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    Opera ed Unison, un caso esemplare di Made in Italy affermato sui mercati esteri. testo di Enrico Felici con una nota di Pierfrancesco Fantin foto di Renato Franceschin Premessa Ci tenevamo molto ad inaugurare la rinnovata versione del magazine online VideoHifi con una analisi di una realtà produttiva nazionale di assoluto rilievo, già affermata sui mercati nazionale ed estero. La scelta è caduta sul gruppo Opera – Unison, due aziende sorelle che producono di tutto, e tutto in Italia, sorgenti digitali, amplificatori integrati, pre, finali, sia a valvole che a stato solido, nonché diffusori. Abbiamo molto apprezzato il fatto che il catalogo del gruppo sia molto ampio, con un listino che spazia da oggetti di costo accessibile (ma sempre di ottimo livello qualitativo) a prodotti da sogno, inarrivabili per i più (come gli ampli valvolari top di gamma), considerati ai massimi livelli anche dalla stampa internazionale. Ad essere sinceri, dal catalogo Opera - Unison una cosa manca, un giradischi, anche se qualche anno fa la ditta veneta, sulla scia di quanto fatto da altri marchi famosi, ne commissionò uno alla Project di design originale Opera. Il gira ebbe un buon successo di vendita (circa 1.000 esemplari in tutto il mondo), ma alla fine Opera decise di abbandonare l’analogico, non ritenendo coerente con la mission aziendale la commercializzazione di un prodotto realizzato in toto da terzi. Un po’ di storia Il cuore ed il motore di queste imprese è Giovanni Nasta, un dinamico imprenditore Campano trapiantato in Veneto, che ha saputo coniugare il genio e la fantasia della terra d’origine con l’organizzazione produttiva veneta. Giovanni Nasta inizia ad operare nel mondo audio come importatore di marchi hifi dall'eccellente rapporto qualità pezzo, sopratutto provenienti dall'Inghilterra, tra questi possiamo citare perché ben conosciuti dal pubblico italiano Musical Fidelity e Wharfedale. Nasta non si limita ad importare ma intrattiene proficui rapporti di collaborazione ed amicizia con noti progettisti anglosassoni, da queste frequentazioni nasce l’idea di realizzare un diffusore a marchio Wharfedale, ma costruito e rifinito in Italia, con quel tocco di classe che l’ebanisteria veneta può conferire, nascono così le Wharfedale Pavarotti, ed il successo è immediato. A questo punto la strada è tracciata, Opera comincia a muoversi autonomamente nel settore dei diffusori acustici caratterizzati da design elegante, solidità costruttiva, buona assistenza post vendita, uso di componentistica di qualità, dimensioni compatibili con i normali ambienti domestici, pilotaggio non troppo difficile, con valori minimi di impedenza coerenti con la normativa e quindi mai sotto i 3,2 ohm (sfasamenti inclusi). Ma i diffusori non bastano, Nasta decide quindi di acquisire il controllo di una ditta specializzata in amplificazioni che opera nello stesso territorio, Unison Research, e la partnership tra le due aziende si dimostra immediatamente efficace e vincente, dando vita ad una realtà che dopo 30 anni si rafforza ogni giorno di più. Alcuni prodotti storici Sarebbe impossibile illustrare tutti prodotti che il gruppo Opera – Unison ha immesso con successo sul mercato dagli albori ad oggi, di alcuni di questi non esistono neppure esemplari nel mini museo del passato ospitato in alcune stanze degli stabilimenti. Purtuttavia ci sono prodotti che meritano una menzione speciale. Nel campo delle amplificazioni come dimenticare il piccolo, immarcescibile Simply, un raffinato valvolare da poco più di 10 watt per canale, in catalogo da prima del 1990, che periodicamente vien tolto di produzione ed altrettanto periodicamente, come i personaggi dei romanzi seriali cui il pubblico si affeziona troppo, viene resuscitato e riproposto con piccole modifiche (Simply, Simply2, Simply Italy)? Certo, non è un prodotto universale, ma in grado di deliziare le orecchie con diffusori di vera alta efficienza, grazie alla qualità del suono, alla affidabilità, alla scarsa rumorosità e non ultimo un prezzo molto invitante. Sul lato alto del catalogo, come non menzionare l’estremo, un poderoso valvolare monofonico da 100 watt, 70 kg di peso, considerato dalla stampa tedesca al top della produzione mondiale? Ma il grande successo di mercato delle amplificazioni Unison lo si deve di certo alla serie ibrida unico, di cui avremo modo di parlare più avanti. Nel campo dei diffusori la produzione Opera spazia da compatti due vie a impegnativi diffusori da pavimento. I “piccoli” sono sempre stati dei best buy, la produzione recente è molto diversificata e di recente, con il marchio Unison, ha ulteriormente allagato la proprio offerta al settore della elevata efficienza, con le Max1 (94 db) e le Max2 (96 db). La realtà aziendale Attualmente Opera ed Unison utilizzano due grandi capannoni industriali contigui, in cui sono ospitati i magazzini, l’amministrazione, i reparti per l’assemblaggio, la messa a punto e il controllo di qualità della produzione, il servizio di assistenza, e le sale prova per testare tecnicamente e sonicamente i prodotti in fase di sviluppo. Ovviamente i prodotti non vengono realizzati in toto in casa, i cabinet degli altoparlanti e degli ampli valvolari per esempio sono affidati a ditte specializzate nella lavorazione del legno, i trasformatori commissionati ad una qualificata impresa italiana, la componentistica scelta accuratamente tra il meglio che offre il panorama internazionale. Nulla viene esternalizzato in Oriente, con l’eccezione dei pannelli degli amplificatori a stato solido. Mi spiegava il buon Nasta che la scelta non è dovuta alla necessità di ridurre i costi, ma al fatto che i fornitori cinesi archiviano i dati dei bagni che utilizzano per ciascun prodotto, per cui anche a distanza di anni è possibile ottenere pannelli indistinguibili dagli originali. Il montaggio ed il collaudo finale dell’intera produzione avviene in azienda, suddividendo i prodotti in base al mercato di destinazione. Fa un po' impressione vedere intere scaffalature piene di elettroniche con sopra indicato il paese in cui verranno spediti, Germania, Giappone, Taiwan, Hong-Kong, Vietnam, Polonia, Russia, USA, Canada. Il livello costruttivo è impeccabile, addirittura esagerato per i prodotti top di gamma, i grandi valvolari hanno manopole tornite dal pieno innestate su legno, i cabinet degli altoparlanti, anche di quelli delle linee economiche, sono pesanti, sordi ed ottimamente smorzati. Il magazzino ricambi è davvero ben fornito, Opera ed Unison si fanno un punto d’onore di poter garantire l’assistenza anche a distanza di anni, nel limite dl possibile ma comunque ben al oltre i limiti imposti per legge dalle direttive UE. Opera ed Unison sono imprese a tutti gli effetti, ma restano realtà in cui la famiglia Nasta gioca un ruolo attivo e presente, in termini di impegno quotidiano. Giovanni Nasta è il primo ad entrare e spesso l’ultimo a uscire, la moglie sovraintende alla amministrazione, i figli Bartolomeo e Riccardo partecipano fattivamente alle attività aziendali, contribuiscano a molte fasi produttive, con un occhio particolare al design, così importante per la clientela di alcuni mercati esteri, ricchi ed esigenti. Le decisioni finali spettano però sempre a Giovanni Nasta e finora i risultati gli han dato ragione. I diffusori Attualmente Opera ha a catalogo due linee di diffusori, la serie Classica e la serie Opera La linea classica comprende un centrale, due diffusori da stand (Opera Mezza ed Opera Prima), e tre diffusori da pavimento (Opera Grand Mezza, Opera Seconda ed Opera Quinta). La serie Opera annovera solo tre modelli, uno da stand (Callas) e due da pavimento (Grand Callas e Diva). La sola cosa che non ho mai capito dei diffusori Opera è la scelta dei nomi, molto simili e capaci di ingenerare confusione tra gli acquirenti. Personalmente trovo eccezionali le Diva, un progetto ambizioso che nasce con lo scopo di ottenere le stesse prestazioni del precedente top di gamma Tebaldi, con un ingombro notevolmente minore e soprattutto con una migliore capacità di inserimento in ambiente domestico. Dal mio punto di vista è un prodotto esemplare, dal suono raffinato in gamma medio alta e possente in basso, diffusori di maggiori dimensioni difficilmente entrerebbero in una casa tipica, il livello di finitura è tale da ridurre il rifiuto da parte delle signore a vederle troneggiare in salone, il pilotaggio non è difficile e l’inserimento in ambiente quasi plug and play. Ai diffusori a marchio opera si affiancano da qualche tempo quelli Unison, Max 1 e Max2, cui probabilmente si aggiungerà a breve un terzo “fratello”. Ma anche in casa Opera sono previste novità, in sala prove ho ascoltato due prototipi a pavimento molto interessanti, dai quali probabilmente verrà derivato anche un modello da stand. Ma nonostante le buone premesse, ci vorrà ancora un po di tempo per capire se entreranno o meno in produzione. Le amplificazioni Il catalogo Unison è molto variegato, ma in questo breve excursus vorrei soffermarmi sui prodotti a stato solido e ibridi, di certo i più conosciuti nel nostro paese, ed anche più abbordabili per l’utente finale. Non che quelli a valvole non meritino attenzione,ma un integrato eccellente come l’Absolute viaggia ben oltre i 30.000 euro, e di diritto entra a far pare degli oggetti di sogno che la dura realtà ci obbliga a tenere nel cassetto La linea Unico, invece, è sicuramente più accessibile all'utente medio. Oggi è composta a ben cinque amplificatori integrati, di potenza che va da 80 a 150 watt su 8 ohm. Sono amplificatori ibridi, con stadi di ingresso valvole e di uscita a mosfet, con capacità di pilotaggio anche di carichi difficili, basso fattore di controreazione, grande versatilità, in quasi tutti è previsto come optional uno staio fono, alcuni dispongono anche di ingressi bilanciati. In catalogo c’è anche un pre, sempre ibrido, ed un amplificatore finale con elevate capacità di pilotaggio che può essere configurato in mono il design della linea Unico è sobrio senza essere banale, sono prodotti con una impronta visiva caratteristica che li rende immediatamente riconoscibili, senza scadere nella originalità a tutti i costi e nella pacchianeria di certe realizzazioni recenti, il tutto condito, il che non guasta, da una buona ergonomia, che ne rende facile l'utilizzazione. Ovviamente integrati e pre sono telecomandabili (telecomando di serie). Della serie unico trovo particolarmente riuscito l’Unico 90, un 100 watt per canale che dovrebbe essere presto upgradato dalla casa per consentirgli di erogare una potenza considerevolmente maggiore senza modificarne il carattere sonico. A ulteriore dimostrazione della dimensione internazionale del mercato Opera – Unison le amplificazioni possono essere settate per lavorare a 100, 120, 220, 230 e 240 volt. Le sorgenti digitali Attualmente il catalogo comprende tre lettori cd, l’Unico Primo, l’Unico CD1 e l’Unico CD2. Tutti possono essere utilizzati come lettore cd, come meccanica (in unione ad un dc esterno) e come dac per la liquida, disponendo di ingressi ed uscite digitali, tutti dispongono di stadio di uscita a valvole. L’Unico Primo utilizza una meccanica Teac, monta convertitori Wolfson e lavora fino a 24 bit /96 hz, ha un ingresso digitale usb ed una uscita digitale, entrambi però limitati alla risoluzione cd.. Il CD1 è decisamente un passo avanti, ha tre ingressi digitali con risoluzione sino a 32 bit e frequenze fino al dsd128, ricevitore bluetooth, 2 uscite digitali ed utilizza i dac Sabre ES9018k2m. Con il CD2 andiamo davvero al top della tecnologia digitale, quattro ingressi digitali, con frequenza massima di 176 khz e dsd64, risoluzione fino a 32 bit, 3 uscite digitali. Ma la novità più interessante è l’ingresso di Unison nel settore dei dac, con un prodotto innovativo di imminente presentazione sul mercato. Il Dac1, questo il nome che dovrebbe avere il nuovo nato, si presenta come un oggetto dal design curato, ma anche estremamente compatto, che si differenzia dalla concorrenza per alcune caratteristiche innovative che ne fanno non un semplice dac ma una sorta di cuore di un impianto digitale ma anche analogico. Il dac uno infatti ha due controlli di volume, uno digitale ed un analogico un ingresso analogico che si aggiunge ai numerosi ingressi digitali cui si affiancano una connessione i2s dedicata ad una meccanica compatta Unison di design simile al dac ed una connessione ad un prephono di prossima commercializzazione, anch’esso di design coerente con dac e meccanica. Ovviamente le caratteristiche della sezione di conversione sono allo stato dell’arte, in termini di frequenza e di risoluzione. Purtroppo nel corso della nostra visita ad Unison abbiamo potuto solo vedere il prototipo a cuore aperto, ma non ascoltarlo. Il pezzo si preannuncia assai competitivo, con un listino di poco superiore ai 1.000 euro Oltre l’azienda di Pierfrancesco Fantin Quando abbiamo deciso di riavviare il Magazine, o meglio cominciare con questo nuovo progetto editoriale legato a Melius Club, ponendo l’attenzione proprio sulle realtà produttive italiane del settore hi-fi, sono stato veramente entusiasta. Ancor di più quando la scelta è caduta su A.R.I.A., acronimo di Advanced Research Audio, società che raccoglie sotto di sé le ben conosciute e stimate Unison Research e Opera Loudspeakers, aziende trevigiane guidate dalla famiglia Nasta. Queste poche righe che seguono non conterranno nulla di tecnico, nulla sull’attenzione e la cura che vengono poste nella progettazione, affinamento e produzione di diffusori ed elettroniche, nessun racconto sugli ascolti fatti, niente di tutto questo. Al reportage sull’azienda ha pensato il nostro valente Enrico Felici e vi sarete già lustrati gli occhi con le bellissime foto di Renato Franceschin che è solo leggermente più bravo del sottoscritto con la fotocamera tra la mani. Ciò che vorrei trasmettere ai nostri lettori è lo spirito che anima le persone che lavorano in questa realtà, la grande passione che spinge ogni giorno Giovanni Nasta, la sua famiglia e tutti i suoi collaboratori ad offrire agli appassionati di alta fedeltà degli ottimi prodotti, alcuni dei quali, non posso dire economici, ma senza ombra di dubbio raggiungibili ai più e dotati di un elevato rapporto qualità/prezzo. Giovanni, che ho conosciuto ormai una decina di anni fa, è un imprenditore vulcanico, sempre estremamente attivo e ad ogni nostro incontro non manca mai di raccontarmi nel dettaglio i suoi nuovi progetti non solamente rivolti al settore hi-fi; tra una chiacchiera e l’altra, non di rado si finisce col divagare in argomenti di natura eno-gastronomica, ma poiché parlare di cibo e vino è come avrebbe detto il buon Frank Zappa “ballare di architettura”, attingendo da un angolo bar degno di nota e soprattutto da una spettacolare cantina mimetizzata fra pallet di diffusori ed elettroniche in pronta partenza per mezzo mondo, dalle chiacchiere si passa ai fatti. Coloro i quali hanno varcato anche per una sola volta l’ingresso dell’azienda, penso ad esempio all’evento di un paio di anni fa a cui parteciparono molti amici di VideoHiFi, conservano senz’altro dentro sé il ricordo positivo non solo per la visita alle varie sezioni della ditta, ma soprattutto per l’accoglienza ricevuta e le cortesi attenzioni che sono state loro riservate. Se ne avete l’occasione, andate a conoscere di persona le persone che stanno dietro a un “semplice” prodotto, perché oltre al rischio di conoscere, come in questo caso specifico, delle persone interessanti e piacevoli, si acquisiscono informazioni preziose per ogni appassionato di alta fedeltà, dalla filosofia che guida un determinato progetto, alle tecniche impiegate per la produzione e ai moltissimi dettagli di cui solo chi sta al di là della barricata conosce.
  2. 31 points
    1980 Ho appena compiuto 18 anni ma al Salone Internazionale Della Musica a Milano ci vado in treno. I primi soldi guadagnati con un "vero" lavoro durante l'estate ho deciso di investirli in hifi, Per la patente ci penseremo in autunno. E' il mio secondo SIM. Dopo il primo, un po' controcorrente, ho comprato una "piastra di registrazione" JVC KD10 e una cuffia, adesso ho anche l'amplificatore, Sanyo, mi mancano le "casse", vado al Sim per questo, con un discreto gruzzolo a disposizione per l'epoca. La fiera audio numero uno in Europa regalava emozioni che solo chi ha vissuto il periodo può capire. Il Munich High End attuale non rende l'idea, allora quello che vedevi potevi (forse) permettertelo. Le cose realmente fuori dall'ordinario si contavano sulla punta delle dita: "Questo non potrò mai permettermelo" così dissi a Franco quando mi rese noto il costo dello Snail Project. Le esagerazioni che possiamo vedere nelle manifestazioni audio attuali hanno alzato l'asticella su livelli impensabili allora. Ma vedere lo Snail per la prima volta in tutta la sua Leonardiana magnificenza mi lasciò senza fiato. Il legno massello, rivalutato al punto di essere utilizzato anche per gli involucri delle induttanze del crossover, per le manopole e in ogni altra parte potesse avere un significato, l'ottone lucidato dei chiavistelli che ricordava parti di antichi velieri, le forme visionarie, l'aspetto realizzativo di altissimo artigianato ponevano questo manufatto ad un livello mai raggiunto nel settore.La contrapposizione alla freddezza funzionalità del design Giapponese e alla massiccia e muscolosa produzione USA facevano risaltare al Sim del 1980 l'eleganza tutta Italiana del capolavoro di Serblin. Questo era Franco Serblin. Valerio, questa è la realizzazione del mio sogno, mi disse Franco, sono consapevole che non mi farà guadagnare, e se hai pazienza un anno o due ho grandi idee per portare la bellezza di queste forme nella casa di molti appassionati, ho già in mente il nome del prossimo prodotto, costerà circa un milione di lire la coppia, si chiamerà Parva, e il nome dell'azienda sarà Sonus Faber, ma questo per il momento non dirlo a nessuno. Fu così che diventai forse il primo cliente ufficiale di Sonus Faber, acquistai la mia coppia di Parva, i cui piedistalli ricordavano molto i "bracci" dello Snail. Molti anni dopo Franco mi telefonò per chiedermi se per caso ancora fossi in possesso delle sue "casse" e alla mia risposta positiva mi chiese di ricomprarle! Fammi questo piacere, devo accontentare il mio distributore finlandese che a sua volta deve accontentare un collezionista: a malincuore lo accontentai. Alcuni anni fa ho avuto l'opportunità di acquistare uno dei 10 esemplari di Snail realizzati, il numero 2. Anche il numero 1 è in Italia, il possessore mi dice che l'assorbente acustico all'interno del mobile del sub woofer è costituito da migliaia di piccoli batuffoli in cotone, quelli usati dai dentisti per capirci, sì perché Franco allora di mestiere non costruiva diffusori ma utilizzava il trapano per altri scopi. Quando la passione divenne mestiere e mi chiamò per riprendersi le Parva, lo andai a trovare nella sua casa in collina, arrivando con un po' di anticipo mi ricevette il nipote "dieci minuti e arriva, è andato a ritirare il primo lotto di un nuovo diffusore che uscirà a settembre, si chiama Minima, vieni che ti faccio sentire che meraviglia". Così aiutai Franco a scaricare dalla Lancia Delta con i sedili ribaltati il primo lotto di mobili delle splendide Minima Monitor. Vieni in giardino che ti faccio vedere il palo della cuccagna. Era davvero simile ma con una scaletta appoggiata e una piccola piattaforma sopra. Vedi, qui facciamo le misure in aria libera... Hai portato le Parva? Grazie mi hai fatto un grande favore, vieni che ti mostro lo stampo che usavo per formare la membrana in Kevlar del woofer. Adesso ho trovato dei partner che producono quello che gli chiedo quindi non li faccio più io i woofer, proprio ieri ho conosciuto un'azienda ancora poco nota, la Skaanings, che mi ha promesso un woofer con caratteristiche straordinarie, lo voglio abbinare a un passivo KEF, hai presente? Poi ho delle idee particolari sul crossover, roba mai tentata prima. Questo era Franco Serblin. Cosa è lo Snail Project. Il nome sta a indicare l'arco temporale enorme che trascorse dall'idea alla definizione. Franco concepì il sistema subwoofer-satelliti molto prima che le grandi aziende lo estraessero dal cilindro, ma lo concepì a modo suo. La struttura si compone di un grosso e pesantissimo mobile in legno massello di una essenza (almeno nella prima produzione) il cui uso al giorno d'oggi è assolutamente proibito, che funge, oltre che da contenitore per i due woofer, da struttura di supporto per i due bracci che paiono realmente progettati da Da Vinci, atti a sostenere i due satelliti. I bracci possono essere regolati sia in estensione che in inclinazione, e credo che questo sia l'unico sistema di questa foggia mai realizzato anche negli anni successivi. La parte superiore del mobile ospita anche il crossover passivo per la divisione della gamma medio-alta, mentre tra woofer e satelliti fu prevista una divisione "elettronica". Il crossover a vista (dotato di un coperchio sempre in legno massello) di splendida realizzazione, utilizza varie parti in legno per il bloccaggio delle induttanze ed è completato da una coppia di deliziose manopole di attenuazione sempre in massello. Le griglie di protezione, sia dell'unità sub che dei satelliti, sono costituite da una moltitudine di piccoli listelli della stessa essenza dei mobili. L'evoluzione di questa particolarità estetica sono stati gli elastici, avete presente?, imitati da molti altri costruttori di prestigio. I bracci sono settabili tramite una serie di chiavistelli in ottone lucidato, una parte di questi incorpora un occhiello per il passaggio del grosso cavo Monster Cable forse gli unici cavi "fuori standard" disponibili allora. La costruzione è spettacolare, all'epoca nulla si avvicinava a questo livello realizzativo. La componentistica era forse il meglio disponibile allora, tutta JBL. Nonostante l'età, le evoluzioni tecnologiche e dei materiali, lo Snail suona ancora dignitosamente. La gamma bassa, non particolarmente profonda, è frenata e naturale. La gamma medio bassa è forse la parte migliore del capolavoro di Franco, asciutta, tesa, con un piacevolissimo effetto di punch "live". Discreta la gamma media, leggermente nasale su alcune voci, in particolare femminili, tiene il passo del resto sulle voci maschili. Ottimi gli strumenti a fiato, dinamici al punto giusto. Gli alti utilizzano la famosissima ogiva JBL con i noti pregi e difetti. Ma, ovviamente, il valore collezionistico dello Snail prescinde dalle prestazioni sonore, una Ferrari GTO non viene acquistata per le sue prestazioni assolute. Franco Serblin è stato un appassionato che ha creato un mito, ha spianato la strada a molti altri costruttori nazionali, ha reinventato con l'impiego del legno massello il modo di costruire diffusori acustici, ha creato dal nulla un marchio che è diventato un riferimento mondiale. Una serie di vicissitudini e veti dopo aver ceduto il marchio lo ha tenuto lontano qualche anno dal mercato ma appena ne ha avuto l'opportunità vi è rientrato con prepotenza questa volta facendo del suo nome e cognome un brand. Tornando un attimo con nostalgia ai rapporti personali dopo molti anni ho ricevuto una mail che diceva più o meno così: Ciao Valerio, ho visto che vendi Mundorf, ho bisogno di alcuni componenti per un nuovo progetto perché la storia non è ancora finita.
  3. emiliopablo

