Contenuti In Evidenza

Contenuti In Evidenza da tutta la comunità, selezionati a mano da noi.

Dalla Tonnara a Stintino: incontri con flora e fauna in una splendida mattina di aprile...
Questa passeggiata slow, di poco più di una decina di km tra andata e ritorno, si può considerare un vero e proprio viaggio attraverso la meravigliosa macchia mediterranea che, in questi giorni, è tutta in fiore e unisce il suo fantastico profumo a quello del mare.
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*Misticanza. Soggetti sacri, religiosi e in odore d'incenso: foto 2015*
Si aprano i confessionali.
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  • 854 risposte

Buena Vista Social Club
Prendo spunto da quanto ho trovato su wikipedia, riguardo allo studio di registrazione dell'album (dove si parla di attrezzature restate invariate sin dagli anni 50) per chiedere se secondo voi, o meglio da quanto ne sappiate, la registrazione originale (il master)  venne eseguito in analogico o in digitale?
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  • 51 risposte

Amy Winehouse 23 luglio 2011 - 23 luglio 2018
Sfortunata, a mio avviso sottovalutata e misconosciuta, perlomeno da "noi", fu artista dotata di grande temperamento musicale, di feeling, di personalità, di senso del "palcoscenico".
Il giorno deve ancora morire.., siamo ancora in tempo per un ricordo. 🌹
Prevedibile ma non banale, resta uno dei suoi migliori cavalli di battaglia. Un mustang nero, libero e onirico...

 
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  • 31 risposte

Lucio Battisti Master Editions 8 LP
Da Amazon: http://amzn.to/2AgyFjc
Per la prima volta ascolterai Lucio Battisti come non lo hai mai ascoltato! Una raccolta con i più grandi successi in 8 Vinili 12" 33 giri rimasterizzati a 192KHZ dai nastri originali.
RischiOoo?
Sarà Vero? Sarà Ferguson, Sarà quel che Sarà...
La scimmia è qua sulla spalla, ma la paura di una sola con un remastering che fa ca****, mi frena.
Mah.... :-??
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  • 1.080 risposte

Segnalate i migliori dischi del 2018
A seguito dell'intervento della moderazione riapro il thread. Mi piacerebbe partecipassero più forumers possibile. Non c'è alcuna preclusione di genere.
Le segnalazioni secondo quanto concordato tra di noi e con il moderatore devono seguire lo schema qui sotto indicato:
Artista - Titolo del disco;
Genere;  
Sintetico commento sulla qualità artistica e sulla qualità audio;
Foto della copertina;
Un Link (da You Tube o altro). 
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  • 290 risposte

Patricia Kopatchinskaja - Take two
Ciao a tutti, grazie al thread sui "giovani" esecutori di musica classica ho scoperto questa violinista, mi piace molto, ma volevo segnalarvi questo cd perché questa è quella che io definisco musica "globale", esperienza di ascolto per me incredibile, pezzi meravigliosi, suonati divinamente e registrati altrettanto bene e con un'idea dietro che porta musiche di epoche molto lontane a creare un'affascinante affresco in cui perdersi.
Per me uno dei migliori dischi che abbia mai ascoltato. Travolgente.
Se riuscite, oltre ad ascoltarlo compratelo, ha un libretto molto bello che decisamente merita.
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  • 19 risposte

Nick Mason's Saurceful Of Secrets
Ciao a tutti voi,come da titolo nuovo gruppo per il drummer dei Pink

Da un primo e rapido ascolto sul tubo non male.
Cosa ne pensate?Opinioni e pensieri in liberta'.Ciao
Riccardo
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  • 9 risposte

Mahler... Bernstein, Walter, Mehta o...
Fra i diversi compositori di musica sinfonica, Mahler occupa un posto privilegiato nelle mie preferenze. In particolar modo la II sinfonia, mi trasmette delle emozioni che pochi altri brani riescono a eguagliare. Posseggo tre interpretazioni di questa sinfonia, una diretta da Walter, una da Bernstein ed una da Mehta. Premesso che le trovo splendide tutte (se gli ingredienti sono buoni, è difficile che il piatto sia cattivo) la mia personale preferenza, va' all'interpretazione di Bernstein, che dà un energia ai momenti forti ed una delicatezza agli adagio che non ritrovo così marcata con le altre direzioni.
Chiedo ora a voi quale ritenete, sia il miglior interprete della musica sinfonica mahleriana ed eventuali edizioni che "non possono mancare" nella discoteca di un appassionato.
Ringrazio tutti coloro che vorranno fornire il loro contributo.
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  • 120 risposte

