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Trovato 613 risultati

  1. radioelasais

    politica ed economia Valore legale laurea

    Non posso che essere contrario per due motivi: 1) la meritocrazia e le competenza sono essenziali per la crescita della società e l’Italia è già un fanalino di coda per numero di laureati 2) creare università di serie A e B non incentiva solo la competizione tra atenei ma è anche un presupposto che potrebbe evolvere verso il modello americano ormai insostenibile per i debiti che lascia sulle spalle dei laureati . una idea che rigetto in toto. . http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2018-11-13/abrogare-valore-legale-laurea-tabu-superato-fatti-125943?fn=swipefeed&id=N_PRPAMAIN/AE7zHyfG&p=14
  2. nullo

    politica ed economia Brexit ultimo atto

    Dunque tanto rumor per nulla? il male reciproco alle gengive, chiarissimo fin dall'inizio della querelle, ha partorito un disonorevole compromesso e i duri e puri di ogni fronte si sono arresi all'ovvio? quindi c'è c'è vita normale e mare navigabile oltre le colonne d'Ercole?
  3. nullo

    politica ed economia Qe qb

    Dopo aver spezzato le reni allo U.K. con un embargo che non c'è, dopo aver piegato quel cretino di Trump sulla politica dei dazi e sulla cresciuta economica che non sanno gestire... eccoci finalmente a fare conti sulla crescita asfittica europea, e sulla inflazione che non c'è... cose che solo un cretino poteva vedere e prevedere... ora Draghi che farà? Una giravolta? Falla un'altra volta! ps il sogno della crescita basata sull'espansione del debito privato senza aumenti dei salari e senza inflazione si è infranto sulla semplice matematica elementare... e c'era chi trovava realistico l'aumento dei tassi in Europa.
  4. ...Qualche incompetente un pochino birbone ce l'anno pure in Giappone. Il nuovo ministro della cybersecurity giapponese ammette di non aver mai usato un computer. Fantastico. Come se Mr. Spock avesse sempre usato l'abaco.
  5. Ma in quale paese moderno ed avanzato qualcuno, il ministro Bonisoli nello specifico, può pensare di fermare sviluppo ed innovazione per decreto? Avevo sentito di sfuggita qualcosa per radio, ma non avrei mai pensato ad una cosa del genere, siamo realmente un paese senza speranza e senza futuro. https://www.linkiesta.it/it/article/2018/11/15/non-solo-netflix-ecco-perche-linnovazione-non-si-puo-fermare-per-decre/40145/ Non solo Netflix: ecco perché l’innovazione non si può fermare per decreto I consumi cambiano, le mode cambiano, e gli imprenditori dei diversi settori ne vengono beneficiati o penalizzati. Salvarne alcuni con l’intervento statale è solo una mossa miope, che alla lunga ci lascerà nello stagno di chi non sa vedere oltre i propri piccoli interessi Ho letto con sincera curiosità la proposta del Ministro Bonisoli di obbligare le case di produzione a vendere e far trasmettere i propri film prima nelle sale cinematografiche e poi, passato un certo periodo stabilito dallo Stato, sulle piattaforme di streaming. Questa proposta ci porta a conoscenza di alcuni elementi. Innanzitutto ci permette di capire che il Ministro Bonisoli non ha la minima idea di come funzioni oggi il mondo dell’intrattenimento, né abbia mai avuto cura di studiare i cicli economici e la storia del nostro Paese. L’industria cinematografica perde miliardi di dollari ogni anno: per fare un paragone, l’industria dei videogame vale oggi il doppio dell’intera industria cinematografica. Cos’è cambiato quindi? Molto semplice, come è accaduto nel passaggio da carrozze a macchine, da ventagli a ventilatori, e da vasche in cemento a lavatrici, le persone oggi, hanno la possibilità di scegliere prodotti e servizi differenti, sostenuti dall’innovazione e dai cambiamenti culturali. Nei consumi, tipicamente, cambiano sia mezzi che contenuti. Per esempio continuiamo a mangiare, a vestirci, a curarci e ad intrattenerci, ma lo facciamo, da secoli, in modi sempre diversi. Se Bonisoli fosse stato ministro negli anni ‘50, probabilmente avrebbe scritto una legge per aumentare la tassazione a chi produceva sistemi per l’aria condizionata. Negli anni ’80 avrebbe obbligato i produttori di carta a non vendere risme a chi aveva un computer privilegiando chi invece aveva scelto di acquistare una sana ed efficiente macchina da scrivere Adesso proviamo a ragionare sulla proposta di Bonisoli. È chiaro che l’intento è quello di “tutelare” gli imprenditori del settore, e penalizzare i “cattivissimi” colossi del web, attraverso una legge che orienti i consumi in modo artificiale. Una mano sul mercato e sulle abitudini di consumo non è però un modo efficace di gestire un’industria in via di transizione, e anzi, può portare a distorsioni pericolose. Se la proposta di Bonisoli venisse applicata su ogni settore economico in via di trasformazione, ci troveremmo di fronte a situazioni paradossali. Il ragionamento è semplice: i governi dovrebbero selezionare tutte le industrie che stanno attraversando un periodo di flessione (non importa quali che siano i motivi), e dovrebbero promulgare leggi e regolamenti che artificialmente allunghino la vita economica di questo o quel prodotto. Ad esempio, se Bonisoli fosse stato ministro negli anni ‘50, probabilmente avrebbe scritto una legge per aumentare la tassazione a chi produceva sistemi per l’aria condizionata. Negli anni ’80 avrebbe obbligato i produttori di carta a non vendere risme a chi aveva un computer privilegiando chi invece aveva scelto di acquistare una sana ed efficiente macchina da scrivere. Non solo: avreste permesso che l’ondata culturale degli anni ‘70, orientasse le donne a scegliere i jeans, piuttosto che le gonne? Giammai. D’accordo con il nostro Ministro, avremmo sostenuto una legge che vietasse la riproduzione di immagini di donne con abbigliamento non tradizionale. D’altronde i produttori di gonne avrebbero avuto tutto il diritto di rivendicare questa misura di protezione. I paradossi possono risultare divertenti, ma rappresentano l’orientamento di questo modello di politiche pubbliche. In un paese economicamente evoluto, il Governo si preoccuperebbe di aiutare le imprese e gli imprenditori ad interpretare il cambiamento, anticipando i trend di consumo con innovazione e ricerca. Non solo, una classe politica intelligente penserebbe come ridurre le tasse, diminuire la burocrazia e innovare l’università, per poter sostenere i processi di cambiamento industriale ed economico. Che futuro può avere, invece, un Paese che sceglie deliberatamente di penalizzare l’innovazione? Un’idea ce l’abbiamo, ministro Bonisoli. Un Paese, che, semplicemente, non avrà più un futuro.
  6. briandinazareth

