analogico_09

Il gioco delle coppie

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analogico_09

Prendendo in prestito il titolo del secondo movimento del Concerto per Orchestra di Bela Bartok, proviamo a fare un gioco diverso, ad associare a un musicista e/o a delle musiche di ogni genere e tempo un artista e/o delle opere di ogni genere e tempo, anche in modo cronologicamente sfalsato, delle altre arti. Bisogna però dire il motivo dell'associazione, che sia una sensazione o un fatto concreto.., insomma qualcosa che giustifichi l' "accoppiata". Un esempio facile per capirci meglio: Debussy / Renoir o Monet .. motivo: l'impressionismo. Non va bene Velvet Underground /Andy Wharol perché che una collaborazione diretta, nemmeno Alan Parson / Edgard Allan Poe perché anche qui l'intenzione è diretta... e inve dovrebbe essere trasversale.

Un'accoppiata più "suggestiva" in tal senso potrebbe essere Igor Strawinsky  e il regista cinematografico Andrei Tarkowsky... non perché siano entrambi russi, ma perché entrambi, il primo con la musica, Le Sacre du Printemps, l'altro con l'immagine, Andrei Rublev, entrambi capolavori assoluti della storia delle arti, rappresentano, ciascun autore a modo suo e con "quadri" diversi, le ritualità pagane intrise di eros della Russia arcaica...
 


 

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analogico_09

"Canone inverso"

J.S. Bach Offerta Musicale


Maurits Cornelis Escher

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alessandrodp9

Più o meno in contemporanea schoenberg e kandinsky operarono un allontanamento dall'arte oggettiva, fornendo entrambi per la prima volta un'arte che precipitava nel soggetto senza una descrizione 'decisiva' dell'oggetto dell'arte, la figura in pittura e la tonalità nella musica.

Per entrambi la suggestione sia della forma in kandinsky che delle strutture tonali rimaneva, tuttavia queste suggestioni ricadono nel soggetto che percepisce l'arte. Le forme di kandinsky scatenano fantasie paraeidoliche, in schoenberg i mirabili contrappunti nascondono spettri di suggestioni tonali.

Un saluto a tutti

Alessandro

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analogico_09

Gli immaginari "gotici" musicali e letterali... Associerei le musiche "mistiche" di Listz, i due Mephisto Waltz e la Totentanz, alla letteratura non di meno visionaria di J. W. Polidori, di Sheridan, di Le Fanu, di Bram Stoker, ecc, insomma agli scrittori che hanno contribuito a creare e alimentare il mito del vampiro che nelle forme letterarie più alte è sempre permeato da un'ansia di arcano, segreto, disperato, "romanticismo"... eros/thanatos, paura e desiderio, la bella e la bestia ...


Nelle partiture musicali e in quelle letterarie il "contrappunto" di ombre e luci crea impeti horrorifici, grotteschi e deliranti attraveso i quali si fanno strada le più rassicuranti melodie delle note e delle parole, momento "catartico" della contemplazione estatica e liberatoria che dietro l'apparenza tradisce un sottile, misterioso e segreto fremito di dolore, di paura, di terrore che nasce nelle profondità dell'incoscio

Proviamo a cercare questo nei citati brani di Listz.., per i libri., è più complicato, quelli tocca leggerli..,

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John-William-Polidori-Il-vampiro-Ed-Il-M

Carmilla
vampyr24.jpg?w=463&h=388
 

Mephisto Waltz 1 
Mephisto Waltz 2
Totentanz

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my2cents

E' di questi giorni l'ascolto della cantata 8. Sembra strizzare l'occhio al minimalismo o è il minimalismo che sembrea strizzare l'occhio al barocco? Chi lo sa ….forse solo suggestioni. Fatto sta che il trasversale si rifà sempre ad un “archetipo” latente, sornione, e sempre pronto a dare la sua zampata quando, e dove meno te lo aspetti.

dal minuto 26

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analogico_09

@my2cents E' interessante e suggestivo il tuo accostamento, ma il gioco è  associare a un musicista e/o a delle musiche di ogni genere e tempo un artista e/o delle opere di ogni genere e tempo, anche in modo cronologicamente sfalsato, delle altre arti.
Come da esempi fatti nel post d'apertura, la "coppia" di musicisti non vale ... ;)

