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Le ultime sonate di Schubert


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Mi riferisco alle ultime tre (D958, D959 e D960). Premesso che per me Richter resta l'interprete di riferimento, soprattutto per l'ultima, (ma purtroppo non ha mai eseguito la D959), quali altri esecutori suggerireste per un confronto, possibilmente reperibili in streaming su Tidal, Qobuz e Primephonic)?

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Oh, anche per per i miei gusti Sofronitzky e Lupu.

Tra i "mainstream" ricordo volentieri una bella versione di Rubinstein, ma anche in ordine sparso, e dimenticandone certo qualcuna, quelle di  Foldes, Zimerman, Perahia, Lonquich, Horowitz, Richter.

Tra le meno consuete (e piu' recenti) darei una chances alle versioni di Evgeny Bozhanov, Javier Laso e Valery Afanassiev, IMHO tutte notevoli.

  • Melius 2
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Per la D 960 per me fondamentale Maria Yudina, alla quale lo stesso Richter dichiara di essere un po' debitore: i tempi lentissimi, le sonorità incredibili e l'atmosfera dolente e lunare hanno certo affascinato il buon Sviatoslav e influenzato il suo modo di vedere Schubert. Credo che la Yudina e Sofronitsky, pianisti dalle alterne fortune in vita, un po' defilati, un po' irregolari, originalissimi, furono davvero 'mostri sacri' e influenzarono i pianisti delle generazioni successive.

Per la D 959 rimango sempre sconvolto dal suono che tira fuori Lonquich nell'Andantino:

Per la D 958 la più bella esecuzione l'ho sentita dal vivo da Sokolov nel 2007: un ultimo movimento preso con grande calma, ma con un suono di bellezza e rotondità quasi irreale.

In generale poi il mio interprete schubertiano preferito vivente è Arkadi Volodos, altro campione del 'bel suono'.

Un saluto a tutti,

Angelo

  • Melius 2
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Il 9/6/2021 at 00:20, tarantolazzi ha scritto:

Evgeny Bozhanov, Javier Laso e Valery Afanassiev

Che trio di straordinari pianisti che hai segnalato, grazie e complimenti!! A me, devo dire, piace in particolare la versione della D 960 di Laso perché ha qualcusa di "mediterrano", per così dire, di suadente e voluttuoso. Il disco dedicato a  Schubert e Schumann che Laso ha pubblicato di recente è davvero bello e originale. Ma anche le interpretazioni degli altri due sono da ascoltare tuttavia! Afanasiev dilata il tempo all'infinito, rendendo la musica di Schubert rarefatta, quasi volesse darle un tocco di eternità. Bozhanov ha invece una cura nel tocco straordinaria e si concentra su ogni singolo dettaglio dello spartito per ricavare sonorità sempre diverse. Insomma, tre grandi interpretazioni senza dubbio

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1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

Il disco dedicato a  Schubert e Schumann che Laso ha pubblicato di recente

Sono incappato in quell'album (Schubert D960 e Schumann op. 6) per una mia curiosita' sulla

"compilation" (meglio polittico, ma a insegnare nelle scuole medie si finisce a parlare cosi'🙂) schumanniana.

Ne ho setacciate circa 20 versioni e questa di Laso risulta tra le predilette. E' che come gia' accennammo a proposito dell'ottimo e abbondante (quanto a quantita' e qualità di proposte) Carnaval, non mi do pace per quanto l'op.6 sia negletta, lasciata da parte da tanti grandi della tastiera (infatti nella mia "premiazione" assegnero' un ex-aequo con tre interpreti tra i quali Laso ma per il terzo premio, secondo e primo non assegnati).   Me ne faro' una ragione, ho visto ingiustizie almeno altrettanto gravi.......ad esempio le Novellette (tutte insieme, non le solite I e IIX) sono messe ancora peggio in quanto a considerazione e proposte concertistiche e discografiche (qui per ora si distinguono solo un paio di nomi, dei quali uno italiano e scontato).

  • Melius 2
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2 ore fa, tarantolazzi ha scritto:

le Novellette (tutte insieme, non le solite I e IIX)

Ah, le Novellette... chissà perché nessuno se le fila. Eppure si tratta di pezzi bellissimi, che formano in effetti un ciclo da suonare per intero. Altrimenti è come se uno suonasse l’inizio e e la fine di Carnaval dimenticando tutto quello che ci sta in mezzo. Ma così vanno le cose purtroppo. Per fortuna ci ha pensato Dino Ciani ormai nel lontano 68. Non so francamente quali altre integrali interessanti ci siano in giro. Eppure molti avrebbero potuto farlo. Forse è il nome che si è inventato Schumann per questi pezzi a risultare poco attraente, chissà 

  • Melius 1
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5 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Per fortuna ci ha pensato Dino Ciani ormai nel lontano 68

Che e'  la mia scelta, sia nel live che nella versione in studio. Scelta direi (diremmo, credo) abbastanza facile.

Curiosando su Tidal sono incappato, in mezzo a tante versioni soprattutto di "integralisti" (intendo coloro che hanno registrato l'integrale schumanniana) , in un live di Michel Block( con le Novellette ad occupare l'intero recital, bis a parte).

Beh, dierei sorprendente, magari non solo nel bene, ma sorprendente.

I  momenti tumultuosi, le tipiche e numerosissime fanfare trionfali e anche i passaggi danzanti sono resi con una carica trascinante per potenza, enfasi di fraseggio e superlativo controllo strumentale (in questo siamo a livelli altissimi, da associare che so a un Sokolov, per capirci). Un po' (tanto....) concitato, parte gia' veloce e forte e poi accelera e cresce ancora, ma il bello e' che il suono resta almeno accettabile, e l'euforia e' si tagliente e calorosa ma anche piena di armonici

e con sufficiente (per la velocita') differenzazione prospettica. 

Non vorrei fare il maestrino dalla penna rossa ("li' c'e scritto piano e lui fa forte, ma come?"), ma i momenti "tendenza Eusebio", piu' rilassati se non estatici, li tira via senza mai rallentare piu' di tanto ne' scendere sotto il mf in pratica, con pochissime e quasi insignificanti eccezioni. Quando c'e una frase di otto battute che Ciani (per esempio e per capirci) suona piano e pianissimo.....lui non ce la fa proprio, comincia cosi' ma alla terza battuta siamo gia' al F e piu' veloce. Ammetto di essere assai spaesato, non me la sento di accusarlo di pesantezza eccessiva (pur da virtuoso, insisto) e onnipresente, in definitiva di parzialita' tutto-Florestano,  ma al tempo stesso devo ancora metabolizzarlo. Effetto "alla carica!" enfatizzato dalla registrazione, con microfoni molto vicini alle corde e suono acerbo, poco/nulla ambientato e a tratti violento, ma in fondo mai saturo e a suo modo pieno e godibile.

  • Melius 2
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