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  1. La vostra banca vi rompe le scatole con richieste di investimento? be', ogni tanto anche la mia. Vi chiede sempre più soldi offrendovi sempre meno servizi? Va bene, anche la mia. . Ma la mia è diversa dalla vostra: la mia NON RISPONDE AL TELEFONO. Non risponde neppure alle mail. . Venerdì scorso decido di chiamare quella che dovrebbe essere la filiale più importante di Genova, dove ho il mio conto: problema: la mia carta di debito/bancomat sta tirando anzitempo le cuoia, si sta deteriorando e tra poco non potrò più pagare né ritirare al bancomat. Chiamo una decina di volte il centralino, un minuto di squilli per telefonata, non risponde nessuno. Allora chiamo l'800... dove mi dicono di essere al corrente che al centralino non risponda nessuno (ma allora perché tenete in rete il numero?) e mi danno il numero del mio consulente personale, che già avevo ma non usavo perché già un'altra volta non mi aveva risposto al telefono... Chiamo in diversi orari, ma non risponde nessuno. Allora gli scrivo una mail di richiesta informazioni, ma non ho risposta alcuna. San Paolo non mi dà altri numeri, forse dovrei rivolgermi ancora più in alto nella gerarchia celeste, ma il desiderio di fulminarli tutti anche non sulla strada di Damasco è molto forte. Quando feci l'appunto al mio consulente personale riguardo ai costi del mio conto corrente rispetto alla loro concorrenza, mi rispose che il trattamento della mia banca era ben altro rispetto a quello che avrei ricevuto da chi mi proponeva costi inferiori. Mi chiedo se questi ultimi, ricevendo una mia telefonata, mi avrebbero mandato un killer per liquidarmi.
  2. GianGastone

    politica ed economia Offrire cappuccino e brioche?

    Premettendo che non entro in un merito di cui nonosco nemmeno un dettaglio ininfluente, In effetti lo si fa solo al bar... resta che messi in quel modo li trovo veleni instillati lentamente, fino al punto di metabolizzazione. La faccenda mi pare seria.
  3. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Bankitalia-possibile-recessione-tecnica-crescita-2019-rivista-al-ribasso-621b5ded-fc48-4d89-bd32-138982cf535c.html?refresh_ce Bankitalia: possibile recessione tecnica, crescita 2019 rivista al ribasso La crescita del Pil è pari allo 0,6% quest'anno, 0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza (1%). Di Maio: "Stime Bankitalia apocalittiche, sono anni che non ci prende" 18 gennaio 2019 Bollettino Economico di Palazzo Koch "In Italia, dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre, gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che l'attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto". Lo si legge nel bollettino economico della Banca d'Italia. Se si verificasse, una simile possibilità equivarrebbe a una recessione tecnica. Crescita rivista al ribasso: +0,6% La proiezione centrale della crescita del Pil è pari allo 0,6% quest'anno, "0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza. Le proiezioni centrali della crescita nel 2020 e nel 2021 - prosegue il documento - sono dello 0,9 e dell'1%,rispettivamente", ma "i rischi per la crescita sono al ribasso". Costo credito contenuto, ma rischio spread Il costo del credito delle banche "resta contenuto" ma la persistenza dell'alto spread potrebbe far alzare i tassi sui prestiti. La Banca d'Italia registra "segnali di irrigidimento dalle imprese" sull'offerta di credito. Fino ad ora l'effetto è rallentato dalle "buone condizioni di patrimonializzazione delle banche e l'elevata stabilità delle loro fonti di finanziamento". "In prospettiva, però, il persistere dell'elevato livello dei rendimenti sovrani e il costo della raccolta bancaria continuerebbe a spingere al rialzo il costo del credito". Inflazione all'1% nel 2019, verso 1,5% nel 2020 Per i prossimi anni Bankitalia stima che l'inflazione aumenti "gradualmente, dall'1% per cento quest'anno all'1,5 nella media del biennio successivo, a seguito dell'incremento delle retribuzioni private e del graduale allineamento delle aspettative di inflazione". Di Maio: stime Bankitalia apocalittiche, sono anni che non ci prende Bankitalia ha fornito oggi "stime apocalittiche" e si tratta di "quella stessa Bankitalia che ci ha lasciato le banche in queste condizioni perché non ha sorvegliato in questi anni". Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio a un incontro elettorale a Sulmona, in Abruzzo. "Non è la prima volta che le stime di Bankitalia poi non si rilevano fondate. Sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano. Quando c'erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso''.
  4. bic196060

