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politica ed economia L'Unione Europea e la crisi economica

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wow
7 ore fa, Lorenzo67 ha scritto:

Anche ai consumatori, aggiungerei. Questa scoppola congelerà i consumi per lungo tempo, ora che la gente si sta abituando a non spendere ed a rinunciare alle piccole cose che prima parevano indispensabili (ristoranti, weekend, gite fuori porta, e chi più ne ha, più ne metta)

Non è detto, potrebbe succedere esattamente il contrario... 

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maurodg65
2 minuti fa, wow ha scritto:

potrebbe succedere esattamente il contrario... 

e ne sono convinto anch'io, non appena scatterà il liberi tutti tempo qualche giorno credo che la voglia di spendere, di uscire, di pranzare al ristorante, di mangiarsi una pizza prenderà il sopravvento, che non vuol dire che non ci saranno i problemi, ma che non è detto che lo siano i consumi, almeno me lo auguro.

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wow

@maurodg65 ma si, soprattutto in considerazione del fatto che per molti questo è stato un periodo di compressione dei consumi perché è stata eliminata l'offerta non la domanda. 

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maurodg65
1 minuto fa, wow ha scritto:

ma si, soprattutto in considerazione del fatto che per molti questo è stato un periodo di compressione dei consumi perché è stata eliminata l'offerta non la domanda. 

Appunto, tutto i percettori di stipendio fisso in questo periodo hanno risparmiato, il problema è delle partite iva che non hanno lavorato e quindi incassato, ma gli altri, la maggioranza, non ha motivo di non ricominciare a spendere.

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giogra
14 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

E che vuol dire?

Che la stagione delle privatizzazioni e della svendita delle aziende strategiche si è dimostrata un fallimento.

Che lo stato deve ritornare a gestire o a cogestire alcune imprese ed alcuni settori che ho menzionato prima.

Il mio pensiero è chiaro se non capisci scrivi altrove.

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wow
1 minuto fa, maurodg65 ha scritto:

è delle partite iva

Per lo stesso motivo con i consumi ripartiranno le partite iva. Insomma dovremo mangiare ancora, spostarci , curarci, comprare auto. È una frenata generale, di tutti, compreso i nostri concorrenti. È chiaro che non sarà rose e fiori, che qualcuno a livello macro e micro economico ne uscirà con le ossa rotte. Ma questi sono i momenti in cui vorrei avere trent'anni di meno se penso a quante nuove opportunità verranno fuori.

Probabilmente è finita una partita di monopoli e ne inizia un'altra. 

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giogra

e basta con questa tecnica di mandarla in caciara

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maurodg65
1 minuto fa, wow ha scritto:

Per lo stesso motivo con i consumi ripartiranno le partite iva.

Si certo, ma sicuramente in modo diverso e più scaglionato nel tempo, il dipendente ha lo stipendio accreditato in banca ogni mese, la partita iva non ha incassato, ma ha dovuto o dovrà pagare comunque le spese fisse dell’attività anche senza muoversi per lavorare.

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maurodg65
7 minuti fa, giogra ha scritto:

Che la stagione delle privatizzazioni e della svendita delle aziende strategiche si è dimostrata un fallimento.

Innanzi tutto quali sono le aziende strategiche? Alitalia lo è? 

Poi nel nostro paese abbiamo una storia di decenni costellata da acquisizioni di aziende “nazionalizzate” con scarsi se non proprio scarsissimi risultati, diventati postifici clientelari ad uso della politica, quindi prima di partire lancia in resta sulle nazionalizzazioni prova a fare un elenco delle aziende strategiche che vorresti nazionalizzare perché in difficoltà a causa di questa crisi, poi ne possiamo parlare con cognizione di causa.

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maurodg65
7 minuti fa, giogra ha scritto:

e basta con questa tecnica di mandarla in caciara

E quale sarebbe la caciara? 

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wow

Boh... 

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wow
23 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

sicuramente in modo diverso e più scaglionato nel tempo,

Certo, come è certo che ci vuole un bel calcione per far ripartire la baracca. 

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wow

Il FTSE 30 ha fatto +9%

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maurodg65
30 minuti fa, giogra ha scritto:

Il mio pensiero è chiaro se non capisci scrivi altrove.

