'estro del compianto Rick), ma anche la triade del pre-finale del disco Calling/Eyes To Pearl/Surfacing (quest'ultima che sembra suonata più da Steve Hackett che da Gilmour) è di assoluto pregio e regala emozioni fortissime. Nessun brano è comunque banale, la tensione rimane elevata e l'ascolto fluisce fino alla fine con grande naturalezza.

Io a dire il vero ho apprezzato anche l'ultimo brano, "Louder Than Words", l'unico cantato. Certamente non fa rimpiangere troppo la decisione di proporre un lavoro quasi interamente acustico, ma in assenza di un brano cantato, "The Endless River" non sarebbe stato un vero album dei Pink Floyd; anzi ne è la degna conclusione in un'architettura inusuale, ma affascinante. L'unico vero neo è la netta, evidente disparità di resa sonora, probabilmente legata alla necessità di fornire almeno un brano "da radio" (e da iPod) evidentemente più compresso, ma dal punto di vista artistico, Louder Than Words è un pezzo nettamente superiore a qualsiasi brano di "The Division Bell".

 

Da ultimo, non si può non parlare dell'aspetto forse più sorprendente che è evidente sin dal primo ascolto e cioè la straordinaria qualità di registrazione eseguita in quattro studi differenti (L'Astoria galleggiante di Gilmour, il Britannia Row, il Medina e l'Olympic) a 48 KHz/24 bit (ricordiamo che queste registrazioni risalgono a più di vent'anni fa), con delle frequenze subsoniche sicuramente artificiali, ma di grande impatto sonoro (Things Left Unsaid, Calling) che faranno la gioia di molti audiofili che frequentano questo forum.

A mio modesto avviso, trattasi di uno dei migliori album rock in assoluto (se non il migliore) in termini di qualità sonora.

Molto suggestiva infine la presenza, anche in quest'album, della voce sintetizzata del fisico Stephen Hawking nel brano "Talking Hawkin", l'unico che ricordi l'ultima produzione Floydiana.

In definitiva, una bella sorpresa in tutti i sensi, questo "The Endless River"; una assolutamente insperata storia a lieto fine per la band psichedelica più amata (e odiata) di sempre. E sicuramente il nobile intento di Mason e Gilmour nel voler dedicare i loro sforzi all'amico scomparso ha contribuito ad accrescere la consistenza e il pregio di tutte le composizioni.

Da segnalare le piacevoli e malinconiche "additional tracks" TBS9, TBS14 e Nervana, deliziosamente acerbe e testimoni ancor di più del resto dell'album, della grazia e ispirazione di quelle session di improvvisazione e "divertimento nel suonare" che hanno consentito ad una band dichiarata morta ormai da decenni, dalla critica più agguerrita e cinica, di regalarci momenti di autentica poesia sonora. In particolare, amo moltissimo TBS14, struggente nella sua armonia melanconica, quasi fosse stata scritta sapendo che il grande Richard Wright, sarebbe venuto a mancare.

 

The Endless River
Pink Floyd
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4 Comments


Recommended Comments

alfa71omega

Posted

Magnifica disamina per un magnifico disco scritto indubbiamente da chi, come me, ritiene che tutti i membri della band siano geniali ed abbiano contribuito, tutti nessuno escluso, a rendere i PF quelli che sono (senza voler entrare in sterili diatribe Gilmour/Waters). Ci sono comunque un paio di passaggi, nella tua esposizione, che non mi trovano d'accordo e cioè quelli relativi a AMLOR e TDB. In ambedue i dischi dell'era Gilmouriana ritengo vi siano tracce degne di nota come ad esempio, The dogs of war e Sorrow oltre alla già citata Learning to Fly con un occhio di riguardo per Terminal Frost: vi sono, molto più apprezzabili nei live che non negli Studios, passaggi tra chitarra e sax che sono magnifici. In TDB trovo interessanti le tracce Marooned, Wearing the inside out (cantata dal compianto Wright) e Keep talking. Ritengo si integrino molto bene nel panorama sonoro Floydiano. E comunque mi hai fatto venir voglia di riascoltare The Endless River che, a ben pensare, non l'ho ancora ascoltata con il nuovo setup. Penso inoltre che, senza che nessuno mi lanci dietro una scomunica, alcune tracce dell'album solista Rattle that lock avrebbero potuto tranquillamente avere l'etichetta Pink Floyd. Rinnovo i miei complimenti per l'analisi di questo bellissimo disco. 

