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analogico_09

Berlioz - Grande Messe des morts "Requiem op. 5"

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analogico_09

Il concerto di apertura della nuova stagione dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia è stato trasmeso stasera in diretta da radio tre, sul podio Antonio Pappano. Ne ho ascoltato una piccola parte, domani sarò all'auditorium per assaggiare  questa potente Messa dal vivo, ho già i biglietti della seconda replica, l'ultima sabato. Da quel che poco che ho ascoltato l'applauditissimo Pappano ha sfoderato la sua "collaudata" passionalità nel reggere sulle sue forti spalle, è il caso di dirlo, un organico strumentale e corale (due cori, quello di casa e del San Carlo di Napoli) possente.

Ma vedremo e ascolteremo meglio domani sera.., auspicando uno scambio di pareri con gli altri che eventualmente andranno, sul concerto e su questa opera straordinaria che merita una breve presentazione..


Tratta dal sito web dell'Accademia Santaceciliana.

Opera monumentale per l'eccezionalità dei mezzi messi in campo e per l'originalità dell'ispirazione che la pervade, la Grande Messe può essere paragonata a una cattedrale gotica dove l'imponenza della struttura si coniuga con la delicatezza di ogni elemento che così valorizza tutto l'insieme. La partitura è sorprendente, piena di sfaccettature sonore, cangiante e ricca di riflessi timbrici inusuali determinati dalla combinazione e dalla dislocazione spaziale dei fiati che determinano effetti sonori tridimensionali e dall'uso sperimentale delle percussioni. Sin dalla prima esecuzione pubblica a Parigi, nella Cappella di Saint Louis des Invalides il 5 dicembre del 1837, il Requiem ebbe un effetto dirompente sul pubblico in ascolto, affascinato dalla potenza di questa composizione.  

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garmax1

@analogico_09 molto bene, aspetterò con trepidazione la tua bellissima recensione, ma anche quella di @mozarteum.

Ciao

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analogico_09

@garmax1 Grazie per la fiducia, troppo buono.., mi sto cominciando a preparare spiritualmente facendomi finalmente la barba lunga di una settimana ... ;)

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analogico_09
11 ore fa, mozarteum ha scritto:

Un concerto meraviglioso, a patto di amare Berlioz


E chi non amando Berlioz dovesse seguitare a non amarlo neppure dopo aver ascoltato un tale capolavoro "definitivo" dovrebbe darsi all'ippica... Ma il vero "crimine" è nel fatto che fin troppa musica di tale elevata genialità venga raramente eseguita in concerto, sacrificata alla pigra, "solita"  consuetudine delle varie "none di Beethoven", cosa che gratifica il grande pubblico nostalgico degli "abbonati" e non, finendo tuttavia anche per "diseducare" a quello che è l'immenso patrimonio musicale della nostra civiltà.
Questa sera ho pertanto preso posto in sala concerto con una certa apprensione per la mia prima volta con una partitura che porta con se storie e una fama ingombranti che creano molte aspettative.

Il Requiem di Brahms (l'umana, trasognata rassegnazione), il Requiem di Verdi (drammatico, terreno, minaccioso); il Requiem di Mozart (metafisico); il Requiem di Faurè (poetico, paradiasiaco), tutti sono il canto dell'accettazione della morte.
Mentre La Grande Messe des Mortes di Hector Berlioz (un genio supremo ancora non pienamente riconosciuto), tutt'altro che rassegnata, cozza contro la morte, ingaggia una lotta senza quartiere con la morte, cerca di sedurre la morte trascinandola nelle spire veritiginose della sua magniloquenza formale, nei frastagliamenti melodici e ritmici,  nei seduttivi disegni contrappuntistici e "mottettistici" (Il "monumento" prevede perfino un numero corale "a cappella"), i quali, ispirati ai modi antichi, parlano il linguaggio della rivoluzione musicale romantica fatta di sussurri e grida, di impeti sonori e di stati meditativi, di repentine cangevolezze espressive che si susseguono senza soluzione di continuità.

Fino al finale rasserenato, nell'ultimo breve crescendo che anticipa i misteriosi e remoti colpi di timpano che si allontanano perdendosi nel "nulla". Forse la morte ha vinto ma con l'onore delle armi dovuto al coraggioso quanto vano "oppositore"...

