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Melius Club

Our Picks

Top content from across the community, hand-picked by us.

Il restauro dell'orologio notturno di Santa Maria delle Grazie in Milano
Estate 1999, era da poco terminato il restauro de “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci ed in compagnia di mia moglie e dei miei genitori, siamo andati a visitare l’opera restaurata. Terminata la visita ci siamo recati in chiesa poiché, avendo letto su vecchi libri dell’esistenza dell’orologio, volevo visionarlo.
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  • 30 replies

Un Marantz 1060, la nebbia, le luci, i sogni, i desideri
Annuncio su rivista Mercatino: "Vendo Marantz 1060 perfette condizioni lire 50.000". Telefono e mi precipito.
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  • 24 replies

Come comprare su Amazon usando il banner Melius?
Mettiamo che volessi dare una mano al sito, con un ringraziamento "pratico" non solo a parole..
Mettiamo che io sulla app del telefono (quando magari non sono ad una postazione PC) selezioni da amazon degli articoli da acquistare.. se poi per concludere l'acquisto entro tramite il banner di melius che succede?
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  • 16 replies

Extrema Voice: le basi dell'hi-fi
Extrema Voice è il marchio con il quale il noto negozio Hi-Fi Di Prinzio commercializza delle particolari basi antivibrazione per diffusori.
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  • 86 replies

Cosa scriveremmo in un thread di quaranta anni fa
1970. In un'epoca senza internet dove potrebbero incontrarsi due audiofili? Internet non esisterebbe, quindi le location sarebbero le pagine di una rivista.
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  • 10 replies

Diffusori Klipsch RF-7 III. Mamma mia!
La prima espressione che mi è venuta in mente quando ho visto quei due imballi grossi come un frigorifero che mi aspettavano su un pallet con accanto il solerte corriere? Mamma mia!
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  • 30 replies

Cosa state bevendo proprio ora?
Buono in ottima compagnia !!
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  • 113 replies

Ricomincio da tre: Sonus Faber Electa Amator III
Un compleanno deve essere sempre festeggiato, soprattutto poi quando è quello di una delle realtà para – industriali di assoluta eccellenza del nostro paese: la Sonus Faber S.p.A. di Arcugnano, Vicenza.
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  • 14 replies

Dingo Famelico, storia di un trafficante di vintage audio
Si aggira come uno sciacallo tra mercatini, soffitte e aste on-line con un unico scopo: riempire le proprie tasche. Ma gli affari non vanno sempre per il verso giusto.
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Pink Floyd: The Endless River
Per ascoltare (ed apprezzare) il pregevole album della band londinese più famosa di tutti i tempi, è necessario spogliarsi completamente di tutti i pregiudizi derivanti da luoghi comuni consolidati negli anni, anzi nei decenni, ove i Pink Floyd sono stati contemporaneamente il gruppo rock più amato e vituperato della storia della musica.
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  • 4 replies

Opera Grand Callas, concretezza ed eleganza made in Italy
La bella e corposa Grand Callas è uno fra gli ultimi diffusori della ditta trevigiana Opera Loudspeakers.
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  • 19 replies

Apre la Sala del Caminetto
Nel continuo percorso di innovazione di Melius non poteva mancare un ripensamento dello strumento Magazine.
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  • 14 replies

Nanni Moretti
Genio o sopravvalutato? 
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  • 95 replies

Musica popolare meridionale, le origini.
Si è aperto un piccolo OT su Lounge Bar circa le origini della Tamurriata e immagino, per traslato, delle Tarantelle.

@briandinazareth sostiene la probabile origine dal mondo arabo/ottomano. In particolare, a fronte di una mia obiezione a favore dell'origine ellenistico/romana, afferma che
Gli ottomani e gli arabi ovviamente devono moltissimo alla tradizione ellenica e romana, nel Mediterraneo tutto si mescola,  ma in Italia sia quei ritmi che gli strumenti sono stati portati dai turchi e gli arabi. 
Quelle danze e lo stesso uso delle percussioni erano state combattute e eradicate dalla chiesa molto tempo prima. 
Addirittura i termini stessi derivano dall'arabo e dal turco (tamburo, tamurra ecc. ) e le somiglianze ritmiche e musicali sono molto evidenti. 
Pur trovandomi d'accordo sull'etimologia araba degli strumenti utilizzati e sulle contaminazioni che avvengono e sono avvenute attraverso il Mediterraneo, faccio notare che molti strumenti a percussione simili alla tammorra erano già presenti nelle culture ellenistiche romane (tympanon e cembali).
Inoltre, se le forti valenze erotiche e orgiastiche tipiche del mondo pagano (in tempi più recenti) mal si accordavano con la Chiesa, a maggior ragione erano mal tollerate dalla religione islamica e che veniva veicolata dalle dominazioni arabe e turche che, occorre ricordare, non hanno interessato l'Italia meridionale continentale.  
In sostanza credo sia più probabile una origine autoctona avvenuta in quel vasto sincretismo sospeso tra cultura cattolica e pagana che caratterizza le nostre culture popolari - contadine. 
A voi la parola.
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  • 31 replies

