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  1. 30 points
    1980 Ho appena compiuto 18 anni ma al Salone Internazionale Della Musica a Milano ci vado in treno. I primi soldi guadagnati con un "vero" lavoro durante l'estate ho deciso di investirli in hifi, Per la patente ci penseremo in autunno. E' il mio secondo SIM. Dopo il primo, un po' controcorrente, ho comprato una "piastra di registrazione" JVC KD10 e una cuffia, adesso ho anche l'amplificatore, Sanyo, mi mancano le "casse", vado al Sim per questo, con un discreto gruzzolo a disposizione per l'epoca. La fiera audio numero uno in Europa regalava emozioni che solo chi ha vissuto il periodo può capire. Il Munich High End attuale non rende l'idea, allora quello che vedevi potevi (forse) permettertelo. Le cose realmente fuori dall'ordinario si contavano sulla punta delle dita: "Questo non potrò mai permettermelo" così dissi a Franco quando mi rese noto il costo dello Snail Project. Le esagerazioni che possiamo vedere nelle manifestazioni audio attuali hanno alzato l'asticella su livelli impensabili allora. Ma vedere lo Snail per la prima volta in tutta la sua Leonardiana magnificenza mi lasciò senza fiato. Il legno massello, rivalutato al punto di essere utilizzato anche per gli involucri delle induttanze del crossover, per le manopole e in ogni altra parte potesse avere un significato, l'ottone lucidato dei chiavistelli che ricordava parti di antichi velieri, le forme visionarie, l'aspetto realizzativo di altissimo artigianato ponevano questo manufatto ad un livello mai raggiunto nel settore.La contrapposizione alla freddezza funzionalità del design Giapponese e alla massiccia e muscolosa produzione USA facevano risaltare al Sim del 1980 l'eleganza tutta Italiana del capolavoro di Serblin. Questo era Franco Serblin. Valerio, questa è la realizzazione del mio sogno, mi disse Franco, sono consapevole che non mi farà guadagnare, e se hai pazienza un anno o due ho grandi idee per portare la bellezza di queste forme nella casa di molti appassionati, ho già in mente il nome del prossimo prodotto, costerà circa un milione di lire la coppia, si chiamerà Parva, e il nome dell'azienda sarà Sonus Faber, ma questo per il momento non dirlo a nessuno. Fu così che diventai forse il primo cliente ufficiale di Sonus Faber, acquistai la mia coppia di Parva, i cui piedistalli ricordavano molto i "bracci" dello Snail. Molti anni dopo Franco mi telefonò per chiedermi se per caso ancora fossi in possesso delle sue "casse" e alla mia risposta positiva mi chiese di ricomprarle! Fammi questo piacere, devo accontentare il mio distributore finlandese che a sua volta deve accontentare un collezionista: a malincuore lo accontentai. Alcuni anni fa ho avuto l'opportunità di acquistare uno dei 10 esemplari di Snail realizzati, il numero 2. Anche il numero 1 è in Italia, il possessore mi dice che l'assorbente acustico all'interno del mobile del sub woofer è costituito da migliaia di piccoli batuffoli in cotone, quelli usati dai dentisti per capirci, sì perché Franco allora di mestiere non costruiva diffusori ma utilizzava il trapano per altri scopi. Quando la passione divenne mestiere e mi chiamò per riprendersi le Parva, lo andai a trovare nella sua casa in collina, arrivando con un po' di anticipo mi ricevette il nipote "dieci minuti e arriva, è andato a ritirare il primo lotto di un nuovo diffusore che uscirà a settembre, si chiama Minima, vieni che ti faccio sentire che meraviglia". Così aiutai Franco a scaricare dalla Lancia Delta con i sedili ribaltati il primo lotto di mobili delle splendide Minima Monitor. Vieni in giardino che ti faccio vedere il palo della cuccagna. Era davvero simile ma con una scaletta appoggiata e una piccola piattaforma sopra. Vedi, qui facciamo le misure in aria libera... Hai portato le Parva? Grazie mi hai fatto un grande favore, vieni che ti mostro lo stampo che usavo per formare la membrana in Kevlar del woofer. Adesso ho trovato dei partner che producono quello che gli chiedo quindi non li faccio più io i woofer, proprio ieri ho conosciuto un'azienda ancora poco nota, la Skaanings, che mi ha promesso un woofer con caratteristiche straordinarie, lo voglio abbinare a un passivo KEF, hai presente? Poi ho delle idee particolari sul crossover, roba mai tentata prima. Questo era Franco Serblin. Cosa è lo Snail Project. Il nome sta a indicare l'arco temporale enorme che trascorse dall'idea alla definizione. Franco concepì il sistema subwoofer-satelliti molto prima che le grandi aziende lo estraessero dal cilindro, ma lo concepì a modo suo. La struttura si compone di un grosso e pesantissimo mobile in legno massello di una essenza (almeno nella prima produzione) il cui uso al giorno d'oggi è assolutamente proibito, che funge, oltre che da contenitore per i due woofer, da struttura di supporto per i due bracci che paiono realmente progettati da Da Vinci, atti a sostenere i due satelliti. I bracci possono essere regolati sia in estensione che in inclinazione, e credo che questo sia l'unico sistema di questa foggia mai realizzato anche negli anni successivi. La parte superiore del mobile ospita anche il crossover passivo per la divisione della gamma medio-alta, mentre tra woofer e satelliti fu prevista una divisione "elettronica". Il crossover a vista (dotato di un coperchio sempre in legno massello) di splendida realizzazione, utilizza varie parti in legno per il bloccaggio delle induttanze ed è completato da una coppia di deliziose manopole di attenuazione sempre in massello. Le griglie di protezione, sia dell'unità sub che dei satelliti, sono costituite da una moltitudine di piccoli listelli della stessa essenza dei mobili. L'evoluzione di questa particolarità estetica sono stati gli elastici, avete presente?, imitati da molti altri costruttori di prestigio. I bracci sono settabili tramite una serie di chiavistelli in ottone lucidato, una parte di questi incorpora un occhiello per il passaggio del grosso cavo Monster Cable forse gli unici cavi "fuori standard" disponibili allora. La costruzione è spettacolare, all'epoca nulla si avvicinava a questo livello realizzativo. La componentistica era forse il meglio disponibile allora, tutta JBL. Nonostante l'età, le evoluzioni tecnologiche e dei materiali, lo Snail suona ancora dignitosamente. La gamma bassa, non particolarmente profonda, è frenata e naturale. La gamma medio bassa è forse la parte migliore del capolavoro di Franco, asciutta, tesa, con un piacevolissimo effetto di punch "live". Discreta la gamma media, leggermente nasale su alcune voci, in particolare femminili, tiene il passo del resto sulle voci maschili. Ottimi gli strumenti a fiato, dinamici al punto giusto. Gli alti utilizzano la famosissima ogiva JBL con i noti pregi e difetti. Ma, ovviamente, il valore collezionistico dello Snail prescinde dalle prestazioni sonore, una Ferrari GTO non viene acquistata per le sue prestazioni assolute. Franco Serblin è stato un appassionato che ha creato un mito, ha spianato la strada a molti altri costruttori nazionali, ha reinventato con l'impiego del legno massello il modo di costruire diffusori acustici, ha creato dal nulla un marchio che è diventato un riferimento mondiale. Una serie di vicissitudini e veti dopo aver ceduto il marchio lo ha tenuto lontano qualche anno dal mercato ma appena ne ha avuto l'opportunità vi è rientrato con prepotenza questa volta facendo del suo nome e cognome un brand. Tornando un attimo con nostalgia ai rapporti personali dopo molti anni ho ricevuto una mail che diceva più o meno così: Ciao Valerio, ho visto che vendi Mundorf, ho bisogno di alcuni componenti per un nuovo progetto perché la storia non è ancora finita.
  2. 25 points
    Ci fu un tempo in cui “farsi l’impianto stereo” era il sogno di tanti. Era indubbiamente un tempo ormai abbastanza remoto, ma al di là del dato oggettivo temporale (erano gli anni '70) il vorticoso modo di fruire della tecnologia nell’era digitale ha consegnato quell’epoca in un tempo forse ancora più remoto. La memoria umana di quel tempo può tornarci utile ma forse ancora di più contano le testimonianze scritte che ci pervengono dalle riviste del tempo. Leggerle oggi senza un briciolo di contestualizzazione è un cimento abbastanza sterile. Il trentenne di oggi con l’iPhone in tasca trova sicuramente ostili certi dati tecnici che venivano sciorinati con gran risalto sulle prove delle varie riviste, Suono, Stereoplay, Audiovisione e tutte le altre, che all’epoca popolavano le edicole, e che a vario titolo meritano oggi quanto meno di essere ricordate. (solo una è sopravvissuta). Appare strano come dei diagrammi polari di emissione o delle curve di distorsione in funzione della frequenza, potessero costituire argomento di discussione tra appassionati. Molti prodotti che all’epoca venivano incensati vengono oggi considerati, alla prova dei fatti, delle “sole” o poco più. Tanti altri che invece venivano all’epoca snobbati hanno trovato nuova vita e considerazione, e sono assai ricercati, indipendentemente dal loro prezzo originario. Un ampli Philips di fascia bassa può oggi essere considerato un campione di buon suono: all’epoca veniva liquidato in un certo senso per quello che realmente era, ovvero un onesto prodotto abbastanza economico che poteva trovare collocazione a casa di chi non se la sentiva di investire maggiori somme per i marchi giapponesi, per non parlare dei cosiddetti “mostri sacri”, ovvero i classici Marantz, McIntosh, Harman Kardon, e pochi altri, che andavano a costituire una sorta di Gotha dell’hifi, che nessuno osava mettere in discussione, e pochi, pochissimi avevano la fortuna di poter ascoltare se non in quei dimenticati templi dell’hifi che erano i negozi specializzati. Quei templi avevano una sorta di aura di sacralità, seriosi, spesso con una saletta d’ascolto al piano di sotto, rivestita in moquette e dall’atmosfera vagamente magica, anzi: realmente magica! All'estero. In altri paesi la critica era decisamente più obiettiva e spesso valutava le prestazioni non solo sulla misura della potenza erogata e/o della distorsione armonica (per gli amplificatori)…o della risonanza fondamentale in cassa e la sensibilità (per i diffusori). Il discorso vale per tutti i prodotti hifi, nessuno escluso. Negli anni 70 la rivista francese “Revue du Son” pubblicava dei test ben approfonditi dal punto di vista tecnico, con spiegazioni e considerazioni circuitali che le nostre riviste si sognavano. In quegli stessi anni la rivista inglese Hifi Choice parlava liberamente del suono degli apparecchi, e così tante altre riviste inglesi, americane, tedesche. Ma tra il criterio moderno di valutazione che si avvale delle esperienze di ascolto condivise in rete e quello di allora, basato sulla presunta oggettività dei parametri riscontrati c’è qualcosa in comune? Mah, così, di acchito direi solo la foga tipicamente umana di “beccare” il prodotto giusto tra mille altri. Che all’ascolto gli apparecchi potessero spesso tradire le aspettative indotte dai dati tecnici rilevati, in certi paesi dove la cultura dell’hifi era più radicata e di alto lignaggio, era cosa nota da diverso tempo. In Inghilterra per esempio si scrivevano pagine sui giudizi di ascolto degli amplificatori quando qui da noi vigeva indisturbata la formula “Sul suono non ci esprimiamo, poiché il discorso sarebbe troppo lungo”. Non mi sono mai levato dalla testa il dubbio che tale modo di liquidare la questione fosse figlio della paura di infastidire gli importatori-inserzionisti, che costituivano una bella fetta degli introiti di quelle riviste.. Quel modo di giudicare (o non giudicare) fece nascere nei lettori italiani la particolare capacità di saper leggere tra le righe. Basta prendere dallo scaffale, diciamo, una rivista qualsiasi dal 1971 al 1980, e non sarà difficile trovare delle chiose seminascoste del tipo: “all’ascolto questo amplificatore non ha rivelato particolari difetti, forse solo in certi momenti di pieno orchestrale si nota un certo appiattimento”…. E il lettore italiano (obbligatoriamente smaliziato) interpretava: “Evidentemente le capacità di filtro e il trasformatore sono scarsi”. Oppure ancora: “all’ascolto con dei famosi diffusori di grande qualità e bassa sensibilità l’ampli se la cava abbastanza bene”…ed ecco che il lettore interpretava: ”Accidenti! Riesce a pilotare anche le AR 3a!”, ma poi non erano rare le diatribe su quale potesse essere quel diffusore: magari potevano essere le Dahlquist DQ10? O magari le B&W DM6? Oggi come oggi non ci facciamo caso e siamo abituati a leggere sulle vecchie riviste questi commenti che ben poco avevano di utile, mentre tutto si rimandava ai dati tecnici rilevati. Ma perché tanti misteri? Perché non dirci quali fossero quei diffusori di così alta qualità, famosi e di bassa sensibilità? La risposta probabilmente l’avete già letta più su: non si voleva indispettire l’inserzionista pubblicitario che importava “le ALTRE casse famose e a bassa sensibilità”. Insomma: spezziamo una lancia per questi poveri appassionati di lunga data che siamo noi ex ragazzi degli anni '70. Riuscire a farsi un idea dalle riviste era veramente un impresa disperata. Ma nonostante ciò, rimpiango i tempi in cui ci si portava a casa dell’amico il proprio apparecchio per compararlo al suo. Anche se spesso quelle sessioni di ascolto risultavano disastrose per il nostro morale. Alzi la mano chi non rimase di stucco ad ascoltare gli impianti “tutto Grundig” dell’amico il cui padre aveva imposto l’acquisto Grundig, perché aveva ancora in mente la qualità delle fantastiche radio a valvole prodotte a Furth negli anni 50 e 60! La verità è che pochissimi “ragazzi degli anni 70” all’epoca compravano Grundig. Tale marchio veniva dipinto sempre con sufficienza, malgrado l’oggettività dei buoni dati tecnici rilevati. Ma in fondo bastava il fatto che i Grundig del tempo non erogassero mai più di 30 watt a farne degli apparecchi che “sicuramente troveranno negli appassionati del marchio un valido approdo”. Ed era come dire: se siete così “matusa” (termine ormai desueto, usato negli anni 70 per definire gli anziani, anche solo di mentalità) e imbecilli da pagare 350.000 lire un integrato da soli 30 watt per canale, quando un Pioneer o un giappo qualunque per gli stessi soldini ve ne dà 60, allora questo è l’apparecchio per voi. Oggi. Spesso si dice che l’epoca attuale ricorda il “basso impero”, se non l’”alto medioevo”. Per molti aspetti credo ci sia del vero. Ma per quel che riguarda la stampa hifi di 40 anni fa sento di poter dire che un vero medioevo era proprio quello! Come dici? La stampa degli anni 80 e 90 era però tutt’altra cosa? Be', sì: è vero. Interi plotoni di scrivani sciorinavano articoli pseudofilosofici che qualunque prof. avrebbe bollato come “fuori tema”. Un esempio senza andare a copiare: “La consistenza materica che questo lettore sa donare alle sfumature più sottili e la sua trama raffinata, ne fanno quasi un oggetto di culto: qui non si parla più di realismo della riproduzione, ma della reale capacità di ricreare la magia dell’evento dal vivo” Scusi: ma di che c…o sta parlando? Se poi andiamo a vedere altri test di apparecchi concorrenti, troviamo le stesse parole ma ordinate in modo diverso, come se fossero state tirate fuori da un bussolotto dopo averlo agitato. C’è da dire però che le foto a colori erano assai suggestive…(!) Permettetemi: è un vero miracolo se oggi siamo qui a parlare in termini deontologici del “vintage” cercando di fare slalom tra il sacro e il profano, andando di fatto a costituire la categoria degli appassionati hifi “nostalgici”, alla ricerca di qualcosa di vero, di duraturo, la cui sacralità non sia funzione delle cifre investite da uno sponsor su una rivista, ma dalle risultanze rilevate sul campo, ovvero gli ascolti e la loro condivisione in rete, e spesso (e non ultimo) dal piacere di poter toccare con mano gli oggetti del desiderio che tanto ci fecero sognare in gioventù. Un sistema sicuramente fallace e per vari versi anche criticabile, ma tanto meno viziato da fattori che di oggettivo hanno ben poco. Un sistema che sottrae alla soggettività quella consistenza a lungo ritenuta diabolica, che costituisce un vero e proprio atto di libertà di espressione, dopo tante mistificazioni avviato verso una meritata depenalizzazione. Possibilmente senza essere preda del relativismo oggi così di moda.
  3. 31canzoni