Superquark Musica
Ieri sera, in orario notturno come al solito quando si tratta di trasmissioni a sfondo culturale (ore 23,45 !), è andata in onda su RAI1 la prima puntata (di 5) del nuovo programma di divulgazione scientifico/musicale curato da Piero Angela dedicato alla scoperta della musica attraverso la conoscenza degli strumenti musicali e i loro virtuosi.
La puntata di ieri era dedicata al pianoforte (e suoi "simili") e io, da profano come sono in materia, l'ho trovata interessante e ben presentata dato che si avvaleva anche della presenza in studio di 2 esperti, uno per la classica e uno per il jazz, oltre che di interviste e filmati fatti negli anni passati a grandi interpreti del genere sempre da Piero Angela, che come molti di voi sapranno è anche un discreto pianista e conoscitore di musica.
L'appuntamento per le prossime serate è fissato al mercoledi (notte !), dopo la puntata di Superquark edizione standard che inizia alle 21,20.
Se volete rivedere la puntata che vi siete persi ieri, potete approfittare per 7 giorni di Rai Play reperibile al seguente indirizzo :
http://www.raiplay.it/video/2018/06/SuperQuark-Musica-fc0dd65b-d6df-4c7a-b17f-745885d6ecc0.html
Ciao
Stefano R.
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  • 22 risposte

Le copertine dei nostri amati vinili
Prendo spunto da un altro thread, per aprire questa nuova discussione. A volte le copertine o i libretti dei nostri vinili sono veramente belli, per le foto od i disegni illustrati. Succede anche con i CD ma purtroppo in formato "ridotto". Cito " a memoria" le copertine di alcuni vinili che mi piacciono molto, chiunque vuole allungare la lista, fà cosa gradita:
 
Thick as a brick - Jethro Tull (l'edizione con la copertina che si apre come un giornale)
Overnite sensation - Frank Zappa
The grand Wazoo - Frank Zappa (cito queste due ma di Zappa ce ne sono diverse)
Molly Hatchet - (quelle disegnate dal grande Frazetta)
Captain Fantastic - Elton John
Hoy Hoy - Little Feat (ma anche le altre sono belle)
Live in the city of light - Simple Minds
Live 1973 - Uriah Heep
City to city - Jerry Rafferty
Iron Maiden (specialmente le prime)
Animal magnetism - Scorpions (molto ambigua)
 
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  • 640 risposte

Il disco in vinile che state ascoltando ora!
Io Bob Dylan - The Times They Are a Changing MONO prima stampa inglese. Grandissimo album.
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  • 4.055 risposte

Ho appena ricevuto una sconvolgente notizia; mi ha appena telefonato la figlia mettendomi al corrente che Fabio (joe1949) è improvvisamente mancato; lei era in partenza per la località e molto sconvolta, e non mi ha saputo dire di più.
sono sconvolto e addolorato di dover dare questa notizia al Forum
Franco
PS non chiedetemi di più perché è tutto ciò che ho appreso.
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  • 545 risposte

Antonio Bazzini questo sconosciuto (almeno per me)
Ieri sera ho assistito a un bellissimo concerto per violino e pianoforte in occasione dei 200 anni dalla nascita di questo compositore e violinista bresciano .
Il concerto verteva sulle parafrasi tratte da temi d'opera di G.Pacini (Saffo),Bellini (La Straniera-Norma-Il Pirata ), Verdi (Attila).
Si tratta di pezzi caratterizzati da un'estrema difficoltà tecnica affrontati con grande disinvoltura dalla violinista di origine rumena Anca Vasile .
Purtroppo la discografia di questo compositore ancora poco conosciuto è molto scarna (un paio di CD al massimo ) però l'organizzatore della serata e di tutta questa rassegna di concerti denominata "Aldebaran Music Festival" giunta alla terza edizione , Domenico Clapasson , a sua volta pianista e compositore , mi ha confermato di essere impegnato nella trascrizione di diverse partiture manoscritte di Bazzini e fra non molto dovrebbe uscire una serie di CD da parte della Brilliant con cui è in trattative .
Mi sembrava giusto portare a conoscenza degli amici del Forum di queste notizie che fanno sempre bene alla musica e alla cultura in generale anche se sicuramente i più esperti   conoscevano già questo compositore .
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Internet Radio: quali le migliori?
Fresco Fresco di Streamer (Cambridge Audio 851n) sto cercando di raccapezzarmi tra le internet radio, ma sono un'infinità e navigo troppo a vista?
Vi va di fare un elenco sulle migliori radio, per qualità audio e programmi musicali?
Magari differenziando per genere, tipo:
- Classica
- Jazz
- Rock
- Indie Rock
vediamo cosa esce fuori
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  • 93 risposte

su amazon ci sono delle ristampe in vinile con questo dicitura come etichetta.
i prezzi sono mediamente attorno ai 15,00 euri e i titoli proposti molto interessanti.
qualcuno gli ha presi/ascoltati? sapete dirmi qualcosa di più?
grazie
ste
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  • 8 risposte

NAD C320 BEE
La sigla di questo prodotto sta per “C320 Bjorn Erik Edvardsen”: la versione migliorata del C320, già vincitore del premio Amplificatore dell’anno assegnato rivista inglese What Hi-Fi?, una macchina presente sul mercato dal 1998. 
Ma chi è NAD e chi è Bjorn Edvardsen? Per quelli fra noi che sono neofiti dell’Hi Fi o – beati loro - molto giovani ricorderemo che NAD (New Acoustic Dimension) è una pietra miliare britannica nella storia dell’Hi Fi.
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Migliori edizioni rock  su cd.
Quali sono le migliori edizioni nel genere progressiv tipo genesis, jethro tull, el&p, king Crimson, van der graaf generator. E, anche se non prog, aggiungiamo doors, Jefferson Airplane e grateful dead.
Sono bene accetti consigli su tutto il mondo della musica rock.
Apriamo un 3d sulle migliori edizioni del rock su cd?
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  • 48 risposte

