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Dingo Famelico, storia di un trafficante di vintage audio

lufranz

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Si aggira come uno sciacallo tra mercatini, soffitte e aste on-line con un unico scopo: riempire le proprie tasche. Ma gli affari non vanno sempre per il verso giusto.

Gianni guardò con aria torva il contenuto della valigetta grigia aperta sul tavolo. All’interno si trovava un piccolo, antiquato, registratore a nastro con il guscio di plastica color crema, unica cosa lasciatagli dallo zio Alfonso prima di passare a miglior vita. In pochi secondi emise il suo verdetto: 30/35 euro al massimo, ammettendo che funzionasse.
Gianni, meglio conosciuto come “Dingo Famelico” su un noto sito di aste online, era un trafficante di apparecchi elettronici vintage. “Trafficante” era la parola giusta: la sua attività principale era andare in giro per mercatini e discariche a caccia di qualsiasi cosa che avesse un pur vago aspetto d’epoca, pagarla il meno possibile, provvedere ad una sommaria ripulita, e metterla in vendita con roboanti - e talvolta deliranti - descrizioni che ne decantavano la bellezza ed il valore come raro e pregiato oggetto d’epoca.
Quando il prezioso reperto non era funzionante, si avvaleva dei servigi di Francesco “Pastasalda”, il brufoloso ragazzotto del primo piano che per venti euro (“non di più altrimenti lo butto”, precisava “Dingo” ad ogni incarico) riusciva a rimettere in moto quasi ogni cosa. Gli oggetti riparati da “Pastasalda” di solito funzionavano per poche ore, ma l’importante era che lo facessero almeno una volta a casa dell’incauto acquirente. Gianni stava bene attento a specificare in tutti i suoi annunci che l’oggetto era venduto senza alcuna garanzia, e questa sua astuzia lo aveva salvato da ben più di una richiesta di rimborso dai suoi sventurati clienti.
Ultimamente si era dedicato anche alla lettura dei necrologi sui giornali locali: spesso chi aveva superato la cinquantina conservava con cura “lo stereo” della sua gioventù, e capitava che vedove e orfani più o meno inconsolabili decidessero di sbarazzarsi di tutta la “ferraglia” che il caro estinto aveva conservato per anni in soggiorno. Nei casi più fortunati, il trapassato era stato uno di quei tipi che spendevano decine di migliaia di euro per ascoltare un disco in casa propria, e lui, sfruttando l’incompetenza di chi non aveva idea del reale valore di mercato degli oggetti rimasti, riusciva a portarsi via per quattro palanche impianti completi e di gran pregio, che poi rivendeva a caro prezzo in rete.


Lo zio Alfonso era stato proprio uno di questi individui che sprecavano i loro denari senza capire che un iPod comprato al supermercato avrebbe potuto fare esattamente le stesse cose ed in più riprodurre anche la musica piratata in rete. Nel corso degli anni aveva accumulato una impressionante quantità di apparecchiature hi-fi di pregio: amplificatori, giradischi, diffusori, registratori, tuner, lettori di compact disc, accessori: ogni volta che Gianni entrava in quella taverna si sorprendeva a pensare che una volta deceduto il caro zietto tutto quel ben di Dio sarebbe finito nelle sue mani rapaci di parente più prossimo e trasformato rapidamente in qualcosa di molto più gratificante: un viaggio in qualche paese dell’Est dove meravigliose fanciulle stavano aspettando solo lui, una macchina nuova, cene e divertimenti, vestiti griffati… doveva solo avere pazienza ed esercitare la sua fantasia.
Purtroppo il buon Alfonso, ben consapevole del delizioso curriculum del poco gradito nipote, aveva preparato un brutto scherzo: prima di lasciare questo mondo gli aveva consegnato solamente la valigetta grigia, lasciando tutto il resto ad un non meglio identificato museo storico delle telecomunicazioni per la creazione di una sezione dedicata allo sviluppo dei sistemi di riproduzione audio e video con annessa mediateca e sala di ascolto fruibile dal pubblico. Aveva però specificato che, qualora Gianni si fosse dimostrato almeno una volta nella vita dotato di un minimo di intelligenza, avrebbe potuto trovare un secondo testamento nascosto che annullava il lascito al museo e lo rendeva erede dell’intera collezione, senza alcun vincolo.
 

Gianni aveva buttato la valigetta in un angolo maledicendo quella vecchia carogna che non aveva minimamente apprezzato la visita mensile che lui gli faceva, almeno quando se ne ricordava, e se ne era del tutto dimenticato. Ora che gli affari stavano andando male e non riusciva da diverse settimane a reperire nei cassonetti nulla da spacciare come “meraviglioso vintage”, si era messo a rovistare in soffitta tra tutti gli oggetti inizialmente giudicati come “invendibili” ed aveva ritrovato anche il piccolo registratore dello zio. Attaccò la spina, ruotò una manopola e dopo qualche secondo un lieve ronzio uscì dall’altoparlante. Premette il tasto verde e le bobine iniziarono a girare. Bene – si disse a voce alta Gianni – questa roba funziona, stasera va in asta e se qualche babbeo se la…. La frase gli si spezzò in bocca: dal vecchio registratore, la voce dello zio Alfonso elencava uno ad uno tutti gli apparecchi della collezione e ne specificava il valore. Oltre diecimila euro solo nei primi due minuti di nastro… nella mente avida e ottusa di “Dingo” si formò faticosamente un’intuizione geniale: “E SE QUESTO FOSSE IL TESTAMENTO?”
Preso dall’eccitazione, Gianni proseguì con l’ascolto. L’inventario era terminato, e lo zio adesso si stava rivolgendo direttamente a lui: “Carissimo nonché unico nipote, per quanto ti conosca bene e ti reputi un perfetto imbecille, avido e insensibile, ho voluto comunque lasciarti una possibilità di entrare in possesso di quella collezione che guardavi con occhio rapace ogni volta che venivi a trovarmi a casa. Se stai ascoltando questo nastro, significa che nella tua testa vuota è comunque passato un ricordo della mia persona, quindi porta registratore e nastro dal notaio incaricato dell’esecuzione delle mie volontà”.

Immerso nella visione di decine – o forse centinaia – di lucidi apparecchi svolazzanti per la stanza in mezzo a bianchi angioletti con le ali ricoperte di biglietti da cento euro ed arpe tintinnanti, “Dingo” non aveva fatto caso all’odore di bruciato che si stava diffondendo nell'aria. Un attimo prima di pronunciare il nome del notaio, la voce di zio Alfonso si interruppe con uno scricchiolio, ed una densa voluta di fumo bianco uscì dal registratore.

