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Estasi di un delitto

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analogico_09
25 minuti fa, Interstellar Voyager ha scritto:
13 ore fa, stefano_pol ha scritto:

La fine del film è strepitosa. Archibaldo butta il carillon

Clara Calamai non è mai riuscita a liberarsi del mangianastri che ispirava i suoi delitti...

Boh ...sarà stato più audiophile del carillon...


:D  ... Ma non è detto che Archibaldo si sia realmente liberato dal suo carillon "mentale"... dopo ci arrivo.


Molto interessante, puntuale, l'analisi di Stefano, il feticismo è la prima chiave di lettura del film, ciò che balza subito agli occhi (il carillon, le gambe scoperte della governante morta) a cui si associano gli elementi e sotto-elementi del ricco catalogo di perversioni, quali la necrofilia, la melaconia necrofila: avere finalmente tutto per se l'oggetto del desiderio morto e che per questo nessun altro può possedere, poter esercitare su su di esso il totale dominio (quindi è presente, Giorgio, in Cime Tempestose, entra in scena nel finale ma in maniera preponderante.., tutto il film sembra tendere verso quel finale necrofilo, l'unico possibile terribile, dannato, forse anche liberatorio).

Anche il senso della frustrazione dovuta all'atto mancato che provoca un piacere "masochistico"?... lo ipotizza lo stesso Bunuel nel libro di interviste di Torrent e de la Colina... Archibaldo cerca di uccidere ripetutamente ma ogni volta fallisce.., come se desiderasse fallire per poter riprovare la frustrazione fonte di piacere... Nulla è definito, come sempre in Bunuel che non è un regista dei "messaggi"... Bunuel scrive: Mi attira l'oscurità in un personaggio. Se cercate di costruire un personaggio molto razionalmente , costruirete un personaggio senza vita. Ci dev'essere una zona d'ombra.

Sempre andando velocemente, superficialmente, ogni questione posta meriterebbe un saggio.., potrebbe esserci anche l'omosessualità inconsapevole e il complesso di Edipo irrisolto che spinge a uccidere le donne , o perlomeno a provare il desiderio di farlo. Indossare i panni della madre da bambini potrebbe essere un segno di travestismo omosessuale; oppure di travestismo feticista quello di Don Jaime che in Viridiana indossa i vestiti della sua "protetta" che vorrebbe possedere,  dove le due forme potrebbero coesistere. Altre potrebbero essere le impressioni che potrebbe ricavarne lo spettatore senza leggere ciò che dice il regista, il quale dice e non dice... Personalmente prima ho visto i film, iniziando tanto tempo fa, elaborando le mie e sensazioni,  poi ho letto i testi, saggi, interviste, ecc, ritrovandomi sempre d'accordo con i non messaggi di Bunuel che ama depistare con i suoi film e le sue parole sia lo spettatore sia il lettore... Questa grande libertà che lascia Bunuel al suo pubblico fa si che ad ogni re-visione dei suoi film vediamo un film nuovo.., ogni volta c'è da immaginare qualcosa di diverso, in un gioco spiazzante perché non di rado ti meravigli di come nella precedente visione cose che non riesci più a riconoscere, ritrovare...


Nello stesso libro di interviste, mentre parlano del manichino presente nel film, ironizzando sul fatto che Bunuel avrebbe lanciato la moda di usare bambole di gomma per provare i delitti, il regista, sfoderando la sua sagacia e "preveggenza", se ne esce con: "forse prima o poi venderanno bambole assassinabili"... Non so se siano state inventate e commercializzate.., ci sono però le "bambole gonfiabili" che gli si avvicinano parecchio.. :D

In fondo Archibaldo è una sorta di dr. Jekil e mr. Hide.., il doppio dicotomico, facce di una stessa medaglia; il film una delle tante storie antiche del trauma infantile che diede molto lavorare a Freud.., e a molti letterati, cineasti, ecc... 

