solo_400

Cosa è la musica?

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mozarteum

dal vivo dipende dove.

A Salisburgo in un angolo suonavano dei fintillimani: la pastiera a oslo.

Il peggio si ebbe quando un tizio sdraiato per terra emetteva rantoli tibetani da un tubo poco discosto dal Tempio della Musica: veniva voglia di invadere il Nepal altro che multiculturalismo

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centurione

Eros Ramazzotti, musica è. 

Bellissima. 

Naturalmente ho il cd. 

https://youtu.be/itZdQ38us0c

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analogico_09
8 ore fa, mozarteum ha scritto:

dal vivo dipende dove.

A Salisburgo in un angolo suonavano dei fintillimani: la pastiera a oslo.

Il peggio si ebbe quando un tizio sdraiato per terra emetteva rantoli tibetani da un tubo poco discosto dal Tempio della Musica: veniva voglia di invadere il Nepal altro che multiculturalismo 


Invadere il Nepal ...  🤔 perché no? ...  armiamoci e partite! :D ... magari per distruggere le "prove" del fatto che buona parte della musica occidentale contenga in misura non trascurabile questi "modi" musicali rantolanti , o che vi siano somiglianze e si intrattengano "relazioni pericolose", i quali si permettono pure di profanare il tempio della musica...
E capisco anche che la cosa  possa infastidire, disturbare la digestione degli euromiusicocentristi, tuttavia mi chiedo: il tempio di quale musica, di chi, di dove? Ha forse la musica, che è "una e trina", dei padroni, dei limiti, dei confini, delle parti reiette "infette" dalle quale doversi cautelare?
 

Scusa, per caso era 'sto tubo qua che rantolava? Di queste cose oramai se ne fanno da tanto tempo a isosa.., da fior fior di musicisti assortiti e "misti", figli del sole sorgente e morente... il multiculturalismo è una realtà vera e vibrante!
In Nepal, credo io, converrebbe andare per rinforzare un po' la nostra imborghesita spiritualità che si spinge sempre più verso "occidente" (occidere/cadere)

🙏
 

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analogico_09
9 ore fa, wertigo ha scritto:

Per cui un quartetto d'archi mi è facile apprezzarlo anche "fisicamente" ascoltato con le cuffiette, mentre un concerto jazz o etnico, che dal vivo mi è piaciuto, riascoltato a casa mi lascia indifferente. 

Credo sia perché il jazz e l'etnica sono musiche improvvisate, sempre in movimento, e non si ripetono mai, se non vagamente. Quindi a casa, nella "fissità" della registrazione, è facile non ritrovare quella partecipazione, il feeling che ha la musica dal vivo che nasce sul momento. Nella classica, esclusa la musica antica e varie forme di musica del '900" e contemporanera, nella romantica e la post-romantica, in tutte le loro forme, concerto, cameristica, concertistica, sinfonico-corale, ecc, pur con le infinite possibiltà interpretative, la "forma" resta praticamente immutata e quindi è più facilmente riconoscibile.

Detto per sommi capi...

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my2cents

Riprendo sull'inizio del discorso di Celibidache. Penso che la presa di “coscienza” da lui indicata non sia completa, bensi riflesso di una fomazione culturale,e in senso lato di un canone “estetico” condiviso in un determinato tempo. In questo senso è una presa di coscienza parziale e potenzialmente frenata, relativa, nel tempo e nei luoghi. Quindi parzile e condizionata. Ne è testimonianza il roccambolesco epitaffio di mozarteum nel post sui rantoli tibetani etc.. Altra cosa è l'ascolto in-condizionato, libero, che richiede il nostro sacrificio (non la fatica) completo, il nostro annientamneto, o se si preferisce “decondizinamento”. Ascoltare e vedere come se fosse la prima volta, ritornare “vergini”, come in un certo qual modo auspicava Cage. E' troppo riduttivo, a mio parere, relegare la complessita “chimica” del suono (e quindi di gran parte della musica contemporanea) nell'ambito della sola “fenomenologia” come indica Celibidache

Trovo che Celibidache sia molto più efficace quando il suo italiano, e la sua “parola” tutta incespica, si paralizza in qualche congiuntivo impossibile o inesprimibile, in un silenzio esprimibile solo con la musica. Allora e solo allora ci “parla” al cuore ed è un altro “sentire” ed ascoltare

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wertigo

@analogico_09 non so se sia l'improvvisazione in sé, perché mi accade anche per la musica contemporanea.

