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  1. Apprendo che non si procederà nei confronti di Bossi padre e figlio poiché non è stata sporta querela nei loro confronti. Dei 49 milioni scomparsi risponderà solo Belsito. È un ritratto dell'Italia di oggi. Si dimentica per gli amici, inflessibili nei confronti di tutti gli altri. Più che politico, il thread è sul costume, sulla onestà urlata e non seguita che caratterizza i comportamenti italici.
  2. briandinazareth

    politica ed economia Un mondo sempre più incredibilmente ingiusto

    Sono 26 i multimiliardari che posseggono la ricchezza della metà più povera del globo. Jeff Bezos, l'uomo più ricco del mondo, a metà marzo aveva un patrimonio di 112 miliardi di dollari. Con l'1% di questa somma l'Etiopia (105 milioni di persone), paga il servizio sanitario. E non è andata meglio in Italia. A metà 2018 il 20% dei più facoltosi possedeva circa il 72% dell'intera ricchezza nazionale. E il 5% addirittura aveva tra le mani della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero. E' dal 2000 che il meccanismo s'è inceppato. Da allora in Italia, mentre il 50% dei più poveri ha continuato a veder scendere la propria ricchezza, il 10% più ricco a cominciare dal 2007 (anno della primia crisi) l'ha sempre vista aumentare, a parte alcuni anni di calo. E' quel ceto medio in forte difficoltà. Le tasse. Sono scese, ma non per il comune cittadino: la contribuzione fiscale delle grandi aziende e dei super ricchi è drasticamente diminuita. Nei paesi ricchi in media l'aliquota massima dell'imposta sui redditi è passata dal 62% nel 1970 al 38% nel 2013. Nei Paesi in via di sviluppo è in media al 28%. Ma ciò che colpisce è la drastica riduzione dell'aliquota effettiva versata sui redditi d'impresa che per le 90 più grandi corporation è scesa dal 34% del 2000 al 24%. Senza contare i movimenti di denaro illecito, che si aggiungono a evasione e elusione fiscale e vengono così sottratti al finanziamento del welfare. https://www.lastampa.it/2019/01/21/economia/i-paperoni-del-mondo-sono-sempre-pi-ricchi-GRuTQFyZKZIzEvYlzWn1KN/pagina.html
  3. bluesman74

    politica ed economia Fabrizio Corona scende in politica!

    https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/01/22/news/fabrizio_corona_milano_movimento_politico_libro-217222923/ "Se fossi incensurato prenderei cento volte i voti di Matteo Salvini" Finalmente il buon Fabrizio sta scoprendo le carte, nel caos politico attuale una figura carismatica come la sua potrebbe veramente fare la differenza! Dopo l'amarezza del carcere, subito ingiustamente, appare lo spiraglio della rivalsa! Grande Fabrizio, spero si candidi come premier
  4. captain picard

