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Vintage audio, che passione!

AudioVintageHiFi

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Le riflessioni che si devono fare sui componenti vintage, e per vintage intendo quello “classico” che comprende elettroniche a tubi ma anche diffusori o giradischi che siano appartenuti al cosiddetta Hi-Fi Golden Age, sono di due ordini di pensiero attraverso due approcci ed obiettivi ben distinti tra di loro:

  • il vintage da collezionare (come direbbero gli anglosassoni da “display”)
  • il vintage da ascoltare.

Radford STA-15 Serie III
I due approcci al vintage audio
Si può far iniziare Il vintage classico alla fine degli anni Quaranta, quando apparvero i primi finali a valvole ed i primi circuiti a bassa frequenza con requisiti di Alta Fedeltà, vedi il Leak del 1945 ed il Williamson del 1947, fino ad arrivare alla fine dei Settanta, quando si ebbe uno spartiacque con la riproduzione digitale ed il nuovo sistema di lettura dei dischi con il CD-Player, in pratica tutti gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.

Il primo approccio è quello di reperire apparecchi da collezionare, che siano originali al 100% e che mantengano perciò inalterato nel tempo tutto il loro valore storico-filologico ma allo stesso tempo siano in grado di funzionare ancora in maniera ottimale, nonostante i vari decenni sulle loro spalle. Molti di questi, perciò, possono essere componenti da posizionare “in vetrina” e godere del ritorno emozionale che essi siano in grado di trasferire,  altri invece possono essere impiegati con grande soddisfazione così nello stato in cui si trovano. Dipende come sempre dalla loro qualità di costruzione. Mi riferisco ai vari brand storici, marchi illustri che hanno contribuito a determinare la Storia dell’Audio. E’ un obiettivo “nobile” atto a preservare nel tempo queste memorie del passato hi-fi per non farle cadere nell’oblio.

 

Il secondo approccio invece è quello di ricercare il vintage classico perché si è convinti che esso possa ancora giocarsi le proprie chance (rispetto a componenti moderni) e quindi possa funzionare molto bene anche interfacciato in impianti audio attuali. Oltretutto la ricerca è figlia anche del loro costo che risulta molto più abbordabile e non arriva certamente ai prezzi alle volte esagerati delle apparecchiature vendute oggi giorno.

E’ normale dedurre che per un impiego continuo e costante di tali apparecchi vintage sia necessario intervenire, avendo come obiettivo sempre un restauro conservativo e filologico dei componenti sostituiti. Occorre, infatti, ridare “energia” e mettere in sicurezza gli elementi più critici. Parlando di elettroniche, per esempio, oggetto di attenzione saranno le valvole o i transistor oppure i trasformatori o ancora la componentistica passiva.

Considerando i diffusori, occorrerà verificare le membrane degli altoparlanti, lo stato dei cross-over e via dicendo.
 

Marantz 8 B

Questi due approcci sono altamente soggettivi e qualunque dei due venga adottato, la scelta definitiva dovrà portare alla massima soddisfazione del proprietario. Dipende solamente dall’appassionato di musica, infatti, sapere che cosa voglia e qual è la sua filosofia di pensiero.

Io stesso possiedo componenti  hi-fi vintage che utilizzo quotidianamente, i quali sono stati revisionati e perciò sono in grado di riprodurre la musica in maniera corretta (come piace a me) ed allo stesso tempo ho una nutrita collezione di apparecchi vintage, non restaurati, che conservano intatto tutto il loro valore storico-costruttivo e sono comunque ancora capaci di offrire una riproduzione eccellente della musica riprodotta.

Sono apparecchi a valvole oppure diffusori storici o giradischi di altissima qualità che per la loro stupenda progettazione e costruzione inducono a concrete riflessioni  sul “perché” l’evoluzione audio non abbia avuto, secondo il sottoscritto, molta ragione di successo in questi ultimi decenni! Un Radford STA-15 Serie III del 1964, un Marantz 8B del 1960 oppure un giradischi Garrard 401 del 1972 od ancora un diffusore Tannoy Lancaster Monitor-Gold del 1970, sono esempi eclatanti di un’ottima ingegnerizzazione audio e di un’altissima scuola di pensiero tuttora insuperata!

