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Melius Club

Un Marantz 1060, la nebbia, le luci, i sogni, i desideri

tunedguy57

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Annuncio su rivista Mercatino: "Vendo Marantz 1060 perfette condizioni lire 50.000".

Telefono e mi precipito. Trovo una coppia sui quaranta anni in piena baruffa, apre lui incazzatissimo, mi presento.

Lei si fa avanti e sbrigativa mi dice di venire in soggiorno, l'amplificatore è sul tavolo: è perfetto, vicino c'è anche l'owner manual.
 

Marantz_Model_1060_g.jpg.a119974d390105428f85eedf6eebf7fa.jpg

I due discutono, lui alza la voce, arriva in soggiorno e fa: "E 'sta storia cos'è?"
Lei, con fare sicuro: "Questo amplificatore è mio e lo vendo io!"
Lui: "E a quanto lo vendi?"
Lei: "E a te che te ne frega? E' forse tuo?"

Sono imbarazzato, vorrei andarmene via lasciandoli alla loro discussione e dico alla donna (una bella donna): "Senta se permette, tornerei quando vi siete messi d'accordo!"
Lui col Mercatino in mano arriva come una furia e urla: "Cosa? Cinquantamila lire? Ma vale molto di più!"
Sono sempre più imbarazzato. Lei afferra il Marantz e il manuale e me li porge: "Se li prenda!"
Io, "Signora se lei crede le posso pagare di più, non voglio approfittare della situazione!"
Lei mi bisbiglia in un orecchio "Se lo prenda gratis, così a quello gli faccio ancora più nervoso!"
E io: "Non posso accettare!"

Lui intanto gridava come un ossesso...
Lei, bella, bionda e signorile, mi appioppa l'ampli in mano ed esclama: "Va bene così! Non voglio nulla! Glielo regalo!"
Lui ammutolisce. Lei lo guarda, io mi sento una m***a.
Silenzio di qualche secondo... lui esce sbattendo la porta.
Lei allora mi fa: "be', allora me le dà queste cinquantamila lire?"
E io: "Ehm... certo, certo! Ma è sicura? Vista la situazione mi pare di rubarlo!"
Allora lei, spazientita: "Se io voglio regalare, regalo! Sono o non sono padrona di fare ciò che voglio con la roba mia?"
E io: "Si certo, ecco qua le cinquantamila" Non vedevo l'ora di andarmene da là.

Scesi le scale che mi tremavano le gambe... quello era un Marantz maledetto... Tornato a casa lo appoggiai sulla mensola e non lo accesi.

Solo qualche giorno dopo lo accesi, quando l'eco di quelle urla si era diradato nella mia mente: era vero!

Funzionava perfettamente.



24 Comments


Recommended Comments

qzndq3

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Che storia... Ne capitano di cose strane ;) 

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iBan69

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Se questo racconto, se sia vero o no, non importa, è originale, umano e divertente. Bravo! 

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oscilloscopio

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😁 Vera situazione da panico...

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BEST-GROOVE

Posted

16 minuti fa, oscilloscopio ha scritto:

Vera situazione da panico...


...che l'ampli in un momento di collera del marito finisse scaraventato rovinosamente a terra.  w00t.gif.8a02f9b58be844419d788cd02a7e9e93.gif

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ar3461

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Stavo giusto pensando la stessa cosa...😂...almeno cosi' certamente lui si incaz...ancor di piu'

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LaVoceElettrica

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A me l'altro giorno è capitato un Mark Levinson a 50.000 lire.

Solo che non ce le avevo. 

Avevo pezzi da 50 euro, 100 euro, ma lire niente!

L'ho dovuto lasciare là, perché non accettava altro.

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analogico_09

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Situazione da commedia all'italiana anni '70 con la Vitti e Masgroianni... o da free cinema inglese tipo Morgan matto da legare! :DMorale della favola: tra moglie e marito non mettere... l'ampli!  😂

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BLACKCIRCLE

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Un anticipazione del futuro che ci aspetta dopo la nostra dipartita. Chi 50 chi 100 chi cassonetto.🤣🤣🤣

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analogico_09

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3 ore fa, tunedguy57 ha scritto:

La storia è completamente vera.

Fu parecchio imbarazzante.

 
Posso immaginare il tuo imbarazzo; sicuramente reale, dalla tua visivamente vivida "sceneggiatura" ben traspare il carattere tragicomico e un po' surreale della "mitica" situazione che rimanda a certi immaginarii cinematogafici, o anche letterari... Fossero ancora in vita un Risi, un Salce, un Monicelli, ecc, ne trarrebbero un corto per un film ad espisodi magari intitolato I (Nuovi) Mostri 3 ... ;)

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EnzoNapoli

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ed io che mi immaginavo un proseguo con la colonna sonora di Richard Clayderman.

