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Interstellar Voyager

Estasi di un delitto

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analogico_09

Vero, ok, alle prossime, ora vado ciao a voi! ;)

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stefano_pol

@Interstellar Voyager 

comunque "l'angelo sterminatore" è un film un po' arduo, anche se molto bello. L'ho visto citato in un testo di psicoanalisi come esempio del funzionamento di gruppo destrutturato.

Ce ne sono altri molto più "lineari": "Adolescenza torbida", "Cime tempestose", "Violenza per una giovane" e anche "Lui" (El), che Lacan usava per illustrare come funzionava il meccanismo della psicosi.

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stefano_pol

@analogico_09 

fantastica la lettera di fellini a Bunuel

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Interstellar Voyager

@stefano_pol Grazie.Vedrò quello che riuscirò a reperire per primo.

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analogico_09
Il 15/1/2018 Alle 18:28, stefano_pol ha scritto:

comunque "l'angelo sterminatore" è un film un po' arduo, anche se molto bello. L'ho visto citato in un testo di psicoanalisi come esempio del funzionamento di gruppo destrutturato.

Ce ne sono altri molto più "lineari": "Adolescenza torbida", "Cime tempestose", "Violenza per una giovane" e anche "Lui" (El), che Lacan usava per illustrare come funzionava il meccanismo della psicosi.


Impressioni scritte a braccio e in disordine.., la materi è vasta... ;)
 

Tutto il cinema di Bunuel è "involontariamente", e forse secondariamente, "psicanalitico", però, nella buona sostanza, a me sembra più "pischico-culturale" (due diversi modi di dire la stessa cosa o quasi?). Nelle "ossessioni" ricorrenti e molteplici che permeano i racconti, le immagini del regista, c'è sicuramente il mondo dell'inconscio, del sogno.., cinema dell'"es" mi piace chiamarlo, ma c'è anche, pleonastico precisare, la coscienza del "se" estetico ed esistenziale.
 

Le simbologie che rimanderebbero sia all'inconscio, sia alla dimensione cosciente, l'ho sostenuto nell'altro post, sono immediate, semplici, nella "trasparenza" narrativa e figurativa delle messinscene che raccontano il reale e l'onirico, il verosimile e l'inverosimile, senza segnare confini invalicabili tra le (apparentemente) opposte dimensioni, senza prospettare messaggi, significati precisi e univoci, nel gioco costante dell'autocitazione arguta, geniale, mai auto-compiaciuta-referenziale... Tutto rimanda ad immaginari personali, reali e "sognati" (del regista e non solo ), cinematografici, letterari, pittorici, storici, ecc, i quali vengono riconosciuti dallo spettatore connesso sulla giusta lunghezza d'onda autoriale, in grado di cogliere già nella superfice dell'opera le profondità.

Metafore, simboli, allegorie, non sono mai reconditamente celati tra le pieghe delle rappresentazioni, anzi, forse neppure ve ne sono: se Bunuel vuole mostrare una scarpa, mostra direttamente la scarpa, non altro che "simboleggi" la scarpa la quale ha ovviamente i suoi meta o sur-significati estetico-culturali e psichici, sui quali Bunuel costruisce le sue "variazioni", creando significati altri, da diversi punti di vista, più o meno attinenti, concreti o astratti, anche in base a quella che è la logica della scrittura e del pensiero "automatico" del surrealismo, non necessartiamente, esclusivamente, o troppo peculiarmente psicanalitici.


Qualche critico accusò Bunuel di superficialità e grossolanità, di "sfondare porte aperte": si danno i casi più eclatanti del collega Eric Rohmer (a cui Bunuel aveva "bonariamente" :D dato del fascista..) e di Fernando di Gianmatteo, illustre critico, studioso di cinema, che lo stroncò dovendo poi grandemente ricredersi ... Questo, suppongo, anche perché l'"allegoria" bunueliana è semplice (nella sua complessità); i suoi film fruibili sui distinti e complementari piani. Gli aspetti anarco-surrealistici, i più stranianti, paradossali, grotteschi, sarcastici, "umoristici" - lo humor non di rado "negro" che stempera (o lo rende più oscuro) il dramma - , sono alla radice del reale e, in una, appartengono alla dicotomia sogno-veglia, reale/irreale, che viene superata. Breton scrisse: "Ciò che vi è di più meraviglioso nel fantastico è che il fantastico non esiste, tutto è reale"
 

Tutto il cinema di Bunuel è "lineare", decifrabile, narrativamente e visivamente coerente, mistura indistinta di realtà e sogno. Ne è caso esemplare di ciò Bella di giorno (il primo successo anche commerciale che rese popolare Bunuel), una vicenda linearissima in un film circolare, un melodramma noir-erotico-criminale (come pretesto...) che si snoda senza nessun artificio narrativo e/o visivo atto a distinguere univocamente la logica del sogno e della veglia, dove, nell'unità dialettica, tutto può sembrare reale o sognato, sta allo spettatore interpretare, decifrare, cercare la sua personale "risposta" o "verità".


Nei film di bunuel ci sono anche scene che fanno pensare a una serie di "quadri" apparentemente separati e invero raccordati da una solida e coerente scrittura, benchè spesso improvvisata (non di rado al momento di girare Bunuel cambiava idea e "tradiva" il copione...), come si trattasse di opere situate all'interno di una stessa sala museale. Tra i più illustri esempi di "sketch organici", abbiamo i primogeniti Un Chien Andalou e L'Age d'or... e i penultimi il Fascino discreto della borghesia, forse in parte anche Quell'oscuro oggetto del desiderio.., e così si apre e si chiude il cerchio "anarchico" ma graniticamente (in)coerente del cinema del grande regista aragonese nel quale "si vedono immagini, non il loro significato: decifrarle, dare loro un senso, completarle nella mente, per così dire, è la libertà che Bunuel regala allo spettatore” (cit. Schwarze)
 

L'Angelo sterminatore, storia "assurda", incredibile, biblico-fantascientifica... (Bunuel affronta tutti i "generi".., non si direbbe ma.., anche l'horror...) è particolarmente lineare e facile da (non) "capire", e lo spettatore che riesce ad arrivare al primo strato dei significati visibili, di solito ci arriva perché pronto, predisposto e disposto ad approfondire...

In tale film, stupendo, appaiono improvvisamente degli animali (orsi, pecore...), così.., senza alcuna attinenza con la storia, con le situazioni... lo stesso Bunuel rifiuta, o relativizza , ogni spiegazione logica o fantastica; sorride beffardo  e divertito come sempre di fronte ai tentativi "vivisezionatori" dei suoi film da parte della critica, nè conferma che quelle apparizioni bestiali "provocatorie siano delle simbologie volute...

Spesso non sa spiegare, non sa proprio cosa siano/significhino molte situazioni, spesso autobiografiche, che mette nei film; Bunuel ha sempre dichiarato di non sapere cosa contenesse la "misteriosa" scatola che il cinese mostra alla "bella di giorno" nella casa di appuntamento borghese di madame Anais... La "scatola" di Un Chien Andalou.., la stessa, con forme diverse, che ricorre in altri film di Bunuel e che anni dopo si ritroverà in Mulholland Drive... (non a caso il buon Ghezzi, molti anni fa, mandò in onda una copia integrale di Belle de jour facendo comparire i titoli di testa direttamente dal fondo oscuro della scatola "blu" del suddetto film di Lynch, senza nessuna dissolvenza o stacco tra i due video...)

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