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SimoTocca

Le nuove uscita di musica classica e lirica in formato HiRes e MQA: quali le migliori?

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SimoTocca

Si inizia a “vedere” il Natale... non solo nei sempre più numerosi spot pubblicitari alla TV, che, ancora a Novembre, iniziano già a mostrare panettoni e pandori su tavole natalizie imbandite per il cenone della vigilia, e non solo nelle vetrine dei negozi giá scintillanti di luci e addobbi festosi, ma anche nelle nuove uscite discografiche.

Un po' in anticipo sui tempi ecco la “risposta russa” 2019 allo Schiaccianoci “americano” di Dudamel-Los Angeles Philharmonic-Disney del 2018.

E devo dire sinceramente che é una bella risposta: alla sontuosità del suono americano di Dudamel, molto fiabesco, molto “disneyiano”, Jorowski contrappone il suono più asciutto ma non meno accattivante della “sua orchestra” quella dell’Accademia Svetlanov, e anche la sua interpretazione rispecchia questa maggiore essenzialità, anche nelle famosa sequenza di danze, , e ne mette in evidenza l’ossatura ritmica e contrappuntistica.

É un bell’ascoltare, anche per l’interesse che suscita questa nuova e assai diversa visione interpretativa di questo famosissimo balletto...

Per essere una registrazione dal vivo, ecco é davvero molto silenziosa, e il suono ripreso dalla Pentatone esce bellissimo e naturale dalla mia cuffia (oggi una Sony Z1 r).

Insomma...in questa uggiosa e piovosa giornata novembrina ...uno sprazzo di magia natalizia non guasta!

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giorgiocana82

Sto ascoltando su Qobuz l'ultima uscita di Arcadi Volodos dedicata a Schubert (Sonata D959 e Minuetti D334-335 e D600). 

Edito da Sony a 96 khz/24bit. 

Sto godendomela molto, è uno di quelle composizioni per pianoforte che non mi stanca mai, mi piace molto la versione di Schiff edita da Decca, meno quella per ECM, e trovo semplicemente stupenda quella di Kempf per DG (era uscito qualche tempo fa in Bluray Audio). 

è una sorta di legame affettivo, una sonata che ho ascoltato molto con mio papà e che insieme abbiamo ascoltato anche a teatro, insieme alle 9 di Beethoven,  alla Sonata 2 di Chopin, al Messia di Handel e al concerto 21 per pianoforte e orchestra di Mozart sono tutte composizioni che hanno un posto particolare nel mio cuore.

Trovo molto bella l'interpretazione di Volodos mi sento di consigliarne l'ascolto. 

Un saluto a tutti

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SimoTocca

@giorgiocana82 

Grazie Giorgio, anch’io amo le ultime sonate (e non solo le ultime) di Schubert e questo album di Volodos me lo sono messo in lista di ascolto... insieme a quello di Francesco Piemontesi, per la Pentatone, che un mio amico musicologo mi ha magnificato...

É solo questione di tempo...  ⏰🙃😏

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lupoal

Ciao, non so se sia stato segnalato (potrebbe essermi sfuggito),  Tidal non lo segnala come tale nella descrizione ma in Roon risulterebbe essere FLAC 24bit MQA 192kHz ...

.

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antoarma

Qualche giorno fa avevo lanciato il "sasso" con annesse tre perle della musica sacra. Ora lo raccolgo e vi lascio le mie impressioni.

Haydn: Voto 8 e mezzo. La prestazione dell'Ensemble Haydn & Handel Society è di tutto rilievo nel solco della tradizione filologica classica con strumenti d'epoca. Anche la riproduzione è di pari livello chiara e dinamica dove coro, solisti e orchestra si passano la palla senza alcun eccesso ma su piani sonori equivalenti. L'unico rammarico, ma questa è una visione personale, è la composizione degli ensemble. Per i miei gusti gli organici di orchestra e coro dovrebbero essere più corposi per dare "spessore" sonoro e rendere al meglio l'Haydn maturo alle soglie del Romanticismo. L'esempio perfetto è Frans Brüggen con l'Orchestra del 18° secolo.

