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Melius Club

Cosa scriveremmo in un thread di quaranta anni fa

tunedguy57

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1970. In un'epoca senza internet dove potrebbero incontrarsi due audiofili? Internet non esisterebbe, quindi le location sarebbero le pagine di una rivista. Il redattore di questa rivista immaginaria è il dott. Spellacane, persona assai competente, e gentile nei modi. Il post è la domanda immaginaria di un immaginario lettore del 1970: chi vuole si sostituisca al redattore di quella rivista immaginaria e risponda ai nostri Scavacazzi, Scovalonda ed Emittore. Troppo macchinoso? Signori: un po' di fantastoria!

 

"Caro dott. Spellacane,
vorrei avere alcuni consigli su quali casse comperare, ho un amplificatore Nikko TRM 600, che ho trovato a buon prezzo presso uno store per le truppe americane. Come giradischi ho un Thorens TD 150, di cui sono soddisfatto, anche se un amico più esperto di me mi ha detto che devo cambiare il braccio. Secondo lei? Attendo la Sua cortese risposta.
Erdolindo Scavacazzi.
Frosinone"

 

"Gent. Ing. Spellacane,
Innanzitutto desidero esprimerLe la mia deferenza nei Suoi confronti e se me lo permette, i miei complimenti sinceri per la Sua competenza ed amabilità. Vengo ora al mio quesito di persona ignorante in materia: presso il mio esimio Capufficio ho avuto la gratificante esperienza di ascoltare il suo nuovo complesso stereofonico ad alta fedeltà, e mi

Dato che a breve il mio esimio Direttore mi omaggerà di una sua gradita visita, mi sarebbe cosa gradita che egli trovasse, anche presso la mia pur modesta abitazione, un complesso stereofonico simile al suo, corredato anche dei dischi a lui più graditi.voglia credere, per me è stata un'esperienza impagabile.

Raggiunto a tal scopo il negozio più accreditato della nostra città, ho chiesto al titolare Eugenio Fottipolli, peraltro persona squisitamente disponibile, un preventivo per un complesso uguale a quello del Capufficio e composto da: Preamplificatore McIntosh C26, amplificatore di potenza McIntosh 2205, casse armoniche Jbl L65 "Jubal", Piatto Thorens td 125 con braccetto SME "lungo".

Mi creda, Esimio Ingegnere, che dopo diversi calcoli, quando il Titolare del negozio mi ha comunicato la cifra, mi sono sentito svenire: più di due milioni di lire! Come posso io acquistare, anche a rate un tale complesso stereofonico nonostante il mio pur non disprezzabile stipendio di centotremila lire mensili?

Ora mi rivolgo speranzoso a Lei per un consiglio: ho letto che esistono complessini stereofonici giapponesi di buona qualità e allo stesso tempo con prezzi molto più abbordabili, ma io, che sono profano in materia, mi trovo in un tunnel buio: per cortesia, mi aiuti a trovare la luce.
Suo sempre devoto estimatore,
Ermenegildo Scassapalle"


"Chiarissimo Ingegner Spellacane,
desidererei chiederLe, da antico appassionato all'alta fedeltà qual modestamente mi picco, a buona ragione, d'essere, una spassionata opinione, da addetto al settore, su un argomento del quale, me lo lasci dire, sapendo di trovarla d'accordo, non si comprende più nulla. E mi consenta di venire subito, nevvero, al punto: non son più di due lustri che si passò dagl'impianti monoaurali, o monofonici come taluni si piccano di dire, è vero, a quelli stereofonici.

Personalmente, a me, eziandio all'epoca sembrava nulla più d'un'idea per far pagare il doppio l'apparecchi costringendo il popolino ottuso ed ignorante a comperar due casse (ciò che oggidì i parvenus denominano "diffusori") anziché una, ma feci, come s'usa dire, buon viso a cattivo giuoco.

Un mio cugino molto caro, il quale frequentemente si reca in Giappone per ragioni ch'ometterò in questa sede d'elencarle, poiché di nullo interesse pei suoi lettori, mi riferisce che ora, ivi, si preparano degl'impianti "quattrofonici", proprio così mi riferisce. Desideravo dunque domandarle se, secondo la Sua ponderata opinione, quest'idea è cosa intelligente ed utile o trattasi solo d'un'altra machiavellata onde vendere quattro casse anziché due. Che, poscia, cos'altro ancor 'inventeranno? Otto casse? Sei? Anzi no: cinque casse col resto di uno, da sistemare in centro al salone. Ma mi facciano il favore, codesti giapponesi, orsuvvia!

