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maxnalesso

NVA: esiste ancora?

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audio2
1 ora fa, ciprino ha scritto:

cosa me ne faccio di un ampli integrato con un Solo ingresso?

be', per il secondo impianto io se ne trovo uno me lo compero, tanto ascolto solo da cd. piuttosto a me servirebbe maggiormente una uscita pre.

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bic196060

@Lamberto7276 quello che hai postato e' un nova, altro marchio rispetto NVA 😉

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Lamberto7276

A no scusate pensavo si parlasse di Nova  audio  ho capito male 

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audio2

comunque, a parte qualche fraintendimento, in rete si trova lo schema dell' ap10 ? perché ho anche cercato, ma niente.

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bic196060

@ciprino esiste anche la versione con più ingressi ma senza uscita cuffia, ovviamente nell'ottica duri e puri, il selettore e l'andirivieni del segnale un po di degrado pare lo introduca. Io ho trovato la versione più estrema con un solo ingresso ed avevo pensato di usarlo come ampli cuffia sul tape out del pre, i miei finali a valvole non hanno presa cuffia, ora invece lo uso come ampli dedicato di un impianto minimalista, con una sola sorgente. 

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karnak

Tanto rumore per nulla. Ampli che valgono quello che costano, forse anche meno.

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maximo

Leggete cosa dice il Nardi:

Dato che mi ritrovavo le schede finali strappate via dal telaio, e che non apparivano troppo complicate, mi sono preso la briga di rilevare lo schema di prima mano; in rete non l'ho trovato in nessuno dei siti dove vado di solito, quindi tenetelo da conto, c'è caso che sia una "prima". Non sono stato a ridisegnarlo al computer, avrei perso troppo tempo e non meritava; carta e penna, alla vecchia maniera. Nella sua home page http://www.nene-val-ley-audio.com/ il costruttore elenca come prima priorità il "minimalismo" e poi chiosa con la vecchia cantilena reggae che "tutti i componenti degradano il segnale" affermando che lui "riduce i componenti al minimo per assicurare l'estrazione del massimo dell'informazione e la più precisa approssimazione del segnale originale". Anche altrove non fa che insistere ripetutamente sulla "semplicità". Quante altre volte l'avete già sentita? Mille? Diecimila? Praticamente tutti dicono così, è forse il proclama più consunto dell'audiozia. OK, adesso vediamo i fatti. Quello che ho trovato sulla scheda dell'AP50 è in Figura 01. L'ingresso è pilotato direttamente dal cursore del potenziometro del volume, che è un componente in cermet da 100k lineare bypassato tra ini¬zio e fine con una resistenza da 10k nel tentativo di "simulare" una curva logaritmica. In effetti una delle fisse del costruttore è questa che i potenziometri in cermet "suonerebbero meglio", se non che esistono solo lineari, laddove un lineare è del tutto inutilizzabile come controllo di volume. Per "farli diventare" circa logaritmici ricorre a questo trucco di metterci in parallelo una resistenza fissa di valore un decimo della traccia. L'effetto collaterale però è che così l'impedenza d'ingresso degli ingressi linea è bassissima -circa 9k- ma l'impedenza d'uscita vista dal cursore, anche dando pari a zero quella della sorgente, attorno a metà corsa raggiunge un massimo di oltre 25k, e visto che l'ingresso della scheda è chiuso a massa con una resistenza da 47k, parte dell'attenuazione viene anche dalla perdita d'inserzione del partitore variabile che si viene a formare. Tra l'altro non è che in questo modo il potenziometro diventi progressivo come un vero logaritmico, il volume sale molto rapidamente tra le prime due tacche e diventa anche troppo graduale nel resto della corsa "quasi" come se fosse un lineare puro, tuttavia nell'uso pratico è sufficiente. Ma tutto ciò non è il peggio, gli ampli sani non sono fatti così ma facciamo finta di dargliela per buona.
Il circuito è tutto a bipolari, di tipi molto comuni americani ed europei. Il primo stadio è un differenziale NPN con carico passivo sui collettori, degenerazione locale per limitarne il guadagno (le resistenze da 120R sugli emettitori, di solito non presenti sui circuiti di scuola giapponese) e pozzo di corrente a due transistor, una configurazione cara agli occidentali laddove i giapponesi perlopiù preferiscono usare come riferimento dei diodi, lo a suo tempo avevo provato questo tipo di riferimento sui pozzi che uso per le valvole a confronto col mio solito a LED, ma l'avevo subito scartato trovando che suonasse molto peggio; l'uni¬ca volta che l'ho adoperato (ampli per cuffia J.A.P., CHF 100/103) lavorava solo in CC ed era bypassato per tutto il segnale, mentre qui è bypassato solo il riferimento -altrimenti, sul segnale, non sarebbe più un pozzo di corrente. Allo stato penso che abbiano ragione i giapponesi, ma è una posizione personale che non pretendo venga condivisa.
Poi viene l'amplificatore di tensione, e qui lascio a voi giudicare dove se ne vanno tutti i proclami del progettista sul minimalismo e sulla riduzione dei componenti. NOVE transistor sono lì da contare, mai visto un arzigogolo simile: è un differenziale Cascode -stavolta senza degenerazione locale- caricato da un contorto doppio specchio di corrente con due stadi messi uno sopra l'altro... francamente è la prima volta che vedo una roba del genere e non so neanche come si chiami, ammesso che abbia un nome; ma uno specchio normale

