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analogico_09

Mozart "propone", Beethoven "impone"

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analogico_09

Nella puntata radiofonica di Hollywood Party andata in onda il primo maggio si è parlato, prendendo spunto dal libro "Mozart e il cinema" di Enrico Giacovelli, dei film su Mozart, da Mozart, con musiche di Mozart.

Si è posto perlopiù l'accento sul celeberrimo Amadeus del regista Milos Formar recentemente scomparso.

Tra le varie cose dette, è stato inoltre ricordato come il personaggio mozartiano, presente in 40 film come protagonista, venga citato in vario modo in ben 1447 pellicole, cosa che sul versante cinematografico porrebbe il "nostro" davanti a tutti gli altri grandi musicisti della storia.

A un certo punto, uno dei conduttori della trasmissine che cercava di individuare nella profondità musicale mozartiana ottenuta con la (apparente) semplicità, una delle ragioni che renderebbero le musiche del salisgburgese particolarmente adatte per le "colonne sonore, ha pronunciato la seguente suggestiva frase:

 

Mozart propone, Beethoven impone...

 

Cio non mi sorprende particolarmene.., ho una mia personale teoria al riguardo, ma vorrei aprire le danze, riportando altra frase non ricordo da chi pronunciata, letta molti anni fa, andando a memoria:

in un quartetto mozartiano non si sbattono mai i pugni sul tavolo come invece accade nei quartetti beethoverniani ...[aggiungerei anche in altre forme di composizioni di entrambi i musicisti]


Cosa vorrà dire questo?



 

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analogico_09

Mi sono sbagliato, volevo pubblicare in musica, è possibile spostare?

Grazie

EDIT: grazie dello spostamento

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aggelos

che mozart si presti piu di qualunque altro a soggetti cinematografici penso sia palesato dalla vita disordinata, l'immenso genio ed il carattere alquanto imprevedibile e fuori dal comune...

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ClasseA
18 ore fa, analogico_09 ha scritto:

in un quartetto mozartiano non si sbattono mai i pugni sul tavolo come invece accade nei quartetti beethoverniani ...[aggiungerei anche in altre forme di composizioni di entrambi i musicisti]


Cosa vorrà dire questo?

Mi ha fatto venire in mente quanto scriveva Domenico Alaleona su Beethoven, che fedelmente riporto ( perché  mi convince e non saprei esprimerlo meglio):" Un'anima nuova appare in Beethoven... è l'anima moderna che palpita, vibra, freme nelle opere di lui; l'anima moderna con la sua profonda coscienza della vita, con le sue angosce, le sue torture, la sua febbre, i suoi spasimi; con le sue orge, il suo humour, che differiscono dalle gioie e dagli scherzi sereni e spensierati di altri tempi...".

p.s. non dirà tutto ma almeno il nucleo essenziale lo afferra. Più di recente si è evidenziato che anche Mozart, in particolare l'ultimo, possa essere drammatico. Sono venature senz'altro presenti ma che differiscono sensibilmente dall'impianto grandiosamente tragico della musica del nostro Lodovico van.

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mozarteum

non ho mai sentito la musica di Mozart, salvo quella  d'occasione, come una musica di scherzi sereni e spensierati neanche nella produzione antecedente l'ultima. Basta l'adagio della k282

In Mozart poi la periodizzazione e' relativa: la clemenza di tito, di bellezza neolassica, e' l'ultima opera ad esempio mentre chi non conoscesse la cosa potrebbe metterla prima del don giovanni

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gpb

la favola del mozart sereno è quanto di più sconclusionato e lontano dalla realtà si possa immaginare, ed ha fatto immensi danni in gran parte della storia interpretativa

certo, si starà divertendo wolfgang a vedere quanto ha preso in giro...

così come la rappresentazione del beethoven eroico che batte sempre i pugni sul tavolo...dove stanno in pugni negli ultimi quartetti...

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analogico_09

Non ho parlato di "serenità" come aspetto dominante della musica di Mozart (che pur tuttavia esiste e che genialmente forma un tutt'uno col dramma.., in Mozart c'è molta ironia, magari tragica, ma c'è.., in misura molto maggiore che in Beethoven), nè mi sembra che gli autori delle frasi riportate intendessero sostenere ciò.

Non intendo giungere a conclusioni univoche, prendevo solo spunto da quelle dichiarazioni. Io credo che, in linea di principio, poi è possibile attardarsi sulle molteplici particolarità, il senso del dramma, del tragico, dell'inquitudine, ecc, possa albergare e trasparire anche dalla musica vigorosa e possente (e tale è la musica di Mozart, ci mancherebbe...) capace di trasmette tutto ciò pur senza lasciare la sensazioine nell'ascotatore che si stiano battendo i pugni sul tavolo...