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tapesrc

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Il 8/11/2019 Alle 20:51, Bazza ha scritto:

Se la signora desiderava farlo arrabbiare ancora di più potevi azzardare pure qualcos'altro 🐷😁

Seeee ... e magari rischiare di lasciar li 1060 ... MAI !

Prima il dovere, poi ... il resto ( delle 50'000 lire intendo ) 😊

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il collezionista

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Grande Federico, racconti e pillole di vita sempre toccanti...!

Grazie

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salva57d

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Storia incredibile ! Un Marantz 1060 per 50000 mila Lire, sull'usato oggi lo vendono a 400/500 euro . E pensare che all'epoca avevo un Marantz 1030 che diedi in permuta allo stesso negoziante che me lo vendette nuovo , per un Technics Sa 8080.

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shastasheen

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@Morenik  Mi hai preceduto di poco, stessa situazione con collezione di lp rari...

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godzilla

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ha pure il cappottino di legno...

mi sembra che quelli successivi non lo avessero...

Massimo

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lufranz

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- Signora, già che ci siamo mi darebbe anche tutto il resto dell'impianto per altre centomila lire ?

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... mio padre aveva il 1090.. con il sinto sempre Marantz quello con la scala blu e la lancetta per centrare la risoluzione migliore... e un paio da AR2ax... con il Thorens 160 con la "classica" testina shure, dall'elenco si capirà che sto parlando dell'inizio anni 80... di tutto questo è rimasto solo il thorens il resto se lo è accaparrato a prezzo di furto (le casse in conto vendita delle quali non si è mai saputo più nulla... ed erano perfette. con la sospensione dei woofer rifatta dall'assistenza ufficiale) un "personaggio" di quelli che girano nel mondo dell'hi-fi e quando vendono un anziano se ne approfittano... bei ricordi di un impianto, oggi si direbbe vintage, di pregio... peccato che terminino con la sensazione di aver incontrato un uomo di m***a (non io, che se ero io a conoscerlo lo rincorrevo fino in capo al mondo)...

vabbè... bello il 1060, che mi padre aveva prima e poi cambiò, ma un po deboluccio per le AR...

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K-Tribes Team

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3 ore fa, lupoal ha scritto:

"personaggio" di quelli che girano nel mondo dell'hi-fi e quando vendono un anziano se ne approfittano

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mauretto59

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L'avevo già letto, frasi identiche, circa tre anni fa...

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Guest
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    • cactus_atomo
      By cactus_atomo in La Sala del Caminetto
         9
      Premessa: noi di Melius siamo sempre alla ricerca di prodotti interessanti, fruibili, per prezzo e dimensioni, da una vasta platea di potenziali utenti, perché siamo convinti che i top di gamma, le flagship, pur interessanti per noi appassionati di lunga data, non siano in grado di creare un mercato ampio e solido, che permetta agli utenti di crescere, acquisire consapevolezza e magari un domani decidere di passare ad un prodotto dal listino “troppo elevato”. In fondo direi che tutti abbiamo cominciato così, da prodotti dal prezzo umano, con i quali godere della nostra musica senza eccessive penalizzazioni, e grazie ai quali in alcuni è cresciuta “l’insana passione” e passo passo siamo arrivato ad impianti che tanti anni fa avremmo liquidato con “fuori di testa”.
       
      La sorpresa Pylon Audio
      Tra i marchi che pian piano stanno facendosi strada tra gli appassionati e che si costruendo una reputazione basata sui fatti, sicuramente c’è la polacca Pylon Audio. Si tratta di una ditta relativamente giovane, che ha scelto di attestarsi su un segmento di mercato particolare, quello dei diffusori con pochi fronzoli e molta sostanza, in modo da poter competere con un elevato rapporto qualità/prezzo, ponendo molta attenzione a entrambe queste due componenti. La Pylon Audio ha una dimensione industriale e non artigianale, in modo da poter distribuire i costi generali su un discreto numero di prodotti venduti, ha un suo sito (www.pylonaudio.com) in lingua polacca ed inglese, conta su una valida rete di distribuzione in tutta Europa (per l'Italia l’importatore è MGP Audio, sito web dell’importatore https://mgp-audio.weebly.com/ .
      Ho conosciuto Pylon Audio per caso, me ne parlarono bene alcuni amici di cui mi fido che le ascoltarono ad una manifestazione hi-fi, poi un amico fonico, che pur non avendole ascoltate direttamente mi riferiva che molti sui colleghi glie ne tessevano le lodi.
       
