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Melius Club

Vintage audio, che passione!

AudioVintageHiFi

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Le riflessioni che si devono fare sui componenti vintage, e per vintage intendo quello “classico” che comprende elettroniche a tubi ma anche diffusori o giradischi che siano appartenuti al cosiddetta Hi-Fi Golden Age, sono di due ordini di pensiero attraverso due approcci ed obiettivi ben distinti tra di loro:

  • il vintage da collezionare (come direbbero gli anglosassoni da “display”)
  • il vintage da ascoltare.

Radford STA-15 Serie III
I due approcci al vintage audio
Si può far iniziare Il vintage classico alla fine degli anni Quaranta, quando apparvero i primi finali a valvole ed i primi circuiti a bassa frequenza con requisiti di Alta Fedeltà, vedi il Leak del 1945 ed il Williamson del 1947, fino ad arrivare alla fine dei Settanta, quando si ebbe uno spartiacque con la riproduzione digitale ed il nuovo sistema di lettura dei dischi con il CD-Player, in pratica tutti gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.

Il primo approccio è quello di reperire apparecchi da collezionare, che siano originali al 100% e che mantengano perciò inalterato nel tempo tutto il loro valore storico-filologico ma allo stesso tempo siano in grado di funzionare ancora in maniera ottimale, nonostante i vari decenni sulle loro spalle. Molti di questi, perciò, possono essere componenti da posizionare “in vetrina” e godere del ritorno emozionale che essi siano in grado di trasferire,  altri invece possono essere impiegati con grande soddisfazione così nello stato in cui si trovano. Dipende come sempre dalla loro qualità di costruzione. Mi riferisco ai vari brand storici, marchi illustri che hanno contribuito a determinare la Storia dell’Audio. E’ un obiettivo “nobile” atto a preservare nel tempo queste memorie del passato hi-fi per non farle cadere nell’oblio.

 

Il secondo approccio invece è quello di ricercare il vintage classico perché si è convinti che esso possa ancora giocarsi le proprie chance (rispetto a componenti moderni) e quindi possa funzionare molto bene anche interfacciato in impianti audio attuali. Oltretutto la ricerca è figlia anche del loro costo che risulta molto più abbordabile e non arriva certamente ai prezzi alle volte esagerati delle apparecchiature vendute oggi giorno.

E’ normale dedurre che per un impiego continuo e costante di tali apparecchi vintage sia necessario intervenire, avendo come obiettivo sempre un restauro conservativo e filologico dei componenti sostituiti. Occorre, infatti, ridare “energia” e mettere in sicurezza gli elementi più critici. Parlando di elettroniche, per esempio, oggetto di attenzione saranno le valvole o i transistor oppure i trasformatori o ancora la componentistica passiva.

Considerando i diffusori, occorrerà verificare le membrane degli altoparlanti, lo stato dei cross-over e via dicendo.
 

Marantz 8 B

Questi due approcci sono altamente soggettivi e qualunque dei due venga adottato, la scelta definitiva dovrà portare alla massima soddisfazione del proprietario. Dipende solamente dall’appassionato di musica, infatti, sapere che cosa voglia e qual è la sua filosofia di pensiero.

Io stesso possiedo componenti  hi-fi vintage che utilizzo quotidianamente, i quali sono stati revisionati e perciò sono in grado di riprodurre la musica in maniera corretta (come piace a me) ed allo stesso tempo ho una nutrita collezione di apparecchi vintage, non restaurati, che conservano intatto tutto il loro valore storico-costruttivo e sono comunque ancora capaci di offrire una riproduzione eccellente della musica riprodotta.

Sono apparecchi a valvole oppure diffusori storici o giradischi di altissima qualità che per la loro stupenda progettazione e costruzione inducono a concrete riflessioni  sul “perché” l’evoluzione audio non abbia avuto, secondo il sottoscritto, molta ragione di successo in questi ultimi decenni! Un Radford STA-15 Serie III del 1964, un Marantz 8B del 1960 oppure un giradischi Garrard 401 del 1972 od ancora un diffusore Tannoy Lancaster Monitor-Gold del 1970, sono esempi eclatanti di un’ottima ingegnerizzazione audio e di un’altissima scuola di pensiero tuttora insuperata!

 

Diffidate di chi sostiene per ignoranza (nell’accezione letterale del termine: che ignora, che non conosce) o per strani pregiudizi o peggio ancora perché in malafede per propri malcelati interessi che i componenti hi-fi del passato siano dei “rottami” e quindi non riescano a mostrare tutto il loro antico, e nello stesso tempo moderno, valore sonico. Essi sono totalmente in errore. E questo lo posso affermare data la mia esperienza e convivenza pluridecennale con questi affascinanti oggetti.
 

Garrard 401

Alcuni, poi, riducono il tutto alle misure: si basano cioè solamente sulle misurazioni tecniche dei vari apparecchi come se queste potessero spiegare  tutto o quasi delle “alchimie audio” e fossero in tal modo da considerarsi una sorta di “vangelo”.