[sondaggio] La sorgente audio che ascolti di più
Analogica o digitale, solida, liquida o fluente: qual è la sorgente audio più ascoltata dai membri del Club? Vota e poi spiega la tua scelta!
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  • 180 replies

C'era una volta ... a Hollywood
Boh? Per carità ottimo praticamente tutto. Attori (tanti, anche in cameo brevissimi), scenografie e come lui racconta la storia, le storie e via discorrendo. Le citazioni a chili. Un bellissimo omaggio al cinema. Ok, Tarantino ama il cinema e i cinema. Però boh ... cioè, perché quel finale? Quell'ultima mezz'ora cosa significa e perché l'ha "girata" in quel modo? Mi ha sinceramente "confuso".
Ovviamente non possiamo parlarne per via dello spoiler. 
Oh, mi raccomando: consiglio a tutti di vederlo.
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  • 65 replies

Jessye Norman R.I.P.
Come da titolo.
Sono poco avvezzo alla lirica, ma lei mi piaceva assai.
Peccato, se n'è dovuta andare un po' presto.
LVE
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  • 24 replies

Con quale brano/canzone il volume non basta mai?
Quale è il vostro brano dove il volume vorreste alzarlo e qualsiasi pressione sonora raggiungiate ne vorreste ancora di più?
Chiaramente inizio io, non ne conosco il motivo forse il crescendo di velocità e di intensità il brano in cui il volume non mi basta mai è questo
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  • 211 replies

Technics SP-10MkII il restauro (refurbishment) ...e siamo a quota due!
Amanti del vintage , questa volta vi sottopongo la storia un restauro travagliato e durato molto tempo ma che alla fine ha dato i frutti sperati.
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  • 132 replies

Scelta materasso: i vostri pareri
Come da titolo mi servirebbero pareri per la scelta di un materasso. Cosa prediligere per dormire nel miglior modo possibile?
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  • 189 replies

AudioFelis
Audiofelis
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  • 4 replies

Post in Ecco i dischi che avete consigliato in 10 anni
"otto CD con musica che va dal magnifico all'eccezionale. Prese di suono altrettanto".
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Il Signor diavolo - Pupi Avati (contiene SPOILER)
Era dal 2007, da Il Nascondiglio, che ci era mancato il piacere, di sicuro la curiosità, di vedere un altro "gotico padano" (che tale psichicamente resta anche se ambientato in America o in Olanda..,.) firmato da Pupi Avati, genere filmico, con il quale il regista Bolognese, idem con il genere "gotico-grottesco" ha dato prova del suo grande talento cinematografico, più che con i melodrammi della "nostalgia" a volte delicati, a volte stucchevoli.., realizzando alcune opere "de paura" diventate dei veri e propri cult mondiali che danno la pista a molti titoloni americani blasonati di genere.
La Casa dalle finestre che ridono, Zeder.., due grandi stracult.., ora restiamo in curiosa ed eccitata attesa, perlomeno per quanto mi riguarda, di vedere questo film che riprende il tema del demoniaco già trattato con l'acerbo ma già ficcante Balsamus l'uomo di Satana (raro) e con Thomas.., gli indemoniati (inedito in Italia)  degli esordi, con l'eccellente L'Arcano Incantatore del 1996.
Di tutti queste opere gotiche, grottesche, parodice, solo Il Nascondiglio, che tuttavia contiene alcune scene di auterntico raggelante terrore viste altre rare volte al cinema, ha qualche elemento meno convincente, secondo me.., nella buona sostanza sarebbe l'interpretazione di Laura Morante troppo borgese, "morettiana", a mio avviso fuori parte.
Non voglio sapere nulla del film, nessuna critica, a parte la sinossi e la visione del trailer, nel frattempo per ingannare l'attesa si potrebbe parlare del regista, di cose varie intorno al film, non vedo l'ora che arrivi il 22 agosto data di uscita nelle sale forse un po' scomoda...
 
