Contenuti In Evidenza

Contenuti In Evidenza da tutta la comunità, selezionati a mano da noi.

I miei inizi di pesca alla Trota in un torrente
Sono passati decenni da quando, piccolo appassionato di natura e animali, mi infilai in un torrente guardando con occhi curiosi e stupiti un luogo per me completamente sconosciuto, avventuroso, molto particolare.
  • 5

    Punti di reputazione

  • 15 risposte

Islanda: aiutatemi a organizzare un viaggio
Ciao...
voglio dedicare un paio di settimane per visitare Islanda.
Periodo fine luglio primi di agosto.
A parte il noto parco dei geyser, il circolo d'oro nei pressi di reykjavik, la regione della grande faglia,
cascata gullfoss e pulcinella di mare in costa e un po' di trecking e qualche piccolo giro a cavallo,
cosa vedere fuori dal classico tour d'agenzia.

Chiedo cortesemente soprattutto consigli per dove pernottare
senza dilapidare nel sonno i fondi a disposizione per la vacanza.
Tante Grazie .....Marco
 
  • 0

    Punti di reputazione

  • 33 risposte

Il migliore LIVE Rock/Pop in CD/LP
L'ho ascoltato proprio ieri sera in compagnia di @_subzero_ :

Per capacità di emozionare, coinvolgere e far provare le stesse sensazioni di quando sono stato ai sui concerti.
Qualità artistica 10 Qualità tecnica 10. Da avere e provare nel proprio sistema quando si vuole la pelle d'oca a tutti i costi.
E il vostro riferimento LIVE?
  • 0

    Punti di reputazione

  • 108 risposte

I vostri amati LP che non sono stati (ancora) pubblicati in formato CD
Comincio io , con Relativity Suite di Don Cherry
  • 0

    Punti di reputazione

  • 66 risposte

Perle nascoste
Il thread su Ben Watt che mi ha fatto conoscere quella perla poco conosciuta che è North Marine Drive (ordinato e ne sto ascoltando i brani tutta la mattina su youtube) mi ha fatto pensare a chissà quanti dischi di valore nel corso degli anni siano passati inosservati e ho pensato ad aprire questo thread che può contribuire a disvelare dischi nascosti dalla polvere ma che meritano di tornare alla luce.

Inizio io con un disco del 1998 recentemente ristampato conosciuto grazie a ondarock che dovrebbe interessare soprattutto gli appassionati del folk-pop psichedelico anni 60 (l'influenza dei Love per esempio è molto marcata) Michael Head & Strands - The Magical World Of Strands
  • 0

    Punti di reputazione

  • 653 risposte

Foto scattate nel 2015 - 2016 nel  "Pian Grande", un altopiano situato nel Parco Nazionale dei Sibillini, Centro Italia, in prossimità di Castelluccio di Norcia che a luglio è interessato dalla "fioritura" per circa due settimane all'anno.
È un fenomeno naturale effimero spettacolare in cui fiori selvatici di diversi colori invadono in tutto l'altopiano nelle zone dove è stata seminata la lenticchia. Prima appaiono i gialli (all'inizio si colora tutto di giallo, con i fiori di colza) poi vengono i papaveri ed infine i fiordalisi, blu.
La colorazione dei fiori dipende dall'anzianità della semina, per cui, in queste due settimane, poi accadere di assistere contemporaneamente a strisce di fiori gialli, rossi e blu.
  • 1

    Punti di reputazione

  • 25 risposte

Come fate a capire quando sostituire la puntina del giradischi?
Ciao a tutti,
Ho letto che alcune puntine possono durare 250 ore di utilizzo, altre anche 500. Voi come capite quando sostituirle? Lo capite “ad orecchio”, oppure avete un sistema per monitorare il numero di ore complessivo di riproduzione?
Giuseppe
  • 0

    Punti di reputazione

  • 29 risposte

Secondo Voi, i migliori Trio Jazz...
sono un amante del jazz, ed in particolare di trio jazz, con questo 3d volevo cercare di raggruppare delle segnalazioni di dischi che per voi sono eccellenti...
Le segnalazioni dovrebbero rispettare non solo il lato artistico, ma anche il lato tecnico della registrazione...
  • 0

    Punti di reputazione

  • 261 risposte

I "dogmi" dell'Acustica. Le pareti vicine non vanno bene a priori?
Sbagliato! Molto dipende dalla direzionalità polare del diffusore... molto dipende dal coefficiente di assorbimento della parete... e pure dalla distanza ascolto.
Guardate qui... 2 diffusori diversi messi a "contatto" con le pareti laterali.
L'ITG e le prime riflessioni vanno tenute sotto controllo... ma è una leggenda metropolitana quella che punta il dito direttamente alla distanza.
Questo è il diagramma che propone gli effetti di inudibilità delle riflessioni... della zona di spazialità...e della zona di allargamento della sorgente (gigantismo)
...ora cercate di sovrapporre le rispettive ETC a questo diagramma... Il paradosso è che quella migliore corrisponde alla situazione in cui la distanza dalle pareti è MINORE... e senza alcun trattamento di assorbimento- (giusto perché il diffusore è più direttivo)
  • 0

    Punti di reputazione

  • 246 risposte

musica classica: da dove si inizia?
Buongiorno a tutti,
fra le molte lacune nella mia cultura musicale, la più evidente è quella nella musica classica.
Mi piacerebbe iniziare ad avvicinarmi al genere con ordine, magari a partire dai lavori meno impegnativi per poi proseguire con quelli più tosti, senza disdegnare l’Opera.
Chiedo ai molti esperti del forum di consigliarmi una qualche scaletta di lavori su cui indirizzare i prossimi ascolti. Considerato che sono abbonato al servizio in streaming di Tidal, non dovrei avere eccessive difficoltà nel reperire specifiche opere particolarmente meritevoli per la qualità della direzione, della performance degli esecutori e, perché no, anche della registrazione.