@my2cents Detto che senza cultura è impossibile vivere, almeno per la specie umana, non capisco bene il senso di quanto dici.

Non esiste nulla, né penso sia possibile, di incondizionato, non fosse solo che il nostro sistema percettivo pre-elabora i segnali modificandoli in modo irreversibile, ed in modo unico per ogni essere umano. Quindi siamo tutti condizionati.

Ma anche fosse possibile, non ne capisco il senso!

Se riesci a rendermi un po' più chiaro il senso ;)

grazie

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analogico_09
1 ora fa, wertigo ha scritto:

non so se sia l'improvvisazione in sé, perché mi accade anche per la musica contemporanea.

Molta musica contemporanea, se non totalmente improvvisata, ha una scrittura affatto libera, spesso fatta di segni* "empirici" al posto delle note "tradizionali', o un misto, caratteristica che lascia gli ampi spazi di discrezionalità interpretativa che rendono gli stessi brani sempre diversi ad ogni nuova esecuzione.
Tale modo più 'democratico" di intendere la musica rispetto alla partitura romantica e post-romantica più "autoritaria", favorisce l'abbraccio "ideale", "filosofico", se non strettamente musicale, tra i generi contemporanei, di avanguardia o novecenteschi, post-dodecafonici, con la musica antica e con il jazz.., e con molta musica "orientale" più o meno rantolante... 

Poi sono solo ipotesi, le ragioni che determinano la condizione d'ascolto da te descritta, nella quale anche io mi ritrovo a volte con la contemporanea, non  con il jazz, classica e altri generi, potrebbero essere altri o anche altri, funziona un po' su base personale:)


* ad esempio, il brano scritto da Berio per F. Bruggen.., ne parlai nel topic dedicato al grande maestro scomparso. Credo sia, oggi come oggi (epoca nella quale abbiamo così poche nuove creazioni musicali.., un peccato rinnegare o sminuire quel poco che di buono che invece abbiamo) qualcosa che vada oltre l'essere mera "fenomenologia".., ma Celibidache queste cose le diceva diversi anni fa e in maniera fondata, da creatore di musica, figlio del suo tempo.., oggi chissà se riconsidererebbe le cose, anche rispetto alla musica registrata...
 

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aggelos
23 ore fa, mozarteum ha scritto:

emetteva rantoli tibetani

ma che differenza c'è fra un rantolo tibetano ed uno austroungarico?:-))

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mozarteum

Che nel secondo caso chiamano l’ambulanza

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analogico_09

A questo mondo il momento del "rantolo" arriva per tutti, fatalmente, e nessuno s'ingrugna.
Parafrasando il "motto" del poeta e religioso inglese, con scambio di termine: ... dunque non chiedere mai per chi suona l'"ambulanza"... ecc., e ci sono diversi motivi per cui a volte purtroppo tocca chiamarla...

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ClasseA

La musica è l'unica arte che evita la rappresentazione del mondo fenomenico. Mi pare convincente l'avviso di Schopenhauer secondo cui la musica offre quella contemplazione estetica che porta sollievo all'uomo. Una sorta di nirvana buddista che allontana dal mondo e dai dolori della volontà.

In quest'ottica di rinuncia personalmente posso fare volentieri a meno anche di molti concerti, della regia, dei costumi, di vedere i musicisti, di sedere in una data sala. Pensateci: perché ci attira ascoltare sdraiati e muniti di cuffia in stanza silenziosa e semi buia? Evidentemente per questa fuga dal mondo fenomenico.