Per quanto riguarda il finale del film (per una volta tanto un titolo filmico italiano è forse migliore dell'originale: estasi mi sembra più attinente di saggio - ensayo)

13 ore fa, stefano_pol ha scritto:

La fine del film è strepitosa. Archibaldo butta il carillon e le soddisfazioni sostitutive e claustrofobiche che esso rappresentava, incontra una splendida Lavinia che, intanto, si è liberata dai suoi clienti americani (che “sono come la frutta di stagione”!) ed esclama: “finalmente ho capito che la vita è una cosa semplice”! Frase degna di un monaco zen al termine del suo percorso iniziatico.



Non è detto che sia un vero lieto fine.., Bunuel ci ha abituati a finali spesso talmente contraddittori rispetto al senso delle cose fin lì narrate, da lasciare lo spettatore perplesso, incredulo...

Altro caso esemplare di lieto fine "impossibile", davvero grottesco, è Susana , Adolescenza torbida, o Carne y demonio.., già citato in uno dei miei primi post. Bunuel è sempre imprevedibile e indecifrabile.., lui suggerisce, lancia segnali.., lo spettatore si fa la sua propria idea... Senza questa grande capacità narrativa e visiva, puramente cinematografica (realtà e finzione, sogno/veglia.., è la natura del cinema stesso), le sue opere sarebbero delle commedie o melodrammi o drammi scontati, morali, convenzionali, senza sale nè pepe... L'"ambiguità" che non sia incompiutezza, incompletezza, questa capacità di dire e non dire creando suspens e tensione nello spettatore (forse anche per questo l'ammirazione di Hitchock per Bunuel) non è cosa facile da raccontare, scrivere, filmare, musicale, danzare, scolpire, dipingere, architettare...
 

E a propostito del finale di Estasi di un delitto, il regista scrive: Sono stato molto criticato per questo happy end. Ma è un po' come il lieto fine di Adolescenza torbida. Archibaldo butta butta nel lago il carillon, si mette a camminare e incontra Lavinia. Il suo primo impulso - l'istinto criminale -è quello di ucciderla, ma si pente,la prende sottobraccio e se ne vanno felici. A questo punto lo spettatore può chiedersi cosa succederà a Lavinia. Può darsi che Alchibaldo la uccida un'ora dopo. perché, in realtà, nulla indica che egli sia cambiato.


 

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stefano_pol
Il 30/1/2018 Alle 00:38, analogico_09 ha scritto:

A questo punto lo spettatore può chiedersi cosa succederà a Lavinia. Può darsi che Alchibaldo la uccida un'ora dopo. perché, in realtà, nulla indica che egli sia cambiato.

Lavinia (Miroslava Stern), l'unica sopravvissuta del film, si è suicidata dopo le riprese per una delusione d'amore!

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stefano_pol
Il 30/1/2018 Alle 00:38, analogico_09 ha scritto:

Bunuel ci ha abituati a finali spesso talmente contraddittori rispetto al senso delle cose fin lì narrate, da lasciare lo spettatore perplesso, incredulo...

Non è un happy end "definitivo", certo, ma nell'economia del film ci sta. Archibaldo si libera dalla sua coazione a controllare ossessivamente i suoi oggetti d'amore fino a torturarli, torturando se stesso. L'ambivalenza fra devozione e aggressività/distruzione/delitto si risolve nell'accettazione del flusso della vita, quello che non era riuscito a fare Francisco, in "Lui", che invece si avvita su se stesso e preferisce precipitare nelle sue "rassicuranti" e claustrofiche ossessioni. Due personaggi complementari, Archibaldo e Francisco: uno riesce a liberarsi; l'altro resta imprigionato. 

