Vai al contenuto

Classifica Utenti


Contenuti Popolari

Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione da 27/04/2018 in tutte le aree

  1. madlifox

    Technics SU-V6: tengo o butto?

    Io sono arrivato una volta a scrivermi una lettera, con tanto di intestazione, con la quale mi veniva comunicato che avevo vinto un amplificatore che era stato messo in palio in un concorso al quale avevo partecipato tempo prima. L'amplificatore mi era stato messo a disposizione presso un negoziante di zona, dove potevo andarlo a ritirare presentando la lettera. Mi sono fatto spedire il tutto per raccomandata da un amico di Milano, al quale a sua volta avevo spedito la finta lettera. Sapevo che mia moglie non avrebbe resistito e la avrebbe aperta.
  2. Otto von Ubert Steiner

    Il mostro è arrivato ed è veramente mostruoso...

    Sono arrivato a pagina 9, poi ho rinunciato. Non ho capito a cosa è stato collegato (sia a monte che a valle), cosa ha sostituito, che elettroniche di paragone siano state prese come riferimento, poi ho visto diffusori appoggiati su seggiole pieghevoli spaiate, ambienti di ascolto che paiono magazzini cinesi abbandonati, credo di aver letto anche di sub, amplificatori, x-over... No, Aloia non si merita questo: il riassunto di una vita, come da lui stesso affermato, buttato alle ortiche.
  3. buranide

    Ho fatto modificare le B&W 802 D2 da Dufay

    Giuro che non capisco tanti post cosi astiosi e rancorosi, due appassionati di comune accordo hanno apportato una modifica ad un prodotto commerciale e ne stanno condividendo i risultati su un forum di appassionati che invece di far domande per soddisfare eventuali curiositá, praticamente in maggioranza gli stanno dando addosso con addiritura accuse che vanno dall'evasione fiscale alla lesa maestá (non si sa di chi). Colgo comunque l'occasione per fare i miei complimenti al proprietario dei diffusori per il "coraggio" di rischiare un po di soldini e all'esecutore di cui seguo da anni le "imprese" Buoni ascolti a tutti.
  4. Ho fatto il calcolo, che non avevo mai pensato prima di fare. E sono rimasto perplesso. Allora l’ho rifatto. Poi ho fatto pure la prova del 9, perché non ero molto convinto. Quindi ho chiamato la neuro deliri, e mi sono costituito.
  5. appecundria

    politica ed economia Tu hai due mucche...

