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corrado

cronaca e costume Protesta dei pastori sardi

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tomminno
12 minuti fa, Lorenzo67 ha scritto:

dice 100% latte italiano

Partendo dalla polvere importata aggiungono acqua in Italia ed ecco il latte italiano. 

Come il triplo concentrato di pomodoro cinese che magicamente diventa concentrato di pomodoro italiano perché trasformato in Italia.

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Savgal

Da pugliese, l'olivicoltura della zona ha subito un danno gravissimo questo anno, le delegazioni di agricoltori sono andate più volte a Roma e non sono state ricevute.

I sardi verranno ricevuti e soddisfatti per la banale ragione che in Sardegna ci sono le elezioni regionali.

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maurodg65
9 ore fa, tomminno ha scritto:

Se un litro di latte il produttore lo deve vendere ad 80cent il prezzo finale del formaggio verrà di conseguenza. 

Il disciplinare di produzione del Pecorino Sardo, ma credo anche di quello Romano, non obbliga l’industria casearia a comperare solo il latte ovino prodotto in Sardegna e neppure a comprarne una percentuale rilevante (...basta aggiungere dei fermenti al latte utilizzato...) questo sarebbe l’unico modo per mettere in mano agli allevatori il coltello dalla parte del manico ed obbligare l'industria a pagare di più il latte per poter sfruttare il marchio DOP od IGP, evidentemente ad essere importante per la realizzazione di un prodotto finito di qualità non è la qualità della materia prima utilizzata ma l’aria della Sardegna in cui è obbligatorio stagionare il Pecorino in questione. :(

Sta di fatto che la regione ed il Governo nazionale sono intervenuti con oltre una ventina di milioni di euro credo per accontatare sia gli uni sia gli altri, siamo un paese che non riesce neppure a gestire la produzione di un prodotto tipico di qualità in quantità risibili senza che qualcuno non si faccia i cazzi propri e senza pretendere che lo Stato intervenga a spese dei contribuenti...e poi agognamo il recupero della sovranità nazionale e monetaria mentre dovremmo chiedere aiuto in Europa invocando l’incapacità di intendere e di volere.

P.S. Più pecorino per tutti.

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maurodg65
9 ore fa, tomminno ha scritto:

Partendo dalla polvere importata aggiungono acqua in Italia ed ecco il latte italiano. 

Come il triplo concentrato di pomodoro cinese che magicamente diventa concentrato di pomodoro italiano perché trasformato in Italia.

Ma il problema quale è secondo te? 

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maurodg65

Io qualche anno fa ho sentito la Serracchiani in una trasmissione telvisiva lamentarsi del fatto che la normativa in vigore per il marchio “Made in Italy” prevedesse la possibilità di utilizzare il logo in questione anche su prodotti non realizzati completamente nel nostro paese, la possibilità di cambiare la normativa era osteggiata dall’industria e della sua associazione di categoria che non voleva cambiamenti alla norma esistente nella direzione che dovrebbe essere ovvia e scontata per poter sfruttare un marchio che indica il luogo di produzione dei prodotti realizzati.

9 ore fa, tomminno ha scritto:

Partendo dalla polvere importata aggiungono acqua in Italia ed ecco il latte italiano. 

Il problema esploso riguardo al Pecorino Romano non ha nulla a che fare con il latte importato è un problema di sovrapproduzione di cui gli addetti ai lavori erano consapevoli.

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maurodg65

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_ottobre_16/cacio-pecorino-guerra-dop-coltivatori-laziali-contri-sardi-il-sequestro-formaggio-5c25ee3c-9323-11e6-aedf-4afd1bcdf31b.shtml

toscana_p161-kcSB-U43230951452752OWC-122

Cacio e pecorino, la guerra «Dop»
Coltivatori laziali contro i sardi

La disputa nasce dal marchio: il «Pecorino Romano Dop» viene prodotto per il 97% in Sardegna e solo il 3% nel Lazio. La Coldiretti ha deciso la «secessione» chiedendo al ministro dell’Agricoltura l’istituzione del «Cacio Romano Dop»

16-10-2016

La guerra di «Secessione» del pecorino romano. E come in ogni battaglia che si rispetti fra i due contendenti - in questo caso Lazio e Sardegna - non si risparmiano colpi bassi, compreso il cambio di nome, da pecorino a cacio. Perché la disputa nasce sul marchio: il pregiato formaggio, infatti, anche se si chiama «Pecorino Romano Dop», viene prodotto al 97% nell’isola e solo il 3% resta sulla terraferma. 