Si prenda l'ultimissima scena, quando Archibaldo vede una cavalletta sull'albero: l'ombra dell'impulso di schiacciarla lo pervade per un attimo, poi le sorride e la lascia e nel lasciar essere la cavalletta lascia anche essere se stesso. Anzi, getta il bastone, simbolo di pesantezza e di bisogno di sostegno per incontrare la scanzonata leggerezza di Lavinia. Archibaldo esclama "finalmente ho capito che la vita è una cosa semplice" ed entrambi si incamminano verso una direzione che non sanno, perché hanno abbandonato il controllo. 

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stefano_pol
Il 30/1/2018 Alle 00:38, analogico_09 ha scritto:

potrebbe essere un segno di travestismo omosessuale

Secondo me l'omosessalità non c'entra nulla. Archibaldo è animato dal desiderio di possesso dell'oggetto d'amore: poiché l'oggetto d'amore si è dimostrato insoddisfacente lo stringe fra le mie mani fino a stritolarlo. In fondo la madre di Archibaldo era una stupidina che in piena guerra civile si "stizzava" perché le saltava la serata a teatro e seduceva Archibaldo nel peggior modo anti-educativo...

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analogico_09
26 minuti fa, stefano_pol ha scritto:
Il 30/1/2018 Alle 00:38, analogico_09 ha scritto:

Bunuel ci ha abituati a finali spesso talmente contraddittori rispetto al senso delle cose fin lì narrate, da lasciare lo spettatore perplesso, incredulo...

Non è un happy end "definitivo", certo, ma nell'economia del film ci sta. Archibaldo si libera dalla sua coazione a controllare ossessivamente i suoi oggetti d'amore fino a torturarli, torturando se stesso. L'ambivalenza fra devozione e aggressività/distruzione/delitto si risolve nell'accettazione del flusso della vita, quello che non era riuscito a fare Francisco, in "Lui", che invece si avvita su se stesso e preferisce precipitare nelle sue "rassicuranti" e claustrofiche ossessioni. Due personaggi complementari, Archibaldo e Francisco: uno riesce a liberarsi; l'altro resta imprigionato. 

Si prenda l'ultimissima scena, quando Archibaldo vede una cavalletta sull'albero: l'ombra dell'impulso di schiacciarla lo pervade per un attimo, poi le sorride e la lascia e nel lasciar essere la cavalletta lascia anche essere se stesso. Anzi, getta il bastone, simbolo di pesantezza e di bisogno di sostegno per incontrare la scanzonata leggerezza di Lavinia. Archibaldo esclama "finalmente ho capito che la vita è una cosa semplice" ed entrambi si incamminano verso una direzione che non sanno, perché hanno abbandonato il controllo. 


Di fronte alle storie sempre aperte di Bunuel, e vale anche per l'eventuale latenza omosessuale, che sviluppa in genere, secondo le indagini freudiane, il bambino con madri "strane" (passami la semplificazione), edipi non risolti, iper-prottetività, o senso di abbandono provato dal pargolo, ecc,  tutto potrebbe essere come pure il suo contrario...

Personalmente, fin dalla prima visione del film, il "lieto fine" di Estasi di un delitto non mi ha mai convinto.., ho sempre percepito l'ambiguità.., vista con preoccupazione la "povera" Lavinia che si incammina in compagnia di quel folle che dubito sia potuto guarire da una sindrome patologica di vecchia data in modo così improvviso. Poi.., la sensazione di Bunuel che ha girato il film in quel modo "aperto" non a caso, vale forse un pochino più di sul banco dei testimoni.. anche se il regista non impone la sua ipotesi o la sua spiegazione sicura in qualità di regista.., parla con i suoi intervistatori come se fosse uno spettatore dei suoi film... ;) 

In EL Bunuel ci fa chiaramente capire che Francisco non è guarito dopo il lungo periodo di ritiro nel monastero; nella scena finale del film, mostra chiaramente Francisco, il quale era sembrato normale poco prima mentre parlava con l'interlocutore,  che cammina a zig-zag. come faceva quando era in piena crisi del delirio paranoico. Il finale felice e sorridente di Estasi resta "giocondiano", secondo me. :) 

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analogico_09
1 ora fa, stefano_pol ha scritto:

Lavinia (Miroslava Stern), l'unica sopravvissuta del film, si è suicidata dopo le riprese per una delusione d'amore!