Forse ricordo male le parole di chi ha paragonato i quartetti di Mozart e di Beethoven.., forse si riferiva all'insieme delle loro musiche, poi magari cerco di ricordarmi e di ritrovare la fonte, ciò che mi lascia ancora in curiosità è questa cosa del Mozart propone, Beethoven impone... la quale prescinderebbe, mi sembra, dalle particolatità compositive e "caratterili" dei due grandi compositori, dove si sta ovviamente parlando senza nessuna pretesa di soffermarsi sul giudizio di maggior o minor merito...

Lascio il discorso aperto...

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ClasseA

Questa splendida testimonianza di Sua Santità sottolinea e chiarisce questo concetto di serenità mozartiana che differenzia molto Mozart rispetto a Beethoven che non possiede questo fondo di serenità.

"È un affetto particolare che mi lega, potrei dire da sempre, a questo sommo musicista”, ha detto Benedetto XVI: “Ogni volta che ascolto la sua musica non posso non riandare con la memoria alla mia chiesa parrocchiale, quando, da ragazzo, nei giorni di festa, risuonava una sua Messa: nel cuore percepivo che un raggio della bellezza del Cielo mi aveva raggiunto, e questa sensazione la provo ogni volta, anche oggi, ascoltando questa grande meditazione, drammatica e serena, sulla morte”.
“In Mozart – la testimonianza del Papa - ogni cosa è in perfetta armonia, ogni nota, ogni frase musicale è così e non potrebbe essere altrimenti; anche gli opposti sono riconciliati e la mozart’sche Heiterkeit, la ‘serenità mozartiana’ avvolge tutto, in ogni momento”.
Benedetto XVI ha poi citato testualmente l’ultima lettera scritta dal compositore austriaco al padre morente, datata 4 aprile 1787, in cui Mozart rivela che l’immagine della morte “non solo non ha per me più nulla di terrificante, ma mi appare addirittura molto tranquillizzante e consolante! E ringrazio il mio Dio di avermi concesso la fortuna di avere l’opportunità di riconoscere in essa la chiave della nostra felicità. Non vado mai a letto senza pensare che l’indomani forse non ci sarò più. Eppure nessuno fra tutti coloro che mi conoscono potrà dire che in compagnia io sia triste o di cattivo umore. E di questa fortuna ringrazio ogni giorno il mio Creatore e l’auguro di tutto cuore ad ognuno dei miei simili”. “È uno scritto – il commento del Papa - che manifesta una fede profonda e semplice, che emerge anche nella grande preghiera del Requiem, e ci conduce, allo stesso tempo, ad amare intensamente le vicende della vita terrena come doni di Dio e ad elevarci al di sopra di esse, guardando serenamente alla morte come alla ‘chiave’ per varcare la porta verso la felicità eterna”. Il Requiem di Mozart, ha concluso Benedetto XVI, “è un’alta espressione di fede, che ben conosce la tragicità dell’esistenza umana e che non tace sui suoi aspetti drammatici, e perciò è un’espressione di fede propriamente cristiana, consapevole che tutta la vita dell’uomo è illuminata dall’amore di Dio”.

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mozarteum

Grande Ratzinger

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simpson

c'è accordo fra i biografi nel definire la lettera al padre morente una paraculata tipica di Amadè dopo la serie di sgarri che il padre gli aveva rifilato dopo il matrimonio di Wolfgang con la Weberin. 

il padre lo punì lasciando praticamente tutto a Nannerl, soldi (tanti) che aveva aveva guadagnato il piccolo nella sua terrificante infanzia.

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simpson

per rispondere al tema proposto da Analogico, penso che la grande differenza fra Mozart e Beethoven consista nel fatto che il primo tenesse in massima considerazione il principio per cui la musica doveva suonare piacevole all'orecchio del suo pubblico. scrisse più volte che questo era il primo e fondamentale requisito.

Beethoven, soprattutto dopo l'aggravarsi della sordità, se ne fotteva.

Quindi affermare che Mozart proponeva e Beethoven imponeva, secondo me, può starci, soprattutto considerando il carattere profondamente diverso dei due.

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luckyjopc

Tanto ha proposto che anche james last ha approfittato

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analogico_09

@ClasseA 

Molto interessante il tuo intervento.