Un danno per i coltivatori laziali, che così hanno deciso di modificare la dicitura e di istituire il «Cacio romano Dop» non sentendosi abbastanza protetti dal Consorzio di tutela. Tutto nasce da alcuni casi che in questi giorni sono stati segnalati nel Lazio e denunciati dall’assessore regionale all’Agricoltura Carlo Hausmann: il sequestro di forme di formaggio etichettate con la qualifica di pecorino e ritenuti lesivi della «Dop». Invece erano marchi registrati, pura «Caciotta» romana. E per di più prodotta nel territorio del quale porta il nome, invece che altrove. Così la Coldiretti ha deciso per la «Secessione» e ha richiesto al ministro dell’Agricoltura di istituire il «Cacio romano Dop», contro l’invadenza del pecorino isolano. «La nostra richiesta – precisa David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio – punta a favorire la nascita di una filiera autenticamente nostra e autonoma dalla produzione sarda».

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corrado

😂😂 con il latte prodotto nel Lazio cosa ci fanno 20 forme di formaggio?

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Lorenzo67
10 ore fa, tomminno ha scritto:

Partendo dalla polvere importata aggiungono acqua in Italia ed ecco il latte italiano

Dove posso approfondire l'argomento?

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maurodg65
30 minuti fa, corrado ha scritto:

😂😂 con il latte prodotto nel Lazio cosa ci fanno 20 forme di formaggio?

Certo, ora però spiegami le logiche di base che portano alla tutela di origine protetta o all’indicaziome di origine protetta, perché se passiamo il fatto che il Pecorino Romano si può produrre in Sardegna con latte sardo non vedo perché il Pecorino Sardo non possa essere prodotto in Corsica con latte di pecora dell’est Europa.

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audio2

perché i sardi seppur in teoria sono italiani mentre i corsi di sicuro no ?

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maurodg65
2 minuti fa, audio2 ha scritto:

perché i sardi seppur in teoria sono italiani mentre i corsi di sicuro no ?

DOP e IGP di questi si parla, il Pecorino puoi produrlo e venderlo come prodotto d’eccellenza senza specificare se è Sardo o Romano, puoi definirlo semplicemente italiano, ma evidentemente se la specifica è diversa un motivo ci sarà, sbaglio? 

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maurodg65

@Pasquale SantoiemmaGiacoia alla fine almeno nel disciplinare del Pecorino Romano è indicato che il latte deve essere prodotto nel Lazio, oltre che in Sardegna anche se non ha nulla a che fare con la zona di provenienza del pecorino romano, ma almeno è chiaramente indicata la zona di provenienza della materia prima che smontano tutte le bufale sul latte di provenienza romena o straniera più in generale. Assurdo a questo punto che lo stesso obbligo non sia indicato nel disciplinare del Pecorino Sardo.

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Pasquale SantoiemmaGiacoia
1 ora fa, maurodg65 ha scritto:

Assurdo a questo punto che lo stesso obbligo non sia indicato nel disciplinare del Pecorino Sardo.

Certo che è indicato quanto chiedi.

Tuttavia è bene rammentare che qui si parla, stiamo parlando, di latte, del latte per fare il formaggio pecorino.

Ebbene:

1 - oltre il 90% del latte occorrente per fare TUTTO il pecorino (romano) è latte sardo con pecore sarde in Sardegna

2 - tutto il pecorino (sardo) è, ovviamente, fatto con latte e pecore sarde

3 - Pecorino romano e pecorino sardo: pressoche sono formaggi identici da produrre, in origine.

Cambiano fra loro solo la successiva salatura diversa (soprattutto), un po' i tempi di stagionatura per il "da grattugiare"

cambia la pezzatura/forma formaggio, cambia distribuzione e riconoscimento (marchi impressi) 

4 - il P Romano vende (in chili) oltre 10 volte il P sardo.

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GianGastone

Resta che in Romagna abbiamo finalmente dei formaggi buoni, lo dobbiamo ai pastori sardi traferitisi qui...

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maurodg65
2 ore fa, Pasquale SantoiemmaGiacoia ha scritto:

Certo che è indicato quanto chiedi.

In quello del Pecorino Romano che hai postato tu è indicato, in quello del Pecorino Sardo postato ad inizio thread no, non è indicato.

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Pasquale SantoiemmaGiacoia

@maurodg65  ...quello ad inizio treddì non l'ho postato di certo io.


Tuttavia, credo che questo al link sottostante sia il più corretto come normativa del formaggio e del  "marchio".