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juss956

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Paolo.. mi complimento con te, la tua ottima disamina che riassume anche il mio pensiero, questo album che Gilmour ha voluto dedicare interamente al suo amico e compianto Richard Wright possiede uno stile musicale degno dei migliori Pink Floyd del passato. Ascoltando con attenzione la scalette dei brani ci si accorge che sono tutti legati fra loro. La fender di Gilmour ritrova i suoi migliori effetti acustici, tipici del suo stile unico, sono musiche molto raffinate, il sound graffiante riesce a inchiodare alla poltrona ogni ascoltatore come poche altre volte si possa immaginare, hanno una grandissima qualità sonica, sapete... nel rock non è facile poter ascoltare dei suoni così ben strutturati, e in linea con le aspettative di noi audiofili. Io mi sono preso sia il supporto digitale che il vinile e devo dire che le differenze non sono poi così marcate, anche se... preferisco il vinile per via della sua maggiore esaltazione del sound stage. 

Il mio consiglio è quello di ascoltarlo con attenzione... magari con un livello di volume in po'  più allegro, sicuramente da lassù Richard Wright approverà tutte queste perle musicali che David Gilmour gli ha interamente dedicato. 

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ontherun

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Niente, ho provato e riprovato ad ascoltarlo (anche varie volte per intero) ma proprio non riesco a farmelo andare giù. Non è tanto per l'approccio sonoro particolare (nei molti anni trascorsi ad ascoltare musica qualcosa di accostabile l'ho ascoltato) ma forse è per il fatto che mi sarei aspettato tutt'altro da un album con su scritto Pink Floyd, ma d'altronde questo non è un album dei Pink Floyd, ormai ne sono più che convinto. Avrebbero forse dovuto chiamarlo semplicemente  'A Tribute to Rick from some of his friends' chissá magari così... 

E inciso bene, non lo metto in dubbio, ma personalmente non mi cambia niente. 

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gian62xx

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mi fa piacere leggere queste parole di grande apprezzamento per questo lavoro dei PF.

io ce l'ho e lo ascolto con grande piacere (..ancora stasera, per esempio...).

il fatto che non si canti mi riporta alle lunghe suites del passato.

i due album precedenti , momentary e bell, tolti 2-3 brani sono delle lagne strazianti. musicalmente ottimi ma il cantato di gilmour da vecchio  non lo reggo. e li degrada a dischi di canzonette. per maggiori dettagli sull'argomento confrontate "gilmour" del 78 e "about face"...

incredibile come siano stati trattati da "scarti" questi pezzi, forse perche il solito non ci aveva piazzato sopra i testi. e meno male, direi.

da bell, "wearing" e' un pezzo davvero fenomenale, la tessitura dei cori e della chitarra sono un riferimento assoluto. poi basta, purtroppo.

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  • Inserimenti

    • cactus_atomo
      By cactus_atomo in La Sala del Caminetto
         0
      Incontrai per la prima Susanna Arbitrio, una simpatica e giovane signora che vive e lavora a Roma, durante una serata di tango e subito rimasi incuriosito dal fatto che utilizzasse per musicalizzare giradischi e vinili invece di files e computer, come invece ormai fanno la quasi totalità dei musicalizzatori di tango italiani ed internazionali.
      In verità, prima della sua prematura scomparsa, operava a Roma un notissimo e bravissimo musicalizador di tango, argentino purosangue (anche se credo di origine italiana), il compianto Felix Picherna, che musicalizzava, udite udite, non con il PC, non con il vinile, non con i cd ma con le musicassette! Vista l’età di Felix l’uso delle musicassette da parte sua aveva una logica, ma che un musicalizador giovane, cresciuto nell’epoca del digitale, e per giunta donna, utilizzasse l’analogico mi ha fatto venire voglia di approfondire il perché di questa scelta.

      La struttura di una tipica serata di tango.
      Chi non sa come è strutturata una tipica serata di tango, si chiederà il perché di questa mia meraviglia, quindi credo che una spiegazione vada data. In una serata classica di tango, in Italia, in Giappone, in Argentina, dappertutto (fanno eccezione alcune piazze nordeuropee), i brani di tango sono articolati in sequenze (dette tandas), ognuna composta da 4 pezzi (se tango propriamente detto) o 3 (se tango-valzer o milonga, un antenato del tango).
      La successione delle tande è fissa, come vuole la tradizione, due di tango, una di tango valzer, due di tango, uno di milonga, poi si ricomincia.
      I brani di ogni tanda devono essere musicalmente omogenei (stessa orchestra o almeno stesso stile), questo per consentire ai ballerini di entrare in pista sulle note della musica a loro congeniale e di evitare quella che non gradiscono. Tra una tanda e l’altra viene inserito un brano, non intero, non di tango che non andrebbe ballato, possono essere pezzi pop, rock, salsa, swing, classica, brani da opere liriche, ecc, la cortina serve da un lato per “scoppiare” i ballerini in modo elegante (è antipatico lasciare una persona in pista mentre si balla), dall’altro consentire a tutti di scegliere con chi ballare la tanda successiva.
      E’ evidente che l’introduzione della musica su computer ha semplificato di molto la vita del musicalizador che può strutturare con largo anticipo tandas e cortine pronte per l’uso anche in automatico, avendo la possibilità di inserire tandas di riserva per essere pronto ad assecondare il gusto della sala qualora notasse che i ballerini gradiscano una tipologia di tango rispetto ad un altra. Anche dal punto di vista amministrativo l’uso del PC semplifica la vita, per esempio nella compilazione del borderò con la lista dei brani riprodotti (da fornire alla Siae), nella ricerca di pezzi nuovi, o poco noti. Dal punto di vista della fatica fisica, un musicalizador digitale deve portarsi appresso solo un notebook (magari con dentro con dentro 10.000 brani), un mixer e un po di cavi (non si può mai sapere cosa può succedere durante una serata e che impianti hanno raffazzonato i gestori), quindi un set leggero e poco ingombrante che entra agevolmente in macchina o in un trolley da portare a bordo di un volo low cost.
      Ben diversa la situazione per chi vuole usare l’analogico, scelta ancor più sorprendente se effettuata da una donna italiana, giovane, che per questi motivi voluto intervistare recentemente, Nel seguito la sintesi dell’intervista.
       