    A Casa del Sandrino - Addio Sandro

    Stasera il Sandrino se n’è andato. In punta di piedi e all’improvviso, come quando decise che era tempo di chiudere con l’alta fedeltà. Un destino infame era tornato a riaccendere paure sopite, mostrandogli “l’infinita vanità del tutto”. Turbolento e geniale, capace di allestire impianti tanto improbabili quanto incantevoli, sempre tormentato dall’inquietudine dell’imperfezione, ha incarnato per un decennio, uno dei personaggi più illustri e stimati di questo piccolo mondo audiofilo. Un esteta e sognatore, esperto sopraffino e anticonformista. Stasera a Casa del Sandrino la musica è solo una eco lontana, un ricordo di anni indimenticabili stratificati nel cuore. Spudorato censore senza mezze misure, amato e inviso, grandissimo rompicoglioni, folle e saggio, ma sempre amico caro e leale: che Iddio ti benedica Sandrino, ovunque tu sia.
  4. Coperchi graffiati nei nostri giradischi vintage? Si è forse trovata la soluzione definitiva per evitare di farseli fare ex novo rinunciando agli originali? Probabilmente si se non son talmente martoriati da aver strisciato nell’asfalto lasciando solchi profondi. Nel mio caso qualche settimana fa mi è pervenuto un plinto in ossidiana completo che aspettavo da un po’ di tempo, utile per inserire un SP10 appena restaurato e finalmente completare il tutto. Il venditore mi illustrò con foto le condizioni sia del plinto (che è in attesa di verniciatura causa problemi estetici) che del coperchio, ma nonostante la buona volontà di inviarmi foto fatte con il cellulare riguardo alle abrasioni su quest’ultimo, non rispecchiava la reale gravità quando lo vidi dal vero. Come già accennai in un altro 3ad il coperchio si presentava molto abraso in tutti i suoi 5 lati, come se si fosse usato per anni lo scotch-brite piuttosto che un panno morbido per passare la polvere. Purtroppo non avendoci pensato in tempo non ho fatto una foto del coperchio appena arrivato con il plinto in quanto nemmeno immaginavo nell'anticamera della mia testa che una settimana dopo avrei esposto tutto quanto all'interno del club Melius, ma tutte le foto che seguono sono state scattate dopo aver ritirato il coperchio dal laboratorio per il primo intervento di cui ho già riferito in altro 3ad e che ora ripresento. Non avendo mai visto un coperchio così malconcio preso dallo sconforto contattai telefonicamente una mia vecchia amica titolare di un laboratorio dove lavorano il plexy spiegando la situazione. Fissato un’appuntamento per portarglielo in visione, mi spiegò che altro non poteva fare se non lucidarlo con dei prodotti specifici sconsigliando la carteggiatura per gradi, in quanto la perdita di tempo tramutata in costo avrebbe fatto lievitare il tutto alle stelle. Accettai mio malgrado perché qualcosa andava fatto non sapendo altrimenti che pesci pigliare, illudendomi che anche su suo incoraggiamento tutto sarebbe scomparso. Qualche giorno dopo mi chiamò e trepidante mi recai all’appuntamento, purtroppo non andò come sperai nel senso che il coperchio consegnatomi appariva si più lucido ma i graffi erano solo attenuati e nuovamente in bella mostra, praticamente erano scomparsi solo quelli leggerissimi e superficiali mentre gli altri di più pronunciata entità si trovavano ancora tutti li assieme a quelli più profondi (passando con un’ unghia gli scalini si sentivano). Pagati 30 euro me ne andai parzialmente soddisfatto ma sconsolato all’idea che avrei dovuto provvedere da me in qualche modo. Così qualche giorno fa approfittando di un’ordine di prodotti per la cura dell’auto che avevo finito, pensando al coperchio mi misi a cercare qualcosa che sevisse a togliere i difetti delle verniciature che si possono riscontrare a lavoro finito quali ad esempio la buccia d’arancia, segni di carteggiatura o altri inestetismi e, tra decine di prodotti specifici (chiamati in termine tecnico compound) per questi problemi più o meno “strong” optai per un compound che dalle specifiche è ritenuto abbastanza potente (non il più aggressivo) e che non compromette molto lo spessore della vernice con più e più passate, inoltre essendo consigliato anche per superfici dure (non si pensi maliziosamente alle parti intime di noi maschietti ) il mio pensiero finì per associarlo proprio al plexyglass. Arrivato il tutto a casa il giorno dopo, abbastanza scettico lo provai subito su un angolo del plexy comunque segnato da graffi, una passata di 5 minuti senza troppe precauzioni e aveva praticamente fatto sparire tutto ma proprio tutto lasciando solo un graffio più profondo di altri ma ridotto quasi all’invisibilità...rimasi estremamente sorpreso e di stucco, ma già il feedback ampiamente positivo di altri acquirenti riguardo l'efficacia sulle vernici mi confermò della eccezionalità del prodotto.Cosi a conferma della prova oggi complice la giornata uggiosa ho ripetuto il test che illustrerò prima e dopo il passaggio del compound. Ecco come si presentava il coperchio dopo il ritiro dal laboratorio, la foto non evidenzia bene la gravità dei graffi ma solo un’accenno. ma entriamo nei dettagli spostandoci da un punto all’altro della cappa con le macro... Reso l'idea? Come si può ben vedere il macello è al completo con graffi di ogni natura e profondità, le foto non rendono giustizia ma garantisco è un'autentico disastro! Il test ha inizio... Il prodotto appare della consistenza di una crema, si stende veramente molto bene rimanendo umido a lungo e questo permette di non usare quantità eccessive che anzi sarebbero deleterie; sono sufficienti 2 gocce per iniziare a lavorare e a distribuirlo, per due gocce tanto per capirsi intendo le dimensioni di due chicchi di grano, taglia benissimo le parti difettose che non le copre ma le elimina proprio (ci sono dei compound che al contrario i difetti li camuffano). Le due gocce rendono tantissimo, dopo qualche minuto che passavo la parte, il cotone era ancora umido e solo quando iniziavo ad accorgermi che tendeva un pizzico ad asciugarsi ho aggiunto una goccia per proseguire il lavoro. Non serve pigiare come forsennati a differenza di altri prodotti in quanto risulta efficace già partendo con mano leggera, ma nulla vieta di farlo se si ha voglia di calcare la mano per graffi più profondi, poi si può tranquillamente passare un panno in microfibra senza attendere l’asciugatura del prodotto arrivando a lucidare alla perfezione il pezzo senza generare polvere nel panno o attorno alla parte trattata come fanno altri abrasivi. Una raccomandazione per chi vuole accingersi ad eseguire il lavoro: come ho già specificato questo compound ha proprietà miracolose ma è necessario non farsi prendere la mano cercando di fare tutto di fretta esaltati dal risultato, quindi è utile procedere 10-15 cm.quadrati alla volta in modo da tenere sotto controlla l'area di lavoro eseguendo i soliti movimenti circolari con più o meno la mano pesante a seconda della profondità dei graffi poi, quando si ritiene di aver passato abbastanza, ripassare con il panno in microfibra per asportare il prodotto e verificare il risultato. Il controluce nella vita a volte è terribile, in parecchie situazioni fa evidenziare difetti o particolari che altrimenti non si vedrebbero mai ma, nel caso della lucidatura del plexy invece viene a netto vantaggio di chi esegue il lavoro; quindi dopo aver asciugato il prodotto con un panno in micro fibra l'area interessata al trattamento va guardata in controluce in tutte le direzioni possibili per appurare se i graffi son spariti o se bisogna procedere ancora un po' al trattamento (meglio lavorare sotto una lampada se all'interno o sotto la luce naturale se all'esterno). In questo caso se in controluce non si vede nulla, significa che il lavoro è stato eseguito perfettamente e si può procedere ad effettuare ulteriori 10-15 cm. quadrati adiacenti e via avanti di questo passo fin quando i segni non sono completamente spariti e, lo posso assicurare, il coperchio se è esente da graffi profondissimi ( fatti con una lama o con oggetti contundenti) ritorna esattamente come NUOVO. Appena applicato ci si accorge di avere sotto il cotone o tampone come una sottilissima sabbiolina ma niente paura, è solo la composizione che inizia a fare il suo lavoro e che pian piano si dissolve man mano che si procede nella rotazione. A mio avviso è un prodotto eccellente in quanto rende il lavoro completo, non esige di trattarlo ulteriormente con altri lucidanti o polish di finitura; non lascia nemmeno “swirls” o “ologrammi” guardando in controluce che altrimenti andrebbero corretti successivamente con dei polish e tamponi specifici; per swirls chi non è addentro alle verniciature delle auto si intende quei micro micro micro segni che fanno apparire la vernice in controluce come la tela di ragno ossia con questo problemino... Quindi per questo test senza calcare la mano passandoci il cotone sul plexy (ma volendo lo si può tranquillamente fare se ci son segni marcati) dopo nemmeno 5 minuti il risultato dell’area soggetta alla prova è questo: Risultato notevole no? Si tenga presente che a parte il graffione visibile e abbastanza profondo, gli altri segni che si trovano nella zona non trattata a sx si trovavano esattamente anche nella zona trattata a dx, sono segni di gravità media o medio alta, si sentiva in certi punti lo scalino passandoci le unghie. La zona trattata a distanza hyper ravvicinata Quindi ricapitolando facendo un summa della situazione: - Sidol - a mio avviso non consigilato, potrebbe limitarsi a lucidare ma non a togliere i graffi anzi, lo considererei un generatore di swirls usandolo sul plexyglass. - Dentifricio - abrasività minima, al limite potrebbe togliere aloni e leggermente lucidare dopo una lunga faticata, ma è semplicemente un palliativo economico per tentare risolvere problemi ben più gravi; nulla mi fa pensare sia anch’esso un generatore di swirls nei riguardi del plexyglass non avendo una formulazione studiata per questo genere di materiale ne tanto meno per le vernici delle auto; tanto per capirsi si potrebbe utilizzare anche una scopa invece di una spugna per lavare la carrozzeria dell’auto raggiungendo comunque lo scopo. - pasta abrasiva – se non diluita non lavora come dovrebbe e per diluirla andrebbe messa della nafta con puzza di conseguenza, è un prodotto abbastanza economico ed ancora viene ampiamente utilizzata nelle carrozzerie appunto per la sua economicità pur essendo valida ed efficace; la usavo anni addietro ma ormai con i nuovi prodotti la ritengo ampiamente superata (Bazza mi contesterà ma non importa) infatti nel barattolo ne ho in abbondanza pur avendola presa secoli fa e non vedo l’ora finisca per non ricomperarla mai più. - Ma-Fra rimuovi graffi - buon prodotto da qualche anno sugli scaffali, non presenta odori sgradevoli, di facile applicazione, consistenza media (crema Nivea per capirsi) tocca insistere se ci sono segni marcati probabilmente perché la sua formulazione è composta da particelle di abrasivo finissimo, tende ad asciugarsi dopo breve tempo ed è necessario riapplicarlo, più efficace se si preme il tampone ma consigliato usare del cotone o tamponi di applicazione piuttosto che usare il debole applicatore integrato nel tubo causa rischio graffi essendo la plastica subito sotto, porta già a lucido ma meglio passarci dei polish in quanto lascia degli swirls; fino all’altro giorno ho usato questa per i coperchi di plexy, ma non erano in condizioni pietose come quello della prova. La ritengo la naturale evoluzione della pasta abrasiva e con meno controindicazioni ma costa in rapporto alla quantità decisamente di più. - 1Z rimuovi graffi - polish professionale che comprendeva negli anni 80 una linea abbastanza vasta e specifica di prodotti per la cura delle vernici per auto, la lattina va agitata molto bene in quanto il contenuto è composto da polvere abrasiva che depositandosi sul fondo quando non utilizzata deve miscelarsi con l’emulsione (abbastanza scomodo). Questo rimuovi graffi era (ormai è quasi finito) valido per asportare graffi fino ad una certa profondità sulla vernice per auto, ma necessita di un polish di finitura in quanto dopo applicato e steso a regola tendeva a lasciare parecchi swirsl e micro graffi che andavano corretti successivamente; provato in passato su plexyglass lasciava segni visibili quindi sconsigliato per chi avendolo in casa volesse provarci. Il marchio esiste ancora ma penso non abbia un feed sufficiente ad essere concorrenziale come performances contro l’ agguerrita e più tecnologica concorrenza. - Polish – ecco quello che non dovrebbe mancare mai per i folli maniaci lucidatori che vogliono far splendere tutto d’immenso; la caratteristica di questo polish della Meguiars è lucidare (come tutti) ma senza lasciare aloni, ologrammi o swirls dopo averlo passato con un panno in microfibra una volta asciugato per bene; il prodotto non è aggressivo ne abrasivo come i polish venduti nelle ferramenta o brico, anzi la sua composizione risulta delicata sulle vernici, quindi non ci si illuda sia utile a togliere segnetti o microsegni perché non lo è... proprio volendolo fare tocca insistere abbastanza in quanto non è una sua caratteristica; una nota positiva è il profumo che emana, non sembra affatto che questo polish sia stato sviluppato per l’auto ma piuttosto per la cura del viso. Utile per una passata alla cappa se si vuole aggiungere un paio di gloss in lucidità in più dopo il compound ma senza pretendere la luna in quanto il compound, se scelto delle giuste caratteristiche, già luciderà di suo senza ulteriori polish aggiunti (almeno per quanto riguarda la cappa) oppure in alternativa può rendersi utile una volta ogni tanto per una rinfrescata se la cappa risultasse non splendente come da nuova; se in casa ne avete di altre marche fate un test in qualche punto poi se i risultati son del tutto positivi (manzanza di swirls visibili in controluce) usateli tranquillamente in alternativa a questo. Ed infine (rullo di tamburi) the winner is... .. ... ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Scholl Concepts S3 Gold XXL Questo è il prodotto che ho usato e che ha risolto “quasi” (poi spiegherò perché li ha quasi risolti) del tutto i problemi della mia cappa, le performaces le ho elencate precedentemente, aggiungo solo che i segni di grana 1500 vengono tranquillamente rimossi in pochi secondi, genera pochissimo calore (il calore d'attrito è dannoso per le vernici trasparenti quando viene utilizzato per la lucidatura), non presenta odori sgradevoli durante l’uso e oltre ad essere consigliato per lucidatura con utensili rotorbitali & co. è indicato pure per la lucidatura manuale cosa che a me interessava. Effetti collaterali? Si, non usarlo assolutamente venissa la insana tentazione di lucidare la plastica protettiva della strumentazione del cruscotto o altri materiali simili, causereste un autentico disastro; per quelle particolari plastiche ci sono altri prodotti specifici. Aggiungerei che la Scholl nome sconosciuto ai più ma specializzata in prodotti per auto di lunghissima data, produce decine di prodotti ognuno specifico per un determinato problema; questo che ho scelto non è il compound più potente del marchio ma lo è a confronto con altri. Scholl fa parte insieme ad un nutrito gruppo di marchi del fiore all’occhiello di un negozio conosciuto a livello nazionale dedicato esclusivamente alla cura dell’auto e della moto. Questo negozio fornitissimo offre tutto quanto serve agli appassionati dell’auto (non è un Beep's per capirsi) e anche se non ci crederete esiste una nutritissima platea di appassionati che si dedicano al mantenimento estetico dell’auto o detaling che dir si voglia curandola tanto quanto noi per gli impianti hi-fi e accessoristica. Paragonando le nostre manie per l’audio ecco che per l’auto e la sua cura esistono altri appassionati fuori di testa, di conseguenza questo negozio fornisce l’impossibile per ogni esigenza oltre gestire un bel forum all’interno del portale dove numerosi appassionati si danno consigli a vicenda riguardo i prodotti utilizzati come accade insomma qui da noi. Il portale dove ho comperato il prodotto si chiama “la cura dell’auto” spediscono solitamente il giorno dopo l’ordine, non mi risulta esista un ordine minimo, la spedizione costa 6 euro per tutta Italia, (non saprei per le isole) sono seri e affidabili, garantisco in quanto son anni che compero da loro. In ogni caso, c'è anche su Amazon a buon prezzo https://amzn.to/2BqTiNh pur mancando la dicitura XXL rispetto a quello acquistato da me non saprei in cosa differisca, forse la composizione o una miglioria o si tratta solo di slogan... chi vuole può rischiare ad acquistarlo e dopo averlo testato apportare il suo contributo; in fondo spendere meno a parità di prodotto può far comodo a tutti. Quanto costa il compound della prova? Tantissimo tanto quanto un cavo eso ma ne vale la pena visti i risultati. si può scegliere tra 4 formati: 250 ml 16.95€ 500 ml 26.72€ 1 kg 39.96€ 5 kg 179.95€ Nel mio caso non conoscendo quanto rendesse il compound ho preferito acquistare quello da 500 ml. così mi avanzasse potrò usarlo fosse la necessità anche per l’auto, ma volendo rischiare solo per la cappa potrebbe essere sufficiente quello da 250 ml; ovviamene più la confezione è grande e meno costa. Una carrellata degli abrasivi e lucidanti usati in passato e attuali... ... e vari tamponi e panni per l'applicazione e rimozione. A questo punto si potrebbe affermare che il test è concluso? In teoria visto il risultato si ma in pratica no. Infatti il grosso graffio non è eliminabile completamente dal compound e, visti i risultati eccezionali che rimetterebbero completamente a nuovo il coperchio, conoscendomi non me la sento di tenerlo così anche si fosse attenuato parecchio dopo ulteriori passate, per cui volendo fare il lavoro di fino e come Dio comanda passero interamente tutto il piano utilizzando varie grane di carta abrasiva ad acqua passando dalla 600 via via fino alla 2000 e, una volta eliminato completamente, utilizzare lo Scholl per riportare tutto a lucido come si deve. Ma questa è un’altra storia che finirà allegata nel 3ad che dedicherò più avanti al secondo restauro riguardo gli SP 10 ormai giunto a conclusione. Qui il tutorial della seconda fase riguardante questa cappa per rimuovere definitivamente il graffio più profondo. Parte del materiale che servirà per la carteggiatura a fondo del coperchio Confidando che l'articolo sia stato di gradimento e di indubbia utilità porgo la buonanotte a tutti che è tardi e mo vado a dormire ... alla prossima!
  5. una vita intensa e piena, un marito innamorato e gentile e una famiglia che le ha dato soddisfazioni. Poi compiuti i 94 anni un declino veloce dove immaginava (per lei erano cose verissime) cose eccezionali e positive Dieci giorni fa un lungo sonno che l'ha accompagnata senza dolori e angosce alla stazione di partenza per il grande viaggio verso l'ignoto. Ho avuto una mamma fortunata
  6. 25 points
    Ci fu un tempo in cui “farsi l’impianto stereo” era il sogno di tanti. Era indubbiamente un tempo ormai abbastanza remoto, ma al di là del dato oggettivo temporale (erano gli anni '70) il vorticoso modo di fruire della tecnologia nell’era digitale ha consegnato quell’epoca in un tempo forse ancora più remoto. La memoria umana di quel tempo può tornarci utile ma forse ancora di più contano le testimonianze scritte che ci pervengono dalle riviste del tempo. Leggerle oggi senza un briciolo di contestualizzazione è un cimento abbastanza sterile. Il trentenne di oggi con l’iPhone in tasca trova sicuramente ostili certi dati tecnici che venivano sciorinati con gran risalto sulle prove delle varie riviste, Suono, Stereoplay, Audiovisione e tutte le altre, che all’epoca popolavano le edicole, e che a vario titolo meritano oggi quanto meno di essere ricordate. (solo una è sopravvissuta). Appare strano come dei diagrammi polari di emissione o delle curve di distorsione in funzione della frequenza, potessero costituire argomento di discussione tra appassionati. Molti prodotti che all’epoca venivano incensati vengono oggi considerati, alla prova dei fatti, delle “sole” o poco più. Tanti altri che invece venivano all’epoca snobbati hanno trovato nuova vita e considerazione, e sono assai ricercati, indipendentemente dal loro prezzo originario. Un ampli Philips di fascia bassa può oggi essere considerato un campione di buon suono: all’epoca veniva liquidato in un certo senso per quello che realmente era, ovvero un onesto prodotto abbastanza economico che poteva trovare collocazione a casa di chi non se la sentiva di investire maggiori somme per i marchi giapponesi, per non parlare dei cosiddetti “mostri sacri”, ovvero i classici Marantz, McIntosh, Harman Kardon, e pochi altri, che andavano a costituire una sorta di Gotha dell’hifi, che nessuno osava mettere in discussione, e pochi, pochissimi avevano la fortuna di poter ascoltare se non in quei dimenticati templi dell’hifi che erano i negozi specializzati. Quei templi avevano una sorta di aura di sacralità, seriosi, spesso con una saletta d’ascolto al piano di sotto, rivestita in moquette e dall’atmosfera vagamente magica, anzi: realmente magica! All'estero. In altri paesi la critica era decisamente più obiettiva e spesso valutava le prestazioni non solo sulla misura della potenza erogata e/o della distorsione armonica (per gli amplificatori)…o della risonanza fondamentale in cassa e la sensibilità (per i diffusori). Il discorso vale per tutti i prodotti hifi, nessuno escluso. Negli anni 70 la rivista francese “Revue du Son” pubblicava dei test ben approfonditi dal punto di vista tecnico, con spiegazioni e considerazioni circuitali che le nostre riviste si sognavano. In quegli stessi anni la rivista inglese Hifi Choice parlava liberamente del suono degli apparecchi, e così tante altre riviste inglesi, americane, tedesche. Ma tra il criterio moderno di valutazione che si avvale delle esperienze di ascolto condivise in rete e quello di allora, basato sulla presunta oggettività dei parametri riscontrati c’è qualcosa in comune? Mah, così, di acchito direi solo la foga tipicamente umana di “beccare” il prodotto giusto tra mille altri. Che all’ascolto gli apparecchi potessero spesso tradire le aspettative indotte dai dati tecnici rilevati, in certi paesi dove la cultura dell’hifi era più radicata e di alto lignaggio, era cosa nota da diverso tempo. In Inghilterra per esempio si scrivevano pagine sui giudizi di ascolto degli amplificatori quando qui da noi vigeva indisturbata la formula “Sul suono non ci esprimiamo, poiché il discorso sarebbe troppo lungo”. Non mi sono mai levato dalla testa il dubbio che tale modo di liquidare la questione fosse figlio della paura di infastidire gli importatori-inserzionisti, che costituivano una bella fetta degli introiti di quelle riviste.. Quel modo di giudicare (o non giudicare) fece nascere nei lettori italiani la particolare capacità di saper leggere tra le righe. Basta prendere dallo scaffale, diciamo, una rivista qualsiasi dal 1971 al 1980, e non sarà difficile trovare delle chiose seminascoste del tipo: “all’ascolto questo amplificatore non ha rivelato particolari difetti, forse solo in certi momenti di pieno orchestrale si nota un certo appiattimento”…. E il lettore italiano (obbligatoriamente smaliziato) interpretava: “Evidentemente le capacità di filtro e il trasformatore sono scarsi”. Oppure ancora: “all’ascolto con dei famosi diffusori di grande qualità e bassa sensibilità l’ampli se la cava abbastanza bene”…ed ecco che il lettore interpretava: ”Accidenti! Riesce a pilotare anche le AR 3a!”, ma poi non erano rare le diatribe su quale potesse essere quel diffusore: magari potevano essere le Dahlquist DQ10? O magari le B&W DM6? Oggi come oggi non ci facciamo caso e siamo abituati a leggere sulle vecchie riviste questi commenti che ben poco avevano di utile, mentre tutto si rimandava ai dati tecnici rilevati. Ma perché tanti misteri? Perché non dirci quali fossero quei diffusori di così alta qualità, famosi e di bassa sensibilità? La risposta probabilmente l’avete già letta più su: non si voleva indispettire l’inserzionista pubblicitario che importava “le ALTRE casse famose e a bassa sensibilità”. Insomma: spezziamo una lancia per questi poveri appassionati di lunga data che siamo noi ex ragazzi degli anni '70. Riuscire a farsi un idea dalle riviste era veramente un impresa disperata. Ma nonostante ciò, rimpiango i tempi in cui ci si portava a casa dell’amico il proprio apparecchio per compararlo al suo. Anche se spesso quelle sessioni di ascolto risultavano disastrose per il nostro morale. Alzi la mano chi non rimase di stucco ad ascoltare gli impianti “tutto Grundig” dell’amico il cui padre aveva imposto l’acquisto Grundig, perché aveva ancora in mente la qualità delle fantastiche radio a valvole prodotte a Furth negli anni 50 e 60! La verità è che pochissimi “ragazzi degli anni 70” all’epoca compravano Grundig. Tale marchio veniva dipinto sempre con sufficienza, malgrado l’oggettività dei buoni dati tecnici rilevati. Ma in fondo bastava il fatto che i Grundig del tempo non erogassero mai più di 30 watt a farne degli apparecchi che “sicuramente troveranno negli appassionati del marchio un valido approdo”. Ed era come dire: se siete così “matusa” (termine ormai desueto, usato negli anni 70 per definire gli anziani, anche solo di mentalità) e imbecilli da pagare 350.000 lire un integrato da soli 30 watt per canale, quando un Pioneer o un giappo qualunque per gli stessi soldini ve ne dà 60, allora questo è l’apparecchio per voi. Oggi. Spesso si dice che l’epoca attuale ricorda il “basso impero”, se non l’”alto medioevo”. Per molti aspetti credo ci sia del vero. Ma per quel che riguarda la stampa hifi di 40 anni fa sento di poter dire che un vero medioevo era proprio quello! Come dici? La stampa degli anni 80 e 90 era però tutt’altra cosa? Be', sì: è vero. Interi plotoni di scrivani sciorinavano articoli pseudofilosofici che qualunque prof. avrebbe bollato come “fuori tema”. Un esempio senza andare a copiare: “La consistenza materica che questo lettore sa donare alle sfumature più sottili e la sua trama raffinata, ne fanno quasi un oggetto di culto: qui non si parla più di realismo della riproduzione, ma della reale capacità di ricreare la magia dell’evento dal vivo” Scusi: ma di che c…o sta parlando? Se poi andiamo a vedere altri test di apparecchi concorrenti, troviamo le stesse parole ma ordinate in modo diverso, come se fossero state tirate fuori da un bussolotto dopo averlo agitato. C’è da dire però che le foto a colori erano assai suggestive…(!) Permettetemi: è un vero miracolo se oggi siamo qui a parlare in termini deontologici del “vintage” cercando di fare slalom tra il sacro e il profano, andando di fatto a costituire la categoria degli appassionati hifi “nostalgici”, alla ricerca di qualcosa di vero, di duraturo, la cui sacralità non sia funzione delle cifre investite da uno sponsor su una rivista, ma dalle risultanze rilevate sul campo, ovvero gli ascolti e la loro condivisione in rete, e spesso (e non ultimo) dal piacere di poter toccare con mano gli oggetti del desiderio che tanto ci fecero sognare in gioventù. Un sistema sicuramente fallace e per vari versi anche criticabile, ma tanto meno viziato da fattori che di oggettivo hanno ben poco. Un sistema che sottrae alla soggettività quella consistenza a lungo ritenuta diabolica, che costituisce un vero e proprio atto di libertà di espressione, dopo tante mistificazioni avviato verso una meritata depenalizzazione. Possibilmente senza essere preda del relativismo oggi così di moda.
  7. 25 points
    di Enrico Felici Dopo anni di silenzio la rivista torna, ci stiamo impegnando per dare continuità a questa iniziativa. Non vogliamo scimmiottare le riviste cartacee, ma sfruttare le potenzialità che il web offre. Abbiamo riflettuto a lungo su come strutturare la rivista, ed abbiamo ipotizzato uno schema che ovviamente pensiamo di realizzare a regime, dopo un congruo periodo di rodaggio. Dal punto di vista della periodicità, essere una rivista on line non ci obbliga a pubblicare tutti gli articoli contemporaneamente, li metteremo on line man mano che i contributi arriveranno, poi, alla fine del periodo i riferimento, il materiale verrà archiviato in un fascicolo numerato, sulla falsariga delle riviste tradizionali. Aspettatevi una novità ogni venerdì sera! Vogliamo dare spazio alle realtà italiane, alle loro novità ma anche alle nuove tecnologie ed ai modi non tradizionali di fruizione della musica. Il programma è ambizioso, necessiterà di tempo per assestarsi e coprire i settori sopra individuati, siamo aperti a suggerimenti per integrare il programma di lavoro, solo chiediamo a tutti un poco di pazienza, reperire gli oggetti da provare, ascoltarli, scrivere una recensione sono cose che richiedono un tempo diverso da zero e molto dipende dalla disponibilità degli operatori a fornirci il materiale di nostro interesse. Come ho già avuto modo di scrivere, raramente ho sentito un impianto suonare davvero male e mai mi è venuta la pelle d’oca ne ho mai visto la madonna ad un cambio di componente. L’obiettivo delle nostre recensioni è di dare ai presunti acquirenti una idea sulle potenzialità dell’oggetto, dei suoi pregi e dei suoi limiti, nonché ove possibile sugli abbinamenti consigliati e su quelli da evitare. Vogliamo mantenere uno stile sobrio, pacato, eviteremo i superlativi e le espressioni ormai stantie come “va come oggetti che costano 10 volte tanto”. Cercheremo di valutare il rapporto qualità/prezzo, non in assoluto ma rispetto a quello che offre la concorrenza nello stesso segmento di mercato, ben sapendo che sempre, superato un certo livello qualitativo, piccoli miglioramenti comportano costi più che proporzionali al risultato
  8. mozarteum