    ISRAELIANI Tu hai due mucche. Tu non hai la terra per pascolarle. Tu sgomberi il tuo vicino a cannonate. Tu ora vendi il latte al tuo vicino. @Roberto M scrive che hai fatto bene.
  6. Discussione interessante che può essere utile per fare chiarezza su un argomento dove spesso c'è molta confusione. Provo a dare il mio contributo. I formati HiRes sono due, il PCM e il DSD, il PCM con risoluzioni (16, 20, 24, 32 bit) e frequenze (44.1, 48, 88.2, 96, 176.4, 192, 352.8, 384 KHz) diverse, il DSD con risoluzione costante (1bit) e frequenze diverse (2.8, 5.6, 11.2, 22.4 MHz), ma facciamo un passo indietro... ... All'inizio c'era il master... Esso può essere, ovviamente, di due nature, o analogico, o digitale. Il master digitale può a sua volta essere in uno dei due formati suddetti, ovvero PCM (la stragrande maggioranza) o DSD (una sparuta minoranza). Fatte queste semplici ma dovute premesse la prima considerazione che mi sento di fare è che, secondo me, ha poco o pochissimo senso confrontare la stessa opera in formati diversi e poi cercare di capire se uno è meglio dell'altro, in quanto in realtà se il master di un disco nasce in un determinato formato sarà ovviamente quello a beneficiare della qualità maggiore rispetto all'altro in cui è stato convertito. Faccio qualche esempio: Disco "A" - Master analogico, riversato in PCM con il convertitore "XYZ" e poi convertito via software anche in DSD per realizzare il SACD. Chiaramente in questo caso, a parità di sistema di conversione D/A, il SACD non potrà essere superiore alla versione in PCM da cui deriva, potrà suonare in maniera diversa (potrà anche piacere di più a qualcuno) ma non migliore. Disco "B" - Master analogico, riversato in DSD con il convertitore "ZYX" e poi convertito via software anche in PCM per realizzare il CD o i file HR in PCM. Anche in quasto caso, a parità di sistema di conversione D/A, la versione PCM non potrà essere superiore alla versione in DSD da cui deriva. Disco "C" - Master digitale in PCM realizzato con convertitori A/D PCM e poi convertito via software in DSD per realizzare la versione in SACD. Ancora una volta si tratterà di DSD "farlocco" che, a parità di sistema di conversione D/A, non potrà migliorare la qualità del PCM di derivazione. Disco "D" - Master digitale in DSD realizzato con convertitori A/D DSD e poi convertito via software in PCM per realizzare la versione CD o HR PCM. Naturalemente anche in questo caso, a parità di sistema di conversione D/A, la superiorità del DSD sarà netta rispetto al PCM. Tutto ciò per evidenziare che la qualità di ciò che noi ascoltiamo è data quasi esclusivamente dalla qualità del riversamento intesa come massimo rispetto della qualità del master originale, e non dal tipo di formato utilizzato. Come ha giustamente fatto notare ric236, se i file provengono dal medesimo master, la differenza qualitativa (per un certo tipo di generi e di produzioni) è facilmente avvertibile tra il formato in bassa e alta risoluzione; però se questo è vero per i file campione resi disponibili dalla Linn dove la provenienza ed unicità del master è in qualche modo "certificata", altrettanto non si può certamente dire di fronte all'infinità di edizioni, versioni, ristampe etc della quasi totalità della musica che ascoltiamo, dove, a fronte di risultati d'ascolto diversi tra vari formati in realtà staimo ascoltando quasi sempre risultati d'scolto diversi derivanti da riversamenti diversi. Detto ciò ritengo importatnte cercare di capire la provenienza dei riversamenti delle opere che ascoltiamo e l'affinità nei confronti del master originale. Poi i formati sono validi entrambi, quello che conta è il "manico" di chi ha realizzato l'opera. potendo scegliere certo è che un master o un riversamento da analogico in DSD nativo a 5.6 Mhz è davvero tanta ma tanta roba... Saluti musicali
