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Le nuove uscita di musica classica e lirica in formato HiRes e MQA: quali le migliori?

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@giorgiovinyl 

É tutta un’altra cosa, nel senso che é una cosa diversa, né migliore né peggiore... Proprio una cosa diversa!

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Approfittando di questa mattina di pioggia e in cui sono libero dal lavoro per ascoltare alcuni album, riporto la mia esperienza con una uscita HiRes recente ma non di questi ultimissimi mesi...

Sì perché dopo aver ascoltato il bellissimo album dedicato a Rossini con le Overtures eseguite dal bravo Mariotti e ben registrato dalla Pentatone, ho voluto ascoltare un album a me poco familiare, e cioè quelle stesse (almeno le più famose ci sono tutte!) Overtures eseguite da Bernstein con la New York Philharmonic. Finora avevo un po' “snobbato” quest’album perché mi dicevo: che c’azzecca Lenny con Rossini?? Eppure la risposta viene dalla scena del film Amici Miei, in cui alla domanda “cos’é il genio”, segue la risposta più precisa e articolata che la filosofia occidentale abbia mai dato!

Ecco...la definizione di genio si attaglia a Bernstein in maniera perfetta...perché pur in un terreno a lui poco familiare, Rossini dico, riesce a dire la sua in maniera stupefacente...

Mariotti é certamente più attento alla recente esegesi delle opere rossiniane, é più corretto...ma Lenny é un genio! E contro la genialità..non ci sono armi...

Ascoltate per curiosità questa registrazione CBS, che in formato 24/96 suona peraltro benissimo, con i legni fermi nello spazio tridimensionale (più che nella registrazione Penatone di cinquant’anni più giovane...) e poi mi dite se Bernstein é un genio oppure no...

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P.S. In attesa di ascoltare Abbado che interpreta Rossini in HiRes...penso che la sua esecuzione con la London Symphony potrebbe essere resa presto disponibile in HiRes dalla DG...

Perché a genio si può contrapporre solo altro genio...o no??

P.S. 2 É il conte Mascetti (Tognazzi) che alla domanda cos’é il genio, nel film Amici Miei atto II, risponde:

”Il genio... é fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione...”.

Questa definizione, scherzosa ma quanto mai esatta, si riferiva al colpo di genio nell’architettare e realizzare uno scherzo...

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So che alcuni “storceranno un po’ la bocca” per questa mia segnalazione...

Ma dopo aver ascoltato questo nuovo Album vivaldiano della Bartoli, va dato a Cesare quello che é di Cesare...

Sì, Cecilia Bartoli dal vivo ha la “voce un po’ piccola” per essere un mezzo soprano, sì i suoi “sospiri” e le sue “smancerie” a volte sono eccessivi...però ecco, in Vivaldi e nel Barocco in genere...non conosco una voce da mezzosoprano più bella!

E poi che donna intelligente, la Bartoli dico, e che interprete raffinata...

Insomma questo album a distanza di 30 anni dalla prima uscita per la Decca...é una celebrazione ma anche un trionfo!

E come é bello il suono della piccola orchestra barocca Ensemble Matheus  diretta dal violino da Spinosi...

Un album bellissimo che rende omaggio non solo alla Bartoli ma anche a Vivaldi!

Registrazione Decca in HiRes 24/96 da 10 e lode... la voce é bellissima e ferma in posizione di centro sinistra...e gli strumenti e strumentini si intrecciano con la voce alla perfezione...in una ricostruzione spaziale perfetta...almeno a casa mia e sul mio impianto...

Occhio al volume, perché anche quest’album, come in genere gli album di musica barocca, suona più forte...!

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Prima di essere “sommersi” domani, come ogni venerdì, dall’ondata di nuove uscite su Qobuz, segnalo oggi i due album Sony che segnano il completamento dell’intero ciclo beethoveniano che il “giovane” (39/40 anni) rampollo della dinastia Sanderling, Michael, ha eseguito con la sua orchestra di Dresda.