    politica ed economia Di Maio accusa Macron

    Un breve articolo... http://www.dire.it/21-01-2019/282425-di-maio-attacca-la-francia-porteremo-i-migranti-a-marsiglia/ Che però potrebbe nascondere scenari che nel 2019 dovrebbero appartenere ad un passato barbaro! Cosa ne pensate? E se è vero, in soldoni quanto ci guadagna la Francia? perché nel caso fosse realtà, tutti precedenti governi hanno taciuto, anche quando la nostra posizione Economica e sociale avrebbe dovuto aver maggiore peso internazionale? Grazie
  5. https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/universita-soldi-fondi-docenti-professori-iscrizione-test-numero-chiuso-istruzione/0df15bee-1e71-11e9-b085-7654f7acb9a3-va.shtml Università: senza soldi né prof costretta al numero chiuso Facoltà di Medicina In Italia abbiamo il più basso numero di laureati d’Europa. Per recuperare terreno dovremmo rincorrere gli studenti e incentivarli a prendersi un titolo di studio, invece mettiamo ostacoli. Partiamo dal più vistoso: il numero chiuso nei corsi di laurea. A cosa serve? La risposta è scritta nella legge 264 del 1999 (governo D’Alema): troppi corsi diventati parcheggi per fuoricorso o fabbriche di disoccupati, troppe aule sovraffollate. Da quel momento si stabilirono due tipi di sbarramento: a livello nazionale per medici e dentisti, infermieri e fisioterapisti, veterinari, architetti e maestre. A livello locale invece si lasciava ai singoli atenei la facoltà di disporre del numero chiuso per i corsi che prevedevano l’uso di laboratori o l’obbligo di tirocini. Un modo per garantire a ogni studente una formazione di alto livello e sfornare «dottori» in numero corrispondente al fabbisogno nazionale e alle richieste del mercato. Com’è andata a finire vent’anni dopo? Che a Medicina ogni anno un esercito di aspiranti camici bianchi (quest’anno erano 67 mila per 10 mila posti) va a sbattere contro il test: 100 minuti per rispondere a 60 domande che con le cose studiate a scuola c’entrano poco. I più si preparano spaccandosi la testa sui quiz degli anni precedenti pagando migliaia di euro «allenatori» privati. Chi passa, una volta portata a casa la laurea, deve affrontare un altro collo di bottiglia, quello delle scuole di specializzazione. Qui i posti sono legati al numero di borse di studio disponibili: sistematicamente meno di quelli che servirebbero. Una strozzatura che rischia nei prossimi dieci anni di lasciare milioni di famiglie senza medico di base, mentre ne mancano all’appello ogni anno 700 fra chirurghi, pediatri, anestesisti, ginecologi e medici di pronto soccorso. Boom del numero chiuso negli altri corsi Quanto agli altri corsi, quelli su cui spettava ai singoli atenei decidere c’è stato un boom del numero chiuso. Si è iniziato con Biologia e Farmacia, diventate ripiego temporaneo per aspiranti medici eliminati al primo turno in attesa di riprovarci l’anno dopo. Poi un po’ ovunque. Quest’anno su 4.560 corsi di laurea solo 2.827 sono ad accesso libero; 732 sono quelli a numero chiuso programmati dal Miur, a cui si aggiungono 1.001 corsi decisi dagli atenei. Le lauree più aperte restano quelle umanistiche. Test obbligatorio quasi ovunque per diventare psicologi. Giurisprudenza invece, nonostante la cronica inflazione di avvocati, resta per lo più aperta, ma le iscrizioni sono spontaneamente in flessione. Mentre, nonostante il test imposto dai super Politecnici di Milano, Torino e Bari, gli aspiranti ingegneri cambiano città e gli immatricolati sono in costante aumento. Persi 10.000 docenti in 10 anni In sostanza quella che doveva essere una opzione circoscritta