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corrado

cronaca e costume Protesta dei pastori sardi

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analogico_09
13 minuti fa, andpi65 ha scritto:

Sinceramente l'ironia su questo tema la lascerei da parte! 

P.S. : Ma è solo una questione di sensibilità.

Bene, buon per te, ma a ciacuno il suo, io mi tengo il mio legittimo; a parte il fatto che l'ironia qui fatta, non solo da me, non è verso il problema di cui trattasi, e non occorre aver studiato alla Bocconi per capirlo, mentre la sensibilità non c'entra nulla, non la si confonda con il moralismo...

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Cagliostro

Mi sembra di capire che il problema sia nell’eccesso di offerta (12.000 allevamenti/produttori), che per altro è rivolta quasi ad un unico committente (il 60% della produzione viene assorbito dai caseifici che producono il pecorino romano... pecorino “romano”? 🙄, nemmeno sardo? 🤔... mah!...), e che per di più soffre la concorrenza di produzioni estere (tipo Romania) dove però non ci vanno tanto per il sottile e non si fanno troppi problemi a inondare il mercato di roba scarsa da pochi spiccioli al quintale.

Aggiungiamoci pure che l’industria alimentare (Caseifici) non credo si faccia tanti problemi ad utilizzare la roba Rumena (et simila) al posto dell’eccellenza Sarda, e il disastro è servito.

Comunque è sempre la stessa storia: dicono che le leggi del mercato e della concorrenza sono sempre buone e giuste, e consentono a noi poveri consumatori di godere dei migliori prodotti al miglior prezzo possibile, e bla, bla...

A me sembra invece puntualmente finire con la moneta cattiva che scaccia quella buona, che fallisce ed esce dal mercato.

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zucchetti

Combinazione appena sentito (tramite cuffia) ad un tg.

Si io voglio commentare , spero che i produttori di latte in questione abbino gli attributi necessari per risolvere la situazione.

E conoscendo (anche se superficialmente) il popolo sardo , gli do fiducia.

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cinemascope

Bravissimi tutti !

"Le retour a la Réalité"

N.B...SOLO nella Provincia di Bolzano...gli agricoltori-allevatori...NON hanno (mai)  protestano...ci sarà un motivo...e MOLTO pratico-reale...

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maurodg65
5 ore fa, Cagliostro ha scritto:

Mi sembra di capire che il problema sia nell’eccesso di offerta (12.000 allevamenti/produttori), che per altro è rivolta quasi ad un unico committente (il 60% della produzione viene assorbito dai caseifici che producono il pecorino romano... pecorino “romano”? 🙄, nemmeno sardo? 🤔... mah!...), 

Hanno spostato Roma e non ci hanno avvertiti. :D 

5 ore fa, Cagliostro ha scritto:

Aggiungiamoci pure che l’industria alimentare (Caseifici) non credo si faccia tanti problemi ad utilizzare la roba Rumena (et simila) al posto dell’eccellenza Sarda, e il disastro è servito.

Comunque è sempre la stessa storia: dicono che le leggi del mercato e della concorrenza sono sempre buone e giuste, e consentono a noi poveri consumatori di godere dei migliori prodotti al miglior prezzo possibile, e bla, bla...

A me sembra invece puntualmente finire con la moneta cattiva che scaccia quella buona, che fallisce ed esce dal mercato.

Il punto è che a parole si afferma di voler tutelare i prodotti tipici del nostro paese, l’eccelenza, ma poi le regole per la produzione dettate dai Consorzi di Tutela permettono l’utilizzo di materia prima che proviene da altri paesi, questo indipendentemente dal fatto che qualitativamente queste materie prime siano peggiori o migliori di quelle locali, non cambia niente riguardo al fatto che è ipocrita lasciarsi industrialmente la porta aperta per poter produrre quanto si vuole a prescindere dalle quantità di materia prima prodotta in loco, fregandosene dei prezzi al consumatore che per le piccole produzioni di qualità non dovrebbero guidare le scelte delle aziende.

Le leggi del mercato funzionano, a non funzionare solo le teorie alla base delle chiacchiere sulla tutela del territori, perché la verità è che non interessa per primi ai Sardi di accontentarsi di vendere solo quanto possono produrre in base alle potenzialità della filiera, che poi i problemi siano legati alla quantità prodotta di pecorino romano in Sardegna mette la pietra tombale sulla discussione.