La musica è così bella che quasi si dirige da se'; dal vivo mi è sembrato che Pappano abbia enfatizzato ulteriormente le parti già "cariche" di suono, di volumi e di effetti, portando il coro in certi passaggi ad "urlare" un po', specialmente le voci femminili, a discapito del colore, gestendo nel complesso con grande professionalità il portentoso e validissimo organico corale e strumentale la cui potenza di suono e volumi nei momenti più concitati faceva tremare l'auditorium...

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mozarteum

L’urlo e’ solo in parte effetto voluto, in parte deriva -trattandosi di forti e fortissimo in zona acuta- dall’eta’ media dei soprani (oltre i 40). Sembrano dettagli trascurabili quelli dell’eta’ ma non e’ cosi’. A Berlino un mesetto fa lo splendido Benvenuto Cellini diretto dal piu’ grande berlioziano vivente insieme a Nelson e cioe’ Gardiner, aveva il Coro Monteverdi, pochi superavano i trenta. Freschezza e sicurezza di voci d’altro livello.

Hai sentito che roba Xavier?

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analogico_09

@mozarteum No l'ho scritto stanotte che concordo pienamente sulla tua "analisi" della meravigliosa opera.

Le voci.., il fattore età c'entra con le voci "strillanti" - coristi neppure troppo geriatrici, una buona voce, specialmente se corale, dura ben più di 40 anni -, ma la vera causa dell'effett(acci)o credo sia la voce lirica "impostata" che va bene per i repertori di canto solistico dedicati e non va bene per il canto corale dove la maggior naturalezza timbrica e la misura del volume/controllo vocale sono d'obbigo in tutti i repertori (i cori "russi" sono stati da tempo licenziati...) oltre al fatto che Pappano abbia "comandato" forti e fortissimi troppo realistici, dunque sforzati, anzichè ricorrerere all'arte_ficio, o se vogliamo all'intenzione metafisica, e non già naturalistica, del forte e del fortissimo. I cori dovrebbero essere tutti composti da "dilettanti"... (non dopolavoristi, ovviamente). 

Ma sono pochi momenti, parlare male di quel coro (doppio coro) che ha dato tutto e bene, idem l'orchestra, con un Pappano pasionario, sarebbe da poraccioni... ;)

Sempre pensato e spesso scritto che il Monteverdi Choir di Gardiner, da che è nato, fino ad oggi, seguita a rappresentare in assoluto la più grande, oleata e potente macchina corale del mondo, non solo per il repertorio barocco. Semmai Gardiner, un grande.., indiscutibile, si infervora troppo a volte e si prende qualche licenza all'"americana".., ma ad avercene... Fine breve OT

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analogico_09

Ora, per l'occasione dei 150 anni dalla morte Berlioz viene eseguito parecchio dovunque.

Il 12 ottobre ho ascolato e visto in diretta da Digital Concert Hall i Berliner guidati dal direttore pilota aeronautico Daniel Harding alle prese con "Romeo et Juliette" , dramatic symphony  op. 17, stupenda sinfonia "atipica" con soli e coro, anch'essa di schietta e fragrante modernità profondamente "antica".

Cori meravigliosi con un carattere da "cantus firmus" il più "piccolo", parti solistiche idem, si ricopre il "recitativo", si ri-fà largo uso degli ottoni mai a fini meramente spettacolari. Berlioz in ogni opera sfodera quel genio innovativo, "rivoluzionario" che cambiò il senso più "corrente" del sinfonismo romantico; insomma è pur vero quello che qualcuno asseriva in altra discussione non ricordo quale, ovvero che anche in Verdi c'è molto Berlioz...

Detta rappresentazione, non saprei dire se secondo partitura, è molto più minimale de la Messe des Mortes.., c'è un coro da camera che esegue il canto come se fosse elemento solistico posizionato davanti all'orchestra, e poi un coro grande "normale" e orchestra entrambi più misurati.., ma l'effetto di grandiosità alternata ai momenti più meditativi non è da meno... Ottimi solisti di canto, bellissimo concerto!

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SimoTocca
Il 12/10/2019 Alle 04:32, analogico_09 ha scritto:

E chi non amando Berlioz dovesse seguitare a non amarlo neppure dopo aver ascoltato un tale capolavoro "definitivo" dovrebbe darsi all'ippica...