Non considerano, cioè, che la buona riproduzione musicale sia formata da un mix di fattori combinati fra loro come l’ambiente, l’interfacciamento dei singoli componenti, la posizione dei diffusori, l’utilizzo di circuiti e di materiali di qualità, ecc. Le misure elettriche sono utili ma non sono fondamentali!

 

Se fosse vero  e dipendesse solo ed esclusivamente dalle misure elettriche, non si spiegherebbe come mai il trasformatore di uscita di un finale a tubi come  quello del Radford  STA-15 presenti caratteristiche tecniche eccellenti  mentre quello del leggendario Leak TL 12 Point-One (foto in copertina) risulti molto scarso alla prova del banco di misura. Eppure il Leak TL 12.1 viene considerato, a ragione, da decenni  e da tutti gli appassionati del mondo come uno dei migliori amplificatori mai costruiti nella Storia dell’hi-fi per la sua stupenda musicalità e qualità di riproduzione!

 

Fidatevi quindi,come ho sempre fatto io, ciascuno del proprio orecchio e della propria sensibilità  e cultura musicale.

(di Pier Paolo Ferrari, prima pubblicazione: gennaio 2014)
 

Tannoy Lancaster



5 Comments


Recommended Comments

Plinth art

Posted

sono d'accordo con te, da possessore di un garrard 301, ho iniziato ad avvicinarmi a componenti vintage, ho da poco acquistato una coppia di fullrange GOODMANS axiom 201 che monterò in open baffle.

il prossimo acquisto ORTOFON SPU

se alcuni oggetti (SPU, denon 103, garrard 301-401, thorens 124, emt930, leak, rogers ecc..) sono ancora ricercati e spesso, a furor di popolo, rimessi in produzione un motivo ci sarà

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iBan69

Posted

Interessante blog ...

Non mi sono mai avvicinato al vintage, ma, è da qualche tempo, che ci sto pensando.

In fase di ultimazione del mio impianto principale, sto valutando di farmi un secondo piccolo impiantino vintage, da lasciare momentaneamente a casa della mia compagna, per motivi di spazio. Niente di che, un amplificatore integrato, possibilmente Marantz, perché è stato il mio primo ampli nell’80, dei diffusori AR o JBL, ma dipende da cosa trovo ... e un giradischi, ma qui non saprei proprio (Thorens?). Diciamo che vorrei stare nei 1000€ per il tutto, sto guardando da un po’ online, per capire che cosa a che prezzo si trova e in che stato. Comunque, a prescindere da questo, adoro l’aspetto di molti prodotti vintage, e il loro suono, quando è caldo e pastoso. Invidio un po’ chi nel corso dei decenni, ha collezionato questi apparecchi, per me, oggetti da preservare nel tempo, come un’ auto antica.

Insomma, sarà forse perché sto invecchiando ... ma, il vintage mi affascina, più che certi prodotti nuovi. 

Roberto

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MixToshiba

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Il fascino estetico dei componenti e casse anni 70 per me non ha eguali: per questo ho scelto il vintage per il mio nuovo impianto! 

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stel1963

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Io sono sempre stato un assertore della modernità a tutti i costi, convinto che l'evoluzione tecnologica in atto portasse miglioramenti sostanziali. Solo da pochi anni mi sono accorto dell'errore scoprendo apparecchi vintage che suonavano e suonano davvero bene, sia a livello assoluto per molti oggetti top di gamma del passato, sia per il rapporto qualità prezzo di molti apparecchi che possono anche essere "aggiornati" mantenendo possibilmente una completa reversibilità e raggiungere risultati sonori inaspettati. Da qui è partita una passione per le valvole (per me inabbordabili quando uscirono i primi Audio Innovations), per i grandi sistemi classici a tromba (Klipsch, Altec, JBL) e poi per i giradischi Thorens, che amo restaurare, o, ove non sia possibile, aggiornare o addirittura trasformare. Con piccoli aggiornamenti e un poco di diy, un semplice Thorens 16x può raggiungere sia una piacevolezza estetica e d'utilizzo ineguagliabile, sia risultati sonori ben superiori a apparecchi contemporanei dal costo a volte 10 volte superiori. Sono diventato "Vintage" anche io, e in onor di ciò ho pure allestito un teatro "vintage" dove suonano vecchie Electrovoice, VoTT e Klipsch, stadi di guadagno a valvole e trasformatori per microfoni, uniti a moderni ampli in classe d, regie digitali etc. Il risultato, sopratutto per merito delle vecchie EV, è stupefacente e molto gradito alle compagnie. Il vintage non è intrinsecamnete superiore al moderno, affatto... solo che l'equivalente moderno di un apparecchio top dell'età dell'oro è spesso spaventosamente costoso, e facendo spesso paragoni, non così più performante. E' indubbia l'evoluzione sia tecnologica che filosofica su determinati componenti elettronici, quali i condensatori, la classe d, i dac, ma non su altri. Dunque Vintage si, ma per ascoltare bene, anche se a volte anche per godere di "un certo fascino" che gli oggetti attuali no sempre hanno