non bastava? Dopo pagine di roboanti concioni contro la complicazione devo trovare un casino simile? Un minimalista vero avrebbe semmai usato uno stadio single-ended con carico passivo come quello dei... vecchi Pioneer, Yamaha e compagnia!
In effetti questi scatolozzi esoterici sono proprio delle uova di Pasqua: il progettista, dopo averci macinato e centrifugato le scatole con tutto il suo spocchioso snobismo, e dopo che si è spinto ad affermare "Non vedo perché dovrei fare un amplificatore complicato" guardate un po' che sorpreso-na ci aveva messo dentro! Con buona pace della coerenza... Adesso riprendiamo gli schemi di tutti i giapponesi che vi ho fatto vedere finora, Piosan, la Ca'Milla, il Presidente e pure il Ragionier Fondovacca (CHF 133, 137, 138) e ridiscutiamone, di chi è più "minimalista". In compenso la polarizzazione dello stadio di uscita è rea¬lizzata nel modo più rude, con un diodo zener nudo e crudo bypassato da un condensatore di piccolo valore; sull'altro ramo, per dare un minimo di "elasticità" a tutto l'accrocchio, c'è il nono transistor. E non è finita: uno si immagina che tutta quell'arrampicata di stadio di tensione sia fatto per pilotare chissà che cosa, e poi si scopre che il Darlington di uscita è triplo, anche se "travestito". Nel senso che sulla scheda si vedono solo piloti e finali e così a prima vista sembra un sano due stadi come quelli dei classici, invece i finali (TIP 141/146) sono a loro volta dei Darlington integrati, da Vceo massima di 80 V, corren¬te di collettore massima di 10 A (20 A di picco), dissipazione a 25° C di 125 W e piuttosto lenti (ton 0,9 |js e t0ff di ben 4 |JS). Sono usati al limite della rottura in regime dinamico vista la tensione di alimentazione di circa 42+42 V a riposo. Almeno usare come finali i TIP 142/147 no, eh? Sono gli stessi ma selezionati per tenere 100 V di Vceo, "forse" erano un po' più sicuri, che ne dite? Eh... ma forse il suono... Bah!

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buranide

@Lamberto7276 i Nova sono (erano, l'azienda ha chiuso) italiani, gli NVA sono (erano, il costruttore è mancato pochi mesi fa dopo una malattia purtroppo a rapido decorso) inglesi, e venivano venduti solo su ebay.

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audio2
15 minuti fa, maximo ha scritto:

Leggete cosa dice il Nardi:

non metto in dubbio che sarà anche vero, però li in questione c'era l' ap50, mentre il nva giusto secondo me è l' ap10, dove dunn ha dato il meglio di se.

l' ho sentito solo una volta per 5 minuti con delle casse che poteva spingere ed al di la di come è fatto di sicuro suonava bene.

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captainsensible
10 minuti fa, audio2 ha scritto:

l' ho sentito solo una volta per 5 minuti

Un giudizio ponderato, quindi...

