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  1. 18 points
    Un compleanno deve essere sempre festeggiato, soprattutto poi quando è quello di una delle realtà para – industriali di assoluta eccellenza del nostro paese: la Sonus Faber S.p.A. di Arcugnano, Vicenza. Il 35° compleanno Nessuno dei modelli di diffusori prodotti ad Arcugnano in questi ultimi anni ha tradito le aspettative sonore ed estetiche, rappresentando al meglio quel “saper fare” italiano, quel coniugare sapientemente le esigenze tecniche con quelle estetiche che rendono ogni diffusore Sonus Faber un qualcosa di diverso rispetto al panorama mondiale degli altri costruttori di diffusori. Per questo 35° compleanno si sono voluti regalare la riedizione di un diffusore che ha fatto la storia della fabbrica, senza il quale la Sf di oggi sarebbe stata sicuramente diversa o addirittura inesistente, la Electa Amator. L'antenata Sarò drastico: per me non esiste altro che la EA prima serie per due diverse ragioni, una soggettiva e la seconda oggettiva; 1) Non avendo mai visto dal vivo la seconda non ne posso parlare; 2) Non ci sono affinità tecniche fra la II e le altre, mentre sono immediate fra la I e la III. A mio avviso la II ha più elementi di contatto con quell’altro capolavoro di Franco Serblin che è stata la Extrema, soprattutto per la presenza del radiatore passivo posteriore. Il ricordo della “prima volta” con la Electa Amator I è di pochi anni fa. Un mio conoscente mi chiese un giorno di accompagnarlo a Roma per andare a prendere dei diffusori usati che aveva appena comprato da un privato. Ok, gli dico, ma quali diffusori hai preso? Quando me lo disse restai perplesso perché li stava comprando per la seconda volta. Ebbene sì, a distanza di molti anni si era ripreso le EA. Da quella volta, per molti periodi diversi ed anche con sistemi ed in ambienti diversi ho sviluppato la mia conoscenza con questi diffusori storici e contraddittori. Il primo impatto è di quelli che non si scordano: suono meraviglioso, ricchezza armonica, medio-alte fluide e setose (potrei continuare con gli aggettivi per ore). Il fascino della costruzione, la loro massa rispetto alle dimensioni. Ero davvero rapito da quello che sentivo e vedevo. Ma l’incantesimo in realtà durò poco. Approfondendo la conoscenza con questo diffusore mi resi conto che, spesso, le sue caratterizzazioni, andavano a compromettere il risultato finale. Erano “prime donne”, non gradivano la mancanza di aria alle loro spalle e soprattutto ai loro lati. Il basso, a seconda della registrazione, poteva anche diventare “ingestibile” lungo e senza articolazione e, infine, la loro mancanza di trasparenza. Sì, al contrario di quello che molti hanno scritto nel passato sull’essere monitor, le EA I erano tutt’altro che monitor. Il tweeter Dynaudio era stato “piegato” al volere del creatore ed il risultato era un suono sì dolce, sì bello, ma decisamente poco trasparente. Detto in poche parole, ogni volta che le ascoltavo mi sembrava che ci fosse una coperta sui diffusori. E non era né l’impianto utilizzato né l’ambiente. Gli stessi diffusori li ho anche sentiti in un ambiente (ancor più critici del primo) e con un altro (signor) impianto. E allora? Erano una ciofeca? No, erano i diffusori più umani che avessi mai sentito, con i loro pregi ed i loro difetti, specchio fedele di quello che Serblin voleva ottenere e, secondo me anche superiori all’altro capolavoro Serbliniano che sono state le Guarneri Homage. Electa Amator III 2018 Fatta la dovuta premessa storica passiamo a definire cosa sono le Electa Amator III 2018. Dico subito quello che non sono: della prima edizione hanno solo il nome. Il suono, il mobile, le soluzioni tecnologiche sono della Sonus Faber del 21° secolo, quindi uso sapiente dei materiali coniugato alla tecnologia più avanzata. Il cabinet è una scatola di legno in noce massello spesso 25 mm. Le pareti anteriore e posteriore sono rivestite in vera pelle, mentre quella inferiore è un sandwich di tre materiali diversi (legno, lamina di ottone e marmo di Carrara da 30 mm avvitati dall’interno fra loro). Questo accoppiamento di materiali diversi fra loro, con diversa densità e struttura ridistribuisce e riduce le risonanze dell’intero mobile, tanto da sembrare completamente inerte a qualsiasi impulso esterno ed interno. Il tutto poi è avvitato agli stand fatti in alluminio anodizzato riempiti di materiale smorzante, con una base di marmo di Carrara. Anche alla base dei diffusori, tra i pilastri in alluminio e la base in marmo è stata interposta una lamina di ottone. L’impatto visivo è completamente diverso da quello delle EA I con le doghe in massello (bellissime) oppure quello lucido e laccato delle Guarneri Evolution che ebbi modo di provare qualche anno fa (e che mi sono rimaste nel cuore). Le EA III sono “minimaliste” non ti “sbattono in faccia” la loro tecnologia (le devi studiare) e la loro finitura è come un perfetto abito da lavoro cucito a mano da uno dei migliori sarti d’Italia. Le vedi, semplici e ti fai trarre in errore. Ti aspetti il suono del classico due vie da stand… e sei in errore. Il tweeter, direttamente derivato da quello della Lilium è da 28 mm, con tecnologia DAD™ Damped Apex Dome™, con anteriormente il tripode che ricorda la caratteristica del tweeter Dynaudio della EA I. Alle sue spalle è stata posta un volume di caricamento, che è ben visibile dal foro del condotto reflex posteriore, in legno massello. Il