solo_400

Cosa è la musica?

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speaktome74

Grande lo zio Conte Dracula! 🧛‍♂️

Ho seguito con piacere questo interessante documento storico.

Per noi audiofili sono spassosissimi gli ultimi 5 minuti 😂

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chicco98

ed in effetti, la musica è proprio "un flusso di coscienza"

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analogico_09

I valori non dipendono dalla tecnica, se dipendono dalla tecnica non sono valori.

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floyder

Cosa e' la musica?

.

È un grande, immenso generatore di emozioni, solo i fortunati ne hanno la sensibilità di carpirne l'essenza.

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Bazza

Suonerà banale ma la musica è un linguaggio universale. 7 note con cui puoi esprimere praticamente di tutto e pure senza bisogno di cantarci sopra.

Inoltre allieta il nostro passaggio su questo mondo.

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minollo63

Per me, semplicemente, la musica è... vita !

(Da intendersi: vitalità, gioia, piacere, soddisfazione, allegria, spensieratezza, serenità, leggerezza, bellezza...)

ciao

Stefano R.

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Aries

Ho scoperto di essere sordo😭 

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floyder
26 minuti fa, Aries ha scritto:

Ho scoperto di essere sordo😭 

Vai tranquillo, stai sereno ... non sei solo 😂

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Aries

@floyder bene questo mi rincuora...🤣

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Bazza
19 minuti fa, floyder ha scritto:

stai sereno ... non sei solo

Eccomi, un'altro membro della "Fellowship of the deaf"

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mozarteum
5 ore fa, Bazza ha scritto:

ma la musica è un linguaggio universale. 7 note con cui puoi esprimere praticamente di tutto e pure senza bisogno di cantarci sopra.

Inoltre allieta il nostro passaggio su questo mondo.

No non lo e’.

Una prima di Brahms nel Bronx non e’ compresa e un tam tam africano fuori da curiosita’ antropologica non comunica alcunche’ qui da noi.

e’ universale il linguaggio dei segni musicali ma questo vale anche per i numeri arabi

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analogico_09
5 ore fa, minollo63 ha scritto:

Per me, semplicemente, la musica è... vita !

(Da intendersi: vitalità, gioia, piacere, soddisfazione, allegria, spensieratezza, serenità, leggerezza, bellezza...) 


La musica può anche indurre a tristezza o scoprire quella che è gia in noi. Può essere dolorosa, accentuare lo stato di sofferenza, farsi catartica...

La musica è una "forza" sovrasensoriale, o ultraumana che ci permette di comunicare con i morti...
 

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Bazza

@mozarteum si ma una melodia, anche scarna può trasmettere diversi stati d'animo. Una marcia funebre difficilmente sarà interpretata come un qualcosa di gioioso...

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analogico_09
1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Una prima di Brahms nel Bronx non e’ compresa e un tam tam africano fuori da curiosita’ antropologica non comunica alcunche’ qui da noi.


Questa mi sembra una generalizzazione. Non è che le tammurriate  "tribali" del nostro sud siano poi così diverse.

La nostra cultura occidentale si sviluppa anche grazie a ciò che abbiamo (ap)preso nei secoli passati dal tam tam africano, non solo il suono, anche la "forma" dello strumento stesso, le tecniche, riaggiornando, adattando alle nostre specificià estetiche, ovviamente , e ciò vale anche per molti altri fondamentai strumenti della nostra storia musicale che vengono quasi tutti dai luoghi dei "crociati" e dei "marco polo", ma la "radice" comune è quella... Per me tutte le musiche di tutte le mattine del mondo hanno una stessa radice, remota, arcana, "dinosaura" quanto si vuole ma reale.
I luoghi del mondo non sono chiusi a compartimenti stagno come qualcuno ancora si ostina a pensare nonostante le "contaminazioni", nel bene e nel male.., non tutte escono col buco.., tra tutte le musiche del mondo siano all'ordine del giorno. Ci sono bellissime composizioni per la primitiva marimba africana e clavicembalo.., non riesco a trovarla nel tubo...


Nel Bronx, come pure ad Harlem, si è sviluppata nel corso del secolo scorso una tale sensibilità musicale, grazie al jazz che ha infuso in quei luoghi della segregazione la grande corrente socio-culturale, poetica, spirituale, alternativa all'ignoranza, figlia della miseria, della paura della sottomissione.., cosicchè oggi i musicisti neri o bianchi di quei luoghi non suonano Brahms, o non lo suonavano, perché viene o veniva loro impedito di suonare musica classica, nei fatti.., non perché non siano o non fossero stati in grado di suonare tale musica, dove anche le persone che non facevano e fanno musica sono e furono in grado di apprezzarla e quindi di "capirla". Il jazz influenza la classica e la classica il jazz che è musica di discendenza africana...
 