Allora bisogna che inizi ad andare a qualche ippodromo...ma stanno scomparendo anche questi...😉

Non ero a Santa Cecilia, e quindi mi guardò bene dal commentare quanto di buono il grande Pappano avrà fatto dal podio...

Ma, e lo dico da “innamorato di Berlioz”, la Grande Messe é tutt’altro che un capolavoro ...e solo un tentativo “di un Ego ipertrofico”, quale quello di Berlioz, di tracciare nuove strade...

E, del,resto, non é un capolavoro neppure l’ottava sinfonia di Mahler, citata da Moz, anzi questa sinfonia, a mio avviso, é la cosa più brutta scritta da Mahler... proprio come questa Messa é la cosa più brutta scritta da Berlioz...

Ben altro livello il Te Deum...

D’altra parte molti grandi direttori “berlioziani”, hanno evitato accuratamente di dirigere questo Requiem ipertrofico... e fra questi cito Abbado (che del resto, pur sublime mahleriano, ha rifiutato di dirigere a Lucerna anche l’ottava di Mahler, cambiando programma un paio di mesi prima...).

Amen...🙏😇

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analogico_09
4 ore fa, SimoTocca ha scritto:

ego ipertrofico ... questa Messa é la cosa più brutta scritta da Berlioz


Mo' me lo segno... e quando vai ai cavalli punta su quelli vincenti... :D;)

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analogico_09

Comunque, si potrebbe anche (inutilmente) provare a stabilire se la Grande Messe des morts sia un capolavoro o "solo" grande musica, ma non esiste che sia la cosa più brutta che abbia scritto Berlioz; semmai, ammesso e assolutamente non concesso, la meno bella...

Il Te Deum è sicuramente un altro capolavoro, io ce l'ho proprio di Abbado.., un vinile DG frusciante che è un piacere per l'udito, il tatto, la vista e l'olfatto.., l'unico difetto è che però nun se magna... :D 

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SimoTocca

@analogico_09 

7 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Comunque, si potrebbe anche (inutilmente) provare a stabilire se la Grande Messe des morts sia un capolavoro o "solo" grande musica, ma non esiste che sia la cosa più brutta

No, non é assolutamente inutile, almeno limitatamente ai propri gusti, stabilire se una musica sia bella oppure piuttosto brutta, indipendentemente da chi l’abbia creata.

Quando poi il gusto di ciascuno si somma a quello di altri, si definisce una linea di tendenza, una moda se vuoi, per cui in un certo periodo storico succede che certa musica sia eseguita sempre e ovunque (per esempio la musica di Salieri a Vienna fine ‘700) e poi non sia eseguita pressoché mai più..

La Passione secondo Matteo di J.S. Bach, dopo le prime esecuzioni a Lipsia, é rimasta non eseguita per quasi 100 anni (fu riscoperta ed eseguita da Mendelssohn) eppure ai nostri orecchi é un capolavoro assoluto.

La Carmen di Bizet fu un fiasco totale alla prima rappresentazione e Bizet é morto, 3 mesi dopo la prima, senza poter immaginare che la sua opera sarebbe diventata la più rappresentata, eseguita e apprezzata opera lirica del mondo intero!

Insomma, il mio approccio all’Arte e alla Musica é un po’ più “spigliato” e meno “reverente” del tuo, e se, al mio orecchio, l’Overture “La consacrazione della casa” suona bruttina, vorrà dire che la ascolterò il meno possibile...anche se é una creazione del mio autore preferito...Beethoven! Tutto qui... 

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Gabrilupo

@SimoTocca Ahi ahi Simo, non sarà certo uno dei punti più alti della sua produzione però, per me, è godibilissima.

Non mi dire che non hai questo disco😱😀!?

3538.jpg

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SimoTocca

@Gabrilupo 

Non mi manca neppure un disco del mio idolo Abbado! Ma posso confessarti che in genere questa overture, se posso, la “salto” e ascolto la successiva...a meno che la successiva non sia King Stephan...perché se no, pur se sempre Beethoven, né salto addirittura due! 😉

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SimoTocca

Che poi, con @analogico_09 spesso si parla in modo libero e informale, a volte anche eccessive e grossolane...