Non lo sapevo.., certo il destino a volte è davvero beffardo.., strane coincidenze... 

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analogico_09
Il 29/1/2018 Alle 17:10, Pasquale SantoiemmaGiacoia ha scritto:
Il 25/1/2018 Alle 22:36, analogico_09 ha scritto:

... starà mica calando il sipario su questa discussione


Calanda Calanda, Monaci Zen e la Spagna e le "battute alla spagnola"...

L'argomento (Humor ispanico) lo spiegava serio serio Fernando Rey

- durante un programma dibattito su una rete televisiva spagnola -

...Bisogna tener conto che per uno straniero, non è per niente facile

capire se Bunuel è ironico o fa sul serio,

...e Rey prosegue raccontando di un incontro casuale

al quale lui ha assistito:
 

Michel Piccoli vede Bunuel,

gli si avvicina e chiede formale:

"come sta sua moglie Jeanne?"
"Benissimo; ha un amante".
 

Piccoli inizia a ridacchiare. Bunuel rimane imperturbato.
Allora Piccoli si fa serio e timido domanda:

"E lo conosci?". "Sì lo conosco, è un prete".

Piccoli a questo punto scoppia a ridere,

ma viene di nuovo fermato dallo sguardo gelido del regista

che aggiunge:

"C'è poco da ridere, sono cose che accadono".

Ma neppure per lo stretto giro di connazionali e cineasti amici, vicini e felici, era sempre facile capire a volte se Bunuel scherzava o se faceva sul serio...

Lo stesso Bunuel - non ricordo dove lessi questa "novella", forse nel libro delle conversazioni con Max Aub -  racconta di quella volta che (vado a memoria) erano intenti a lavorare ad un film lui e il fededelissimo sceneggiatore, Jean-Claude Carriere (il quale aiutò il regista anche a scrivere l'autobiografia "Dei miei sospiri estremi") seduti nella hall di un albergo sorseggiando un Martini dry, il cocktail preferito del regista.

Seduta vicina al loro tavolo stava una donna molto bella che fissava in maniera palesemente ammirata il giovane e prestante sceneggiatore.

Lo scrittore dopo un po' iniziò a ricambiare gli sguardi di brace dell'affascinante signora.., fino a quando Bunuel non sbottò. Alzatosi in piedi disse irato all'amico che non era serio farsi distrarre durante il lavoro da queste cose insignificanti e, detto fatto, si ritirò indignato nella sua camera.

Superato il primo momento di imbarazzante incredulità, Carrier invitò l'affascinante sconosciuta a bere un drink nella sua stanza d'albergo...

Giunse il momento in cui lei si tolse la giacca del tallieur, e poi la gonna, e poi la maglia, infine la sottoveste che celava la scritta vergata sulla pelle dell'ansimente e sensuale ventre :  Al mio amico Jean-Claud, da parte di Luis :D

Perfino la moglie di don Luis, Jeanne Roucar de Bunuel, una frizzante donna francese che amava molto il marito, racconta di come costui fosse geloso, di come la controllasse quando usciva.., di quando arrivò perfino a vendere il pianoforte che lei suonava... La donna scrisse un libro di memorie coniugali molto divertente intitolato per l'appunrto "Memorias de una mujer sin piano"... Inedito in Italia, mi pare.