I 70 anni di Brian Eno
Omaggio più che meritato a questo grande artista!  👏  👏 👏
http://www.lastampa.it/2018/05/15/spettacoli/compie-anni-brian-eno-lintellettuale-del-rock-DCcVGKu7acyAjfZCIEPseJ/pagina.html
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  • 27 risposte

La bellezza dei giradischi
Avevo già aperto un tema simile, nel vecchio "contesto".
Ma questo nuovo bellissimo forum si merita altro e di meglio, per cui mi piacerebbe dedicare questo tread proprio alla bellezza e al fascino di uno degli oggetti più fascinosi e conturbanti mai creati per la riproduzione musicale.
Tanto per cominciare, un nuovo prodotto di manifattura, proveniente dalla Polonia (uno dei paesi a più forte sviluppo nel settore high end) e dedicato alla poetica metafisica di Oscar Niemeyer, il progettista di Brasilia.
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  • 1.600 risposte

Stanza d'ascolto ideale
Come dovrebbe essere, secondo voi, la stanza ideale? Mi piacerebbe focalizzare la discussione, più che sulla metratura e sul trattamento, su questi tre aspetti:
Soffitto: altezza standard (2,70), più alto, spiovente, doppia altezza (come in presenza di zona soppalcata)
Forma della stanza: pareti parallele tra di loro o no? (la stanza cubica non è ovviamente nemmeno presa in considerazione)
Rapporto aureo della stanza: leggenda audiofila o, a parità di trattamento, da sempre e comunque risultati migliori?
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  • 111 risposte

Tu hai due mucche...

Storica ma sempre attuale.
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  • 103 risposte

Beatles in Vinile - Quale edizione
Come da titolo, vorrei prendere mano a mano tutti i dischi in studio dei Beatles. Al momento ho solo Sgt.Pepper's (non ho modo di verificare quale ristampa in questo momento), che per altro è molto rovinato quindi punterei a riprenderlo. 
Lasciando da parte le stampe originali, che temo mi farebbero spendere una fortuna, su quali ristampe posso andare per avere un prodotto di qualità?
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  • 38 risposte

Unison Research Unico
Tra le innumerevoli grandi e piccole realtà dell'audio italiano, Unison Research è una tra le più belle ed interessanti.
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Chopin piano e orchestra
Mi accorgo solo ora, in tarda età, di aver sempre discograficamente (non certo all'ascolto) trascurato i concerti per piano e orchestra di Chopin. Volendo acquistare almeno un'edizione di riferimento, mi piacerebbe confrontarmi con voi per la scelta. A mio gusto, e non avendoli ascoltati proprio tutti, il ballottaggio potrebbe essere tra il buon vecchio Arrau con Inbal, la Argerich (entrambi con Dutoit o solo il primo con Abbado), e Zimerman (la prima con Giulini o la più recente diretta da lui stesso). Grazie a chi avrà voglia di esprimere un parere...
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  • 10 risposte

  • I Blog di Melius Club

    1. - Sssh, la senti a questa? Questa, quando veniva 'nterra Brucculin', faceva piangere i meglio gangstèr a tanto di lacrime! Gilda Mignonette, la conosci?
      - No.
      - E che ci campi a fare?

      (dialogo dal film I Magliari, diretto da Francesco Rosi nel 1959)

      COPERTINA-Migranti-a-Ellis-Island-1892.j


      Nel film il jukebox suonava 'A cartulina 'e Napule, del 1927, musicata da Giuseppe De Luca su testo di Pasquale Buongiovanni, entrambi emigranti a New York, interprete è Gilda Mignonette.
      Era chiamata la Regina degli emigranti dalle colonie italo-americane, Gilda Mignonette nata nella Duchesca nel 1886, forse la prima music star della musica napoletana. Il suo successo fu lungo e travolgente, dall'Argentina agli Stati Uniti.
      Nel 1953 sentendo arrivare la fine, volle essere condotta a Napoli, chi nasce a Napule 'n ce vo' muri', si dice. Non ci riuscì, morì a ventiquattro ore da Napoli sulla transoceanica "Homeland", sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense, latitudine 37° 21' Nord e longitudine 4° 30' Est.
      E allora, immergiamoci nella New York del 1927 e godiamoci la grande Gilda. A presto e sempre senza nulla a pretendere.