 

Diffidate di chi sostiene per ignoranza (nell’accezione letterale del termine: che ignora, che non conosce) o per strani pregiudizi o peggio ancora perché in malafede per propri malcelati interessi che i componenti hi-fi del passato siano dei “rottami” e quindi non riescano a mostrare tutto il loro antico, e nello stesso tempo moderno, valore sonico. Essi sono totalmente in errore. E questo lo posso affermare data la mia esperienza e convivenza pluridecennale con questi affascinanti oggetti.
 

Garrard 401

Alcuni, poi, riducono il tutto alle misure: si basano cioè solamente sulle misurazioni tecniche dei vari apparecchi come se queste potessero spiegare  tutto o quasi delle “alchimie audio” e fossero in tal modo da considerarsi una sorta di “vangelo”.

Non considerano, cioè, che la buona riproduzione musicale sia formata da un mix di fattori combinati fra loro come l’ambiente, l’interfacciamento dei singoli componenti, la posizione dei diffusori, l’utilizzo di circuiti e di materiali di qualità, ecc. Le misure elettriche sono utili ma non sono fondamentali!

 

Se fosse vero  e dipendesse solo ed esclusivamente dalle misure elettriche, non si spiegherebbe come mai il trasformatore di uscita di un finale a tubi come  quello del Radford  STA-15 presenti caratteristiche tecniche eccellenti  mentre quello del leggendario Leak TL 12 Point-One (foto in copertina) risulti molto scarso alla prova del banco di misura. Eppure il Leak TL 12.1 viene considerato, a ragione, da decenni  e da tutti gli appassionati del mondo come uno dei migliori amplificatori mai costruiti nella Storia dell’hi-fi per la sua stupenda musicalità e qualità di riproduzione!

 

Fidatevi quindi,come ho sempre fatto io, ciascuno del proprio orecchio e della propria sensibilità  e cultura musicale.

(di Pier Paolo Ferrari, prima pubblicazione: gennaio 2014)
 

Tannoy Lancaster



10 Comments


Recommended Comments

Plinth art

Posted

sono d'accordo con te, da possessore di un garrard 301, ho iniziato ad avvicinarmi a componenti vintage, ho da poco acquistato una coppia di fullrange GOODMANS axiom 201 che monterò in open baffle.

il prossimo acquisto ORTOFON SPU

se alcuni oggetti (SPU, denon 103, garrard 301-401, thorens 124, emt930, leak, rogers ecc..) sono ancora ricercati e spesso, a furor di popolo, rimessi in produzione un motivo ci sarà

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Interessante blog ...

Non mi sono mai avvicinato al vintage, ma, è da qualche tempo, che ci sto pensando.

In fase di ultimazione del mio impianto principale, sto valutando di farmi un secondo piccolo impiantino vintage, da lasciare momentaneamente a casa della mia compagna, per motivi di spazio. Niente di che, un amplificatore integrato, possibilmente Marantz, perché è stato il mio primo ampli nell’80, dei diffusori AR o JBL, ma dipende da cosa trovo ... e un giradischi, ma qui non saprei proprio (Thorens?). Diciamo che vorrei stare nei 1000€ per il tutto, sto guardando da un po’ online, per capire che cosa a che prezzo si trova e in che stato. Comunque, a prescindere da questo, adoro l’aspetto di molti prodotti vintage, e il loro suono, quando è caldo e pastoso. Invidio un po’ chi nel corso dei decenni, ha collezionato questi apparecchi, per me, oggetti da preservare nel tempo, come un’ auto antica.

Insomma, sarà forse perché sto invecchiando ... ma, il vintage mi affascina, più che certi prodotti nuovi. 

Roberto

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MixToshiba

Posted

Il fascino estetico dei componenti e casse anni 70 per me non ha eguali: per questo ho scelto il vintage per il mio nuovo impianto! 