      Caratteristiche tecniche e costruttive
      A questo punto la curiosità era tanta e grazie alla cortesia e alla disponibilità dell’importatore ho potuto ricevere in prova una coppia di Pylon audio 30 (lo so, sono fissato con i diffusori da pavimento, che gli amanti delle scatole da scarpe mi perdonino), un oggetto che mi pare assai interessante in virtù della componentistica, delle caratteristiche e ovviamente anche del prezzo di listino. I diffusori mi sono arrivati in due solidi imballo di cartone,ben sistemati con il polistirolo interno, ogni pacco conteneva un diffusore, le istruzioni, la garanzia e le 4 punte. Pesano un poco, sui 30 kg cadauno imballi compresi, ma con l’aiuto del corriere sono riuscito a farli arrivare a casa mia senza problemi e direi con relativamente poca fatica. L’estrazione del diffusore dal suo imballo è semplice, ci sono riuscito da solo (invece per imballarlo per la rispedizione ho preferito farmi aiutare, non volevo procurare per la fretta danni estetici al prodotto). Il diffusore in questione all’aspetto si presenta come un classico diffusore da pavimento, un parallelepipedo non troppo invasivo (196x1080x390), ma comunque di buon litraggio, che si sviluppa più in profondità che in larghezza per favorire l’accettazione anche da parte del gentil sesso. Dal punto di vista tecnico, si tratta di un 3 vie, 4 altoparlanti, di cui 2 woofer seas da 18 cm, un mid sempre Seas da 15 cm ed un tweeter Scanspeak. I driver sono di qualità e ben noti, utilizzati da molti altri produttori e anche apprezzati da autocostruttori evoluti. Il crossover è stato realizzato con cura ma tenendo ben presente l’obiettivo di non rendere il carico troppo difficile per gli amplificatori che ragionevolmente verranno utilizzati per pilotarli, I dati dichiarati dal produttore parlano di impedenza dichiarta di 4 ohm, con una la risposta in frequenza (senza specificare entro quanti db) di 32-20.000,efficienza 91 db, la potenza nominale di 120 watt mtntre quella massima RMS di 250 watt. Per la morsettiera si è optato per un monowiring, e questa scelta mi trova molto d’accordo, si riducono i costi, si semplifica la vita all’utente finale e si evitano i grovigli antiestetici di cavi. In compenso i morsetti sono ben fatto ed accettano vati tipo di terminazioni. Il cabinet appare ben realizzato,non ha la cura dell'ebanisteria da liutaio, ma è solido e robusto, direi ben progettato per evitare le vibrazioni indesiderate. Di serie il diffusore è dotato di punte (4 per ogni diffusore), che all’uso si sono rivelate efficaci. Una nota di plauso al fatto che sia possibile avere questi diffusori in differenti finiture, color legno oppure laccate di vari colori(quelle che ho avuto in prova io erano colo legno chiaro, anche se avrei preferito le le classiche nere, per alcuni un po funeree, ma il nero sfina e rende il diffusore più snello alla vista, inoltre il nero è un colore che si inserisce bene in molti tipi di ambiente.
       

      Hardware e Software per la prova di ascolto
      Ho sistemato le Pylon Audio 30 nella mia solita stanza di ascolto, un saloncino di 35-40 mq, amplificazione Levinson (pre 28 e finale 23), cdp Sony scd1, giradischi Denon dp5000 con braccio Grace, testina kiseki blu e pre phono Threshold Fet ten. Ho posizionato i diffusori a poco più di un metro dalla pare parete di fondo, in modo da non avere il portaelettroniche tra i diffusori ma più indietro, l’interasse tra i diffusori era di circa 250 cm,la distanza dal punti di ascolto circa la stessa, con un leggero toe-in di circa 15 gradi. Questa sistemazione è stata raggiunta dopo una serie di piccoli aggiustamenti e prima di dare inizio alla prova di ascolto vera e propria. Per i più curiosi, i cavi di potenza erano quelli che uso da tempo, i Cardas hexlink five c, l’ambiente ha un blando trattamento passivo (grande tappeto tra diffusori e punto di ascolto, tube traps negli angoli della stanza e due semiclindri sulla parete dietro i diffusori). Come faccio sempre in occasione di prove di oggetti nuovi, ascolto per qualche giorno con i diffusori miei, (mentre con altra amplificazione faccio rodare i diffusori nuovi). Poi passo all’ascolto delle new entry, per un periodo di almeno 15-30 gg, alternando cd, sacd, vinile di vario genere (classica, lirica, jazz, pop, rock) di etichette commerciali valide, intervallando di tanto in tanto con le cosiddette registrazioni audiophile, ma il primo ascolto lo faccio sempre con i dischi test (vinile e cd) della rca, l’esperienza mi dice che il momento del frescone capita a tutti, quindi sono immancabili le classiche 4 tracce canale dx, canale sx, voce in fase, voce in controfase. dopo questa verifica mi sento di proseguire. La mia scaletta per le prove di ascolto è quasi sempre la stessa, comincio con il dies irae dal requiem di verdi diretto da Solti, passo poi all'alleluia dal Messia di Handel (Hogwood, con strumenti originali), sono brani impegnativi, con voci maschili, femminili, cori, orchestra, con alternanza di pianissimo e fortissimo. Poi passo a ascolti più intimi, il piano di Mendellshon, il quartetto la trota di Schubert, poi per non farmi mancare niente anche musica contemporanea (i mirabilmente incisi Wien I e III). Segue un cambio di genere, con i Dead can dance (into the labyrinth), gli immancabili Pink Floyd (scusate ma ci sono cresciuto), i Dire Straits, il “tormentone” De Andrè (canzone di Marinella insieme a Mina ed altro), tranquilli c’è anche il jazz (time out di Brubeck, poi Davis, Colleman, Armstrong, Mingus, ecc). Dopo questa passata di pezzi fissi, passo ad altro, un po secondo l’ispirazione del momento, per esempio Picaso (dal cd della Lavelle Spirit, molto gradevole e bene inciso), ex spiral (una eccezionale registrazione di percussioni in xrcd), un paio di vinili, un OMR con i pini di Roma di Respighi ed un direct to disc della sheffield con brani di Prokoviev. Naturalmente è di prammatica Mahler in super audio cd della rca (il silenzio nei pianissimo è incredibile), e tante altre cose, inclusi alcuni cd di tango. Ma di musica nel mese in cui queste Pylon audio hanno stazionato a casa mia ne ho ascoltata davvero tanta, e variata, non solo come generi ma anche come etichette.
       
