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  1. Che dite? Salvini e’ tentato dall’incassare il massimo del consenso, ma nel parlamento nessuno, a parte la Lega, ha interesse ad andare a elezioni anticipate. Non credo che Mattarella sottostia a nessun diktat. Quindi, se e’ vero che mai PD e M5 insieme, che altra maggioranza puo’ uscire fuori per evitare le urne?
  2. Se ne parlava ieri sera in un classico salotto, anzi tinello estivo. Continuo a pensare che l'uso sofisticato della Sentiment Analisys sia stata uno dei fattori decisivi nell'affermazione di lega e 5s. Questo articolo mi smentisce, ma non mi convince. Gira intorno ma non centra: Non si tratta di semplice disinformatia, prima ho parlato di sentiment analisys e non di fake. Segue dibbbbattito La disinformatia online non sposta voti Dal Foglio Quotidiano 5 Aug 2019 di Lorenzo Borga Il Pd lamentava di avere perso il referendum del 2016 e le politiche del 2018 a causa delle bufale messe in giro dal M5s. Gli studi dicono invece che gli utenti cercano le notizie che confermano le convinzioni già acquisite Sono 63 i tweet sulle “fake news”. E’ quanto si trova sul profilo Twitter di Matteo Renzi facendo una ricerca sul social network. Negli ultimi mesi l’ex premier ne ha parlato sempre di più, fino a organizzare un evento a Milano contro le bufale in rete, in cui ha proposto che i comitati civici lanciati alla Leopolda si intestino battaglie legali contro chi diffonde notizie false e diffamazioni sui social network. Il punto politicamente rilevante su cui Renzi sta spingendo in queste settimane sembra essere che le bufale online abbiano contribuito a far perdere il Partito democratico negli anni scorsi. Per quanto lui stesso abbia affermato pubblicamente che la diffusione di informazioni false in rete non sia stata decisiva per il risultato del referendum costituzionale del 2016, su Twitter ha più volte alluso all’influenza – anche sui risultati elettorali – delle cosiddette "fake news”. Lo scorso 24 maggio scriveva: “Hanno vinto un referendum nel 2016 con bugie e fake news. Dovevano rivoluzionare tutto e tre anni dopo il paese è in crisi e senza futuro. Puoi vincere un referendum con le bugie ma poi il conto lo paga la povera gente. Naturalmente sto parlando del Regno Unito”. L’ex premier non è certo il solo a credere in questo legame tra bufale e risultati elettorali: in fondo è intuitivo ritenere che più bufale siano prodotte a favore di un partito, più voti potrebbe prendere. “Fakenews”nonsidice Ma le bufale online posso davvero avere un ruolo, anche decisivo, sui risultati elettorali? Partiamo dal dire che sarebbe meglio non chiamarle “fake news”, come sostiene Daniel Funke – esperto di disinformazione online dell’International FactChecking Network – invitando soprattutto i giornalisti a non usare questo termine. Funke ricorda che più gli utenti sono esposti a tweet contenenti le parole “fake news” meno riescono a identificare le notizie false. Questo termine non ha più un significato specifico, e anzi viene spesso usato per screditare qualunque notizia o articolo sgradito. Bisognerebbe invece parlare di disinformazione (quando false informazioni vengono diffuse deliberatamente per danneggiare), “misinformation” (di cui non esiste traduzione italiana, quando false informazioni sono diffuse ma non coscientemente) e mala-informazione (quando le informazioni sono basate sulla realtà ma contestualizzate in modo falso con l’intento di danneggiare qualcuno o qualcosa). In questo articolo prenderemo in considerazione le bufale digitali, prodotte e diffuse in rete, tramite meme e post sensazionalistici. Non si tratta quindi delle narrazioni politiche false o fuorvianti prodotte dai partiti stessi, a cui tanto abbiamo dato spazio anche in questa rubrica e delle quali sarebbe ancora più complicato misurare l’effetto elettorale. Di quanto stiamo parlando Dopo aver chiarito questo passaggio, cerchiamo di quantificare di cosa stiamo parlando. L’Agcom a metà del 2018 ha misurato la percentuale di contenuti fake sul totale dell’informazione italiana. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel suo report quantificava i contenuti falsi, individuati sulla base di “black list” di siti e fonti non attendibili, all’1 per cento del totale nel periodo del referendum costituzionale del 2016 e al 6 per cento in prossimità delle elezioni politiche del marzo scorso. Mentre nel rapporto più recente, riferito a maggio, l’Agcom rileva “un volume di disinformazione online” in occasione delle elezioni europee “nettamente inferiore a quanto registrato in concomitanza del periodo elettorale delle politiche del 2018”. E’ interessante comprendere anche la ripartizione dell’offerta di disinformazione online: non è infatti la politica la principale vittima, bensì la cronaca (che comprende più di un terzo delle informazioni false online), la scienza e la tecnologia (tra il 15 e il 20 per cento) e lo spettacolo, a pari merito con i temi politici, tra il 10 e il 20 per cento. Un indizio che sembrerebbe a prima vista avvalorare l’ipotesi secondo cui la disinformazione online potrebbe aver sfavorito il Partito democratico lo troviamo in una rilevazione dell’istituto Demos, diretto da Ilvo Diamanti. A fine 2017 veniva pubblicata una ricerca dal titolo “I media, internet e le fake news” in cui si trova un dato interessante: quanti hanno creduto in una bufala online e l’hanno condivisa (prima di accorgersi che era falsa) tra gli elettori dei principali partiti. Risultato: il 52 per cento degli elettori del Movimento 5 stelle presi in considerazione nel campione ha creduto almeno una volta a una bufala online, il 49 per cento di Forza Italia, il 37 della Lega e il 33 del Pd. Stessa classifica sulle condivisioni: primo il M5s per distacco (il 22 per cento ha condiviso una bufala), 11 per cento per FI e Lega e 5 per cento per il Pd. Questi numeri possono sembrare la pistola fumante, la prova che in effetti i partiti ora al governo sembrano essere stati favoriti dalla diffusione di informazioni false su internet, ingannando i loro elettori. La realtà però potrebbe non essere così semplice. Il tema è molto complesso e non si possono trarre conclusioni semplici da numeri come questi, che solo apparentemente sembrano chiari. Non sappiamo se questi dati si riferiscano a bufale politiche, oppure di altro genere (che abbiamo visto essere la maggioranza). Non possiamo affermare con certezza che le differenti preferenze politiche siano il principale motivo per cui alcuni cadono in fallo con maggiore facilità, e altri meno. Potrebbe invece contare l’età, oppure il livello di istruzione. Si studia di più perché si è più ricchi, o si è più ricchi perché si studia di più? Può sembrare una domanda strana, ma la risposta non è poi così semplice. Ed è solo uno – tra i più famosi – degli esempi di causalità inversa che la statistica e l’econometria (cioè l’analisi quantitativa attraverso tecniche matematiche e statistiche di problemi economici e sociali) si sono posti negli ultimi decenni. In una domanda simile non si capisce a prima vista cosa-causa-cosa, ed è per questo che rientra nei casi di possibile causalità inversa: studiare di più potrebbe aumentare il proprio reddito futuro, ma qualcun altro potrebbe argomentare che questo accade perché chi procede negli studi, in partenza, probabilmente parte da un reddito più elevato. La questione di chi abbocca alle informazioni false su internet è di simile portata. Se c’è chi sostiene che Lega e Movimento 5 stelle hanno guadagnato voti diffondendo bufale online, in realtà potrebbe anche essere vero il contrario, secondo lo schema della causalità inversa: chi diffonde bufale in rete lo fa perché già appartenente all’elettorato di Movimento 5 stelle e Lega, senza dunque effetto incrementale sui voti di questi partiti. In parole più semplici, si diffondono bufale (coscientemente o meno) a favore del partito per cui si è già deciso di votare, e non si cambia preferenza politica sulla base della disinformazione online. Anche questa è un’ipotesi, che però raccoglie maggiori consensi rispetto alla teoria delle bufale determinanti sui voti nelle urne elettorali. Negli Stati Uniti sono due le ricerche più famose che hanno indagato questi aspetti: la prima condotta da