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Cosa scriveremmo in un thread di quaranta anni fa


tunedguy57

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1970. In un'epoca senza internet dove potrebbero incontrarsi due audiofili? Internet non esisterebbe, quindi le location sarebbero le pagine di una rivista. Il redattore di questa rivista immaginaria è il dott. Spellacane, persona assai competente, e gentile nei modi. Il post è la domanda immaginaria di un immaginario lettore del 1970: chi vuole si sostituisca al redattore di quella rivista immaginaria e risponda ai nostri Scavacazzi, Scovalonda ed Emittore. Troppo macchinoso? Signori: un po' di fantastoria!

 

"Caro dott. Spellacane,
vorrei avere alcuni consigli su quali casse comperare, ho un amplificatore Nikko TRM 600, che ho trovato a buon prezzo presso uno store per le truppe americane. Come giradischi ho un Thorens TD 150, di cui sono soddisfatto, anche se un amico più esperto di me mi ha detto che devo cambiare il braccio. Secondo lei? Attendo la Sua cortese risposta.
Erdolindo Scavacazzi.
Frosinone"

 

"Gent. Ing. Spellacane,
Innanzitutto desidero esprimerLe la mia deferenza nei Suoi confronti e se me lo permette, i miei complimenti sinceri per la Sua competenza ed amabilità. Vengo ora al mio quesito di persona ignorante in materia: presso il mio esimio Capufficio ho avuto la gratificante esperienza di ascoltare il suo nuovo complesso stereofonico ad alta fedeltà, e mi

Dato che a breve il mio esimio Direttore mi omaggerà di una sua gradita visita, mi sarebbe cosa gradita che egli trovasse, anche presso la mia pur modesta abitazione, un complesso stereofonico simile al suo, corredato anche dei dischi a lui più graditi.voglia credere, per me è stata un'esperienza impagabile.

Raggiunto a tal scopo il negozio più accreditato della nostra città, ho chiesto al titolare Eugenio Fottipolli, peraltro persona squisitamente disponibile, un preventivo per un complesso uguale a quello del Capufficio e composto da: Preamplificatore McIntosh C26, amplificatore di potenza McIntosh 2205, casse armoniche Jbl L65 "Jubal", Piatto Thorens td 125 con braccetto SME "lungo".

Mi creda, Esimio Ingegnere, che dopo diversi calcoli, quando il Titolare del negozio mi ha comunicato la cifra, mi sono sentito svenire: più di due milioni di lire! Come posso io acquistare, anche a rate un tale complesso stereofonico nonostante il mio pur non disprezzabile stipendio di centotremila lire mensili?

Ora mi rivolgo speranzoso a Lei per un consiglio: ho letto che esistono complessini stereofonici giapponesi di buona qualità e allo stesso tempo con prezzi molto più abbordabili, ma io, che sono profano in materia, mi trovo in un tunnel buio: per cortesia, mi aiuti a trovare la luce.
Suo sempre devoto estimatore,
Ermenegildo Scassapalle"


"Chiarissimo Ingegner Spellacane,
desidererei chiederLe, da antico appassionato all'alta fedeltà qual modestamente mi picco, a buona ragione, d'essere, una spassionata opinione, da addetto al settore, su un argomento del quale, me lo lasci dire, sapendo di trovarla d'accordo, non si comprende più nulla. E mi consenta di venire subito, nevvero, al punto: non son più di due lustri che si passò dagl'impianti monoaurali, o monofonici come taluni si piccano di dire, è vero, a quelli stereofonici.

Personalmente, a me, eziandio all'epoca sembrava nulla più d'un'idea per far pagare il doppio l'apparecchi costringendo il popolino ottuso ed ignorante a comperar due casse (ciò che oggidì i parvenus denominano "diffusori") anziché una, ma feci, come s'usa dire, buon viso a cattivo giuoco.