    cultura generale Buon 25 aprile

    Buon 25 aprile a tutti. 74 anni di libertà e democrazia. 74 anni senza guerra. Buon 25 aprile a tutti i democratici e anche a quelli che ancora non hanno capito e che probabilmente non capiranno mai.
  4. gianventu

    Liquidisti sull'orlo di una crisi di nervi.

    @Vittorio58 E tu smetti di leggere, qui e altrove, i trattati degli alchimoaudiofili, e vivrai felice e sereno. Hai sicuramente modo di giudicare con le tue orecchie se il tuo sistema liquido suona meglio, peggio o uguale al cd o al vinile, Veramente credi alla storiella dei rumori, dei router e switch audiofili, e del loro nirvanico posizionamento, dell’Imprendiscibilità di alimentatori lineari per NAS e PC? Eddai!
  5. Il cardinale ha fatto il soldato di Cristo, spezzando il pane e attirando su di sé l'ira di Cesare pur di salvare gli ultimi. Ora, mi rendo conto che viviamo in un'epoca dove l'ultimo fesso si sente di insegnare il mestiere al Papa, ma pretendere di spiegare a Gesù come si fa il Cristo mi pare un tantino azzardato.
  6. °Guru°

    politica ed economia I guardoni

    Non riusciamo ad accettare che uno così populista, contaballe e osceno possa fare il ministro della Repubblica e soprattutto possa avere tanti seguaci. L'amarezza è enorme.
  7. ago

    Help per scelta dac! Conviene spenderci tanti €?