Che inoltre, sia detto per inciso, un altro mio cugino, non quello di prima, un altro, m'ha riferito che, sempre i giapponesi, son già all'opera onde progettare un sistema che consentirebbe d'ascoltar la musica coi calcolatori elettronici. A me, lo lasci dire, ciò sembra vieppiù una cretinata (non stampi questo mio futuristico sfogo se non le par d'uopo). Anche perché i miei chiarissimi colleghi ingegneri mi dicono che le dimensioni de' calcolatori, nonché la loro potenza, stanno aumentando a dismisura, tanto che costoro ritengono, non senza ragione s'intende, ch'entro dieci, vent'anni al massimo i macchinari in parola saranno sì ingombranti ed eziandio costosi, nonché richiederanno sì tanta corrente elettrica pel funzionamento, che solo il ristretto novero dell'aziende più floride al mondo potranno permettersi d'acquistarne e mantenerne uno in funzione.

Che infine, lo vogliam dire? Son certo che Ella, essendo dei miei tempi, e intendo dire dei bei tempi andati, e ci siamo capiti, nevvero, sarà d'accordo con me! Io, di codesti giapponesi che fino a ieri non sapevano far altro che copiare come delle scimmiette ammaestrate le macchine fotografiche americane, non mi fido punto! E' tutta gente improvvisata che fino a ieri viveva nelle capanne, non è buona ad inventar nulla! Non si vede davvero come potrebbero mai scalzare le gloriose nostre aziende europee, sane, sempre all'avanguardia ma col loro prezioso bagaglio di lunga tradizione. Penso alla Telefunken, o alla Geloso, il nostro orgoglio nazionale, che Dio li benedica! Manca ormai solo che qualche buontempone ci racconti che i cinesi si sono messi a costruire televisioni, o magari automobili e saremmo a posto!
Lei, illustrissimo, sinceramente, che pensa di codesta produzione orientale improvvisata e arruffona?
La saluto cordialmente.
Rag. Cav. Marrone Scassa,
Pistolino di Sotto (TO)"

 

"Gentile sig. Scovalonda,
è con estremo rammarico che mi preme scriverLe questa lettera per manifestare il mio disappunto avverso certe "politiche retrograde" che con troppa frequenza traspaiono dalle pagine della Vostra peraltro stimatissima rivista.

Vi seguo dall'ormai lontano 1966, cioè dall'anno in cui nel negozio "Elettrobighe" di cui sono titolare a Tolmezzo abbiamo deciso di allestire un reparto stereofonia per dare spazio agli ultimi ritrovati pella riproduzione della musica. Non vi nascondo che inizialmente ero contrario nonostante le insistenze di mio figlio Antoncarlo che premeva affinché rinnovassimo il punto vendita, poiché tutto questo parlare di Alta Fedeltà mi pareva una moda passeggera di fronte al solido mercato del frigidaire e della stufa economica. Ma ora, col senno del poi, devo dare ragione ad Antoncarlo poiché la nostra clientela è di molto cresciuta arrivando anche a contare clienti dai comuni di tutto l' Alto Friuli.

Ma torniamo a noi: non capisco questa vostra insistenza nel voler elogiare vecchie apparecchiature ormai dichiarate obsolete da tutti gli esperti. Il progresso è progresso, che diamine! I recenti viaggi spaziali ci hanno donato la tecnologia del "transistor" che consente alte potenze con ingombri ridotti e senza la spada di Damocle del dover cambiare le valvole usurate. Un apparato a transistor (lo dicono tutti gli scienziati) è praticamente eterno, e tutte le misure strumentali ci dicono che le prestazioni sono superiori!

Allora noi ci chiediamo, egregio Scovalonda, perché non suggerire di abbracciare il progresso senza indugi!? I suoi frequenti elogi di apparecchi pur gloriosi al loro tempo ma oggi ampiamente superati le conferiscono, mi perdoni l'ardire, un'aria da "matusa" poco adatta a questi tempi moderni e giovani che viviamo. Mio figlio è pienamente concorde in questo, e proprio grazie a lui lo scorso anno abbiamo posto in svendita gli ultimi pezzi di amplificazione valvolare che avevamo in negozio con uno sconto del 70% sul listino IGE compresa liberando spazio per gli ultimi arrivi, in specie di alcune case giapponesi che promettono molto bene e a detta di tutti hanno una resa sonora potentissima.