    politica ed economia la fattura elettronica

    e' un delirio! tutto l'interscambio business italiano fino alla piccola trattoria che passa (dovrebbe passare) attraverso i sistemi centrali della agenzia che lo redistribuiscono. La mia esperienza ad oggi, dopo 15 gg di uso, e' ... UN DELIRIO. Delle fatture che ho richiesto a hotel e ristoranti ad oggi non ne e' arrivata NEANCHE UNA, non ci sono neanche sul sistema di interscambio delle entrate. Non si sa dove siano. Ho le copie cartacee che non hanno, ufficialmente, alcun valore. Ma voi?
  5. https://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/30/litalia-si-sta-suicidando-per-proteggere-la-sua-mediocrita/35347/ L’Italia si sta suicidando per proteggere la sua mediocrità Importiamo braccia, esportiamo cervelli: fa male dirlo, ma il declino del Belpaese si fonda su questo scambio. A sua volta indotto dalla nostra incapacità di valorizzare il merito. E dalla nostra difesa a oltranza del parassitismo e delle rendite di posizione L’editoriale di Francesco Cancellato mi induce ad ulteriori riflessioni. Non, questa volta, in contraddizione con le sue ma in aggiunta. Sono convinto da decenni che i flussi umani da/per l’Italia siano, al contempo, il miglior indicatore del declino (come lo chiamammo su noiseFromAmerika dal 2006 in avanti) ed uno dei suoi motori principali. Francesco riporta una frase del president del Ciad: «Perdiamo persone, perdiamo braccia valide» notando che Gentiloni avrebbe potuto dire altrettanto. Vero, ma con un distinguo importante: avrebbe dovuto sostituire “braccia” con “cervelli”. Ed è lì che sta il punto: l’Italia importa braccia ed esporta cervelli. Dove, meglio chiarirlo subito, con “cervelli” non si intende solo (neanche principalmente) ricercatori o aspiranti professori universitari ma, invece, persone dotate di capacità professionali e motivazioni superiori alla media in ogni campo di attività, dalla medicina all’architettura, dalla ristorazione all’ingegneria e financo al giornalismo, passando ovviamente per l’accademia. I “quantificatori” vanno usati con cura in questa discussione. Non è vero che tutti gli eccellenti emigrano: in ogni data professione molti, o alcuni, rimangono. Ma son sempre meno e, in certi campi, sono oramai una minoranza. Non è nemmeno vero che importiamo solamente “braccia con poco cervello”: fra gli immigrati, che invece di transitare per l’Italia alla ricerca di più verdi pascoli vi son rimasti, ci sono anche moltissimi capaci che hanno contribuito professionalità ed imprenditorialità al nostro paese. Ma sono una minoranza e, in assenza di statistiche su cui confidare, sono troppi gli indizi che segnalano la loro diminuzione in percentuale degli immigrati che rimangono. Insomma, l’Italia esporta skilled emigrants ed importa unskilled immigrants: proviamo a chiederci perché e quali effetti questo abbia. Per farlo adotto una metafora economica – quella della funzione aggregata di produzione – che, quando usata con un po’ di disciplina, può essere utile.Pensate al Pil italiano come al frutto di un mischiarsi di milioni di fattori di produzione: le macchine, i terreni, le professionalità individuali, le conoscenze tecnologiche, il lavoro puro e semplice, eccetera. Tale complessa “convoluzione” avviene secondo regole legali, norme culturali, istituzioni ed altri criteri che definiscono il “sistema economico” e ne caratterizzano l’efficienza oltre che distribuirne il prodotto a questo o quell’altro fattore. È abbastanza intuitivo pensare che l’insieme delle regole socio-economiche e le caratteristiche dei fattori di produzione preponderanti determinino effetti di complementarietà o attrazione verso certi fattori e di repulsione verso altri. Un paese con tanti campi fertili attira agricoltori, uno con tante buone università attira aspiranti ricercatori ed uno con tanti anziani sussidiati attira ... badanti. D’altro canto, un