“NOOOOOOO”, urlò Gianni con gli occhi iniettati di sangue mentre il sogno svaniva nella puzza biancastra, “NON PUOI FARMI QUESTO, MALEDETTO SCHIFOSO!”. In preda ad un attacco d’ira, afferrò con le mani l’incolpevole apparecchio, reo solamente di avere al suo interno un condensatore elettrolitico definitivamente offeso dal passare degli anni, e lo scagliò con forza a terra. Il mobile si ruppe in mille pezzi, ed il fragile coperchio di plastica trasparente che avrebbe dovuto proteggere le bobine saltò via. La bobina piena di nastro con il testamento dello zio descrisse in aria la parte ascendente di una perfetta parabola, secondo le ben note leggi della fisica classica. Nello stesso istante in cui “Dingo” realizzò che se avesse portato il registratore da “Pastasalda” questi lo avrebbe fatto funzionare in pochi minuti, la bobina iniziò a percorrere il ramo discendente della sua traiettoria e dopo una frazione di secondo cadde dentro il caminetto acceso.
L’abominevole imprecazione proferita da “Dingo”, degna del peggior scaricatore di porto, venne udita persino dal geometra che stava cercando gli addobbi di Natale in cantina, sei piani più sotto. Per un attimo a Gianni sembrò che la fiamma sprigionatasi dal vecchio nastro di acetato avesse il profilo di zio Alfonso nell’atto di mostrargli il ben noto “gesto dell’ombrello”…



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iBan69

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Una lezioncina di vita, da non dimenticare! 😉

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lufranz

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Ho ritrovato il secondo. Suppongo di poterlo postare direttamente qui.

PreeeeEEEgo, saaalga, quaaaAAAArto pianooooo. La voce femminile strascicata che usciva dalla griglia accanto ai pulsanti dei campanelli era sicuramente quella che il giorno precedente gli aveva risposto al telefono.

Gianni attraversò il portone e si trovò in un cortile quadrato, circondato dalle mura interne del vecchio palazzo. La finestrella della guardiola era chiusa, probabilmente il portiere aveva deciso di concedersi una pennichella.

Fermo al centro del cortile, si guardò pensieroso intorno. Cinque livelli di ballatoio decoravano le facciate dall’intonaco ormai rovinato, una scala non molto grande ma dall’aspetto robusto saliva da terra fino all’ultimo piano e sembrava essere l’unica via di accesso ai vari appartamenti, le cui porte di ingresso si affacciavano su dei pianerottoli che dalle terrazze rientravano all’interno delle spesse mura. Salire al quarto piano non era un problema, sarebbe stato sicuramente più difficoltoso scendere portandosi in braccio quello che sperava sarebbe stato un ricco bottino.

Gianni, noto nei vari mercatini e siti di aste online come “Dingo Famelico”, era un trafficante – ma forse sarebbe più corretto dire “traffichino” – in apparecchi hi-fi usati e vintage. I suoi affari erano spesso molto vantaggiosi per lui e ben poco per il malcapitato cliente, che nella maggior parte dei casi scopriva di avere acquistato a caro prezzo un rottame riparato alla bell’e meglio dal bieco “Pastasalda”, il brufoloso quindicenne vicino di casa che per poche decine di euro riusciva a rimettere in funzione – di solito per tempi molto brevi – quasi ogni ferrovecchio che il nostro amico recuperava in mercatini e discariche, talvolta persino dai bidoni della spazzatura lungo la strada.

Oltre a rovistare tra i rifiuti, però, Gianni aveva anche un altro modo per procurarsi la merce con cui alimentava il suo commercio: ogni giorno esaminava con attenzione i vari giornali di annunci economici e le pagine dei necrologi, nella speranza di imbattersi in qualche addolorato parente di audiofilo appena deceduto che, ignaro del valore di quanto aveva lasciato su questo mondo il caro estinto, volesse solo sbarazzarsi di quegli ingombranti apparecchi che gli erano capitati tra capo e collo. Spesso e volentieri questo tipo di “caccia” gli permetteva di procurarsi oggetti di valore e in ottime condizioni, dai quali poi riusciva a ricavare cifre ben più importanti dei quattro soldi che gli poteva procurare la comune ferraglia.

Da alcuni mesi gli affari, complice anche la crisi, andavano abbastanza male; così quando gli cadde sotto gli occhi l’annuncio di vendita di un impianto di gran pregio, telefonare sig.ra Elvira ore pasti, ebbe un sussulto: forse era giunto il momento del riscatto, di rimpinguare l’ormai esausto conto corrente alle poste che probabilmente il mese prossimo non sarebbe riuscito neppure a pagare le bollette, di invitare a cena in quel ristorante del centro la formosa Elena, cugina di quello stupidotto di Pastasalda che però faceva tanto comodo, magari se fosse riuscito a mettersi con la ragazza poi avrebbe potuto tirare ancora un po’ sul prezzo delle riparazioni…

Immerso in queste edificanti considerazioni, “Dingo” quasi non si accorse di avere raggiunto il quarto piano e di essere sul pianerottolo proprio davanti alla porta dell’appartamento della signora Elvira. Suonò di nuovo il campanello, ding-dong, e dall’interno la solita voce miagolò un “EccomiiiiIIII…. arriiiIIIvoooo…”  sovrapposto al rumore dei tacchi di una camminata goffa e pesante.

La donna che gli aprì la porta occupava quasi tutto il varco, ed era sicuramente uno degli esseri umani più vasti che Gianni avesse mai visto di persona. Alta quasi un metro e ottanta e con un peso che poteva aggirarsi sui centosettanta – centoottanta chili, indossava una specie di brutto grembiule grigio con disegnati fiori rossi e gialli e delle ciabatte rosa sformate; una massa di capelli grigi palesemente non curati da mesi incorniciava la faccia rotonda in mezzo alla quale troneggiava un naso sproporzionato sorretto da una evidente ombra di baffo da maresciallo in pensione. Il doppio mento poteva tranquillamente essere assimilato ad una tacchinesca pappagorgia, e gli occhi porcini emanavano una luce strana, quasi diabolica.

“Si accoooOOOmodi, venga puuuUUUre dentro, sono sempre così sooOOOlaaa da quando il mio Armando se ne è andatoOOOooo…” tentò di cinguettare il donnone afferrando la mano di Gianni e trascinandolo dentro con uno strattone. Con un lesto colpo di piede chiuse la porta, e l’ingresso, privato della luce esterna, piombò nel buio di una misera lampadina da venti watt che tentava disperatamente di far vedere la propria esistenza affacciandosi da una ossidata e secolare  applique di bronzo.