      L’incontro di Susana Arbitrio con il tango.
      Susanna non fa di professione il musicalizador di tango, ha una altra attività nella vita, decisamente più “normale”. E non è neanche una audiofila in senso stretto, fino a non molti anni fa non aveva neppure dimestichezza con il vinile. Come per molti “infettati” dalla passione per questo ballo e per la sua musica, l’incontro con il tango è stato ad un tempo casuale e cercato, casuale perché quando si comincia non si può sapere se e quanto ci si appassionerà, cercato perché il tango è comunque la ricerca di uno spazio personale di espressione che ognuno vive a modo proprio, anche se in mezzo ad altri. Ed a Susanna l’amore per il tango è sbocciato praticamente subito, il che ha significato percorrere tutta la trafila degli aficionados, ossia prendere lezioni collettive e private, partecipare a stage con i grandi maestri in Italia e all’estero, andare periodicamente a ballare, ascoltare musica di tango, approfondire lo studio della storia e delle tradizioni di questo ballo ormai più che secolare, finire per frequentare quasi esclusivamente persone di questo micromondo così particolare. Ma nel percorso didattico di un tanghero non può mancare uno (o anche più) viaggi a Buenos Aires, per vedere come si vive il tango nella città che gli ha dato i natali.
      Susanna è sicuramente una persona fuori dal comune, a differenza di tutte le mie amiche di tango, che a Buenos Aires hanno fatto principalmente incetta di scarpe da ballo della migliore produzione locale, lei si è immersa nella alla ricerca di vinili di tango. Che c’è di strano, direte voi? C’è di strano che all’epoca la nostra Susanna neppure aveva un giradischi, ciononostante è tornata in Italia con un bottino di oltre cinquanta vinili di tango. Ma i vinili non potevano restare a prendere polvere, quindi Susanna ha comprato un giradischi (per la cronaca un Rega P3) ed ha cominciato ad ascoltarli. Ascolta che ti ascolta, i vinili son finiti e allora Susanna, grazie ai potenti mezzi della società dell'informazione, si è data da fare ed ha iniziato a comprarne altri on line su canali noti e meno noti, sopratutto, come è ovvio, sul mercato argentino, oggi credo che abbia superato quota 1000 (e 1000 vinili di tango vi assicuro non sono davvero pochi da reperire).
       
      La carriera di musicalizador di tango.
      Girando per le milonghe romane (la milonga è il luogo dove si balla il tango), la competenza musicale di Susanna è stata notata ed apprezzata da alcuni organizzatori, e, senza che Susanna facesse nulla per proporsi, quasi per casi e a sua sorpresa le è stato proposto di musicalizzare una serata. All’inizio Susana si è schernita, ha rifiutato, ma poi, viste le insistenze ha iniziato a studiare come ricoprire al meglio questo nuovo (per lei) ruolo e dopo qualche mese ha fatto il suo debutto in sordina ad una pratica (per chi non lo sapesse, la pratica è una serata di tango meno impegnativa, serve per sperimentare quello che si è imparato a lezione, anche se nella realtà le differenze tra pratica e serata vera e propria nei fatti sono molto sfumate), ma il successo è stato immediato tanto è vero che le è stato subito proposto di musicalizzare una serata di una maratona internazionale (la maratona di tango è una sorta di festival dove si balla tutte le sere e spesso anche tutti i pomeriggi e di giorno si possono frequentare lezioni private e collettive). Altro momento importante per Susanna, subito dopo la maratona, è stata l’esperienza vissuta come resident dj di una nota milonga romana. Dopo di che Susanna non si è fermata più, ha continuato a musicalizzare con successo e con frequenza (compatibilmente con i suoi impegni di lavoro) in Italia e all’estero ed oggi è un nome conosciuto, apprezzato e rispettato nel panorama variegato dei dj di tango.
       