In questo caso: lui ha detto che la Grande Messe di Berlioz é in qualche modo il capolavoro assoluto scrivendo

Il 12/10/2019 Alle 04:32, analogico_09 ha scritto:

chi non amando Berlioz dovesse seguitare a non amarlo neppure dopo aver ascoltato un tale capolavoro "definitivo" dovrebbe darsi all'ippica

e immagino che sia stata una sua “boutade”, un suo modo di enfatizzare il suo pensiero (immagino e voglio augurarmi...).

La mia risposta é sulla stessa falsariga, eccessiva, bombé, nel senso: non é che la Grande Messe sia musica orribile, ma, pur avendola ascoltata molte volte (dal vivo solo una volta, ma in registrazione numerose volte, tanto che ne abbiamo parlato spesso sul mio Thread “le nuove uscite di musica classica in formato HiRes e MQA”, non trovo che questo sia il capolavoro di Berlioz, ma semmai la sua opera meno riuscita...

É che spesso fra me e analogico ci sono queste schermaglie, un po’ ironiche un po’ burlesche, e magari, almeno le mie risposte, non vanno prese alla lettera (e forse neppure le sue...hehehe😉)

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Gabrilupo

@SimoTocca Chissà se con la "liquida" questo disco suoni meglio, il compact mi ha sempre destato qualche perplessità (di poco conto, artisticamente lo trovo splendido).

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analogico_09
4 ore fa, SimoTocca ha scritto:

@analogico_09 

12 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Comunque, si potrebbe anche (inutilmente) provare a stabilire se la Grande Messe des morts sia un capolavoro o "solo" grande musica, ma non esiste che sia la cosa più brutta

Mostra altro  

No, non é assolutamente inutile, almeno limitatamente ai propri gusti, stabilire se una musica sia bella oppure piuttosto brutta, indipendentemente da chi l’abbia creata.

Non ci penso per niente.., a livello personale è possibile esclusivamente stabilire se una musica (sia essa oggettivamente bella o oggettivamente brutta.., ) piace o non piace, a prescindere dal suo effettivo ed oggettivo valore estetico (si, in campo estetico esiste l'oggettività, esistono gli strumenti critici, storici collettivi, condivisi.., discorso lungo...)

Il resto che scrivi di carattere generale allontana dal centro della questione... Vero che ci sfottiamo un po' con battute divertite, tali rimangono, confermo, mai inurbane, ci mancherebbe, però se io ti appaio "reverente" tu più che sprigliato mi fai pensare al "fantasioso"... ;)
Poi magari tutti potremmo spararle grosse, però io nello specifico resto dell'avviso che questo Requiem di Berlioz, non solo secondo me, sia un autentico capolavoro, e mi permetterai anche di dire che le tue considerazioni sparse e generiche, che non entrano nel merito strettamente musicale/compositivo, caratteriale della suddetta opera, non mi aiutano, eventualmente, a rivedere un po' il mio giudizio.

Non di facile ed immediata fruizione, i grandiosi effetti orchestrali mai tronfi o ipertofici, come la intenti tu, entrano anzi coerentemente e "prometeicamente" in contrasto e in "accordo" con le parti più meditative di un'opera che è come un lungo "viaggio" dello spirito religiosamente laico, apparentemente privo di precisi e sicuri centri e punti di riferimento e che non prevede inoltre "fermate" nello stupefacente, frastagliatissimo, vertiginoso e "lenitivo" flusso musicale il quale, come dicevo nell'altro post, "lotta" conto la morte prima di "consegnarsi" alla stessa. A volte la guerra è "sporca", violenta...
Questo Requiem, non ha parti solistiche, c'è solo un'aria, botta e risposta con il coro, il Sanctus, struggente; l'orchestra ordisce spesso nel profondo delle viscere audaci dissonanze, sfuggenti se non si presta la dovuta attenzione. Neppure il coro ha sempre l'"orecchiabilità" delle opere più conosciute e alle quali siamo abituati. Dopo l'ira di Dio sonora ecco spuntare un meraviglioso mottetto a cappella che rimanda a Palestrina.., ed altre meraviglie che per dirle tutte ci vorrebbe un lungo saggio...

