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  1. Coperchi graffiati nei nostri giradischi vintage? Si è forse trovata la soluzione definitiva per evitare di farseli fare ex novo rinunciando agli originali? Probabilmente si se non son talmente martoriati da aver strisciato nell’asfalto lasciando solchi profondi. Nel mio caso qualche settimana fa mi è pervenuto un plinto in ossidiana completo che aspettavo da un po’ di tempo, utile per inserire un SP10 appena restaurato e finalmente completare il tutto. Il venditore mi illustrò con foto le condizioni sia del plinto (che è in attesa di verniciatura causa problemi estetici) che del coperchio, ma nonostante la buona volontà di inviarmi foto fatte con il cellulare riguardo alle abrasioni su quest’ultimo, non rispecchiava la reale gravità quando lo vidi dal vero. Come già accennai in un altro 3ad il coperchio si presentava molto abraso in tutti i suoi 5 lati, come se si fosse usato per anni lo scotch-brite piuttosto che un panno morbido per passare la polvere. Purtroppo non avendoci pensato in tempo non ho fatto una foto del coperchio appena arrivato con il plinto in quanto nemmeno immaginavo nell'anticamera della mia testa che una settimana dopo avrei esposto tutto quanto all'interno del club Melius, ma tutte le foto che seguono in questo tutorial sono state scattate dopo aver ritirato il coperchio dal laboratorio dove speravo mi risolvessero il problema graffi e di cui ho già riferito in altro 3ad ma che ora ripresento partendo dall'inizio di questa avventura. Non avendo mai visto un coperchio così malconcio preso dallo sconforto contattai telefonicamente una mia vecchia amica titolare di un laboratorio dove lavorano il plexy spiegando la situazione. Fissato un’appuntamento per portarglielo in visione, mi spiegò che altro non poteva fare se non lucidarlo con dei prodotti specifici sconsigliando la carteggiatura per gradi, in quanto la perdita di tempo tramutata in costo avrebbe fatto lievitare il tutto alle stelle. Accettai mio malgrado perché qualcosa andava fatto non sapendo altrimenti che pesci pigliare, illudendomi che, anche su suo incoraggiamento, tutto sarebbe scomparso. Qualche giorno dopo mi chiamò e trepidante mi recai all’appuntamento, purtroppo non andò come sperai nel senso che il coperchio consegnatomi appariva si più lucido ma i graffi erano solo attenuati e nuovamente in bella mostra, praticamente erano scomparsi solo quelli leggerissimi e superficiali mentre gli altri di più pronunciata entità si trovavano ancora tutti li, assieme a quelli più profondi (passando con un’ unghia gli scalini si sentivano). Pagati 30 euro me ne andai parzialmente soddisfatto ma sconsolato all’idea che avrei dovuto provvedere da me in qualche modo. Così qualche giorno fa approfittando di un’ordine di prodotti per la cura dell’auto che avevo finito, pensando al coperchio mi misi a cercare qualcosa che servisse a togliere i difetti delle verniciature che si possono riscontrare a lavoro finito quali ad esempio la buccia d’arancia, segni di carteggiatura o altri inestetismi e, tra decine di prodotti specifici (chiamati in termine tecnico compound) per questi problemi più o meno “strong” optai per un compound che dalle specifiche è ritenuto abbastanza potente (non il più aggressivo) e che non compromette molto lo spessore della vernice con più e più passate, inoltre essendo consigliato anche per superfici dure (non si pensi maliziosamente alle parti intime di noi maschietti 😊) il mio pensiero finì per associarlo proprio al plexyglass. Arrivato tutto a casa il giorno dopo, abbastanza scettico lo provai subito su un angolo del plexy comunque segnato da graffi, una passata di 5 minuti senza troppe precauzioni e aveva praticamente fatto sparire tutto ma proprio tutto lasciando solo un graffio più profondo di altri ma ridotto quasi all’invisibilità...rimasi estremamente sorpreso e di stucco, ma già il feedback ampiamente positivo di altri acquirenti riguardo l'efficacia sulle vernici mi confermò della eccezionalità del prodotto.Cosi a conferma della prova oggi complice la giornata uggiosa ho ripetuto il test che illustrerò prima e dopo il passaggio del compound. Ecco come si presentava il coperchio dopo il ritiro dal laboratorio, la foto non evidenzia bene la gravità dei graffi ma solo un’accenno. ma entriamo nei dettagli spostandoci da un punto all’altro della cappa con le macro... Reso l'idea? Come si può ben vedere il macello è al completo con graffi di ogni natura e profondità, le foto non rendono giustizia ma garantisco è un'autentico disastro! Il test ha inizio... Il prodotto appare della consistenza di una crema, si stende veramente molto bene rimanendo umido a lungo e questo permette di non usare quantità eccessive che anzi sarebbero deleterie; sono sufficienti 2 gocce per iniziare a lavorare e a distribuirlo, per due gocce tanto per capirsi intendo le dimensioni di due chicchi di grano, taglia benissimo le parti difettose che non le copre ma le elimina proprio (ci sono dei compound che al contrario i difetti li camuffano). Le due gocce rendono tantissimo, dopo qualche minuto che passavo la parte, il cotone era ancora umido e solo quando iniziavo ad accorgermi che tendeva un pizzico ad asciugarsi ho aggiunto una goccia per proseguire il lavoro. Non serve pigiare come forsennati a differenza di altri prodotti in quanto risulta efficace già partendo con mano leggera, ma nulla vieta di farlo se si ha voglia di calcare la mano per graffi più profondi, poi si può tranquillamente passare un panno in microfibra senza attendere l’asciugatura del prodotto arrivando a lucidare alla perfezione il pezzo senza generare polvere nel panno o attorno alla parte trattata come fanno altri abrasivi. Una raccomandazione per chi vuole accingersi ad eseguire il lavoro: come ho già specificato questo compound ha proprietà miracolose ma è necessario non farsi prendere la mano cercando di fare tutto di fretta esaltati dal risultato, quindi è utile procedere 10-15 cm.quadrati alla volta in modo da tenere sotto controlla l'area di lavoro eseguendo i soliti movimenti circolari con più o meno la mano pesante a seconda della profondità dei graffi poi, quando si ritiene di aver passato abbastanza, ripassare con il panno in microfibra per asportare il prodotto e verificare il risultato. Il controluce nella vita a volte è terribile, in parecchie situazioni fa evidenziare difetti o particolari che altrimenti non si vedrebbero mai ma, nel caso della lucidatura del plexy invece viene a netto vantaggio di chi esegue il lavoro; quindi dopo aver asciugato il prodotto con un panno in micro fibra l'area interessata al trattamento va guardata in controluce in tutte le direzioni possibili per appurare se i graffi son spariti o se bisogna procedere ancora un po' al trattamento (meglio lavorare sotto una lampada se all'interno o sotto la luce naturale se all'esterno). In questo caso se in controluce non si vede nulla, significa che il lavoro è stato eseguito perfettamente e si può procedere ad effettuare ulteriori 10-15 cm. quadrati adiacenti e via avanti di questo passo fin quando i segni non sono completamente spariti e, lo posso assicurare, il coperchio se è esente da graffi profondissimi ( fatti con una lama o con oggetti contundenti) ritorna esattamente come NUOVO. Appena applicato ci si accorge di avere sotto il cotone o tampone come una sottilissima sabbiolina ma niente paura, è solo la composizione che inizia a fare il suo lavoro e che pian piano si dissolve man mano che si procede nella rotazione. A mio avviso è un prodotto eccellente in quanto rende il lavoro completo, non esige di trattarlo ulteriormente con altri lucidanti o polish di finitura; non lascia nemmeno “swirls” o “ologrammi” guardando in controluce che altrimenti andrebbero corretti successivamente con dei polish e tamponi specifici; per swirls chi non è addentro alle verniciature delle auto si intende quei micro micro micro segni che fanno apparire la vernice in controluce come la tela di ragno ossia con questo problemino... Quindi per questo test senza calcare la mano passandoci il cotone sul plexy (ma volendo lo si può tranquillamente fare se ci son segni marcati) dopo nemmeno 5 minuti il risultato dell’area soggetta alla prova è questo: Risultato notevole no? Si tenga presente che a parte il graffione visibile e abbastanza profondo, gli altri segni che si trovano nella zona non trattata a sx si trovavano esattamente anche nella zona trattata a dx del nastro, sono segni di gravità media o medio alta, si sentiva in certi punti lo scalino passandoci le unghie. La zona trattata a distanza hyper ravvicinata Quindi ricapitolando facendo un summa della situazione ecco un'elenco dei prodotti consigliati che si legge in rete o utilizzati a mia volta: - Sidol - consigliato da molti per lucidare copechi di plexy, a mio avviso invece non lo consiglio, potrebbe limitarsi a lucidare ma non a togliere i graffi anzi, lo considererei un generatore di swirls usandolo sul plexyglass. - Dentifricio - altro prodotto tampone suggerito da molti ma l'abrasività