mid-woofer da 18 cm è in polpa di cellulosa, ed è stato creato per questo progetto. Ha una buona escursione e, anche a volumi d’ascolto non proprio “civili” non ha mai manifestato di andare in affanno. I dati di targa parlano di una impedenza nominale da 4 ohm ma, visto il grafico del modulo e della fase, gentilmente fornitomi dal progettista Paolo Tezzon, direi che siamo superiori ai 5 ohm su tutta la banda di frequenze con rotazioni di fase comprese tra + e – 36°. Anche la sensibilità dichiarata (88db) mi è sembrata ottimistica poiché, molto spesso, ho visto indicazioni del livello del volume sul preamplificatore alti, molto alti. Ne deduco spannometricamente una sensibilità reale di crica 85/86db. L'ascolto Alla fine il suono. Si perché queste scatolette di legno, dannatamente pesanti, suonano….e lo fanno talmente bene da avermi lasciato perplesso molte volte durante gli ascolti fatti di sera a luce spenta. Di ottimi diffusori, sia grandi che piccoli, in questi anni, ne ho ascoltati molti. Ognuno con le sue peculiarità e caratteristiche, ognuno con il suo carattere. Però noi cerchiamo il “nostro” suono, cioè quello che più si avvicina a quello che ascoltiamo dal vivo e che riesce a trasmettere le emozioni proprie che solo la musica live può dare. Alla fine ho scelto il mio riferimento, che cadde, quasi tre anno or sono, sulle Sonus Faber Lilium. Ora, ascoltare le Electa III, a luce spenta, mi ha dato una sensazione di smarrimento che è difficile da spiegare. Sentire le Lilium e sapere che non stanno suonando loro ma le Electa III. Con gran parte dei programmi musicali a me più confacenti, jazz e musica da camera per lo più, la differenza di suono a livello timbrico è inesistente. A livello dinamico sussiste la superiorità della volumetria e del numero dei trasduttori delle Lilium ma le piccoline reggono il passo. Ecco, la differenza sostanziale è quella naturale immanenza che il grande diffusore ha nel ricostruire lo spessore armonico. Eppure la Electa III regge il confronto. Gli strumenti ad arco sono timbricamente e armonicamente corretti e completi. Fin dove il mid-woofer delle Electa può arrivare (più o meno 40hz) il basso è profondo ed articolato, tendente a chiudere con dolcezza la struttura armonica, senza impastare o diventare duro e “muggente” come mi è capitato di ascoltare con altri diffusori anche da pavimento. I legni e gli ottoni sono definiti, articolati e sempre perfettamente a fuoco. Nemmeno con la grande musica sinfonica (IV^ sinfonia di Mahler in sacd della LSO) si sono perse le sfumature più tenui o ci si è perso qualcosa della partitura per sovrapposizione degli strumenti. Una grande raffinatezza unita ad una altissima definizione. Mi sarei atteso, prima della prova, qualche rinuncia (sopportabilissima) sulle percussioni ed in genere nell’ascolto della musica rock….e invece, altra seconda sorpresa. Passare dai Pink Floyd ai Genesis e terminare con Steven Wilson è stato un percorso di puro divertimento. Chitarre, tastiere, percussioni, ascoltate con la massima disinvoltura da ascolto live senza nessuna fatica d’ascolto e senza perdere nulla nei transienti e nella dinamica. Percussioni profonde e d’impatto (appena meno possenti delle Lilium) tali da farti seguire il ritmo con il massimo del piacere e del coinvolgimento. Sentire perfettamente a fuoco la “pelle” del tom della batteria, con quel senso di aria post percussione, mi ha stupito. Molte volte ho tralasciato di prendere appunti e mi sono goduto la musica, pura e semplice, senza stare a spaccare il capello in quattro o a ricercare riferimenti mnemonici su come dovrebbe suonare questo o quell’altro strumento. Il palcoscenico ricreato da questi piccoli capolavori è notevole. Scompaiono e suona tutta la parete, con una notevole estensione in orizzontale e verticale. Dove ho avvertito qualcosa in meno è sul piano della profondità che, in realtà, attribuisco più al mio ambiente d’ascolto che ai diffusori in prova. Potrei continuare a scrivere per pagine e pagine sulle sensazioni ed emozioni che l’ascolto di questo diffusore mi ha regalato in un mese di prove ma temo che sarebbe del tutto inutile. Conclusioni Le Electa Amator III sono grandi piccoli diffusori. Suonano bene con tutti i generi musicali e non sono così complicate da far suonare in ambiente. Di una cosa hanno però necessità. Non sono voraci di corrente ma di potenza. Non crediate che possano suonare con “soli”100 watt o con un monotriodo. Hanno fame di potenza e la sanno gestire al meglio. Non ricreano come sanno fare le Lilium il palcoscenico reale con il suo grande “respiro”, non arrivano a creare quel basso “tellurico” proprio dei grandi sistemi, ma tutto il resto lo sanno fare benissimo, con grazia, definizione e tanta classe. In Sonus Faber sono riusciti nell’impresa di ricreare in scala inferiore (a livello dimensionale) il grande suono di un sistema più completo e complesso. Normalmente evito di lasciarmi andare a consigli non richiesti. Ove possibile suggerisco un acquisto solo dopo aver ascoltato il sistema esistente. In questo caso, chi è alla ricerca di un diffusore da stand ma non vuole rinunciare al suono completo di un diffusore multi via da pavimento, vada ad ascoltare ovunque sia possibile questo sistema. Non ne rimarrà deluso, anzi. Ora lasciamo le Electa Amator I e il ricordo di Franco Serblin al XX secolo e godiamoci queste nuove creature della Sonus Faber del XXI secolo.
  2. Schelefetris