       

    2. Scendo alla prossima

      Wurlitzer_01.thumb.jpg.78c0a14ff698d0569eb7134ea415676d.jpg

      dopo il primo blog sugli organi da strada Olandesi, , mi sembra naturale proseguire la strada della musica riprodotta “in altra maniera”.
      Organi da strada… carini, vero? 
      E i JukeBox? Sicuramente un oggetto che molti di noi conoscono.
      Tre le marche fondamentali:
      Wurlitzer, Seeburg,  Rock-Ola
      E mica parliamo di “macchinette” eh…! La diffusione di queste macchine era, dal 1930 al 1960, molto vasta.
      Tanti locali pubblici, e non di certo solamente negli USA, ne avevano uno.
      Pensate che nel solo anno 1936 la Wurlitzer  riuscì a vendere più di 40.000 jukebox…
      Era stata la ditta Ami a produrre il primo vero fonografo a moneta che fu messo sul mercato nel lontano 1927.  Questa azienda aveva un certo nome come produttore di pianoforti automatici…

      Non riuscì a diventare marchio leader negli States. Cosa che però, gli riuscì in Europa.
      Nel 1933 (quindi 3 anni dopo la AMI) la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio, col quale si poteva selezionare uno dei dischi inserito in questo “mobile” (che, inizialmente, era fatto di legno).


      Quella di poter selezionare il brano che si voleva ascoltare si rivelò subito una scelta vincente.
      In pochi anni anche Seeburg  e Rock-Ola riuscirono ad affermarsi sul mercato. 
      Il mobile di questi apparecchi prodotti in quegli anni erano fatti di legno.
      I dodici (ma c’erano anche modelli con una selezione/offerta più piccola…) dischi erano, visto il periodo,  a 78 giri.  I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e “suonati”. 

      Fu la ditta Seeburg a sposare, prima di tutti, il “KITSCH”, tipo di design che ha reso famosi questi aggeggi. Non vi è dubbio alcuno che il grande successo di vendita fu anche per i vari mobili, cromature, colori, plastiche  illuminate. 
      Interessante sapere che questi JukeBox raramente venivano venduti ai locali, bar, ristoranti ecc. 
      Si preferiva venderli ai noleggiatori, che noleggiavano ai locali pubblici le ultime novità. Tempo un anno, e la macchina passava dai grandi locali ai bar più piccoli, poi nelle cittadine meno grandi, infine nei locali di campagna.

      Questi bar e ostelli erano l’ultimo anello della catena… quando arrivava un nuovo modello, con ancora più luci, colori, scelte e stranezze varie, il jukebox, spesso ancora perfettamente funzionante, veniva distrutto. 
      Consumismo, si chiama. Ne sappiamo qualcosa anche noi, adesso….. 😁
      Comunque sia… fu nel 1940 che ebbe inizio la produzione di Jukebox  ad arco. Erano sempre stati squadrati, prima. Fu una grande idea, tant’è che i dieci anni successivi i jukebox prodotti avevano tutti, più meno, la stessa forma. 
      Non sarebbe completamente giusto però, scrivere “10 anni successivi”, perché negli anni della seconda guerra mondiale i vari Seeburg, Wurlitzer, Ami e Rock-Ola furono, più o meno, costretti a convertire i macchinari di produzione alla fabbricazione di materiale bellico.
      Così fu che  molti vecchi JukeBox che prima della guerra venivano distrutti perché “non più di moda”, durante la guerra venivano dismessi in grandi magazzini. Così si potevano recuperare dei pezzi di ricambio; 



      Un pezzo unico, una meccanica unica, fu la svolta che fece di Wurlitzer il marchio leader. Cambiava la carrozzeria, ma la meccanica restava pressoché uguale.
      In pratica… si teneva il mobile originale, ma si cambiavano il design e le dimensioni esterne….. 
      I costi diminuirono e….così i locali più modaioli e lussuosi ebbero sempre dei jukebox nuovi, che però… erano sempre gli stessi,  a livello tecnico;  cambiava solo il mobile esterno nella sua veste estetica!
      Dopo la guerra 1939/1945, l’entusiasmo per i JukeBox cresceva in tal modo che era davvero difficile trovare un locale pubblico che non ne avesse uno.  

      Non si dipendeva più solo dai brani musicali proposte dalle radio, o, per i più fortunati, da qualche disco che si poteva avere in casa… coi vari Seeburg, Rock-Ola, Ami e Wurlitzer (e altri nomi…) se volevi ascoltare il brano preferito era sufficiente inserire una monetina e… l’ascolto era fatto  😜
      Ovviamente era anche un bel mercato per l’industria discografica… (a propò… qualcuno si ricorda del “FestivalBar” che si faceva, una volta all’anno, nell’Arena di Verona? La classifica finale si basava sulle selezioni effettuate da chi inseriva 100 lire <200 ?>  Chi si ricorda più, sic!)… 
      Io, nel mio piccolo, ho sempre dubitato che fosse un conteggio vero e non pilotato, ma questo è un altro discorso… 🙄


      IL nome JUKE BOX non si sa di preciso da dove venga… esistono più teorie, probabilmente tutte vere… Fatto sta che avere la possibilità di avere un mobile che riproduceva musica, e magari pure quella più popolare, non fu molto ben vista dai musicisti.
      Del resto… i musicisti suonavano per guadagnarsi da vivere, stavano sul palco, anche se improvvisato, nei bar, e suonavano… Vedersi sostituiti da una macchina “infernale come questa…. " significava dover cercare altri luoghi dove poter guadagnare suonando… oppure… erano costretti a cambiare lavoro o diventare musicista da strada…  (rubare il lavoro lo si può fare/interpretare in molti modi…..) .