CS

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maxnalesso
1 ora fa, karnak ha scritto:

Ampli che valgono quello che costano

già... rispetto al 90% della fuffa hiend che vale 1/10 di quello che costa ... 

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bic196060

@maximo be' certo se lo dice il nardi... 🎲

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captainsensible

@bic196060 Nardi mi pare cha si sia limitato a fare una analisi tecnica sul circuito. 

CS

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audio2

un giudizio ponderato anche il suo dunque, io almeno 5 minuti l' ho sentito.

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captainsensible

@audio2 Nardi ha fatto una analisi dello schema, non mi pare abbia formulato giudizi di ascolto.

CS

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maxnalesso
30 minuti fa, captainsensible ha scritto:

Nardi ha fatto una analisi dello schema,

Chissà se uno analizzasse lo schema del Kondo senza sapere il prezzo di listino ... 🤣

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audio2

questo nardi qui che non conosco ce l' ha mai avuta una ditta sua di ampli che ha sfamato lui e famiglia per una vita ? non so, chiedo.

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BEST-GROOVE
2 ore fa, captainsensible ha scritto:

Nardi ha fatto una analisi dello schema,

2 ore fa, maxnalesso ha scritto:

Chissà se uno analizzasse lo schema del Kondo senza sapere il prezzo di listino .

2 ore fa, captainsensible ha scritto:

non mi pare abbia formulato giudizi di ascolto.



un critico d'arte non deve necessariamente saper dipingere ...o sbaglio?

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bic196060

@BEST-GROOVE diciamo che dovrebbe saper scrivere senza dare "giudizi di valore" ed usando un linguaggio proprio, lo scritto citato non risponde a nessuno dei due requisiti. Inoltre se uno critica i progetti altrui dovrebbe avere credibilità a sua volta come progettista. E la credibilità viene dai riscontri, che mr Dunn ha avuto, nardi non mi risulta. 

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bic196060
4 ore fa, maximo ha scritto:

schema di prima mano; in rete non l'ho trovato in nessuno dei siti dove vado di solito, quindi tenetelo da conto, c'è caso che sia una "prima". Non sono stato a ridisegnarlo al computer, avrei perso troppo tempo e non meritava; carta e penna, alla vecchia maniera. Nella sua home page http://www.nene-val-ley-audio.com/ il costruttore elenca come prima priorità il "minimalismo" e poi chiosa con la vecchia cantilena reggae che "tutti i componenti degradano il segnale" affermando che lui "riduce i componenti al minimo per assicurare l'estrazione del massimo dell'informazione e la più precisa approssimazione del segnale originale". Anche altrove non fa che insistere ripetutamente sulla "semplicità". Quante altre volte l'avete già sentita? Mille? Diecimila? Praticamente tutti dicono così, è forse il proclama più consunto dell'audiozia. OK, adesso vediamo i fatti. Quello che ho trovato sulla scheda dell'AP50 è in Figura 01. L'ingresso è pilotato direttamente dal cursore del potenziometro del volume, che è un componente in cermet da 100k lineare bypassato tra ini¬zio e fine con una resistenza da 10k nel tentativo di "simulare" una curva logaritmica. In effetti una delle fisse del costruttore è questa che i potenziometri in cermet "suonerebbero meglio", se non che esistono solo lineari, laddove un lineare è del tutto inutilizzabile come controllo di volume. Per "farli diventare" circa logaritmici ricorre a questo trucco di metterci in parallelo una resistenza fissa di valore un decimo della traccia. L'effetto collaterale però è che così l'impedenza d'ingresso degli ingressi linea è bassissima -circa 9k- ma l'impedenza d'uscita vista dal cursore, anche dando pari a zero quella della sorgente, attorno a metà corsa raggiunge un massimo di oltre 25k, e visto che l'ingresso della scheda è chiuso a massa con una resistenza da 47k, parte dell'attenuazione viene anche dalla perdita d'inserzione del partitore variabile che si viene a formare. Tra l'altro non è che in questo modo il potenziometro diventi progressivo come un vero logaritmico, il volume sale molto rapidamente tra le prime due tacche e diventa anche troppo graduale nel resto della corsa "quasi" come se fosse un lineare puro, tuttavia nell'uso pratico è sufficiente. Ma tutto ciò non è il peggio, gli ampli sani non sono fatti così ma facciamo finta di dargliela per buona.
Il circuito è tutto a bipolari, di tipi molto comuni americani ed europei. Il primo stadio è un differenziale NPN con carico passivo sui collettori, degenerazione locale per limitarne il guadagno (le resistenze da 120R sugli emettitori, di solito non presenti sui circuiti di scuola giapponese) e pozzo di corrente a due transistor, una configurazione cara agli occidentali laddove i giapponesi perlopiù preferiscono usare come riferimento dei diodi, lo a suo tempo avevo provato questo tipo di riferimento sui pozzi che uso per le valvole a confronto col mio solito a LED, ma l'avevo subito scartato trovando che suonasse molto peggio; l'uni¬ca volta che l'ho adoperato (ampli per cuffia J.A.P., CHF 100/103) lavorava solo in CC ed era bypassato per tutto il segnale, mentre qui è bypassato solo il riferimento -altrimenti, sul segnale, non sarebbe più un pozzo di corrente. Allo stato penso che abbiano ragione i giapponesi, ma è una posizione personale che non pretendo venga condivisa.
Poi viene l'amplificatore di tensione, e qui lascio a voi giudicare dove se ne vanno tutti i proclami del progettista sul minimalismo e sulla riduzione dei componenti. NOVE transistor sono lì da contare, mai visto un arzigogolo simile: è un differenziale Cascode -stavolta senza degenerazione locale- caricato da un contorto doppio specchio di corrente con due stadi messi uno sopra l'altro... francamente è la prima volta che vedo una roba del genere e non so neanche come si chiami, ammesso che abbia un nome; ma uno specchio normale