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Sono giovane,ho solo 25 anni,ma non ho mai amato (almeno non in tutti i casi) il moderno,i miei impianti sono tutti vintage e (salvo qualche pezzo nuovo necessario) lo preferisco di gran lunga. L magia che,secondo me,si può trovare con una bella accoppiata come RCF BR1580 + Sansui 717 + Garrard 86sb (cito questi perché sono pezzi che ho e conosco molto bene ormai) e magari un bel tuner vintage,non l'ho mai trovata in nulla di moderno. Oggi tutti rincorrono la perfezione assoluta con DAC che frullano a 1000000000 kbt,convertitori e regolatori di tensione che una volta non esistevano,musica liquida che vuole però avere la "VINYL QUALITY" e roba varia,francamente non è che io ci creda molto a ste paturnie qua. Ok che di sicuro un paio di di Indiana line 3XA suoneranno completamente differentemente dalle nuove Diva vattela a pesca e le nuove Nautilus saranno molto più precise e forse "corrette" delle Matrix 801,ma a mio modesto parere non avranno mai il fascino delle loro "nonne". Sono nato con un paio di KEF Coda SP1034 abbinate ad un Pioneer SA-5300 con la radio Pioneer TX-6800 (CHE ERANO DI MIO PADRE) più una doppia piastra che non ricordo il modella ma sempre Pioneer ed un equalizzatore da 2 lire preso da me a 10 anni in una bancarella,che sporcava solo il suono,ma il bello era smanettare con questi controlli,cambiare i parametri dei DB e tirare su i King Crimson (che i miei coetanei non sanno minimamente chi siano) in 33 giri ed ascoltare,punto. Oggi nessuno delle nuove generazioni potrà mai capire che cosa voleva dire divertirsi in quel modo,dal 2000 ad oggi hanno rovinato tutto con sti ca**o di sistemi compatti che basta che scegli l'equalizzazione "rock pop flat ecc" e suonano i vari trapper e rapper del momento. be',forse io sono nato nell'epoca sbagliata,ma io ho un solo motto : " BECAUSE VINTAGE IS COOL" 

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  • Inserimenti

    • mom
      By mom in Interventi
         0
      Salve! Alla vigilia di Ferragosto ecco qualche altra segnalazione che ritengo degna di nota:
      .

      L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez (maggio 2016) narra la storia di un amore quasi impossibile inseguito per decine di anni. Definito da molti un capolavoro: altri lo trovano troppo sudamericano come genere, molto descrittivo al punto da diventare un po’ noioso. Ha comunque un ottima valutazione mondiale. Da questo libro è stato tratto anche un film.
       
      In libreria pare vada molto la vendita di uno degli ultimi romanzi di Andrea Camilleri: Km 123 edito da Mondadori nella primavera 2019. Molto diverso dallo stile della saga Montalbano fa quasi venire il sospetto che non sia tutta opera sua.
       
      Per gli amanti dei ricordi della Resistenza e delle lotte langarole del tempo, un gradito ritorno è quello di Una questione privata di Beppe Fenoglio, storia di amori complicati.
       
       
      Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, ha vinto il premio dei lettori in Francia. Molto originale anche per il luogo in cui la ragazza svolge il compito (un cimitero). Lettura piacevole e consigliata.
       

      Un ricordo dovuto a Luis Sepúlveda : Il vecchio che leggeva romanzi d’amore. Pubblicato in italiano nel 1993, ambientato in Sudamerica, narra la vita e le vicende di un uomo che, alla fine,  dovrà uccidere un tigrillo rimanendo però avvilito e deluso. Tornerà alla sua capanna a leggere racconti d’amore. Lettura veloce e molto descrittiva. C’è chi lo considera un capolavoro e chi ha delle riserve.
       
      Di quasi tutti i libri che ho segnalato potete leggere gratuitamente un estratto su Amazon. 
      Buon Ferragosto a tutti e, soprattutto, buone letture!    
       

  • I Blog di Melius Club

    1. Il best seller del prof. Amar Bose, in vendita dal 1983 al 1991, nacque per essere posto in libreria, in orizzontale, col deflettore orientato secondo i dettami del professore. Sono inconfondibili per il loro design asimmetrico ed il caratteristico array di tweeter a cono in "Free Space", che si accompagna ad un woofer da 20 cm. caricato in reflex.

       

      Sono qui per parlarvi di una coppia di diffusori a cui sono legato, diciamo così, sentimentalmente: mi hanno accompagnato per tanti anni di ascolti, poi, causa vicissitudini e cambi di abitazione, erano finite in cantina. Da qualche tempo hanno riconquistato un posto nella mia sala di ascolto, rivelando doti che solo il loro posizionamento ottimale ha svelato. Vi sto parlando di una coppia di Bose 301 series II, anno di acquisto 1986.Bose 301 series II

      Per lunghi anni hanno costituito la voce del mio impianto: acquistate assolutamente d'impulso, dopo ascolti casuali, aveva fatto colpo, lo confesso, il fatto che fossero "diverse" dagli altri diffusori allora in giro, con un prezzo alla portata delle mie tasche e, soprattutto, un modello da scaffale, dato che in quel periodo la mia camera permetteva il loro collocamento solo su di un lungo mobile addossato ad una parete.