è minima e ridicola, al limite potrebbe togliere aloni e leggermente lucidare dopo una lunga faticata, ma è semplicemente un palliativo economico per tentare risolvere problemi ben più gravi; nulla mi fa pensare sia anch'esso un generatore di swirls nei riguardi del plexyglass non avendo una formulazione studiata per questo genere di materiale ne tanto meno per le vernici delle auto; tanto per capirsi si potrebbe utilizzare anche una scopa invece di una spugna per lavare la carrozzeria dell’auto raggiungendo comunque lo scopo. - pasta abrasiva – se non diluita non lavora come dovrebbe e per diluirla andrebbe messa della nafta con puzza di conseguenza, è un prodotto abbastanza economico ed ancora viene ampiamente utilizzata nelle carrozzerie appunto per la sua economicità pur essendo valida ed efficace; la usavo anni addietro ma ormai con i nuovi prodotti la ritengo ampiamente superata (Bazza mi contesterà ma non importa) infatti nel barattolo ne ho in abbondanza pur avendola presa secoli fa e non vedo l’ora finisca per non ricomperarla mai più. - Ma-Fra rimuovi graffi - buon prodotto da qualche anno sugli scaffali, non presenta odori sgradevoli, di facile applicazione, consistenza media (crema Nivea per capirsi) tocca insistere se ci sono segni marcati probabilmente perché la sua formulazione è composta da particelle di abrasivo finissimo, tende ad asciugarsi dopo breve tempo ed è necessario riapplicarlo, più efficace se si preme il tampone ma consigliato usare del cotone o tamponi di applicazione piuttosto che usare il debole applicatore integrato nel tubo causa rischio graffi essendo la plastica subito sotto, porta già a lucido ma meglio passarci dei polish in quanto lascia degli swirls; fino all’altro giorno ho usato questa per i coperchi di plexy, ma non erano in condizioni pietose come quello della prova. La ritengo la naturale evoluzione della pasta abrasiva e con meno controindicazioni ma costa in rapporto alla quantità decisamente di più. - 1Z rimuovi graffi - polish professionale che comprendeva negli anni 80 una linea abbastanza vasta e specifica di prodotti per la cura delle vernici per auto, la lattina va agitata molto bene in quanto il contenuto è composto da polvere abrasiva che depositandosi sul fondo quando non utilizzata deve miscelarsi con l’emulsione (abbastanza scomodo). Questo rimuovi graffi era (ormai è quasi finito) valido per asportare graffi fino ad una certa profondità sulla vernice per auto, ma necessita di un polish di finitura in quanto dopo applicato e steso a regola tendeva a lasciare parecchi swirsl e micro graffi che andavano corretti successivamente; provato in passato su plexyglass lasciava segni visibili quindi sconsigliato per chi avendolo in casa volesse provarci. Il marchio esiste ancora ma penso non abbia un feed sufficiente ad essere concorrenziale come performances contro l’ agguerrita e più tecnologica concorrenza. - Polish – ecco quello che non dovrebbe mancare mai per i folli maniaci lucidatori che vogliono far splendere tutto d’immenso; la caratteristica di questo polish della Meguiars è lucidare (come tutti) ma senza lasciare aloni, ologrammi o swirls dopo asciugato per bene e averlo tolto con un panno in microfibra; il prodotto non è aggressivo ne abrasivo come i polish venduti nelle ferramenta o brico, anzi la sua composizione risulta delicata sulle vernici, quindi non ci si illuda sia utile a togliere segnetti o microsegni perché non lo è... proprio volendolo fare, tocca insistere abbastanza in quanto non è una sua caratteristica; una nota positiva è il profumo che emana, non sembra affatto che questo polish sia stato sviluppato per l’auto ma piuttosto per la cura del viso. Utile per una passata alla cappa se si vuole aggiungere un paio di gloss in lucidità in più dopo il compound ma senza pretendere la luna in quanto il compound, se scelto delle giuste caratteristiche, già luciderà di suo senza ulteriori polish aggiunti (almeno per quanto riguarda la cappa) oppure in alternativa, può rendersi utile una volta ogni tanto per una rinfrescata se la cappa risultasse non splendente come da nuova; se in casa ne avete di altre marche fate un test in qualche punto poi se i risultati son del tutto positivi (manzanza di swirls visibili in controluce) usateli tranquillamente in alternativa a questo. Ed infine (rullo di tamburi) the winner is... .. ... ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Scholl Concepts S3 Gold XXL Questo è il prodotto che ho usato e che ha risolto “quasi” (poi spiegherò perché li ha quasi risolti) del tutto i problemi della mia cappa, le performaces le ho elencate precedentemente, aggiungo solo che i segni di grana 1500 vengono tranquillamente rimossi in pochi secondi, genera pochissimo calore (il calore d'attrito è dannoso per le vernici trasparenti quando viene utilizzato per la lucidatura), non presenta odori sgradevoli durante l’uso e oltre ad essere consigliato per lucidatura con utensili rotorbitali & co. è indicato pure per la lucidatura manuale cosa che a me interessava. Effetti collaterali? Si, non usarlo assolutamente venissa la insana tentazione di lucidare la plastica protettiva della strumentazione del cruscotto auto o moto che sia o altri materiali simili, causereste un autentico disastro; per quelle particolari plastiche ci sono altri prodotti specifici. Aggiungerei che la Scholl nome sconosciuto ai più ma specializzata in prodotti per auto di lunghissima data, produce decine di prodotti ognuno specifico per un determinato problema; questo che ho scelto non è il compound più potente del marchio ma lo è a confronto con altri diretti concorrenti. Scholl fa parte insieme ad un nutrito gruppo di marchi del fiore all’occhiello di un negozio conosciuto a livello nazionale dedicato esclusivamente alla cura dell’auto e della moto. Questo negozio fornitissimo offre tutto quanto serve agli appassionati dell’auto (non è un Beep's per capirsi) e anche se non ci crederete esiste una nutritissima platea di appassionati che si dedicano al mantenimento estetico dell’auto o detaling che dir si voglia curandola tanto quanto noi per gli impianti hi-fi e accessoristica. Paragonando le nostre manie per l’audio ecco che per l’auto e la sua cura esistono altri appassionati fuori di testa, di conseguenza questo negozio fornisce l’impossibile per ogni esigenza oltre gestire un bel forum all’interno del portale dove numerosi appassionati si danno consigli a vicenda riguardo i prodotti utilizzati come accade insomma qui da noi. Il portale dove ho comperato il prodotto si chiama “la cura dell’auto” spediscono solitamente il giorno dopo l’ordine, non mi risulta esista un ordine minimo, la spedizione costa 6 euro per tutta Italia, (non saprei per le isole) sono seri e affidabili, garantisco in quanto son anni che compero da loro. In ogni caso, c'è anche su Amazon a buon prezzo https://amzn.to/2BqTiNh pur mancando la dicitura XXL rispetto a quello acquistato da me non saprei in cosa differisca, forse la composizione o una miglioria o si tratta solo di slogan... chi vuole può rischiare ad acquistarlo e dopo averlo testato apportare il suo contributo; in fondo spendere meno a parità di prodotto può far comodo a tutti. Quanto costa il compound della prova? Tantissimo tanto quanto un cavo esoterico ma ne vale la pena visti i risultati. si può scegliere tra 4 formati: 250 ml 16.95€ 500 ml 26.72€ 1 kg 39.96€ 5 kg 179.95€ Nel mio caso non conoscendo quanto rendesse il compound ho preferito acquistare quello da 500 ml. così mi avanzasse potrò usarlo fosse la necessità anche per l’auto, ma volendo rischiare solo per la cappa potrebbe essere sufficiente quello da 250 ml; ovviamene più la confezione è grande e meno costa. Una carrellata degli abrasivi e lucidanti usati in passato e attuali... ... e vari tamponi e panni per l'applicazione e rimozione. A questo punto si potrebbe affermare che il test è concluso? In teoria visto il risultato si ma in pratica no. Infatti il grosso graffio che compare nelle foto non è eliminabile completamente dal compound e, visti i risultati eccezionali che rimetterebbero completamente a nuovo il coperchio e conoscendo il mio tormento interiore che non darebbe pace non me la sento di tenerlo così anche si fosse attenuato parecchio dopo ulteriori passate, per cui volendo fare il lavoro di fino e come Dio comanda passero interamente tutto il piano utilizzando varie grane di carta abrasiva ad acqua passando dalla 600 via via fino alla 2000 e, una volta eliminato completamente, utilizzare lo Scholl per riportare tutto a lucido come si deve. Ma questa è un’altra storia che finirà allegata nel 3ad che dedicherò più avanti al secondo restauro riguardo gli SP 10 ormai giunto a conclusione. Qui il tutorial della seconda fase riguardante questa cappa per rimuovere definitivamente il graffio più profondo. Parte del materiale che servirà per la carteggiatura a fondo del coperchio Confidando che l'articolo sia stato di gradimento e di indubbia utilità porgo la buonanotte a tutti che è tardi e mo vado a dormire ... alla prossima!
  2. scroodge