       

      Dite la verità, qui, forse, siamo tutti audiofili… sì, ma anche un po’ nostalgici… (o no???)
      Chi di noi non avrebbe voglia, entrando in un bar, di inserire una moneta nella fessura, selezionare qualche brano e ascoltare quel suono di “poca fedeltà” ma molto fascino?
      Chissà… magari nel bar si trovano delle ragazze  e voi potreste invitarle a ballare…  roba d’altri tempi? be', sì… certo. Ma … a voi non piacerebbe averne uno, in casa? 
      Se vi interessa (e se avete lo spazio necessario…) cercate sul web… troverete molti JukeBox usati/garantiti/originali in vendita… non costano poco, OK, … ma… volete mettere?

      PS… avevo scritto queste righe più di un mese fa, per poi dimenticarmene (…) l’altro giorno sono andato al museo “Nicolis” di Villafranca Veronese, e lì ci sono esposti 4/5 jukebox originali, (e anche... udite udite, qualche organo da strada di cui parlavo tempo fa...) molto belli. 
      E … mi è venuto voglia di riaprire  queste righe…
       

      Vedo di inserire qualche foto, grazie per la lettura

       

      ami_01.thumb.jpg.242eae0815f5d2af4e40d4aef9f55a51.jpg 

      esistono delle belle letture sull'argomento, spesso hanno delle belle immagini.

      Molto di ciò che ho scritto l'ho preso da questo bellissimo libro. Ve lo consiglio... (contiene anche un CD di musiche del JukeBox_Time...)

      JukeBox_libro.thumb.jpg.1fdd7058255d24e4597158f627c449e9.jpg


       

    3. Ben ritrovati, ad un nuovo appuntamento con i torrenti, le Trote, e le avventure di pesca.

       

      In questa nuova conversazione, vorrei illustrare per sommi capi, anche a chi ne è completamente digiuno, come si sviluppa la pesca alla Trota, che di norma presuppone due principali tecniche di esecuzione, una la cosiddetta pesca con artificiale, l’ altra invece quella con esca viva.

       

      La prima, conosciuta soprattutto per l’ uso del cosiddetto cucchiaino, prevede l’ utilizzo di un’ esca finta, formata da una paletta di metallo, a forma appunto di cucchiaino, paletta che è libera di ruotare su un asse formato da una sottile anima di acciaio, che ad un estremo ha un anellino che permette di fissare il rotante al filo di nylon, e sull’ altro lato, alla fine dell’ anima in acciaio, si trova un’ asola che tiene in posizione una piccola ancoretta, cioè tre ami fissati insieme e sfalsati a 120 gradi in modo da rendere l’ arpioncino sempre attivo nei confronti del pesce da qualsiasi angolo la aggredisca. La foto che segue, credo sia più chiara di qualsiasi spiegazione.

       

      Esche_artificiali_pesca_Trota.thumb.jpg.6f0af6eadd4efe8a8b8ee99be716add2.jpg

       

      Come si vede qui sopra, i cucchiaini, così chiamati per la paletta che sembra un cucchiaio, sono i più utilizzati in torrenti, hanno forme, fogge, dimensioni variabili, come pure i colori e i disegni che compaiono sulla superficie del cucchiaino, alcuni li ho personalizzati io utilizzando i colori da modellismo, per fare delle diverse colorazioni o disegni che, ritenevo, potessero renderli più appetibili alle Trote, cosa che poi, statisticamente, non mi pare sia stata confermata . . . !!

       

      Pesca con artificiali 

       

      La tecnica di pesca con artificiale prevede il lancio del rotante, nella zona di interesse dello specchio d’ acqua, il suo recupero col mulinello a intervalli più o meno regolari, ma continuo, in modo che la paletta del cucchiaino in acqua giri a forma di vortice e attiri la curiosità e la voracità della trota, che inseguendo l’ esca finta e mordendola, rimanga agganciata  all’ ancoretta attaccata posteriormente.

      Sembra una tecnica crudele, invece è la forma di pesca meno aggressiva, preferita da chi non vuole trattenere il pesce, perché l’ abboccata così detta, ovvero l’ agganciarsi della trota all’ esca, è superficiale e solitamente, con molta attenzione, si può slamare, ovvero togliere l’ arpione dal labbro del pesce, senza provocare nessun danno fisico e produrre alcuna mutilazione.  

