Juju

Geniali, pazzi sfortunati

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medusa
19 ore fa, Juju ha scritto:

Assurdo... Una delle ultime cadute le causo` un'emorraggia cerebrale che non curo` mai finche non la porto` al coma e quindi alla morte. Semplicemente allucinante...

Sembra che qualche tempo prima Sandy avesse portato la figlioletta dai nonni, e che fosse arrivata completamente ubriaca. Cadde per terra e sbatté la testa sul pavimento. Si dice che la madre non la portò all'ospedale perché si vergognava della figlia sbronza.  Dave Swarbrick ricordava di averle visto un grosso taglio sulla testa. Per il mal di testa le prescrissero un forte analgesico che si sospetta abbia potuto, combinato con l'alcool, contribuito a determinare la emorragia cerebrale. 

un sorriso

enzo

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mas 65

A me non piace il free jazz, ho provato ad ascoltarlo, non riesco a digerirlo, forse appassiona chi studia o suona jazz...coltrane e' un altra cosa, 

Ultimamente ho preso archie sheep, niente da fare non e' il mio suono...per quanto riguarda le morti assurde cito 

STEVIE RAY VAUGHAN

Saluti massimo

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analogico_09
3 ore fa, mas 65 ha scritto:

A me non piace il free jazz, ho provato ad ascoltarlo, non riesco a digerirlo, forse appassiona chi studia o suona jazz...coltrane e' un altra cosa, ... Ultimamente ho preso archie sheep, niente da fare non e' il mio suono...

Scusa ma che razza di contributi sono questi? Francamente non si può più sentire questa continua e inutile litania sul FJ indigeribile, ostico, ecc, senza minimamente dire perché.., così almeno si fa un po' di discussione in un forum di discussioni e scambio delle idee e non delle battute del me piace, nun me piace... Per esempio, perché Coltrane, rispetto al movimento free sarebbe un'altra cosa? E' un dato di fatto inoppugnabile, facile da verificare come distinguere la notte dal giorno, che l'ultimo "periodo" di Coltrane, fino all'ultimo concerto, all'ultimo disco, sia caratterizzato da un "free" potente, radicale, convinto, profomdo, più "impegnativo" del free di Archie Shepp.
 

Non è vero che il FJ appassiona solo gli "addetti ai lavori", appassiona tutti quelli che, magari senza avere una profonda conoscenza del jazz, hanno l'orecchio sensibile ed aperto, libero dai pregiudizi, verso una grande e nobilissima musica senza la quale non ci sarebbe forse stato, così come abbiamo imparato ad ascoltarlo, il tuo amato Hendrix (che vedesti al Brancaccio.., io lo mancai per un pelo.., grande rammarico), nè tanto altro rock prog, ecc, evidentemente influenzato dal free-jazz, musicalmente e idealmente.

 

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bost
8 ore fa, zoso ha scritto:

Pure io ho cercato notizie e ho scoperto che è sua la voce femminile in questo famoso brano dei LZ

@zoso ahhh zzzio stracchin , cosa mi tocca leggere...non avertene, ma ...con quel nick poi...🤢 a meno che l'hai scitto apposta...🙄

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analogico_09

Berlino Ovest, 29 giugno 1964, durante un concerto Eric Dolphy, il grande sassofonista e flautista, "inventore" del clarino basso nel jazz, ebbe un malore. Una forma di diabete trascurato provocò gravi complicazioni renali e cardiache che portatono il musicista alla morte nel giro di pochi giorni. Aveva 36, cinque meno di Coltrane con il quale collaborò molto e magnificamente, che morì a 41 anni. Era al culmine della parabola creativa, il suo lascito è meraviglioso, induce a pensare con rammarico e rassegnazione a cos'altro avrebbe potuto farci ascoltare se fosse vissuto di più.


Il 2 giugno 1964, pochi giorni prima della prematura scomparsa, Dolphy incise l'ottimo Last Date a lungo considerato erroneamente come la sua ultima registrazione (molto tempo dopo ne saltò fuori un'altra realizzata in concerto a Parigi l'11 giugno intitolata The Very Last Recording, mai ascoltata).


In Miss Ann, il bellissimo brano che chiude il disco, spentesi le ultime note, mentre il pubblico iniza ad applaudire, dopo un rullo di tamburo "annunciatore",  Dolphy stesso suppongo pronuncia la seguente, profetica frase:
When you here music, after it's over, it's gone in the air. You can never capture it again.

Poco dopo il musicista se ne salì per l'aire insieme alle sue note, alla sua musica e non fu più possibile "catturarli" di nuovo. Restano i magnifici dischi, ma non si ripeterà mai più l'incanto della creazione in atto, l'incessante battesimo delle cose appena create. (cit)
 

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mas 65

@analogico_09 

Mettiamola cosi', e' un mio limite, non metto in dubbio che il free jazz abbia influenze sul movimento rock ( zappa) ma e' una musica che a me personalmente non " emoziona", per quanto riguarda coltrane ho detto che per me e' diverso , in quanto seguendo il suo percorso fatto non solo di free, e' un artista che mi emoziona, un artista completo...magari avessi visto Hendrix, avevo solo 4 anni, mi raccontano sempre i miei zii che lo hanno visto , di un marziano per l'epoca..posseggo due foto in bianco e nero di quel concerto, scattate da un mio amico fotografo...leggo con piacere i tuoi interventi , e mi trovo spesso d'accordo...

