Jump to content
Melius Club

Dingo Famelico, storia di un trafficante di vintage audio

lufranz

2043 views

Si aggira come uno sciacallo tra mercatini, soffitte e aste on-line con un unico scopo: riempire le proprie tasche. Ma gli affari non vanno sempre per il verso giusto.

Gianni guardò con aria torva il contenuto della valigetta grigia aperta sul tavolo. All’interno si trovava un piccolo, antiquato, registratore a nastro con il guscio di plastica color crema, unica cosa lasciatagli dallo zio Alfonso prima di passare a miglior vita. In pochi secondi emise il suo verdetto: 30/35 euro al massimo, ammettendo che funzionasse.
Gianni, meglio conosciuto come “Dingo Famelico” su un noto sito di aste online, era un trafficante di apparecchi elettronici vintage. “Trafficante” era la parola giusta: la sua attività principale era andare in giro per mercatini e discariche a caccia di qualsiasi cosa che avesse un pur vago aspetto d’epoca, pagarla il meno possibile, provvedere ad una sommaria ripulita, e metterla in vendita con roboanti - e talvolta deliranti - descrizioni che ne decantavano la bellezza ed il valore come raro e pregiato oggetto d’epoca.
Quando il prezioso reperto non era funzionante, si avvaleva dei servigi di Francesco “Pastasalda”, il brufoloso ragazzotto del primo piano che per venti euro (“non di più altrimenti lo butto”, precisava “Dingo” ad ogni incarico) riusciva a rimettere in moto quasi ogni cosa. Gli oggetti riparati da “Pastasalda” di solito funzionavano per poche ore, ma l’importante era che lo facessero almeno una volta a casa dell’incauto acquirente. Gianni stava bene attento a specificare in tutti i suoi annunci che l’oggetto era venduto senza alcuna garanzia, e questa sua astuzia lo aveva salvato da ben più di una richiesta di rimborso dai suoi sventurati clienti.
Ultimamente si era dedicato anche alla lettura dei necrologi sui giornali locali: spesso chi aveva superato la cinquantina conservava con cura “lo stereo” della sua gioventù, e capitava che vedove e orfani più o meno inconsolabili decidessero di sbarazzarsi di tutta la “ferraglia” che il caro estinto aveva conservato per anni in soggiorno. Nei casi più fortunati, il trapassato era stato uno di quei tipi che spendevano decine di migliaia di euro per ascoltare un disco in casa propria, e lui, sfruttando l’incompetenza di chi non aveva idea del reale valore di mercato degli oggetti rimasti, riusciva a portarsi via per quattro palanche impianti completi e di gran pregio, che poi rivendeva a caro prezzo in rete.


Lo zio Alfonso era stato proprio uno di questi individui che sprecavano i loro denari senza capire che un iPod comprato al supermercato avrebbe potuto fare esattamente le stesse cose ed in più riprodurre anche la musica piratata in rete. Nel corso degli anni aveva accumulato una impressionante quantità di apparecchiature hi-fi di pregio: amplificatori, giradischi, diffusori, registratori, tuner, lettori di compact disc, accessori: ogni volta che Gianni entrava in quella taverna si sorprendeva a pensare che una volta deceduto il caro zietto tutto quel ben di Dio sarebbe finito nelle sue mani rapaci di parente più prossimo e trasformato rapidamente in qualcosa di molto più gratificante: un viaggio in qualche paese dell’Est dove meravigliose fanciulle stavano aspettando solo lui, una macchina nuova, cene e divertimenti, vestiti griffati… doveva solo avere pazienza ed esercitare la sua fantasia.
Purtroppo il buon Alfonso, ben consapevole del delizioso curriculum del poco gradito nipote, aveva preparato un brutto scherzo: prima di lasciare questo mondo gli aveva consegnato solamente la valigetta grigia, lasciando tutto il resto ad un non meglio identificato museo storico delle telecomunicazioni per la creazione di una sezione dedicata allo sviluppo dei sistemi di riproduzione audio e video con annessa mediateca e sala di ascolto fruibile dal pubblico. Aveva però specificato che, qualora Gianni si fosse dimostrato almeno una volta nella vita dotato di un minimo di intelligenza, avrebbe potuto trovare un secondo testamento nascosto che annullava il lascito al museo e lo rendeva erede dell’intera collezione, senza alcun vincolo.
 

Gianni aveva buttato la valigetta in un angolo maledicendo quella vecchia carogna che non aveva minimamente apprezzato la visita mensile che lui gli faceva, almeno quando se ne ricordava, e se ne era del tutto dimenticato. Ora che gli affari stavano andando male e non riusciva da diverse settimane a reperire nei cassonetti nulla da spacciare come “meraviglioso vintage”, si era messo a rovistare in soffitta tra tutti gli oggetti inizialmente giudicati come “invendibili” ed aveva ritrovato anche il piccolo registratore dello zio. Attaccò la spina, ruotò una manopola e dopo qualche secondo un lieve ronzio uscì dall’altoparlante. Premette il tasto verde e le bobine iniziarono a girare. Bene – si disse a voce alta Gianni – questa roba funziona, stasera va in asta e se qualche babbeo se la…. La frase gli si spezzò in bocca: dal vecchio registratore, la voce dello zio Alfonso elencava uno ad uno tutti gli apparecchi della collezione e ne specificava il valore. Oltre diecimila euro solo nei primi due minuti di nastro… nella mente avida e ottusa di “Dingo” si formò faticosamente un’intuizione geniale: “E SE QUESTO FOSSE IL TESTAMENTO?”
Preso dall’eccitazione, Gianni proseguì con l’ascolto. L’inventario era terminato, e lo zio adesso si stava rivolgendo direttamente a lui: “Carissimo nonché unico nipote, per quanto ti conosca bene e ti reputi un perfetto imbecille, avido e insensibile, ho voluto comunque lasciarti una possibilità di entrare in possesso di quella collezione che guardavi con occhio rapace ogni volta che venivi a trovarmi a casa. Se stai ascoltando questo nastro, significa che nella tua testa vuota è comunque passato un ricordo della mia persona, quindi porta registratore e nastro dal notaio incaricato dell’esecuzione delle mie volontà”.

Immerso nella visione di decine – o forse centinaia – di lucidi apparecchi svolazzanti per la stanza in mezzo a bianchi angioletti con le ali ricoperte di biglietti da cento euro ed arpe tintinnanti, “Dingo” non aveva fatto caso all’odore di bruciato che si stava diffondendo nell'aria. Un attimo prima di pronunciare il nome del notaio, la voce di zio Alfonso si interruppe con uno scricchiolio, ed una densa voluta di fumo bianco uscì dal registratore.