      Il mio impianto
      Il resto dell'impianto era costituito da un gira e un ampli Technics, a cui affiancai prima una piastra Aiwa ed in seguito un lettore cd Sony. Per 15 anni ho ascoltato musica da questo impianto, sfruttando relativamente le doti delle 301 in quanto il loro posizionamento seguiva solo in parte le raccomandazioni del produttore.
      Da allora è passato tanto tempo e negli ultimi anni, nonostante pochi soldi a disposizione, la passione per l'ascolto hi-fi si è risvegliata: grazie al Forum il mio universo audiofilo si è aperto a cose che non avrei mai pensato: ampli cuffia, dac e tutta una serie di catene audio sono mano a mano entrate nello spazio di ascolto che ho a disposizione, uno studiolo di 4,80 per 3,80 mq, mediamente arredato.
      Complice tutta una serie di passaggi, ultimamente mi è tornata la voglia di ascoltare le vecchie e gloriose 301, che non ho mai avuto voglia veramente di vendere. E qui comincia il bello. Sono andato a ripescare il manuale d'utilizzo e ho cercato di vedere se potevo realizzare nel mio spazio di ascolto un posizionamento ottimale.

       

      Il posizionamento ottimale
      Da notare che questi diffusori, come anche le più prestigiose 901, hanno vincoli di posizionamento che, se non rispettati, vanificano molto della esperienza di ascolto. La prima necessità è stata quella di dotami di stand adeguati senza spendere una follia: ho optato per l'autocostruzione, aiutato da un amico volenteroso e l'amicizia di un falegname. Ne è venuta fuori una coppia di stand in legno dal colore simile alla impiallacciatura Bose 301 series II studiolodelle 301, alti 70 cm e con alla base dei piedini ottenuti con dei battiporta di gomma, dunque una situazione di disaccoppiamento. L'altezza scelta è una via di mezzo tra il minimo consigliato da Bose (45 cm) e l'idea di una altezza della fonte sonora vicina alla altezza delle orecchie da seduto. Il direzionamento delle coppie di TW (che formano un angolo di alcuni gradi diretto verso l'alto gli anteriori e paralleli i posteriori) mi ha fatto comunque scegliere di tenere la posizione dei diffusori leggermente più bassa della quota delle mie orecchie. D'altra parte tenerle più basse o più alte della misura scelta avrebbe portato ad una serie di difficoltà di posizionamento nel mio spazio di ascolto e il compromesso è stato inevitabile.

      Veniamo al posizionamento. Bose consigliava nello scarno foglietto di istruzioni di rispettare innanzi tutto il corretto posizionamento destra-sinistra dei diffusori, di distanziarli tra loro di 1,2 - 3,6 m, di tenerle come dicevo almento 45 cm dal pavimento o dal soffitto e infine di distanziarle dalle pareti laterali da un minimo di 30 ad un massimo di 90 cm. Della distanza dalla parete posteriore si parlava di altrettanti 45 cm minimi. 


      Lo studiolo

      Veniamo allo spazio di ascolto: con un programmino di progettazione 3D ho fatto un rendering del mio studiolo. Per una serie di vincoli insuperabili (lo studio è utilizzato in parte anche per lavoro) non ho potuto rispettare in pieno il posizionamento ideale, in particolare rispetto alla simmetria della distanza dalle pareti laterali, rispetto alle quali c'è una distanza di circa 90 cm a sinistra, mentre a destra la parete dista circa 120 cm. Questa differenza è stata in parte compensata da soluzioni ottenute attraverso l'arredamento.
      Per il resto, le 301 sono in posizione di riposo e vengono messe a dimora per l'ascolto posizionandole a circa 70 cm dalla parte di fondo, con una distanza tra loro di 185 cm e la posizione di ascolto è a circa 2 metri, con circa 60 cm di spazio dietro alle spalle.Bose 301 series II riflessioni
      Una particolarità del mio spazio di ascolto è quella di avere due piccole librerie dove tengo la collezione di cd, identiche, che ho potuto posizionare circa 20 cm posteriormente e a lato di entrambi i diffusori: questa soluzione ha avuto un impatto notevole sulla resa delle 301, creando una superficie di riflessione del tw posteriore che esalta la funzione dello stesso. Nelle immagini potete vedere una piccola indagine delle riflessioni sonore che i diffusori generano nella stanza.

       

      Conclusioni

      Ho deciso di scrivere queste righe per il piacere di condividere un' esperienza di ascolto che con pochissimi soldi e un po' di applicazione mi sta dando moltissima soddisfazione.

