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melos62

cronaca e costume Si potrà migliorare la scuola in Italia?

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melos62

In altro thread @Savgal ha pubblicato la lettera di commiato di una preside statale, oscillante tra l' ironico e il sarcastico, che ha ben descritto l'attuale situazione fallimentare del sistema educativo: l'eccessiva ingerenza dei genitori,  l'incapacità di far rispettare le regole. Cita minacce ed atti intimidatori subiti, per il non essersi piegata all'andazzo generale,  al comodo che sembra essere la priorità di tutti, studenti, docenti e famiglie. 

Si può fare qualcosa? Dico, nel senso reale. Non nel modo della buona scuola, il cui intento primario era di svuotare le graduatorie dei precari con assunzioni a tempo indeterminato, a qualunque costo, economico, umano, familiare, di continuità didattica ecc. Il marito, del sud,  docente a torino, la moglie in fvg. Oppure docenti in surplus parcheggiati in sala professori e altre scuole invece carenti. È l'ultimo esempio della tipica gestione della scuola cosiddetta pubblica, in cui gli studenti e la loro crescita non sono mai il vero obiettivo,  ma solo il pretesto per altro, in genere la gestione di potere attraverso assunzioni, graduatorie, trasferimenti, ruoli, incarichi, commissioni ecc. 

Si è detto, anche nella lettera della preside, che la scuola italiana per gli aspetto essenziali è ferma agli anni '70, come alcune tardone che vestono ancora come i figli dei fiori per congelare il loro tempo più felice. I decreti delegati nascevano da una visione politica , volevano introdurre la "partecipazione dialettica e democratica" nel tempio dell'istruzione,  uno dei capisaldi del sistema autoritario che si voleva rovesciare, più o meno pacificamente. Oggi i genitori che entrano nei consigli di istituto non indossano eskimo e foulard rossi, ma assomigliano tanto a Moreno ed Enza di Verdone , non entrano come in una assemblea di redazione ma come in una condominiale. L'assenza assordante è quella di un Soggetto che proponga una strada, che se ne faccia responsabile, nella prospettiva di un bene più grande e nelle forme di un'esperienza comunitaria. Perche, qui non concordo con la preside, le regole necessarie in una scuola non sono quelle di un convento,  di una caserma o addirittura di un carcere, ma quelle di una comunità. Come quando per giocare a pallone e per divertirsi di piu si concordano all'inizio le regole del gioco, minimali. Direi che il male della scuola italiana deriva dall'aver rinunciato ad una sua fisionomia di luogo educativo per ridursi alla sommatoria di docenze autonome che in realtà sono quasi sempre autarchiche ed autoreferenziali, oltre che omologate su standard al ribasso. Il padrone di casa, lo stato attraverso il ministero e le Sue propaggini,  sembra rinunciare al ruolo di guida, per limitarsi a seguire e gestire flussi di procedure, protocolli, fabbisogni, graduatorie, in modo burocratico e atarassico. Oppure è questa assenza una scelta deliberata?

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GianGastone

Non avendone idea mi limito ad una osservazione altra, regionalizzarla significa ucciderla e uccidere i futuri italiani adulti.

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audio2

melos, assenza deliberata oppure no, allo stato attuale non ne vieni fuori, ma nel modo più assoluto, ovvero non siamo neanche lontanamente vicini.

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mozarteum

Bacchettate sulle mani, schiaffoni bisogna tornare alla scuola gentile

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keres

Tutti in collegio 🙂

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31canzoni

Purtroppo l'unica riforma che funzionò, paradossalmente poi nell'Italia repubblicana,  fu quella Gentile. Il tentativo poi di uscire dal classismo di quella riforma e di modernizzarla non ha funzionato bene. Lasciare la scuola sulle spalle e la buona volontà degli insegnanti la mantiene a galla ma non basta. In Istruzione in Italia non si investe più da moltissimi anni a prescindere dai governi che si son succeduti. Quando va bene si naviga a vista. In fondo è un miracolo che la scuola vi sia ancora...ed il merito va dato in toto agli insegnanti.

P.S. non sono un insegnante e enemmeno un dipendente pubblico.