È chiaro che hai tanta confusione in testa, quello sì.

Io scrivo dove voglio, di certo non decidi tu se posso farlo qui o meno, spetta ad altri, in primis a quelli che pagano le spese del sito farlo.

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nullo
3 ore fa, Savgal ha scritto:

mi frullano a mille sapendo che una parte cospicua di quesgli stessi soggetti accusa di "egoismo" gli altri paesi europei.

A me frullano a sentire che soggetti come te, che maledicono il nord Italia e benedicono i tedeschi e gli olandesi.

oggi su radio 24 girava la voce che il massimo dirigente del mes, indovina la nazionalità, diceva di alcuni paesi, Francia compresa ( io l'avevo detto:

li voglio vedere strisciare.

ripeto radio 24

il mes... vale anche per quello di cosa fatta.

Prender tali considerazioni, ovvie peraltro, per fare della propaganda politica in questo momento, da la misura dell'uomo, 

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artepaint
3 ore fa, wow ha scritto:

Il FTSE 30 ha fatto +9%

ottimo !!!!!!!

dope avere superate quote 25.000

con +9% oggi sfiore quote 17.000

chi aveve 100 ora si ritrove 65 

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nullo
3 ore fa, wow ha scritto:
10 ore fa, Lorenzo67 ha scritto:

Anche ai consumatori, aggiungerei. Questa scoppola congelerà i consumi per lungo tempo, ora che la gente si sta abituando a non spendere ed a rinunciare alle piccole cose che prima parevano indispensabili (ristoranti, weekend, gite fuori porta, e chi più ne ha, più ne metta)

Non è detto, potrebbe succedere esattamente il contrario... 

A prescindere dalla voglia di consumare, o dalla economica possibilità di consumare, molti ristoranti, dopo mesi, saranno ancora nelle possibilità di riprendersi e operare normalmente? Perché  ci vorranno mesi per tornare alla normalità.

La filiera  di produzione della moda che salterà un ciclo, ci sarà ancora? I negozi?

le risposte stanno nei soldi che ogni stato potrà regalare per sostenere il tessuto economico.

ma questa è una discussione su come la UE gestirà "collegialmente" la crisi.

io vedo che si stanno scannando per ora...

quando non si scannano, si cuciono vesti a misura di qualche speciale, qualcuno rimarrà in mutande.

Ps

da ridere, se non ci fosse da piangere, i francesi che sono costretti a chiedere la carità assieme a Spagna e Italia

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artepaint
1 ora fa, nullo ha scritto:

 i francesi che sono costretti a chiedere la carità assieme a Spagna e Italia

ovviamente al padreterno,

visto che iu.es.ei e crante/cermania

la carità se la mettono in saccoccia, mica la danno

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criMan

@nullo Che destino baro,

nel momento più difficile di questo paese ti trovi con i 5stelle che decideranno a che condizioni fare questi euro bond , CV bond...

e se come si vocifera insulsi inutili zecche di paesi come l'Olanda volesse contestualmente la ristrutturazione del debito o altre amenita' che graveranno sul nostro

groppone per decenni dovranno deciderlo i 5stelle Conte e chi altri del PD.

E' ora di puntare i piedi , se vogliono farci fare buffo in maniera di azzopparci stile Grecia tanti saluti a tutti e si tenessero la loro Europa.

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nullo

mi chiedo come si fossero potuti usare toni trionfalistici sulle concessioni, DOVUTE secondo alcuni.

è nelle crisi che si vede la capacità dell'unione di reagire all'unisono.

solo che non c'è nessuna reazione che possa far sperare in una condivisione.

le illusioni si scontrano con la realtà.