Il 4/5/2018 Alle 18:47, simpson ha scritto:

per rispondere al tema proposto da Analogico, penso che la grande differenza fra Mozart e Beethoven consista nel fatto che il primo tenesse in massima considerazione il principio per cui la musica doveva suonare piacevole all'orecchio del suo pubblico. scrisse più volte che questo era il primo e fondamentale requisito. 


Per affrontare con "semplicità" e non già semplicisticamente il dramma, occorre possedere una certa dose di "serenità", condizione mentale e spirituale che non sminuisce in alcun modo

la portata tragica della "rappresentazione" musicale, dove la "piacevolezza" fruitiva è a sua volta tutt'altro che sinonimo di superficilità o leggerezza da carta velina...
Il Don Giovanni di Mozart, opera "viziosa", piena di perversioni, da manuale psicanalitico se non anche psichiatrico (mica solo a fronte delle attitudini del protagonista.., c'è tutto un campionario umano degno di analisi entomologica... :D), inizia con un assassinio, con un sordido e tragico fatto di sangue...  Eppure.., sia in tali specifiche scene diapertura, sia durante l'intero svolgimento dell'opera nella quale succede di tutto e di più, Mozart non rinuncia mai alla "semplicità (che non è ovviamente semplicismo) e alla piacevolezza/leggerezza disarmante della sua musica -  la quale ha invero profondità da "fossa delle marianne" -, mantenendosi sempre sul filo della sagace ironia, dello humor frizzante e favoloso, del sarcasmo affilato e tagliente, nella stratosferica mistura di serio e di comico che rasenta la sur-realtà, e senza mai battere i pugni sul tavolino.., per di più collocandosi al di sopra delle cose da geniale manovratore che non vuole mai dare l'impressione di farsi coinvolgere troppo dalle vicende, dai suoi personaggi.
A tale riguardo azzardo un paragone con due registi cinematografici, Kubrick e Bunuel, il quali come il compositore "propongono".., mantenendo un atteggiamento distaccato, da "entomologo" per l'appunto di cui sopra (con personaggi come don Ottavio e il Commendatore non si potrebbe fare diversamente...), senza mai scadere nelle trappole dell'etico-noralismo... 


Ovviamente queste caratteristiche sono in primo luogo della musica,  fatta ovviamente salva la grande importanza che riverste il "testo" dapontiano, dove tuttavia compositore e "paroliere" fanno un gioco di squadra simbioticamente mirabile. Insomma Mozart, fin dall'ouverture di questa gigantesca opera che suona piacevolissimamente in ogni passaggio all'orecchio del "suo" pubblico ammaliato ma non "sforzato".., suggerisce, "propone" scenari che pur nella superba e finitissima fattura restano aperti lasciando così libero l'ascoltatore di completare in proprio i "messaggi" che Mozart si guarda bene di "imporre"...
 

Beethoven invece "iniza la sua quinta sinfonia con quattro fulminei, perentori, ripetuti colpi di ariete sulla porta.., altro che pugni sul tavolino.., il messaggio è chiaro e netto e arriva forte.., s'"impone" all'orecchio e scuote le fondamenta emotive dello spettatore al quale non resta molto altro da immaginare... Sta tutto l', grandioso, geniale, superlativo, ma da lì non schiodi... :D
Ma anche nella sospensione musicale onirico-lirica (la sonata al chiaro di luna, ad es.) Beethoven traccia con precisione millimetrica le geometrie del sentimento, le mappe della tristezza, della contemplazione estatica.., l'ascoltatore si affida a questo, assorto, impossibilitato ad immaginare altro che vada ancora oltre quello che è ascoltabile, udibile "sentibile"...
Nel "corale" della nona, l'apoteosi musicale che inneggia alla "gioia" non prevede uscite di sicurezza.., nè di ripensamento.., non si esce dalla sal prima che il film sia finito e la gradiosa lezione di retorca conclusasi...

Però nei quartetti il segno della "metaficia" mi pare più evidente...  Mi fermo...

Come già precisato, questo è un gioco.., fatto a braccio, una "provocazione", un tentativo di parlare di musica in modo un po' "trasverale", come già detto senza voler assolutamente tranciare giudizi di merito o demetito a sfavore di uno dei due giganti della musica...

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simpson

Complimenti, Peppe, un'analisi che condivido in pieno. Infatti il Beethoven che amo è l'esploratore dei quartetti, il grande architetto delle ultime sonate e delle variazioni, molto meno l'eorico. Però, dovessi essere costretto a scegliere (perché mai, poi?) mi terrei stretto l'ometto, tanto disprezzato dal miope Buscaroli, che con la sua musica rappresenta meglio di chiunque altro la dualità dell'animo umano

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