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adriatico
19 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Bacchettate sulle mani, schiaffoni bisogna tornare alla scuola gentile

giusto, ma ogni 10 ne servono 6 agli “insegnanti”

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lampo65

Ma di che scuola parliamo? Quella che dovrebbe formare, educare, quindi magari fino a una certa età, ma esiste? O quella che dovrebbe istruire, magari insegnare un lavoro ?

Forse sono cose diverse...cosa serve? 

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maverick

Io abolirei i genitori

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wow

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lufranz
4 ore fa, melos62 ha scritto:

Oppure è questa assenza una scelta deliberata?

L'obiettivo non dichiarato è quello di distruggere la scuola pubblica; un popolo ignorante si sottomette meglio di uno colto.

Per questo si lascia campo libero al degrado, si pagano poco gli insegnanti e non si tutelano dalle prepotenze di studenti e genitori in modo da demotivarli, si spinge verso la promozione indiscriminata con motivazioni educative più o meno fantasiose, si fa passare il messaggio che la cultura non serve perché per avere successo bastano due ciance insensate scritte in un blog e tre video demenziali da far vedere a tre milioni di dementi.

"Buona scuola" un paio di cogl…. i ! Alla faccia del principio della continuità didattica, in tre anni di liceo mio figlio ha cambiato tre insegnanti di matematica, tre di lettere, due di storia, due di scienze, due di cinema/tv/multimediale, tre di inglese, due di disegno geometrico. Chissà se quest'anno che sta per iniziare ne ritroviamo ancora qualcuno dell'anno precedente.

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melos62
11 ore fa, mozarteum ha scritto:

bisogna tornare alla scuola gentile

11 ore fa, 31canzoni ha scritto:

Purtroppo l'unica riforma che funzionò, paradossalmente poi nell'Italia repubblicana,  fu quella Gentile.

In tempi recenti, le riforme scolastiche più efficaci dal punto di vista dell'impatto sulla società che le ha adottate, dal punto di vista anche macroeconomico e dell'organizzazione sociale, sono state quelle dei regimi della Corea del sud e di Singapore. In citca venti anni, puntando sulla selezione competitiva e sulla innovazione dei metodi di insegnamento , i due paesi sono passati falla loro precedente marginalità e arretratezza ad essere tra i primi paesi per avanzamento tecnologico, industriale e finanziario. Le auto coreane erano peggio della Skoda ex sovietica ed oggi sono il benchmark anche per le marche di utilitarie tedesche. Queste riforme complessive  sono state concepite e attuate da due presidenti, padri padroni , semidittatori, nell'obbedienza totale e religiosa dei sudditi. La riforma Gentile pure era stata voluta da una dittatura che aveva progetti di lunga gittata. Non fraintendetemi: sembra che in questi casi si dimostra la mia tesi, ovvero che i sistemi scolastici "funzionano " quando sono espressione coerente di un Soggetto che ha una visione di lungo periodo ed in ogni caso una visione "etica" attorno alla quale si coinvolgono docenti e famiglie. Lungi da me augurare una nuova dittatura, ma l'attuale debolezza di soggettività del gestore stato non può che riflettersi nel disfacimento della scuola italiana,  che si regge solo sulla responsabilità e sui tendini di una parte di dirigenti e docenti. Non vi e nessuno al timone,  e per scelta.

11 ore fa, lampo65 ha scritto:

Quella che dovrebbe formare, educare, quindi magari fino a una certa età, ma esiste? O quella che dovrebbe istruire, magari insegnare un lavoro ?

Per la mia esperienza i due aspetti vanno insieme. Si educa istruendo o si istruisce educando. Il ragazzo è una realtà unica e unitaria in tutti i suoi aspetti.

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melos62
9 ore fa, lufranz ha scritto:

Buona scuola"

Ho spiegato sopra il perché.  Renzi aveva bisogno di spuntare la casella della voce "azzeramento graduatorie precari" per il suo curriculum,  in vista dei suoi ambiziosi programmi di carriera politica. Il come non importava. Infatti è stata una scelta costosissima in termini di costi del Ministero e di costi umani, molte famiglie scoppiate per i trasferimenti improvvisi in altre città di docenti ex giovani (i precari avevano età media superiore a 40, credo) e distruzione della continuità didattica. 

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gpb

Ma dicosa parliamo se non insegnano a scrivere correttamente con una penna e non stimolano lo spirito del "ben fatto"?