non bastava? Dopo pagine di roboanti concioni contro la complicazione devo trovare un casino simile? Un minimalista vero avrebbe semmai usato uno stadio single-ended con carico passivo come quello dei... vecchi Pioneer, Yamaha e compagnia!
In effetti questi scatolozzi esoterici sono proprio delle uova di Pasqua: il progettista, dopo averci macinato e centrifugato le scatole con tutto il suo spocchioso snobismo, e dopo che si è spinto ad affermare "Non vedo perché dovrei fare un amplificatore complicato" guardate un po' che sorpreso-na ci aveva messo dentro! Con buona pace della coerenza... Adesso riprendiamo gli schemi di tutti i giapponesi che vi ho fatto vedere finora, Piosan, la Ca'Milla, il Presidente e pure il Ragionier Fondovacca (CHF 133, 137, 138) e ridiscutiamone, di chi è più "minimalista". In compenso la polarizzazione dello stadio di uscita è rea¬lizzata nel modo più rude, con un diodo zener nudo e crudo bypassato da un condensatore di piccolo valore; sull'altro ramo, per dare un minimo di "elasticità" a tutto l'accrocchio, c'è il nono transistor. E non è finita: uno si immagina che tutta quell'arrampicata di stadio di tensione sia fatto per pilotare chissà che cosa, e poi si scopre che il Darlington di uscita è triplo, anche se "travestito". Nel senso che sulla scheda si vedono solo piloti e finali e così a prima vista sembra un sano due stadi come quelli dei classici, invece i finali (TIP 141/146) sono a loro volta dei Darlington integrati, da Vceo massima di 80 V, corren¬te di collettore massima di 10 A (20 A di picco), dissipazione a 25° C di 125 W e piuttosto lenti (ton 0,9 |js e t0ff di ben 4 |JS). Sono usati al limite della rottura in regime dinamico vista la tensione di alimentazione di circa 42+42 V a riposo. Almeno usare come finali i TIP 142/147 no, eh? Sono gli stessi ma selezionati per tenere 100 V di Vceo, "forse" erano un po' più sicuri, che ne dite? Eh... ma forse il suono... Bah!

Ma vi pare scritto da una persona civile? 

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audio2

io dico solo che dunn sapeva quel che faceva, poi che alcune cose siano riuscite meglio altre peggio vale per tutti.

comunque ci sono stati casi dove cambiando il trafo con uno meno micragnoso  hanno peggiorato il suono; della 

serie che non era per 10 sterline in più che c'era quel trafo li. comunque un advance acoustic tanto per fare un esempio

che non è roba hi end lo capisci non dopo 5 minuti, ma ne bastano 2.

