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appecundria

cultura generale Il poeta è un fingitore (sequel)

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appecundria

Deux Fittur'

O capitone, capiton fiero e fuggitivo

Abbandona il buio anfratto sotto la lavatrice

Vieni, vieni a prenderti il perdon, giulivo

Prima ch' io invochi la defunta tua genitrice!

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appecundria

Little Puggy Wug

Oh, what is the matter with poor Puggy-wug
Pet him and kiss him and give him a hug.
Run and fetch him a suitable drug,
Wrap him up tenderly all in a rug,
That is the way to cure Puggy-wug.

(Winston Churchill al suo cane di razza carlino.)

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appecundria

proposte da @macca

Finge così completamente 
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente
(Ferdinando Pessoa)

Ci sono due monti
dalle cime chiare e luminose,
il monte degli animali
il monte degli dei.
In mezzo si stende
la valle nebulosa degli umani.
Se mai qualcuno volge lo sguardo verso l’alto
un desiderio insaziabile l’afferra
– lui che sa di non sapere –
di chi non sa di non sapere 
di chi sa di sapere. 

(Paul Klee)

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Pasquale SantoiemmaGiacoia


Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta.
È frusco il lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e t’arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi, in segno di sberdazzi
gli affarfaresti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.
 

Fosco Maraini 

- il lonfo da “Gnosi delle fànfole” (1978)

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

karawanealmanach1920-053.jpg

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enzo966

...

Floating down the sound resounds

Around the icy waters underground

...

      [Syd Barret]

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enzo966

Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

[Eugenio Montale]

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Pasquale SantoiemmaGiacoia


Aiku per Terenzio Maccabelli


 

Anche se da fantasma

me ne andrò per diletto

sui prati d'estate.


 

(Katsushika Hokusai)

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mom

Riprendo questo thread con una breve poesia  di Vladimir Majakovskij sperando di rimetterlo in marcia insieme a quei cuori ultimamente  un po’...addormentati.  :) 

.

L'amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l'amore
annunzia ronzando
che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore.

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mom

Omaggio a Fernando Pessoa, autore del bellissimo libro “Il poeta è un fingitore “ ( per chi non ricordasse o ignorasse quel thread  precedente, purtroppo  irrecuperabile ma, che, con l’aiuto di tutti, può essere riscritto insieme con le poesie che ritenete più belle e significative.). :) 

.

Tutte le lettere d'amore sono ridicole.

Tutte le lettere d'amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridicole.

Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d'amore, se c'è l'amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole eccentriche,
come tutti i sentimenti eccentrici,
sono naturalmente
ridicole).

  

Ecco  la versione portoghese  originale:

  

TODAS AS CARTAS DE AMOR SÃO RIDÍCULAS

 

Todas as cartas de amor são 
Ridículas. 
Não seriam cartas de amor se não fossem 
Ridículas. 

Também escrevi em meu tempo cartas de amor, 
Como as outras, 
Ridículas. 

As cartas de amor, se há amor, 
Têm de ser 
Ridículas. 

Mas, afinal, 
Só as criaturas que nunca escreveram 
Cartas de amor 
É que são 
Ridículas. 

Quem me dera no tempo em que escrevia 
Sem dar por isso 
Cartas de amor 
Ridículas. 

A verdade é que hoje 
As minhas memórias 
Dessas cartas de amor 
É que são 
Ridículas. 

(Todas as palavras esdrúxulas, 
Como os sentimentos esdrúxulos, 
São naturalmente 
Ridículas.)

.

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gbale

Scusa eh, ma sarà anche conssguenziale e scontata, ma tal poesia mi sembra ridicola. A lui la scelta se è un complimento o cos'altro. 

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Sonetto napoletano fine seicento.

L'autore è tal Capasso.

Non saprei se questo Capasso appartenne alla

famosa-altolocata "famiglia Cafasso" oltremodo possidente ma...

Ma per comprendere e sorridere al meglio

credo sia utile sapere-inquadrare-immaginare che il tal Capasso

per certo, egli prima fu "avviato" alla carriera ecclesiastica,

quindi studiò giurisprudenza specializzandosi in diritto canonico.