  7. Di ascolti intimistici a casa mia non ne ho mai fatti e non ho mai creduto a chi afferma che un ascolto a basso volume sia migliore, come qualche audiofilo sostiene. Ho sempre cercato di approssimare l’evento reale dentro le mura di casa mia e per questo ho sempre avuto generose potenze e diffusori importanti. Insomma se qualcuno ha problemi di condominio, dovrebbe cambiare abitazione o accettare di essere nato sfigato, crearsi un alibi non ha senso. Mi potete credere pazzo, ma è pazzo anche chi paga un salasso di biglietto per ascoltare in prima fila? Per me quello che ascolta meglio di tutti è il direttore d’orchestra proprio perché è quello più vicino agli strumenti. Certamente la scena è importante, la dinamica però non è da meno. Per questo negli ultimi tempi ho cercato un diffusore “definitivo”, inteso come capacità di reggere tutta la dinamica indistorta che mi va di ascoltare e al contempo che suoni di classe, come dicono gli audiofili: “raffinato” (ma cos’è poi questa raffinatezza?). Meglio allora dire con una certa coerenza timbrica e ovviamente anche con un’ottima scena tridimensionale (ma questo poi dipende dall’ambiente). Dopo lunghi e reteirati ascolti, ho deciso di acquistare le italiane Unison Research (Opera) Malibran, progetto dell’ing. Mario Bon. E dopo diversi mesi che le ho a casa finalmente mi accingo a scrivere queste note, perché non si finisce mai di scoprire. Le Malibran sono un diffusore imponente: 130 kg, tweeter a cupola morbida scan speak revelator classic, 4 midwoofer da 13cm Seas realizzati su specifiche Opera, 3 subwoofer sempre seas da 10’’ caricati in sospensione, 4 tweeters posteriori sempre scanspeak con effetto dipolo per dare maggiore profondità alla scena. La tenuta in potenza di questo sistema è veramente notevole, ma dimenticate quei diffusori che fanno BOOM BOOM sul medio basso: le Malibran non sono propriamente delle Cerwin Vega (con tutto il rispetto per questo marchio storico). Me ne accorgo subito appena ascolto la batteria elettronica di Hiromi in “Sonic Bloom” (Telarc), nonostante i 3 subwoofers da 10’’, nonostante il volume come sempre a casa mia elevato, le percussioni sono secche e penetranti ma non sbrodolano MAI e questo anche se faccio funzionare il mio pre Norma Revo in modalità attiva. La conferma arriva anche con il contrabasso di Ray Brown in “SuperBass 2” (sempre Telarc), dove le corde del contrabbasso sono rugose come devono essere ma mai morbide e soprattutto le note basse non risultano mai ingigantite, mai eccessivamente in primo piano. Insomma nonostante l’imponente sezione di subwoofers, le frequenze mediobasse e basse non prevalgono mai in questo diffusore, quindi dimenticate quell’esaltazione della gamma mediobassa intorno agli 80hz tipica dei diffusori con woofers piccoli caricati in reflex. Adesso non so dirvi se il segreto sia proprio la sospensione pneumatica, certo è che la gamma bassa e mediobassa delle Malibran somiglia più a quella di una Magico piuttosto che a una Wilson audio, se proprio vogliamo fare dei paragoni. Ma quando nell’incisione è presente il basso profondo, quello vero, intendo quei picchi che scendono con decisione intorno ai 30hz, allora state pur sicuri che le Malibran vi faranno cadere il tetto in testa. Me ne sono accorto con la “Fanfare for the Common man” di Copland (Reference Recordings), dove le percussioni della gran cassa hanno devastato…tutto! Il mio fisico e anche il mio ambiente non certamente piccolo, arrivato alla saturazione per la prima volta. Insomma se i bassi, quelli veri, ci sono, allora le Malibran li riprodurranno fino alla fine, altrimenti non s’inventano nulla. Diffusore estremamente lineare, lo è anche sul resto dello spettro. Passo al vinile e metto su un must: Ella & Louis, edizione MOFI e la voce di Armstrong non mi è mai apparsa di sentirla così nera come stavolta, il contrasto con la voce femminile della Fitzgerald è ancor più evidente, da brividi. Passo a Diana krall, The girl in the other room (Verve) e confermo la capacità delle Malibran di