In ogni caso da noi la gente del "sud" non capisce quello che fa la gente del "nord", e viceversa.., ma anche a livello di persone che vivono in uno stesso luogo non ci si capisce in profondità sui gusti musicali con musiche condivise.., figuriamoci... Non è dunque un problema di africa o di svezia che non si intendono per fatale incompatibilità etniche (una volta venivano definite razziali...), antropologiche, bensì di persone simili e pure diverse tra di loro, stesso contesto social-culturale, che parlano idiomi marziani e lunari. E' questione di quanto si sia mentalmente, culturalmente, psichicamente più aperti o più chiusi.


 

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analogico_09
2 ore fa, mozarteum ha scritto:

un tam tam africano fuori da curiosita’ antropologica non comunica alcunche’ qui da noi. 


Naturalmente, visto che si parla di musica, ho inteso il tam tam come linguaggio musicale percussivo che si ottiene con i tamburi e non come forma di "telegrafo" senza fili...

e’ universale il linguaggio dei segni musicali ma questo vale anche per i numeri arabi
 

I segni musicali sono la tecnica, la grammatica che si traducono in linguaggio di chi fa musica, e non sono tutti uguali, nel mondo ci saranno modi diversi di "annotare" la musica o di affidarla alla memoria umana, quindi non c'è universalità dei segni, se non all'interno degli stessi ambiti culturali. Per convenzione e non a caso poi la notazione "occidentale" si usa anche in africa e nel bronx.., quindi perché dovrebbero esisterele incomunicabilità "fatali" tra le diverse forme musicali che a quanto pare si sono incontrate?

Neppure i "suoni" attraverso i quali la musica prende forma e vita sono universali; i suoni e le combinazioni sonore (musica) cambiano e si differenziano da cultura e cultura.


Ma questo non crea distanze tra gli ascoltatori dei vari contesti culturali.., anzi, il linguaggio musicale è universale perché non parla...

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mozarteum

Comunque Celibidache ha ragione quanto alla musica riprodotta. Cattura poco di cio’ che si ascolta dal vero, ma non in termini di spl e di altre minchiate care agli audiofili che ignorano il Lohengrin, ma per la ricchezza incalcolabile di sfumature e inflessioni della musica vera.

non parliamo poi di giudicare attraverso il tubo et similia.

l’ascolto riprodotto serve, come la Messa ascoltata per radio, a chi non puo’ uscire di casa

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SimoTocca

@mozarteum 

Sono in netto disaccordo con le tue affermazioni perentorie.

La prima sulla Musica come linguaggio non universale. La musica É un LINGUAGGIO UNIVERSALE in quanto non ha bisogno di “alcuna TRADUZIONE” per veicolare emozioni e “flusso di coscienza”. Che poi i sentimenti che suscita una sinfonia di Brahms siano diversi se eseguita davanti ad una platea di ragazzi appassionati solo di musica Rap nel Bronx oppure ad un concerto per abbonati (ricchi, colti e quasi tutti bianchi...e su questo ci sarebbe da riflettere...) alla Carnegie Hall a Manhattan, questo non dipende dalla Musica, ma da chi la ascolta. Nel senso: I Sepolcri del Foscolo se letti alla Versiliana davanti ad un pubblico colto comunicano tutt’altro che recitati in una discoteca davanti ai Fans di Sferaebbasta, eppure la Lingua Italiana é ben compresa (o almeno abbastanza bene...via...) da tutte e due le platee e quindi non é certo un problema di “universalità della lingua”.

Peraltro, citando il Bronx con le conseguenze “razziali” che ne derivano, mi viene in mente la Chineké Orchestra di Londra, che ha quasi tutti musicisti di colore o comunque multirazziali, e che proprio per questo é stata fondata, o la Simon Bolivar, orchestra venezuelana che si compone da ragazze e ragazzi, molti de quali recuperati “dalla strada” grazie al El Sistema di Abreu , che una volta “educati in contesto culturale appropriato” danno vita ad una orchestra straordinaria.

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floyder
29 minuti fa, mozarteum ha scritto:

l’ascolto riprodotto serve, come la Messa ascoltata per radio, a chi non puo’ uscire di casa

Oppure vedersi un documentario anziché viaggiare ... la trovo un pó estrema.