 
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  • 118 replies

Post in Ecco i dischi che avete consigliato in 10 anni
"Una perla per me". The Book Of Secrets. Loreena Mckennitt. Link: https://amzn.to/2L03Pms
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Miles Davis spiegato
Un eccellente articolo che  racconta con abbondanza di dati perche Miles è il più grande.
  • 4

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  • 60 replies

  • I Blog di Melius Club

    1. oscilloscopio
      Latest Entry

      By oscilloscopio,


      Un po’ di storia.
      L’orologio notturno può essere considerato, come cita il Brusa “l’apoteosi dell’orologeria italiana ed insieme, la sua superba conclusione”. In effetti con l’inizio del 1700, i maestri orologiai italiani, non seppero mantenere la supremazia conquistata nel corso del XV e XVI secolo, nei confronti della concorrenza, soprattutto inglese e francese. Questo genere di orologi è definito “notturno”, in quanto all’interno della cassa, realizzata prevalentemente in ebano, noce o legno di pero ebanizzato, trova posto un lume o una candela, posti sotto l’apposito camino, atto a smaltire il calore. Tale candela retroillumina la mostra (o quadrante) dell’orologio, realizzato in vetro e spesso decorato da valenti artisti dell’epoca tra i quali il
      Maratti, il Trevisani o il Mattioli. Nella mostra è ricavata un’apertura ad arco, lungo la quale scorrono le cifre delle ore, realizzate in metallo traforato, rivestito nella parte posteriore, di materiale traslucido che, nell’oscurità, permette la lettura dell’ora.
       

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      L’invenzione dell’orologio notturno è attribuibile ai fratelli Pietro Tommaso, Giuseppe e Matteo Campani, attivi a Roma intorno alla metà del 1600. La richiesta pervenne loro direttamente da Papa Alessandro VII, il quale richiedeva “un orologio per la notte, che mostri bene e distintamente le ore, ma in modo che il lume della lucerna o lampada, non venga ad offendere gli occhi di chi lo riguarda”. Contemporaneamente all’invenzione dell’orologio, i Campani inventarono anche un nuovo tipo di scappamento denominato “a manovella”, che permetteva all’orologio di funzionare senza fare rumore. Per tale invenzione gli ingegnosi fratelli, ricevettero anche dei privilegi (brevetti) anche se (come sovente succede) tale scappamento fu presto copiato da molti orologiai italiani.


      La riscoperta.
      Estate 1999, era da poco terminato il restauro de “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci ed in compagnia di mia moglie e dei miei genitori, siamo andati a visitare l’opera restaurata. Terminata la visita ci siamo recati in chiesa poiché, avendo letto su vecchi libri dell’esistenza dell’orologio, volevo visionarlo. Non trovandolo,chiesi lumi ad un frate lì presente. Non era un frate qualsiasi, bensì Padre Lorenzo Celeghin, il Priore della chiesa che, alla mia richiesta, rimase alquanto perplesso, chiedendomi come sapessi di quell’orologio.258697532_FOTOB_768.thumb.jpg.732f6dd307d184e6efcc4d5cebb31ebd.jpg
      Date le spiegazioni del caso, fummo accompagnati nella sagrestia del Bramante, allora chiusa al pubblico. Ci trovammo in un ambiente mozzafiato, la volta affrescata (presumibilmente dal Bramante), un imponente doppia fila di armadi per arredi sacri in legno finemente intarsiati ed al centro si ergeva questo splendido orologio. Padre Celeghin mi invitò ad aprirlo e visionarlo. Mi resi subito conto che la cassa in legno era stata danneggiata (inizialmente credevo dal bombardamento inglese sulla chiesa, avvenuto nel 1943, cosa però smentita da successivi accertamenti). La testa della Vergine era mozzata, monco uno degli angeli alla base del timpano e la struttura lignea era scheggiata in diversi punti. Visionando poi la meccanica, vidi che fortunatamente, era completa (mancava solo il pendolo) anche se, i tentativi di ripristino avvenuti nei secoli precedenti, erano stati eseguiti con evidente imperizia ed approssimazione. Terminata l’osservazione dell’orologio, Padre Celeghin espresse il desiderio di rimetterlo in funzione (chiaramente a titolo gratuito, non possedendo la curia, i fondi per finanziare l’operazione). Presi a questo punto contatti con Luigi Pippa, massimo esperto italiano e non solo, nel restauro meccanico di orologi e pendoleria antica (sono sue le ricostruzioni dell’astrario di Giovanni de Dondi, presenti al Museo della scienza e della tecnologia di Milano e del museo dell’orologeria di La Chaux de Fonds in Svizzera. Già conoscevo il Pippa per altri motivi ed insieme, organizzammo un secondo sopralluogo per visionare la macchina; contestualmente ci trovammo anche con Claudio Fociani, restauratore accreditato presso la chiesa, che avrebbe dovuto occuparsi della cassa lignea e della ricostruzione delle parti mancanti. Con l’approvazione dei due restauratori ad effettuare gratuitamente il lavoro (vista l’importanza di quell’orologio) e con la benedizione di Padre Celeghin, iniziò il processo di restauro.