Spinto dalle grosse mani della donna, Gianni si sedette sul divano di velluto verde che gli era stato indicato. A dire il vero, cominciava ad avvertire dentro di sé una strana sensazione di inquietudine, come una voce che tentava di dirgli di scappare via il più velocemente possibile. Per un attimo fu tentato di dare ascolto al proprio istinto e inventarsi una scusa improvvisata per andarsene, ma il pensiero del meraviglioso impianto hi-fi che sicuramente la signora Elvira gli avrebbe ceduto per quattro soldi gli fece mettere da parte in pochi secondi ogni perplessità ed esitazione. Osservò l’arredamento del salottino: tutti mobili risalenti agli anni sessanta o settanta al massimo, abbastanza ben tenuti e ricoperti di soprammobili di pessimo gusto. La finestra era nascosta da una pesante tenda colore avana, mentre un tappeto probabilmente un tempo di valore e ora buon ostello per pulci e acari ricopriva il pavimento di marmo lucido. Sopra il caminetto troneggiava una testa di cinghiale imbalsamata, e nell’angolo ticchettava placido un orologio a pendolo col mobile intarsiato. Nessun impianto hi-fi in vista, solo un vecchio televisore col mobile di legno appoggiato sul classico carrello con le classiche riviste di gossip sul ripiano sotto.

“Un Campariiii… un amaaaAAArooo… un drinkiiIIIno, eh… non mi dica di nooOOOOooo…” stava muggendo l’Elvira, mentre riempiva un bicchiere di cristallo col contenuto di una polverosa e secolare bottiglia panciuta. Glielo cacciò in mano e si sedette accanto a lui; il divano cigolò tristemente ed ebbe un sussulto, poi si stabilizzò: evidentemente era abituato da tempo a sopportare l’animalesco peso.

“Dingo” sorseggiò il liquido rossastro senza ascoltare le chiacchiere della sua ospite, e decise che era giunto il momento di discutere del motivo della sua visita: “Signora, se non le dispiace vorrei vedere l’impianto hi-fi del suo povero marito, quello che intende vendere, sa, io sono pronto ad acquistarlo in blocco se ci mettiamo d’accordo sul prezzo e…”

“Ma ceeEEErto, venga, è in camera da letto, al mio caro Armando piaceva tanto ascoltare musica mentre riposaaaAAAvaaa… andiamooOOOOoooo…”

Come quello dell’ingresso, anche il lampadario a gocce di vetro della camera ospitava una lampadina troppo fioca per illuminare in modo accettabile la stanza, pur tuttavia Dingo si rese subito conto che non c’era alcun impianto hi-fi in vista, e neppure un mobile nel quale potesse essere celato. Il rumore della porta che si chiudeva fece suonare ancora più forte il campanello di allarme dentro la sua testa, e si girò appena in tempo per vedere la signora Elvira che iniziava ad aprirsi i bottoni del grembiule: “Prendimi amooooOOOOoore, sono tutta tuaaaAAAAAhhhhh…oggi  sarà un giorno meraviglioooOOOsooso”.

Per un millesimo di secondo Gianni rimase come paralizzato a metà tra l’incredulo e l’inorridito, poi dietro la spinta dell’enorme braccio che gli si era posato sulla spalla perse l’equilibrio e cascò lungo disteso sul letto coperto da un liso plaid a fantasia scozzese rossa e verde. Realizzò subito in che razza di guaio era andato a cacciarsi, e con uno scatto sorprendente rotolò sul lato opposto del letto proprio nell’istante in cui la signora Elvira, abbandonato il grembiule a terra, impattò sul punto in si trovava lui un attimo prima. Il contraccolpo fece sollevare di scatto il materasso sotto Gianni, che venne lanciato  in aria per una ventina di centimetri. Ricadde sul letto, balzò giù con un colpo di reni che avrebbe sicuramente ricordato nei giorni successivi, e si mise in piedi di scatto lanciandosi verso la porta per fortuna non chiusa a chiave.

Anche Elvira, con una velocità impossibile per la massa spaventosa che si portava addosso, si alzò in piedi, ma non riuscì a controllare lo slancio e andò a sbattere con tutta la sua mole contro il cassettone destabilizzando la specchiera. Per un attimo lo specchio oscillò mantenendosi in equilibrio, poi pensò che finalmente era giunto il momento di smettere di riflettere ogni giorno lo spettacolo deplorevole della sua padrona appena alzata dal letto al mattino e cadde in avanti esplodendo in un tripudio di frammenti di vetro che si sparsero per tutta la stanza.  Incurante delle schegge vendicative che si erano proditoriamente infilate nelle sue pantofole rosa, Elvira attraversò il corridoio facendo tremare il pavimento e cercò di inseguire Gianni, che nel frattempo aveva già guadagnato la porta di ingresso e si era lanciato giù per le scale alla massima velocità che un essere umano poteva raggiungere con i propri piedi.

Passò come un fulmine davanti al portiere e al ragionier Casoria, appena rientrato da una lunga e noiosa giornata di lavoro, mentre Elvira, ormai conscia della inarrestabile e definitiva fuga della sua preda, si affacciava alla terrazza ululando “NON MI ABBANDONAREEEEEeeee, TOOOOORNA DA ME, AMOOOOREEEE MIIIIIiiioooooohhhhhh….ti voglioooooooohh…”

-          Luigi, non mi dica, è successo di nuovo ?

-          Eh ragioniere, a quanto pare… questa settimana è la terza volta.

-          L’altro ieri lo ha fatto con l’idraulico, vero ?

-          Sì, ha rotto apposta lo scarico del lavandino, poi ha chiamato l’idraulico e…

-          Anche lui….

-          Scappato di corsa, urlava. Pensi che poi ha chiamato me per sistemare il tubo, si stava allagando tutta la cucina.

-          Non mi dirà che anche con lei…

-          No, ma un paio di volte l’ho dovuta minacciare con la chiave inglese.

-          Da quando il signor Armando non c’è più…

-          Già, da quando non è tornato quella sera dopo il lavoro.

-          Si sa niente di lui ?

-          Sì, ho ricevuto una cartolina dal Costarica, sta bene, ma stia zitto mi raccomando, nessuno deve sapere.

-          Speriamo che si calmi presto… ieri ha urlato sulla terrazza fino all’ora di cena.