      Ritornare ad ascoltare questi diffusori mi ha permesso di dire che avevo visto giusto, ma soprattutto di riflettere, se mai ce ne fosse bisogno, che il corretto posizionamento e la cura dello spazio di ascolto sono indispensabili per far rendere al meglio un impianto. Mentre ascoltavo le 301 in questi giorni pensavo che in fondo più vado avanti in questa passione e meno mi interessa di trovare la quadratura del cerchio. Ora sono più interessato ad apprezzare i pregi dell'impianto nei suoi limiti, ad accogliere più l'emozione che a perseguire assoluti. Lo ritengo un approdo che mi sta facendo apprezzare gli impianti che ho per quello che possono dare e  la trovo una posizione molto rilassante.

      (Prima pubblicazione: novembre 2012)

    2. appecundria
      Latest Entry

      By appecundria,

      Per alcuni il subwoofer è fatto per l'home theater e i suoi effetti nella riproduzione audio musicale sono dubbi o addirittura negativi: ebbene non è così, se progettati e soprattutto installati in modo appropriato, i subwoofer possono essere estremamente efficaci. Bassi eccessivi o scarsamente definiti, come pure un evidente buco nello spettro delle frequenze nella regione di crossover tra gli altoparlanti satellite e il subwoofer, sono per lo più imputabili ad una cattiva scelta e/o ad un posizionamento errato in ambiente. E allora, non c'è niente di meglio di una mini guida di Melius per aiutare gli appassionati neofiti a fare la scelta giusta. Buona lettura, buona scelta e buona musica!

       

      Caratteristiche tecniche principali

      La membrana dell'altoparlante emette da due facce, fronte e retro, che vanno isolate tra di loro. La tecnica usata per fare questo è detta "carico acustico" dell'altoparlante, questo compito è svolto dal mobile. Esiste una decina di carichi acustici diversi ma quelli che ci interessano per questa guida sono solo due: sospensione pneumatica e bass-reflex. Nei subwoofer caricati in sospensione pneumatica (sealed), il mobile è completamente chiuso, questi sono generalmente più compatti ed è più semplice inserirli in ambiente, specialmente accostati alle pareti. La risposta alle variazioni rapide di ampiezza (come nella fase d'attacco dello strumento) di un woofer in sospensione pneumatica è ottima. D'altra parte, il suono emesso da un sub bass-reflex (ported) è più forte di quello di un sealed e scende più in basso grazie all'apertura di un condotto verso l'esterno. Una via di mezzo sono i subwoofer bass-reflex con passivo (radiator) sono compatti come i sealed e riescono ad avere un accordo a frequenze molto basse come i reflex. Purtroppo questi sono più complessi e costosi dei due precedenti perché al posto del condotto hanno un altoparlante passivo.

      Bassreflex-Geh%C3%A4use_(enclosure).pngUn'altra differenza nel mobile è il design Down-firing o Front-firing: la differenza sta nella direzione dell'altoparlante. Se è rivolto verso il basso, è un subwoofer down-firing, se invece emette il suono dalla parte anteriore, si dirà front-firing. E' difficile ricavare da questo dato delle indicazioni precise sul comportamento del sub in ambiente, ci sono altre caratteristiche più incisive, tuttavia molto genericamente si può dire che nel design down-firing il pavimento funge da superficie riflettente, col risultato di avere spesso bassi più immanenti e minori onde stazionarie. I subwoofer front-firing diffondono invece il suono direttamente nell'ambiente, ciò può tradursi in bassi più accurati e veloci. Nell'illustrazione, linkata da Wikipedia, è mostrato un design front-firing caricato in bass-reflex a condotto anteriore.

      I sub hanno a bordo una amplificazione dedicata, tipicamente in Classe-D, una topologia che offre elevate potenze e bassi consumi con una minima produzione di calore. La Classe D utilizza un tipo di uscita noto come Pulse Width Modulation (PWM) che commuta tra soltanto due stati (per questo  è detta "digitale"). Per fare questo, gli amplificatori di classe D richiedono un filtro di uscita che potrebbe influire sulla qualità del suono. La topologia BASH tracking utilizza un amplificatore di Classe D solo per tracciare il segnale di ingresso e regolare la tensione disponibile per alimentare un amplificatore di classe A/B, eliminando così il filtro di uscita.

      Crossover passivi e altri circuiti analogici hanno dei limiti funzionali, il DSP è un processore dedicato all'elaborazione dei segnali nel dominio digitale. Modellando digitalmente il suono, le possibilità sono quasi infinite per quanto riguarda la correzione dei difetti naturali di un altoparlante. Il subwoofer è un ottimo candidato per l'elaborazione DSP poiché è un progetto in cui un unico progettista controlla l'altoparlante, il mobile e l'amplificatore, il risultato può essere una risposta acustica estremamente fedele alle specifiche di progetto.

       

      Connessioni e comandi

      Il sub è un componente in sé piuttosto semplice, il pannello si riduce generalmente ai quattro elementi che seguono.