Una volta Vittorio De Sica, che Bunuel stimava molto, ricambiato, del quale amava molto Sciuscià, Ladri di biciclette e Umbero D (un uomo che sento molto vicino, scrisse Bunuel), mentre si trovava in Messico, o altrove, non ricordo, incontrò l'amico collega insieme alla moglie Jeanne la quale raccontò al grande regista italiano tutte le stranezze e ossessioni che coltivava il marito... Sconcertate dai racconti della donna.., a un certo punto De Sica le chiese: non mi dica che suo marito la picchia! O.oxD

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Questa rara foto presente nel libro ritrae Jeanne Moreau ospite nella casa messicana della coppia... E a proposito della grande e irripetibile attrice francese (che Bunuel stimava molto, mi piace come cammina... - come pure piaceva  Louis Malle che molto la fece "camminare" in Ascensore per il patibolo -, anche questa volta ricambiato.., tutti amavano Bunuel) prima o poi dovremmo assolutamente parlare di Diario di una cameriera, bellissimo! da lei grandemente interpretato.


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stefano_pol
11 ore fa, analogico_09 ha scritto:

"Memorias de una mujer sin piano"

non lo conoscevo... trovato e ordinato!

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stefano_pol

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Questa il profilo di Sadoul su Bunuel (Il cinema, Sansoni 1981)

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stefano_pol

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analogico_09
1 ora fa, stefano_pol ha scritto:

Questa il profilo di Sadoul su Bunuel (Il cinema, Sansoni 1981)



Di Sadoul ho un dizionario del cinema (sempre della Sansoni) ed. 1990, adattato e aggiornato per l'edizione italiana anche da Sandro Bernardi con molti film realizzati dopo la scomparsa del "padre della storia del cinema" avvenuta nel 1965. Sarei curioso di sbircisre la versione originale francese del 1965, ho l'impressione che in questa più recente di Sadoul vi sia rimasto poco.., a parte l'"intenzione" come precisato nell'introduzione... dove penso che tale termine avrebbe sicuramente fatto scoccare dall'arco bunueliano lo straletto beffardo ...

Hai preso l'edizione inglese o spagnola del libro di Jeanne Rucar? Impensabile un'edizione italiana...

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analogico_09
14 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Una volta Vittorio De Sica, che Bunuel stimava molto, ricambiato, del quale amava molto Sciuscià, Ladri di biciclette e Umbero D (un uomo che sento molto vicino, scrisse Bunuel), mentre si trovava in Messico, o altrove, non ricordo, incontrò l'amico collega insieme alla moglie Jeanne la quale raccontò al grande regista italiano tutte le stranezze e ossessioni che coltivava il marito... Sconcertate dai racconti della donna.., a un certo punto De Sica le chiese: non mi dica che suo marito la picchia! 



Vorrei precisare questa faccenda, ricordavo male le circostanze, benchè la sostanza del fatto resti immutata. Me lo ha fatto notare mia moglie che ha una memoria molto migliore della mia...

Accadde che (riporto testualmente le parole di Bunuel che nell'autobiografia parla dell'enorme scandalo che provocò il suo secondo film l'Age d'Or) :  "... Vittorio de Sica lo vide [l'Age d'Or] a Città del Messico e ne uscì orripilato, oppresso. Prese un taxi con kia moglie Jeanne per andare a bere un bicchiere. Strada facendo, le domandò se ero così mostruoso e se arrivavo a picchiarla nell'intimità. Lei gli rispose: Quando bisogna ammazzare un ragno viene a chiamarmi" ...

Mi piace molto questa dimensione del "disordine", del rimescolamento delle memorie, dei fatti.., nella quale tutto è gioco, tutto è reale, tutto è logico, verosimile, vero, falso,  e l'esatto contrario.. dove la realtà è sogno e il sogno realtà, leggenda, aneddotica, storia... Così come non esiste un pensiero unico, non esistono un sentimento e una forma di immaginazione, più o meno spericolata, individuale o collettiva, in grado di rendere, nel gioco dell'anarchia psichico-culturale,  più interessante, stimolante, varia, la vita.., di tenerla il più lontano possibile dai ristagnanti dei luogocomuni, delle abitudini che sclerotizzano le visuale.., quali ad esempio quelle degli "abbonati" ai teatri, ai concerti, allo stadio di calcio o al circolo dei canottieri... (da non prendere alla lettera...)