Capasso insegnò Diritto Canonico dal 1703,

ovviamente presso l’Università di Napoli.


 

Faje pe no niervo mercanzia de pelle.

Faje pe no niervo mercanzia de pelle;

e buoje dormì co chi te fa vegliare;
e l’aje chiù da vestì, che da spogliare;

e pe na cesta faje ciento sportelle.

P’ave de carne pisciata doje felle
te vuoje la porpa e l’ossa spollecare;

ed essa, pecché cirche de mpezzare,

te dà pe cortesia ciento martielle.

Pierde pe cravaccare ssi cavalle;

te scuse, p’appelà na senca rotta,

e faje pe ffa na cascia ciento falle.

Scarreche assaje pe scarreca’ na botta;

'nce lasse ciento piezze pe doje palle;
e mente ncoppa vaje rieste da sotta.



Traduzione "a braccio"

(Appe certamente tradurrà al meglio):

Per un amplesso vendi la pelle;

e vuoi dormire con chi ti fa star sveglio;

e che devi saper vestire più che spogliare;

che per una cesta fai cento sporte.

Per avere due fette di carne innaffiata con orina

vuoi spiluccare polpa e osso;

e lei, poiché cerchi di infilare,

ti dà cortesemente in cambio cento affanni.

Ti rovini per cavalcare queste cavalle;

ti scusi quando otturi una crepa al vaso,

mentre per costruire una cassa fai cento falle.

Paghi molto per liberarti da quella botta;

ci lasci cento pezzi (monete) per due palle;

e mentre vai di sopra resti di sotto.

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Ryo

Una delle mie preferite

-

Tri, tri tri
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.

-

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

-

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

-

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche.
Sono la mia passione.

-

Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!

-

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la… spazzatura
delle altre poesie.

-

Bubububu,
fufufufu,
Friù!
Friù!

-

Se d’un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?

-

Bilobilobiobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù,
U.

-

Non è vero che non voglion dire,
vogliono dire qualcosa.
Voglion dire…
come quando uno si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.

-

Aaaaa!
Eeeee!
liii!
Qoooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!

-

Ma giovinotto,
diteci un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con cosi poco
tenere alimentato
un sì gran fuoco?

-

Huisc… Huiusc…
Huisciu… sciu sciu,
Sciukoku… Koku koku,
Sciu
ko
ku.

-

Come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate in giapponese.

-

Abi, alì, alarì.
Riririri!
Ri.

-

Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi, è bene che non lo finisca,
il divertimento gli costerà caro:
gli daranno del somaro.

-

Labala
falala
falala
eppoi lala…
e lala, lalalalala lalala.

-

Certo è un azzardo un po’ forte
scrivere delle cose così,
che ci son professori, oggidì,
a tutte le porte.

-

Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!

-

Infine,
io ho pienamente ragione,
i tempi sono cambiati,
gli uomini non domandano più nulla
dai poeti:
e lasciatemi divertire!

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appecundria
Il 22/1/2019 Alle 12:36, Pasquale SantoiemmaGiacoia ha scritto:

famosa-altolocata "famiglia Cafasso"

Ma tu che ne sai di queste cose??? 😮

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appecundria

Huc pauci vestris adnavimus oris. Quod genus hoc hominum? Quaeve hunc tam barbara morem permittit patria? Hospitio prohibemur harenae; bella cient primaque vetant consistere terra. Si genus humanum et mortalia temnitis arma, at sperate deos memores fandi atque nefandi.

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appecundria
Il 22/1/2019 Alle 12:36, Pasquale SantoiemmaGiacoia ha scritto:

 Faje pe no niervo mercanzia de pelle;

Triplo senso. 

Per un nervo vendi la pelle.

Per un capriccio d'amore dai via i tuoi beni.

Oppure: per un capriccio paghi un breve atto sessuale.

O entrambe 🙂 perché "pelle/pella" significano pelle/breve atto sessuale con prostituta (pellex).

Il 22/1/2019 Alle 12:36, Pasquale SantoiemmaGiacoia ha scritto:

e l’aje chiù da vestì, che da spogliare;

E hai piu da vestirla che da spogliarla.