Un mio cugino molto caro, il quale frequentemente si reca in Giappone per ragioni ch'ometterò in questa sede d'elencarle, poiché di nullo interesse pei suoi lettori, mi riferisce che ora, ivi, si preparano degl'impianti "quattrofonici", proprio così mi riferisce. Desideravo dunque domandarle se, secondo la Sua ponderata opinione, quest'idea è cosa intelligente ed utile o trattasi solo d'un'altra machiavellata onde vendere quattro casse anziché due. Che, poscia, cos'altro ancor 'inventeranno? Otto casse? Sei? Anzi no: cinque casse col resto di uno, da sistemare in centro al salone. Ma mi facciano il favore, codesti giapponesi, orsuvvia!

Che inoltre, sia detto per inciso, un altro mio cugino, non quello di prima, un altro, m'ha riferito che, sempre i giapponesi, son già all'opera onde progettare un sistema che consentirebbe d'ascoltar la musica coi calcolatori elettronici. A me, lo lasci dire, ciò sembra vieppiù una cretinata (non stampi questo mio futuristico sfogo se non le par d'uopo). Anche perché i miei chiarissimi colleghi ingegneri mi dicono che le dimensioni de' calcolatori, nonché la loro potenza, stanno aumentando a dismisura, tanto che costoro ritengono, non senza ragione s'intende, ch'entro dieci, vent'anni al massimo i macchinari in parola saranno sì ingombranti ed eziandio costosi, nonché richiederanno sì tanta corrente elettrica pel funzionamento, che solo il ristretto novero dell'aziende più floride al mondo potranno permettersi d'acquistarne e mantenerne uno in funzione.

Che infine, lo vogliam dire? Son certo che Ella, essendo dei miei tempi, e intendo dire dei bei tempi andati, e ci siamo capiti, nevvero, sarà d'accordo con me! Io, di codesti giapponesi che fino a ieri non sapevano far altro che copiare come delle scimmiette ammaestrate le macchine fotografiche americane, non mi fido punto! E' tutta gente improvvisata che fino a ieri viveva nelle capanne, non è buona ad inventar nulla! Non si vede davvero come potrebbero mai scalzare le gloriose nostre aziende europee, sane, sempre all'avanguardia ma col loro prezioso bagaglio di lunga tradizione. Penso alla Telefunken, o alla Geloso, il nostro orgoglio nazionale, che Dio li benedica! Manca ormai solo che qualche buontempone ci racconti che i cinesi si sono messi a costruire televisioni, o magari automobili e saremmo a posto!
Lei, illustrissimo, sinceramente, che pensa di codesta produzione orientale improvvisata e arruffona?
La saluto cordialmente.
Rag. Cav. Marrone Scassa,
Pistolino di Sotto (TO)"

 

"Gentile sig. Scovalonda,
è con estremo rammarico che mi preme scriverLe questa lettera per manifestare il mio disappunto avverso certe "politiche retrograde" che con troppa frequenza traspaiono dalle pagine della Vostra peraltro stimatissima rivista.

Vi seguo dall'ormai lontano 1966, cioè dall'anno in cui nel negozio "Elettrobighe" di cui sono titolare a Tolmezzo abbiamo deciso di allestire un reparto stereofonia per dare spazio agli ultimi ritrovati pella riproduzione della musica. Non vi nascondo che inizialmente ero contrario nonostante le insistenze di mio figlio Antoncarlo che premeva affinché rinnovassimo il punto vendita, poiché tutto questo parlare di Alta Fedeltà mi pareva una moda passeggera di fronte al solido mercato del frigidaire e della stufa economica. Ma ora, col senno del poi, devo dare ragione ad Antoncarlo poiché la nostra clientela è di molto cresciuta arrivando anche a contare clienti dai comuni di tutto l' Alto Friuli.

Ma torniamo a noi: non capisco questa vostra insistenza nel voler elogiare vecchie apparecchiature ormai dichiarate obsolete da tutti gli esperti. Il progresso è progresso, che diamine! I recenti viaggi spaziali ci hanno donato la tecnologia del "transistor" che consente alte potenze con ingombri ridotti e senza la spada di Damocle del dover cambiare le valvole usurate. Un apparato a transistor (lo dicono tutti gli scienziati) è praticamente eterno, e tutte le misure strumentali ci dicono che le prestazioni sono superiori!

