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oggi, 27 gennaio, è il giorno della Memoria

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per non dimenticare MAI gli orrori dei nazi fascisti

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mozarteum

Oggi 27 gennaio di 260 anni fa nacque un genio...

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Ospite
Oggi 27 gennaio di 260 anni fa nacque un genio...

Vero. Auguri a Mozart.

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goodmax
postare cose che nulla c'entrano con l'argomento fa emergere il disprezzo per ciò che indica il 3ad e quantifica l'indice di menefreghismo e di totale sfacciataggine 

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Schelefetris
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bungalow bill

Mio cugino , internato in un campo di contrentamento si salvò per miracolo.

 

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Ospite

Anche il mio Papa', a coltrano, internato 2 anni, si salvo' per VERO miracolo.

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keres

Una tra le più grosse bestialità mai commesse dall'uomo, non l'unica nel corso del tempo, purtroppo.

Mi domandavo, proprio causa mia ignoranza se c"è una commemorazione analoga o similare per le vittime di Hiroshima e Nagasaki.

 

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Roberto M

«Giorno della memoria» è un'espressione impossibile per i più perché «ci hanno tirato via da sotto i letti, da dentro gli armadi, imprecavano: Il treno aspetta, dritti all'inferno, alla piazza di carico, all'Umschlag, alla morte. Dalle camere tutti ci hanno estratto e hanno frugato in cerca dell'ultimo vestito nell'armadio, dell'ultima minestra, dell'ultima pagnotta». Quale memoria può sopportare una scena simile? Eppure così racconta Itzak Katzenelson, in poesia, il momento della deportazione, e non è che l'inizio; nel viaggio avviene una prima decimazione in cui i bambini muoiono in braccio alle madri, e i padri, racconta, tenendo in braccio i figli; poi, Katzenelson subisce, come milioni di altri, la fine della moglie e dei suoi due bambini, lo sterminio di un popolo enorme, «i bambini mentre venivano ammazzati alzavano le braccia verso di voi». Chi può vivere questo giorno della memoria? Chi è capace davvero, fra i politici, i religiosi, gli intellettuali che piegano la testa e depongono corone in questo giorno, di pensare ciò che è successo al popolo ebraico in quegli anni? Il tentativo di porre un rimedio, o almeno una toppa, sulla vicenda che solo 70 fa ha frastagliato la vita europea, ha visto molte fasi, dall'incredulità al pentimento, ha chiamato in causa istituzioni, scuole, corsi, cerimonie, viaggi ad Auschwitz. Ci sono state gentilezza, sorrisi, scuse, moltissime promesse, tutti intitolati «mai più». Ma, evidentemente le cose non hanno funzionato.

 

Oggi, di nuovo, molti ebrei scelgono di andarsene dall'Europa a frotte, perché in alcuni Paesi non intravedono la speranza di un futuro per sé e per i loro figli. La proposta, scandalosa quanto indecente, di togliersi la kippà e ogni altro segno distintivo dopo che, ultimo attacco in ordine di tempo, un ebreo è stato attaccato a Marsiglia con un machete da uno dei tanti jihadisti, va insieme al numero record di 10mila emigrazioni in un anno dall'Europa Occidentale, soprattutto dalla Francia. Da qui provengono 8000 persone, seguiti dagli ucrani (5840), e poi dagli inglesi, i belgi, gli italiani, circa 400, e non sono pochi, date le minuscole dimensioni della comunità italiana.

 

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Israele tra attentati terroristici palestinesi e l'etichettatura dei prodotti da parte dell'UE

 

La sequenza di attacchi terroristici è talmente serrata da fornire la ragione immediata della scelta ebraica. Prendiamo, appunto, la Francia, dal gennaio al dicembre 2015, e troviamo subito i quattro uccisi al supermaket casher dopo l'eccidio di Charlie Hebdo, e via via con frequenza insopportabile aggressioni personali, atti di vandalismo, botte, urla a mamme e bambini al parco («Hitler non ha finito il lavoro»), rapine, assedi in sinagoga e in altre sedi di riunione, scritte, pugnalate, veleni... La maggior parte dei parpetratori dei crimini, in parallelo ai quali scorrono altri delitti in altre nazioni europee, sono islamici jihadisti. Ma, attenzione, non è solo questo il problema: la realtà è che la struttura europea è diventata più o meno consciamente, un guscio accogliente. Dal 1979, e poi lungo la guerra del Libano dell'82, si susseguono attentati a Parigi, sul cui sfondo si muovono cortei che urlano contro un inventato «genocidio in Libano» (lo scrissero Le Monde, l'Humanité, anche Témonignage chrétien). L'antica avversione anti-israeliana si fa israelofobia, e quindi antisemitismo delle classi intellettuali.