ad alcune facoltà, è diventata nel tempo una scelta obbligata. Gli atenei sono costretti a ridurre il numero di studenti perché non hanno abbastanza docenti: dal 2008 a oggi sono scesi da 63.228 a 53.801. Il continuo taglio dei finanziamenti all’università non consente di rimpiazzare i professori che vanno in pensione. A questo si aggiunge la nuova normativa sull’accreditamento dei corsi di studio che vincola le università a garantire un determinato rapporto docenti-studenti. Paradossalmente il boom dei corsi a numero chiuso ha coinciso (colpa della crisi) con il crollo degli immatricolati: nel 2007-2008 erano 300 mila, scesi a meno di 270 mila nel 2013-14. Negli ultimi tre anni sono tornati a crescere fino a 290 mila, ma il miglioramento è imputabile più all’aumento del numero di diplomati che al tasso di passaggio dalla scuola all’università, bassissimo nel confronto col resto d’Europa (46 per cento contro 63 per cento). Il saldo finale piazza l’Italia in fondo alla classifica europea per numero di giovani laureati: il 26,9 per cento dei 30-34enni, contro una media che sfiora il 40 per cento. Dietro di noi solo la Romania. Rette alte, poche borse di studio Intendiamoci: non è che l’Italia abbia pochi laureati per colpa del numero chiuso. Le cause sono ben altre, a partire dal caro rette (1350 euro per la triennale), dalla scarsità di fondi per il diritto allo studio (ne usufruisce poco più dell’11% degli studenti) e dalla quasi totale assenza di corsi di laurea professionalizzanti che sarebbero più a portata dei diplomati tecnici e più appetibili per le piccole e medie imprese a conduzione familiare. Si aggiunge lo scarso livello di preparazione dei diplomati italiani che – dati Ocse-Pisa alla mano – al Nord se la battono con i genietti finlandesi, mentre al Sud sprofondano al livello degli ultimi della classe kazaki. A riprova di un sistema scolastico che invece di funzionare da ascensore sociale non fa che confermare le disparità di partenza. L’Università più povera d’Europa Per risalire la china non basta dire «aboliamo il numero chiuso». In Parlamento solo nell’ultimo anno sono state presentate sette diverse proposte di revisione della legge del 1999. Certo, il sistema dei test a crocette meriterebbe un profondo ripensamento per essere certi di selezionare davvero i più capaci e meritevoli. Ma se si vuole cambiare rotta bisogna cominciare ad aprire il portafogli. L’università italiana è fra le più povere d’Europa: in rapporto al Pil spendiamo lo 0,9 per cento contro l’1,2 per cento della Germania, l’1,3 della Spagna, l’1,5 della Francia, per non parlare degli inglesi che sfiorano il 2 per cento. Solo se ripartono gli investimenti si potrà pensare di eliminare gradualmente il numero chiuso per sostituirlo, magari, con un sistema di selezione in itinere. La legge di Bilancio 2019 Invece nell’ultima legge di Bilancio con una mano sono stati dati più soldi (40 milioni all’università e 10 milioni alle borse di studio), ma con l’altra sono stati congelati almeno fino a luglio per via degli accantonamenti imposti ai vari ministeri. Ed è vero che in chiusura d’anno sono state finalmente sbloccate 2.000 assunzioni per coprire i pensionamenti del 2017, ma i 440 docenti in più del normale turnover concessi alle università virtuose non solo tagliano fuori la maggior parte degli atenei del Sud con i conti scassati dalla fuga di iscritti e dall’impossibilità di far leva sulle rette, ma cominceranno ad arrivare non prima di dicembre per via del blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione. E così un altro anno è andato.
  6. wow