Saluti massimo

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analogico_09
5 ore fa, mas 65 ha scritto:

Mettiamola cosi', e' un mio limite, non metto in dubbio che il free jazz abbia influenze sul movimento rock ( zappa) ma e' una musica che a me personalmente non " emoziona", per quanto riguarda coltrane ho detto che per me e' diverso , in quanto seguendo il suo percorso fatto non solo di free, e' un artista che mi emoziona, un artista completo...magari avessi visto Hendrix, avevo solo 4 anni, mi raccontano sempre i miei zii che lo hanno visto , di un marziano per l'epoca..posseggo due foto in bianco e nero di quel concerto, scattate da un mio amico fotografo...leggo con piacere i tuoi interventi , e mi trovo spesso d'accordo...

Saluti massimo


Pensavo che l'avessi scattata tu la foto di Hendrix al concerto romano del 1968. Io mi mossi tardi e trovai il tutto esaurito e i bagarini non me li potevo permettere...

Goditi le tue musiche preferite e va dove ti portano le emozioni, ma non affidarti solo ad esse, si rivelano ingannatrici, limitate, momentanee... Coltrane, ad esempio, artista completo come giustamente lo definisci, cerca di addentrarti in tale completezza, anche se non provi subito l'emozione che ti aspetterresti..,"forzati" un po'.., cerca di capire anche leggendo dei buoni testi cosa c'è dietro la sua musica "free", magari allenando anche l'aspetto diciamo "razionale", mentale "speculativo" l'emozione più o meno "automatica" potrebbe trasformae in stupore.., uno stadio della coscienza superiore... Ma non voglio fare il "grillo parlante".., provo a suggerirti qualcosa che ho applicato anch'io a me stesso... ;)

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analogico_09

Alessandro Stradella, nato a Nepi, nel viterbese, assassinato a Genova, genio musicale del "primo" barocco (amo in modo particolare quel periodo, amo molto Stradella, desidero tornarci di nuovo su), tra i più importati rappresentanti della "scuola romana", ebbe una grande influenza sui musicisti del tempo e successivi.

Prima di Arcangelo Corelli, su cui esercitò la sua influenza, "inventò" il Concerto grosso e compì altri prodigi.., ciò nonostante la sua fama fu oscurata con l'avvicendarsi delle successive generazioni di musicisti quali Corelli, Vivaldi, ecc. La storia della musica registra altre analoghe "ingiustizie": Stradella, genio "anticipatore" di quello che verrà dopo, riscoperto da poco, specialmente in ambito filologico, a tutt'oggi resta sostanzialmente misconosciuto. Handel "copiò" abbondantemente da lui.., ne parlai già...

Forse non gli giovò neppure l'aver condotto una vita privata avventurosa e dissoluta, fatta di fughe e di tentativi di assassini ai suoi danni, due dei quali falliti più un terzo purtroppo riuscito. Dico purtroppo perché Stradella morì 43 anni, quando era ancora in piena fase creativa e stando alle cose magnifiche che lasciava, l'aspettativa di altri grandi arrivi era alta... 

Riassumendo, già in età giovane fu costretto a scappare da Roma e a rifugiarsi a Venezia dopo aver cercato di sottrarre denaro alla chiesa insieme ad un amico. Tornò nella città papalina quando si calmarono le acque ma successivamente fu costretto a lasciare definitivamente la città eterna per altri fatti poco edificanti e per fuggire i nemici che avrebbero voluto fargli pagare care le sue tante relazioni scandalose con donne "impegnate"... A Venezia la combinò davvero grossa...

Vale la pena di usare un minuto del nostro tempo per leggere un divertente e interessante riassunto delle peripezie di una vita divisa tra la genialità di un'arte musicale sublime e le oscure vicende esistenziali.., dove credo sia proprio attravareso la trasfigurazione delle forze scatenanti, opposte, dicotomiche della vita stessa, fatta di bene e di male, oltre il bene e il male, di luci e d'ombre, di orrori e di bellezze, che il tutto si trasforma in poesia (ineffabile, da romanzo l'episodio degli aguzzini che risparmiano Stradella commossi dalla sua musica...)  


Copio incollo direttamente da wiki
 

*** L'episodio senza dubbio più noto della sua vita è quello che portò alla sua tragica morte. Nel 1677 Stradella si recò a Venezia, dove un nobile lo ingaggiò quale insegnante di musica per la sua amante. Ben presto Stradella si infatuò della donna e, quando la loro relazione fu scoperta, dovette fuggire; il nobile pagò allora una banda di sicari perché lo inseguissero e lo uccidessero, ma riuscì a salvarsi. Stradella si recò quindi a Genova, dove scrisse opere e cantate, ma lì fu raggiunto da un altro assassino che lo pugnalò a morte in Piazza Banchi.

