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Cary Audio CAD 805 A. E., amplificatori valvolari single ended mono


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Amplificatori monofonici valvolari Single-Ended: fascino antico, seduzione moderna.

Approcciandomi a provare questi due magnifici monofonici Cary Audio CAD 805 Anniversary Edition, superlativo esempio di amplificatore monofonico in Single-Ended, nonostante la mia familiarità e predilezione per le elettroniche audio valvolari, non nascondo la grande curiosità e il sottile sentimento di soggezione che ho avvertito, nonostante il mio razionale disincanto emotivo con il quale in genere ormai mi avvicino ai grandi e impegnativi “giocattoli” HiEnd.

 

Dennis Had - Cary Audio

Cary Audio

Intanto, per i poco affini con la prestigiosa casa americana fondata da Dennis Had, ritengo sia doveroso evidenziare che Cary Audio è sin dagli albori aziendali, posti a cavallo con gli anni ‘80/’90, una di quelle aziende che ha sempre fatto “meritatamente” vanto della sua produzione di elettroniche valvolari di altissimo livello e non a caso chi scrive non ha difficoltà alcuna ad ammettere che ancor oggi tra le 10 migliori elettroniche da musica mai ascoltate, a pieno titolo personalmente vi collocherei senza alcun patema d’animo lo straordinario preamplificatore SLP-05.

 

Design e Costruzione

E le grandi aspettative sono state anche faticosamente alimentate dalle mastodontiche misure e dal peso di queste due elettroniche (ben oltre il mezzo quintale a finale compresa la robustissima cassa in legno) già al loro ritiro avvenuto sotto una pioggia scrosciante presso il mitico sottoscala romano del nostro unico quanto eclettico Direttore. Ritiro che se non fosse stato per la compagnia e l’aiuto di uno dei miei più fidati e robusti colleghi e amici, nonché creativo chitarrista e compagno di mille avventure nelle sabbie irachene come sulle nevi afghane certo, nonostante la presenza di un capiente furgonato specificamente reperito per l’occasione, non si sarebbe potuto compiere certo facilmente.

Finalmente sballati e collocati nel mio soggiorno, i Cary Audio 805AE sono tra quelli oggetti che si prestano magnificamente ad alimentare quella ritualità iniziatica fatta dello scartocciare amorevolmente ogni singola valvola, comprenderne il relativo matching/accoppiamento, il montarle sui relativi zoccoli  e il divertirsi, con un minimo sindacabile di ingegno e manualità, a regolare il bias di polarizzazione delle finali di potenza, con l’apposito milliAmperometro analogico fornito a corredo da inserire, mediante l’apposito jack di connessione, nell’apposito foro allocato posteriormente ai due trasformatori.

Iniziamo con il dire che anche il set delle dieci valvole a corredo (cinque per ogni monofonico), richiede un ulteriore e specifico cartone, nel quale i fortunati acquirenti troveranno:Cary Audio CAD 805

  • quattro valvole 6SN7 (un doppio triodo che mi è sempre stato particolarmente simpatico) dedicate alla stadio di Input e Preamplificazione in tensione;
  • due arcinoti triodi a riscaldamento diretto 300B che fungono da Driver delle finali di potenza;
  • due triodi di potenza 845 per lo stadio d’uscita;
  • due triodi di potenza 211 alternativi all’impiego delle 845 e installabili previo uno swhitch dell’apposito commutatore posto sullo chassis dei monofonici.

E in realtà vi è anche un quinto tipo di valvola, ma premontata che si svelerà all’accensione fungendo da nostalgico VU-meter di antica memoria con il suo suggestivo occhio magico di color verde posto sul frontale.

Ovviamente intuendo già la grande curiosità dei più, dico subito che si tratta tutti di tubi termoionici di chiara fattura cinese dove però parlando delle Driver 300B e delle Finali di potenza 845/211 sono oramai sostanzialmente le uniche disponibili di attuale produzione e con convinzione affermo anche, magari tirandomi addosso le ira funeste di molti, assolutamente efficaci e ben suonanti.