    politica ed economia il generoso Bolsonaro Jr

    Il senatore Bolsonaro Jr, figlio del presidente del Brasile, quello che dichiarò che presto avrebbe regalato il terrorista Cesare Battisti all'amico Salvini, pare sia pesantemente implicato in uno dei più violenti squadroni della morte di Rio de Janeiro https://www.theguardian.com/world/2019/jan/22/jair-bolsonaro-flavio-brazil-davos-scandal-gangs https://www.google.com/search?q=Escritório+do+Crime&oq=Escritório+do+Crime&aqs=chrome..69i57&sourceid=chrome&ie=UTF-8
  7. Se mai ce ne fosse stato bisogno. Un articolo a caso che segna giustamente perplessità come gli altri https://www.huffingtonpost.it/2019/01/22/avanti-mano-nella-mano-cosa-prevede-laccordo-di-aquisgrana-tra-merkel-e-macron-che-lascia-indietro-leuropa_a_23649320/ le parole di Tusk al riguardo non hanno bisogno di ulteriori commenti. mi chiedo questi due se si rendano conto di quello che gira loro intorno.
  8. briandinazareth

    politica ed economia Lino Banfi rappresenterà l'Italia all'Unesco

    Giuro che non me la sono inventata. "Ne approfittiamo per dare una notizia all'Italia che a me riempie di orgoglio: come governo abbiamo individuato il maestro Lino Banfi perché rappresenti l'Italia nella commissione italiana per l'Unesco. Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell'Unesco". Lo annuncia il ministro del Lavoro Luigi Di Maio all'evento M5s sul reddito di cittadinanza. L'attore prende la parola sul palco e dice: "Basta con tutti questi plurilaureati nelle commissioni, io porterò un sorriso". Io non ho commenti che non siano bestemmie quindi mi astengo...
  9. La vostra banca vi rompe le scatole con richieste di investimento? be', ogni tanto anche la mia. Vi chiede sempre più soldi offrendovi sempre meno servizi? Va bene, anche la mia. . Ma la mia è diversa dalla vostra: la mia NON RISPONDE AL TELEFONO. Non risponde neppure alle mail. . Venerdì scorso decido di chiamare quella che dovrebbe essere la filiale più importante di Genova, dove ho il mio conto: problema: la mia carta di debito/bancomat sta tirando anzitempo le cuoia, si sta deteriorando e tra poco non potrò più pagare né ritirare al bancomat. Chiamo una decina di volte il centralino, un minuto di squilli per telefonata, non risponde nessuno. Allora chiamo l'800... dove mi dicono di essere al corrente che al centralino non risponda nessuno (ma allora perché tenete in rete il numero?) e mi danno il numero del mio consulente personale, che già avevo ma non usavo perché già un'altra volta non mi aveva risposto al telefono... Chiamo in diversi orari, ma non risponde nessuno. Allora gli scrivo una mail di richiesta informazioni, ma non ho risposta alcuna. San Paolo non mi dà altri numeri, forse dovrei rivolgermi ancora più in alto nella gerarchia celeste, ma il desiderio di fulminarli tutti anche non sulla strada di Damasco è molto forte. Quando feci l'appunto al mio consulente personale riguardo ai costi del mio conto corrente rispetto alla loro concorrenza, mi rispose che il trattamento della mia banca era ben altro rispetto a quello che avrei ricevuto da chi mi proponeva costi inferiori. Mi chiedo se questi ultimi, ricevendo una mia telefonata, mi avrebbero mandato un killer per liquidarmi.
  10. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Bankitalia-possibile-recessione-tecnica-crescita-2019-rivista-al-ribasso-621b5ded-fc48-4d89-bd32-138982cf535c.html?refresh_ce Bankitalia: possibile recessione tecnica, crescita 2019 rivista al ribasso La crescita del Pil è pari allo 0,6% quest'anno, 0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza (1%). Di Maio: "Stime Bankitalia apocalittiche, sono anni che non ci prende" 18 gennaio 2019 Bollettino Economico di Palazzo Koch "In Italia, dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre, gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che l'attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto". Lo si legge nel bollettino economico della Banca d'Italia. Se si verificasse, una simile possibilità equivarrebbe a una recessione tecnica. Crescita rivista al ribasso: +0,6% La proiezione centrale della crescita del Pil è pari allo 0,6% quest'anno, "0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza. Le proiezioni centrali della crescita nel 2020 e nel 2021 - prosegue il documento - sono dello 0,9 e dell'1%,rispettivamente", ma "i rischi per la crescita sono al ribasso". Costo credito contenuto, ma rischio spread Il costo del credito delle banche "resta contenuto" ma la persistenza dell'alto spread potrebbe far alzare i tassi sui prestiti. La Banca d'Italia registra "segnali di irrigidimento dalle imprese" sull'offerta di credito. Fino ad ora l'effetto è rallentato dalle "buone condizioni di patrimonializzazione delle banche e l'elevata stabilità delle loro fonti di finanziamento". "In prospettiva, però, il persistere dell'elevato livello dei rendimenti sovrani e il costo della raccolta bancaria continuerebbe a spingere al rialzo il costo del credito". Inflazione all'1% nel 2019, verso 1,5% nel 2020 Per i prossimi anni Bankitalia stima che l'inflazione aumenti "gradualmente, dall'1% per cento quest'anno all'1,5 nella media del biennio successivo, a seguito dell'incremento delle retribuzioni private e del graduale allineamento delle aspettative di inflazione". Di Maio: stime Bankitalia apocalittiche, sono anni che non ci prende Bankitalia ha fornito oggi "stime apocalittiche" e si tratta di "quella stessa Bankitalia che ci ha lasciato le banche in queste condizioni perché non ha sorvegliato in questi anni". Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio a un incontro elettorale a Sulmona, in Abruzzo. "Non è la prima volta che le stime di Bankitalia poi non si rilevano fondate. Sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano. Quando c'erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso''.
  11. bic196060