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my2cents

Qui si che ho toppato 😪  mi ha preso la foga dell'ostrega 😅

Pardon

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analogico_09

@my2cents No problem, meglio presi dall'ostrega che da quella strega della suocera... :D

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my2cents

Ho sempre trovato una profonda analogia tra molta musica contemporanea e la pittura informale che amo particolarmente. Questo è un pezzo di Luigi Nono, che ho ascoltato dal vivo nel 1991, in modo totalmente impreparato e inaspettato...direi per “caso”. Per me è stata una sorta di iniziazione, e l'incontro tra due mondi, quello sonoro e quello immaginifico, che si ri-trovavano un un abbraccio salvifico. In fondo, la massa sonora e del grumo di materia, con le rispettive vibrazioni e lacerazioni, sembrano incontrarsi, in un mondo dove l'indefinito della materia incontra l'infinito del suono, e reciprocamente sembrano scambiarsi le parti, in luogo dove macrocosmo e microcosmo sembrano a loro volta incontrarsi per poi rispecchiarsi viso a viso e ritrovarsi identiche a se stesse.

Non ho trovato il pezzo integrale con Giancarlo Schiaffini (versione che conservo gelosamente, con cui e per cui il brano è stato scritto) Bisogna accontentarsi, anche se la differenza come è inevitabile che sia è al tempo stesso minima ed abissale.

Non posso postare i quadri di Emilio Vedova perché c'è stata una collaborazione diretta, e quindi non vale. Posto allora delle immagini di Lucio Fontana, e al contempo le altre “strane” rassomiglianze con alcuni insoliti disegni tantrici, yantras geometrici, usati nella regione del Rajasthan, per la meditazione e indurre stati di coscienza alterati. Alcuni originali risalgono al diciassettesimo secolo.

Ancora una volta una convergenza, tra est ed ovest, tra spirituale ed “estetica”, nutriti dal medesimo cuore. E se il suono ha un cuore, come amava dire Scelsi, che ha molto collaborato e sperimentato con Schiaffini, per osmosi un battito d'oriente, trasportato dal musicista è arrivato a Nono, al centro (bindu) del suono,

Scusa Peppe, lo so che non è una coppia, ma un è “triangolo” anche un po' allargato, ma essendo andato in bianco con la prima per troppa fretta, il mio “eros” mi ha comandato di compensare 😅  sono innocente 😗

Lucio Fontana

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Tantra

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analogico_09

Alessandro Stradella (1639 - 1682) fu uno dei più geniali compositoti-musicisti del primo barocco, purtroppo ancora poco conosciuto e celebrato a livello ascoltatoriale più popolare. A riprova del suo genio, Handel appozzava a piene mani alle sue composizioni: l'Oratorio, bellissimo, Israele in Egitto, è pieno di "prestiti" stradelliani.., secondo la prassi consolidada dell'epoca, quando i compositori copiavano anche se stessi, cosa tutt'altro che disdicevole.., n'è parlato altre volte.

Stradella scrisse tra gli altri (quasi tutti andati persi) un Oratorio geniale intitolato San Giovanni Battista, eseguito nel 1676, una vera e propra opera lirica sotto copertura (così facevano molti compostitori per poter eseguire la musica profana, che tale era a parte il tutilo religioso, anche nei periodi quresimali altrimenti vietata per volere papalino...) 