      Le attrezzature di Susanna Arbitrio.
      Come dicevo, il primo giradischi di Susanna è stato un Rega P3, a cui è stato affiancato (al momento di passare dall’ascolto casalingo a quello pubblico,) un Audio Technica AT-LP120. Il Rega però presto di è rivelato inadatto ad un uso heavy-duty, per cui Susanna ha preso un secondo AT LP-120,  musicalmente le piace di più il Rega, ma gli AT sono più robusti, più adatti a viaggiare, inoltre non va trascurato il vantaggio di avere due bracci uguali con shell intercambiabile, qualsiasi cosa dovesse succedere ad una testina durante una serata, è sempre possibile rimediare montando al volo una di quelle che ha di riserva. I due Audio Technica sono inoltre dotati di stadio phono, scelta necessaria per svincolare Susanna il più possibile dalle attrezzature presenti nei locali. l mixer è un Omnitronic PM311p.
      Come si vede apparecchiature robuste, ma non pesantissime, idonee ad essere spostate con frequenza e sopratutto affidabile per l’uso dj. Movimentare tutto questo armamentario non è agevole, ogni giradischi pesa circa 9 kg, cui va aggiunto il peso della valigia rigida (una per ogni AT LP120), quello dei vinili e quello del resto delle attrezzature. La somma dei pesi eccede quella prevista per i trolley da cabina, e siccome far viaggiare le attrezzature in stiva presenta sempre un rischio smarrimento, a volte Susanna deve prendere un biglietto in più solo per le attrezzature
      Per quando riguarda la musica, ovviamente Susanna non viaggia con tutti i suoi mille vinili di tango, ma ne seleziona una cinquantina, la forza delle sue serate sta nel carattere non preconfezionato della musica proposta, ovviamente Susanna cerca, per quanto possibile (ma non sempre si riesce) a realizzare tande con brani contenuti nello stesso vinile, ma la successione delle tande non è rigorosamente prefissata fin dall’inizio ma evolve nel corso della serata, per adattarsi all’umore dell’ambiente, un sistema decisamente più umano p personalizzato di quello che si ha con le scalette preimpostate al PC, ma decisamente più faticoso ed impegnativo, praticamente impossibile allontanarsi dalla consolle.
       
      Le scelte musicali.
      Naturalmente, anche se su vinile si trova molta musica di tango, non c’è sicuramente tutto. I gruppi emergenti, quelli del cosiddetto tango nuevo e tango elettronico (i Narcotango, i Gotan Project tanto per citarne solo due), ma anche le nuove leve del tango tradizionale, raramente incidono su vinile, discorso simile ma per motivi differenti vale anche per il tango delle origini. Ma a Susanna tutto questo non importa, a lei piace soprattutto il tango degli anni ‘40, con qualche incursione negli anni ‘30 e nel periodo 1950-1960, e per questo genere di tango di brani se ne trovano davvero a bizzeffe in vinile. D’altra parte ogni musicalizador ha una sua cifra stilistica e chi lo sceglie lo fa in funzione delle sue scelte musicali, quindi gli organizzatori che chiamano Susanna Arbitrio lo fanno perché si fidano delle sue scelte musicali e perché sanno che il pubblico del loro locale fa altrettanto e le apprezza.
      Attualmente non sono moltissimi i musicalizador di tango che fanno ricorso in maniera totale o prevalente al vinile, sicuramente ce ne sono diversi argentini, alcuni non argentini, e anche alcune donne (Susanna mi dice di conoscere due ragazze russe che come lei musicalizzano solo con il vinile), la scelta di operare con il disco nero comporta non poche complicazioni, un limite è dato sicuramente dal maggiore ingombro delle attrezzature da trasportare, ma credo che il motivo vero sia la difficoltà di approvvigionasi di materiale musicale in maniera semplice, rapida ed economica-
      Complimenti comunque a Susanna che ha scelto la strada più romantica, ma anche più impegnativa e pesante per musicalizzare le serate di tango.


       
       
       
  • I Blog di Melius Club

    1. cactus_atomo
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      By cactus_atomo,

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      Incontrai per la prima Susanna Arbitrio, una simpatica e giovane signora che vive e lavora a Roma, durante una serata di tango e subito rimasi incuriosito dal fatto che utilizzasse per musicalizzare giradischi e vinili invece di files e computer, come invece ormai fanno la quasi totalità dei musicalizzatori di tango italiani ed internazionali.