paese dove il merito non viene compensato e dove chi chiede d’esserlo più della media – perché fa e produce sopra di essa – viene guardato malamente, tenderà ad allontanare questo tipo di persone. Insomma, è la parte centrale della distribuzione delle capacità (quella di gran lunga maggioritaria) che – assieme alle regole del gioco ed ai criteri di compensazione individuale – determina chi viene e chi va in un sistema economico. L’italiano medio (l’80% della popolazione se devo dare ascolto ad inchieste, intenzioni di voto e programmi dei partiti) ha deciso di costruire e difendere un sistema che espelle ed espellerà le eccellenze in praticamente tutti i campi, premiando invece le mediocrità. Questo processo ha il suo motore immobile nella politica: mai, credo, si era vista in parlamento una peggior masnada di incompetenti, chiacchieroni, arruffoni, faccendieri, svitati, ignoranti, bugiardi, arrampicatori sociali e megalomani. Costoro non sono stati scelti né da Merkel né da occulte potenze straniere ma dalla maggioranza del popolo italiano che, evidentemente, in essi si riconosce. Questa la realtà con cui l’italiano medio si rifiuta di fare i conti: se, per proteggere te stesso e la tua scarsa voglia o capacità di competere, premi ovunque e sempre mediocrità, fancazzismo e parassitismo diffuso, la minoranza che fancazzista e mediocre non è cercherà di andarsene mentre i furbetti, i fancazzisti ed i mediocri che stanno fuori accoreranno all’Eldorado E siccome la mediocrità riproduce e premia se stessa, quella politica, da “sopra”, e quella dell’elettorato, da “sotto”, hanno concorso in questi decenni ad imporsi in ognuna delle professioni che determinano l’immagine verso l’estero ed il funzionamento interno del paese: dal giornalismo all’accademia, dalla burocrazia pubblica all’imprenditoria privata sino alla produzione culturale ed alle professioni. Mediocrità, disdegno per la competenza, parassitismo congenito e ricerca di favori sulla base di connessioni politiche o familiari sono le regole che dominano quella “convoluzione” dei fattori di produzioneche menzionavo prima e ne seleziona, quindi, natura e qualità. È dell’altro ieri l’ennesima imbarazzante affermazione del presidente di Confindustria – uno che dovrebbe dedicarsi a fomentare innovazione, concorrenza, iniziativa imprenditoriale, lungimiranza e propensione al rischio – il quale chiede 10 miliardi di sussidi pubblici per creare 900mila posti di lavoro! Chissà da quale cappello politico ha estratto quel numero, non poteva chiedere 11 e fare conto tondo imitando la sparata berlusconiana d’un ventennio fa? Ma questo è solo un esempio fra i mille possibili. Ho scoperto da poco che, nel programma ministeriale per dare una piccola mancia ai dipartimenti universitari eccellenti esiste la clausola di salvaguardia della mediocrità diffusa: ogni singola sede universitaria ha per definizione almeno un dipartimento da premiare come “eccellente” sul piano nazionale! Folle? Evidentemente non per il parlamentare, funzionario e docente universitario medio italiano: la regola sta lì da tempo e nessuno protesta. Questa la realtà con cui l’italiano medio si rifiuta di fare i conti: se, per proteggere te stesso e la tua scarsa voglia o capacità di competere, premi ovunque e sempre mediocrità, fancazzismo e parassitismo diffuso, la minoranza che fancazzista e mediocre non è cercherà di andarsene mentre i furbetti, i fancazzisti ed i mediocri che stanno fuori accoreranno all’Eldorado. Tutto questo non lo risolvi di certo con gli incentivetti fiscali per il ritorno dei cervelli (!) né imprecando contro questi immigranti di m... che così tanto ti assomigliano! Tutto questo, caro concittadino medio, lo puoi risolvere, nei decenni a venire, solo mettendo da parte i mediocri per lasciar spazio agli eccellenti. Comincia ora, comincia da te che forse è già troppo tardi.
  6. briandinazareth