Cosa c'entra il Caravaggio, che dipinse a sua volta un san Giovanni Battista decollato con tutto questo? Non intendo accoppiare i due  perché trattano lo stesso soggetto, ma perché vorrei cercare di mettere in relazione lo spirito dell'opera pittorica e lo spirito di quella musicale.
L'Oratorio stradelliano contiene un'aria di inefabbile bellezza, "Queste lagrime, e sospiri", forse il punto più alto e sublime della composizione, tra le più belle dell'epoca, una melodia che nasce dalla radice del dolore più profondo e definitivo (che ricorda il "lamento" di Didone, l'aria finale del Dido and Aeneas di Purcell, composta successivamente, nel 1689) così come il quadro di Caravaggio rappresenta la tragedia inconsolabile del un tragico e terribile fatto di sangue che non sembra avere, come pure accade nella epressione musicale, il soccorso della catarsi... A me sembra che i caravaggeschi colori delle vibranti, raffinate e drammatiche pennellate "musicali" siano rispresi dalle liriche ma sconsolate note "pittoriche" di Stradella, cosicchè il tragico "concento" musical-pittorico possa avere inizio... (magnifica l'interpretazione di Rinaldo Alessandrini tutta di cesello e filigrane, e del soprano Sandrine Piau - davvero metafisica! - tra l'altro).


Altra cosa in comune tra i due, personaggi entrambi controversi, che anche Stradella condusse una vita scapestrata, tutt'altro che "impiegatizia".., morì assassinato da due sicari mandati dall'uomo a cui aveva rubato l'amante.., sua ex allieva...

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landrupp

Storie di ombre e di morte, la coppia Caravaggio e Joy Division la trovo molto affine: La flagellazione di Cristo e Shadowplay raccontano storie di dolore e violenza, di attesa e di smarrimento

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analogico_09



Il dolore è senza tempo, non ha uno specifico "genere" musicale che lo rappresenti meglio di un altro; come l'arte, che si fa estetica o religione  - religere / legare - , il dolore è il tramite della trascendenza.

Mi torna in mente una cosa che scrissi anni fa in una discussione su la musica nel cinema


Questa lirica scaturisce dalle profondità più sacre del dolore umano. La "recita" un vecchio sacerdote con voce commossa a Giovanni dalle Bande Nere sul letto di morte. Come una ninnananna, come si fa con i bambini per accompagnarli nel mondo dei sogni, è l’ultima favola per quel capitano legato dalla morte, straziato dal dolore, mutilato da una subdola palla di cannone, sconfitto dal tradimento ma non privato del raggio di estrema estati per essere stato, fratello di Achille, eroe indomito, guerriero per “mestiere”, poeta per elezione e vocazione.
Come se giungesse da chissà quali remote lontananze, in modo discreto, per quel pudore e rispetto che la sacralità della morte esige, mentre scorrono i fotogrammi che narrano gli ultimi istanti di vita di Giovanni de Medici, s'ode una voce di soprano intonare la struggente "Pavana Lacrimae" di John Dowlands, insigne musicista del rinascimento inglese. Ancora una volta la musica, la “canzone”, s'incarica di far confluire in quell’unico punto di sublime trasfigurazione lirica, le "verità" profonde delle parole, di una storia, di una favola, di un’immagine, di una visione. Di una supplica religiosa e terrena nel caso del bellissimo, italianissimo, umanissimo film del regista Ermanno Olmi , recentemente scomparo, intitolato Il Mestiere delle armi.

"Dal profondo grido a te, o Signore. Ascolta la mia voce , intendi la mia invocazione. Se tu conservi il ricordo delle nostre colpe chi mai potrà salvarsi. Pietà di me o Signore, liberami dalle mie miserie e, secondo la grandezza del tuo amore, cancella ogni mia colpa. Dov’è, o morte, la tua vittoria, dov’e il ferro tagliente della tua lama..?! L’arma infallibile della morte è nella legge del peccato. Ma poiché io spero in te signore, l’anima mia confida nel tuo perdono e il mio cuore ti aspetta più che le sentinelle l’aurora." (Salmo 130)

 

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my2cents

Tra il gioco delle coppie,è anche il gioco opposti, l'incontro e scontro di due movimenti opposti e complementari, ma dove una parte presuppone già in sé la sua opposta. In questi, i già altrove ricordati, momenti dell'apollineo e del dionisiaco. La “ragione”, la proporzione “cosmica”, l'impronta digitale del divino che Pitagora cercava nelle quinte perfette del suo monocordo, che trova nella Lira Apollinea il suo emblema, contrapposta alla musica del sentimento struggente , fino al dramma e la tragedia, il cui strumento simbolo è l'aulos. Contrapposizione che sfocerà nella vendetta di Apollo che scorticherà vivo il fauono Marsia, reo di averlo sfidato con il suo aulos. Vendetta, consumata calda, quando poi il “fauno” Hendrix incenerirà la “moderna” lira Apollinea 😁

In questo gioco di coppie,di opposti musicali, in un certo qual senso si innesta anche la lunga, controversa, a volte aspramente dibattuta vicenda che porterà al temperamento equabile. Vicenda che contrapponeva l'idea di una musica basata su proporzioni, divine, immutabili che regolano l'intero universo, alle proporzioni “temperate”, corrette, o “corrotte”, per assecondare i “piaceri” estetici.