Poi mi raccomando prendiamocela con l’europa e le norme europee che non ci permettono di mantenere la qualità delle nostre produzioni o con l’Olanda che acquisterebbe gli scarti dei caseifici pugliesi per produrre formaggini e Leerdamer o come diavolo di chiama il loro formaggio tipico. 

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maurodg65
5 ore fa, zucchetti ha scritto:

Si io voglio commentare , spero che i produttori di latte in questione abbino gli attributi necessari per risolvere la situazione.

E cioè cosa dovrebbe fare od ottenere per risolvere la situazione? 

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maurodg65
7 ore fa, appecundria ha scritto:

La cagliata rumena, talvolta usata al posto del fiordilatte sulle pizze, costa 2,5 euro al chilo, chissà cosa cozzo c'è dentro, arriva in balle congelate che poi vengono sfasciate con la sega elettrica.

Quello giusto, il fiordilatte di Agerola, va tra i 9 e gli 11 euro.

L'agroalimentare italiano non è fatto per chi non può pagarlo. Purtroppo. 

Non lo sapevo, grazie dell’informazione, anche se non credo che il pecorino sardo DOP od IGP o quello Romano di Sardegna siano prodotti con quelle “balle congelate” altrimenti dovremmo farci un bel po’ di domande di cui sarebbe meglio non conoscere le risposte. ;) 

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Cagliostro
40 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

anche se non credo che il pecorino sardo DOP od IGP o quello Romano di Sardegna siano prodotti con quelle “balle congelate”

Il pecorino sardo o romano forse no, ma pare che invece lo sia la “mozzarella” utilizzata dalla stragrande maggioranza delle pizzerie.

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Cagliostro
2 ore fa, maurodg65 ha scritto:

Le leggi del mercato funzionano

Forse sulla carta...

Nella realtà finisce sempre che l’erba cattiva infesta tutto, abbassa il livello (fino ai limiti della legalità ma comunque posizionandosi nella mediocrità, se non proprio sconfinando nella illegalità o nella truffa), e mette fuori mercato l’erba buona.

Non so tu, ma io lo vedo ogni giorno in quasi tutti i settori, compreso quello in cui opero io.

Poi, che le regole del mercato “dovrebbero” assicurare risultati diversi siamo tutti d’accordo; ma nei fatti non è così: scende il prezzo del prodotto al consumatore, ma sempre a discapito della qualità.

Ho un amico che lavora al porto, sezione doganale. Sale sulle navi per verificarne il carico, prima che tirino giù i container. Volete - per esempio - che vi racconti cosa c’è nelle stive delle navi cinesi che trasportano tonnellate di grano destinato alle nostre panetterie e alle nostre industrie alimentari?

Non comprereste più pane.

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Lorenzo67

Non sono un esperto dell'argomento ed evito di lanciarmi in analisi di mercato. Faccio il ragionamento di quello che il latte lo compra.

Premesso che nel mio piccolo ho deciso da tempo di aiutare i miei connazionali dove e quando me lo posso permettere, compro solo latte che sia 100% italiano, fidandomi ovviamente di quanto dichiara il produttore/confezionatore.

Marchio Esselunga: 0,86 al litro, lunga conservazione parzialmente scremato

Latte sardo (vaccino) al discount qui vicino: più o meno come sopra, vado a memoria.

Latte provenienza Austria, stesso discount: 0,62 euro al litro, che è ciò che viene pagato agli allevatori sardi, da quanto ho sentito (non so se ci siano differenze tra l'ovino ed il vaccino).

C'è qualcosa che non quadra, ed una simile differenza non può essere giustificata col solito mantra della competitività.

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Lorenzo67
2 ore fa, maurodg65 ha scritto:

Le leggi del mercato funzionano

Anche quelle della Natura, ma tu (e non solo tu) sbattuto in mezzo alla giungla moriresti dopo 3 giorni.