Allcott e Gentzkow, la seconda di Guess, Nyhan e Reifler. Entrambe arrivano a conclusioni simili: l’esposizione a notizie false in rete è in gran parte determinata dalla partigianeria dell’elettorato e dunque chi visita con maggiore frequenza siti di “fake news” sembra essere già convinto della propria preferenza politica (6 visite su 10 a questi siti proveniva nel 2016 dal 10 per cento dell’elettorato repubblicano più estremista). Nessuno dei due paper invece trova evidenza sufficiente per affermare che le bufale in rete possano avere avuto un effetto elettorale. Un concetto ribadito da uno degli autori in un post su Medium: “Non abbiamo trovato nessuna associazione tra l’esposizione alla disinformazione pro-Trump e spostamenti di voti per il Partito repubblicano o cambiamenti nell’affluenza”. In questo senso sarebbero coerenti i risultati del sondaggio di Demos. Secondo inchieste giornalistiche e ricerche scientifiche, prima della nascita del governo Di Maio-Salvini la disinformazione più frequente si concentrava sulla narrazione anti-establishment, allora rappresentato dal Partito democratico, al governo da cinque anni. Per questo motivo, gli elettorati delle opposizioni sarebbero stati quelli più propensi a credere a informazioni false: perché quelle bufale confermavano la loro fede politica e i loro ideali. E’ molto più difficile per un elettore del Pd credere in una notizia falsa se gran parte della disinformazione in rete era prodotta da pagine social e siti anti-governativi. E’ il confirmation bias, bellezza! Si tratta di un fenomeno cognitivo naturale del nostro carattere che ci rende più propensi a informarci e a ritenere più credibili le fonti che probabilmente confermeranno le nostre convinzioni acquisite. Non a caso se i partiti oggi al governo avessero davvero “ingannato” con bufale i propri elettori, non si comprende perché un loro elettore – dopo aver scoperto di aver letto e condiviso una bufala – dovrebbe continuare a sostenerli. Cosa ci dice la lingua Allo stesso risultato arriva anche una recente ricerca, questa volta italiana, condotta da Daniel Funke, esperto di disinformazione online, ricorda che più gli utenti sono esposti a tweet contenenti le parole “fake news” meno riescono a identificare le notizie false. Questo termine non ha più un significato specifico, e viene spesso usato per screditare qualunque notizia o articolo sgradito Sia le ricerche di Allcott e Gentzkow, sia quella di Guess, Nyhan e Reifler, dicono che l’esposizione a notizie false in rete è in gran parte determinata dalla partigianeria dell’elettorato e dunque chi visita con maggiore frequenza siti di “fake news” sembra essere già convinto della propria preferenza politica da tre giovani ricercatori: Michele Cantarella, Nicolò Fraccaroli e Roberto Volpe. Gli autori hanno studiato, in concomitanza delle elezioni politiche del 2018, la diffusione di post su Facebook in Trentino-Alto Adige pubblicati dalle pagine dei partiti politici sospettati di contenere bufale antiestablishment. Sfruttando la differenza esogena della lingua (italiano in Trentino e tedesco in Alto Adige) tra le due province, molto simili per il resto, hanno verificato l’effetto della disinformazione sul voto. In questo modo, attraverso un metodo statistico chiamato variabile strumentale, hanno potuto escludere la presenza della complicata causalità inversa. Il risultato è che non sono emersi effetti dell’esposizione alle “fake news” sulla crescita dei partiti populisti nel voto. La conclusione è chiara: “Il ruolo dei social media si limita a fornire agli utenti le informazioni a cui vogliono credere”. Sia chiaro: la disinformazione in rete è pericolosa. Può accrescere la polarizzazione dell’elettorato, danneggiare in modo irreparabile la vita e la carriera delle persone prese di mira e ridurre la fiducia nei media e nelle istituzioni. Invece non sembra avere un effetto così determinante (per fortuna) sui risultati elettorali.