(È povera)

P’ave de carne pisciata doje felle
te vuoje la porpa e l’ossa spollecare;

Per avere una donna che è stata già di altri

Ti vuoi spogliare dei tuoi beni

Il 22/1/2019 Alle 12:36, Pasquale SantoiemmaGiacoia ha scritto:

Scarreche assaje pe scarreca’ na botta;

Triplo senso.

Scarichi assai per scaricare una botte.

Paghi molto per dare a lei un botta (avere un fugace amplesso).

Botte sarebbe votta, una botte, 'na votta. In questo caso gioca con botta, come sopra con pelle.

e mente ncoppa vaje rieste da sotta

E quando le vai sopra (per l'accoppiamento) in realtà le sei sotto (ti ha sottomesso).

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appecundria

È un classico sonetto licenzioso della fine del '600, divertimento molto diffuso a quel tempo. Le sfumature dei doppi sensi sono intraducibili, o meglio potrebbe tradurle uno che a sua volta sia un poeta 🙂

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Pasquale SantoiemmaGiacoia
11 ore fa, appecundria ha scritto:

Ma tu che ne sai di queste cose??? 😮


Fu un caso... alla Totò...
Da ragazzino, mio nonno mi "obbligava" a far da "cicerone" quando i suoi amici "foresti"

(una marea) lo venivano a trovare qui in Torino. L'obbligo consisteva nello studiare,

nell'obbligarmi a documentarmi su "Torino" storica e circa quasi.

- Pasquà il nemico lo batti solo se lo conosci a fondo - così finiva sempre quella sua voce

d'anarchico di vecchia data che mi obbligava al "sapere".

Così fu il caso che venne a trovarci un suo vecchio amico, un maresciallo napoletano.

Io, nella funzione di "cicerone ragazzino" li accompagnavo in giro per Torino

"declamando" il "sapere". Cosicchè alla Consolata (il maresciallo era devoto a tutti i santi

più uno: San Gennaro) cosicchè, dicevo,

tutti e tre innanzi ad una statua dentro la Consolata...

Ebbene, costui è il santo dei carcerati, San Giuseppe CAFASSO ...

... il maresciallo rimase per la prima volta un po' interdetto davanti al "cicerone"...

Quando uscimmo chiesi lumi ed il maresciallo e mi raccontò di Napoli,

di un certa famiglia "nobiliare" CaPasso, partenopea.

Al tempo ci rimase il dubbio a tutti se lo santo taurinense fosse o no discedente da

cotanto aristocratico blasone di famiglia napoletana. 

Oggi avrei risposto con certezza: direi di no, è solo una questione di pronuncia tra noi umani,

lei, mariscià, ha capito CaPasso quando io pronunciai CaFasso in chiesa ed io ho capito CaFasso quando

lei pronunciò CaPasso in piazzetta... ed avremmo riso per mezz'ora!

Tuttavia, senza quel vecchio quiproquo alla Totò e Peppino,

forse quel sonetto del seicento non sarebbe oggi qui in questo treddì.

(scusate lo OT).

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Ryo

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
trattieni le unghie della zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati
di metallo e d'agata.
Quando le dita indugiano ad accarezzare
la tua testa e il dorso elastico
e la mano s'inebria del piacere di palpare
il tuo corpo elettrico,
vedo la mia donna in spirito.

Il suo sguardo
come il tuo, amabile bestia,
profondo e freddo, taglia e fende come un dardo,
e, dai piedi fino alla testa,
un'aria sottile, un minaccioso profumo
circolano attorno al suo corpo bruno.

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ferrocsm

In quel thread di parecchio tempo fa postai questa poesia di Giorgio Caproni su espresso consiglio di Macca (mi manchi amico mio) che in un concorso fra gli ascoltatori di Radio Tre RAI arrivò fino alla finale che poi perse al fotofinish a favore dell'Infinito di Leopardi. Ricordarla ora dopo la scomparsa di Terenzio mi riempe gli occhi di lacrime.

"Congedo del viaggiatore cerimonioso di Giorgio Caproni.

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.

Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. È una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare.)

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.

Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto se io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento."

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mom

A pensarci bene questa potrebbe essere la stanza di Terenzio che potrebbe  raccogliere il Melius di poesie, letture e recensioni di libri, argomenti di storia della letteratura e dedicare un giusto spazio anche al teatro e alla sua storia.

