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Edoardo_P

Voglio iniziare con il jazz

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matteo_matteo

@clapat71 Incuriosito sì, forse ho digerito male questo continuo riferimento a Polillo, anche se considerato come testo fondamentale. C'è una tendenza molto marcata voler sottolineare che il libro risente del peso degli anni. Nel merito avrà anche ragione, ovviamente, ma ci sono parecchi modi per farlo. :)

Cioè, la sensazione che mi ha dato è: "io vi racconto come sono andate davvero le cose e finora nessuno l'ha mai fatto". Magari è anche così eh...

In più, il citare continuamente brani da ascoltare da un altro suo libro è un po' al limite. Anche se credo che si tratti più di una scelta della casa editrice che personale. 

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oscilloscopio

@matteo_matteo La storia del jazz è estremamente complessa e variegata, credo che molti autori abbiano cercato di schematizzarla per renderla maggiormente comprensibile al lettore. Probabilmente il libro di Zenni approfondisce alcuni aspetti sulla base dei nuovi studi, ma non sò se possa risultare più comprensibile a chi si avvicina a questo genere musicale.

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matteo_matteo

@oscilloscopio Probabilmente no, il che non vuol dire affatto che sia meno valido come libro. 

Da questo punto di vista il libro di Polillo è più fruibile? 

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oscilloscopio

@matteo_matteo Quello di Polillo non l'ho letto, ho quello di Berendt che da quanto ho capito è strutturato più o meno come quello di Polillo e comunque è da leggere con molta attenzione perché quando tratta argomenti tecnici riguardanti gli elementi del jazz, se non si è conoscitori della musica e degli spartiti richiede un po' di impegno.

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clapat71

@matteo_matteo ma sai, occorre pur dire qualcosa per vendere 😉

Non so come sia questo, ma Polillo lo trovai a suo tempo molto fruibile.

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Bazza

Io quello di Polillo ho tentato di leggerlo ma l'ho trovato assai poco scorrevole, con un quantitativo di fatti/nomi/titoli così massiccio da risultare straniante.

Inoltre, è scritto si bene ma in un italiano "antico", passatemi il termine.

Magari ci riproverò ma ammetto che il primo tentativo mi ha scoraggiato.

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iBan69

@oscilloscopio 

5 minuti fa, oscilloscopio ha scritto:

Quello di Polillo non l'ho letto,

Nooo! 😱 Non ci posso credere!😁

Devi leggerlo! 😉

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iBan69

@Bazza Polillo sta alla musica Jazz come Argan sta alla storia dell’arte italiana! 

Una Palla ... ma è imprescindibile!

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oscilloscopio

@iBan69 Leggerò anche quello, in realtà ne ho anche uno specifico sul jazz di New Orleans, Chicago e New York scritto da Giorgio Lombardi che è più specifico relativamente agli anni '20/'40 ed è molto interessante anch'esso. Adesso ne stò leggendo uno sulla storia del vinile...

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Bazza
10 minuti fa, iBan69 ha scritto:

ma è imprescindibile!

Non discuto minimamente, solo che per un neofita può essere "troppo e tutto insieme". 

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iBan69

@oscilloscopio non avevo dubbi! 😉

Personalmente, mi piacciono molto i libri fotografici di Jazz ... per cui pensavo di prendermi anche questo: 

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iBan69

@Bazza ti capisco ... infatti mi ricordo poco di quel libro ... 😬 

Dovrei rileggermelo! 