-          Qualcuno dovrebbe fare qualcosa… mah… a domani, Luigi.

-          Buona serata, ragioniere. E stia attento quando passa per il quarto piano, non si sa mai.

Il cuore di Gianni batteva al ritmo dei pistoni di una locomotiva a vapore in piena corsa. Con gli occhi fuori dalle orbite e la lingua a penzoloni si fermò seduto a terra, appoggiato a un lampione, sperando di essere abbastanza lontano da quella casa e dal mostro abominevole che la occupava. Pianse sommessamente tremando, e un passante impietosito gli posò davanti una moneta da un euro. Dopo aver ripreso fiato si rimise in piedi e si incamminò lentamente verso casa, ancora con le lacrime agli occhi. Per svariati minuti gli sembrò che il vento, passandogli addosso, sibilasse “non mi abbandonaaaaaare, torna da meeeeeee…..”

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  • Inserimenti

    • cactus_atomo
      By cactus_atomo in La Sala del Caminetto
         0
      Incontrai per la prima Susanna Arbitrio, una simpatica e giovane signora che vive e lavora a Roma, durante una serata di tango e subito rimasi incuriosito dal fatto che utilizzasse per musicalizzare giradischi e vinili invece di files e computer, come invece ormai fanno la quasi totalità dei musicalizzatori di tango italiani ed internazionali.
      In verità, prima della sua prematura scomparsa, operava a Roma un notissimo e bravissimo musicalizador di tango, argentino purosangue (anche se credo di origine italiana), il compianto Felix Picherna, che musicalizzava, udite udite, non con il PC, non con il vinile, non con i cd ma con le musicassette! Vista l’età di Felix l’uso delle musicassette da parte sua aveva una logica, ma che un musicalizador giovane, cresciuto nell’epoca del digitale, e per giunta donna, utilizzasse l’analogico mi ha fatto venire voglia di approfondire il perché di questa scelta.

      La struttura di una tipica serata di tango.
      Chi non sa come è strutturata una tipica serata di tango, si chiederà il perché di questa mia meraviglia, quindi credo che una spiegazione vada data. In una serata classica di tango, in Italia, in Giappone, in Argentina, dappertutto (fanno eccezione alcune piazze nordeuropee), i brani di tango sono articolati in sequenze (dette tandas), ognuna composta da 4 pezzi (se tango propriamente detto) o 3 (se tango-valzer o milonga, un antenato del tango).
      La successione delle tande è fissa, come vuole la tradizione, due di tango, una di tango valzer, due di tango, uno di milonga, poi si ricomincia.
      I brani di ogni tanda devono essere musicalmente omogenei (stessa orchestra o almeno stesso stile), questo per consentire ai ballerini di entrare in pista sulle note della musica a loro congeniale e di evitare quella che non gradiscono. Tra una tanda e l’altra viene inserito un brano, non intero, non di tango che non andrebbe ballato, possono essere pezzi pop, rock, salsa, swing, classica, brani da opere liriche, ecc, la cortina serve da un lato per “scoppiare” i ballerini in modo elegante (è antipatico lasciare una persona in pista mentre si balla), dall’altro consentire a tutti di scegliere con chi ballare la tanda successiva.
      E’ evidente che l’introduzione della musica su computer ha semplificato di molto la vita del musicalizador che può strutturare con largo anticipo tandas e cortine pronte per l’uso anche in automatico, avendo la possibilità di inserire tandas di riserva per essere pronto ad assecondare il gusto della sala qualora notasse che i ballerini gradiscano una tipologia di tango rispetto ad un altra. Anche dal punto di vista amministrativo l’uso del PC semplifica la vita, per esempio nella compilazione del borderò con la lista dei brani riprodotti (da fornire alla Siae), nella ricerca di pezzi nuovi, o poco noti. Dal punto di vista della fatica fisica, un musicalizador digitale deve portarsi appresso solo un notebook (magari con dentro con dentro 10.000 brani), un mixer e un po di cavi (non si può mai sapere cosa può succedere durante una serata e che impianti hanno raffazzonato i gestori), quindi un set leggero e poco ingombrante che entra agevolmente in macchina o in un trolley da portare a bordo di un volo low cost.
      Ben diversa la situazione per chi vuole usare l’analogico, scelta ancor più sorprendente se effettuata da una donna italiana, giovane, che per questi motivi voluto intervistare recentemente, Nel seguito la sintesi dell’intervista.
       
      L’incontro di Susana Arbitrio con il tango.
      Susanna non fa di professione il musicalizador di tango, ha una altra attività nella vita, decisamente più “normale”. E non è neanche una audiofila in senso stretto, fino a non molti anni fa non aveva neppure dimestichezza con il vinile. Come per molti “infettati” dalla passione per questo ballo e per la sua musica, l’incontro con il tango è stato ad un tempo casuale e cercato, casuale perché quando si comincia non si può sapere se e quanto ci si appassionerà, cercato perché il tango è comunque la ricerca di uno spazio personale di espressione che ognuno vive a modo proprio, anche se in mezzo ad altri. Ed a Susanna l’amore per il tango è sbocciato praticamente subito, il che ha significato percorrere tutta la trafila degli aficionados, ossia prendere lezioni collettive e private, partecipare a stage con i grandi maestri in Italia e all’estero, andare periodicamente a ballare, ascoltare musica di tango, approfondire lo studio della storia e delle tradizioni di questo ballo ormai più che secolare, finire per frequentare quasi esclusivamente persone di questo micromondo così particolare. Ma nel percorso didattico di un tanghero non può mancare uno (o anche più) viaggi a Buenos Aires, per vedere come si vive il tango nella città che gli ha dato i natali.
      Susanna è sicuramente una persona fuori dal comune, a differenza di tutte le mie amiche di tango, che a Buenos Aires hanno fatto principalmente incetta di scarpe da ballo della migliore produzione locale, lei si è immersa nella alla ricerca di vinili di tango. Che c’è di strano, direte voi? C’è di strano che all’epoca la nostra Susanna neppure aveva un giradischi, ciononostante è tornata in Italia con un bottino di oltre cinquanta vinili di tango. Ma i vinili non potevano restare a prendere polvere, quindi Susanna ha comprato un giradischi (per la cronaca un Rega P3) ed ha cominciato ad ascoltarli. Ascolta che ti ascolta, i vinili son finiti e allora Susanna, grazie ai potenti mezzi della società dell'informazione, si è data da fare ed ha iniziato a comprarne altri on line su canali noti e meno noti, sopratutto, come è ovvio, sul mercato argentino, oggi credo che abbia superato quota 1000 (e 1000 vinili di tango vi assicuro non sono davvero pochi da reperire).
       
