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The Billiard Room

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Nascita di una passione "stramba"


cactus_atomo

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Correva l'anno 1969, a tutto pensavo meno che alle civiltà precolombiane. poi, non so come e perché, mi capitò un invito ad assistere ad una conferenza sulla civiltà Maya, in contemporanea con una mostra e con la presentazione della traduzione italiana dell libro di Thompson "La civiltà Maya". Il relatore era l'ambasciatore del Guatemala in Italia, di professione archeologo, che ha illustrato con competenza, chiarezza, fervore e passione i punti salienti della cultura Maya ed ha mirabilmente spiegato il loro calendario.
 

thompson_Maya


Per me è stata una folgorazione, dopo la conferenza ho visitato la mostra, mi sono accattato il catalogo della stessa ed il libro di Thompson, ed ho cominciato a frequentare la biblioteca dell'istituto italo-latino americano. la domenica successiva ero al Pigorini (museo preistorico ed etnografico) dove mi sono immerso nella sezione dedicata al centro e sud America. Da li un crescendo che non mi ha ancora abbandonato, ho comprato quasi tutte le pubblicazioni reperibili in italia, più materiale in lingua inglese e spagnola. Lo confesso, non ho preso nulla in tedesco, non ce la posso fare, anche le passioni hanno un limite, ho visitato tutte le mostre sull'argomento svoltesi a Roma ed anche qualcuna fuori, sono stato in Perù e Bolivia, Messico e Guatemala, splendido il museo antropologico di città del Messico, dove le prime sale hanno una struttura didattica che facilita la comprensione degli altri reperti, bello ma confusionario come quello del Cairo, il museo dell'oro a Lima.
 

Delusioni e rimpianti? Direi 4, un libro sulla scrittura Maya, prestato 20 anni fa e mai recuperato (purtroppo fuori commercio ed introvabile, lo avevo trovato, figlio unico di madre vedova, nello shop di un sito Maya in Messico), la grande mostra sui Maya a Palazzo Grassi (organizzata con logica da architetti, grande cura nella estetica delle sale, grandi slogan sui muri tipo "i Greci d'America) spiegazioni poche o nulle, ho dovuto illustrare io ai miei amici come funzionava il calendario Maya), non aver visitato in Messico la zona olmeca e in Perù la parte nord (Chavin e Cha Cha).
 

Cosa mi ha attirato delle civiltà precolombiane? Forse la loro diversità con noi, la difficoltà di comprenderle (un po' come le donne, che mi piacciono pure per questo), popoli dell'età della pietra capaci di costruire edifici imponenti, di avere conoscenza matematiche ed astronomiche superiori a quelle del resto del mondo coevo, di mettere in piedi una organizzazione sociale complessa e raffinata, di elaborare un sistema di divinità con più facce, noi abbiamo avuto solo Giano Bifronte, tutte le divinità della mesoamerica hanno caratteri multipli e opposti. Per non parlare del calendario, un misto tra solare e lunare.

maya_calendario 

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3 Comments


Recommended Comments

Re_Frain

Posted

“ho dovuto illustrare io ai miei amici come funzionava il calendario Maya“

Ora ce lo spieghi anche a noi come funziona :)

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  • Administrators
cactus_atomo

Posted

certo, appena torno dalla neve, ho in programm di proseguire il blog con compendi sulle principali civiltà della nesoamerica e del sudamerica, con calendario, sitemi di scrittura, organizzazione sociale e riti religiosi

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meridian

Posted

Argomento affascinante, nella mia gioventù ho letto qualcosa sulle civiltà Precolombiane, anche se sono rimasto a livello di curiosità. Aspettiamo tue nuove !!

saluti , Dario

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  • Inserimenti

    • paolippe
      By paolippe in The Billiard Room
         21
      Non vi sono forse altri esempi di energia pura, scaturita dalla disperazione, che così come in altri pochissimi casi (Van Gogh?) sia capace di generare nello spettatore, il più delle volte ignaro del substrato, uno stupore, una gioia sì pura, un'energia di segno opposto tali da costituire un dilemma, un paradosso dell'anima.
       