<<Le idee del gotha economico di Berlino su come sostenere i Paesi più colpiti dall’epidemia da Coronavirus sono prima di tutto un corollario del concetto di solidarietà di una certa élite tedesca, inscalfibile anche all’alba di una recessione globale potenzialmente catastrofica. Idee che, almeno nella parte che riguarda gli eurobond, sembrano condivise dal ministro delle Finanze Peter Altmaier: “Quello sulle obbligazioni comuni dell’area euro è un dibattito fantasma”, ha riferito oggi il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt.>>

da huffington post

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nullo
21 minuti fa, criMan ha scritto:

@nullo Che destino baro,

nel momento più difficile di questo paese ti trovi con i 5stelle che decideranno a che condizioni fare questi euro bond , CV bond...

e se come si vocifera insulsi inutili zecche di paesi come l'Olanda volesse contestualmente la ristrutturazione del debito o altre amenita' che graveranno sul nostro

groppone per decenni dovranno deciderlo i 5stelle Conte e chi altri del PD.

E' ora di puntare i piedi , se vogliono farci fare buffo in maniera di azzopparci stile Grecia tanti saluti a tutti e si tenessero la loro Europa.

Il destino non è baro. 

E pensa che i 5 stelle sono per il no al Mes con troika, toccherà cercare fuori i voti al governo 

È solo ora di comprendere quali siano i compagni di viaggio e perché questa Europa unita non decollerà mai seconda i desiderata di troppi.

ora desiderare è bello, illudersi invece è pericoloso, perché una volta che hai consegnato le armi, poi hai il destino segnato.

ora resta da sapere se gli illusi del forum siano disponibili ad avere la troika in casa per avere in cambio soldi a debito.

troika che farà i nostri interessi, come un italiano non avrebbe mai saputo fare.

ma qualcuno ti dirà che è tutto ok, che i fondi condivisi sono cosa fatta e sara capace pure di dirti che sei ignorante.

se ci tocca un centesimo, uno!... è per la miseria in cui sguazzerà la Francia, che era già oltre il 3% di deficit/PIL per l'ennesima volta.

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nullo

Aggiungo una di quelle verità che non si possono dire, altrimenti sei complottista, fascista, salvinista...

mai realista.

solo ignorante...

@SonicYouthMilano parlar da soli eh?

huffington post ( ma è gedi anche questo, come Micromega, stiano che  diventando anche loro sovranisti?)

poi uno dice che si pensa male...

poi l'altro dice che a volte ci si prende.

All’ex presidente del prestigioso Ifo Hans-Werner Sinn va riconosciuto il dono dell’onestà. Quello che la Bce sta facendo con le misure annunciate la scorsa settimana è aiutare “prima di tutto” le banche “francesi e tedesche”, ha detto alla radio Dlf qualche giorno fa. “Questo è il punto principale. E si tratta delle banche del nord, anche in Germania, ma soprattutto in Francia. I francesi hanno investito molto nei titoli di stato italiani e si possono aiutare sostenendo il corso di questi titoli”, altrimenti “ci sarebbero delle svalutazioni e delle perdite e quindi il rischio di fallimento di qualche banca”. Certo, ha aggiunto Sinn, l’aiuto serve anche all’Italia ma è chiaro che gli interessi da tutelare sono prima di tutto tedeschi, dal suo punto di vista: “Penso all’enorme debito Target contratto dagli italiani di 400 miliardi di euro: se l’Italia non dovesse pagare, un terzo sarebbero a carico della Germania”. Per questo l’economista ha proposto una donazione di 20 miliardi di euro all’Italia, perché “dobbiamo aiutare i nostri amici italiani, ma apertamente e onestamente e non far finta che lo stia facendo l’UE, ma se lo facciamo, sono i nostri soldi e la nostra libera scelta”. Il confine tra solidarietà e carità qui è labile, quello che più preoccupa “sono questi automatismi che stanno gradualmente ridistribuendo grandi quantità di denaro attraverso la Bce, che non è autorizzata a fare quello che sta facendo”.

sempre huffingtonpost

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Martin
3 ore fa, criMan ha scritto:

E' ora di puntare i piedi , se vogliono farci fare buffo in maniera di azzopparci stile Grecia tanti saluti a tutti e si tenessero la loro Europa.

In ogni caso, la fine è segnata. Si tratta solo di decidere se andarci coi piedi puntati o meno. 

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maurodg65

https://www.lavoce.info/archives/64400/madame-lagaffe-prova-a-rimediare/

Madame Lagaffe prova a rimediare

La Bce vara un piano straordinario da 750 miliardi. Funzionerà? Dipende dalla composizione degli acquisti di titoli di stato: dovrebbe andare incontro ai paesi con debiti più alti. Ma la vera svolta sarebbe svincolare il programma Omt dall’accesso al Mes.