Allora noi ci chiediamo, egregio Scovalonda, perché non suggerire di abbracciare il progresso senza indugi!? I suoi frequenti elogi di apparecchi pur gloriosi al loro tempo ma oggi ampiamente superati le conferiscono, mi perdoni l'ardire, un'aria da "matusa" poco adatta a questi tempi moderni e giovani che viviamo. Mio figlio è pienamente concorde in questo, e proprio grazie a lui lo scorso anno abbiamo posto in svendita gli ultimi pezzi di amplificazione valvolare che avevamo in negozio con uno sconto del 70% sul listino IGE compresa liberando spazio per gli ultimi arrivi, in specie di alcune case giapponesi che promettono molto bene e a detta di tutti hanno una resa sonora potentissima.

Chiudo questa lettera con un consiglio per il nostro esimio cliente Sig. Buttalacqua: passi da noi in negozio, le praticheremo condizioni di favore per un' amplificazione nuova a transistor, e vedrà che ella non rimpiangerà l'ormai obsoleto apparecchio EICO che Le sconsigliamo di riparare, dato il costo esagerato dei ricambi e il valore ormai quasi nullo.
Con immutata stima,
Geom. Enemonzo Cemutlabighe,
Tolmezzo (UD)"

 

"Gent.mo Ing. Germanio Emittore,
Le scrivo dopo aver a lungo pensato e ponzato su una scelta da fare. Mi riferisco alla contingenza di dover trovare un paio di altoparlanti da accoppiare all'amplificatore che mio nonno, buon anima, mi ha lasciato in eredità. Pensavo di prendere qualcosa della Philips, ma nel negozio a me vicino mi hanno del tutto sconsigliato. Si tratta di un punto vendita GBC, e lì non hanno roba della Philips. Mi hanno parlato invece molto bene di Peerless. Già: si capisce, loro trattano questo marchio è hanno interesse a vendere Peerless.

Io non sono un esperto, e per questo mi rivolgo a Lei. Il negoziante nel consigliarmi delle casse Peerless, anche abbastanza costose (circa 150.000 lire) mi ha anche detto che non potrò aspettarmi dei grandi risultati se le userò con l'amplificatore del mio compianto nonnino. Mi hanno detto di essere anche disposti a ritirarmi (facendo una eccezione alla loro politica di vendita) questo apparecchio, che ho a casa da qualche settimana. Ora appunto aspetto da Lei una risposta.

Dimenticavo di dire che amplificatore è quello di cui dispongo. In effetti è assai vecchio ed è separato in due parti (non so nemmeno come si colleghino). Uno, pieno di manopole, riporta scritto sul davanti "Marantz Stereo Console" Model 7. E l'altro non ha scritto niente davanti, è pieno di valvole, e sul retro c'è scritto "Marantz Company" e niente altro. Mio nonno era un grande appassionato melomane, e non credo che a suo tempo abbia fatto un acquisto sprovveduto, ma è anche vero che i tempi cambiano, il progresso incalza e forse il Sony consigliatomi dal negoziante possa essere un gran salto di qualità rispetto a questo vecchio apparecchio del nonno. Dovrei metterci vicino circa 100.000 lire (il Sony costa nuovo 160.000 lire). Quindi in pratica mi valuterebbero l'amplificatore del nonno sulle 60.000 lire.
La proposta un po’ mi alletta e un po’ mi insospettisce.
Che ne dice Lei, Ingegnere?
Rag. Sublimio Polli,
Rocca Pelosa (SN)"

10 Comments


Recommended Comments

Delizioso spaccato dei tempi che furono e che, a quanto pare, oggi, in parte, si rivalutano.

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Bellissimo! Bravo @tunedguy57Un salto nel passato, quando ci si dava sempre e comunque del lei e forse era tutto più umano e a misura d'oumo.