    politica ed economia l'eccellenza e i fondi necessari.

    una piccola storia da napoli. Una sfida ai colossi internazionali della ricerca che parte da tre giovani under 18 napoletani. C'è un team di studenti dell'Istituto Tecnico Industriale "Augusto Righi" di Napoli, composto da Mauro D'Alò, Davide Di Pierro Luigi Picarella e guidato dai docenti di Matematica ed Informatica Salvatore Pelella e Ciro Melcarne, che è attualmente al secondo posto dell'High School Tournament della "Zero Robotics", una competizione internazionale di programmazione di robotica aerospaziale ideata dal Mit, il Massachusetts Institute of Technology, in collaborazione con la Nasa. Una storia che rischia, però, di non essere a lieto fine. "Non è facile per le scuole italiane e del Mezzogiorno in particolare competere con le scuole dei grandi colossi economici mondiali nel settore della ricerca aerospaziale senza strutture adeguate e senza nemmeno i soldi per andare a Boston per la finale internazionale di una competizione". Davide Di Pierro ha approfittato della platea del Sabato delle Idee, che ha radunato oggi a Napoli alcuni dei rappresentanti dei più importanti centri di ricerca italiani nel settore della robotica, per lanciare un appello alle istituzioni e alle aziende regionali e nazionali sul tema dei finanziamenti all'istruzione e alla ricerca. Quest'anno per Zero Robotics ci sono in gara quasi 200 team di tutte le scuole del mondo, dall'Australia alla Germania, dalla Russia agli Stati Uniti (molte delle quali in gara con il sostegno di sponsor del calibro di Apple e Microsoft). Una competizione che, come ha raccontato, il professor Melcarne, "vede il Righi in finale ormai da cinque anni". Una finale, quella di Boston, a cui però gli studenti del Righi lo scorso anno per mancanza di fondi non hanno potuto partecipare. E allora ecco l'appello di Davide, Mauro e Luigi che il prossimo gennaio vorrebbero essere a Boston a giocarsi il primato con gli altri tredici team che entreranno in finale. "Accendere i riflettori sulle tante eccellenze che ci sono nelle scuole e nelle Università del Mezzogiorno è stato uno degli obiettivi fondanti del Sabato delle Idee e anche oggi i giovani studenti del Righi rappresentano la testimonianza concreta di quanto sarebbe importante investire di più sulla ricerca e sulla formazione per rendere sempre più competitivi i giovani del nostro Paese invece di 'costringerli' a emigrare all'estero". Così Marco Salvatore, fondatore del Sabato delle Idee, il pensatoio progettuale che ha messo in rete negli ultimi dieci anni alcune delle migliori eccellenze scientifiche, accademiche e culturali della città di Napoli, ha voluto sostenere, insieme con i rettori del Suor Orsola e della Federico II, Lucio d'Alessandro e Gaetano Manfredi, l'appello del team di programmatori del Righi.
  7. briandinazareth