Alcune Sinfonie sono uscite accoppiate ad una sinfonia di Shostakovich, come la quinta e la nona, ma le due ultime uscite sono album “monografici beethoveniani”, la seconda sinfonia accoppiata alla quarta e la settima accoppiata all’ottava.

Mi piace molto l’approccio interpretativo di Michael Sanderling, in equilibrio fra la tradizione classica e le letture più innovative dopo l’edizione degli spartiti beethoveniani di Del Mar.

Il suono é proprio tipico delle orchestra tedesche, con i bassi che arrivano alle orecchie come “bordate di cannoni”.

La registrazione Sony, in formato HiRes 24/96 é eccellente...

Insomma ecco un altro ciclo beethoveniano completo, che si aggiunge ai numerosissimi altri già disponibili in HiRes, ma che non manca di interesse per qualità artistica e qualità audio...

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Anche questa settimana moltissime nuove uscite in HiRes e MQA, di cui diverse trovate assolutamente per puro caso perché non segnalate come nuove uscite (seppure pubblicate il 30 Novembre! Cioè ieri...).

Inizio da due album che faranno la gioia degli appassionati di musica barocca, musica che ha visto un fiorire oceanico di riscoperte e di nuove esecuzioni nonché di nuove registrazioni, così come un fiorire di nuove interpretazioni di capolavori “sempreverdi” é mai dimenticati,

Fra questi ultimi va annoverata la registrazione nuova di zecca di Rousset e del “suo” complesso Les Talens Lyrique del capolavoro barocco Les Nations di Couperin.

Les Nations vuole essere una specie di summa stilistica del tempo e riunisce in quattro composizioni monografiche gli stili della nazione francese, di quella spagnola, di quella imperiale austroungarica e di quella piemontese, cioè italiana del nord di allora...

Non se ne parla mai abbastanza dei meriti straordinari da clavicembalista così come da direttore di Christophe Rousset, mio interprete di riferimento per tutta la musica barocca, che da qualche anno registra per una casa discografica, la Aparte,  che garantisce sempre una qualità superlativa di ripresa audio.

Sará per il suono bellissimo della “Galleria Dorata”, nel palazzo ora sede della Banca di Francia, sede di registrazione, sarà per la ripresa audio impeccabile e sarà forse per la straordinaria interpretazione di Rousset e dei suoi musicisti, ma questa edizione di Les Nations va ad affiancare, e forse a superare, quella mitica di Savall...

Da ascoltare assolutamente, non fosse per la perfezione del suono che uscirá dai vostri diffusori (o dalla vostra cuffia, se preferite...)

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Ed é curioso che lo stesso giorno, cioè ieri, esca un album di musica barocca che in qualche maniera é “complementare e simmetrico” a quello d Couperin. Sì perché l’album Abenmusiken esplora la musica di compositori contemporanei di Couperin ma di quall’area geografica, la Germania (in particolare quella del Nord) che Les Nations non aveva preso in considerazione.

Per una coincidenza (o forse no, ma non é questa la sede per spiegazioni lunghe e approfondite) il luogo di questa registrazione di trova sempre a Parigi, una chiesa meno famosa della cattedrale ma che é sempre dedicata a Nôtre Dame, con una resa acustica fantastica.

Il piccolo ensemble Stravaganza esegue splendide musiche di Buxtehude, Erlebach, Reinken, Theile, offrendo la possibilità di un ascolto comparato fra il diverso stile del barocco francese e di quello tedesco...

Splendida la registrazione in HiRes 24/96 di questa piccola,casa discografica (indipendente, credo...)

