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Quali sono i migliori ampli integrati tra gli anni '70 e '90, oggi ad un buon prezzo?
Quali sono per voi i migliori ampli integrati tra gli ani '70 e '90, che si riescono a trovare oggi ad un buon prezzo? (sotto i 300€, ma che siano superiori agli attuali che costino qualcosa in più)
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  • 246 risposte

Ricordi vintage... di tutto un po'
Ho riaperto dei cassetti della memoria rimasti chiusi da anni.
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  • 1.537 risposte

Uccellini e uccellacci!
Non c'è un tag adatto, mi accontento di quello che trovo.
Sono stato a casa per diversi giorni a riposo ( forzato ) e ho ritirato fuori il mio 500mm f4 Nikon ( non VR ) che ho usato con D4 e D800.
Mi sono divertito a fotografare qualche uccellino che girava nei pressi di casa mia , prima esperienza in assoluto. 
Certo ci vuole tanta tanta tanta pazienza...
Buona visione
Renato
 
il copyright è dell'autore delle immagini, nessun utilizzo, oltre a quello della visione su questo sito, è autorizzato.
 
Pettirosso in attesa... ( i colori sono molto più brillanti sul mio monitor...) 

 
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  • 12 risposte

Otto edifici di Frank Lloyd Wright candidati a Patrimonio dell’Umanità Unesco
Otto edifici di Frank Lloyd Wright candidati a Patrimonio dell’Umanità Unesco
Ed era ora.. 🙂 aggiungo io.
Gli otto edifici candidati, situati in sei diversi stati americani – Arizona, California, Illinois, Pennsylvania, New York e Wisconsin – sono, in ordine cronologico:
– Unity Temple, Oak Park, Illinois (progetto: 1905, realizzazione: 1906-1909)
– Frederick C. Robie House, Chicago, Illinois (progetto: 1908, realizzazione: 1910)
– Taliesin, Spring Green, Wisconsin (progetto: 1911, realizzazione: 1911-1959)
– Hollyhock House, Los Angeles, California (progetto: 1918, realizzazione:
1918-1921)
– Fallingwater, Mill Run, Pennsylvania (progetto: 1935, realizzazione: 1936-1939)
– Herbert and Katherine Jacobs House, Madison, Wisconsin (progetto: 1936,
realizzazione: 1936-1937)
– Taliesin West, Scottsdale, Arizona (realizzazione iniziata nel 1938)
– Solomon R. Guggenheim Museum, New York, New York (progetto: 1943,
realizzazione: 1956-1959)
Cominciamo con quest'ultimo.. Bruno Zevi lo definiva uno spazio borrominiano per definizione.. per il suo moto circolare ascensionale,
a spirale crescente.. che rimanda a Sant' Ivo della Sapienza, ma in chiave Pop, con forti rimandi all'architettura degli scenari urbani americani,
delle highways, degli autosilos..
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  • 90 risposte

Cosa è la musica?
Sono rimaso profondamente sorpreso dal potere espressivo ( ma quante lingue parla?) e profondita di pensiero di questo uomo. Ci sono tanti video su youtube in varie lingue, ricchi di lezioni di vita' in congiunzione con la musica.
Divertenti le sue considerazioni sulle incisioni e il mondo stereo ( dal min 20 fino alla fine ). 
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  • 87 risposte

Paul Klee: il genio del '900
Paul Klee: il genio del '900
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  • 100 risposte

Una domanda agli esperti di grattacieli
Una domanda che mi pongo sempre davanti a un grattacielo: ma quanto può durare una costruzione così imponente e pesante? Ci sono controlli obbligatori e periodici? E i costi di manutenzione come sono rispetto ad una abitazione normale, diciamo max 10 piani? Quale può essere l’indice di pericolosità? Questo pensiero lo avevo già fatto quando mi ero seduta sulla panchina dove c’era l’impiegato con il pc, statua bronzea, alla base delle torri gemelle a NY. L’impiegato è stato  poi ritrovato a una profondità di 12 m dopo l’attacco dell’11 settembre.
Oggi ho letto questa notizia che coinvolge questo grattacielo  con un vasto raggio e tremila persone evacuate:
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2018/12/24/australia-allarme-grattacielo-evacuati_5d97d4f0-c40a-49d1-8b51-c1a517948ccc.html
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  • 130 risposte

Parliamo di orologi
Iniziamo da un marchio che ha avuto il suo momento di celebrità, grazie ad estetiche interessanti. Va però ricordato che erano rivisitazioni di linee art decò. Pur non mettendo sul piatto meccaniche particolarmente raffinate (ETA top grade per i solotempo) i cintrèe curvex erano precisi ed affidabili. I prezzi erano fuori di melone, ma gli sconti ingenti. Oggi sull'usato si trovano anche ad un quarto del listino.
Vi piace questo? E' un Casablanca con cassa 5850, cioè grande ma non troppo.
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  • 960 risposte