    politica ed economia Il nostro primo problema

    Il nostro vero problema, che si trascina le difficoltà economiche ma anche sociali e di dibattito pubblico, è che siamo molto ignoranti e ci piace così. siamo ultimi in Europa per percentuale di popolazione dai 25 ai 64 anni con in mano un titolo di studio terziario, vale a dire almeno una laurea, l’unico in cui i laureati sono il meno del 20% della popolazione. Dietro la Grecia e la Romania. l’Italia è l’unico paese tra i grandi d’Europa ad aver visto decrescere, negli ultimi dieci anni, gli occupati in posti ad alta specializzazione. Uno di quelli in cui le professioni a media alta qualifica non arrivano nemmeno a coprire il 40% dei posti disponibili. sulle risorse umane impiegate nella scienza e nella tecnologia ci posizioniamo al terzultimo posto, davanti alle sole Romania e Slovacchia. a fronte di questo cosa abbiamo fatto? siamo tra i pochi Paesi al mondo, forse l’unica tra le economie sviluppate, che non considera il sapere e la conoscenza come valore aggiunto, ma che al contrario fa sfoggio della sua ignoranza, che irride i “professoroni” e i giovani che se ne vanno all’estero. L’unico che durante la più feroce crisi economica che abbia mai passato, decide di tagliare le poste di bilancio dedicate all’istruzione cinque volte più - il 10%, contro una media di tagli del 2% - di quanto non l’abbia fatto per tutti gli altri capitoli di spesa. L’unico in cui gli investimenti a doppia cifra finiscono in tutti i capitoli di spesa possibili tranne in quello della ricerca e della formazione, cui se va bene toccano le briciole. i dati sono ISTAT, potete trovare i dettagli e i grafici qui sotto: https://www.linkiesta.it/it/article/2018/02/24/siamo-un-paese-di-ignoranti-ed-e-questo-e-il-primo-problema-dellitalia/37240/?fbclid=IwAR24wRiKQsUdiN2sabcQdp7YPVqopFpXkRnFrZpkFpfRJx4tbXsenXCN0-I
  7. Pasquale SantoiemmaGiacoia

    politica ed economia Oggi il voto sulla proposta di uscita dalla Ue

    Oggi il voto a Westminster sulla proposta di uscita dalla Ue Pare sia già iniziato l'assalto ai supermercati. Pare, così pare almeno su FB ... https://www.lastampa.it/2019/01/15/esteri/scorte-di-latte-pomodori-e-medicine-cos-il-regno-unito-si-prepara-alla-brexit-ahGlw0WZAEMAk8aR7nn6WM/pagina.html
  8. è stato condannato, povera vittima, aveva solo augurato alla Boldrini di essere stuprata, immediata arriva la solidarietà di tantissimi su facebook, ma in particolare il viceministro e vicecapogruppo della lega. a che punto può arrivare lo schifo? fino a che punto siamo disposti a tollerare questo scadimento della convivenza civile. poi si parla dei giovani di oggi, della trap ecc. ma questi non più giovani sono enormemente peggio, non hanno neppure l'alibi della stupidità dell'adolescenza e l'aggravante di essere rappresentanti delle istituzioni.
  9. radioelasais