“NOOOOOOO”, urlò Gianni con gli occhi iniettati di sangue mentre il sogno svaniva nella puzza biancastra, “NON PUOI FARMI QUESTO, MALEDETTO SCHIFOSO!”. In preda ad un attacco d’ira, afferrò con le mani l’incolpevole apparecchio, reo solamente di avere al suo interno un condensatore elettrolitico definitivamente offeso dal passare degli anni, e lo scagliò con forza a terra. Il mobile si ruppe in mille pezzi, ed il fragile coperchio di plastica trasparente che avrebbe dovuto proteggere le bobine saltò via. La bobina piena di nastro con il testamento dello zio descrisse in aria la parte ascendente di una perfetta parabola, secondo le ben note leggi della fisica classica. Nello stesso istante in cui “Dingo” realizzò che se avesse portato il registratore da “Pastasalda” questi lo avrebbe fatto funzionare in pochi minuti, la bobina iniziò a percorrere il ramo discendente della sua traiettoria e dopo una frazione di secondo cadde dentro il caminetto acceso.
L’abominevole imprecazione proferita da “Dingo”, degna del peggior scaricatore di porto, venne udita persino dal geometra che stava cercando gli addobbi di Natale in cantina, sei piani più sotto. Per un attimo a Gianni sembrò che la fiamma sprigionatasi dal vecchio nastro di acetato avesse il profilo di zio Alfonso nell’atto di mostrargli il ben noto “gesto dell’ombrello”…



6 Comments


Recommended Comments

Una lezioncina di vita, da non dimenticare! 😉

Share this comment


Link to comment

Ho ritrovato il secondo. Suppongo di poterlo postare direttamente qui.

PreeeeEEEgo, saaalga, quaaaAAAArto pianooooo. La voce femminile strascicata che usciva dalla griglia accanto ai pulsanti dei campanelli era sicuramente quella che il giorno precedente gli aveva risposto al telefono.

Gianni attraversò il portone e si trovò in un cortile quadrato, circondato dalle mura interne del vecchio palazzo. La finestrella della guardiola era chiusa, probabilmente il portiere aveva deciso di concedersi una pennichella.

Fermo al centro del cortile, si guardò pensieroso intorno. Cinque livelli di ballatoio decoravano le facciate dall’intonaco ormai rovinato, una scala non molto grande ma dall’aspetto robusto saliva da terra fino all’ultimo piano e sembrava essere l’unica via di accesso ai vari appartamenti, le cui porte di ingresso si affacciavano su dei pianerottoli che dalle terrazze rientravano all’interno delle spesse mura. Salire al quarto piano non era un problema, sarebbe stato sicuramente più difficoltoso scendere portandosi in braccio quello che sperava sarebbe stato un ricco bottino.

Gianni, noto nei vari mercatini e siti di aste online come “Dingo Famelico”, era un trafficante – ma forse sarebbe più corretto dire “traffichino” – in apparecchi hi-fi usati e vintage. I suoi affari erano spesso molto vantaggiosi per lui e ben poco per il malcapitato cliente, che nella maggior parte dei casi scopriva di avere acquistato a caro prezzo un rottame riparato alla bell’e meglio dal bieco “Pastasalda”, il brufoloso quindicenne vicino di casa che per poche decine di euro riusciva a rimettere in funzione – di solito per tempi molto brevi – quasi ogni ferrovecchio che il nostro amico recuperava in mercatini e discariche, talvolta persino dai bidoni della spazzatura lungo la strada.

Oltre a rovistare tra i rifiuti, però, Gianni aveva anche un altro modo per procurarsi la merce con cui alimentava il suo commercio: ogni giorno esaminava con attenzione i vari giornali di annunci economici e le pagine dei necrologi, nella speranza di imbattersi in qualche addolorato parente di audiofilo appena deceduto che, ignaro del valore di quanto aveva lasciato su questo mondo il caro estinto, volesse solo sbarazzarsi di quegli ingombranti apparecchi che gli erano capitati tra capo e collo. Spesso e volentieri questo tipo di “caccia” gli permetteva di procurarsi oggetti di valore e in ottime condizioni, dai quali poi riusciva a ricavare cifre ben più importanti dei quattro soldi che gli poteva procurare la comune ferraglia.

Da alcuni mesi gli affari, complice anche la crisi, andavano abbastanza male; così quando gli cadde sotto gli occhi l’annuncio di vendita di un impianto di gran pregio, telefonare sig.ra Elvira ore pasti, ebbe un sussulto: forse era giunto il momento del riscatto, di rimpinguare l’ormai esausto conto corrente alle poste che probabilmente il mese prossimo non sarebbe riuscito neppure a pagare le bollette, di invitare a cena in quel ristorante del centro la formosa Elena, cugina di quello stupidotto di Pastasalda che però faceva tanto comodo, magari se fosse riuscito a mettersi con la ragazza poi avrebbe potuto tirare ancora un po’ sul prezzo delle riparazioni…

Immerso in queste edificanti considerazioni, “Dingo” quasi non si accorse di avere raggiunto il quarto piano e di essere sul pianerottolo proprio davanti alla porta dell’appartamento della signora Elvira. Suonò di nuovo il campanello, ding-dong, e dall’interno la solita voce miagolò un “EccomiiiiIIII…. arriiiIIIvoooo…”  sovrapposto al rumore dei tacchi di una camminata goffa e pesante.

La donna che gli aprì la porta occupava quasi tutto il varco, ed era sicuramente uno degli esseri umani più vasti che Gianni avesse mai visto di persona. Alta quasi un metro e ottanta e con un peso che poteva aggirarsi sui centosettanta – centoottanta chili, indossava una specie di brutto grembiule grigio con disegnati fiori rossi e gialli e delle ciabatte rosa sformate; una massa di capelli grigi palesemente non curati da mesi incorniciava la faccia rotonda in mezzo alla quale troneggiava un naso sproporzionato sorretto da una evidente ombra di baffo da maresciallo in pensione. Il doppio mento poteva tranquillamente essere assimilato ad una tacchinesca pappagorgia, e gli occhi porcini emanavano una luce strana, quasi diabolica.

“Si accoooOOOmodi, venga puuuUUUre dentro, sono sempre così sooOOOlaaa da quando il mio Armando se ne è andatoOOOooo…” tentò di cinguettare il donnone afferrando la mano di Gianni e trascinandolo dentro con uno strattone. Con un lesto colpo di piede chiuse la porta, e l’ingresso, privato della luce esterna, piombò nel buio di una misera lampadina da venti watt che tentava disperatamente di far vedere la propria esistenza affacciandosi da una ossidata e secolare  applique di bronzo.

Spinto dalle grosse mani della donna, Gianni si sedette sul divano di velluto verde che gli era stato indicato. A dire il vero, cominciava ad avvertire dentro di sé una strana sensazione di inquietudine, come una voce che tentava di dirgli di scappare via il più velocemente possibile. Per un attimo fu tentato di dare ascolto al proprio istinto e inventarsi una scusa improvvisata per andarsene, ma il pensiero del meraviglioso impianto hi-fi che sicuramente la signora Elvira gli avrebbe ceduto per quattro soldi gli fece mettere da parte in pochi secondi ogni perplessità ed esitazione. Osservò l’arredamento del salottino: tutti mobili risalenti agli anni sessanta o settanta al massimo, abbastanza ben tenuti e ricoperti di soprammobili di pessimo gusto. La finestra era nascosta da una pesante tenda colore avana, mentre un tappeto probabilmente un tempo di valore e ora buon ostello per pulci e acari ricopriva il pavimento di marmo lucido. Sopra il caminetto troneggiava una testa di cinghiale imbalsamata, e nell’angolo ticchettava placido un orologio a pendolo col mobile intarsiato. Nessun impianto hi-fi in vista, solo un vecchio televisore col mobile di legno appoggiato sul classico carrello con le classiche riviste di gossip sul ripiano sotto.