Nel 400, nella musica di Dufay le proporzioni di Pitagora hanno ancora un ruolo predominate. Queste dominano nel brano composto per l'inaugurazione della cupola costruita da Brunelleschi. Nuspers rosarum florens. Un cronista dei tempi lo descrisse come una nube di incenso che si innalzava in cielo. Sembrava di vivere la vita dei beati qui sulla terra

Dufany struttura il brano secondo semplici proporzioni usate nelle antiche proporzioni dei templi. Per lui questo procedimento era usato per dar forma all'invisibile. Questo deriva anche da una tradizione musicale medievale radicata in un mondo di significati nascosti, esoterici sotto la superficie del suono. Non era strano per Dufay quindi scegliere di delineare la sua musica da una forma simbolica. Per il brano prese a modello il Tempio Di Salomone. L'altezza, la larghezza , la profondità erano spesso modellate secondo le proporzioni 1:1, 2:3, 3:4 le stesse armonie di Pitagora rese in forma concreta. L'uso delle numerologia usata da Dufay fu un tributo all'architettura Sacra
Rimane il fatto che le “terze” e l'avanzare del tempo, avevano messo in dubbio l'inevitabilità delle antiche proporzioni e questo avvenne anche in arte. Era stato fatto il primo passo di un'arte sempre più incernierata sul filtro dei limiti e dell'esperienza umana. Con la nascita della prospettiva si pongono nuove esigenze non sempre in accordo con le esigenze metafisiche. Vengono sempre più messe in primo piano le “verità fisiche” vagliate dai sensi, anche se ancora oggi, persistono in occidente, magari ai margini o all'ombra, musiche che gravitano ancora verso le "antiche proporzioni" al di fuori del temperamento equabile. Ma questa è un'altra storia 😉

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analogico_09

Ancora musica e architettura.

La musica di Orazio Benevolo (1605-1672), fra i massimi polifonisti nel panorama musicale romano del 17° secolo, autentico specialista della "policoralità", nelle sue pur complesse e innovative architetture sonore sapeva essere rotondamente aperta ai fedeli, al "popolino" intenditore e competente a cui erano destinate le sacre composizioni che finivano per rappresentare un po' anche una sorta di "teatro" fruibile gratuitamente in chiesa... Musica "armoniosa" della preghiera e del sentimento religioso, e, in una, del più umano, sensuale e terreno affetto.

Musica dell'"accoglienza"

Ma qui da noi, diciamocelo francamente, chi lo conosce a Orazio Benevolo? ( a parte il fatto che un nome d'arte un po' più glamour e meno da panificatore se lo poteva pure mettere... :D ).
Ma i "francesi", naturalmente, al solito.., non a caso Napoleone prevedendo il futuro iniziò a saccheggiare il nostro patrimonio artistico.., e bene fece con senno dell'oggi, tanto non ce ne sappiamo fare niente.., lasciamo che crolli.., mica solo i ponti autostradali!


Eccoli lì i "francesi".., già pronti a riscoprire, eseguire... le prime esecuzioni in tempi moderni.., non noi romani de Roma immortale de li pitocchi che ci abbiamo!... :D

Agnus Dei - Messa Si Deus pro nobis à 16 voix d'Orazio Benevolo / Concerto Spirituale, ensemble strumentali 8 cori a 4 voci
 


Non solo Benevolo, anche Alessandro Scarlatti, Arcangelo Corelli, Francesco Geminiani, lo stesso Handel, un forestiero che amava Roma, ecc.., benchè successivi a Borromini, aprono la musica alla realtà religiosa nella quale c'è anche "teatro" e la mondanità popolare.., a stringere, l'approfondimento richiederebbe più tempo e spazio...