Chiudo questa lettera con un consiglio per il nostro esimio cliente Sig. Buttalacqua: passi da noi in negozio, le praticheremo condizioni di favore per un' amplificazione nuova a transistor, e vedrà che ella non rimpiangerà l'ormai obsoleto apparecchio EICO che Le sconsigliamo di riparare, dato il costo esagerato dei ricambi e il valore ormai quasi nullo.
Con immutata stima,
Geom. Enemonzo Cemutlabighe,
Tolmezzo (UD)"

 

"Gent.mo Ing. Germanio Emittore,
Le scrivo dopo aver a lungo pensato e ponzato su una scelta da fare. Mi riferisco alla contingenza di dover trovare un paio di altoparlanti da accoppiare all'amplificatore che mio nonno, buon anima, mi ha lasciato in eredità. Pensavo di prendere qualcosa della Philips, ma nel negozio a me vicino mi hanno del tutto sconsigliato. Si tratta di un punto vendita GBC, e lì non hanno roba della Philips. Mi hanno parlato invece molto bene di Peerless. Già: si capisce, loro trattano questo marchio è hanno interesse a vendere Peerless.

Io non sono un esperto, e per questo mi rivolgo a Lei. Il negoziante nel consigliarmi delle casse Peerless, anche abbastanza costose (circa 150.000 lire) mi ha anche detto che non potrò aspettarmi dei grandi risultati se le userò con l'amplificatore del mio compianto nonnino. Mi hanno detto di essere anche disposti a ritirarmi (facendo una eccezione alla loro politica di vendita) questo apparecchio, che ho a casa da qualche settimana. Ora appunto aspetto da Lei una risposta.

Dimenticavo di dire che amplificatore è quello di cui dispongo. In effetti è assai vecchio ed è separato in due parti (non so nemmeno come si colleghino). Uno, pieno di manopole, riporta scritto sul davanti "Marantz Stereo Console" Model 7. E l'altro non ha scritto niente davanti, è pieno di valvole, e sul retro c'è scritto "Marantz Company" e niente altro. Mio nonno era un grande appassionato melomane, e non credo che a suo tempo abbia fatto un acquisto sprovveduto, ma è anche vero che i tempi cambiano, il progresso incalza e forse il Sony consigliatomi dal negoziante possa essere un gran salto di qualità rispetto a questo vecchio apparecchio del nonno. Dovrei metterci vicino circa 100.000 lire (il Sony costa nuovo 160.000 lire). Quindi in pratica mi valuterebbero l'amplificatore del nonno sulle 60.000 lire.
La proposta un po’ mi alletta e un po’ mi insospettisce.
Che ne dice Lei, Ingegnere?
Rag. Sublimio Polli,
Rocca Pelosa (SN)"



10 Comments


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iBan69

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Delizioso spaccato dei tempi che furono e che, a quanto pare, oggi, in parte, si rivalutano.

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qzndq3

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Bellissimo! Bravo @tunedguy57Un salto nel passato, quando ci si dava sempre e comunque del lei e forse era tutto più umano e a misura d'oumo.

@appecundriaTi sarebbe piaciuto avere un tale colpo di c... uhmm fortuna😋 Profittatore ;) 

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gian62xx

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bellissimo spaccato di vita

io a Fottipolli ero piegato in due 🤣

con permesso, lo userò come nick per certi miei fornitori.

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networkcode

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@tunedguy57 

Iniziativa molto simpatica, complimenti!

Soprattutto per i nomi: esilaranti!

Alessandro.

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tunedguy57

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Egregio direttore 

Le porgo un quesito la cui Sua gentile risposta, potrà dirimere una questione sorta in un piccolo ma entusiasta gruppo di appassionati del mio paese cui mi pregio di appartenere.

Il merito della questione attiene ai giudizi sulla resa dei nuovissimi amplificatori dotati di transistor al silicio, che secondo alcuni di noi sono si efficienti e potenti e probabilmente scevri da fenomeni di invecchiamento, ma non particolarmente piacevoli da ascoltare, specie se confrontati con i nostri vecchi amplificatori dotati di tubi termoionici.

Personalmente ritengo che c'è del buono in ambedue, ma che la perfezione non esiste, pertanto non è il caso di farne guerre di religione, e guastarsi il fegato per dei prodotti commerciali.