riprodurre al top sia le voci femminili che quelli maschili; in vita mia non mi era mai capitato, voglio dire, ho sempre avuto diffusori che prediligevano o l’uno o l’altro sesso. I pizzicati delle chitarre Paco De Lucia - Al di Meola - John Mc Langhlin, “The Guitar Trio” (Telarc) appaiono globalmente sempre naturali, le corde tese come devono essere ma mai eccessivamente spezzanti, non so se rendo l’idea. In sostanza la gamma media delle Malibran appare rispettosa delle incisioni, quindi molto coerente, rifuggo l’idea di una gamma media da considerare più calda o più fredda, perché queste sono fisime da audiofili. Certo l’impostazione del diffusore vira sul monitor, ma non quel monitor esasperato alla B&W dove ogni particolare ti viene sparato in faccia. Anche in questo caso non so dire come si sia riuscito a raggiungere questo perfetto equilibrio, forse il tweeter scan speak revelator avrà una sua parte in merito, uno dei tw certamente più equilibrati mai prodotti. Insomma una gamma media ricca di armoniche e coerente, ma questo a casa mia, non dimentichiamo che è la catena intera che suona, non il singolo diffusore. Nonostante la mole, la dispersione fuori asse di questo diffusore è notevole e la scena è maestosa, nonostante che il mio ambiente, di natura rettangolare, abbia più spazio ai lati che non dietro; l’ultima fila si disegna sempre dietro la linea dei diffusori ma senza partire erroneamente dal muro di fondo, insomma l’effetto dipolo contribuisce a creare una scena dalle dimensione corrette ma senza artifici. Mi rendo conto di non aver elencato nessun difetto, ma è veramente difficile trovarlo in questo diffusore, allora dovremmo piuttosto parlare di caratterizzazioni tipiche dei diffusori. Certo prima con le Utopia Scala avevo un suono leggermente più veloce (e con le proac future one ancor di più), ma è fisiologico, un solo woofer da 10’’ sarà sempre più veloce di tre; ma questa è una problematica che attanaglia tutti i massimi sistemi, anche le Utopia Grand suonano più lente rispetto ai modelli di fascia inferiore (parlo di velocità, da non confondere con la dinamica). Con i grandi woofer ci vorrebbe l’amplificazione attiva per farli esprimere al massimo, io sulle Malibran ci riverso tutta la potenza degli am audio a200mkII, che a 3 ohm (l’impedenza minima) erogano quasi 600w; certo, sarebbe bello provarle con un finale ancor più potente perché non è escluso che il fattore di smorzamento migliori (in genere è così). Inoltre è da quando sono passato dall’extremo al supremo che avverto questo “rallentamento” (quindi prima di acquistare le Malibran), dovuto al fatto che l’extremo è una sorgente che t’insegue senza darti tregua invece il supremo ha un’impostazione diversa, ma ripeto: parliamo di sfumature, proprio quando si vuol cercare il pelo nell’uovo; l’altro “difetto” potrebbe essere un dettaglio non troppo esasperato, ma sappiamo tutti cosa sono i pro e i contro di una cupola morbida come quelli di una cupola rigida realizzata con il diamante o con il berillio. Quindi non posso fare altro che i complimenti all’ing. Mario Bon per questa meravigliosa creatura, che si candida a diffusore definitivo (ma quante volte l’avrò pensato?). Credo proprio che l’ing. Bon insieme a Murace di Chario rappresentino qui in Italia la summa della conoscenza elettroacustica per questa tipologia di diffusori. Come avrete evinto dal titolo, anche il resto della catena è tutta italiana: Sorgente North Star Supremo, Giradischi La Turbie “pensato” da Audiogears, Preamplificatore Norma Revo, finali Am audio A200mkII.
  8. 5 punti