Che ne dice di questa proposta il @K-Tribes Team?  :)  😉 e i fruitori del club? Pianta rei, tutto scorre e diventa qualcosa di nuovo che nasce.  Ci sarebbero già tanti thread aperti che si potrebbero radunare... Grazie!

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Martin


Le Léthé
 

Viens sur mon coeur, âme cruelle et sourde,
Tigre adoré, monstre aux airs indolents; 
Je veux longtemps plonger mes doigts tremblants 
Dans l'épaisseur de ta crinière lourde;

 

Dans tes jupons remplis de ton parfum 
Ensevelir ma tête endolorie, 
Et respirer, comme une fleur flétrie, 
Le doux relent de mon amour défunt.

 

Je veux dormir! dormir plutôt que vivre! 
Dans un sommeil aussi doux que la mort, 
J'étalerai mes baisers sans remords 
Sur ton beau corps poli comme le cuivre.

 

Pour engloutir mes sanglots apaisés 
Rien ne me vaut l'abîme de ta couche; 
L'oubli puissant habite sur ta bouche, 
Et le Léthé coule dans tes baisers.

 

À mon destin, désormais mon délice, 
J'obéirai comme un prédestiné; 
Martyr docile, innocent condamné, 
Dont la ferveur attise le supplice,

 

Je sucerai, pour noyer ma rancoeur, 
Le népenthès et la bonne ciguë 
Aux bouts charmants de cette gorge aiguë 
Qui n'a jamais emprisonné de coeur.

 

Charles Baudelaire (da Les Fleurs du mal  - 1857) 

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@Martin  @Ryo @appecundria Credo sarebbe bene mettere gli Autori... mica tutti conoscono Baudelaire!  :)  

(Non che sia sempre determinante conoscere chi  ha scritto: conta soprattutto il segno che lascia ma mi sembra corretto per rispetto all’Autore e utile per chi volesse approfondire.).

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Martin

@mom Giusta osservazione, ho corretto. 

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Ryo

@mom Io invece credo che non mettere l'autore stimoli, chi sia interessato, a cercarlo sul web semplicemente con i primi due o tre versi del poema. Ai non interessati invece, sapere o meno l'autore non cambierebbe nulla.

Quindi mi spiace non poter ottemperare alla tua gentile richiesta ma continuerò a non indicare l'autore 🙂

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mom

@Ryo Allora posta le poesie tra virgolette (come vuole la legge) perché si potrebbe pensare che siano opere tue..  :) 

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Ryo

@mom Concordo con l'osservazione, mi scuso per la negligenza e ottempero senza indugio 😉

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Martin

Mi è capitato, in una sera d'autunno, di percorrere una strada dritta lungo un canale come ce ne sono tanti nel Polesine. Era quasi notte, l'aria era limpidissima, la luce quella  di un quadro di Edward Hopper. Nonostante il paesaggio di pace mi prese una strana inquietudine che non riuscivo a spiegare. 
 

Anni dopo sono incappato in questa breve poesia di Alexandr Block. "Notte, Strada, Lampione" del 1912 e l'ho trovata perfetta.

 

Notte, strada, lampione, farmacia,

luce torbida e insensata.

Vivi pure ancora un quarto di secolo –

sarà sempre così. Non c'è via di scampo.
 

Morirai – daccapo ricomincerai

e tutto si ripeterà come prima:

notte, il gelido incresparsi del canale,

strada, lampione, farmacia.


 

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Tutti si sono accorti

vivendo nel secolo della velocità

come l'immagine

sia più rapida della parola,

e invece di leggere

i canti della Divina Commedia

lettura un tantino ponderosa,

preferiscono di vedere

Dante com'era;

e invece di andare fino a Roma

per vedere la Sistina

preferiscono sapere

Michelangiolo che faccia aveva.

Per cui si rende indispensabile

creare dei fantocci purchessia

per poter dire a tutti:

eccolo qua!

e con quello sodisfare

le più elevate aspirazioni

durante il secolo della velocità

e per conseguenza

della fotografia. 


(Aldo Palazzeschi - Il nostro secolo)

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