    politica ed economia Le banche italiane in saldo.

    Per capire che cosa sta combinando questo governo, il tutto senza alcuna crisi internazionale. Fabio Pavesi Un assegno di 70 miliardi di euro e spiccioli et voilà ci si porta a casa le prime 5 banche italiane per attivo di bilancio. Che se non fosse ancora chiaro vuol dire comprarsi il 70% dell’intera industria bancaria del Bel Paese. Detta così, quei miliardi che possono apparire un sacco di soldi, sono poca cosa per diventare i padroni del sistema bancario della terza economia della zona euro. Quei 70 miliardi erano infatti fino a venerdì sera il valore cumulato di Borsa dei primi 5 istituti nostrani. Dai due colossi Intesa e UniCredit che valgono insieme poco meno di 62 miliardi di euro di valore di mercato, fino a Ubi banca, il BancoBpm e la sempre claudicante Monte dei Paschi di Siena. Per le tre banche dietro agli unici due campioni nazionali bastano davvero gli spiccioli. Con soli 8 miliardi fai shopping di tutte e tre. Con 3,34 miliardi ci si compra l’intera Ubi banca. Ne servono ancora meno per il BancoBpm (2,73 miliadi il valore di Borsa a venerdì). E con meno di 2 miliardi sostituisci lo Stato alla guida di Mps. Tanto per dare una fotografia suggestiva, le prime 5 banche italiane valgono poco più del solo Santander spagnolo. La sola Bnp Paribas vale quanto Intesa e UniCredit messe insieme. E la inglese Hsbc vale due volte le nostre 5 banche tutte insieme. Persino la National Bank of Greece vale oggi il 20% in più di Mps. Forse visti così questi numeri danno al volo l’idea della crisi sconfinata che sta languendo di nuovo le banche italiane, dopo la tempesta del 2011-2012. E l’imputato principe questa volta è il tanto evocato spread. Più sale il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e quelli tedeschi più le banche devono mettere in conto perdite su quei 363 miliardi di buoni del Tesoro che hanno tuttora in pancia. Più il Paese agli occhi degli investitori perde affidabilità creditizia, più il rischio sovrano si trasmette in automatico al debito pubblico in portafoglio ai nostri istituti. Il riflesso è quasi pavloviano. Su lo spread, giù le banche in borsa. Un copione che tra alti e bassi (più alti però) si ripropone quotidianamente sul mercato di Borsa. E del resto basta vedere quanto hanno perso in sincrono le banche dai primi di maggio a oggi. Sembra che i mercati lavorino con il pilota automatico nello scaricare tutto ciò che si chiama banca sui listini. Intesa e UniCredit hanno perso entrambe il 35% del loro valore. Ubi il 30%; BancoBpm e Mps il 41% entrambe. Le banche più piccole non sono da meno. La Bper ha fatto -27% negli ultimi sei mesi; stessa caduta per il Creval e vicina a lei l’altra valtellinese la Popolare di Sondrio con un -24%. Di fatto bruciati tagliati più di un terzo dei prezzi dopo che in primavera del 2018 le banche avevano ritoccato i loro massimi dell’anno. Poi il buio e il capitombolo come nella lunga crisi post 2011. Oggi è ancora peggio perché quei valori così compressi espressi oggi dal mercato, che coprono a malapena meno della metà del reale valore patrimoniale degli istituti non si vedevano dai tempi della crisi del debito sovrano. Ma all’epoca le banche non solo erano piene oggi come allora di titoli di Stato (si raggiunse il picco di oltre 400 miliardi di Btp nei portafogli), ma erano zavorrate da una montagna di sofferenze e incagli che pesavano per oltre 300 miliardi sui bilanci. Oggi quelle sofferenze non sono più lo spauracchio principe. Tra cessioni ed effetto rientro dalla recessione dell’economia italiana, il loro peso è fortemente diminuito e non produce più quella marea di perdite che ha caratterizzato il periodo 2012-2016 quando il conto totale del rosso di bilancio ha totalizzato oltre 50 miliardi, figli delle continue svalutazioni dei crediti avariati. Tanto che le banche nel 2017 sono tornate a produrre utili. Ora quella via d’uscita dalla lunga crisi che sembrava acquisita è di nuovo compromessa. Troppo e troppo stringente il rapporto tra il nostro debito pubblico e quella quota pari al 15% dell’ammontare detenuta direttamente dal sistema creditizio. Le perdite sui titoli finiscono a erodere il capitale, quel capitale che le banche avevano faticosamente ricostruito con gli aumenti di capitale chiesti ai soci. Se il capitale va sotto pressione, il circolo vizioso già conosciuto torna in campo. Si riducono i prestiti e in ogni caso aumentando il costo della raccolta i nuovi costi si scaricheranno su conti correnti e servizi bancari. Non bastano quindi le perdite di portafoglio delle centinaia di migliaia di italiani che investono in azioni bancarie; si aggiungeranno nuovi costi ai clienti, dato che le banche trasleranno proprio alle clientela i nuovi costi. Per non parlare dei crediti. La stretta creditizia non è mai finita: mancano all’appello tuttora circa 70 miliardi di impieghi rispetto allo stock di crediti a imprese e famiglie negli anni della crisi. Vista così certa retorica populista anti-bancaria si copre solo di ridicolo. Le banche saranno anche brutte, sporche e cattive ma se le affossi, distruggi un pezzo di economia reale e danneggi i risparmiatori e gli investitori. Un boomerang incosciente e irresponsabile.
  8. appecundria