      In verità, prima della sua prematura scomparsa, operava a Roma un notissimo e bravissimo musicalizador di tango, argentino purosangue (anche se credo di origine italiana), il compianto Felix Picherna, che musicalizzava, udite udite, non con il PC, non con il vinile, non con i cd ma con le musicassette! Vista l’età di Felix l’uso delle musicassette da parte sua aveva una logica, ma che un musicalizador giovane, cresciuto nell’epoca del digitale, e per giunta donna, utilizzasse l’analogico mi ha fatto venire voglia di approfondire il perché di questa scelta.

      La struttura di una tipica serata di tango.

      Chi non sa come è strutturata una tipica serata di tango, si chiederà il perché di questa mia meraviglia, quindi credo che una spiegazione vada data. In una serata classica di tango, in Italia, in Giappone, in Argentina, dappertutto (fanno eccezione alcune piazze nordeuropee), i brani di tango sono articolati in sequenze (dette tandas), ognuna composta da 4 pezzi (se tango propriamente detto) o 3 (se tango-valzer o milonga, un antenato del tango).

      susanna4.thumb.jpg.eb37d9e6a368dc6ae929fc4707a92231.jpgLa successione delle tande è fissa, come vuole la tradizione, due di tango, una di tango valzer, due di tango, uno di milonga, poi si ricomincia.

      I brani di ogni tanda devono essere musicalmente omogenei (stessa orchestra o almeno stesso stile), questo per consentire ai ballerini di entrare in pista sulle note della musica a loro congeniale e di evitare quella che non gradiscono. Tra una tanda e l’altra viene inserito un brano, non intero, non di tango che non andrebbe ballato, possono essere pezzi pop, rock, salsa, swing, classica, brani da opere liriche, ecc, la cortina serve da un lato per “scoppiare” i ballerini in modo elegante (è antipatico lasciare una persona in pista mentre si balla), dall’altro consentire a tutti di scegliere con chi ballare la tanda successiva.

      E’ evidente che l’introduzione della musica su computer ha semplificato di molto la vita del musicalizador che può strutturare con largo anticipo tandas e cortine pronte per l’uso anche in automatico, avendo la possibilità di inserire tandas di riserva per essere pronto ad assecondare il gusto della sala qualora notasse che i ballerini gradiscano una tipologia di tango rispetto ad un altra. Anche dal punto di vista amministrativo l’uso del PC semplifica la vita, per esempio nella compilazione del borderò con la lista dei brani riprodotti (da fornire alla Siae), nella ricerca di pezzi nuovi, o poco noti. Dal punto di vista della fatica fisica, un musicalizador digitale deve portarsi appresso solo un notebook (magari con dentro con dentro 10.000 brani), un mixer e un po di cavi (non si può mai sapere cosa può succedere durante una serata e che impianti hanno raffazzonato i gestori), quindi un set leggero e poco ingombrante che entra agevolmente in macchina o in un trolley da portare a bordo di un volo low cost.

      Ben diversa la situazione per chi vuole usare l’analogico, scelta ancor più sorprendente se effettuata da una donna italiana, giovane, che per questi motivi voluto intervistare recentemente, Nel seguito la sintesi dell’intervista.

       

      L’incontro di Susana Arbitrio con il tango.

      Susanna non fa di professione il musicalizador di tango, ha una altra attività nella vita, decisamente più “normale”. E non è neanche una audiofila in senso stretto, fino a non molti anni fa non aveva neppure dimestichezza con il vinile. Come per molti “infettati” dalla passione per questo ballo e per la sua musica, l’incontro con il tango è stato ad un tempo casuale e cercato, casuale perché quando si comincia non si può sapere se e quanto ci si appassionerà, cercato perché il tango è comunque la ricerca di uno spazio personale di espressione che ognuno vive a modo proprio, anche se in mezzo ad altri. Ed a Susanna l’amore per il tango è sbocciato praticamente subito, il che ha significato percorrere tutta la trafila degli aficionados, ossia prendere lezioni collettive e private, partecipare a stage con i grandi maestri in Italia e all’estero, andare periodicamente a ballare, ascoltare musica di tango, approfondire lo studio della storia e delle tradizioni di questo ballo ormai più che secolare, finire per frequentare quasi esclusivamente persone di questo micromondo così particolare. Ma nel percorso didattico di un tanghero non può mancare uno (o anche più) viaggi a Buenos Aires, per vedere come si vive il tango nella città che gli ha dato i natali.susanna2.thumb.jpg.170ed88d17a5241f975e097326721862.jpg

      Susanna è sicuramente una persona fuori dal comune, a differenza di tutte le mie amiche di tango, che a Buenos Aires hanno fatto principalmente incetta di scarpe da ballo della migliore produzione locale, lei si è immersa nella alla ricerca di vinili di tango. Che c’è di strano, direte voi? C’è di strano che all’epoca la nostra Susanna neppure aveva un giradischi, ciononostante è tornata in Italia con un bottino di oltre cinquanta vinili di tango. Ma i vinili non potevano restare a prendere polvere, quindi Susanna ha comprato un giradischi (per la cronaca un Rega P3) ed ha cominciato ad ascoltarli. Ascolta che ti ascolta, i vinili son finiti e allora Susanna, grazie ai potenti mezzi della società dell'informazione, si è data da fare ed ha iniziato a comprarne altri on line su canali noti e meno noti, sopratutto, come è ovvio, sul mercato argentino, oggi credo che abbia superato quota 1000 (e 1000 vinili di tango vi assicuro non sono davvero pochi da reperire).