    Il 3d in CA ove avevo postato le impressioni di ascolto dell'RME ADI-2 fs nell'eccellente impianto full burmester + wilson sasha è stato chiuso e, non volendo essere OT nel 3d del setting RME ADI-2 , chiedo permesso qui, ritenendo questo 3d adatto per parlare dell'outsider ( allo stato dell'arte) dac da 1000 euro inserito in impianti ove risiedono dac più costosi. Non credo sia fuori tema anche perché vedo che i due 3d hanno gli stessi gentilissimi professori oxfordiani come frequentatori seriali i quali, quindi, non saranno colti impreparati avendo già saputo che il viaggio dell'ADI-2fs si sarebbe concluso nel mio impianto. Eccoci allora al terzo ascolto. La settimana scorsa ADi-2 è stato installato a casa mia dall'esperto del gruppo dei tre acquirenti. In un impianto ove sono presenti due dac: il Nadac con Nadac Power ed il "DSD Nodac" ( progetto diy qui descritto molto semplicisticamente: server con HQplayer che converte tutto quello che gli si da in pasto in DSD e lo passa ad un naa e da questo in USB al Nodac che tratta solo DSD filtrando il segnale non avendo al suo interno chip di conversione) Ho collegato per par condicio e per rispetto nei confronti della modalità di ascolto di @FabioSabbatini l' Adi-2 con dei cavi xlr dal costo appropriato al resto dell'impianto ( gli stessi utilizzati per gli altri due dac), non avendo ancora una base Acapella ( ma da fautore della lotta alle vibrazioni mi intriga e ci sto lavorando per altre finalità ) lo ho appoggiato su piedini sorbothane della Audioquest. Ho posto altro sorbothane sul coperchio per appoggiargli sopra come peso il clamp dello SME 20/3. Senza queste accortezze il dac ADI-2 tendeva ad accentuare ancora di più la gamma medio alta. Ma non ho potuto attaccarlo ad una buona alimentazione lineare esterna come fa @FabioSabbatini. Il resto dell'impianto comprende pre Pandora ( quello che suona ..scuro, tenetelo presente valutando il risultato complessivo) finale Antileon Evo della Gryphon ( quello ..morbido.) Rockport Atria . Cosa ho sentito con... Diana Krall ? Sintetizzo qui una settimana di ascolti. Un suono metallico. Un suono perfettino ma senza anima. Algido. A tratti grezzo. Sbilanciato su medio, medio alto. Con acuti pungenti. Non si riesce a trovare il giusto volume di ascolto : se tieni basso è moscio se alzi strilla. Alla lunga affaticante. Un suono che manca di corpo e di energia . Si crea una immagine piatta ben dentro l'area tra i due diffusori e come ti sposti un centimetro con la testa il suono finisce dentro il diffusore. È un effetto strano che sono decenni che non sentivo da me. Il basso profondo poi soffre più di altre frequenze della mancanza di localizzabilità : si spalma sulla parete. Poca ambienza e tridimensionalità: ne soffrono specialmente i dischi registrati dal vivo. Una parte della emozione che si prova ascoltando la musica è data, per me , dall'illusione connessa alla stereofonia. Qui è un parametro che latita parecchio. Un suono che non so nemmeno a cosa paragonarlo: RME ADI-2fs ha un suono tutto suo caparbiamente monolitico anche cambiando impianto : un suono leggerino e senza anima. In somma non emoziona. Non ti mette in contatto con la musica : snocciola serie di 0 1 01 con algido distacco. L'anima occorrerebbe cercarla altrove. Forse inserendolo tra pre finale e diffusori come nell'impianto Violon MBL Einstein jadis Acapella etc di @FabioSabbatini Ma a quale prezzo? Per spiegarmi meglio e dedicandolo a @maxnalesso che si sta interessando al lettore cd Burmester 001( presente ed in uso nell'impianto full burmester del primo ascolto) confermo ( se non bastasse Rocco @HR) che quel lettore cd altrochè se emoziona, anche se c'è qualcuno che ha spostato il confine del tutto uguale e delle piccole differenze tra dac fino a coprire pure i lettori cd. Ma continuiamo con RME ADI-2fs. Per me tradisce la provenienza professionale. Anche se nel libretto, strizzando tutti e due gli occhi al marketing hanno scritto tante volte, ohibò, dac hi end e sulla scatola ultrafidelity. Saddacampà pure in Germania. Però è compatto e pieno di funzioni. Per me, è ottimo per impianti entry level di amanti della misura, della equalizzazione e dei grafici pulsanti, del minimalismo, del pre dato al etc. Obbiettivamente c'è qualche difficoltà nel navigare tra i menù per i meno esperti. Pare più dedicato a persone addentro nella materia, sennò le tante funzioni più che un pregio potrebbero costituire un difetto: chi è abituato a correggere con software tutto quello che sente si troverà sicuramente a proprio agio. Insomma i profili dei probabili utenti paiono delinearsi da soli. DRCfans , filtratori seriali che manco il vinile se sarva, amanti delle misure e dei grafici pulsanti, e/o possessori di impianti con anima da vendere a valle dell'autoradio per molcirne la freddezza e che magari lo alimentano con un bel lineare esterno energizzante e poi? Ma certo, qualche ...suggestionato ( potere della suggestione che, purtroppo non funziona a senso unico ) permeabile al martellamento pubblicitario uso canali televisivi ( ove si esplicano spesso televendite) che magari tramite quei consigli per l'acquisto ha cambiato anche il ...materasso. Aggiungo qualcuno di quelli che ascoltano praticamente in mono perché ..tanto la musica dal vivo non è stereo. Per par condicio anche il Merging Nadac si è avvalso di quattro piedini di sorbothane Audioquest. Però c'è da dire che qui storicamente da decenni l'impianto/ l'ambiente non ha mai offerto una gamma medioacuta sopra le righe. Qualsiasi cosa di nuovo venga introdotta si apprezza la differenza ma mai con fatica di ascolto. Il DSD Nodac, avvalendosi sempre del lavoro di HQplayer che porta tutto a DSD, è ancora piacevolmente più morbido sulla gamma acuta. Ma c'è da dire che con questo "DSD Nodac" la fatica di ascolto manca all'appello da sempre. Il Nadac due canali+power ha dalla sua un equilibrio stupefacente ed una linearità esemplare: un atleta senza un filo di grasso ma con muscoli belli tonici un Bolle per intenderci. Dettaglio incredibile senza alcuna fatica o mediazione cerebrale aggiunta. Ricorda la Atlas con un buon 45 giri. Concludendo, per me, un onesto apparecchio che vale quello che costa, ma non per come suona ma per tutte le funzioni che ha. Per me, è un apparecchio che tradisce di essere nato per altri utilizzi ed altri target. Mah che ti devo dire questo dac pare, pare ( come dice Crozza) non andare bene ne con Rockport Atria ne con Wilson sasha due diffusori e due impianti ...proprio identici : se equalizzi però aggiusti tutto. Aggiungo che appartenendo al mondo professionale il suo prezzo è pure vantaggioso. Ma non lo comprerei a scatola chiusa pensando di fare l'affare del secolo. Anche in questo impianto il salto qualitativo con l'introduzione dell'autoradio è ...all'indietro e di parecchio. Vale la pena di spenderci tanto? Nessuno regala niente. Se siete orientati all'acquisto e ne avete la possibilità, provatelo nel vostro impianto: il vostro giudizio è quello che conta. Forse i più attenti si saranno accorti che siamo passati direttamente dal primo impianto al ...terzo. Il secondo che fine ha fatto? Tranquilli ne abbiamo anche un quarto dove lo stesso RME ADI-2 fs è stato inserito accanto ad più... umano Pioneer N70 A collegato ad un integrato. Saluti Luigi
  8. jazee

    Liquidisti sull'orlo di una crisi di nervi.