“Un Campariiii… un amaaaAAArooo… un drinkiiIIIno, eh… non mi dica di nooOOOOooo…” stava muggendo l’Elvira, mentre riempiva un bicchiere di cristallo col contenuto di una polverosa e secolare bottiglia panciuta. Glielo cacciò in mano e si sedette accanto a lui; il divano cigolò tristemente ed ebbe un sussulto, poi si stabilizzò: evidentemente era abituato da tempo a sopportare l’animalesco peso.

“Dingo” sorseggiò il liquido rossastro senza ascoltare le chiacchiere della sua ospite, e decise che era giunto il momento di discutere del motivo della sua visita: “Signora, se non le dispiace vorrei vedere l’impianto hi-fi del suo povero marito, quello che intende vendere, sa, io sono pronto ad acquistarlo in blocco se ci mettiamo d’accordo sul prezzo e…”

“Ma ceeEEErto, venga, è in camera da letto, al mio caro Armando piaceva tanto ascoltare musica mentre riposaaaAAAvaaa… andiamooOOOOoooo…”

Come quello dell’ingresso, anche il lampadario a gocce di vetro della camera ospitava una lampadina troppo fioca per illuminare in modo accettabile la stanza, pur tuttavia Dingo si rese subito conto che non c’era alcun impianto hi-fi in vista, e neppure un mobile nel quale potesse essere celato. Il rumore della porta che si chiudeva fece suonare ancora più forte il campanello di allarme dentro la sua testa, e si girò appena in tempo per vedere la signora Elvira che iniziava ad aprirsi i bottoni del grembiule: “Prendimi amooooOOOOoore, sono tutta tuaaaAAAAAhhhhh…oggi  sarà un giorno meraviglioooOOOsooso”.

Per un millesimo di secondo Gianni rimase come paralizzato a metà tra l’incredulo e l’inorridito, poi dietro la spinta dell’enorme braccio che gli si era posato sulla spalla perse l’equilibrio e cascò lungo disteso sul letto coperto da un liso plaid a fantasia scozzese rossa e verde. Realizzò subito in che razza di guaio era andato a cacciarsi, e con uno scatto sorprendente rotolò sul lato opposto del letto proprio nell’istante in cui la signora Elvira, abbandonato il grembiule a terra, impattò sul punto in si trovava lui un attimo prima. Il contraccolpo fece sollevare di scatto il materasso sotto Gianni, che venne lanciato  in aria per una ventina di centimetri. Ricadde sul letto, balzò giù con un colpo di reni che avrebbe sicuramente ricordato nei giorni successivi, e si mise in piedi di scatto lanciandosi verso la porta per fortuna non chiusa a chiave.

Anche Elvira, con una velocità impossibile per la massa spaventosa che si portava addosso, si alzò in piedi, ma non riuscì a controllare lo slancio e andò a sbattere con tutta la sua mole contro il cassettone destabilizzando la specchiera. Per un attimo lo specchio oscillò mantenendosi in equilibrio, poi pensò che finalmente era giunto il momento di smettere di riflettere ogni giorno lo spettacolo deplorevole della sua padrona appena alzata dal letto al mattino e cadde in avanti esplodendo in un tripudio di frammenti di vetro che si sparsero per tutta la stanza.  Incurante delle schegge vendicative che si erano proditoriamente infilate nelle sue pantofole rosa, Elvira attraversò il corridoio facendo tremare il pavimento e cercò di inseguire Gianni, che nel frattempo aveva già guadagnato la porta di ingresso e si era lanciato giù per le scale alla massima velocità che un essere umano poteva raggiungere con i propri piedi.

Passò come un fulmine davanti al portiere e al ragionier Casoria, appena rientrato da una lunga e noiosa giornata di lavoro, mentre Elvira, ormai conscia della inarrestabile e definitiva fuga della sua preda, si affacciava alla terrazza ululando “NON MI ABBANDONAREEEEEeeee, TOOOOORNA DA ME, AMOOOOREEEE MIIIIIiiioooooohhhhhh….ti voglioooooooohh…”

-          Luigi, non mi dica, è successo di nuovo ?

-          Eh ragioniere, a quanto pare… questa settimana è la terza volta.

-          L’altro ieri lo ha fatto con l’idraulico, vero ?

-          Sì, ha rotto apposta lo scarico del lavandino, poi ha chiamato l’idraulico e…

-          Anche lui….

-          Scappato di corsa, urlava. Pensi che poi ha chiamato me per sistemare il tubo, si stava allagando tutta la cucina.

-          Non mi dirà che anche con lei…

-          No, ma un paio di volte l’ho dovuta minacciare con la chiave inglese.

-          Da quando il signor Armando non c’è più…

-          Già, da quando non è tornato quella sera dopo il lavoro.

-          Si sa niente di lui ?

-          Sì, ho ricevuto una cartolina dal Costarica, sta bene, ma stia zitto mi raccomando, nessuno deve sapere.

-          Speriamo che si calmi presto… ieri ha urlato sulla terrazza fino all’ora di cena.

-          Qualcuno dovrebbe fare qualcosa… mah… a domani, Luigi.

-          Buona serata, ragioniere. E stia attento quando passa per il quarto piano, non si sa mai.

Il cuore di Gianni batteva al ritmo dei pistoni di una locomotiva a vapore in piena corsa. Con gli occhi fuori dalle orbite e la lingua a penzoloni si fermò seduto a terra, appoggiato a un lampione, sperando di essere abbastanza lontano da quella casa e dal mostro abominevole che la occupava. Pianse sommessamente tremando, e un passante impietosito gli posò davanti una moneta da un euro. Dopo aver ripreso fiato si rimise in piedi e si incamminò lentamente verso casa, ancora con le lacrime agli occhi. Per svariati minuti gli sembrò che il vento, passandogli addosso, sibilasse “non mi abbandonaaaaaare, torna da meeeeeee…..”

Share this comment


Link to comment
peterogers

Posted

Troppo forte... bravo Luca 😂

Share this comment


Link to comment

@lufranz ciao  Luca , bravissimo ma è stupendo sto racconto  , un bel  tragicomc noire 👍  pare uscito dalla mano dello scrittore  Stefano Benni !!😉

a quando l'uscita ?

😊

Share this comment


Link to comment

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now
  • Inserimenti

    • lufranz
      By lufranz in The Billiard Room
         6
      Si aggira come uno sciacallo tra mercatini, soffitte e aste on-line con un unico scopo: riempire le proprie tasche. Ma gli affari non vanno sempre per il verso giusto.