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ClasseA

Per quanto concerne invece la critica mossa nel video nei confronti dell'avanguardia che renderebbe impossibile all'uomo il rintracciamento di quei nessi e di quel significato viceversa possibile in scritture più tonali, a me sembra che il fenomeno si inquadri nell perdita di certezze che ha accompagnato progressivamente l'uomo col passaggio dal positivismo al decadentismo. Anche Freud capì che la difficoltà a far accettare la sua psicoanalisi derivava principalmente dal fatto che questa pseudo scienza metteva in forse una serie di certezze primo fra tutti il governo dell'uomo sulla propria mente. La musica riflette nella composizione questo cambiamento di paradigma e possiamo estremizzando affermare che si apre la strada per tornare al " rantolo" a istintive e grezze manifestazioni musicali naturalmente riproposte in altra salsa, con tutta una serie di dietrologie intellettualoidi che però non nascondono il vero significato.

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my2cents

@wertigo 

...non so...sta bene che non esisterebbe la vita umana senza cultura. Ma è anche vero che non esisterebbe la vita umana senza l'arte. Non saremmo umani senza arte. Ma l'arte non è solo cultura, perché è anche vero che è “esperienza”, che si attua tramite e con la “fenomelogia”

...posso essere il più esperto e colto di ricettari ma se non mangio mai mi sazierò...posso essere il più esperto e colto di kamasutra ma se non...(ci siamo capiti)...posso essere il più esperto e colto di musica ma se non ascolto (ancor prima della pratica, perché anche nella pratica ci ascoltiamo) la mia base cultura a nulla serve, anzi potrebbe diventare pure zavorra, perché potrebbe indurmi a volere ascoltare sempre le solite cose, da riconoscere aderenti alla base culturale che ci ha de-formati, o pre-formati.

...ma il senso è molto più semplice...Quando assaporiamo, quando facciamo l'amore, quando ascoltiamo e viene quel “fatidico” momento (...qui ci vuole un po' di fantasia...) dove è la “cultura” e a cosa serve mai?...nell'”estasi” dove è la cultura? 

...se devo fare ancora un esempio, come dice la canzone Il Re del Mondo...”e il giorno della fine non ti servirà l'inglese (nel nostro caso la cultura) ”. Non è vero in fondo che siamo “finiti” nell'estasi?

13-7-santa-teresa.jpg?w=840

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my2cents
2 ore fa, ClasseA ha scritto:

Per quanto concerne invece la critica mossa nel video nei confronti dell'avanguardia che renderebbe impossibile all'uomo il rintracciamento di quei nessi e di quel significato viceversa possibile in scritture più tonali, a me sembra che il fenomeno si inquadri nell perdita di certezze che ha accompagnato progressivamente l'uomo col passaggio dal positivismo al decadentismo. Anche Freud capì che la difficoltà a far accettare la sua psicoanalisi derivava principalmente dal fatto che questa pseudo scienza metteva in forse una serie di certezze primo fra tutti il governo dell'uomo sulla propria mente. La musica riflette nella composizione questo cambiamento di paradigma e possiamo estremizzando affermare che si apre la strada per tornare al " rantolo" a istintive e grezze manifestazioni musicali naturalmente riproposte in altra salsa, con tutta una serie di dietrologie intellettualoidi che però non nascondono il vero significato.

...in fondo ancor prima del positivismo e della sua “decaduta” con il decadentismo, c'era molta più “sacralità” nella musica. Citi il Nirvana, Buddha e Schopenhauer, ma non è che c'era questo gran misticismo nella musica “positivistica”. Anche il positivismo è stato a suo modo una forma di “decaduta”, mettendo la “cultura” e la razionalità al primo posto. Una forma di “avantologia” non sempre meritata. Non sarà forse essa stessa che cerca le dietrologie ogniqualvolta ha a che fare con qualcosa di diverso da sé, che non riesce a “razionalizzare” e catalogare? ...come ha dovuto fare Celibidache all'inizio del suo discorso

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ClasseA
4 minuti fa, my2cents ha scritto:

Citi il Nirvana, Buddha e Schopenhauer, ma non è che c'era questo gran misticismo nella musica “positivistica. Anche il positivismo è stato a suo modo una forma di “decaduta”,

Mi trovi d'accordo! Io non ho molta fiducia nella ragione umana! :)Ho infatti separato i post: il primo riguarda la musica in generale e la visione schopenhaueriana di fuga dai dolori del mondo. E questo vale per tutte le musiche, senza distinzioni.