Ringrazio in anticipo per i contributi.
Fabio
  • 0

    Punti di reputazione

  • 551 risposte

Le pubblicità più "hot" del settore hi-fi
Apriamo un thread sulle migliori pubblicità (brochure, pagine di riviste, spot) di apparecchiature hifi accostate al gentil sesso.
Io sono "giovane" , ma ricordo che negli anni passati le riviste di settore ogni tanto si concedevano qualche...licenza...
p.s.: (se ho sbagliato sezione i mod. spostino pure in quella più pertinente)
  • 0

    Punti di reputazione

  • 732 risposte

Kawah Ijen Miners - Reportage
Kawah Ijen Miners
 
Nel cuore del vulcano Kawah Ijen, dalla terra emergono ad alte pressioni e temperature molto elevate grandi quantità di esalazioni di zolfo.
A contatto dell’aria ed incendiato dalla lava lo zolfo brucia, formando fiamme azzurre alte fino a 4 metri, e lo zolfo liquido blu, cola lungo la montagna per poi solidificarsi. 
Per 14 euro al giorno, i minatori raccolgono zolfo "l’oro diavolo" con scarsa protezione respirando gas altamente tossici, per poi trasportarlo nella ripida salita fuori dal cratere, fino a 90 kili per volta.  
  • 0

    Punti di reputazione

  • 32 risposte

Il Thread dei Giradischi
Salute a tutti, vintagisti e non: in questi ultimi anni il piatto giradischi e il suo software, i dischi neri in vinile, stanno conoscendo una nuova gioventù!
Troppo semplice sarebbe farne una questione di filosofia spicciola del tipo "Il cd è troppo perfettino, il digitale è troppo silenzioso oppure che la mancata gestualità nel riporre e manutenere macchine e vinili ne siano la causa".
In realtà essa va cercata sulla creatività che l' utente di queste macchine può esprimere nell' abbinamento braccio/fonorivelatore/preampli fono, sugli "upgrading" creativi che si possono eseguire sulle basi, i cosidetti "plinti" per dirlo in Italiano, sull' abbinamento, nei casi più specifici, dei bracci alle basi, delle basi ai piedini e così via.
Sia quel che sia, ormai nell' impianto di ogni audiofilo che si rispetti, accanto a un buon lettore cd a 1, 2 o tre telai, farà bella mostra di se un girapadelle più o meno importante, più o meno "esoterico" e più o meno vintage!
Bene, inizio le danze linkando uno dei siti italiani sul tema, tra i più interessanti e precisamente quello di Magnaghi, con esperienza cinquantennale tra Lesa e Panta
http://digilander.libero.it/Magnaghi/Magnaghi turntable/Capitolo 11.htm
E ora spero vi scateniate su: esperienze, marche, modelli, qualità, difetti delle macchine che ganno girare i disconi neri!
Ammessi tutti i modelli, tutte le marche e nazionalità, e benvenuti gli oggetti più rari e più particolari!
Ovviamente sarebbe molto gradita la partecipazione di @Stefano Pasini compatibilmente con i suoi impegni professionali!
SCATENATE L' INFERNO!! (cit. Guido Meda)
Ovviamente graditissimi sono gli auto-costruiti, con foto e spiegazioni! 
  • 1

    Punti di reputazione

  • 143 risposte

Louisiana Bayou - Reportage
Louisiana Wetlands are a giant tangle of canals, swamps and forests of palm and cypress trees that extend around and beyond the great Mississippi estuary, often unhealthy, populated by numerous snake birds, alligators and poisonous spiders. In autumn the great cypress trees are colored and this apparently hostile environment shows all its beauty. Pictures taken in the Atchafalaya Basin in Louisiana, near Plaquiemine, Lake Fausse and Lake Martin.
 
  • 5

    Punti di reputazione

  • 33 risposte

Intervista a Bebo Moroni (incrociamo le dita)
Ci proviamo?
Dai che ci proviamo, se poi va buca, pazienza.
 
Intervista a Bebo Moroni.Di Alberto O. (in arte Otrebla)
 
 
Innanzitutto Signor Moroni, grazie per avermi concesso l’intervista. Iniziamo dunque:
 
Lei ha fratelli o sorelle? Se sì, possiedono impianti d’Alta Fedeltà?
 
Che tipo di studi ha fatto? Qual’era il suo rendimento a scuola? Ha dovuto ripetere qualche anno?
 
Nella sua famiglia c’era amore per la musica? Qualche parente musicista?
Pensa che la sua passione per l’Alta Fedeltà derivi, anche indirettamente, da qualche influsso famigliare?
 
A quale età ha cominciato ad interessarsi di hi-fi? Quali sono state le circostanze che l’hanno avvicinata a questo mondo?
 
Che idea si è fatto in merito all’amore per la musica degli appassionati d’Alta Fedeltà? E' sempre presente? Dovrebbe esserlo di più?
 
Lei è anche uno studioso ed un conoscitore d’arte. Se potesse tornare indietro, percorrerebbe con più decisione quella strada?
 
Sull’ultimo numero di Fedeltà del Suono abbiamo visto una piccola fotografia della sua signora.
La signora Moroni cosa pensa del suo lavoro?
 
Consiglierebbe a suo figlio d’intraprendere la professione di giornalista hi-fi?
 
Pensa che le sue idee politiche (lei è noto come uomo di sinistra) abbiano influito sul suo modo di svolgere l’attività di giornalista hi-fi, e se sì, in che modo?
 
In che cosa il settore dell’Alta Fedeltà si differenzia oggi rispetto agli anni in cui Lei ha iniziato a dare il suo contributo come giornalista?
 
Una domanda impertinente: lei ha lavorato per molti anni alla rivista Suono. Ad un certo punto l’ha lasciata. Se non sono troppo indiscreto, può indicarcene sommariamente i motivi?
 
Uscito dalla redazione di Suono, che cosa ha fatto nel periodo in cui non si è occupato più di Alta Fedeltà?
 
C’è un periodo della sua vita lavorativa, nel settore dell’Alta Fedeltà, che rimpiange con maggiore nostalgia?
 
E’ opinione diffusa quella che vuole le donne come completamente disinteressate alla riproduzione sonora di qualità. Ed effettivamente sono poche le donne audiofile. E’ ancora così? Quali potrebbero essere, secondo la sua opinione, i sistemi per ottenere un maggior interesse femminile verso l’hi-fi?
 
Quanta responsabilità hanno, se ne hanno, le riviste di settore, rispetto alla crisi attuale, crisi che pare riconosciuta un po’ da tutti? Quali sono secondo lei i difetti del settore, ed a chi o a cosa sono da ascrivere?
 
Trova che la rete telematica costituisca un ostacolo o un incentivo alla crescita del settore nel nostro Paese?
 