    politica ed economia la fattura elettronica

    e' un delirio! tutto l'interscambio business italiano fino alla piccola trattoria che passa (dovrebbe passare) attraverso i sistemi centrali della agenzia che lo redistribuiscono. La mia esperienza ad oggi, dopo 15 gg di uso, e' ... UN DELIRIO. Delle fatture che ho richiesto a hotel e ristoranti ad oggi non ne e' arrivata NEANCHE UNA, non ci sono neanche sul sistema di interscambio delle entrate. Non si sa dove siano. Ho le copie cartacee che non hanno, ufficialmente, alcun valore. Ma voi?
  12. regioweb

    politica ed economia Schede carburanti

    E' stato chiarito che dal 1.07.2018 oltre a non esistere più la scheda carburante tutti gli acquisti effettuati di carburante oltre ad essere pagati con mezzi di pagamento tracciabile, ma anche assegni bancari e circolari, devono essere accompagnati da FATTURA ELETTRONICA... io prevedo un delirio totale... gli esperti del club che ne pensano??
  13. GianGastone

    politica ed economia Offrire cappuccino e brioche?

    Premettendo che non entro in un merito di cui nonosco nemmeno un dettaglio ininfluente, In effetti lo si fa solo al bar... resta che messi in quel modo li trovo veleni instillati lentamente, fino al punto di metabolizzazione. La faccenda mi pare seria.
  14. https://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/30/litalia-si-sta-suicidando-per-proteggere-la-sua-mediocrita/35347/ L’Italia si sta suicidando per proteggere la sua mediocrità Importiamo braccia, esportiamo cervelli: fa male dirlo, ma il declino del Belpaese si fonda su questo scambio. A sua volta indotto dalla nostra incapacità di valorizzare il merito. E dalla nostra difesa a oltranza del parassitismo e delle rendite di posizione L’editoriale di Francesco Cancellato mi induce ad ulteriori riflessioni. Non, questa volta, in contraddizione con le sue ma in aggiunta. Sono convinto da decenni che i flussi umani da/per l’Italia siano, al contempo, il miglior indicatore del declino (come lo chiamammo su noiseFromAmerika dal 2006 in avanti) ed uno dei suoi motori principali. Francesco riporta una frase del president del Ciad: «Perdiamo persone, perdiamo braccia valide» notando che Gentiloni avrebbe potuto dire altrettanto. Vero, ma con un distinguo importante: avrebbe dovuto sostituire “braccia” con “cervelli”. Ed è lì che sta il punto: l’Italia importa braccia ed esporta cervelli. Dove, meglio chiarirlo subito, con “cervelli” non si intende solo (neanche principalmente) ricercatori o aspiranti professori universitari ma, invece, persone dotate di capacità professionali e motivazioni superiori alla media in ogni campo di attività, dalla medicina all’architettura, dalla ristorazione all’ingegneria e financo al giornalismo, passando ovviamente per l’accademia. I “quantificatori” vanno usati con cura in questa discussione. Non è vero che tutti gli eccellenti emigrano: in ogni data professione molti, o alcuni, rimangono. Ma son sempre meno e, in certi campi, sono oramai una minoranza. Non è nemmeno vero che importiamo solamente “braccia con poco cervello”: fra gli immigrati, che invece di transitare per l’Italia alla ricerca di più verdi pascoli vi son rimasti, ci sono anche moltissimi capaci che hanno contribuito professionalità ed imprenditorialità al nostro paese. Ma sono una minoranza e, in assenza di statistiche su cui confidare, sono troppi gli indizi che segnalano la loro diminuzione in percentuale degli immigrati che rimangono. Insomma, l’Italia esporta skilled emigrants ed importa unskilled immigrants: proviamo a chiederci perché e quali effetti questo abbia. Per farlo adotto una metafora economica – quella della funzione aggregata di produzione – che, quando usata con un po’ di disciplina, può essere utile.Pensate al Pil italiano come al frutto di un mischiarsi di milioni di fattori di produzione: le macchine, i terreni, le professionalità individuali, le conoscenze tecnologiche, il lavoro puro e semplice, eccetera. Tale complessa “convoluzione” avviene secondo regole legali, norme culturali, istituzioni ed altri criteri che definiscono il “sistema economico” e ne caratterizzano l’efficienza oltre che distribuirne il prodotto a questo o quell’altro fattore. È abbastanza intuitivo pensare che l’insieme delle