Nel II post mi sono voluto invece soffermare un attimo su avanguardia e ritorno al "rantolo" :) che, detto tra noi, non mi dispiace affatto. Saluti

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analogico_09
3 ore fa, ClasseA ha scritto:

In quest'ottica di rinuncia personalmente posso fare volentieri a meno anche di molti concerti, della regia, decostumi, di vedere i musicisti, di sedere in una data sala.

Con tutto il rispetto e la somma ammirazione per Schopenhauer, che su questo  specifico  tratto  non ho mai letto, su

tale argomento che mi sta particolarmente a cuore insisto spesso, l'ultima volta nei recenti e ""laboriosi" topic sulla musica d'opera.

La musica il suo linguaggio bastano a se stessi, non hanno bisogno di essere portati in "teatro".

Il teatro , l'immaginifico ed altro sono già nella musica, nelle segrete e liriche rientranze delle note, nei "disegni" che esse formano sul foglio bianco, dei suoni, il fruitore è libero di dare una propria forma al teatro musicale astratto, empirico, fantasioso, immaginario, non preventivamente "regist(r)ato" da altri che costruiscono  vane sovrastrutture  le quali distraggono l dal centro metafisico sonoro e visivo, ma anche "letterario", pittorico, architettonico, cinematografico, ecc., della musica. 

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ClasseA
1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

musica il suo linguaggio bastano a se stessi

Concordo. A teatro ( teatro in musica) poi certe regie prive di fantasia, meramente didascaliche, rischiano di remare contro...

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analogico_09
4 ore fa, ClasseA ha scritto:

La musica riflette nella composizione questo cambiamento di paradigma e possiamo estremizzando affermare che si apre la strada per tornare al " rantolo" a istintive e grezze manifestazioni musicali naturalmente riproposte in altra salsa, con tutta una serie di dietrologie intellettualoidi che però non nascondono il vero significato.

Forse non ho capito bene, da Freud e dalla psicoanalisi si apre la strada per tornare... a quello che scrivi tu e concordo. Però questo bisogno di scoperta delle culture altre, anche barbariche, del "rantolo" (che è il suono più universale ed eterno che ci sia) viene da tempi "argonautici" assai remoti  Magari finisce male l',incontro, come Medea e Giasone, come pure le crociate, ecc,  ma il "contagio" oramai c'è stato.., tutt'altro che mortale e non serve più chiamare l'ambulanza... 😥

E non si possono  (rin)negare superstiziosamente quei  valori "altri" di cui siamo pure fatti.  

Le forme di musiche altre fatte in salsa intellettuale, oppure "esoticismi" musicali di risulta , come li ho definiti in qualche momento di questa discussione, non si prendono in considerazione. 

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ClasseA
14 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

questo bisogno di scoperta delle culture altre, anche barbariche, del "rantolo" (che è il suono più universale ed eterno che ci sia) viene da tempi "argonautici" assai remoti

Senz'altro, è così. No, io mi riferivo all'avanguardia che Sergiu Chelibidache sembrava criticare nel video, in quanto fonte di disorientamento. Insomma una perdita di quelle certezze ( certezze solo apparenti, infatti anche i poeti simbolisti ritenevano che dietro alla realtà apparente che conosciamo coi sensi ci sia un mondo più vero e misterioso, conoscibile solo da coloro che attraverso gli eccessi e la loro sensibilità vi si approcciano. Una riproposizione dell'idea Kantiana di fenomeno e noumeno e prima ancora proposta da Platone e dal cristianesimo, l'idea che il mondo in cui viviamo non sia in realtà il vero mondo).