Ognuno di noi ha i suoi miti, quali sono i suoi?
 
A chi si sente di dover dire grazie, giunto a questa fase della sua esperienza professionale?
 
Può farci almeno un nome, tra coloro che oggi operano nel settore dell’Alta Fedeltà (giornalista, costruttore, distributore, veda lei…) verso il quale prova una sincera stima?
 
Grazie per l’intervista Direttore Moroni, ed auguri per il futuro.
 
 
Alberto O.
  • 0

    Punti di reputazione

  • 71 risposte

Crick: spiritosi o candidati troll? Delirio...
Salve, il crick di serie della mia Renault mi ha lasciato.
Premetto che non mi è mai piaciuto e con l'occasione vorrei cercarne uno migliore invece che andare dallo sfasciacarrozze.
Il vantaggio di quello vecchio era che non occupava spazio in quanto "dormiva" nel suo vano sotto il cofano. Era il classico pantografo.
Che ne dite di questo:
 

 
http://www.ebay.it/itm/CRIC-IDRAULICO-CARRELLATO-2-T-2000-KG-IN-VALIGIA-CRICK-/170597188066?pt=Ricambi_automobili&hash=item27b86281e2
Vorrei spendere il meno possibile visto l'uso, per fortuna, assolutamente saltuario. Non per questo cerco un giocattolo.
Che ne dite?
Francesco
  • 0

    Punti di reputazione

  • 262 risposte

Sondaggio: i migliori bracci (vintage ovviamente)
restando al periodo d'oro adeguato a questa sezione e mettendo un termine temporale (diciamo fino al 1983) così "pour parler" quali sono stati secondo voi i migliori bracci  non necessariamente i più costosi che avete avuto o desidarato  prodotti dalle aziende dell'epoca e perché?
  • 0

    Punti di reputazione

  • 94 risposte

Censimento analogico:  stadio phono
Una mia curiosità fra gli analogisti per chi possiede uno stadio phono "separato".
Che marca e modello avete?
  • 0

    Punti di reputazione

  • 1.119 risposte

Capolavori dell' arte contemporanea, i vostri preferiti
Comincio io con il mirabile Jeff Koons!
 

 
  • 0

    Punti di reputazione

  • 970 risposte

The forgotten. I diffusori acustici che abbiamo dimenticato.
Altec Challenger 30
  • 0

    Punti di reputazione

  • 349 risposte

Il cinema visto nelle sale
Vorrei riprendere qui la disussione sul cinema in sala vs cinema domestico nata nel topic di Blade Runner 2049
Mi ripeterò, riassumendo cose già scritte nelle varie discussioni in modo sparso, in modo più organico, e sarò un po' lungo, ma quelli che apprezzano i tempi lunghi di film come Blade Runner 2049, sono certo che comprenderanno anche la mia esigenza di dire al meglio le cose che ho da dire (il primo che scrive "pippone" o "supercazzola" è scemo! )
Il cinema è nato come "spettacolo" mirabolante, diventando presto la settima arte, della fruizione collettiva, della magia del "buio in sala" che scende piano piano come la sera, come quando ci addormentiamo; è il fascio di luce magico che fende l'oscurità e proietta sullo schermo bianco i nostri stessi sogni, le nostre aspettative, i nostri drammi, le nostre gioie, la risa, il pianto: il processo di identificazione.
Ci lamentiamo dei cinema odierni.., della maleducazione delle gente brutta, sporca e cattiva.., prendiamo questo come alibi per disdegnare la visione cinematografica sul grande schermo, ma una volta si sputava per terra, prima che mettessero i cartelli di divieto. Si fumava come turchi che le sale sembravano camere a gas, e non tutti i locali avevano il botolone che si apriva per farlo uscire quando si era sull'orlo dell'asfissia. Si entrava e si usciva in ogni momento della proiezione; bisognava alzarsi dalle scomode sedie di duro e rumoroso legno per far entrare o uscire dalla fila la gente che si alternava, che ti schiacciva e ti passava avanti. Si facevano spesso lunghe code per entrare e una volta entrati non di rado c'erano solo posti in piedi e ti vedevi tutto il film in piedi appoggiato alle pareti perimetrali, se trovavi posto.., se non eri così svelto da fiondarti sulle sedie che via via si liberavano prima di altri "concorrenti" più veloci di te.., era una vera e propria caccia alla sedia (uno dei mie ricordi più "avventurosi" di "cinema in piedi", quando diedi prova del mio amore superemo per il cinema, la prima per il pubblico de La Grande abbuffata del grande e purtroppo dimenticato Marco Ferreri, al Quirinetta, film geniale, immenso, ma non "facile" specialmente in quelle condizioni...) 
Spesso nella sala il pubblico dava spettacolo in pieno spettacolo cinematografico, per non parlare del fenomemo piuttosto diffuso (a Roma c'erano delle  sale "specializzate": Farnese, Nuovo Olimpia, Avorio, Aquila, Moderno o Medernetto, ecc, ecc...) frequentate da strani "adescatori" allupati che per poter stare tranquillo durante la visione era meglio che ti mettevi qualcosa di protettivo sulle parti basse... E va discorrendo... Certo, nei cinema di prima visione e dei quartieri bene le cose andavano un po' meglio, ma il meccanismo era quello...
 
segue...
 
 
  • 0

    Punti di reputazione

  • 66 risposte

Costruire un cavo hi-end: geometrie e materiali.
lavorando e studiando tutti questi mesi tra leggi di maxwell, the ultimate cable book, e tutti i brevetti che si trovano online, mi sono fatto la convinzione che il suono del cavo si gioca moltissimo sulla geometria che adottiamo.
Mi spiego meglio; il suono di un xlo, nordost, cardas, audioquest e si differenziato dal materiale, sezione, dielettrico ma secondo me molto la fa il tipo di geometria scelto dal costruttore.
Non a caso spesso i cavi autocostruiti malgrado l'utilizzo di ottimi materiali poi all'atto pratico non riescono a raggiungere determinate prestazioni.
Di seguito vi riporto tutte le varie geometrie per livello di difficolta' ma che sicuramente daranno soddisfazioni nettamente maggiori ai classici 2 o 3 fili twistati.
Spero che la cosa vi interessi perche' ci sta tanto da leggere e da discutere.
La geometria ha importanza (lo dico per gli scettici) perche' modifica i parametri elettrici del cavo e migliora o peggiora la reiezione ai disturbi.
Questi patent che adesso riporto erano in rete ma chiaramente per scovarli non e' stato cosi' facile.
 