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stefanino

non conosco le dinamiche del latte sardo ma ho presenti quelle del latte vaccino in lombardia

oggi siamo ai prezzi del 1992

i costi di una stalla aumentano+per starci dentro devi aumentare la produzione (banale  economia di scala)

pero' ci sono le quote latte

un bel ginepraio

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maurodg65
17 minuti fa, Lorenzo67 ha scritto:

Anche quelle della Natura, ma tu (e non solo tu) sbattuto in mezzo alla giungla moriresti dopo 3 giorni.

Guarda che giungla a parte su cui concordo con te per quanto mi riguarda, il problema del latte sardo di pecora è tutto legato alle specifiche di produzione del pecorino, se accetti che si possa utilizzare latte di pecora di provenienza diversa da quella del luogo di produzione poi è perfettamente inutile lamentarsi.

Tra l’altro in base a quanto precedentemente già riportato i produttori sardi di latte ovino e caprino ricevono già dei contributi regionali per oltre 50 milioni di euro per contrastare i problemi legati al basso costo di mercato delle loro produzioni, di più cosa si dovrebbe fare? 

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maurodg65
16 minuti fa, stefanino ha scritto:

i costi di una stalla aumentano+per starci dentro devi aumentare la produzione (banale  economia di scala)

pero' ci sono le quote latte

un bel ginepraio

Non è però così automatico perché anche se in teoria tutti i produttori aumentassero la produzione per poter star dentro ai costi di produzione senza le quote il mercato verrebbe inondato da una tale quantità di prodotto che il prezzo di mercato inevitabilmente crollerebbe.

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maurodg65
1 ora fa, Cagliostro ha scritto:

Nella realtà finisce sempre che l’erba cattiva infesta tutto, abbassa il livello (fino ai limiti della legalità ma comunque posizionandosi nella mediocrità, se non proprio sconfinando nella illegalità o nella truffa), e mette fuori mercato l’erba buona.

Ma non sono le regole di mercato a provocarlo ma le logiche legate al profitto dei produttori che preferiscono giocarsi la carta del prezzo legato alla quantità prodotta e venduta piuttosto che quella della qualità su produzioni ridotte, il motivo è comprensibile ed legato alla cultura della qualità ed alla disponibilità della massa a pagare il giusto prezzo, questo al di fuori dei buoni propositi espressi a parole che spesso tali restano.

P.S. Un esempio che riguarda Al mozzarella di bufala campana, da ragazzo passavo le mie ferie estive vicino Paestum e la mattina nei chioschi sul lungomare arrivavano le mozzarelle di Bufala calde in bidoni di plastica immerse nel loro siero da Battipaglia, ad ora di pranzo era già impossibile trovarne in vendita, la produzione no. Riusciva neppure a soddisfare il consumo locale, le mozzarelle al tempo erano 100% latte di bufala.

Oggi il mercato è pieno di mozzarelle di bufala campana con il marchio del consorzio, che allora no. Esisteva, ma oggi quasi tutti i produttori con poche eccezioni producono mozzarelle di Bufala con percentuali variabili di latte di bufala e vaccino, ma tutto ha il marchio del consorzio, di chi è la colpa? 

Non sarebbe più giusto parlare di mozzarella di Bufala solo per il prodotto con il 100% di latte di bufala e per tutto il resto di mozzarelle con late di bufala indicanti la percentuale realmente utilizzata? In questo le regole di mercato non c’entrano nulla, sono scelte precise di business.

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stefanino

@maurodg65 

mi sono spiegato male

i 40 cents con le quote basse sono un problema

se il sistema quote piace sarebbe anche opportuno vedere un attimo le ripartizioni soprattutto in italia dove sono cosi' basse da non coprire il fabbisogno nazionale

.

L'alternativa e il liberalizzare al 101% e vinca il (o i ) migliore.

.

In ogni caso un sistema per quote deve essere avccompagnato da un prezzo minimo che tuteli chi, avendo quote basse, ha costi piu' elevati

Non e' bello ma e' la conseguenza dl regime delle quote.

.

Il problema prima piu' italiano, oggi sta diventando anche tedesco e francese che (piu' di noi) stanno pagando pegno all'allargamento di paesi dell'est nella EU dove per costo lavoro, valore moneta e quote non cosi' scarse, fanno una bella concorrenza soprattutto nel latte generico (insomma quello del LIDL o per fare formaggi di poco conto)

.