Un piano da 750 miliardi

La sera del 18 marzo la Banca centrale europea ha adottato misure straordinarie, dopo che quelle di solo una settimana prima avevano ampiamente deluso i mercati finanziari.

In realtà, il crollo di borsa che aveva accompagnato i provvedimenti del 12 marzo non era tanto dovuto al merito, perché andavano nella giusta direzione, ma alle incaute parole della presidente Christine Lagarde: “non siamo qui per correggere gli spread”. Quell’episodio ha confermato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che l’efficacia della politica monetaria si gioca sul piano della comunicazione, prima ancora che su quello dei miliardi messi sul piatto degli interventi sul mercato.

Il piano annunciato il 18 marzo, appositamente pensato per reagire all’emergenza economica creata dal coronavirus (Pandemic Emergency Purchase Program – Pepp) stanzia una cifra imponente: 750 miliardi di acquisti di titoli, sia pubblici che privati. Tra i titoli pubblici acquistabili sono inclusi anche quelli emessi dal governo greco, finora esclusi dal Public Sector Purchase Program (Pspp). Tra i titoli privati è compresa la carta commerciale emessa da imprese non finanziarie. Il piano durerà almeno fino alla fine di quest’anno, ma la Bce si dichiara pronta a estenderlo per ampiezza e per durata, facendo tutto ciò che sarà necessario nei limiti del suo mandato.

Una parziale limitazione del programma risiede nel fatto che gli acquisti di titoli pubblici avverranno in linea di massima (benchmark allocation) secondo la capital key, cioè la quota che ciascun paese dell’area euro detiene nel capitale della Bce: in pratica, in base alla dimensione di ciascun stato, misurata in base alla sua popolazione e al suo Pil. Ciò implica che non avverranno sulla base della dimensione del debito pubblico. E qui veniamo alla questione dello spread. Per contenere i divari tra i tassi d’interesse pagati sul debito pubblico dei diversi paesi, occorre che la Bce sia disposta a deviare dalla capital key, cioè ad acquistare in proporzione maggiore i titoli emessi dai paesi ad alto debito, che ora dovranno indebitarsi ancora di più per fare fronte all’emergenza coronavirus. Nel suo comunicato, la Bce annuncia una certa flessibilità nella composizione degli acquisti, facendo intendere che è disposta a deviare dalla capital key se sarà necessario. L’efficacia del programma dipenderà in misura cruciale dal grado effettivo di flessibilità che verrà esercitato. Naturalmente, dipenderà anche dagli annunci che seguiranno al comunicato del 18 marzo: questa volta madame Lagarde non si può permettere di sbagliare.

La svolta che servirebbe

Va anche detto che i programmi generalizzati di acquisto di titoli sul mercato, prima il Pspp e ora il Pepp, non sono per loro natura disegnati per contenere i tassi d’interesse pagati da un singolo governo, che dovesse essere oggetto di un attacco speculativo sui mercati finanziari. Sono invece programmi pensati per agevolare la trasmissione della politica monetaria in tutta l’area dell’euro, posto che l’arma del taglio dei tassi d’interesse è spuntata, visto che hanno raggiunto – o addirittura superato – il limite inferiore dello zero (zero lower bound – Zlb).

Il programma di emergenza per contrastare eventuali attacchi speculativi contro un singolo paese è un altro: è l’Omt (Outright Monetary Transactions) che fu introdotto nel 2012 in seguito alla famosa dichiarazione di Mario Draghi: “whatever it takes”. Tuttavia, anch’esso ha il suo limite: per attivare lo strumento, un governo deve prima accedere a un piano di assistenza finanziaria da parte del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). A sua volta, ciò richiede che il governo si sottoponga a una “condizionalità”, cioè concordi con il Mes un piano di aggiustamento economico e di finanza pubblica. È proprio lo spettro delle condizioni che ha finora tenuto lontano i governi dal Mes e ha di fatto impedito l’utilizzo dell’Omt, che infatti è rimasto sulla carta.