    cronaca e costume "i morti" o halloween ?

    Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio. Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre. I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo. Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire. (da Racconti quotidiani di Andrea Camilleri) . devo dire che da noi si usava mantenere questa tradizione almeno sino a quando noi eravamo bambini (25-30 anni dopo l'arrivo degli "americani" )
  3. La buona informazione verso i neofiti si fa dicendo che la Rotel fa degli ottimi amplificatori, non che se non spendi almeno 5k euro per un ampli senti di mer-da! Scusate il francesismo, ma certe volte mi sembra di essere al circolo dei ricchi anziani annoiati ... Ah, e Rotel (tanto per girare il dito nella piaga) ha fatto dei signori finali, che non hanno NULLA, ma prorpio NULLA da invidiare ai soliti nomi noti ... certo, costavano 3000 dollari e non 300 come gli entry level, ma in confronto a certi blasoni da 30MILA euro la differenza era irrisoria, sia in termini costruttivi che sonori. Ma se vogliamo continuare a far allontanare i neofiti da questa passione, diamo retta a 4 recensori invasati che osannano prodotti che sono paragonabili (appunto) alle scarpe da 8k euro o alle auto da 300k euro... questa è ROBA DI LUSSO, niente a che vedere con gli oggetti normali che asservono alla loro funzione. Spero che qualche giovane legga quanto scrivo e mi dia retta prima di finire nelle grinfie di "audiofilo invasato" : sono tra le peggiori ...
  4. Vuole far vedere di sapere ma non sa di non sapere però così sembra che lo sa! Ma noi sappiamo che lui non sa ma che fa finta di sapere! Walter
  5. @Aletto Non sono d'accordo con quanto affermi, e te lo dico per esperienza personale, sia a casa mia che di altri appassionati. In sintesi, è abbastanza un LUOGO COMUNE trito e ritrito quello del "bilanciamneto" a livello dei costi degli apparecchi, e serve solo ad alimentare una passione al limite del patologico, dove ogni minima cosa all'interno di un impianto stereo deve essere soppesata millimetricamente per ottenere ... ottenere cosa? Una riproduzione sempre più fedele ad un ideale di suono reale mai raggiungibile? Oppure per raggiungere il proprio "gusto musicale" myfi? Ecco, per dirla tutta: ho sentito diffusori da 80 mila euro andare BENISSIMO con integrati da 1000 euro, perché si abbinavano perfettamente alle richieste elettriche e di sinergia del diffusore... ho sentito sorgenti da 4 soldi far cantare alcni impianti in maniera divina, e inserendo una sorgente dal costo 20 volte superiore il risultato non cambiava pressochè di nulla, anzi... su alcuni aspetti PEGGIORAVA! Quindi, per concludere il mio pensiero: l'impianto di riproduzione deve piacere A TE che lo ascolti, e se ti "innamori" di un diffusore da 35mila euro e riesci a farlo suonare con un integrato da 1000, va benissimo così, credimi ... Ciao, Max
  6. Revenant

    al maschile Un video hi-fi esilarante o spaventoso?

    Il primo video non mi pare così demenziale...la capacità oratoria è quella che è, ma in sostanza si tratta di un audiofilo medio al quale si può dar da bere qualunque cagata. I cavi rialzati in un ambiente sonicamente devastante sono una vera perla, ma di impianti costosi in ambienti assurdi ce ne sono tanti. Irridere il soggetto del primo video è un po come prendere in giro la maggioranza di noi...che viviamo di str@nzate assurde e le paghiamo pure carissime.
  7. ilbetti