Preamplificatori McIntosh C-2300 e C-50
di Bebo Moroni
 
Un assunto alquanto minimalista vuole che il preamplificatore ideale sia soltanto “un filo con guadagno”.
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Geniali, pazzi sfortunati
Apro questo thread perche` nell'arte, non solo in musica, ma appunto nell'arte tutta, a volte la vita degli artisti condiziona pesantemente le loro scelte, al punto che biografia e opera diventano un tutt'uno. Ovviamente non accade sempre, ci sono alcuni che hanno prodotto arte eccellente senza patire gravi infermita` o ristrettezze economiche. Altri invece sono stati travolti dai loro fantasmi interiori e non hanno potuto vivere una vita ordinaria e sono stati emarginati, oppure sono stati toccati dalla follia o da patologie fisiche che ne hanno condizionato l'esistenza. Qui mi piacerebbe focalizzare sui musicisti, sull'influsso della malattia o della dipendenza da droghe o della follia, sul loro percorso creativo. Sono sicuro che dalla classica, al jazz e soprattutto al rock ci sono moltissimi esempi di cui parlare. A voi la palla.
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  • 193 risposte

La conosci? No. E che ci campi a fare?
- Sssh, la senti a questa? Questa, quando veniva 'nterra Brucculin', faceva piangere i meglio gangstèr a tanto di lacrime! Gilda Mignonette, la conosci?
- No.
- E che ci campi a fare?
(dialogo dal film I Magliari, diretto da Francesco Rosi nel 1959)

Nel film il jukebox suonava 'A cartulina 'e Napule, del 1927, musicata da Giuseppe De Luca su testo di Pasquale Buongiovanni, entrambi emigranti a New York, interprete è Gilda Mignonette.
Era chiamata la Regina degli emigranti dalle colonie italo-americane, Gilda Mignonette nata nella Duchesca nel 1886, forse la prima music star della musica napoletana. Il suo successo fu lungo e travolgente, dall'Argentina agli Stati Uniti.
Nel 1953 sentendo arrivare la fine, volle essere condotta a Napoli, chi nasce a Napule 'n ce vo' muri', si dice. Non ci riuscì, morì a ventiquattro ore da Napoli sulla transoceanica "Homeland", sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense, latitudine 37° 21' Nord e longitudine 4° 30' Est.
E allora, immergiamoci nella New York del 1927 e godiamoci la grande Gilda. A presto e sempre senza nulla a pretendere.
 
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Gold Note Machiavelli
Cartridge Gold Note Machiavelli + Tonearm Gold Note B7 Ceramic on Gold Note Mediterraneo
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Base antirinculo per diffusori "Extrema Voice" by Di Prinzio
Buondì a tutti!
Oggi ho ritagliato un po' di tempo per valutare e condividere l'effetto della base "anti-rinculo" che ho fatto montare, circa 3 mesi fa, sotto i miei diffusori.
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  • 802 risposte

Hardrock72
Hardrock72
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luigi61
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  • 8 risposte

Il popolo dei critici gastronomici
Il popolo dei critici gastronomici
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  • 225 risposte

Una abitazione confortevole (appartamento, villetta, casa)
Ultimamente si è trattato di cucine, piani cottura, lava/asciugatrici, illuminazione, servizi igienici eccetera. Recentemente ho visto un film di produzione italiana in cui si indugiava compiaciuti sull’arredamento moderno - elegante ma in un certo senso prepotente, di un appartamento. Personalmente io, in un ambiente così non riuscirei a vivere. Anche molte altre scenografie, in contesti diversi,  presentano arredamenti progettati  da noti architetti, dotati di quadri di valore o anche solo copie: tutti però appaiono asettici e dominatori,  magari perfetti nei loro accostamenti, ordinati e splendenti come negli spot pubblicitari ma privi di quella personalizzazione che si confà a chi la abita e mostra quel particolare intimo del carattere e dell’idea di confort  del proprietario.  Per fare un esempio, l’appartamento di Poirot era un perfetto esempio esplicativo della mania per l’essenziale e il geometrico ma, al contempo, riusciva ad esternare il  concetto di calore e di casa vissuta  che offriva il massimo confort al padrone di casa e ai suoi ospiti.
Ora, senza cadere in stucchevoli commenti relativi ai tinelli e senza giocare alla solita misurazione di chi c’è l’ha più lungo, la domanda è: che cosa si intende oggi per casa confortevole che risponda ai bisogni quotidiani di tutta la famiglia? Siete soddisfatti del vostro spazio?  Io penso che il confort non sia tanto determinato dai mq: molte superfici infatti possono solo aumentare il caos ( penso a certe tavernette o mansarde in cui si finisce per stipare di tutto) ma dallo sfruttamento intelligente dello spazio disponibile e dal gusto personale, moderno o d’antiquariato. In ogni casa normale, poi , di solito ci sono oggetti ritenuti brutti o kitch ma ai quali, per un motivo o un altro, restiamo affezionati e non vogliamo disfarcene: questo più che un difetto rappresenta la nostra personalità e, a mio avviso, è giusto mantenerlo: quando torno da un viaggio a me piace molto guardarmi attorno,  ritrovare le mie cose, osservarle, toccarle mi da piacere e sicurezza, conta il significato, del tutto indipendentemente dal loro pregio  
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  • 395 risposte

Film a tematica omosessuale
Ultimamente senza volere mi è capitato di vedere diversi film su questo tema. Certo si presta al drammatico, viste le sofferenze che sovente vivono le persone omosessuali. Oltre ai bellissimi Disobedience e Zen - sul ghiaccio sottile, ora in sala, mi viene in mente un opera di tutt'altro tipo, The Rocky Horror Picture Show. Elenchiamo qui le più belle opere sull'omosessualità.
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  • 63 risposte

La grande abbuffata...
Visto qualche sera fa.
confesso che non ho capito il senso di sto film, la storia è chiara non implica sforzi di comprensione ma di certo non si esaurisce nella semplice vicenda di gente che si strafoga fino a morirne, c'è un sottotesto che mi sfugge.
insomma, secondo voi che cosa voleva dire Ferreri co sto film?
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  • 51 risposte

I pezzi da 90 della vostra collezione di vinili.
Foto e commenti ai vostri post son graditi.
 
