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Quella sera che salvò l'Italia


Member_0030

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Member_0030

Angela era furibonda: italianen sciupafraulein! andava urlando per le stanze del palazzo.

Il 32mo stormo della Luftwaffe di stanza a Monaco si preparò ad esercitazioni dimostrative sui cieli di Bolzano. Il gruppo extraparlamentare dei Cavalieri Teutonici cominciò azioni di rappresaglia contro le pizzerie italiane. Il gruppo Volkswagen mise in cassa integrazione più di diecimila operai dal cognome italiano. I mercati tremavano attendendo l'inevitabile nein della Bce ai prestiti chiesti dall'Italia.

Frattini si appellò alla proprietà transitiva del Patto di Locarno, l'ambasciatore tedesco per tutta risposta gli annunciò che la Kriegsmarine del Baltico era salpata alla volta di Ischia per proteggere gli interessi germanici colà tanto floridi.

La deutsche Kultur non poteva ammettere l'infedeltà coniugale, almeno quanto la cultura siciliana.

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Pasquale SantoiemmaGiacoia
quote:

La deutsche Kultur non poteva ammettere l'infedeltà coniugale, almeno quanto la cultura siciliana.


Qui salta tutto, confessò amaramente le sue preoccupazioni

l'ambasciatore Letta al Presidente Napolitano che attento l'ascoltava.

Il "nostro" sta organizzando in segreto una festa d'addio al celibato,

Presidente sono seriamente preoccupato... se trapelasse la faccenda come si suol dire

saremmo panati e fritti seduta stante. Addio al bombardamento tricolore,

addio all'unità Italia Germania... Non credevo che fossero così all'antica,

così, mi permetta, così siculi quel popolo tedesco e quella donna poi...

Confesso, questo aspetto mi ha sorpreso; la colpa è la mia che non

misi riparo a questa mia lacuna sulla cultura sociale di certe popolazioni.

Il Presidente Napolitano, alzandosi dalla poltrona senza

parlare, battè sulla spalla del letta con fare bonario

di un padre comprensivo e si diresse verso la biblioteca dicendo:

Attenda qui, forse ho la soluzione.

Tornò dopo pochi minuti con un volume, un libro,

pesante a tal puntp che lo trascinava sotto il suo braccio

fermato sotto l'ascella come se il voluminoso tomo

fosse una tonda e pesante anguria e non un libro:

Soffiò quindi deciso a liberare almeno un po' il libro dalla polvere

e con entrambe le mani lo protese... Ecco a lei Letta, legga,

Si documenti, qui c'è la soluzione, o almeno

questo è il libro e queste sono le pagine

che dobbiamo far arrivare alla futura moglie in lettura.

Letta notò subito il titolo del volume, titolo impresso

in oro a caldo sulla copertina antica in pelle spessa e scura:

Federico II Hohenstaufen.

Aprendo, divaricando poi il libro

sulle proprie ginocchia a mo' di leggio,

l'ambasciatore corse rapido al frontepizio che,

dopo il titolo - Federico II Hohenstaufen -

si completava con una dicitura didascalia

in corpo 16 bastone ed allineato il blocchetto

ad epigrafe:

Conosciuto

con gli appellativi

Stupor Mundi

e

Puer Mediolanum.

Improvvisamente Gianni Letta capì

quale arma di difesa avesse tra le mani.

Siamo salvi o mio Presidente.

Grazie, le sono debitore. Le farò sapere.

Congedando l'ambasciatore, il presidente

sussurrò all'orecchio di Letta questa parole:

Quel "mediolanum" sul frontespizio

è una ardita variazione. Il Tomo lo donò un certo dell'utri,

Lei potrà capire. Comunque il tarocco adesso verrà utile.

Buona fortuna.

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

0015796848 235987 interno 06...

DRIIIIINNNNnnnn

qui cannes festival del cinema padiglione italia, mi dica

Buongiorno sono Letta, mi passi il premier italiano,

per cortesia, è urgente e non mi risponde sulla

linea dedicata, ho già provato... attendo è urgente!

Messiè Berlusconì è impegnato con messiè obama...

Lo disturbi, è urgente ed è importante, gli dica che sono letta!

...

...Alò Giannì isont Berlusconì le president vualà

Ah, meno male... Silvio... sono a Ginevra nella

gioielleria che sai...

vu avè cumprè l'anel de fidansamant?

Silvio! ... insomma un po' di discrezione,

sì sono qui per l'anello che però costa la bellezza

di 44 miliardi (ripeto miliardi) di euro... cosa faccio

lo compro lo stesso... e se sì come lo paghiamo?