Ciò che, tra l'altro, mi piace particolarmente dei film di Bunuel è che in essi vi siano sempre riflessi, con effetto di reciprocità, le faccende della vita dell'uomo con le sue grandezze e virtù, con i suoi limiti, vizi e lazzi. Caratteristica questa che credo non abbia eguali nella storia del cinema, non nei modi e nelle misure così innegabilmente marchevoli, evidenti, trasparenti.

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stefano_pol
4 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Hai preso l'edizione inglese o spagnola del libro di Jeanne Rucar? Impensabile un'edizione italiana...

spagnola

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stefano_pol
4 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Sarei curioso di sbircisre la versione originale francese del 1965

Credo sia quella da cui ho tratto il brano, del 1965 e poi rieditata nel 1978 in Francia, tradotta in Italia nel 1967 e poi nel 1981 nelle "Enciclopedie pratiche" della Sansoni

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stefano_pol
2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Ciò che, tra l'altro, mi piace particolarmente dei film di Bunuel è che in essi vi siano sempre riflessi, con effetto di reciprocità, le faccende della vita dell'uomo con le sue grandezze e virtù, con i suoi limiti, vizi e lazzi. Caratteristica questa che credo non abbia eguali nella storia del cinema, non nei modi e nelle misure così innegabilmente marchevoli, evidenti, trasparenti.

...umanesimo surrealista!

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analogico_09
2 ore fa, stefano_pol ha scritto:
6 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Sarei curioso di sbircisre la versione originale francese del 1965

Credo sia quella da cui ho tratto il brano, del 1965 e poi rieditata nel 1978 in Francia, tradotta in Italia nel 1967 e poi nel 1981 nelle "Enciclopedie pratiche" della Sansoni



Ecco.., come temevo hanno fatto in nome di Sadoul qualcosa di diverso... :|

Conosci, Stefano, Un tradimento inqualificabile, il libro di scritti letterari e cinematografici di Bunuel degli anni '20, con le incredibili "recensioni" in diretta dei grandi film quali Napoleon di Gance, Metropolis di Lang,  La Passione di Giovanna d'Arco di Dreyer,  altri di Buster Keaton,  ecc?  C'è ance una breve ma acuta ed esaustiva introduzione sul "caso" Bunuel, sui rapporti con Dalì, Lorca, Alberti e altri artisti sodali, dello spagnolo Agustin Sanchez Vidal,  cattedratico, illustre studioso di cinema.
Bunuel avrebbe voluto praticare l'arte della scrittura, ma come scrive lo stesso Vidal, prima frase della sua introduzione: "Il peggior nemico di Bunuel scrittore è senza dubbio Bunuel cineasta"...

Tascabili Marsilio purtroppo fuori catalogo da molti anni. Da non perdere, se non lo conoscessi ci sono delle ottime occasioni nella baia... ;)

La postai già, mi sembra - comunque liquirizia iuvant - , la recensione del succitato film di Dreyer che per me è un caplavoro della letteratura, una mistura di autentica, drammatica  cum-passio(ne) di ironia sottile, quasi umoristica, bonaria, leggermente e poeticamente cinica.., acume critico straordinario a parte, per come sa "leggere" la forma, il linguaggio, le tecniche e la sostanza estetica del grande capolavoro di Dreyer con poche parole, anzi "immagini"...


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stefano_pol
2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

come temevo hanno fatto in nome di Sadoul qualcosa di diverso... :|

Cioè? Non ho capito...

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stefano_pol
2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Tascabili Marsilio purtroppo fuori catalogo da molti anni. Da non perdere, se non lo conoscessi

Preso!

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analogico_09
20 ore fa, stefano_pol ha scritto:

Cioè? Non ho capito...


