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appecundria

Il poeta è un fingitore (sequel)

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mom

_E’ iniziata l’aria tiepida
e dovremo restare nelle case
per le Antesterie
le feste dei fiori
in onore a Dioniso

Non usciremo
non festeggeremo
bensì mangeremo e dormiremo
e berremo il dolce vino
perché dobbiamo combattere

Le nostre città lontane
ornamento della terra asiatica
hanno portato qui a Gela
gente del nostro popolo
un tempo orgoglioso

Queste genti ci hanno donato
un male nell’aria
che respiriamo se siamo loro vicini
il male ci tocca e resta con noi
e da noi passa ai nostri parenti

Il tempo trascorrerà
e sarà il nostro alleato
il tempo ci aiuterà
a guardare senza velocità
il quotidiano trascorrere del giorno

Siamo forti e abbiamo sconfitto molti popoli
e costruito grandi città
aspettiamo che questo male muoia
restiamo nelle case
e tutti insieme vinciamo_

.

Eracleonte (233 a.c.)

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Folial (giullarte di corte):       

Non sta bene ridere quando la Morte lavora...   
       

Re             

E se ci piace ridere? Smettila con le tue deplorazioni! Io vo­glio ridere, e tu, tu vuoi dormire? È necessario che io rida! E se tu non riuscirai a divertirmi, ci sarà la garrotta dei cattivi servitori, ministri o buffoni, la garrotta che ti farà assumere le maschere più abominevoli! Il tuo cranio è pieno di larve? Ridi! Se no ti consegno al boia, che ti tratterà come un ebreo o un falsaro...

Che mi rimane se il mio buffone diventa triste e si lascia prendere dal sonno? E che ti fa, se la regina muore, e la Morte lavora?... Non è quasi da credere che sia tua moglie e tua figlia che se ne va nel regno dei vermi?... (Collerico) Una farsa, inventala!...


Folial (alzandosi)

Una farsa, profonda e breve, l'ultima di cui mi senta capace... La reciteremo in due, Sire.

(Saluta un pub­blico immaginario, e comincia una pantomima con la quale pre­senta il Re e se stesso. Poi, piroetta e saltella sui gradini)

Nel mio paese, in tempo di quaresima, si sceglie un imbecille e lo si fornisce di stracci sgargianti, una corona, uno scettro. E di quell'imbecille si fa un re! Un re da festeggiare e da innalzare su un trono fallace. Gli si rendono onori. La marmaglia sfila, briga, lusinga, acclama. Il re beve, si gonfia di birra e di gloriuola. E quando è bene infatuato del suo destino... (afferra la corona e la fa rotolare sui gradini) ... gli si prende lo scettro... (strappa lo scettro dalle mani del Re) per farne un uomo qualsiasi, come prima!... (Indietreggia)

Proprio come ho fatto io ora. (Melli­fluo) Capite? Non siete che un uomo, e che brutto uomo!... (Si sbarazza vivacemente del suo berretto da folle, e stacca lo scet­tro di giullare dalla cintura. Prosegue, sibilando) Io, come voi, io ho ritrovato la mia condizione di uomo. La mia bruttezza vale la vostra!... (Ride aspramente)

Riuscite almeno a cogliere il  giuoco che vi propongo? È molto che lo preparo. Vi piace? Riderete, di quel bel ridere fiammingo di vostro gusto! E io, io vi guarderò ridere, incomparabilmente, come si ride nei vostri sotterranei! ... (Le sue mani si aprono e le sue dita si slargano).


-----

stralcio-quasi incipit

dal copione originale dell'atto unico: Escurial 

del drammaturgo belga Michel de Ghelderode,

considerato lo "sconosciuto" precursore

del Teatro dell'assurdo che verrà.

Sì, comprendo, non è una poesia "classica" ma c'è poesia

in quelle parole di Folial giullare di corte al suo sire.

 

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appecundria

Quanno, de notte, sparsero la voce
che un Fantasma girava sur castello,
tutta la folla corse e, ner vedello,
cascò in ginocchio co' le braccia in croce.
Ma un vecchio restò in piedi, e francamente
voleva dije che nun c'era gnente.

Poi ripensò: «Sarebbe una pazzia.
Io, senza dubbio, vedo ch'è un lenzolo:
ma, più che di' la verità da solo,
preferisco sbajamme in compagnia.
Dunque è un Fantasma, senza discussione».
E pure lui se mise a pecorone.

(Trilussa)

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mom

“Tutti i papà hanno il loro fischio” di Pam Brown

.

Tutti i papà hanno il loro fischio speciale,
il loro richiamo speciale.
Il loro modo di bussare.
Il loro modo di camminare.
Il loro marchio sulla nostra vita.