  3. Vendite giornali giugno 2019: la crisi si è aggravata e si fa sempre più profonda Davide 14 Agosto 2019 , 19:27 Attualità, Notizie dall'Italia No Comments 462 Viste DI SERGIO CARLI blitzquotidiano.it Giornali quotidiani italiani, la crisi si è aggravata in giugno. E nella crisi generale, ancora più acuta è la crisi del Fatto. Ha venduto, nel mese di giugno 2019, il 25% di copie in meno dell’anno scorso. Mentre nell’insieme il mercato ha perso il 10 per cento, dopo il – 9 registrato in maggio e il – 8 di gennaio e febbraio, il Fatto subisce un calo in progressione impressionante: del 10% in gennaio, del 13% in marzo, del 20% in aprile, del 23% in maggio, del 25 virgola in giugno. Il Corriere della Sera in giugno ha subito un crollo improvviso, salendo dal circa 5% dei mesi precedenti al 10. Repubblica, dopo un – 3% di maggio, si è allineata al – 10 del concorrente, il peggior dato negativo da inizio anno. La crisi dei giornali si fa sempre più profonda, aggravata da una ostilità della componente 5 stelle del Governo Conte che supera ogni limite di decenza. Non è che i governi di sinistra che lo hanno preceduto abbiano brillato per consapevolezza della crisi e idee per risolverla. Anzi, se qualcuno ricorda lo scempio degli abbonamenti, può mettere in fila nomi e cognomi e mandare al diavolo qualche mito. Forse è il caso che gli editori si muovano, escano dalla apatia che li avvolge e soffoca. I giornali hanno vissuto momenti difficili, forse mai come questi, è vero, ma tali da far prevedere, anche in passato, la loro prossima fine. Poi gli editori si svegliarono e seguirono anni gloriosi. Davanti a gente come i 5 stelle, la buona educazione non serve. Invece gli editori sembrano vittime sacrificali rassegnate al macello. Eppure i numeri non lasciano spazio ai dubbi. Sono usciti i risultati del primo semestre dei primi tre gruppi editoriali italiani, Rcs (Corriere della Sera), Mondadori, Gedi (fu Espresso-Repubblica). Mi fermo al margine operativo lordo (mol all’italiana, ebitda all’americana). Solo Mondadori migliora, ma sono 12 milioni su 380 di ricavi, un misero 3%. E nel bilancio della Mondadori i libri, con ricavi in crescita, pesano più delle riviste, in calo dell’11%. Rcs offre di gran lunga il miglior risultato, ma sono in calo sia i ricavi (da 503 a 475 milioni) sia il mol: da 83 a 71 milioni. Il conto aggregato di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport è: ricavi da 220 a 208 milioni, mol da 33 a 30. Siamo sempre a livelli di redditività importanti, oltre il 14% di mol sul fatturato. Ma con le copie in calo e la pubblicità nelle spire della tv, si fa presto a perdere posizioni. Il Gruppo Gedi è in linea: ricavi in calo da 321 a 303 milioni, ebitda da 142 a 134. Trionfano le radio (utile lordo pari al 30 per cento del fatturato), reggono i giornali locali, con un mol sul fatturato del 7,6%. Ma è quasi la metà della percentuale, 13% del 2016. Pesano, ma non si sa quanto, la Stampa e il Secolo XIX: non pare siano stati un buon affare… E poi pesa la crisi di Repubblica. Il fatturato scende da 124 a 116 milioni, il mol si ammoscia ancor di più, da una perdita di 1 milione a 6,7 milioni di perdita nel primo semestre 2019. Questi pochi numeri denunciano l’emergenza del settore. I governi cattivi di Andreotti e Craxi salvarono i giornali, quelli che piacciono tanto ai giornalisti, targati Pd e M5s li hanno massacrati. Nelle tabelle aggiornate a giugno, il quadro completo. Quotidiani nazionali Giugno 2019 Maggio 2019 Giugno 20182019 su 2018 Corriere Sera -186.556-181.351204.0810,91 Repubblica -141.355-145.004-156.6310,90 La Stampa 95.39895.751108.1300,88 Il Giornale 43.140 42.98853.3160,80 Il Sole 24 Ore 40.15939.75651.6840,77 Il Fatto 27.95927.80237.3360,74 Italia Oggi20.04115.60422.4410,89 Libero 23.86223.30826.4520,90 Avvenire 22.56120.73422.1411,01 Il Manifesto 7.117 7.3418.9860,79 La Verità 23.61423.07221.7271,08 Quotidiani locali: Quotidiani locali Giugno 2019Maggio 2019 Giugno 20182019 su 2018 Resto del Carlino 84.62982.82890.9250,93 Il Messaggero 71.87070.70179.2920,90 La Nazione 61.49060.11066.4480,92 Il Gazzettino 39.89139.87543.4690,91 Il Secolo XIX 34.63534.39338.4310,90 Il Tirreno 31.448 30.82035.4210,88 L’Unione Sarda 32.18631.41634.5340,93 Dolomiten 5.9825.6426.5940,90 Messaggero Veneto 32.438 32.80835.8680,90 