D’altra parte su elettroniche di questa levatura pensare di legare la sonorità di ogni singolo ampli alla contingente disponibilità di valvolame al momento della produzione, sarebbe insensato dal punto di vista economico, non corretto nei confronti dei clienti e soprattutto negherebbe l’eterno gioco del provare e sperimentare la sostituzione e la differenza di sonorità tra vari tipi  di valvole che il valore di queste elettroniche quasi impongono, specie parlando delle preamplificatrici 6SN7.

Parlando un po’ di numeri iniziamo con il dire che a causa della loro corpulente fisicità, scordatevi le ordinarie collocazioni  su parete attrezzate e sugli  arredamenti essenziali e/o con linee slim oggi tanto in voga.

Il loro peso di circa 40 Kg e la profondità di oltre 60 cm impongono soluzioni affidabili se non proprio ad hoc, specie parlando del calore che dissipano, perché discutiamo pur sempre di elettroniche valvolari che lavorano in vera “Classe A” e che quindi impongono un adeguata ventilazione.

Con il loro 1V di sensibilità nominale in ingresso, i 20-20.000 Hertz ± 0,75 dB di banda passante (ma in realtà ben di più nei canonici -3dB di misura standard) e i 50 Watt di Potenza nominale esibiscono, in bella mostra, i due case cubici dedicati alla protezione dei due trasformatori di tipo EI lamellare (responsabili in buona parte dell’importante peso nonché in larghissima parte della qualità musicale di qualunque ampli valvolare) dedicati rispettivamente uno all’alimentazione e l’altro ovviamente a realizzare lo stadio d’uscita verso i diffusori, con un avvolgimento secondario a tre distinte uscite da 4 – 8 – 16 Ohm.

E a tal proposito mi permetto solo di aggiungere che al di là della versatilità di interfaccia con le tre uscite d’Impedenza, la vera cartina tornasole della grande bontà del trasformatore d’uscita e data proprio dalla capacità di estensione in alto esibita dalla Larghezza di Banda, che quando non vi è la complessissima e laboriosa tecnica d’avvolgimento con avvolgimenti primari e secondari incrociati e accoppiati in modo particolare e certosino (per ridurre le capacità parassite che fungono da maligno by-pass per le altre frequenze), molto difficilmente si riesce a superare la soglia superiore dei 15 KHz e buonanotte a tutto il set di armoniche superiori che costituiscono la premessa irrinunciabile dell’agognata correttezza timbrica fatta e costituita dell’indispensabile corredo armonico alle “fondamentali” di qualunque strumento acustico.

Una complessa tecnica di avvolgimento che non essendo compatibile con alcun processo di automazione, comporta purtroppo costi elevatissimi oltre al consistente “materiale” (lamierini e rame) imposti dalla circostanza che parlando di un Single-Ended interessato dall’elevata corrente di polarizzazione della Classe A delle finali di potenza, devono essere ampiamente sovradimensionati rispetto ad un trasformatore destinato ad un ampli Push-Pull, per non incappare in fenomeni di precoce “Saturazione Magnetica” e conseguente perdita di Dinamica.

Completano l’estetica di questi raffinatissimi oggetti la presenza di quattro elettrolitici da 1.500 µFarad, il tasto di accensione, quello di stand-by e le due manopole (forse in stile un po’ kitsch) dedicate una alla commutazione del tipo di valvola finale montata e l’altra (che a me tanto me piace) alla regolazione del tasso di feed-back negativo da 0 a 10 dB.

Livello di componentistica, finiture, particolari e verniciatura (a meno di una piccola, accidentale ma veniale asimmetria di montaggio dello zoccolo della 300B su uno dei due monofonici) sono di ottimo livello e come la si vorrebbe su tutti gli oggetti HiEnd di grandi pretese.