Berlioz: voto 8. Anche in questo caso l'opera di Niquet è di assoluto valore artistico perché recupera un lavoro giovanile, e per molti anni dato per scomparso, del compositore francese prima della sua "esplosione". Si potranno udire motivi che poi confluiranno nella Symphonie Fantastique, nel Te Deum o nel Requiem. L'interpretazione di Niquet, anche in questo caso, è improntato alla filologia classica con strumenti d'epoca. Ne trae giovamento l'analisi del testo e la cura dei particolari ma si perde in temperamento e tensione emotiva due caratteristiche irrinunciabili per me in Berlioz. Interessante confrontare questa interpretazione con l'unica mai realizzata per mano di Eliot Gardiner. Il suo approccio a Berlioz è senz'altro più vivido e "tellurico" grazie anche ad una registrazione che nulla ha da invidiare a questa che resta ottima anche per via delle implicazioni acustiche di non facile risoluzione vista l'ambientazione "chiesastica" dove è stata eseguita.

Desprez: voto 9 e mezzo. Ogni volta che ascolto i Tallis Scholars rimango basito. Il controllo della voce di ciascun solista è sbalorditivo. Sono così precisi che mi vien da pensare ad un esperimento di intelligenza artificiale. Il timbro ed il volume di ogni singola voce è sempre regolato alla perfezione così da esaltare ogni intreccio e ghirigoro polifonico. Il virtuosismo che ne scaturisce è disarmante come potrete scoprire soprattutto nella Missa da Pacem precedentemente assegnata al grande Josquin ma ora attribuita al più "oscuro" Bauldeweyn. Indubbiamente non si tratta di un ascolto "easy" ma la tecnica di registrazione consente di apprezzare al meglio ogni sfumatura dell'intricato intreccio di voci. E' quasi come ascoltare una sinfonia suonata solo da Stradivari

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SimoTocca

@lupoal 

Sì, in genere su Qobuz e su Tidal i titoli Universal sono nello stesso formato HiRes, quindi in questo caso 24/192 (se noti, nella foto postata da me che ho ascoltato quest’album con Audirvana, é scritto flac 24/192....)

@antoarma

L’album da te segnalato della Reference Recordings, l’Alexander Nevskj di Prokofiev, é una registrazione molto molto bella per come suona naturale e piena di dinamica ... la sto ascoltando adesso in cuffia e la trovo splendida... 

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giorgiocana82
Il 24/10/2019 Alle 11:13, SimoTocca ha scritto:

Una maniera per capire come la la rivoluzione filologica abbia influenzato, nel giro di 30 anni, la prassi esecutiva della musica barocca bachiana, rivoluzionandola... E dire che Richter, rispetto a direttori come Karajan o Klemperer o Celibidache, che registravano la Messa in Si minore di Bach negli stessi anni ‘60/‘70 di questa registrazione, già cerca di attenersi a criteri più “barocchi”, e cioè usando orchestra già più piccola e senza troppo vibrato sugli archi... 

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@SimoTocca mi aggancio alla tua disamina dei vari Magnificat in quanto è estremamente esaustiva e completa. 

Faccio una sorta di voce fuori dal coro, nel senso che sono anni che ormai la prassi filologica ha preso il sopravvento in sostanzialmente tutta la musica antica e barocca. 

Ora nei giorni scorsi mi è capitato di ascoltare tanto il Magnificat diretto da Savall che quello diretto da Richter, stessa cosa per i Brandenburghesi (sia Savall che Dunedin Consort/John Butt che Richter), non ho una formazione musicale per dire che una è giusta e l'altra no, ma voglio lanciare una provocazione: ascoltando le versioni di Richter la musica di Bach mi trasmette un senso di "pace" che invece le esecuzioni filologiche non mi trasmettono, anzi mi invogliano a cambiare ascolto; probabilmente le esecuzioni all'epoca in cui sono state scritte erano effettivamente "nervose", ma IMHO ascoltare Richter è come un ritorno al calduccio di casa quando fuori è freddo.  

E' probabilmente solo un effetto/sensazione, eppure quelle registrazioni di 40 e rotti anni fa della Archiv ancora oggi per me, tengo a sottolinearlo, sono una sorta di pace dei sensi. Chiudo l'OT 

A presto

Giorgio

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SimoTocca

@giorgiocana82 

Giorgio, ritengo che ci siano campi in cui non esista il “giusto” e lo “sbagliato”... almeno non in assoluto... e la musica  (e la sua interpretazione) é, a mio avviso, uno di quei campi dove contano sia i gusti personali che le “mode del momento”, cioè le influenze culturali.

Che la filologia barocca abbia meriti immensi non é certo cosa che debba ripetere qui io, ma che una persona possa preferire una esecuzione non “filologica” non solo mi pare fatto naturale e accettabile, ma addirittura mi pare un fatto bello!

Bello perché non esiste, e non può esistere, un solo modello di perfezione a cui attenersi o a cui ispirarsi...!