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Roberto M

L'attuale odio jihadista non è un puro problema sovrastrutturale di cui, alla fine, gli europei potrebbero essere solo molto dispiaciuti, pur sostenendo che gli attacchi terroristici e il nuovo antisemitismo siano frutto delle recenti ondate migratorie. Non è solo così: gli ebrei che se ne vanno non avvertono più la volontà di combattere il fenomeno, hanno visto cortei ai tempi della guerra difensiva di Gaza inondare Berlino (!) di urla «morte agli ebrei»: è la sensazione che non ci sia più la volontà da parte dei Paesi di origine di contenere l'antisemitismo dilagante, di bloccarlo o almeno di disapprovarlo con tutti i sentimenti, la forza intellettuale e morale, il comune buon senso. L'antisemitismo si è fatto in buona parte dei casi affluente del grande fiume del politically correct, le classi dirigenti quindi non hanno gli strumenti per individuare il nemico e batterlo. Intanto, proibire all'immigrazione islamica di essere antisemita è una operazione culturale gigantesca, che richiederebbe un lavoro capillare sin dall'infanzia. Una volta, all'Unione Europea chi scrive ha sentito sostenere che mettere fra le condizioni per fornire aiuti ai Paesi arabi la rinuncia a esprimere volontà bellicose contro Israele era una pretesa assurda. Anche bloccare l'antisemitismo lo è. Ma lo è persino chiamarlo per nome.

 

Un esempio: quando nel 2004 fu rapito a Parigi il ragazzo ebreo Ilan Halimi dal gruppo della banlieu «i barbari», poi torturato e ucciso leggendo il Corano, la polizia battè ogni possibile pista prima di piegarsi all'idea che si trattasse di un rapimento che aveva come obiettivo proprio un ebreo. Pensò alla droga, al sesso, alla malavita... La madre di Halimi invano insistette sulla pista antisemita. Così oggi: alleato oggettivo dell'antisemitismo più pratico, quello che minaccia fisicamente gli ebrei, è l'israelofobia che ormai da decenni fa parte della cultura di base sia della destra sia della sinistra, che lascia che di Israele si dicano le cose più assurde, che lo si accusi di genocidio («fa ai palestinesi quello che i nazisti facevano agli ebrei» è un evidente blood libel antisemita), di apartheid, addirittura, come scrisse il giornale svedese Aftonbladet, di uccidere i palestinesi per venderne gli organi. Anche in Italia dove, invece di dare la notizia degli attacchi terroristici che tormentano Israele si titola un giornale sul palestinese terrorista ucciso nel tentativo di impedirgli di colpire ancora, o, in Svezia, dove si accusa Israele di «uccisioni extragiudiziali» perché ci si difende, si compie un'operazione di supporto evidente all'antisemitismo.

 

Israele, lo Stato degli ebrei, è colpevole, quindi gli ebrei sono colpevoli è la facile equazione. L'Europa non combatte l'antisemitismo: basti pensare alla recente promozione da parte dell'Ue del labeling dei beni (vino e altri prodotti, soprattutto alimentari) provenienti da oltre la Linea Verde. È una scelta discriminatoria: ci sono 200 conflitti territoriali, fra cui alcuni vicinissimi, come quello del Marocco o di Cipro, ma a nessuno l'Europa ha inflitto un bollo di infamia. Solo a Israele, che così deve vedere di nuovo i prodotti ebraici marcati, come nel passato. L'Europa pretende, in mezzo al mare di violenza mediorientale, di disegnare i confini, e quindi i mezzi di difesa, di Israele, di sostituirsi alla trattativa prevista. Oppure non è questo lo scopo, anzi, lo scopo non c'è: c'è l'espressione incontrollata di un malanimo, di una mancanza di comprensione che sfiora l'antisemitismo, lo incontra, lo ingloba, lo promuove... Sì, anche nel giorno della memoria.

 

Fiamma Nirenstein

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briandinazareth

che vergogna sporcare anche il thread sull'olocausto con l'ossessione islamica....

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orsa99
Una tra le più grosse bestialità mai commesse dall'uomo, non l'unica nel corso del tempo, purtroppo.

Mi domandavo, proprio causa mia ignoranza se c"è una commemorazione analoga o similare per le vittime di Hiroshima e Nagasaki.

 

No perché la storia la scrivono i vincitori, ergo nessuna memoria per le vittime di Hiroshima e Nagasaki e tantomeno per gli indiani d'America, massacrati nel corso dei secoli in numero ben maggiore...

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cinemascope

Il paradosso del Giorno della memoria. Dialoghi

Il Giorno della Memoria, nato in Italia nel 2000, è divenuto nel 2005 ricorrenza riconosciuta dall'ONU per ricordare la Shoah e i perseguitati politici. A 14 anni dalla sua istituzione mentre conosce un consolidato tributo da parte di istituzioni, scuole e persone, è anche fonte di critiche molto diverse fra di loro.

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goodmax
Mio cugino , internato in un campo di contrentamento si salvò per miracolo.

due miei zii morti in Russia grazie alle manìe di grandezza di Hitler e Mussolini, un terzo zio deportato a Dachau e  fuggito miracolosamente assieme ad un austriaco (si rividero dopo la  guerra, ogni anno, fino alla morte negli anni90 di uno di loro).

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goodmax
che vergogna sporcare anche il thread sull'olocausto con l'ossessione islamica....