    Concordo, poi io ultimamente ho rivalutato un sacco il CD, che ha ancora meno menate del girA
  9. Sono in ascolto, nel mio impianto e ambiente, ormai da alcune settimane, le nuove, anzi nuovissime, una chicca assoluta, ProAc Response D 2 Ribbon, unica coppia presente in Italia, ed una delle prime prodotte e rilasciate dalla ProAc !! Ascoltate al Milano Hi Fidelity di Aprile, mi sono piaciute molto, sia come suono, ovviamente da verificare poi meglio nel mio contesto, che come estetica, belle nella versione Ebano, scure con delle striature e inserzioni color nocciola arancio, e dalle forme classiche ProAc, ma proprio perché classiche, invoglianti per un ProAcista di vecchia data quale sono io . . . ! Detto fatto, prese e inserite nel mio ambiente dedicato, piccolo ma organizzato per diffusori anche più impegnativi, unico neo, non ho stand di qualità alti 60 centimetri, che sarebbero il loro target preciso, mi accontento per ora di stand meno performanti ma in grado di fare la loro parte, tra l’ altro i diffusori sono nuovissimi, hanno suonato poche ore, quindi un rodaggio risulta utile e propedeutico ad ascolti successivi più attenti e mirati . . . ProAc una storia lunga 40 anni Un po' di storia, perché il marchio, e il diffusore in ascolto, lo meritano ! ProAc, acronimo di Professional Acoustics, è un marchio storico Inglese di diffusori che nasce come brand definito nel 1979, anche se già il suo fondatore e progettista, Stevart Tyler, costruiva diffusori sotto il marchio Celef Audio dal 1973 . Tra le tappe più significative del percorso progettuale e produttivo, le Tablette, del 1979 appunto, fino alla presentazione della serie Response , nel 1989, uno dei pilastri della produzione ProAc, e dei maggiori successi del marchio, sia dal punto di vista commerciale che sotto il profilo del suono e delle performances musicali. Del 2000 il discusso progetto Future, considerato da Tyler il suo pinnacolo creativo, ma anche poco capito e apprezzato, forse troppo in anticipo sui tempi, con il tweeter a nastro, il midrange a dipolo, e le forme a piramide tronca, che non hanno contribuito al loro successo, per inciso, io possiedo una coppia di Future 0.5, grandi oggetti da musica, per mio conto ! Segue un periodo di leggera stasi creativa e progettuale, anche se sono in uscita i diffusori serie D, riedizioni di modelli best sellers, la serie K, e nel 2008 , la prima versione dei diffusori in ascolto, le D 2 Response con tweeter a cupola . . . Queste le caratteristiche della prima serie Diffusore bass reflex da scaffale a 2 vie, 20-150 watt, 8 ohm, 30hz-30khz, 88,5dB, biwired. Dimensioni (LxAxP in mm): 203x430x260 Il modello rimane in produzione per 10 anni abbondanti, segno che ha successo e viene considerato un buon diffusore da stand, raffinato, sano timbricamente e dalle dimensioni contenute, che lo rendono inseribile in ambienti medio piccoli, senza perdere in qualità di esecuzione e in realismo, anche se ha un woofer da soli 165 mm, e un tweeter a cupola in seta da 25 mm. Pur essendo un diffusore da stand con sensibilitò di 88.5 dB, e 8 Ohm di impedenza, viene indicato un pilotaggio consigliato da 20 a 150 watt , e aggiungo io, ci vogliono tutti, e di qualità per ottenere il massimo da queste piccole creature musicali, anzi i 20 watt minimi mi paiono un dato un poco ottimistico per pilotarle a dovere. Veniamo al diffusore in esame, anzi in ascolto, del quale non sono disponibili molte notizie, infatti è una primizia tale che sul sito del produttore non se ne trova traccia, è ancora presente il modello D2 precedente, quindi non ho informazioni certissime sulle specifiche della nuova arrivata, ma sicuramente i fondamentali non sono molto diversi, le misure esterne sono identiche, il reflex anteriore anche, cambiano entrambi i trasduttori, e quindi sicuramente alcuni elementi del cross, perché il tweeter ora è un ribbon, ovvero a nastro, e il woofer è in materiale differente, in fibra di vetro, quindi aggiornati alle ultime novità in fatto di trasduttori in casa ProAc. Un aspetto che colpisce, soprattutto in funzione delle misure, è il peso, circa 11 chili per cassa, molto considerando appunto gli ingombri e i trasduttori, indice di sostanza, anche considerando che ci sono diffusori di questa fascia di appartenenza che pesano la metà o poco più. ProAc oggi Da notare che il diffusore rappresenta il primo modello che esce per celebrare il 40° anniversario del marchio, appunto 1979- 2019 , quindi un prodotto importante e curato, che ne suggella l’ importante evento, ed anche il diffusore che fa tagliare il traguardo dei 30 anni alla serie Response. Il cabinet è identico, si diceva, come dimensioni e caratterizzato anche dal gradino in legno massello che ne impreziosisce la parte bassa, sporgendo alla base del diffusore, rendendo più pulita la superficie che alloggia la griglia in materiale trasparente al suono, integrata nella sporgenza della base stessa. Il logo ProAc, risulta di nuova stilizzazione rispetto alla vecchia scritta, mentre sul retro si trovano la doppia coppia di morsetti, solidi e con viti di fissaggio più larghe che permettono una presa più salda e decisa, io utilizzo cavi con forcelle e il serraggio ha una notevole importanza. Il suono delle D 2 Ribbon Veniamo alla parte più interessante, come suonano ! Premetto che hanno solo circa 50 ore di lavoro sulle spalle, ritengo siano pochi per giudicare appieno i diffusori, ma comunque indicativi per poterne tracciare un profilo adeguato, li ho inseriti nel mio sistema audio caratterizzato da sorgente digitale monotelaio Emmlabs, dal pre Emmlabs Se 2, e dal finale GamuT d 200i, il tutto in un locale dedicato di circa 12 mq. Prima considerazione, siamo nella tradizione del suono con impostazione timbrica del marchio, un basso presente e morbido il giusto, non troppo asciutto nè troppo marcato, con un’ adeguata articolazione e una discreta velocità, diciamo che ci sono woofer più incisivi, poi dipende dalle preferenze personali, a me il basso ProAc è sempre piaciuto, con qualche attenzione relativa a posizionamento e pilotaggio, e questo delle D2 Ribbon ha un ottimo equilibrio tra presenza e articolazione, oltretutto ben inytegrato con le medio alte. La parte alta viene gestita da un tweeter a nastro, diverso dai vecchi nastri, per esempio, delle mie ProAc Future 0.5, che si inserisce bene nella parte frontale del diffusore e sonicamente mi pare aperto, corretto, esteso e con una buona radiazione laterale, a mio avviso superiore al classico tweeter a cupola, che forse può risultare un filo più morbido e quindi risultare mediamente meglio pilotabile e integrabile in un elevato numero di sistemi audio, e forse anche maggiormente gradito per la sua superiore dolcezza. Con le prime ore di ascolto, mi sono fatto l’ idea che le D2 Ribbon, sono coerenti, esprimono un suono moderno e ben esteso, senza risultare nè aggressive nè caratterizzate, una proposizione musicale equilibrata, che integra molto bene le basse frequenze con le medio alte, senza scalini o buchi evidenti, anche se in basso, con un woofer da circa 16 centimetri, non può scendere in modo completo, in compenso fin dove scendono, lo fanno bene e senza arretramenti rispetto al resto della gamma sonora. Altro aspetto in cui fanno molto bene, scompaiono agli ascolti, e offrono un palcoscenico corretto, in altezza e larghezza, e scandiscono bene i piani sonori, inizialmente le avevo orientate con un leggero toe in, verso il punto di ascolto, poi ho preferito sistemarle esattamente parallele alle pareti laterali e perpendicolari al punto di ascolto, per una migliore coerenza e presentazione del suono, io ascolto near field e i tweeter troppo direzionati verso di me alzando il volume sbilanciavano leggermente gli ascolti. Ho fatto girare nel mio lettore molti lavori che conosco bene ed utilizzo per le prove di elementi del sistema audio, e che negli anni mi sono serviti per verifiche e confronti, una discografia di massima, con qualche piccola carenza e alcuni nuovi inserimenti, potete leggerla qui https://melius.club/profile/133396-videohifi-magazine/ Mi sono ritrovato molto con i suoni che ascolto regolarmente nel mio sistema titolare, i fondamentali sono molto buoni, timbrica ben equilibrata, con una leggera nota di calore in basso, e delle alte presenti ed estese, mai pungenti, ma dalla presenza concretamente delineata nel dettaglio e nelle piccole microinformazioni dei lavori musicali. Sulle voci, direi ottima presentazione, pulizia e definizione notevoli, con un verismo del parlato senza eccessi e sbavature, appena meno raffinate del mio riferimento, forse per la grande qualità delle voci dei diffusori che ho in sala ascolto, ma siamo su livelli decisamente di resa alta . Tra i parametri in cui le piccole, perché così mi viene da definirle, anche se suonano grandi, eccellono, la buona omogeneità di emissione, la pulizia della presentazione, sia come articolazione che come linearità, la grande capacità di scomparire, e l’ ottimo senso del ritmo e della introspezione sonora, ovvero la capacità di far seguire le trame musicali di ogni strumento all’ interno del programma musicale complesso. Altra notazione che mi permetto di evidenziare, la notevole resa del suono del pianoforte, un mio pallino di ascolto, sia perché è uno strumento che mi piace molto, sia perché nel Jazz il pianoforte ha un posto importante nella discografia e un ruolo notevole negli ascolti musicali che prediligo. Un elemento che mi ha colpito, la necessità di parecchi watt, per cominciare a suonare con buona autorevolezza, e credo ciò sia dovuto al cross over e al tweeter a nastro, che assorbono più watt di quelli che, sulla carta, sembrerebbero necessari. Scrivo questo perché, togliendo i diffusori titolari che ho in sala ascolto, e inserendo le D2 Ribbon, partendo con volumi contenuti il messaggio musicale esce meno intelligibile e meno udibile, quindi presumo che, non essendoci sostanziali differenze nei dati di targa relativi a sensibilità, impedenza e trasduttori, le differenze di potenza richiesta la fanno il cross e forse, il progetto globale del diffusore, vedi anche la apparente sordità e robustezza dei cabinet. Come tutti i progetti audio, ci sono spunti di valore e qualche aspetto meno riuscito, o quantomeno, perché di ascolti personali si parla, meno aderente alle mie esigenze e modo di ascoltare musica. La prima osservazione riguarda la discesa in basso, ovvero l’ impatto delle frequenze grevi, non aspettatevi una riproduzione di impatto notevole, il basso c’è, ma più di qualità e di buona fattura che di discesa, come è ovvio considerando il woofer da 16,5 centimetri, che miracoli non può fare, per le leggi della fisica e dell‘ acustica, quindi se siete in cerca di un impatto nella zona greve, dovete cercare altro. Altro aspetto da considerare, la richiesta di potenza, nel senso che se si vogliono inserire nel proprio sistema audio, bisogna pensare di offrire loro almeno 50 buoni watt a ss, e all’ incirca gli stessi o poco meno, e con un buon controllo in basso, se a valvole, perché con meno watt secondo me si rischia di perdere parte delle loro potenzialità e di portare l’ ampli in una zona critica di erogazione, anche se non si avvertono problemi in ascolto. Io ho nel mio sistema un finale da 200 watt a ss, e con le tacche del volume mi sono ritrovato a 35 – 40 su 99, senza grossi patemi, i woofer non fanno una piega e non si scompongono, ma il controllo del GamuT non è in discussione. Quindi con ampli meno potenti, incisioni magari buone e poco compresse, si rischia di portare l’ ampli ad erogare watt non così puliti e quindi ad ottenere un suono che perde in coerenza e linearità, come sempre se si ha nel proprio mirino un simile diffusore, questi va ascoltato con il proprio ampli per verificarne le doti di pilotaggio. A mio avviso, sono diffusori che possono fare molto bene in ambienti di 12 - 20 mq, non pretenderei di sonorizzare grandi locali, a meno di ritagliarsi al loro interno un triangolo di ascolto adeguato con le loro possibilità di suonare bene e coerenti, alzando troppo il volume o cercando di far uscire i bassi in modo importante, si perde qualcosa in termini di raffinatezza e coerenza, ovvero il suono tende un pelo a scomporsi. Piccoli dettagli, ma il mio approccio agli ascolti rimane molto attento e critico nei confronti di tutto ciò che passa nel mio sistema, e quindi mi permetto di segnalare anche aspetti di minor importanza globale, ma utili ad inquadrare ciò che i diffusori fanno bene, ovvero sono nella loro piena zona di confort, oppure se cominciamo a soffrire per qualche leggero accenno verso la perdita di qualità. Questo anche nell’ ottica di presentare dei diffusori da stand, con un listino non proprio entry, la finitura che ho in ascolto, Ebony, si pone a 5.315 € di listino, quindi in una fascia dove le rivali non sono poche e gli elementi da valutare per un potenziale acquisto devono essere ben ponderati. Chi apprezza ProAc, e la serie Response, troverà, anzi riconoscerà, diversi elementi che rientrano pienamente nel DNA sonoro del marchio, equilibrio timbrico, raffinatezza, ottima presentazione e palcoscenico, buon dettaglio e coerenza di esposizione, mancanza di fatica di ascolto anche dopo ore di musica pur a volumi non di sottofondo. Tutti elementi di valore musicale, di qualità in riproduzione audio, che premiano un marchio ormai storico, che ne affermano il grande valore costruttivo, considerando i 40 anni di percorso sonoro che ha segnato gli ascolti di milioni di audiofili di tutto il mondo. Per me un marchio di grande qualità e continuità, io apprezzo molto i diffusori di scuola Inglese, e le ProAc lo sono in pieno diritto, queste nuove Response D2 ribbon, sono una risposta di novità nella tradizione, di ottime doti sonore nella scia delle precedenti D2, ma anche di tutta la famiglia Response, che va dalle piccole 1 SC, fino alle ammiraglie come le D 100 . . .Tutto ciò passando per 30 anni di modelli che hanno coperto molti segmenti di diffusori audio, e che hanno segnato la storia dell’ alta fedeltà, anche nel mio percorso musicale, partito tanti anni fa proprio con delle ProAc, serie Studio . . . Per concludere, belle queste D2 Ribbon, nuove ma nella tradizione del marchio, intriganti per come suonano, anche esigenti se vogliamo, come molte prime donne di valore, conscie della loro classe, di essere un filo in una categoria a parte, di un brand importante, in un mondo, quello dell’ Hi Fi, spesso solcato da meteore e da falsi miti. Loro sono una certezza, con alcuni limiti e peculiarità, legate anche a dimensioni contenute, che ne fanno un’ ottima alternativa a chi predilige qualità e valore sonoro, senza eccedere nella ricerca di prodotti estremi, nella sicurezza che, messe in condizoni appena adeguate, ricambieranno con tanta sana musica, senza sentire la necessità di avvicendamenti o limiti particolari, forse più legati alla catena che sta a monte, migliore è e meglio loro si esprimeranno, senza ombra di dubbio . . . Buona musica e buoni ascolti, con le ProAc Response D2 Ribbon, si va sul velluto !! Saluti , Dario
  10. Comunque quei soldi vanno pagati. Si potrebbe prevedere una rateizzazione in 80 anni, giusto come per i 49 milioni della Lega, che tanto critica l'elemosiniere per questo importo che a confronto della trave è una pagliuzza.
  11. TheoTks