      Gianni guardò con aria torva il contenuto della valigetta grigia aperta sul tavolo. All’interno si trovava un piccolo, antiquato, registratore a nastro con il guscio di plastica color crema, unica cosa lasciatagli dallo zio Alfonso prima di passare a miglior vita. In pochi secondi emise il suo verdetto: 30/35 euro al massimo, ammettendo che funzionasse.
      Gianni, meglio conosciuto come “Dingo Famelico” su un noto sito di aste online, era un trafficante di apparecchi elettronici vintage. “Trafficante” era la parola giusta: la sua attività principale era andare in giro per mercatini e discariche a caccia di qualsiasi cosa che avesse un pur vago aspetto d’epoca, pagarla il meno possibile, provvedere ad una sommaria ripulita, e metterla in vendita con roboanti - e talvolta deliranti - descrizioni che ne decantavano la bellezza ed il valore come raro e pregiato oggetto d’epoca.
      Quando il prezioso reperto non era funzionante, si avvaleva dei servigi di Francesco “Pastasalda”, il brufoloso ragazzotto del primo piano che per venti euro (“non di più altrimenti lo butto”, precisava “Dingo” ad ogni incarico) riusciva a rimettere in moto quasi ogni cosa. Gli oggetti riparati da “Pastasalda” di solito funzionavano per poche ore, ma l’importante era che lo facessero almeno una volta a casa dell’incauto acquirente. Gianni stava bene attento a specificare in tutti i suoi annunci che l’oggetto era venduto senza alcuna garanzia, e questa sua astuzia lo aveva salvato da ben più di una richiesta di rimborso dai suoi sventurati clienti.
      Ultimamente si era dedicato anche alla lettura dei necrologi sui giornali locali: spesso chi aveva superato la cinquantina conservava con cura “lo stereo” della sua gioventù, e capitava che vedove e orfani più o meno inconsolabili decidessero di sbarazzarsi di tutta la “ferraglia” che il caro estinto aveva conservato per anni in soggiorno. Nei casi più fortunati, il trapassato era stato uno di quei tipi che spendevano decine di migliaia di euro per ascoltare un disco in casa propria, e lui, sfruttando l’incompetenza di chi non aveva idea del reale valore di mercato degli oggetti rimasti, riusciva a portarsi via per quattro palanche impianti completi e di gran pregio, che poi rivendeva a caro prezzo in rete.

      Lo zio Alfonso era stato proprio uno di questi individui che sprecavano i loro denari senza capire che un iPod comprato al supermercato avrebbe potuto fare esattamente le stesse cose ed in più riprodurre anche la musica piratata in rete. Nel corso degli anni aveva accumulato una impressionante quantità di apparecchiature hi-fi di pregio: amplificatori, giradischi, diffusori, registratori, tuner, lettori di compact disc, accessori: ogni volta che Gianni entrava in quella taverna si sorprendeva a pensare che una volta deceduto il caro zietto tutto quel ben di Dio sarebbe finito nelle sue mani rapaci di parente più prossimo e trasformato rapidamente in qualcosa di molto più gratificante: un viaggio in qualche paese dell’Est dove meravigliose fanciulle stavano aspettando solo lui, una macchina nuova, cene e divertimenti, vestiti griffati… doveva solo avere pazienza ed esercitare la sua fantasia.
      Purtroppo il buon Alfonso, ben consapevole del delizioso curriculum del poco gradito nipote, aveva preparato un brutto scherzo: prima di lasciare questo mondo gli aveva consegnato solamente la valigetta grigia, lasciando tutto il resto ad un non meglio identificato museo storico delle telecomunicazioni per la creazione di una sezione dedicata allo sviluppo dei sistemi di riproduzione audio e video con annessa mediateca e sala di ascolto fruibile dal pubblico. Aveva però specificato che, qualora Gianni si fosse dimostrato almeno una volta nella vita dotato di un minimo di intelligenza, avrebbe potuto trovare un secondo testamento nascosto che annullava il lascito al museo e lo rendeva erede dell’intera collezione, senza alcun vincolo.
       
      Gianni aveva buttato la valigetta in un angolo maledicendo quella vecchia carogna che non aveva minimamente apprezzato la visita mensile che lui gli faceva, almeno quando se ne ricordava, e se ne era del tutto dimenticato. Ora che gli affari stavano andando male e non riusciva da diverse settimane a reperire nei cassonetti nulla da spacciare come “meraviglioso vintage”, si era messo a rovistare in soffitta tra tutti gli oggetti inizialmente giudicati come “invendibili” ed aveva ritrovato anche il piccolo registratore dello zio. Attaccò la spina, ruotò una manopola e dopo qualche secondo un lieve ronzio uscì dall’altoparlante. Premette il tasto verde e le bobine iniziarono a girare. Bene – si disse a voce alta Gianni – questa roba funziona, stasera va in asta e se qualche babbeo se la…. La frase gli si spezzò in bocca: dal vecchio registratore, la voce dello zio Alfonso elencava uno ad uno tutti gli apparecchi della collezione e ne specificava il valore. Oltre diecimila euro solo nei primi due minuti di nastro… nella mente avida e ottusa di “Dingo” si formò faticosamente un’intuizione geniale: “E SE QUESTO FOSSE IL TESTAMENTO?”
      Preso dall’eccitazione, Gianni proseguì con l’ascolto. L’inventario era terminato, e lo zio adesso si stava rivolgendo direttamente a lui: “Carissimo nonché unico nipote, per quanto ti conosca bene e ti reputi un perfetto imbecille, avido e insensibile, ho voluto comunque lasciarti una possibilità di entrare in possesso di quella collezione che guardavi con occhio rapace ogni volta che venivi a trovarmi a casa. Se stai ascoltando questo nastro, significa che nella tua testa vuota è comunque passato un ricordo della mia persona, quindi porta registratore e nastro dal notaio incaricato dell’esecuzione delle mie volontà”.