regole socio-economiche e le caratteristiche dei fattori di produzione preponderanti determinino effetti di complementarietà o attrazione verso certi fattori e di repulsione verso altri. Un paese con tanti campi fertili attira agricoltori, uno con tante buone università attira aspiranti ricercatori ed uno con tanti anziani sussidiati attira ... badanti. D’altro canto, un paese dove il merito non viene compensato e dove chi chiede d’esserlo più della media – perché fa e produce sopra di essa – viene guardato malamente, tenderà ad allontanare questo tipo di persone. Insomma, è la parte centrale della distribuzione delle capacità (quella di gran lunga maggioritaria) che – assieme alle regole del gioco ed ai criteri di compensazione individuale – determina chi viene e chi va in un sistema economico. L’italiano medio (l’80% della popolazione se devo dare ascolto ad inchieste, intenzioni di voto e programmi dei partiti) ha deciso di costruire e difendere un sistema che espelle ed espellerà le eccellenze in praticamente tutti i campi, premiando invece le mediocrità. Questo processo ha il suo motore immobile nella politica: mai, credo, si era vista in parlamento una peggior masnada di incompetenti, chiacchieroni, arruffoni, faccendieri, svitati, ignoranti, bugiardi, arrampicatori sociali e megalomani. Costoro non sono stati scelti né da Merkel né da occulte potenze straniere ma dalla maggioranza del popolo italiano che, evidentemente, in essi si riconosce. Questa la realtà con cui l’italiano medio si rifiuta di fare i conti: se, per proteggere te stesso e la tua scarsa voglia o capacità di competere, premi ovunque e sempre mediocrità, fancazzismo e parassitismo diffuso, la minoranza che fancazzista e mediocre non è cercherà di andarsene mentre i furbetti, i fancazzisti ed i mediocri che stanno fuori accoreranno all’Eldorado E siccome la mediocrità riproduce e premia se stessa, quella politica, da “sopra”, e quella dell’elettorato, da “sotto”, hanno concorso in questi decenni ad imporsi in ognuna delle professioni che determinano l’immagine verso l’estero ed il funzionamento interno del paese: dal giornalismo all’accademia, dalla burocrazia pubblica all’imprenditoria privata sino alla produzione culturale ed alle professioni. Mediocrità, disdegno per la competenza, parassitismo congenito e ricerca di favori sulla base di connessioni politiche o familiari sono le regole che dominano quella “convoluzione” dei fattori di produzioneche menzionavo prima e ne seleziona, quindi, natura e qualità. È dell’altro ieri l’ennesima imbarazzante affermazione del presidente di Confindustria – uno che dovrebbe dedicarsi a fomentare innovazione, concorrenza, iniziativa imprenditoriale, lungimiranza e propensione al rischio – il quale chiede 10 miliardi di sussidi pubblici per creare 900mila posti di lavoro! Chissà da quale cappello politico ha estratto quel numero, non poteva chiedere 11 e fare conto tondo imitando la sparata berlusconiana d’un ventennio fa? Ma questo è solo un esempio fra i mille possibili. Ho scoperto da poco che, nel programma ministeriale per dare una piccola mancia ai dipartimenti universitari eccellenti esiste la clausola di salvaguardia della mediocrità diffusa: ogni singola sede universitaria ha per definizione almeno un dipartimento da premiare come “eccellente” sul piano nazionale! Folle? Evidentemente non per il parlamentare, funzionario e docente universitario medio italiano: la regola sta lì da tempo e nessuno protesta. Questa la realtà con cui l’italiano medio si rifiuta di fare i conti: se, per proteggere te stesso e la tua scarsa voglia o capacità di competere, premi ovunque e sempre mediocrità, fancazzismo e parassitismo diffuso, la minoranza che fancazzista e mediocre non è cercherà di andarsene mentre i furbetti, i fancazzisti ed i mediocri che stanno fuori accoreranno all’Eldorado. Tutto questo non lo risolvi di certo con gli incentivetti fiscali per il ritorno dei cervelli (!) né imprecando contro questi immigranti di m... che così tanto ti assomigliano! Tutto questo, caro concittadino medio, lo puoi risolvere, nei decenni a venire, solo mettendo da parte i mediocri per lasciar spazio agli eccellenti. Comincia ora, comincia da te che forse è già troppo tardi.
  15. briandinazareth