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Io sono sempre stato un assertore della modernità a tutti i costi, convinto che l'evoluzione tecnologica in atto portasse miglioramenti sostanziali. Solo da pochi anni mi sono accorto dell'errore scoprendo apparecchi vintage che suonavano e suonano davvero bene, sia a livello assoluto per molti oggetti top di gamma del passato, sia per il rapporto qualità prezzo di molti apparecchi che possono anche essere "aggiornati" mantenendo possibilmente una completa reversibilità e raggiungere risultati sonori inaspettati. Da qui è partita una passione per le valvole (per me inabbordabili quando uscirono i primi Audio Innovations), per i grandi sistemi classici a tromba (Klipsch, Altec, JBL) e poi per i giradischi Thorens, che amo restaurare, o, ove non sia possibile, aggiornare o addirittura trasformare. Con piccoli aggiornamenti e un poco di diy, un semplice Thorens 16x può raggiungere sia una piacevolezza estetica e d'utilizzo ineguagliabile, sia risultati sonori ben superiori a apparecchi contemporanei dal costo a volte 10 volte superiori. Sono diventato "Vintage" anche io, e in onor di ciò ho pure allestito un teatro "vintage" dove suonano vecchie Electrovoice, VoTT e Klipsch, stadi di guadagno a valvole e trasformatori per microfoni, uniti a moderni ampli in classe d, regie digitali etc. Il risultato, sopratutto per merito delle vecchie EV, è stupefacente e molto gradito alle compagnie. Il vintage non è intrinsecamnete superiore al moderno, affatto... solo che l'equivalente moderno di un apparecchio top dell'età dell'oro è spesso spaventosamente costoso, e facendo spesso paragoni, non così più performante. E' indubbia l'evoluzione sia tecnologica che filosofica su determinati componenti elettronici, quali i condensatori, la classe d, i dac, ma non su altri. Dunque Vintage si, ma per ascoltare bene, anche se a volte anche per godere di "un certo fascino" che gli oggetti attuali no sempre hanno

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Sono giovane,ho solo 25 anni,ma non ho mai amato (almeno non in tutti i casi) il moderno,i miei impianti sono tutti vintage e (salvo qualche pezzo nuovo necessario) lo preferisco di gran lunga. L magia che,secondo me,si può trovare con una bella accoppiata come RCF BR1580 + Sansui 717 + Garrard 86sb (cito questi perché sono pezzi che ho e conosco molto bene ormai) e magari un bel tuner vintage,non l'ho mai trovata in nulla di moderno. Oggi tutti rincorrono la perfezione assoluta con DAC che frullano a 1000000000 kbt,convertitori e regolatori di tensione che una volta non esistevano,musica liquida che vuole però avere la "VINYL QUALITY" e roba varia,francamente non è che io ci creda molto a ste paturnie qua. Ok che di sicuro un paio di di Indiana line 3XA suoneranno completamente differentemente dalle nuove Diva vattela a pesca e le nuove Nautilus saranno molto più precise e forse "corrette" delle Matrix 801,ma a mio modesto parere non avranno mai il fascino delle loro "nonne". Sono nato con un paio di KEF Coda SP1034 abbinate ad un Pioneer SA-5300 con la radio Pioneer TX-6800 (CHE ERANO DI MIO PADRE) più una doppia piastra che non ricordo il modella ma sempre Pioneer ed un equalizzatore da 2 lire preso da me a 10 anni in una bancarella,che sporcava solo il suono,ma il bello era smanettare con questi controlli,cambiare i parametri dei DB e tirare su i King Crimson (che i miei coetanei non sanno minimamente chi siano) in 33 giri ed ascoltare,punto. Oggi nessuno delle nuove generazioni potrà mai capire che cosa voleva dire divertirsi in quel modo,dal 2000 ad oggi hanno rovinato tutto con sti ca**o di sistemi compatti che basta che scegli l'equalizzazione "rock pop flat ecc" e suonano i vari trapper e rapper del momento. be',forse io sono nato nell'epoca sbagliata,ma io ho un solo motto : " BECAUSE VINTAGE IS COOL" 

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Ho appena scoperto questa discussione e noto che non ci sono contributi da quasi un anno.

Tant’è... è troppa la voglia di scrivere sull’argomento Vintage.

Devo dire che un po’ alla volta e solo ascoltando a casa mia i vari apparecchi, mi sono reso conto che nel Vintage c’è moltissima qualità.

Ora posseggo diversi apparecchi decisamente datati. 
L’ultimo arrivo sono le mitiche (mi veniva detto da molti) Quad esl 63. Ero scettico, parecchio...