       

      L’orologio 
      L’orologio fu costruito da Jean Baptiste Gonnon, orologiaio francese originario di Thiers e trasferitosi a Milano nella seconda metà del XVII secolo, al seguito del conte Antonio Lopez Fuensalida, vicerè di Spagna e governatore del ducato milanese. Gonnon ottenne la cittadinanza nel 1667 con il nome di Gio Batta Gonone. Oltre a quello in oggetto, sappiamo costruì un grande orologio a pendolo, per il campanile di San Gottardo a Milano, di cui fu anche temperatore (addetto alla manutenzione e regolazione) sino al 1704. Di questo Maestro orologiaio, sono conosciuti anche un orologio da tasca senza conoide, con cassa in ferro forgiato ed appartenente ad un collezionista americano, una pendola ad edicola su piedi in bronzo, realizzata a Milano 593603950_FOTOC_1280.thumb.jpg.2c983d11bede94da81e0369fe528d63a.jpged ora nel museo di Lione, ed un secondo orologio notturno, molto simile per dimensioni e caratteristiche, a quello di Santa Maria delle Grazie.  L’esemplare che è stato restaurato, poggia su una base con quattro leoni che lo sorreggono ed è alto 170 centimetri, incluse la base stessa e la statua della Vergine. La cassa è interamente realizzata in legno di noce, con colonne tortili, capitelli ionico-corinzi e struttura a doppio timpano. Il quadrante è posto all’interno di una cornice intagliata e dorata, ed ha dipinta un’allegoria sulla provvisorietà della vita terrena; si osserva infatti una grande barca, con i passeggeri che vogano, mentre il tempo regge il timone. Completa l’immagine, la consueta apertura ad arco, al cui interno scorrono le placchette con incise le ore. Sopra il quadrante, è posizionato un cartiglio dorato e inciso, che recita: “MDCLXXX F. Felix Barberivs felice expectas exitv nescies mortis horam horarvm mesura sacrestie sacravit die III aprilis” che può essere tradotto come: “Nel 1680 frate Felice Barbieri, nell’attesa di una fine felice, ed ignaro dell’ora della morte, volle dedicare la misura delle ore, a questa sagrestia il giorno 3 di aprile”. Non è chiaro se l’orologio, sia stato solo posizionato da frate Barbieri, o sia stato commissionato dallo stesso al Gonnon, che lo ha poi realizzato. Considerando comunque gli eventi e l’epoca che hanno portato il Gonnon a Milano, la data 1680 potrebbe corrispondere, a quella di realizzazione dell’orologio. Sopra il cartiglio, è presente un secondo quadrante metallico, sul quale è possibile leggere: il mese, la data, le fasi lunari, l’età della luna, i segni zodiacali, le allegorie delle quattro stagioni e, nell’apertura in basso a destra, le allegorie dei pianeti, che danno nome ai giorni della settimana. In alto sul quadrante, è incisa una seconda iscrizione che recita: “Menses atq dies planetas tempora lunas cerne sed in vita sydera nulla colas” che può essere visto, come un ammonimento a non tener conto degli oroscopi e delle superstizioni e si può tradurre con: “Conosci i mesi, i giorni, i pianeti, lo scorrere del tempo, le lunazioni, ma nella vita, non considerare i corpi celesti”.

      foto7.thumb.jpg.e50ed37b0317b55a500fc4f145c7eed5.jpgIl movimento è a platine circolari, separate da quattro colonnine, molla a rocchetto e cricchetto, con conoide a budello. Lo scappamento doveva essere originariamente a manovella, modificato in tempi successivi a verga. Un’asta rotante, collegata al movimento principale, trasmette la marcia al quadrante superiore del calendario, con quattro ruote dentate.