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analogico_09

@Oste onesto Molto interessante il tuo "metodo", ma, a parte che personalmente non sono d'accordo sul neofita che dovrebbe cominciare con musiche e musicisti predeterminati, ovvero con i più "facili", la qual cosa non significa assolutamente nulla, un vieto luogo comune "didattico" inefficace e smentito dai fatti, cosa del tutto relativa per me da superare, e a tale riguardo mi sono già soffermato in altri interventi motivando la mia idea, ciò che prospetti, di una certa complessità, è più cosa di chi sia già abbastanza addentro nel jazz.
Il neofita che deve cercare di orizzontarsi in un mondo tanto vasto e sconosciuto, ancora in una posizione di "timidezza", spinto più dall'istinto che dalla razionalità e dalla "cultura", ha bisogno di molto molto tempo per poter considerare, valutare, sviluppare, seguire un quadro conoscitivo/metotologico così vasto e particolareggiato come quello da te tratteggiato, interessante in assoluto, ripeto, ma che per il neofita potrebbe rivelarsi un carico troppo pesante e scoraggiante...
Chi sia davvero interessato alla musica, che sente nascere in se il talento, la curiosità e quindi la passione, trova il suo personale modo di approcciare, di capire, di crescere.., i "consigli" ok ma fino a un certo punto, i metodi fissi o univoci,  mio avviso sarebbero invece da bandire per definizione. Poi se vogliamo parlare in generale di come ciascuno di noi approccia la musica, è un altro discorso...

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analogico_09
13 ore fa, matteo_matteo ha scritto:

Mah, ieri sera ho letto "Preludio" e "Guida all'Opera" del libro di Zenni e ne sono rimasto un po' stupito, forse più in negativo. La copio-incollo qui, è presa da un estratto del libro online. Mi scuso per la lunghezza, se qualcuno avrà la bontà di leggerlo mi farà piacere avere un parere: 


Guarda ho inizato a leggere e a un certo punto mi sono dovuto fermare.., troppe informazioni, nomi, avvenimenti, circostanze, date, e svariate "suggestioni" sparati a raffica.., una quantità enorme di carne a cuocere.., non si riesce a discernere, il rischio di fare tilt è grande anche per un vecchio marinaio del jazz di lungo corso come il sottoscritto... 😋
 

Tra l'altro ci sono un sacco di cose date per nuove che sono invece risapute.., come ad esempio il fatto che il jazz non sia solo improvvisazione e che pertanto i musicisti jazz siano anche grandi compositori... Cito testualmente: <<Nondimeno, la mitologia dell'improvvisazione ha sempre oscurato un'altra verità: che il jazz è anche una musica di grandi compositori (e quanti grandi improvvisatori sono stati allo stesso tempo autorevoli compositori: è il caso di Parker, Gillespie, Monk, e dello stesso Coltrane)>>

La scoperta dell'acqua calda.., forse 'ste cose non le sapevano quelli che seguivano sanremo.., o le sostenevano i critici di "novella 2000".., con tutto il rispetto.., di questa presunta "mitologia dell'improvvisazione" non ne ho mai sentito parlare nell'"ambiente", nè letto dalla critica jazz "seria", fin dai i miei primissimi ricordi del jazz che risalgono agli anni '60.., tutti sapevamo che gran parte dei jazzisti componessero anche i brani che suonavano.., e comporre in jazz non è come comporre nella classica.., ma questo porterebbe ad approfondire.., mi fermo.., nè scopriamo certamemte ora che il Bop senza Parker e Gillespie non sarebbe nato..., o che il grande Ellington, compositore immenso,  avesse insegnato a comporre ad altri grandi del jazz.., il citato Mingus uno per tutti che adorava anche per questo il suo maestro, anzi, sua fonte inesauribile e immensa di ispirazione musicale...
Ma de che stamo a parlà.., l'anello al naso non ce l'abbiamo qua... 😂
 