    al maschile Ecco perché non mi sono mai sposato

    Sei inchiavabile
  9. daniele_g

    cronaca e costume sesso bugie e web ricatti

    io sono stato ricattato a lungo da un hacker che minacciava di spifferare a mia moglie dove passo tutto il tempo su internet. ho pagato per anni, alla fine ho ceduto e la verità è venuta fuori; non dimenticherò mai il volto di mia moglie, distrutta, mentre mi diceva in lacrime: "non potevi guardare i porno come tutti, invece del forum di hifi ?"
  10. Mi permetto di riportare qui ciò che ha scritto REG nel suo blog Cose che condividono completamente. Per facilitare tutti le riporto tradotte in italiano (REG per chi non lo conosce è questo: http://www.regonaudio.com) I motivi per cui l'EQ è così disprezzato in High End sono numerosi 1 Ignoranza: la gente non sa come funziona e quindi ne è sospettosa 2 Essere presi in giro: Pearson, la cui ignoranza di questioni tecniche era più o meno assoluta (si fa per dire) era contro perché diceva che "incasinava la fase". Eq in realtà migliora la risposta in frequenza e rende la risposta di fase più lineare. Ma capire questo era completamente al di là della comprensione di Pearson. "Il male che gli uomini fanno vive dopo di loro" (Shakespeare). "Così è con Pearson. Ho provato ripetutamente a raddrizzarlo su questo e su altri argomenti tecnici. Questi sforzi raramente hanno avuto successo. Per essere onesti, voleva non conoscere le cose tecniche perché pensava che la conoscenza avrebbe pregiudicato la sua impressione d'ascolto. Un modo di fare suppongo .. 3 Mancanza di indipendenza della mente: molti audiofili non hanno mai provato l'eq perché sono sicuri che non va bene. Leonardo da Vinci ha detto "lascia che sia provato" (come ogni persona scientifica da allora). Questo messaggio è solitamente ignorato da parte degli audiofili anche se sono disposti a provare tutti i tipi di altre cose strane. 4 Storia: in passato, un sacco di cattivo uso è stato fatto di dispositivi EQ, da persone che non conoscevano gli effetti udibili e non se ne curavano Ma appiattivano la rif è basta anche dove faceva danni (ad es., appiattire lo rif nella stanza - idea sbagliata) L'audio è un mondo strano, per non dire altro. Commenti? Ho postato qui. Per me non c'entra molto col fine tuning. È una questione centrale della corretta riproduzione. Se non vi va bene spostate dove volete, ovviamente.
  11. mom

    Ricordando Terenzio

    Domani è un anno da che ho ricevuto l’ultimo messaggio di Terenzio. Non potrò mai dimenticare il suo ultimo scritto e penso che non ci sia nulla di male se, almeno in parte, lo condivido con tutti quelli che lo hanno conosciuto, stimato e apprezzato. Credo che questa lettera, che pare quasi una sorta di testamento spirituale, sia il miglior modo di ricordarlo... . “ Ciao Maria Teresa, ...fosse uno sprono anche per me a tenere duro e andare avanti. Cerco di farlo, giorno per giorno per giorno, confesso alternando momenti di ottimismo a momenti di sconforto. Roberto in verità, con mia grande sorpresa, è stato il primo a esprimermi la sua solidarietà, chiedendomi peraltro di mettere una pietra sopra il passato. Da quando sono precipitato nella malattia, ho rivisto profondamente le priorità della vita, e ho cominciato a guardare in modo molto diverso il mondo. La stessa idea che mi pare volessi esprimere anche tu. Ti dirò per questo che - pur negando che qualche strascico delle brutte vicende accadute sul forum mi hanno profondamente toccato anche nel profondo - ora non ci penso più ed è diventato davvero acqua del passato. Di fatto con Roberto ci siamo salutati da vecchi amici. Per quanto riguarda gli aiuti, con grande contentezza accolgo il tuo personale, che so di sicuro sincero. Mia moglie si sta facendo in quattro per portare avanti la famiglia. Per ora ce l'ha fa. Fossimo disperati accetteremmo gli aiuti di tutti. Per quanto riguarda invece gli aiuti in forma di consulti medici, per le cose che ti detto sopra non avrei remore a chiedere a Roberto dei consigli. Le remore sono altre. Sono ricoverato in una struttura dove i malati vengono anche da Milano per farsi curare e penso che non potrei augurarmi di meglio come equipe medica. Certo opinioni diverse sono sempre utili. Ma anche in questo caso, non saprei come procedere e soprattutto forse penso non sia il caso. Comunque posso dirti che le cure in questo momento, dopo le speranze iniziali, non stanno andando benissimo, e mi trovo nuovamente in una situazione di stallo (mi riferisco alle cure all'esofago, secondarie rispetti a quelle decisive che riguardano il tumore, vero nemico da combattere). Ora chiudo che sto scrivendo non completamente lucido, lucidità che va e viene a periodi alternati, associata a pesanti stati di stanchezza e spossatezza (in certi momenti mi viene addirittura l'abbiocco mentre scrivo), e temo di scrivere frasi sconclusionate e sgrammaticate: ma la tua lettera meritava questo sforzo. Un grande abbraccio e grazie di tutto Terenzio” . . Dopo aver ricevuto questa missiva, io ho risposto così: ”Caro Terenzio, non voglio stancarti e quindi ti auguro, per quanto possibile, una notte serena. Un abbraccio e, a presto!” . Purtroppo, però, quella sera, dopo essersi addormentato, il caro Macca non si è più svegliato. . Riposi in pace. A Natale ho sentito la sorella Agnese: mi ha detto che tirano avanti ma è molto dura...
  12. Ilaria Cucchi meriterebbe una medaglia d'oro al valor civile. La meriterebbe per il suo impegno, per l'amore che ha dimostrato per suo fratello, per l'impegno civile, per aver creduto nella legge, nello Stato, nella giustizia. Dovremmo ringraziarla per aver praticamente da sola difeso le istituzioni e cosi facendo TUTTI NOI.Grazie Signora CUCCHI.
  13. Oggi la sezione rimarrà chiusa, resta aperto il thread in primo piano. L'amministrazione e la moderazione porgono le più sentite condoglianze alla famiglia Lebboroni. Siamo veramente dispiaciuti per la perdita di Fabio, una brava persona. Grazie Fabio per i tuoi consigli, il tuo aiuto e il tuo sostenere sempre il nostro amato Forum, eri parte di esso e lo rimarrai per sempre. Ciao Fabio Melius Club - ex Videohifi
  14. BEST-GROOVE

    Focal Elite ER1. Il cavo di segnale ammazzagiganti?