Ovviamente quella quota di latte italiano idoneo alla produzione di formaggi specifici (reggiano, padano , formaggi di malga)ha caratteritiche molto particolari per cui non viene aggredito da questa concorrenza "da prezzo" direttamente ma indirettamente si.

Aanche il latte e' una piramide, se il prodotto "standard" ha un prezzaccio anche quelli piu' "specifici" non portano a casa granche'

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Lorenzo67
1 ora fa, maurodg65 ha scritto:

di più cosa si dovrebbe fare? 

E io cosa ne so? So solo che quando vedo un pastore (un pastore, non un economista) piangere in TV perché, dopo 50 anni di lavoro (e che lavoro!) non riesce più a mantenere la famiglia, qualcuno gli risponderà: "è il mercato, bellezza", mentre io qualche domanda me la faccio. 

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Martin

Nel disciplinare linkato da MdG al #18  non ho trovato traccia dle fatto che il "pecorinio sardo" debba essere prodotto solo con latte sardo. Il vincoli sono: Produzione in Sardegna e sieroinnesto con "colture provenienti dalla zona di origine" (ah ah ah) 

È evidente che nella definizione della DOP i formaggiari auspicavano una domanda superiore alla produzione consentita dagli allevatori locali, e si sono messi con le spalle a paratia. 

Altri punti meritevoli di menzione: Il prodotto deve essere fabbricato e stagionato in Sardegna, e così abbiamo dato il contentino alla ricaduta occupazionale locale. Inoltre il prodotto può essere confezionato e porzionato fuori zona,  e così non ci siamo segati le centrali d'acquisto della GDO. 

È evidente che accettando simili compromessi in sede di definizione dei disciplinari (dove le categorie interessate sono presentissime) ci si espone agli schiaffoni del mercato. 

In caso contrario però si rimarrebbe "scoperti" a fronte di picchi di domanda. (e magari con contratti di fornitura take-or-pay in corso) 

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Lorenzo67
2 minuti fa, adriatico ha scritto:

Il problema principale è la scarsa educazione del consumatore finale

Ma guarda che anche questo è "mercato", mica solo il prezzo.

Se al supermercato, per esempio, mettessero un bel cartello con una roba del genere: "Il latte 100% italiano da oggi costa 1,20/1,50 al litro, perché ad 80 cent. al pubblico facciamo chiudere gli allevamenti", magari qualcuno (a partire dal sottoscritto) ci pensa e lo compra.


E ribadisco la mia perplessità sul latte provenienza Austria a 69 cent il litro. Non mi quadra.

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adriatico

@Lorenzo67 infatti per questo ho detto che il mercato esiste...

Non bastano i cartelli al supemercato. Ci vuole molto di più per dare fiducia: magari uno per una motivazione così comprerebbe il latte italiano ma un minuto dopo gli sorgerebbe il dubbio che sia solo una manovra per vendere a prezzi alti... e questo uno dei casi migliori perché credo che non freghi nulla di chi produce il latte... frega che sia sano, saporito e naturale.

-----

Voi sapete da dove arriva gran parte dell'uva che finisce a prosecco? o quella che diventa valpolicella-ripasso e finaco amarone?

se non lo sapete è meglio...

----

in Australia qualche anno fa è arrivato un ministro che ha deciso che il miglior modo, per loro, di produrre e gudagnare con la lana era liberalizzare totalmente il mercato togliendo ogni sovvenzione. Oggi la lana è solo australiana e neo zelandese che hanno fatto la stessa cosa: loro guadagnano bene da quel mercato con prezzi che hanno buttato fuori mercato tutti gli altri. Gli allevatori ovini italiani non raccolgono più lana, la tosano perché serve al benessere dell'animale ma la regalano e qualcuno la usa come isolante nelle coibentazioni in edilizia. Hanno fatto lo stesso con tutta l'agricoltura. 

In tale caso il bisognino ha fatto trottare la vecchia :) . Non so se è applicabile all'eccellenza italiana ma anche questa è una via.

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

Veronelli (sì quel famoso Veronelli) propose, oramai "secoli fa", quando aprirono

le prime catene-supermercati- ora GDO...

che sullo scontrino prezzo ed a partire dal cartello prezzo esposto...

fosse chiaramente indicato il costo (pagato in ORIGINE) per la materia prima.