Partiamo dal primo esempio
Una geometria a tre fili "braided" con coassiale di massa.
http://www.freepatentsonline.com/5831210.pdf
 
 
Questo tipo di geometria ma semplificata e' quella spesso consigliata su internet.
Si utilizzano due connettori in una camicia di teflon attorno ad un tubicino .
Successivamente il cavo viene isolato con uno strato di teflon e una schermatura esterna semibilanciata.
 
Nel caso invece piu' serio si utilizza un connettore centrale che funge da massa e con un AWG che sia Maggiore della somma dei 2 conduttori che fungono invece da polo caldo.
La scelta della sezione non deve essere eccessiva per evitare effetto pelle e direi 24-22 AWG.
Il coassiale che funge da massa potrebbe essere un 18 awg isolato con il teflon prima di utilizzare la geometria braided dei due conduttori.
I conduttori si incrociano sul coassiale sempre a 90 gradi e andranno a costituire il polo caldo.
Sempre una nastrata di teflon e una schermatura in semibilanciato (solo lato sorgente).
 
Prossima puntata Geometria Ray Kimber quella adottata sul HERO a quattro conduttori.
 
Sandro
 
Spero che quello che sto scrivendo lo trovate interessante perche' sono mesi che ci sto lavorando per tirare fuori una specie di manuale per fare un cavo di segnale che possa competere con i mostri sacri ad una frazione del prezzo.
Chiaramente poi posto tutte le misure che ho fatto....
 
 
 
Modificato da - saperusa il 11/04/2011 16:25:56
  • 0

    Punti di reputazione

  • 425 risposte

Bambole meccaniche perturbanti
Un tema affascinante, no? fin dai tempi del mago Sabbiolino di Hoffmann.
Forse Fellini è riuscito nella trasposizione filmica più inquietante e bella, nel suo Casanova.
http://it.youtube.com/watch?v=EotNv1Tsa_Q
Gianluca
  • 0

    Punti di reputazione

  • 42 risposte

Impianti e ambienti degli audiofili nel mondo
Perchè non postare qui le foto che ognuno di noi ha potuto vedere  in rete o ..personalmente  e che più lo hanno "colpito" ?....  vediamo un pò come ogni appassionato, cerca di "sistemare" il proprio impianto e/o il proprio ambiente dedicato ( e non) all'ascolto. Ovviamente ognuno può postare anche solo il suo ambiente....  ecco di seguito alcuni sistemi/ambienti che mi sono piaciuti e che ho salvato sul mio pc. 
  • 0

    Punti di reputazione

  • 344 risposte

Trattamento acustico: sì o no?
Come gia' si capisce dal titolo,
vi chiedo se mai qualcuno sia contrario al trattamento acustico di una sala d'ascolto.

Vorrei fare un trattamento nel mio salone ma non con i tube traps o pannelli di vario tipo o ancora con materiali che si discostino dall'arredamento usuale di una casa, ma direttamente con pareti e tetto trattati con cartongesso o altri materiali in modo da avere un trattamento che non si vede
(la mia compagna è architetto purtroppo, ma anche a me non piace pasticciare la casa con quei pannelli orrendi), il tutto ovviamente fatto da professionisti del settore e non da me.
Allora vi ripeto la domanda in sintesi:
un trattamento fatto bene a precindere comunque che siano tube traps/pannelli
o il tipo di intervento che voglio fare io, lo vedete sempre positivo o no? Grazie.
  • 0

    Punti di reputazione

  • 135 risposte

  • I Blog di Melius Club

    1. - Sssh, la senti a questa? Questa, quando veniva 'nterra Brucculin', faceva piangere i meglio gangstèr a tanto di lacrime! Gilda Mignonette, la conosci?
      - No.
      - E che ci campi a fare?

      (dialogo dal film I Magliari, diretto da Francesco Rosi nel 1959)

      COPERTINA-Migranti-a-Ellis-Island-1892.j


      Nel film il jukebox suonava 'A cartulina 'e Napule, del 1927, musicata da Giuseppe De Luca su testo di Pasquale Buongiovanni, entrambi emigranti a New York, interprete è Gilda Mignonette.
      Era chiamata la Regina degli emigranti dalle colonie italo-americane, Gilda Mignonette nata nella Duchesca nel 1886, forse la prima music star della musica napoletana. Il suo successo fu lungo e travolgente, dall'Argentina agli Stati Uniti.
      Nel 1953 sentendo arrivare la fine, volle essere condotta a Napoli, chi nasce a Napule 'n ce vo' muri', si dice. Non ci riuscì, morì a ventiquattro ore da Napoli sulla transoceanica "Homeland", sul certificato di morte vennero riportate le coordinate del punto in cui si spense, latitudine 37° 21' Nord e longitudine 4° 30' Est.
      E allora, immergiamoci nella New York del 1927 e godiamoci la grande Gilda. A presto e sempre senza nulla a pretendere.

       

    2. Scendo alla prossima

      Wurlitzer_01.thumb.jpg.78c0a14ff698d0569eb7134ea415676d.jpg

      dopo il primo blog sugli organi da strada Olandesi, , mi sembra naturale proseguire la strada della musica riprodotta “in altra maniera”.
      Organi da strada… carini, vero? 
      E i JukeBox? Sicuramente un oggetto che molti di noi conoscono.
      Tre le marche fondamentali:
      Wurlitzer, Seeburg,  Rock-Ola
      E mica parliamo di “macchinette” eh…! La diffusione di queste macchine era, dal 1930 al 1960, molto vasta.
      Tanti locali pubblici, e non di certo solamente negli USA, ne avevano uno.
      Pensate che nel solo anno 1936 la Wurlitzer  riuscì a vendere più di 40.000 jukebox…
      Era stata la ditta Ami a produrre il primo vero fonografo a moneta che fu messo sul mercato nel lontano 1927.  Questa azienda aveva un certo nome come produttore di pianoforti automatici…

      Non riuscì a diventare marchio leader negli States. Cosa che però, gli riuscì in Europa.
      Nel 1933 (quindi 3 anni dopo la AMI) la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio, col quale si poteva selezionare uno dei dischi inserito in questo “mobile” (che, inizialmente, era fatto di legno).