       

      La carriera di musicalizador di tango.

      Girando per le milonghe romane (la milonga è il luogo dove si balla il tango), la competenza musicale di Susanna è stata notata ed apprezzata da alcuni organizzatori, e, senza che Susanna facesse nulla per proporsi, quasi per casi e a sua sorpresa le è stato proposto di musicalizzare una serata. All’inizio Susana si è schernita, ha rifiutato, ma poi, viste le insistenze ha iniziato a studiare come ricoprire al meglio questo nuovo (per lei) ruolo e dopo qualche mese ha fatto il suo debutto in sordina ad una pratica (per chi non lo sapesse, la pratica è una serata di tango meno impegnativa, serve per sperimentare quello che si è imparato a lezione, anche se nella realtà le differenze tra pratica e serata vera e propria nei fatti sono molto sfumate), ma il successo è stato immediato tanto è vero che le è stato subito proposto di musicalizzare una serata di una maratona internazionale (la maratona di tango è una sorta di festival dove si balla tutte le sere e spesso anche tutti i pomeriggi e di giorno si possono frequentare lezioni private e collettive). Altro momento importante per Susanna, subito dopo la maratona, è stata l’esperienza vissuta come resident dj di una nota milonga romana. Dopo di che Susanna non si è fermata più, ha continuato a musicalizzare con successo e con frequenza (compatibilmente con i suoi impegni di lavoro) in Italia e all’estero ed oggi è un nome conosciuto, apprezzato e rispettato nel panorama variegato dei dj di tango.

       

      Le attrezzature di Susanna Arbitrio.

      Come dicevo, il primo giradischi di Susanna è stato un Rega P3, a cui è stato affiancato (al momento di passare dall’ascolto casalingo a quello pubblico,) un Audio Technica AT-LP120. Il Rega però presto di è rivelato inadatto ad un uso heavy-duty, per cui Susanna ha preso un secondo AT LP-120,  musicalmente le piace di più il Rega, ma gli AT sono più robusti, più adatti a viaggiare, inoltre non va trascurato il vantaggio di avere due bracci uguali con shell intercambiabile, qualsiasi cosa dovesse succedere ad una testina durante una serata, è sempre possibile rimediare montando al volo una di quelle che ha di riserva. I due Audio Technica sono inoltre dotati di stadio phono, scelta necessaria per svincolare Susanna il più possibile dalle attrezzature presenti nei locali. l mixer è un Omnitronic PM311p.79199177_2656254934420239_5428004188653092864_n.thumb.jpg.247934a46ca9223d81588eaf378eae83.jpg

      Come si vede apparecchiature robuste, ma non pesantissime, idonee ad essere spostate con frequenza e sopratutto affidabile per l’uso dj. Movimentare tutto questo armamentario non è agevole, ogni giradischi pesa circa 9 kg, cui va aggiunto il peso della valigia rigida (una per ogni AT LP120), quello dei vinili e quello del resto delle attrezzature. La somma dei pesi eccede quella prevista per i trolley da cabina, e siccome far viaggiare le attrezzature in stiva presenta sempre un rischio smarrimento, a volte Susanna deve prendere un biglietto in più solo per le attrezzature

      Per quando riguarda la musica, ovviamente Susanna non viaggia con tutti i suoi mille vinili di tango, ma ne seleziona una cinquantina, la forza delle sue serate sta nel carattere non preconfezionato della musica proposta, ovviamente Susanna cerca, per quanto possibile (ma non sempre si riesce) a realizzare tande con brani contenuti nello stesso vinile, ma la successione delle tande non è rigorosamente prefissata fin dall’inizio ma evolve nel corso della serata, per adattarsi all’umore dell’ambiente, un sistema decisamente più umano p personalizzato di quello che si ha con le scalette preimpostate al PC, ma decisamente più faticoso ed impegnativo, praticamente impossibile allontanarsi dalla consolle.

       

      Le scelte musicali.