    la sala di ascolto di Nelson Pass

    i commenti letti sono un chiaro paradigma dell' "audiofilo"... Pass è un tecnico di caratura , livello e genialità indiscutibili. E c'è chi và a sindacare le sue scelte... Personalmente, che non sono degno di allacciare le scarpe a Pass, condivido OGNI SINGOLA PAROLA. E ( sorpresa per me) in particolre la scelta degli HPD come diffusori. Quest' ultimi, per chi non li conosce, sono una bestia nera, un diavolo fatto altoparlante, un microscopio per le elettroniche a cui vengono collegati. Si, sono colorati (ma infinatamente meno se montati in cabinet corretti e con crossover riprogettati, ovviamente... e lo dice anche Pass..)ma hanno un anima tale che fanno fluire la musica. Non l' Hi-fi. E sono dannatamente bastardi. Se un elettronica riesce a pilotarli con autorevaolezza, piglio e forza, piloterà quasi tutto. ( quasi, perché certi diffusori sono un abominio tecnico... e pretendere di commercializzare diffusori di 82 db di efficenza magari con un carico di 2ohm significa semplicemente essere progettisti capra...) Anche sui cavi, e le alimentazioni sono in sintonia totale. Ma l' audiofilo vede il suo dito... non la luna... Spendere migliaia di euro su cavi elettrici...faccio i complimenti al marketing e alle facce toste di chi vende tali cose... personalmente, per formazione culturale ( e morale) non sono capace... Il mondo, è bello perché e vario e a colori, ci aggiungo, ma un TECNICO vero, difficilmente sarà lontano da queste posizioni... saluti "sonanti"
  8. Quest'anno ho preferito defilarmi dall'evento ufficiale che il buon Mino propone annualmente per...fargli visita invasiva la settimana seguente. Avevo bisogno di fare un ascolto mirato e con meno presenze di ospiti per poter mettere finalmente le mani sui nuovi prodotti McIntosh. Mi riferisco agli 1,25, al C70 e al controverso (esteticamente parlando) 2152. L'occasione poi è stata propizia per un riascolto di vecchie conoscenze, le Tannoy Canterbury e Kensington GR e SE e le Kharma Exquisite. Il buon Mino (che non finirò mai di ringraziare per la sua cortesia e disponibilità) mi ha messo a disposizione due sistemi separati. Il primo composto da C2600+MC1.25+MCD600 e a rotazione diffusori Sonus Faber Amati Tradition e Canterbury GR Il secondo composto da C70+MC2152+MCD600 e a rotazione le Kensington GR e SE. Non ci siamo fatti mancare prove con e senza le favolose basi per i diffusori che Mino produce e, ciliegina sulla torta, l'ascolto del vinile utilizzando come prephono il favoloso MP1100. Le mie impressioni sono le seguenti: primo impianto; suono terso, veloce asciutto ma non essenziale con le amati Tradition, praticamente un capovolgimento a 180° rispetto alle amati futura che hanno sempre evidenziato un basso un po' troppo difficile da gestire. L'insieme mi ha ricordato molto l'ascolto dei diffusori elettrostatici per pulizia e velocità. Personalmente avrei gradito (gusto personale) un po' più di rotondità. Infatti il secondo giro con le Canterbury è stato molto più di mio gradimento, su tutti i parametri con, in più, la sorpresa di non veder suonare i due grossi comò scozzesi ma di chiudere gli occhi e sentire l'orchestra suonare in modo verosimile davanti a me. Bella prestazione. secondo impanto; il C70 e l'MC2152 sono due bellissime macchine (parere sempre personale) e suonano anche loro secondo il nuovo corso Mc. Suono che mi ha ricordato moltissimo quello dei favolosi 2301, di una trasparenza assoluta e con una elevatissima riserva dinamica. La qualità assoluta dei componenti ci ha permesso di fare un confronto diretto tra le nuova e la vecchia versione delle Kensington. Qualora aveste tempo da perdere potreste andare e rileggere la mia recensione sulle Kens GR pubblicata nel n. 41 del Magazine di VideoHiFi. All'epoca scrissi che le nuove GR mi erano sembrate un po' più loudness rispetto alle SE e, queste ultime, più equilibrate e meno "accomodanti". A distanza di 5 anni confermo questa sensazione e, grazie alla trasparenza dell'abbinamento C70+MC2152 è emersa quella maggiore linearità della SE sulla GR. A conferma vi posso dire che un cliente di Mino che era con me e con i miei amici durante la prova, in 5 minuti si è comprato le SE. Infine vi riporto la relazione d'ascolto che il mio fraterno amico Massimo mi ha comunicato sull'ascolto finale (io avevo già preso la via di casa dovendo farmi 330 km per tornare a Bari) del primo impianto con le Kharma Exqisite. E' stato il miglior ascolto della giornata, senza se e senza ma. Questi diffusori li avevo già ascoltati con molta attenzione già in una precedente visita (un paio di anni or sono) da Mino, questa volta con il C2500 e i "vecchi" 1.2. Già in quella occasione mi avevano entusiasmato evidenziando una correttezza timbrica, una liberta armonica da primato (come purtroppo il loro prezzo). Le impressioni che Massimo mi ha riportato combaciano in pieno con il mio ricordo di due anni fa. Ora vi posto un po' di foto...Mino si merita questo e molto di più. Signore e padrone dell'HiEnd del centro Italia (ma non solo), vero direttore di orchestra della nostra passione.
  9. miky8

    Cosa state ascoltando?

  10. Martin

    politica ed economia Gli anziani non dovrebbero votare

    Anche over 50, purché passi il principio del no taxation without representation.
  11. mozarteum

    politica ed economia Abolizione del denaro contante

    Ma se uno vuol fare una serata allegra con una fanciulla di tallin senza che mugliera sappia come deve regolarsi? non tutti sono cashless e chiesa. altro che motoretta usata a portaportese col tedesco
  12. cactus_atomo

    al maschile Un video hi-fi esilarante o spaventoso?

    mi hanno insegnato da piccolo che una buona norma di vita è non ctiticare alle spalle i comportamenti altrui, in specie quando detti comportamenti non incidono sulla sicurezza e sulla salute fisica e morale di terzt. il sugnore ha opinioni discutibili, fatti suoi. la sindrome della suocera l'ho persa da un pezzo
  13. Oste onesto

    cronaca e costume Giacca e cravatta

    Quando non ci sono 35 gradi all'ombra è il mio abbigliamento preferito. Mi sento a mio agio e protetto. È importante curare l'aspetto fisico e il ben vestire perché aiuta a mantenere adeguati livelli di civiltà. Chiaramente con ciò non voglio dire che chi non veste bene sia incivile, ma la bellezza in tutti i campi è sempre un faro da ricercare!!
  14. mozarteum

    cronaca e costume C’erano una volta i negozi

    Perfetto. Questo era il valore aggiunto per le merci non industriali. Oggi sopravvivono di questo genere di negozi le pizzicherie d’alto lignaggio quelle da un kg di carne 40 euro per intenderci. Prima era la ragion d’essere del negoziante. Vero e’ che il borsellato internettiano ha derubricato questa funzione pregevole a vile intermediazione, lui che sapendo tutto (e avendo molto tempo libero) puo’ benissimo farne a meno
  15. @HR ma che sei un agente ? Francamente non devi convincermi di nulla, gli ascolti che ho fatto sono stati gia’ abbastanza per capire il suono che preferisco. Io ascolto Musica. Il tuo modo di reiterare la stessa minestra senza fine e’ a dir poco stucchevole, basta cosi’, mica io ti vengo a dire Burminchier ??!!! E ora goditi i tuoi giocattoli e lasciamo che si parli di quanto in oggetto. in pace e saluti
  16. cricchio

    Atànsion Atànsion, Affaròn Vinilòn!