In realtà il mio giudizio è un po' "peloso" giacchè io uso solo amplificatori che mi autocostruisco, non potendo nemmeno avvicinarmi ai costosi prodotti commerciali.

Mi rendo conto che probabilmente certi prodotti surclassano quelli che faticosamente mi costruisco nella verandina in terrazza, ma se Ella potesse fare un po di luce sulle nostre fumose chiacchiere di paesani, Le saremmo tutti assai grati.

F.to

Don Geremia Batacchi, parroco di Siluropoli 

Caro Padre Geremia, 

Prima di tutto, mi corre l'obbligo di farLe i miei complimenti per le Sue capacità, che vanno ben oltre le normali competenze di un prelato.

Che dire? 

Che è peccato chiudere la porta al progresso? Che l'inerzia di pensiero non porta da nessuna parte? 

Mi pare di vedervi, seduti attorno al tavolino rotondo del Bar Sport che invece di tessere lodi e vituperio sulla squadra di calcio locale, vi sollazzate a parlare di valvole e transistor.

Sento di non poter rispondere in modo esauriente, e quindi di essere cagione di delusione per voi tutti, meno Lei, caro Padre Geremia, che giustamente nel merito non prende posizione come quel tal Salomone di buona memoria.

Ebbene si: c'è del buono nel silicio, anzi, buonissimo.

Ma non per questo dobbiamo gettare alle ortiche i vecchi valvolari.

Personalmente io l'ho fatto, ma tutti sono liberi di pensarla come vogliono.

Cordialmente La saluto

Ponzio Ing. Sbrodolini 

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Bazza

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Carissimo direttore Spellacane, le scrivo nella speranza di ricevere un suo illuminante chiarimento riguardo una curiosa vicenda riportatami dal mio carissimo amico Sterettirotti.

Egli millanta amicizie importanti nell'ambito del nostro amatissimo passatempo ed asserisce che, nel nord Italia, vi sia un dentista che si è messo in testa di costruire diffusori acustici. Afferma inoltre che un suo conoscente, tal Sottuttoditutti, dopo formale invito da parte di un non ben specificato distruibutore nostrano sia stato presente alla presentazione di un innovativo sistema di altoparlanti. Mi riferisce di un apparecchio quasi Leonardiano che ricorda vagamente le fattezze di una lumaca ma, alla mia domanda di come talfatto apparecchio suonasse, con sincerità mi ha detto di non ricordarselo a causa dei troppi prosecchi ingeriti.

Potrebbe la sua immensa competenza rispondere alla mia curiosità e diradare i dubbi che in questo momento mi attenagliano ?

Con stima immensa suo

Mercatazio Rigirando.

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    • Lukysound
      By Lukysound in The Billiard Room
         2
      Un bel giorno, quasi per gioco, ho voluto cimentarmi nella costruzione di un giradischi, diciamo non convenzionale, che comunque ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni.

      Giradischi, che passione!
      Sempre alla ricerca dell'ignoto, nel campo hi-fi, una sera d'inverno fredda e tempestosa, mi sono messo in testa un'idea balorda. Costruire un giradischi che avesse come prerogativa un braccio in legno, si, proprio in legno.
      Avevo visto in rete parecchi esempi di giradischi più o meno belli e funzionali, con bracci in legno. Avevo a disposizione, come al solito, dei rimasugli di vari apparecchi, tipo, un giradischi Pioneer, con mobile sfondato, un supporto di un braccio Lenco, un porta testina sempre Pioneer, ed alti pezzi vari. Iniziai subito la costruzione del giradischi.
      Per prima cosa mi procurai un asse di legno dello spessore di due centimetri e della grandezza di un normale giradischi, poi iniziai a montare il piatto Pioneer con dei supporti ricavati da un altro giradischi, anche lui di recupero. L'elettronica per il comando del motore (a trazione diretta) la collocai dietro il piatto stesso, il tutto a vista e senza alcuna copertura.
      Poi venne la volta del braccio. Un bel tondino di legno, un porta testina in plastica, della Pioneer e come supporto, un bel pezzo della Lenco. I fili per il collegamento della testina, rigorosamente all'esterno del braccio. Il tocco finale, un alza e abbassa braccio, fatto dal sottoscritto, rigorosamente con pezzi di recupero.
      Come testina  dopo varie prove, ho montato una buonissima Stanton 681 con il suo spazzolino.
      Mi dimentico di spiegare come ricavai il contrappeso del braccio, un filtro di un rubinetto da cucina, naturalmente in metallo ed anche ben cromato!
      Non so se dalla foto si può intuire il risultato finale, vi assicuro che dopo varie prove e funzionamenti, lo pseudo giradischi funziona a meraviglia. Si può anche non credere a ciò che ho scritto, ma varrebbe la pena sentire questo mio esperimento, per rendersi conto come può suonare un modesto trazione diretta con un braccetto in legno qualsiasi.
      Fatto questo singolare arnese, dopo una o due settimane, arrivarono a casa mia due attenti audiofili, appassionatissimi di hi-fi, e con una mania sfegatata per i Thorens. Quando videro che stavo mettendo un disco sopra uno strano giradischi, si incuriosirono non poco. Mi iniziarono a chiedere, cosa fosse, ma perché è così? Come mi è venuto in mente!
      Dopo l'ascolto però non c'era più nulla da dire, anzi iniziarono, questi due miei amici, a farsi delle domande tecnico filosofiche, tipo: ma cosa serve un piatto pesantissimo, ma perché suona così bene quel legnetto, al posto di uno SME, come è possibile viaggiare senza antiskating!
      Bene, secondo me, la conclusione è una sola. Alle volte con un pizzico di incoscienza e di genialità (fortuna), si riesce ad ottenere risultati incredibili. Buona musica a tutti.