I governi europei in questi giorni discutono, sembra su richiesta italiana, di come sospendere o alleggerire la condizionalità per accedere all’assistenza finanziaria del Mes. Tuttavia, la proposta incontra le resistenze dei soliti “falchi” del Nord Europa, preoccupati di non infrangere le tradizionali regole europee.

La svolta, con la quale la Bce potrebbe fare uscire l’Europa dall’impasse, sarebbe annunciare che il programma Omt potrà essere attivato, almeno in questo periodo di straordinaria emergenza, anche senza il preventivo accesso al Mes. La frase finale del comunicato del 18 marzo, laddove la Bce si dichiara disposta a “rivedere alcuni limiti auto-imposti” per fronte ai rischi che l’Europa sta correndo, potrebbe forse essere interpretata come una apertura? Non lo sappiamo ancora, ma speriamo vivamente di sì.

Su una cosa Christine Lagarde ha ragione: questa volta la banca centrale non può essere lasciata sola. In effetti, la politica monetaria non può fare tutto, soprattutto in una crisi come questa, che ha una origine reale (sanitaria) e non finanziaria, e che colpisce l’economia dal lato dell’offerta, bloccando interi settori produttivi, prima ancora che dal lato della domanda. Le politiche fiscali a livello nazionale stanno in realtà reagendo, ma il problema è che finché la risposta è dei singoli stati finirà per mettere in difficoltà i paesi ad alto debito come il nostro. Per questo occorre un’azione a livello comunitario. Può avvenire tramite il bilancio della Ue o tramite il Mes, ma l’importante è che ci sia. La trattativa tra i governi è in corso e non si annuncia facile, anche se l’apertura della cancelliera Angela Merkel è un segnale positivo e importante.

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nullo

Azz, fresco, articolo del 20/03/2020

tocca leggere quelli più recenti, ma sopratutto attinenti a fatti concreti, abbandonare i sogni e fare i conti con la realtà.

quello che ci vorrebbe per una Europa unita che comprenda il sud lo sappiamo, quello che è successo, pure, quello che succederà anche.

inutile far finta di non saperlo.

pero è bello vedere oggi "certa" gente tifare per la monetizzazione del debito, tramite salto mortale con doppio avvitamento carpiato,

ma un nordico vero non molla e sostiene che le cicale usano strumentalmente il virus per continuare a cicaleggiare, Francia compresa... Affondata la quale, è fatta, il primato assoluto è stabilito.

quale occasione perfetta.

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maurodg65
5 minuti fa, nullo ha scritto:

superato dai fatti, tocca leggere quelli più recenti, abbandonare i sogni e fare i conti con la realtà.

24-03-2020

https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2020/03/24/coronavirus-eurogruppo-tratta-estensione-linee-credito-mes_mX5BQxpr2nIjdgwJhEn35H.html?refresh_ce

Ad insistere sulla condizionalità è in prima linea, come accade spesso, l'Olanda. Il ministero delle Finanze olandese ha diffuso una nota in cui si ribadisce che L'Aja "è impegnata ad assicurare che un'appropriata forma di condizionalità sia osservata per ciascuno strumento, come richiesto anche dal trattato sul Mes in vigore". Italia, Francia e Spagna sono contrarie alla condizionalità: come ha detto il vicepresidente del Ppe Antonio Tajani, con la pandemia che infuria in tutta Europa, "ci manca solo la Troika".

8 minuti fa, nullo ha scritto:

Azz, fresco, articolo del 20/03/2020

superato dai fatti, tocca leggere quelli più recenti, abbandonare i sogni e fare i conti con la realtà.

quelli che ci vorrebbe per una Europa unita che comprenda il sud lo sappiamo, quello che è successo, pure, quello che succederà anche.

inutile far finta di non saperlo.