Semmai ci sarebbe da ritenere "negazionistica" questa nuova tendenza "critica", musicologica..? boh.., qui meno si suona il jazz, il grande jazz, e più se ne parla con spropositi di parole..,  secondo la quale primi jazzisti leggendari, los olvidados delle città e delle campagne, gli "affrancati" senza passato, presente nè futuro , poveri in canna, segregati, perseguitati, sfruttati, costretti ad usare strumenti improvvisati, non fossero analfabeti della musica oltre che della lingua.., i quali poi ovviamente si emanciparono.., impareranno e come a leggere la musica.., ma molto dopo.., dove tuttavia agli albori del jazz, il giovinetto Armostrong che già un musicista fatto che aveva un suo gruppo, imparò la teoria musicale, al riformatorio.., mentre aveva già imparato nella "strada", quella che lo portò anche al riformatorio perché era "negro",  ad essere musicista, un poeta del jazz, pur non conoscendo le grammatiche, le teorie, le tecniche... Queste cose ai tempi del buon "Polillo" le sapevamo giàn ed erano giuste e vere...

O che siano state scoperte ora, mi pare di aver capito, cose sulla musica degli schiavi di cui, ai tempi di "Polillo" forse non sapevamo già ..? Questa cosa dovrò approfondirla...


Per non parlare di questo:

Ad esempio lo stile musicale del Louis Armstrong degli All Stars nel 1947 può apparire meno aggiornato o evoluto rispetto allo stile di Charlie Parker dello stesso anno; ciò nonostante, nell'evoluzione dell'arte di Armstrong, si colloca in una posizione più avanzata delle sue opere giovanili e presenta caratteristiche diverse.


Ma davvero!?!?.., non ditemelo tutto in una sola botta.., non ci posso credere!!!! :D 


Ecc, ecc...


Forse riprovo a leggere.., ma mi è sembrato davvero troppo "concettuosa" e un po' troppo suggestiva,  diciamo così..,  questa "introduzione" , spero che il libro, che non ho letto, sia diverso...

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analogico_09

Una lettura alternativa sulle vicende del jazz, da un punto di vista "interno" al jazz stesso?


Non mi stancherò mai di consigliare il libro "facile facile", profondo profondo, di un afroamericano scrittore, drammaturgo, musicista, musicologo, ecc, che aveva per nome Amiri Baraka (LeRoi Jones) : IL POPOLO DEL BLUES  - Sociologia degli afroamericani attraverso il jazz.


C'è la sociologia, la "politica", cose fondamentali e inalienabili per capire più in profondità il jazz che è estetica e insieme realtà etnica (una volta di diceva razziale), antopologica, sociale, politica, "economica", il tutto a livelli di grande comprensibilità, senza ideologismi o pippe mentali radical-chic propri delle critiche nostrane... e si parla anche molto di musica, dalle origini della schiavitù  fino alla "scena moderna"., non conteporanea, prima ediz. del libro 1963, in modo chiaro, approfondito e senza tecnicismi... Un libro imprescindibile!

https://www.ibs.it/popolo-del-blues-sociologia-degli-libro-amiri-baraka/e/9788897109020


Dalle note di copertina che dicono la verità...

l popolo del blues è il classico per eccellenza sulla musica afroamericana. Scritto a metà degli anni sessanta analizza con rigore e passione l'inestricabile intreccio che lega il blues e il jazz alla vicenda dei neri, dallo schiavismo alle lotte per l'emancipazione e i diritti civili. Nel delineare tale percorso, Amiri Baraka, pur considerando il peso delle radici africane, sottolinea i processi di ibridazione e meticciato che caratterizzano il blues e le altre forme musicali e culturali afroamericane. Nella prefazione appositamente scritta per l'edizione italiana, inoltre, l'estetica del blues viene chiamata in causa per riconsiderare le nuove forme della musica black, il rap in particolare.