      Connessione “LINE IN” (Ingresso linea). Molti degli attuali amplificatori sono dotati di un’uscita contrassegnata "Subwoofer Out" o "LFE"che offre un segnale mono già filtrato. In alternativa si possono collegare le uscite "Pre Out" dei canali sinistro e destro agli ingressi sinistro (L/LFE) e destro (R) del subwoofer. Come terza opzione c'è quella di collegare i morsetti dei diffusori dell'amplificatore con i corrispondenti del sub. Questa in verità è la scelta di molti audiofili esperti (potrei anche dire incalliti), tuttavia ad un principiante la consiglio come ultima opzione, ogni cosa a suo tempo.

      Comando “LEVEL” (Guadagno). Regola il volume di ascolto del sub, va impostato una volta per tutte allineando il livello a quello dei diffusori principali fino ad ottenere il risultato voluto. Completata questa impostazione, il comando del volume sull’amplificatore dell’impianto regolerà contemporaneamente il volume sia del subwoofer sia degli altoparlanti principali.

      Comando “LOW-PASS” (Passa-basso). Il punto di crossover prescelto determina la frequenza alle quale le basse frequenze vengono trasferite al subwoofer. Impostare il punto di crossover in base alle dimensioni dei diffusori principali. Come regola generale, per altoparlanti da pavimento, più grandi, impostare il punto di crossover tra 50 e 80 Hz, mentre se si usano piccoli altoparlanti da scaffale ovvero “satelliti” come altoparlanti principali, impostarlo tra 80 e 120 Hz.

      Comando “PHASE”. Questo comando adatta acusticamente il subwoofer ai diffusori principali aiutando a correggere le differenze di fase meccaniche ed elettriche.

       

      Posizionamento in ambiente d'ascolto
      Un altoparlante posto in una stanza può teoricamente fornire un'energia dei bassi 64 volte maggiore in un posizionamento piuttosto che in un altro, questo significa che un altoparlante deve trovarsi in un posto specifico per mantenere i suoi bassi in equilibrio con il resto del suono. Il posizionamento del subwoofer in un ambiente non dedicato all'ascolto comporta sempre dei compromessi ed è condizionato da esigenze concorrenti come arredamento, estetica, spazio disponibile, area calpestabile. Tuttavia l'ambiente è parte integrante del sistema di riproduzione ed ogni stanza ha i suoi problemi di ordine acustico, problemi che bisogna cercare di mitigare col migliore posizionamento del sub. Le basse frequenze sono non direzionali, se posizionato correttamente un buon subwoofer non dovrebbe rivelare la sua posizione, tuttavia subwoofer non ben progettati tendono però a generare rumore fuori dalla loro banda (distorsione armonica e rumori udibili delle porte), ciò rende la loro posizione facilmente rilevabile e maschera anche la gamma media dai diffusori.Assumendo di avere un prodotto di qualità, bisogna considerare che le riflessioni, le onde stazionarie, la risonanza e l'assorbimento influenzano fortemente le prestazioni e che la vicinanza di un sub a una parete piatta può causare un suono rimbombante e sgradevole. Il principale problema è proprio l'onda stazionaria (l'animazione che vedete è linkata da Wikipedia), una risonanza a bassa frequenza che si verifica tra due pareti opposte, le onde stazionarie 400px-Standing_wave_2.gif causano un aumento di livello ad alcune frequenze, un'estensione della durata del suono a quelle stesse frequenze e alcuni profondi cali ad altre frequenze. Il fenomeno non si verifica allo stesso modo in punti diversi della stanza, questo è il motivo per cui la resa di un sub varia da punto a punto pur nella stessa stanza. Insomma, si tratta di provare a collocarlo in vari punti e a regolare i comandi su diverse posizioni fino a trovare la configurazione adatta alla stanza e alle proprie preferenze. Il posizionamento del subwoofer nella parte anteriore della stanza è il più comune e di solito si traduce nella migliore fusione con i diffusori, d'altra parte un posizionamento nell'angolo può aumentare notevolmente l'uscita del subwoofer. Conviene quindi cominciare col sub posizionato tra i diffusori (non necessariamente al centro) e discostato dalla parete di fondo, ascoltare, poi accostarlo alla parete di fondo, ascoltare, poi spostarlo verso l'angolo libero più vicino e ascoltare ancora. Prendetevi il giusto tempo, anche qualche giorno di ascolto per valutare ciascuna posizione non guasterà. Due sub oppure solo uno? In genere un buon sub è in grado di sonorizzare al meglio anche un tipico ambiente italiano di medie dimensioni, però c'è da dire che con due subwoofer aumenta notevolmente la densità modale nella stanza. Il risultato è una risposta in frequenza più fluida in più posizioni di ascolto nella stanza, con meno potenziale per irregolarità evidenti nella risposta in frequenza. Consiglio: cominciate con uno, poi quando (se) vorrete fare upgrade, valutate la possibilità di prenderne un altro uguale. Accessori utili: in caso di eccessive vibrazioni trasmesse al pavimento, provate i GorillaGrit e se non bastano si può passare ai SoundCare. Potrà essere utile anche un buon cavo come il Focal Elite. Un ultimo pro memoria: i subwoofer hanno magneti grandi e potenti, tenete il vostro sub distante da apparecchi sensibili.