    Questa passeggiata slow, di poco più di una decina di km tra andata e ritorno, si può considerare un vero e proprio viaggio attraverso la meravigliosa macchia mediterranea che, in questi giorni, è tutta in fiore e unisce il suo fantastico profumo a quello del mare. Un susseguirsi di spettacoli e di scoperte floreali e faunistiche, in un clima ideale, soleggiato, caldo ma non esagerato. Partiamo dal vecchio punto di raccolta della Tonnara, nel golfo dell’Asinara, non più attivo ormai da anni e, sempre costeggiando il mare, a pochi metri di distanza, troviamo una piccola suggestiva chiesetta. Oggi la Tonnara è diventato un villaggio con graziose villette dotate di giardini non grandi ma molto ben tenuti. La riva, come potete vedere è rocciosa e praticamente priva di spiaggia ma i prati arrivano e, a volte, oltrepassano, fino al sentiero che delimita lo scosceso: ai grandi gruppi di fichi d’India, agavi e rosmarino, mirto, centaurea orrida, malva e lentischio, fanno da tappeto migliaia di carpobruti eduli ( i classici mesembriantemi striscianti viola) profumati asfodeli, ricchissimi di proprietà digestive e officinali ma comunemente definiti “ fiori dei morti”, perché antiche credenze ritenevano fossero il cibo dei defunti e anche ritenuti sacri dai romani. Seguivano altri piccoli gigli, cespugli di ginestre, cardi, finocchietto selvatico, assenzio, borragine, piccole orchidee, margherite grandi e piccole e tutti i minuscoli fiorellini tipici della macchia mediterranea, colorano il panorama. A qualche centinaio di metri ecco quello che, un tempo, era l’edificio in cui il pescato veniva trattato. Ora restano le due ciminiere e, anche qui, sorgono belle abitazioni tutte sistemate nel rispetto ambientale, hotel compreso. Il percorso degrada verso una spiaggetta e qui, nell’acqua cristallina, ci fermiamo ad ammirare le stelle marine, i branchi di pesciolini diversi, dai piccolissimi ai più grandicelli e le piccole meduse colorate che sfiorano la battigia. Le meduse le abbiamo incontrate solo qui, durante tutto il nostro soggiorno abbiamo visitato altre spiagge e l’acqua è sempre stata pulitissima e invitante anche se un po’ fresca ma non tanto da impedirci di fare dei bagni deliziosi. Prima di arrivare al Museo della Tonnara, purtroppo ancora chiuso fino al 25/04, ospitato nella vecchia sede dell’ex stabilimento A.L.P.I. (Azienda lavorazione produzione ittica), insieme ai numerosi gabbiani e gabbianelle affamati, ci siamo divertiti ad assistere alla pesca velocissima e vorace dei cormorani: un vero esercizio di abilità! Qui, invece, incontriamo un bel coleottero! Dietro ad una curva, appare Stintino: sembra a due passi ma il percorso è ancora lunghetto! Per arrivarci dobbiamo arrampicarci sulla strada provinciale e qui troviamo, per la prima volta, un po’ di ombra sotto ad un pino marittimo: ci voleva! Ecco che appare anche il cartello stradale, scritto in italiano e in sardo e, poco dopo, una statua raffigurante un Mammutones che annunciano l’ingresso nella cittadina. Poco alla volta ci inoltriamo nel giardino pubblico prospiciente il porto dotato di alcune sculture e, costeggiandolo, risaliamo in paese. Un giretto per il piccolo centro del paese e vediamo anche la chiesa... Si è fatta l’ora di pranzo e troviamo una trattoria con tavoli che si affacciano sul mare e sul porto: siamo anche noi abbastanza affamati e il cordialissimo cameriere ci suggerisce la specialità del giorno: gnocchetti freschi alle cozze o alla salsiccia locale e polpo alla stintinese. Tutto buonissimo e a buon prezzo! Peccato non potervi trasmettere, insieme alle cartoline, anche le emozioni , i profumi e i sapori... A presto! §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------FINE---------------- SEGNALAZIONE!!! LE 6 FOTO CHE SEGUONO, GIA' PUBBLICATE PIU' SOPRA, RISULTANO, DOPO DECINE DI TENTATIVI, RIPETUTE INUTILMENTE E INCANCELLABILI... (v. sotto)
  9. "Dario Secondo me tu non hai capito di cosa si sta parlando. Consideri il tuo ampli molto buono? Penso anch'io sia così ma tra gli altri che mi hanno portato per provarli c'è il tuo... io però non ho ancora capito Se amate veramente l'audio ." Quindi io, non avendo l'Aloia al posto del cuore ho un bidone della spazzatura...E nelle orecchie ho la differenziata. Aloha Mattia
  10. stefanino