    Eccoci quindi alla resa dei conti nei confronti del tanto decantato,vituperato, sbeffeggiato,acclamato cavo di segnale Focal Elite contro...il resto del mondo. La prova nel primo scontro era stata effettuata con due identici lettori poi, per i successivi confronti è stato utilizzato solamente un lettore per comodità, in quanto avendo su retro 2 coppie di uscite rca il margine di errore o di ritardo temporale nel passaggio tra un lettore e l'altro lo si poteva ridurre praticamente a zero; finiti tutti i confronti è stato ripetuto il primo test per pura coerenza ma non ha cambiato di una virgola l’esito dato all’inizio. Quindi i confronti sono stati effettuati uno al giorno per i 6 cavi del test presi tra tutto quanto avevo a disposizione mentre i giorni successivi ho voluto effettuare altri confronti e verifiche del caso che andrò in seguito ad illustrare. I confronti sono avvenuti in questa esatta sequenza: Focal vs Vdh D102 Mk3 Hybrid Focal vs Monster Cable M1000 Mk2 Focal vs Kimber Kable Kcag Focal vs Tasker C208 Focal vs clone Kimber Silver Streak Focal vs Kimber Hero new entry Focal vs Van Damme Xke per verifica Van Damme vs Tasker C 208 e ri-verifica Focal vs Vdh D102 Mk3 Hybrid Focal vs Kimber Kable Kcag Una sola ed unica premessa tralasciando le cose trite e ritrite: le differenze che ho avvertito ci stanno tutte e sono in alcuni cavi un po' più evidenti in altre meno, ma va tenuto bene a mente una cosa secondo l'opinione che mi son fatto; non sono differenze grosse tanto quanto utilizzare i controlli di tono in un ampli integrato aggiungendo uno scatto in più o in meno sui bassi o sui medi o sugli alti, bensì sono differenze ancora più piccole e per me che non sono mai stato cavoscettico sin dai primissimi cavi di fine anni 70 venduti separatamente dalle elettroniche avendo acquistato dei Monster Cable 500 di potenza è stata una Spiacevole (la S maiuscola è voluta) sorpresa ridimensionando di molto le aspettative ed il metro di giudizio che utilizzavo un tempo, aspettative che se in passato mi limitavo alle prove attacca stacca affidandomi alla memoria uditiva ora con un confronto diretto pur con i limiti del caso le differenze sono state decisamente più contenute. Quindi volendo dare un giudizio con una scala da 1 a 10 quale con un punteggio di 1 siamo al disastro totale e con 10 all’eccellenza, dai miei confronti aspettatevi variazioni di decimali ossia + o - 0,1 0,2 ecc.ecc. in quanto questo è... differenze minime come lo sono sempre state tra cavi, udibili ma minime, e per questo ho ritenuto che probabilmente seppur a malincuore deciderò di mettere in vendita il titolare dei cavi di segnale che da 25 anni mi ha accompagnato prima come collegamento tra pre e finale e poi, dopo aver deciso di avvicinare l’amplificazione ai diffusori è passato a collegare cd e pre; ho capito e mi son reso conto che in generale le differenze tra i cavi sono troppo piccole per voler dedicare in un futuro spese folli e per questo grazie o per colpa di questa batteria di test ho deciso di far cassa. Ultima cosa e poi passiamo ai confronti: larghezza profondità e altezza della scena sono rimaste inalterate con tutti i cavi; questo non significa che differenze non ci siano ma per quel che mi riguarda non ho percepito variazioni di nessuna entità neppure minima nonostante i diffusori esprimono una profondità della scena eccellente, scomparendo oltre che alla vista anche all'udito. FOCAL vs VDH D102 MK3 HYBRID Il Focal di primo impatto presenta una estensione in gamma alta simile al VDH ma successivamente viene smentito da un pizzico di maggior dinamica di quest’ultimo anche se una serie di applausi incisi su cd sono per entrambi i cavi uguali. Dove il Focal perde (-0,5 punti) è al confronto sulle voci maschili, discretamente meno piene e coinvolgenti e purtroppo sulla gamma bassa; (-0,6 punti) il roll off in questi due parametri appare evidente. Strumenti come il contrabbasso nel Focal si ascolta più leggero e scende meno. Altri strumenti appaiono meno contornati mentre nel VDH sono più a fuoco e ben posizionati, (+0,3 punti) sempre sul VDH la voce appare vivida, palpabile, reale, presente, (+03 punti) la caratteristica principale del VDH riguarda una estensione sia in basso che in alto simile ad un leggero effetto loudness con la voce più proiettata in avanti che a molti non è detto piaccia ma che forse è proprio questa caratteristica il grande successo di questo cavo da 18 € al metro prodotto da anni e sempre più perfezionato. FOCAL vs MONSTER CABLE M1000 Mk2 In questo confronto è il Focal a sopraffare il Monster che appare in tutto il suo evidente roll off sia in basso che in alto; non c’è molto da dire se non che il Focal è preferibile anche se... il Moster risulta una panacea nei generi o nelle incisioni dove il programma musicale è già abbastanza tirato sulle alte frequenze, in questo caso il Focal risulta addirittura fastidioso; toccherà mica cambiar cavi a seconda del genere musicale o della incisione più o meno scrausa ascoltabile al momento? Sarebbe il colmo! FOCAL vs KIMBER KABLE KCAG Premetto per chi non lo sapesse che la Kimber con il modello Kcag è stata se non sbaglio la prima casa a commercializzare un cavo anzi un’intreccio di cavi tre per la precisione in puro argento (si tratta del cavo di cui accennavo agli inizi scelto come titolare 25 anni fa per la mia catena) ma nonostante questo, il confronto mi ha letteralmente sconvolto in quanto non sono stato in grado in tutto un intero cd di scovare la benché minima differenza a confronto con il Focal. Solo a metà del secondo cd ho avvertito un senso di ambienza maggiore in un brano allo schioccare delle dita che scandivano il tempo... troppo poco per un cavo decisamente costoso. Altri cd sono stati passati al setaccio quella sera ma non sono stato in grado di cogliere differenze significative complice forse una giornata lavorativa abbastanza stressante... a volte pareva esserci un leggero vantaggio per uno a volte per l’altro ma credo si trattasse solo del cervello che non voleva accettare l’idea che il Focal potesse uguagliare il Kimber e si è messo a cercare difetti nei confronti del piccoletto contro la mia stanca volontà ...alla fine mi son ritrovato solo un grande senso di spossatezza, ho spento tutto abbastanza frustrato ripromettendomi di rifare il test alla fine e me ne sono andato a dormire. FOCAL vs TASKER C 208 Il Tasker in questione è un cavo microfonico con 2 poli più calza e nel mio caso all’atto dell’assemblaggio l’ho utilizzato in configurazione semibilanciata e così è rimasto da quegli anni. Si è rivelato un’autentico evergreen dando parecchio filo da torcere al Focal. Dagli appunti leggo che il Focal possiede un basso meno marcato ed evidente rivelando ancora una volta un certo roll off (-0,2 punti) pure il medio basso e le voci scendono meno dimostrando essere più leggere sintomo del roll off accennato, mandando in vantaggio in questo caso il Tasker. In compenso il Focal presenta degli alti un pizzico più presenti scanditi ed estesi (+ 0,1 /0,2 punti) riconquistando il terreno perduto rispetto al Tasker. FOCAL vs CLONE KIMBER CABLE SILVER STREAK In questo caso per il clone niente cavi in argento ma solamente identico awg (18) e stesso diametro esterno del famoso Kimber Silver Streak scelto a confronto del più economico Kimber PBJ di diametro più piccolo; i conduttori nel clone sono argentati, uguale l’isolamento di ogni singolo cavo è in teflon o ptfe che dir si voglia.. Cavo che feci dopo aver acquistato ed intrecciato 3 matassine nel lontano 1998 poi ulteriormente avvolto da giri e giri di teflon più calza di contenimento in poliestere il risultato fu eclatante ed incoraggiante in quanto le differenze all’ascolto rispetto al Silver Streak si avvicinavano parecchio quasi a confondersi. Nel Focal la voce appare più corposa (+02 punti) ed il giro di basso più in evidenza e pieno (+0,2 punti) ma perde il confronto con il clone Kimber sulle alte frequenze dove risultano un pizzico di maggior dettaglio e incisive; lo si nota specialmente nel ticchettio delle bacchette sui piatti (+0,2 punti per il clone) FOCAL vs KIMBER KABLE HERO Il Focal presenta la stessa estensione in gamma alta del Hero pur se appare con una grana leggermente più grossa, i piatti e le spazzole appaiono simili ma si avverte la sensazione che le armoniche si stoppano o interrompano prima. I bassi non hanno l’ estensione dell Hero con il quale su quest’ultimo sono evidentemente più marcati e scendendo di più in profondità fanno vibrare ben bene l’aria (+ 0,6 punti). A vantaggio dell’ Hero si può aggiungere una fluidità della musica (+0,2 punti) che il Focal non possiede. L’Hero lo vedrei indicato in una catena dove necessita di un rinforzino in gamma bassa specialmente per diffusori da stand. Per ultimo a gentile richiesta... FOCAL vs VAN DAMME XKE Per conoscenza il Van Damme è un cavo microfonico di diametro esiguo con due poli più calza ed è stato saldato ai connettori in configurazione semibilanciata. Non c’è storia, lo stacco qui è evidente... il Focal vince su tutto, in quanto il Van Damme presenta un roll off sia in basso che in alto spiccatamente marcato (-0,8 / -0,8 punti) oltre tutto il Van Damme da la sensazione esca con un livello di suono leggermente più basso del Focal. A vantaggio del Focal risultano le voci più a fuoco e presenti (+0,2 /+0,3 punti) che il Van Damme non possiede. Non c’è altro da dire se non che il Van Damme è risultato come il peggior cavo dei test; a riprova è stato confrontato con... VAN DAMME vs TASKER C 208 In questo caso il Van Damme presenta un basso meno modulato e presente (-0,4 punti) e viene confermata la voce velata, meno a fuoco e presente (-0,3 punti) roll off sulle alte frequenze ancora a svantaggio del Van Damme. Consiglio spassionato visto che entrambi sono vendibili a metraggio... se non si desidera comperare il costoso Focal da 16 € mt. terminato meglio spenderei n più quei pochi centesimi o l' euro di differenza lasciar perdere il Van Damme e passare al Tasker ...sarete ampiamente ripagati. Revisione FOCAL vs KIMBER KABLE KCAG Ieri giornata di riposo ho ripreso in mano il Kimber per ulteriori verifiche e devo ammettere che si è riscattato mostrando una gamma bassa e alta più estese (+ 0,4 punti + 0,3 punti) e la voce più corposa (+0,2 punti). Probabilmente ha contribuito la brutta giornata della precedente prova che ha compromesso non poco gli esiti ma, nonostante questo credo che, visto le differenze in decimi tra un cavo e l’altro della batteria metterò in vendità il Kcag almeno per far cassa e destinare il ricavato ad altro dopo 25 anni di onorato servizio. A differenza del passato in cui mi basavo sull’ attacca e stacca o su confronti settimanali ora ho un quadro della situazione un pizzico più chiaro di come rispondono i cavi nella mia catena, mi chiedo solo per pura curiosità se cavi da millemila euro possono coinvolgere in una ipotetica classifica unità di differenza tra un cavo e l’altro o si rimane sempre a disquisire sui decimi come nelle gare di formula uno; sicuramente grazie a questi test ho rivisto di molto la mia posizione nei confronti dei cavi e, forse complice l’età mia e quella media degli iscritti dove probabilmente coincide il calo fisiologico dell’udito o complice le differenze troppo piccole riscontrate ho pensato di passare ad altro piuttosto che impegnare il portafoglio per spendere cifre importanti sui cavi. A conclusione della mia disamina posso solo aggiungere che ... I TEST SON FINITI... adesso potete andate in pace.
  15. il collezionista

    Una pessima notizia... (Joe 1949)

    Ciao a tutti. Siamo ritornati poco fa a casa, io Belluno e Franco in quel di Montebelluna. Era presente un discreto numero di persone sia in chiesa che in cimitero, maggior parte parenti ma anche amici, cui di certo a Fabio non mancavano. Il tempo è stato clemente, ed ha permesso lo svolgersi della cerimonia per fortuna in modo degno. Ho salutato Fabio, carezzando la bara a nome di tutto il forum Melius. Fiorella e Maria erano, come lecito aspettarsi, abbastanza provate da tutta la situazione non certo facile, ma anche molto forti e presenti. Una cosa che mi è molto piaciuta è stata che uno dei nipoti ha imbracciato la "vecchia", la moto preferita di Fabio e l'ha condotta fuori dalla chiesa, aspettando l'arrivo del feretro e terminata la cerimonia è andato sino alle porte del cimitero, proprio per farla "accompagnare" fino all'ultimo fianco fianco a Fabio. Scene comunque toccanti si sono susseguite sino al saluto finale dove non ho/abbiamo in molti di noi resistito dal piangere. Posto due foto , una fotografata dal giornale locale di oggi, l'altra con la vecchia fuori dalla chiesa, in qualche modo per farvi sentire uniti. Franco se si sentirà, darà la sua testimonianza. Ciao Fabione un grosso abbraccio!!!!!!!
  16. Mi diletto da alcuni mesi a fare queste cose che definisco "sculture di luce". Tranne alcuni amici, i cui parei sono ovviamente condizionati, non le ho ancora fatte vedere praticamente a nessuno. Ho pensato di sottoporle qui, perché credo sia più facile ottenere delle opinioni sincere, quando non ci sono legami personali e ben sapendo che molti di voi hanno gusti raffinati. Ho postato in questa sezione del forum, ma se i moderatori ritengono di spostarla o anche di chiudere, nessun problema. Siate sinceri, ve ne sarei grato.
  17. 31canzoni

    cultura generale Buon 25 aprile

    Buon 25 aprile a tutti. 74 anni di libertà e democrazia. 74 anni senza guerra. Buon 25 aprile a tutti i democratici e anche a quelli che ancora non hanno capito e che probabilmente non capiranno mai.
  18. Avrò un'ipersensibilità genitoriale ma far star male una creatura per "principio" mi sembra un'idea che solo un imbecille con tendenze alla cattiveria può partorire.
  19. lormar

    I pezzi da 90 della vostra collezione di vinili.