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  • 355 risposte

Cosa resta del Neorealismo?
Mi sono sparato di seguito: Ladri di biciclette, Umberto D., Miracolo a Milano e Il generale Della Rovere.
Per me sono ancora capolavori assoluti, fondamentali per una mimima cultura cinefila.
Voi cosa ne pensate, hanno ancora il loro valore?
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  • 21 risposte

Isotta nel 1985: contro la filologia barocca
domenica scorsa ho riascoltato un vecchio cofanetto philips con i brandenburghesi diretti da leonhardt. Al suo interno ho trovato un ritaglio di giornale preso dal corriere della sera del giugno 85: lo conservai allora nel cofanetto perche ne fui colpito evidentemente ...
Rileggendolo sono rimasto a bocca aperta (ma poi non troppo conoscendo il personaggio e le sue opinioni politiche anche recenti) dal livore di paolo isotta contro la operazione di recupero della prassi esecutiva barocca su strumenti originali: dalla foga reazionaria contro musicisti e studiosi del calibro di leohnardt, curtis e harnoncourt e di cantanti (i controtenori alla paul Esswood che pure non nommina N.d.T. ). Pollini ( cui non risparmia strali e frecciatine - almeno -in quanto ... comunista) si salva perche' era fresco di esecuzione del clavicembalo ben temperato alla scala sul pianoforte! Accusa pero' i giornalisti allora piu' giovani, allora vessilliferi della nuova pratica (penso a paolo giaccio e a dino villatico che leggevo  e anzi divoravo su stereoplay: di villatico sono persino amico su facebook e discuto con lui direttamente !) di avere 'risparmiato' pollini in quanto a loro politicamente contiguo ...
L'articolo e' una testimonianza interessante della brutalita' ideologica, della preclusione al nuovo e in fondo della ignoranza di certi eprsonaggi ormai fuori dal tempo (i vari dantone, banchini, biondi, antonini sono qui a dimostrarlo felivemente
se qualcuno e' interessato posso pubblicarne una scansione
Come aperitivo una testimonianza dello .. stile del personaggio http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/spassosa-intervista-paolo-isotta-nisciuno-me-puo-cchiamma-58738.htm
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  • 95 risposte

Lacrime in musica, musica in lacrime...
Musiche di ogni tempo, luogo, tipo, genere...

Da Acis and Galatea, un masque di G.F. Handel
 
Il povero Acis è morto, spiaccicato da un masso lanciatogli dal geloso Polifemo innamorato non corrisposto della sua amata Galatea.

Il coro dei pastori ne da il triste annuncio...
Mourn, all ye Muses! weep all ye swains!
Tune your reeds to doleful strains!
Groans, cries and howlings fill the neighb'ring shore:
Ah, the gentle Acis is no more!
 


I pastori consolano il dolore della Ninfa invitandola a guardare come l'amato Aci si sia trasformato in un ruscello d'acqua fluente che potrà cantarle in eterno il suo gentile amore... (notare la figura "retorico-onomatopeica", termine corretto "imitativa".., del vitale flusso acquifero, nel coro handeliano finale, specialmente dopo la ripresa al min 2:00... geniale!)
Galatea, dry thy tears,
Acis now a god appears!
See how he rears him from his bed,
See the wreath that binds his head.
Hail thou gentle murm'ring stream,
Shepherds pleasure, muses' theme!
Through the plains still joy to rove,
Murm'ring still thy gentle love.
 
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  • 182 risposte

Concerto per piano e orchestra di Brahms
non sono un esperto di musica classica, ma l'altra sera ho ascoltato un concerto per piano e orchestra di Brahms davvero molto bello; purtroppo non so quale fosse di preciso
qualcuno saprebbe suggerire ad un neofita come me qualche bella incisione di questi concerti?
grazie per l'attenzione
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  • 66 risposte

Qacoustic i2020
In tutta onestà, i mini non mi sono mai piaciuti. Ecco, ora posso iniziare questa recensione un po’ più sereno e leggero, visto che stavo fissando la tastiera con uno stato ansioso simile a quello provato nella sala d’aspetto del dentista.
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  • I Blog di Melius Club

    1. - Sssh, la senti a questa? Questa, quando veniva 'nterra Brucculin', faceva piangere i meglio gangstèr a tanto di lacrime! Gilda Mignonette, la conosci?
      - No.
      - E che ci campi a fare?