Pensavo valesse la pena pensare a delle elettrostatiche più moderne. Ho posseduto le 989 e pensavo di poter acquistare le ultime di casa Quad. Perché mai le 63 (progetto vetusto) avrebbero dovuto suonare bene ...

poi, come sempre mi è accaduto, per caso e per convenienza, e non senza diverse perplessità sullo stato di conservazione, ho comprato una coppia di esl 63.

portate a casa e provate con il mio pre Uesugi Bros 1 e con un finale Margules da 40 watt in classe A.

incredibile!!!  
Seconda prova con catena ARC pre ls5 e finali mono V140. (Tutta roba nuova notate?) ASSOLUTAMENTE fantastico. Ho letto che più di qualcuno affermava che le 63 non avevano i bassi. Sono, così pilotate, davvero molto più che mitiche. 
Da quando ho queste vecchie bestiole di amplificazione, ho deciso di vendere il superblasonato Gryphon Diablo 300. Bello, potente, ma davvero a confronto non avevo idea di cosa farmene. 
Conclusione; viva il Vintage !!

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@Lumo59 Esatto, io la penso come te!! Poco tempo fa ho investito qualche soldino (per divertimento) in un sistemino con componenti presi usati in ottime condizioni ed a buon mercato, fatto da un ampli Rotel abbastanza moderno (2014 mi pare) di cui non ricordo nemmeno il modello, comunque un 45watt,diffusori Dali Opticon 2,cavi da 2 lire ed un Marantz CD 5004 (se non erro). Ok si tutto molto interessante,tutto Wow Wow, di sicuro il pezzo migliore sono i diffusori, Dali audio non delude assolutamente mai,ma dopo 4 giorni ho preso tutta sta bella roba è l'ho regalata interamente alla mia ragazza. Morale,non sentivo alcuna emozione nell'ascolto, un suono di assai dettagliato, davvero gradevole,sulle prime,  ma vuoto,0 emozioni,  si sente che non c'è quel sapore Vintage, non mi comunicava quelle note "diverse",se così posso dire che mi danno le RCF BR 55 o le Kef Coda sp 1034 o meglio le L100 Century . Viva il Vintage 

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@Pucci È questo il punto; il calore, o meglio la passione che trasudano e ci comunicano quegli apparecchi. A qualcuno può piacerne uno, a qualcun’altro un secondo, ma il fattor comune è il calore.

Molti confondono quel calore con la colorazione e la non fedeltà; a parer mio non c’entra nulla; si sta parlando di pathos.

L’iperdefinito senza anima allora non è scolorare la musica?

La musica è colore, movimento, anima. Cosa altro? Una semplice successione di note e pause?

E allora non avremmo bisogno di chiamare chi suona “interprete”, o mi sbaglio?

Buona notte.

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Concordo a pieno con te!! Ti allego un breve video che ho appena caricato su You Tube di un piccolo ma delizioso sistema che ho a casa dei miei,momentaneamente sistemato alla "putain de chien", i palati raffinati dicono che in francese rende meglio 😂. I diffusori sono messi in maniera li giusto per fare una prova,ma quando un diffusore suona bene,suona bene anche messo in mezzo ad una stanza. 

In ogni modo le mie KEF (che erano di mio padre e sono con noi da ben 49 anni) sono praticamente ciò che precedeva la nascita delle ben famose e tanto amate LS3/5 (hanno i medesimi componenti) e devo dire che con il Sansui il risultato è davvero notevole. Bando alle ciance, eccoti il video :

Buon DIvertimento!!!!!

Ps : Consiglio di ascoltare con un buon paio di cuffie per una migliore qualità sonora.

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DrFaust

Posted

Ciao, sono comodo in poltrona, da poco finito Chat Baker sono passato ai concerti per violoncello di Bach, chiudi gli occhi ed hai i musicisti davanti. Ecco, le ESL63 sono questo, magia pura. Quando andai dal venditore ero solo curioso di ascoltarle, non volevo prenderle, ma dopo un'ora erano in auto...

Sono esattamente nelle condizioni descritte da @Lumo59 ..

Da qualche giorno mi sto chiedendo se un valvolare possa migliorare ancor di piu il tutto. Esperienze?