    Il peggiore audiofilo del mondo

    Sono io Io sono il peggiore audiofilo del mondo. Lo sono perché: Uso un giradischi da DJ Uso Roon, ma solo come interfaccia, il lavoro sporco lo faccio fare ad HQ Player, sono astuto io. Ogni volta che mi viene la voglia di accendere il lettore multiformato per ascoltare/vedere un BD di un concerto, finisce che ascolto la liquida Ho una amplificazione che tutti definiscono ambrata, quando ne vogliono parlare bene, e atuffata quando vogliono essere obiettivi Le casse sono su lastre di marmo. Ma con le rotelle sotto. E le ascolto con la griglia. Anche gli stand per le casse piccole hanno le rotelle. Ma quelli li ho riempiti di sabbia, rubata da una coltivazione di asparagi, nottetempo. Sono astuto io. Continuo a sostenere di sentire una buona gamma bassa con le Klipsch Heresy. Continuo a non sentire differenze tra cavi di alimentazione. E neanche USB. Per quelli di potenza, nel dubbio di prendermi senza, ne ho una cesta e li metto un po' a caso. Ritenendo ogni volta che quello, è il migliore. Quelli di segnale mi basta che non mi facciano sentire Radio Maria dal giradischi. Il pre-phono ha innumerevoli settaggi per il carico sulle MC, ma io lo tengo a 47.000 e ci metto le resistenze sui connettori, con uno sdoppiatore ad Y sull'ingresso. Sono astuto io. Qualche volta inserisco il loudness. Ma non lo dico troppo in giro. E pure i controlli di tono. E lo dico ancora meno. Ho tolto le punte dal lettore CD e non sento differenze. Ho messo i G-Flex, i Quivering, e i magic dream e le pallette da squash, e non sento differenze. Ascolto Spotify e ritengo che abbia una buona qualità. Se mi piace ciò che ascolto su Spotify, poi lo compro. Se no, no. Ritengo che i test in cieco siano molto utili. Ma è molto meglio non farli. Mi sono deciso a fare outing perché sto guardando con una certa insistenza l'equalizzatore parametrico di Roon, e spero che qualcuno mi redima. Prima che sia troppo tardi...🙏
  3. 19 points
    Un compleanno deve essere sempre festeggiato, soprattutto poi quando è quello di una delle realtà para – industriali di assoluta eccellenza del nostro paese: la Sonus Faber S.p.A. di Arcugnano, Vicenza. Il 35° compleanno Nessuno dei modelli di diffusori prodotti ad Arcugnano in questi ultimi anni ha tradito le aspettative sonore ed estetiche, rappresentando al meglio quel “saper fare” italiano, quel coniugare sapientemente le esigenze tecniche con quelle estetiche che rendono ogni diffusore Sonus Faber un qualcosa di diverso rispetto al panorama mondiale degli altri costruttori di diffusori. Per questo 35° compleanno si sono voluti regalare la riedizione di un diffusore che ha fatto la storia della fabbrica, senza il quale la Sf di oggi sarebbe stata sicuramente diversa o addirittura inesistente, la Electa Amator. L'antenata Sarò drastico: per me non esiste altro che la EA prima serie per due diverse ragioni, una soggettiva e la seconda oggettiva; 1) Non avendo mai visto dal vivo la seconda non ne posso parlare; 2) Non ci sono affinità tecniche fra la II e le altre, mentre sono immediate fra la I e la III. A mio avviso la II ha più elementi di contatto con quell’altro capolavoro di Franco Serblin che è stata la Extrema, soprattutto per la presenza del radiatore passivo posteriore. Il ricordo della “prima volta” con la Electa Amator I è di pochi anni fa. Un mio conoscente mi chiese un giorno di accompagnarlo a Roma per andare a prendere dei diffusori usati che aveva appena comprato da un privato. Ok, gli dico, ma quali diffusori hai preso? Quando me lo disse restai perplesso perché li stava comprando per la seconda volta. Ebbene sì, a distanza di molti anni si era ripreso le EA. Da quella volta, per molti periodi diversi ed anche con sistemi ed in ambienti diversi ho sviluppato la mia conoscenza con questi diffusori storici e contraddittori. Il primo impatto è di quelli che non si scordano: suono meraviglioso, ricchezza armonica, medio-alte fluide e setose (potrei continuare con gli aggettivi per ore). Il fascino della costruzione, la loro massa rispetto alle dimensioni. Ero davvero rapito da quello che sentivo e vedevo. Ma l’incantesimo in realtà durò poco. Approfondendo la conoscenza con questo diffusore mi resi conto che, spesso, le sue caratterizzazioni, andavano a compromettere il risultato finale. Erano “prime donne”, non gradivano la mancanza di aria alle loro spalle e soprattutto ai loro lati. Il basso, a seconda della registrazione, poteva anche diventare “ingestibile” lungo e senza articolazione e, infine, la loro mancanza di trasparenza. Sì, al contrario di quello che molti hanno scritto nel passato sull’essere monitor, le EA I erano tutt’altro che monitor. Il tweeter Dynaudio era stato “piegato” al volere del creatore ed il risultato era un suono sì dolce, sì bello, ma decisamente poco trasparente. Detto in poche parole, ogni volta che le ascoltavo mi sembrava che ci fosse una coperta sui diffusori. E non era né l’impianto utilizzato né l’ambiente. Gli stessi diffusori li ho anche sentiti in un ambiente (ancor più critici del primo) e con un altro (signor) impianto. E allora? Erano una ciofeca? No, erano i diffusori più umani che avessi mai sentito, con i loro pregi ed i loro difetti, specchio fedele di quello che Serblin voleva ottenere e, secondo me anche superiori all’altro capolavoro Serbliniano che sono state le Guarneri Homage. Electa Amator III 2018 Fatta la dovuta premessa storica passiamo a definire cosa sono le Electa Amator III 2018. Dico subito quello che non sono: della prima edizione hanno solo il nome. Il suono, il mobile, le soluzioni tecnologiche sono della Sonus Faber del 21° secolo, quindi uso sapiente dei materiali coniugato alla tecnologia più avanzata. Il cabinet è una scatola di legno in noce massello spesso 25 mm. Le pareti anteriore e posteriore sono rivestite in vera pelle, mentre quella inferiore è un sandwich di tre materiali diversi (legno, lamina di ottone e marmo di Carrara da 30 mm avvitati dall’interno fra loro). Questo accoppiamento di materiali diversi fra loro, con diversa densità e struttura ridistribuisce e riduce le risonanze dell’intero mobile, tanto da sembrare completamente inerte a qualsiasi impulso esterno ed interno. Il tutto poi è avvitato agli stand fatti in alluminio anodizzato riempiti di materiale smorzante, con una base di marmo di Carrara. Anche alla base dei diffusori, tra i pilastri in alluminio e la base in marmo è stata interposta una lamina di ottone. L’impatto visivo è completamente diverso da quello delle EA I con le doghe in massello (bellissime) oppure quello lucido e laccato delle Guarneri Evolution che ebbi modo di provare qualche anno fa (e che mi sono rimaste nel cuore). Le EA III sono “minimaliste” non ti “sbattono in faccia” la loro tecnologia (le devi studiare) e la loro finitura è come un perfetto abito da lavoro cucito a mano da uno dei migliori sarti d’Italia. Le vedi, semplici e ti fai trarre in errore. Ti aspetti il suono del classico due vie da stand… e sei in errore. Il tweeter, direttamente derivato da quello della Lilium è da 28 mm, con tecnologia DAD™ Damped Apex Dome™, con anteriormente il tripode che ricorda la caratteristica del tweeter Dynaudio della EA I. Alle sue spalle è stata posta un volume di caricamento, che è ben visibile dal foro del condotto reflex posteriore, in legno massello. Il mid-woofer da 18 cm è in polpa di cellulosa, ed è stato creato per questo progetto. Ha una buona escursione e, anche a volumi d’ascolto non proprio “civili” non ha mai manifestato di andare in affanno. I dati di targa parlano di una impedenza nominale da 4 ohm ma, visto il grafico del modulo e della fase, gentilmente fornitomi dal progettista Paolo Tezzon, direi che siamo superiori ai 5 ohm su tutta la banda di frequenze con rotazioni di fase comprese tra + e – 36°. Anche la sensibilità dichiarata (88db) mi è sembrata ottimistica poiché, molto spesso, ho visto indicazioni del livello del volume sul preamplificatore alti, molto alti. Ne deduco spannometricamente una sensibilità reale di crica 85/86db. L'ascolto Alla fine il suono. Si perché queste scatolette di legno, dannatamente pesanti, suonano….e lo fanno talmente bene da avermi lasciato perplesso molte volte durante gli ascolti fatti di sera a luce spenta. Di ottimi diffusori, sia grandi che piccoli, in questi anni, ne ho ascoltati molti. Ognuno con le sue peculiarità e caratteristiche, ognuno con il suo carattere. Però noi cerchiamo il “nostro” suono, cioè quello che più si avvicina a quello che ascoltiamo dal vivo e che riesce a trasmettere le emozioni proprie che solo la musica live può dare. Alla fine ho scelto il mio riferimento, che cadde, quasi tre anno or sono, sulle Sonus Faber Lilium. Ora, ascoltare le Electa III, a luce spenta, mi ha dato una sensazione di smarrimento che è difficile da spiegare. Sentire le Lilium e sapere che non stanno suonando loro ma le Electa III. Con gran parte dei programmi musicali a me più confacenti, jazz e musica da camera per lo più, la differenza di suono a livello timbrico è inesistente. A livello dinamico sussiste la superiorità della volumetria e del numero dei trasduttori delle Lilium ma le piccoline reggono il passo. Ecco, la differenza sostanziale è quella naturale immanenza che il grande diffusore ha nel ricostruire lo spessore armonico. Eppure la Electa III regge il confronto. Gli strumenti ad arco sono timbricamente e armonicamente corretti e completi. Fin dove il mid-woofer delle Electa può arrivare (più o meno 40hz) il basso è profondo ed articolato, tendente a chiudere con dolcezza la struttura armonica, senza impastare o diventare duro e “muggente” come mi è capitato di ascoltare con altri diffusori anche da pavimento. I legni e gli ottoni sono definiti, articolati e sempre perfettamente a fuoco. Nemmeno con la grande musica sinfonica (IV^ sinfonia di Mahler in sacd della LSO) si sono perse le sfumature più tenui o ci si è perso qualcosa della partitura per sovrapposizione degli strumenti. Una grande raffinatezza unita ad una altissima definizione. Mi sarei atteso, prima della prova, qualche rinuncia (sopportabilissima) sulle percussioni ed in genere nell’ascolto della musica rock….e invece, altra seconda sorpresa. Passare dai Pink Floyd ai Genesis e terminare con Steven Wilson è stato un percorso di puro divertimento. Chitarre, tastiere, percussioni, ascoltate con la massima disinvoltura da ascolto live senza nessuna fatica d’ascolto e senza perdere nulla nei transienti e nella dinamica. Percussioni profonde e d’impatto (appena meno possenti delle Lilium) tali da farti seguire il ritmo con il massimo del piacere e del coinvolgimento. Sentire perfettamente a fuoco la “pelle” del tom della batteria, con quel senso di aria post percussione, mi ha stupito. Molte volte ho tralasciato di prendere appunti e mi sono goduto la musica, pura e semplice, senza stare a spaccare il capello in quattro o a ricercare riferimenti mnemonici su come dovrebbe suonare questo o quell’altro strumento. Il palcoscenico ricreato da questi piccoli capolavori è notevole. Scompaiono e suona tutta la parete, con una notevole estensione in orizzontale e verticale. Dove ho avvertito qualcosa in meno è sul piano della profondità che, in realtà, attribuisco più al mio ambiente d’ascolto che ai diffusori in prova. Potrei continuare a scrivere per pagine e pagine sulle sensazioni ed emozioni che l’ascolto di questo diffusore mi ha regalato in un mese di prove ma temo che sarebbe del tutto inutile. Conclusioni Le Electa Amator III sono grandi piccoli diffusori. Suonano bene con tutti i generi musicali e non sono così complicate da far suonare in ambiente. Di una cosa hanno però necessità. Non sono voraci di corrente ma di potenza. Non crediate che possano suonare con “soli”100 watt o con un monotriodo. Hanno fame di potenza e la sanno gestire al meglio. Non ricreano come sanno fare le Lilium il palcoscenico reale con il suo grande “respiro”, non arrivano a creare quel basso “tellurico” proprio dei grandi sistemi, ma tutto il resto lo sanno fare benissimo, con grazia, definizione e tanta classe. In Sonus Faber sono riusciti nell’impresa di ricreare in scala inferiore (a livello dimensionale) il grande suono di un sistema più completo e complesso. Normalmente evito di lasciarmi andare a consigli non richiesti. Ove possibile suggerisco un acquisto solo dopo aver ascoltato il sistema esistente. In questo caso, chi è alla ricerca di un diffusore da stand ma non vuole rinunciare al suono completo di un diffusore multi via da pavimento, vada ad ascoltare ovunque sia possibile questo sistema. Non ne rimarrà deluso, anzi. Ora lasciamo le Electa Amator I e il ricordo di Franco Serblin al XX secolo e godiamoci queste nuove creature della Sonus Faber del XXI secolo.
  4. pepe57

    Il nostro Hi-Fi... visto con l'occhio

    L' impianto al lago minimalista. Un lettore CD Wadia con volume regolabile, finali Sàkuma 300B/845, Casse Vivid Audio Giya G1. Nella seconda foto si vedono i precedenti, ora sostituiti da tempo, Halcro. Il terzo impianto che è a casa no ricordo se l'ho già messo. Comunque, non avendo voglia di controllare in tutte queste pagine, è composto da: Giradischi Thorens Acrylic Blue, braccio da Vinci Gran grandezza Reference, testina (in questo momento montata) Kondo IOM, Preamplificatore Shindo Mombrison, finale Goldmund Mimesis 8, Casse Montagna Spark CF3.
  5. Giovanni77