Verosimilmente, la toccante storia delle sue sventure sarebbe oggi dimenticata, malgrado la reputazione che si fece col suo talento, se il medico Bourdelot, suo contemporaneo, non ce l'avesse tramandata nelle memorie manoscritte che sono servite da base per la storia della musica scritta da suo nipote Bonnet.

Charles Burney pensa che Bonnet si sia ingannato dicendo, al principio della sua storia, che la repubblica di Venezia aveva invitato Stradella a scrivere per il teatro di questa città, perché nessun suo brano e nessuna sua composizione compare nel catalogo delle opere rappresentate a Venezia nel XVII secolo; tuttavia, è possibile che Stradella fosse stato ingaggiato per qualche opera di tal genere, ma che poi l'incidente che lo fece allontanare da Venezia non gli avesse permesso di completarla e di farla rappresentare. Sia quel che sia, ecco come Bourdelot riporta questa avventura e la sventurata fine di Stradella:
 

« Un uomo chiamato Stradella, famoso musicista, ch'era a Venezia ingaggiato dalla repubblica per comporre la musica delle opere, le quali sono considerevolmente importanti durante il carnevale, non affascinava per la sua voce, meno che per le sue composizioni. Un nobile veneziano, chiamato Pig*** aveva un'amante che cantava con molto gusto; volle che questo musicista le desse la perfezione nel canto e lo portò da lei, cosa assai contraria ai costumi gelosi dei veneziani. Dopo qualche mese di lezione, la scolara e il maestro provarono tanta simpatia l'uno per l'altra che decisero di andare insieme a Roma appena ne avessero avuto l'occasione, che non tardò ad arrivare per loro sventura. S'imbarcarono così una bella notte per Roma. Questa fuga gettò nella più nera disperazione il nobile veneziano che risolse, costasse quello che costasse, di vendicarsi con la morte di tutti e due. Mandò quindi a cercare due dei più celebri assassini che ci fossero allora a Venezia e convinse, con una somma di trecento pistole, i due ad andare alla loro ricerca per ucciderli, promettendo che avrebbe rimborsato tutte le spese del viaggio.
Questi, quindi, s'incamminarono per Napoli, dove, arrivati che furono, appresero che Stradella si trovava a Roma con la donna che faceva passare per sua moglie. Ne informarono il nobile veneziano, promettendogli che non avrebbero fallito nel compiere la missione di morte che era stata loro affidata. Giunti a Roma, sapendo che l'indomani Stradella avrebbe dovuto eseguire un'opera spirituale che gli italiani chiamano oratorio, nella chiesa di San Giovanni in Laterano [c'è un errore, la rappresentazione dell'Oratorio S. Giovanni Battista avvene in San Giovanni dei Fiorenti - ndr] alle cinque della sera, vi si recarono, certi di non lasciarselo sfuggire, ma l'ovazione che tutto il popolo tributò al musicista, unita all'impressione che la bellezza della musica fece nel cuore degli assassini, cambiò come per miracolo il furore in pietà ed entrambi si convinsero che era male attentare alla vita di un uomo il cui genio per la musica attirava l'ammirazione di tutta Italia e risolsero di salvarlo, invece che ucciderlo. L'attesero all'uscita dalla chiesa e gli fecero, per strada, un complimento per l'oratorio, svelandogli il loro intento e di come, toccati dalla sua musica, avessero mutato parere, e gli consigliarono di partire l'indomani stesso per un luogo sicuro. Loro, intanto, avrebbero mandato dire al signor Pig*** che la loro vittima era partita da Roma la sera prima del loro arrivo, per non essere sospettati di negligenza.

Stradella non se lo fece dire due volte, partì per Torino con la donna, gli assassini tornarono a Venezia e convinsero il nobile che Stradella era partito prima del loro arrivo, dicendo loro di saperlo a Torino, città in cui non è facile commettere un omicidio, come in altre regioni d'Italia, per via della severità della giustizia, ma il nobile pensava ugualmente a come attuare la sua vendetta a Torino e per essere più sicuro ingaggiò il padre della donna che partì da Venezia con altri due assassini per andare a pugnalare sua figlia e Stradella a Torino. Un giorno, verso le sei, Stradella fu attaccato da questi tre che gli diedero un colpo di pugnale al petto ciascuno. Il fatto fu notato da molte persone e produsse una così grande agitazione che furono subito chiuse le porte della città, ma, fortunatamente, Stradella non morì per le ferite riportate.