Sì, insomma il mio é un elogio, anzi un Elogio alla Diversità! Vive la difference! Come ebbe a dire una volta Greta Garbo...😃😉

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giorgiocana82

@SimoTocca infatti era proprio lo scopo del mio intervento era elogiare la diversità di esecuzione, senza dire che sia giusta o sbagliata una versione :) 

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SimoTocca

Avete ascoltato lo Schubert eseguito da Arcadi Volodos? Che cosa ne pensate?

La Sonata D959, nella registrazione appena uscita, mi ha conquistato!

Cosi come questa Sonata eseguita da Zimerman mi aveva lasciato un po’ perplesso, per i tempi larghi e meditativi, l’interpretazione di Volodos, pur assai personale e “drammatica” mi ha conquistato!

É certamente altra cosa rispetto alla lettura misurata e apollinea di Brendel o a quella ridotta all’essenza e quasi bachiana di Schiff, forse le mie due preferite insieme a quella, tanto moderna da rendere Schubert un contemporaneo, quanto incompresa nella sua grandiosa profondità, di Maurizio Pollini.

Eppure la lettura, molto “russa” di Volodos, cioè una lettura che drammatizza alcuni contrasti e li accentua, accostando dei pianissimo ppp a vere esplosioni sonore...

E la registrazione Sony in 24/96 mi pare all’altezza della situazione...

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giorgiocana82

Buon giorno @SimoTocca si è quella che avevo segnalato, anche a me ha conquistato, è semplicemente meravigliosa, sia come registrazione che soprattutto come interpretazione. 

Ho riascoltato anche Kempff e Schiff (periodo Decca) e devo dire che questa nuova di Volodos sta entrando dritta nelle mie preferite :)

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SimoTocca

@giorgiocana82 

Infatti mi sono trovato con te nell’apprezzare questa lettura raffinata e “poco classica” di Schubert... Mi piaceva capire se gli “schubertiani” che bazzicano questi lidi sono d’accordo o meno...

Mi sono ripromesso di riascoltare questa Sonata nella recente lettura di Zimerman, che ai primi ascolti mi sembrò troppo “seria e drammatica”... 

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SimoTocca

Nel diluvio di nuove uscite discografiche classiche di stamani mattina voglio segnalarvi una cosa importante, anzi importantissima, che rischia di sfuggire, se non segnalata!

Prima però, visto che me lo sto ascoltando adesso, voglio fare un plauso al Concerto Italiano e a Rinaldo Alessandrini per questa nuova “fatica discografica” uscita giusto stamani mattina per i tipi della Naïve.

Questa interpretazione, molto filologica invero, rischia di diventare la mia preferita delle Overtures di Bach (più quelle dei “Bachini”..).

E sì, perché alla prassi esecutiva filologica si associa una fantasia, un ritmo, un’energia tutta “italiana”, nel senso di tradizione vivaldiana...

Molto bella la registrazione. HiRes 24/88...ma la copertina “nun se po' vedé!”... inquietante la mise “The Blues Brithers” con il velo di plastica rotto dalla mano che indossa guanti chirurgici...!! Ora quando mi capiterà di vedere Alessandrini glielo voglio chiedere di persona...magari c’é un significato sottinteso che non ho capito... 

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SimoTocca

Ma l’avvenimento che volevo segnalare, e che rischia di passare sotto silenzio perché non “pubblicizzato” fra le novità, é la pubblicazione da parte della Sony di moltissime registrazioni di Bruno Walter, rimasterizzate in formato HiRes 24/96! Ce ne sono di storiche in Mono, per esempio le sinfonie di Beethoven con la Philadelphia Orchestra, e molte altre in Stereo (la successiva integrale beethoveniana per esempio...!!).

Ho sempre amato Bruno Walter fra i direttori del passato, forse più di ogni altro...

Non fraintendetemi Toscanini continuo a ritenerlo “er più” insieme a Furtwängler ...ma Bruno Walter occupa un posto particolare nel mio immaginario musicale e nei miei affetti.

Forse sono stato condizionato fin da bambino, lo voglio confessare, dal fatto che Bruno Walter somigliasse in maniera straordinaria a mio nonno, che si chiamava Bruno anche lui...due gocce d’acqua da anziani e, nelle vecchie foto seppia, anche da giovani uomini, belli ed eleganti certo, ma anche con una faccia che fa trasparire “bontá d’animo” e mitezza...