    politica ed economia Grande Distribuzione elettronica

    alla tua prima richiesta di avere il prezzo online hai avuto risposta chiara: no way. poi chiedi di parlare col direttore e la tizia ti conferma che comunque quello e' il prezzo e fino a li non commenti il tono che si presume fosse quanto meno adeguato. . Insisti la terza volata e gli dici che se fanno cosi' chiuderanno. Sembra quasi che gli auguri di rimanere a piedi (per scelte non sue). Cosa vuoi che ti risponda : grazie lei e' molto gentile e comprensivo"? . lo "spero di essere gia' in pensione" non mi sembra delle peggiori . Faccio un po' fatica a coniugare i 26 euro di cui non ti frega nulla con il chiedere tre volte lo sconto di 26 euro prima alla commessa poi chiedendo di parlare con il direttore infine augurandogli velatamente di andare a ramengo.
  11. bambulotto

    Questo annuncio è strepitoso....

    https://www.subito.it/audio-video/artopallanti-per-auto-napoli-249763143.htm
  12. joe1949

    Technics SU-V6: tengo o butto?

    Cambiare la moglie?? MAI! La moglie è come un' auto usata: la tua almeno sai già quali difetti ha!
  13. lufranz

    politica ed economia Tu hai due mucche...

    Hannibal Lecter: Ho due mucche. Incontro un attivista vegano e animalista che mi convince a non trasformarle in bistecche. Ho ancora due mucche. Lo spezzatino di vegano non è malaccio, ma andava cotto mezz'ora in più.
  14. aquila

    AR LST 2 o AR 11

    Dalle foto che hai inviato, le casse sono delle AR 11 MKI prodotte da circa Marzo 1975 a circa metà 1977 quando fu introdotta la serie MKII ( gli "engineering files" della "nuova" AR 11 MKII datano 18 Aprile 1977). La principale variazione durante la produzione della prima serie (MKI) fu l'adozione di un nuovo tweeter nel corso del 1976. La cupola del tweeter divenne da gialla a nera e si iniziò ad utilizzare il ferrofluido. . Gli altoparlanti della singola AR 11 di cui hai postato le foto sono tutti originali. Tuttavia il midrange è quello della serie MKII e anche il tweeter (la foto non è sufficientemente nitida) sembra un MKII. . Dalle prove effettuate dalle riviste dell'epoca (Suono Stereo HiFi e Stereoplay) la sensibilità della serie MKII era di qualche dB maggiore. Nella 10 Pi Greco MKI abbiamo 84.5 dB ad 1 m con 2,83 V in ingresso (rumore rosa), mentre nella MKII circa 87 dB nelle stesse condizioni. Lo schema crossover è lo stesso per le due serie. Pertanto potresti avere un "eccesso" di medi-acuti. Questo dipende anche dalle caratteristiche del tuo ambiente d'ascolto e dalla catena collegata alle casse. Puoi ridurre la pressione acustica delle vie alte fino a 6 dB utilizzando gli appositi switches a 3 posizioni (0, -3, -6 dB) posti sul retro dei diffusori. . Controlla tweeter, midrange e woofer. E' importante per l'ottenimento delle migliori prestazioni, che siano perlomeno perfettamente identici nelle 2 casse cioè apparteneti alla stessa serie. Se hai dei dubbi, posta delle foto nitide degli altoparlanti di entrambe le casse. Imho ciascuna AR suona meglio con gli altoparlanti della stessa serie di quelli con cui uscì di fabbrica ma dopo più di 40 anni ci si deve spesso "accontentare" di quello che si riesce a trovare. Comunque, ripeto, molto importante a mio avviso, è che almeno i 2 tweeter, i 2 midrange e i 2 woofer siano rispettivamente della stessa serie oltreché, ovviamente, in perfette condizioni di funzionamento. . I tweeter e midrange delle AR 11 e 10 Pi greco devono avere una Resistenza in continua di circa 3,5 Ohm. I tweeter hanno matricola 200011-1. E' importantissimo il "trattino 1" (-1) perché il "trattino 2" (200011-2) era la matricola della versione a 8 Ohm, identica esteticamente a quella da 4 Ohm, ma destinata esclusivamente alla AR 12 e non va bene per AR 10 Pi Greco e 11 (purtroppo talvolta vi si trovano). . I midrange con la retina bianco/argentea furono utilizzati per la serie MKII. Sono tutti da 4 Ohm nominali e quindi non ci si può sbagliare (a meno che qualche furbone non si sia messo a sostituire la retina di un midrange da 8 Ohm). Il numero di matricola dei midrange sia della serie MKI (retina nera) che della MKII (retina bianco/argentea) è il medesimo: 200010-1. I midrange con la retina nera presenti sulla serie MKI (e anche quelli usati precedentemente nella 3a, LST, 5 e LST/2) possono essere da 4 Ohm (da circa il 1975 furono etichettati con il 200010-1, precedentemente non esponevano nessun numero di matricola) o da 8 Ohm (200010-2; anche questi furono etichettati così solo a partire da circa il 1975). Quelli da 8 Ohm sono destinati esclusivamente alle AR 5 e LST/2 ma purtroppo sono esteticamente identici a quelli da 4 Ohm e a volte erroneamente usati al posto di quest'ultimi. AR 3a, LST, 10 Pi greco, 11 usano altoparlanti solo da 4 Ohm.
  15. La storia del lusso estremo applicato alla hi-fi è una cosa che non concepisco assolutamente. L'alta fedeltà ha una funzione nobilissima e tutto Dovrebbe essere in funzione di quella funzione.
  16. GianGastone