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antoarma

Carissimi amici vi segnalo un'altra perla di Vladimir Jurowski. Si tratta di un Richard Strauss tutta sostanza e niente fronzoli con un programma molto particolare dove alla Sinfonia delle Alpi ed alla danza dei sette veli di Salomè abbina una suite allargata de "La donna senz'ombra". La prima cosa che balza all'occhio (occhio non orecchio attenzione!) è l'impaginato. Come spesso accade in molti dei suoi concerti Jurowski accompagna brani noti ad autentiche chicche sconosciute o prime assolute riscoprendo opere che la sua magica bacchetta riesce a rivitalizzare. E' successo anche in questa operazione perché una suite così ampia dall'opera di Strauss non mi era mai capitata fra le mani. Quanto all'esecuzione siamo a livelli di eccellenza. La sinfonia della Alpi è un traguardo spesso più per le orchestre che per i direttori visto l'impiego di un organico smisurato e l'impegno costante richiesto ad ogni sezione. L'approccio del direttore russo è come sempre "serioso" in termini positivi: la musica innanzitutto esaltandone ogni piccolo dettaglio senza alcuna enfasi e tralasciando tutte quelle "sovrastrutture" che accompagnano molte interpretazioni straussiane. La rappresentazione diventa così meno grandiosa ed opulenta ma asciutta ed essenziale grazie anche ad un ingegnerizzazione del suono molto particolare. Ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad un enorme palcoscenico dove, sullo sfondo di archi e ottoni sempre perfettamente a tono, balzavano in primo piano i singoli solisti una volta chiamati all'assolo: quasi si trattasse della ripresa di un balletto classico. Se dunque cercate la quint'essenza del suono straussiano questa versione della sinfonia delle Alpi fa per voi. Ma Jurowski sa anche trasformarsi e dopo una danza dei setti veli nello stesso stile affronta la suite dalla Donna senz'Ombra con un suono più pieno e sgargiante senza però tralasciare la vena di profondo lirismo che traspare da quest'opera. Anche in questo caso la registrazione asseconda perfettamente le intenzioni interpretative di Jurowski realizzando una performance globale davvero notevole.

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antoarma

Punto sul vivo dalle ultime segnalazione di SimoTocca ed al grido patriottico di "Viva l'Italia" vi propongo questa anteprima assoluta (nel senso che non l'ho ancora ascoltata!) dedicata al tardo barocco nostrano. Questa volta il classico "Carneade, chi era costui?" di manzoniana memoria calza pennello per Diogenio Bigaglia, compositore assolutamente sconosciuto, che si accompagna al ben più collaudato Antonio Lotti. Vado a sensazione ma credo che si rivelerà un ascolto alquanto intrigante.

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Ed ecco una nuova uscita discografica di Riccardo Chailly con l’Orchestra della Scala, ed é una registrazione “non convenzionale”, come capita sovente con il direttore milanese che ama “esplorare” un repertorio poco battuto, che siano opere minori o ritrascirtte per grande orchestra di Rossini, che sia lo Schumann sinfonico riorchestrato da Mahler o che sia, infine, per questa Messa per Rossini caparbiamente voluta da Verdi coinvolgendo 12 compositori italiani a lui contemporanei per scrivere ciascun numero del Requiem da dedicare al grande Gioacchino testé trapassato in quel di Parigi (correva l’anno 1868).

Non sto tediarvi con quanto é poi accaduto a questa composizione, da eseguirsi una sola volta e poi da conservare nascosta e da tirare eventualmente fuori in occasione di anniversari rossiniani (secondo i desideri di Giuseppe Verdi), fatto sta che il grande Chailly celebra degnamente quest’anno dedicato al 150esimo anno dalla morte di Rossini rispolverando questo Requiem.

Verdi si era riservato di scrivere l’ultimo numero, il Libera me Domine, che con alcune variazioni (ma tutto sommato non moltissime) riprenderà per il suo straordinario Requiem dedicato a Manzoni.

Bellissima l’esecuzione di Chailly e della “nostra orchestra nazionale”, tornata a fasti di “prima grandezza” (finalmente!) sotto la sua bacchetta ...

E bella anche la registrazione Decca, in HiRes 24/48, da ascoltare con un occhio di riguardo al volume per evitare che le “esplosioni sonore” provocate dal “tutti” del coro e orchestra ...

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Sto ascoltando “in tempo reale” la bella segnalazione fatta da Anto...

E devo dire che la qualità di registrazione in HiRes 24/96 di questa piccola casa discografica tedesca con nome francese, é sorprendente per bellezza, con una spazialitá che rende bene il luogo della ripresa ad Hannover (registrazione fatta a Giugno 2018, quindi ancora calda di forno...).