    Per me la risposta è facilissima. Il mio onomastico è il 25 aprile e mia madre morì l’ 11 di aprile, più di 40 anni fa in un incidente d’auto. Qualche giorno dopo aprendo il suo armadio, nascosto dietro a dei vestiti e già incartato e col mio nome sopra c’era il disco in foto. Era il suo regalo per il mio onomastico. Mia madre non era un’appassionata di musica, ma era curiosa ed attenta e sapeva che quella musica mi stava attraendo. È un doppio vinile, ma in realtà sono Relaxin’ e Cookin’. E quindi è il disco di maggior valore che possiedo e che mai potrò possedere.
  20. ediate

    Una pessima notizia... (Joe 1949)

    Se siamo tutti d'accordo, il giorno dei funerali di Fabio proporrei o di chiudere in segno di lutto questa sezione per un giorno o di astenerci per 24 ore da qualsiasi commento. Chiedo ai moderatori di valutare questa proposta. Grazie.
  21. alexis

    cronaca e costume Svolta nel caso Cucchi

    .. la Vita è una Maestra severa. Per capire cosa significhi veramente la violenza, l'oltraggio del proprio corpo, il dolore fisico, la morte violenta di un famigliare per mano di uno Stato che dovrebbe comunque tutelarla, la vita, la sopraffazione, la menzogna, l'imbroglio istituzionale, la macchina del fango contro i propri famigliari, bisognerebbe subire in prima e non per interposta persona tutto ciò... eppure non mi sento di augurarla a nessuno, una lezione così severa, così senza appello. Nemmeno ai soliti leoni da tastiera, o a certi soloni incartapecoriti in comodi scranni a Montecitorio. Orrore e ribrezzo per quanto mi è toccato leggere in alcuni tread.. però ampiamente controbilanciati dalla tenacia, dal coraggio e dalla dignità della sorella e dei famigliari della vittima. Vicenda comunque di infinita tristezza.
  22. Re_Frain

    Apre Joe's Garage

    Da una proposta dell'indimenticabile Joe 1949 nasce Joe's Garage, l'autorimessa del Club dove gli appassionati discutono di bei motori, belle auto, belle moto e bella musica ascoltata in viaggio.
  23. il collezionista

    Hey Joe...

    Ciao a tutti,...non potevamo mancare io e Franco, infatti, venerdì siamo stati ospiti di Fiorella, che con il suo squisito pranzo ci ha chiesto di accendere l'impianto in "taverna", il tanto amato impianto di Fabio... Così dopo aver tribolato un pochino tra multiciabatte , e prese di ogni tipo,...(Fabio non era un cavista,...questo si sa...), abbiamo finalmente acceso l'amato trio Tannoy, Citation 22 e pre made THEO tks...tutto ha funzionato alla grande, fino a quando uno strano contatto ci ha fatto restare un po ..perplessi,.. e sì che eravamo in due e non tanto sprovveduti, ma quel contatto è stato alquanto particolare... Io e Franco ci siamo guardati , un minimo destabilizzati per qualche secondo, poi abbiamo sorriso prima e poi riso, dicendoci che se in quel momento ci fosse stato "el paron dell'impianto", di sicuro ci avrebbe tirato una delle sue malegrazie formato bestemmia... l'altra volta, Fiorella non ha avuto il coraggio di scendere in taverna mentre si faceva andare l'impianto, mentre questa volta si è seduta sul divanetto misto tessuto e legno, ma ho notato che qualche lacrima le segnava la guancia, lasciandoci un po di tristezza... Abbiamo acceso anche il Revox B-77 facendolo girare un po, ma non abbiamo ancora toccato il suo amato telefungo...(prossima volta)... abbiamo onorato e ricordato il tutto stappando una bottiglia di prosecco "col fondo", così come lui avrebbe fatto, ricordandoci il suono celestiale delle sue amate Arden. Infine abbiamo spento il tutto, con un po di gioia per aver sicuramente fatto un gesto che Fabio avrebbe apprezzato, ma anche con tristezza, per aver fatto tacere quell'impianto che , era solito cantare a festa tutti i sacrosanti giorni...con "el so paron!" Ciao caro Fabio un grosso abbraccio! Andrea e Franco.
  24. Per chi avesse preso un giradischi vintage usato o lo avesse ereditato e questo presentasse una cover vistosamente graffiata di cui nessun prodotto potrebbe cancellare definitivamente i segni del tempo, ecco come procedere in maniera drastica ad eliminare completamente graffi profondi per poi tramite successivi passaggi rimetterla tutta a nuovo seguendo inizialmente questo thread oppure eseguire la procedura indicata nella prima parte se la cappa presentasse segni o graffi di debole o media entità. Come indicato nella prima parte (per chi volesse andarsela a leggere) riguardo la rimessa a nuovo del coperchio, un graffio presentava segni vistosamente profondi che neppure passandolo con lo Scholl riuscivo ad attenuare, per tanto la decisione era già presa; sarebbe stato necessario carteggiare tutto il piano per poi a più riprese sostituire la carta con altra di grana via via più fina fino alla lucidatura. Il graffio che andrò ad eliminare ma questo vale per tutti i graffi anche PIU' profondi che si potrebbero presentare nelle vostre amate cappe Dopo aver utilizzato un supporto per alzare il coperchio nella zona “lavoro” ed applicato un tappettino schiumato da fitness per non rovinare l’interno del coperchio... si può procedere all’applicazione della carta abrasiva ad acqua di grana 600 sul relativo tampone per poi andare ad operare mantenendo il coperchio sempre leggermente bagnato ... per questo ci pensa il rubinetto che fa cadere ripetutamente delle gocce... con movimenti lenti e circolari procedo a passare tutto il piano compresi gli angoli, insistendo di più nella zona del graffio ma cercando per quanto possibile di rendere l’abrasione in percentuale uguale al resto dell’area non coinvolta dal graffio. Dopo una decina di minuti di carteggiatura provando a più riprese a monitorare con l’unghia se si rilevava ancora scalino appuro che il graffio dovrebbe essere del tutto scomparso. Ecco come si presenta il coperchio asciugato dopo il passaggio con carta abrasiva 600; decisamente opaco al punto che nemmeno l’ombra del cutter viene riflessa. a questo punto si cambia carta passando alla 800 e via di carteggiatura ...poi alla 1000 e ricarteggio nuovamente decido di non usare la 1200 ma di passare direttamente alla 1500 e di terminare con questa senza utilizzare la 2000 che comunque avevo preparato. Facendo il sunto della situazione posso dire che ci va circa un’oretta abbondante per fare la superficie di una cappa se graffiata ben bene; il passaggio di diverse carte abrasive a cosa servono in linea di massima? Praticamente da questo intervento il grosso lo svolge la carta con il numero di grana più basso permettendo di spianare per bene lo scalino che il graffio o i graffi hanno causato, mentre le carte successive attenuano via via gli inevitabili segni che le grane precedenti hanno apportato ma sono utili anche per un’altro particolare non da poco e specialmente la carta abrasiva con il numero più alto; quest’ultima determina il tempo che si spende nell’utilizzare il compound e rimettere a lucido la cappa. Mi spiego meglio; il compound Scholl è talmente potente che volendo azzardare si potrebbe anche utilizzare dopo l’uso della 600 o della 800 ma si perderebbero ore e ore per tirare a lucido il piano, ecco perché più si utilizza come passaggio finale una carta abrasiva di numero elevato in modo da ridurre al minimo il tempo speso per lucidarlo successivamente. Col senno di poi potevo passare anche la 2000 che però come accennato non ho fatto. il coperchio asciugato dopo la passata finale con la 1500; come si può notare con l’uso di questa grana appare nella sua opacità pure “leggermente lucido” se messo a confronto con la foto del primo passaggio a grana 600 procedo alla lucidatura con il compound partendo dal centro dove si trovava il graffio, questo per verificare se sparito del tutto. portato a lucido si intravede ancora un mimimalissimo cenno di graffio ma è proprio invisibile se non guardandolo con una lente...voglio il coperchio P E R F E T T O Una ripassata leggerissima con la 1500 ad acqua per eliminare quanto di microbico era rimasto. e via nuovamente con la lucidatura...sono a metà dell’opera l’ultimo angolino infine passo a lucidare i rimanenti lati esterni ...trovato qualche piccolo graffietto un po’ più profondo passo con la solita abrasiva 1500 e avanzo con la lucidatura. effettuo una lucidata anche a tutto l'interno che si presentava solamente sporco e, a questo punto si può dire che finalmente è finito e uguale al nuovo. Tempo speso tra carteggiatura e lucidatura sia dentro che fuori circa 6-7 ore. E con questo tutorial buona esecuzione lavoro a tutti gli sventurati con cappe graffiate.
  25. viale249