    Tornando alla promozione Jazz di IBS . . . per oggi e domani si aggiunge che con il codice HALLOWEEN19 c'è uno sconto di 10€ per una spesa di almeno 50. Il mio consiglio è di inserire un articolo dalla difficile reperibilità (tipo Time Out visto nei post precedenti) ed un altro LP che vi interessi e che porti la spesa oltre i 50. Se il disco di difficile reperibilità non verrà trovato dovrebbero mantenere l'intero sconto di 10€ sull'altro. Almeno in passato mi è capitato così. Spero di non essermi perso nelle 8 milioni di edizioni di questi titoli Jazz (ho controllato gli Ean ma non si sa mai . . . ), ma io ad esempio ho preso: - Tenor Madness di Sonny Rollins Analogue Productions 200 gr a 35,12€ https://www.ibs.it/tenor-madness-200-gr-vinile-sonny-rollins/e/0753088704734 che è già un buon prezzo - My Favorite Things di Coltrane Rhino di cui si discuteva prima a 15,60 https://www.ibs.it/my-favorite-things-vinile-john-coltrane/e/0081227980498?inventoryId=46310643 spedizione lenta gratuita per importi superiori ai 25€, per un totale, applicato lo sconto, di 40,72€. Spero li spediscano entrambi, ma se non dovessero trovare Sonny Rollins dovrei venire a pagare Coltrane 5,6€.
  17. mozarteum

    Burmester Reference Line (Su monoandstereo)