Non sfuggì però alla vendetta del signor Pig*** che da quel giorno prese a farlo spiare. Un mese dopo la sua guarigione volle per curiosità andare a vedere Genova con la donna che si chiamava Ortensia e che aveva sposato durante la sua convalescenza. Ma il giorno dopo il loro arrivo, furono trucidati entrambi nella loro camera. Così periva il più grande musicista d'Italia nell'anno 1670. »


Le circostanze di questa avventura sono descritte in modo abbastanza vivo e dettagliato. Morto nel 1685, il medico Bourdelot aveva probabilmente potuto raccogliere le notizie su Stradella dalle testimonianze dei contemporanei. Nel suo racconto, tuttavia, si mescolano fatti realmente accaduti, come la fuga a Torino e il trasferimento a Genova, con altri non comprovati, ma che riportano in modo distorto fatti che potrebbero aver avuto luogo. Per esempio, l'anno di morte non è il 1670; l'oratorio San Giovanni Battista fu eseguito a Roma, a San Giovanni dei Fiorentini e non a San Giovanni in Laterano, nel 1675 e dunque prima della fuga a Venezia. Non risulta che nella città lagunare abbia mai ricevuto l'invito a comporre un'opera. È vero che Stradella fuggì da Torino a Genova dopo essere scampato a un agguato dei sicari inviati da un nobile veneziano, ma non risulta che abbia mai contratto matrimonio con la donna con cui era fuggito, che comunque non si chiamava Ortensia, e neppure che si sia recato a Roma con lei. ***
_______________________________

A. Stradella - Sonata di viole con Concertino di due violini e leuto & Concerto Grosso di viole / Dal bel CD Amadeus "Cantate per il Santissimo Natale". ottima interpretazione di Orchestra Barocca della Civica Scuola di Musica di Milano diretto da Enrico Gatti
 


Una meraviglia anche la Sonata in la minore per violino e continuo ''Tema con 24 variazioni'.., la musica di quel periodo di snodo della storia della musica occidentale è stupefacente; succede a Caravaggio dal quale trae il senso drammatico del colore, della luce e delle ombre; va simbioticamente braccetto con l'architettura.., insieme verso la "libertà" di forme, di spazi e volumi che si fanno più aperti, estroversi e borrinianamente accoglienti...  E' pura, sorgiva, vibrante musicalità che scaturisce da una forma apparentemente semplice, fondata sul basso continuo, che nel tardo barocco successivo inizia a teatralizzarsi troppo scadendo nella maniera...
 

Non può mancare un esempio di musica incanto...  Dall'Oratorio San Giovanni Battista, una capolavoro assoluto della storia della musica
Aria Deste un tempo
 


Ancora dal Giovanni Battista - Tuonerà tra mille turbini... Che energia ritmica "jazz" ragazzi.., siamo nel 1675.., qui ci sono già Vivaldi, Corelli, Geminiani, Handel... 
 

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minollo63

Non si può dimenticare in questa rassegna di artisti geniali e sfortunati anche la figura del musicista statunitense Elliot Smith, prematuramente scomparso all'età di 34 anni e che nella sua breve, ma intensa, carriera decennale è riuscito a produrre degli ottimi album, cinque più uno postumo, nei quali ha saputo coniugare la musica con i testi profondi da grande cantautore quale era.

Ebbe un esitenza difficile costellata da problemi legati al consumo di alcol e droghe che lo portarono a cadere in uno stato depressivo molto forte e che con tutta probabilità lo spinse fino all'atto estremo del suicidio, anche se le cause della sua morte restano ancora del tutto da chiarire.

Eppure la sua fu una carriera billante, che lo portò addirittura ad essere tra le nomination degli Oscar holliwoodiani del 1997 con la canzone "Miss Misery" per il film Will Hunting (Genio ribelle) oltre che produrre degli ottimi dischi, come XO e Figure 8 sempre legati alle sue problematiche psichiche, che ne aumentarono ancora la fama, soprattutto in America.

Se vi capita, guardate il documentario "Heaven Adores You" del 2014 che ne racconta la sua vita e la sua carriera artistica è molto ben fatto e interessante sia dal punto di vista documetaristico che musicale.

Ciao

Stefano R.

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minollo63

@musicaando vabbè che il tempo passa in fretta, ma se intendi gli anni dalla morte di Elliott Smith sono solo 15, essendosene andato nell'ottobre 2003.

Se invece ti riferisci alla sua nomination all'Oscar allora si siamo a 20.

Ciò non toglie che sia stato un grande musicista di assoluto valore, mai abbastanza apprezzato dal mondo musicale.

ciao

Stefano R.

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Ivo Perelman
Il 5/12/2018 Alle 19:25, mas 65 ha scritto:

Ultimamente ho preso archie sheep, niente da fare non e' il mio suono...

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analogico_09

Albert Ayler, grande e dimenticato (ma chi non lo è...), e d sfortunato esponente del free jazz più avanguardistico ed iconoclasta , si rifaceva a modo suo, snobbandolo, caricaturizzandolo in modo grottesco, beffardo, irridente, al jazz delle prime band "negre", alle "marcette" militari e processionali tipo New Orleans.
Anzi, lui la mandava così: Noi suoniamo la free music! ... oltre il free jazz, come se musica di prima non avesse più senso estetico e politico-sociale, ostentando un atteggiamente di sfida e disprezzo nei confronti degli establishment bianchi razzisti, anzi ambendo insieme ai fratelli neri della ribellione, a invertire i ruoli, a diventare, da oppressi quali erano, oppressori, auspicando una sorta di razzismo alla rovescia...
La sua musica sofferta, scontrosa, violenta e spirituale, facce di una stessa medaglia, è imprevedibile, molto affascinante, suona il sax tenore ma senza suadenze, la sua voce stride, grida, s'impenna nessuna concessione allo spettacolo... (secondo me Zappa prende da Ayler qualche sua "grazia" musicale in modo meno sconvolgente, anche un po la barbetta caprina e l'aria da diavoletto...)