      La voce di un vecchio.
      Provate ad ascoltare "Transmission" o "The Eternal". L'estasi è pari all'iniziale sgomento. Non vi sono mai stati cantanti così profondi e gutturali come Ian Curtis. La voce di un vecchio. Un vecchio saggio però. Ma poi, guardando i suoi video, quella faccia pulita di ragazzino mai cresciuto, sposatosi a 19 anni con un'altrettanto giovanissima moglie, si rimane ancor più attoniti. Padre e madre di una bambina, poco dopo.
       
      Ma che razza di band sono stati i Joy Division?
      Totalmente al di fuori dei cliché tipici del rock conosciuto: drogati non lo erano... e nemmeno rudi e sporchi. Nessuno di loro aveva i capelli lunghi nè l'aspetto tipico del cosiddetto "rocker", ma nemmeno quello dissacratorio delle band punk, post-punk o new-wave che grazie SOLO a loro proliferarono negli anni successivi.
      I New Order, naturale epilogo musicale privo dell'inarrivabile poeta,  continuarono sulla medesima, strada, con una serietà ed una sobrietà musicale e comportamentale che ancora oggi stupisce. Mai un eccesso. Solo Energia. Allo stato puro! Musica neutra, così come le loro vite.
       
      E neutra è la prima canzone dove si riconosce il tipico sound Joy Division: "Leaders of Man". Ma le parole, si sa, per quanto ne siano state scritte tante, troppe su Ian Curtis e i Joy Division, sono totalmente inadeguate a descrivere questo fenomeno musicale. Questa meteora culturale. Siamo TUTTI debitori di Ian, Bernard, Peter e  Stephen.
      L'unico consiglio che posso darvi è di ascoltare a lungo il loro album più bello, quello postumo. Quel Closer che diede ai Joy Division, oramai sciolti, la notorietà mondiale che il povero Ian non avrebbe mai conosciuto. E che forse, non avrebbe mai voluto conoscere, per quanto sobrio sia comunque rimasto il loro "essere", per volere dei superstiti e della moglie di Ian, Debbie.
      Ma subito dopo l'ascolto di Closer, guardatevi il film "Control". Un'opera cinematografica immane. Una ricostruzione di una fedeltà disarmante della vita, dei luoghi e delle gesta di quattro ragazzotti che a loro insaputa e in pochi mesi, con due soli dischi, hanno cambiato per sempre lo stile rock conosciuto. I più influenti, a mio modesto avviso, assieme a Beatles e Pink Floyd.
      Un saluto affettuoso a Ian.
      L'unico eroe rock che con la sua disperazione sia riuscito ad infondere gioia, energia inesauribile e perché no... speranza, in tutti noi comuni e inadeguati ascoltatori.

      (prima pubblicazione 8 gennaio 2014)
  • I Blog di Melius Club

    1. joe845
      Latest Entry

      By joe845,

       

      Stavolta mi avventuro in un terreno insidioso, quello dei cavi di alimentazione. Se infatti, l’oggetto cavo (di segnale, digitale, di potenza) e la sua importanza nel risultato finale sono stati ormai abbastanza accettati e condivisi da quasi tutta la popolazione audiofila - con comunque alcuni irriducibili “cavo scettici” - quando si parla di cavi di alimentazione, l’avversità e la reticenza a riconoscere eventuali benefici aumentano di un bel po' anche tra le fila dei “cavofili” e devo dire che anche io, a volte, mi sono trovato di fronte ad oggetti la cui efficacia era quanto meno discutibile, o dubbia. 

       

      Il cavo di alimentazione nella riproduzione audio

      O meglio, sicuramente qualcosa, inserendoli in un impianto, cambiava, ma a volte, ai miglioramenti riscontrati si accompagnavano degli “effetti collaterali” assolutamente non graditi. Probabilmente il problema è dovuto al fatto che, nel caso di un cavo di alimentazione, le variabili in gioco sono ancor più numerose che non quelle interessate in un cavo di segnale e dipendenti da oggetti al di fuori del nostro controllo (ad esempio il circuito elettrico di casa). O forse si tratta solo di una certa avversione “filosofica” che porta a pensare a un effetto placebo al contrario, non sono pochi quelli che sentenziano “con km e km di rete elettrica cosa vuoi che faccia l’ultimo metro”.