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mozarteum

Perche’ hanno studiato la musica occidentale.

io intendevo come capacita’ originaria di sintonizzarsi con la musica senza intermediazione culturale.

e’ un po’ il discorso di croce perche’ non possiamo non dirci cattolici anche se non lo siamo.

Di Winterreise fuori dalla Mitteleuropa che cosa arriva? 

Sono reduce da un lungo viaggio in america centrale: non v’e’ traccia alcuna neanche per sbaglio della musica “colta” nostra e anche io, ascoltando l’op.118 di brahms - porto sempre un po’ di musica con me- ne notavo la totale distonia coi luoghi...

il vostro e’ un punto di vista eccessivamente argomentato, la mia una constatazione immediata e di “sentimento”.

Piuttosto sei venuto ieri sera da Luisi? 

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pass

C'è chi ha il tempo e i soldi per viaggiare..

Chi a malapena riesce a sentire un disco (o a guardare un documentario)

Ma già dimenticato, questo è un passatempo per eletti...

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pass

Comunque il professorone del filmato a me è simpaticissimo e la lezione molto interessante, anche se forse non comprendo appieno tutti i passaggi

@solo_400 grazie dello spunto di riflessione

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SimoTocca

@mozarteum 

La seconda tua affermazione, che poi é quella di Celibidache, sulla impossibilità di riprodurre la musica a casa propria come dal vivo è una affermazione legata solo ad un progresso tecnico ancora incompleto, ancora in fieri, ma che piano piano, anno dopo anno, rende questa affermazione una grande bugia. Lo dico da audiofilo, fiero di esserlo e consapevole di ascoltare a casa mia con grandissima soddisfazione e “brividi di realtà” grandi orchestre, pianisti e...sì, anche la Messa, ma quella da Requiem di Verdi con una potenza sonora e con risultati che a volte superano l’ascolto dal vivo (penso a certi posti a teatro acquistati all’ultimo momento, in seconda galleria, lontano dall’orchestra, e magari in teatri con acustica disastrosa). Si vede che a casa tua, sul tuo impianto, sei ancora molto lontano dalla realtà, e questa é una riflessione che come audiofilo dovresti fare (cioè sei sicuro di essere soddisfatto del tuo impianto? Se no...cambialo!).

Il disaccordo netto é anche, e anzi sopratutto, con Celibidache medesimo, e con la sua filosofia Zen, e con la sua avversione per le registrazioni, avversione un po' sciocca alla fin  fine perché adesso circolano registrazioni fatte in condizioni non ottimali che rendono male il suo modo di dirigere, a differenza di quanto accade per la maggior parte dei suoi colleghi, da Karajan a Bernstein, da Muti ad Abbado, serviti “al meglio” dalle case discografiche e con risultati che hanno potuto “controllare” volta per volta.

Ho ascoltato molte volte Celibidache dal vivo a Firenze (e addirittura ero a bordo dell’ambulanza che lo ha portato in ospedale quando si é rotto il femore cadendo dal podio qui al Comunale, frattura che ha causato poi un aggravamento delle sue condizioni generali, portandolo alla morte in poco tempo). Ma il suo modo di super-interpretare la musica mi ha sempre convinto assai meno di quello degli altri grandi direttori sui quali Celibidache era uso sparare sentenze tranchant (Karajan non sapeva dirigere! Toscanini era una fabbrica di note! Abbado era di una noia mortale! Muti aveva del talento ma era un grande ignorante! E così via...). Insomma ecco, come teorico della musica  e filosofo Celibidache ha il suo fascino, ma come interprete, almeno per me, é stato assai sopravalutato e, comunque sia, non ha mai “toccato le mie corde”.

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SimoTocca

@mozarteum 

Certo che sono venuto... Lo Schubert di Luisi mi convince poco, mentre il suo Mahler (ieri sera la settima) lo trovo molto bello.

Ieri sera peraltro ero mezzo influenzato e quindi forse non ero nelle condizioni di godermi appieno il concerto (dovevo concentrarmi troppo per evitare di...tossire! Hehehe...).

Tanto che ho spostato il biglietto di oggi per l’Olandese di Wagner a giovedì...

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mozarteum

Ho un full mbl di cui sono molto soddisfatto (mentre ad esempio i planari non mi piacciono proprio). Ma non e’ questo il punto.