 

Cary Audio CAD 805Ascolto

Fermo restando il mio solito e noto setup costituito da sorgenti analogico/digitali e preamplificatore valvolare, per l’occasione ho cercato di reperire quanti più possibili ed eterogenei diffusori possibile e dato che da sempre mi appartiene il cercare di sfatare i luoghi comuni, sono partito con il più improponibile degli abbinamenti: Ampli valvolare single ended – diffusori magnetodinamici Magnepan.

Rassicurato dalla circostanza che i monofonici in prova erano chiaramente già abbastanza rodati e dopo tanto faticare nel trasporto, posizionamento e connettorizzazione, con circa una mezz’oretta di indispensabile burning-up/preriscaldamento, mi sono letteralmente abbandonato all’ascolto dell’album di debutto “Frank” dell’allora adolescente e ora compianta Amy Winehouse.

Da subito la seduzione della voce impressiona nel riportare la straordinaria interpretazione della cantante, arricchita dal notevolissimo e ricercato spessore timbrico degli strumenti che travolge con le atmosfere in stile Jazz Contemporaney R&B.

Qui ritrovo intatte e sublimate a livelli eccellenti le caratteristiche musicali al quale le mie amate isodinamiche Magneplan (attaccate sulle uscite a 4 Ohm dopo qualche prova anche su quelle da 8 e 16 Ohm) mi hanno nel tempo abituato.

Provo ad alzare il volume d’ascolto e cambio genere con l’album Oriental Bass del bravo Renaud Garcia-Fons ed ecco che, nei passaggi più energici e veloci, l’incanto si interrompe con una perdita di dinamica e di chiara intelleggibilità, tipiche delle situazioni da fiato corto e poca ciccia.

Al che mi dico:  OK ti è piaciuto giocare ma ora basta scherzare e passiamo alle cose serie dopo aver scolpito nella mia personale e virtuale agenda: Monofonici single-ended con magnetoplanari = matrimonio che non sa da fare.

Cambio registro e approfittando della prolungata quanto gradita presenza a casa mia delle Vienna Acoustics Haydn Grand Symphony Edition, detto fatto e ripasso lo stesso identico repertorio appena ascoltato.

Certo abbinamento sulla carta abbastanza improponibile visto il rapporto dei costi di 1 a 10, ma ritrovo le voci seducenti della Winehouse riproposte con la quasi medesime abilità e talento dei precedenti diffusori ma quasi cogliendomi di sorpresa, date le quasi lillipuziane dimensioni delle Haydn Grand ecco l’incalzare ritmico, la verve dinamica e ancor più la velocità e articolazione dei medio-bassi restituiti in modo assolutamente convincente.

La riproduzione assolutamente di grande spessore e raffinatezza mi avvince così tanto che mi attacco al telefono e supplico l’amico Andrea con il quale ci scambiamo vicendevolmente favori, di farmi avere per l’indomani le quattro valvole NOS Sylvania 6SN7 che  custodisce gelosamente.

E inutile dire che il pomeriggio successivo (dopo aver trascorso la mattinata ad ascoltare con grande soddisfazioni delle virtuose Whaferdale Pacific PL1 di facilissimo pilotaggio)  sostituite le originarie quattro Electro-Harmonix, regolata la manopola del feed-back negativo a 4/5 dB (quale ideale compromesso sonico  ed evidentemente anche di rapporto tra la Distorsione Armonica e quella d’Intermodulazione Dinamica) e cavalcando l’entusiasmo di provare le sue Klipsch Cornwall che quasi in modo eroico era riuscito a caricarsi nella sua Nissan, ci sediamo e per sgrossarci un po’ passiamo all’ascolto del godibilissimo album “Parachutes” dei Coldplay.

Be' se non fosse che sarebbe stato un po’ troppo auto celebrativo, avrei voluto fotografare e  pubblicare la silenziosa e quasi incredula occhiata di pura, allibita e compiaciuta sorpresa che si siamo scambiati all’istante.

Gusti musicali, preferenze, convinzioni  e storie audiofile completamente diverse ma che di fronte all’incredibile naturalezza e realismo di riproduzione del primo brano giocato tutto sul vocalist eccezionalmente ispirato, ci hanno lasciato letteralmente rapiti e ammutoliti.