      Le impressioni di ascolto
      Ma adesso veniamo alle impressioni di ascolto. Innanzitutto diciamo che la sensibilità è buona e appare in linea con quella dichiarata, il diffusore si pilota facilmente e anche a basse spl riesce a non perdere risoluzione. Ho provato ad eccedere con il volume ma non sono mai riuscito a metterlo davvero in crisi anche a esagerando con ascolti quasi esplosivi, approfittando della assenza dei vicini di casa (il diffusore era in prova, non mi sembrava il caso di esagerare portando l’ampli al clippping). La risposta in frequenza è bene estesa anche agli estremi di gamma, in basso scende senza problemi bel sotto dei 40 hz (diciamo che arriva a 35 senza problemi) , il medio basso è corposo e grintoso, ma non sporca la gamma media. Le voci sono bene intellegibili, sia per i solisti che per i cori. Molto buona la resa nei piani orchestrali, che non fanno mai “mappazza”, non impastano, non induriscono nei fortissimi. La gamma alta è nitida e dettagliata ma mai aggressiva e trapanante. La scena è giustamente estesa in larghezza e profondità, e resta ben salda al variare della spl. 
       
      Conclusioni
      Insomma credo si sia capito che il  diffusore è di quelli che mi piacciono, perché è completo (non chiediamogli ovviamente di riprodurre i 16 hz a -0 db), suona omogeneo ed equilibrato, nei brani che lo richiedono sa essere di volta in volta lirico o coinvolgente o emozionante, si comporta onorevolmente con praticamente tutti i generi musicali (i limiti sono più nelle registrazioni che nel diffusore), anche se trovo che dia il meglio di se con la musica complessa (sinfonica, grandi gruppi jazz, ecc). Cosa importante per l’ascoltatore medio, sa essere piacevole negli ascolti notturni ed a spl condominiali ma può anche regalare emozioni a chi ama volumi sostenuti. In sintesi un diffusore flessibile con cui è facile convivere e con cui ascoltare la musica che ci piace senza sentire che “manca qualcosa”. Non richiede centrali elettriche per essere pilotato, ma meglio avere elettroniche di qualità, un punto a favore è la facilità di collocazione in ambiente, (è quasi plug and play e sopporta posizionamenti non ottimali). Dimenticavo, il listino di queste Diamond 30 va da poco meno di 3000 euro per la coppia ad un massimo di 3450, a seconda della finitura scelta, che posizionano questo dffusore quasi al top della casa polacca, la quale produce modelli che vanno da un minimo 499 euro ad un massimo di 3990 euro la coppia. Credo che di Pylon Audio sentiremo ancora parlare e visti i prezzi e la qualità consiglio vivamente un ascolto a chi più che al “blasone” è interessato ad un diffusore valido, ben suonante e di prezzo competitivo.

  • I Blog di Melius Club

    1. cactus_atomo
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      By cactus_atomo,


      Premessa: noi di Melius siamo sempre alla ricerca di prodotti interessanti, fruibili, per prezzo e dimensioni, da una vasta platea di potenziali utenti, perché siamo convinti che i top di gamma, le flagship, pur interessanti per noi appassionati di lunga data, non siano in grado di creare un mercato ampio e solido, che permetta agli utenti di crescere, acquisire consapevolezza e magari un domani decidere di passare ad un prodotto dal listino “troppo elevato”. In fondo direi che tutti abbiamo cominciato così, da prodotti dal prezzo umano, con i quali godere della nostra musica senza eccessive penalizzazioni, e grazie ai quali in alcuni è cresciuta “l’insana passione” e passo passo siamo arrivato ad impianti che tanti anni fa avremmo liquidato con “fuori di testa”.
       