Inutile far finta di non capire, si sta discutendo di come permettere ai singoli paesi di accedere ai fondi del MES, oggi le regole imporrebbero quanto riportato di seguito, si sta discutendo per cambiare alcune condizioni, che tra parentesi sono quelle che in generale ci servirebbero anche se non certo ora, l’articolo è stato scritto a novembre 2019 quindi prima della crisi dovuta al virus ed ad oggi non si è definito nulla ma ci sono le ovvie mediazioni tra i diversi Paesi che hanno punti di vista differente, ma ne parleremo poi:

https://www.ilsole24ore.com/art/mes-cos-e-e-come-funziona-fondo-salva-stati-ACGaaC2

Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) è un’organizzazione intergovernativa europea. È attivo dal luglio del 2012, come evoluzione dei precedenti meccanismi FESF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria) e MESF (Meccanismo Europeo di Stabilità Finanziaria).
Ha sede in Lussemburgo ed è gestito da:
• un Board of Governors (i ministri finanziari dell'area euro) presieduto dal portoghese Mario Centeno, Presidente dell'Eurogruppo;
• un Board of Directors (i cui membri vengono scelti dai ministri finanziari);
• un direttore generale (il tedesco Klaus Regling) che gestisce gli affari correnti del MES seguendo le indicazioni del Board of Directors. Inoltre presiede le riunioni del Board of Directors e partecipa a quelle del Board of Governors.
Il Presidente della Bce e il Commissario europeo agli Affari Economici partecipano in qualità di osservatori.

Come funziona il meccanismo di aiuto del Fondo Salva Stati
Il compito del MES è fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell’area euro che attraversano (o rischiano in modo concreto) gravi problemi di finanziamento. L’assistenza viene concessa solo nel caso in cui sia necessaria per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera area euro e dei membri del MES stesso.

Gli strumenti a disposizione vanno dalla possibilità di concedere prestiti ai Paesi in difficoltà per consentire un aggiustamento macroeconomico (soluzione utilizzata finora da Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro) fino al prestito per la ricapitalizzazione indiretta delle banche (aiuto finora fornito alla sola Spagna). Gli altri strumenti previsti dallo statuto del MES (acquisti di titoli sul mercato, linee di credito precauzionali e ricapitalizzazione diretta) non sono finora mai stati usati.

Come raccoglie i fondi (dotazione ed emissione di bond)
IL MES viene finanziato dai singoli Stati membri con una ripartizione percentuale in base alla loro importanza economica. La Germania, contribuisce per il 27,1 %, seguita dalla Francia(20,3%) e dall’Italia (17,9%).
La “potenza di fuoco” (o ammontare massimo) complessivamente autorizzata è di 700 miliardi di euro: il finanziamento diretto da parte degli Stati ammonta a 80 miliardi di euro (l’Italia ha versato 14,3 miliardi, la Francia 20 e la Germania 27). I restanti 620 miliardi possono essere raccolti sui mercati finanziari attraverso l’emissione di bond.

Le condizioni del MES per la concessione di aiuti
I prestiti non vengono concessi senza condizione, ma solo dopo che il Paese richiedente ha sottoscritto una lettera di intenti o un protocollo d’intesa (o Memorandum of Understanding). Protocollo che viene negoziato dal Paese interessato e dalla Commissione Europea a nome del MES.
In genere vengono richieste riforme specifiche, mirate ad eliminare o quantomeno mitigare l'effetto dei punti deboli dell'economia del Paese richiedente. Il MES prevede in particolare interventi in tre aree:
• Consolidamento fiscale, con tagli alla spesa pubblica per ridurre i costi della Pubblica amministrazione e migliorarne l’efficienza, e parallelamente aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o riforme fiscali;
• Riforme strutturali, con l’adozione di misure di stimolo alla crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla competitività;
• Riforme del settore finanziario, con misure destinate a rafforzare la vigilanza bancaria o, se necessario, a ricapitalizzare le banche.

Le procedure per la concessione del credito e l’Italia
La prima linea di credito è chiamata PCCL (Precautionary Conditioned Credit Line): è accessibile a tutti i Paesi dell’area euro la cui situazione economica e finanziaria è fondamentalmente solida. I Paesi devono soddisfare alcuni criteri (il più noto dei quali è quello del rapporto debito/Pil che deve essere entro il 60%) oltre a impegnarsi nel rispetto del patto di stabilità e crescita e della procedura per i disavanzi eccessivi. Devono avere una storia di accesso ai mercati dei capitali a condizioni ragionevoli, un debito pubblico sostenibile e l'assenza di problemi di solvibilità bancaria.