      Quella di poter selezionare il brano che si voleva ascoltare si rivelò subito una scelta vincente.
      In pochi anni anche Seeburg  e Rock-Ola riuscirono ad affermarsi sul mercato. 
      Il mobile di questi apparecchi prodotti in quegli anni erano fatti di legno.
      I dodici (ma c’erano anche modelli con una selezione/offerta più piccola…) dischi erano, visto il periodo,  a 78 giri.  I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e “suonati”. 

      Fu la ditta Seeburg a sposare, prima di tutti, il “KITSCH”, tipo di design che ha reso famosi questi aggeggi. Non vi è dubbio alcuno che il grande successo di vendita fu anche per i vari mobili, cromature, colori, plastiche  illuminate. 
      Interessante sapere che questi JukeBox raramente venivano venduti ai locali, bar, ristoranti ecc. 
      Si preferiva venderli ai noleggiatori, che noleggiavano ai locali pubblici le ultime novità. Tempo un anno, e la macchina passava dai grandi locali ai bar più piccoli, poi nelle cittadine meno grandi, infine nei locali di campagna.

      Questi bar e ostelli erano l’ultimo anello della catena… quando arrivava un nuovo modello, con ancora più luci, colori, scelte e stranezze varie, il jukebox, spesso ancora perfettamente funzionante, veniva distrutto. 
      Consumismo, si chiama. Ne sappiamo qualcosa anche noi, adesso….. 😁
      Comunque sia… fu nel 1940 che ebbe inizio la produzione di Jukebox  ad arco. Erano sempre stati squadrati, prima. Fu una grande idea, tant’è che i dieci anni successivi i jukebox prodotti avevano tutti, più meno, la stessa forma. 
      Non sarebbe completamente giusto però, scrivere “10 anni successivi”, perché negli anni della seconda guerra mondiale i vari Seeburg, Wurlitzer, Ami e Rock-Ola furono, più o meno, costretti a convertire i macchinari di produzione alla fabbricazione di materiale bellico.
      Così fu che  molti vecchi JukeBox che prima della guerra venivano distrutti perché “non più di moda”, durante la guerra venivano dismessi in grandi magazzini. Così si potevano recuperare dei pezzi di ricambio; 



      Un pezzo unico, una meccanica unica, fu la svolta che fece di Wurlitzer il marchio leader. Cambiava la carrozzeria, ma la meccanica restava pressoché uguale.
      In pratica… si teneva il mobile originale, ma si cambiavano il design e le dimensioni esterne….. 
      I costi diminuirono e….così i locali più modaioli e lussuosi ebbero sempre dei jukebox nuovi, che però… erano sempre gli stessi,  a livello tecnico;  cambiava solo il mobile esterno nella sua veste estetica!
      Dopo la guerra 1939/1945, l’entusiasmo per i JukeBox cresceva in tal modo che era davvero difficile trovare un locale pubblico che non ne avesse uno.  

      Non si dipendeva più solo dai brani musicali proposte dalle radio, o, per i più fortunati, da qualche disco che si poteva avere in casa… coi vari Seeburg, Rock-Ola, Ami e Wurlitzer (e altri nomi…) se volevi ascoltare il brano preferito era sufficiente inserire una monetina e… l’ascolto era fatto  😜
      Ovviamente era anche un bel mercato per l’industria discografica… (a propò… qualcuno si ricorda del “FestivalBar” che si faceva, una volta all’anno, nell’Arena di Verona? La classifica finale si basava sulle selezioni effettuate da chi inseriva 100 lire <200 ?>  Chi si ricorda più, sic!)… 
      Io, nel mio piccolo, ho sempre dubitato che fosse un conteggio vero e non pilotato, ma questo è un altro discorso… 🙄


      IL nome JUKE BOX non si sa di preciso da dove venga… esistono più teorie, probabilmente tutte vere… Fatto sta che avere la possibilità di avere un mobile che riproduceva musica, e magari pure quella più popolare, non fu molto ben vista dai musicisti.
      Del resto… i musicisti suonavano per guadagnarsi da vivere, stavano sul palco, anche se improvvisato, nei bar, e suonavano… Vedersi sostituiti da una macchina “infernale come questa…. " significava dover cercare altri luoghi dove poter guadagnare suonando… oppure… erano costretti a cambiare lavoro o diventare musicista da strada…  (rubare il lavoro lo si può fare/interpretare in molti modi…..) .


       

      Dite la verità, qui, forse, siamo tutti audiofili… sì, ma anche un po’ nostalgici… (o no???)
      Chi di noi non avrebbe voglia, entrando in un bar, di inserire una moneta nella fessura, selezionare qualche brano e ascoltare quel suono di “poca fedeltà” ma molto fascino?
      Chissà… magari nel bar si trovano delle ragazze  e voi potreste invitarle a ballare…  roba d’altri tempi? be', sì… certo. Ma … a voi non piacerebbe averne uno, in casa? 
      Se vi interessa (e se avete lo spazio necessario…) cercate sul web… troverete molti JukeBox usati/garantiti/originali in vendita… non costano poco, OK, … ma… volete mettere?

      PS… avevo scritto queste righe più di un mese fa, per poi dimenticarmene (…) l’altro giorno sono andato al museo “Nicolis” di Villafranca Veronese, e lì ci sono esposti 4/5 jukebox originali, (e anche... udite udite, qualche organo da strada di cui parlavo tempo fa...) molto belli. 
      E … mi è venuto voglia di riaprire  queste righe…
       

      Vedo di inserire qualche foto, grazie per la lettura

       

      ami_01.thumb.jpg.242eae0815f5d2af4e40d4aef9f55a51.jpg 

      esistono delle belle letture sull'argomento, spesso hanno delle belle immagini.

      Molto di ciò che ho scritto l'ho preso da questo bellissimo libro. Ve lo consiglio... (contiene anche un CD di musiche del JukeBox_Time...)

      JukeBox_libro.thumb.jpg.1fdd7058255d24e4597158f627c449e9.jpg


       

    3. Ben ritrovati, ad un nuovo appuntamento con i torrenti, le Trote, e le avventure di pesca.

       

      In questa nuova conversazione, vorrei illustrare per sommi capi, anche a chi ne è completamente digiuno, come si sviluppa la pesca alla Trota, che di norma presuppone due principali tecniche di esecuzione, una la cosiddetta pesca con artificiale, l’ altra invece quella con esca viva.