      (dialogo dal film I Magliari, diretto da Francesco Rosi nel 1959)

      COPERTINA-Migranti-a-Ellis-Island-1892.j


      Nel film il jukebox suonava 'A cartulina 'e Napule, del 1927, musicata da Giuseppe De Luca su testo di Pasquale Buongiovanni, entrambi emigranti a New York, interprete è Gilda Mignonette.
      Era chiamata la Regina degli emigranti dalle colonie italo-americane, Gilda Mignonette nata nella Duchesca nel 1886, forse la prima music star della musica napoletana. Il suo successo fu lungo e travolgente, dall'Argentina agli Stati Uniti.
      Nel 1953 sentendo arrivare la fine, volle essere condotta a Napoli, chi nasce a Napule 'n ce vo' muri', si dice. Non ci riuscì, morì a ventiquattro ore da Napoli sulla transoceanica "Homeland", sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense, latitudine 37° 21' Nord e longitudine 4° 30' Est.
      E allora, immergiamoci nella New York del 1927 e godiamoci la grande Gilda. A presto e sempre senza nulla a pretendere.

       

    2. Scendo alla prossima

      Wurlitzer_01.thumb.jpg.78c0a14ff698d0569eb7134ea415676d.jpg

      dopo il primo blog sugli organi da strada Olandesi, , mi sembra naturale proseguire la strada della musica riprodotta “in altra maniera”.
      Organi da strada… carini, vero? 
      E i JukeBox? Sicuramente un oggetto che molti di noi conoscono.
      Tre le marche fondamentali:
      Wurlitzer, Seeburg,  Rock-Ola
      E mica parliamo di “macchinette” eh…! La diffusione di queste macchine era, dal 1930 al 1960, molto vasta.
      Tanti locali pubblici, e non di certo solamente negli USA, ne avevano uno.
      Pensate che nel solo anno 1936 la Wurlitzer  riuscì a vendere più di 40.000 jukebox…
      Era stata la ditta Ami a produrre il primo vero fonografo a moneta che fu messo sul mercato nel lontano 1927.  Questa azienda aveva un certo nome come produttore di pianoforti automatici…

      Non riuscì a diventare marchio leader negli States. Cosa che però, gli riuscì in Europa.
      Nel 1933 (quindi 3 anni dopo la AMI) la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio, col quale si poteva selezionare uno dei dischi inserito in questo “mobile” (che, inizialmente, era fatto di legno).


      Quella di poter selezionare il brano che si voleva ascoltare si rivelò subito una scelta vincente.
      In pochi anni anche Seeburg  e Rock-Ola riuscirono ad affermarsi sul mercato. 
      Il mobile di questi apparecchi prodotti in quegli anni erano fatti di legno.
      I dodici (ma c’erano anche modelli con una selezione/offerta più piccola…) dischi erano, visto il periodo,  a 78 giri.  I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e “suonati”. 

      Fu la ditta Seeburg a sposare, prima di tutti, il “KITSCH”, tipo di design che ha reso famosi questi aggeggi. Non vi è dubbio alcuno che il grande successo di vendita fu anche per i vari mobili, cromature, colori, plastiche  illuminate. 
      Interessante sapere che questi JukeBox raramente venivano venduti ai locali, bar, ristoranti ecc. 
      Si preferiva venderli ai noleggiatori, che noleggiavano ai locali pubblici le ultime novità. Tempo un anno, e la macchina passava dai grandi locali ai bar più piccoli, poi nelle cittadine meno grandi, infine nei locali di campagna.

      Questi bar e ostelli erano l’ultimo anello della catena… quando arrivava un nuovo modello, con ancora più luci, colori, scelte e stranezze varie, il jukebox, spesso ancora perfettamente funzionante, veniva distrutto. 
      Consumismo, si chiama. Ne sappiamo qualcosa anche noi, adesso….. 😁
      Comunque sia… fu nel 1940 che ebbe inizio la produzione di Jukebox  ad arco. Erano sempre stati squadrati, prima. Fu una grande idea, tant’è che i dieci anni successivi i jukebox prodotti avevano tutti, più meno, la stessa forma. 
      Non sarebbe completamente giusto però, scrivere “10 anni successivi”, perché negli anni della seconda guerra mondiale i vari Seeburg, Wurlitzer, Ami e Rock-Ola furono, più o meno, costretti a convertire i macchinari di produzione alla fabbricazione di materiale bellico.
      Così fu che  molti vecchi JukeBox che prima della guerra venivano distrutti perché “non più di moda”, durante la guerra venivano dismessi in grandi magazzini. Così si potevano recuperare dei pezzi di ricambio; 



      Un pezzo unico, una meccanica unica, fu la svolta che fece di Wurlitzer il marchio leader. Cambiava la carrozzeria, ma la meccanica restava pressoché uguale.
      In pratica… si teneva il mobile originale, ma si cambiavano il design e le dimensioni esterne….. 
      I costi diminuirono e….così i locali più modaioli e lussuosi ebbero sempre dei jukebox nuovi, che però… erano sempre gli stessi,  a livello tecnico;  cambiava solo il mobile esterno nella sua veste estetica!
      Dopo la guerra 1939/1945, l’entusiasmo per i JukeBox cresceva in tal modo che era davvero difficile trovare un locale pubblico che non ne avesse uno.  