Il Giorno 32.41232.64139.0370,83 Nuova Sardegna26.61127.39629.5070,90 Il Mattino23.91923.79427.9310,85 Arena di Verona20.46920.36821.0870,97 Eco di Bergamo19.22620.52420.5020,93 Gazzetta del Sud15.51715.87619.5000,79 Giornale Vicenza18.80318.41719.9280,94 Il Piccolo17.29616.98319.0950,90 La Provincia (Co-Lc-So)15.96716.56416.9690,94 Il Giornale di Brescia17.00217.14718.3540,92 Gazzetta del Mezzogiorno15.85415.86117.3820,90 Libertà15.616 15.82016.3410,95 La Gazzetta di Parma15.148 15.40716.2400,93 Il Mattino di Padova14.24414.30216.2410,87 La Gazzetta di Mantova14.14614.43215.3400,92 Il Giornale di Sicilia11.20811.41513.0250,86 La Sicilia13.04012.88814.8010,88 La Provincia di Cremona11.26411.30012.0370,93 Il Centro10.77510.90811.9310,90 Il Tempo11.884 12.42413.9500,85 La Provincia Pavese9.27310.03010.3990,89 Alto Adige-Trentino7.9127.9018.9710,88 L’Adige10.57710.25311.7370,90 La Nuova Venezia7.0586.7928.0380,87 La Tribuna di Treviso8.8318.85610.0150,88 Nuovo Quot. di Puglia8.5768.4629.2450,92 Corriere Adriatico11.56111.24912.8860,89 Corriere dell’Umbria8.3669.0339.6640,86 La Gazzetta di Reggio7.3497.3897.8840,93 La Gazzetta di Modena6.5596.7336.9340,94 La Nuova Ferrara5.3275.3765.7690,92 Quotidiano del Sud9.9608.1175.2751,88 Corriere delle Alpi4.0414.1544.5000,89 Quotidiano di Sicilia5.7956.2207.0010,82 Il Telegrafo9719141.7290,56 Nell’ultima tabella mettiamo insieme i dati di vendita (sempre in edicola) dei quotidiani sportivi, separando i risultati dell’edizione del lunedì, che è sempre quella più venduta. Quotidiani sportiviGiugno 2019Maggio 2019Giugno 20182019 su 2018 Gazzetta dello Sport Lunedì142.185148.708147.7450,96 Gazzetta dello Sport142.787132.683150.5350,94 Corriere dello Sport 67.408 62.43476.0900,88 Corriere dello Sport Lunedì66.85774.24174.1760,90 Tuttosport 43.82339.95948.7250,89 Tuttosport Lunedì43.52645.56447.0140,92 Perché insistiamo sulle vendite in edicola e teniamo distinte le copie digitali? Per una serie di ragioni che è opportuno riassumere. 1. I dati di diffusione come quelli di lettura hanno uno scopo ben preciso, quello diinformare gli inserzionisti pubblicitari di quanta gente vede la loro pubblicità. Non sono finalizzate a molcire l’Io dei direttori, che del resto non ne hanno bisogno. 2. Le vendite di copie digitali possono valere o no in termini di conto economico, secondo quanto sono fatte pagare. Alcuni dicono che le fanno pagare come quelle in edicola ma se lo fanno è una cosa ingiusta, perché almeno i costi di carta, stampa e distribuzione, che fanno almeno metà del costo di una copia, li dovreste togliere. Infatti il Corriere della Sera fa pagare, per un anno, un pelo meno di 200 euro, rispetto ai 450 euro della copia in edicola; lo stesso fa Repubblica. 3. Ai fini della pubblicità, solo le vendite delle copie su carta offrono la resa per cui gli inserzionisti pagano. Provate a vedere un annuncio sulla copia digitale, dove occupa un quarto dello spazio rispetto a quella di carta. Il confronto che è stato fatto fra Ads e Audipress da una parte e Auditel dall’altra non sta in piedi. Auditel si riferisce a un prodotto omogeneo: lo spot, il programma. Le copie digitali offrono un prodotto radicalmente diverso ai fini della pubblicità. Fonte Ads Sergio Carli Fonte: www.blitzquotidiano.it Link: https://www.blitzquotidiano.it/media/vendite-giornali-giugno-2019-3076589/
  4. Il Corriere riferisce che Trump vuole acquistare - per conto degli Usa ovviamente- la Groenlandia dalla Danimarca e fara’ un’offerta economica. Toto’ e Nino Taranto profetici con la fontana di Trevi
  5. La guerra commerciale tra USA e Cina ha spinto al ribasso le borse mondiali. La Cina, e con lei i paesi che fan parte della catena di produzione cinese, ha pagato un pegno a 2 cifre a questa politica "Trumpiana", però pure la Borsa di Wall Street non ne tratto alcun vantaggio anzi , seppur con perdite minori della Cina, ha accusato il colpo. Anche i mercati dell'eurozona , che come di solito va al traino, sono negativi. Certo dopo anni di espansione un rallentamento rientra nel ciclo economico, ma non è forse che queste politiche sovraniste sono antiquate e dannose?