       

      La prima, conosciuta soprattutto per l’ uso del cosiddetto cucchiaino, prevede l’ utilizzo di un’ esca finta, formata da una paletta di metallo, a forma appunto di cucchiaino, paletta che è libera di ruotare su un asse formato da una sottile anima di acciaio, che ad un estremo ha un anellino che permette di fissare il rotante al filo di nylon, e sull’ altro lato, alla fine dell’ anima in acciaio, si trova un’ asola che tiene in posizione una piccola ancoretta, cioè tre ami fissati insieme e sfalsati a 120 gradi in modo da rendere l’ arpioncino sempre attivo nei confronti del pesce da qualsiasi angolo la aggredisca. La foto che segue, credo sia più chiara di qualsiasi spiegazione.

       

      Esche_artificiali_pesca_Trota.thumb.jpg.6f0af6eadd4efe8a8b8ee99be716add2.jpg

       

      Come si vede qui sopra, i cucchiaini, così chiamati per la paletta che sembra un cucchiaio, sono i più utilizzati in torrenti, hanno forme, fogge, dimensioni variabili, come pure i colori e i disegni che compaiono sulla superficie del cucchiaino, alcuni li ho personalizzati io utilizzando i colori da modellismo, per fare delle diverse colorazioni o disegni che, ritenevo, potessero renderli più appetibili alle Trote, cosa che poi, statisticamente, non mi pare sia stata confermata . . . !!

       

      Pesca con artificiali 

       

      La tecnica di pesca con artificiale prevede il lancio del rotante, nella zona di interesse dello specchio d’ acqua, il suo recupero col mulinello a intervalli più o meno regolari, ma continuo, in modo che la paletta del cucchiaino in acqua giri a forma di vortice e attiri la curiosità e la voracità della trota, che inseguendo l’ esca finta e mordendola, rimanga agganciata  all’ ancoretta attaccata posteriormente.

      Sembra una tecnica crudele, invece è la forma di pesca meno aggressiva, preferita da chi non vuole trattenere il pesce, perché l’ abboccata così detta, ovvero l’ agganciarsi della trota all’ esca, è superficiale e solitamente, con molta attenzione, si può slamare, ovvero togliere l’ arpione dal labbro del pesce, senza provocare nessun danno fisico e produrre alcuna mutilazione.  

      E’ una tipologia di pesca molto pulita anche dal punto di vista del pescatore, che non maneggia esche vive, ovvero lombrichi, camole o altri animaletti, che comunque sporcano, deperiscono, e costringono a procurarseli per tempo, andando a raccoglierli o acquistandoli presso i negozi specializzati. Una variante consiste nell’ utilizzare artificiali con la forma di un pesce che, recuperando la lenza sotto la superficie, imitano il movimento natatorio di un pesciolino, e attirano così l’ attenzione della trota che vede sia una potenziale preda fonte di proteine nobili, che un intruso che invade il suo territorio, scatenando in questo modo la pronta reazione e l’ attacco, soprattutto di pesci di buona taglia. Molto valida in questo senso è l’ imitazione del pesce persico, che atavicamente scatena la reazione delle trote che lo vedono come un intruso nel proprio territorio di pertinenza, ovvero di caccia e di ambiente in cui vivere svolgendo le proprie attività.

      Qui sotto alcuni dei pesciolini finti , imitazioni molto veritiere, che vengono utilizzati per insidiare Trote di buone dimensioni, si tenga presente che questi pesci artificiali sono anche in grado di muoversi nell' acqua imitando il movimento del pesce vivo, ovvero guizzano e si muovono ondulando, cosa che può essere accentuata dal pescatore, sia muovendo la punta della canna lateralmente, sia variando la velocità di recupero con il mulinello. 

       

      Pesciolini_finti_esche_da_Trota.thumb.jpg.784389501a09c293d75c02a8defff4bc.jpg

       

      Quelli qui sopra in foto sono solo alcuni dei pesciolini ed esche artificiali che nei decenni ho utilizzato per la pesca, in torrente, e anche in lago, dove si potevano insidiare anche i cavedani, i Persici Trota, detti Boccaloni, e i Persici classici.

       

      Pesca con esche naturali

       

      La seconda forma di pesca alla trota si basa appunto sull’ utilizzo di esche vive, naturali, di cui i classici esempi sono il lombrico, la camola del miele o il gatoss, ed è la cosiddetta pesca alla tocca sul fondo, cioè attuata per mezzo di un finale di lenza composto, partendo dal tratto terminale del filo, da un amo con lombrico, camola del miele o altro insetto vivo, piombatura adeguata per permettere di lanciare ad una distanza di almeno 6-10 metri l’ esca e, non diffuso ma comodo, girella con moschettone che permette di attaccare e staccare facilmente la montatura così fatta dalla lenza principale, ovvero il filo che va alla canna e si avvolge nel mulinello.

      Il terminale citato, lungo solitamente dai 30 ai 45 centimetri, ha alcuni vantaggi rispetto al filo continuo, cioè senza l‘ interposizione del moschettone con girella, tra i quali il fatto che è molto veloce il cambio dello stesso, per esempio se si vuole montare un diverso finale di lenza con piombatura o amo differente, oppure se si impiglia e si strappa il filo sul fondo, cosa che in un torrente non è evento raro, di solito la rottura si ha sul nodo che aggancia il terminale al moschettone, preservando il resto della lenza, oppure per il cambio rapido da pesca ad esca viva a quella con artificiale, cioè da amo a cucchiaino o viceversa. C’ è però un aspetto negativo, ovvero  inserendo un elemento in più sulla lenza, ed un nodo ulteriore, si indebolisce la resistenza e l’ elasticità del filo, che può diventare cruciale se abboccasse un pesce importante, la trota attesa una vita intera.