    politica ed economia Il nostro primo problema

    Il nostro vero problema, che si trascina le difficoltà economiche ma anche sociali e di dibattito pubblico, è che siamo molto ignoranti e ci piace così. siamo ultimi in Europa per percentuale di popolazione dai 25 ai 64 anni con in mano un titolo di studio terziario, vale a dire almeno una laurea, l’unico in cui i laureati sono il meno del 20% della popolazione. Dietro la Grecia e la Romania. l’Italia è l’unico paese tra i grandi d’Europa ad aver visto decrescere, negli ultimi dieci anni, gli occupati in posti ad alta specializzazione. Uno di quelli in cui le professioni a media alta qualifica non arrivano nemmeno a coprire il 40% dei posti disponibili. sulle risorse umane impiegate nella scienza e nella tecnologia ci posizioniamo al terzultimo posto, davanti alle sole Romania e Slovacchia. a fronte di questo cosa abbiamo fatto? siamo tra i pochi Paesi al mondo, forse l’unica tra le economie sviluppate, che non considera il sapere e la conoscenza come valore aggiunto, ma che al contrario fa sfoggio della sua ignoranza, che irride i “professoroni” e i giovani che se ne vanno all’estero. L’unico che durante la più feroce crisi economica che abbia mai passato, decide di tagliare le poste di bilancio dedicate all’istruzione cinque volte più - il 10%, contro una media di tagli del 2% - di quanto non l’abbia fatto per tutti gli altri capitoli di spesa. L’unico in cui gli investimenti a doppia cifra finiscono in tutti i capitoli di spesa possibili tranne in quello della ricerca e della formazione, cui se va bene toccano le briciole. i dati sono ISTAT, potete trovare i dettagli e i grafici qui sotto: https://www.linkiesta.it/it/article/2018/02/24/siamo-un-paese-di-ignoranti-ed-e-questo-e-il-primo-problema-dellitalia/37240/?fbclid=IwAR24wRiKQsUdiN2sabcQdp7YPVqopFpXkRnFrZpkFpfRJx4tbXsenXCN0-I
  16. Pasquale SantoiemmaGiacoia

    politica ed economia Oggi il voto sulla proposta di uscita dalla Ue

    Oggi il voto a Westminster sulla proposta di uscita dalla Ue Pare sia già iniziato l'assalto ai supermercati. Pare, così pare almeno su FB ... https://www.lastampa.it/2019/01/15/esteri/scorte-di-latte-pomodori-e-medicine-cos-il-regno-unito-si-prepara-alla-brexit-ahGlw0WZAEMAk8aR7nn6WM/pagina.html
  17. è stato condannato, povera vittima, aveva solo augurato alla Boldrini di essere stuprata, immediata arriva la solidarietà di tantissimi su facebook, ma in particolare il viceministro e vicecapogruppo della lega. a che punto può arrivare lo schifo? fino a che punto siamo disposti a tollerare questo scadimento della convivenza civile. poi si parla dei giovani di oggi, della trap ecc. ma questi non più giovani sono enormemente peggio, non hanno neppure l'alibi della stupidità dell'adolescenza e l'aggravante di essere rappresentanti delle istituzioni.
  18. radioelasais