      La carriera di musicalizador di tango.
      Girando per le milonghe romane (la milonga è il luogo dove si balla il tango), la competenza musicale di Susanna è stata notata ed apprezzata da alcuni organizzatori, e, senza che Susanna facesse nulla per proporsi, quasi per casi e a sua sorpresa le è stato proposto di musicalizzare una serata. All’inizio Susana si è schernita, ha rifiutato, ma poi, viste le insistenze ha iniziato a studiare come ricoprire al meglio questo nuovo (per lei) ruolo e dopo qualche mese ha fatto il suo debutto in sordina ad una pratica (per chi non lo sapesse, la pratica è una serata di tango meno impegnativa, serve per sperimentare quello che si è imparato a lezione, anche se nella realtà le differenze tra pratica e serata vera e propria nei fatti sono molto sfumate), ma il successo è stato immediato tanto è vero che le è stato subito proposto di musicalizzare una serata di una maratona internazionale (la maratona di tango è una sorta di festival dove si balla tutte le sere e spesso anche tutti i pomeriggi e di giorno si possono frequentare lezioni private e collettive). Altro momento importante per Susanna, subito dopo la maratona, è stata l’esperienza vissuta come resident dj di una nota milonga romana. Dopo di che Susanna non si è fermata più, ha continuato a musicalizzare con successo e con frequenza (compatibilmente con i suoi impegni di lavoro) in Italia e all’estero ed oggi è un nome conosciuto, apprezzato e rispettato nel panorama variegato dei dj di tango.
       
      Le attrezzature di Susanna Arbitrio.
      Come dicevo, il primo giradischi di Susanna è stato un Rega P3, a cui è stato affiancato (al momento di passare dall’ascolto casalingo a quello pubblico,) un Audio Technica AT-LP120. Il Rega però presto di è rivelato inadatto ad un uso heavy-duty, per cui Susanna ha preso un secondo AT LP-120,  musicalmente le piace di più il Rega, ma gli AT sono più robusti, più adatti a viaggiare, inoltre non va trascurato il vantaggio di avere due bracci uguali con shell intercambiabile, qualsiasi cosa dovesse succedere ad una testina durante una serata, è sempre possibile rimediare montando al volo una di quelle che ha di riserva. I due Audio Technica sono inoltre dotati di stadio phono, scelta necessaria per svincolare Susanna il più possibile dalle attrezzature presenti nei locali. l mixer è un Omnitronic PM311p.
      Come si vede apparecchiature robuste, ma non pesantissime, idonee ad essere spostate con frequenza e sopratutto affidabile per l’uso dj. Movimentare tutto questo armamentario non è agevole, ogni giradischi pesa circa 9 kg, cui va aggiunto il peso della valigia rigida (una per ogni AT LP120), quello dei vinili e quello del resto delle attrezzature. La somma dei pesi eccede quella prevista per i trolley da cabina, e siccome far viaggiare le attrezzature in stiva presenta sempre un rischio smarrimento, a volte Susanna deve prendere un biglietto in più solo per le attrezzature
      Per quando riguarda la musica, ovviamente Susanna non viaggia con tutti i suoi mille vinili di tango, ma ne seleziona una cinquantina, la forza delle sue serate sta nel carattere non preconfezionato della musica proposta, ovviamente Susanna cerca, per quanto possibile (ma non sempre si riesce) a realizzare tande con brani contenuti nello stesso vinile, ma la successione delle tande non è rigorosamente prefissata fin dall’inizio ma evolve nel corso della serata, per adattarsi all’umore dell’ambiente, un sistema decisamente più umano p personalizzato di quello che si ha con le scalette preimpostate al PC, ma decisamente più faticoso ed impegnativo, praticamente impossibile allontanarsi dalla consolle.
       
      Le scelte musicali.
      Naturalmente, anche se su vinile si trova molta musica di tango, non c’è sicuramente tutto. I gruppi emergenti, quelli del cosiddetto tango nuevo e tango elettronico (i Narcotango, i Gotan Project tanto per citarne solo due), ma anche le nuove leve del tango tradizionale, raramente incidono su vinile, discorso simile ma per motivi differenti vale anche per il tango delle origini. Ma a Susanna tutto questo non importa, a lei piace soprattutto il tango degli anni ‘40, con qualche incursione negli anni ‘30 e nel periodo 1950-1960, e per questo genere di tango di brani se ne trovano davvero a bizzeffe in vinile. D’altra parte ogni musicalizador ha una sua cifra stilistica e chi lo sceglie lo fa in funzione delle sue scelte musicali, quindi gli organizzatori che chiamano Susanna Arbitrio lo fanno perché si fidano delle sue scelte musicali e perché sanno che il pubblico del loro locale fa altrettanto e le apprezza.
      Attualmente non sono moltissimi i musicalizador di tango che fanno ricorso in maniera totale o prevalente al vinile, sicuramente ce ne sono diversi argentini, alcuni non argentini, e anche alcune donne (Susanna mi dice di conoscere due ragazze russe che come lei musicalizzano solo con il vinile), la scelta di operare con il disco nero comporta non poche complicazioni, un limite è dato sicuramente dal maggiore ingombro delle attrezzature da trasportare, ma credo che il motivo vero sia la difficoltà di approvvigionasi di materiale musicale in maniera semplice, rapida ed economica-
      Complimenti comunque a Susanna che ha scelto la strada più romantica, ma anche più impegnativa e pesante per musicalizzare le serate di tango.


       
       
       
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    1. cactus_atomo
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      By cactus_atomo,

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      Incontrai per la prima Susanna Arbitrio, una simpatica e giovane signora che vive e lavora a Roma, durante una serata di tango e subito rimasi incuriosito dal fatto che utilizzasse per musicalizzare giradischi e vinili invece di files e computer, come invece ormai fanno la quasi totalità dei musicalizzatori di tango italiani ed internazionali.

      In verità, prima della sua prematura scomparsa, operava a Roma un notissimo e bravissimo musicalizador di tango, argentino purosangue (anche se credo di origine italiana), il compianto Felix Picherna, che musicalizzava, udite udite, non con il PC, non con il vinile, non con i cd ma con le musicassette! Vista l’età di Felix l’uso delle musicassette da parte sua aveva una logica, ma che un musicalizador giovane, cresciuto nell’epoca del digitale, e per giunta donna, utilizzasse l’analogico mi ha fatto venire voglia di approfondire il perché di questa scelta.