La musica del 900 ben rappresenta questa perdita di certezze. Ho tirato poi in ballo il "rantolo" per dire che forse questi suoni novecenteschi atonali, disorientanti assomigliano paradossalmente un po' a quelle spontanee espressioni tribali, a certi gridi di dolore o di felicità fatti a musica e totalmente estranei ( fortunatamente) all'accademia.

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solo_400

Celibidache Musica e verità

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solo_400

La vera gioia

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mozarteum
9 ore fa, ClasseA ha scritto:

perché ci attira ascoltare sdraiati e muniti di cuffia in stanza silenziosa e semi buia

Perche’ purtroppo il concerto vero e’ sold out

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analogico_09
2 ore fa, solo_400 ha scritto:

Celibidache Musica e verità 

 Cio che dice il grande direttore mi rafforza nelle umilissime convinzioni più volte manifestate durante le varie, annose discussioni, circa il senso della musica che non va ricercato nel fatto scontato che procuri emozioni in chi ascolta e in chi fa musica (le primitive, automatiche emozioni), nè nella bellezza intesa come "eccellenza" formale che non garantisce affatto, in automatico, la profondità contenutistica. La discussione sull'"eccellenza" musicale è stata fatta qualche giorno fa, se qualcuno ne conservasse memoria...


Incredibile il pensiero di Celibidache, molto avanzato rispetto ad altri grandi direttori, non tutti ovviamente, fermi su concezioni "filosofiche" più tradizionali e correnti, più accademiche, "morali".., ad esempio, anche dai più grandi maestri ho sentito spesso pronunciare la frase: la musica da grandi emozioni.., e il discorso su cosa sia la musica nella buona sostanza si esauriva su per giù con quanto...
 

Ho trascritto i momenti chiave delle dichiarazioni di Celibidache: 


Rivolgendosi all'intervistatrice:
Lei non ha avuto la fortuna di trovare qualcuno che le impedisse di rimanere alla fase nella quale il suono risveglia in lei emozioni. La musica non è questo. Tutta l'arte ha un solo obiettivo, la libertà.

Allora cosa è la musica? E’ forse: “Ah… è bella, ah… come questo mi ha commosso [emozionato ndr]. Ah… quel Celibidache… quanto è drammatico, io amo questo…” Lo scopo della musica e dell'arte non è la bellezza, questa è una falsa concezione occidentale; lo scopo è la verità finale.

La bellezza non è altro che una stazione intermedia verso la verità.

Il suono ha una relazione ininterpretabile con il mondo emozionale dell’uomo.


Questo genio era dotato di "duende"... non c'è niente da fare.., rispunta sempre il mio amato F.G. Lorca che negli anni '20 parlava, profeticamente, dell'artista che per  poter cercare la libertà e la verità artistica e trovare il fuoco lirico, il centro "vibrazionale", deve "respingere tutta la dolce geometria appresa", ovvero le sovrastrutture tecnico-virtuosistiche, l'"eccellenza" stilistico-formale, dare un calcio, ancora Lorca, alla "Musa che risveglia I'intelligenza, crea paesaggi di pietra e falso sapore di alloro"


Afferma Celibidache:

Ciò che mi rende ancora capace di fare musica che io non ho intenzioni. Io mi libero ogni volta di tutto ciò che so.


Ora mi sembra ancora più chiaro perche Celi non apprezzasse Kara, vestale dell'"eccellenza" formale, che corteggiava la "Musa"...

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analogico_09
4 ore fa, ClasseA ha scritto:

Senz'altro, è così. No, io mi riferivo all'avanguardia che Sergiu Chelibidache sembrava criticare nel video, in quanto fonte di disorientamento. Insomma una perdita di quelle certezze ( certezze solo apparenti, infatti anche i poeti simbolisti ritenevano che dietro alla realtà apparente che conosciamo coi sensi ci sia un mondo più vero e misterioso, conoscibile solo da coloro che attraverso gli eccessi e la loro sensibilità vi si approcciano ...