@appecundriaTi sarebbe piaciuto avere un tale colpo di c... uhmm fortuna? Profittatore ;) 

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bellissimo spaccato di vita

io a Fottipolli ero piegato in due ?

con permesso, lo userò come nick per certi miei fornitori.

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tunedguy57

Posted

Egregio direttore 

Le porgo un quesito la cui Sua gentile risposta, potrà dirimere una questione sorta in un piccolo ma entusiasta gruppo di appassionati del mio paese cui mi pregio di appartenere.

Il merito della questione attiene ai giudizi sulla resa dei nuovissimi amplificatori dotati di transistor al silicio, che secondo alcuni di noi sono si efficienti e potenti e probabilmente scevri da fenomeni di invecchiamento, ma non particolarmente piacevoli da ascoltare, specie se confrontati con i nostri vecchi amplificatori dotati di tubi termoionici.

Personalmente ritengo che c'è del buono in ambedue, ma che la perfezione non esiste, pertanto non è il caso di farne guerre di religione, e guastarsi il fegato per dei prodotti commerciali.

In realtà il mio giudizio è un po' "peloso" giacchè io uso solo amplificatori che mi autocostruisco, non potendo nemmeno avvicinarmi ai costosi prodotti commerciali.

Mi rendo conto che probabilmente certi prodotti surclassano quelli che faticosamente mi costruisco nella verandina in terrazza, ma se Ella potesse fare un po di luce sulle nostre fumose chiacchiere di paesani, Le saremmo tutti assai grati.

F.to

Don Geremia Batacchi, parroco di Siluropoli 

Caro Padre Geremia, 

Prima di tutto, mi corre l'obbligo di farLe i miei complimenti per le Sue capacità, che vanno ben oltre le normali competenze di un prelato.

Che dire? 

Che è peccato chiudere la porta al progresso? Che l'inerzia di pensiero non porta da nessuna parte? 

Mi pare di vedervi, seduti attorno al tavolino rotondo del Bar Sport che invece di tessere lodi e vituperio sulla squadra di calcio locale, vi sollazzate a parlare di valvole e transistor.

Sento di non poter rispondere in modo esauriente, e quindi di essere cagione di delusione per voi tutti, meno Lei, caro Padre Geremia, che giustamente nel merito non prende posizione come quel tal Salomone di buona memoria.

Ebbene si: c'è del buono nel silicio, anzi, buonissimo.

Ma non per questo dobbiamo gettare alle ortiche i vecchi valvolari.

Personalmente io l'ho fatto, ma tutti sono liberi di pensarla come vogliono.

Cordialmente La saluto

Ponzio Ing. Sbrodolini 

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Carissimo direttore Spellacane, le scrivo nella speranza di ricevere un suo illuminante chiarimento riguardo una curiosa vicenda riportatami dal mio carissimo amico Sterettirotti.

Egli millanta amicizie importanti nell'ambito del nostro amatissimo passatempo ed asserisce che, nel nord Italia, vi sia un dentista che si è messo in testa di costruire diffusori acustici. Afferma inoltre che un suo conoscente, tal Sottuttoditutti, dopo formale invito da parte di un non ben specificato distruibutore nostrano sia stato presente alla presentazione di un innovativo sistema di altoparlanti. Mi riferisce di un apparecchio quasi Leonardiano che ricorda vagamente le fattezze di una lumaca ma, alla mia domanda di come talfatto apparecchio suonasse, con sincerità mi ha detto di non ricordarselo a causa dei troppi prosecchi ingeriti.

Potrebbe la sua immensa competenza rispondere alla mia curiosità e diradare i dubbi che in questo momento mi attenagliano ?

Con stima immensa suo

Mercatazio Rigirando.

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  • Inserimenti

    • paolippe
      By paolippe in The Billiard Room
         21
      Non vi sono forse altri esempi di energia pura, scaturita dalla disperazione, che così come in altri pochissimi casi (Van Gogh?) sia capace di generare nello spettatore, il più delle volte ignaro del substrato, uno stupore, una gioia sì pura, un'energia di segno opposto tali da costituire un dilemma, un paradosso dell'anima.
       