      Non si dipendeva più solo dai brani musicali proposte dalle radio, o, per i più fortunati, da qualche disco che si poteva avere in casa… coi vari Seeburg, Rock-Ola, Ami e Wurlitzer (e altri nomi…) se volevi ascoltare il brano preferito era sufficiente inserire una monetina e… l’ascolto era fatto  😜
      Ovviamente era anche un bel mercato per l’industria discografica… (a propò… qualcuno si ricorda del “FestivalBar” che si faceva, una volta all’anno, nell’Arena di Verona? La classifica finale si basava sulle selezioni effettuate da chi inseriva 100 lire <200 ?>  Chi si ricorda più, sic!)… 
      Io, nel mio piccolo, ho sempre dubitato che fosse un conteggio vero e non pilotato, ma questo è un altro discorso… 🙄


      IL nome JUKE BOX non si sa di preciso da dove venga… esistono più teorie, probabilmente tutte vere… Fatto sta che avere la possibilità di avere un mobile che riproduceva musica, e magari pure quella più popolare, non fu molto ben vista dai musicisti.
      Del resto… i musicisti suonavano per guadagnarsi da vivere, stavano sul palco, anche se improvvisato, nei bar, e suonavano… Vedersi sostituiti da una macchina “infernale come questa…. " significava dover cercare altri luoghi dove poter guadagnare suonando… oppure… erano costretti a cambiare lavoro o diventare musicista da strada…  (rubare il lavoro lo si può fare/interpretare in molti modi…..) .


       

      Dite la verità, qui, forse, siamo tutti audiofili… sì, ma anche un po’ nostalgici… (o no???)
      Chi di noi non avrebbe voglia, entrando in un bar, di inserire una moneta nella fessura, selezionare qualche brano e ascoltare quel suono di “poca fedeltà” ma molto fascino?
      Chissà… magari nel bar si trovano delle ragazze  e voi potreste invitarle a ballare…  roba d’altri tempi? be', sì… certo. Ma … a voi non piacerebbe averne uno, in casa? 
      Se vi interessa (e se avete lo spazio necessario…) cercate sul web… troverete molti JukeBox usati/garantiti/originali in vendita… non costano poco, OK, … ma… volete mettere?

      PS… avevo scritto queste righe più di un mese fa, per poi dimenticarmene (…) l’altro giorno sono andato al museo “Nicolis” di Villafranca Veronese, e lì ci sono esposti 4/5 jukebox originali, (e anche... udite udite, qualche organo da strada di cui parlavo tempo fa...) molto belli. 
      E … mi è venuto voglia di riaprire  queste righe…
       

      Vedo di inserire qualche foto, grazie per la lettura

       

      ami_01.thumb.jpg.242eae0815f5d2af4e40d4aef9f55a51.jpg 

      esistono delle belle letture sull'argomento, spesso hanno delle belle immagini.

      Molto di ciò che ho scritto l'ho preso da questo bellissimo libro. Ve lo consiglio... (contiene anche un CD di musiche del JukeBox_Time...)

      JukeBox_libro.thumb.jpg.1fdd7058255d24e4597158f627c449e9.jpg


       

    3. Ben ritrovati, ad un nuovo appuntamento con i torrenti, le Trote, e le avventure di pesca.

       

      In questa nuova conversazione, vorrei illustrare per sommi capi, anche a chi ne è completamente digiuno, come si sviluppa la pesca alla Trota, che di norma presuppone due principali tecniche di esecuzione, una la cosiddetta pesca con artificiale, l’ altra invece quella con esca viva.

       

      La prima, conosciuta soprattutto per l’ uso del cosiddetto cucchiaino, prevede l’ utilizzo di un’ esca finta, formata da una paletta di metallo, a forma appunto di cucchiaino, paletta che è libera di ruotare su un asse formato da una sottile anima di acciaio, che ad un estremo ha un anellino che permette di fissare il rotante al filo di nylon, e sull’ altro lato, alla fine dell’ anima in acciaio, si trova un’ asola che tiene in posizione una piccola ancoretta, cioè tre ami fissati insieme e sfalsati a 120 gradi in modo da rendere l’ arpioncino sempre attivo nei confronti del pesce da qualsiasi angolo la aggredisca. La foto che segue, credo sia più chiara di qualsiasi spiegazione.

       

      Esche_artificiali_pesca_Trota.thumb.jpg.6f0af6eadd4efe8a8b8ee99be716add2.jpg

       

      Come si vede qui sopra, i cucchiaini, così chiamati per la paletta che sembra un cucchiaio, sono i più utilizzati in torrenti, hanno forme, fogge, dimensioni variabili, come pure i colori e i disegni che compaiono sulla superficie del cucchiaino, alcuni li ho personalizzati io utilizzando i colori da modellismo, per fare delle diverse colorazioni o disegni che, ritenevo, potessero renderli più appetibili alle Trote, cosa che poi, statisticamente, non mi pare sia stata confermata . . . !!

       

      Pesca con artificiali 

       

      La tecnica di pesca con artificiale prevede il lancio del rotante, nella zona di interesse dello specchio d’ acqua, il suo recupero col mulinello a intervalli più o meno regolari, ma continuo, in modo che la paletta del cucchiaino in acqua giri a forma di vortice e attiri la curiosità e la voracità della trota, che inseguendo l’ esca finta e mordendola, rimanga agganciata  all’ ancoretta attaccata posteriormente.