La musica del 900 ben rappresenta questa perdita di certezze. Ho tirato poi in ballo il "rantolo" per dire che forse questi suoni novecenteschi atonali, disorientanti assomigliano paradossalmente un po' a quelle spontanee espressioni tribali, a certi gridi di dolore o di felicità fatti a musica e totalmente estranei ( fortunatamente) all'accademia.

D'accordo.

Celibidache trovava disorientanti le avanguardie, chiamiamole così,  rispetto al "centro" della verità ideale e spirituale che egli inseguiva, quindi motiva, crea delle linee concettuali parallele da seguire per poter ciascuno discernere a modo suo, ma ne parla senza disprezzo.., mi pare di ricordare della visione del video, mentre tanti "colleghi" condannavano aprioristicamente.
Ma erano artisti, creatori.., gli si perdona, magari mentre prendevano le distanze nelle loro interpretazioni portavano i germi della "sedizione" degli ordini interpretativi costituiti.., e comunque sono posizioni che fanno riflettere.
Il disprezzo che viene dai semplici ascoltatori come noi.., lascia il tempo che trova.

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analogico_09
7 ore fa, my2cents ha scritto:

...ma il senso è molto più semplice...Quando assaporiamo, quando facciamo l'amore, quando ascoltiamo e viene quel “fatidico” momento (...qui ci vuole un po' di fantasia...) dove è la “cultura” e a cosa serve mai?...nell'”estasi” dove è la cultura? 


Citi santa Teresa d'Avila scolpita mirabilmnete da Bernini, "discepola" di San Juan de la cruz.., il grande mistico e poeta spagnolo che può prendersi per mano con lo Zen... e non posso non citare ancora il grande poeta:
 

Ricordate il caso della flamenchissima e induendata santa Teresa, flamenca non per aver legato un toro furioso e averlo passato con tre figure [da torero, ndt] magnifiche, cosa che fece; non per essersi pavoneggiata davanti a fra Juan de la Miseria, né per aver mollato un ceffone al nunzio di Sua Santità, bensì per essere una delle poche creature il cui duende (non il cui angelo, poiché l’angelo non attacca mai) la trapassa con un dardo, volendo ucciderla perché gli ha carpito il suo ultimo segreto, il ponte sottile che unisce i cinque sensi a quel centro di carne viva, di nube viva, di mare vivo, che è l’Amore liberato dal Tempo. (F.G. Lorca)

40410119924_65da6f672d_b.jpg
 

(mia modesta foto - cliccare sopra per vederla imeglio)

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my2cents

Ho ascoltato l'intervista di Celibidache e ringrazio  @analogico_09 per aver trascritto parte della stessa  che qui gli prendo in prestito 😉, per qualche mia considerazione personale sulle emozioni, anche in riferimento al suo bel post

...Il suono ha una relazione ininterpretabile con il mondo emozionale dell’uomo...” Ma la musica e il suono ha anche un suo dato oggettivo “...può far crollare i muri e può anche edificare...” e qui vorrei dare una particolare valenza all'emozione. Propendo per chi riconosce nella musica, e nel suono, una valenza “oggettiva” che si manifesta come cosa "reale". Dal mio punto di vista in questa prospettiva la musica ha un effetto più che “interpretabile”, ovvero addirittura “determinabile”. La musica, anche se  in forma di simbolo è l'essenza delle cose. In questo senso nel momento in cui la musica risuona in noi genera cambiamenti determinabili e “obiettivi”, a cui non si può opporre resistenza, e ciò che invece cambia, da soggetto a soggetto, è la reazione emotiva che deriva da tale con-suonare, dal cambiamento che è già avvenuto in noi...se nelle nostre corde interiori un muro crolla o si edifica a taluni può dare piacere, ad altri soddisfazione, eccitazione, depressione, rifiuto o accettazione...e via dicendo

Come la sabbia che negli studi di cimatica non cambia disposizione soggettivamente a secondo dell'emozione, semmai se avesse una coscienza come “soggetto individuale” potrebbe avere diverse mutevoli risposte emotive agli stessi cambiamenti a cui deve obbedire

Allora riesco a ridare significato alla frase “...Lei non ha avuto la fortuna di trovare qualcuno che le impedisse di rimanere alla fase nella quale il suono risveglia in lei emozioni. La musica non è questo...”  perché, come Celibidache continua, il suo vero scopo “... è la verità finale...” e come continua, ancora più poeticamente quando dice che “...La bellezza non è altro che una stazione intermedia verso la verità...”