      E’ una tipologia di pesca molto pulita anche dal punto di vista del pescatore, che non maneggia esche vive, ovvero lombrichi, camole o altri animaletti, che comunque sporcano, deperiscono, e costringono a procurarseli per tempo, andando a raccoglierli o acquistandoli presso i negozi specializzati. Una variante consiste nell’ utilizzare artificiali con la forma di un pesce che, recuperando la lenza sotto la superficie, imitano il movimento natatorio di un pesciolino, e attirano così l’ attenzione della trota che vede sia una potenziale preda fonte di proteine nobili, che un intruso che invade il suo territorio, scatenando in questo modo la pronta reazione e l’ attacco, soprattutto di pesci di buona taglia. Molto valida in questo senso è l’ imitazione del pesce persico, che atavicamente scatena la reazione delle trote che lo vedono come un intruso nel proprio territorio di pertinenza, ovvero di caccia e di ambiente in cui vivere svolgendo le proprie attività.

      Qui sotto alcuni dei pesciolini finti , imitazioni molto veritiere, che vengono utilizzati per insidiare Trote di buone dimensioni, si tenga presente che questi pesci artificiali sono anche in grado di muoversi nell' acqua imitando il movimento del pesce vivo, ovvero guizzano e si muovono ondulando, cosa che può essere accentuata dal pescatore, sia muovendo la punta della canna lateralmente, sia variando la velocità di recupero con il mulinello. 

       

      Pesciolini_finti_esche_da_Trota.thumb.jpg.784389501a09c293d75c02a8defff4bc.jpg

       

      Quelli qui sopra in foto sono solo alcuni dei pesciolini ed esche artificiali che nei decenni ho utilizzato per la pesca, in torrente, e anche in lago, dove si potevano insidiare anche i cavedani, i Persici Trota, detti Boccaloni, e i Persici classici.

       

      Pesca con esche naturali

       

      La seconda forma di pesca alla trota si basa appunto sull’ utilizzo di esche vive, naturali, di cui i classici esempi sono il lombrico, la camola del miele o il gatoss, ed è la cosiddetta pesca alla tocca sul fondo, cioè attuata per mezzo di un finale di lenza composto, partendo dal tratto terminale del filo, da un amo con lombrico, camola del miele o altro insetto vivo, piombatura adeguata per permettere di lanciare ad una distanza di almeno 6-10 metri l’ esca e, non diffuso ma comodo, girella con moschettone che permette di attaccare e staccare facilmente la montatura così fatta dalla lenza principale, ovvero il filo che va alla canna e si avvolge nel mulinello.

      Il terminale citato, lungo solitamente dai 30 ai 45 centimetri, ha alcuni vantaggi rispetto al filo continuo, cioè senza l‘ interposizione del moschettone con girella, tra i quali il fatto che è molto veloce il cambio dello stesso, per esempio se si vuole montare un diverso finale di lenza con piombatura o amo differente, oppure se si impiglia e si strappa il filo sul fondo, cosa che in un torrente non è evento raro, di solito la rottura si ha sul nodo che aggancia il terminale al moschettone, preservando il resto della lenza, oppure per il cambio rapido da pesca ad esca viva a quella con artificiale, cioè da amo a cucchiaino o viceversa. C’ è però un aspetto negativo, ovvero  inserendo un elemento in più sulla lenza, ed un nodo ulteriore, si indebolisce la resistenza e l’ elasticità del filo, che può diventare cruciale se abboccasse un pesce importante, la trota attesa una vita intera.

      Nella pesca a tocca, il lancio dell’ esca si fa in corrente, sotto cascata, vicino a dove si pensa vi sia la tana e si lascia affondare il tutto senza recupero immediato, in modo che l’ esca si muova naturalmente seguendo la corrente, e il pesce possa vedere e saggiare il cibo attaccato all’ amo. Si mette poi in tensione il filo recuperando un poco di lenza con il mulinello, e si “sente” sul filo, fisicamente con la mano libera la presenza della trota che mangia, rappresentata tipicamente da colpetti più o meno energici che si propagano alla canna, poiché di solito il pesce mangia e contestualmente fa leggeri spostamenti del corpo, mantenendo la posizione in acque mosse, nuotando e compensando con piccoli movimenti laterali delle pinne. Qui sotto alcuni terminali già preparati, per non perdere tempo durante la battuta di pesca in torrente . . . 

       

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      La foto non rende molto, ma il concetto di fondo è che i finali hanno un' asola, si vede a destra, che si infila nella girelle e moschettone legata al nylon principale che entra nel mulinello, e che quindi si possono cambiare in funzione del peso che si usa, io di solito utilizzo due olivette abbastanza pesanti che permettono sia di lanciare agevolmente più lontano rimanendo nascosti, sia di far affondare subito in corrente l' esca. All' estremità di sinistra, dopo circa 30-40 centimetri di lenza, l' amo, in questo caso un amo corto per camole, scuro, per non riflettere la luce sotto il sole, e ritorto per ferrare meglio il pesce.

       

      Dal tipo di tocca che si avverte sulle dita della mano che stringe la lenza, un pescatore con esperienza capisce già di che mole è la Trota che sta assaggiando l’ esca, solitamente la trota piccola è vorace e molto disordinata nei colpetti e si muove molto nello spazio a sua disposizione, mentre la trota più matura mangia dando colpi secchi ma meno irruenti e spesso rimane in posizione immobile nel punto in cui ha abboccato, saggiando il cibo con molta calma prima di passare ad ingoiarlo.