      Naturalmente, anche se su vinile si trova molta musica di tango, non c’è sicuramente tutto. I gruppi emergenti, quelli del cosiddetto tango nuevo e tango elettronico (i Narcotango, i Gotan Project tanto per citarne solo due), ma anche le nuove leve del tango tradizionale, raramente incidono su vinile, discorso simile ma per motivi differenti vale anche per il tango delle origini. Ma a Susanna tutto questo non importa, a lei piace soprattutto il tango degli anni ‘40, con qualche incursione negli anni ‘30 e nel periodo 1950-1960, e per questo genere di tango di brani se ne trovano davvero a bizzeffe in vinile. D’altra parte ogni musicalizador ha una sua cifra stilistica e chi lo sceglie lo fa in funzione delle sue scelte musicali, quindi gli organizzatori che chiamano Susanna Arbitrio lo fanno perché si fidano delle sue scelte musicali e perché sanno che il pubblico del loro locale fa altrettanto e le apprezza.

      Attualmente non sono moltissimi i musicalizador di tango che fanno ricorso in maniera totale o prevalente al vinile, sicuramente ce ne sono diversi argentini, alcuni non argentini, e anche alcune donne (Susanna mi dice di conoscere due ragazze russe che come lei musicalizzano solo con il vinile), la scelta di operare con il disco nero comporta non poche complicazioni, un limite è dato sicuramente dal maggiore ingombro delle attrezzature da trasportare, ma credo che il motivo vero sia la difficoltà di approvvigionasi di materiale musicale in maniera semplice, rapida ed economica-

      Complimenti comunque a Susanna che ha scelto la strada più romantica, ma anche più impegnativa e pesante per musicalizzare le serate di tango.


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    2. iltondi
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      By iltondi,


      Il primo aprile del 1984 moriva, ucciso da un colpo di pistola sparato dal padre, uno dei maggiori esponenti della musica soul: Marvin Gaye. Il giorno dopo avrebbe compiuto quarantacinque anni. Ma la sua voce continua ancora a sentirsi. Questo articolo è per celebrare la sua grandezza, un omaggio doveroso e sentito per uno degli interpreti più carismatici e innovativi di sempre.
       

      Il primo d'aprile, oltre al pesce fuori moda e sgualcito che magari qualcuno si ritrova ancora appiccicato dietro le spalle, per me da sempre coincide con un vuoto che si allarga, una mancanza che echeggia come una voce in un pozzo. Per cui è un debito di riconoscenza, o una sorta di adorazione perpetua, ciò che mi spinge a scrivere un articolo celebrativo dedicato a Marvin Gaye e a farlo pubblicare in questi giorni, esattamente quando ricorre il trentesimo anniversario della sua morte. A essere sinceri, più che la sua scomparsa si dovrebbe celebrarne la nascita, che, per un segno beffardo del caso o forse di Dio, sarebbe il 2. Ma il mito prende avvio dalla fine, come si sa. Quel 2 di aprile del 1984 avrebbe dunque compiuto quarantacinque anni.

      Nato a Washington nel 1939 come Marvin Pentz Gay Jr., aggiunge una “e” in fondo al nome per dare un tocco di classe (ma anche per evitare ambiguità), come già aveva fatto qualche anno prima Sam Cooke, altra divinità della musica soul. Sul finire degli anni Cinquanta, giovanissimo, è già nel circuito della musica, fino a venire scritturato dalla leggendaria Chess Records (che vantava nella propria scuderia Muddy Waters, Chuck Berry, Etta James) e in seguito dalla celebre etichetta di Detroit, la Motown (fondata in realtà come Tamla), di cui è per anni tra gli artisti di punta insieme a gente del calibro di Stevie Wonder e i Jackson 5. Ma all'inizio è pure percussionista, autore per gli altri, voce del coro, e ci vogliono una dozzina di dischi e alcuni singoli di successo come How sweet it is (to be loved by you) e I heard it through the grapevine (la sua cover, seguita a ruota da quella dei Creedence Clearwater Revival, rimane la più conosciuta) per arrivare all'album perfetto, il capolavoro indiscusso What's going on.

      51RlgDC35tL._AC_.jpg.91239f7035acad32920f088ac52954fa.jpgArrivarci è un'impresa difficile anche perché in mezzo c'è la morte di Tammi Terrell a soli ventiquattro anni: il nome forse non sarà arcinoto, ma almeno una volta nella vita sarà capitato di ascoltare Ain't no mountain high enough (peraltro sfuttatissima da pubblicità e colonne sonore di film), brano che rappresenta l'emblema del loro connubio artistico. Dopo la scomparsa della Terrell, nel 1970, per Gaye c'è solo disperazione, tanto che si ritira per un po' dalle scene e per un paio di anni non fa nemmeno concerti. Tuttavia, come spesso succede, dalle tragedie e dalla sofferenza scaturisce materiale buono per essere tradotto in parole e musica. Il risultato è appunto What's going on.
      In realtà, a complicare le cose ci si mette anche Berry Gordy, produttore della Motown, che all'inizio non ne vuol sapere di pubblicarlo, perché lo giudica un prodotto di scarso appeal commerciale. Ma si sbaglia. Il brano che dà il nome all'album è il lampo di un genio, con quel chiacchiericcio iniziale, le risate, le sovraincisioni, la magnifica intro di sax, il testo intriso di malinconica amarezza e di palese protesta, amore e speranza, e infine i suoi classici urletti. L'album, vero e proprio concept album, è un condensato di tematiche pregnanti e attuali come la marginalità, la droga, e soprattutto il conflitto del Vietnam; e allora ecco l'insensatezza della guerra, l'infinita scia di morti, il vissuto dei reduci. Dentro ci sono anche il rapporto con Dio, la speranza riposta nei bambini, la città e i ghetti americani, e tutta un'altra seria di spunti sociali che rende What's going on "l'album", un disco immenso, più che mai autentico e accorato. La musica soul passa in un attimo dall'opinione diffusa di canzonette d'amore e contenuti più frivoli a quella di sound raffinato e testi di impegno civile.