      Sembra una tecnica crudele, invece è la forma di pesca meno aggressiva, preferita da chi non vuole trattenere il pesce, perché l’ abboccata così detta, ovvero l’ agganciarsi della trota all’ esca, è superficiale e solitamente, con molta attenzione, si può slamare, ovvero togliere l’ arpione dal labbro del pesce, senza provocare nessun danno fisico e produrre alcuna mutilazione.  

      E’ una tipologia di pesca molto pulita anche dal punto di vista del pescatore, che non maneggia esche vive, ovvero lombrichi, camole o altri animaletti, che comunque sporcano, deperiscono, e costringono a procurarseli per tempo, andando a raccoglierli o acquistandoli presso i negozi specializzati. Una variante consiste nell’ utilizzare artificiali con la forma di un pesce che, recuperando la lenza sotto la superficie, imitano il movimento natatorio di un pesciolino, e attirano così l’ attenzione della trota che vede sia una potenziale preda fonte di proteine nobili, che un intruso che invade il suo territorio, scatenando in questo modo la pronta reazione e l’ attacco, soprattutto di pesci di buona taglia. Molto valida in questo senso è l’ imitazione del pesce persico, che atavicamente scatena la reazione delle trote che lo vedono come un intruso nel proprio territorio di pertinenza, ovvero di caccia e di ambiente in cui vivere svolgendo le proprie attività.

      Qui sotto alcuni dei pesciolini finti , imitazioni molto veritiere, che vengono utilizzati per insidiare Trote di buone dimensioni, si tenga presente che questi pesci artificiali sono anche in grado di muoversi nell' acqua imitando il movimento del pesce vivo, ovvero guizzano e si muovono ondulando, cosa che può essere accentuata dal pescatore, sia muovendo la punta della canna lateralmente, sia variando la velocità di recupero con il mulinello. 

       

      Pesciolini_finti_esche_da_Trota.thumb.jpg.784389501a09c293d75c02a8defff4bc.jpg

       

      Quelli qui sopra in foto sono solo alcuni dei pesciolini ed esche artificiali che nei decenni ho utilizzato per la pesca, in torrente, e anche in lago, dove si potevano insidiare anche i cavedani, i Persici Trota, detti Boccaloni, e i Persici classici.

       

      Pesca con esche naturali

       

      La seconda forma di pesca alla trota si basa appunto sull’ utilizzo di esche vive, naturali, di cui i classici esempi sono il lombrico, la camola del miele o il gatoss, ed è la cosiddetta pesca alla tocca sul fondo, cioè attuata per mezzo di un finale di lenza composto, partendo dal tratto terminale del filo, da un amo con lombrico, camola del miele o altro insetto vivo, piombatura adeguata per permettere di lanciare ad una distanza di almeno 6-10 metri l’ esca e, non diffuso ma comodo, girella con moschettone che permette di attaccare e staccare facilmente la montatura così fatta dalla lenza principale, ovvero il filo che va alla canna e si avvolge nel mulinello.

      Il terminale citato, lungo solitamente dai 30 ai 45 centimetri, ha alcuni vantaggi rispetto al filo continuo, cioè senza l‘ interposizione del moschettone con girella, tra i quali il fatto che è molto veloce il cambio dello stesso, per esempio se si vuole montare un diverso finale di lenza con piombatura o amo differente, oppure se si impiglia e si strappa il filo sul fondo, cosa che in un torrente non è evento raro, di solito la rottura si ha sul nodo che aggancia il terminale al moschettone, preservando il resto della lenza, oppure per il cambio rapido da pesca ad esca viva a quella con artificiale, cioè da amo a cucchiaino o viceversa. C’ è però un aspetto negativo, ovvero  inserendo un elemento in più sulla lenza, ed un nodo ulteriore, si indebolisce la resistenza e l’ elasticità del filo, che può diventare cruciale se abboccasse un pesce importante, la trota attesa una vita intera.

      Nella pesca a tocca, il lancio dell’ esca si fa in corrente, sotto cascata, vicino a dove si pensa vi sia la tana e si lascia affondare il tutto senza recupero immediato, in modo che l’ esca si muova naturalmente seguendo la corrente, e il pesce possa vedere e saggiare il cibo attaccato all’ amo. Si mette poi in tensione il filo recuperando un poco di lenza con il mulinello, e si “sente” sul filo, fisicamente con la mano libera la presenza della trota che mangia, rappresentata tipicamente da colpetti più o meno energici che si propagano alla canna, poiché di solito il pesce mangia e contestualmente fa leggeri spostamenti del corpo, mantenendo la posizione in acque mosse, nuotando e compensando con piccoli movimenti laterali delle pinne. Qui sotto alcuni terminali già preparati, per non perdere tempo durante la battuta di pesca in torrente . . . 

       

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      La foto non rende molto, ma il concetto di fondo è che i finali hanno un' asola, si vede a destra, che si infila nella girelle e moschettone legata al nylon principale che entra nel mulinello, e che quindi si possono cambiare in funzione del peso che si usa, io di solito utilizzo due olivette abbastanza pesanti che permettono sia di lanciare agevolmente più lontano rimanendo nascosti, sia di far affondare subito in corrente l' esca. All' estremità di sinistra, dopo circa 30-40 centimetri di lenza, l' amo, in questo caso un amo corto per camole, scuro, per non riflettere la luce sotto il sole, e ritorto per ferrare meglio il pesce.