Ed ecco quindi che il matrimonio perfetto: Ampli valvolare Single-ended + diffusori ad alta efficienza, incomincia a sfoderare gli incredibili numeri: fronte sonoro grande e arioso, plasticità del sound-stage, rigorosissima timbrica, notevolissimo spessore e coerenza tra bassi, medi e alti, delicato dettaglio, perfetta collocazione spaziale e magnifica intelligibilità di ogni strumento impreziosito dall’intero e rigoglioso corredo armonico.

Andando avanti quasi all’infinito e con incredibile entusiasmo sui più svariati generi musicali, colpisce l’empatia contagiosa e la godibilità a tutto tondo che la musicalità di questi Cary Audio riesce ad esprimere tanto che devo quasi farmi violenza per cercarne i possibili ed oggettivi limiti.

E solo con certi repertori sinfonici e rock/pop, ci si convince che certi ampli allo stato solido, quelli pero eccellenti e primi della classe, riescono ad essere concretamente più virtuosi in termini di “velocità”, estensione in basso su frequenze “telluriche”, con quel particolare talento nel restituire dettagli e risoluzione da primato.

Ma di fronte alla assoluta seduzione, alla disarmante naturalezza e al raffinato equilibrio tra voci e strumenti con il quale questi 805 AE riescono a porgere l’emozionalità musicale, mi rendo conto e convinco che ancor più che di limiti e debolezze, si tratta solo di un diverso, armonioso e quasi sublime modo di porgere la magia del suono e il fascino della musica.

Una musicalità capace di suscitare emozioni ancestrali, fortemente istintive e in grado di arrivare dritto e sparato alle corde emozionali più profonde.

E questa è una dote che solo rarissimi oggetti nell’intero mondo HiFi/HiEnd, riescono a fare.

 

Cary Audio CAD 805Conclusioni

A questo punto diventa quasi superfluo evidenziare che le straordinarie doti che questi Cary Audio 805 AE sanno esprimere, si accompagnano anche alla indispensabile necessità di accoppiarli a diffusori di medio/alta efficienza in grado di magnificare tali abilità, invertendo quella che dovrebbe essere la canonica regola del scegliere prima la “cassa” che meglio veste il nostro personale gusto e concetto di sound, in funzione anche e soprattutto dell’irrinunciabile binomio con l’ambiente d’ascolto e solo dopo scegliere l’idonea amplificazione.

Ma se nel vostro DNA audiofilo esiste già il carattere elettivo per il concetto di diffusore ad alta efficienza allora posso incondizionatamente garantire, per quanto mi riguarda, che ben poche altre alternative sono capaci di poter rivaleggiare seriamente con questi eccellenti monofonici Single Ended.

Senza voler cadere nell’inganno di false valutazioni di ordine etico e morale, dettate dalla crisi che attanaglia la nostra economia e le nostra quotidianità, i circa 15.000 Euro del costo di listino di questi superlativi Cary Audio 805 AE non sono pochi, specie mettendo in conto il possibile e auspicabile rolling delle valvole di dotazione e la necessità (dando per scontata la disponibilità delle sorgenti) di un preamplificatore di pari rango e classe.

Ma parliamo comunque di oggetti che meritatamente e senza ipocrita enfasi alcuna, ancor prima che essere un pezzo di storia dell’intera storia HiFi/HiEnd meritano di collocarsi a pieno titolo nell’Olimpo delle cose meglio suonanti in assoluto.

 

Postilla: di tutto un po’  …storia e tecnica.

La grande epopea dell’audio legato alla riproduzione musicale, nasce e si sovrappone perfettamente a quella delle valvole termoioniche, iniziata nei primi del ‘900.

Infatti il periodo esattamente prima della catastrofe costituita dalla 1^ Guerra mondiale, vide il nascere di questi strani oggetti derivati dalla lampadina Edison aventi la singolare caratteristica di permettere ad un  flusso di elettroni (per l’appunto chiamato “Effetto Edison”) di una corrente elettrica alternata, di scorrere liberamente nel vuoto e in un solo senso (facendo transitare quindi solo le semi-onde positive) e svolgendo le funzioni di diodi raddrizzatori con una, relativamente banale, funzione on/off (conduzione/non conduzione).