La "musica dell'accoglienza" del Benevolo mi rimanda suggestivamente a Francesco Borromini, quasi coetaneo, l'architetto dell'"accoglienza", ovvero del gioco dialettico tra concavità , convessità, mistilinearità e inedite prospettive che riscrivono, restringono, espandono gli spazi che si fanno più “capricciosi” e rivoluzionari, emancipatori rispetto alla più "statica" e "distante", dominate "classicità" di forme quale fu ad esempio l'architettura berniniana concorrente del progetto del Borromini morto suicida per essere stato genio incompreso e sottoposto al suo eterno e non di meno geniale rivale Gian Lorenzo Bernini...
In poche parole pèer me Borromini è il trionfo del grande e purissimo barocco, di gande impatto "scenico" ma senza nessunissima pesantezza, anzi con una progettualità architettonica che potremmo definire lungimirante.., detto da chi di architettura capisce quel poco che vede e forse "sente" senza aver fatto le scole specifiche... .
 

Bernini (Sant'Andrea al Quirinale) / Borromini (San Carlini alle 4 Fontane) per cercare di capire visivamente, al confronto le diverse concezioni architettoniche
 

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La facciata borrominiana dell'Orarorio dei Filippini, dalla forma concava, è in evidente contrasto "dialettico" con la facciata più "classica" della precedente chiesa di S. Maria in Vallicella alla quale si affianca, e lessi da qualche parte che la forma concava è ispirata al gesto umano, come se si volessero abbracciare i fedeli e i visitatori che entrano nell'Oratorio.., un'"estetica" chiave questa che ricorre un po' in tutte le architetture del Borromini che può prendersi per questo per mano con il Benevolo, la nuova "coppia" spero plausibile che mi viene in mente giocosamente di proporre oggi...


S. Maria in Vallicella (Chiesa nuova) e l'Oratorio dei Filippini

La magnifica "norma" e la "rivoluzione" borrominiana: il possibile "dialogo".


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Anche Sant'Agnese in Agone ha l'"abbraccio"...

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Sant'Ivo alla Sapienza, la mia opera preferita del Borromini, la più "esotica" di tutte, quella che abbraccia più di tutte.., anche in "verticale"... 

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Non conosco l'opera musicale del Benevolo che sto per menzionare; nel tubo non c'è, sicuramente non è stata ancora registrata. Non partecipai purtroppo al concerto ma leggo nel web che in occasione del 350esimo anniversario dalla morte del compositore, all'inizio dell'anno è stata eseguita la Missa Ecce Sarcedos magnus "pensata", scritta nel 1661 dal "nostro" compositore dell'"accoglienza" (concerto tenutosi nella chiesa borrominiana... aum, aum.., e poi in buon Benevolo e la sua musica possono tranquillamente tornare a dormire.., ah!.., se non ci fossero i "francesi"!!! ) appositamente per lo spazio a tre cantorie di Sant’Ivo alla Sapienza luogo della prima esecuzione avvenuta nello stesso anno della composizione. I cantori erano collocati nelle tre cantorie della chiesa in modo da ricreare  l’effetto “stereofonico” concepito dallo stesso Orazio Benevolo per l’opera di Borromini. Sarà stato magnifico.., per i soliti privilegiati.., evvabbè, tanto noi ci abbiamo l'aifai! ...


Per saperne di più... Suoni angelici nel capolavoro di Borromini

 

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my2cents

Prima che la musica fosse “pomo diviso”  🍎 nella coppia complementare dei due principi che abbiamo citato, c'era una unità indistinguibile con la funzione rituale e la magia, tanto che ognuna era vicendevolmente l'emanazione dell'altra senza soluzione di continuità. Ma questo seme sopravvive intatto, indiviso, cuore comune, delle due parti tanto che lo stesso C. Sachs ci ricorda nella nostra era moderna “...La parola magia esprime un complesso di funzioni mentali della massima importanza, attive nel mondo primitivo e che ancor oggi sopravvivono dentro e fuori dai riti religiosi delle civiltà “evolute”, per quanto siano stati intaccati dalla conoscenza e dal ragionamento scientifico...”