      La struttura di una tipica serata di tango.

      Chi non sa come è strutturata una tipica serata di tango, si chiederà il perché di questa mia meraviglia, quindi credo che una spiegazione vada data. In una serata classica di tango, in Italia, in Giappone, in Argentina, dappertutto (fanno eccezione alcune piazze nordeuropee), i brani di tango sono articolati in sequenze (dette tandas), ognuna composta da 4 pezzi (se tango propriamente detto) o 3 (se tango-valzer o milonga, un antenato del tango).

      susanna4.thumb.jpg.eb37d9e6a368dc6ae929fc4707a92231.jpgLa successione delle tande è fissa, come vuole la tradizione, due di tango, una di tango valzer, due di tango, uno di milonga, poi si ricomincia.

      I brani di ogni tanda devono essere musicalmente omogenei (stessa orchestra o almeno stesso stile), questo per consentire ai ballerini di entrare in pista sulle note della musica a loro congeniale e di evitare quella che non gradiscono. Tra una tanda e l’altra viene inserito un brano, non intero, non di tango che non andrebbe ballato, possono essere pezzi pop, rock, salsa, swing, classica, brani da opere liriche, ecc, la cortina serve da un lato per “scoppiare” i ballerini in modo elegante (è antipatico lasciare una persona in pista mentre si balla), dall’altro consentire a tutti di scegliere con chi ballare la tanda successiva.

      E’ evidente che l’introduzione della musica su computer ha semplificato di molto la vita del musicalizador che può strutturare con largo anticipo tandas e cortine pronte per l’uso anche in automatico, avendo la possibilità di inserire tandas di riserva per essere pronto ad assecondare il gusto della sala qualora notasse che i ballerini gradiscano una tipologia di tango rispetto ad un altra. Anche dal punto di vista amministrativo l’uso del PC semplifica la vita, per esempio nella compilazione del borderò con la lista dei brani riprodotti (da fornire alla Siae), nella ricerca di pezzi nuovi, o poco noti. Dal punto di vista della fatica fisica, un musicalizador digitale deve portarsi appresso solo un notebook (magari con dentro con dentro 10.000 brani), un mixer e un po di cavi (non si può mai sapere cosa può succedere durante una serata e che impianti hanno raffazzonato i gestori), quindi un set leggero e poco ingombrante che entra agevolmente in macchina o in un trolley da portare a bordo di un volo low cost.

      Ben diversa la situazione per chi vuole usare l’analogico, scelta ancor più sorprendente se effettuata da una donna italiana, giovane, che per questi motivi voluto intervistare recentemente, Nel seguito la sintesi dell’intervista.

       

      L’incontro di Susana Arbitrio con il tango.

      Susanna non fa di professione il musicalizador di tango, ha una altra attività nella vita, decisamente più “normale”. E non è neanche una audiofila in senso stretto, fino a non molti anni fa non aveva neppure dimestichezza con il vinile. Come per molti “infettati” dalla passione per questo ballo e per la sua musica, l’incontro con il tango è stato ad un tempo casuale e cercato, casuale perché quando si comincia non si può sapere se e quanto ci si appassionerà, cercato perché il tango è comunque la ricerca di uno spazio personale di espressione che ognuno vive a modo proprio, anche se in mezzo ad altri. Ed a Susanna l’amore per il tango è sbocciato praticamente subito, il che ha significato percorrere tutta la trafila degli aficionados, ossia prendere lezioni collettive e private, partecipare a stage con i grandi maestri in Italia e all’estero, andare periodicamente a ballare, ascoltare musica di tango, approfondire lo studio della storia e delle tradizioni di questo ballo ormai più che secolare, finire per frequentare quasi esclusivamente persone di questo micromondo così particolare. Ma nel percorso didattico di un tanghero non può mancare uno (o anche più) viaggi a Buenos Aires, per vedere come si vive il tango nella città che gli ha dato i natali.susanna2.thumb.jpg.170ed88d17a5241f975e097326721862.jpg

      Susanna è sicuramente una persona fuori dal comune, a differenza di tutte le mie amiche di tango, che a Buenos Aires hanno fatto principalmente incetta di scarpe da ballo della migliore produzione locale, lei si è immersa nella alla ricerca di vinili di tango. Che c’è di strano, direte voi? C’è di strano che all’epoca la nostra Susanna neppure aveva un giradischi, ciononostante è tornata in Italia con un bottino di oltre cinquanta vinili di tango. Ma i vinili non potevano restare a prendere polvere, quindi Susanna ha comprato un giradischi (per la cronaca un Rega P3) ed ha cominciato ad ascoltarli. Ascolta che ti ascolta, i vinili son finiti e allora Susanna, grazie ai potenti mezzi della società dell'informazione, si è data da fare ed ha iniziato a comprarne altri on line su canali noti e meno noti, sopratutto, come è ovvio, sul mercato argentino, oggi credo che abbia superato quota 1000 (e 1000 vinili di tango vi assicuro non sono davvero pochi da reperire).

       

      La carriera di musicalizador di tango.

      Girando per le milonghe romane (la milonga è il luogo dove si balla il tango), la competenza musicale di Susanna è stata notata ed apprezzata da alcuni organizzatori, e, senza che Susanna facesse nulla per proporsi, quasi per casi e a sua sorpresa le è stato proposto di musicalizzare una serata. All’inizio Susana si è schernita, ha rifiutato, ma poi, viste le insistenze ha iniziato a studiare come ricoprire al meglio questo nuovo (per lei) ruolo e dopo qualche mese ha fatto il suo debutto in sordina ad una pratica (per chi non lo sapesse, la pratica è una serata di tango meno impegnativa, serve per sperimentare quello che si è imparato a lezione, anche se nella realtà le differenze tra pratica e serata vera e propria nei fatti sono molto sfumate), ma il successo è stato immediato tanto è vero che le è stato subito proposto di musicalizzare una serata di una maratona internazionale (la maratona di tango è una sorta di festival dove si balla tutte le sere e spesso anche tutti i pomeriggi e di giorno si possono frequentare lezioni private e collettive). Altro momento importante per Susanna, subito dopo la maratona, è stata l’esperienza vissuta come resident dj di una nota milonga romana. Dopo di che Susanna non si è fermata più, ha continuato a musicalizzare con successo e con frequenza (compatibilmente con i suoi impegni di lavoro) in Italia e all’estero ed oggi è un nome conosciuto, apprezzato e rispettato nel panorama variegato dei dj di tango.