 

evidentemente l'olocausto in questi soggetti non suscita alcun sentimento

chi ha sporcato il 3ad lo metto nel mio personale killfile, non merita repliche o dialoghi in alcuna sezione del Forum

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Roberto M
che vergogna sporcare anche il thread sull'olocausto con l'ossessione islamica....

 


 

Vergognati tu, sei tu a sporcarlo.

 

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Roberto M

Per chi non lo sapesse Fiamma Nierenstein e' ebrea, ed è stata nominata prossimo ambasciatore di Israele dall'attuale governo.

Solo un imbecille potrebbe affermare che non ha titolo a scrivere sul l'olocausto addirittura inquinando o "sporcando" una discussione sul giorno della memoria.

Ma c'è chi vuol essere più ebreo degli ebrei.

C'è un'incredibile ondata di antisemitismo fomentata dagli arabi e dai palestinesi, ogni giorno accoltellano donne e bambini e non c'è nulla di peggio degli schifosi ipocriti che da un lato celebrano l'olocausto e dall'altro vorrebbero un nuovo olocausto con l'annientamento dello stato di Israele.

Ovviamente non mi riferisco ai partecipanti del forum ma ai tanti "attivisti" filopalestinesi palesemente antisemiti che ammorbano la rete.

Ipocriti e malvagi.

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stefanino

il giorno della memoria non e' solo commemorazione ma e' soprattutto un richiamo all'essere vigili  affinche' cose del genere non si ripetano

nel mondo islamico l'idea di eliminare gli ebrei e' piuttosto presennte

direi quindi che la posizione espressa dalla Nirenstein non solo possa ma debba apparire  in un 3ad che parla della giornata della memoria

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goodmax
il giorno della memoria non e' solo commemorazione ma e' soprattutto un richiamo all'essere vigili  affinche' cose del genere non si ripetano

nel mondo islamico l'idea di eliminare gli ebrei e' piuttosto presente
esatto, stavolta quoto perché hai posto la tua replica con un senso costruttivo.
posso anche aggiungere che, e questo darà fastidio ad alcuni, che proprio oggi durante la commemorazione un rabbino ha sottolineato che chi fugge dai paesi in guerra ed entra in qualche paese europeo perché perseguitato ricorda molto il popolo ebraico cacciato, maltrattato, derubato e poi accoppato..  in varie epoche.

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Ospite

Ne I sommersi e i salvatiPrimo Levi scrive che "la storia dei Lager è stata scritta quasi esclusivamente da chi, come io stesso, non ne ha scandagliato il fondo. Chi lo ha fatto non è tornato, oppure la sua capacità di osservazione era paralizzata dalla sofferenza e dall'incomprensione".

Nelle rappresentazioni cinematografiche che tutti conosciamo, mai si è arrivati a "scandagliare quel fondo" di cui parla Levi. Per quanto paradossale, la cinematografia ci ha trasmesso una visione edulcorata dell'immane tragedia. Sembra che il film di László Nemes in uscita in questi giorni, Il figlio di Saul, abbia squarciato quell'ultimo velo che ancora ci impediva di andare fino al fondo, alle radici del male.

Non ho ancora visto il film, ho letto solo alcune recensioni che mi hanno trasmesso queste sensazioni. Ho pensato di segnarlo in occasione del giorno della Memoria.

Qui uno spezzone del film commentato dallo stesso regista: 

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briandinazareth

ricordare l'olocausto comprendendone l'unicità è importante.

quelle vittime; gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali e gli altri "indesiderati" non sono solo numeri.

sono parte della nostra storia europea, sono la testimonianza di cosa siamo stati capaci di fare per ricordarci che ricadere in certi baratri non è affatto così difficile come possiamo a volte credere.

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ferrocsm

Estratto dal post di Roberto M «i bambini mentre venivano ammazzati alzavano le braccia verso di voi». 

Ecco questa è una cosa che mi fa accapponare la pelle, perché è una cosa che ho già letto da qualche parte e non ricordo dove, ma che ci dovrebbe far riflettere su cosa possa diventare un uomo e purtroppo non riusciamo a imparare nulla dai nostri errori.  

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carlottina
Estratto dal post di Roberto M «i bambini mentre venivano ammazzati alzavano le braccia verso di voi». 
Ecco questa è una cosa che mi fa accapponare la pelle, perché è una cosa che ho già letto da qualche parte e non ricordo dove, ma che ci dovrebbe far riflettere su cosa possa diventare un uomo e purtroppo non riusciamo a imparare nulla dai nostri errori.  

purtroppo :(

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maverick

Considero una delle più grandi fortune della vita quella di essere nato in un epoca (ormai come quasi tutti) in cui di queste cose possiamo solo sentire parlare.

Giusto e doveroso parlarne, .. ma di fronte alle testimonianze di chi questa atroce follia (che è ben diversa da una semplice guerra, per quanto magari gli effetti finali siano gli stessi) l'ha vissuta dal di dentro, non resta altro che il silenzio, e tante domande senza risposta.
Io parole non ne trovo.

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