  • I Blog di Melius Club

    1. Lukysound
      Latest Entry

      By Lukysound,

      Un bel giorno, quasi per gioco, ho voluto cimentarmi nella costruzione di un giradischi, diciamo non convenzionale, che comunque ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni.

      Giradischi, che passione!

      Sempre alla ricerca dell'ignoto, nel campo hi-fi, una sera d'inverno fredda e tempestosa, mi sono messo in testa un'idea balorda. Costruire un giradischi che avesse come prerogativa un braccio in legno, si, proprio in legno.

      Avevo visto in rete parecchi esempi di giradischi più o meno belli e funzionali, con bracci in legno. Avevo a disposizione, come al solito, dei rimasugli di vari apparecchi, tipo, un giradischi Pioneer, con mobile sfondato, un supporto di un braccio Lenco, un porta testina sempre Pioneer, ed alti pezzi vari. Iniziai subito la costruzione del giradischi.

      Per prima cosa mi procurai un asse di legno dello spessore di due centimetri e della grandezza di un normale giradischi, poi iniziai a montare il piatto Pioneer con dei supporti ricavati da un altro giradischi, anche lui di recupero. L'elettronica per il comando del motore (a trazione diretta) la collocai dietro il piatto stesso, il tutto a vista e senza alcuna copertura.

      Poi venne la volta del braccio. Un bel tondino di legno, un porta testina in plastica, della Pioneer e come supporto, un bel pezzo della Lenco. I fili per il collegamento della testina, rigorosamente all'esterno del braccio. Il tocco finale, un alza e abbassa braccio, fatto dal sottoscritto, rigorosamente con pezzi di recupero.

      Come testina  dopo varie prove, ho montato una buonissima Stanton 681 con il suo spazzolino.

      Mi dimentico di spiegare come ricavai il contrappeso del braccio, un filtro di un rubinetto da cucina, naturalmente in metallo ed anche ben cromato!

      Non so se dalla foto si può intuire il risultato finale, vi assicuro che dopo varie prove e funzionamenti, lo pseudo giradischi funziona a meraviglia. Si può anche non credere a ciò che ho scritto, ma varrebbe la pena sentire questo mio esperimento, per rendersi conto come può suonare un modesto trazione diretta con un braccetto in legno qualsiasi.

      Fatto questo singolare arnese, dopo una o due settimane, arrivarono a casa mia due attenti audiofili, appassionatissimi di hi-fi, e con una mania sfegatata per i Thorens. Quando videro che stavo mettendo un disco sopra uno strano giradischi, si incuriosirono non poco. Mi iniziarono a chiedere, cosa fosse, ma perché è così? Come mi è venuto in mente!

      Dopo l'ascolto però non c'era più nulla da dire, anzi iniziarono, questi due miei amici, a farsi delle domande tecnico filosofiche, tipo: ma cosa serve un piatto pesantissimo, ma perché suona così bene quel legnetto, al posto di uno SME, come è possibile viaggiare senza antiskating!

      Bene, secondo me, la conclusione è una sola. Alle volte con un pizzico di incoscienza e di genialità (fortuna), si riesce ad ottenere risultati incredibili. Buona musica a tutti.