    Sansui AU719 Riparazione

    Un saluto al Forum: Ripariamo questo bel Sansui. (foto prese dal web) Anche se è tanto che non faccio riparazioni, qualche volta sono tentato dalla classe dell'apparecchio, e questo Sansui(e la serie) mi ha sempre attirato; la descrizione del guasto è un classico, scrosci forti e ripetuti, seguiti da lunghe pause di funzionamento regolare. Per prima cosa, scollego i finali (ossia gli stadi finali collegati in continua) e, con l'oscilloscopio, noto delle piccole variazioni dell'offset, ad indicazione di una certa instabilità del canale sinistro, qundi smonto lo stadio interessato: Qui lo vediamo con i transistor sospetti gia dissaldati La prova della massima tensione di lavoro (VBE-VCE), rivela, in un paio di esemplari, forti anomalie: Qui ne vediamo uno che supera appena i 50V, mentre ne dovrebbe avere almeno 150 Una difficoltà sta nel fatto che si tratta di transistor montati come differenziali, anzi, il circuito è il famoso (ai tempi) Diamond-differential, di Sansui (schema di pricipio) Nel circuito reale, i differenziali che seguono i fet, sono 4 (8 tr.), ed è importante selezionare ogni coppia. - Lo stesso lavoro viene fatto all'altro canale, e vengono sostituiti i transistors dello stesso tipo che si trovano sulla scheda toni. Alla fine, la prova, che rivela un funzionamento esente da ulteriori difetti. - Data l'eccellente accessibilità tecnica di questo apparecchio, la riparazione non sarà poi tanto costosa per il fortunato proprietario. Di quando, in quando, non è male tenersi in esercizio con qualche riparazione (non ne sento la mancanza però ) Un saluto.
  12. Allora riassumiamo i vari periodi storici: Prima Puntata: Ci hanno detto che la liquida, il pc soprattutto, suonava male anzi malissimo e che il collegamento usb sincrono era la madre di tutti i mali. Seconda Puntata: E abbiamo collegato i nostri dac in asincrono con la usb per evitare problemi di clock. Tutti contenti. Terza Puntata: Tutti contenti per poco in quanto ci hanno detto che bisognava isolare galvanicamente la usb dal dac. Ok. Fatto anche questo e tutti felici. Quarta Puntata: Non proprio tutti e piano piano si inizia a parlare di dac e network player/streamer integrati in un unico chassis collegati in ethernet con router e Nas. Benissimo siamo al top. Non vi è nessuna interferenza elettrica che disturba il nostro segnale. Siamo a posto e possiamo bearci con la nostra musica preferita. Quinta Puntata: I disturbi fanno capolino in quanto bisogna isolare anche la Lan con gli isolatori di rete. Nascono gli switch di rete audiofili. Dimenticavo: bisogna se si usa il pc anche fargli una cura dimagrante e eliminare tutto il superfluo sia come programmi, processi e servizi molte volte inutili o superflui. A quando i prossimi episodi? Saluti. PS: Alla fine ci si compra un gira, un braccio, una testina ed un prefono, si mette un LP e via con la musica. Mi sa tanto che la complessità del giradischi analogico alla fine della fiera è più plug and play della semplicità del digitale. A parte tutto la liquida se configurata bene è splendida. Solamente non è semplice ottenere prestazioni al top.
  13. senna

    Help per scelta dac! Conviene spenderci tanti €?

    Onestamente non ho letto tutte le oltre 190 pagine... io dico la mia, visto che in questi ultimi quattro anni ho provato nel mio ambiente, con il mio impianto, più di 25 dac, molte volte in gruppi di 2 -3 alla volta, di modo da poter fare confronti in diretta, credo che questo sia l'unico modo per poter capire veramente se ci sono differenze tra convertitori. Per la maggior parte ho provato dac di livello alto, sia recenti che del passato, qualche volta anche dac economici come x Sabre, teac 501 e qualcun'altro portato da amici... Io ho sempre avvertito le differenze tra i Dac provati, ed insieme a me, molte volte le hanno avvertite anche amici appassionati che hanno partecipato a queste prove, dalla mia esperienza tra dac da 1000 o 2000euro è dac top , sia che siano recenti che di 20 anni fa, la differenza c'è ed è anche molta, i dac economici mantengono sempre un non so che di artificiale, di meccanico, e questo si avverte subito quando si confrontano con convertitori di livello alto... man mano si sale di livello le differenze diventano più sfumate, ed effettivamente a volte sono più differenze di interpretazione, ma comunque il convertitore che risulterà migliore, sarà quello che durante ascolti prolungati, darà meno la sensazione di artificiale di meccanico, e le orecchie se ne accorgono, soprattutto dopo un'ora di ascolto si riescono ad apprezzare questi miglioramenti, E poi è difficile tornare indietro non si troverà più la stessa soddisfazione durante gli ascolti, Io credo che in un impianto di buon livello La Sorgente sia fondamentale, perché migliore sarà il segnale in ingresso donato dalla sorgente, e meglio riuscira ad esprimersi tutto il resto, onestamente dopo tutte le prove fatte, non credo che una sorgente da €1000 o da €2000 possa far rendere al massimo un impianto con componenti di livello alto, quindi alla domanda se vale la pena spendere tanti euro per un dac di livello, io rispondo sì, ma allo stesso tempo dico che, pescando dai dac top del passato, si riescono ad ottenere risultati di livello massimo, senza spendere un capitale
  14. È Salvini vestito da gruppo elettrogeno?
  15. 9 points
    di Giovanni Aste Antefatto Bbzzz... messaggio uozzapp. Eh Renato, come va? come stai? Insomma, solite cose, poi però mi spiazza con una proposta a dir poco inconsueta. Entrambi ci ricordiamo con piacere della prova a sei mani (Renato, Enrico ed io) fatta qualche anno fa su una serie di piccoli diffusori per PC. Tralasciando il fatto che fu una splendida serata, la prova fu a mio avviso molto utile; persone diverse, con diversi gusti, diversi impianti, diverse aspettative, che si trovavano ad ascoltare una serie di diffusori sconosciuti e che spaziavano su diversi target, per costo e prestazioni pur avendo un indirizzo simile. Alla fine erano emersi giudizi sostanzialmente simili, segno a mio avviso, che, al di là dei gusti, l’ascolto può anche essere abbastanza oggettivo; niente di importante, a prima vista, ma non poco se visto nell’ottica di una rivista che dovrebbe cercare di dare, a prescindere dai gusti del recensore, un giudizio sull’oggetto, il più possibile assoluto. Quindi per me la prova era stata molto utile e istruttiva. Stavolta Renato voleva spingere l’asticella un po’ più in alto, partendo non da una serie di oggetti simili (quindi confrontabili) ma addirittura giudicare, per quanto possibile, un intero impianto, senza possibilità di confrontarne i singoli componenti con altri analoghi e men che meno di farlo in un ambiente conosciuto. Insomma la sfida era complessa, ma sicuramente intrigante. Pentodi EL34 italiani Detto fatto, dopo aver spostato qualche impegno di uno o dell’altro riusciamo a vederci a casa di Renato, sempre il solito trio, io, lui ed Enrico per un pomeriggio/sera di ascolti. L’impianto ha la composizione già descritta da Renato, ci dividiamo sommariamente i componenti da giudicare e a me viene assegnato l’integrato Roma. Devo dire, ad onor del vero, che il mio compito, rispetto a quello dei miei compagni d’avventura, è semplificato, perché l’ampli è stato usato con due diffusori, anche molto distanti tra loro come filosofia e costruzione e quindi questo mi ha aiutato non poco nel comprendere quello che può esserne il funzionamento proprio dell’ampli anche in differenti situazioni. Ok, andiamo a incominciare. Il Roma è un amplificatore integrato a tubi da 50 W per canale, raggiungibili grazie all’impiego di due coppie di EL34 collegate a pentodo. Gli ingressi sono cinque, solo linea, come ormai il 95% della produzione, però in questo caso è presente l’uscita pre, sottoposta al controllo di volume, che può essere sempre utile e che comunque amplia le possibilità di connessione, e quindi di utilizzo, dell’ampli stesso. L’oggetto ha un aspetto molto classico e, devo dire la verità, nella livrea che aveva in questo caso, un po’ pesantino, essendo tutto nero. Per carità, i gusti son gusti, ma ho visto che viene venduto anche in altre colorazioni a mio avviso migliori, quindi non dovrebbero esserci problemi per trovare la soluzione a voi più gradita. Altra cosa che sicuramente migliora l’aspetto del nostro è la rimozione della griglia di protezione delle valvole, che viene inserita per il rispetto delle norme vigenti, ma che ovviamente può essere rimossa, all’interno del proprio appartamento, dal fortunato possessore. Completa la dotazione un comodo telecomando col quale si comandano praticamente tutte le funzioni. L'ascolto Non potendo addentrarmi in una disamina tecnica/tecnologica non avendo potuto visionare né schemi né l’interno dell’apparecchio, vado subito sull’ascolto. Diciamo inizialmente che l’oggetto è stato collegato alternativamente a una coppia di Aliante Decò e a un’altra di Aliante One (in realtà abbiamo collegato, e ascoltato con piacere, anche una coppia di Catheram 7 seconda versione, ma l’ascolto, seppure estremamente piacevole e per certi versi sorprendente, viste le dimensioni degli oggetti, è stato troppo breve per poter dare un qualsiasi giudizio che fosse minimamente ponderato). I due diffusori sono abbastanza differenti in filosofia e quindi anche fisicamente, il primo è un diffusore da pavimento, due vie, coni in carta (molto belli almeno a vederli, specie il mid woofer), sensibilità medio alta, siamo sui 94dB, insomma, un diffusore dall’aspetto duro e puro, rigoroso; il secondo è un classico bookshelf di buona taglia, woofer in polipropilene, tweeter a cupola in tela, efficienza molto più bassa, siamo intorno a 87/88 se non mi sbaglio, un diffusore molto più “accondiscendente” e rotondo rispetto al primo, quindi due partner molto diversi per il nostro. La prima cosa che colpisce è l’assoluta mancanza di rumore, plausibile con il diffusore da 87dB, molto meno con quello da 94. Nella scheda tecnica è scritto che i filamenti delle valvole preamplificatrici sono alimentati in continua proprio per aumentare il rapporto S/N, sicuramente lo scopo è stato raggiunto e il risultato, in assenza di segnale, è un nero assoluto, chi ben incomincia… L’ampli è molto equilibrato non c’è prevalenza di una gamma sull’altra, e la risposta è ben estesa. Dinamica e contrasto sono ok e, quel che mi è piaciuto di più, è che si sono mantenuti pressoché invariati con entrambi i diffusori. Ovviamente la posizione del volume cambia, ma la vivacità e la presenza dell’insieme rimangono invariate. Il dettaglio è di ottimo livello e lo si capisce bene con le Decò, sicuramente più prestanti delle Aliante in questo contesto. I 50W si sentono tutti, con le Decò sono anche eccessivi, nel senso che si raggiungono sicuramente prima i limiti del diffusore che non quelli dell’ampli, con le Aliante sono, a mio avviso e in quell’ambiente sicuramente grande, giusti, il diffusore viene sollecitato a fondo e sempre con un buon vigore, senza alcuni indurimento del messaggio sonoro. Un ultimo accenno alla costruzione e ai materiali impiegati. Come ho già detto non ho potuto far nulla sull’ampli quindi riferisco solo ciò che ho visto esteriormente e l’impressione ricevuta. L’oggetto è ben costruito e solido, forse si perde un po’ in piccoli particolari tipo il pulsante di accensione e i pin d’ingresso, che appaiono un po’ “leggerini” rispetto al resto, molto belli invece i binding post d’uscita, di buona fattura e di corrette dimensioni. Conclusioni Il ROMA 753AC mi è piaciuto molto, è concreto, sia come aspetto, che come costruzione che come suono. Data la sua potenza è in grado di potersi accoppiare a un vasto parco di diffusori senza perdere, in nessun caso, le sue genuine caratteristiche. Può essere il fulcro del vostro impianto per molti anni a venire, sostituendo i componenti intorno vi fornirà sempre un punto fermo di elevata qualità. Il prezzo è assolutamente concorrenziale. E, last but not least, è costruito in Italia.
  16. talli