    politica ed economia Pensioni. La Quota 100.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-10-23/quota-100-finestra-solo-2019--090446.shtml?uuid=AE2yodTG la quota 100 è una tantum 2019?
  9. https://www.iliad.it/offerta-iliad.html Minuti illimitati, sms illimitati, 30gb in 4g a 5,99 euro per sempre, con molti servizi inclusi che tutti gli altri operatori fanno pagare..hotspot,segreteria etc... Ho acquistato una scheda per curiosità oggi a MIlano,negozio molto grande e tutto automatizzato, tutto fai da te con grossi pannelli tipo (mc donald's) carichi i dati,scannerizzi il documento,paghi e hai la scheda in 5 minuti. La proposta è molto allettante,e se funzionerà saranno dolori per gli altri. L'eventuale portabilità del numero si può anche eseguire in un altro momento. Intanto testo come funziona un paio di mesi...poi si vedrà... Sopra il link con le info.
  10. Dal primo gennaio 2020, gli acquisti effettuati presso commercianti al minuto che trasmettono per via telematica i dati dei corrispettivi giornalieri, permetterà di vincere ricchi premi! WOWWWWW!!!
  11. Lorenzo67

    politica ed economia La rinascita della Grecia

    Qualche tempo fa qualcuno ha espresso questa opinione. Personalmente, quando si mette di mezzo il FMI ho sempre qualche perplessità e non da oggi. Vi ricordate che negli anni 70 ed 80 si chiamavano Paesi Emergenti quelli del Sudamerica? Poi è arrivato l'FMI a prestare soldi a tassi da strozzino, finché li ha obbligati a politiche di austerità che hanno funzionato talmente bene da aver portato tutto il Sudamerica (nessuno escluso, se per voi è un caso, continuate pure a crederci) alla povertà. Compreso il Brasile, grande come un continente e ricchissimo di materie prime. Adesso abbiamo la Grecia, rinata per i banchieri, un po' meno rinata per il resto del Paese: https://www.huffingtonpost.it/2018/11/09/il-consiglio-deuropa-picchi-di-hiv-boom-di-disturbi-mentali-sanita-pubblica-sullorlo-del-collasso-lausterita-in-grecia-viola-i-diritti-umani_a_23584737/?ref=fbpr&fbclid=IwAR2pRk8YLN6a4le47N1sR1n6QacWXS4S0NOpNL0-kyvCWctJCyEwbczIpac 40 anni di ricette sbagliate del FMI non hanno insegnato nulla, questi continuano a strozzare la gente impunemente. E c'è ancora gente che tifa per loro, sperando addirittura che capiti a noi, auspicando l'arrivo della Triade. Una vera e propria Sindrome di Stoccolma.
  12. cactus_atomo

    politica ed economia ua cosa che mi piace del decreto sicurezza

    e si, quando è giusto, è giusto, nel decreto sicurezza c'è una parte che me gusta mucho, quella relativa al giro di vite sulle auto immatricolate all'estero che circolano in italia intestate a residenti in italia a qualsiasi titolo (italiani cittadini ue, immigrai, ecc), con immunità da multe bollo e assicurazione. se il decreto non verrà modificato, ci sarà l'obbligo di reimmatricolare in italia entro 60 gg dall'acquisto, per chi risiede nel bel paese da almeno 6 mesi. i trasgressori, oltre alla multa salata, avranno il veicolo sottoposto a fermo amministrativo e, in caso di non immatricolazione entro sei mesi, a confisca
  13. Lorenzo67