      Immerso nella visione di decine – o forse centinaia – di lucidi apparecchi svolazzanti per la stanza in mezzo a bianchi angioletti con le ali ricoperte di biglietti da cento euro ed arpe tintinnanti, “Dingo” non aveva fatto caso all’odore di bruciato che si stava diffondendo nell'aria. Un attimo prima di pronunciare il nome del notaio, la voce di zio Alfonso si interruppe con uno scricchiolio, ed una densa voluta di fumo bianco uscì dal registratore.
      “NOOOOOOO”, urlò Gianni con gli occhi iniettati di sangue mentre il sogno svaniva nella puzza biancastra, “NON PUOI FARMI QUESTO, MALEDETTO SCHIFOSO!”. In preda ad un attacco d’ira, afferrò con le mani l’incolpevole apparecchio, reo solamente di avere al suo interno un condensatore elettrolitico definitivamente offeso dal passare degli anni, e lo scagliò con forza a terra. Il mobile si ruppe in mille pezzi, ed il fragile coperchio di plastica trasparente che avrebbe dovuto proteggere le bobine saltò via. La bobina piena di nastro con il testamento dello zio descrisse in aria la parte ascendente di una perfetta parabola, secondo le ben note leggi della fisica classica. Nello stesso istante in cui “Dingo” realizzò che se avesse portato il registratore da “Pastasalda” questi lo avrebbe fatto funzionare in pochi minuti, la bobina iniziò a percorrere il ramo discendente della sua traiettoria e dopo una frazione di secondo cadde dentro il caminetto acceso.
      L’abominevole imprecazione proferita da “Dingo”, degna del peggior scaricatore di porto, venne udita persino dal geometra che stava cercando gli addobbi di Natale in cantina, sei piani più sotto. Per un attimo a Gianni sembrò che la fiamma sprigionatasi dal vecchio nastro di acetato avesse il profilo di zio Alfonso nell’atto di mostrargli il ben noto “gesto dell’ombrello”…
  • I Blog di Melius Club

    1. Il best seller del prof. Amar Bose, in vendita dal 1983 al 1991, nacque per essere posto in libreria, in orizzontale, col deflettore orientato secondo i dettami del professore. Sono inconfondibili per il loro design asimmetrico ed il caratteristico array di tweeter a cono in "Free Space", che si accompagna ad un woofer da 20 cm. caricato in reflex.

       

      Sono qui per parlarvi di una coppia di diffusori a cui sono legato, diciamo così, sentimentalmente: mi hanno accompagnato per tanti anni di ascolti, poi, causa vicissitudini e cambi di abitazione, erano finite in cantina. Da qualche tempo hanno riconquistato un posto nella mia sala di ascolto, rivelando doti che solo il loro posizionamento ottimale ha svelato. Vi sto parlando di una coppia di Bose 301 series II, anno di acquisto 1986.Bose 301 series II

      Per lunghi anni hanno costituito la voce del mio impianto: acquistate assolutamente d'impulso, dopo ascolti casuali, aveva fatto colpo, lo confesso, il fatto che fossero "diverse" dagli altri diffusori allora in giro, con un prezzo alla portata delle mie tasche e, soprattutto, un modello da scaffale, dato che in quel periodo la mia camera permetteva il loro collocamento solo su di un lungo mobile addossato ad una parete.


      Il mio impianto
      Il resto dell'impianto era costituito da un gira e un ampli Technics, a cui affiancai prima una piastra Aiwa ed in seguito un lettore cd Sony. Per 15 anni ho ascoltato musica da questo impianto, sfruttando relativamente le doti delle 301 in quanto il loro posizionamento seguiva solo in parte le raccomandazioni del produttore.
      Da allora è passato tanto tempo e negli ultimi anni, nonostante pochi soldi a disposizione, la passione per l'ascolto hi-fi si è risvegliata: grazie al Forum il mio universo audiofilo si è aperto a cose che non avrei mai pensato: ampli cuffia, dac e tutta una serie di catene audio sono mano a mano entrate nello spazio di ascolto che ho a disposizione, uno studiolo di 4,80 per 3,80 mq, mediamente arredato.
      Complice tutta una serie di passaggi, ultimamente mi è tornata la voglia di ascoltare le vecchie e gloriose 301, che non ho mai avuto voglia veramente di vendere. E qui comincia il bello. Sono andato a ripescare il manuale d'utilizzo e ho cercato di vedere se potevo realizzare nel mio spazio di ascolto un posizionamento ottimale.

       

      Il posizionamento ottimale
      Da notare che questi diffusori, come anche le più prestigiose 901, hanno vincoli di posizionamento che, se non rispettati, vanificano molto della esperienza di ascolto. La prima necessità è stata quella di dotami di stand adeguati senza spendere una follia: ho optato per l'autocostruzione, aiutato da un amico volenteroso e l'amicizia di un falegname. Ne è venuta fuori una coppia di stand in legno dal colore simile alla impiallacciatura Bose 301 series II studiolodelle 301, alti 70 cm e con alla base dei piedini ottenuti con dei battiporta di gomma, dunque una situazione di disaccoppiamento. L'altezza scelta è una via di mezzo tra il minimo consigliato da Bose (45 cm) e l'idea di una altezza della fonte sonora vicina alla altezza delle orecchie da seduto. Il direzionamento delle coppie di TW (che formano un angolo di alcuni gradi diretto verso l'alto gli anteriori e paralleli i posteriori) mi ha fatto comunque scegliere di tenere la posizione dei diffusori leggermente più bassa della quota delle mie orecchie. D'altra parte tenerle più basse o più alte della misura scelta avrebbe portato ad una serie di difficoltà di posizionamento nel mio spazio di ascolto e il compromesso è stato inevitabile.

      Veniamo al posizionamento. Bose consigliava nello scarno foglietto di istruzioni di rispettare innanzi tutto il corretto posizionamento destra-sinistra dei diffusori, di distanziarli tra loro di 1,2 - 3,6 m, di tenerle come dicevo almento 45 cm dal pavimento o dal soffitto e infine di distanziarle dalle pareti laterali da un minimo di 30 ad un massimo di 90 cm. Della distanza dalla parete posteriore si parlava di altrettanti 45 cm minimi. 


      Lo studiolo

      Veniamo allo spazio di ascolto: con un programmino di progettazione 3D ho fatto un rendering del mio studiolo. Per una serie di vincoli insuperabili (lo studio è utilizzato in parte anche per lavoro) non ho potuto rispettare in pieno il posizionamento ideale, in particolare rispetto alla simmetria della distanza dalle pareti laterali, rispetto alle quali c'è una distanza di circa 90 cm a sinistra, mentre a destra la parete dista circa 120 cm. Questa differenza è stata in parte compensata da soluzioni ottenute attraverso l'arredamento.
      Per il resto, le 301 sono in posizione di riposo e vengono messe a dimora per l'ascolto posizionandole a circa 70 cm dalla parte di fondo, con una distanza tra loro di 185 cm e la posizione di ascolto è a circa 2 metri, con circa 60 cm di spazio dietro alle spalle.Bose 301 series II riflessioni
      Una particolarità del mio spazio di ascolto è quella di avere due piccole librerie dove tengo la collezione di cd, identiche, che ho potuto posizionare circa 20 cm posteriormente e a lato di entrambi i diffusori: questa soluzione ha avuto un impatto notevole sulla resa delle 301, creando una superficie di riflessione del tw posteriore che esalta la funzione dello stesso. Nelle immagini potete vedere una piccola indagine delle riflessioni sonore che i diffusori generano nella stanza.

       

      Conclusioni

      Ho deciso di scrivere queste righe per il piacere di condividere un' esperienza di ascolto che con pochissimi soldi e un po' di applicazione mi sta dando moltissima soddisfazione.