Poi possiamo dibattere a lungo se sia capolavoro o meno, ma restando al pezzo e senza fare troppa e dispersiva "letteratura"... ;):)

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analogico_09
4 ore fa, SimoTocca ha scritto:

succede che certa musica sia eseguita sempre e ovunque (per esempio la musica di Salieri a Vienna fine ‘700) e poi non sia eseguita pressoché mai più..

La Passione secondo Matteo di J.S. Bach, dopo le prime esecuzioni a Lipsia, é rimasta non eseguita per quasi 100 anni (fu riscoperta ed eseguita da Mendelssohn) eppure ai nostri orecchi é un capolavoro assoluto.

be'..,  paragonare Salieri a Berlioz mi pare eccessivo... il requiem di Hector non è particolarmente eseguito per ben altre ragioni.., non per la modesta o "solo" bona qualità che contraddistingue le musiche dell'italiano a Vienna... Già riportato nel post di aperura:  Sin dalla prima esecuzione pubblica a Parigi, nella Cappella di Saint Louis des Invalides il 5 dicembre del 1837, il Requiem ebbe un effetto dirompente sul pubblico in ascolto, affascinato dalla potenza di questa composizione.  

La Passione Matteo non fu più eseguita dopo le prime rappresentazioni, vero che cadde nel dimenticatorio come un po' tutti i grandi autori barocchi e "antichi". Ma mentre non veniva eseguita in concerto -  a parte l'unica, meritevolissima esecuzione di Mendelsshon che fu realizzata previo trascrizione della partitura originale (il basso continuo diventa una semplice linea di basso ri-scritta nota per nota, per dirla a braccio, esemplificando, l'esecutore non deve inventare, improvvisare.., agli antipodi di quello che era il senso musicale e "filosofico" del bc) - detta opera,  tutta l'opera di Bach, e non solo di Bach, mentre "dormiva" infuenzava quasi tutti i più grandi e meno grandi compositori romantici che prendevano a piene mani (ispirazione, non rubicidio, ovviamente...) dalle musiche di Bach e degli altri "antichi".
Stessa cosa si potrebbe dire, fatti i debiti distinguo, per la "sperimentale" Messe des Mortes di Berlioz che sebbene raramente eseguita, o ineseguita, insieme alle altre due opere della "trilogia sacra" berloziana anch'essi scarsamente frequentati, Te Deum e L'Enfance du Christ, benchè dormiente, influenzava gli altri compositori coevi e successivi, tra cui Wagner e Verdi... Non sempre ciò che è più popolare e conosciuto è meglio.., le vere rivoluzioni sono quelle sotterranee, carsiche... e quest'opera è un fiume sotterraneo che ha molto scavato...
 

4 ore fa, SimoTocca ha scritto:

l’Overture “La consacrazione della casa”


La Ouverture di Beethoven capita a cecio per quanto riguarda le influenze tra musicisti su cui ho detto sopra. Una cosa che non sapevo, a cui non avevo fatto caso, anche perché non ricordo di averla mai ascoltata prima della lezione di Radio Tre, è che nel comporre questa opera, e altre fondamentali composizioni , Beethoven si ispira molto, anzi prende letteralmente certi moduli stilistici, ritmico-contrappuntistici "trionfali" da Handel in modo dichiarato.
Beethoven, che amava molto Handel,  lo considerava il più grande, superiore perfino a Bach, "confessa" le sue appropriazioni debite... e tutto questo mentre Handel, nell'ottocento musicale che aveva da pensare alle proprie incontenibili e geniali invenzioni e non alle anticaglie.., non lo eseguiva in concerto più nessuno, dove però nell'intimo della camera di composizione i "fantasmi" del passato prepotentemente ritornavano...

Ascoltate questa bella lezione di Bietti che spiega bene la faccenda
 

https://www.raiplayradio.it/audio/2019/09/RADIO3---LEZIONI-DI-MUSICA-ad80aa30-ced0-4be9-92a2-64d9949bef94.html
 

Simo, i nostri pareri sono personali, a volte giusti, a volte sbagliati o eccesivi, a volte samente polemici, magari di scarso interesse per gli altri, valgono quel che valgono, restano principalmente occasione di approfondimento di ciò di cui parliano, atteggiamento credo più stimolante per tutti noi, andare oltre il "campanile", ma senza "evadere" troppo dal tema specifico. ;)

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Rimini
12 minutes ago, analogico_09 said:

magari di scarso interesse per gli altri,

Questo mai! Vi leggo sempre con molto piacere. Magari, a volte, un po' disorientato...😄

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analogico_09

@Rimini Troppe questioni capitali che si accavallano... ;)

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SimoTocca

Che poi, vedi la coincidenza, si parlava proprio del Requiem di Berlioz solo poche settimane fa sul Thread “Nuove uscite di musica classica in HiRes...”. (a pagina 25, se qualcuno volesse leggere direttamente...).