Intendo dire che, stando alle pagine che hai postato sopra, quello che nasce come un libro monografico sui registi, sul cinema, o su altro (non lo conosco), viene trasformato nelle successive edizioni in un piccolo dizionario dei film messi in ordine alfabetico, con l'aggiunta di molti film realizzati dopo la morte di Sadoul. Non è dato capire cosa resti di Sadoul e chi scrive le schede, i commneti dei fìlm successivi,  non si capisce insomma cosa resta di Sadoul, del suo spirito critico... La prefazione a firma di Sandro Bernardi e Giovanni Boigani, non chiarisce la faccenda.., oppure mi sfugge qualcosa...
 

Il 2/2/2018 Alle 18:16, stefano_pol ha scritto:
Il 2/2/2018 Alle 14:07, analogico_09 ha scritto:

Sarei curioso di sbircisre la versione originale francese del 1965

Credo sia quella da cui ho tratto il brano, del 1965 e poi rieditata nel 1978 in Francia, tradotta in Italia nel 1967 e poi nel 1981 nelle "Enciclopedie pratiche" della Sansoni



Se non capisco male tu dovresti avere la copia originale in francese del '65.., quale è il titolo? Potrebbe trattarsi di duel opere diverse. Nel mio libro c'è scritto Titolo originale Dictionnaire des films 1945, e successive edizioni... eccolo qua...

 

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stefano_pol

@analogico_09 

scusa se non ti ho risposto, ma sono stato fuori e non avevo la possibilità di consultare il libro. Gli estremi sono gli stessi che tu hai inviato, "Dictionaire des Cinéastes", 1965, 1978, édition du Seuil, Paris. Prima ed. italiana a cura di Gobetti e Fofi, 1967. L'edizione in mio possesso è Enciclopedie pratiche Sansoni, 1981, due voll. circa 1000 pp. totali.

Battiato su Bunuel

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analogico_09
Il 16/2/2018 Alle 18:27, stefano_pol ha scritto:

scusa se non ti ho risposto, ma sono stato fuori e non avevo la possibilità di consultare il libro. Gli estremi sono gli stessi che tu hai inviato, "Dictionaire des Cinéastes", 1965, 1978, édition du Seuil, Paris. Prima ed. italiana a cura di Gobetti e Fofi, 1967. L'edizione in mio possesso è Enciclopedie pratiche Sansoni, 1981, due voll. circa 1000 pp. totali.

Figurati Sefano, grazie delle precisazioni.., a quanto pare, anzi l'ho sempre più che sospettato, ci ho un libretto "surrogato" di circa 400 pagine di formato ridotto... Se ti va,dopo averli letti, immagino ti saranno arrivati, mi piacerebbe conoscere il tuo parere sui libri su/di Bunuel segnalati.

Sapevo dell'amore di Battiato per il regista, interessante questa intervista che riassume un po' le cose che ci siamo detti qui sulla sua complessa e controversa natura estetica e umana, da una parte il fare per gioco, senza intellettualismi e scopi diversi da quello di voler dare forma, immagine, fotogenia al mondo dei sogni, della poesia, del pre-logico, dove anche il simbolismo, benchè involontario, avrà il suo ruolo.., impossibile non "speculare" in vario mod sulle famigerate, terribili, epocali sequenze iniziali di Un Cheine andalou, quelle che terminano con l'occhio rasoiato..
 

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analogico_09

Vorrei consigliare la visione un vecchio documentario del  1970 - Bunuel, doveva  (forse...) ancora dirigere gli ultimi, estremi, bellissimi film - intitolato "Il dubbio come libertà" ...


https://www.youtube.com/watch?v=IKRS_O9uzC0

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stefano_pol
9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

vecchio documentario del  1970 - Bunuel

fantastico, non lo conoscevo!!!

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analogico_09

@stefano_pol 

Felice che ti sia piaciuto.

:)

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