      Il restauro
      Il processo di restauro, ebbe inizialmente una battuta di arresto, in quanto nei primi mesi del 2000, venne improvvisamente a mancare Padre Celeghin. Dopo alcuni mesi Padre Stefano Rabacchi, fu nominato suo successore. Il nuovo Priore apprese con entusiasmo l’iniziativa del restauro ed i lavori poterono proseguire. La prima fase consistè, nell’ottenere l’autorizzazione dall’Intendenza delle Belle arti, a cui sia il sig. Pippa che il sig. Fociani, dovettero presentare il progetto di restauro relativo ai loro interventi. Come purtroppo sappiamo, le tempistiche dell’amministrazione pubblica sono bibliche e si dovette aspettare quasi un anno per ottenere l’autorizzazione a procedere. Qui termina la mia parte “attiva” in questa storia, riporterò adesso un riassunto, della procedura di restauro meccanico, cortesemente fornitami dal sig. Pippa. Purtroppo non sono in possesso della documentazione relativa al restauro della cassa, che resta nelle mani del sig. Fociani.

      “Per prima cosa sono state rimosse le meccaniche dalla cassa, quindi, completamente smontate per la pulitura ed aggiustatura. La maggior parte dei danni, sono stati creati da vecchi interventi, eseguiti in modo maldestro. Il danno più grave, è stato causato dalla molla di carica, con l’occhiello di fissaggio talmente slabbrato, che, sganciandosi durante la ricarica, scaricava tutta la forza sulla prima ruota, stortandone leggermente alcuni denti. E’ stato quindi rifatto l’occhiello della molla e rinforzato l’aggancio al bariletto. Sono stati raddrizzati i denti della prima ruota e sostituito il budello usurato, con una nuova corda in budello naturale. Quando venne sostituito lo scappamento a manovella, con quello a verga, il ponte posteriore della verga, era stato privato delle spine di posizionamento, ed il foro della vite di fissaggio allargato, per permettere un posizionamento empirico della verga. Lo scappamento è stato quindi rettificato, ed una volta messo a punto, sono state ripristinate le spine di posizionamento, del ponte della verga. Per rimbussolare il perno del conoide, era stata inserita nella platina, una bussola più alta di quella originaria, ed era stata poi spianata con una lima, graffiando ed abradendo parzialmente la firma del Gonnon. Una frattura alla forchetta del 671663903_FOTOE.thumb.jpg.499e4c3acd99f314daff05fd89f4564b.jpgpendolo, era stata rabberciata mediante fil di ferro, eliminato l’accrocco, i monconi sono stati inguainati, con un tubetto di ottone saldato ad argento.

      Le ruote ed i perni sono stati disossidati in bagni sgrassanti e lucidati a mano, con spazzole di diversa robustezza.

      Non è stato necessario il rimbussolamento dei perni, in quanto, vista l’ottima qualità dei materiali, ancora in buone condizioni. I bracci di ferro che sostengono il movimento, sono stati raschiati e protetti, con vernice giapponese. Il pendolo mancante è stato ricostruito e tarato, nello stile dell’epoca. Le targhette delle ore sono state pulite e protette, è stata sostituita la seta che le rivestiva, ed è stata revisionata la catena, in quanto non permetteva un fluido scorrimento delle ore sul quadrante. La ricarica dell’orologio è giornaliera e si effettua sul fianco sinistro della cassa. E’ stata costruita una chiave allungata, bloccata sul perno di carica da due bulloncini a mano e, la cui impugnatura, si raggiunge aprendo lo sportello laterale della cassa. Il meccanismo del calendario, non presentava usura o rotture, era solo bloccato da incrostazioni e lubrificanti essiccati. Le parti meccaniche, sono state immerse in bagni sgrassanti e le parti arrugginite, raschiate e protette con paraffina liquida. I dischetti rotanti, dipinti con le allegorie, sono stati tamponati con soluzione antiossidante ed i dischetti argentati, protetti con vernice giapponese, come la piastra anteriore, ed il disco rotante. La fascia della data, è stata riargentata manualmente, con nitrato d’argento, mentre l’indice d’acciaio che era leggermente ossidato, è stato spazzolato e conserva la brunitura originale.”