    politica ed economia Corso fatturazione elettronica

    Alle 14:30. Auguratemi buona fortuna
  14. maurodg65

    politica ed economia Elezioni midterm USA

    Alcune interessanti riflessioni sui possibili risultati delle prossime elezioni di midterm USA: https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-10-24/elezioni-usa-perche-wall-street-scommette-vittoria-democratici-083035.shtml?uuid=AExOcFUG Elezioni Usa, perché Wall Street scommette sulla vittoria dei democratici Riccardo Barlaam17 ottobre 2018 DAL NOSTRO CORRISPONDENTE - Nella girandola dei comizi elettorali Donald Trump continua a ripetere che presenterà presto un piano per nuovi tagli alle tasse. Questa volta dopo le aziende pensa alla classe media poco toccata dai tagli delle aliquote corporate dal 35 al 21 per cento. «I legislatori repubblicani stanno lavorando a un taglio fiscale molto importante che sarà presentato nelle prossime settimane», ha detto il presidente in Nevada. Una promessa che forse non potrà mantenere. Se i risultati che usciranno dalle urne alle elezioni di Midterm il 6 novembre confermeranno i sondaggi. Twitter cancella 10mila falsi profili Intanto arrivano notizie che restituiscono idea del clima nel quale si voterà. Twitter ha cancellato oltre 10mila account automatici che postavano messaggi invitanti a non andare a votare alle elezioni di Midterm e che apparivano erroneamente provenire dai democratici. Lo ha reso noto il social media alle agenzie di stampa. La rimozione risale a fine settembre-inizio ottobre, su segnalazione dei Dem. Il numero di account eliminati è modesto se confrontato con i milioni di account cancellati per la diffusione di fake news nelle scorse presidenziali. VIDEO / Sprint per le midterm, Trump teme lo sgambetto Rischio perdita del Congresso I repubblicani potrebbero perdere il controllo del Congresso: la Camera dovrebbe passare ai democratici, il Senato dovrebbe restare ai Gop seppure con un margine risicato. È tutto da vedere. Ricordando come sono andate le ultime presidenziali, conviene attendere i risultati. Di solito nelle elezioni di metà mandato, dopo i primi due anni di amministrazione, il partito del presidente perde. È avvenuto nelle ultime tornate elettorali, con George W. Bush e nel secondo mandato di Barack Obama. Trump è abituato alle rimonte all’ultimo minuto. I numeri dall’economia sono tutti dalla sua parte. Meno il gradimento sulla sua presidenza, sempre al di sotto del 50 per cento. Il sentiment sullo stato dell’economia nazionale, dall’ultimo sondaggio Cbs News, è ai massimi dal 1998, gli anni di Clinton e del boom della new economy, per sette americani su dieci. Ma più della metà disapprova il lavoro fatto dal presidente. Gli indicatori chiave nell'anno delle elezioni di Midterm Crescita ai massimi Stando ai numeri, nei primi due anni di Trump, il Pil è aumentato in media del 2,72 per cento. Nel secondo trimestre è salito del 4,2%, ai livelli più alti dal 2014. Venerdì verranno pubblicati i dati del terzo trimestre che, seppure in leggero calo, dovrebbero confermare il trend di incremento annuo del Pil superiore al 3% a fine anno: per gli Stati Uniti sarebbe la crescita maggiore dal 2005. I profitti corporate sono saliti in media del 16,1%, spinti dall’andamento dell’economia e dai “tax cut”. Gli indici sulla fiducia sono tutti positivi. La disoccupazione è scesa ai minimi dal 1969. E così gli indici dei mercati finanziari, che nonostante la volatilità dell’ultimo mese, sono tutti con il segno più dal novembre 2016: Nasdaq +48%, S&P 500 +32%, Dow Jones: +40 per cento. Ma i conti pubblici vanno male Vanno meno bene i conti pubblici. Il deficit federale nel primo anno fiscale