       

      Dal tipo di tocca che si avverte sulle dita della mano che stringe la lenza, un pescatore con esperienza capisce già di che mole è la Trota che sta assaggiando l’ esca, solitamente la trota piccola è vorace e molto disordinata nei colpetti e si muove molto nello spazio a sua disposizione, mentre la trota più matura mangia dando colpi secchi ma meno irruenti e spesso rimane in posizione immobile nel punto in cui ha abboccato, saggiando il cibo con molta calma prima di passare ad ingoiarlo.

      Durante la pesca alla tocca, c’ è la variante della Trota, di misura variabile che, presa in bocca l’ esca, punta decisa verso la sua tana, per abitudine o perché insidiata da rivali per il cibo, tana posta solitamente sotto una roccia, nei pressi della cascata, in un punto nascosto, dove si trova il suo rifugio abituale, per continuare a mangiare in sicurezza il cibo conquistato. A questo punto dell’ azione di pesca le cose possono ulteriormente complicarsi, perché una Trota in tana è sempre un’ incognita per il pescatore.

      In poche frazioni di secondo si deve decidere se lasciare che il pesce entri nel suo rifugio, affinché mangi con calma e si agganci quasi da solo all’ amo, o recuperare, dando il colpo di ferrata con la canna. Nella tana infatti gli spazi sono spesso angusti e il filo può incappare in punti taglienti delle rocce, per cui si rischia di tranciarlo, oppure si verificano situazioni in cui il pesce rimane saldamente bloccato nel suo rifugio, cosa che rende impossibile il tirarlo fuori dalla tana senza rischiare di strappare il filo o procurare dei danni al pesce stesso.

      Spesso conviene perciò ferrare quasi immediatamente, termine che indica il colpo con la canna a frusta all’ indietro subito dopo l’ abboccata del pesce e conseguente recupero del filo con il mulinello, per far si che l’ amo punga la trota e permetta al pescatore di trarla fuori dall’ acqua, anche se alte sono le probabilità che il pesce, non avendo ancora ingoiato il cibo e tenendolo nella parte anteriore della bocca, a filo di labbra, lo sputi e si liberi dall’ amo.

      Proprio perché l’ esca viene masticata e parzialmente ingerita dal pesce, questa tecnica di pesca è meno preservante per l’ integrità fisica della Trota, poiché l’ amo può ferire il pesce, rendendo più complessa la slamatura, o liberazione del pesce dall’ amo, senza il rischio di ledere qualche parte dell’ apparato boccale dello stesso. Risulta così che la tecnica con l’ esca viva, sia la meno adatta a fare una pesca sportiva di cattura e rilascio, perché più difficile risulta liberare il pesce dall’ amo e rimetterlo in acqua indenne. Proprio per limitare questi potenziali danni, di solito si tende ad utilizzare ami di generose dimensioni, in modo che le piccole trote non possano neppure ingoiarli, mentre le più grosse, con ami di grandi dimensioni, sono punte sul labbro e facilmente liberabili, seguendo alcune semplici precauzioni. Tra queste, bagnarsi bene le mani per non intaccare il film lipidico che ricopre la superficie del corpo del pesce, la trota infatti non ha scaglie, come molti altri pesci, la sua forma altamente idrodinamica si basa proprio sulla pelle nuda, che oppone minore resistenza al movimento in acqua, ed è però ricoperta da una mucillagine che protegge il pesce dagli attacchi di parassiti e di altri microorganismi, garantendo al contempo una buona aerodinamica corporea.

      Il pesce va maneggiato con attenzione e delicatezza, senza esercitare pressioni sul suo corpo, basta tenerlo immobilizzato per permettere di togliere l’ amo o l’ ancoretta dalle labbra, operazione in alcuni casi più complicata se l’ amo si è agganciato nel palato o se più di uno dei bracci dell’ ancoretta si sono conficcati nella bocca della trota. Una volta sganciata e libera, la trota va inserita in acqua, possibilmente muovendola delicatamente per permettere alle branchie di ossigenarsi nuovamente, tenendola per la coda, in acque correnti ma non eccessivamente veloci, in modo che riprenda conoscenza e sia lei a muoversi lasciando la mano del pescatore, che la regge. Tutti questi piccoli accorgimenti riescono a limitare al minimo la sofferenza e i disagi del pesce, che viene, per qualche secondo, tolto dal suo ambiente naturale e costretto ad andare un poco in debito di ossigeno, ma se si è attenti e rapidi, la trota ritorna nel suo ambiente liquido senza portarsi dietro nessuna menomazione o trauma, se non un’ esperienza che gli servirà per essere più guardinga e attenta, facendole guadagnare opportunità di sopravvivenza ad un ulteriore passaggio di un pescatore che tenterà di insidiarla.