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Panurge

Sta cosa della visione etica mi perplime, a meno che non sia l'etica del lavoro ben fatto, a qualsiasi livello.

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melos62

@Panurge ecco, ognuno ne ha una. Se fosse quella della razza ariana o della dittatura del proletariato ci sarebbero bei problemi. In Italia abbiamo qualche piccolo filone,  un giacimento non ancora del tutto esausto, di cultura, di pensiero,  di amore del bello, del buono e del vero, immeritata eredità degli antiqui , che potrebbe farsi prevalere su mentalità rozzamente egualitarie o mercantili. Giusto per fare un esempio. 

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Martin
47 minuti fa, gpb ha scritto:

e non stimolano lo spirito del "ben fatto"?


Una tipica  "piega culturale" italica, durissima da eliminare, è quella di premiare gli sforzi più dei risultati. 

L'altra, in un certo senso figlia  di quella riforma Gentile tanto lodata (per rimanere in tema scolastico) è il sostanziale analfabetismo matematico-scientifico. Il riformatore riteneva infatti che la scienza non fosse in grado di fornire "risposte" ma solo "misure". I risultati si vedono. 

Ci si aspetterebbe, peraltro, che detta scuola fosse particolarmente attrezzata nel fornire gli strumenti adatti a "trovare risposte", ma nemmeno questo si è realizzato, accontentandosi di impartire al massimo un nozionismo raffinato.  Anche qui i risultati si vedono. 

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gpb

@Martin esattamente...

E la prima cosa che dovrebbe essere mostrata sono gli obbiettivi che lo studio può far raggiungere...obbiettivi ideali...

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melos62
3 ore fa, Martin ha scritto:

figlia  di quella riforma Gentile tanto lodata (per rimanere in tema scolastico) è il sostanziale analfabetismo matematico-scientifico. Il riformatore riteneva infatti che la scienza non fosse in grado di fornire "risposte" ma solo "misure". I risultati si vedono.

in realtà era una riforma pensata per le elite che soltanto frequentavano i licei statali, esprimeva il primato dell'umanesimo delle classi dominanti (radicato nel passato classico) sulla "vile meccanica", e va anche contestualizzato nel periodo storico in cui fu pensata, con una rivoluzione industriale che da noi era ancora lontana perché fino agli anni '50 l'italia è stato un paese agricolo, di latifondi e mezzadri. Il frutto malato di questa impostazione fu la marginalizzazione degli studi tecnici rispetto a quelli "liceali", la maggiore considerazione sociale pe rle professioni di concetto rispetto a quelle pratiche. Fortunatamente in Italia si è sviluppata autonomamente una ricchissima tradizione di scuole tecniche molto formative, anche nella cultura di base, grazie a don Bosco e ai salesiani. Oggi l'impoverimento, lo svuotamento dall'interno della valenza culturale  riguarda tutte le scuole, sia tecniche sia liceali, salve poche ammirevoli eccezioni.

Nota bene: i ragazzi di oggi non sono peggiori di quelli di ieri, tutt'altro. Sono gli adulti ad essere inconsistenti.

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melos62

ma che fine ha fatto @Savgal ? alle prese con le mamme ipertruccate e i bidelli incarogniti? 🙂

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lampo65
4 ore fa, melos62 ha scritto:

Il ragazzo è una realtà unica e unitaria in tutti i suoi aspetti

Si, ma la conoscenza è una cosa, l'educazione ai sentimenti alle relazioni, ad esempio, un altra. Teniamo conto dei cambiamenti in atto, del fatto che l'attività lavorativa non è più centrale come un tempo. Poi vediamo anche solo i fatti di cronaca, ormai statisticamente rilevantissimi, e ci possiamo chiedere cosa può fare la famiglia e cosa invece la scuola. Io non ho risposte, naturalmente. :)

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melos62

@lampo65 

7 minuti fa, lampo65 ha scritto:

ci possiamo chiedere cosa può fare la famiglia e cosa invece la scuola. Io non ho risposte, naturalmente

occorre un'alleanza educativa tra famiglia e scuola, un rapporto non tra controparti ma tra parti di una iniziativa con importanti effetti sulla società, presente e futura.