    politica ed economia Le grandi opere ed infrastrutture

    Dalla pagina facebook del ministro Tony Nelli postato poche ore fa. In sintesi il terzo valico costa più dei benefici che apporta ma ci sono penali e quindi conviene finirlo con qualche piccola modifica. Aggiunge il classico 'è colpa di quelli di prima'. Io dico: meno male che c'erano quelli di prima. Sul calcolo dei malefici include, il Tony Nelli, anche 'i minori ricavi dei concessionari autostradali oppure 905 milioni di euro di accise sulla benzina che non verrebbero incassate dallo Stato per via del cambio modale da strada a ferrovia' ... non ho veramente parole per dissociarmi da tale forma mentis.
  10. Oggi, è una giornata dura e impegnativa non solo per la May : Macron inizia il suo tour per la Francia per quello che chiama “le grand débat national “ in cui spera di risolvere un po’ di problemi e di risollevare il suo bassissimo indice di gradimento. Ascolterà i sindaci di molte regioni: oggi, a Grand Bourgtheroulde, saranno 600. In questa piccola cittadina, vicino a Rouen, in Normandia, sono state prese grandi misure di sicurezza, le auto non circoleranno e chi indosserà il gilet jaune e non accetterà di levarselo, sarà multato di 135€. ( ma erano un centinaio i gilets jaunes che lo aspettavano pacificamente per l’incontro, alle 15.). Sabato à Rouen erano 2500 quelli che dimostravano e i cahiers de doléances, sul quale i cittadini hanno scritto le motivazioni delle loro proteste, si sono riempiti immediatamente. I sindaci glieli consegneranno oggi. Vedremo come andrà a finire, gli inizi però non promettono molto bene e l’affermazione di Macron: «Les gens en situation de difficulté, (...) il y en a qui font bien et il y en a qui déconnent» (le persone in difficoltà...ce ne sono che fanno bene e altre che non ragionano ( ma l’ultimo verbo è più forte)), fa comunque già discutere. https://www.lemonde.fr/politique/article/2019/01/15/emmanuel-macron-rencontre-600-maires-normands-pour-lancer-le-grand-debat_5409182_823448.html http://www.francesoir.fr/societe-faits-divers/macron-a-grand-bourgtheroulde-porter-un-gilet-jaune-135-euros-d-amende http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2019/01/15/01016-20190115ARTFIG00060-grand-debat-comment-va-se-derouler-la-visite-d-emmanuel-macron-a-grand-bourgtheroulde.php
  11. Aqualung

    politica ed economia Crollo Apple

    Caleranno i prezzi ? Vendite iPhone ai minimi ..c’è di meglio a prezzo inferiore ..
  12. siebrand

    politica ed economia Brexit respinto

    ALTROCHÈ "sul filo di lana": 432:202 A HARD RAIN'S GONNA FALL...
  13. Non voglio parlare del terrorista (in galera a vita, laddove dovrebbero stare tutti i terroristi rossi neri gialli e verdi) Ma di un tizio che si presenta in aeroporto ad accogliere un famoso passeggero, epperò spera di non incontrarlo "da vicino".. ha paura che gli scappi un selfie?? Popolo bue, applaudi al tuo capomandria. http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/01/14/cesare-battisti-a-ciampino-rebibbia-salvini-bonafede-conte-mattarella-torregiani_8beddfc1-053d-4435-9c93-921660761ffc.html Mi viene in mente il poeta: "Io l'ho visto da vicino gli occhi erano due sputi la faccia era gialla una faccia da assassino"
  14. biagettini