Ma modificherei la frase di Celibidache (con le parti in neretto) “...Tutta l'arte (e la bellezza) ha un solo obiettivo, non la libertà, ma la "liberazione...” (spero mi perdoni :P) perché la libertà lascia troppo spazio alla libera licenziosità emotiva e soggettiva... in fondo è lui che dice “...Ciò che mi rende ancora capace di fare musica che io non ho intenzioni. Io mi libero ogni volta di tutto ciò che so(no)...”

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analogico_09

@my2cents Lo funzione, lo scopo della "liberazione" è quella di rendere liberi, di raggiungere la libertà, che non è per definizione "arbitrio", per cui la libertà non può essere confusa con la licenziosità ;)
 

Se io nella musica del tale compositore ci "sento" X non è per arbitrio, bensì per quella caratteristica che ha la musica, la più empirica e meno asemantica delle arti, niente affatto matematicamente sondabile, la quale offre la possibilità a tutti i fruitori di pari sensibilità e grado di conoscenza musicale (che non si affidino tuttavia solo alla primitiva e meccanica emozione che induce a percezioni limitate e superficiali) di sentire nello stesso brano sia X , Y o Z, senza che nessuno dei due abbia "ragione" o "torto", che abbia interpretato bene o male. Ciò indipendentemente da tali gradi di sensibilità, siano essi più o meno alti. E' anche in questo la grandezza della musica, dell'arte: nell'essere "tutto".

Credo che il senso della frase di Celi: “...Il suono ha una relazione ininterpretabile con il mondo emozionale dell’uomo...” secondo me significa quello che è scritto, ovvero che la musica non si interpreta con le emozioni, non con le sole emozioni senza tenere conto dei processi conoscitivi mentali che sono a loro volta (col)legati al mondo del sensibile, dell'istinto, dell'inconscio. 
Chiariamo che l'inconscio, il mondo dell'istinto, non è una cosa "selvaggia", primitiva, inconsapevole; nell'inconscio c'è lo stadio primordiale dell'"inconosciuto", l'emozione pre-logica e automatica, la logica, la conoscenza, l'intelligenza, lo stupore lirico e la speculazione critica, solo che nel mondo dell'"es" tutto questo è mischiato insieme e quindi si perdono le coordinate...
La piscanalisi si occupa "scientificamente" di rimettere in equilibrio le varie "energie"; la musica lo fa attraverso la "affubulazione" dei suoni che dicono tutto e niente.., come il suono di una canna attraversata dal vento che è bello e piacevole per se stesso..,  il quale prima è emozione "primitiva" , poi diventa strumento del linguaggio dell'arte che è fatto di tutto quello di cui che è fatto l'incoscio e la coscienza vigile, il sogno e la veglia. Ed ogni incoscio e ogni coscienza sono diversi dall'altro, come il brano musicale che ciascuno interpreta a modo suo, secondo "incoscienza" e "coscenza"... ;) 

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analogico_09

Mi spingo oltre.., forse Celibidache intende dire che noi ascoltatori, credo valga anche per i musicisti, senza voler generalizzare, chiediamo molto, spesso troppo, alla musica, per il nostro piacere, e a nostro "uso" e consumo, anche quello che non può dare, senza preoccuparci di dare a nostra volta qualcosa alla musica.., ovvero senza scendere più in profondità per cercare un contatto più ravvicinato con il "mistero" musicale... Essere anche noi stessi un po' più in musica, non solo avere musica...

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