       

      Le attrezzature di Susanna Arbitrio.

      Come dicevo, il primo giradischi di Susanna è stato un Rega P3, a cui è stato affiancato (al momento di passare dall’ascolto casalingo a quello pubblico,) un Audio Technica AT-LP120. Il Rega però presto di è rivelato inadatto ad un uso heavy-duty, per cui Susanna ha preso un secondo AT LP-120,  musicalmente le piace di più il Rega, ma gli AT sono più robusti, più adatti a viaggiare, inoltre non va trascurato il vantaggio di avere due bracci uguali con shell intercambiabile, qualsiasi cosa dovesse succedere ad una testina durante una serata, è sempre possibile rimediare montando al volo una di quelle che ha di riserva. I due Audio Technica sono inoltre dotati di stadio phono, scelta necessaria per svincolare Susanna il più possibile dalle attrezzature presenti nei locali. l mixer è un Omnitronic PM311p.79199177_2656254934420239_5428004188653092864_n.thumb.jpg.247934a46ca9223d81588eaf378eae83.jpg

      Come si vede apparecchiature robuste, ma non pesantissime, idonee ad essere spostate con frequenza e sopratutto affidabile per l’uso dj. Movimentare tutto questo armamentario non è agevole, ogni giradischi pesa circa 9 kg, cui va aggiunto il peso della valigia rigida (una per ogni AT LP120), quello dei vinili e quello del resto delle attrezzature. La somma dei pesi eccede quella prevista per i trolley da cabina, e siccome far viaggiare le attrezzature in stiva presenta sempre un rischio smarrimento, a volte Susanna deve prendere un biglietto in più solo per le attrezzature

      Per quando riguarda la musica, ovviamente Susanna non viaggia con tutti i suoi mille vinili di tango, ma ne seleziona una cinquantina, la forza delle sue serate sta nel carattere non preconfezionato della musica proposta, ovviamente Susanna cerca, per quanto possibile (ma non sempre si riesce) a realizzare tande con brani contenuti nello stesso vinile, ma la successione delle tande non è rigorosamente prefissata fin dall’inizio ma evolve nel corso della serata, per adattarsi all’umore dell’ambiente, un sistema decisamente più umano p personalizzato di quello che si ha con le scalette preimpostate al PC, ma decisamente più faticoso ed impegnativo, praticamente impossibile allontanarsi dalla consolle.

       

      Le scelte musicali.

      Naturalmente, anche se su vinile si trova molta musica di tango, non c’è sicuramente tutto. I gruppi emergenti, quelli del cosiddetto tango nuevo e tango elettronico (i Narcotango, i Gotan Project tanto per citarne solo due), ma anche le nuove leve del tango tradizionale, raramente incidono su vinile, discorso simile ma per motivi differenti vale anche per il tango delle origini. Ma a Susanna tutto questo non importa, a lei piace soprattutto il tango degli anni ‘40, con qualche incursione negli anni ‘30 e nel periodo 1950-1960, e per questo genere di tango di brani se ne trovano davvero a bizzeffe in vinile. D’altra parte ogni musicalizador ha una sua cifra stilistica e chi lo sceglie lo fa in funzione delle sue scelte musicali, quindi gli organizzatori che chiamano Susanna Arbitrio lo fanno perché si fidano delle sue scelte musicali e perché sanno che il pubblico del loro locale fa altrettanto e le apprezza.

      Attualmente non sono moltissimi i musicalizador di tango che fanno ricorso in maniera totale o prevalente al vinile, sicuramente ce ne sono diversi argentini, alcuni non argentini, e anche alcune donne (Susanna mi dice di conoscere due ragazze russe che come lei musicalizzano solo con il vinile), la scelta di operare con il disco nero comporta non poche complicazioni, un limite è dato sicuramente dal maggiore ingombro delle attrezzature da trasportare, ma credo che il motivo vero sia la difficoltà di approvvigionasi di materiale musicale in maniera semplice, rapida ed economica-

      Complimenti comunque a Susanna che ha scelto la strada più romantica, ma anche più impegnativa e pesante per musicalizzare le serate di tango.


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    2. iltondi
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      By iltondi,


      Il primo aprile del 1984 moriva, ucciso da un colpo di pistola sparato dal padre, uno dei maggiori esponenti della musica soul: Marvin Gaye. Il giorno dopo avrebbe compiuto quarantacinque anni. Ma la sua voce continua ancora a sentirsi. Questo articolo è per celebrare la sua grandezza, un omaggio doveroso e sentito per uno degli interpreti più carismatici e innovativi di sempre.
       

      Il primo d'aprile, oltre al pesce fuori moda e sgualcito che magari qualcuno si ritrova ancora appiccicato dietro le spalle, per me da sempre coincide con un vuoto che si allarga, una mancanza che echeggia come una voce in un pozzo. Per cui è un debito di riconoscenza, o una sorta di adorazione perpetua, ciò che mi spinge a scrivere un articolo celebrativo dedicato a Marvin Gaye e a farlo pubblicare in questi giorni, esattamente quando ricorre il trentesimo anniversario della sua morte. A essere sinceri, più che la sua scomparsa si dovrebbe celebrarne la nascita, che, per un segno beffardo del caso o forse di Dio, sarebbe il 2. Ma il mito prende avvio dalla fine, come si sa. Quel 2 di aprile del 1984 avrebbe dunque compiuto quarantacinque anni.

      Nato a Washington nel 1939 come Marvin Pentz Gay Jr., aggiunge una “e” in fondo al nome per dare un tocco di classe (ma anche per evitare ambiguità), come già aveva fatto qualche anno prima Sam Cooke, altra divinità della musica soul. Sul finire degli anni Cinquanta, giovanissimo, è già nel circuito della musica, fino a venire scritturato dalla leggendaria Chess Records (che vantava nella propria scuderia Muddy Waters, Chuck Berry, Etta James) e in seguito dalla celebre etichetta di Detroit, la Motown (fondata in realtà come Tamla), di cui è per anni tra gli artisti di punta insieme a gente del calibro di Stevie Wonder e i Jackson 5. Ma all'inizio è pure percussionista, autore per gli altri, voce del coro, e ci vogliono una dozzina di dischi e alcuni singoli di successo come How sweet it is (to be loved by you) e I heard it through the grapevine (la sua cover, seguita a ruota da quella dei Creedence Clearwater Revival, rimane la più conosciuta) per arrivare all'album perfetto, il capolavoro indiscusso What's going on.