      Durante la pesca alla tocca, c’ è la variante della Trota, di misura variabile che, presa in bocca l’ esca, punta decisa verso la sua tana, per abitudine o perché insidiata da rivali per il cibo, tana posta solitamente sotto una roccia, nei pressi della cascata, in un punto nascosto, dove si trova il suo rifugio abituale, per continuare a mangiare in sicurezza il cibo conquistato. A questo punto dell’ azione di pesca le cose possono ulteriormente complicarsi, perché una Trota in tana è sempre un’ incognita per il pescatore.

      In poche frazioni di secondo si deve decidere se lasciare che il pesce entri nel suo rifugio, affinché mangi con calma e si agganci quasi da solo all’ amo, o recuperare, dando il colpo di ferrata con la canna. Nella tana infatti gli spazi sono spesso angusti e il filo può incappare in punti taglienti delle rocce, per cui si rischia di tranciarlo, oppure si verificano situazioni in cui il pesce rimane saldamente bloccato nel suo rifugio, cosa che rende impossibile il tirarlo fuori dalla tana senza rischiare di strappare il filo o procurare dei danni al pesce stesso.

      Spesso conviene perciò ferrare quasi immediatamente, termine che indica il colpo con la canna a frusta all’ indietro subito dopo l’ abboccata del pesce e conseguente recupero del filo con il mulinello, per far si che l’ amo punga la trota e permetta al pescatore di trarla fuori dall’ acqua, anche se alte sono le probabilità che il pesce, non avendo ancora ingoiato il cibo e tenendolo nella parte anteriore della bocca, a filo di labbra, lo sputi e si liberi dall’ amo.

      Proprio perché l’ esca viene masticata e parzialmente ingerita dal pesce, questa tecnica di pesca è meno preservante per l’ integrità fisica della Trota, poiché l’ amo può ferire il pesce, rendendo più complessa la slamatura, o liberazione del pesce dall’ amo, senza il rischio di ledere qualche parte dell’ apparato boccale dello stesso. Risulta così che la tecnica con l’ esca viva, sia la meno adatta a fare una pesca sportiva di cattura e rilascio, perché più difficile risulta liberare il pesce dall’ amo e rimetterlo in acqua indenne. Proprio per limitare questi potenziali danni, di solito si tende ad utilizzare ami di generose dimensioni, in modo che le piccole trote non possano neppure ingoiarli, mentre le più grosse, con ami di grandi dimensioni, sono punte sul labbro e facilmente liberabili, seguendo alcune semplici precauzioni. Tra queste, bagnarsi bene le mani per non intaccare il film lipidico che ricopre la superficie del corpo del pesce, la trota infatti non ha scaglie, come molti altri pesci, la sua forma altamente idrodinamica si basa proprio sulla pelle nuda, che oppone minore resistenza al movimento in acqua, ed è però ricoperta da una mucillagine che protegge il pesce dagli attacchi di parassiti e di altri microorganismi, garantendo al contempo una buona aerodinamica corporea.

      Il pesce va maneggiato con attenzione e delicatezza, senza esercitare pressioni sul suo corpo, basta tenerlo immobilizzato per permettere di togliere l’ amo o l’ ancoretta dalle labbra, operazione in alcuni casi più complicata se l’ amo si è agganciato nel palato o se più di uno dei bracci dell’ ancoretta si sono conficcati nella bocca della trota. Una volta sganciata e libera, la trota va inserita in acqua, possibilmente muovendola delicatamente per permettere alle branchie di ossigenarsi nuovamente, tenendola per la coda, in acque correnti ma non eccessivamente veloci, in modo che riprenda conoscenza e sia lei a muoversi lasciando la mano del pescatore, che la regge. Tutti questi piccoli accorgimenti riescono a limitare al minimo la sofferenza e i disagi del pesce, che viene, per qualche secondo, tolto dal suo ambiente naturale e costretto ad andare un poco in debito di ossigeno, ma se si è attenti e rapidi, la trota ritorna nel suo ambiente liquido senza portarsi dietro nessuna menomazione o trauma, se non un’ esperienza che gli servirà per essere più guardinga e attenta, facendole guadagnare opportunità di sopravvivenza ad un ulteriore passaggio di un pescatore che tenterà di insidiarla.