       

      I magnifici 5

      Ed eccoci giunti al momento delle scelte. Non ho considerato "degni" woofer di taglio inferiore ai 25 cm, e pur restringendo il budget ad una fascia tra i trecento e i seicento euro, le opzioni possibili d'acquisto restano dozzine. Quindi, senza la pretesa di emettere giudizi assoluti, ho scelto i rappresentanti di cinque interpretazioni diverse del ruolo "subwoofer budget per alta fedeltà due canali", ecco a voi i magnifici cinque sub consigliati per un neofita... ma non solo per lui!

       

      Magnat Tempus Sub 300AMagnat_TempusSub-mokka.thumb.jpg.e82d1c95904976b32d337695967f91df.jpg

      • Woofer da 30 cm in reflex
      • 120 watt in Classe D con LPC
      • Front-firing con condotti posteriori

      Presentato nel 2017, il Tempus 300A monta un altoparlante da 300 mm a lunga escursione con membrana in cellulosa dopata, la bobina mobile long-throw è ventilata, il magnete è stato messo a punto con l'ausilio di un Klippel Distortion Analyzer. Il woofer è caricato in bass reflex, front-firing, con condotti sul lato posteriore, bisognerà distanziarlo un po' dalla parete di fondo. L'amplificazione è fornita da un Classe D da 120 watt RMS con la circuitazione Magnat chiamata LPC Circuit, questa equalizza la risposta dei bassi più profondi nella gamma udibile e protegge il subwoofer tedesco da frequenze subsoniche (cioè non udibili) che potrebbero causare danni all'altoparlante. Magnat non specifica se si tratti di un DSP o no. La fase è commutabile 0/180°. Il cabinet è in MDF grado E1 con bracing interno, griglia frontale removibile, disponibile in finitura marrone o nera. Le dimensioni sono 355 x 447 x 445 mm, il peso è di 16,3 Kg.

      In sintesi: il Tempus 300A è un prodotto progettato e costruito bene, sia pur badando al sodo, e permette l'ingresso nel mondo dei veri subwoofer per hi-fi stereo con l'impegno economico minimo possibile. Link a disponibilità e prezzi.

       

      Klipsch Reference 10SWIKlipsch_R-10SWi-Angle.jpg.ca4bdcac4cdcfc1910a518d37e39dcd2.jpg

      • Woofer da 25 cm in reflex
      • 150 watt in Classe D
      • Front-firing con condotto posteriore
      • Wireless

      In produzione dal 2016, il R-10SWi è un wireless subwoofer, ha cioè la possibilità di essere posizionato esattamente nel punto più adatto avendo bisogno soltanto dell'alimentazione elettrica, la connessione non è a standard Bluetooth ma a 2.4 GHz. L'altoparlante è da 10" con l'iconica membrana spun-copper IMG (injected molded graphite) di Klipsch, caricato in bass reflex, front-firing, con condotti sul lato posteriore, bisognerà distanziarlo un po' dalla parete di fondo. L'amplificazione è fornita da un Classe D da 150 watt RMS. La fase è commutabile 0/180°. Il cabinet è in MDF, la griglia frontale è removibile, la finitura è in vinile nero satinato, il tutto si presenta con un bel look vintage. Le dimensioni sono 317 x 355 x 399 mm, il peso è di 11,6 Kg. In sintesi: compatto e wireless, il Reference-10SWI trova posto ovunque. Link a disponibilità e prezzi.

       

      JBL LSR310SJBL_LSR310S.jpg.f016b2cc5bc00a1f449d5db05aab06ec.jpg

      • Woofer da 25 cm in reflex
      • 200 watt in Classe D
      • Down-firing con condotto anteriore
      • Ingressi bilanciati
      • Uscite bilanciate filtrate

      JBL ha introdotto nel 2017 la Serie 3 Monitor con questo sub che è un vero studio monitor, come si vede subito dal pannello connessioni e comandi piuttosto raro da trovare in hi-fi.Il woofer da 10" progettato per questo sub offre un'estensione a bassa frequenza fino a 27 Hz e 113 dB SPL di picco massimo. Il carico è bass-reflex con un condotto anteriore di forma brevettata, la Slip Stream. Il modulo amplificazione è in Classe D e offre 200 Watt, potenza necessaria a supportare l'equalizzazione XLF. il pannello offre infatti tre impostazioni di crossover: 80 Hz, XLF, esterno. L'impostazione 80 Hz implementa i filtri passa alto e passa basso per l'accoppiamento con monitor da studio JBL o di altri produttori. L'impostazione esterna esclude tutti i filtri, consentendo l'uso di un crossover esterno. L'impostazione XLF attiva un filtro passa alto 120 Hz in combinazione con un tuning a bassa frequenza che avvicina il 310S al sound dei sistemi di riproduzione dei club. La fase è commutabile 0/180°. Sono presenti ingressi e uscite bilanciati con prese XLR e 1/4", le uscite sono filtrate dal crossover e dunque mandano ai diffusori il segnale privo delle frequenze riprodotte dal sub, realizzando così un vero sistema multiamplificato. Il mobile è rifinito con vinile nero, le dimensioni sono 448 x 381 x 398 mm, il peso è di 15.6 Kg.
      In sintesi: un sub da studio impiegabile anche a casa, ideale per chi ha dei monitor amplificati con ingresso bilanciato. Link a disponibilità e prezzi.