E la musica poi é bellissima...perché, ça va sans dir, che il barocco italiano di quel periodo é “il più bello” di tutti quelli sopra nominati (e badate bene, lo dico senza la minima ombra di sciocco nazionalismo, ma solo per constatare poi che solo da un terreno così fertile poteva nascere il genio di Vivaldi, senza il quale Bach non sarebbe mai stato, ne sono sicuro, il grande Bach che é stato...).

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P.S. Il vantaggio di essere abbonati ad un servizio di streaming é anche questo: leggo una segnalazione e posso ascoltarla pochi secondi dopo con il massimo della qualità audio...

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Chiudo la,serie di segnalazioni di oggi con “una primizia”, anzi una serie di primizie e tutte assai prelibate scoperte per caso...

Di primizie si tratta perché pubblicate appena ieri 30 Novembre 2018 e non pubblicizzate fra le novità HiRes su Qobuz o quelle MQA su Tidal...perché queste primizie sono addirittura disponibili in tutti e due i formati...

Dopo aver ascoltato la Messa per Rossini poco sopra segnalata, mi ero messo a cercare un ascolto del Libera me Domine in formato HiRes, cioè un Requiem di Verdi, e mi sono imbattuto per caso in una copertina che non conoscevo, segnalata in formato MQA su Tidal, seppure di una registrazione del Requiem più recenti e da me amate...

Si trattava del Requiem di Verdi diretto da Maazel con i Münchner Philharmoniker, un po’ il testamento spirituale di Maazel, che la Sony aveva da poco reso disponibile in formato HiRes 24/44.

Ora io ho trovato quella registrazione (al primo ascolto mi pare proprio la stessa, lascio anche a voi la verifica...sia all’ascolto sia controllando i tempi al millesimo di secondo di ciascun numero della sequenza del Requiem...) diversa per una qualità audio ancora maggiore, così bella da far rimanere a bocca aperta...

e sinceramente non so se sia per il fatto che il formato HiRes é in questo caso 24/48 anziché 24/44 oppure perché si tratta di una master diverso...

Questa registrazione fa parte di una nuova serie di registrazioni in HiRes dell’etichetta proprietaria dei Münchner Philharmoniker, e comprende anche nuove registrazioni di Gergiev e di Celibidache (oltre a quelle già uscite sotto questa etichetta, di cui alcune segnalate qui sopra..) !!!

Per adesso ho ascoltato (anzi, riascoltato, perché la registrazione di Maazel la conoscevo bene...)  solo il Requiem di Verdi e l'ho trovato straordinario, sia dal punto di vista di qualità artistica che per la qualità audio superlativa, in HiRes 24/48 o in MQA.

Lascio a voi la gioia della scoperta degli altri titoli disponibili...di cui sicuramente riparleremo...  

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E sempre parlando di Messe (musicali, ovviamente!) ho ri-ascoltato stamani la Missa Solemnis di Beethoven diretta da Harnoncourt in una splendida registrazione HiRes 23/48 della Sony.

Le ultime registrazioni di Harnoncourt sono davvero un po' il testamento musicale di questo grandissimo musicista recentemente scomparso ed hanno un valore “aggiunto” perché sembra davvero che l’ultimo Harno si sia liberato da tutta una serie di reticenze e inibizioni e abbia “messo nero su bianco” quello é davvero il suo ultimo pensiero su Mozart e Beethoven.

Ecco che questa Missa Solemnis, fatta insieme alla sua orchestra del cuore e al migliore, o certamente fra i migliori, coro del mondo, raggiunge apici di intensità emotiva “al calor bianco”, che non solo superano, ma proprio “stracciano” la registrazione precedente di Harno con la Chamber Orchestra of Europe degli anni ‘80 e ‘90.

Non so se é per l’affetto che nutro per Harnoncourt, ma davvero ascoltando questa Messa mi sono commosso per la bellezza che é riuscito a comunicare in questa registrazione, Bellezza in senso filosofico e non estetetico, la Bellezza del vero, la Bellezza dell’essenziale, la Bellezza della natura, la Bellezza della vita che “si fugge tutta via” come la giovinezza ...