      La voce di un vecchio.
      Provate ad ascoltare "Transmission" o "The Eternal". L'estasi è pari all'iniziale sgomento. Non vi sono mai stati cantanti così profondi e gutturali come Ian Curtis. La voce di un vecchio. Un vecchio saggio però. Ma poi, guardando i suoi video, quella faccia pulita di ragazzino mai cresciuto, sposatosi a 19 anni con un'altrettanto giovanissima moglie, si rimane ancor più attoniti. Padre e madre di una bambina, poco dopo.
       
      Ma che razza di band sono stati i Joy Division?
      Totalmente al di fuori dei cliché tipici del rock conosciuto: drogati non lo erano... e nemmeno rudi e sporchi. Nessuno di loro aveva i capelli lunghi nè l'aspetto tipico del cosiddetto "rocker", ma nemmeno quello dissacratorio delle band punk, post-punk o new-wave che grazie SOLO a loro proliferarono negli anni successivi.
      I New Order, naturale epilogo musicale privo dell'inarrivabile poeta,  continuarono sulla medesima, strada, con una serietà ed una sobrietà musicale e comportamentale che ancora oggi stupisce. Mai un eccesso. Solo Energia. Allo stato puro! Musica neutra, così come le loro vite.
       
      E neutra è la prima canzone dove si riconosce il tipico sound Joy Division: "Leaders of Man". Ma le parole, si sa, per quanto ne siano state scritte tante, troppe su Ian Curtis e i Joy Division, sono totalmente inadeguate a descrivere questo fenomeno musicale. Questa meteora culturale. Siamo TUTTI debitori di Ian, Bernard, Peter e  Stephen.
      L'unico consiglio che posso darvi è di ascoltare a lungo il loro album più bello, quello postumo. Quel Closer che diede ai Joy Division, oramai sciolti, la notorietà mondiale che il povero Ian non avrebbe mai conosciuto. E che forse, non avrebbe mai voluto conoscere, per quanto sobrio sia comunque rimasto il loro "essere", per volere dei superstiti e della moglie di Ian, Debbie.
      Ma subito dopo l'ascolto di Closer, guardatevi il film "Control". Un'opera cinematografica immane. Una ricostruzione di una fedeltà disarmante della vita, dei luoghi e delle gesta di quattro ragazzotti che a loro insaputa e in pochi mesi, con due soli dischi, hanno cambiato per sempre lo stile rock conosciuto. I più influenti, a mio modesto avviso, assieme a Beatles e Pink Floyd.
      Un saluto affettuoso a Ian.
      L'unico eroe rock che con la sua disperazione sia riuscito ad infondere gioia, energia inesauribile e perché no... speranza, in tutti noi comuni e inadeguati ascoltatori.

      (prima pubblicazione 8 gennaio 2014)
  • I Blog di Melius Club

    1. joe845
      Latest Entry

      By joe845,

       

      Stavolta mi avventuro in un terreno insidioso, quello dei cavi di alimentazione. Se infatti, l’oggetto cavo (di segnale, digitale, di potenza) e la sua importanza nel risultato finale sono stati ormai abbastanza accettati e condivisi da quasi tutta la popolazione audiofila - con comunque alcuni irriducibili “cavo scettici” - quando si parla di cavi di alimentazione, l’avversità e la reticenza a riconoscere eventuali benefici aumentano di un bel po' anche tra le fila dei “cavofili” e devo dire che anche io, a volte, mi sono trovato di fronte ad oggetti la cui efficacia era quanto meno discutibile, o dubbia. 

       

      Il cavo di alimentazione nella riproduzione audio

      O meglio, sicuramente qualcosa, inserendoli in un impianto, cambiava, ma a volte, ai miglioramenti riscontrati si accompagnavano degli “effetti collaterali” assolutamente non graditi. Probabilmente il problema è dovuto al fatto che, nel caso di un cavo di alimentazione, le variabili in gioco sono ancor più numerose che non quelle interessate in un cavo di segnale e dipendenti da oggetti al di fuori del nostro controllo (ad esempio il circuito elettrico di casa). O forse si tratta solo di una certa avversione “filosofica” che porta a pensare a un effetto placebo al contrario, non sono pochi quelli che sentenziano “con km e km di rete elettrica cosa vuoi che faccia l’ultimo metro”.