      Ritornare ad ascoltare questi diffusori mi ha permesso di dire che avevo visto giusto, ma soprattutto di riflettere, se mai ce ne fosse bisogno, che il corretto posizionamento e la cura dello spazio di ascolto sono indispensabili per far rendere al meglio un impianto. Mentre ascoltavo le 301 in questi giorni pensavo che in fondo più vado avanti in questa passione e meno mi interessa di trovare la quadratura del cerchio. Ora sono più interessato ad apprezzare i pregi dell'impianto nei suoi limiti, ad accogliere più l'emozione che a perseguire assoluti. Lo ritengo un approdo che mi sta facendo apprezzare gli impianti che ho per quello che possono dare e  la trovo una posizione molto rilassante.

      (Prima pubblicazione: novembre 2012)

    2. appecundria
      Latest Entry

      By appecundria,

      Per alcuni il subwoofer è fatto per l'home theater e i suoi effetti nella riproduzione audio musicale sono dubbi o addirittura negativi: ebbene non è così, se progettati e soprattutto installati in modo appropriato, i subwoofer possono essere estremamente efficaci. Bassi eccessivi o scarsamente definiti, come pure un evidente buco nello spettro delle frequenze nella regione di crossover tra gli altoparlanti satellite e il subwoofer, sono per lo più imputabili ad una cattiva scelta e/o ad un posizionamento errato in ambiente. E allora, non c'è niente di meglio di una mini guida di Melius per aiutare gli appassionati neofiti a fare la scelta giusta. Buona lettura, buona scelta e buona musica!

       

      Caratteristiche tecniche principali

      La membrana dell'altoparlante emette da due facce, fronte e retro, che vanno isolate tra di loro. La tecnica usata per fare questo è detta "carico acustico" dell'altoparlante, questo compito è svolto dal mobile. Esiste una decina di carichi acustici diversi ma quelli che ci interessano per questa guida sono solo due: sospensione pneumatica e bass-reflex. Nei subwoofer caricati in sospensione pneumatica (sealed), il mobile è completamente chiuso, questi sono generalmente più compatti ed è più semplice inserirli in ambiente, specialmente accostati alle pareti. La risposta alle variazioni rapide di ampiezza (come nella fase d'attacco dello strumento) di un woofer in sospensione pneumatica è ottima. D'altra parte, il suono emesso da un sub bass-reflex (ported) è più forte di quello di un sealed e scende più in basso grazie all'apertura di un condotto verso l'esterno. Una via di mezzo sono i subwoofer bass-reflex con passivo (radiator) sono compatti come i sealed e riescono ad avere un accordo a frequenze molto basse come i reflex. Purtroppo questi sono più complessi e costosi dei due precedenti perché al posto del condotto hanno un altoparlante passivo.

      Bassreflex-Geh%C3%A4use_(enclosure).pngUn'altra differenza nel mobile è il design Down-firing o Front-firing: la differenza sta nella direzione dell'altoparlante. Se è rivolto verso il basso, è un subwoofer down-firing, se invece emette il suono dalla parte anteriore, si dirà front-firing. E' difficile ricavare da questo dato delle indicazioni precise sul comportamento del sub in ambiente, ci sono altre caratteristiche più incisive, tuttavia molto genericamente si può dire che nel design down-firing il pavimento funge da superficie riflettente, col risultato di avere spesso bassi più immanenti e minori onde stazionarie. I subwoofer front-firing diffondono invece il suono direttamente nell'ambiente, ciò può tradursi in bassi più accurati e veloci. Nell'illustrazione, linkata da Wikipedia, è mostrato un design front-firing caricato in bass-reflex a condotto anteriore.

      I sub hanno a bordo una amplificazione dedicata, tipicamente in Classe-D, una topologia che offre elevate potenze e bassi consumi con una minima produzione di calore. La Classe D utilizza un tipo di uscita noto come Pulse Width Modulation (PWM) che commuta tra soltanto due stati (per questo  è detta "digitale"). Per fare questo, gli amplificatori di classe D richiedono un filtro di uscita che potrebbe influire sulla qualità del suono. La topologia BASH tracking utilizza un amplificatore di Classe D solo per tracciare il segnale di ingresso e regolare la tensione disponibile per alimentare un amplificatore di classe A/B, eliminando così il filtro di uscita.

      Crossover passivi e altri circuiti analogici hanno dei limiti funzionali, il DSP è un processore dedicato all'elaborazione dei segnali nel dominio digitale. Modellando digitalmente il suono, le possibilità sono quasi infinite per quanto riguarda la correzione dei difetti naturali di un altoparlante. Il subwoofer è un ottimo candidato per l'elaborazione DSP poiché è un progetto in cui un unico progettista controlla l'altoparlante, il mobile e l'amplificatore, il risultato può essere una risposta acustica estremamente fedele alle specifiche di progetto.

       

      Connessioni e comandi

      Il sub è un componente in sé piuttosto semplice, il pannello si riduce generalmente ai quattro elementi che seguono.

      Connessione “LINE IN” (Ingresso linea). Molti degli attuali amplificatori sono dotati di un’uscita contrassegnata "Subwoofer Out" o "LFE"che offre un segnale mono già filtrato. In alternativa si possono collegare le uscite "Pre Out" dei canali sinistro e destro agli ingressi sinistro (L/LFE) e destro (R) del subwoofer. Come terza opzione c'è quella di collegare i morsetti dei diffusori dell'amplificatore con i corrispondenti del sub. Questa in verità è la scelta di molti audiofili esperti (potrei anche dire incalliti), tuttavia ad un principiante la consiglio come ultima opzione, ogni cosa a suo tempo.

      Comando “LEVEL” (Guadagno). Regola il volume di ascolto del sub, va impostato una volta per tutte allineando il livello a quello dei diffusori principali fino ad ottenere il risultato voluto. Completata questa impostazione, il comando del volume sull’amplificatore dell’impianto regolerà contemporaneamente il volume sia del subwoofer sia degli altoparlanti principali.

      Comando “LOW-PASS” (Passa-basso). Il punto di crossover prescelto determina la frequenza alle quale le basse frequenze vengono trasferite al subwoofer. Impostare il punto di crossover in base alle dimensioni dei diffusori principali. Come regola generale, per altoparlanti da pavimento, più grandi, impostare il punto di crossover tra 50 e 80 Hz, mentre se si usano piccoli altoparlanti da scaffale ovvero “satelliti” come altoparlanti principali, impostarlo tra 80 e 120 Hz.

      Comando “PHASE”. Questo comando adatta acusticamente il subwoofer ai diffusori principali aiutando a correggere le differenze di fase meccaniche ed elettriche.