    politica ed economia Le grandi opere ed infrastrutture

    Dalla pagina facebook del ministro Tony Nelli postato poche ore fa. In sintesi il terzo valico costa più dei benefici che apporta ma ci sono penali e quindi conviene finirlo con qualche piccola modifica. Aggiunge il classico 'è colpa di quelli di prima'. Io dico: meno male che c'erano quelli di prima. Sul calcolo dei malefici include, il Tony Nelli, anche 'i minori ricavi dei concessionari autostradali oppure 905 milioni di euro di accise sulla benzina che non verrebbero incassate dallo Stato per via del cambio modale da strada a ferrovia' ... non ho veramente parole per dissociarmi da tale forma mentis.
  19. Oggi, è una giornata dura e impegnativa non solo per la May : Macron inizia il suo tour per la Francia per quello che chiama “le grand débat national “ in cui spera di risolvere un po’ di problemi e di risollevare il suo bassissimo indice di gradimento. Ascolterà i sindaci di molte regioni: oggi, a Grand Bourgtheroulde, saranno 600. In questa piccola cittadina, vicino a Rouen, in Normandia, sono state prese grandi misure di sicurezza, le auto non circoleranno e chi indosserà il gilet jaune e non accetterà di levarselo, sarà multato di 135€. ( ma erano un centinaio i gilets jaunes che lo aspettavano pacificamente per l’incontro, alle 15.). Sabato à Rouen erano 2500 quelli che dimostravano e i cahiers de doléances, sul quale i cittadini hanno scritto le motivazioni delle loro proteste, si sono riempiti immediatamente. I sindaci glieli consegneranno oggi. Vedremo come andrà a finire, gli inizi però non promettono molto bene e l’affermazione di Macron: «Les gens en situation de difficulté, (...) il y en a qui font bien et il y en a qui déconnent» (le persone in difficoltà...ce ne sono che fanno bene e altre che non ragionano ( ma l’ultimo verbo è più forte)), fa comunque già discutere. https://www.lemonde.fr/politique/article/2019/01/15/emmanuel-macron-rencontre-600-maires-normands-pour-lancer-le-grand-debat_5409182_823448.html http://www.francesoir.fr/societe-faits-divers/macron-a-grand-bourgtheroulde-porter-un-gilet-jaune-135-euros-d-amende http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2019/01/15/01016-20190115ARTFIG00060-grand-debat-comment-va-se-derouler-la-visite-d-emmanuel-macron-a-grand-bourgtheroulde.php
  20. Aqualung

    politica ed economia Crollo Apple

    Caleranno i prezzi ? Vendite iPhone ai minimi ..c’è di meglio a prezzo inferiore ..
  21. siebrand

    politica ed economia Brexit respinto

    ALTROCHÈ "sul filo di lana": 432:202 A HARD RAIN'S GONNA FALL...
  22. Non voglio parlare del terrorista (in galera a vita, laddove dovrebbero stare tutti i terroristi rossi neri gialli e verdi) Ma di un tizio che si presenta in aeroporto ad accogliere un famoso passeggero, epperò spera di non incontrarlo "da vicino".. ha paura che gli scappi un selfie?? Popolo bue, applaudi al tuo capomandria. http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/01/14/cesare-battisti-a-ciampino-rebibbia-salvini-bonafede-conte-mattarella-torregiani_8beddfc1-053d-4435-9c93-921660761ffc.html Mi viene in mente il poeta: "Io l'ho visto da vicino gli occhi erano due sputi la faccia era gialla una faccia da assassino"
  23. biagettini

    politica ed economia Bonafede

    Si è battuto come un leone contro quattro giornalisti, Gruber, Sallusti, Padellaro, che pretendevano di ridurre l'arresto di Battisti a pura passerella. Non solo, pretendevano di buttare tutto in burletta. Oltre tutto gli hanno contestato tutti i problemi planetari: tav, crisi economica, i marziani, ecc. Ma la deontologia professionale dove è finita? Non conoscevo il ministro, ma ora lo stimo sicuramente di più. Marco
  24. Sorridete pure, intanto la ripresa è una realtà. Da circa un mese si sta assistendo ad un'onda lunga fatta da ordinativi e un buon numero di assunzioni. Non se ne vedevano da anni. Le aziende stanno andando tutte bene. Stanno assumendo perfino delle dead factory walking prive di qualsiasi competitività. Chiaramente mi riferisco alla mia realtà che è l'Emilia Romagna, nelle regioni più deboli non ho idea di cosa accada, fatto sta che qui c'è un gran fermento. Le aziende investono, si ingrandiscono. Molti non se ne sono ancora resi conto ma ci sono le basi per un nuovo clima di euforia. Peccato per la classe politica, che anziché fornire supporto a chi ha voglia di lavorare ci delizia con i soliti stucchevoli teatrini.

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