Celibudache parlava quando gia’ erano incisi i mercury e i grandi decca. E’ un punto di vista molto serio che personalmente condivido anche se ascolto anche io musica riprodotta (13.000 cd, 2000 lp, ecc.ecc.).

Ma poi come e’ successo ieri sera nella pur imperfetta settima di Mahler eseguita da Luisi o nelle meravigliose variazioni goldberg fatte da Schiff nel

pomeriggio entrambe ascoltate in posizione ottimale, non c’e’ partita alcuna con la piu’ perfetta delle registrazioni

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alessandrodp9

La musica per come la intendiamo possiede sia qualità percepibili senza intermediazione culturale, sia in maniera maggiore, messaggi percepibili solo grazie all'educazione. Elementi quali il ritmo o la percezione della consonanza o dissonanza di sue note sono qualità innate dell'uomo (e non solo dell'uomo). Le emozioni che si vogliono suscitare a partire dagli elementi basilari della musica non é detto però che possano arrivare senza intermediaziazione culturale.

Su Rai 5 avevo seguito un bel documentario (ahimé avrei voluto ritrovarlo online, ma non é stato possibile), dove un padre missionario faceva ascoltare a tribù segregate dall'occidente le quattro stagioni. Ebbene non solo vivaldi non era compreso, ma facevano fatica anche ad associarlo al loro concetto di musica.

Parimenti, e rimaniamo in questa comunità, un capolavoro come le variazioni op.31 viene bellamente ignorato dal 90% delle discoteche audiofile, perché obiettivamente insistono su contenuti musicali che per arrivare necessitano di un minimo di educazione oltre che di sensibilità.

Ancora, e qui posso citare me stesso, che sordo non sono e sono piuttosto ben educato alla musica occidentale, risulta difficilmente comprensibile agli occidentali il valore emotivo delle variazioni microtonali della musica indiana. Ad un indiano tale linguaggio appare scontato, tanto che facilmente potrebbe dire che é un sistema musicale universale, conoscibile a tutti. Ma non é così.

Per tanti di noi sono 'miagolii' incomprensibili.

Saluti a tutti

Alessandro

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mozarteum

Perfetto

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Sentenza976

Documento straordinario del grande maestro. La sua visione è quella di una musica aristocratica per pochi eletti. La tecnologia discografica, con tutti i suoi limiti,  ha reso la musica più democratica ed accessibile a tutti. Chissà cosa avrebbe pensato oggi il Maestro dei telefonini e della musica in streaming 😀

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aggelos
12 ore fa, mozarteum ha scritto:

No non lo e’.

Una prima di Brahms nel Bronx non e’ compresa

Roberto, qui non sono assolutamente d'accordo!!

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SimoTocca

@mozarteum 

Per me invece, sia in cuffia che con i diffusori, la sensazione di bellezza del suono e di “realtà” sonora riprodotta a volte supera l’esperienza dal vivo (e di esperienze dal vivo non ne ho poche...).

Ci ho messo moltissimo tempo, ma poi ho raggiunto un livello di soddisfazione “audiofila” davvero notevole, e per questo ti invitavo a ricercare questa soddisfazione (che, ti assicuro, non dipende dal marchio,  per quanto blasonato o costoso esso sia come MBL, ma proprio di ricerca personale del suono a “tua misura”, che si vede ancora non hai trovato...)

Il suono di un concerto riprodotto a casa propria é  un po' come una partita di calcio vista su Sky in HD (quanto progresso e avvicinamento alla realtà c’é stato da quando le partite erano trasmesse in bianco e nero, e se si continua così magari fra poco la trasmissione sarà anche in immagini tridimensionali...) dove hai la possibilità di vedere da vicino il gioco, la palla, le azioni, i dettagli insomma che anche stando in Tribuna VIP non avresti modo di vedere...

Tanto che a volte la realtà riprodotta supera quella dal vivo... ma qui si entra in filosofia e in concetti che ci porterebbero lontano dal Thread.

Di certo sta il fatto che secondo Celi il Cinema e i Film non dovrebbero esistere, ma solo il Teatro dal vivo recitato ogni sera...posizione rispettabile, ma non da tutto condivisibile...e, per esempio, nel mio caso, continuo a preferire il cinema al Teatro... e ritengo quindi anche che la musica riprodotta abbia almeno la stessa importanza della musica dal vivo, anche per la possibilità di far “partecipare” all’evento il maggior numero possibile di persone, quindi qualcosa di “democratico anziché elitario”... 

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