      Nella pesca a tocca, il lancio dell’ esca si fa in corrente, sotto cascata, vicino a dove si pensa vi sia la tana e si lascia affondare il tutto senza recupero immediato, in modo che l’ esca si muova naturalmente seguendo la corrente, e il pesce possa vedere e saggiare il cibo attaccato all’ amo. Si mette poi in tensione il filo recuperando un poco di lenza con il mulinello, e si “sente” sul filo, fisicamente con la mano libera la presenza della trota che mangia, rappresentata tipicamente da colpetti più o meno energici che si propagano alla canna, poiché di solito il pesce mangia e contestualmente fa leggeri spostamenti del corpo, mantenendo la posizione in acque mosse, nuotando e compensando con piccoli movimenti laterali delle pinne. Qui sotto alcuni terminali già preparati, per non perdere tempo durante la battuta di pesca in torrente . . . 

       

      Finali_per_esca_viva_pesca_Trota.thumb.jpg.ef4f6bc07097b0432e8211ad38f1824f.jpg

       

      La foto non rende molto, ma il concetto di fondo è che i finali hanno un' asola, si vede a destra, che si infila nella girelle e moschettone legata al nylon principale che entra nel mulinello, e che quindi si possono cambiare in funzione del peso che si usa, io di solito utilizzo due olivette abbastanza pesanti che permettono sia di lanciare agevolmente più lontano rimanendo nascosti, sia di far affondare subito in corrente l' esca. All' estremità di sinistra, dopo circa 30-40 centimetri di lenza, l' amo, in questo caso un amo corto per camole, scuro, per non riflettere la luce sotto il sole, e ritorto per ferrare meglio il pesce.

       

      Dal tipo di tocca che si avverte sulle dita della mano che stringe la lenza, un pescatore con esperienza capisce già di che mole è la Trota che sta assaggiando l’ esca, solitamente la trota piccola è vorace e molto disordinata nei colpetti e si muove molto nello spazio a sua disposizione, mentre la trota più matura mangia dando colpi secchi ma meno irruenti e spesso rimane in posizione immobile nel punto in cui ha abboccato, saggiando il cibo con molta calma prima di passare ad ingoiarlo.

      Durante la pesca alla tocca, c’ è la variante della Trota, di misura variabile che, presa in bocca l’ esca, punta decisa verso la sua tana, per abitudine o perché insidiata da rivali per il cibo, tana posta solitamente sotto una roccia, nei pressi della cascata, in un punto nascosto, dove si trova il suo rifugio abituale, per continuare a mangiare in sicurezza il cibo conquistato. A questo punto dell’ azione di pesca le cose possono ulteriormente complicarsi, perché una Trota in tana è sempre un’ incognita per il pescatore.

      In poche frazioni di secondo si deve decidere se lasciare che il pesce entri nel suo rifugio, affinché mangi con calma e si agganci quasi da solo all’ amo, o recuperare, dando il colpo di ferrata con la canna. Nella tana infatti gli spazi sono spesso angusti e il filo può incappare in punti taglienti delle rocce, per cui si rischia di tranciarlo, oppure si verificano situazioni in cui il pesce rimane saldamente bloccato nel suo rifugio, cosa che rende impossibile il tirarlo fuori dalla tana senza rischiare di strappare il filo o procurare dei danni al pesce stesso.

      Spesso conviene perciò ferrare quasi immediatamente, termine che indica il colpo con la canna a frusta all’ indietro subito dopo l’ abboccata del pesce e conseguente recupero del filo con il mulinello, per far si che l’ amo punga la trota e permetta al pescatore di trarla fuori dall’ acqua, anche se alte sono le probabilità che il pesce, non avendo ancora ingoiato il cibo e tenendolo nella parte anteriore della bocca, a filo di labbra, lo sputi e si liberi dall’ amo.

      Proprio perché l’ esca viene masticata e parzialmente ingerita dal pesce, questa tecnica di pesca è meno preservante per l’ integrità fisica della Trota, poiché l’ amo può ferire il pesce, rendendo più complessa la slamatura, o liberazione del pesce dall’ amo, senza il rischio di ledere qualche parte dell’ apparato boccale dello stesso. Risulta così che la tecnica con l’ esca viva, sia la meno adatta a fare una pesca sportiva di cattura e rilascio, perché più difficile risulta liberare il pesce dall’ amo e rimetterlo in acqua indenne. Proprio per limitare questi potenziali danni, di solito si tende ad utilizzare ami di generose dimensioni, in modo che le piccole trote non possano neppure ingoiarli, mentre le più grosse, con ami di grandi dimensioni, sono punte sul labbro e facilmente liberabili, seguendo alcune semplici precauzioni. Tra queste, bagnarsi bene le mani per non intaccare il film lipidico che ricopre la superficie del corpo del pesce, la trota infatti non ha scaglie, come molti altri pesci, la sua forma altamente idrodinamica si basa proprio sulla pelle nuda, che oppone minore resistenza al movimento in acqua, ed è però ricoperta da una mucillagine che protegge il pesce dagli attacchi di parassiti e di altri microorganismi, garantendo al contempo una buona aerodinamica corporea.

      Il pesce va maneggiato con attenzione e delicatezza, senza esercitare pressioni sul suo corpo, basta tenerlo immobilizzato per permettere di togliere l’ amo o l’ ancoretta dalle labbra, operazione in alcuni casi più complicata se l’ amo si è agganciato nel palato o se più di uno dei bracci dell’ ancoretta si sono conficcati nella bocca della trota. Una volta sganciata e libera, la trota va inserita in acqua, possibilmente muovendola delicatamente per permettere alle branchie di ossigenarsi nuovamente, tenendola per la coda, in acque correnti ma non eccessivamente veloci, in modo che riprenda conoscenza e sia lei a muoversi lasciando la mano del pescatore, che la regge. Tutti questi piccoli accorgimenti riescono a limitare al minimo la sofferenza e i disagi del pesce, che viene, per qualche secondo, tolto dal suo ambiente naturale e costretto ad andare un poco in debito di ossigeno, ma se si è attenti e rapidi, la trota ritorna nel suo ambiente liquido senza portarsi dietro nessuna menomazione o trauma, se non un’ esperienza che gli servirà per essere più guardinga e attenta, facendole guadagnare opportunità di sopravvivenza ad un ulteriore passaggio di un pescatore che tenterà di insidiarla.