      Diamond_30_natural_veneer_OAK_lacquer_oak_1.thumb.jpg.805bc5f18efba902c3012a002bac6990.jpgLa sorpresa Pylon Audio

      Tra i marchi che pian piano stanno facendosi strada tra gli appassionati e che si costruendo una reputazione basata sui fatti, sicuramente c’è la polacca Pylon Audio. Si tratta di una ditta relativamente giovane, che ha scelto di attestarsi su un segmento di mercato particolare, quello dei diffusori con pochi fronzoli e molta sostanza, in modo da poter competere con un elevato rapporto qualità/prezzo, ponendo molta attenzione a entrambe queste due componenti. La Pylon Audio ha una dimensione industriale e non artigianale, in modo da poter distribuire i costi generali su un discreto numero di prodotti venduti, ha un suo sito (www.pylonaudio.com) in lingua polacca ed inglese, conta su una valida rete di distribuzione in tutta Europa (per l'Italia l’importatore è MGP Audio, sito web dell’importatore https://mgp-audio.weebly.com/ .

      Ho conosciuto Pylon Audio per caso, me ne parlarono bene alcuni amici di cui mi fido che le ascoltarono ad una manifestazione hi-fi, poi un amico fonico, che pur non avendole ascoltate direttamente mi riferiva che molti sui colleghi glie ne tessevano le lodi.

       

      Caratteristiche tecniche e costruttive

      A questo punto la curiosità era tanta e grazie alla cortesia e alla disponibilità dell’importatore ho potuto ricevere in prova una coppia di Pylon audio 30 (lo so, sono fissato con i diffusori da pavimento, che gli amanti delle scatole da scarpe mi perdonino), un oggetto che mi pare assai interessante in virtù della componentistica, delle caratteristiche e ovviamente anche del prezzo di listino. I diffusori mi sono arrivati in due solidi imballo di cartone,ben sistemati con il polistirolo interno, ogni pacco conteneva un diffusore, le istruzioni, la garanzia e le 4 punte. Pesano un poco, sui 30 kg cadauno imballi compresi, ma con l’aiuto del corriere sono riuscito a farli arrivare a casa mia senza problemi e direi con relativamente poca fatica. L’estrazione del diffusore dal suo imballo è semplice, ci sono riuscito da solo (invece per imballarlo per la rispedizione ho preferito farmi aiutare, non volevo procurare per la fretta danni estetici al prodotto). Il diffusore in questione all’aspetto si presenta come un classico diffusore da pavimento, un parallelepipedo non troppo invasivo (196x1080x390), ma comunque di buon litraggio, che si sviluppa più in profondità che in larghezza per favorire l’accettazione anche da parte del gentil sesso. Dal punto di vista tecnico, si tratta di un 3 vie, 4 altoparlanti, di cui 2 woofer seas da 18 cm, un mid sempre Seas da 15 cm ed un tweeter Scanspeak. I driver sono di qualità e ben noti, utilizzati da molti altri produttori e anche apprezzati da autocostruttori evoluti. Il crossover è stato realizzato con cura ma tenendo ben presente l’obiettivo di non rendere il carico troppo difficile per gli amplificatori che ragionevolmente verranno utilizzati per pilotarli, I dati dichiarati dal produttore parlano di impedenza dichiarta di 4 ohm, con una la risposta in frequenza (senza specificare entro quanti db) di 32-20.000,efficienza 91 db, la potenza nominale di 120 watt mtntre quella massima RMS di 250 watt. Per la morsettiera si è optato per un monowiring, e questa scelta mi trova molto d’accordo, si riducono i costi, si semplifica la vita all’utente finale e si evitano i grovigli antiestetici di cavi. In compenso i morsetti sono ben fatto ed accettano vati tipo di terminazioni. Il cabinet appare ben realizzato,non ha la cura dell'ebanisteria da liutaio, ma è solido e robusto, direi ben progettato per evitare le vibrazioni indesiderate. Di serie il diffusore è dotato di punte (4 per ogni diffusore), che all’uso si sono rivelate efficaci. Una nota di plauso al fatto che sia possibile avere questi diffusori in differenti finiture, color legno oppure laccate di vari colori(quelle che ho avuto in prova io erano colo legno chiaro, anche se avrei preferito le le classiche nere, per alcuni un po funeree, ma il nero sfina e rende il diffusore più snello alla vista, inoltre il nero è un colore che si inserisce bene in molti tipi di ambiente.
       