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Però ecco, a parte nel volto, questa disposizione d’animo alla bellezza, alla pace, all’armonia la ritrovo pari pari nel Mozart, nel Beethoven e nel Mahler di Walter... con il vantaggio, per Mahler, di esserne stato allievo e di aver diretto alcune “prime” delle sue sinfonie..

Il suono rimasterizzato dalla Sony é incredibilmente bello per appartenere a registrazioni degli anni ‘40/‘50/‘60... e fa apprezzare a pieno la classe straordinaria di questo direttore d’orchestra, da me amato forse sopra ogni altro per il suo Mozart luminoso.

Ho iniziato l’ascolto delle due sinfonie di Haydn...che meraviglia! 

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antoarma

Di Heitor Villa-Lobos grande e sconosciuto compositore brasiliano ne avevo già discusso. Vivaddio. Ora è venuto il momento di riproporlo grazie ad un uscita davvero "ganza" non trovo altro termine adatto. La Naxos infatti ha inserito in unico CD (almeno una volta si diceva così) alcune fra le opere "minori" (uso le virgolette perché mai termine è stato così abusato) fra cui il sestetto mistico, il concerto per armonica e orchestra da camera ed il quintetto strumentale. L'unica opera abbastanza famosa è il concerto per chitarra e orchestra dove Manuel Barrueco offre un'interpretazione vivace e "brasileira" senza andare oltre il seminato. Già perché il concerto è un'opera quasi da camera dove più che utilizzare melodie autoctone Villa-Lobos ama ricreare un'atmosfera brasiliana dove intingere la sua vena classica. Insomma un specie di Rodrigo sulle sponde del Rio delle Amazzoni. Ma che Villa-Lobos sia un compositore di razza lo dimostrano gli altri pezzi, come il sestetto mistico, dove si diverte a mixare strumenti classici come il flauto e l'oboe ad altri dai timbri eccentrici come il Sax, la celesta, l'arpa e la chitarra. Ne scaturisce un'opera goduriosa come un piatto uscito dalle mani di un grande chef che si è divertito ad abbinare gli ingredienti più impensabili. Gustare per credere. La registrazione è assolutamente di livello se non fosse per quel microfono piazzato davanti (forse addirittura all'interno!) della chitarra. Ma forse è la mia solita fissazione magari ampliata dal nuovo cavo USB (dal Giappone con furore e grande apprezzamento)

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antoarma

Scusate ma vorrei tornare all'ultimo album di Trifonov (Arrival). Sarà il mio orecchio distorto, il nuovo cavo USB o Saturno che è entrato in Venere ma a me sembra che la registrazione sia davvero scadente. Ho avuto l'impressione che mancassero dei microfoni nella sala. Volume basso, non parliamo poi del pianoforte, ma soprattutto una gran melassa, un suono indistinto dove a stento emergono qua e là le singole voci. Ho dovuto alzare la manopola del volume all'estremo con il risultato di far deflagrare la grancassa nel terzo movimento. Eh sì che mi ero tenuto questa registrazione per valutare la qualità del nuovo acquisto. Avete avuto anche voi questa sensazione oppure ho visto un altro film?

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SimoTocca

@antoarma 

Avevo ascoltato l’album appena uscito, con il clima ancora estivo e quindi con l’impianto cuffia...

Non ci ero tornato sopra, l’album, per due motivi: l'interpretazione mi é parsa di gran livello, ma non mi ha “conquistato” al primo ascolto, quindi l’avevo messo in “lista rivalutazione”; volevo ascoltarlo con il mio impianto con diffusori per apprezzare appieno, e quindimvalitare bene, la,registrazione.

Appena lo riascolto, quest’album, poi ti dico...

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gabel

@antoarma: lo sto ascoltando in questo momento (il primo concerto) e mi sembra tutto a posto...🤔

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antoarma

@giorgiocana82 Sinopoli, non un pippa qualunque anzi, diceva che la musica è sensazione (se non sbaglio usava il termine tedesco "sensucht") e non conoscenza. A buon intenditore poche parole

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aggelos

@antoarmami hai incuriosito e ho colto l'occasione per ascoltarlo. 

concordo pienamente con te..forse un tentativo per mettere in evidenza il pianoforte cercando di non portarlo troppo avanti.

l'esecuzione però mi e piaciuta moltissimo. 

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lupoal

per favore un suggerimento... quale versione/esecuzione del Piano concerto #5 “Emperor” di Beethoven? (sto ascoltando quella di Kissin/London/Davis... ma magari...)