    Heil tweetler!
  18. 4 points
    La bella e corposa Grand Callas è uno fra gli ultimi diffusori della ditta trevigiana Opera Loudspeakers, azienda che il prossimo anno festeggerà il trentesimo anno dalla sua fondazione ufficiale. Oltre ad essere personalmente legato al marchio per questioni di mero campanilismo, Opera e in modo particolare i prodotti della linea Callas mi fanno tornare piacevolmente indietro di qualche lustro, quando ascoltai nel piccolo e grazioso negozio Audio Club HiFi di Castelfranco Veneto un impiantino interessante che adottava come terminali proprio una coppia di Callas da stand. Quelle casse massicce, ma esteticamente forse non bellissime, mi affascinarono immediatamente con la loro voce e mi reintrodussero nel mondo dell’alta fedeltà dopo alcuni anni di latitanza. Oggi la gamma Callas è formata da tre prodotti differenti, l’erede di quel diffusore da stand che tanto mi piacque e che porta lo stesso nome, le recenti Callas Diva e le nostre Grand Callas che rappresentano il modello di punta dell’attuale produzione Opera. Design Le Grand Callas sono sicuramente dei diffusori importanti per dimensioni e peso, ma i fianchi curvilinei, la testa inclinata terminata con una spessa lama in vetro, oltre ai materiali impiegati, ne fanno un oggetto sicuramente molto gradevole e aggraziato che piacerà con tutta probabilità anche alle mogli più esigenti. Le finiture disponibili per i fianchi in legno sagomato sono noce e mogano, mentre la restante struttura è nera, come nera è la pelle che riveste il frontale. In dotazione c’è anche un’utile tela protettiva e una piastra di supporto in acciaio verniciato nero con adeguate punte regolabili in altezza. Costruzione Il mobile della Grand Callas, come in parte ho già anticipato, è costruito in modo superbo, con ottime finiture e con perfetti accoppiamenti delle varie parti che lo compongono. Le dimensioni sono quelle di un diffusore importante e il volume interno è di 92 litri di cui 80 sono dedicati ai woofer. Il medio è caricato in sospensione pneumatica in un volume separato. Il mobile è realizzato in MDF e multistrato curvato. Lo spessore va dai 25 millimetri dei fianchi ai 50 del pannello frontale. I driver impiegati sono di buon livello, due woofer Scanspeak Epigee 22w8557T01 da 8” a lunga escursione, il midrange Seas U18rnx/p da 7” con membrana in polipropilene ricotto e ogiva, l’ottimo tweeter Scanspeak D2905/970000 da 1” che troviamo sul frontale e i la coppia di D2608/81300 sul retro in configurazione dipolo. Di qualità anche le componenti usate per il crossover, progettato quest’ultimo con frequenze di taglio a 200 e 2000 Hz circa. Molto bella la morsettiera biwiring posta sul retro dei diffusori in posizione comoda e accessibile che all’occorrenza permette di adottare la biamplificazione passiva: collegando i connettori denominati “high” si pilota la gamma alta, sia il tweeter anteriore che il dipolo posteriore, con “low” si ha accesso alla via medio bassa, midrange e woofer. Sempre sullo stesso quadro, troviamo anche un interruttore che inserisce o disattiva l’equalizzazione della risposta alle basse frequenze. L’imballo in cui sono contenute è molto robusto e nonostante la mole dei diffusori, che pesano quasi 80 chilogrammi ciascuno, non è stato troppo complicato estrarle, montare le basi e collocarle in ambiente. Il consiglio, quando si svolgono queste operazioni con oggetti così voluminosi e pesanti, è comunque sempre quello di coinvolgere un volenteroso e forzuto amico, anche non necessariamente audiofilo, ma dotato di adeguati bicipiti. All’interno si trova anche un manualetto che, oltre alle caratteristiche tecniche, suggerisce come estrarre dall’imballo i diffusori in totale sicurezza e posizionarli correttamente in ambiente e con quali amplificatori accoppiarli. Suono Le Grand Callas sono state inserite nel mio impianto principale, composto dal lettore digitale cd/sacd Cary Audio 306 Pro, Apple Mac Pro con Audirvana+ per la musica liquida collegato al Canever ZeroUno Dac, giradischi Thorens TD 124 con Saec WE-308 L, pre phono Mactone XX-301, preamplificatore Atelier Du Triode ilPre, amplificatore finale Cello Rhapsody, diffusori Revel Ultima Studio, cavi di alimentazione e potenza Faber’s Cables, di segnale RCA Signal Cable, USB Belkin Gold e WireWorld Starlight 7. Avendo io a disposizione solo una coppia di cavi monowiring ho optato per l’inserimento di adeguati ponticelli, evitando, come è mia personale abitudine, quelli metallici in dotazione. Le Grand Callas, come suggerito dal costruttore, sono state in partenza configurate come una cassa chiusa, bloccando i tre condotti reflex con i cilindri in poliuretano in dotazione ed inserendo l’equalizzazione in gamma bassa. A mano a mano che la confidenza con le due “signore” migliorava, sono state provate altre configurazioni, soprattutto in relazione al loro posizionamento in ambiente. Disponendo di una certa libertà di manovra e di una sala di dimensioni adeguate alla situazione, sono riuscito ad utilizzarle senza equalizzazione e con i fori del caricamento reflex liberi, migliorando abbastanza chiaramente la resa in gamma bassa e soprattutto la spazialità e la tridimensionalità del suono. Avendole avute in prova per un tempo abbastanza lungo, tempo che normalmente non è concesso a chi effettua simili prove, ho ascoltato una grande quantità di musica, di generi fra i più disparati, dal pop alla musica classica e in formati diversi, vinile, cd/sacd e file anche ad alta risoluzione. Le Grand Callas sono diffusori onnivori, molto piacevoli con la musica classica e anche con il jazz, ma, a mio avviso, danno il loro meglio con il rock. Il basso è sempre ben presente, non teso come le mie Revel, ma più pieno e rotondo, non gonfio. A tal proposito mi sento di consigliare amplificatori, sicuramente a stato solido, di potenza adeguata in relazione alle dimensioni della sala d’ascolto, che riescano a controllare molto bene i due woofer da 20 cm, donando allo stesso tempo la trasparenza e la fluidità necessaria in gamma medio-alta. Di questi diffusori mi sono in particolar modo piaciuti l’equilibrio timbrico, l’articolazione e il controllo del basso, anche favoriti dal trattamento acustico ambientale realizzato con i Daad forniti da Acustica Applicata (di cui ho parlato qui), ma anche la qualità della gamma media che è un giusto vanto di mamma Opera. Oltre alla diversa impostazione sonora, le differenze con il diffusore di riferimento sono costituite dalla inferiore larghezza del palcoscenico e da un suono meno “avvolgente”; d’altro canto le Grand Callas si dimostrano però un diffusore più viscerale ed emozionante che sanno colpire nel segno con armi differenti a quelle a cui sono abituato. Sempre buona invece la profondità della scena in cui ha senz’altro un compito chiave il dipolo posteriore derivato concettualmente dal precedente modello e dalla Tebaldi. Universalità Come tutti sanno non esiste un diffusore universale, e se esiste io ancora non l’ho ascoltato. Esiste però il diffusore che meglio di altri corrisponde alle proprie esigenze, anche economiche, e che meglio di altri si interfaccia con il proprio ambiente. Di sicuro i punti di forza di questi diffusori sono la coerenza timbrica e la dinamica a cui si aggiungono aspetti più frivoli, ma non marginali come la piacevolezza d'ascolto e la musicalità o quello che gli anglosassoni definiscono anche come PRaT. Valore Oggi, mentre metto insieme queste parole, le Opera Grand Callas hanno un prezzo di listino di 10.600 €, una cifra sicuramente alta per noi umani che stiamo sopravvivendo alla crisi economica del nuovo millennio, ma allineata e anzi competitiva se la paragoniamo a quella di prodotti similari che il mercato hi-fi/hi-end offre. A questo va aggiunto che lo street price per questa coppia di diffusori rischia di essere realmente invitante e potrebbe aiutare a raggiungere, almeno per un po’, la pace dei sensi audiofili. Un altro aspetto fondamentale da considerare è che il loro possessore non dovrà svenarsi o vendere un rene per acquistare un’amplificazione eccezionale che riesca a farle suonare come sanno, come a volte accade per taluni diffusori capricciosi. Conclusioni Le Opera Grand Callas, è innegabile, mi sono molto piaciute. Le ho inserite nel mio impianto senza troppi problemi se non quelli legati al posizionamento, aspetto con cui bisogna sempre fare i conti, sia che si abbia a che fare con mini diffusori o con due bolidi da un quintale ciascuno. Mi hanno portato a riascoltare e a godere di canzoni che non ascoltavo da tempo. Sono esteticamente molto gradevoli, costruite benissimo e suonano. Sì, suonano! Suonano come molti diffusori di oggi non sanno più suonare, senza quella ostentazione inutile dell’iperdettaglio che spesso si traduce in un suono arido e asciutto. Hanno pure un buon rapporto qualità-prezzo e non sono troppo esigenti sul fronte amplificazione. Se state ricercando un nuovo diffusore per il vostro impianto e il budget è adeguato, vi invito a tenere in seria considerazione le Opera Grand Callas, ad ascoltarle, meglio se a casa di qualcuno che sia appassionato tanto quanto noi e, perché no, a richiedere ai signori Nasta una visita presso la loro ditta, per capire che oltre al prodotto, c’è passione e competenza. Pagella Design e Costruzione: 5/5 - Buon design, ottima la realizzazione e la fattura del prodotto e i materiali impiegati. Universalità: 4/5 - Un’anima votata al rock, ma con buone capacità di riprodurre ogni genere musicale. Suono: 5/5 - Una volta disposte correttamente in ambiente si riescono ad ottenere risultati pregevoli. Concretezza: 5/5 - E’ il punto forte di questo prodotto, ricco di sostanza e capace di emozionare. Valore: 4/5 - Prezzo importante, ma inferiore rispetto a molti prodotti confrontabili; rapporto qualità/prezzo adeguato.
  19. qzndq3