    politica ed economia Bonafede

    Si è battuto come un leone contro quattro giornalisti, Gruber, Sallusti, Padellaro, che pretendevano di ridurre l'arresto di Battisti a pura passerella. Non solo, pretendevano di buttare tutto in burletta. Oltre tutto gli hanno contestato tutti i problemi planetari: tav, crisi economica, i marziani, ecc. Ma la deontologia professionale dove è finita? Non conoscevo il ministro, ma ora lo stimo sicuramente di più. Marco
  15. Sorridete pure, intanto la ripresa è una realtà. Da circa un mese si sta assistendo ad un'onda lunga fatta da ordinativi e un buon numero di assunzioni. Non se ne vedevano da anni. Le aziende stanno andando tutte bene. Stanno assumendo perfino delle dead factory walking prive di qualsiasi competitività. Chiaramente mi riferisco alla mia realtà che è l'Emilia Romagna, nelle regioni più deboli non ho idea di cosa accada, fatto sta che qui c'è un gran fermento. Le aziende investono, si ingrandiscono. Molti non se ne sono ancora resi conto ma ci sono le basi per un nuovo clima di euforia. Peccato per la classe politica, che anziché fornire supporto a chi ha voglia di lavorare ci delizia con i soliti stucchevoli teatrini.
  16. briandinazareth

    politica ed economia Le banche italiane in saldo.

    Per capire che cosa sta combinando questo governo, il tutto senza alcuna crisi internazionale. Fabio Pavesi Un assegno di 70 miliardi di euro e spiccioli et voilà ci si porta a casa le prime 5 banche italiane per attivo di bilancio. Che se non fosse ancora chiaro vuol dire comprarsi il 70% dell’intera industria bancaria del Bel Paese. Detta così, quei miliardi che possono apparire un sacco di soldi, sono poca cosa per diventare i padroni del sistema bancario della terza economia della zona euro. Quei 70 miliardi erano infatti fino a venerdì sera il valore cumulato di Borsa dei primi 5 istituti nostrani. Dai due colossi Intesa e UniCredit che valgono insieme poco meno di 62 miliardi di euro di valore di mercato, fino a Ubi banca, il BancoBpm e la sempre claudicante Monte dei Paschi di Siena. Per le tre banche dietro agli unici due campioni nazionali bastano davvero gli spiccioli. Con soli 8 miliardi fai shopping di tutte e tre. Con 3,34 miliardi ci si compra l’intera Ubi banca. Ne servono ancora meno per il BancoBpm (2,73 miliadi il valore di Borsa a venerdì). E con meno di 2 miliardi sostituisci lo Stato alla guida di Mps. Tanto per dare una fotografia suggestiva, le prime 5 banche italiane valgono poco più del solo Santander spagnolo. La sola Bnp Paribas vale quanto Intesa e UniCredit messe insieme. E la inglese Hsbc vale due volte le nostre 5 banche tutte insieme. Persino la National Bank of Greece vale oggi il 20% in più di Mps. Forse visti così questi numeri danno al volo l’idea della crisi sconfinata che sta languendo di nuovo le banche italiane, dopo la tempesta del 2011-2012. E l’imputato principe questa volta è il tanto evocato spread. Più sale il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e quelli tedeschi più le banche devono mettere in conto perdite su quei 363 miliardi di buoni del Tesoro che hanno tuttora in pancia. Più il Paese agli occhi degli investitori perde affidabilità creditizia, più il rischio sovrano si trasmette in automatico al debito pubblico in portafoglio ai nostri istituti. Il riflesso è quasi pavloviano. Su lo spread, giù le banche in borsa. Un copione che tra alti e bassi (più alti però) si ripropone quotidianamente sul mercato di Borsa. E del resto basta vedere quanto hanno perso in sincrono le banche dai primi di maggio a oggi. Sembra che i mercati lavorino con il pilota automatico nello scaricare tutto ciò che si chiama banca sui listini. Intesa e UniCredit hanno perso entrambe il 35% del loro valore. Ubi il 30%; BancoBpm e Mps il 41% entrambe. Le banche più piccole non sono da meno. La Bper ha fatto -27% negli ultimi sei mesi; stessa caduta per il Creval e vicina a lei l’altra valtellinese la Popolare di Sondrio con un -24%. Di fatto bruciati tagliati più di un terzo dei prezzi dopo che in primavera del 2018 le banche avevano ritoccato i loro massimi dell’anno. Poi il buio e il capitombolo come nella lunga crisi post 2011. Oggi è ancora peggio perché quei valori così compressi espressi oggi dal mercato, che coprono a malapena meno della metà del reale valore patrimoniale degli istituti non si vedevano dai tempi della crisi del debito sovrano. Ma all’epoca le banche non solo erano piene oggi come allora di titoli di Stato (si raggiunse il picco di oltre 400 miliardi di Btp nei portafogli), ma erano zavorrate da una montagna di sofferenze e incagli che pesavano per oltre 300 miliardi sui bilanci. Oggi quelle sofferenze non sono più lo spauracchio principe. Tra cessioni ed effetto rientro dalla recessione dell’economia italiana, il loro peso è fortemente diminuito e non produce più quella marea di perdite che ha caratterizzato il periodo 2012-2016 quando il conto totale del rosso di bilancio ha totalizzato oltre 50 miliardi, figli delle continue svalutazioni dei crediti avariati. Tanto che le banche nel 2017 sono tornate a produrre utili. Ora quella via d’uscita dalla lunga crisi che sembrava acquisita è di nuovo compromessa. Troppo e troppo stringente il rapporto tra il nostro debito pubblico e quella quota pari al 15% dell’ammontare detenuta direttamente dal sistema creditizio. Le perdite sui titoli finiscono a erodere il capitale, quel capitale che le banche avevano faticosamente ricostruito con gli aumenti di capitale chiesti ai soci. Se il capitale va sotto pressione, il circolo vizioso già conosciuto torna in campo. Si riducono i prestiti e in ogni caso aumentando il costo della raccolta i nuovi costi si scaricheranno su conti correnti e servizi bancari. Non bastano quindi le perdite di portafoglio delle centinaia di migliaia di italiani che investono in azioni bancarie; si aggiungeranno nuovi costi ai clienti, dato che le banche trasleranno proprio alle clientela i nuovi costi. Per non parlare dei crediti. La stretta creditizia non è mai finita: mancano all’appello tuttora circa 70 miliardi di impieghi rispetto allo stock di crediti a imprese e famiglie negli anni della crisi. Vista così certa retorica populista anti-bancaria si copre solo di ridicolo. Le banche saranno anche brutte, sporche e cattive ma se le affossi, distruggi un pezzo di economia reale e danneggi i risparmiatori e gli investitori. Un boomerang incosciente e irresponsabile.
  17. Panurge