    Per chi è rimasto a casa...Monaco hi-end

    e c'è anche l'amplificatore ufficiale del Forum
  17. newton

    buona tavola La mancia

    Io la mancia la lascio sempre con sorrisi e saluti, vedi un po' che oggi o domani te lo ritrovi ministro dello sviluppo economico...
  18. melos62

    buona tavola La mancia

    @maurodg65 io la lascio sempre la mancia, quando arriva il portapizze (con tre figli la pizza a casa con film è diventato un rituale sacro) non vedo pizze ambulanti ma una persona che dà un servizio utile e faticoso, e il cui reddito dipende al 50% dalle mance. A Milano poi la mancia aumenta, sono tutti stranieri anche maturi, spesso con la bici , di notte e con un tempo infame, mi fanno tenerezza e la mancia è un segnale di umana simpatia.
  19. Prendo spunto da una presentazione del nostro Audioantiquary che sto preparando per il circolo per fare alcune considerazioni sui prezzi dell'alta fedeltà top odierna che definire fantasiosi è poco Chi ha avuto modo di visitare il Monaco High End negli ultimi anni ha potuto toccare con mano l'escalation: esistono diffusori bookself da 30-40000 euro, da pavimento tra i 200 e gli 800000 euro cablaggi da una milionata, testine da 20-30000 euro per non parlare dei giradischi per i quali oramai i modelli oltre i 150-200000 euro si contano a decine. Non sono manufatti costruiti per gli appassionati, so di almeno due costruttori di giradischi che hanno semplicemente raddoppiato il costo all'utente finale che inizialmente avevano previsto per andare incontro alle esigenze dei distributori delle zone ricche del pianeta che hanno in modo esplicito detto che altrimenti non si sarebbero venduti. Io stesso a Monaco ho dibattuto con un distributore Russo che disquisiva sul prezzo fuori mercato (troppo basso) del braccio innovativo che abbiamo presentato. Questo non aiuta certo a stimolare le nuove generazioni a interessarsi di questo splendido hobby. Vi faccio un esempio: chi si ricorda dell'integrato A27 di Pioneer ? Era meraviglioso, nato per far concorrenza al 2010 Yamaha e ai top di gamma Sansui, Kenwood ecc. Costava nel 1981 un milione di vecchie lire. Attualizzati parliamo di poco più di 2000 euro (una Fiat Panda nello stesso periodo costava 3.700.000 lire non molto distante dal costo odierno attualizzato, giusto per avere un paragone). Cosa offre il mercato attuale di analogo ? I finali tra i più costosi dell'epoca gli ML2 costavano di listino 14 milioni di vecchie lire, 22000 euro a coppia attualizzati, le Acoustat X quattro milioni e mezzo nel 79: 13000 euro oggi le Beveridge 2 SW nove milioni di lire alla fine degli anni 70 e queste si erano i più costosi diffusori prodotti circa 35000 euro oggi, e gli esempi potrebbero continuare all'infinito. Ma la cosa che più preoccupa è che non vi è di contro un reale incremento delle prestazioni sonore. Nel poco tempo che ho avuto sono andato ad audizioni mirate che mi hanno realmente rattristato. Soprattutto a fronte di una offerta mostruosa, i numeri parlano chiaro dai dati appena ricevuti dall'organizzazione: Facts and figures on the HIGH END 2019 551 espositori 508 giornalisti accreditati 8200 visitatori professionali 12900 visitatori non professionali intanto stupisce che vi sia un numero così elevato di professionisti (per la verità c'è da considerare che molti professionisti in realtà sono gli amici degli espositori che vengono invitati il giovedì) in rapporto al numero di appassionati. Poi 551 costruttori di prodotti specificatamente a due canali creano una offerta sicuramente ridondante rispetto alla richiesta di mercato. Quindi tornando al discorso iniziale: frammentazione, nel 1980 erano presenti si e no 100 marchi e quasi tutti ben conosciuti, la richiesta era probabilmente 10 volte quella attuale. L'impressione è che la stragrande maggioranza delle nuove aziende che si affacciano non abbiano neppure la più pallida idea di quale sia il reale mercato, basta conoscere un buon tecnico (e forse in molti casi neppure questo) una azienda in grado di lavorare i metalli e il legno che assecondi le stravaganze del malcapitato e il gioco è fatto "tanto ne vendiamo due o tre all'anno ai ricconi e ci facciamo i soldi". Triste ma è così ho sentito più volte frasi simili. Guardate che meraviglia, nel 1978, Stereoplay a 1500 lire circa 5 euro, questi si li spenderei ancora volentieri. Valerio
  20. cactus_atomo

    Impianto per Musica Classica

    a volte meglio non imparare
  21. 31canzoni

    politica ed economia I guardoni

    L'immagine di due politici che stanno a guardare con il binocolo il filo spinato, mentre il resto del mondo corre, vedere l'italia che si propone come follower di paesi dell'ex blocco sovietico invece di confrontarsi con Francia, Germania, Spagna, UK, USA mette una tristezza senza fine e umiliante. A Putin serve un'europa a pezzi e ci proponiamo come infame quinta colonna. Che triste e marginale ruolo quello del collaborazionista.
  22. Memé

    Lezioni di Musica

    Ciao Forum! Da un po’ ascolto queste lezioni di musica su YouTube (pillole in realtà, ma di quelle che manderesti giù a ghiottoni) tenute da Daniel Barenboim. Le condivido con voi perché le considero a tutti gli effetti arricchenti e straordinarie, anche per i non addetti ai lavori. (Esplorate il suo canale per tutto il resto ) potremmo poi in futuro usare lo spazio di questo thread per condividervi lezioni di musica ritenute valide, raggiungibili attraverso i media. Ci sono ad esempio interi corsi accademici di Yale o Harvard online, gratuiti, interessantissimi... ma per il momento mi limito a suggerire Daniel Barenboim. Lo ammiro molto e spero che quanto riveli del suo immenso sapere in quei 5 minuti di video, ogni volta, possa far star bene anche voi. Buona settimana Memé
  23. wow

    cronaca e costume La pesantezza dei ceti alti

    Sfioro la misantropia. Causa vari trasferimenti ho tagliato i ponti con i miei amici di gioventù, ne rivedo qualcuno d'estate al mare, con i quali si perpetua il complice e lieve cazzeggio di un tempo. Qualcuno di quelli buoni con i quali si andava a pescare, si andava a vela e si passavano ore davanti a una "corda" di salame e un bicchiere di vino con la gazzosa, è prematuramente mancato. Qui dove abito ho pochi e buoni amici/he (che forse mi leggono dei quali apprezzo la sincerità e la semplicità). Mi trovo bene con compagnucci di gioco (hifi, bici), ho qualche buon/buona collega al lavoro. Ho conosciuto dal vivo belle persone di questo forum dalle quali siamo separati da troppi chilometri. Per il resto sto benissimo da solo (ovviamente fatta eccezione moglie e figli nelle giuste dosi). La più consistente scoperta che ho fatto alla soglia dei 60 anni di non aver voglia di fare le cose che non mi va di fare (cit.): non sopporto le liturgie della "vita di società", la loro inesorabilità, il chiacchiericcio della borghesità, le cene, le routine, le ricorrenze, i riti, gli obblighi e i disobblighi, l'ipocrisia e l'utilitarismo dei rapporti, le piccole miserie alle quali inevitabilmente sei sottoposto, la conseguente condivisione di fisime e tic. Non sopporto la gente ignorante (o perlomeno che lo è più di me), i modesti e gli immodesti, quelli che si vantano e si esibiscono, quelli che hanno i profili social, quelli che "io", quelli che vivono per mostrarti dove sono arrivati e pensano di farti sentire un fesso, gli stressati, i perbenisti, le mummie, quelli che parlano solo di lavoro, la vacuità dei trenta/quarantenni. Forse non sopporterei la frequentazione di me stesso.
  24. Non ce la faccio a leggere più niente su Salvini e neanche a vedere la sua immagine, mai avuto tanto voltastomaco neanche ai tempi di Berlusconi.
  25. ics

    Help per scelta dac! Conviene spenderci tanti €?