@antoarma aveva segnalato una nuova registrazione di questa opera mastodontica (John Nelson con la London Philharmonic nella Cattedrale di Londra , Saint Paul, registrato dalla Erato) concludendo “Già perché ritengo che Berlioz stesso, pur nella sua follia megalomane, fosse perfettamente conscio di questi aspetti mentre componeva l'opera. Insomma un'esperienza che consiglio ai più. Credetemi per una volta vi sembrerà davvero di trovarvi nelle prime file di una cattedrale e non in una platea da concerto”.

Oltre alla sua stringata definizione “follia megalomane” relativa al compositore (definizione su cui ovviamente concordo, tanto da averne proposta una variante proprio all’inzio dei miei interventi...), antoarma ci ricorda che Berlioz aveva pensato il suo Requiem op.5 per essere eseguito in una grande Cattedrale e non in una sala da concerto...

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antoarma

@SimoTocca fa un certo effetto essere citato in "virgolette". Per un assoluto dilettante della musica come me è un onore. Grazie

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SimoTocca

@antoarma 

Ad avercene di dilettanti come te!! 😉

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analogico_09

Quasi tutti i grandi geni sono più o meno "folli", follia come sublimazione dell'intelligenza (parola di E. A. Poe) ...  La megalomania.., sarà stata dell'uomo, ma io non la sento affatto in questo grandioso Requiem berloziano nel quale "lottano" insieme il fremente senso della grandiosità monumentale ed estroversa e il delicato e più segreto accento della spiritualità universale, dunque "corale", giammai individualistica.
  @SimoTocca Rinnovo amichevolmente l'invito a parlare un po' più di musica, dell'opera in questione, delle sue caratteristiche formali, linguistiche, stilistiche, poetiche.., se credi ovviamente, anche facendo un po' di gossip, ma a latere ... ;)

E a proposito di spirito "corale" di questa superba composizione (la sto riascoltando a brani, poco ma spesso.., da Tidal, mi piace molto l'interpretazione di Andrè Previn con London Phil. Orchestra e Choir; mi sta arrivando dall'Olanda - discogs -  il SACD di Colin Davis), e della singolare scelta compositiva, mi stavo chiedendo quale potrebbe essere la ragione per la quale Berlioz abbia deciso di comporre, insolitamente, solo un "numero" di canto solistico, il Sanctus per tenore.

La risposta che mi sorge spontanea, forse la più "logica",  è che la morte in effetti non ammette l'individualità: essa colpisce tutti, le trombe dell'Apocalisse suoneranno (in 3D.., così come le "scrive" il lungimirante compositore, "audiofilo" anti e litteram... :D) per tutte le genti che hanno abitato la Terra. La morte dunque è eminentemente "corale", nessuno può sfuggirla.., e corali debbono essere il grido della protesta e il sussurro della rassegnazione di fronte alla morte.
Anche sotto tale aspetto "filosofico e linguistico, formale e "dinamico", Berlioz va oltre le convenzioni "romantiche" (nella musica sacra "antica", le stagioni della grande polifonia rinasmentale/barocca, succedono altre cose.., e credo proprio che Berlioz a quei modi antichi anche si ispiri) che rivoluziona in maniera inedita e personale.
Che poi a ben "sentire", molti momenti corali, d'impianto misto, omofonico (cantus firmus) e polifonico, sono strutturati a 'mo di aria o di recitavo solistici... e anche diventa obbligatoria la sottolineatura della singolare particolarità di un'opera che trasuda genialità da tutti i pori!
 