Ma cosa ben più importante, si scoprì che  modulando il flusso di elettroni e quindi la Corrente che scorre all’interno della valvola (dal Catodo verso l’Anodo detto anche Placca) mediante un segnale in Tensione “iniettato” su un terzo elemento interposto tra loro e chiamato Griglia (al pari della regolazione di un rubinetto idraulico che va’ a regolare la portata d’acqua), si realizzava per la prima volta l’Amplificazione in Tensione, elemento primo e irrinunciabile di qualunque elettronica e non solo audio.

In realtà fù solo quasi 40 anni dopo che si inizio a comprendere, studiare e risolvere concretamente tutti gli aspetti relativi alla fondamentale questione, prima d’allora sconosciuta e non ancora esattamente definita, dell’adattamento d’Impedenza tra l’uscita della valvola e i primi trasduttori magneto-dinamici (lì dove le prime avevano valori dell’ordine delle migliaia di Ohm e i secondi di 16 Ohm o poco più) rendendo possibile la realizzazione delle prime elettroniche seriamente definibili amplificatori audio.

E per superare tale forca progettuale, molto prima che il geniale Julius Futterman realizzasse nel 1954 il primo amplificatore valvolare O.T.L. – Output Transformer Less (senza trasformatore d’uscita), venne in aiuto quella bistrattata quanto in realtà straordinaria macchina elettrica che risponde al nome di Trasformatore.

Infatti con un Trasformatore di uscita realizzato mediante l’avvolgimento primario avente un valore di Impedenza (Resistenza ohmica + Reattanza induttiva) pari all’Impedenza d’uscita della valvola finale e l’avvolgimento secondario con un valore d’Impedenza pari invece a quello dei diffusori da pilotare (per lo più all’epoca di tipo magneto-dinamici,  caricati a tromba e di tipo ad alta efficienza/sensibilità), si concretizzò finalmente l’ideale trasferimento di Potenza (elettricamente parlando) e la realizzazione dei primi stage di amplificazione audio realmente efficienti e con pretese HiFi.

E prima che nel 1947, le configurazioni circuitali così dette in Push-Pull dell’arcinoto inglese Williamson prendessero il sopravvento in relazione ai loro vantaggi in termini di peso, efficienza  e rendimento elettrico, la prima vera tipologia di amplificatore audio valvolare di potenza, seppur con range di potenza alquanto limitati, fù proprio quella definita Single-Ended, rigorosamente funzionanti in “Classe A” (l’intero segnale nelle sue porzioni positive e negative, amplificato da un unico dispositivo attivo e/o valvola), con due o massimo tre interstadi di amplificazione, bassissimo o addirittura zero-feed-back negativo e un innato talento musicale tutto votato ad una rigorosa quanto seducente timbrica e al realismo scenico del sound-stage virtuale, come ancor oggi forse in parte sconosciuti a qualunque altra tipologia di amplificatore audio in seguito realizzato.

Oggi è quasi superfluo evidenziare che gli amplificatori valvolari Single-Ended, in funzione delle loro ridotte potenze, degli attuali diffusori anche magnifici ma ben distanti dai valori di efficienza e sensibilità dei trasduttori caricati a tromba, sempre avari di Potenza/Corrente per essere pilotati adeguatamente e ancor più perché realizzare trasformatori di uscita che essendo interessati come nel caso degli ampli S.E. da elevate correnti di polarizzazione statica devono possedere, oltre alle scontate caratteristiche di elevata Larghezza di banda e Coerenza di Fase dei cugini in Push-Pull, anche e soprattutto un elevatissima attitudine ad non andare in Saturazione magnetica, rappresentano sicuramente le cenerentole del mercato HiFi/HiEnd.

 

di Pino Di Prizio

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