       

      ELAC Debut 2.0 Sub-3010Elac_sub-3010_s.jpg.3898ba06505ce1eb4747f77f1071e555.jpg

      • Woofer da 25 cm in reflex
      • 200 watt BASH-Tracking
      • Front-firing con passivo inferiore da 25 cm
      • DSP
      • AutoEQ

      Nato nel 2018 dall'opera del guru americano Andrew Jones (già progettista di Kef, Infinity e TAD), il 3010 porta nella categoria "budget" alcune tecnologie viste fin'ora solo in "premium".

      Questo Elac mostra subito un elevato livello costruttivo, il mobile è in MDF conforme CARB2, una traversa centrale orizzontale ed una addossata al fondo rafforzano e irrigidiscono il cabinet, contribuendo a ridurre al minimo le vibrazioni indesiderate. Il design è front-firing, il caricamento è bass-reflex con passivo, il woofer attivo è un 10” long-throw con cono in carta dopata, il passivo è uguale salvo che appunto è passivo. Il tutto fornisce una risposta in fascia bassa fino a 28 Hz. L'amplificazione del sub tedesco è costituita da un BASH da 200 watt assistito da un DSP. Questo sub è anche dotato del sistema di equalizzazione automatica Auto EQ controllato tramite la app ELAC SUB Control 2.0. Utilizzando il microfono del tablet o dello smartphone, si fanno misurazioni della risposta sia da vicino che dalla posizione di ascolto. Con questi dati, l'app crea in automatico una curva di correzione, ma è possibile anche agire a mano tramite un equalizzatore parametrico a dodici bande incluso. L'app controlla tutti gli aspetti del volume e della messa a punto del sub, di conseguenza il retro del sub non presenta alcun controllo. Il mobile è rifinito con vinile color frassino nero, le dimensioni sono  364 x 343 x 343 mm, il peso è di 14,5 kg.

      In sintesi: un prodotto con dotazioni di classe superiore proposto ad un prezzo molto vantaggioso. Link a disponibilità e prezzi.

       

      SVS_SB-1000.jpg.d3fff6387d45542d36d4c04e55ae2835.jpgSVS SB-1000

      • Woofer da 30 cm in sospensione pneumatica
      • 300 watt in Classe D
      • Front-firing
      • Uscite filtrate
      • DSP

      La linea 1000 è stata lanciata dall'americana SVS sul finire del 2012 e si è imposta sulla concorrenza in virtù delle sue eccellenti prestazioni e della sua tecnologia avanzata. Per la stereofonia la casa suggerisce la versione sealed, SB-1000, un modello caratterizzato da design attraente con bordi smussati e compattezza della forma.
      Il mobile è costruito con un pannello frontale in MDF da 2,5 mentre gli altri pannelli sono da 2 cm. Le pareti interne sono rivestite con due fogli di materiale smorzante su tutte le facce. Il woofer ha un cestello in acciaio stampato, un cono da 12" in materiale plastico, un gruppo mobile a lunga escursione ed un motore ottimizzato con la Finite Element Analysis con doppio magnete in ferrite. Con questi presupposti il sub sfodera l'eccellente prestazione di 23 Hz a –3 dB e 21 Hz a –6 dB. A questo risultato non è estraneo il processore di segnale DSP avanzato e potente implementato da SVS, qualcosa che non è molto comune da vedere in un subwoofer economico. L'amplificatore a bordo è un Classe D da ben 300 watt (la sospensione pneumatica è un po' più vorace di watt), i controlli agiscono nel dominio digitale e quindi garantiscono interventi precisi e senza l'introduzione della distorsione tipica di quelli tradizionali. La fase è regolabile con continuità. Il pannello offre anche uscite linea filtrate a 80Hz per realizzare una multiamplificazione. Purtroppo la casa madre riserva la funzione AutoEQ alla serie superiore, forse i sette anni dal lancio cominciano a pesare. La finitura è in vinile tipo frassino nera opaca, la griglia è in tessuto, le dimensioni sono 344 x 329 x 354 mm, il peso è di 12,5 kg.

      In sintesi: forse i bassi più profondi, potenti e veloci della categoria, peccato per la mancanza di un AutoEQ. Link a disponibilità e prezzi.

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    4. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

      @

      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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