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rebeccariccobon

Comunque vedo tanti consigli qua, tutti interessanti certo, ma la faccenda è decisamente un po' più complicata di così, perché pensare di arrivare sul serio ad addentrarsi nel Jazz, senza partire dalle radici del Blues - per come la vedo io, e non sono il solo... - non esiste, o perlomeno ci arrivano in pochissimi e spesso dotati di talento musicale vero; e non il Blues degli sbiancati (alcuni pregevolissimi, Winter, Mayall, Alvin Lee, per fare qualche nome solo come esempio), ma quello che del "Negro"(cit.).
Insomma dritta per dritta: prima senti il Blues e poi ascolti il Jazz.
Riki
ps: gli interventi di @analogico_09 sono sempre preziosissimi

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rebeccariccobon

Ancora una cosa, l'autore del libro di cui parlate sopra (almeno in quei passaggi) la mena, la mena, la mena,
e lo fa semplicemete per poter dire in sintesi: "non solo correggo ma addirittura dico qualcosa di nuovo e fondamentale sulla vicenda tutta".
Un'enormità, un illuso, perché mi sa che prima di dire 'naltra volta qualcosa di davvero nuovo e interessante sul Jazz...
Riki

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matteo_matteo

@rebeccariccobon L'atteggiamento mi sembrava esattamente questo... 

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analogico_09
2 ore fa, matteo_matteo ha scritto:

L'altro giorno l'ho visto in libreria e mi aveva attirato. 

 
Cosa ti ha attirato del libro, il "trailer"? :D

Non lo conosco.., segui il mio suggerimento.., a parte i "classici" tipo Polillo, ecc, a meno che non voglia leggere che Pat Methey sia un genio del jazz, o che cerchi approfondimenti sulle "fusion", accattati Il Popolo del Blues, va al cuore della musica afroamericana, costa poco ed è un ottimo ricostituente che rinforza le difese in fase di apprendimento e di formazione del gusto e di una coscienza critico-musicale non indirizzata dal solo punto di vista della critica dei "bianchi"...
😉

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analogico_09
1 ora fa, rebeccariccobon ha scritto:

Comunque vedo tanti consigli qua, tutti interessanti certo, ma la faccenda è decisamente un po' più complicata di così, perché pensare di arrivare sul serio ad addentrarsi nel Jazz, senza partire dalle radici del Blues - per come la vedo io, e non sono il solo... - non esiste, o perlomeno ci arrivano in pochissimi e spesso dotati di talento musicale vero; e non il Blues degli sbiancati (alcuni pregevolissimi, Winter, Mayall, Alvin Lee, per fare qualche nome solo come esempio), ma quello che del "Negro"(cit.).
Insomma dritta per dritta: prima senti il Blues e poi ascolti il Jazz.
Riki
ps: gli interventi di @analogico_09 sono sempre preziosissimi

Pienamente d'accordo, bisognerebbe partire sempre dalle radici del blues, addirittura tornare un attimo indietro, all'Africa nera.., al "tribalismo", senza queste pur basilari conoscenze, senza certe specifiche consapevolezze, non si capirà mai il jazz, e si seguiterà a dire che, ad esempio, tra le tante clamorose approssiomazione e risibili svarioni che si scrivono sul jazz, che il free-jazz è musica cacofonica priva di significato, che il Coltrane Free sia incomprensibile, ecc, ecc...
Per questo insisto nel consigliare quasi come imbonitore che non ci guadagna però una lira l'acquisto del libro Il Popolo del blues... post#105

Grazie dei complimenti, rebeccaric..., troppo generoso. ;)

p.s. - tra l'altro la conoscenza delle radici comuni aiuta a  comprendere meglio il rock ed altre musiche pop che discendono, benchè indirettamente rispetto al jazz figlio naturale e legittimo delb, da quei ceppi...

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matteo_matteo

@analogico_09 Ahahah, ma no, sfogliandolo così. A volte si va anche a sensazione. Polillo lo prendo sicuro intanto!

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OTREBLA

Personalmente sconsiglio sempre la lettura dei libri sul Jazz, a chi voglia avvicinarsi a questa musica.

I libri che parlano di Jazz sono spesso indigesti e prolissi.

Suggerisco invece un paio di dischi, magari tre, tra quelli più famosi ed orecchiabili; altrimenti consiglio qualche artista, il primo che mi viene in mente e che so riscuotere sempre grande favore presso i neofiti, è Chet Baker. Oppure Sonny Rollins, o non so...Erroll Garner.