Tutto ciò a tutela del contadino, del pastore, di coloro che "campano" di agricoltura.

Giustamente Veronelli riteneva che SOLO rendendo TRASPARENTE quel dato sullo scontrino

il consumatore finale poteva col tempo passare da consumatore inconsapevole

a consumatore CONSAPEVOLE.

Veronelli era anche un indomito Anarchico Surrealista e la sua proposta a tutela

dell'agricoltura italiana fu spernacchiata in ogni dove, riviste enogastronomiche comprese.

Oggi siamo al punto che è la GDO a determinare il prezzo di un prodotto

per poter essere sul "suo" scaffale in vendita.


PS (anche per chi ama il cinema)

se avete tempo, meno di un'ora da dedicare 'stasera ai pastori sardi, 

al link c'è una bellissima inchiesta RAI

(quando la RAI era ancora servizio pubblico di Alto Livello)

filmato-inchiesta del 1968, curiosamente medesimo anno di quel

famoso maggio francese.

https://clicksmovies.com/watch/ollolai-gavoi-dentro-la-sardegna-1968/BEQhe81xaRY.html

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Panurge
1 ora fa, adriatico ha scritto:

vecchia squisita chianina 90giorni dry aged non la vendono perché

viene lei direttamente a casa tua in taxì, facciamo 40 gg, dai.

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adriatico

@Panurge 🙂 a casa mia viene bavarese e/o ruba gallega... la chianina non vedono l'ora di venderla entro 15 giorni 😞 ... (la Rubia minimo 60 che è una vaca vieja)

Sono pochi sul totale quelli che capiscono come cacchio è fatta una bistecca seria: rosso scuro vinoso, corona di grasso ricciolut, meglio se marezzata (ma non è entrecote) e odore non proprio attrattivo... la gran parte non ne capisce una minchia proprio, basta fare un giro tra macellai ordinari e banchi dei supermercati. Ci sono solo quei termoformati singola porzione con dentro roba USA, Australiana, Irlandese o sopratutto Argentina a prezzi di gioielleria in un banchetto frigo a parte... tutti con la fesa ed il nodino di vitello.. bleah 

Frollata non la vendono manco nei supermercati in Toscana... vergogna.

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Lorenzo67

Tempo fa, un vecchio macellaio di un paesino sperduto in Galizia si è rifiutato di vendermi un pezzo di carne perché non era abbastanza frollata. Avrei dovuto prima promettere di tenerla in frigo per altri 3/4 gg

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EnzoNapoli

@adriatico se puoi, toglimela la curiosità: da dove arriva l'uva per l'amarone e il ripassa?

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gemoi

@Lorenzo67 la vera frollatura prevede tecniche di raffreddamento e di durata che il frigo di casa se le sogna.

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Lorenzo67

Evidentemente era a buon punto, non so. Non è il mio mestiere. Io mangio. 

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maurodg65
3 ore fa, adriatico ha scritto:

potessi vedere la mia bestia al pascolo, le mie forme durante produzione e stagionatura volete che tra 0,6€ ed i 25 al kilo del fiore sardo in GDO io non sia disposto a darne anche 30 al pastore/produttore? Pensate se invece di un privato fossi un locale pubblico e potessi "vantare" tale atout coi miei clienti?

Il Giglio Sardo in GDO, come gli altri analoghi del resto, costa mediamente € 16,00/18,00 al kg, chiederne € 30,00 online è possibile ma deve essere un’eccellenza, eccezionale al palato, ma quanti sono realmente in grado di giudicare la qualità? 

L’idea comunque è buona ma quanti allevatori sarebbero in grado di farlo in modo autonomo, si tratta di trasformarsi da pastore a produttore/imprenditore con tutto ciò che questo comporta.

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maurodg65
54 minuti fa, adriatico ha scritto:

Frollata non la vendono manco nei supermercati in Toscana... vergogna.

Dai che alla fine i migliori macellai di paese la frollatura minima di 45/60 giorni per i tagli pregiati la garantiscono, non puoi sperare nella GDO perché la massa chiede salami magri e le bistecche le vuole altrettanto magre e se le fa tagliare dello spessore di una sottiletta e poco più, sui formaggi poi più freschi sono meglio è quindi che vuoi aspettarti? 

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