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      Hardware e Software per la prova di ascolto

      Ho sistemato le Pylon Audio 30 nella mia solita stanza di ascolto, un saloncino di 35-40 mq, amplificazione Levinson (pre 28 e finale 23), cdp Sony scd1, giradischi Denon dp5000 con braccio Grace, testina kiseki blu e pre phono Threshold Fet ten. Ho posizionato i diffusori a poco più di un metro dalla pare parete di fondo, in modo da non avere il portaelettroniche tra i diffusori ma più indietro, l’interasse tra i diffusori era di circa 250 cm,la distanza dal punti di ascolto circa la stessa, con un leggero toe-in di circa 15 gradi. Questa sistemazione è stata raggiunta dopo una serie di piccoli aggiustamenti e prima di dare inizio alla prova di ascolto vera e propria. Per i più curiosi, i cavi di potenza erano quelli che uso da tempo, i Cardas hexlink five c, l’ambiente ha un blando trattamento passivo (grande tappeto tra diffusori e punto di ascolto, tube traps negli angoli della stanza e due semiclindri sulla parete dietro i diffusori). Come faccio sempre in occasione di prove di oggetti nuovi, ascolto per qualche giorno con i diffusori miei, (mentre con altra amplificazione faccio rodare i diffusori nuovi). Poi passo all’ascolto delle new entry, per un periodo di almeno 15-30 gg, alternando cd, sacd, vinile di vario genere (classica, lirica, jazz, pop, rock) di etichette commerciali valide, intervallando di tanto in tanto con le cosiddette registrazioni audiophile, ma il primo ascolto lo faccio sempre con i dischi test (vinile e cd) della rca, l’esperienza mi dice che il momento del frescone capita a tutti, quindi sono immancabili le classiche 4 tracce canale dx, canale sx, voce in fase, voce in controfase. dopo questa verifica mi sento di proseguire. La mia scaletta per le prove di ascolto è quasi sempre la stessa, comincio con il dies irae dal requiem di verdi diretto da Solti, passo poi all'alleluia dal Messia di Handel (Hogwood, con strumenti originali), sono brani impegnativi, con voci maschili, femminili, cori, orchestra, con alternanza di pianissimo e fortissimo. Poi passo a ascolti più intimi, il piano di Mendellshon, il quartetto la trota di Schubert, poi per non farmi mancare niente anche musica contemporanea (i mirabilmente incisi Wien I e III). Segue un cambio di genere, con i Dead can dance (into the labyrinth), gli immancabili Pink Floyd (scusate ma ci sono cresciuto), i Dire Straits, il “tormentone” De Andrè (canzone di Marinella insieme a Mina ed altro), tranquilli c’è anche il jazz (time out di Brubeck, poi Davis, Colleman, Armstrong, Mingus, ecc). Dopo questa passata di pezzi fissi, passo ad altro, un po secondo l’ispirazione del momento, per esempio Picaso (dal cd della Lavelle Spirit, molto gradevole e bene inciso), ex spiral (una eccezionale registrazione di percussioni in xrcd), un paio di vinili, un OMR con i pini di Roma di Respighi ed un direct to disc della sheffield con brani di Prokoviev. Naturalmente è di prammatica Mahler in super audio cd della rca (il silenzio nei pianissimo è incredibile), e tante altre cose, inclusi alcuni cd di tango. Ma di musica nel mese in cui queste Pylon audio hanno stazionato a casa mia ne ho ascoltata davvero tanta, e variata, non solo come generi ma anche come etichette.

       

      Le impressioni di ascolto

      Ma adesso veniamo alle impressioni di ascolto. Innanzitutto diciamo che la sensibilità è buona e appare in linea con quella dichiarata, il diffusore si pilota facilmente e anche a basse spl riesce a non perdere risoluzione. Ho provato ad eccedere con il volume ma non sono mai riuscito a metterlo davvero in crisi anche a esagerando con ascolti quasi esplosivi, approfittando della assenza dei vicini di casa (il diffusore era in prova, non mi sembrava il caso di esagerare portando l’ampli al clippping). La risposta in frequenza è bene estesa anche agli estremi di gamma, in basso scende senza problemi bel sotto dei 40 hz (diciamo che arriva a 35 senza problemi) , il medio basso è corposo e grintoso, ma non sporca la gamma media. Le voci sono bene intellegibili, sia per i solisti che per i cori. Molto buona la resa nei piani orchestrali, che non fanno mai “mappazza”, non impastano, non induriscono nei fortissimi. La gamma alta è nitida e dettagliata ma mai aggressiva e trapanante. La scena è giustamente estesa in larghezza e profondità, e resta ben salda al variare della spl. 