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    2. cactus_atomo
      Latest Entry

      By cactus_atomo,

      Non è da oggi che mi ritrovo ad apprezzare i prodotti della nostrana Aliante, frutto delle capacità tecniche dell’ing. Prato, uno dei migliori progettisti italiani di diffusori in attività.

      Aliante
      La casa di Revello (CN) ha sempre saputo coniugare buon suono, prezzo competitivo, ottima assistenza post vendita e linee estetiche adeguate a un prodotto che vuole fregiarsi del marchio Made in Italy. Dove forse ha peccato, ma è una pecca comune a buona parte della produzione nazionale, è nella distribuzione e commercializzazione dei propri prodotti nel nostro Paese.

      Un diffusore va ascoltato prima dell'acquisto e, se non lo si può ascoltare perché non lo si trova in giro, il potenziale cliente si orienta su altro. Un peccato perché i diffusori Aliante hanno tutte le carte in regola per conquistasi un maggiore spazio di mercato, di quelli che conosco che ha ascoltato una Aliante, me compreso, nessuno ne ha tratto una impressione meno che positiva. Con queste premesse, era evidente che non potessi farmi sfuggire l'occasione di provare l'ultimo nato della Aliante.

      Deco4mini.jpg.9295fa8731fee9ebc03d303201c8e2c7.jpg


      Design e costruzione
      Denominata Decò, è una torre snella a due vie, da pavimento, con woofer da 21 cm in carta caricato in reflex, tweeter da 5 cm a cono sempre in carta, impedenza 8 ohm, efficienza 93 db, potenza sopportata 45 Watt RMS, 70 Watt massimi.

      Il foro del reflex è posteriore, ma non preoccupatevi, non dà problemi e non crea artificiosi rimbombi, a meno di non voler accostare i diffusori alla parete posteriore.

      I connettori (monowiring), sono di ottima qualità, comodi da utilizzare, molto ben distanziati tra i loro, ed accettano banane, forcelle e cavo spellato, insomma faranno felici gli audiofili che amano giocare con i cavi.
       

      Le Aliante Decò sono veri diffusori da pavimento, purtuttavia hanno in dotazione punte e sottopunte metalliche nonché una elegante base in marmo, che ha anche la funzione di evitare di danneggiare il pavimento di casa e di mantenere il diffusore in piano qualora il pavimento abbia della scanalature (per esempio con certi tipi di ceramiche o di cotto). Potrebbe essere utile mettere sotto la base in marmo quei feltroni che i trasportatori usano per spostare i mobili senza fatica, ma solo nel caso che per esigenze personali (o di buona pace familiare) sia necessario  spostarli in occasione degli ascolti.
      Il woofer è un componente particolare, realizzato in carta,  è decisamente leggero rispetto ad altri prodotti di analoghe dimensioni, molto leggero anche il tweeter, la leggerezza dei componenti favorisce la risposta veloce ai transienti e una migliore estensione agli estremi di gamma. Con questi driver è stato possibile realizzare un crossover semplice con incroci a bassa pendenza, a tutto vantaggio della facilità di pilotaggio.
       

      Già dai dati di targa si possono ben individuare gli obiettivi della azienda: mettere sul mercato un diffusore rigoroso e raffinato, facile da pilotare, adatto ad amplificazioni valvolari o in classe A, anche di potenza non elevata. Le dimensioni (113 m di altezza, 29 di larghezza e 43 di profondità), ne rendono agevole l’inserimento in ambiente, contribuisce alla accettabilità domestica il fatto che sviluppino più in profondità che in larghezza, diminuendo l’impatto visivo.
      Se la collocazione estetica ed acustica è facile, la movimentazione delle Decò non lo è altrettanto, i diffusori pesano ben 34 kg cadauno e sarebbe un peccato rovinare l’eccellente finitura (in vero legno, a scelta tra ciliegio, frassino colorato e grigio curo) con un movimento maldestro. 