      Conclusioni
      Alla fine del 2002, un sabato mattina, ci ritrovammo tutti e quattro nella sagrestia del Bramante: Fociani con la cassa restaurata, il Pippa con il movimento rimesso a nuovo, Padre Stefano ed il sottoscritto, ad osservare compiaciuti le ultime fasi dell’assemblaggio: l’orologio era finalmente restaurato e funzionante!  Terminata l’operazione e fatta la foto di rito, fummo invitati a pranzo alla mensa dei frati, dove venimmo pubblicamente ringraziati, e ci venne donato un libro sulla storia della chiesa e del convento di Santa Maria delle Grazie, con tanto di benedizione e dedica di riconoscimento. Oggi la sagrestia del Bramante, viene aperta in occasione di particolari eventi che si tengono nella chiesa, quindi non posso fare altro che suggerire, a chi si trovasse in zona, di visitarla e visionare di persona, il grande orologio notturno di Jean Baptiste Gonnon. Da destra: Luigi Pippa, Padre Stefano Rabacchi, Claudio Fociani, il sottoscritto).

       

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    2. tunedguy57
      Latest Entry

      By tunedguy57,


      Annuncio su rivista Mercatino: "Vendo Marantz 1060 perfette condizioni lire 50.000".

      Telefono e mi precipito. Trovo una coppia sui quaranta anni in piena baruffa, apre lui incazzatissimo, mi presento.

      Lei si fa avanti e sbrigativa mi dice di venire in soggiorno, l'amplificatore è sul tavolo: è perfetto, vicino c'è anche l'owner manual.
       

      Marantz_Model_1060_g.jpg.a119974d390105428f85eedf6eebf7fa.jpg

      I due discutono, lui alza la voce, arriva in soggiorno e fa: "E 'sta storia cos'è?"
      Lei, con fare sicuro: "Questo amplificatore è mio e lo vendo io!"
      Lui: "E a quanto lo vendi?"
      Lei: "E a te che te ne frega? E' forse tuo?"

      Sono imbarazzato, vorrei andarmene via lasciandoli alla loro discussione e dico alla donna (una bella donna): "Senta se permette, tornerei quando vi siete messi d'accordo!"
      Lui col Mercatino in mano arriva come una furia e urla: "Cosa? Cinquantamila lire? Ma vale molto di più!"
      Sono sempre più imbarazzato. Lei afferra il Marantz e il manuale e me li porge: "Se li prenda!"
      Io, "Signora se lei crede le posso pagare di più, non voglio approfittare della situazione!"
      Lei mi bisbiglia in un orecchio "Se lo prenda gratis, così a quello gli faccio ancora più nervoso!"
      E io: "Non posso accettare!"

      Lui intanto gridava come un ossesso...
      Lei, bella, bionda e signorile, mi appioppa l'ampli in mano ed esclama: "Va bene così! Non voglio nulla! Glielo regalo!"
      Lui ammutolisce. Lei lo guarda, io mi sento una m***a.
      Silenzio di qualche secondo... lui esce sbattendo la porta.
      Lei allora mi fa: "be', allora me le dà queste cinquantamila lire?"
      E io: "Ehm... certo, certo! Ma è sicura? Vista la situazione mi pare di rubarlo!"
      Allora lei, spazientita: "Se io voglio regalare, regalo! Sono o non sono padrona di fare ciò che voglio con la roba mia?"
      E io: "Si certo, ecco qua le cinquantamila" Non vedevo l'ora di andarmene da là.

      Scesi le scale che mi tremavano le gambe... quello era un Marantz maledetto... Tornato a casa lo appoggiai sulla mensola e non lo accesi.

      Solo qualche giorno dopo lo accesi, quando l'eco di quelle urla si era diradato nella mia mente: era vero!

      Funzionava perfettamente.

    3. Avevo intorno ai 15 anni quando scesi santa Teresa, arrivai sotto Port'Alba e consegnai due settimane di sudati risparmi a Guida. E fu così che mi accaparrai la prima edizione dell'opera prima di uno sconosciuto scrittore napoletano.
      La comprai al buio, come allora si compravano libri e dischi, ma me ne aveva parlato bene una persona di fiducia e allora decisi di rischiare.

      Ho poi incontrato di persona Luciano De Crescenzo, ben 25 anni dopo, teneva una conferenza nelle cantine storiche di Mastroberardino accompagnato da una giovanissima etèra vestita come Aspasia, la sua preferita. In quei 25 anni era passato da scrittore dopolavorista a Maestro di un genere letterario e cinematografico creato da lui stesso.

      Grazie professore per avermi insegnato l'ironia ed essere riuscito dove anche Geymonat e Adorno a volte avevano fallito.

      Ci rivedremo, non importa quando, tanto il tempo non esiste.
       

       



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