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  • Inserimenti

    • mom
      By mom in Interventi
         12
      Il Gatto Inverno

      Ai vetri della scuola stamattina
      l’inverno strofina
      la sua schiena nuvolosa
      come un vecchio gatto grigio:
      con la nebbia fa i giochi di prestigio,
      le case fa parire
      e ricomparire;
      con le zampe di neve imbianca il suolo
      e per coda ha un ghiacciolo...
      Sì, signora maestra,
      mi sono un po’ distratto:
      ma per forza, con quel gatto, 
      con l’inverno alla finestra
      che mi ruba i pensieri
      e se li porta in slitta
      per allegri sentieri.
      Invano io li richiamo:
      si saranno impigliati in qualche
      ramo spoglio;
      o per dolce imbroglio, 
      chiotti, chiotti fingon d’esser merli e passerotti

      Gianni Rodari
      ...
      In inverno ci si aggomitola intorno a un buon libro e si sogna tenendo lontano il freddo.
      Ben Aaronovitch
      ...
      Nel cuore dell’inverno restiamo a tu per tu con l’essenza intima del mondo. Poche le distrazioni, assenti i colori, elusivi gli odori, troviamo solo geometrie essenziali e il silenzio nella sua forma più raffinata.
      Fabrizio Caramagna
      ...
      Quale fuoco potrebbe mai eguagliare la luce del sole in un giorno d’inverno?
      Henry David Thoreau
      ...
      Giardino d’inverno
      Giunge l’inverno. Splendido dettato
      mi dan le foglie lente
      vestite di giallo e di silenzio.
      Sono un libro di neve,
      una mano spaziosa, una prateria,
      un circolo che attende,
      appartengo alla terra e al suo inverno.
      Crebbe il rumor del mondo nel fogliame,
      arse poi il frumento costellato
      di fiori rossi come scottature,
      quindi venne l’autunno a stabilire
      la scrittura del vino:
      tutto passò, fu cielo passeggero
      la coppa dell’estate,
      e si spense la nube navigante.
      Ho atteso sul balcone così funebre,
      come ieri con l’edera della mia infanzia,
      che la terra distendesse
      le sue ali sul mio amore disabitato.
      Ho saputo che la rosa sarebbe caduta
      e che il nocciolo della pesca transitoria
      sarebbe tornato a dormire e a germinare:
      mi sono inebriato con la coppa dell’aria
      fino a che tutto il mare divenne notturno
      e il rosso delle nubi fu cenere.
      La terra vive ora
      tranquillizzando il suo interrogatorio,
      distesa la pelle del suo silenzio.
      Io torno a essere ora
      il taciturno che venne da lontano
      avvolto di pioggia fredda e di campane:
      debbo alla morte pura della terra
      la volontà delle mie germinazioni.
      .
      Jardín de invierno
      Llega el invierno. Espléndido dictado
      me dan las lentas hojas
      vestidas de silencio y amarillo.
      Soy un libro de nieve,
      una espaciosa mano, una pradera,
      un círculo que espera,
      pertenezco a la tierra y a su invierno.
      Creció el rumor del mundo en el follaje,
      ardió después el trigo constelado
      por flores rojas como quemaduras,
      luego llegó el otoño a establecer
      la escritura del vino:
      todo pasó, fue cielo pasajero
      la copa del estío,
      y se apagó la nube navegante.
      Yo esperé en el balcón tan enlutado,
      como ayer con las yedras de mi infancia,
      que la tierra extendiera
      sus alas en mi amor deshabitado.
      Yo supe que la rosa caería
      y el hueso del durazno transitorio
      volvería a dormir y a germinar:
      y me embriagué con la copa del aire
      hasta que todo el mar se hizo nocturno
      y el arrebol se convirtió en ceniza.
      La tierra vive ahora
      tranquilizando su interrogatorio,
      extendida la piel de su silencio.
      Yo vuelvo a ser ahora
      el taciturno que llegó de lejos
      envuelto en lluvia fría y en campanas:
      debo a la muerte pura de la tierra
      la voluntad de mis germinaciones.
       