...44? carantacatt parblè... Gianni l'è una finanziaria alla visco!

ma paschè s'è per l'italì antier...tu compra!

che par che l'argian, i dindi, il capital

proprio l'abbronzato giusto mi parlava

se avessimo bisogno di un prestitino

di 44 miliardi di euro...

quind, mon amì, scez giannì

compra che siamo coperti, ora vedo come

farli transitare

Silvio, trovo perlomeno strano che la cifra d'acquisto

coincida esattamente con la cifra del prestito ...

la cosa mi puzza di servizi segreti deviati...

mica ti sei sbottonato con qualche signorina?

Giannì, rien va plù, tranchil,

non ti chiedere mai perché piova

se si ha l'ombrello aperto giusto

sur la capocc.

Ho capito Silvio, ti arriverà il pacchetto entro sera,

così alla cena ufficiale finale potrai fare l'annuncio a sorpresa.

Ma voglio essere io il primo a farti gli auguri:

auguri mio Presidente di italia e di germania!

orevuar giannì, ti lascio

che sta arrivando il sarkozzì!

sarkozzì?

essì! orvuar mon amì,

basta la vista.

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  • 2 weeks later...
Member_0030

Il mistero del finto cantante (di Camilleri)

Il commissario di bordo di nome faceva Vincenzo (per gli amici Cecè) e di cognome Collura. Per la verità, Cecè Collura il commissario di bordo non l’aveva mai fatto, anzi, a parlare papale papale, non aveva mai messo piede su una nave da crociera. E nemmeno mercantile, a voler essere onesti fino in fondo. Come passeggero a non qualificare come “navigazione” una trentina d’attraversamenti dello Stretto di Messina, aveva al suo attivo qualche viaggio d’andata e ritorno col traghetto Napoli-Palermo. E basta. Non era omo d’acqua, ma di terraferma. Infatti, quando gli toccava viaggiare, pigliava sempre il treno, l’aereo gli faceva scanto macari a taliarlo fermo all’aeroporto. Ancora qualche mese avanti, Cecè Collura commissario lo era stato, ma di polizia, fino a quando si era guadagnata una bella revorberata al fegato durante una sparatoria con alcuni rapinatori di banche. Dopo l’ospedale e la convalescenza, gli avevano concesso sei mesi di riposo. Un suo parente, che aveva interesse nel gruppo armatoriale, aveva avuto l’alzata d’ingegno di fargli la proposta di passare una parte del periodo di riposo quale commissario di bordo. Non avendo conto da rendere a mogliere e trovandosi momentaneamente libero da legami fimminini, si era sottoposto a un corso accelerato per avere un’infarinatura di quello che andava a fare e si era imbarcato.

Aveva però domandato e ottenuto di essere affiancato da un vice di lunga spirenzia. Come poté vedere da subito, questo vice, un quarantino triestino, il misteri suo lo sapeva fare. Quando arrisolveva il problema di un crocierista, di regola si rivolgeva a Collura: “Lei è d’accordo, vero, commissario?”. E Cecè, dopo averlo taliato negli occhi per vedere se c’era una minima traccia d’ironia, calava la testa in segno di assenso. Imparò rapidamente dal triestino il modo migliore di comportarsi coi passeggeri. Da commissario di polizia poteva di tanto in tanto concedersi dei toni bruschi, evasivi, distaccati: qui questa gamma gli era negata, era totalmente al servizio di quelli che avevano pagato il biglietto. Avevano pagato e pretendevano. Nel giro delle prime ventiquattro ore, il suo vice abilmente placò malumori, ascoltò recriminazioni, promise fulminee soluzioni. Poi il tempo lungo della navigazione su un mare che pareva una tavola contagiò tutti, finirono urti e attriti, principiarono nuove conoscenze. E fu proprio una delle nuove conoscenze di Cecè, la signora Agata Masseroni maritata, a farlo imbattere in una situazione perlomeno stramma. La coppia Mc Givern, la coppia Donadoni e la coppia Distefano avevano posto, nel più lussuoso dei tre ristoranti, al tavolo del commissario il quale, durante i pasti, doveva amabilmente intrattenere gli ospiti. Cecè ci provò a operare una sostituzione, ma il suo vice gli fece notare che quello era un compito che spettava di diritto al commissario, tutta una tradizione crocieristica sarebbe stata irrimediabilmente sconvolta se al posto del titolare si fosse appresentato il vice. Mister McGivern, che possedeva qualche pozzo nel Texas, alle nove di sira spaccate si andava a corcare, poco appresso lo seguiva la coppia Donadoni (lui novantino, lei ottantina) mentre la coppia Distefano, cinquantina, aveva la passione del ballo e perciò mangiavano di prescia per poi scomparire per abbandonarsi al loro vizio preferito. Così restavano faccia a faccia la signora Agata Masseroni, che non aveva mai gana di sonno, e Cecè. Alla seconda serata, la signora Agata spiò al commissario: “Mi accompagna a sentire Joe Bolton?”.