      Insomma, per una ragione o per l’altra, il cavo di alimentazione è abbastanza bistrattato.

      Io, come dicevo, ho avuto esperienze altalenanti, ma siccome sono un inguaribile curioso, ho accettato volentieri di provare l’entry level (si fa per dire) di Neutral Cable, un marchio che conosco bene perché ho visto nascere e del quale conosco il “deus ex machina”, Fabio Sorrentino, con il quale ho più volte condiviso esperienze di ascolto e, in tempi remoti, anche di autocostruzione.

       

      Il cavo Eclipse di Neutral Cable

      Ma veniamo al sodo. Eclipse è, come dicevamo, l’entry level della serie che comprende anche i modelli Fascino Improved e, al top, Reference.

      Il cavo di alimentazione Eclipse, come gli altri cavi Neutral Cable, è costruito a mano con conduttori in rame OCC di purezza 7N isolati in polietilene con una sezione di 3 x 4 mmq (per fase, neutro e terra). Grande importanza è attribuita dal costruttore alla qualità del rame, alle sezioni e all'isolante dei conduttori.

      In luogo di conduttori isolati con semplice ed economico PVC (isolante utilizzato nei normali cavi dei ns. impianti elettrici) si è scelto l'utilizzo del polietilene che ha una costante dielettrica molto più bassa del PVC. Un altro aspetto che caratterizza tutti i cavi Neutral Cable è l'attenzione posta agli aspetti meccanici e vibrazionali dei cavi (Vibration Damping System) in quanto vibrazioni, risonanze o collegamenti meccanicamente non perfettamente saldi non consentono prestazioni ottimali. Nel caso del cavo di alimentazione Eclipse, i conduttori sono twistati in modo molto stretto e successivamente tenuti uniti e smorzati con strati di materiali come teflon e guaine in poliefina. I conduttori poi una volta collegati ai contatti vengono ulteriormente accoppiati ad essi mediante resine per formare un solido corpo unico conduttori - spina.

      Il cavo monta delle ottime IEC e schuko Furutech, rispettivamente FI-11 (CU) e FI-E11 (CU). Le spine Furutech sono molto solide e sorde, hanno il corpo dei contatti in composito nylon - fibra di vetro, mentre il resto della spina è in policarbonato molto spesso. Garantiscono una presa molto ferma solida, soprattutto la IEC si serra molto bene nella vaschetta.

      Insomma il cavo è molto ben fatto ed il prezzo finale è ben bilanciato rispetto al costo dei singoli componenti. Ma vediamo come va…

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      La prova in opera

      Avendo nel mio impianto i “soliti” tre pezzi (sorgente, pre e finale) decido di andare con ordine e cominciare la prova collegando il CD Yamaha CDS 1000. Tolgo quindi il suo cavo originale e monto l’Eclipse. Lo lascio andare qualche giorno senza ascoltarlo, dato che Fabio mi aveva detto che era appena stato “sfornato”, poi comincio.

       

      Il primo approccio non è proprio convincente, facendo le varie sostituzioni utilizzando tutti i CD test che uso normalmente, non è che senta sto granché. Provo anche, ovviamente, a girare la fase, ma il risultato non cambia. Boh. (ma poi ci ritorniamo) ?

      Un po' deluso provo a lasciar perdere il CD e cominciare il test sul preamplificatore: ooohhhhh, ora sì.

       

      Qui l’apporto dell’Eclipse si sente eccome. Innanzitutto tutto (scusate la ripetizione) diventa più silenzioso, il “tappeto” del rumore sembra essersi abbassato di qualche dB. Capisco che sia difficile da immaginare “se non sta suonando niente cosa vuoi che si senta?” direte voi. Vero, ma comunque, almeno nel mio caso, con pre e finale equipaggiati con triodi DHT, qualcosina, magari appoggiando l’orecchio, si sente sempre. Ecco, con l’Eclipse, questo “tappeto” si sente molto meno.