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audio2

@T.Robert ecco se ci sei batti un colpo, un tuo parere se conosci nva sarebbe gradito.

( poi magari concordi anche tu che sono delle ciofeche, però l' ap10 con i suoi limiti suona 

lo stesso ).

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ciccio61

@audio2 @bic196060 Nardi è in progettista di elettroniche audio piuttosto noto e stimato. Ha collaborato a lungo con audio note. E credo proprio che abbia campato a lungo di hi fi. Quindi ritengo che sia molto piú titolato di altri ad esprimere un giudizio competente sullo schema di un’elettronica.

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karnak

@maxnalesso io intendevo che costano poco e non valgono poi molto di più. D’accordo con te sulla “fuffa” spacciata per oro.

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homesick

Gli Nva hanno una capacità di riprodurre le armoniche , sconosciuta ai piccoli entry level dei vari marchi HiFi di lungo corso.

Inoltre una pasta sonora per certi versi simile ai classe A pura.

Usati cum grano Salis , sanno essere stupefacenti all'ascolto , proprio perché costano poco e con circuitazione minimal che se li apri , uno pensa "ma  gliela fanno a suonare?".

Prendete un ap10, un diff ad altissima efficienza , e fate una prova.

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maximo

@bic196060 

Infatti, si è limitato a questo, senza effettuare alcuna prova di ascolto.

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maximo

@audio2 

Si dice che un tempo facesse assistenza ai prodotti Audio Note

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maximo
6 ore fa, ciccio61 ha scritto:

Nardi è in progettista di elettroniche audio piuttosto noto e stimato. Ha collaborato a lungo con audio note.

Ecco, infatti, come dicevo 

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maxnalesso
42 minuti fa, homesick ha scritto:

Gli Nva hanno una capacità di riprodurre le armoniche , sconosciuta ai piccoli entry level dei vari marchi HiFi di lungo corso.

Inoltre una pasta sonora per certi versi simile ai classe A pura.

Proprio così ...

E ribadisco che i loro striminziti pre passivi,  nei giusti contesti,  fanno vedere i sorci verdi a preamplificatori dal costo da 10 a 20 volte superiore...  ma se uno non prova,  non può saperlo,  of course 👍

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bic196060
8 ore fa, ciccio61 ha scritto:

Nardi è in progettista di elettroniche audio piuttosto noto e stimato. Ha collaborato a lungo con audio note. E credo proprio che abbia campato a lungo di hi fi. Quindi ritengo che sia molto piú titolato di altri ad esprimere un giudizio competente sullo schema di un’elettronica.

quel che ho trovato su di lui è che ha fatto per un po' ASSISTENZA per audio note, il che non è la stessa cosa.

Ciò detto i termini che ha usato sono degni del linguaggio di un bullo di periferia, ad essere gentili.

A prescindere dal merito che si dà al contenuto (per me molto basso e io sono un ingegnere laureato, nardi non credo), la forma quando si scrive (tra l'altro in forma professionale, quindi presumibilmente ottenendone anche un compenso) è IMO importante.

Di leggere opinioni espresse come farebbe un buttafuori di discoteca ubriaco, faccio a meno. E squalifica anche il mezzo/rivista che lo fa.

Per esempio, questa frase:

9 ore fa, bic196060 ha scritto:

la vecchia cantilena reggae che "tutti i componenti degradano il segnale" affermando che lui "riduce i componenti al minimo per assicurare l'estrazione del massimo dell'informazione e la più precisa approssimazione del segnale originale". Anche altrove non fa che insistere ripetutamente sulla "semplicità". Quante altre volte l'avete già sentita? Mille? Diecimila? Praticamente tutti dicono così, è forse il proclama più consunto dell'audiozia.

dato che io sono uno fermamente convinto di quello che lui definisce "vecchia cantilena reggae" e quindi faccio parte della "audiozia", dovrei anche perdere tempo a considerare le opinioni di questo illustre intellettuale?

perché per un po' ha riparato oggetti audio note, questo ne fa uno credibile? Senza contare che ciò che lui dichiara COZZA contro le mie esperienze personali, quindi sai che c'e'? continuo a credere alle mie  orecchie ed al mio cervello, i guri (in questo caso guru tennici...) li lascio dove stanno.

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