      Insomma, per una ragione o per l’altra, il cavo di alimentazione è abbastanza bistrattato.

      Io, come dicevo, ho avuto esperienze altalenanti, ma siccome sono un inguaribile curioso, ho accettato volentieri di provare l’entry level (si fa per dire) di Neutral Cable, un marchio che conosco bene perché ho visto nascere e del quale conosco il “deus ex machina”, Fabio Sorrentino, con il quale ho più volte condiviso esperienze di ascolto e, in tempi remoti, anche di autocostruzione.

       

      Il cavo Eclipse di Neutral Cable

      Ma veniamo al sodo. Eclipse è, come dicevamo, l’entry level della serie che comprende anche i modelli Fascino Improved e, al top, Reference.

      Il cavo di alimentazione Eclipse, come gli altri cavi Neutral Cable, è costruito a mano con conduttori in rame OCC di purezza 7N isolati in polietilene con una sezione di 3 x 4 mmq (per fase, neutro e terra). Grande importanza è attribuita dal costruttore alla qualità del rame, alle sezioni e all'isolante dei conduttori.

      In luogo di conduttori isolati con semplice ed economico PVC (isolante utilizzato nei normali cavi dei ns. impianti elettrici) si è scelto l'utilizzo del polietilene che ha una costante dielettrica molto più bassa del PVC. Un altro aspetto che caratterizza tutti i cavi Neutral Cable è l'attenzione posta agli aspetti meccanici e vibrazionali dei cavi (Vibration Damping System) in quanto vibrazioni, risonanze o collegamenti meccanicamente non perfettamente saldi non consentono prestazioni ottimali. Nel caso del cavo di alimentazione Eclipse, i conduttori sono twistati in modo molto stretto e successivamente tenuti uniti e smorzati con strati di materiali come teflon e guaine in poliefina. I conduttori poi una volta collegati ai contatti vengono ulteriormente accoppiati ad essi mediante resine per formare un solido corpo unico conduttori - spina.

      Il cavo monta delle ottime IEC e schuko Furutech, rispettivamente FI-11 (CU) e FI-E11 (CU). Le spine Furutech sono molto solide e sorde, hanno il corpo dei contatti in composito nylon - fibra di vetro, mentre il resto della spina è in policarbonato molto spesso. Garantiscono una presa molto ferma solida, soprattutto la IEC si serra molto bene nella vaschetta.

      Insomma il cavo è molto ben fatto ed il prezzo finale è ben bilanciato rispetto al costo dei singoli componenti. Ma vediamo come va…

      1021630043_Ecl3.jpg.6d0fd37594454595b47b101f602f724e.jpg

       

      La prova in opera

      Avendo nel mio impianto i “soliti” tre pezzi (sorgente, pre e finale) decido di andare con ordine e cominciare la prova collegando il CD Yamaha CDS 1000. Tolgo quindi il suo cavo originale e monto l’Eclipse. Lo lascio andare qualche giorno senza ascoltarlo, dato che Fabio mi aveva detto che era appena stato “sfornato”, poi comincio.

       

      Il primo approccio non è proprio convincente, facendo le varie sostituzioni utilizzando tutti i CD test che uso normalmente, non è che senta sto granché. Provo anche, ovviamente, a girare la fase, ma il risultato non cambia. Boh. (ma poi ci ritorniamo) ?

      Un po' deluso provo a lasciar perdere il CD e cominciare il test sul preamplificatore: ooohhhhh, ora sì.