       

      Differenza sostanziale tra le due tecniche, con artificiale e con esca viva, sono anche i tempi di reazione e le modalità di abboccata del pesce. Nel primo caso il cucchiaino transita velocemente nell’ acqua, per il recupero molto rapido della lenza fatto girando con continuità il mulinello, che aumenta ancora se si lancia in acque correnti e in rapida discesa a valle. Qui la trota ha pochi istanti per reagire, se si riesce a solleticarne la voracità e la curiosità spesso l’ attacco è immediato, addirittura con l’ artificiale in volo sopra lo specchio d’ acqua, e da qui inizia la sfida tra il pesce, che cerca di liberarsi dalla presa, e il pescatore che vuole spiaggiarlo fuor d’ acqua. La trota tenta di liberarsi dal cucchiaino dimenandosi in acqua, saltando fuori dalla superficie del torrente, dove il filo non è più sostenuto dal liquido e permette al pesce di sganciarsi più facilmente, ed anche, comportamento più tipico delle trote di una certa mole, venendo velocemente incontro al pescatore e quindi allentando la tensione della lenza e favorendo così la probabilità di sganciarsi dell’ ancoretta dalla bocca. Altra variabile nel recupero è data dalle posizioni spesso precarie in cui ci si trova a lottare con la trota, cioè in acque vorticose, in difficile equilibrio, nascosti dietro ad una roccia, oppure in posizione elevata rispetto all’ acqua e dovendo sollevare il pesce in aria, quindi senza sostegno del liquido, questo diventa immediatamente più pesante e in grado di divincolarsi in modo più disordinato.

      Nel caso di pesca con l’ esca viva, questa viene lanciata e fatta scendere verso il fondo, portata a spasso dalla corrente e mossa con piccoli recuperi dal pescatore, rimanendo più tempo a disposizione dei pesci ma è meno visibile di un oggetto in veloce movimento e luccicante, per cui risulta essere più una pesca di attesa e intercettazione del pesce che di sorpresa. Inoltre, una volta ghermito il boccone, il pesce assaggia e mastica il cibo, con tempi più lenti, spesso con cautela, tanto più la trota è grossa, e quindi bisogna attendere il giusto momento prima di ferrare, scelta spesso aleatoria e dettata dall’ esperienza e dalla sensazione che la trota mangi più o meno voracemente, pena il rischio di togliere letteralmente di bocca al pesce il ghiotto boccone.

      Buona parte delle abboccate, sia all’ esca finta che al vivo, vanno a vuoto, nel senso che il pesce sputa prima della ferrata, perché sente per esempio la punta dell’ amo pungerlo, oppure non aggancia il cucchiaino o si sgancia durante il recupero. Qualche volta beffa il pescatore anche se è stato spiaggiato, tale è la reattività, il saltare disordinato, il dimenarsi puntando per istinto sempre e immancabilmente tra l’ altro, in direzione dell’ acqua, unito al fatto di avere la superficie del corpo molto viscida che favorisce il nuoto, da lasciare di stucco il pescatore che è convinto di averla ormai in pugno. Non si contano le situazioni nelle quali mi è capitato di rimanere basito osservando il guizzo finale di una trota, considerata oramai catturata, che recupera il suo ambiente senza dare la possibilità di fare più nulla, lasciando con il rammarico di non essere stato più rapido, perché anche avventandosi sul pesce con le mani, pure in pochi centimetri d’ acqua la trota diventa inafferrabile e di nuovo padrona incontrastata della situazione, capace di dileguarsi in un attimo !.

      Esiste un altro approccio, molto tecnico, di pesca alla trota, è rappresentato dalla pesca a mosca, ovvero una pesca eseguita lanciando a notevole distanza, anche 12-15 metri, una lenza cosiddetta a coda di topo, che si proietta ed estende proprio per la sua conformazione e peso, alla punta della quale viene legata una moschina artificiale, costruita per imitare le piccole efemere ed altri insetti volanti, del peso di un paio di grammi. Il pescatore, eseguendo un movimento a frusta, con una canna e un mulinello speciali, distende muovendo la canna avanti ed indietro, la lenza fino a posarla sul pelo dell‘ acqua, dove attira le Trote che attaccano la riproduzione dell’ insetto che cela un amo.

      E’ una variante di pesca molto tecnica, ma richiede oltre ad un allenamento ed una pratica notevoli, anche il corretto spazio per poter muovere una lenza avanti ed indietro, in aria, senza che questa si impigli in rami, fronde o altro e per la morfologia dei torrenti che frequento è una tecnica di pesca che non è praticabile con successo. Oltre a quelle elencate, che sono le principali, esistono non solo altre tecniche e tipologie di pesca, legate anche alle caratteristiche differenti di torrenti, luoghi di pesca, ambienti, ma anche di quelle sopra citate vi sono innumerevoli varianti, spesso anche messe a punto da singoli pescatori, con modifiche delle esche artificiali, uso di galleggianti, utilizzo di canne molto lunghe e di attrezzature differenti da quanto io ho menzionato e delle quali, nello specifico delle mie esperienze, più avanti racconterò nel dettaglio di alcune di esse.  

      Le numerose varianti tecniche, frutto anche delle tradizioni locali, sono una prova ulteriore di uno sport molto variegato, che rappresenta una ricchezza sia per la passione in sé che per l’ importanza del tramandarsi di nozioni, metodi di pesca spesso profondamente differenti, comunque fonti di cultura, vitalità, diversificazione e diffusione di questo sport antico, o come vogliamo definirlo, passione, od anche hobby, che ci permette di passare del tempo immersi nella natura.

       

      Alla prossima puntata 

       

      saluti , Dario 

       



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