pieno dell’amministrazione Trump, concluso il 30 settembre, ha raggiunto i massimi storici, a 779 miliardi, con un aumento del 17% in un solo anno. Meno entrate per i tagli fiscali, aumento delle spese per la difesa e soprattutto l’incremento del debito pubblico. Al peggioramento del deficit ha contribuito anche la maggiore spesa per gli interessi sul debito: nei primi due anni di Trump il rendimento dei Treasury a dieci anni è passato dall’1,80% al 3,14 per cento. Nelle scorse settimane il presidente ha criticato duramente la politica monetaria della banca centrale americana definita “crazy”, per il rialzo dei tassi. A difesa delle scelte della Fed e del suo governatore Jerome Powell c’è stata un’alzata di scudi generale: Alan Greenspan, Stanley Fischer, Christine Lagarde. Benefici ai più ricchi Cresce il deficit federale ma anche il divario economico. Per il Joint Committee on Taxation, la commissione bilaterale del Congresso che misura gli effetti dei tagli fiscali, un quarto dei beneficiari della riforma fiscale sono stati cittadini americani con un reddito annuo superiore al milione di dollari. I tassi dei mutui sono ai livelli più alti da sette anni e nelle aree urbane i giovani non riescono a comprare la prima casa. Un report di Moody’s appena pubblicato sostiene che il taglio delle tasse «contribuirà all’ampliamento della disuguaglianza negli Usa esacerbando la concentrazione di reddito e ricchezza». Una partita tutta locale Le elezioni di Midterm si giocano più su base locale che nazionale. Oltre al rinnovo del Congresso il 6 novembre si voterà anche per 36 governatori. Vincere la poltrona di governatore in 36 Stati sarà cruciale per entrambi gli schieramenti in vista delle presidenziali 2020. L’incognita vera di questa campagna è lo stesso Trump che continua con i suoi tweet a spostare l’attenzione su altri temi nel tentativo di conquistare fasce di elettorato scontente: i transgender, gli immigrati, la criminalità. Un’analisi interna del Comitato elettorale nazionale del Partito repubblicano sostiene che proprio a causa dell’agenda dettata ogni giorno dai tweet presidenziali «le elezioni Midterm per gran parte degli americani non si giocano tanto sull’economia, sui posti di lavoro creati o sugli accordi commerciali», ma sono diventate una sorta di «referendum sulla figura di Trump». Tuttavia gli analisti sono d’accordo sul fatto che la perdita del controllo del Congresso porterà a un mantenimento dello status quo: nei prossimi due anni il Governo avrà più difficoltà a portare avanti le sue riforme, e questo viene visto come un fatto positivo a Wall Street: «Un governo più debole è l’eventualità più probabile e con meno conseguenze per i mercati», scrivono gli analisti di Morgan Stanley. Un altro report di Barclays conferma questa tesi: con un Congresso diviso a metà «non passeranno le leggi market mover». Un’avanzata dello “tsunami blu” democratico in Camera e Senato «potrebbe essere negativa per i mercati finanziari» ed è ritenuta «improbabile». Dall’altro lato, se i repubblicani dovessero riuscire a mantenere il controllo dei due rami del parlamento le politiche di deregulation e i nuovi tagli alle tasse promessi da Trump potrebbero vedere la luce. Scenario definito «very risk positive» da Barclays. Probabilmente, comunque andranno le elezioni, l’economia americana e i mercati finanziari continueranno a crescere.
  15. La fatturazione elettronica, a detta dell'ANC, sta portando l'amministrazione finanziaria ad avocare le competenze fiscali dei commercialisti: https://video.virgilio.it/guarda-video/fattura-elettronica-commercialisti-in-allarme-per-loccupazione_bc5845947680001?ref=virgilio
  16. °Guru°