Quindi bando al sindacalismo e al bullismo dei genitori nelle scuole, pronti a minacciar ricorsi e vertenze legali. I genitori dovrebbero avere potere nella scelta della scuola, non nella sua conduzione

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melos62
19 minuti fa, lampo65 ha scritto:

Si, ma la conoscenza è una cosa, l'educazione ai sentimenti alle relazioni, ad esempio, un altra.

Non sono scindibili. Gli anni delle superiori sono i più importanti nel definire la personalità di un giovane, le nozioni e gli interessi alimentano e formano il nucleo centrale della sua personalità, di ciò che desidera, di ciò che ama o detesta. La personalità dei docenti, il rapporto anche affettivo (nelle corrette forme)  che si instaura coi discenti comunica insieme alle nozioni un modo di guardare e di sentire.

Ti faccio un esempio: una mamma che allatta il bambino può scindere in due momenti distinti l'atto dell'alimentare da quello dlel'accudire e del proteggere, del "voler bene" al bambino?

mutatis mutandis accade lo stesso per l'educazione scolastica

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audio2

dipende anche da come è la conduzione però, perché ci sono poche istituzioni autoreferenziali come la scuola.

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melos62
41 minuti fa, audio2 ha scritto:

ipende anche da come è la conduzione però, perché ci sono poche istituzioni autoreferenziali come la scuola

certo, per questo occorrerebbe poter scegliere le scuole, condannando alla chiusura quelle autoreferenziali o gestite ad catzum. Ovviamente dando reale autonomia e potere di direzione alle dirigenze scolastiche che dovrebbero essere affidate ad un team e non ad un solo povero Cristo soffocato dalla burocrazia.

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Paolo 62

@melos62 Quello di considerare gli ITIS e le scuole professionali come posti dove mandare gli alunni meno intelligenti è un errore che paghiamo ogni volta che mandiamo un'elettronica a riparare e ci torna riparata male o non riparata.  Chi esce da quelle scuole ha più possibilità di trovare lavoro quindi vanno prese in considerazione se si è portati. E' pieno di laureati che devono adattarsi a fare lavori sottoqualificati o addirittura disoccupati.

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Savgal

Una prima precisazione, si parla della scuola in generale senza fare distinzioni tra ordini e nelle superiori tipologie. 

La scuola primaria risultava fra le migliori dei paesi OCSE-PISA, ricordo che la Gelmini (o meglio Tremonti) decise che il modulo era un errore e quindi ripropose un unico insegnante per classe, peraltro impossibile in quanto le ore contrattuali non lo consentivano. Si passò all'insegnante prevalente. Gli esiti non sono stati per nulla felici. Per esperienza (ho diretto anche una primaria) per i bambini di quella età è più importante ai fini dell'apprendimento che si sentano amati dal docente che la stessa sia estremamente preparata. 

La secondaria di I grado, o media come si chiamava un tempo, ha delle caratteristiche particolari. Non ne ho diretta una, ma vi è una prima grande difficoltà per la particolarità dell'utenza, alunni con il corpo di bambini e con il desiderio di un adulto. Vi è poi il suo ruolo non chiaro ai docenti, dovrebbe essere la prosecuzione della primaria e dei suoi obiettivi, ma non poche volte i docenti hanno con i ragazzini un approccio più consono a degli studenti delle superiori. A volte ho percepito come se vi fosse negli insegnanti delle medie una forma di frustrazione, mentre le insegnanti della primaria sono convinte di portare avanti una missione e lavorano con entusiasmo, che ai loro colleghi delle medie spesso manca.

Quanto alle superiori, si devono fare delle chiare distinzioni sia fra professionali, tecnici e licei, che fra aree geografiche. Sempre nelle prove OCSE-PISA gli studenti dei licei risultano al pari fra i migliori, un abisso li separa dai professionali.

(segue)

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melos62
1 ora fa, Savgal ha scritto:

per i bambini di quella età è più importante ai fini dell'apprendimento che si sentano amati dal docente che la stessa sia estremamente preparata.

È quanto sostengo, ovviamente è meglio che l'insegnante sia preparato e aggiornato,  e dotato di tutti i ferri del mestiere. Il ritorno all'insegnante prevalente è stati indotto dalla presa d'atto del fallimento dei moduli, iniziativa anche in quel caso dovuta alla possibilità di gestire nuove assunzioni e non per un reale miglioramento didattico. Infatti,  dove possibile, le famiglie sceglievano in massa l'organizzazione con docente prevalente. 