    al maschile une belle femme, chaque jour

    Per i Torinesi, a Moncalieri abitava un mio compagno di scuola, aveva la stanza confinante con la camera da letto di una coppia, la gentile signora si esibiva in ululati tutte le notti che Cristina Deutekom quando interpretava la Regina della notte a confronto sembrava una dilettante. Una sera ci trovammo a casa sua per una pizza tra amici che andò molto per le lunghe e quindi mi fermai a dormire a casa sua. Nel nel cuore della notte iniziò "l'esibizione" fino a che la sentimmo dire mugolando "Dimmi che sono la tua t**** mettimelo nel c***". Silenzio per un paio di minuti e poi "Ahhhhhhh" urlo e poi ricominciò il concerto. Il mattino dopo, l'avrete capito che non sono esattamente un angelo, andai in farmacia, acquistai un tubetto di vaselina e lo lasciai davanti alla loro porta sul pianerottolo...
  20. giorgiovinyl

    Della maleducazione ai concerti di musica classica

    @ClasseA il concerto che hai in mente tu è praticamente Woodstock... qualche spettatore stava nudo c'era anche chi faceva a gara a scivolare nel fango... ma la vedo dura ripeterlo ad un concerto di musica classica... quanto alla mia vicina preferisco che scarti un’intera confezione di caramelle alla più remota possibilità di vederla nuda...
  21. Gici HV

    Impressioni di...Novembre

    Non conosco le casse in questione, per esperienza il Sugden (io ho il piccolino A21a) ha bisogno di diffusori facili ed efficienti.
  22. Berico

    Mayware Formula V

    @tapesrc monocolo da orologiaio attaccato con scotch a telefono, é un monocolo di controllo.. 20x... fuoco a 10 mm...
  23. Gaspyd

    politica ed economia Il caso Ilva

    non credo che voi sappiate cosa significa ILVA per la popolazione locale ... conoscete il wind day? quei giorni di forte vento in cui a Taranto è obbligatorio trincerarsi in casa? . . . il ragazzo in apertura di video si chiamava Francesco Vaccaro ... ora non c'è più Ma fa niente .. tanto è gente povera, umile e senza alternative quindi sacrificabile e in fondo ... quale riscontro mediatico potrà avere e se anche fosse ... per quanto tempo? Un anno? Un mese? un giorno? un'ora?
  24. Berico

    Il disco in vinile che state ascoltando ora!

    Appena arrivato...
  25. analogico_09

    Coltrane - A Love Supreme

    Alberto, il mio primo disco di A Love Supreme fu una ristampa Impulse USA del 1972 che acquistai all'epoca, grazie alla quale scoprii la musica del nostro che conoscevo appena. Nel corso degli anni ho acquistato anche i CD, la complete session o master della stessa opera, più altra ristampa vinilica Impulse (non "blasonata) e durante i numerosi ascolti seguito a non badare all'aspetto tecnico perché la musica, ascoltata con i diversi supporti, mi appare sempre in tutta la sua felice, penetrante, fresca e trasparente seduzione sonora, musicale, estetica e poetica. Ora, dopo ben 47 anni, appresa la triste notizia di un disco non troppo ben suonante, se da una parte mi vergogno un po' delle mie modeste orecchie non da pipistrello, dall'altra mi sento fortunato per lo scampato pericolo: restare (s)travolto in eterno da una musica così potente nonostante i "limiti" tecnici della registrazione fu il meno rispetto al rischio corso di finire letteralmente ai matti se il disco fosse stato oltre che musicalmente trascendentale anche molto ben suonante!!!
  26. JohnLee

    sport Calcio Serie A 2019-20

    Giusto! Noi siamo al centro dell'universo. In quanto juventini facciamo testo su tutto e tutti. Appè, ma che due marroni!
  27. gian62xx

    La verità sul vinile

    certo che la si fa difficile eh ... ma vivete tutti da eremiti in castelli blindati e insonorizzati? beati voi. in un condominio, piccolo o grande che sia, di rumori ce ne sono diversi. lavatrici, folletti, bambini, cani, televisioni, mogli, ... "testimoni" al citofono ... io uso un po di tutto, ma che volete che sia un "tick" ogni tanto . personalmente il mondo elettromeccanico del vinile lo trovo affascinante.
  28. ulmerino

    buona tavola I locali " storici" del Bel Paese

    Ad Ascoli Piceno, nella pittoresca Piazza del Popolo, come non segnalare lo storico Caffe' Meletti, luogo tra l'altro dove e' nata la ricetta dell'Anisetta.
  29. °Guru°

    politica ed economia Fusione FCA Peugeot

    Sarebbe stato preferibile, invece un rimbambito ha tirato dritto allo stop e mi ha centrato... Ho rischiato molto ma sono ancora qui.
  30. @HR Io sono arrivato a costruirmi i diffusori messi a punto nella mia sala musica e tre amplificatori ognuno studiato e realizzato per la via che deve pilotare, con ovviamente crossover attivo dedicato. Il tutto e partito 7 anni fa, e ancora ogni tanto faccio qualche aggiustamento. Il massimo della sinergia con minima spesa.
  31. Agli italiani bisognerebbe fare assaggiare cinque anni di un bel governo di destra, ma non si può fare neanche questo, perché questi sono solo fanfaroni senza progetti reali, e del resto è per questo che li votano.
  32. fauntleroy