    Attenzione però, il virus da immunorefrattarieta' tecnologica si diffonde rapidamente; i pre ormai ne sono affetti, un top Burmester equivale al pre interno di Rme in tutto e per tutto (certificato con il metodo oggettivo ed insindacabile del pistacchio). I vinili subiscono la pulizia etnica attraverso il braccio armato Rme..rei di essersi distinti non provocando infiammazioni ai timpani.Le valvole sono acquistabili solo nei mercatini sovietici o, in nero, nelle discariche. I finali sono in via di estinzione in quanto possono ben essere sostituiti dall`amplificatore interno ai diffusori, senza differenze udibili a seguito di test al doppio pistacchio. E all`orizzonte si profila l`armata giostraia con i cannoni unidirezionali da 30.000 watt...con i quali saranno spazzate via le ultime velleità audiofile, disincrostate le vecchie orecchie dal cerume stratificato e annientati i bastioni della scena, tridimensionalità e ultime fuffe varie.
  26. adriatico

    cronaca e costume Spiegatemi i lager libici

    ma state scherzando? o vivete sulla luna? li filmano mentre li torturano, mandando i filmati alle famiglie, i nr li hanno dai telefonini dei disgraziati. Se non pagano i riscatti richiesti li tengono lì sotto sevizie. Oppure li fanno chiamare e li seviziano a telefono aperto con le famiglie. Così sentono le urla e mandano il denaro. Ultimamente li torturano per "convicerli" ad arruolarsi come carne da macello nella milizia che si stanno scannando in libia. Le donne le stuprano e basta a prescindere. Ma vi siete mai chiesti come cavolo è possibile che dalla navi di salvataggio sbarcano(vano) sempre donne con bimbi appena nati? secondo voi una donna già incinta si mette in cammino dal darfour, dalla somalia, dal sub sahara per arrivare ai lager libici e riuscire a salire alla fine su un barcone? son tutti figli degli stupri. Chi pretende di rimandare i naufraghi in libia è complice conclamato e cosciente di questo orrore. Un giorno la Storia chiederà conto a chi si è reso complice ed anche a chi si è girato dall'altra parte.
  27. oscilloscopio

    sulla mia pelle..lo streaming ha gia vinto

    Questione di gusti ed abitudini, non disdegno lo streaming, ma non posso fare a meno del supporto fisico, vedere girare un vinile sul piatto ed osservare il braccio con la testina che si sposta e "legge" la musica, completa quel senso di appagamento che mi dà ascoltare la musica
  28. aleph67

    Collocazione Router

    @scroodge Se cerchi studi scientifici in questo settore non credo ne troverai perché siamo la nicchia di una nicchia e non ci sono forti interessi in gioco, dato che la maggior parte della gente si accontenta di ascoltare musica con cuffiette e MP3 e vive felice. Io non voglio venderti nulla e nemmeno il tizio che ha scritto quanto ti ho riportato; "studio" era inteso nel senso di "stiamo studiando" o "analizzando", ancor meglio "stiamo cercando di capire perché". Talmente non voglio venderti nulla che non ho fatto riferimento né ad apparecchi, né a luoghi sulla rete e nemmeno a persone. La cosa resta "vaga" perché ne conosciamo gli effetti ma non le cause, quindi si sta cercando di misurarle ma non è semplice. Il tizio è talmente onesto che ha prodotto da un anno l'apparecchio e non lo vende finché non darà uno straccio di misura decente. E – scusami – apprezzo chi prima di vendermi una cosa mi spiega come funziona. L'approccio apodittico – expectation bias come lo chiama qualcuno, negativo aggiungo io – per cui è tutta fuffa per venderti qualcosa perché tu non senti niente, non porta da nessuna parte. Del resto, è però socialmente comprensibile perché viviamo in un mondo dove creano una malattia per venderti una medicina. Ma – almeno tra amici che condividono la stessa passione – potremmo avere l'approccio più corretto, ovvero c'è la malattia, quindi vediamo di che si tratta e troviamo la medicina, nemmeno escludendo a priori effetti placebo. Dato che i bit sono bit, ci siamo sempre stupiti che due chip, o addirittura lo stesso chip, suonassero differenti in circuiti differenti; che due cavi usb diversi producessero lievi variazioni e così due cavi ethernet; o che la liquida suonasse diversa da una meccanica cd. Per farla breve, alla fine si è capito che ciò che sta a monte (trasporto digitale) conta quanto ciò che sta a valle (il dac), e quindi si sta "sperimentalmente" cercando di capire quali fattori "a monte" hanno influenza sul suono. Nell'audio – e non ci sono solo io a dirlo – l'effetto nefasto di una cattiva alimentazione è noto; cambiare un semplice regolatore di tensione in un'alimentazione con uno più recente e con misure migliori, produce innegabilmente vantaggi. Dato che l'isolamento galvanico e il reclocking ha prodotto ingressi usb migliori di quelli che c'erano all'inizio, si sta cercando di applicare questo anche al trasporto digitale via ethernet, che è afflitto almeno da metà degli stessi problemi del collegamento usb. E dato che "sperimentalmente" abbiamo visto – almeno alcuni – che la situazione migliora, si "studia" perché e come. Tutto qui. Tu non senti differenze? Non saprei che dirti dato che non so che sistema di trasporto hai e che prove hai fatto per non sentire differenze. Io e altri possiamo dirti che saldatura dopo saldatura, switch dopo switch, oscillatore dopo oscillatore, siamo soddisfatti del risultato. Ci sono differenze eclatanti? No, ma sono i cosiddetti dettagli che fanno la differenza, quelli che oltre a darti la corretta timbrica, ad esempio, di un violino, ti danno anche un'ambienza corretta, cioè suona in una sala con i giusti riverberi e il giusto decadimento armonico, oppure ti fanno sentire ben articolato un pianissimo di violoncelli che prima sentivi indistinto quasi come un lieve muggito. O non ti fanno rimontare il giradischi perché il digitale "strilla". Tutti dettagli che se affogano nel rumore non senti, o almeno non senti bene. Ovviamente, su un live di un concerto rock inciso negli anni 70 non sentirai nessuna differenza. Del resto, la nostra passione è un crescere sui dettagli e, se così non fosse, andrebbe bene anche MP3 e cuffietta.
  29. stel1963

    thorens td 125 mk ii

    Ps. Aggiornamento dal Garrard 301. Plinto finito ora si tratta solo più di incollare e rifinire. Mi eviterei lo strato di piombo tra i lastroni. Già non lo alzo così, se gli aggiungo altro mi ci vuole il muletto!
  30. Savgal

    cronaca e costume Togliere il voto agli anziani

    Un paese in cui un giovane neo occupato percepisce sensibilmente meno della pensione di un anziano che ha svolto il suo identico lavoro, non è un paese per giovani.
  31. SonicYouthMilano

    politica ed economia “-1!” Oggi, a Settimo Torinese.

    Scusa, ma se il comune sentire come lo chiami tu, pensa che la soluzione al debito pubblico italiano sia invadere la Svizzera e svuotare i caveau, ti pare che se un partito con una visione lucida si metta di traverso fa u errore politico? La funzione della politica non è quella di illudere l'elettorato con soluzioni semplici a problemi complessi, quella è propaganda che va bene sui social
  32. transaminasi

    Help per scelta dac! Conviene spenderci tanti €?