Con questo semplice sistema ho conquistato al Jazz parecchie persone, che ne avevano avuta una impressione distorta per aver ascoltato in televisione o dal vivo uno dei tanti tritamaroni autoreferenziali della nuova e vecchia scuola sincretico-postmodernista, naturalmente contaminata (perché contaminata è contaminata...cacchio se è contaminata), afro (è meglio se è afro, non è indispensabile, però è suggerito...caldamente) misticheggiante (la chiesa vuoi o non vuoi...), della terza maniera; considerando tuttavia che più è alto il numero della maniera è meglio è. Tipo: la quarta maniera è meglio della terza, la quinta è meglio della quarta, e così via.

Alberto.

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analogico_09
2 ore fa, Oste onesto ha scritto:

A rigore (so di fare un'affermazione forte) il jazz sarebbe la musica da ascoltare dal vivo per eccellenza...un improvvisazione è una composizione istantanea che non si ripeterà mai uguale a se stessa, ed è stata suonata così proprio perché concepita li ed in quel momento!!

Non è un'affermazione forte, è la pura e semplice, inalienabile "verità": il jazz è questo. 

Quoto ogni parola del tuo scritto - mi pare vi sia sostanziale convergenza con quello che ho sostenuto negli altri post - ,e, per quanto riguarda l'imprescindibilità dell'ascolto dal vivo di questa musica che non si può "scrivere" e che se non fosse stato inventato il disco sarebbe morta o rimasta chissà come nella tradizione orale, non avremmo sicuramente potuto conoscere Armstrong o Coltrane, Evans.., rilancio: fare anche del jazz per diletto, ad ogni livello più o meno evoluto, è fondamentale per entrare più in profondità nello spirito di questo genere musicale sommamente spirituale. Chi ascolta esclusivamente o quasi jazz dal disco, non potrà capire fino in fondo che ciò che ci resta del jazz, una marea interminabile di registrazioni, oltre quel poco, pochissimo di genuinamente jazzistico che viene ancora suonato, sia solo la punta dell'iceberg.


Oggi tutti amiamo Miles Davis attraverso una gran quantità di dischi, vari, varissimi, eppure "fermi" nel tempo.., oltre quello non è possibile e andare e sapere e goderne. Per spiegarmi meglio, un esempio.
Nel 1986 Davis suonò agli inizi di Luglio a Roma, sulla scalinata del "colosseo quadrato", ed io ovviamente andati. Pochi giorni dopo, stesso organico di Roma, Davis era al Pescara Jazz ed io e un mio amico partimmo dalla capitale alla volta della città abruzzese per fare ritorno a Roma dopo il concerto. Per la musica ne abbiamo fatti mkica pochi di tour di forza in 4 più bagagli in 5oo in giro per l'italia jazz-festivaliera con puntate all'estero...

Stesso gruppo, insomma, a pochi giorni di distanza, in pratica stessi brani o quasi in scaletta, assistemmo a un concerto che era un altro mondo rispetto a quello romano, tutt'altro feeling, i musicisti la musica altra carica, altro climax, altra chimica e intesa tra il mpalco e il pubblico. Il concwerto di Pescara fu molto migliore di quello di Roma... 


Per tornare ai libri.., servono ma come complemento all'ascolto e/o alla pratica musicale. E questo non vale solo per il jazz, anche per la classica, per tutte le musiche.
Aaron Copland, all'inizio del suo bellissimo libro Come ascoltare le musica (classica) avverte il lettore: se non ascolti assiduamente la musica, prima di ogni altra cosa, leggere questo libro non ti servirà a nulla... "Nulla sostituisce la funzione di questo contatto", scrive testualmente, contatto diretto e "coniugale" con la musica...
 