       

      Conclusioni

      Insomma credo si sia capito che il  diffusore è di quelli che mi piacciono, perché è completo (non chiediamogli ovviamente di riprodurre i 16 hz a -0 db), suona omogeneo ed equilibrato, nei brani che lo richiedono sa essere di volta in volta lirico o coinvolgente o emozionante, si comporta onorevolmente con praticamente tutti i generi musicali (i limiti sono più nelle registrazioni che nel diffusore), anche se trovo che dia il meglio di se con la musica complessa (sinfonica, grandi gruppi jazz, ecc). Cosa importante per l’ascoltatore medio, sa essere piacevole negli ascolti notturni ed a spl condominiali ma può anche regalare emozioni a chi ama volumi sostenuti. In sintesi un diffusore flessibile con cui è facile convivere e con cui ascoltare la musica che ci piace senza sentire che “manca qualcosa”. Non richiede centrali elettriche per essere pilotato, ma meglio avere elettroniche di qualità, un punto a favore è la facilità di collocazione in ambiente, (è quasi plug and play e sopporta posizionamenti non ottimali). Dimenticavo, il listino di queste Diamond 30 va da poco meno di 3000 euro per la coppia ad un massimo di 3450, a seconda della finitura scelta, che posizionano questo dffusore quasi al top della casa polacca, la quale produce modelli che vanno da un minimo 499 euro ad un massimo di 3990 euro la coppia. Credo che di Pylon Audio sentiremo ancora parlare e visti i prezzi e la qualità consiglio vivamente un ascolto a chi più che al “blasone” è interessato ad un diffusore valido, ben suonante e di prezzo competitivo.

      Diamond_30_natural_veneer_OAK_lacquer_oak_2.jpg

    2. iltondi
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      By iltondi,


      Il primo aprile del 1984 moriva, ucciso da un colpo di pistola sparato dal padre, uno dei maggiori esponenti della musica soul: Marvin Gaye. Il giorno dopo avrebbe compiuto quarantacinque anni. Ma la sua voce continua ancora a sentirsi. Questo articolo è per celebrare la sua grandezza, un omaggio doveroso e sentito per uno degli interpreti più carismatici e innovativi di sempre.
       

      Il primo d'aprile, oltre al pesce fuori moda e sgualcito che magari qualcuno si ritrova ancora appiccicato dietro le spalle, per me da sempre coincide con un vuoto che si allarga, una mancanza che echeggia come una voce in un pozzo. Per cui è un debito di riconoscenza, o una sorta di adorazione perpetua, ciò che mi spinge a scrivere un articolo celebrativo dedicato a Marvin Gaye e a farlo pubblicare in questi giorni, esattamente quando ricorre il trentesimo anniversario della sua morte. A essere sinceri, più che la sua scomparsa si dovrebbe celebrarne la nascita, che, per un segno beffardo del caso o forse di Dio, sarebbe il 2. Ma il mito prende avvio dalla fine, come si sa. Quel 2 di aprile del 1984 avrebbe dunque compiuto quarantacinque anni.

      Nato a Washington nel 1939 come Marvin Pentz Gay Jr., aggiunge una “e” in fondo al nome per dare un tocco di classe (ma anche per evitare ambiguità), come già aveva fatto qualche anno prima Sam Cooke, altra divinità della musica soul. Sul finire degli anni Cinquanta, giovanissimo, è già nel circuito della musica, fino a venire scritturato dalla leggendaria Chess Records (che vantava nella propria scuderia Muddy Waters, Chuck Berry, Etta James) e in seguito dalla celebre etichetta di Detroit, la Motown (fondata in realtà come Tamla), di cui è per anni tra gli artisti di punta insieme a gente del calibro di Stevie Wonder e i Jackson 5. Ma all'inizio è pure percussionista, autore per gli altri, voce del coro, e ci vogliono una dozzina di dischi e alcuni singoli di successo come How sweet it is (to be loved by you) e I heard it through the grapevine (la sua cover, seguita a ruota da quella dei Creedence Clearwater Revival, rimane la più conosciuta) per arrivare all'album perfetto, il capolavoro indiscusso What's going on.

      51RlgDC35tL._AC_.jpg.91239f7035acad32920f088ac52954fa.jpgArrivarci è un'impresa difficile anche perché in mezzo c'è la morte di Tammi Terrell a soli ventiquattro anni: il nome forse non sarà arcinoto, ma almeno una volta nella vita sarà capitato di ascoltare Ain't no mountain high enough (peraltro sfuttatissima da pubblicità e colonne sonore di film), brano che rappresenta l'emblema del loro connubio artistico. Dopo la scomparsa della Terrell, nel 1970, per Gaye c'è solo disperazione, tanto che si ritira per un po' dalle scene e per un paio di anni non fa nemmeno concerti. Tuttavia, come spesso succede, dalle tragedie e dalla sofferenza scaturisce materiale buono per essere tradotto in parole e musica. Il risultato è appunto What's going on.
      In realtà, a complicare le cose ci si mette anche Berry Gordy, produttore della Motown, che all'inizio non ne vuol sapere di pubblicarlo, perché lo giudica un prodotto di scarso appeal commerciale. Ma si sbaglia. Il brano che dà il nome all'album è il lampo di un genio, con quel chiacchiericcio iniziale, le risate, le sovraincisioni, la magnifica intro di sax, il testo intriso di malinconica amarezza e di palese protesta, amore e speranza, e infine i suoi classici urletti. L'album, vero e proprio concept album, è un condensato di tematiche pregnanti e attuali come la marginalità, la droga, e soprattutto il conflitto del Vietnam; e allora ecco l'insensatezza della guerra, l'infinita scia di morti, il vissuto dei reduci. Dentro ci sono anche il rapporto con Dio, la speranza riposta nei bambini, la città e i ghetti americani, e tutta un'altra seria di spunti sociali che rende What's going on "l'album", un disco immenso, più che mai autentico e accorato. La musica soul passa in un attimo dall'opinione diffusa di canzonette d'amore e contenuti più frivoli a quella di sound raffinato e testi di impegno civile.