Il 13/10/2019 Alle 20:38, SimoTocca ha scritto:

D’altra parte molti grandi direttori “berlioziani”, hanno evitato accuratamente di dirigere questo Requiem ipertrofico... e fra questi cito Abbado

Non mi pare...  C. Davis, Previn, Dudamel, Bernstein (in concerto nel luogo del "delitto":  Chapel of St. Louis des Invalides), Norrington, Maazel, Barenboim, Jukka-Pekka Saraste, Levine, Nelson, ecc.., non saprei se tutti direttori "specialistici" berloziani, di sicuro non direttori di banda de paese, si sono cimentati con il Requiem di Berlioz.
Avresti qualche ragguaglio in più a conferma del fatto che Abbado avrebbe "evitato accuratamente" di dirigere detto Requiem, e per quali precise ragioni? Fino a prova contraria, dubito che di "idiosincrasia", o di atteggiamento snob di fronte a un non capolavoro, o peggior lavoro, o non tra i miglior lavori di Berlioz, potrebbe essersi trattato.., anche perché, stando così le cose, non credo che Dudamel avrebbe dedicato al grande Caludio Abbado la sua interpretazione dell'opera (accuratamente evitata dal Maestro.., sarebbe stato oltremodo provocatorfio, irrispettoso, se non anche sacrilego) eguita dal vivo in quel di Notre Dame de Paris con orchestra Simon Bolivar insieme ad altri complessi strumentali e corali.

 

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mozarteum

Che avete deciso? 

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analogico_09
3 ore fa, mozarteum ha scritto:

Che avete deciso? 

Io ho già deciso che resto fedele alle mie impressioni e a qualche tentativo di osservazione critica del brano in questione, banale o pertinente, condivisibile o meno, sempre sul fronte della musica e non del gossip...

Resto in curiosa attesa di conoscere il "mistero" di Abbado... :D

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SimoTocca

@mozarteum 

Via Moz, non mi dire che anche tu “adori” il Requiem di Berlioz, perché non ci credo nemmeno...morto! 😉😜

Non ho capito cosa c’entri Claudio Abbado con la dedica di Dudamel... Abbado non ha mica scritto in testamento di non eseguire il Requiem di Berlioz alla sua memoria! 

@analogico_09 

Ho già  detto in breve il perché il Requiem di Berlioz non può essere ritenuto il capolavoro di Berlioz, almeno secondo me, e non ho bisogno di aggiungere altre parole...

Dopo di che, leggendo i tuoi posts e pensando alla elefantiasica ipertrofia della musica di Berlioz...ecco...non stento a credere che tu possa trovare affinità per questa composizione...😂😂😜

P.S. Rimando alla splendida analisi di Hermann Hesse, che parla con la voce del protagonista del romanzo “Il Lupo della Steppa”, sul perché l’ipertrofia dell’organico orchestrale non sempre giova alla musica... d’altra parte se la Sinfonia meno riuscita di Mahler é la Sinfonia dei Mille, proprio quella più ipertrofica, quella che Abbado ha rifiutato di dirigere a Lucerna e proprio quella che Chailly ha dedicato alla memoria di Abbado inaugurando al suo posto il Festival di Lucerna (.. ma tu vedi un po’ il caso...proprio come Dudamel...ma che é un complotto alla memoria di Abbado?? 😆) se la meno riuscita di Mahler é questa, dicevo, ci sarà mica una relazione fra un organico  eccessivamente largo, e la scarsa riuscita musicale? Chissà...? 

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analogico_09

Che poi,  capolavoro o non capolavoro, fissandosi sui termini, come se con gli stessi si potesse definire l'assoluto estetico, sono solo definizioni speculative che dicono poco o niente.

Quando un musica è meravigliosa all'ascolto della musica stessa, per se stessa, concentrati unicamente in essa, quella musica è bella e grande.., non serve fare paragoni stringenti e distraenti, o gare muscolari con le altre opere dello stesso o di altri autori: quali siano le più brutte/meno riuscite e le più belle/più riuscite, ecc, come se fosse possibile misurare la grande arte (sia essa capolavoro o non capolavoro) col bilancino che si usa i prodotti di consumo.

Definire inoltre "monumentale" La Grande Messe des Morts (l'ho usato anch'io il termine e me ne pento) è un'autentica incongruenza; il monumento fa pensare a una cosa inamovibile, statica, al rigor mortis.., mentre questo Requin è cosa viva, dinamica, pulsante, estrememente varia e mutevole, e per quanto mi riguarda al posto di monumentale ci piazzo un termine ben poù esotico ed eccitatte: prometeico!