      Il livello costruttivo appare eccellente, nel segno della migliore tradizione ebanistica italiana, l’estetica è sobria ed elegante, ben distante dagli eccessi che spesso si vedono in giro, il frontale è leggermente inclinato, questo, a detta del costruttore dovrebbe favorire la dispersione, l’inserimento in ambiente e contribuire all’allineamento dei due driver.
      I diffusori sono dotati di griglie amovibili, che suggerisco di asportare durante l'ascolto e rimettere al loro posto quando l’impianto non è in funzione, ad evitare danni provocati da animali domestici (i gatti amano arrampicarsi) e “animali umani “ (i coni degli altoparlanti esercitano, non si sa bene perché, una misteriosa ed irrefrenabile attrazione sulle dita dei bipedi, alcuni preferiscono i woofer, altri i tweeter, meglio nasconderli entrambi alla vista degli ospiti). La rimozione e la successiva rimessa in posizione delle griglie è assai agevole grazie agli attacchi magnetici e l’ascolto “senza” dona al suono un pizzico di trasparenza in più, non enorme ma sufficiente a giustificare la lieve “fatica” dell’operazione.

      Ascolto

      Non avendo al momento della redazione del presente articolo, casa disponibile (i lavori di ristrutturazione si sono protratti more solito oltre i tempi ipotizzati) ho eseguito gli ascolti a casa di Renato Franceschin, fruendo anche della gradita collaborazione di Giovanni Aste. L’idea di ascoltare congiuntamente un sistema composto da prodotti a noi completamente sconosciuti, è stata di Renato, io e Giovanni abbiamo aderito con piacere, forti anche di positive passate esperienze e anche per il piacere di ritrovarci a “lavorare” su una comune passione.
      Le Aliante Decò sono state inserite nel soggiorno di Renato, ambiente che conosco benissimo per avevi ascoltato negli anni numerosi componenti di tutti i prezzi, pilotate per l'occasione da un ampli a valvole Synthesis Roma AC753, come sorgenti digitali un Teac VRDS9 utilizzato a volte come lettore integrato ed altre come meccanica in abbinamento al dac Bryston BDA3, come sorgenti analogiche un sistema Clearaudio Concept (giradischi, braccio, testina mono marca e mono nome), alternato sporadicamente con un giradischi “La Turbie” a levitazione magnetica di produzione italiana, cavi i soliti Meleos di segnale, potenza ed alimentazione, che in passato a casa di Renato, sia pure in altri setup, hanno sempre  dato ottima prova di sé.
       

      Come mio costume, per le prove di ascolto dei diffusori mi porto appresso un ben nutrito numero di cd che conosco benissimo per averli ascoltati in numerosissime combinazioni diverse e che spaziano attraverso tutti i generi musicali, grande orchestra romantica, orchestra barocca, pianoforte solo, organo, quartetti per archi, rock “classico”, metal, piccoli gruppi jazz, lirica, cantautori italiani, solisti jazz (voci maschili e femminili). Alternate anche le etichette: DG, DECCA, EMI, Sony, Velut Luna, Foné, ECM, Universal, Reference Recording, Chesky, Universal, e tante altre note e meno note. Pochi i dischi cosiddetti audiofili, giusto per una verifica delle impressioni di ascolto. E naturalmente il disco test della RCA con le immancabili 4 tracce, solo canale destro, solo canale sinistro, voce in fase, voce in controfase, meglio perdere pochi minuti all’inizio ma avere la ragionevole certezza che i collegamenti son fatti a dovere.

       

      Anche se l’onere e l’onore di redigere materialmente la prova è stato affidato al sottoscritto, ad essa abbiamo partecipato attivamente tutti e te, scambiandoci pareri, indicazioni, suggerimenti che ci hanno portato a meglio comprendere il carattere e le peculiarità degli oggetti in prova. E, a riprova che le orecchie ci sono state fornite di serie, le opinioni di noi tre sono state complessivamente convergenti e piuttosto omogenee

      Il posizionamento delle Aliante nell’ambiente dove sono state collocate è quasi obbligato, circa 50 cm dal fondo, circa 3 metri di interasse tra i diffusori, un mobile basso tra gli stessi dove sono alloggiate le elettroniche, fortunatamente arretrato rispetto alla congiungente le Decò. Punto di ascolto che rispetta le regole della stereofonia, nessun tavolino ulteriore  davanti agli ascoltatori, molto spazio dietro. Fortunatamente questa disposizione si è dimostrata praticamente ottimale, portare i diffusori più avanti o peggio più indietro non ha apportato vantaggi al suono, anzi direi i contrario. Abbiamo quindi preferito la posizione di partenza, che è anche quella che permette una migliore fruizione non audiofila dello spazio.

      deco3mini.jpg.8c8f6d63eae70c6760134342a84d404c.jpg

      Comincio come al solito son l’Alleluia dal Messia di Handel, nella versione diretta da Hogwood, è un brano impegnativo, c’è una orchestra barocca con strumenti originali, cori maschili  femminili, voci soliste, la riproposizione delle Decò è eccellente, c’è tutta la velocità degli archi, la giusta disposizione dei cori e dei solisti. E la voce della Kirby è un ottimo test sulla estensione e definizione della gamma alta.