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P.S. É questo un periodo dell’anno in cui io ascolto molta musica sacra, non tanto per convinzioni religiose (che non ho) quanto per “disposizione d’animo” data dall’atmosfera generale.

In questa ottica segnalo che é in uscita una nuova registrazione dell’Oratorio per la notte di Natale di Bach che dovrebbe essere di livello davvero alto...ma ne riparleremo dopo averlo ascoltato...

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Ed ecco una bella sorpresa, non annunciata da squilli di tromba come avrebbe meritato...

É una nuova registrazione di Riccardo Muti con la sua Orchestra di Chicago, ripresa ad un concerto dal vivo, che raccoglie la bella impaginazione di un programma tutto italiano dove Verdi e Puccini la fanno da padroni.

E, si sa, che in questo repertorio Muti, oggi 7 Dicembre 2018, non ha rivali...

Non ci sono brani che il celebre direttore non abbia già affrontato e già registrato, ma é molto bello il risultato sonoro che raggiunge con l’Orchestra di Chicago.

Ed é curioso ascoltare come questa famosissima orchestra, una delle prima cinque del mondo, abbia “assunto” il suono prediletto da Muti, in particolare gli archi che sembrano “accarezzare” le note, il suo marchio di fabbrica.

Questa caratteristica La si può godere appieno anche grazie alla bella registrazione 24/96, disponibile già da oggi per lo streaming HiRes su Qobuz...

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C’é un paradosso che ha sempre solleticato la mia curiosità: fra gli appassionati di HiEnd, anche quelli completamente a digiuno di musica classica, quasi tutti conoscono la terza sinfonia di Saint-Saëns “quella con l’organo”, mentre se si pone la stessa domanda ad appassionati di musica, che so ai loggionisti della Scala stasera alla prima, molti faranno spallucce e diranno “e che é?”.

Questa discrepanza é probabilmente legata al fatto che questa sinfonia é un “pezzo eccellente” per dimostrare i grandi impianti HiFi, quindi é uno dei pochi brani di classica suonato dai “dimostratori” di impianti.

A dire il vero la terza sinfonia é anche bella e ha un suo innegabile fascino musicale. Purtuttavia mi sono sempre chiesto come mai l’organista avesse solo poche manciate di note da suonare in tutta la sinfonia...tanto che la maggior parte delle registrazioni é fatta con organi registrati a parte, e poi “montati successivamente” sul mixer (per esempio Karajan lo fa con l’organo di Notre Dame di Parigi, mentre l’orchestra suona a Berlino...).

Ecco arrivare questa nuova registrazione che usa una specie di “ricomposizione” dello spartito originale, e qui la sinfonia diventa un concerto per organo ed orchestra, una piccola orchestra rispetto alla gigantesca prevista da Saint-Saëns...e dove l’organo fa la parte del leone suonando anche molte parti che in origine erano destinate ai due pianoforti e agli ottoni e legni... 

Ho ascoltato con  curiosità questa registrazione e ve la segnalo perché ha davvero qualcosa si nuovo da dire...svelando le “architetture sonore” di Saint-Saëns con una chiarezza mai sentita prima.

E la qualità sonora? Ça va sans dir che é strepitosa e mette alla prova qualunque impianto, spremendone fuori tutte le potenzialità...

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SimoTocca

Stamani ho visto la lista dei vincitori dei premi per i più bei dischi del 2018 di Presto Classical, il sito inglese più autorevole dove acquistare vinili, CD e files HiRes in download...

E con un certo piacere ho trovato almeno tre o quattro titoli segnalati qui sopra... direi che non é poca cosa...

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SimoTocca

Premetto che non é una nuovissima uscita e ammetto di averla già segnalata lo scorso anno su un altro Thread ...

ma l'ho trovata ed ascoltata stamani mentre spulciavo la discografia di Karajan in HiRes (perché se ne parlava su un altro Thread..) e.non  ho resistito nel segnalarvelo fare qui sopra!

Perché questa “urgenza” mi chiederete, visto che é una registrazione EMI del 1961 rimasterizzata in HiRes 24/96 é in MQA un paio di anni fa dalla Warner, e quindi non nuovissima da nessun punto di vista?