    Sto facendo discussione con la consorte perché vorrei sostituire il mio amato quadro 'Miles Davis' appeso su una parete del soggiorno... x ...il fatto è che lo vorrei sostituire con la stampa 1x1mt dell'intervento di Cactus postato su un altro 3d e che mi permetto di copiare/incollare qui (errori di battitura compresi) : "il punto noon è quanto deve costare un impianto per essere definito hifi, ma che cosa ognuno di noi si aspetta dal suo impianto per ascoltare la sua musica nel suo ambiente e quanto è disposto a spendere per raggiungere l'obiettivo. se uno ha disponibilità economiche ed è interessato a migliorare il suono del suo impianto, potrà spendere cifre importanti, se ha altre priorità ne farò a mano. conosco persone con case enormi e 5 salotti, ma sempre su un solo divano per volta possono sedersi. c'è chi spende in arredamento chi in abiti chi in auto le passioni sono irrazionali e ci portano a comprare oggetti per motivazioni che nulla hanno a che vedere con la loro funzione, gli orologi che costano come un appartamento ma non sono pià precisi, per leggere l'ora, di uno swatch, le supercar che su strada con i limiti di velocità non possono esprimere il loro potenziale,, le barche ormeggiate nei porti e che escono 4 gg l'anno, la lista è lunga. lo ripeto chi guarda al prezzo scandalizzandosi, in realtà è solo invidioso, altrimenti se ne fregherebbe altamente della presenza di oggetti che non valgono il loro costo. o magari lo valgono per chi li compra. ho messo 3 mesi a scegliere un divano adatto alle mie esigenze, dimensione colore tessuto e anche prezzo. e non mi scandalizzo se ci sono divani che costano 10 volte tanto, se avessi la vil pecunia forse li avrei presi in considerazione, se ne avessi avuta di meeno sarei andato da ikea o da mndo convenienza, in ogni caso un modo per sedermi comodo lo avrei trovato, senza per questo dare del pezzente a cghi ha speso meno e dello sborone a chi ha speso di più". Penso che si attagli perfettamente alla presente discussione, anzi potrebbe rappresentare una delle risposte definitive al quesito di cui in titolo.
  33. ics

    RME ADI-2 Pro

    ...e secondo te uno chi scrive 20.000 post "negando" differenze tra dac poi quando va a provare un dac non è suggestionato...da se stesso?
  34. @SimoTocca è ciò che provo. Non nascono tutti i giorni grandi direttori; passiamo la maggior parte della vita ad ascoltare solo i postumi di alcuni geni della musica. Non è lo stesso che esserne contemporanei ed assistere (partecipare) alla loro evoluzione/esternazione camminandovi insieme. A 36 anni ho la fortuna di aver scoperto Kirill e di esserne rimasta folgorata. Totalmente. Per qualcuno che studia musica, che la ama profondamente, questo equivale credo a quanto possa provare un cristiano convinto nel trovarsi di fronte Gesù cristo piuttosto che leggerlo nella Bibbia. Non mitizzo Petrenko, non lo idolatro nemmeno, ma il suo talento mi commuove al punto che per me è un onore e soprattutto una gioia seguirlo, vederlo crescere ed esprimersi sempre di più. Cerco nella vita solo ispirazione, mi rendo conto, come riscontro e stimolo, per ogni cosa che faccio. E lui mi ispira, il meglio. È un motore per me, la motivazione. Lo ammiro davvero. Non trovate che sia incredibile la fortuna che abbiamo di osservare personaggi unici come lui nel contesto attuale? Il passato ha poco fascino su di me rispetto al presente e al futuro! Chissa cosa ci regalerà. Grazie Simone per le anteprime belle che spesso ci procuri. Ho segnato il riferimento qobuz che hai postato qui. Da ascoltare presto. Buona musica a tutti!! meme’
  35. Pasquale SantoiemmaGiacoia

    politica ed economia I guardoni

    Il ministro di tutti i ministeri mentre scruta l'orizzonte oltre la frontiera alla spasmodica ricerca di quei dannati 49 milioni di euro svaniti. .
  36. ago

    RME ADI-2 Pro

    @FabioSabbatini lo aveva fatto rodare @apprendista nostro amico: il dac lo abbiamo preso usato da lui. Poi è stato a cuocere una settimana nell'impianto dove è stato fatto il primo ascolto ( quello dell'esperto). Qualche post indietro ci sono le foto che hai anche commentato. Agli ordini! Allora, procedo per gradi sperando di non dimenticare nulla ( tu controlla con la check list se ho dimenticato qualcosa). La settimana scorsa siamo stati tutti e due dall'otorino ( io e l'esperto) : tutto bene, compatibilmente con l'età anche se io lo precedo di una decina d'anni. Ho ritirato le analisi ed il colesterolo è nella norma. Ho misurato la pressione : da manuale. Il giorno della prova , a pranzo ho bevuto solo mezzo bicchiere di vino rosso ( è nella dieta prescritta dalla dietologa). La temperatura della stanza ove si è svolta la prova era di 23° ed è scesa a 22,5 ° nella pausa sigaro dell'esperto manovratore per l'apertura di una finestra ( subito richiusa) . La distanza dei diffusori dal punto di ascolto è stata verificata con telemetro laser Leica Disto, che porto sempre con me per deformazione ..professionale, a scanso di spostamenti inavvertitamente operati dalla donna delle pulizie. Veniamo alle grandezze elettriche: dal display del 948 ( il condizionatore/ distributore Burmester) i valori della tensione non hanno subito oscillazioni di rilievo intorno ai 230v. Ah dimenticavo i livelli di uscita. Allora I livelli nel pre 808mk5 si regolano con un tono generato a 1 kHz e si parifica livello delle sorgenti con lo strumento digitale in dotazione al pre. Avendo diretto per molti anni i controlli qualità in una azienda leader nel settore delle telecomunicazioni ( purtroppo senza brevettare nulla) ho avuto alle dipendenze anche il laboratorio ricerca e sviluppo: conosco bene la rogna della taratura degli strumenti ( è li che ho dato molte direttive di aneddotica sotto forma di procedure operative) ma, in questo caso, se hai qualche quesito da porre sulla attendibilità dello strumento Burmester ti rimando direttamente a Rocco @HR che, se lo chiedi con cortesia, ti toglierà sicuramente ogni dubbio. Ciao Rocco scusa se ti ho chiamato in causa ma ho difficoltà a spiegare tutto da solo. Ma lo sai che tra i nostri amici c'è pure un notaio audiofilo? Ma non lo scomodiamo per una cosa così banale. Grazie comunque per il suggerimento. Il giochino del creare il nemico a comando non mi appassiona: quando qualcuno cerca di imbrigliare le masse all'unico pensiero mi viene l'orticaria tanto più se cerca di inglobare anche me in una di due ipotetiche " fazioni " e lo fa a sua scelta ed a proprio comodo. Ho molti conoscenti ed amici nel forum. Alcuni con le pecette rifrangenti, senza pecette , con le basi sismiche , senza le basi, con le valvole, senza le valvole, con moduli hipex e pre a batteria con alimentazioni lineari e con switching , con cavi da due lire e con cavi costosi , fissati MC e fissati Burmester, coi minidiffusori con diffusori a tromba e con le sasha , neofiti che non sanno un tubo di hifi e ingegneri del suono , medici che costruiscono giradischi, ristoratori che costruiscono amplificatori, avvocati che costruiscono dac ( ottimi tra l'altro ne ho uno) amanti del vintage e " solo " dell'analogico, dei faretti multicolore accesi intorno all'impianto etc etc. Li rispetto tutti indipendentemente da dove tu li possa immaginare collocati con semplicistico tutti di qua ..tutti di là ( vabbè questo era Louis Enrique della ...come l'hai definita garbatamente ...Rometta di qualche anno fa) Saluti a tutti i lavoratori e... pensionati. Luigi
  37. Ossido

    Aiuto, ho smarrito il cane! (Amused to Death)

    Ho ritrovato il cane !!!
  38. Riccardo Triacca

    Il disco in vinile che state ascoltando ora!

    Buon giorno, "melodico" e duro al tempo stesso, capolavoro del ROCK British di quegli anni!!!
  39. SonicYouthMilano

    cultura generale Buon 25 aprile

    Buona festa della liberazione! Mi sa che oggi vado in manifestazione, malgrado la pioggia, è un momento storico nel quale bisogna ritornare a scendere in piazza a riaffermare i valori sui quali è fondata la nostra democrazia
  40. Quest'anno al raduno di Marzaglia, tra direttore e moderatori, noi comuni mortali bisogna stare tranquilli e rispondere sempre "sissignore", sennò sono cavoli amari!
  41. Jazzlover

    Addio a Niki Lauda

    24 ottobre 1976 - GP F1 del Giappone - Circuito del Fuji PIove. Piove a dirotto. La pista è un fiume in piena. Le macchine sono schierate. La tua Ferrari ha 500 cavalli da domare sul bagnato, la frizione da spingere centinaia di volte per tutta la gara e la leva del cambio che piega le mani. Sono passati 84 giorni da quel giorno e non sei più lo stesso, è il tuo stesso volto a dirtelo. 84 giorni prima hai incontrato la morte e le hai detto:" non oggi, non adesso". Sei abituato a calcolare tutto. Durante il giro di ricognizione, ti rendi conto che, sul rettilineo da 1,6 km, fai fatica anche solo a scorgere l'alettone della macchina davanti. Una follia. Pronti. Via! Due giri, entri ai box, spegni il motore. E' finita. Nessuna vergogna. Sei un uomo. Un grande Campione. Per sempre.
  42. iBan69

    Cosa state ascoltando?

    Apro una piccola parentesi ( ... è sempre un piacere scorrere questa discussione ... fonte di ricordi, di scoperte e chicche provenienti dalle vostre collezioni ... e poi qui, i nostri impianti, sono lo strumento per ascoltare buona musica e non un’oggetto da venerare fine a se stesso.) Complimenti a tutti, continuiamo così!
  43. ktm 15

    Collocazione Router

    @stanzani Il problema a mio avviso è che gli informatici sono convinti che il mondo digitale tutto sia perfetto ma omettono del tutto che il segnale digitale viene sempre trasmesso con una variazione di tensione e che questi milioni di micro variazioni di tensione possono essere influenzate da svariati fattori che non sono scontati, sia in fase di lettura che in fase di rilevamento. Basta un piccolo anello di massa in una rete domestica LAN per fare grandi differenze all’ascolto, come?! Condizionano la prestazione di chip e dei Clock e di qualsiasi componente del circuito, generano “rumore” quindi “alterano” la prestazione sonora. Il rumore sul piano delle masse è il motivo principale delle differenze sonore fra le macchine digitali, più dei chip di conversione, il rumore viene creato dalle macchine stesse.. Senza dare degli ignoranti agli audiofili, a fino a prova contraria qui siamo in un forum di audiofili dove scrivi pure tu... Non è tenuto sapere tutto per esprimere un opinione perché in questo passione il primo che dichiara di sapere tutto è il primo che mente..
  44. Aborro le plebi, ma al di qua del fronte le cose non vanno meglio. Non si parla che di diete, vacanze, immobili, le donne belle con aiutino chirurgico che dicono cose pseudointelligenti in italianetto correttino con invariabile nasalita’ di voce, gli uomini facitori di soldi full time e dunque rimbecilliti nel tempo libero, no Beethoven, no Dante, no un caz**. in compenso sguardi noiosi e annoianti, porsche parcheggiate fuori ecc. e’ una di quelle volte, rare, che mi vien di indossare basco con stella rossa e cantar la locomotiva.
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