Morì all'età di  34 anni. Il suo corpo fu ripescato nel fiume East River di NY alcuni giorni dopo la misteriosa sparizione del musicista. La tesi del suicidio non ha mai convinto pienamente, si è insistentemente parlato di omicidio, le cause di questa tragedia rimangono ancora non chiarite.
Giusto un quadretto indicativo.. Ayler ha inciso dischi molto belli e importanti (Gost, Spiritual Unity, Spirit Rejoice, Love Cry, ecc) nell'evoluzione del jazz d'avanguardia, per tutta la musica d'avanguardia del '900. Propongo l'ascolto di tre brani "rappresentativi" contenuti in un raro dischetto "compilation" 45 rpm della serie "Il Jazz" del 1968 della Fabbri ed. che acquistai all'epoca in edicola (.

Suonano in quintetto, formazione d'eccellenza: Albert Ayler al sax, suo fratello Donald alla tromba (a sua volta "sfortunato", problemi mentali), C. Cobbs al cembalo (utilizzato al posto del piano in modo molto particolare, assolutamente insolito nel jazz), Alan Silva, contrabbasso, Milford Graves alla batteria.

 

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iBan69

Buongiorno, per rimanere in tema, segnalo: 

'Il Club 27: Hendrix, Cobain, Morrison, Joplin, Winehouse, Jones': è il titolo di una mostra che si apre il 13 dicembre alla galleria ONO arte di Bologna. 

Attraverso il mito del cosiddetto "Club dei 27" vuole celebrare alcuni tra i più importanti artisti della storia della musica deceduti alla stessa età, 27 anni, spesso a causa di abuso di droga e alcol, di omicidio o suicidio. 

Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison morirono infatti tutti a quell’età, tra il 1969 e il 1971 appunto.

All'epoca la coincidenza suscitò qualche commento, ma fu solo con la morte di Kurt Cobain, nel 1994, che l'idea di un "Club 27" ha cominciato a prendere piede nella percezione pubblica, trasformandosi in un mito alimentato dai media. 

Nel 2011, diciassette anni dopo la morte di Cobain, Amy Winehouse morì all'età di 27 anni, spingendo ancora una volta a rinnovare l'attenzione nei confronti del '27 Club'. Solo tre anni prima, la cantautrice aveva espresso il timore di morire a quell'età.

In molti di questi casi rimane aperta la domanda su cosa avrebbero fatto negli anni a seguire. Sia Hendrix che Cobain e Basquiat, infatti, avevano infatti progetti a breve e lungo termine e un’idea concreta di come si sarebbe sviluppata la loro arte e, di conseguenza, possiamo immaginare come questa avrebbe influito sulla cultura popolare.

La mostra, che si concluderà il 24 febbraio, è un pretesto per indagare alcune tra le grandi icone della musica che hanno influenzato la cultura popolare fino ai giorni nostri, ed è composta da 40 opere, alcune esposte in esclusiva italiana, di Jill Furmanovsky, Michael Lavine, Charles Peterson, Jan Persson, Terry O’Neill, Baron Wolman, Lee Jaffe, James Fortune, Guy Webster.

ANSA 

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musicaando

@minollo63 mi riferivo al film Con Robin Williams

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analogico_09
9 ore fa, iBan69 ha scritto:

'Il Club 27: Hendrix, Cobain, Morrison, Joplin, Winehouse, Jones': è il titolo di una mostra che si apre il 13 dicembre alla galleria ONO arte di Bologna. 

Mi sembra un'ottima iniziativa.

9 ore fa, iBan69 ha scritto:

In molti di questi casi rimane aperta la domanda su cosa avrebbero fatto negli anni a seguire. Sia Hendrix che Cobain e Basquiat, infatti, avevano infatti progetti a breve e lungo termine e un’idea concreta di come si sarebbe sviluppata la loro arte e, di conseguenza, possiamo immaginare come questa avrebbe influito sulla cultura popolare.

Anche la domanda intriga.., è su tutti i musicisti che per poter nutrire il fuoco della loro arte, della passione, della poesia, anche per questo, non solo per fatalità, finirono anzitempo con le ali spezzate.

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Juju
13 hours ago, analogico_09 said:

Suonano in quintetto, formazione d'eccellenza: Albert Ayler al sax, suo fratello Donald alla tromba (a sua volta "sfortunato", problemi mentali), C. Cobbs al cembalo (utilizzato al posto del piano in modo molto particolare, assolutamente insolito nel jazz), Alan Silva, contrabbasso, Milford Graves alla batteria.