    Il mostro è arrivato ed è veramente mostruoso...

    Nel frattempo smarrito qualsiasi senso del pudore...
  17. I grossi investimenti e quindi la vera Ricerca in campo audio sono purtroppo finiti da un pezzo a causa del disinteresse da parte dei consumatori nei confronti dell'audio di qualità e il conseguente crollo della domanda. . Fino agli anni '80 l'alta fedeltà rappresentava praticamente tutta l'elettronica di consumo (insieme ai televisori) e facoltà universitarie e gli ingeneri elettronici si adeguavano a ciò. In altri termini, a parte poche eccezioni le migliori menti ingegneristiche in campo elettronico potevano lavorare e, di fatto lavoravano, nel settore audio. . Con l'avvento del PC prima e poi dei telefonini, TV di nuova generazione, tablet, smartphone, ecc. il baricentro dei grossi investimenti e quindi della ricerca importante si sono spostati su questi settori nei quali credo tutti possano constatare facilmente e senza alcun ragionevole dubbio, un obiettivo miglioramento. Credo infatti che a nessuno passi per la mente che un PC o un telefonino di 20 anni fa siano migliori dei corrispettivi di oggi. . Del resto a chi pensa che le piccole aziende per il mercato di nicchia di oggi possano fare chi sa quale ricerca, basti ricordare che le stesse NON hanno mai introdotto nessuna invenzione che possa definirsi innovativa nel settore audio. Mi riferisco a invenzioni tipo la sospensione pneumatica, gli altoparlanti a cupola, il digitale , le amplificazioni switching ecc. ecc. . E si continua a parlare di Ricerca (quella con la R maiuscola) da parte delle piccole aziende di nicchia di oggi, ma quale ricerca... Al limite sfruttano la ricerca fatta dalle grosse aziende per i settori che oggi tirano...
  18. Ma no ma chissa per chi cavolo m’hanno preso, poi basta che si muove uno si muovono tutti come quella volta che chiesi in un ristorante di visitare la cantina fui copiato sbagliai strada e ci ritrovammo in otto al cesso
  19. Panurge

    cronaca e costume Casamonicaland

    @Roberto M il titolo è perfetto, con sintesi efficace ed elegante da immediata contezza delle problematiche rappresentate nel veritiero articolo, boia Faus!
  20. GianGastone

    cronaca e costume Casamonicaland

    Ha ragione Roberto, i Casamonica sono una fake news, come Casapuond
  21. lufranz

    politica ed economia Tu hai due mucche...