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gabel

@lupoal Ce ne sono almeno un migliaio o forse più!!!! 😮 Scherzo, ovviamente! 😄 In passato ne abbiamo parlato molte volte:

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lupoal

grazie 😀

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SimoTocca

@lupoal 

Ho scritto pochi minuti fa una mia lista dei “preferiti” sul Thread “Quarto concerto di Beethoven...”. 

Approfitto di essere tornato sul Thread per segnalare un album appena uscito della San Francisco Symphony diretta da uno dei miei direttori del cuore Tilson-Thomas.

É un album dedicato alla terza e quarta Sinfonia di Charles Ives... e visto l’interesse suscitato in passato su questo Thread per la musica di Ives...ecco ho pensato bene di segnalarvelo.

Anche perché, nella mia considerazione personale, Tilson-Thomas é il più grande direttore vivente per la musica americana s quindi l’interesse per questo album é doppio: le sinfonie di Ives dirette al meglio.

Se poi, come ciliegina sulla torta, ci si mette una qualità audio davvero eccellente... ecco direi che una segnalazione quest’album la merita! 

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P.S oltre alle sinfonie di Ives sono incluse in questo album diverse composizioni iper coro e organo...anche queste davvero belle..

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SimoTocca

Si parlava dei concerti per violino ed orchestra di Beethoven, poche settimane fa...ma non era ancora uscita questa perla rimasterizzata a 24/192... 

Un grandissimo violinista affiancato da un direttore sublime, semplicemente sublime: Bruno Walter.

Una registrazione, “restaurata” in maniera eccellente dalla Sony, con un suono sia del violino che dell’orchestra davvero incredibile per essere a fine anni ‘50-inizio anni ‘60...

E il restauro sonoro aiuta ad apprezzare, forse per la prima volta, la profonda poesia di questa interpretazione...poetica sì, ma assolutamente “non sdolcinata”, anzi essenziale e  piuttosto asciutta.

Un altro capolavoro dimregistrazione del passato che torna a risplendere ...

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gabel
2 ore fa, SimoTocca ha scritto:

un album appena uscito della San Francisco Symphony diretta da uno dei miei direttori del cuore Tilson-Thomas.

É un album dedicato alla terza e quarta Sinfonia di Charles Ives... e visto l’interesse suscitato in passato su questo Thread per la musica di Ives...ecco ho pensato bene di segnalarvelo.

Anche perché, nella mia considerazione personale, Tilson-Thomas é il più grande direttore vivente per la musica americana s quindi l’interesse per questo album é doppio: le sinfonie di Ives dirette al meglio.

Ives é - assieme a Copland (che però ha un linguaggio musicale molto più "accessibile") - il mio autore americano preferito. La sua terza la conoscevo già tramite una "vecchia" incisione proprio di Tilson-Thomas per la CBS Masterworks (credo di metà anni '80). La quarta invece non la conosco. Ad ogni modo Ives si conferma essere un autore assolutamente originale e anche "sfuggente", difficile da inquadrare - per così dire - ma molto affascinante. Questo suo mescolare tecniche d'avanguardia con citazioni di musiche popolari mi sorprende e mi spiazza sempre, in un'apparente cacofonia che invece ha una sua struttura e delle sue regole.

Anche la "Concord Sonata", considerata uno dei pilastri della letteratura pianistica del XX secolo é al tempo stesso originale e difficile da comprendere e assimilare (almeno per un comune "mortale" come me :D ).

Grazie per la segnalazione! ;) 

P.S.: confermo che la registrazione é esemplare per trasparenza e impatto dinamico (con delle Magneplanar almeno).

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lupoal

@SimoTocca 

@lupoal 

Ho scritto pochi minuti fa una mia lista dei “preferiti” sul Thread “Quarto concerto di Beethoven...”. 

grazie, vado a vedere

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Grancolauro

@SimoTocca @giorgiocana82 Grazie per aver segnalato il disco schubertiano di Volodos con la D. 959!

L'ho ascoltato oggi e, per quel che vale la mia opinione, si tratta di un lavoro davvero interessante e ben realizzato. Nulla da dire. Volodos dimostra ultimamente maturità e, al contempo, voglia di innovare.