Fantastico il pezzo col cembalo che quasi sembra un synth! davvero geniale! Poi comunque i pezzi postati, tutti e 3 sono molto ma molto "easy" anche chi non e` dentro al free jazz tout court li puo` apprezzare enormemente. 

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analogico_09

@Juju musica fantastica.., un insolito ibrido mix di "generi".. fruibile ad ogni livello.., il terzo brano Zion Hill sembra un brandeburghe(tto)se... :Drokkettari tozzi e duri, rivalutiamolo 'sto free jazz,  non solo dal blues nero deriva il rock! ... ;)

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Juju

Per cambiare genere vorrei parlare di Carlo Gesualdo da Venosa. Nobile di illustri natali mori` a 47 anni e rivoluziono' la polifonia del '600. Il principe Gesualdo, fanatico di caccia e musica fu uno dei piu` grandi innovatori del linguaggio musicale della sua epoca, scrivendo madrigali ormai considerati classici per lo sviluppo della musica occidentale. Tuttavia la sua fama e` rimasta macchiata per sempre dal famoso delitto che lo vide protagonista nel 1590. Una notte Gesualdo fece credere alla moglie che sarebbe partito per una battuta di caccia, per poi di nascosto sorprenderla in casa col suo amante, a quel punto, colti in flagranza, i due vennero barbaramente trucidati. A parte questo particolare, Carlo fu un intellettuale molto raffinato e lascio` delle opere in cui i contrasti del testo poetico venivano estremizzati da contrasti sonori, tanto da essere stato definito un precursore dell'espressionismo.

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Victrix

@mas 65 abbondantemente off topic apriamone uno sulla presunta astrusità del Free Jazz

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minollo63

@imoi san mi sembra il minimo, visto l'importanza che ha avuto sulla musica rock degli  anni '70 e che di lì a poco sarebbe esplosa in qualcosa di nuovo e completamente diverso da quello che c'era stato fino allora.

ciao

Stefano R.

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analogico_09

Anche la classica è fatta di storie in "noir", storie maledette, misteriose, violente...

Jean-Marie_Leclaire (1697-1764), compositore e virtuoso violinista francese, concertista di grido, per un periodo attivo anche come ballerino e coreografo a Torino, viene indicato come l'iniziatore della scuola violinistica francese che ebbe il merito di innestare a quello, in maniera affatto innovativa, gli elementi stilistici della tradizione musicale italiana che all'epoca notoriamente imperava. Insomma fu una vera autorità musicale del barocco francese più "aperto" agli influssi esterni.., sebbene in Italia perlomeno, sia non particolarmente noto ed eseguito in concerto.

A stringere.., a un certo punto il "nostro" grande virtuoso e grande musicista, personaggio si dice alquanto "strano", appartato, misantropo, ipocondriaco.., fu pugnalato alla schiena da ignoti in circostanze misteriose, mi sembra di ricordare mente si trovava in volontario isolamento nella sua abitazione. Si dice che la pugnalata fu di un parente che voleva vendicarsi del fatto che JBL avesse abbandonato la famiglia per dedicarsi interamente alla musica, al suo strumento dell'anima; altri parlano invece di un musicista invidioso preso dalla furia omicida.. Sia quel che sia, resta la circostanza inquietante e leggermente macabra.., in fondo c'è a chi piace che vi sia un tocco di horror e di mistero..

Prima di morire Leclaire, trascinandosi in qualche modo, riuscì ad afferrare il meraviglioso Stradivari Nero, chiamato per l'appunto "Le noir", costuito nel 1721su commissione dellom stesso musicista, ritrovato morto due mesi dopo con le mani che stringevano il suo amato strumento il quale, nel punto della stretta, presentava due macchie nere che nessun restauro è riuscito mai a togliere.
I segni della morte. Lo strumento della vita, della creatività, della bellezza.., fa compagnia al suo padrone nel momento dell'estremo passaggio e ne diventa prova indelebile, testimone di morte mentre lo spirito dell'arte, e il violino stesso, passato in altre mani, restano immortali.

Donatogli dall'ex proprietario, o proprietari che vuole/vogliono mantenere l'anonimato il prezioso e oramai "leggendario" strumento viene attualmente suonato dal violinista italiano Guido Rimonda che sinceramente non conosco.
 

C'è un'altra cosa "strana" in questo violino, ma per una fatto meramente tecnico: oltre alle macchie nere della morte presenta un corpo estraneo.., è stata aggiunta la "mentoniera" che non si usava assolutamente nel periodo barocco.., a meno che non fossero state introdotte nel 1764.., dovrei indagare..
 Di sicuro saranno state montate anche le corde di acciaio anzichè di budello animale.., verrà suonato col vibrato.., proverò ad ascoltare meglio qualcosa dal suo attuale possessore, già sentite un paio di "intro", per ora mi taccio.., mi pare che se la cavi meglio con la parodia di "fratelli d'italia" che con Vivaldi (a)roma(n)ticizzato... :)
 

Quanto possa esserci qualcosa di volutamente "favoleggiato" in tuta questa vicenda, a parte quella che è la verità storica., 'nzaprei...