Parlo per esperienza personale.., da giovanissimo, a cavallo dei '60/'70 ho iniziato a girare per locali, teatri "importanti" come il Sistina dove si potevano ascoltare le grandi "istituzioni": Ella Fitzgerard, Count Basie, Oscar Peterson, ecc.., come pure negli inizialmente "due" jazzclub esistenti a Roma, o nei vari locali e localacci improvvistai tipo Arci caccia delle periferie romane  di monte mario, centocelle, garbatella, ostienze, quarticciolo.., nei quali cominciai a scoprire Mario Schiano, Gaslini, Urbani, Schiaffini, Rosa.., ecc, ecc... insomma un peregrinare avventuroso ed affatto eccitante in giro per i luoghi più impensati assistendo ai concerti di musicisti in gamba e meno in gamba.., già affermati, sicuri talenti pronti ad emerere, anonimi strimpellatori di cui non se ne seppe più nulla...

Era un po' tutto a sorpresa.., si faceva esperienza, quello che mi ha permesso di scoprire e iniziare a capire il jazz nella "strada".., la "scuola" migliore che esista.., sostenuti e illuminati dall''istinto e dala curiosità intellettuale.
Dopodichè arrivaroni i tempi aurei del Music Inn ed eravamo oramai abbastanza "iniziati" e pronti per ascoltare quel grande scialo jazzistico ultradecennale che Pepito Pignatelli e sua moglie Picchi ci regalarono (indimendicabili, immensa ed inestinguibile graditudine!) e ne vennero in seguito anche altri, non di meno attivi e importanti.
Giunsero anche le letture dei libri e delle riviste di jazz quali Musica Jazz, Melody Maker, ecc (provenivamo da Ciao 2001...) durante le quali magarti ti capitava di scoprire pure che lo scrittore ti aveva copiato pari pari quello che pensavi tu... :D 
 

Scusate.., anche io mi sono dilungato.., ma come te quando parlo di musica, e di cinema, vado in fregola... :)

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analogico_09

@edogalli Standing ovation, Edo, non ho parole.., complimenti per la forma e la sostanza della tua "letteratura"!

It's All True.., mi vengono i brividi nello scoprire che le mie non siano memorie e nostalgie morte, privatistiche, autoreferenziali.., che tutta una generazione di appassionati più o meno sopravvissuti abbia in pienezza e contentezza vissuto quelle irripetibili stagioni della grande musica jazz restandone segnati a vita. Le memorie nascono se ci si "sporca" anche fisicmente, tattilmente, olfattivamente, con le cose che si ricorderanno... e così fu che l'odore di muffa diventò per "noi"  più fragrante della più rinomata acqua di colonia francese... Spesso soffro oggi nei luoghi della musica disinfettati...

Chissà quante volte ci saremo incrociati, e magari parlati, in quelle "catacombe" puzzolenti, quasi clandestine, come i primi "cristiani" perseguitati dal paganesimo "imperante"... :D (in quegli anni di piombo, in effetti, di notte, nelle strade cittadine strisciava la paura.., la gente era rintanata in casa.., il Music Inn e gli altri locali non-locali erano anche una sorta di fuga dalla dittatura del "terrore"...)
 

Se il concerto di Tyner di cui parli era quello in cui c'era la RAI che riprendeva, stipati come sardine in scatola.., allora eravamo insieme.., con altri 3 0 4 compagni d'ascolto nella pausa parlammo con il pianista, disponibilissimo alle nostre timide eccitate domande, seduto quasi in maniera defilata sulla panca del baretto del Music Inn..ci raccontò anche un po' di Coltrane...
 