Ad essere sincero fino in fondo, tuttavia, il disco non mi ha convinto del tutto. Per dirla in due parole, nel suo percorso recente Volodos ha proposto al pubblico un Brahms molto "schubertiano" e uno Schubert molto "brahmsiano". Non si tratta di una scelta ingiustificata sotto il profilo interpretativo, credo; anzi, è una proposta interessante! A patto si scegliere i pezzi giusti. E Volodos lo ha fatto. Le opere 117 e 118 registrate nel disco precedente sono quanto di più schubertiano si possa trovare nel catalogo pianistico di Brahms. E la D. 959 si presta più di ogni altra sonata a una lettura in stile brahmsiano. Ma mentre la  prima operazione mi sembra riuscita perfettamente (Volodos plays Brahms, a mio modo di vedere, è stato uno dei più bei dischi di musica classica del 2017), altrettando non mi sembra con quest'ultimo lavoro.  Le sonate di Schubert mi sono sempre sembrate una sorta di viaggio durante il quale Schubert usa la musica per descrive il paesaggio che gli passa accanto, il suo fluire continuo con temi che si rincorrono, salite e discese, momenti di ombra e di luce, slanci lirici e rumori sullo sfondo, che fluiscono tuttavia senza discontinuità, come una sorta di flusso vitale che non ammette sosta. Mi sembra che Volodos privilegi invece i contrasti, le discontinuità, il buio e la luce, drammatizzi cioè la scena, come farebbe, appunto, Brahms.  E' come se Schubert perdesse un po' di anima nelle mani di Volodos, insomma, pur trattandosi di un'ottima esecuzione. Mentre Brahms guadagna moltissimo, mostrando un lato di sé, impalpabile e intimista, che di solito non gli viene riconosciuto.

Tornando a Schubert, mi è piaciuta tantissimo, per converso, l'esecuzione della D. 960 proposta da Inon Barnatan, che ha proprio le caratteristiche che ho indicato sopra. La ascolto da un po' di giorni e non mi stanca mai. :)

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SimoTocca

@Grancolauro 

Si é avuto la stessa impressione, io e te, nell’ascoltare Volodos, perché vedo che abbiamo usato parole simili per descrivere la sua interpretazione di Schubert. 

Proprio nell’ottica di confrontare quella di Volodos con altre interpretazioni della Sonata D 959 di Schubert,  ho  ascoltato oggi due album recentemente usciti.

Il primo é quello di Andrea Lucchesini, pianista che prediligo per il suo approccio umile, ma con quella umiltà che caratterizza “i grandi”, che proprio perché davvero grandi si sentono sempre un po’ “piccoli”. Andrea  Lucchesini per “curiosa coincidenza” condivide con Barnatan il fatto di essere allievo di Maria Tipo (grandissima pianista, oltre che grandissima didatta, molto sottovalutata nella sua statura di grande interprete).

É un approccio moderno, razionale, essenziale quello di Lucchesini, non si perde nei “falsi romanticismi”, non fa uso di “rubato”: una bellissima interpretazione, con un grancoda Steinway D, ben registrata da Audite in HiRes 24/96

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Il secondo album che ho ascoltato é quello di Francesco Piemontesi, della Pentatone, uscito un paio di settimane fa.

Ho ascoltato, delle ultime tre sonate, sempre la D959, e l’approccio del giovane pianista Italo-svizzero é completamente diverso da quello di Lucchesini. É un approccio pieno di poesia e di “rubato” chopiniano, con dei rallentando che non mi pare siano scritti nello spartito.

É comunque un altro bellissimo ascolto, e si capisce come Schubert si presti ad interpretazioni tanto diverse.

Fra l’altro anche il pianoforte é diverso (dovrebbe essere un Bachmann grancoda) con un suono più morbido e meno moderno dello Steinway (ma ancora diverso da quello del Bosendorfer Imperial usato da Schiff nelle registrazioni Decca...).

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gabel

Segnalo l'ultima "fatica" di Mario Brunello, violoncellista italiano a me particolarmente caro che esegue, al violoncello, le partite per violino di Bach. Nel "libretto" (o meglio, nel file pdf allegato), si "motiva", per così dire, sul come e perché si esegua un tale repertorio su uno strumento diverso da quello utilizzato convenzionalmente. Non l'ho ancora letto, ma immagino possa essere un po' come altre partiture di Bach, che possono essere eseguite su "tastiera", senza specificare precisamente quale.

Brunello esegue con molta intensità - com'é suo costume del resto - queste partiture: suono molto vigoroso, uso del vibrato (anche se moderato, rispetto al normale), suono molto "cantabile" e denso. Forse non troppo "filologico" ma molto coinvolgente, complice forse una registrazione ravvicinata con grande riverbero, che da un senso di "fisicità" allo strumento, quasi fosse a pochi metri di distanza dall'ascoltatore.

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