      Gli anni successivi sono quelli del ritorno alla sensualità, in cui Marvin Gaye gioca di sponda con la sua immagine di figura carismatica e di sex symbol per le folle di donne in deliquio che sgomitano sotto il palco. Sono gli anni di Let's get it on (1973), la cui traccia eponima è simbolo dell'amore puro e ha in sé un potenziale erotico debordante (chi non l'ha mai usata come sottofondo di un momento hot è ancora in tempo...), e di I want you (1976), che segna anche una svolta funk, in linea con le richieste della casa di produzione sempre interessata alla commerciabilità della sua musica. Sono poi gli anni di due grandiosi album live: Marvin Gaye Live! (1974) e Live at the London Palladium (1977), che racchiude l'apice di quella svolta funk in Got to give it up, pezzo cantato in falsetto dall'inizio alla fine e che, nella sua versione intera, supera i dieci minuti ed è tutto da ballare.81qKCeXmRyL._SS500_.jpg.0ef55f0d63a09b1d0747cd1199e57846.jpg

      L'ultimo periodo della carriera e della vita di Marvin Gaye è contraddistinto dalla crisi finanziaria e da problemi fiscali, periodo aggravato dal divorzio con la moglie e dalla tossicodipendenza. Poi la rinascita, con il cambio di etichetta (Columbia Records) e la pubblicazione di Midnight Love (1982), che contiene un altro inno erotico: Sexual healing. Per giungere alla sua morte.

       

      Marvin Gaye vive a casa dei suoi genitori, quando suo padre, col quale ha sempre avuto forti contrasti, gli spara il primo aprile del 1984. L'ennesima lite che culmina nel peggiore dei modi, un gesto forse frutto dell'esasperazione. E il principe della musica soul se ne va, proprio come se n'era andato Sam Cooke, pure lui ucciso da un colpo di arma da fuoco vent'anni prima (anche se, nel suo caso, in circostanze più misteriose, perché fu la direttrice di un motel a premere il grilletto); un triste destino, quello della scomparsa prematura, che comunque accomuna altri rappresentanti della musica nera come Otis Redding (morto a soli ventisei anni, in un incidente aereo del 1967) e Michael Jackson, lei cui dinamiche legate agli ultimi istanti rimangono ancora tutte da chiarire. Qualche album postumo non renderà giustizia alla figura di Marvin Gaye, tra le voci più influenti del secolo scorso e fonte di ispirazione per innumerevoli artisti successivi: dal nuovo interprete bianco del soul Robin Thicke (tra l'altro accusato di plagio per Blurred lines, proprio nei confronti di Got to give it up) al rapper Big Sean, da Lenny Kravitz (di cui si vociferava da tempo che dovesse interpretarne la parte in un biopic; invece, pare che dovrà uscire tra non molto un film diretto da Cameron Crowe, già esperto del genere, con protagonista Terrence Howard) fino all'ottimo Gregory Porter.

      Di lui si ricordano anche i suggestivi duetti con talentuose interpreti femminili: oltre alla già citata Tammi Terrell, anche Mary Wells e Diana Ross (l'album Diana & Marvin, del 1973, custodisce proprio i brani cantati insieme dai due).

       

      Marvin Gaye fu per la musica soul quello che Jimi Hendrix era stato per il rock e John Coltrane per il jazz. Se fosse ancora vivo, oggi avrebbe settantacinque anni, e l'età anagrafica probabilmente gli consentirebbe ancora di salire sul palco a intrattenere le masse col suo timbro caldo e il carisma inconfondibile. Quello che rimane invece è uno stato molto vicino all'estasi quando si ascolta la sua voce, mentre un vecchio disco scricchiola sul piatto. E poi qualche foto in bianco e nero, un capellino di lana, la barba lunga, la mano sul mento, un sorriso con la bocca e con gli occhi che intanto guardano di lato. Infine quel vuoto che continua a diventare più largo.

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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