Intanto vediamoci "uno mattina" che ci illumina di sapienza...
 



La musica di Leclaire in puro stile franco/italiano... la magnifica bellezza di queste musiche e di queste interpretazioini, sono verità sicura e indubitabile.
 

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Victrix
11 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Donatogli dall'ex proprietario, o proprietari che vuole/vogliono mantenere l'anonimato il prezioso e oramai "leggendario" strumento viene attualmente suonato dal violinista italiano Guido Rimonda che sinceramente non conosco.
 

Ho avuto la fortuna di sentire Rimonda suonare il “Le Noir” quest’autunno.

Eccellente Rimonda straordinario il suono.

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analogico_09

@Victrix Ti farò sapere... ;)

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Ossido

Buon Sabato mattina a tutti

Non  dimentichiamoci di uno dei più grandi e sconosciuti pionieri della musica elettronica, il canadese Bruce Haack, anche lui come tanti altri artisti caduto nel vortice della depressione, droga ed alcol, che per non farsi mancare nulla diventò pure diabetico e morì per un attacco cardiaco. Alcuni suoi dischi rimangono (per me) dei meravigliosi manifesti di musica elettronica, da cui tantissimi altri  gruppi hanno tratto idee e ispirazione. Su Wiki si trovano delle informazioni ma per chi ha coraggio, ed apprezza il genere , vale la pena di provare ad ascoltare "Electric Lucifer"

Ossido

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Watt a Flac
Il 2/12/2018 Alle 23:10, analogico_09 ha scritto:

Costa poco... il link Amazon (non badare a quello che scrive l'acquirente che mette solo "tre stelle", la forma critica e il grado di approfondimento sono soddisfacenti e commisurati all'impostazione sociologico-musicale e non già tecnico-musicologica, del libro.

Grazie per la segnalazione,ho quel libro... 😎

capisco cosa intendi,ma ho un'altra visione del cool,che come quella di chiunque, è soggettiva 😀 , ri-sottolineo che,per me, l'ascolto è l'aspetto che alla fine ha il peso maggiore nel definire il genere,le letture sono importanti ma sono e rimangono sempre il frutto del pensiero di qualcun altro,possono offrire una differente prospettiva,questo si.

in ultima analisi quando si parla di Jazz,si parla di un idioma musicale prettamente afroamericano,pertanto qualsiasi "dialetto" sviluppatosi a partire da esso non può che essere ricondotto alla matrice,questo mi pare ovvio.

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Watt a Flac
Il 6/12/2018 Alle 06:36, mas 65 ha scritto:

non metto in dubbio che il free jazz abbia influenze sul movimento rock ( zappa) ma e' una musica che a me personalmente non " emoziona", per quanto riguarda coltrane ho detto che per me e' diverso , in quanto seguendo il suo percorso fatto non solo di free, e' un artista che mi emoziona, un artista completo...

- ascolti Zappa e di rimando pensi a Coleman...un p'ò come quando guardi un dipinto di Pollock e ritrovi un certo ordine,una trama ben distinta.

- Sfido chiunque a capire (che poi la musica non si capisce ma si SENTE) l'ultimo Coltrane ,persino Tyner disse che durante gli ultimi lavori faceva fatica a seguirlo,ho come la sensazione che per capirlo bene siano più utile un paio di settimane sul Monte Athos che centinaia d'ore d'ascolto...tocca sintonizzarsi ad un altro livello

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analogico_09
57 minuti fa, Watt a Flac ha scritto:

capisco cosa intendi,ma ho un'altra visione del cool,che come quella di chiunque, è soggettiva

No, certe cose non sono soggettive, sono oramai storia, oggettività storico-estetica, così come è inconfutabilmente e storicamente vero che il be-bop sia stato "inventato" da Parker, Gillespie & C, e la dodecafonia sancita da Schoenberg. Mi era sembrato di essermi soffermato sulla faccenda in maniera abbastanza approfondita, citando precisi riferimenti evoluzionistici, storici e perfino pre-(i)storici della parabola cool.
Poi, tu puoi ovviamente nutrire, ci mancherebbe.., un'idea personale del cool che esclude o sottovaluta il fatto che il cool sia stato "emanato" dai musicisti neri, nei vari passaggi della storia, cosa che non è affatto ovvia e diffusa nel mondo ascoltatoriale più vasto e popolare (non è che perché lo sai tu lo dobbiamo mettere in banca... 9_9 dopotutto anche a te sfuggiva il fatto da me riferito che nel cool ci fosse il germinale zampino anche di L. Young), anzi.., la leggenda metropolitana dominante, anche da te rafforzata con ciò che sostieni nei precedenti post, è che il cool sia eminentemente bianco. E non è affatto vero.