E chi era? Cecè fece uno sforzo e finalmente s’arricordò che c’era un cantante che avrebbe dovuto intrattenere i passeggeri.

A bordo i cantanti erano quattro, i prestigiatori due, gli animatori otto, più un esercito di orchestrali.

“E’ bravo?”.

La signora Agata isò gli occhi al cielo.

“Divino, mi dicono. Stamattina tutti ne parlavano. E allora che fa, commissario, mi accompagna?”

Arrivarono che Joe Bolton stava esibendosi a una platea non tanto giovanile, l’età media dei presento oscillava attorno alla cinquantina. E si poteva capire, perché quello cantava canzoni degli anni 60. Cantava? Dopo averlo sentito per una mezzorata, Cecè si pose la domanda. Voce Joe Bolton non ne aveva, però suppliva, in qualche misterioso modo riusciva a convincere tutti che, solo se avesse voluto, avrebbe potuto tirare fora un do di petto capace di spaccare un lampadario. Non lo faccio, pareva dire, per discrezione e per eleganza. E tutti gli davano fiducia. E applaudivano freneticamente, soprattutto le fimmine con l’occhio inumidito. “E’ un fascinatore” - concluse Cecè - “Quello, se ci si mette d’impegno, è capace di convincerci che la luna è quadrata”.

Qualche ora appresso, mentre nella sua cabina stava per pigliare sonno, gli tornò in mente il cantante. Se lo rappresentò: doveva essere un sessantino che si teneva bene, non alto, distinto, gli occhi di un azzurro intensissimo, folti cappelli rossicci striati di bianco, baffetti sottili. Alt. Baffetti. Che faceva Joe Bolton coi suoi baffetti? Fattasi la domanda, Cecè si diede la risposta: “Che vuoi che facesse? Tra una canzone e l’altra se li accarezzava come tutti”. Eh, no – fece l’altro Cecè che dialogava con lui -. Non li accarezzava, li premeva sul labbro superiore. “E questo che viene a dire?” - si spiò Cecè -. “Lui se li accarezzava accussì”. Stammi a sentire, Cecè – gli rispose l’altro Cecè -, se il gesto fosse stato normale, non ti avrebbe colpito. Sii coraggioso e affronta la verità: quell’uomo aveva i baffi finti e incollati male. E la vuoi sapere tutta, Cecè? Il tuo occhio di sbirro non ha fallato: portava una parrucca e aveva lenti a contatto. Basta picca a trasformare una persona. Molte altre furono le domande che Cecè quella notte si fece, ma una più di tutte insistente: perché uno che vuole camuffarsi i baffi non se li fa crescere invece di mettersene un paio finti? La risposta non poteva essere che questa: Joe Bolton non aveva avuto il tempo di farli crescere oppure perché non avrebbe potuto, prima dell’imbarco, farsi vedere così trasformato. La matina appresso, appena trasì nel suo ufficio, spiò al triestino:

“Joe Bolton è un nome d’arte, vero? Come si chiama in realtà”.

Gli parse, ma certamente si sbagliava, che il suo vice avesse fatto un gesto di sorpresa. Il triestino azionò il computer, attrezzo col quale Cecè aveva scarsa confidenza. Apparse la foto del cantante, identica a Joe Bolton in carne e ossa. La differenza era che si chiamava Paolo Brambilla, era nato a Milano nel 1939 e di mestiere faceva il cantante. Seguiva l’indirizzo. Cecè notò che non era segnato il numero di cabina.

“Dove dorme?”.

“Mah, mi pare in una cabina a quattro, con gli altri cantanti”.