La Grande Messe des Morts - Requiem op. 5 di Hecror Berlioz è un'opera prometeica!!!

E vogliamo mettere... :D

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SimoTocca
49 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

he poi,  capolavoro o non capolavoro, fissandosi sui termini, come se con gli stessi si potesse definire l'assoluto estetico, sono solo definizioni speculative che dicono poco o niente.

Cioè ..insomma...vorresti dire che, visto non si può definire l’assoluto estetico... insomma che il famoso quadro di Teomondo Scrofalo, magnificato da Ezio Greggio...

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...insomma che in qualche modo ha lo stesso valore artistico ...per dire... di un altro famoso bevitore...ma del Caravaggio??!

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Ne sei proprio sicuro??? Oppure c’entra qualche mojito di troppo...ooops, qualche bicchiere di troppo anche qui?? 😉🥰😘😘😘

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analogico_09
1 ora fa, SimoTocca ha scritto:

Ho già  detto in breve il perché il Requiem di Berlioz non può essere ritenuto il capolavoro di Berlioz, almeno secondo me, e non ho bisogno di aggiungere altre parole...

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Non mi sembra proprio che tu abbia convenientemente motivato la tua sentenza sul Requiem, se non ripetendo degli slogan. Ti sei perso nei gineprai dei paragoni, con citazioni che non c'entra nulla con quello di cui parliamo, non si giudica un'opera artistica solo paragonandola ad altra. Resta sul pezzo, non nserve divagare, nemmeno attardarsi su herman hesse rispetto alla parola ipertrofia che vai ripetendo all'infinito senza spiegare perché l'opera in questione sarebbe ipertrofica e non già vasta, complessa, articolata.
Io, sull'opera, leggo scritto da te che la stessa non può essere ritenuta un capolavoro perché lo dici tu che non senti il bisogno di motivare... ambè.., tranquillo, andiamo a fiducia... 😋
No.., dai Simo, neppure ricorrendo al sarcasmo riesci a distrarmi, ad evitare il confronto sui contenuti e non sulle chiacchiere. Io credo di aver scritto il giusto circa la lunghezza dei post per poter dire in modo un minimo argomentato cosa ne penso dell'opera sul piano musicale; in proporzione, stando alle poche cose di sostanza che secondo me scrivi di succoso sulla musica, al lordo delle considerazioni accessorie sulle quali sei più preparato e su cui qundi ti dilunghi di più, mi sa che l'elefantino più grosso sei tu  🤓


Mai scritto che "adoro" il Requiem di Berlioz.., termine bigotto, non mi riguarda... ho scritto, motivando, che trovo meraviglioso in modo laico questo Requiem e altre opere di Berlioz.


Infine nel riproporre lo stesso panegirico con scarse variazioni sul tema, non hai risposto su Abbado, sul perché avrebbe accuratamente  evitato di eseguire questo Requiem; ripeto, lo scrivi tu letteralmente nel post #9 (e lo ribadisci ora - togliendo l'imperativo avverbio...), lasciandondo chiaramente intendere che Abbado avrebbe rifiutato perché lo considerava brutto, indegno, giù di lì, ma senza portare nè prima nè ora qualcosa che attesti che di questo sia trattato realmente e non di una tua impressione... Se riesci a documentare il fatto sarò il primo a ringraziarti per avreci offerto l'interessante motivo di riflessione... Spero di essere stato chiaro, sono oramai disabituato a fare i disegnini troppo elementari... 😩:D
, :

1 ora fa, SimoTocca ha scritto:

Non ho capito cosa c’entri Claudio Abbado con la dedica di Dudamel... Abbado non ha mica scritto in testamento di non eseguire il Requiem di Berlioz alla sua memoria! 

Certo.., c'era bisogno di fare testamento.., 😏 insomma per te è normale che un direttore dedica ad altro direttore (in questo caso due direttori che erano stati molto in contatto, probabilmente sapevano abbastanza l'uno dell'altro, ) una musica che quest'ultimo aveva praticamente ripudiato? Se te ne vuoi convincere.., e convincerci senza la documenta, faCCi pure! 🤣;)

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