Era un fatto che il livello di elevata accuratezza facilita la persistenza della fede nei poteri dei guaritori e nei loro riti; la spiegazione più comune dell'insuccesso è che è stato commesso un errore nella cerimonia o nell'esecuzione del canto.

Sachs racconta di come nelle Nuove Ebridi,  anticamente gli anziani assistessero con arco e frecce ai riti per abbattere il danzatore che avesse commesso un errore

Quintiliano racconta di una storia di un musicista accusato di omicidio per aver sbagliato in una scala  una melodia che doveva accompagnare un sacrificio, con il risultato che l'ufficiante impazzi e si getto da un precipizio (non provate con la suocera...non funziona 😁  )

Il rispetto scrupoloso dell'esattezza “musicale” della tradizione , che non è solo sapienza tecnica, ma piena aderenza allo spirito della “musa” musicale, non è soltanto “pagano” ma viene da tutto il mondo arcaico

Mi piace rintracciare e collegare in questi rimandi, l'entusiasmo, che gioca e genera la coppia “musica – vistuosismo”, quando quest'ultimo trascende se stesso e diventa vera “virtus” che unisce nel momento musicale in un attimo di sincronicità esecutore e ascoltatore fondendoli e facendoli divenire entrambi la cosa ascoltata...magia che si può perpetuare anche nei nostri giorni.

Qui nella ciaccona di Bach, eseguita da Kremer (stesso escutore della Lontananza Nostalgica Utopica Futura di Non, titolo, che qui sembra quasi “profetico”) la tecnica cede il passo alla “danza” alla “magia” diabolica che Mateo Rosas, funzionario spagnolo nelle americhe, individuava nella “ciaccona” che era stata da lui inserita in una lista di danze locale che secondo suo dire era stato “Il Divolo a darne il nome”

L'espressione del virtuosismo e della “magia” sembrano qui avere lo stesso volto e movenze “trasfigurate”

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analogico_09
2 ore fa, my2cents ha scritto:

Qui nella ciaccona di Bach, eseguita da Kremer ... la tecnica cede il passo alla “danza” alla “magia” diabolica che Mateo Rosas, funzionario spagnolo nelle americhe, individuava nella “ciaccona” che era stata da lui inserita in una lista di danze locale che secondo suo dire era stato “Il Divolo a dare il nome” 

L'espressione del virtuosismo e della “magia” sembrano qui avere lo stesso volto e movenze “trasfigurate” 



E Paganini dove lo mettiamo?
 



E Tartini?
 


Una notte sognai che avevo fatto un patto e che il diavolo era al mio servizio. Tutto mi riusciva secondo i miei desideri e le mie volontà erano sempre esaudite dal mio nuovo domestico. Immaginai di dargli il mio violino per vedere se fosse arrivato a suonarmi qualche bella aria, ma quale fu il mio stupore quando ascoltai una sonata così singolare e bella, eseguita con tanta superiorità e intelligenza che non potevo concepire nulla che le stesse al paragone. Provai tanta sorpresa, rapimento e piacere, che mi si mozzò il respiro. Fui svegliato da questa violenta sensazione e presi all'istante il mio violino, nella speranza di ritrovare una parte della musica che avevo appena ascoltato, ma invano. Il brano che composi è, in verità il migliore che abbia mai scritto, ma è talmente al di sotto di quello che m'aveva così emozionato che avrei spaccato in due il mio violino e abbandonato per sempre la musica se mi fosse stato possibile privarmi delle gioie che mi procurava.
 

Il "sogno" tartiniano, paganiniano, goethiano, allanpoeniano, dostoevskjano, mussorgskyano, tolkieniano, goyesco, listziano, berloziano, polanskiano, ecc.., non assomiglia forse alla "magia", all'arcano, alla "danza" selvaggia.., e in quel bisogno inconscio, primitivo, coltivato dall'uomo/artista civile, "colto", religioso... non sboccia forse lo spericolato desiderio attrattivo/repulsivo di voler  tornare alla "superstizione"?