  6. …..ricorre un anno dal crollo del viadotto autostradale a Genova. Non voglio tediarvi con i soliti commenti, solo fare una constatazione…..anche perché abbiamo la memoria corta e non c'è stato solo il "Morandi". https://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/18/news/crollo_viadotto_a14_41_indagati_ci_sono_vertici_autostrade-165744294/ La realtà è che in Italia una società privata concessionaria di un bene pubblico può pianificare in sede di bilancio pochi o pochissimi fondi per la manutenzione per massimizzare i profitti mettendo così in conto la possibilità di dover pagare qualche milione in indennizzi ai parenti di chi disgraziatamente ci lascierà la pelle passando casualmente in quel posto e a quell’ora……. Tanto costano meno gli indennizzi ai parenti che la manutenzione alle infrastrutture……. Alla fine pagheranno i soliti in fondo a destra, quelli che hanno firmato le ispezioni, gli ingegneri, di solito neolaureati appena assunti con contratti a termine o addirittura pagati come consulenti esterni per evitare responsabilità penali….. Italia “bello paese”….
  7. Questa sera e' atteso il giudizio sul nostro paese da parte di una queste famigerate agenzie... In questo caso di Fitch. Ma io mi domando e dico: Ma non era meglio attendere un paio di giorni per annunciare la crisi di governo, giusto per evitare di aggiungere benzina su fuoco di queste economie ballerine. Dicono di voler aiutare l'Italia poi creano debito ogni volta che aprono bocca! Ma questa gente non ha testa o lavora per qulcun'altro? Buona serata
  8. Non posso aprire argomenti, chi ne ha voglia legga La Stampa cartacea di oggi a pagina 8 riguarda la riforma costituzionale Fraccaro M5S, quella che taglia a caso il numero dei parlamentari senza raccordare la legge elettorale. Con i risultati delle ultime politiche crollo proprio di M5S, in alcune realta' senza minimo il 25% non si prende un seggio al Senato. Chiuso ot. Non vorrei dire ma lo scrivevo, spannometricamente, due mesi e oltre fa. Continua il sucidio M5S a strafavore della Lega. Sono geniali. Chi ne ha voglia potrebbe aprire una discussione per sotto l' ombrellone
  9. Solidarietà al giovane Sindaco, giovane e schietto, “si ho paura, mi sono candidato per fare il Sindaco e non per fare l’eroe”, ma alla fine per fare una denuncia pubblica del “malcostume” imperante nel suo Comune è più eroe di molti altri che parlano di più e fanno molto meno. Ora vediamo dove sarà lo Stato e come risponderà alla richiesta di aiuto del Sindaco ma anche a quello di altri Comuni sottoposti alle stesse pressioni della criminalità organizzata nella zona. https://youmedia.fanpage.it/video/aa/XUXCTOSwR0V_zubV Minacce al Sindaco di Bacoli Josi Della Ragione: "Farai la fine di Don Peppe Diana" pubblicato il 4 agosto 2019 alle ore 09:49 Il Sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione ha ricevuto telefonate minatorie con minacce di morte. "E' successo qualche settimana fa, ho denunciato tutto ai Carabinieri ma non l'ho pubblicizzato perché mia moglie era incinta e non volevo turbare la tranquillità familiare" spiega Della Ragione a Fanpage.it. Le minacce sono state esplicite: "Nelle telefonate da un numero private, una voce con accento non del dialetto locale ma tipicamente napoletano mi diceva fai il bravo altrimenti fai la fine di Don Peppe Diana, siamo gli amici degli amici" racconta il Sindaco. Don Peppe Diana era un parroco di Casal di Principe che fu ucciso dal clan dei Casalesi nel 1994. A generare le minacce probabilmente l'attività di contrasto all'evasione fiscale portata avanti dal Sindaco, eletto pochi mesi fa: "Stiamo portando avanti un punto imprescindibile, la riscossione dei tributi locali, abbiamo trovato decine di esercizi commerciali, bar, ristoranti, lidi privati ed addirittura i lidi militari, che non pagavano da anni migliaia di euro di acqua e la tassa sui rifiuti. Stiamo chiudendo le attività che non hanno pagato le tasse sui rifiuti, questa è una battaglia di legalità" sottolinea Josi Della Ragione. "Non abbassiamo la testa, non ho paura, ma la comunità deve sapere il quale contesto stiamo operando" ha commentato il Sindaco.
  10. GianGastone

    politica ed economia Decreto sicurezza

    Letto qualche estratto dai giornali, comunque troppo poco. Esperti quali opinioni vi state formando?
  11. luckyjopc

    politica ed economia Toti o Carfagna

    Insomma credete ancora nel progetto di Silvio( in fondo sono passati solo 25 anni) e nella sua altra Italia come la carfagna ,oppure riponete fiducia nel nuovo progetto Toti?