      Pablo Neruda
      ...
      Le bonhomme de neige 
      Dans la nuit de l’hiver
      Galope un grand homme blanc
      Dans la nuit de l’hiver
      Galope un grand homme blanc
      C’est un bonhomme de neige
      Avec une pipe en bois,
      Un grand bonhomme de neige
      Poursuivi par le froid.
      Il arrive au village.
      Voyant de la lumière
      Le voilà rassuré.
      Dans une petite maison
      Il entre sans frapper ;
      Et pour se réchauffer,
      S’assoit sur le poêle rouge,
      Et d’un coup disparaît.
      Ne laissant que sa pipe
      Au milieu d’une flaque d’eau,
      Ne laissant que sa pipe,
      Et puis son vieux chapeau.
      Jacques Prévert
      .
      Il pupazzo di neve
      Nella notte dell’inverno,
      galoppa un grande uomo bianco.
      È un pupazzo di neve
      con un pipa di legno
      un grande pupazzo di neve
      perseguitato dal freddo.
      In una piccola casa
      entra senza bussare
      e per riscaldarsi
      si siede sulla stufa rovente
      e sparisce d’un tratto
      lasciando solo lo sua pipa
      in mezzo ad una pozza d’acqua
      ed il suo vecchio cappello.
      ...
      C’è una riservatezza che non ti dà nessun altra stagione …. In primavera, estate e autunno le persone vivono una sorta di stagione aperta gli uni accanto agli altri; solo in inverno si possono avere momenti più lunghi e tranquilli in cui gustare l’appartenenza a se stessi.
      Ruth Stout
      ...
      Per apprezzare la bellezza di un fiocco di neve è necessario resistere al freddo.
      Aristotele
      ...
      Inverno
      Come un seme il mio animo ha bisogno del lavoro nascosto di questa stagione.
      Giuseppe Ungaretti
      ...
       
  • I Blog di Melius Club

    1. appecundria
      Latest Entry

      By appecundria,


      Quando il figlio di un audiofilo chiede un giradischi a Babbo Natale, corre il serio rischio di entrare in una fase problematica della sua esistenza, fino a quel momento felicissima. Lui non può saperlo ma potrebbe essere costretto a cruenti riti di iniziazione e a pratiche rituali ancestrali. Al peggio, il pargolo potrebbe cadere in una preoccupante dipendenza da cavi e connettori, terribile! Ma niente paura: pupe e pupi è arrivato il vostro salvatore (che sono io).


      Sì, sì. Fàmolo smart!

      Lenco L-84

       

      Ecco una prima soluzione: assolutamente plug & play, sana, divertente, intorno ai duecento euro. L'impianto è composto da un giradischi Lenco L-84 e una coppia di Edifier R1700BTs, può suonare decorosamente il vinile, essere collegato al PC, inoltre accetta qualsiasi sorgente Bluetooth.

       

      Lenco L-84. Giradischi preamplificato con connessione USB di dimensioni compatte. Dispone di porta USB di connessione al PC (per ascoltare e/o per convertire il vinile in formato digitale) e pre phono incorporato con uscita Line Out. La testina premontata è una MM con stilo intercambiabile. La trazione è a cinghia, il funzionamento è semi-automatico con ritorno del braccio a fine disco e stop del piatto. Non manca il coperchio in plexiglas. Le dimensioni sono 420 x 360 x 110 mm (LxPxA), il peso è di 3,2 Kg. Il colore è antracite.

      Edifier R1700BT

       

      Edifier R1700BTs. Coppia di diffusori multifunzionali con telecomando. Multiamplificati 2x 18 Watt e 2x 15 Watt, con elaborazione del segnale digitale (DSP) e controllo della gamma dinamica (DRC).  Sono bass reflex front firing, con tweeter a cupola "Eagle Eye" in seta da 19 mm e driver dei bassi da 4 pollici. Offrono uscita sub filtrata, due ingressi linea (di diversa sensibilità) più Bluetooth 5.0. Sono realizzate in MDF e disponibili con finitura vinilica color antracite o noce. Qui il manuale.

       

      No, no. Fàmolo audiofilo!

       

      Niente da fare, il paparino non molla, lo vuole audiofilo. Ed allora eccolo accontentato con una soluzione con basi sane e espandibile nel tempo, intorno ai trecentocinquanta euro.

      L'impianto è composto da un giradischi Lenco L-86 e una coppia di Edifier R1850DB, può suonare direi più che bene il vinile, essere collegato al PC, ha ingressi digitali coassiale e ottico, inoltre accetta qualsiasi sorgente Bluetooth. Dulcis in fundo, può essere potenziato con l'aggiunta di un subwoofer.