(questo e quello al post 102, sono link ai pdf che ho in archivio in quanto a me interessa, per lavoro, non il formaggio

bensì le normative-specifiche tecniche dei vari marchi/logotipi).


http://www.dop-igp.eu/flex/AppData/Redational/pdf/Pecorino Sardo.pdf

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maurodg65
1 ora fa, Pasquale SantoiemmaGiacoia ha scritto:

quello ad inizio treddì non l'ho postato di certo io

No infatti,  l’avevo postato io e mi sembra sia lo stesso del tuo link del precedente post e da quanto riportato non richiede che il latte utilizzato per la produzione del Pecorino Sardo sia di provenienza del territorio, ma solo che si utilizzano dei fermenti lattici provenienti dalla zona di origine del Pecorino.

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corrado

Pare che a più di 72 centesimi non riescano ad andare... Ovviamente i pastori non accettano. Intanto il governo ha deciso di stanziare tot milioni di euro per ritirare dal mercato le forme di formaggio in eccesso. A me sembra una follia che farà solo ingrassare ancora i trasformatori del latte. Mah!

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Bazza

Avranno le loro ragioni ma a me vedere tutto quel latte buttato a terra fa male.

Mi pare uno spregio, una forma di disprezzo.

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stefanino

sentivo su radio 24 l'intervista a un rappresentatnte dei produttori

La produzione non e' cambiata nel tempo (quantità costanti) ma i produttori di formaggi hanno puntato sul pecorino ro,ano determinando un crollo del prezzo del formaggio che viene usato come paramero per calcolare il prezzo del latte.

Cagata colossale

Il prezzo del latte deve essere determinato dalla domanda di latte non dal prezzo di un suo derivato.

E' un metodo ottocentesco che vorrebbe garantire margini costanti a tutti ma di fatto trasferisce , almeno in parte, gli errori del formaggiaio  nelle tasche del pastore.

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stefanino
9 ore fa, corrado ha scritto:

ha deciso di stanziare tot milioni di euro per ritirare dal mercato le forme di formaggio in eccesso

speriamo che ne facciano buon uso (di persone che hanno fame ce ne sono parecchie)

poi , e direi di corsa, devono rimettere in ordine alla questione determinazione prezzo latte che oggi come oggi non ha molto senso

Spero che la legge per il "prezzo equo" annunciata da Di Maio vada nella direzone di far fare l mercato cio' che sa fare meglio (regolare i prezzi in funzione della domanda)

Poi potrei capire un bonus di qualche tipo per preservare la tipicità di un certo latte andando a trovare una compensazione , parziale, se il prezzo scende sotto certe soglie. (non mi piace, non lo farei, ma posso capire che  si faccia)

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maurodg65
6 ore fa, stefanino ha scritto:

La produzione non e' cambiata nel tempo (quantità costanti) ma i produttori di formaggi hanno puntato sul pecorino ro,ano determinando un crollo del prezzo del formaggio che viene usato come paramero per calcolare il prezzo del latte.

Cagata colossale

La produzione di latte è rimasta costante ma i produttori hanno scelto, nel momento in cui vi è stato un picco di richiesta di Pecorino Romano sui mercati, di penalizzare le altre produzioni e sovraprodurre il Pecorino Romano, creando poi uno stock di invenduto anche a causa di un crollo degli ordinativi degli USA, invenduto che ora il Governo pensa di acquistare per sbloccare la situazione...

Hai ragione sulla modalità di calcolo del prezzo, in Piemonte hanno un metodo diverso: 

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2019-02-15/l-algoritmo-che-premia-allevatori--084915.shtml?uuid=ABimUcUB

L’algoritmo che premia gli allevatori

Luca Orlando15 febbraio 2019

Nessuna trattativa, nessun litigio. Solo numeri.

Per i 400 allevatori che conferiscono il proprio latte ad Inalpi il prezzo di vendita è definito da un algoritmo. Quattordici variabili legate a prezzi di mercato dei derivati del latte e costi di produzione degli allevatori vanno a costruire un valore base, sul quale poi si innestano premialità aggiuntive parametrate alla qualità del prodotto dei singoli allevatori. «Al momento - spiega il presidente di Inalpi Ambrogio Invernizzi – sulla base di questo metodo paghiamo in media il 5% in più rispetto al valore di mercato. Ma lo facciamo volentieri, perché ci consente di mantenere viva la nostra filiera stimolandola però allo stesso tempo a continui miglioramenti».

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maurodg65
6 ore fa, stefanino ha scritto:

speriamo che ne facciano buon uso (di persone che hanno fame ce ne sono parecchie)

È un sistema che deve finire quanto prima, oggi attraverso Cassa depositi e prestiti questo Governo ci sta portando dentro un numero sempre maggiore di grosse aziende in difficoltà a cominciare da Alitalia che ora non ha più acquirenti allontanata Air France, la demagogia ed il populismo alla lunga creano danni incalcolabili e potenzialmente disastrosi per i conti pubblici italiani che in salute certo non sono.

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