1 ora fa, Savgal ha scritto:

insegnanti delle medie una forma di frustrazion

Esattamente   hanno un complesso di inferiorità rispetto ai colleghi dei licei, mentre invece è molto più difficile saper insegnare ai ragazzi delle scuole medie e chi ci riesce vuol dire che è un vero educatore. Concordo sul fatto che le medie siano un ibrido,  né carne né pesce,  anche quella riforma nacque per gestire concorsi e cattedre. 

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cinemascope

Luca M • 3 giorni fa

Ho visto ben di peggio in Svizzera. Mi son beccato a Basilea un discorso ideologico di un docente che diceva che il bambino non è un vaso da riempire, ma una pianta da irrigare - sottointeso che la pianta/bambino debba crescere da sola, senza intrusioni, e so da amici che la Francia è messa infinitamente peggio. Gli insegnanti di scuola fino alle superiori sono costantemente costretti ad usare un metodo di apprendimento chiamato "induttivo", che è un modo di imparare per pura assimilazione, senza invece "dedurre" con i propri mezzi mentali. Ad esempio è vietato insegnare la grammatica (vorrai mica inculcare al bambino delle regole rigide? Nazista!)

In Italia siamo ancora molto indietro in questa deriva e spero che invertiremo la rotta quanto prima.

Io, in quanto docente universitario, non ho pressioni di alcun tipo in questa direzione (però confermo che la qualità e maturità degli studenti si è molto abbassata), ma spesso mi chiedono di insegnare in inglese, anche quando non è assolutamente necessario. Tendenzialmente mi rifiuto, per motivi che non è necessario specificare.

...

https://www.maurizioblondet.it/contro-la-pedagogia-la-pseudo-scienza-che-sforna-conformisti/

...

Contro la Pedagogia,  la pseudo-scienza che sforna conformisti

6 Settembre 2019

Lucio  Russo,  grande intellettuale fisico e storico della scienza, recensisce  l’ultimo saggio di Galli della Loggia.  Ci è parso essenziale pubblicarne la prima parte, per gentile concessione dell’autore, come contributo alla ricostruzione culturale dell’Italia.

Recensione a “L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la sua scuola” di Ernesto Galli della Loggia

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cinemascope

L' aula vuota. Come l'Italia ha distrutto la sua scuola

Grazie non poco alla sua scuola – in particolare grazie alle sue maestre che per prime affrontarono l’ignoranza nazionale – l’Italia del Novecento, partita da condizioni miserabili, arrivò a essere tra le principali economie del mondo. Ma oggi quella stessa scuola è lo specchio del declino del paese. Abbandonata dalla politica con la scusa dell’«autonomia», essa appare sempre più dominata dal conformismo intellettuale, da un’inconcludente smania di novità e da un burocratismo soffocante che ne stanno decretando la definitiva irrilevanza sociale. Ernesto Galli della Loggia cerca di comprenderne le ragioni sullo sfondo della nostra storia indagando le origini e l’impatto, deludente quando non distruttivo, che hanno avuto le riforme succedutesi negli ultimi decenni e smontando le interpretazioni più convenzionali su cosa fecero o dissero veramente personaggi chiave come Giovanni Gentile e don Lorenzo Milani. Chi l’ha detto che cambiare sia sempre meglio di conservare? E che la prima cosa sia necessariamente di sinistra e la seconda di destra? Il libro mette sotto accusa i miti culturali responsabili della crisi attuale: l’immagine a tutti i costi negativa dell’autorità, l’obbligo assegnato alla scuola di adeguarsi a ciò che piace e vuole la società (dal digitale al disprezzo per il passato), la preferenza del «saper fare» sul sapere in quanto tale, la didattica «attiva» e di gruppo. Altrettanti ideologismi che sono serviti a oscurare il ruolo dell’insegnante, la misteriosa capacità che dovrebbe essere la sua di trasmettere la conoscenza e con essa di assicurare un futuro al nostro passato.

https://www.libreriauniversitaria.it/aula-vuota-italia-ha-distrutto/libro/9788829700295

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