Ribadisco che nessun pur eccellente musicista bianco (che piacciono tanto anche a me, si cui ho già detto del grande contributo dato alla nascita "ufficiale" del cool che fu partorita da Miles Davis e delle altre magnifiche cose fatte altrove ) arrivi alle densità tecnico-formali, linguistiche, espressive e poetiche raggiunte dagli afroamericani (potremmo fare dalle prove di ascolto a confronto.., una cosa pratica.., si fa parlare la musica stessa...), quindi rispetto ovviamente il fatto che ti piaccia di più come lo suonino i bianchi il cool, ma su che il cool sia più cosa dei bianchi vieni smentito dall'oggettività critico-musicologica, dai fatti storici, quindi ti suggerirei di leggerlo più attentamente il libro di Amiri Baraka che possiedi che tutto questo lo spiega molto bene, molto ma molto meglio di me.., e mi si perdoni se azzardo l'impossibile paragone...

Dirò di più... circa le radici del cool, il perché della voce così tagliente, "siderale" e piena di tragedia del divino Miles. L'altro giorno in altro topic in cui si parlava del vibrato della voce operistica, mi venne in mente di scrivere, a mo' di esempio, la seguente storiella (fatto vero) che riporto quasi tale e quale...

Non vibrare, raccomandava sempre il maestro di tromba al suo giovanissimo allievo che aveva per nome Miles Davis, devi tenere un suono fermo, puro, naturale, intonato senza vibrare.., tanto quando sarai vecchio vibrerai per forza ...

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analogico_09
2 ore fa, Watt a Flac ha scritto:

Sfido chiunque a capire (che poi la musica non si capisce ma si SENTE) l'ultimo Coltrane ,persino Tyner disse che durante gli ultimi lavori faceva fatica a seguirlo,ho come la sensazione che per capirlo bene siano più utile un paio di settimane sul Monte Athos che centinaia d'ore d'ascolto...tocca sintonizzarsi ad un altro livello 

Se la fai con me la sfida la perdi.., io ascolto e "sento" molto, spesso e volentieri, fin da quando tu forse giocavi a ruzzichella, la musica dell'"ultimo" Coltrane, come già detto.., e senza aver mai dovuto andare nemmeno sullo "zodiaco" di Monte Mario.., o alle giostre sul Tibidabo... :D e ti assicuro che non sono il solo a capire,  amare, "comprare", ascoltare quella musica rimanendo vigili e attenti anche in pianura...
Non è che perché non la capisci/conosci, e quindi non piace a te, non deve piacere ad altri il sublime "free" di Coltrane; suvvia, non improvvisare queste speculazioni un po' imbarazzanti per giustificare il tuo rispettabile limite che riguarda te, non già argomento di pubblico interesse...

Anche questo te mi sembra da chiarire urgentemente.., ciò che dice Tyner è di Tyner (il quale parla da musicista, non ce la faceva a seguire più Trane sulla nuova strada.., non la condivideva, non intendeva dire che fosse incomprensibile in assoluto.., evitiamo le fake-new...), non è degli altri musicisti non di meno alti che capirono, seguirono e condivisero le estreme avventure musicali e spirituali di Trane.

Peccato che Eric Dolphy fosse morto nel '64, tre anni prima della coltraniana dipartita.., prima della nuova svolta, chissà cosa avrebbero fatto insieme, due geni dell'anima, così simili, come ai "vecchi" tempi, nel nuovo corso musicale, con Rashied Alì e Alice Coltrane.., con l'aggiunta di Pharoah Sanders, avendo mantenuto dell'ex quartetto solo il grande, immenso "lavoratore" della ritmica poderosa, il contrabbassista Jimmy Garrison!

Non è come vorresti far sembrare.., semplicemente il grande McCoy Tyner, il grande Elvin Jones e il grande Coltrane a un certo punto non si capirono più.., si separarono, capita, è capitato infinite volte non solo nella storia del jazz, è normale, fisiologico e pure salutare.., avevano direzioni musicali diverse, tutte magnifiche.., e non che Tyner e Jones fossero diventati meglio e più capibili di Trane.., e viceversa (comunque ebbi il grandissimo privilegio di parlare con Tyner a metà anni '70, al Music Inn. In un'intervallo del concerto, al baretto intimo del locale il pianista si rese disponibile a parlare amabilmente con il gruppetto di giovani ed entisiasti appassionati del pubblico.., ci disse di Coltrane come di un Maestro integrale che fu sempre fedele a se stesso, qualunque "stile" abbracciasse.. l'anima era sempre quella; ci parlò anche della sua modestia e "timidezza".., della sua inarrestabile energia musicale.., ma sarebbe lungo riferire meglio...)

Scattai anche dell foto ma ve le risparmio... :D
 


Sulla chiosa, assurda e paradossale preferisco sorvolare.., così come sull'affrontare in modo così superficiale un fenomeno musicale nob ilissimo, capitale.

Non c'è nulla di male ad ammettere, senza cercare di "ridurre" l'oggetto del proprio limite, che il Trane free non piace, che non lo capisci, non lo senti, non lo apprezzi, ecc.. non si scrivono queste cose a braccio (lo deduco da come ne parli.., se sbaglio correggimi.., ne riparliamo...)  sulla musica, sulla grande musica...

 

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