       

      Posizionamento in ambiente d'ascolto
      Un altoparlante posto in una stanza può teoricamente fornire un'energia dei bassi 64 volte maggiore in un posizionamento piuttosto che in un altro, questo significa che un altoparlante deve trovarsi in un posto specifico per mantenere i suoi bassi in equilibrio con il resto del suono. Il posizionamento del subwoofer in un ambiente non dedicato all'ascolto comporta sempre dei compromessi ed è condizionato da esigenze concorrenti come arredamento, estetica, spazio disponibile, area calpestabile. Tuttavia l'ambiente è parte integrante del sistema di riproduzione ed ogni stanza ha i suoi problemi di ordine acustico, problemi che bisogna cercare di mitigare col migliore posizionamento del sub. Le basse frequenze sono non direzionali, se posizionato correttamente un buon subwoofer non dovrebbe rivelare la sua posizione, tuttavia subwoofer non ben progettati tendono però a generare rumore fuori dalla loro banda (distorsione armonica e rumori udibili delle porte), ciò rende la loro posizione facilmente rilevabile e maschera anche la gamma media dai diffusori.Assumendo di avere un prodotto di qualità, bisogna considerare che le riflessioni, le onde stazionarie, la risonanza e l'assorbimento influenzano fortemente le prestazioni e che la vicinanza di un sub a una parete piatta può causare un suono rimbombante e sgradevole. Il principale problema è proprio l'onda stazionaria (l'animazione che vedete è linkata da Wikipedia), una risonanza a bassa frequenza che si verifica tra due pareti opposte, le onde stazionarie 400px-Standing_wave_2.gif causano un aumento di livello ad alcune frequenze, un'estensione della durata del suono a quelle stesse frequenze e alcuni profondi cali ad altre frequenze. Il fenomeno non si verifica allo stesso modo in punti diversi della stanza, questo è il motivo per cui la resa di un sub varia da punto a punto pur nella stessa stanza. Insomma, si tratta di provare a collocarlo in vari punti e a regolare i comandi su diverse posizioni fino a trovare la configurazione adatta alla stanza e alle proprie preferenze. Il posizionamento del subwoofer nella parte anteriore della stanza è il più comune e di solito si traduce nella migliore fusione con i diffusori, d'altra parte un posizionamento nell'angolo può aumentare notevolmente l'uscita del subwoofer. Conviene quindi cominciare col sub posizionato tra i diffusori (non necessariamente al centro) e discostato dalla parete di fondo, ascoltare, poi accostarlo alla parete di fondo, ascoltare, poi spostarlo verso l'angolo libero più vicino e ascoltare ancora. Prendetevi il giusto tempo, anche qualche giorno di ascolto per valutare ciascuna posizione non guasterà. Due sub oppure solo uno? In genere un buon sub è in grado di sonorizzare al meglio anche un tipico ambiente italiano di medie dimensioni, però c'è da dire che con due subwoofer aumenta notevolmente la densità modale nella stanza. Il risultato è una risposta in frequenza più fluida in più posizioni di ascolto nella stanza, con meno potenziale per irregolarità evidenti nella risposta in frequenza. Consiglio: cominciate con uno, poi quando (se) vorrete fare upgrade, valutate la possibilità di prenderne un altro uguale. Accessori utili: in caso di eccessive vibrazioni trasmesse al pavimento, provate i GorillaGrit e se non bastano si può passare ai SoundCare. Potrà essere utile anche un buon cavo come il Focal Elite. Un ultimo pro memoria: i subwoofer hanno magneti grandi e potenti, tenete il vostro sub distante da apparecchi sensibili.

       

      I magnifici 5

      Ed eccoci giunti al momento delle scelte. Non ho considerato "degni" woofer di taglio inferiore ai 25 cm, e pur restringendo il budget ad una fascia tra i trecento e i seicento euro, le opzioni possibili d'acquisto restano dozzine. Quindi, senza la pretesa di emettere giudizi assoluti, ho scelto i rappresentanti di cinque interpretazioni diverse del ruolo "subwoofer budget per alta fedeltà due canali", ecco a voi i magnifici cinque sub consigliati per un neofita... ma non solo per lui!

       

      Magnat Tempus Sub 300AMagnat_TempusSub-mokka.thumb.jpg.e82d1c95904976b32d337695967f91df.jpg

      • Woofer da 30 cm in reflex
      • 120 watt in Classe D con LPC
      • Front-firing con condotti posteriori

      Presentato nel 2017, il Tempus 300A monta un altoparlante da 300 mm a lunga escursione con membrana in cellulosa dopata, la bobina mobile long-throw è ventilata, il magnete è stato messo a punto con l'ausilio di un Klippel Distortion Analyzer. Il woofer è caricato in bass reflex, front-firing, con condotti sul lato posteriore, bisognerà distanziarlo un po' dalla parete di fondo. L'amplificazione è fornita da un Classe D da 120 watt RMS con la circuitazione Magnat chiamata LPC Circuit, questa equalizza la risposta dei bassi più profondi nella gamma udibile e protegge il subwoofer tedesco da frequenze subsoniche (cioè non udibili) che potrebbero causare danni all'altoparlante. Magnat non specifica se si tratti di un DSP o no. La fase è commutabile 0/180°. Il cabinet è in MDF grado E1 con bracing interno, griglia frontale removibile, disponibile in finitura marrone o nera. Le dimensioni sono 355 x 447 x 445 mm, il peso è di 16,3 Kg.

      In sintesi: il Tempus 300A è un prodotto progettato e costruito bene, sia pur badando al sodo, e permette l'ingresso nel mondo dei veri subwoofer per hi-fi stereo con l'impegno economico minimo possibile. Link a disponibilità e prezzi.

       

      Klipsch Reference 10SWIKlipsch_R-10SWi-Angle.jpg.ca4bdcac4cdcfc1910a518d37e39dcd2.jpg

      • Woofer da 25 cm in reflex
      • 150 watt in Classe D
      • Front-firing con condotto posteriore
      • Wireless

      In produzione dal 2016, il R-10SWi è un wireless subwoofer, ha cioè la possibilità di essere posizionato esattamente nel punto più adatto avendo bisogno soltanto dell'alimentazione elettrica, la connessione non è a standard Bluetooth ma a 2.4 GHz. L'altoparlante è da 10" con l'iconica membrana spun-copper IMG (injected molded graphite) di Klipsch, caricato in bass reflex, front-firing, con condotti sul lato posteriore, bisognerà distanziarlo un po' dalla parete di fondo. L'amplificazione è fornita da un Classe D da 150 watt RMS. La fase è commutabile 0/180°. Il cabinet è in MDF, la griglia frontale è removibile, la finitura è in vinile nero satinato, il tutto si presenta con un bel look vintage. Le dimensioni sono 317 x 355 x 399 mm, il peso è di 11,6 Kg. In sintesi: compatto e wireless, il Reference-10SWI trova posto ovunque. Link a disponibilità e prezzi.