Chris, che dici, quante e quali "coppie" diaboliche potremmo assemblare? ;)

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luckyjopc

Bella idea Peppe!

vedendo il famoso orologio regalato da Potemkin a Caterina la Grande mi è venuta in mente questa accoppiata 

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analogico_09

@luckyjopc Il trionfo del barocchismo di "forme" e "suoni" più florido e "cinquettante" ... chiamativo ...  ;)

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analogico_09

Ancora cinema e musica, forse questa volta l'accoppiamento, gli accoppiamenti..., sono un po' meno trasvresali.., ma anche no ...

"La storia del cammello che piange" - un film del 2004
 

Io la Musica son, ch’hai dolci accenti

so far tranquillo ogni turbato core ... (La Musica da l'Orfeo di Montenerdi)


Le comunità nomadi del Deserto del Gobi sopravvissute alla modernità “sono in grado di procurarsi da soli tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere”. Parola di Byambasuren Davaa, cineasta di origine mongola, coautrice con il nostro connazionale Luigi Falorni (entrambi classe 1971 e con all’attivo diversi “corti” e documentari) di La storia del cammello che piange.
Lo spettatore avrà modo di scoprire in proprio come le famigliole di pastori nomandi, dediti ad uno stile di vita arcaico, in simbiosi con la natura e con i loro animali, siano in grado di procurarsi non solo pane e "oggetti" ma anche il necessario alimento per lo spirito, quali eredi e gelosi custodi di valori psichici, esistenziali e "filosofici" di millenaria, autoctona profondità.

Con lente, lunghe e medie panoramiche la mdp presa indugia sui trasognati tramonti, sugli sconfinati ed aridi, eterni territori desertici fascinosi e suggestivi immersi nei profondi silenzi franti dalle voci della natura, dai lamenti bestiali indistintamente fusi con il canto umano accompagnato dal “violino mongolo” (morin khuur o matouqin, o ikil), sorta di antenato della nostra "viola da gamba" che in comune hanno una "voce umana" e aspetti formali, costruttivi, analoghi.

Nella misurata lentezza dei rituali quotidiani, nel pacato e solenne incedere dei cammelli e delle greggi, la dimensione spazio-tempo sembra annullarsi e così ci appaiono come lontani ricordi i frenetici subbugli del vivere quotidiano del nostro mondo "civilizzato".
Privo di voce narrante e di didascalie, di un vero inizio e di una vera fine, di una vera "storia", di una morale della favola (la vittoria del televisore sull’arte “fatta in casa” viene prospettata in modo ironico, affettuosamente premonitore, poco prima dei titoli di coda), questo film, documentario solo nell'approccio, è uno spaccato poetico e discreto sulle abitudini di vita dei pastori che interpretano e raccontano se stessi con poche parole, che non scade mai nella mera testimonianza antropologica/etnografica.
Al contrario, il risultato lirico ed introspettivo è dato dal doppio sguardo registico (messinscena, inquadrature, movimenti di macchina, montaggio di esemplare naturalezza) capace di cogliere senza forzature e artificiosità i semplici quadretti di vita quotitiana filmati sul nascere: l’intimo, duro ma sereno gioco con (del) la vita e con la sopravvivenza, il dolore e lo stupore del travaglio animale (simile a quello umano), i rapporti familiari, le varie istanze esistenziali, artistiche e culturali di una comunità arcaica che non "usa" ma rispetta le proprie bestie, fonte di sostentamento ed insegnamento, parte integrante, inalienabile, sacrale, di quel “tutto” mistico (vita e morte) rappresentato dalla natura. Il pensiero va inevitabilmente a Nanuk l’eschimese e a L’uomo di Aran di Robert Flaherty.

In tale scenario si colloca la storia del “cammello che piange”, nel momento in cui, grazie al premuroso, "affettuoso intervento dei pastori nomadi che per consolare il "pianto" del cammello suonano incessamente il morin khuur , fino a quando  l’animale commosso dal potere magico e miracoloso dei suoni inizia ad allattare il suo piccolo rifiutato poichè frutto di un parto difficile e doloroso.