  12. Apprendo con bonaria curiosità la notizia che il ministro Bonafede ha preparato tutto da solo la riforma della giustizia. Comincio a preoccuparmi quando Di Maio la definisce "epocale" ma subito Salvini smorza gli ardori definendola "acqua fresca", volendo forse ispirarsi di più al diritto russo. Il consiglio dei ministri convocato per l'approvazione salta perché Salvini è impegnato con la sua nuova moto acquatica. Ma io mi domando e dico: c'è stato un dibattito? Avvocati e magistratura ne sanno qualcosa? Cosa si conosce del frutto delle fatiche di Buonafede?
  13. https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/07/31/news/sassuolo_azienda_fallisce_il_sindaco_della_lega_propone_di_ricollocare_gli_operai_in_russia-232448258/ Un genio non c'è che dire! Mi chiedo come mai, proposte così sensate, non arrivano anche da sindaci di altri comuni e schieramenti. Con questo sistema è stato definitivamente risolto il problema disoccupazione.
  14. ...coniughiamo nella migliore delle ipotesi la stagnazione, nella peggiore la recessione, oggi l’Istat oggi fornirà i dati, con un’occupazione al massimo storico dal 1977 e la disoccupazione al minimo, questo dicono i dati ufficiali, riuscivamo ad unire ciò che logica e buonsenso riterrebbero impossibile, ma per noi nulla è impossibile...forse o forse anche no. https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/07/31/news/istat_sale_l_occupazione_ma_la_realta_e_diversa-232489514/ Istat, sale l’occupazione. Ma la realtà è diversa 31 LUGLIO 2019 A giugno dati positivi che nascondono però molte ombre. Più inattivi ed esplode la Cassa integrazione ROMA - Un tasso di occupazione al massimo storico: 59,2%. La disoccupazione al minimo dal 2012: 9,7%. Quella giovanile al livello più basso dal 2011: 28,1%. Com'è possibile se l'Italia, dopo una doppia recessione, ora è nel tunnel della stagnazione? I dati non devono trarre in inganno. L'Italia arranca, è fanalino di coda in Europa, i posti che crea sono di scarsa qualità, poche ore, paga bassa, produttività in picchiata, alto turn-over,...
  15. ...analisi della società occidentale e dei suoi limiti, rivolta credo in particolare del nostro Paese che più di altri rifiuta di aprirsi alla competizione ed al mercato.
  16. Ma dai? Strana forte, 'sta cosa! Chi l'avrebbe mai detto, una sorpresona ...
  17. dico pare che si farà, lo vuole l'europa che da i sghei, lo vuole il premier de facto e quello non de facto, lo vogliono gli italiani (tranne i valsusini) che faranno i five star imploderanno o si squaglieranno come neve al sole?
  18. Chiedo scusa, doppione
  19. Aiuti nascosti, spese sottovalutate Si allarga la frattura fra Nord e Sud Tenendo conto anche dei fondi dati agli enti il Mezzogiorno non è così privilegiato di Roberto Petrini ROMA — La partita che si sta giocando sul federalismo fiscale, o sul suo anticipo a tre regioni ricche del Nord (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna), da cui la formula della "autonomia differenziata", è molto più grossa di quanto sembra. Non si tratta di un semplice passaggio di competenze in materie importanti a partire dall’assunzione su base locale degli insegnanti (per ora evitata) e di materie come trasporti, lavoro e beni culturali. Il tema è che si allargherà la frattura tra Nord e Sud. L’idea da cui parte l’intera operazione del federalismo, che prende avvio dai referendum regionali del 2017, è molto semplice: secondo la dottrina leghista le regioni che danno di più in termini di tasse, dovrebbero avere un ritorno almeno uguale sul piano delle spese. La Lombardia dà un gettito fiscale pro-capite di oltre 16 mila euro e ne riceve indietro quasi 12 mila? Bene, all’appello mancano più di 4 mila euro. Dove vanno? E’ ovvio che vanno alle Regioni più povere e del Sud, e questo non va giù al popolo leghista. Non si considera, come hanno spiegato in molti, che i dati di spesa "regionalizzati" sono sottostimati, spesso della metà: mancano una infinita serie di erogazioni che passano per le aziende pubbliche, gli enti. In base a questi nuovi numeri le tre Regioni – Lombardia, Veneto ed Emilia – non sono più in testa alla classifica dei "residui fiscali", cioè della differenza tra quanto danno e quanto prendono e le Regioni del Sud appaiono molto meno privilegiate. Ma la griglia sulla quale è costruita da anni la "questione settentrionale" è debole per altri motivi: la grande spesa pubblica per l’apparato statale di Roma come