Perché ascoltando questo album di Karajan, non so se la soddisfazione del mio ego  audiofilo abbia superato quella del mio ego musicofilo o viceversa, ma comunqie sia, vuoi per la registrazione sopraffina vuoi per la maestria artistica di Herbie e della Philharmonia, ecco che la gioia e l’allegria alla fine dell’ascolto erano contagiose! 

E quindi sono qui a segnalarvelo, anche  perché si tratta di un album che racccoglie molti brani “da periodo natalizio”, brani stranoti come la Marcia di Radetzky di Strauss o il Can Can di Offembach.

Brani che però sono eseguiti con una originalità unica e con un suono supeperbo che esce dai miei diffusori, tanto da farmi dubitare, se non ci fossero le prove, che siano davvero stati registrati dalla EMI 58 anni fa!

Quindi perdonatemi la “ripetizione della segnalazione” e prendetela come un mio augurio, anticipato, di Buone Feste a tutti voi...

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antoarma

Visto che siamo in periodo di strenne natalizie ve ne segnalo tre. La prima riguarda l'integrale dei preludi di Scriabin. Una raccolta gigantesca di ben 90 pezzi eseguiti con maestria da Dmitri Alexeev. Come nella miglior tradizione russa il "nostro" combina lirismo e virtuosismo spinto in maniera encomiabile, con il dovuto equilibrio e senza mai eccedere. Si tratta per lo più di autentici "fogli d'album" che durano lo spazio di pochi minuti ma vale la pena ascoltarli perché l'autore in pratica descrive con le sue pagine la parabola della storia del pianoforte che va dal tardo Chopin al maturo Scriabin evocando in serie Liszt, Rachmaninov, Mussorgsky, ecc. Davvero un viaggio nel tempo. La registrazione è impeccabile con un suono molto naturale e mai spinto all'eccesso. La seconda segnalazione riguarda uno degli autori più sottovalutati in ambito compositivo, Paul Hindemith. L'occasione viene da un'incisione di Marek Janowski che assembla tre lavori molto "sinfonici": le Metamorfosi su temi di Weber, la suite dal balletto Nobilissima Visione ed il Konzertstuck per archi e ottoni composto per la Boston Symphony. L'approccio di Janowski è molto leggero: poca enfasi e tanta attenzione ai particolari ed ai timbri che fuoriescono copiosi dal pentagramma. Il virtuosismo dell'orchestra della Radio di Colonia non fa che esaltare la qualità dei brani che, pur non raggiungendo i vertici di Mathis der Mahler,  evidenzia la perizia di Hindemith quale orchestratore sopraffino. Infine un "sempre verde" come Sheherazade nella nuovissima interpretazione di Valery Gergiev alla testa dei "suoi" Filarmonici di Monaco. Il testo di Rimsky-Korsakov mi ha sempre affascinato per la qualità delle melodie e la ricchezza straordinaria della tavolozza orchestrale, ma ha sempre avuto il torto di essere registrato in modo non molto soddisfacente anche perché passare dal pianissimo di un violino solista posto in orchestra ed il "tutti" fragoroso dei movimenti estremi è un'operazione molto delicata anche per il più smaliziato ingegnere del suono. In questo caso "chapeau" per la registrazione live davvero coinvolgente. Nulla da eccepire, forse solo una grancassa un po' troppo "enfatica" nell'ultimo movimento. Quanto all'interpretazione difficile commentare un Gergiev nel suo "cortile" di casa. La padronanza della partitura è assoluta forse con un eccesso di enfasi dato che tende a "stretchare" i tempi rallentando quelli lenti e velocizzando quelli rapidi, ma direi che questo è il suo marchio di fabbrica attuale. Prendere o lasciare. Grazie alla qualità dell'orchestra, soprattutto nelle prime parti di legni e ottoni, questi particolarismi sono resi con assoluta maestria. E quanto suoni bene l'orchestra di Monaco lo potete appurare nell'ultimo movimento dove il virtuosismo è reso con grande naturalezza e senza apparente sforzo. Una goduria insomma. 

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