       

      Differenza sostanziale tra le due tecniche, con artificiale e con esca viva, sono anche i tempi di reazione e le modalità di abboccata del pesce. Nel primo caso il cucchiaino transita velocemente nell’ acqua, per il recupero molto rapido della lenza fatto girando con continuità il mulinello, che aumenta ancora se si lancia in acque correnti e in rapida discesa a valle. Qui la trota ha pochi istanti per reagire, se si riesce a solleticarne la voracità e la curiosità spesso l’ attacco è immediato, addirittura con l’ artificiale in volo sopra lo specchio d’ acqua, e da qui inizia la sfida tra il pesce, che cerca di liberarsi dalla presa, e il pescatore che vuole spiaggiarlo fuor d’ acqua. La trota tenta di liberarsi dal cucchiaino dimenandosi in acqua, saltando fuori dalla superficie del torrente, dove il filo non è più sostenuto dal liquido e permette al pesce di sganciarsi più facilmente, ed anche, comportamento più tipico delle trote di una certa mole, venendo velocemente incontro al pescatore e quindi allentando la tensione della lenza e favorendo così la probabilità di sganciarsi dell’ ancoretta dalla bocca. Altra variabile nel recupero è data dalle posizioni spesso precarie in cui ci si trova a lottare con la trota, cioè in acque vorticose, in difficile equilibrio, nascosti dietro ad una roccia, oppure in posizione elevata rispetto all’ acqua e dovendo sollevare il pesce in aria, quindi senza sostegno del liquido, questo diventa immediatamente più pesante e in grado di divincolarsi in modo più disordinato.

      Nel caso di pesca con l’ esca viva, questa viene lanciata e fatta scendere verso il fondo, portata a spasso dalla corrente e mossa con piccoli recuperi dal pescatore, rimanendo più tempo a disposizione dei pesci ma è meno visibile di un oggetto in veloce movimento e luccicante, per cui risulta essere più una pesca di attesa e intercettazione del pesce che di sorpresa. Inoltre, una volta ghermito il boccone, il pesce assaggia e mastica il cibo, con tempi più lenti, spesso con cautela, tanto più la trota è grossa, e quindi bisogna attendere il giusto momento prima di ferrare, scelta spesso aleatoria e dettata dall’ esperienza e dalla sensazione che la trota mangi più o meno voracemente, pena il rischio di togliere letteralmente di bocca al pesce il ghiotto boccone.

      Buona parte delle abboccate, sia all’ esca finta che al vivo, vanno a vuoto, nel senso che il pesce sputa prima della ferrata, perché sente per esempio la punta dell’ amo pungerlo, oppure non aggancia il cucchiaino o si sgancia durante il recupero. Qualche volta beffa il pescatore anche se è stato spiaggiato, tale è la reattività, il saltare disordinato, il dimenarsi puntando per istinto sempre e immancabilmente tra l’ altro, in direzione dell’ acqua, unito al fatto di avere la superficie del corpo molto viscida che favorisce il nuoto, da lasciare di stucco il pescatore che è convinto di averla ormai in pugno. Non si contano le situazioni nelle quali mi è capitato di rimanere basito osservando il guizzo finale di una trota, considerata oramai catturata, che recupera il suo ambiente senza dare la possibilità di fare più nulla, lasciando con il rammarico di non essere stato più rapido, perché anche avventandosi sul pesce con le mani, pure in pochi centimetri d’ acqua la trota diventa inafferrabile e di nuovo padrona incontrastata della situazione, capace di dileguarsi in un attimo !.

      Esiste un altro approccio, molto tecnico, di pesca alla trota, è rappresentato dalla pesca a mosca, ovvero una pesca eseguita lanciando a notevole distanza, anche 12-15 metri, una lenza cosiddetta a coda di topo, che si proietta ed estende proprio per la sua conformazione e peso, alla punta della quale viene legata una moschina artificiale, costruita per imitare le piccole efemere ed altri insetti volanti, del peso di un paio di grammi. Il pescatore, eseguendo un movimento a frusta, con una canna e un mulinello speciali, distende muovendo la canna avanti ed indietro, la lenza fino a posarla sul pelo dell‘ acqua, dove attira le Trote che attaccano la riproduzione dell’ insetto che cela un amo.

      E’ una variante di pesca molto tecnica, ma richiede oltre ad un allenamento ed una pratica notevoli, anche il corretto spazio per poter muovere una lenza avanti ed indietro, in aria, senza che questa si impigli in rami, fronde o altro e per la morfologia dei torrenti che frequento è una tecnica di pesca che non è praticabile con successo. Oltre a quelle elencate, che sono le principali, esistono non solo altre tecniche e tipologie di pesca, legate anche alle caratteristiche differenti di torrenti, luoghi di pesca, ambienti, ma anche di quelle sopra citate vi sono innumerevoli varianti, spesso anche messe a punto da singoli pescatori, con modifiche delle esche artificiali, uso di galleggianti, utilizzo di canne molto lunghe e di attrezzature differenti da quanto io ho menzionato e delle quali, nello specifico delle mie esperienze, più avanti racconterò nel dettaglio di alcune di esse.  

      Le numerose varianti tecniche, frutto anche delle tradizioni locali, sono una prova ulteriore di uno sport molto variegato, che rappresenta una ricchezza sia per la passione in sé che per l’ importanza del tramandarsi di nozioni, metodi di pesca spesso profondamente differenti, comunque fonti di cultura, vitalità, diversificazione e diffusione di questo sport antico, o come vogliamo definirlo, passione, od anche hobby, che ci permette di passare del tempo immersi nella natura.

       

      Alla prossima puntata 

       

      saluti , Dario 

       



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