    Un'Esperienza Musicalmente Mistica

    Senza andare per le lunghe, posso semplicemente affermare di aver ascoltato oggi, grazie alla disponibilita' di Rocco, il suono piu' bello ed armonicamente piu' ricco da un sistema high-end, inserito in una sala d'ascolto, di unica bellezza, appositamente costruita in maniera incredibile con il meglio del meglio esistente ed acusticamente accordata alla perfezione, un sistema audio-acustico di riferimento assoluto. Sto ancora pensando a questa prestazione, quel modo di esprimere musica che ti incanta per la sua naturalezza sbalorditiva. L'ascolto di questo sistema è sin dalla prime note emozionante su ogni paramentro: dal punto di vista tonale, spaziale, dinamico e di risoluzione. E' choccante la capacita' di sparire del diffusore, dell'impianto, della stanza e delle sue pareti, apparentemente il tutto svanisce dal punto di vista tonale e spaziale dal sistema di riproduzione, sembra addirittura che il tutto sia disconesso dalla rete elettrica. Un'eleganza e facilita' di emissione musicale di una naturalezza incredibile che genera una sensazione di rapimento emotivo assolutamente fantastica, da pelle d'oca. I driver delle incredibili Burmester B100 semplicemente sembrano non esistere, nel senso che sembra a tutti gli effetti ascoltare la musica con un realisimo, un equilibrio ed una purezza qualitativa che e' disorientante. I dettagli di basso livello vengono espressi con una delicatezza ed un realismo ammaliante. Il palcoscenico sonoro e' largo, profondo, ma ha anche una sconcertante risoluzione delle relazioni spaziali, tra strumenti e strumenti, tra strumentisti e strumentisti ed acustica circostante. La dinamica di questo sistema e' impressionante, espressa in dettagli superfini su crescenti crescendo lungo un continuum ininterrotto. Un suono completamente e totalmente indenne da qualsiasi combinazione di complessità musicale e livello di riproduzione elevato, mantenendo sempre lo stesso rigore, senso di facilità emissiva e calma, sia nei fortissimi più esigenti che nei passaggi più silenziosi. Un modo gentile, raffinato, equilibrato e melodioso di presentare la musica con un flusso vivave ed allegro, unito ad un senso di potere, impatto dinamico ed una matericita' naturali ed autoritari. Il tutto e' incredibilmente devastante. Ascoltando le sonate di Beethoven di Emil Gilels, e' entusiasmante ascoltare i registri inferiori del piano espressi con un peso, un timbro ed una dinamica così verosomiglianti. In realtà, non ho mai ascoltato un pianoforte riprodotto (riprodotto?? ) con un tale realismo. Una prestazione musicale che lascia l'ascoltatore interdetto ed assolutamente senza fiato. Grazie Rocco per l'accoglienza, ma soprattutto di avermi regalato ore ed ore di ascolto, in lacrime per la bellezza dell'espressione musicale ed in trascendente stato di contemplazione. Esperienza Musicale high-end che non dimentichero' per tutta la vita e mi accompagnera' felicemente per sempre. Complimenti sinceri Rocco.
  6. 16 points
    La bella e corposa Grand Callas è uno fra gli ultimi diffusori della ditta trevigiana Opera Loudspeakers, azienda che il prossimo anno festeggerà il trentesimo anno dalla sua fondazione ufficiale. Oltre ad essere personalmente legato al marchio per questioni di mero campanilismo, Opera e in modo particolare i prodotti della linea Callas mi fanno tornare piacevolmente indietro di qualche lustro, quando ascoltai nel piccolo e grazioso negozio Audio Club HiFi di Castelfranco Veneto un impiantino interessante che adottava come terminali proprio una coppia di Callas da stand. Quelle casse massicce, ma esteticamente forse non bellissime, mi affascinarono immediatamente con la loro voce e mi reintrodussero nel mondo dell’alta fedeltà dopo alcuni anni di latitanza. Oggi la gamma Callas è formata da tre prodotti differenti, l’erede di quel diffusore da stand che tanto mi piacque e che porta lo stesso nome, le recenti Callas Diva e le nostre Grand Callas che rappresentano il modello di punta dell’attuale produzione Opera. Design Le Grand Callas sono sicuramente dei diffusori importanti per dimensioni e peso, ma i fianchi curvilinei, la testa inclinata terminata con una spessa lama in vetro, oltre ai materiali impiegati, ne fanno un oggetto sicuramente molto gradevole e aggraziato che piacerà con tutta probabilità anche alle mogli più esigenti. Le finiture disponibili per i fianchi in legno sagomato sono noce e mogano, mentre la restante struttura è nera, come nera è la pelle che riveste il frontale. In dotazione c’è anche un’utile tela protettiva e una piastra di supporto in acciaio verniciato nero con adeguate punte regolabili in altezza. Costruzione Il mobile della Grand Callas, come in parte ho già anticipato, è costruito in modo superbo, con ottime finiture e con perfetti accoppiamenti delle varie parti che lo compongono. Le dimensioni sono quelle di un diffusore importante e il volume interno è di 92 litri di cui 80 sono dedicati ai woofer. Il medio è caricato in sospensione pneumatica in un volume separato. Il mobile è realizzato in MDF e multistrato curvato. Lo spessore va dai 25 millimetri dei fianchi ai 50 del pannello frontale. I driver impiegati sono di buon livello, due woofer Scanspeak Epigee 22w8557T01 da 8” a lunga escursione, il midrange Seas U18rnx/p da 7” con membrana in polipropilene ricotto e ogiva, l’ottimo tweeter Scanspeak D2905/970000 da 1” che troviamo sul frontale e i la coppia di D2608/81300 sul retro in configurazione dipolo. Di qualità anche le componenti usate per il crossover, progettato quest’ultimo con frequenze di taglio a 200 e 2000 Hz circa. Molto bella la morsettiera biwiring posta sul retro dei diffusori in posizione comoda e accessibile che all’occorrenza permette di adottare la biamplificazione passiva: collegando i connettori denominati “high” si pilota la gamma alta, sia il tweeter anteriore che il dipolo posteriore, con “low” si ha accesso alla via medio bassa, midrange e woofer. Sempre sullo stesso quadro, troviamo anche un interruttore che inserisce o disattiva l’equalizzazione della risposta alle basse frequenze. L’imballo in cui sono contenute è molto robusto e nonostante la mole dei diffusori, che pesano quasi 80 chilogrammi ciascuno, non è stato troppo complicato estrarle, montare le basi e collocarle in ambiente. Il consiglio, quando si svolgono queste operazioni con oggetti così voluminosi e pesanti, è comunque sempre quello di coinvolgere un volenteroso e forzuto amico, anche non necessariamente audiofilo, ma dotato di adeguati bicipiti. All’interno si trova anche un manualetto che, oltre alle caratteristiche tecniche, suggerisce come estrarre dall’imballo i diffusori in totale sicurezza e posizionarli correttamente in ambiente e con quali amplificatori accoppiarli. Suono Le Grand Callas sono state inserite nel mio impianto principale, composto dal lettore digitale cd/sacd Cary Audio 306 Pro, Apple Mac Pro con Audirvana+ per la musica liquida collegato al Canever ZeroUno Dac, giradischi Thorens TD 124 con Saec WE-308 L, pre phono Mactone XX-301, preamplificatore Atelier Du Triode ilPre, amplificatore finale Cello Rhapsody, diffusori Revel Ultima Studio, cavi di alimentazione e potenza Faber’s Cables, di segnale RCA Signal Cable, USB Belkin Gold e WireWorld Starlight 7. Avendo io a disposizione solo una coppia di cavi monowiring ho optato per l’inserimento di adeguati ponticelli, evitando, come è mia personale abitudine, quelli metallici in dotazione. Le Grand Callas, come suggerito dal costruttore, sono state in partenza configurate come una cassa chiusa, bloccando i tre condotti reflex con i cilindri in poliuretano in dotazione ed inserendo l’equalizzazione in gamma bassa. A mano a mano che la confidenza con le due “signore” migliorava, sono state provate altre configurazioni, soprattutto in relazione al loro posizionamento in ambiente. Disponendo di una certa libertà di manovra e di una sala di dimensioni adeguate alla situazione, sono riuscito ad utilizzarle senza equalizzazione e con i fori del caricamento reflex liberi, migliorando abbastanza chiaramente la resa in gamma bassa e soprattutto la spazialità e la tridimensionalità del suono. Avendole avute in prova per un tempo abbastanza lungo, tempo che normalmente non è concesso a chi effettua simili prove, ho ascoltato una grande quantità di musica, di generi fra i più disparati, dal pop alla musica classica e in formati diversi, vinile, cd/sacd e file anche ad alta risoluzione. Le Grand Callas sono diffusori onnivori, molto piacevoli con la musica classica e anche con il jazz, ma, a mio avviso, danno il loro meglio con il rock. Il basso è sempre ben presente, non teso come le mie Revel, ma più pieno e rotondo, non gonfio. A tal proposito mi sento di consigliare amplificatori, sicuramente a stato solido, di potenza adeguata in relazione alle dimensioni della sala d’ascolto, che riescano a controllare molto bene i due woofer da 20 cm, donando allo stesso tempo la trasparenza e la fluidità necessaria in gamma medio-alta. Di questi diffusori mi sono in particolar modo piaciuti l’equilibrio timbrico, l’articolazione e il controllo del basso, anche favoriti dal trattamento acustico ambientale realizzato con i Daad forniti da Acustica Applicata (di cui ho parlato qui), ma anche la qualità della gamma media che è un giusto vanto di mamma Opera. Oltre alla diversa impostazione sonora, le differenze con il diffusore di riferimento sono costituite dalla inferiore larghezza del palcoscenico e da un suono meno “avvolgente”; d’altro canto le Grand Callas si dimostrano però un diffusore più viscerale ed emozionante che sanno colpire nel segno con armi differenti a quelle a cui sono abituato. Sempre buona invece la profondità della scena in cui ha senz’altro un compito chiave il dipolo posteriore derivato concettualmente dal precedente modello e dalla Tebaldi. Universalità Come tutti sanno non esiste un diffusore universale, e se esiste io ancora non l’ho ascoltato. Esiste però il diffusore che meglio di altri corrisponde alle proprie esigenze, anche economiche, e che meglio di altri si interfaccia con il proprio ambiente. Di sicuro i punti di forza di questi diffusori sono la coerenza timbrica e la dinamica a cui si aggiungono aspetti più frivoli, ma non marginali come la piacevolezza d'ascolto e la musicalità o quello che gli anglosassoni definiscono anche come PRaT. Valore Oggi, mentre metto insieme queste parole, le Opera Grand Callas hanno un prezzo di listino di 10.600 €, una cifra sicuramente alta per noi umani che stiamo sopravvivendo alla crisi economica del nuovo millennio, ma allineata e anzi competitiva se la paragoniamo a quella di prodotti similari che il mercato hi-fi/hi-end offre. A questo va aggiunto che lo street price per questa coppia di diffusori rischia di essere realmente invitante e potrebbe aiutare a raggiungere, almeno per un po’, la pace dei sensi audiofili. Un altro aspetto fondamentale da considerare è che il loro possessore non dovrà svenarsi o vendere un rene per acquistare un’amplificazione eccezionale che riesca a farle suonare come sanno, come a volte accade per taluni diffusori capricciosi. Conclusioni Le Opera Grand Callas, è innegabile, mi sono molto piaciute. Le ho inserite nel mio impianto senza troppi problemi se non quelli legati al posizionamento, aspetto con cui bisogna sempre fare i conti, sia che si abbia a che fare con mini diffusori o con due bolidi da un quintale ciascuno. Mi hanno portato a riascoltare e a godere di canzoni che non ascoltavo da tempo. Sono esteticamente molto gradevoli, costruite benissimo e suonano. Sì, suonano! Suonano come molti diffusori di oggi non sanno più suonare, senza quella ostentazione inutile dell’iperdettaglio che spesso si traduce in un suono arido e asciutto. Hanno pure un buon rapporto qualità-prezzo e non sono troppo esigenti sul fronte amplificazione. Se state ricercando un nuovo diffusore per il vostro impianto e il budget è adeguato, vi invito a tenere in seria considerazione le Opera Grand Callas, ad ascoltarle, meglio se a casa di qualcuno che sia appassionato tanto quanto noi e, perché no, a richiedere ai signori Nasta una visita presso la loro ditta, per capire che oltre al prodotto, c’è passione e competenza. Pagella Design e Costruzione: 5/5 - Buon design, ottima la realizzazione e la fattura del prodotto e i materiali impiegati. Universalità: 4/5 - Un’anima votata al rock, ma con buone capacità di riprodurre ogni genere musicale. Suono: 5/5 - Una volta disposte correttamente in ambiente si riescono ad ottenere risultati pregevoli. Concretezza: 5/5 - E’ il punto forte di questo prodotto, ricco di sostanza e capace di emozionare. Valore: 4/5 - Prezzo importante, ma inferiore rispetto a molti prodotti confrontabili; rapporto qualità/prezzo adeguato.
  7. 15 points
    Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano. La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare. Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso. Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito. Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
  8. 31canzoni

    cronaca e costume Ma voi siete ancora tra i nonsalvinizzati?

    Il discrimine non è sinistra, destra, centro, l'asticella è stata spostata in là, molto più in là. Bisogna un po decidere se scegliere la testa o il basso ventre, se guidare o farsi guidare. Solo dopo, quando e se si supererà questa fase ci sarà ancora lo spazio per collocarsi politicamente. Ora è il tempo delle scelte valoriali di base, il tempo della dignità o del lasciarsi trascinare dai peggiori istinti.
  9. mozarteum

    cronaca e costume è morto "zanza"