va considerata? E le spese per la difesa nelle zone di confine? E se si pratica il turismo sanitario al Nord chi paga? E l’Iva che verso quando compro un’auto a Palermo di chi è? Oggi il principio del Nord "sfruttato" è passato e la bozza sulla quale si divide il governo dice che il finanziamento dei servizi delle Regioni si trasformerà: dall’attuale meccanismo di trasferimento (lo Stato centrale decide ogni anno le risorse in base alle necessità di ogni Regione) a un sistema di "compartecipazione alle tasse" (ogni Regione avrà garantita una quota del proprio gettito fiscale). Siccome gli ultimi testi parlano di "compartecipazione fissa" succederà inevitabilmente che al crescere del Pil e del gettito fiscale le Regioni più ricche avranno maggiori risorse e se si vorranno mantenere livelli omogenei al Sud - come ha spiegato l’Upb - lo Stato dovrà intervenire con ulteriore spesa pubblica. Una simulazione, effettuata dall’Upb nel corso dell’audizione parlamentare del 10 luglio di Alberto Zanardi, dà la dimensione di ciò che potrebbe accadere. Se si prende il periodo 2013-2017 e si confronta il gettito dell’Iva con le spese sostenute dalle tre Regioni, ad esempio, per l’istruzione, emerge un maggior gettito per la Lombardia di 10 punti, per il Veneto di 8 e per l’Emilia Romagna di 6 punti. Significa che se nel 2013 fosse stata stabilità una aliquota di compartecipazione fissa al gettito fiscale destinata alle Regioni, per via della maggior forza di queste economie, nel 2017 avrebbero strappato più risorse di quanto avuto storicamente. I dubbi, di fronte al radicalismo leghista, dunque si moltiplicano. «Non demonizziamo il federalismo, ma così come si sta mettendo rischia di spaccare il Paese», spiega l’economista della Cattolica Paolo Balduzzi. Da la Repubblica
  20. Salvini ce la sta mettendo tutta per far cadere il governo addossandone la colpa ai 5 Stelle. Questi ultimi stanno finalmente capendo chi si sono messi in casa, e hanno smesso di minimizzare il lato torbido della Lega e i suoi mezzucci puramente paraculistici. Come vedete la situazione, come pensate evolva?
  21. Studio della Università della Tuscia, in Italia 119 miliardi di economia sommersa Secondo le stime del Deim le famiglie spendono il 17,5% in più di quello che dichiarano In Italia l’economia sommersa vale 119 miliardi di euro. Lo dice uno studio del Deim – Dipartimento economia impresa e società dell’università della Tuscia - che ha messo a confronto i dati sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani nel 2017 e i consumi registrati nello stesso anno. L’ammanco stimato è di 118,8 miliardi di euro. In pratica il quintuplo di quanto servirebbe al governo per evitare gli aumenti dell’Iva nel Documento di economia e finanza. Considerando il biennio 2016/2017, si arriva addirittura a 217 miliardi. In termini percentuali, i consumi effettivi degli italiani in media superano del 17,5% i redditi dichiarati. La regione con il divario più alto è la Campania, con il 29%, poi Calabria e Sicilia col 27%. In coda alla classifica le Marche, con l’1%.
  22. Dopo sei mesi di dura detenzione, il nostro eroe, redento e contrito, torna a casa, ove potrà scontare il resto della sua pena di cinque anni. Sei mesi di carcere, evidentemente, cambiano le persone, e lui, per la prima volta riconosce gli errori commessi. Il danno alla sanità pubblica “a favore dei suoi sollazzi” pare sia quantificato in 200 Milioni. Niente male la spazzacorrotti... uau che legge..
  23. Buzzfeed riporta la notizia secondo cui da una intercettazione in loro mano alcuni emissari di Salvini hanno trattato a Mosca un finanziamento alla Lega da parte di personaggi in orbita governativa con soldi derivanti dal giro delle forniture energetiche... Matteo Renzi, per quanto mi stia antipatico, chiede giustamente chiarimenti: Credo che un po' tutti desiderino sapere a questo punto se si tratti di una bufala o di un fatto vero di inaudita gravità... . PS: chi sono quelli di Buzzfeed? Ecco 2 righe sul portale americano con redattori un po' ovunque... https://en.m.wikipedia.org/wiki/BuzzFeed
  24. L'avevo visto su FB, pensavo fosse una fake. Invece è vero, c'è anche sul loro sito. Qui stanno diventando tutti pazzi: http://www.gruppodimensione.com/lavora-con-noi.php
  25. Addio a Francesco Saverio Borrelli. Cosa ci ha lasciato quest'uomo? Come giudicare "Mani pulite" a trent'anni di distanza?

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