      51RlgDC35tL._AC_.jpg.91239f7035acad32920f088ac52954fa.jpgArrivarci è un'impresa difficile anche perché in mezzo c'è la morte di Tammi Terrell a soli ventiquattro anni: il nome forse non sarà arcinoto, ma almeno una volta nella vita sarà capitato di ascoltare Ain't no mountain high enough (peraltro sfuttatissima da pubblicità e colonne sonore di film), brano che rappresenta l'emblema del loro connubio artistico. Dopo la scomparsa della Terrell, nel 1970, per Gaye c'è solo disperazione, tanto che si ritira per un po' dalle scene e per un paio di anni non fa nemmeno concerti. Tuttavia, come spesso succede, dalle tragedie e dalla sofferenza scaturisce materiale buono per essere tradotto in parole e musica. Il risultato è appunto What's going on.
      In realtà, a complicare le cose ci si mette anche Berry Gordy, produttore della Motown, che all'inizio non ne vuol sapere di pubblicarlo, perché lo giudica un prodotto di scarso appeal commerciale. Ma si sbaglia. Il brano che dà il nome all'album è il lampo di un genio, con quel chiacchiericcio iniziale, le risate, le sovraincisioni, la magnifica intro di sax, il testo intriso di malinconica amarezza e di palese protesta, amore e speranza, e infine i suoi classici urletti. L'album, vero e proprio concept album, è un condensato di tematiche pregnanti e attuali come la marginalità, la droga, e soprattutto il conflitto del Vietnam; e allora ecco l'insensatezza della guerra, l'infinita scia di morti, il vissuto dei reduci. Dentro ci sono anche il rapporto con Dio, la speranza riposta nei bambini, la città e i ghetti americani, e tutta un'altra seria di spunti sociali che rende What's going on "l'album", un disco immenso, più che mai autentico e accorato. La musica soul passa in un attimo dall'opinione diffusa di canzonette d'amore e contenuti più frivoli a quella di sound raffinato e testi di impegno civile.


      Gli anni successivi sono quelli del ritorno alla sensualità, in cui Marvin Gaye gioca di sponda con la sua immagine di figura carismatica e di sex symbol per le folle di donne in deliquio che sgomitano sotto il palco. Sono gli anni di Let's get it on (1973), la cui traccia eponima è simbolo dell'amore puro e ha in sé un potenziale erotico debordante (chi non l'ha mai usata come sottofondo di un momento hot è ancora in tempo...), e di I want you (1976), che segna anche una svolta funk, in linea con le richieste della casa di produzione sempre interessata alla commerciabilità della sua musica. Sono poi gli anni di due grandiosi album live: Marvin Gaye Live! (1974) e Live at the London Palladium (1977), che racchiude l'apice di quella svolta funk in Got to give it up, pezzo cantato in falsetto dall'inizio alla fine e che, nella sua versione intera, supera i dieci minuti ed è tutto da ballare.81qKCeXmRyL._SS500_.jpg.0ef55f0d63a09b1d0747cd1199e57846.jpg

      L'ultimo periodo della carriera e della vita di Marvin Gaye è contraddistinto dalla crisi finanziaria e da problemi fiscali, periodo aggravato dal divorzio con la moglie e dalla tossicodipendenza. Poi la rinascita, con il cambio di etichetta (Columbia Records) e la pubblicazione di Midnight Love (1982), che contiene un altro inno erotico: Sexual healing. Per giungere alla sua morte.

       

      Marvin Gaye vive a casa dei suoi genitori, quando suo padre, col quale ha sempre avuto forti contrasti, gli spara il primo aprile del 1984. L'ennesima lite che culmina nel peggiore dei modi, un gesto forse frutto dell'esasperazione. E il principe della musica soul se ne va, proprio come se n'era andato Sam Cooke, pure lui ucciso da un colpo di arma da fuoco vent'anni prima (anche se, nel suo caso, in circostanze più misteriose, perché fu la direttrice di un motel a premere il grilletto); un triste destino, quello della scomparsa prematura, che comunque accomuna altri rappresentanti della musica nera come Otis Redding (morto a soli ventisei anni, in un incidente aereo del 1967) e Michael Jackson, lei cui dinamiche legate agli ultimi istanti rimangono ancora tutte da chiarire. Qualche album postumo non renderà giustizia alla figura di Marvin Gaye, tra le voci più influenti del secolo scorso e fonte di ispirazione per innumerevoli artisti successivi: dal nuovo interprete bianco del soul Robin Thicke (tra l'altro accusato di plagio per Blurred lines, proprio nei confronti di Got to give it up) al rapper Big Sean, da Lenny Kravitz (di cui si vociferava da tempo che dovesse interpretarne la parte in un biopic; invece, pare che dovrà uscire tra non molto un film diretto da Cameron Crowe, già esperto del genere, con protagonista Terrence Howard) fino all'ottimo Gregory Porter.

      Di lui si ricordano anche i suggestivi duetti con talentuose interpreti femminili: oltre alla già citata Tammi Terrell, anche Mary Wells e Diana Ross (l'album Diana & Marvin, del 1973, custodisce proprio i brani cantati insieme dai due).

       

      Marvin Gaye fu per la musica soul quello che Jimi Hendrix era stato per il rock e John Coltrane per il jazz. Se fosse ancora vivo, oggi avrebbe settantacinque anni, e l'età anagrafica probabilmente gli consentirebbe ancora di salire sul palco a intrattenere le masse col suo timbro caldo e il carisma inconfondibile. Quello che rimane invece è uno stato molto vicino all'estasi quando si ascolta la sua voce, mentre un vecchio disco scricchiola sul piatto. E poi qualche foto in bianco e nero, un capellino di lana, la barba lunga, la mano sul mento, un sorriso con la bocca e con gli occhi che intanto guardano di lato. Infine quel vuoto che continua a diventare più largo.

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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Melius Club è il ritrovo dei cultori di tutte le passioni sospese tra arte e tecnica, appassionati sempre alla ricerca del miglioramento. Melius Club è l'esclusivo spazio web dove coltivare la propria passione, condividere informazioni, raccontare esperienze, valutare prodotti e soluzioni col supporto attivo della comunità degli appassionati.

Riproduzione audio e video, fotografia, musica, dischi, concerti, cinema, teatro, collezionismo e restauro di preziose apparecchiature vintage: qui su Melius hanno spazio tutte le passioni.

 

 

Il servizio web Melius.Club viene offerto al pubblico da Kunigoo S.R.L., start-up innovativa attiva nel settore Internet of content and knowledge, con codice fiscale 07710391215.
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