C’era qualcosa che non quatrava. E non quatrava soprattutto l’atteggiamento del suo vice, tra l’evasivo e l’imbarazzato. Decise di non parlare col triestino dei suoi dubbi. La sera, dopo la cena, fu lui stesso a proporre alla signora Agata di tornare a sentire il cantante. S’ingollò il repertorio di Bolton fino alla mezzanotte passata, quando la signora Masseroni in McGivern già da tempo aveva raggiunto il petrolifero letto conuigale. Seguì discretamente Joe Bolton al bar, dove il cantante si scolò due whisky propiziatori al sonno, lo seguì ancora mentre quello imboccava il corridoio delle cabine extralusso. Lo vide aprire la porta con la chiave, entrare, richiudere. Rimase ammammaloccuto.

Possibile che Bolton avesse tanto denaro da potersi concedere una cabina di quel tipo? No, c’era un’altra spiegazione: certamente lì ci stava una qualche ricca signora alla quale il cantante concedeva i suoi favori. L’indomani, a primo mattino, trasì dal suo ufficio, il vice non era ancora arrivato, e spiò all’addetto di guardia:

“Chi occupa la cabina numero 10?”.

L’addetto consultò il computer.

“Nessuno. Risulta vuota”.

Eh, no. Non gliela stavano contando giusta. E ora veniva fora che Joe Bolton poteva contare su coperture e complicità. In quel momento trasì in ufficio il triestino.

“Le devo parlare. Da solo” - fece brusco Cecè.

Andarono nel retroufficio.

“Ora lei mi dice tutto su Joe Bolton. E cerchi di non pigliarmi in giro, l’ha già fatto abbastanza”.

Il vice diventò rosso.

“Mi perdoni, commissario, Lei ha ragione. Ma ho avuto ordini precisi. Nessuno poteva pensare che il suo fiuto di poliziotto l’avrebbe fatta sospettare”.

“Di che?”.

“Ne parli col comandante, se crede”.

“Certo che gli parlo!” - s’infuriò Cecè, agguantando la cornetta del telefono interno.

Appena sentì il nome di Joe Bolton, il comandante disse a Cecè di salire immediatamente sul ponte comando.

“Questo Bolton, che in realtà si chiama Brambilla... “ - esordì fora dalla grazia di Dio.

“Chiamarsi Brambilla non è un reato, le pare?” - L’aggelò placido il comandante.

“Non sarà un reato, ma francamente lui è un tipo equivoco. Lo sa? Porta parrucca, lenti a contatto e baffi finti. Si è truccato perché non vuole farsi riconoscere, sicuramente ha qualcosa da nascondere”.

“E’ vero. Guardi, commissario, potrei dirle che tutto è in ordine e che della faccenda rispondo io. Tanto il signor Bolton è previsto sbarchi al prossimo scalo. Ma voglio rendere omaggio al suo sguardo acuto. Lo sa chi si cela dietro al nome Brambilla?”.

“Perché, macari quello è falso?” - spiò allibito Cecè.

“Sì, lo è. Il vero nome di Bolton-Brambilla è... “.

Lo fece, il nome. E Cecè Collura sbiancò.

“Ma come?” - balbettò appena si fu ripreso - “Un miliardario! Uno come lui! Uno che è stato Presidente del... ”.

Il comandante isò una mano a interromperlo.

“Lei lo sa quali sono stati i suoi inizi? Cantava, come adesso, sulle navi da crociera. Ha voluto ritrovare un pochino della sua giovinezza. Vogliamo condannarlo per questo?”.

Cecè allargò le braccia, salutò, niscì. Ma subito fora dalla cabina del comandante l’attraversò un pensiero. Lui era un finto commissario di bordo. Joe Bolton era un finto cantante. Quanti altri “finti” c’erano a bordo? E quella crociera era vera o virtuale?

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Grazie Andr ehm! Bruno, racconto molto intrigante, ma tu la conosci già la fine della storia, imprevisti compresi? :-))

'notte!

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Mai prima una frittata di cipolle ebbe così tanto effetto:

NAPOLITANO: "RINGRAZIO LETTA" Un grande applauso da dipendenti e funzionari di Palazzo Chigi. L'ultimo atto del sottosegretario Gianni Letta al governo, il passaggio delle consegne con Antonio Catricala, a Palazzo Chigi, viene accolto con un gesto di affetto da parte delle diverse centinaia di dipendenti del Palazzo. Il 'grande tessitorè, riconosciuto tale da tutti i leader politici, lascia forse con il rammarico di non aver potuto contribuire anche al lavoro del governo Monti. Ma riceve un particolare gesto di considerazione da parte del Capo dello Stato. Uno speciale «ringraziamento» per 'la sempre scrupolosa collaborazione istituzionale, la sensibilità e lo spirito di sacrificio che ha contribuito a tenere vivo e lucido il rapporto tra il presidente della Repubblica e il governo nell'interesse della coesione nazionale«.