      Facendo poi partire il cd arriva il resto. I contorni degli strumenti sono più netti, e anche più regolari, più spaziati. Ci sono più armonici, le “code” sono più ricche di informazione; forse è questo il parametro che più si avvale dell’ingresso del nuovo cavo, c’è più ricchezza, sia in alto che in basso, su tutta la gamma udibile. In particolare l’alto, oltre che più ricco e materico, mi sembra anche un minimo più esteso. Occhio che non voglio dire che sia un cavo chiaro. Non sposta l’equilibrio tonale ma sembra più far emergere qualcosa che già c’era ma rimaneva un po' nebuloso.

      Poi c’è la dinamica. Anche in questo caso il miglioramento è facilmente avvertibile, seppure in misura leggermente minore rispetto alla timbrica e alla ricchezza armonica. In generale c’è più energia e forza, sembra che il sistema suoni un po' più forte.

      Passando all’utilizzo sul finale non posso che confermare le doti fin qui osservate, forse con un pelino in meno di intensità ma l’approccio rimane, ovviamente invariato.

       

      151600440_Ecl2.jpg.b8842e4eb11850d636bfceb87656c286.jpgUna cosa che voglio sottolineare e che, contrariamente a quanto mi è successo con altri cavi di alimentazione, che miglioravano alcuni aspetti, magari estremizzandoli, ma ne peggioravano altri, con l’Eclipse l’equilibrio del sistema rimane il medesimo, quello che avete scelto nel corso dello sviluppo del vostro impianto, vengono solo esaltati aspetti che, con il cavo “normale”, erano un po' “nella nebbia”, poco a fuoco insomma.

      E questo per me è uno dei migliori complimenti che possa fare a un cavo di alimentazione.

       

      Ma c’è un ma. Torniamo al CD, perché il fatto che non si sentisse quasi nessun effetto mi era rimasto un po' sullo stomaco. Non tanto per il cavo in sé stesso quanto per la credibilità delle mie orecchie (perché non sentivano grandi cambiamenti, positivi o negativi che fossero?) quindi ne facevo un caso personale.

      Caso volle che, per altri motivi, un bel giorno mi trovo a spostare alcuni cavi e quindi provo ad utilizzare il cavo originale del CD su un altro oggetto, ma la spina IEC non entra. Ma che è? Provo e riprovo ma niente… guardo bene e mi accorgo che la spina IEC presente sul cavo originale Yamaha non ha il conduttore centrale della massa. Non solo non ha il conduttore, non ha proprio il foro!! (e infatti il cavo, in un'altra presa IEC, non entrava). Di conseguenza il CD Yamaha non ha il collegamento di massa (deve funzionare col doppio isolamento)  e probabilmente è questo che rendeva l’intervento dell’Eclipse così poco efficace.

      Ottimo, le orecchie ancora funzionano e il cavo è discolpato. ?

       

      Conclusioni

      Il cavo di alimentazione Eclipse di Neutral Cable, è un ottimo prodotto, svolge la sua funzione migliorativa senza apportare stravolgimenti all’equilibrio del vostro sistema e lo fa a un prezzo che, pur non basso in senso assoluto, lo è se rapportato al materiale utilizzato (non devo esser io a dirvi che solo di spine Furutech ci sono un bel po' di soldini.).

      Nel mio sistema la “posizione” che ha dato il risultato più evidente è stata quella sul preamplificatore, leggermente in secondo piano sul finale, la sorgente è stata un caso a sé, come già spiegato. Se siete in fase di completamento e affinamento del vostro impianto, tenetelo ben presente perché è veramente un buon valore aggiunto.

    2. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       

    3. INGRESSO.thumb.JPG.96b89f760d250b9e7058bd6fe8b766e5.JPG

       

      La vera magia che compie il Carnevale è quella di fermare il tempo: almeno per qualche giorno si può dimenticare il quotidiano e lasciarsi trasportare in un mondo fantastico, ritornare bambini inventarsi battaglie a colpi di coriandoli e volare con la fantasia in quei mondi fatti di streghe, elfi, draghi, fate, creature misteriose che evocano personaggi mitologici o del futuro che viaggiano nel nostro inconscio: DES MONDES FANTASTIQUES!

      Questo è stato il tema dell’ 86esimo Carnevale di Menton durante la tradizionale e celebre Fête du Citron che ha richiamato una gran folla entusiasta un po’ da tutto il mondo.