C'è un "quadro" del film che ho trovato particolarmente "vicino", riconoscibile... Di sera la famiglia è raccolta a far musica insieme (potremmo dire "da cmera") nell’umile ma accogliente tenda con la sommità aperta all’intenso cielo notturno attraverso il quale il profondo canto di voce umana e di strumento "Sfogava con le stelle"...
 


Dal film
 



Cosa avranno in comune uno strumento popolare del Deserto del Gobi del secolo XIII secolo e la viola da gamba nata nel XV secolo, che ebbe in massimo successo "commerciale" presso la corte elisabettiana e che cadde (tragicamente) in disuso nel '700?
L'estremità del manico scolpito: una testa di cavallo nel morin khuur, e di donna, di fanciulla, nella viola da gamba.., oppure la sostanza di origine animale con cui sono fatte le corde e i fili dell'archetto di entrambi gli strumenti (crine di cavallo, budello di bovini...) , il modo analogo di impugnare l'archetto.., la voix humaine in comune... chissà.., forse anche lo spirito dell'improvvisazione, il desiderio molto musicale di affidare allo strumento la voce spontanea e "increata"del proprio animo. Sia quel che che sia, io ci sento un'identica nobiltà misicale, poetica, estetica.
 

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minollo63

Qualcuno ha già fatto il lavoro per me e io non voglio assolutamente prendermi meriti non dovuti, ma ritengo che la musica dei Bauhaus in generale e in particolar modo il brano "Bela Lugosi's dead", sia perfetta per essere associata ai vecchi film degli anni '20/'30 sui vampiri e mostri come in questo video che ne sfrutta la musica per sonorizzare le immagini tratte (ed elaborate) dal film "Il gabinetto del dottor Caligari".

Quindi, sperando di non aver sbagliato a capire il senso di questa discussione, ve lo propongo augurandomi sia di vostro gradimento.

Ciao

Stefano R.

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analogico_09

Un bel lavoro. Bello il video interessanti gli eaffetti speciali, musica incalzante suggestiva, coinvolgente, mi sembra che tutto si accoppi bene... E che personaggio davvero irripetibile che era Bela Lugosi che morì credendo di essere realmente un vampiro... Gli bastava solo il volto per poter recitare.

Essi' è stato di mio gradimento, grazie del contributo.🕸️🦇 🎼  🎞️. :)

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minollo63

@analogico_09 fiuuuu...  😓

Temevo di essere andato un po' fuori tema (e in verità anche... un po' il tuo giudizio ! 😳)

Ciao

Stefano R.

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analogico_09

@minollo63 Dici che suono fuoti tema pue io? Volevo scrivere "effetti" speciali, non affetti.., ma non sarà per questo... 😋

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oscilloscopio

Ci provo anche io...come Franz Liszt fù compositore e virtuoso del pianoforte

Louis Breguet fù un geniale inventore e virtuoso realizzatore di orologi meccanici da tasca e da mensola.

hqdefault.jpg

Questo esemplare realizzato per Maria Antonietta di Francia, è stimato in circa 30 milioni di dollari...

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analogico_09

@oscilloscopio Però cosa hanno in comune i dei due virtuosi, uno della musica, l'altro degli orologi.., forse ci indovino, il senso del "tempo"?... 😂;)

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oscilloscopio

@analogico_09 Può essere una valida interpretazione...un musicista deve rispettare i tempi e le pause della partitura con la miglior precisione possibile, un orologiaio deve costruire le proprie macchine in modo che scandiscano lo scorrere del tempo nello stesso modo. Il virtuosismo che li accomuna stà, da una parte nel saper comporre e suonare partiture particolarmente complesse, dall'altra nel saper progettare e costruire orologi con funzioni complicate di precisione, di difficile realizzazione.

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oscilloscopio

@analogico_09 Poi c'è uno strumento che li accomuna...questo..

87786811-vecchio-metronomo-classico.jpg

Altro non è che un "segnatempo a molla"...😉

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analogico_09

La musica però è, deve essere, un po' meno "meccanica" e precisa di un pur ottimo orologio (chiamiamolo ottimo.., 30 milioncini di dollari!! ... 🤪.., meno metronomica è meglio è... ;)

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