    politica ed economia Caos fattura elettronica

    Per l'AdE tutto va ben ma i principali fornitori di software sono in tilt, tutto bloccato, non funzionano le comunicazioni tra i loro canali e l'agenzia per cui l'unico modo per essere sicuri della sorte delle proprie fatture emesse e ricevute è accedere alla sezione fatture e corrispettivi del sito delle entrate. Buena suerte.
  18. https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-12-20/manca-milione-lavoratori-la-germania-allarga-maglie-visti--120041.shtml?utm_medium=FBSole24Ore&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR15I7LtcjlRCV5eVI-gmbp3jwepOyi6vfKyaFehT86cPvDEb8AohOFqqo4#Echobox=1545410964 Sono 1,2 milioni i posti di lavoro che le imprese tedesche non riescono a coprire per carenza di manodopera qualificata. Il flusso di migranti dagli altri Paesi della Ue non è riuscito a riempire i vuoti che sono stati colmati anche se solo in parte dai richiedenti asilo. Un terzo (il 28%) dei rifugiati in età da lavoro arrivati in Germania dalla fine del 2014 a giugno di quest’anno aveva un lavoro, con tassi di occupazione crescenti. Il Governo di Angela Merkel, prendendo atto dell’emergenza lavorativa, ha approvato una legge sull’immigrazione che agevola l’ingresso di lavoratori extra europei e dà una chance di restare ai rifugiati che abbiano un lavoro anche se la loro richiesta di asilo è stata respinta.
  19. regioweb