      Domenica eravamo 240000 e, alla fine, tutti eravamo cosparsi di “confettis” (coriandoli). Moltissimi i controlli e massiccia la presenza dei gendarmi ma,  più importante ed evidente, era la voglia di fare festa e divertirsi tutti insieme... no, non c’erano gilets jaunes ma tanti...citrons jaunes che, volentieri,  giocavano e si facevano fotografare soprattutto con i bambini. La temperatura era quasi estiva, il sole splendeva e, nel cielo, neanche una nuvola! Dopo la burrasca dei giorni scorsi, anche il mare si era calmato. La scenografia era quindi perfetta!

      Prima di partire con le foto delle cartoline, però, leggete il lato B, quello che vi racconta qualcosa sulle origini e la storia di questa bella festa, e probabilmente scoprirete qualche notizia interessante. Buon divertimento!

       

      #############################

      L’idea del Carnevale a Mentone, fino allora legato a quello di Nizza, è venuta all'inizio del 1900 ad opera di alcuni albergatori che volevano alimentare e intrattenere i villeggianti durante la stagione in cui era tradizione che re, principi, nobili, imprenditori, artisti e ricchi borghesi venissero su “la Côte” a trascorrere qualche salutare settimana al mare cercando anche di curare quel triste mal sottile che era la piaga del tempo. 

      Il Carnevale di Nizza, antichissimo e risalente addirittura al XIII secolo, era l’appuntamento ideale con la sua famosa Parade e i fantastici fuochi artificiali che chiudevano i festeggiamenti . Anche la regina Vittoria partecipò alla manifestazione nel 1882. 

      Una simpatica curiosità: durante questo periodo, nella seconda serata, si svolgeva una famosa e attesa gara, retaggio genovese, che era chiamata dei “Moucouleti”.

      In realtà, come racconta la storia, questa serata presentava un gioco molto divertente dedicato agli innamorati: i giovani tenevano in mano una candela accesa mentre le ragazze la portavano ugualmente ma tenendola, con la mano alzata, sulla testa. Il combattimento consisteva nel cercare, soffiando, di spegnere a vicenda la candela degli avversari mantenendo accesa la propria. Anche le ragazze cercavano di spegnere quella di quei corteggiatori che non gradivano o quelle delle rivali. Quelli che riuscivano a mantenere il moccolo acceso cercavano poi di spegnere quello della ragazza di cui erano innamorati: se ci riuscivano avevano in premio il bacio della fanciulla amata.

      @

      Intanto, nel 1929, quando si diceva che Mentone fosse il primo produttore di limoni del continente, un albergatore decise di allestire una Mostra di Fiori e di Agrumi  nel giardino dell’Hotel Riviera. L’esposizione riscosse un notevole interesse tanto che, a poco, si sviluppò sempre di più arricchendosi di carretti decorati di agrumi, piante di agrumi e bancarelle disseminati qua e là per la cittadina con graziose majorettes abbigliate in costume. 

       

      Finalmente, la vera FÊTE du CITRON nacque nel 1934 e diventò una manifestazione indipendente dal Carnevale di Nizza, offrendo un proprio défilé “al limone”!

      Nel 1936 apparvero  i primi  manifesti e la Festa si trasferì nei pressi del Casinò, nei giardini pubblici Biovès: qui nacquero le prime creazioni con l’utilizzo di 10000 limoni e 12000 arance: il tema era un omaggio al territorio.

      .

      Da allora, ogni anno, in autunno, viene deciso il tema per il prossimo Carnevale, tuttavia, come succede per tutti gli eventi, alcuni anni sono stati felici e altri meno sia per cause climatiche (anni di forti piogge e addirittura neve nel 1956!) che politiche, come il 1991, soppresso per motivi di sicurezza a causa della guerra del Golfo.

      Ecco le tappe principali e alcuni dei temi importanti che sono stati sviluppati nel corso degli anni passati:

      Nel 1959 gli agrumi dei carri non vengono più infilzati in lunghi spilloni ma ancorati e legati tra loro per mezzo di elastici. Quest’anno ne sono serviti 750000!

      Nel 1973, in omaggio a Jules Verne e allo sbarco sulla luna, il tema è stato: “Dalla Terra alla Luna”; a Jules Verne si ritornerà nel 2013 con “ Il giro del mondo in 80 giorni”.