       

      Lenco L-86

      Lenco L-86. Piatto in alluminio con un diametro di 300 mm, porta USB per connessione a PC e/o per convertire il vinile in formato digitale, preamplificatore phono integrato disattivabile, pickup AudioTechnica, trasmissione a cinghia, copertura antipolvere in plastica rimovibile, base in legno. Le dimensioni sono 420 x 340 x 90 mm (LxPxA), il peso è di 4,2 Kg. Il colore è antracite. L'immagine in testata raffigura il retro del Lenco L-86. (Altre proposte sono emerse nella discussione sotto questo post).

       

      Edifier R1850DB. Coppia di diffusori multifunzionali con telecomando. MultiaEdifier R1850DBmplificati 2x 19 Watt e 2x 16 Watt, con elaborazione del segnale digitale (DSP) e controllo della gamma dinamica (DRC).  Sono bass reflex front firing, con tweeter a cupola "Eagle Eye" in seta da 19 mm e driver dei bassi da 4 pollici. Offrono due ingressi linea più Bluetooth 4.1. Sono presenti anche due ingressi digitali, uno coax e l'altro ottico. Molto utile l'uscita per subwoofer. Sono realizzate in MDF e disponibili con finitura vinilica color antracite. Qui il manuale.


      Buon divertimento.


      Nel consigliare dei prodotti bisogna sempre "posizionarli" bene, cercare di entrare nell'utilizzo quotidiano che ne farà il loro proprietario. Nell'assemblare queste due soluzioni ho pensato a prodotti sani, affidabili, divertenti e al giusto budget. Gli abbinamenti sono stati fatti con la usuale logica "per pochi soldi in più conviene..." ma nulla vieta di assemblare Lenco L-86 e Edifier R1700BTs, a circa trecento euro.

      Non fate mancare i vostri suggerimenti e buon divertimento!

    2. mark66
      Latest Entry

      By mark66,

      Il best seller del prof. Amar Bose, in vendita dal 1983 al 1991, nacque per essere posto in libreria, in orizzontale, col deflettore orientato secondo i dettami del professore. Sono inconfondibili per il loro design asimmetrico ed il caratteristico array di tweeter a cono in "Free Space", che si accompagna ad un woofer da 20 cm. caricato in reflex.

       

      Sono qui per parlarvi di una coppia di diffusori a cui sono legato, diciamo così, sentimentalmente: mi hanno accompagnato per tanti anni di ascolti, poi, causa vicissitudini e cambi di abitazione, erano finite in cantina. Da qualche tempo hanno riconquistato un posto nella mia sala di ascolto, rivelando doti che solo il loro posizionamento ottimale ha svelato. Vi sto parlando di una coppia di Bose 301 series II, anno di acquisto 1986.Bose 301 series II

      Per lunghi anni hanno costituito la voce del mio impianto: acquistate assolutamente d'impulso, dopo ascolti casuali, aveva fatto colpo, lo confesso, il fatto che fossero "diverse" dagli altri diffusori allora in giro, con un prezzo alla portata delle mie tasche e, soprattutto, un modello da scaffale, dato che in quel periodo la mia camera permetteva il loro collocamento solo su di un lungo mobile addossato ad una parete.


      Il mio impianto
      Il resto dell'impianto era costituito da un gira e un ampli Technics, a cui affiancai prima una piastra Aiwa ed in seguito un lettore cd Sony. Per 15 anni ho ascoltato musica da questo impianto, sfruttando relativamente le doti delle 301 in quanto il loro posizionamento seguiva solo in parte le raccomandazioni del produttore.
      Da allora è passato tanto tempo e negli ultimi anni, nonostante pochi soldi a disposizione, la passione per l'ascolto hi-fi si è risvegliata: grazie al Forum il mio universo audiofilo si è aperto a cose che non avrei mai pensato: ampli cuffia, dac e tutta una serie di catene audio sono mano a mano entrate nello spazio di ascolto che ho a disposizione, uno studiolo di 4,80 per 3,80 mq, mediamente arredato.
      Complice tutta una serie di passaggi, ultimamente mi è tornata la voglia di ascoltare le vecchie e gloriose 301, che non ho mai avuto voglia veramente di vendere. E qui comincia il bello. Sono andato a ripescare il manuale d'utilizzo e ho cercato di vedere se potevo realizzare nel mio spazio di ascolto un posizionamento ottimale.