    Si a causa del blow job act
  10. Stefano Pasini

    Ripulire i fondi di cantina vintage

    Buongiorno a tutti, ho pensato di pubblicare qualche riga per ricapitolare alcune procedure minime da mettere in atto quando si acquista un apparecchio vintage. Il pretesto per tutto questo è stato l'acquisto, qualche giorno fa, di un amplificatore Sony molto particolare, 603ESD, che cercavo da qualche tempo soprattutto su eBay tedesco e che si è materializzato nella maniera più inaspettata possibile a poche centinaia di metri dal mio ambulatorio di Faenza, tramite il sito di annunci subito.it, che è in alcuni casi una vera miniera di occasioni a prezzi tutto sommato contenuti. Dal momento che questo sito, che tutto conoscete, è per sua stessa natura molto locale e più simile a una specie di svuota cantine che ai grandi siti internazionali di trading on-line, gli oggetti che si trovano hanno prezzi magari modesti ma non sono quasi mai preparati per la vendita; sono oggetti che semplicemente uno si trova in casa, che non vuole più vedere, vuole invece realizzare qualche soldino e che quindi offre in vendita senza avere voglia di prendersi la briga né forse avere le capacità per prepararli in maniera congrua alla vendita. Questo 603 ESD (AD) è un amplificatore piuttosto particolare perché costruito nel vecchio stile Sony ES di cui, come sapete, sono un estimatore di lunga data. E’ molto ben costruito, pesante (15 kg), con un numero congruo di ingressi e uscite analogiche ma soprattutto ha un convertitore analogico digitale interno di buona qualità, non dunque un semplice amplificatore audiovideo come ce ne sono a centinaia basso prezzo, ma un vero amplificatore Sony costruito come Dio comanda con in più questa flessibilità digitale perfetto dunque per il mio impianto da computer. 15 kg di metallo giapponese dei tempi buoni. L’ho acquistato da un signore che evidentemente lo aveva recuperato da qualche parte era stato forse parcheggiato in una cantina secca ma polverosa o chissà dove, MOLTO impolverato, sporco, in condizioni sicuramente poco promettenti. Però il prezzo era buono e soprattutto mi piaceva l'idea che lo potessi ritirare di persona, caricarlo in macchina (mi sono portato io lo scatolone d’imballaggio per sicurezza) e andare via senza fare troppi km né affidarmi a degli spedizionieri che oggi trattano i pacchi come se fossero palloni da football. Arrivato a casa, ho guardato a fondo l'apparecchio e ho deciso che era meglio trattarlo con i guanti. Non per rispetto astratto, ma per non prendere il tetano. Difficilmente si vedono apparecchi così sporchi e impolverati; dunque per prima cosa ho iniziato lo smontaggio, ed è di questo che voglio parlare. Quando ci si trova a ripulire un apparecchio del genere la pulizia è bene farla in maniera che permetta anche di riattivare contatti e altre cose che il tempo è l'ossidazione potrebbero avere compromesso o perlomeno parzialmente invalidato. Dopo un'ispezione generale per vedere che il cavo di alimentazione non fosse danneggiato (e questo è un discorso di sicurezza molto importante, che ricordo sempre a tutti per evitare corti circuiti e folgorazioni) ho iniziato lo smontaggio. Classiche quattro viti ai lati del coperchio più due posteriori sopra al convertitore A/D. Scoperchiato lo chassis, è comparso un paesaggio di polvere come raramente ne ho visti in vita mia, sembrava tutto grigio. Non ho avuto il coraggio di fotografarlo, era quasi da vergognarsi. Comunque una bomboletta di aria compressa spray ha permesso di liberare praticamente la maggior parte di questo tappeto di polvere grigiastra, e un pennello morbido ha fatto il resto, stando attento a non andare a colpire o piegare componenti elettronici interni. Tutto peraltro sembrava abbastanza a posto. Sono passato dunque al pannello anteriore. Una volta smontati tutti i pomelli, che in questi amplificatori per fortuna si estraggono semplicemente tirando con delicata energia, mentre la grossa manopola del volume d'alluminio tornito pieno è fissata con una brugola da 2,5 mm, il pannello appariva integro per quanto riguardava il metallo, la brunitura e soprattutto tutte le scritte, ma sporco oltre ogni dire. A questo punto si possono svitare le tre viti inferiori e poi le tre viti superiori (io preferisco iniziare dalle inferiori, così le tre superiori le svito con l'amplificatore in posizione normale e non capovolto.) A questo punto tirando delicatamente ai lati del pannello questo si sfila e lo abbiamo quindi in mano perfettamente esposto alla polizia. Vanno controllate attentamente tutte le connessioni; io di solito ripulisco tutti i jack analogici con un po' di carta vetrata, la più fine possibile, dal 600 in su, per togliere delicatamente l’ossido di superficie. Poi un po' di spray da contatti, dato con parsimonia, aiuta a migliorare ancora la situazione. Per pulire il pannello, ed è per questo soprattutto che scrivo questa breve guida, mai usare solventi, alcool, prodotti chimici di qualsiasi tipo. Ricordatevi che la maggior parte dello sporco che trovate su uno di questi pannelli è idrosolubile perché è comunque in larga percentuale di natura umana (senza scendere in particolari…), quindi reagisce in maniera assolutamente soddisfacente a un bel lavaggio con acqua tiepida e sapone neutro. In questo caso è opportuno avere molta acqua (l'ideale è la vasca da bagno, mettendo un vecchio straccio sul fondo per non grattare né il pannello né la ceramica della vasca) e per la pulizia e sgrassaggio fine usare ad esempio lo spray che si usa per evitare che rimangano le gocce sulle pareti della doccia. Essendo questo prodotto un sapone con agente tensioattivo, è molto delicato e pulisce bene tutto lo sporco organico sul pannello anteriore senza danneggiare le scritte, cosa molto importante in un apparecchio vintage. Una volta ripulito delicatamente tutto con le mani e con uno straccio molto morbido, sottolineo ancora molta acqua e sapone, tutto va naturalmente risciacquato abbondantemente e messo ad asciugare senza fretta almeno una notte, vicino a un termosifone ma non sopra a questo, per evitare deformazioni o altri problemi con la colla che tiene attaccata le spie e gli indicatori luminosi sul pannello Una volta che a distanza di, diciamo, 24 ore, tutto è sicuramente bene asciutto, si passa a riassemblare il tutto; se le viti non sono particolarmente belle nessuno vi impedisce di riverniciarle e magari di dare un filo di spray tipo sbloccante meccanico quando riassemblate in tutto. Se ci sono dei graffi sul pannello anteriore anodizzato c'è ben poco da fare, ma il mio Sony per fortuna da questo punto di vista è assolutamente perfetto. Qualche piccola irregolarità c'è sul coperchio superiore; a questo punto se si vuole si può anche riverniciare o dargli una semplice ‘velatura’, come si fa sulla vernice originale ma sciupata di certe auto d'epoca, con la classica bomboletta nera opaca, ma sinceramente se questo coperchio non è visibile durante l'uso io preferisco interferire il meno possibile lasciarlo così com'è. Il riassemblaggio ovviamente non è altro che l'inverso dell'assemblaggio mettendoci la massima cura perché le viti vadano dentro come devono andare, mai storte o forzate e rimane il caldo consiglio, prima di riassemblare proprio tutto fino all'ultima vite, di collaudare l'apparecchio in maniera che se c'è qualcosa da fare a livello interno almeno si risparmia la fatica di doverlo smontare di nuovo dopo averlo rimontato. Nel mio caso, il Sony al primo collaudo dopo questa pulizia si è rivelato perfettamente integro, contatti a posto, solo il convertitore A/D fa fatica a lavorare bene e ogni tanto sparisce, cioè scompare il suono e si spenge la spia del campionamento, per ora ci posso convivere. Comunque tutti i selettori girano con quel bel movimento preciso, pastoso tipico degli apparecchi vintage di alta classe; questo non fa altro che confermare la mia stima per i prodotti di alta gamma di questo costruttore, di cui adesso sta iniziando a cercare, della stessa serie, anche gli altri apparecchi, ho già trovato il Minidisc, ora sto cercando il registratore 7777, apparecchio ovviamente assolutamente inutile per me ma che fa una gran bella figura. Come l'equalizzatore, del resto, mentre il sintonizzatore 59ES (che ho trovato talmente perfetto in mente da non aver avuto bisogno nemmeno di essere ripulito esternamente), è probabilmente il miglior sintonizzatore che io in casa a pari merito con il ben più costoso Revox 260. Il MR78 sente ormai il peso degli anni… Con un caldo incoraggiamento tutti per cercare ancora tutti questi prodotti e resuscitarli con rispetto, come meritano, un caro saluto Stefano
  11. 13 points
    Le riflessioni che si devono fare sui componenti vintage, e per vintage intendo quello “classico” che comprende elettroniche a tubi ma anche diffusori o giradischi che siano appartenuti al cosiddetta Hi-Fi Golden Age, sono di due ordini di pensiero attraverso due approcci ed obiettivi ben distinti tra di loro: il vintage da collezionare (come direbbero gli anglosassoni da “display”) il vintage da ascoltare. I due approcci al vintage audio Si può far iniziare Il vintage classico alla fine degli anni Quaranta, quando apparvero i primi finali a valvole ed i primi circuiti a bassa frequenza con requisiti di Alta Fedeltà, vedi il Leak del 1945 ed il Williamson del 1947, fino ad arrivare alla fine dei Settanta, quando si ebbe uno spartiacque con la riproduzione digitale ed il nuovo sistema di lettura dei dischi con il CD-Player, in pratica tutti gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Il primo approccio è quello di reperire apparecchi da collezionare, che siano originali al 100% e che mantengano perciò inalterato nel tempo tutto il loro valore storico-filologico ma allo stesso tempo siano in grado di funzionare ancora in maniera ottimale, nonostante i vari decenni sulle loro spalle. Molti di questi, perciò, possono essere componenti da posizionare “in vetrina” e godere del ritorno emozionale che essi siano in grado di trasferire, altri invece possono essere impiegati con grande soddisfazione così nello stato in cui si trovano. Dipende come sempre dalla loro qualità di costruzione. Mi riferisco ai vari brand storici, marchi illustri che hanno contribuito a determinare la Storia dell’Audio. E’ un obiettivo “nobile” atto a preservare nel tempo queste memorie del passato hi-fi per non farle cadere nell’oblio. Il secondo approccio invece è quello di ricercare il vintage classico perché si è convinti che esso possa ancora giocarsi le proprie chance (rispetto a componenti moderni) e quindi possa funzionare molto bene anche interfacciato in impianti audio attuali. Oltretutto la ricerca è figlia anche del loro costo che risulta molto più abbordabile e non arriva certamente ai prezzi alle volte esagerati delle apparecchiature vendute oggi giorno. E’ normale dedurre che per un impiego continuo e costante di tali apparecchi vintage sia necessario intervenire, avendo come obiettivo sempre un restauro conservativo e filologico dei componenti sostituiti. Occorre, infatti, ridare “energia” e mettere in sicurezza gli elementi più critici. Parlando di elettroniche, per esempio, oggetto di attenzione saranno le valvole o i transistor oppure i trasformatori o ancora la componentistica passiva. Considerando i diffusori, occorrerà verificare le membrane degli altoparlanti, lo stato dei cross-over e via dicendo. Questi due approcci sono altamente soggettivi e qualunque dei due venga adottato, la scelta definitiva dovrà portare alla massima soddisfazione del proprietario. Dipende solamente dall’appassionato di musica, infatti, sapere che cosa voglia e qual è la sua filosofia di pensiero. Io stesso possiedo componenti hi-fi vintage che utilizzo quotidianamente, i quali sono stati revisionati e perciò sono in grado di riprodurre la musica in maniera corretta (come piace a me) ed allo stesso tempo ho una nutrita collezione di apparecchi vintage, non restaurati, che conservano intatto tutto il loro valore storico-costruttivo e sono comunque ancora capaci di offrire una riproduzione eccellente della musica riprodotta. Sono apparecchi a valvole oppure diffusori storici o giradischi di altissima qualità che per la loro stupenda progettazione e costruzione inducono a concrete riflessioni sul “perché” l’evoluzione audio non abbia avuto, secondo il sottoscritto, molta ragione di successo in questi ultimi decenni! Un Radford STA-15 Serie III del 1964, un Marantz 8B del 1960 oppure un giradischi Garrard 401 del 1972 od ancora un diffusore Tannoy Lancaster Monitor-Gold del 1970, sono esempi eclatanti di un’ottima ingegnerizzazione audio e di un’altissima scuola di pensiero tuttora insuperata! Diffidate di chi sostiene per ignoranza (nell’accezione letterale del termine: che ignora, che non conosce) o per strani pregiudizi o peggio ancora perché in malafede per propri malcelati interessi che i componenti hi-fi del passato siano dei “rottami” e quindi non riescano a mostrare tutto il loro antico, e nello stesso tempo moderno, valore sonico. Essi sono totalmente in errore. E questo lo posso affermare data la mia esperienza e convivenza pluridecennale con questi affascinanti oggetti. Alcuni, poi, riducono il tutto alle misure: si basano cioè solamente sulle misurazioni tecniche dei vari apparecchi come se queste potessero spiegare tutto o quasi delle “alchimie audio” e fossero in tal modo da considerarsi una sorta di “vangelo”. Non considerano, cioè, che la buona riproduzione musicale sia formata da un mix di fattori combinati fra loro come l’ambiente, l’interfacciamento dei singoli componenti, la posizione dei diffusori, l’utilizzo di circuiti e di materiali di qualità, ecc. Le misure elettriche sono utili ma non sono fondamentali! Se fosse vero e dipendesse solo ed esclusivamente dalle misure elettriche, non si spiegherebbe come mai il trasformatore di uscita di un finale a tubi come quello del Radford STA-15 presenti caratteristiche tecniche eccellenti mentre quello del leggendario Leak TL 12 Point-One (foto in copertina) risulti molto scarso alla prova del banco di misura. Eppure il Leak TL 12.1 viene considerato, a ragione, da decenni e da tutti gli appassionati del mondo come uno dei migliori amplificatori mai costruiti nella Storia dell’hi-fi per la sua stupenda musicalità e qualità di riproduzione! Fidatevi quindi,come ho sempre fatto io, ciascuno del proprio orecchio e della propria sensibilità e cultura musicale. (di Pier Paolo Ferrari, prima pubblicazione: gennaio 2014)
  12. Ryo

    salute benessere Il mangiar sano

    Dopo attenta analisi e ponderata riflessione, anni fa decisi di seguire un preciso schema alimentare basato su un solo e inflessibile principio: magno quello che caz** me pare, come me pare e quando me pare senza dar retta a nessuno assumendomi la piena responsabilità per le eventuali conseguenze.
  13. maxnalesso

    Stereophile: i migliori diffusori degli ultimi 30 anni

    Purtroppo il sistema consente l'invio di soli 2 msg nuovi in uscita al giorno, mentre non mi pare abbia limiti sui reply ... Per cui, chi non lo avesse ancora ricevuto e vuole "accelerare" i tempi, può tranquillamente mandarmi un msg pvt ed io poi rispondo 🤗 Ciaoooo, Max
  14. hightide