    Strumenti a destra sul canale sinistro

    Come promesso questo pomeriggio sono stato a visionare il Copland di @Chitarrone , accompagnato dall'amico e socio del Nuvistorclub Marco (KT66). L'ipotesi di un problema legato al cablaggio si è rivelata giusta: erano stati invertiti i cavetti in uscita dal circuito di selezione degli ingressi a monte dello stadio di linea. Nessuna colpa imputabile a Copland in quanto l'errore è stato conseguenza della rimozione della scheda ingressi, rimozione necessaria per poter effettuare la sostituzione del pin RCA del canale destro dello stadio phono; chi ha effettuato la sostituzione ha poi invertito i cavi dei canali dx e sx durante il ripristino dei collegamenti. Dopo la riparazione abbiamo ascoltato l'amplificatore che sembra andare bene anche se avrà bisogno di un tagliando (su questo argomento probabilmente il venditore poteva dedicare maggiori attenzioni). La giornata si è poi conclusa dopo un paio d'ore trascorse tra ascolti e chiacchiere: @Chitarrone si è dimostrato un vero appassionato di musica, con competenze che spaziando dalla lirica alla classica al rock! Alla fine si è fatto un favore disinteressato e si è guadagnato un potenziale audiofilo...
  26. 14 points
    di Vincenzo Traversa Nel marzo 2014 ebbi la possibilità di recensire per il Magazine di Video HiFi le Sonus Faber Olympica III. In quella occasione scrissi che il suddetto diffusore mi era piaciuto moltissimo, che si adattava facilmente a qualsiasi genere musicale e che consentiva di ascoltare musica per ore ed ore senza fatica d’ascolto ma….si c’era un ma. Evidenziai che se avesse avuto un tweeter più raffinato sarebbe stato un diffusore imbattibile nella sua fascia di prezzo. In Sonus Faber avevano centrato il posizionamento commerciale della serie Olympica, così come le sue doti tecniche, ben sapendo che lo step successivo avrebbe colmato quel gap rilevato in sede di prova. Sonus Faber Serafino Tradition Così, a metà 2017 è stata presentata la serie Tradition, gamma intermedia tra la Olympica e la Reference. Il diffusore oggetto di queste impressioni d’ascolto è il modello Serafino, collocato tra la grande Amati e la piccola Guarneri. A livello dimensionale si inserisce nello stesso perimetro della Olympica III, quindi diffusore da pavimento abbastanza slanciato, non particolarmente ingombrante e dalla classica linea a liuto della Sonus Faber. Rispetto alla serie inferiore è evidente lo sforzo di ricreare la suggestione della sorelle maggiori in questa piccola ammiraglia. L’attenzione ai particolari, alla finitura del legno e della pelle, i dettagli in alluminio, ne fano un oggetto che, al di là della sua mera funzione pratica, esprime una bellezza visiva e tattile che ne fanno un oggetto del “bel vivere”, del made in Italy (vero) e di altissimo livello tale da giustificarne, a prescindere dal suono, il prezzo da pagare. Il diffusore è alto poco più di un metro e pesa la bellezza di 52 kg. Tecnicamente è un 3 vie e mezzo, con 4 altoparlanti. I tagli del crossover sono posti a 80, 250 e 2500hz. Nel mobile sono collocati due woofer da 18 cm di diametro (presumo che quello inferiore operi alla frequenza di taglio più bassa) in materiale sintetico e polpa di cellulosa, con magnete in neodimio, un midrange da 15 cm (stesso materiale e magnete) e un tweeter da 28 mm identico a quello già montato sulla vice ammiraglia della serie Reference Lilium (che ho il piacere di possedere). Questo elemento, insieme a tutti gli altri miglioramenti tecnici apportati, è quello che fa la differenza tra il suono della Olympica III e della Serafino. Potremmo stare a parlare della nuova struttura antirisonante a zero vibrazioni, potremmo soffermarci sullo Stealth Ultraflex con accordo laminare che ha sostituito il condotto lamellare precedente, ma, a mio avviso, la vera differenza, la vera essenza, il vero valore aggiunto di questo diffusore è in quel driver e in come esso sia stato implementato nel crossover del diffusore. Il Suono, l’Essenza della Musica Le sedute d’ascolto sono state diverse, scaglionate, fra l’una e l’altra, di una settimana. Il diffusore, appena sballato, ha necessità di rodarsi per almeno 120 – 150 ore prima di poter esprimere compiutamente le proprie potenzialità. Per questa prova d’ascolto (sia per motivi logistici che temporali) non mi è stato possibile disporre dei diffusori a casa ma mi sono avvalso dei locali e della collaborazione della Officina del Suono di Bari di Gabriele Maselli, nome nuovo nel mercato dei rivenditori HiEnd nostrani che, in poco tempo, ha saputo porsi alla favorevole attenzione degli audiofili. Il sistema utilizzato per le prove è così composto: preamplificatore McIntosh C2600, finale di potenza McIntosh MC452, lettore cd/sacd McIntosh MCD350 e il piccolo giradischi di casa Cleraudio Concept con testina MM. Cavi Kimber e Van den Hull vari. Distanza tra i diffusori e il punto di ascolto circa 2,5 metri e fra loro circa 2 metri. Prima sessione di ascolto: ho utilizzato il disco test che utilizzo da anni per iniziare a conoscere un sistema audio. E’ fatto dai soliti segnali test e da spezzoni di brani per me significativi per valutare l’attendibilità timbrica, la trasparenza e la dinamica dell’oggetto in prova. Non ci siamo fatti mancare anche un po’ di sano rock, giusto per iniziare la conoscenza con il diffusore in modo sbarazzino con i Pink Floyd (The Wall) e i Dire Staits) Mhoney for nothing. La faccio breve….sono rimasto spiazzato. Molto difficilmente in un luogo che non sia casa propria è possibile mettere a proprio agio un diffusore senza fare prove, spostamenti spannometrici, angolazioni ecc…e, soprattutto lo è ancor di più se nello stesso ambiente (che ricordo è lo show room del negozio) ci sono altre coppie di diffusori in esposizione (basta vedere le foto). Nel suddetto negozio ci sono stato altre volte, quindi un minimo di confidenza con l’acustica del luogo me l’ero già fatta e, con la conseguente preparazione mentale già mi ero visualizzato un determinato risultato; nulla di più sbagliato. La Serafino suona, nonostante i limiti ambientali, con una grazia, correttezza timbrica, dinamica e trasparenza che la rendono di molto superiore alla serie Olympica. Nella prima sessione prendo con beneficio d’inventario l’estensione sulle basse frequenze del diffusore. Non è questione di risposta in frequenza ma di articolazione ed estensione. Si sente il basso legato. C’è tutto ma viene fuori con il freno a mano tirato. Più che sul basso profondo il limite lo avverto sul medio basso. In alto invece c’è solo da chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dalla musica. Il tweeter implementato dalla serie superiore, abbinato al nuovo midrange, sa donare alla riproduzione pura magia acustica. Definito, trasparente, preciso, mai oltre le righe. Tutto quello che c’è oltre i 500/600hz viene restituito con tanta grazia e trasparenza da farti pensare all’ascolto di un diffusore elettrostatico. La seconda qualità che immediatamente ho percepito è la precisione dello stage. Sia in altezza che in larghezza la Serafino colloca nello spazio correttamente gli strumenti e le voci. Che sia uno strumento solista o una grande orchestra sinfonica o la voce onnipresente di Fabrizio De Andrè tutto è sempre inserito nel puzzle spaziale con un effetto di materializzazione nell’aria dei suoni da lasciare storditi. Solo la profondità, al momento, non mi è sembrata al livello degli altri due parametri. Qui conta, secondo me, la mancanza di rodaggio e l’acustica ambientale. Seconda sessione d’ascolto: le circa 30/35 ore di rodaggio intenso hanno prodotto il loro frutto. Tutto il diffusore ne ha tratto un evidente miglioramento. Ancor di più il comparto delle frequenze medio alte è divenuto più musicale, suadente e raffinato ma, dove il rodaggio ha fatto la vera differenza è stato nella resa delle basse frequenze. Finalmente è emersa la base timbrica del basso, potente, articolata e ben smorzata. Pedale dell’organo, contrabbasso è percussioni sono rese con potenza, graniticità ed articolazione. Il nuovo condotto Stealth Ultrtaflex fa bene il suo lavoro e, anche a volumi esagerati non scompone la resa sulle basse frequenze né, soprattutto, crea problemi di interfacciamento con l’ambiente d’ascolto. Lo ricordo, la prova non si è svolta nella mia abitazione ma nei locali del negozio. Ho dovuto “sopportare” la presenza di qualche diffusore di troppo durante le prove ma, con qualche accortezza, non hanno dato fastidio più di tanto. Solo in una occasione, a volume molto elevato, ho percepito ….”l’accoppiamento” tra i woofer della Serafino e quelli di un diffusore collocato nelle sue vicinanze. Ma, tant’è….per questa volta posso anche accontentarmi. Altro parametro decisamente migliorato dopo il rodaggio è quello della profondità della scena. Ascoltando il classico di De Andrè “Princesa” da Anime Salve i rumori della strada all’inizio del brano sono resi in modo così trasparente, profondo e tridimensionale da rendere bene l’idea di essere in strada. La gestione della grande orchestra sinfonica (IV^ sinfonia di Bruckner) o quella più piccola (Concerto di Aranjuez di Rodrigo) hanno evidenziato la capacità del diffusore di essere sempre in grado di dipanare le trame musicali più complesse e rendere i momenti di assolo di un solo strumento sempre a fuoco. La scena è ferma, lo strumento o la voce sono ben piantati sul palcoscenico virtuale e non ondeggiano al variare della frequenza riprodotta. Le esplosioni di dinamica sono restituite con tutta la veemenza che la registrazione permette senza nessun cenno di compressione dinamica. La freschezza degli archi nel quartetto di Dvorak (American Op. 96 SACD Bis: BIS2280) mi hanno convinto di essere al cospetto di un diffusore camaleontico, in grado di cambiare pelle a seconda del programma riprodotto: possente e grande nella musica sinfonica, delicato e invisibile con la musica da camera come un vero diffusore da stand. Solo le precedenti Sonus Faber Guarneri Evolution, con la stessa musica, erano in grado di scomparire completamente dalla scena, lasciando fluire la musica nello spazio senza far intuire la presenza del diffusore. Ottima prestazione. Potrei continuare per pagine e pagine a parlare di musica e di come questo diffusore riesca ad esprimersi con ogni genere sempre con la massima qualità e bellezza del suono ma è arrivato il momento di tirare le somme. Conclusioni Dimensioni tutto sommato accettabili in ambito posizionamento casalingo, grande qualità di suono, grande qualità costruttiva e dei materiali impiegati e, purtroppo…grande prezzo da pagare per poterli portare a casa. Il mio mentore tra i recensori dei diffusori a questo punto, probabilmente, avrebbe ritenuto sproporzionato il prezzo di listino rispetto alla “stazza” dei diffusori. Io lo giudico alto ma non in assoluto. Questo diffusore se la può battere ad armi pari, e probabilmente vincere, con diffusori di scuola inglese o americana dal costo analogo o di poco superiore che non hanno né la bellezza del suono e né la bellezza estetica delle Serafino. In questo settore non basta avere una ottima macchina da musica in casa per fare la differenza. Il fattore estetico (leggi waf) è, in alcune occasioni, decisivo. L’estetica delle Serafino è imbattibile. Se poi il vostro rivenditore di fiducia vi volesse particolarmente bene… un certo sconto ve lo farebbe. Il prezzo di vedervi felici mentre ve li portate a casa varrebbe il sacrificio. Buoni ascolti.
  27. Paky33

    Procedere con metodo

    Leggo spesso, anche per mero diletto, le discussioni che animano questa sessionde del forum. Quello che noto è, SEMPRE, la totale mancanza di metodo per emettere un giudizio. Mi spiego. Parlare di cavi (ad esempio) e descriverne le caratteristiche mi sembra troppo spesso derivato da quanto letto nelle presentazioni di chi li costruisce e riportato con aggiunte e considerazioni personali che aggiungerebbero qualcosa di personale alla...recensione. Poi, entrando nello specifico, si evince che 1. le stanze dei sedicenti entusiasti NON sono (quasi) mai trattate acusticamente 2. il locale è spesso inadeguato al diffusore che accoglie (i loculi di qualche tread) 3. La risposta in frequenza, la waterfall e qualunque altra misura atta a poter sistemare al meglio l'acustica ambientale, sono totalmente assenti anche, solo, nella mente di chi si spertica in giudizi categorici 4. L'equalizzazione, a questo punto più che necessaria sia pure con tutti i suoi limiti, NON viene MAI considerata dalla maggiornaza degli scriventi 5. Un trattamento attivo, che sistemerebbe gran parte delle magagne, è quardato con orrore e raccapriccio dalla maggior parte dei cavo-credenti Allora mi chiedo, perché non cominciare a smetterla con gli atti di fede e non si comincia a procedere con rigore scientifico? Dato che con i cavi si tende quasi sempre ad un'ottimizzazione dell'equalizzazione del sistema casse (o impianto, se preferite) con l'ambiente , non sarebbe più logico procedere in tal modo? Ah... che poi si possa dire che funzionino e come funzionano, avrebbe quanto meno una base di partenza oggettiva e al meglio del possibile Voi che dite?
  28. mozarteum

    cronaca e costume è morto "zanza"

    Si a causa del blow job act
  29. Non posso stare dietro a tutti e onestamente vedo che le discussioni portano, come al solito, a niente. Lascio aperti pochi thread, non è vietata come il calcio ma fortemente ridimensionata. Chi vuole aprire un thread lo deve fare con il permesso della moderazione. Il valore di Melius non si misura con i thread di politica. Saluti
  30. TheoTks

    Una pessima notizia... (Joe 1949)

    Uno dei temi che ricordo maggiormente, mi pare esami di licenza media inferiore, recitava "i giovani sognano, i vecchi ricordano"; li per li, non sapevo cosa scrivere, sia perché io, essendo abbastanza arido nelle materie umanistiche, non so esprimermi bene, sia perché, non essendo ancora vecchio, non sapevo cosa dovessi ricordare. Bene, quel tema avrebbero dovuto darmelo ora, l'ora dei ricordi...nella nostra età giovanile, con Fabio ci siamo incontrati per la comune passione per la fotografia, io, piuttosto squattrinato, non potevo permettermi più di una Praktica o una Zenit, Fabio, invece, aveva delle belle macchine e anche una camera oscura con un ingranditore , e passavamo molte ore nei nostri tentativi di creare delle stampe artistiche () Poi sono venuti i ciclomotori e le moto e la sua piccola ma attrezzata officina ci vedeva sempre impegnati in riparazioni, non sempre riuscite, e in improbabili elaborazioni: infine, piu avanti con l'età, abbiamo lavorato assieme, anche se con compiti diversi, nel settore Hi-Fi. Negli anni '80 abbiamo abbandonato quel settore per dedicarci a settori meno interessanti, ma, di necessità virtù, più remunerativi, senza tuttavia smettere di avere in comune, fino ai giorni nostri, gli stessi interessi; ora mi devo preparare ad essere un po' piu solo, non del tutto, ma di certo...più solo di prima. Ciao, Fabio, domani o fra 10 anni (che importanza ha?), ci ritroveremo.
  31. 31canzoni

    cronaca e costume Ma voi siete ancora tra i nonsalvinizzati?

    Il discrimine non è sinistra, destra, centro, l'asticella è stata spostata in là, molto più in là. Bisogna un po decidere se scegliere la testa o il basso ventre, se guidare o farsi guidare. Solo dopo, quando e se si supererà questa fase ci sarà ancora lo spazio per collocarsi politicamente. Ora è il tempo delle scelte valoriali di base, il tempo della dignità o del lasciarsi trascinare dai peggiori istinti.
  32. etnatom

    cronaca e costume la legittima difesa e l'omicidio volontario.

    Fatecelo sapere se diventa lecito sparare alle spalle dei ladri. Conosco giusto una banda di malfattori che ha rubato 49.000.000 di euro...
  33. gianventu

    Liquidisti sull'orlo di una crisi di nervi.

    @Vittorio58 E tu smetti di leggere, qui e altrove, i trattati degli alchimoaudiofili, e vivrai felice e sereno. Hai sicuramente modo di giudicare con le tue orecchie se il tuo sistema liquido suona meglio, peggio o uguale al cd o al vinile, Veramente credi alla storiella dei rumori, dei router e switch audiofili, e del loro nirvanico posizionamento, dell’Imprendiscibilità di alimentatori lineari per NAS e PC? Eddai!
  34. Il cardinale ha fatto il soldato di Cristo, spezzando il pane e attirando su di sé l'ira di Cesare pur di salvare gli ultimi. Ora, mi rendo conto che viviamo in un'epoca dove l'ultimo fesso si sente di insegnare il mestiere al Papa, ma pretendere di spiegare a Gesù come si fa il Cristo mi pare un tantino azzardato.
  35. °Guru°

    politica ed economia I guardoni

    Non riusciamo ad accettare che uno così populista, contaballe e osceno possa fare il ministro della Repubblica e soprattutto possa avere tanti seguaci. L'amarezza è enorme.
  36. oscilloscopio

    Ampli anni 90 può ancora competere??

    @thefeb Personalmente anche a discapito di una riproduzione musicale più "fedele", preferisco amplificazioni e diffusori datati. Precisione ed analiticità spinte all'eccesso, alle mie orecchie si trasformano in freddezza e mancanza di carattere che è quello che mi fà realmente apprezzare la musica. Non è un discorso da audiofilo, ma tale non mi ritengo, mi piace ascoltare la musica come mi aggrada, indipendentemente dal fatto che sia o meno "corretto". Quindi per rispondere al tuo quesito credo che finali degli anni '90 ma anche '80 o '70 o '60 se ben implementati ed accoppiati a diffusori che ne sappiano mettere in risalto le peculiarità, sono assolutamente godibili.
  37. beatleman

    Focal Elite ER1. Il cavo di segnale ammazzagiganti?