Quanti "aneddoti" sul Music Inn.., su Pepito che, ciucco come ogni sera, ci provava (si fa per dire...) con le belle signore.., ma c'era candore, ironia, tutti sapevamo e ci si scherzava su con indulgenza.., però una sera un marito geloso che non conosceva l'andazzo arrivò quasi alle mani.., ero lì.., cercai con altri di calmarlo di spiegargli che in "principe" Pignatelli era la persona più buona del modo... 😇

Una sera ci provò anche una ragazza che avevo appena conosciuto lì nel locale, era sola, veniva da Venezia per preparare una tesi sul jazz e cercare di raccogliere testimonianze nell'ambiente.., insomma si sedette accanto a noi, a noi, appoggio discretamente il braccio sulla spalla della giovane chiedendomi però il permesso con voce impastata, con un candore infantile:  ma che è la tua ragazza? Magari gli risposi io.., non potendo ancora sapere che nei giorni a seguire la mia disponibilità "ciceronesca" ad aiutarla per le interviste e ad accompagnarla negli ambienti jazzistici romani, divennero "galeotti"..  😊 Poi leì ripartì.., e fu come la musica che quando finisce svanisce nel cielo e non si potrà più riprendere (citando Eric Dolphy)... però c'è stata ed ha scavato nel profondo...


E' un grandissimo piacere parlare con te, ad altri "aneddoti"! :)


 

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edogalli

Grazie anche a te. No purtroppo il mio concerto di Tyner è un po successivo...credo intorno al 1978-80, questo che hai postato tu lo mostra dotato di una verve espressiva di un livello ben maggiore di quando lo vidi io. Ma sono arcisicuro che in qualche occasione abbiamo condiviso la stessa aria densa di qualche concerto...gli anni di piombo, come scordarli?  Il principe Pignatelli viveva il jazz con la passione del dilettante , ma proprio per questo dotato di straordinaria tenacia al di la dei soldi e dei guadagni che immagino non fossero proprio stratosferici. Lo vidi suonare la batteria (direi piuttosto male) in una performance con il povero Danilo Terenzi con la moglie Picchi in prima fila adorante ed indulgente (lei si...noi un po' meno per la verità). Mi sembrava vivesse il jazz con ogni singolo poro della pelle dilatato in modo da recepire tutto osmoticamente. Mi ricordava un altro straordinario appassionato come Alberto Alberti...che ad un concerto di Sarah Vaughan a Perugia, lo vidi sulla soglia dello svenimento dall'eccitazione!!! Lo sentii dire mentre usciva dal Teatro Morlacchi, che vista la divina ora poteva morire finalmente felice!😁 Vabbè alla prossima...un saluto a tutti

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iBan69

@edogalli complimenti per il tuo intervento, decisamente sentito e condiviso.

Roberto

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analogico_09
1 ora fa, edogalli ha scritto:

No purtroppo il mio concerto di Tyner è un po successivo...credo intorno al 1978-80, questo che hai postato tu lo mostra dotato di una verve espressiva di un livello ben maggiore di quando lo vidi io

Lo vidi suonare la batteria (direi piuttosto male) in una performance con il povero Danilo Terenzi


Be'.., quello di Tyner era il perdiodo dei bellissimi album Sahara, '72, e Sama Layuca uscito nello stesso anno del concerto... Poi lo riascoltai dal vivo a Terni, Umbria Jazz, nel '78.., stessa serata di Bill Evans, Philly Jo Jones, Lee Konitz, George Adams.., insomma non si sapeva a chi dare il resto, come si dice.., ora se in un intero festival becchi un paio di gruppi da ricordare per sempre puoi riterti fortunato... In effetti Evans quella sera fu meraviglioso, nettamente superiore a un Tyner più di "maniera"...
 

Io ascoltai Pignatelli in vari concerti "minori", anche con Urbani se non ricordo male, con Dexter Gordon, nel Maggio '74 (anno per me fatitido per + il jazz) insieme a Giovanni Tommaso e addirittura Kenny Drew... Ne conservo una buona registrazione che feci col mio solito portatile Basf, diciamo che era un po' "caciarone", menava con un senso del tempo/ritmo legermente "appesantito".. :D  ma dotato a modo suo di feeling... ;)

Un caro saluto, a presto!

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