    Pioneer pl300/ pl512 e altri giradischi

    be', anche, ma io preferisco i DD a prescindere, per questo sono di parte. Inoltre il 300 è comunque un giradischi più recente del 512 e, come ho scritto, implementa un sistema di sospensioni piuttosto efficace, che lo isola dalle vibrazioni sicuramente meglio del 512. Insomma, non ti aspettare stravolgimenti, ma ritengo che il 300 sia superiore al 512, non fosse altro per la maggiore insensibilità alle vibrazioni, che non è poco. Purtroppo il punto debole di entrambi i giradischi è il braccio, di fattura piuttosto economica anche se adeguato alla classe dei due giradischi. Ma anche in questo caso non c'è da fasciarsi la testa. Diciamo che un altro consiglio potrebbe essere "scegli quello che ti piace di più", non è che in un caso sarebbe inascoltabile e nell'altro sentiresti gli angeli cantare. In ogni caso una cinghia nuova costa pochi euro.
  33. dadox

    Diffusori emozionanti cercasi

    Prendi il miglior sistema che tu abbia sentito in qualsivoglia posto, lo ascolti a casa ma deficita in quel che prima invece ti regalava (emozioni). Come la mettiamo? È inutile, chi ti consiglia in cuor suo, ciò che lo ha "emozionato", magari a casa tua il risultato ti fa cadere le braccia...é un terno al lotto pazzesco. E se le cifre in gioco sono alte lo é ancor più. Peggio ancora se acquisti un sistema alla cieca, basandoti sui consigli/recensioni degli appassionati, subentra il dubbio..."Sarà l'ampli che non ce la fa? Il pre sarà inadeguato? Magari serve un filtro di Rete..." Ma é solo una loro opinione, le orecchie, l'ambiente, i soldi sono farina del tuo sacco. Questo lo sai, si? Io, al contrario di molti altri, che a casa loro hanno fatto diversi miglioramenti a livello di impianto, non ho avuto modo di scatenare le mie facoltà danarose, ciò non di meno, ho avuto modo di constatare che il mio impianto, a causa di parecchi spostamenti/traslochi, ha assunto di volta in volta connotazioni differenti. Si passa da un'esperienza totalmente positiva (e lì si che ti viene voglia di dire "prendo un lettore più pregevole, o un ampli di alto rango"). Potrà solo migliorare, e se insoddisfatto, sapendo che prima era meglio ti orienti verso altri lidi. Sai che l'hardware "FA", ed é solo questione di trovare la quadra. Ma quando capisci che quella stanza é inadatta, puoi metterci tutti i cerotti che vuoi acquistando i finali più cari e potenti, le casse più blasonate, ma non arriverai ma a trovare il famigerato nirvana. L'ambiente é una brutta bestia, ti può far toccare il cielo con le orecchie o farti sprofondare nel peggiore degli sconforti.
  34. C'è poi anche un'altra posizione, sapete già come la penso: c'è questa grande fola per cui se un ampli ha un suono secco e duro sarebbe corretto, trasparente e verosimile. Mentre se ha un suono più morbido, più caldo, più piacevole e musicale invece sarebbe poco neutro. Grossissima sciocchezza a mio avviso. È un atteggiamento autolesionista, da martellate sugli zebedei. Ehh ma il suono dal vivo è così, qualcuno ci dice... Ma quale suono dal vivo! Ne esistono a decine. Stando agli strumenti acustici il loro suono si avvicina molto più a quanto permette un McIntosh rispetto ad amplificazioni più aggressive e portatrici di quella fatica di ascolto che non esiste proprio dal vivo.
  35. rock56

    Cosa state ascoltando?

  36. senna

    Eccolo: Swiss Physics 6A finale

    Io capisco il vostro entusiasmo per aver scoperto degli ottimi prodotti del passato, trovati nos o quasi, ma a me onestamente sembra stiate un po' esagerando….. Io quella coppia la comprai usata da audio plus nel 2001, fu la mia prima coppia di amplificazione seria, dopo un paio d’anni decisi di cambiarla, presi un Audio Research ref 2 ed un Jeff Rowland model 8, avuti insieme per un breve periodo per confrontarli bene prima di decidere, per quanto gli swiss andavano bene, non erano certo al livello della nuova coppia arrivata, i diffusori erano le B&W 802 nautililus, anche se allora certamente non avevo l’esperienza di oggi, ci sentivo comunque…. IO credo che questi swiss siano ottimi prodotti, certamente al prezzo a cui li state acquistando non credo esista niente di equivalente, però non è che sia la migliore amplificazione del mondo…..
  37. oscilloscopio

    Consigli per casse AR

    @gimmetto A @ediate è caduta una AR 9 di spigolo su un piede quando era ragazzo, da allora non le può vedere...
  38. maxbara

    Viste da vicino: le nostre testine

    In transito..
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