    Buonasera, oggi complice il fatto che sono a casa ho un po' più di tempo per postare le mie impressioni sui Focal, i cavi della discordia. Gli impianti usati per le prove sono due. Quello principale composto da Lettore Quad 99 CDP-2, Pre Quad 99, Finale Quad 909, casse Harbeth Compact7 ES2. L’impianto cuffie composto da lettore CD Marantz CD16 collegato ad un pre Dynaco PAS3X e ad un ampli cuffie Musical Fidelity X-CAN V3. In alternativa ho collegato il Marantz ad un vecchio integrato Technics SU-V2A sfruttandone l’uscita cuffia di quest’ultimo. La cuffia è un AKG K550. Appena tolti dalla confezione danno una bella sensazione tattile di robustezza, i connettori sono abbastanza leggeri ma fatti comunque bene, con il corpo incavo che aiuta molto nella presa quando devi tirare per estrarli. E come qualcuno prima di me ha già detto serrano molto forte e per toglierli ci vuole un bel po' di forza, al limite di qualche Madonna tirata, eventuali cattolici ferventi sono avvisati… Veniamo al suono. Concordo con chi dice che non hanno una iper estensione in alto, ma fin dove arrivano sono dettagliati e a orecchio (il mio ovviamente e quello di un amico…) non manca nulla. Forse questa cosa può essere un toccasana per certi impianti di equilibrio timbrico un po' troppo spostato verso l’alto, ma sia il mio impianto principale che quello cuffie non vanno in quella direzione, per cui lascio il dubbio a chi ha un tale tipo di impianto. Il cavo mi sembra in generale dettagliato e veloce. Le voci appaiono abbastanza naturali. Dico abbastanza perché con alcuni cd ho avuto la sensazione di una leggera asciuttezza, piu con la voce femminile che con quella maschile. Questa sensazione è piu evidente a cavo nuovo e tende a diminuire leggermente con l’uso. Per vedere se era solo suggestione ho provato ad alternarli con altri cavi, sia appena sballati che dopo parecchio tempo che suonavano. E’ poca cosa invero, ma perdonatemi, secondo me qualcosa di vero in questo c’è. Ho notato inoltre che mettendoli su di un impianto a valvole vintage questo effetto è quasi nullo. In gamma bassa, fin dove possono arrivare le mie casse ( Harbeth Compact7 ES2- 46 Hz + rinforzo ambientale) non ho notato nessuna mancanza. Il basso appare tornito quanto basta per seguire bene i virtuosismi di Mingus & Co. e dare inflessione alle voci maschili stile Cohen o Gospel. Il confronto con gli altri cavi: nel mio impianto principale ho tenuto fisso il Van den Hul fra pre e finale ed ho alternato gli altri fra lettore cd e pre. Sull’impianto cuffia invece avendo 2 Focal ne ho tenuto uno fisso fra pre a valvole e ampli cuffia ed ho alternato gli altri fra lettore cd e pre. Focal Elte R1 - Shinpy Red Devil Rispetto allo Shinpy il Focal mostra un leggero maggior dettaglio in gamma medio bassa e bassa, lo Shinpy di contro ha un emissione più naturale e fluida ed una lettura leggermente piu spot laddove il Focal tende invece a illuminare maggiormente la scena. Questo effetto dello Shinpy dà alle voci , se mi consentite il termine, una sensazione di maggior carnalità, piu sexy insomma. Sull’acuto lo Shinpy vince sul filo di lana dimostrando di essere appena piu aperto. Focal Elite R1 – Monster Interlink 400 MK II La prima impressione è che il Monster rispetto al Focal abbia una gamma bassa leggermente piu in evidenza ma anche (esagerando per rendere l’idea) piu gommosa e meno controllata. Si potrebbe dire che questa caratteristica sia la stessa anche nel resto della gamma,seppur in maniera meno accentuata. Quindi Focal leggermente piu asciutto ma non magro. Monster un po' più grasso e gommoso. Focal Elite R1 – Van Den Hul MC D102 MK III Hibryd (terminato di fabbrica). Questo cavo rispetto al nostro è più esteso in gamma alta, leggermente più rifinito e preciso. Anche qui si potrebbe dire che questa sensazione è comune a tutto il resto della gamma. In generale il V.D.H. dà la sensazione di maggior raffinatezza e signorilità, essendo l’emissione appena piu fluida e dorata. Hanno in comune come porgono il messaggio sonoro ed i dettagli, ossia che preferiscono l’insieme (leggi informazioni ambientali) piuttosto che sottolineare una caratteristica specifica di quello che gli viene dato in pasto ( in questo senso lo Shinpy IMHO è un outsider…). La parte bassa direi che se la giocano bene entrambi, siamo più o meno sulla stessa strada. Quanto sopra scritto le impressioni con i miei due impianti. A me questi Focal sono piaciuti e resteranno nel mio impianto cuffie sostituendo altri autocostruiti. Credo che per il loro prezzo si possa dire che sono ottimi, poi come tutte le cose esisterà di meglio ma valutare dove, come e quanto è cosa personale visto che ogni impianto comunque fa storia a se.… Buon divertimento a tutti.
  38. Ieri ho finito il progetto al quale lavoravo da tempo, il nuovo case per i miei finali OTL e per l'alimentatore... Sono veramente soddisfatto del risultato, anche se le difficoltà sono state non poche. Le dimensioni sono state ridotte al minimo, utilizzando un sistema con Heat Pipe per convogliare il calore sul posteriore dei finali, alla base del sistema passivo di dissipazione. I finali sono totalmente separati tra loro, con alimentatori anch'essi totalmente indipendenti, eccetto ovviamente, la temporizzazione delle alimentazioni anodiche. Ho inserito anche circuiti per soft start sia per i trasformatori dei filamenti, sia per quello delle anodiche dei finali. I finali hanno ingresso bilanciato, al quale, per adesso, ho collegato un DA9 Youlong. Il case è realizzato in carbonio vero, con particolari di olivo massello. Tutti i particolari della meccanica sono realizzati al tornio (eccetto le piastre, fatte fare a taglio laser, online). I dissipatori posteriori sono di derivazione PC...
  39. In versione 2018 Ora mancano solo i regali sotto all'albero
  40. mozarteum

    cultura generale Le persone colte

    Dopo molto tempo sono andato ieri sera all’Argentina, per uno spettacolo dedicato al compositore Janacek nell’ambito del pregevole Roma Europafestival: spettacolo stupendo con la regia di Van Hove. Io e mia moglie ci siamo seduti in platea defilati, con spirito da geometra al Prado. Ma quanta fauna strana si aggira fra i “colti”: fra gli uomini giovani predominano slang e gesticolazione da signorini, donne giovani e belle simulano volenterosamente interesse ma l’abiocco al buio della platea e’ dietro l’angolo; le donne di mezza eta’ ed eta’ intera con quel noto birignao in ire ed are che, come i motori dell’aereo all’atterraggio, mettono il reverso alla minchia; gli uomini di mezza e intera eta’ con tweed, pantaloni di fustagno, maglioni, che si guardano intorno come se dovessero scrivere la recherche da un momento all’altro. Tornato a casa mi sono visto un film di Abatantuono
  41. Fabio Cottatellucci

    sport Senza barba, capelli in ordine, senza tattoo e senza orecchini

    La sua famiglia ha pregato la moderazione di Melius di permetterglielo, altrimenti straparla in casa tutto il tempo. Sopportandolo, noi forumer facciamo tutti un'opera buona .
  42. bastiano

    politica ed economia Premio Ambrosoli

    Ciao a tutti, Dopo una lunga assenza apprendo una triste notizia e mi unisco al cordoglio del forum per Joe1949. . . . Nel corso degli anni vi avevo raccontato di alcune disavventure giudiziarie occorsemi per aver "osato" denunciare malversazioni in un pubblico appalto al quale avevo partecipato nel lontano anno 2000. Una vicenda costellata da 12 processi penali, 4 amministrativi e 2 civili nei quali sono stato persona offesa, parte offesa , indagato, imputato, condannato, assolto, prosciolto, convenuto e attore. Si è conclusa con vittoria di spese e onorari come si dice in gergo ma senza risarcimento alcuno, visto che le mie controparti sono uscite indenni da conseguenze penali per i fatti di cui c'è stata causa. Questa volta vi scrivo per darvi una buona notizia che attenua i patimenti di una angosciosa storia che mai pensavo mi accadesse. Martedi scorso 26 giugno al Piccolo Teatro di Milano ho ricevuto dalle mani della vedova Annalori una Menzione Speciale del Premio Giorgio Ambrosoli Ho pensato di usare i pochi minuti concessi ai premiati per raccontare la loro storia ( la mia era troppo complicata da spiegare) per lasciare uno spunto di riflessione che vi ripropongo Dirò cose che forse a qualcuno non piaceranno, ma sono frutto di un lungo viaggio nel mondo degli appalti, nelle pubbliche amministrazioni, nei tribunali. Vorrei portare un contributo per una riflessione che vada oltre alla solita retorica sulla malvagità della corruzione. Al lessico usato da chi la contrasta, o la vorrebbe contrastare, manca una parola: VERGOGNA. Un sentimento sano, di autoprevenzione, che la moderna società ha bandito. A partire dalla scuola dove il brutto voto, secondo le moderne teorie pedagogiche - che non paiono dare migliori frutti di una misurata severità - deve essere addolcito per evitare di svergognare il somaro. I calciatori vengono addestrati a simulare i falli, senza vergogna, anche se milioni di spettatori li vedono alla moviola. Tanti politici mentono senza vergogna e non trovano interlocutori preparati e credibili in grado di sbugiardarli. Corrotti, corruttori, responsabili di ciclopiche evasioni fiscali o di altri reati finanziari passano tranquillamente in TV e nei media, omaggiati e coccolati senza vergogna perché fanno audience. C’erano due finanzieri corrotti per tacere su un’evasione, sono stati assunti nella stessa impresa appartenente al fondatore di un partito azienda che li ha portati in Parlamento, a legiferare in materia economica. Uno di questi è ancora al Senato. Senza vergogna. Un noto avvocato, presente in Senato lo stretto necessario ( 98% di assenze) per vigilare sulle leggi che potevano interessare un suo ricchissimo cliente ha detto in un'intervista che è normale che in Parlamento siedano delinquenti, perché rappresentano il paese. Senza vergogna. Qualcuno liquiderà questi discorsi come “giustizialismo”. Questo si sono inventati per bollare culturalmente chi pretende un più serio rispetto della legge. Ne fanno troppe è vero, ma di chi è la colpa? Ricordiamo cosa diceva Tacito ...( Corruptissima re publica plurimae leges) Questi fatti sono ormai accettati come una normale, più civile, evoluzione della nostra società. Ma non può essere normale. Bene, la vergogna che questa gente non prova, la sento io. Provo vergogna per questo nostro paese che ha perso la capacità ( o la volontà?) di distinguere tra persone perbene e persone per male, senza aspettare terzi gradi di giudizio ai quali non si arriva mai, e quando accade, si è così lontano dai fatti perché possano procurare vergogna. Provo vergogna per un sistema legislativo e giudiziario che organizza tanti convegni ma non sa accordarsi per una seria riforma orientata alla giusta pena per il reo ed al risarcimento della parte offesa. In 16 anni di processi in 15 Tribunali per l’Italia ho toccato con mano l’applicazione dei nostri Codici Penale e di Procedura Penale. Si dice che in Italia non c’è certezza della pena. Falso, la pena esiste: si chiama processo e colpisce la persona offesa a volte più dell’indagato/imputato. La mia decisione di denunciare persone molto note e apprezzate nel mio ambito lavorativo mi ha esposto ad un ostracismo sistematico. Sono arrivati a redigere capitolati dove erano vietati i miei prodotti con motivazioni al limite del risibile. Dal 2012 ho perciò ripreso ad insegnare storia dell’arte nei licei scientifici e scuole superiori. Per sensibilizzare gli studenti sui temi etici ho preparato un piccolo format chiamato “ A scuola di corruzione” che finisce con un motto lasciato alla loro riflessione: “La persona onesta sceglie di fare la cosa giusta, anche quando non gli conviene.” La reazione dei miei studenti spiega meglio di ogni trattato quanto lungo è il cammino di educazione all’etica: ma prof, è impazzito? la cosa giusta da fare è solo quella che conviene. grazie a tutti !.
  43. toPICO

    Una pessima notizia... (Joe 1949)

    Domani la sezione Vintage verrà chiusa, resterà aperto solo questo thread
  44. Bazza

    Una pessima notizia... (Joe 1949)

    @TheoTks Potresti per favore portare le condoglianze alla famiglia anche da parte di tutto il forum ? Credo che a tutti quelli che sono intervenuti nei vari 3d vada bene. Te ne sarei veramente grato.
  45. Pasquale SantoiemmaGiacoia

    cronaca e costume Tonno & Crackers. È una questione di principio

    Nel quotare Panurge e il suo post, mi permetto solo di aggiungere che in una scuola, soprattutto dedita a bimbi e bimbe nel periodo dell'infanzia, è assai diseducativo esporre a quei bimbi - TUTTI - indifesi, esporre con immane brutalità e feroce burocrazia, cosa sia la differenza sociale, o meglio cosa sia - Cosa è, gomito a gomito, l'indifferenza sociale odierna, quotidiana.
  46. Gici HV

    Milano Hi-fidelity 2019, chi ci sarà?

    Ogni anno resto basito da quanti commenti negativi si scrivano dopo queste manifestazioni, tutti devono avere impianti eccellenti a casa propria. Poi vedi qualche foto di impianto top in corridoio e capisci tutto...☺
  47. Cabrillo

    24 Giugno 24 Dicembre.

    Ciao ragazzi, solo x ricordare,sono passati 6 mesi dalla scomparsa del buon Fabio joe1949, volevo ricordarlo a noi tutti e mandargli i nostri migliori e piu sinceri auguri di un fantastico Natale ovunque egli sia e alla sua famiglia. Buon Natale caro Fabio sei sempre nel cuore di tutti noi!!!
  48. melos62

    cultura generale Un bel homme chaque jour

    Guru, per caso ci devi dire qualche cosa?
  49. Almeno qualcosa, un resto del carlino
  50. il collezionista

    Una pessima notizia... (Joe 1949)

    @qzndq3 Si, fondamentalmente sono belle parole, ma in questo momento, difficili da attuare e mettere in pratica almeno per me che, almeno, una/due volte al mese ero ospite a pranzo a casa sua. ma,..vorrei raccontare qualche aneddoto in pillole...sperando di alzarmi e alzarvi un poco il morale in questo momento di tristezza... Ricordo, soventemente che per lavoro, girando le zone del Feltrino, ero a 15 km da casa sua (più o meno), lo chiamavo per dargli qualche notizia o novità, e nove volte su dieci mi voleva lì a pranzo, : Dove sitù?, mi chiedeva..., "dài vien dò a magnar qualcossa che se fen do ciacole ", era proverbiale la loro ospitalità, (approfitto per ringraziare anche la Fiorella), poi mi diceva, basta che ti accontenti di una pasta , tanto mettere un piatto in più non costa nulla... pensate che mi sentivo veramente in famiglia, davvero, una sensazione familiare che ha dell'incredibile.., poi c'era il tempo veloce per ascoltare qualcosa sulle sue amate arden.. e,...vi assicuro che andava fiero dei propri impianti, senti che corrente cha ha il finalozzo... Spesso prima metteva un cd di sopra dove aveva le ESB 7/06, poi si faceva la prova comparativa di sotto in taverna con le Tannoy, proprio per farmi sentire la differenza del registro medio-alto, dove tutte le sfumature delle voci e strumenti venivano fuori... che spasso... il tutto accompagnato dalle immancabili bollicine, sempre presenti... Senti ,...senti il pre made in Theo TKS senti quanto suona dolce,la sezione a valvole del pre, ben si sposa con i transistor e la corrente del finale, io non ho mica pre che suonano così ben! Del Citation 22, se ne era innamorato tanti e tanti anni fa, quando glielo portai a far sentire, ...dopo mezz'ora che suonava di chiese se glielo vendevo, ma, ..a un mio "sni", mah...poco convinto, si fermò e non insistette oltre..., disse solo NO! mi sono dimenticato che "il collezionista" non vende... e ci facemmo una risata.. dopo poco ne trovò uno perfetto in Friuli e fummo contenti entrambi. Questo si che tiene a freno i padelloni HPD da 15"..disse.. Mi viene da ridere quando, approfittando e con un pizzico di invidia, della sua taverna, portai le Dayton Wright a restaurare, poiché sapevo che c'era tanto spazio a disposizione sia per il restauro che per l'ascolto, poi l'avrei reso comunque felice e curioso. Ci prestammo io Franco e naturalmente Fabio per il restauro prima, poi l'ascolto, ma gliele lasciai lì in taverna per quasi un mese... Una sera mi chiama e mi disse:,...Andrea ,...par sonar le sona molto bene, me le son godeste ,......ma forse l'è meio che te vien dò a ciortele, parchè senò Fiorella me mette de fora la valigia.... .. tante storie avrei da ricordare, ma adesso non me la sento... Un abbraccio..ciao Fabione !!.
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