       

      Qui l’apporto dell’Eclipse si sente eccome. Innanzitutto tutto (scusate la ripetizione) diventa più silenzioso, il “tappeto” del rumore sembra essersi abbassato di qualche dB. Capisco che sia difficile da immaginare “se non sta suonando niente cosa vuoi che si senta?” direte voi. Vero, ma comunque, almeno nel mio caso, con pre e finale equipaggiati con triodi DHT, qualcosina, magari appoggiando l’orecchio, si sente sempre. Ecco, con l’Eclipse, questo “tappeto” si sente molto meno.

      Facendo poi partire il cd arriva il resto. I contorni degli strumenti sono più netti, e anche più regolari, più spaziati. Ci sono più armonici, le “code” sono più ricche di informazione; forse è questo il parametro che più si avvale dell’ingresso del nuovo cavo, c’è più ricchezza, sia in alto che in basso, su tutta la gamma udibile. In particolare l’alto, oltre che più ricco e materico, mi sembra anche un minimo più esteso. Occhio che non voglio dire che sia un cavo chiaro. Non sposta l’equilibrio tonale ma sembra più far emergere qualcosa che già c’era ma rimaneva un po' nebuloso.

      Poi c’è la dinamica. Anche in questo caso il miglioramento è facilmente avvertibile, seppure in misura leggermente minore rispetto alla timbrica e alla ricchezza armonica. In generale c’è più energia e forza, sembra che il sistema suoni un po' più forte.

      Passando all’utilizzo sul finale non posso che confermare le doti fin qui osservate, forse con un pelino in meno di intensità ma l’approccio rimane, ovviamente invariato.

       

      151600440_Ecl2.jpg.b8842e4eb11850d636bfceb87656c286.jpgUna cosa che voglio sottolineare e che, contrariamente a quanto mi è successo con altri cavi di alimentazione, che miglioravano alcuni aspetti, magari estremizzandoli, ma ne peggioravano altri, con l’Eclipse l’equilibrio del sistema rimane il medesimo, quello che avete scelto nel corso dello sviluppo del vostro impianto, vengono solo esaltati aspetti che, con il cavo “normale”, erano un po' “nella nebbia”, poco a fuoco insomma.

      E questo per me è uno dei migliori complimenti che possa fare a un cavo di alimentazione.

       

      Ma c’è un ma. Torniamo al CD, perché il fatto che non si sentisse quasi nessun effetto mi era rimasto un po' sullo stomaco. Non tanto per il cavo in sé stesso quanto per la credibilità delle mie orecchie (perché non sentivano grandi cambiamenti, positivi o negativi che fossero?) quindi ne facevo un caso personale.

      Caso volle che, per altri motivi, un bel giorno mi trovo a spostare alcuni cavi e quindi provo ad utilizzare il cavo originale del CD su un altro oggetto, ma la spina IEC non entra. Ma che è? Provo e riprovo ma niente… guardo bene e mi accorgo che la spina IEC presente sul cavo originale Yamaha non ha il conduttore centrale della massa. Non solo non ha il conduttore, non ha proprio il foro!! (e infatti il cavo, in un'altra presa IEC, non entrava). Di conseguenza il CD Yamaha non ha il collegamento di massa (deve funzionare col doppio isolamento)  e probabilmente è questo che rendeva l’intervento dell’Eclipse così poco efficace.

      Ottimo, le orecchie ancora funzionano e il cavo è discolpato. ?

       

      Conclusioni

      Il cavo di alimentazione Eclipse di Neutral Cable, è un ottimo prodotto, svolge la sua funzione migliorativa senza apportare stravolgimenti all’equilibrio del vostro sistema e lo fa a un prezzo che, pur non basso in senso assoluto, lo è se rapportato al materiale utilizzato (non devo esser io a dirvi che solo di spine Furutech ci sono un bel po' di soldini.).

      Nel mio sistema la “posizione” che ha dato il risultato più evidente è stata quella sul preamplificatore, leggermente in secondo piano sul finale, la sorgente è stata un caso a sé, come già spiegato. Se siete in fase di completamento e affinamento del vostro impianto, tenetelo ben presente perché è veramente un buon valore aggiunto.

    2. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    3. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

      #############################

      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  ?

       

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