    politica ed economia Sconfiggere La Bestia

    Ormai è chiaro che oggi in politica vince chi meglio sa creare consenso indirizzando l'opinione pubblica, tramite i social, verso determinati temi, magari amplificati ad hoc, ed utilizzare nei propri slogan e nelle proprie dichiarazioni la terminologia e le espressioni più usate nei commenti in rete analizzati, per creare empatia. Esistono appositi software, il titolo non è a caso. Si è già parlato di questo nella discussione "Shampoooo...", che non ho potuto seguire perché in quei giorni ero oberato di lavoro. Detto questo, come uscirne, come proporre una politica concreta, senza dover scendere al loro livello?
  17. Settimana prossima 21 ottobre ci sarà un referendum nel VCO provincia dell’estremo nord del Piemonte che andrà a votare per l’annessione alla Lombardia.
  18. Proviamo a parlarne senza "ma il PD", "ma la lega", Bestie varie ed eventuali? Germania +28% Francia +20% Spagna +23% Regno Unito +33% Perché in 20 anni abbiamo perso 1/4 della nostra ricchezza rispetto agli altri? Eppure fantasia e imprenditorialità non ci mancano e abbiamo una terra stupenda e strabordante di cultura e arte. In cosa abbiamo fallito, in cosa manchiamo e soprattutto, cosa fare per invertire la marcia?
  19. briandinazareth

    politica ed economia Come previsto i mutui cominciano a salire.

    Ricordo che alcuni mi hanno dato dello iettatore perché, come era ampiamente previsto da tutti gli esperti, ho scritto che i mutui stavano già salendo per via della pressione sulle banche. Qualcuno non ci credeva e spiegava che non c'era alcuna relazione. La realtà invece bussa alla porta, con la sua solita usuale insistenza. http://www.lastampa.it/2018/10/27/economia/effetto-spread-i-mutui-cominciano-a-salire-uEvupP0jmHPgpGwirDI6bK/pagina.html Siamo solo all'inizio, assieme alla fine o riduzione delle detrazioni sugli interessi e sui lavori sarà una bella mazzata per il mercato immobiliare.
  20. Sorridete pure, intanto la ripresa è una realtà. Da circa un mese si sta assistendo ad un'onda lunga fatta da ordinativi e un buon numero di assunzioni. Non se ne vedevano da anni. Le aziende stanno andando tutte bene. Stanno assumendo perfino delle dead factory walking prive di qualsiasi competitività. Chiaramente mi riferisco alla mia realtà che è l'Emilia Romagna, nelle regioni più deboli non ho idea di cosa accada, fatto sta che qui c'è un gran fermento. Le aziende investono, si ingrandiscono. Molti non se ne sono ancora resi conto ma ci sono le basi per un nuovo clima di euforia. Peccato per la classe politica, che anziché fornire supporto a chi ha voglia di lavorare ci delizia con i soliti stucchevoli teatrini.
  21. briandinazareth

    politica ed economia Come sta andando il mondo.