      Gli anni successivi sono quelli del ritorno alla sensualità, in cui Marvin Gaye gioca di sponda con la sua immagine di figura carismatica e di sex symbol per le folle di donne in deliquio che sgomitano sotto il palco. Sono gli anni di Let's get it on (1973), la cui traccia eponima è simbolo dell'amore puro e ha in sé un potenziale erotico debordante (chi non l'ha mai usata come sottofondo di un momento hot è ancora in tempo...), e di I want you (1976), che segna anche una svolta funk, in linea con le richieste della casa di produzione sempre interessata alla commerciabilità della sua musica. Sono poi gli anni di due grandiosi album live: Marvin Gaye Live! (1974) e Live at the London Palladium (1977), che racchiude l'apice di quella svolta funk in Got to give it up, pezzo cantato in falsetto dall'inizio alla fine e che, nella sua versione intera, supera i dieci minuti ed è tutto da ballare.81qKCeXmRyL._SS500_.jpg.0ef55f0d63a09b1d0747cd1199e57846.jpg

      L'ultimo periodo della carriera e della vita di Marvin Gaye è contraddistinto dalla crisi finanziaria e da problemi fiscali, periodo aggravato dal divorzio con la moglie e dalla tossicodipendenza. Poi la rinascita, con il cambio di etichetta (Columbia Records) e la pubblicazione di Midnight Love (1982), che contiene un altro inno erotico: Sexual healing. Per giungere alla sua morte.

       

      Marvin Gaye vive a casa dei suoi genitori, quando suo padre, col quale ha sempre avuto forti contrasti, gli spara il primo aprile del 1984. L'ennesima lite che culmina nel peggiore dei modi, un gesto forse frutto dell'esasperazione. E il principe della musica soul se ne va, proprio come se n'era andato Sam Cooke, pure lui ucciso da un colpo di arma da fuoco vent'anni prima (anche se, nel suo caso, in circostanze più misteriose, perché fu la direttrice di un motel a premere il grilletto); un triste destino, quello della scomparsa prematura, che comunque accomuna altri rappresentanti della musica nera come Otis Redding (morto a soli ventisei anni, in un incidente aereo del 1967) e Michael Jackson, lei cui dinamiche legate agli ultimi istanti rimangono ancora tutte da chiarire. Qualche album postumo non renderà giustizia alla figura di Marvin Gaye, tra le voci più influenti del secolo scorso e fonte di ispirazione per innumerevoli artisti successivi: dal nuovo interprete bianco del soul Robin Thicke (tra l'altro accusato di plagio per Blurred lines, proprio nei confronti di Got to give it up) al rapper Big Sean, da Lenny Kravitz (di cui si vociferava da tempo che dovesse interpretarne la parte in un biopic; invece, pare che dovrà uscire tra non molto un film diretto da Cameron Crowe, già esperto del genere, con protagonista Terrence Howard) fino all'ottimo Gregory Porter.

      Di lui si ricordano anche i suggestivi duetti con talentuose interpreti femminili: oltre alla già citata Tammi Terrell, anche Mary Wells e Diana Ross (l'album Diana & Marvin, del 1973, custodisce proprio i brani cantati insieme dai due).

       

      Marvin Gaye fu per la musica soul quello che Jimi Hendrix era stato per il rock e John Coltrane per il jazz. Se fosse ancora vivo, oggi avrebbe settantacinque anni, e l'età anagrafica probabilmente gli consentirebbe ancora di salire sul palco a intrattenere le masse col suo timbro caldo e il carisma inconfondibile. Quello che rimane invece è uno stato molto vicino all'estasi quando si ascolta la sua voce, mentre un vecchio disco scricchiola sul piatto. E poi qualche foto in bianco e nero, un capellino di lana, la barba lunga, la mano sul mento, un sorriso con la bocca e con gli occhi che intanto guardano di lato. Infine quel vuoto che continua a diventare più largo.

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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