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  • 4 weeks later...
Pasquale SantoiemmaGiacoia

Il giorno dell'immacolata concezione, alle ore sette del mattino,

il Presidente Napolitano ebbe i primi dubbi acustici quell'otto di dicembre:

" Il concepito, il professore che dal nulla ho partorito.

Il Salvatore del mio stivale...

Nostro signore e professore, monti mario è assai duro d'orecchi lui

o sono piuttosto io stesso che fui il sordo quando mi disse

bisbigliando ma deciso ...sono certo presidente,

qui ci vuole una patrimoniale. " ...

fu poi un nodo a scarpetta che non veniva come di dovere che

allo specchio alle ore 7 e trenta del medesimo giorno

il dubbio divenne quasi una certezza per signor Napolitano:

"...ha detto qui ci vuole una matrimoniale, ha detto matrimoniale!

ah dannata frittata di cipolle quella stessa notte. Ha detto matrimoniale

sennò perché poi chiese -dove alberghiamo? -

...alberghiamo, lui e la moglie, ...ha detto matrimoniale, ora ne sono certo! "

Promto! sì, chiamatemi l'onorevole letta, ...no no non quello, l'altro,

il Gianni perbacco, è urgente, trovatelo, questione di Stato.

Posava il calzascarpe nell'armadietto e

aggiustava definitavamente quel nodo a scarpetta con un abile tocchetto con le dita.

Chiudendosi nell'asola l'ultimo bottone del colletto inamidato della sua camicia,

si mise quasi di profilo davanti allo specchio scrutandosi di sottecchi,

quando squillò il telefono in gabinetto:

- Presidente eccomi, sono Letta...

- Gianni Letta? mi scusi Letta ma la sento male, quale Letta?

- Mi sono precipitato giu dal letto, sono Letta, in cosa posso esserle utile?

- Mario... Caro Letta mi capisca, Mario e la sua patrimoniale, a che punto stiamo?

- Al punto di partenza Presidente.

- Mi ripeta il punto Letta, è importante, ripeta la parola in forma netta!

- Il Professore è al punto di partenza, non si trova una matrimoniale,

ripeto matrimoniale, neppure a pagarla oro, Presidente che tempi,

i ristoranri sono pieni, le trattorie anche... persino gli alberghi...

- Monti mario è la vostra mario netta, caro letta?

- Marionetta non proprio, oserei direi che netta nel senso che pulisce, che rassetta,

che netta.

- Vosa c'entri adesso Natta non comprendo Letta!

- Presidente, il passo indietro che ella chiedeva è stato fatto. Alla Merkel

sono passate le caudane verso il cavaliere e persino la chiesa nostra si

compiace che alla domenica mattina il professore si rechi alla santa messa

come sua prima uscita. Ora la lascio, sa... la questione san raffaele...

- ...San Raffaele? San gennaro, vorra dire, caro Letta, San gennaro!...

...si ripassi i santi letta!

così concluse attaccando bestialmente quella cornetta "al muro",

ora ne era certo:

"Ci hanno buggerato. Clio, Cara Clio,

...na tazzulella e' cafè come lo fai tu,

fammill'e 'sto ultimo piacere oin'è...ebbasta con

le torte di cipolle dopo mezzanotte!

ah il copasir ...Clio! ...Ma sai dov'è dalema? ... "

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Member_0030

"Ma quale copasir e uniplus? Giorgi' guardiamo in faccia alla realtà!"

Giorgio guardò dolente la moglie, gli venne in mente - come si chiama? - la moglie di Socrate. Sì quella Santippe che ai lontani tempi del ginnasio tanto divertiva gli ignari studentelli.

"Gio' ti hanno fatto il pacco, ammettilo!".

Giorgio dovette ammettere a se stesso l'inammissibile. Da quel momento non pensò ad altro che al contropacco.

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  • K-Tribes Team changed the title to Quella sera che salvò l'Italia
Pasquale SantoiemmaGiacoia

Gianni Morandi a mezzogiorno precise s'era appena alzato dal letto quella mattina.

Con un clic sul telecomando prima accese la tele, un ottanta pollici che lo faceva sempre apparire più grande,

poi alzò il volume al massimo e si trasferì lento e assonnato in cucina.

Fu inzuppando una fetta di pane integrale nel caffèlatte che trasalì sentendo:

il nuovo Morandi è finito.

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