    Mi sono stufato dello streaming

    Innanzitutto buon Natale a tutti! Volevo condividere con voi una conclusione alla quale sono giunto: volendolo dire in modo lapidario, lo streaming non è adatto per chi come me (e come molti di voi credo) ha già un'ampia collezione musicale. Vengo al dunque: tra cd e vinili supero i 4500 titoli; più di due anni fa mi sono abbonato a Tidal (ed ho smesso completamente di acquistare nuovi cd/vinili) e per quasi tre mesi sono stato abbonato a Qobuz. Orbene ho deciso di disdire l'abbonamento ad entrambi. Lo streaming è straordinario ma mi porta ad un ascolto mordi e fuggi, ad un continuo zapping da un titolo ad un altro, nella sostanza mi impedisce (su tratta sicuramente di un mio limite) di fruire della musica in modo consono, ovvero di ascoltare dall'inizio alla fine non n album, come sono abituato a fare con i "miei" cd o vinili. Lo streaming ha inoltre un grosso problema (ed in questo condivido le perplessità dell'utente Redfox): in presenza di più edizioni dello stesso album, spesso ti rende disponibile all'ascolto soltanto l'ultima edizione/remaster (parlo di pop/rock) afflitta immancabilmente dalla c.d. loudness war (perciò pressoché inascoltabile). La conclusione è la seguente: lo streaming di qualità (Tidal, Qobuz) è perfetto per chi non abbia in casa un'adeguata discografia (ma è altra cosa maneggiare il cd od il vinile) e voglia iniziare quasi da zero a conoscere questo affascinante mondo; è invece dispersivo per chi questa discografia se la sia invece costruita con anni di ricerca meditata e di ascolti appassionati (per questi ultimi può al massimo servire per conoscere musica nuova, ma al prezzo di sottrarre tempo all'ascolto dei propri numerosi titoli). Queste mie riflessioni prescindono ovviamente da un giudizio sulla qualità della riproduzione da streaming, che reputo molto elevata per entrambi i servizi di cui ho potuto fruire (Tidal e Qobuz) e sostanzialmente indistinguibile dalla versione "solida" dell'album riprodotto. Mi domando se vi sia qualcuno che si riconosce nelle mie riflessioni o che le condivide almeno in parte. Un saluto. Filippo
  15. Audiohiker

    Liquida vs cd di fascia alta

    @sampdoria Liquida vs cd di fascia alta è una battaglia persa di poco ma persa...per la liquida. Ho un lettore di fascia alta il dp700 Accuphase è confrontato con l’ascolto dello stesso disco in streaming attraverso un Lumin U1 mini collegato in coassiale allo stesso Accuphase il risultato è leggermente inferiore. la liquida ed in particolare i sevizi in streaming servono per ascoltare tante cose che magari non ascolteresti oppure confrontare artisticamente versioni differenti, in particolare per la musica classica, ma a livelli alti è tutta una altra storia. Interessante sarebbe provare uno streamer di fascia alta per esempio un Lumin x1 a confronto con un Accuphase Dp 700 o 720 La qualità si paga e chi crede alle favole degli ammazza giganti è libero di farlo ma nella realtà le cose stanno diversamente.
  16. Mxcolombo

    Il disco in vinile che state ascoltando ora!

    Oggi iniziò con un classico che no richiede presentazioni. Ottima ristampa di parecchi anni fa. Ascoltato tantissimo e nonostante ciò pare nuovo.
  17. mozarteum

    salute benessere A proposito del Coronavirus

    Non ha senso riportare cio’ che e’ stato detto un mese fa. Le misure adottate sono state in progress in relazione all’ andamento epidemiologico, perche’ e’ facile dire chiudiamo tutto col senno di poi. altrove sta accadendo lo stesso. trovo veramente brutte queste polemiche politiche ora
  18. criMan

    cronaca e costume Facebook chiude le pagine dell'odio

    Oggi hanno chiuso le pagine dell'odio. Che strana democrazia ci attende. Una democrazia in cui un soggetto terzo esterno decidera' chi e' adatto o non e' adatto a dibattere nell'arena politica di un Paese. E Voi la vedete come una cosa buona. Uno strumento del genere dovrebbe essere sempre e comunque imparziale , super partes.
  19. appecundria

    cronaca e costume Montalbaaaaano sono!

    Camilleri parla della vita con le sue passioni. Fin dall'inizio gli immigrati sono parte dell'universo Montalbano, vedi Il ladro di merendine, e il libro All'altro capo del filo è del 2016. Camilleri non è cambiato, Montalbano nemmeno, siamo noi ad essere incarogniti. Quando il popolo chiede a gran voce all'autorità che faccia tacere l'arte è un cattivo presagio.
  20. gianp

    buona tavola Panettone o pandoro?

    A mio arrogante avviso chiunque desideri il pandoro dopo il compimento del decimo anno di vita ha gravi carenze affettive o comunque problemi irrisolti. Superati solo da quelli di coloro che mangiano il panettone senza canditi. Per quest'ultimi: ANATEMA!
  21. Gdg

    al maschile Ecco perché non mi sono mai sposato

    Adamo al Signore: "Signore, perché hai fatto la donna così bella?" Il Signore ad Adamo: "perché tu ti potessi innamorare di lei" Adamo al Signore: "E allora, Signore, perché l'hai fatta così stupida?" Il Signore ad Adamo: "perché lei si potessi innamorare di te"
  22. montagna

    Novità Montagna High End Systems

    Se può servire posto il mio contributo al fine di chiarire alcuni interrogativi relativi alla presenza di un SuperTw in un sistema. Ritengo utile inizialmente fare qualche prefazione. 1)Ad esempio, un supertweeter con un taglio a 10.000 hz e una pendenza di taglio di 6 db/ottava, riproduce anche i 5.000 Hz ma con una perdita di 6 db e a 2.500 Hz ne perde 12. Invece con lo stesso taglio ma con una pendenza di 12 db/ottava, a 5.000 Hz perde 12 db e a 2.500 Hz ne perde 24. E per le pendenze superiori il sistema di attenuazione è lo stesso. 2)Quindi, ne consegue, che il punto di taglio è la frequenza in cui il SuperTw inizia la sua massima efficienza ma che riproduce anche frequenze inferiori, sempre con minore efficienza, comunque utili per una corretta riproduzione. 3)La frequenza dichiarata di un SuperTW, estesa oltre alla soglia dell’udibile, è un dato solo di riferimento; è chiaro che il nostro udito non ne trae vantaggio a tali frequenze, ma invece, all’interno della gamma udibile, è in grado di riprodurre una parte importante del suono che diversamente andrebbe persa, tenendo conto delle attenuazioni di cui al paragrafo 1). 4)Cercherò di chiarire questo concetto più semplicemente possibile. Una massa elastica mobile, e nel nostro caso un diaframma di un trasduttore, riesce a vibrare fino al limite del suo peso e della sua elasticità. Più la massa da muovere è pesante e meno sale in frequenza e viceversa più la massa è leggera e più riesce a vibrare nelle alte frequenze e con l’utilizzo di sempre più piccole energie. 5)Il diaframma di un Tw, che ha una massa mobile almeno doppia di un SuperTW, ha un attenuazione ai microsegnali molto più alta di un SuperTW; e quando si parla di microsegnali si intendono gli spegnimenti dei suoni e degli echi, anche ambientali e con tutte le rispettive componenti armoniche. 6)Un SuperTw tagliato a 7,8,10 Khz e utilizzandolo con pendenze di 6/12/24 db, riproduce, seppur con importanti attenuazioni, una gamma importante di segnali rientranti nello spettro udibile e godibile per via della estrema leggerezza del suo equipaggio mobile. Il limite delle frequenze superiori, ripeto, è solo un riferimento ed è un dato che, praticamente, non ce ne frega proprio a niente; ma non dimentichiamo, più la frequenza è alta e più il peso della massa mobile è basso e questo dato, invece, ci interessa molto. I vantaggi fondamentali di quanto fin qui argomentato sono principalmente: la riproduzione di microsegnali, altrimenti non percepibili, con il vantaggio di avere le frequenze alte più dinamiche e veloci e l’immagine scenica più reale. Molti audiofili la chiamano semplicemente “più aria”.
  23. Robbie

    Il nostro Hi-Fi... visto con l'occhio

    Riposto un paio di foto anche io a seguito dell'ultima mandata di aggiornamenti un po' estetici e un po' funzionali: nuova illuminazione per il giradischi (e un po' per tutto l'impianto) poi c'è il piccoletto Sony CDP X3000 che si è inserito nel team sorgenti Devo ammettere che avevo un po' dimenticato il piacere che si prova a riprodurre un CD. Ovviamente diverso dal vinile, ma anche (molto) diverso dallo streaming. Ecco l'oggettino. Bellino eh! Ovviamente 3 oggetti champagne... Ce ne fosse uno dello stesso colore!
  24. gioangler

    Stazioni radio nel mondo.

    Guardate! Aprite il sito e apparirà un globo con tanti punti verdi. Ogni punto è una stazione radio! Se cliccate nel punto verde sentirete cosa sta trasmettendo! Potete cliccare in ogni parte del mondo! Bellissimo!!!!!! http://radio.garden/live/toulouse/radiopresence/ buoni ascolti
  25. mscili

    Eccolo: Swiss Physics 6A finale

    Leggo che c'è una grande curiosità a proposito di qualche impressione d'ascolto su questi Swiss Physics. Con qualche premessa che definisce dei limiti piuttosto importanti al valore di quello che posso scrivere... Ci provo. Le premesse sono: la mia stanza ha una superficie di circa 18 mq e, per ragioni di disposizione che spero di poter migliorare in futuro, la distanza tra le casse acustiche è di 140 cm. Si tratta quindi di un triangolo equilatero piccolissimo, troppo piccolo per poter valutare davvero certe cose. Ho gli Swiss Physics qui da meno di una settimana e li ho ascoltati per cinque o sei ore in totale; si tratta quindi di prime impressioni. Le casse sono un prodotto svizzero dei primi anni novanta, tre vie (o forse più correttamente due e mezzo) a pavimento con driver Focal (2 woofer 5N412DBL e tweeter T120Ti02). Dac RME ADI-2 Pro messo a 0 dB uscita a 2 V, collegato all'ingrasso linea del preamplificatore. Va detto che non ho grande esperienza di amplificazioni di questo livello; ho scelto di acquistare questi Swiss Physics direttamente in Svizzera per fare un po' un "salto", con la prospettiva di tenerli a lungo, anche quando mi sposterò in un ambiente più adatto (inoltre mi mancava del tutto uno stadio phono di livello adeguato al mio giradischi). Gli ascolti sono fatti tutti esclusivamente con musica classica. Le impressioni sono ottime, anche in confronto all'RME collegato direttamente ad una coppia di finali monofonici in classe AB di produzione artigianale. Provo a riassumere... - dinamica impressionante (illimitata, sembrerebbe) e notevole coerenza timbrica tra i passaggi nel pianissimo più estremo ed il massimo del fortissimo; il suono non diventa "spento" nel piano, non diventa affaticante nel fortissimo, tutto si sviluppa in maniera organica, gli strumenti mantengono il loro corpo e la loro dimensione in modo del tutto naturale; nella mia stanza bisogna un po' azzeccare il volume giusto per non sollecitare troppe risonanze, ma con questi Swiss Physics sembra che qualsiasi volume al di sotto del limite di "saturazione acustica" funzioni perfettamente (l'ascolto a volume basso, con repertorio adatto, è molto attraente); microdinamica, quindi, mantenuta con grande fedeltà ad ogni volume; - non ci sono parti dello spettro che vengono privilegiate; in basso come in alto ci sono velocità, chiarezza, potenza, raffinatezza; non ho mai l'impressione di ascoltare "effetti speciali" di un tipo o di un altro, anche nei momenti più impressionanti (non immaginavo che le mie casse, che pur già mi piacevano, potessero tirar fuori un registro grave del genere, ed un registro acuto così naturale); - in confronto alla mia altra amplificazione collegata direttamente all'RME, direi che con gli Swiss Physics ascolto in una bella sala costruita con materiali acusticamente adatti: niente vetro, niente cemento (niente moquette da cinema, anche se non è il caso della mia altra amplificazione), semplicemente tanto legno di quello "giusto"; registrazioni che con il mio precedente setup consideravo mal riuscite (molto chiare e dettagliate, ma innaturali timbricamente) mantengono le qualità di chiarezza (completamente!) ma mostrano un'autenticità timbrica per me del tutto inattesa (in un quartetto, riesco a sentire la qualità del legno degli archi, il rumore vero dato dalla consistenza della corda nel pizzicato, eccetera; potrei andare avanti con tanti esempi); - riescono a creare un accenno di profondità della scena acustica anche con le casse distanti tra loro 140 cm, il che mi pare un mezzo miracolo; in generale la scena è stabilissima, totalmente naturale, invita ad "avvicinarsi" perché tende a collocarsi dalla linea degli altoparlanti all'indietro, non in avanti (da prendere veramente "cum grano salis" questa mia osservazione, viste le condizioni); - non ho fatto in tempo a fare prove col giradischi... Unica cosa da considerare è la rumorosità delle ventole del finale. In sé sono ben realizzate e silenziose, ma in una stanza piccola come la mia, con distanze ridotte e con la mia sensibilità a questo dettaglio, si tratta di un inconveniente da risolvere (ne ero a conoscenza e per questo sono stato titubante sull'acquisto, all'inizio). Ho da parte una certa quantità di materiali fonoassorbenti; proverò a realizzare uno schermo acustico che riduca la quantità di soffio percepibile dal punto di ascolto, e valuterò la possibilità di collocare l'impianto in modo da poter facilmente sistemare il finale nella stanza accanto, senza per questo esagerare con la lunghezza dei cavi. Costruzione di qualità eccellente. Scaldano, ma assolutamente non scaldano in maniera preoccupante; va detto che, nel caso del pre, tra l'involucro in legno e la schermatura in metallo ci sono alcuni millimetri di aria che sicuramente consentono un minimo di dissipazione: nulla è "sigillato nel legno". L'aria che esce dalla ventilazione del finale è tiepida, non si tratta certo di una stufa; il frontale di entrambi gli apparecchi si può senza difficoltà toccare con le mani per lungo tempo senza scottarsi (caldo, sì, ma credo solo qualche grado in più dell'RME ADI-2 Pro...). Non posso dire se e quanto questi siano "meglio di" o "diversi da"; rileggendo quello che ho scritto sopra, sembra che io sia passato da un ascolto di tipo un po' "monitor" con la mia precedente soluzione ad un ascolto di tipo più naturale ed equilibrato, una presentazione in generale diversa. Farò con calma anche altre prove (ad esempio collegando l'RME direttamente allo Swiss Physcs 6A, oppure collegando il pre Mod. 5 ai miei due finali monofonici), ma per il momento la prima impressione è di aver fatto una scelta interessante, utile, e soprattutto che mi consente di ascoltare concentrandomi completamente sulla musica. Non vendo i miei precedenti finali, per il momento: preferisco vedere bene come si sviluppa la cosa; questo è veramente solo l'inizio. Buona serata a tutti, Marco
  26. Ho conosciuto gente che è partita ancora da più in basso per arrivare a potersene comprare 10 come Feltri ma che non è mai diventata ne volgare ne arrogante.
  27. gianp