       

      Il posizionamento ottimale
      Da notare che questi diffusori, come anche le più prestigiose 901, hanno vincoli di posizionamento che, se non rispettati, vanificano molto della esperienza di ascolto. La prima necessità è stata quella di dotami di stand adeguati senza spendere una follia: ho optato per l'autocostruzione, aiutato da un amico volenteroso e l'amicizia di un falegname. Ne è venuta fuori una coppia di stand in legno dal colore simile alla impiallacciatura Bose 301 series II studiolodelle 301, alti 70 cm e con alla base dei piedini ottenuti con dei battiporta di gomma, dunque una situazione di disaccoppiamento. L'altezza scelta è una via di mezzo tra il minimo consigliato da Bose (45 cm) e l'idea di una altezza della fonte sonora vicina alla altezza delle orecchie da seduto. Il direzionamento delle coppie di TW (che formano un angolo di alcuni gradi diretto verso l'alto gli anteriori e paralleli i posteriori) mi ha fatto comunque scegliere di tenere la posizione dei diffusori leggermente più bassa della quota delle mie orecchie. D'altra parte tenerle più basse o più alte della misura scelta avrebbe portato ad una serie di difficoltà di posizionamento nel mio spazio di ascolto e il compromesso è stato inevitabile.

      Veniamo al posizionamento. Bose consigliava nello scarno foglietto di istruzioni di rispettare innanzi tutto il corretto posizionamento destra-sinistra dei diffusori, di distanziarli tra loro di 1,2 - 3,6 m, di tenerle come dicevo almento 45 cm dal pavimento o dal soffitto e infine di distanziarle dalle pareti laterali da un minimo di 30 ad un massimo di 90 cm. Della distanza dalla parete posteriore si parlava di altrettanti 45 cm minimi. 


      Lo studiolo

      Veniamo allo spazio di ascolto: con un programmino di progettazione 3D ho fatto un rendering del mio studiolo. Per una serie di vincoli insuperabili (lo studio è utilizzato in parte anche per lavoro) non ho potuto rispettare in pieno il posizionamento ideale, in particolare rispetto alla simmetria della distanza dalle pareti laterali, rispetto alle quali c'è una distanza di circa 90 cm a sinistra, mentre a destra la parete dista circa 120 cm. Questa differenza è stata in parte compensata da soluzioni ottenute attraverso l'arredamento.
      Per il resto, le 301 sono in posizione di riposo e vengono messe a dimora per l'ascolto posizionandole a circa 70 cm dalla parte di fondo, con una distanza tra loro di 185 cm e la posizione di ascolto è a circa 2 metri, con circa 60 cm di spazio dietro alle spalle.Bose 301 series II riflessioni
      Una particolarità del mio spazio di ascolto è quella di avere due piccole librerie dove tengo la collezione di cd, identiche, che ho potuto posizionare circa 20 cm posteriormente e a lato di entrambi i diffusori: questa soluzione ha avuto un impatto notevole sulla resa delle 301, creando una superficie di riflessione del tw posteriore che esalta la funzione dello stesso. Nelle immagini potete vedere una piccola indagine delle riflessioni sonore che i diffusori generano nella stanza.

       

      Conclusioni

      Ho deciso di scrivere queste righe per il piacere di condividere un' esperienza di ascolto che con pochissimi soldi e un po' di applicazione mi sta dando moltissima soddisfazione.

      Ritornare ad ascoltare questi diffusori mi ha permesso di dire che avevo visto giusto, ma soprattutto di riflettere, se mai ce ne fosse bisogno, che il corretto posizionamento e la cura dello spazio di ascolto sono indispensabili per far rendere al meglio un impianto. Mentre ascoltavo le 301 in questi giorni pensavo che in fondo più vado avanti in questa passione e meno mi interessa di trovare la quadratura del cerchio. Ora sono più interessato ad apprezzare i pregi dell'impianto nei suoi limiti, ad accogliere più l'emozione che a perseguire assoluti. Lo ritengo un approdo che mi sta facendo apprezzare gli impianti che ho per quello che possono dare e  la trovo una posizione molto rilassante.

      (Prima pubblicazione: novembre 2012)

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

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      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

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      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

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      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

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      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  😁

       

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