Crediamo di dimenticarcene, ma poi, nel
buio, sentiamo un trillare di note
e il nostro cuore si sente sollevato.
E abbiamo di nuovo cinque anni:
stiamo aspettando di udire
i passi di papà sulla ghiaia del vialetto.

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medusa

(qualche anno prima di De André e del suonatore Jones)

.

Da quando la Luna e i Pianeti comparvero in cielo

Nessuno vide mai cosa più dolce del purissimo vino

Pien di stupore son io per i venditori di vino, ché quelli

Che cosa mai posson comprare migliore di quel ch'han venduto?

.

(Omar Khayyâm, 1048-1131)

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daniele_g

in questi giorni è tornato a girarmi per la testa questo stralcio di Rimbaud:

Un tempo, se ben ricordo, la mia vita era un festino, in cui si aprivano tutti i cuori, tutti i vini scorrevano.

   Una sera, ho fatto sedere la Bellezza sulle mie ginocchia. - E l'ho trovata amara. - E l'ho insultata.

   Mi sono armato contro la giustizia.

   Sono fuggito. O streghe, miseria, odio, è a voi che è stato affidato il mio tesoro!

Riuscii a far svanire dal mio spirito tutta l'umana speranza. Su ogni gioia, per strangolarla, ho fatto il balzo sordo della bestia feroce.

   Ho invocato i carnefici per mordere, morendo, il calcio dei loro fucili. Ho chiamato i flagelli per soffocarmi con la sabbia, col sangue. La sventura è stata il mio dio. Mi sono disteso nel fango. Mi sono asciugato all'aria del delitto. E ho giocato brutti tiri alla follia.

     E la primavera mi ha portato il riso orrendo dell'idiota.

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Pasquale SantoiemmaGiacoia



Guillaume Apollinaire, Calligramme, 1915

 

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appecundria

Triste orto abbandonato l’anima
si cinge di selvaggi siepi
di amori:
morire è questo
ricoprirsi di rovi
nati in noi.
(Antonia Pozzi)

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Non gridatemi più dentro

non soffiatemi in cuore

i vostri fiati caldi, contadini.
 

Beviamoci insieme una tazza colma di vino!
Che all'ilare tempo della sera

s'acquieti il nostro vento disperato.


Spuntano ai pali ancora

le teste dei briganti, e la caverna

l'oasi verde della triste speranza

lindo conserva un guanciale di pietra.
 

Ma nei sentieri non si torna indietro.
 

Altre ali fuggiranno

dalle paglie della cova,

perché lungo il perire dei tempi

l'alba è nuova, è nuova.




(Rocco Scotellaro - Sempre nuova è l'alba).

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mom

"Canzone di Bacco," di Lorenzo de Medici

        Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

        Quest'è Bacco ed Arïanna,
belli, e l'un de l'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

        Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c'è certezza.

        Queste ninfe hanno anco caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

        Questa soma, che vien drieto
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d'anni pieno;
se non può star ritto,
almeno ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

        Mida vien dopo a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s'altro poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

        Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siàn,giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine emaschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

        Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò ch'a esser convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

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Ryo

Fai parte di questo Universo.

Lascia andare ogni separazione.

Scivola come una goccia di rugiada dalla foglia del loto all'oceano.

Scomparire in questo oceano significa diventare questo oceano.

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LUIGI64

Dì... chi sono io?

Io sono,
pulviscolo nella luce del sole,
io sono il sole rotondo.

Alla polvere dico "resta"
al sole dico "continua a muoverti".

Sono la nebbia del mattino
ed il respiro della sera.

Sono il vento sopra il bosco
e la spuma sullo scoglio.
L'albero maestro della nave,
il timone, il timoniere,
io sono la scogliera corallina
sulla quale si arenano.

Sono una pianta con un pappagallo fra i rami.
Silenzio, pensiero e voce.
Il soffio musicale che attraversa il flauto.
La scintilla di una pietra.
Sono la candela e la falena impazzita che vi gira attorno,
la rosa e l'usignolo perso nella sua fragranza.

Io sono tutti i livelli dell'Essere,
la galassia rotante,

l'intelligenza che si evolve,
l'alzarsi ed il cadere,
ciò che è e quel che non è.

Tu che conosci Jalaluddin,
Tu, l'Uno nel Tutto,
dì, chi sono io?

Dì... io sono te!

(Jalalud-Din Rumi)

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mom

 Meriggio d'estate

Silenzio! Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria, o sole!

Bisbigliano appena
gli uccelli, poi tacciono, vinti
dal sonno. Sembrano estinti
gli uomini, tanto è ora pace
e silenzio… Quand'ecco da tutti
gli alberi un suono s'accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale.

                                             Umberto Saba

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