    sport Federica Pellegrini. La Padrona.

    Posizione legittima e dignitosissima, ma QUELLE non sono natiche... sono 3 metri cubi di grasso di scarsa qualità ammassati senza particolare forma su due femori.
  28. appecundria

    cronaca e costume Carola Rackete

    ci sono state diverse inchieste della magistratura italiana, non hanno trovato niente. Anzi, no. Hanno trovato che se i bilanci della Lega fossero puliti e trasparenti come quelli di Sea Watch adesso noi contribuenti avremmo 49 milioni in meno di tasse da pagare.
  29. mozarteum

    cronaca e costume Crollo del ponte Morandi a Genova

    Intervento di Mentana (post 868) pieno di sciocchezze. non possiamo aspettare la giustizia penale per procedere alla revoca e’ frase inappuntabile giuridicamente salvo che avrebbe dovuto dire decadenza come poi e’ stato. Quello penale e civile-amministrativo sono due piani totalmente diversi (stessa confusione di Flick). Condivido l’articolo del fatto quotidiano sulla prudenza, brian direbbe pelosa io che mi rado non lo dico, della stampa nei confronti della vergognosa clausola che scoperchia un mondo che vedrete sara’ oggetto di inchieste contabili e penali. E non e’ un mondo gialloverde: anche qui si glissa e ci si concentra sul medico che urla -sbagliando- all’infezione e non sulla causa di essa. Gli investimenti stranieri non possono costituire un ricatto per mantenere situazioni di totale iniquita’ contrattuale in danno dei contribuenti. corte dei conti e procure della repubblica si muoveranno vedrete alla ripresa se solo atlantia si azzardera’ a reclamare l’indennita’. come ben evidenziato dal foglio la preoccupazione prima di autostrade e’ stata quella di dire ci spetta l’indennizzo pure in caso di colpa grave. nessuna critica ho sentito al riguardo. un ponte crolla, piu’ di 40 vittime, esce fuori una clausola vergognosa, la stampa cautelosa, le preoccupazioni per il titolo, per gli investitori, a funerali ancora da celebrarsi, autostrade che accampa indennizzi senza alcun rispetto per i morti (invece azzardo a pensare che i congiunti si sentano confortati dall’atteggiamento del governo, piu’ che se vi fossero state dichiarazioni notarili equidistanti e “istituzionali”) e il problema e’ di maio.
  30. madlifox

    Technics SU-V6: tengo o butto?

    Io sono arrivato una volta a scrivermi una lettera, con tanto di intestazione, con la quale mi veniva comunicato che avevo vinto un amplificatore che era stato messo in palio in un concorso al quale avevo partecipato tempo prima. L'amplificatore mi era stato messo a disposizione presso un negoziante di zona, dove potevo andarlo a ritirare presentando la lettera. Mi sono fatto spedire il tutto per raccomandata da un amico di Milano, al quale a sua volta avevo spedito la finta lettera. Sapevo che mia moglie non avrebbe resistito e la avrebbe aperta.
  31. FabioSabbatini

    Il nostro Hi-Fi... visto con l'occhio

    Qualche foto
  32. giannisegala

    Tu chiamale se vuoi........ emozioni

    Cari Amici , nel tardo pomeriggio ho potuto ascoltare alcuni dei miei giocattoli in modo molto dettagliato. Confronto diretto tra McIntosh MC252-C 2300, Audio Research Classic 30- LS25 mk2, McIntosh MA6500. Ognuna delle combinazioni aveva un suo carattere ben preciso . Non starò a raccontarvi le solite cose , che magari vi annoierebbero a morte . Mi limito a dire che mi sono emozionato da morire ad ascoltare alcuni tra i miei cd preferiti. Tempo fa definii il MA 6500 un vero e proprio Mac. nonostante non avesse gli autoformer. Ascoltando lo stesso cd , con lo stesso diffusore e la stessa sorgente , il 6500 mi ha fatto sentire sulle alte e altissime frequenze , dei dettagli così finissimi che ne con gli Audio Research ne con la coppia pre finale Mac riuscivo a sentire. Devo ammettere che l'assenza degli autotrasformatori se da una parte può penalizzare il risultato sonoro in altri aspetti è un toccasana . Chiaramente le coppie Arc e Mac specialmente sulle voci e prendevano il sopravvento sul 6500 nonostante quest'ultimo si difendesse bene non raggiungeva il risultato delle due accoppiate . Bassi notevoli nella coppia Arc . Il basso elettrico è strepitoso .Il pianoforte dell'accoppiata del Minnesota è di una naturalezza e un dettaglio da brivido.Un pezzo di Lucio Battisti" Dio mio no" , che vi consiglio di ascoltare , col 252 e col c 2300 ha raggiunto un risultato commovente. La manopola del C 2300 è arrivata oltre il 65 senza nessun problema di rimbombi e di bassi che scappavano x la stanza. Per finire il discorso voglio ricordare che mia moglie stasera si è incazzata . La cena era pronta in tavola, lei continuava a chiamarmi e io non riuscivo a spegnere gli impianti e andare a mangiare . La pasta l'ho trovata fredda, la moglie col muso lungo, ma io ero comunque felicissimo di quel che avevo sentito. Emozioni difficili da spiegare . Mia moglie mi ha detto che sono matto da legare. Sinceramente penso abbia davvero ragione ma non ci posso far niente , sono fatto così. Ciao a tutti . Alla prossima . gianni
  33. Attendiamo con ansia l'anno della topa
  34. Mister66

    Il disco in vinile che state ascoltando ora!

    Arrivato stamattina fresco fresco doppio 45giri.
  35. ediate

    Scelta tra tre integrati Yamaha

    Francamente, non capisco e non condivido tutto questo astio e questa aggressività. Posso comprenderlo solo con la quarantena forzata, che ci sta facendo impazzire un po' tutti. Ma ricordo (in primis a me stesso) che fuori dalla mia casa e oltre la mia tastiera ci sono un sacco, ma proprio un sacco, di miei connazionali che sono morti, tantissimi altri che rischiano la vita sotto un respiratore e tanti altri ancora che rischiano la loro, di vita, per salvarne altre. Noi stiamo parlando, alla fine, di sciocchezze, di un hobby. In questi giorni è in gioco tutto il nostro avvenire e quello dei nostri figli. Pensiamoci bene, prima di trasformarci in "leoni da tastiera".
  36. gigi60

    Il nostro Hi-Fi... visto con l'occhio

    Ho fatto un po' di ordine, Devo dire che sono molto soddisfatto,forse ho un po' esagerato
  37. bombolink

    sport Dakar 68 morti !