    visto da una prospettiva un po' più ampia. l'articolo è in inglese ma molto interessante, una breve storia delle condizioni di vita. il grafico più impressionante è quello sulla povertà estrema. https://www.weforum.org/agenda/2018/02/the-short-history-of-global-living-conditions-and-why-it-matters-that-we-know-it?utm_content=bufferdd4cf&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer&fbclid=IwAR3vQdt9q8BusAIYv7loWRuxtB1iX34glBoWGSYui-3JvWj4eT2mhP8oPlc
  22. Un bel articolo che evidenzia alcune importanti scelte politiche della leader tedesca che annuncia il suo addio alla politica a fine legislatura,, nel 2021, odiata in Italia ma probabilmente con il senno di poi sarà il politico europeo più rimpianto nel bel paese, soprattutto alla luce di quelli che saranno i nuovi leader tedeschi ed europei e le “nuove vecchie” politiche di bilancio dell’Europa sovranista. https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-10-29/le-quattro-decisioni-angela-merkel-che-hanno-cambiato-l-europa-184330_PRV.shtml?uuid=AEd26dXG Le quattro decisioni di Angela Merkel che hanno cambiato l’Europa Attilio Geroni Nell’Unione sempre più sovranista e anti-euro, l’inizio della fine di Angela Merkel è un passaggio importante, anzi vitale, per la stabilità del Vecchio Continente. Al netto delle sue titubanze, del suo europeismo pragmatico più che idealista, del suo cauto riformismo sul fronte interno, la cancelliera tedesca resta uno dei pochi leader europei degni di questo nome. Poco amata al di fuori della Germania, finiremo forse per rimpiangere questa democristiana atipica, così atipica da aver portato la Cdu verso il centro, anzi il centro-sinistra, scoprendo il fianco alla destra xenofoba e anti-euro di AfD. È stata, nei fatti, più una cancelliera socialdemocratica che cristianodemocratica contribuendo, non si sa quanto intenzionalmente, alla rovina della Spd, alla crisi d’identità del suo stesso partito e alla deriva dei cristiano-sociali bavaresi. Almeno quattro, comunque, sono le cose importanti che ha deciso o contribuito a decidere per il suo Paese e per l’Europa, e delle quali dovremo ricordarci, nel bene o nel male, per una giusta ed equilibrata valutazione della sua eredità politica. L’accoglienza di un milione di profughi di guerra La più spettacolare e controversa è stata la decisione di aprire le porte, nell’estate 2015, a oltre un milione di profughi in fuga dalla Siria e dall’Afghanistan. Senza quella mossa repentina, dettata dall’emergenza, saremmo stati probabilmente testimoni di una tragedia umanitaria nel cuore dell’Europa. L’accordo con la Turchia sui migranti Logica prosecuzione fu il suo ruolo nell’accordo tra Ue e Turchia sui migranti. Un accordo definito immorale da molte organizzazioni umanitarie, ma necessario per chiudere la rotta balcanica a un flusso incontrollato di arrivi. La messa al bando del nucleare Sul fronte interno la scelta più clamorosa riguarda la messa al bando (progressiva) del nucleare, presa all’indomani della tragedia di Fukushima e dopo che negli anni precedenti lei stessa aveva ribaltato una decisione analoga presa dal governo rosso-verde di Gerhard Schröder riallungando la vita delle centrali tedesca. La conseguenza diretta è stata un’accelerazione del Paese verso le rinnovabili, la cosiddetta “Energiewende”, la svolta energetica. L’asse con Draghi Ultima, ma non per importanza, è stata la posizione assunta dalla cancelliera nei confronti della Bce di Mario Draghi. Una copertura politica non conclamata, ma decisiva, quando si è trattato di appoggiare il piano di acquisti condizionato dei titoli pubblici di un Paese in difficoltà (Omt, figlio a sua volta del “whatever it takes”) e il Quantitative Easing. Non è poco, considerando il pensiero unico in materia dell’establishment politico-economico tedesco, a cominciare dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann. E non è poco anche il resto, considerando che spesso le è toccato esercitare il coraggio dell’impopolarità.
  23. tappodiferro

    politica ed economia Lunedì in Borsa

    @crosby Per cortesia, posta sempre le tue previsioni di borsa, non scherzo.
  24. Lorenzo67

    politica ed economia Viva l'Europa!

    Va' che bello: http://espresso.repubblica.it/internazionale/2018/10/26/news/jean-claude-juncker-killer-d-europa-1.328085?fbclid=IwAR1XmMwNeHX_Y4aTi6xg6975Omz4Yg0TEwVdI-D7f_3Px1Wycb5BGiZZjq0

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