       

      Differenza sostanziale tra le due tecniche, con artificiale e con esca viva, sono anche i tempi di reazione e le modalità di abboccata del pesce. Nel primo caso il cucchiaino transita velocemente nell’ acqua, per il recupero molto rapido della lenza fatto girando con continuità il mulinello, che aumenta ancora se si lancia in acque correnti e in rapida discesa a valle. Qui la trota ha pochi istanti per reagire, se si riesce a solleticarne la voracità e la curiosità spesso l’ attacco è immediato, addirittura con l’ artificiale in volo sopra lo specchio d’ acqua, e da qui inizia la sfida tra il pesce, che cerca di liberarsi dalla presa, e il pescatore che vuole spiaggiarlo fuor d’ acqua. La trota tenta di liberarsi dal cucchiaino dimenandosi in acqua, saltando fuori dalla superficie del torrente, dove il filo non è più sostenuto dal liquido e permette al pesce di sganciarsi più facilmente, ed anche, comportamento più tipico delle trote di una certa mole, venendo velocemente incontro al pescatore e quindi allentando la tensione della lenza e favorendo così la probabilità di sganciarsi dell’ ancoretta dalla bocca. Altra variabile nel recupero è data dalle posizioni spesso precarie in cui ci si trova a lottare con la trota, cioè in acque vorticose, in difficile equilibrio, nascosti dietro ad una roccia, oppure in posizione elevata rispetto all’ acqua e dovendo sollevare il pesce in aria, quindi senza sostegno del liquido, questo diventa immediatamente più pesante e in grado di divincolarsi in modo più disordinato.

      Nel caso di pesca con l’ esca viva, questa viene lanciata e fatta scendere verso il fondo, portata a spasso dalla corrente e mossa con piccoli recuperi dal pescatore, rimanendo più tempo a disposizione dei pesci ma è meno visibile di un oggetto in veloce movimento e luccicante, per cui risulta essere più una pesca di attesa e intercettazione del pesce che di sorpresa. Inoltre, una volta ghermito il boccone, il pesce assaggia e mastica il cibo, con tempi più lenti, spesso con cautela, tanto più la trota è grossa, e quindi bisogna attendere il giusto momento prima di ferrare, scelta spesso aleatoria e dettata dall’ esperienza e dalla sensazione che la trota mangi più o meno voracemente, pena il rischio di togliere letteralmente di bocca al pesce il ghiotto boccone.

      Buona parte delle abboccate, sia all’ esca finta che al vivo, vanno a vuoto, nel senso che il pesce sputa prima della ferrata, perché sente per esempio la punta dell’ amo pungerlo, oppure non aggancia il cucchiaino o si sgancia durante il recupero. Qualche volta beffa il pescatore anche se è stato spiaggiato, tale è la reattività, il saltare disordinato, il dimenarsi puntando per istinto sempre e immancabilmente tra l’ altro, in direzione dell’ acqua, unito al fatto di avere la superficie del corpo molto viscida che favorisce il nuoto, da lasciare di stucco il pescatore che è convinto di averla ormai in pugno. Non si contano le situazioni nelle quali mi è capitato di rimanere basito osservando il guizzo finale di una trota, considerata oramai catturata, che recupera il suo ambiente senza dare la possibilità di fare più nulla, lasciando con il rammarico di non essere stato più rapido, perché anche avventandosi sul pesce con le mani, pure in pochi centimetri d’ acqua la trota diventa inafferrabile e di nuovo padrona incontrastata della situazione, capace di dileguarsi in un attimo !.

      Esiste un altro approccio, molto tecnico, di pesca alla trota, è rappresentato dalla pesca a mosca, ovvero una pesca eseguita lanciando a notevole distanza, anche 12-15 metri, una lenza cosiddetta a coda di topo, che si proietta ed estende proprio per la sua conformazione e peso, alla punta della quale viene legata una moschina artificiale, costruita per imitare le piccole efemere ed altri insetti volanti, del peso di un paio di grammi. Il pescatore, eseguendo un movimento a frusta, con una canna e un mulinello speciali, distende muovendo la canna avanti ed indietro, la lenza fino a posarla sul pelo dell‘ acqua, dove attira le Trote che attaccano la riproduzione dell’ insetto che cela un amo.

      E’ una variante di pesca molto tecnica, ma richiede oltre ad un allenamento ed una pratica notevoli, anche il corretto spazio per poter muovere una lenza avanti ed indietro, in aria, senza che questa si impigli in rami, fronde o altro e per la morfologia dei torrenti che frequento è una tecnica di pesca che non è praticabile con successo. Oltre a quelle elencate, che sono le principali, esistono non solo altre tecniche e tipologie di pesca, legate anche alle caratteristiche differenti di torrenti, luoghi di pesca, ambienti, ma anche di quelle sopra citate vi sono innumerevoli varianti, spesso anche messe a punto da singoli pescatori, con modifiche delle esche artificiali, uso di galleggianti, utilizzo di canne molto lunghe e di attrezzature differenti da quanto io ho menzionato e delle quali, nello specifico delle mie esperienze, più avanti racconterò nel dettaglio di alcune di esse.  

      Le numerose varianti tecniche, frutto anche delle tradizioni locali, sono una prova ulteriore di uno sport molto variegato, che rappresenta una ricchezza sia per la passione in sé che per l’ importanza del tramandarsi di nozioni, metodi di pesca spesso profondamente differenti, comunque fonti di cultura, vitalità, diversificazione e diffusione di questo sport antico, o come vogliamo definirlo, passione, od anche hobby, che ci permette di passare del tempo immersi nella natura.

       

      Alla prossima puntata 

       

      saluti , Dario 

       



Facebook

About Melius Club

Melius Club: la nuova casa di Videohifi.com
Melius Club è il ritrovo dei cultori di tutte le passioni sospese tra arte e tecnica, appassionati sempre alla ricerca del miglioramento. Melius Club è l'esclusivo spazio web dove coltivare la propria passione, condividere informazioni, raccontare esperienze, valutare prodotti e soluzioni col supporto attivo della comunità degli appassionati.

Riproduzione audio e video, fotografia, musica, dischi, concerti, cinema, teatro, collezionismo e restauro di preziose apparecchiature vintage: qui su Melius hanno spazio tutte le passioni.

 

 

Il servizio web Melius.Club viene offerto al pubblico da Kunigoo S.R.L., start-up innovativa attiva nel settore Internet of content and knowledge, con sede legale e operativa nell’Incubatore certificato Campania NewSteel in Napoli via Coroglio 57/d e codice fiscale 07710391215.

Powered by K-Tribes.

Follow us