      Dal 1995 al 1999 i temi sono dedicati agli eroi dei fumetti : Asterix, Obelix, Tintin, Lucky Luke, personaggi di Walt Disney e del film “Fantasia”.

      Nel 2000 sfilano per la prima volta i carri di agrumi articolati nei movimenti.

      Nel 2002 il tema è italiano : Pinocchio.

      Molte edizioni, invece,  hanno scelto temi geografici che spaziano nei viaggi e vanno dalla Cina all’India, a regioni europee e grandi isole.

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      Occupandoci di questioni più pratiche, viene spontaneo domandarsi da dove vengano ben 140 tonnellate di agrumi, quantità impossibile per un comprensorio così piccolo... E poi, se i limoni di Mentone sono così speciali e pregiati, perché sciuparli nella creazione dei carri? E dove finiranno alla fine del Carnevale?Chi li fa e chi li disfa?

      Eccomi qua a cercare di dare una risposta a queste domande che io, come voi, suppongo vi siate posti!

      Allora, da quel che ho saputo, nessuno degli agrumi impiegati proviene dal territorio e neppure dalla Francia! Arrivano in maggioranza dalla Spagna, dal Marocco e, forse anche un po’ dall’Italia e altri Paesi del Mediterraneo. Delle più di 140 tonnellate, acquistate dal Comune, 100 servono per decorare il Jardin, la cui visita costa 12€ e che ospita le strutture immobili. Un po’ più di 30 invece servono per allestire i carri della sfilata ( per assistere i costi vanno dai 10, in piedi ai 25 €, seduti in tribuna) e il restante per risistemare quelle che, nel corso di quindici giorni, periodo della durata della manifestazione, si deteriorano. Alla fine, quando si smontano gli allestimenti, gli agrumi vengono svenduti, per pochi euro, in sacchetti che le famiglie acquistano ( ma solo in parte, circa 6 o 7 tonnellate), per divertirsi creando giochi per i bambini o dilettandosi, a loro volta, in piccole creazioni. Uno dei giochi più comuni è quello di creare piramidi e, sempre con gli agrumi, bombardarle per vedere chi riesce ad abbatterne il maggior numero.

      Va detto che questi agrumi non sono di grande qualità e che, difficilmente si sarebbero venduti perché magari trattati con prodotti non conformi alle norme relative all’alimentazione. Restano comunque dubbi su altri eventuali usi.

      Dalla preparazione allo smantellamento, ogni anno, vengono assunte dal Comune centinaia di persone tra cui molti studenti e pensionati che si avvicendano nei vari compiti.

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      Adesso però divertitevi e rilassatevi guardando un po’ di cartoline che arrivano fresche fresche dalla festa del 24 febbraio scorso! Alla sfilata però, lo vedrete, non c’erano solo i carri di agrumi, 10 in tutto, ma parecchie altre attrazioni si susseguivano con performances di acrobati e artisti di strada, animali gonfiabili giganti, danze tipiche eseguite dalle simpatiche e bellissime rappresentanti dei Territori d’Oltre Mare, dame e cicisbei della Commedia dell’arte, violiniste, robot, maschere varie, velocipedi, carri meccanici di mostri  giganteschi che sparavano neve e coriandoli o che sbuffavano fumo dalle narici... Fantasie oniriche di ogni età e di ogni tipo...senza tempo, insomma, come le mie cartoline!CA3.thumb.JPG.3afa2e46908c76f0e59b25d76283c265.JPGCA4.thumb.JPG.c6858f40433065d8e276d242cd62156f.JPGCA5.thumb.JPG.98077b8241b9b351262ff0b891ee259a.JPGCA7.thumb.JPG.29bf76c49f543035cf6d648deaab51d0.JPG

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      .

      Purtoppo la mia carrellata finisce qui, con la Chimère... lo spazio è tiranno e io avevo ancora un po' di cartoline... vedremo se mi sarà possibile inserirne altre prima o poi...per ora restano alcuni spazi vuoti...Peccato!

      BUON CARNEVALE A TUTTI!!! 

      IMPORTANTE! Sono riuscita a postare qui sotto, in altri post successivi...  ?

       

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