       

      JBL LSR310SJBL_LSR310S.jpg.f016b2cc5bc00a1f449d5db05aab06ec.jpg

      • Woofer da 25 cm in reflex
      • 200 watt in Classe D
      • Down-firing con condotto anteriore
      • Ingressi bilanciati
      • Uscite bilanciate filtrate

      JBL ha introdotto nel 2017 la Serie 3 Monitor con questo sub che è un vero studio monitor, come si vede subito dal pannello connessioni e comandi piuttosto raro da trovare in hi-fi.Il woofer da 10" progettato per questo sub offre un'estensione a bassa frequenza fino a 27 Hz e 113 dB SPL di picco massimo. Il carico è bass-reflex con un condotto anteriore di forma brevettata, la Slip Stream. Il modulo amplificazione è in Classe D e offre 200 Watt, potenza necessaria a supportare l'equalizzazione XLF. il pannello offre infatti tre impostazioni di crossover: 80 Hz, XLF, esterno. L'impostazione 80 Hz implementa i filtri passa alto e passa basso per l'accoppiamento con monitor da studio JBL o di altri produttori. L'impostazione esterna esclude tutti i filtri, consentendo l'uso di un crossover esterno. L'impostazione XLF attiva un filtro passa alto 120 Hz in combinazione con un tuning a bassa frequenza che avvicina il 310S al sound dei sistemi di riproduzione dei club. La fase è commutabile 0/180°. Sono presenti ingressi e uscite bilanciati con prese XLR e 1/4", le uscite sono filtrate dal crossover e dunque mandano ai diffusori il segnale privo delle frequenze riprodotte dal sub, realizzando così un vero sistema multiamplificato. Il mobile è rifinito con vinile nero, le dimensioni sono 448 x 381 x 398 mm, il peso è di 15.6 Kg.
      In sintesi: un sub da studio impiegabile anche a casa, ideale per chi ha dei monitor amplificati con ingresso bilanciato. Link a disponibilità e prezzi.

       

      ELAC Debut 2.0 Sub-3010Elac_sub-3010_s.jpg.3898ba06505ce1eb4747f77f1071e555.jpg

      • Woofer da 25 cm in reflex
      • 200 watt BASH-Tracking
      • Front-firing con passivo inferiore da 25 cm
      • DSP
      • AutoEQ

      Nato nel 2018 dall'opera del guru americano Andrew Jones (già progettista di Kef, Infinity e TAD), il 3010 porta nella categoria "budget" alcune tecnologie viste fin'ora solo in "premium".

      Questo Elac mostra subito un elevato livello costruttivo, il mobile è in MDF conforme CARB2, una traversa centrale orizzontale ed una addossata al fondo rafforzano e irrigidiscono il cabinet, contribuendo a ridurre al minimo le vibrazioni indesiderate. Il design è front-firing, il caricamento è bass-reflex con passivo, il woofer attivo è un 10” long-throw con cono in carta dopata, il passivo è uguale salvo che appunto è passivo. Il tutto fornisce una risposta in fascia bassa fino a 28 Hz. L'amplificazione del sub tedesco è costituita da un BASH da 200 watt assistito da un DSP. Questo sub è anche dotato del sistema di equalizzazione automatica Auto EQ controllato tramite la app ELAC SUB Control 2.0. Utilizzando il microfono del tablet o dello smartphone, si fanno misurazioni della risposta sia da vicino che dalla posizione di ascolto. Con questi dati, l'app crea in automatico una curva di correzione, ma è possibile anche agire a mano tramite un equalizzatore parametrico a dodici bande incluso. L'app controlla tutti gli aspetti del volume e della messa a punto del sub, di conseguenza il retro del sub non presenta alcun controllo. Il mobile è rifinito con vinile color frassino nero, le dimensioni sono  364 x 343 x 343 mm, il peso è di 14,5 kg.

      In sintesi: un prodotto con dotazioni di classe superiore proposto ad un prezzo molto vantaggioso. Link a disponibilità e prezzi.

       

      SVS_SB-1000.jpg.d3fff6387d45542d36d4c04e55ae2835.jpgSVS SB-1000

      • Woofer da 30 cm in sospensione pneumatica
      • 300 watt in Classe D
      • Front-firing
      • Uscite filtrate
      • DSP

      La linea 1000 è stata lanciata dall'americana SVS sul finire del 2012 e si è imposta sulla concorrenza in virtù delle sue eccellenti prestazioni e della sua tecnologia avanzata. Per la stereofonia la casa suggerisce la versione sealed, SB-1000, un modello caratterizzato da design attraente con bordi smussati e compattezza della forma.
      Il mobile è costruito con un pannello frontale in MDF da 2,5 mentre gli altri pannelli sono da 2 cm. Le pareti interne sono rivestite con due fogli di materiale smorzante su tutte le facce. Il woofer ha un cestello in acciaio stampato, un cono da 12" in materiale plastico, un gruppo mobile a lunga escursione ed un motore ottimizzato con la Finite Element Analysis con doppio magnete in ferrite. Con questi presupposti il sub sfodera l'eccellente prestazione di 23 Hz a –3 dB e 21 Hz a –6 dB. A questo risultato non è estraneo il processore di segnale DSP avanzato e potente implementato da SVS, qualcosa che non è molto comune da vedere in un subwoofer economico. L'amplificatore a bordo è un Classe D da ben 300 watt (la sospensione pneumatica è un po' più vorace di watt), i controlli agiscono nel dominio digitale e quindi garantiscono interventi precisi e senza l'introduzione della distorsione tipica di quelli tradizionali. La fase è regolabile con continuità. Il pannello offre anche uscite linea filtrate a 80Hz per realizzare una multiamplificazione. Purtroppo la casa madre riserva la funzione AutoEQ alla serie superiore, forse i sette anni dal lancio cominciano a pesare. La finitura è in vinile tipo frassino nera opaca, la griglia è in tessuto, le dimensioni sono 344 x 329 x 354 mm, il peso è di 12,5 kg.

      In sintesi: forse i bassi più profondi, potenti e veloci della categoria, peccato per la mancanza di un AutoEQ. Link a disponibilità e prezzi.

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    4. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

      #############################

      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

      @

      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

      .

      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

      L3.thumb.JPG.48d55203ecf972de92d77955e12366e7.JPG

       

      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

      L1.thumb.JPG.f1fbb4c189cc8afe6de44a2b7fa54ce7.JPG

       

      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

      CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPG

      CA8.thumb.JPG.bc49f2879dbd0c2c6887f6536ef6bd93.JPG

      CA1.thumb.JPG.847eb1f46bad2972a4ea3236d1cf894c.JPG

      CA2.thumb.JPG.0b415bad8d9d4e40616af72e12791993.JPG

      .

      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

      CA6.JPG

Facebook

About Melius Club

Melius Club è il ritrovo dei cultori di tutte le passioni sospese tra arte e tecnica, appassionati sempre alla ricerca del miglioramento. Melius Club è l'esclusivo spazio web dove coltivare la propria passione, condividere informazioni, raccontare esperienze, valutare prodotti e soluzioni col supporto attivo della comunità degli appassionati.

Riproduzione audio e video, fotografia, musica, dischi, concerti, cinema, teatro, collezionismo e restauro di preziose apparecchiature vintage: qui su Melius hanno spazio tutte le passioni.

 

 

Il servizio web Melius.Club viene offerto al pubblico da Kunigoo S.R.L., start-up innovativa attiva nel settore Internet of content and knowledge, con codice fiscale 07710391215.
Powered by K-Tribes.

Follow us

×
×
  • Create New...

Important Information

Privacy Policy