    Io vieterei di vietare, viva la libertà. La Dakar è una gara splendida cosi come il tourist trophy. Certo è roba da uomini veri...
  38. E il PD si fa trovare ancora una volta lontano dai veri bisogni della gente reale.
  39. 9 points
    Incontrai per la prima Susanna Arbitrio, una simpatica e giovane signora che vive e lavora a Roma, durante una serata di tango e subito rimasi incuriosito dal fatto che utilizzasse per musicalizzare giradischi e vinili invece di files e computer, come invece ormai fanno la quasi totalità dei musicalizzatori di tango italiani ed internazionali. In verità, prima della sua prematura scomparsa, operava a Roma un notissimo e bravissimo musicalizador di tango, argentino purosangue (anche se credo di origine italiana), il compianto Felix Picherna, che musicalizzava, udite udite, non con il PC, non con il vinile, non con i cd ma con le musicassette! Vista l’età di Felix l’uso delle musicassette da parte sua aveva una logica, ma che un musicalizador giovane, cresciuto nell’epoca del digitale, e per giunta donna, utilizzasse l’analogico mi ha fatto venire voglia di approfondire il perché di questa scelta. La struttura di una tipica serata di tango. Chi non sa come è strutturata una tipica serata di tango, si chiederà il perché di questa mia meraviglia, quindi credo che una spiegazione vada data. In una serata classica di tango, in Italia, in Giappone, in Argentina, dappertutto (fanno eccezione alcune piazze nordeuropee), i brani di tango sono articolati in sequenze (dette tandas), ognuna composta da 4 pezzi (se tango propriamente detto) o 3 (se tango-valzer o milonga, un antenato del tango). La successione delle tande è fissa, come vuole la tradizione, due di tango, una di tango valzer, due di tango, uno di milonga, poi si ricomincia. I brani di ogni tanda devono essere musicalmente omogenei (stessa orchestra o almeno stesso stile), questo per consentire ai ballerini di entrare in pista sulle note della musica a loro congeniale e di evitare quella che non gradiscono. Tra una tanda e l’altra viene inserito un brano, non intero, non di tango che non andrebbe ballato, possono essere pezzi pop, rock, salsa, swing, classica, brani da opere liriche, ecc, la cortina serve da un lato per “scoppiare” i ballerini in modo elegante (è antipatico lasciare una persona in pista mentre si balla), dall’altro consentire a tutti di scegliere con chi ballare la tanda successiva. E’ evidente che l’introduzione della musica su computer ha semplificato di molto la vita del musicalizador che può strutturare con largo anticipo tandas e cortine pronte per l’uso anche in automatico, avendo la possibilità di inserire tandas di riserva per essere pronto ad assecondare il gusto della sala qualora notasse che i ballerini gradiscano una tipologia di tango rispetto ad un altra. Anche dal punto di vista amministrativo l’uso del PC semplifica la vita, per esempio nella compilazione del borderò con la lista dei brani riprodotti (da fornire alla Siae), nella ricerca di pezzi nuovi, o poco noti. Dal punto di vista della fatica fisica, un musicalizador digitale deve portarsi appresso solo un notebook (magari con dentro con dentro 10.000 brani), un mixer e un po di cavi (non si può mai sapere cosa può succedere durante una serata e che impianti hanno raffazzonato i gestori), quindi un set leggero e poco ingombrante che entra agevolmente in macchina o in un trolley da portare a bordo di un volo low cost. Ben diversa la situazione per chi vuole usare l’analogico, scelta ancor più sorprendente se effettuata da una donna italiana, giovane, che per questi motivi voluto intervistare recentemente, Nel seguito la sintesi dell’intervista. L’incontro di Susana Arbitrio con il tango. Susanna non fa di professione il musicalizador di tango, ha una altra attività nella vita, decisamente più “normale”. E non è neanche una audiofila in senso stretto, fino a non molti anni fa non aveva neppure dimestichezza con il vinile. Come per molti “infettati” dalla passione per questo ballo e per la sua musica, l’incontro con il tango è stato ad un tempo casuale e cercato, casuale perché quando si comincia non si può sapere se e quanto ci si appassionerà, cercato perché il tango è comunque la ricerca di uno spazio personale di espressione che ognuno vive a modo proprio, anche se in mezzo ad altri. Ed a Susanna l’amore per il tango è sbocciato praticamente subito, il che ha significato percorrere tutta la trafila degli aficionados, ossia prendere lezioni collettive e private, partecipare a stage con i grandi maestri in Italia e all’estero, andare periodicamente a ballare, ascoltare musica di tango, approfondire lo studio della storia e delle tradizioni di questo ballo ormai più che secolare, finire per frequentare quasi esclusivamente persone di questo micromondo così particolare. Ma nel percorso didattico di un tanghero non può mancare uno (o anche più) viaggi a Buenos Aires, per vedere come si vive il tango nella città che gli ha dato i natali. Susanna è sicuramente una persona fuori dal comune, a differenza di tutte le mie amiche di tango, che a Buenos Aires hanno fatto principalmente incetta di scarpe da ballo della migliore produzione locale, lei si è immersa nella alla ricerca di vinili di tango. Che c’è di strano, direte voi? C’è di strano che all’epoca la nostra Susanna neppure aveva un giradischi, ciononostante è tornata in Italia con un bottino di oltre cinquanta vinili di tango. Ma i vinili non potevano restare a prendere polvere, quindi Susanna ha comprato un giradischi (per la cronaca un Rega P3) ed ha cominciato ad ascoltarli. Ascolta che ti ascolta, i vinili son finiti e allora Susanna, grazie ai potenti mezzi della società dell'informazione, si è data da fare ed ha iniziato a comprarne altri on line su canali noti e meno noti, sopratutto, come è ovvio, sul mercato argentino, oggi credo che abbia superato quota 1000 (e 1000 vinili di tango vi assicuro non sono davvero pochi da reperire). La carriera di musicalizador di tango. Girando per le milonghe romane (la milonga è il luogo dove si balla il tango), la competenza musicale di Susanna è stata notata ed apprezzata da alcuni organizzatori, e, senza che Susanna facesse nulla per proporsi, quasi per casi e a sua sorpresa le è stato proposto di musicalizzare una serata. All’inizio Susana si è schernita, ha rifiutato, ma poi, viste le insistenze ha iniziato a studiare come ricoprire al meglio questo nuovo (per lei) ruolo e dopo qualche mese ha fatto il suo debutto in sordina ad una pratica (per chi non lo sapesse, la pratica è una serata di tango meno impegnativa, serve per sperimentare quello che si è imparato a lezione, anche se nella realtà le differenze tra pratica e serata vera e propria nei fatti sono molto sfumate), ma il successo è stato immediato tanto è vero che le è stato subito proposto di musicalizzare una serata di una maratona internazionale (la maratona di tango è una sorta di festival dove si balla tutte le sere e spesso anche tutti i pomeriggi e di giorno si possono frequentare lezioni private e collettive). Altro momento importante per Susanna, subito dopo la maratona, è stata l’esperienza vissuta come resident dj di una nota milonga romana. Dopo di che Susanna non si è fermata più, ha continuato a musicalizzare con successo e con frequenza (compatibilmente con i suoi impegni di lavoro) in Italia e all’estero ed oggi è un nome conosciuto, apprezzato e rispettato nel panorama variegato dei dj di tango. Le attrezzature di Susanna Arbitrio. Come dicevo, il primo giradischi di Susanna è stato un Rega P3, a cui è stato affiancato (al momento di passare dall’ascolto casalingo a quello pubblico,) un Audio Technica AT-LP120. Il Rega però presto di è rivelato inadatto ad un uso heavy-duty, per cui Susanna ha preso un secondo AT LP-120, musicalmente le piace di più il Rega, ma gli AT sono più robusti, più adatti a viaggiare, inoltre non va trascurato il vantaggio di avere due bracci uguali con shell intercambiabile, qualsiasi cosa dovesse succedere ad una testina durante una serata, è sempre possibile rimediare montando al volo una di quelle che ha di riserva. I due Audio Technica sono inoltre dotati di stadio phono, scelta necessaria per svincolare Susanna il più possibile dalle attrezzature presenti nei locali. l mixer è un Omnitronic PM311p. Come si vede apparecchiature robuste, ma non pesantissime, idonee ad essere spostate con frequenza e sopratutto affidabile per l’uso dj. Movimentare tutto questo armamentario non è agevole, ogni giradischi pesa circa 9 kg, cui va aggiunto il peso della valigia rigida (una per ogni AT LP120), quello dei vinili e quello del resto delle attrezzature. La somma dei pesi eccede quella prevista per i trolley da cabina, e siccome far viaggiare le attrezzature in stiva presenta sempre un rischio smarrimento, a volte Susanna deve prendere un biglietto in più solo per le attrezzature Per quando riguarda la musica, ovviamente Susanna non viaggia con tutti i suoi mille vinili di tango, ma ne seleziona una cinquantina, la forza delle sue serate sta nel carattere non preconfezionato della musica proposta, ovviamente Susanna cerca, per quanto possibile (ma non sempre si riesce) a realizzare tande con brani contenuti nello stesso vinile, ma la successione delle tande non è rigorosamente prefissata fin dall’inizio ma evolve nel corso della serata, per adattarsi all’umore dell’ambiente, un sistema decisamente più umano p personalizzato di quello che si ha con le scalette preimpostate al PC, ma decisamente più faticoso ed impegnativo, praticamente impossibile allontanarsi dalla consolle. Le scelte musicali. Naturalmente, anche se su vinile si trova molta musica di tango, non c’è sicuramente tutto. I gruppi emergenti, quelli del cosiddetto tango nuevo e tango elettronico (i Narcotango, i Gotan Project tanto per citarne solo due), ma anche le nuove leve del tango tradizionale, raramente incidono su vinile, discorso simile ma per motivi differenti vale anche per il tango delle origini. Ma a Susanna tutto questo non importa, a lei piace soprattutto il tango degli anni ‘40, con qualche incursione negli anni ‘30 e nel periodo 1950-1960, e per questo genere di tango di brani se ne trovano davvero a bizzeffe in vinile. D’altra parte ogni musicalizador ha una sua cifra stilistica e chi lo sceglie lo fa in funzione delle sue scelte musicali, quindi gli organizzatori che chiamano Susanna Arbitrio lo fanno perché si fidano delle sue scelte musicali e perché sanno che il pubblico del loro locale fa altrettanto e le apprezza. Attualmente non sono moltissimi i musicalizador di tango che fanno ricorso in maniera totale o prevalente al vinile, sicuramente ce ne sono diversi argentini, alcuni non argentini, e anche alcune donne (Susanna mi dice di conoscere due ragazze russe che come lei musicalizzano solo con il vinile), la scelta di operare con il disco nero comporta non poche complicazioni, un limite è dato sicuramente dal maggiore ingombro delle attrezzature da trasportare, ma credo che il motivo vero sia la difficoltà di approvvigionasi di materiale musicale in maniera semplice, rapida ed economica- Complimenti comunque a Susanna che ha scelto la strada più romantica, ma anche più impegnativa e pesante per musicalizzare le serate di tango.
  40. La previdenza sociale pubblica va riformata per avere un assegno uguale per tutti con una combinazione di anni di contribuzione (o totale versato) chiara e nettamente individuabile, e chi vuole di più si arrangi con le assicurazioni private. Ma quello che è inammissibile è cambiare le carte in tavola a partita in corso (Fornero docet). Un 50enne non ha abbastanza vita lavorativa davanti per pararsi il coolo con pensioni integrative, egli ha cominciato a lavorare che i termini del patto erano diversi. È un tema serio, parlare di pensioni significa parlare della organizzazione della vita delle persone, che dovrebbero sapere le regole del gioco all'inizio della vita lavorativa, e non in vista del traguardo.
  41. Schelefetris

    cronaca e costume "i morti" o halloween ?

    Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio. Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre. I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo. Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire. (da Racconti quotidiani di Andrea Camilleri) . devo dire che da noi si usava mantenere questa tradizione almeno sino a quando noi eravamo bambini (25-30 anni dopo l'arrivo degli "americani" )
  42. K-Tribes ADV

    Ecco i dischi che avete consigliato in 10 anni

    @Jazzlover "Un bellissimo racconto in musica dei suoi tanti viaggi e scoperte di luoghi segreti e affascinanti. E poi una perla, un pezzo come "The Highwayman" deve stare nella discoteca di ogni amante della fantastica Loreena. "The Highwayman" è la trasposizione in musica di un poema di Alfred Noyes. Quello che mi ha sempre colpito, oltre che la storia, tragica e romantica allo stesso tempo, ambientata nell'Inghilterra del '700, è la capacità della McKennitt di ricreare le scene, proprio con quel ritmo incalzante e ripetitivo, e sopratutto con la sua interpretazione. Prestate attenzione all'incedere del cavallo, l' attesa creata ad arte con il tono della voce, l' inquietudine all'arrivo dei soldati e la drammaticità del precipitare degli eventi. Una perla per me". The Book Of Secrets Loreena Mckennitt Link: https://amzn.to/2L03Pms
  43. ST1971

    Ma...siamo diventati tutti Fonici?

    io mi emoziono ogni volta che leggo una caxxata in questo forum, in pratica vivo in costante stato emozionale! 🤣🤣
  44. vizegraf

    sport Federica Pellegrini. La Padrona.

    Ma dimmi un po' te che sei un esperto: ma la genetica funziona solo per i cu## e i ca### o anche per le teste e quello che c'è dentro?🤔 Così per saperlo Scusate per l'O.T., ma quando si può avere un parere da un accademico bisogna approfittarne.
  45. Panurge

    cultura generale La prima immagine di un buco nero

    Aiutiamolo a casa sua.
  46. mozarteum

    cronaca e costume Pro Europa

    Ma vai affanculo sie sono in treno Richiamate sto cog**** per favore
  47. lampo65

    politica ed economia Intellighenzia

    Chi è che non ha almeno un disco di ernia ?
  48. lufranz

    politica ed economia Tu hai due mucche...

    Ente pubblico: Hai due mucche. Crei una commissione per decidere dove farle pascolare, un'altra che stabilisce per quanto tempo restano al pascolo e quanto in stalla, un ufficio che richiede i permessi per costruire la stalla, in ognuno di questi enti metti un dirigente, dodici impiegati e almeno sei consulenti esterni scelti tra figli, nipoti e "consigli di partito". Organizzi riunioni e convegni sulle mucche e sulla loro utilità, attendi il permesso per costruire la stalla e affidi l'opera all'impresa edile di tuo cognato. Mentre i lavori languono e incassi soldi pubblici, proseguono convegni, riunioni delle varie commissioni e assunzioni di nuovo personale e consulenti. Su tweeter e facebook nascono gruppi a sostegno dell'iniziativa con raccolte fondi e organizzazione di cortei a cui partecipano animalisti, no-global e la confartigianato macellerie. Grandissima risonanza mediatica, servizi del TG e apparizioni dei vari supporter a talk-show vari, uno è persino invitato a partecipare al prossimo Grande Fratello. Le mucche sono morte di stenti da molto tempo, ma non ha importanza.
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