    politica ed economia Schede carburanti

    E' stato chiarito che dal 1.07.2018 oltre a non esistere più la scheda carburante tutti gli acquisti effettuati di carburante oltre ad essere pagati con mezzi di pagamento tracciabile, ma anche assegni bancari e circolari, devono essere accompagnati da FATTURA ELETTRONICA... io prevedo un delirio totale... gli esperti del club che ne pensano??
  20. Tiggy

    politica ed economia Amazon: consegna un giorno

    Ho appena concluso un ordine, sfruttando Amazon Prime, e tra le opzioni di consegna ho selezionato : "GRATIS 1 giorno - Consegna giovedì 29 nov" Mo' - non che nel caso specifico per me faccia differenza - ma perché scrivono 1 giorno quando in realtà ce ne metteranno tre?!?!?
  21. °Guru°

    politica ed economia Assicurazione sulla vita

    Avete sottoscritto una polizza per proteggere, almeno economicamente, i vostri cari? Fiscalmente come stanno adesso le cose? Se vi va possiamo confrontare nei dettagli le nostre scelte.
  22. Per le solite imbarazzanti questioni burocratiche italiane, mi trovo in ritardo sulla tabella di marcia dei lavori di ristrutturazione per un paio di immobili recentemente acquistati. mi vedo costretto ad anticipare le spese rispetto ai lavori, idem per gli arredi ed elettrodomestici, per fare rientrare gli oneri nell'anno corrente e ricavarne i relativi sgravi. la comunicazione all'enea dovrebbe essere fatta a 90 giorni dalla fine lavori che giocoforza arriverà nel 2019. qualche raccomandazione o consiglio al riguardo è molto bene accetta, l'ade non è mai abbastanza chiara... grazie in anticipo
  23. briandinazareth

    politica ed economia Sempre più difficili le surroghe dei mutui

    a prescindere dalla cosa in se, questo mostra quanto siamo sempre più arroccati sulle rendite di posizione. la gioia di Salvatore Lombardo, presidente dei notai italiani, che tra applausi scrocianti, al congresso nazionale del 6 novembre ha detto: “Sono diminuite, consentitemelo di dirlo, fortunatamente le surroghe (perché noi abbiamo fatto una battaglia su questo), in quanto le surroghe agevolavano il singolo ma non agevolavano l’economia. È il nuovo mutuo che agevola l’economia. Il nuovo mutuo che mette in giro nuove risorse, fa fare nuove attività. Le surroghe sostituiscono a un singolo creditore un tasso inferiore a un tasso superiore … Ecco perché sono contento di questo”. E poco importa che il beneficio al singolo consumatore possa tradursi in maggiori consumi o in una più equa redistribuzione del reddito. https://it.businessinsider.com/mutui-surroghe-addio-il-governo-sta-con-le-banche-e-i-notai/?fbclid=IwAR3AiroxSat2C9oV2kg2wh0NEk0FaNpHPt-eywQ5KFBe6o6Y5656FoOMZbQ&ref=fbpr
  24. etnatom

    politica ed economia Trump non sa giocare a risiko

    Un dilettante... lo sanno tutti che non si abbandonano mai i territori se vuoi vincere l'obiettivo di conquistare Asia Africa e un terzo continente a scelta... Che poi Putin ha pure l'obiettivo di Conquistare il mondo... gli dai un vantaggio del genere?? idiota!! https://www.lastampa.it/2018/12/21/esteri/dopola-siria-anche-lafghanistan-trump-annuncia-il-ritiro-di-altri-soldati-e-il-generale-mattis-se-ne-va-fSISDDhiZuKwyQ4teAU2LM/pagina.html

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