      Cambio genere e passo ad un altro cavallo di battaglia, Time out di Brubeck, anche qui colpisce la precisa  riproposizione del palcoscenico, la correttezza timbrica e il senso del ritmo. I brani si succedono ai brani, il pianoforte di Mendelshonn, i Dead Can Dance (into the labirint), il quartetto “la Trota” di Schubert, la toccata e fuga per organo di Bach, il Dies irae dal Requiem di Verdi, gli immancabili De Andrè e Mina nella Canzone di Marinella, i Black Sabbath, i Dire Straits, i Pink Floyd, e tanto altro ancora tra cui il Ludus  Danielis, la Folia di Paniagua, Jazz at the Pawnshop.
       

      La prima cosa che colpisce in queste piccole torri è la capacità di sparire e di ricreare un palcoscenico realistico in larghezza, profondità ed altezza, aspetti che ho potuto verificare in quei dischi dove questi parametri, in un impianto adeguato, possono emergere, in questo non sono seconde ai diffusori da stand, con il vantaggio di un basso più profondo, di una maggiore stabilità rispetto agli stand e di una semplificazione del corretto posizionamento in ambiente. Ovviamente non con tutti i generi musicali e con tutte le registrazioni si è in grado di apprezzare queste doti, ma dove serve la performance delle Decò è veramente eccellente

      Altro punto importante da sottolineare è la grande coerenza del suono, paragonabile quasi a quella di un monovia o di un elettrostatico a gamma intera, la si apprezza soprattutto nelle voci, nel pianoforte ma direi con tutta la musica “complessa”, è una sensazione quasi impalpabile ma segna, a mio modo di vedere, uno spartiacque abbastanza netto tra una riproduzione che mantiene sempre un che di artificiale ed una che appare semplicemente naturale.

      La velocità di risposta ai transienti è un altro punto di forza delle Decò, gli attacchi dei quartetti d'archi sono fulminei, non si ha mai l’impressione che i driver stiano rincorrendo la musica. E’ un parametro che valorizza gli ascolti di classica, di musica contemporanea e anche del jazz, della chitarra acustica e più in generale di tutte le registrazioni con forti variazioni dinamiche e suoni impulsivi. Con questi generi una scarsa velocità dei transienti rende la musica “noiosa”, priva di anima e di espressività.

      E‘ possibile che chi ascolta prevalentemente rock possa trovare eccessivo il rigore timbrico del diffusore e giudicarlo povero di bassi. Ma sarebbe una opinione errata. I bassi ci sono, il diffusore scende molto in frequenza senza muggire, senza sbavare, senza rimbombare, ottima l'articolazione come anche il controllo, anche con un ampli valvolare  che non ha in questo il suo punto d forza. Però la Decò non è un diffusore “furbo” che rinforza il medio basso  a scapito del basso profondi, preferisce il nitore e la pulizia al calore artificiale del medio basso.


      Conclusioni
      In conclusione le Aliante Decò si sono dimostrate un diffusore molto valido, caratterizzato da ottima correttezza timbrica, elevata estensione in frequenza anche agli estremi di gamma, eccellente risposta ai transienti, precisa ricostruzione della scena. Il suono è sempre molto equilibrato, senza che una gamma prevalga sull’altra, coerenza davvero notevole,  presenti e rifinite in alto ma senza mai provocare fatica di ascolto o asprezze innaturali. Scendono in basso ma in modo equilibrato senza fuochi d'artificio ed effetti speciali che incantano al primo ascolto ma stancano subito dopo. Se a questo aggiungiamo il pregio di essere Made in Italy, l‘estetica, le finiture, la facilità di inserimento in ambiente e di pilotaggio, l’assistenza della casa madre, e poi diamo uno sguardo al listino di 3.360 euro, direi che sono di certo un prodotto da mettere nel novero di quelli obbligantemente da ascoltare prima di decidere su un acquisto. Fortemente raccomandate per ampli deliziosi ma di potenza ridotta e non adatti a pilotare diffusori con impedenze ostiche 
       

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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