    Audiofilo: Ho due mucche. Disegno sul pavimento della stalla un triangolo equilatero, metto le mucche ben posizionate su due vertici e le ascolto muggire dal terzo. Domani proverò a mettere delle punte sotto gli zoccoli.
  22. walge

    Ho fatto modificare le B&W 802 D2 da Dufay

    Non è vero se si sono cambiate le induttanze con altre di pari valore ma con Rdc differente. In ogni caso le misure effettuate su diffusori in ambienti diversi tra di loro e, nel caso di Audio sotto stretto controllo, non dicono niente; devono essere eseguite nelle medesime condizioni. Questo è un errore comune. Walter
  23. analogico_09

    cronaca e costume 1 maggio, festa del lavoro

    Così.., tout-court.., a fronte dell'enorme e tragico problema delle morti sul lavoro la buttiamo in astratto sulle "facilonerie" umane, che pure ci saranno , le quali però, come pure gli incidenti mortali non dovuti a quelle, dipendono fondamentalmente dalla mancanza di una matura cultura della prevenzione, dalle inadeguate misure di controllo e di sicurezza, a limite di repressione, dalla scarsa educazione generalizzata al problema. Ben vengano quindi queste iniziative, sindacali, politiche, civili, mettiamo da parte i coatti qualunquismi o ideologismi propagandistici, atte a sensibilizzare tutti: i lavoratori più "distratti" e più accorti; le imprese, con le loro inadempienza; i governi con i loro menefreghismi! Non è che il problema si risolve più facilmente col dire: "te la sei cercata".., e la si chiude lì! Personalmente trovo "facilone" queste sommarizzazioni superficiali, tra l'altro a mio avviso rrispettose nei confronti di tutte le vittime da incidenti sul lavoro, sia di quelle che non si sarebbero "suicidate", sia dei morti delle "umane distrazioni" che in ogni caso sempre di vittime innocenti si tratterebbe! Si avrebbero per caso dati precisi da portare su quanto inciderebbero le umane fessaggini sul numero degli incidenti mortali e non sul lavoro? ______________ Che tristezza, infine , veder dileggiare queste iniziative di civiltà, e dover dire anche sulle cose lette sulla Festa INTERNAZIONALE del lavoro, su questa forma di mancanza di rispetto verso un valore umanistico-culturale, politico, universale, affratellante, condiviso da milioni di persone, che si (s)qualificano da sole...
  24. mozarteum

    sport Fiorentina - Napoli...parliamone qui

    Squadretta il napoli. sono quelle squadrette come la roma la lazio ecc che vincono ogni 40 anni per grazia ricevuta qualcosa e gli altri 39 anni li passano ad addebitare i propri insuccessi agli arbitri come i timbratores che non fanno carriera. gli squadroni sono un’altra cosa: la juve, il milan di berlusconi dei tempi d’oro l’inter di moratti senjor, ecc.
  25. Ho intenzione per mettere a proprio agio i burmester Addicted di cromare tutto dal pavimento al soffitto
Questa classifica è impostata su Roma/GMT+02:00


Facebook

About Melius Club

Melius Club: la nuova casa di Videohifi.com
Melius Club è il ritrovo dei cultori di tutte le passioni sospese tra arte e tecnica, appassionati sempre alla ricerca del miglioramento. Melius Club è l'esclusivo spazio web dove coltivare la propria passione, condividere informazioni, raccontare esperienze, valutare prodotti e soluzioni col supporto attivo della comunità degli appassionati.

Riproduzione audio e video, fotografia, musica, dischi, concerti, cinema, teatro, collezionismo e restauro di preziose apparecchiature vintage: qui su Melius hanno spazio tutte le passioni.

 

 

Il servizio web Melius.Club viene offerto al pubblico da Kunigoo S.R.L., start-up innovativa attiva nel settore Internet of content and knowledge, con sede legale e operativa nell’Incubatore certificato Campania NewSteel in Napoli via Coroglio 57/d e codice fiscale 07710391215.

Powered by K-Tribes.

Follow us

×