La seconda linea di credito è l’ECCL (Enhanced Conditions Credit Line): è accessibile a tutti i Paesi dell’area euro con una situazione economica e finanziaria in generale solida, senza però rispettare alcuni dei criteri di ammissibilità per l’accesso al PCCL, primo fra questi come abbiamo visto il rapporto debito/Pil sotto al 60% (all’ECCL accedono i Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al 60%). Il Paese sarà obbligato ad adottare misure correttive per rientrare nei parametri non rispettati ed evitare eventuali difficoltà future per quanto riguarda l’accesso al finanziamento del mercato.
Attualmente i Paesi che hanno un rapporto debito/Pil superiore al 60% sono: Grecia, Italia, Portogallo, Belgio, Cipro, Francia, Spagna, Austria, Slovenia e Irlanda.

IL MES e la ristrutturazione del debito pubblico
L’ipotesi di una ristrutturazione del debito per i Paesi che chiedono di accedere ai programmi di sostegno è stata prevista per evitare che un Paese in difficoltà possa far ricorso all’aiuto del MES senza procedere ad alcun tipo di riforma o intervento strutturale: in pratica limitandosi a incassare il prestito senza tenere sotto controllo i conti pubblici, sapendo che un soggetto terzo (e comune) provvederà a saldare i creditori.

In ogni caso per l’Italia, come per tutti gli altri Paesi che avendo un rapporto debito/Pil oltre il 60% potrebbero far ricorso all’ECCL, la concessione del credito non è subordinata alla ristrutturazione del debito. Che resta come «spada di Damocle» nel caso in cui un Paese richiedente rifiutasse di intervenire per correggere in modo serio la propria situazione macroeconomica.

Le principali modifiche del 2019
Il processo di riforma del MES vede una prima fase a metà 2019con il sostanziale via libera dei ministri delle Finanze all’Eurogruppo del 13 giugno, seguito una settimana dopo dalla riunione dei capi di Stato e di governo. In ogni caso, essendo la modifica di un trattato, ogni variazione al testo originale deve essere approvata in via definitiva dai Parlamenti nazionali. Tra le principali modifiche previste ricordiamo:
• Il backstop: la possibilità di utilizzare il MES come fondo per le risoluzioni bancarie (ossia le ristrutturazioni gestite da autorità indipendenti).
• Le procedure per la ristrutturazione del debito pubblico, ossia una riduzione concordata del valore del prestito fatto allo Stato: in pratica i creditori (tutti i sottoscrittori dei Titoli di Stato) vedrebbero decurtata la cifra che attendono in restituzione. La ristrutturazione del debito, pur non essendo un requisito necessario per la concessione del credito, con le modifiche al MES diventa più semplice perché prevede un voto unico di tutti i creditori e non, come in precedenza, un voto separato per ogni tipologia di credito (Titolo di Stato) detenuto.

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nullo
5 minuti fa, maurodg65 ha scritto:

Inutile far finta di non capire, si sta discutendo di come permettere ai singoli paesi di accedere ai fondi del MES,

Ah, uno che mi diceva che è cosa fatta senza condizioni, che è già deciso, che è solo da ratificare, oggi mi spiega che ci sono condizioni...

bene.

mi sembrava di averlo sostenuto fin dall'inizio...

però vederti fare il tifo per la monetizzazione del debito è già una soddisfazione non da poco, sempre che tu te ne sia accorto...

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maurodg65
32 minuti fa, nullo ha scritto:

Ah, uno che mi diceva che è cosa fatta senza condizioni, che è già deciso, che è solo da ratificare, oggi mi spiega che ci sono condizioni...

bene.

mi sembrava di averlo sostenuto fin dall'inizio...

pero vederti fare il tifo per la monetizzazione del debito è già una soddisfazione non da poco.

Onestà intellettuale questa sconosciuta, quello che è già stato deciso e che era stato sottolineato è la possibilità dei governi di auto-finanziarsi senza più fare i conti con i vincoli del patto di stabilità, quindi senza più rispettare il famigerato 3% che in realtà per l’Italia era pure meno, ciò che verrà utilizzato per la crisi legata al Corona Virus dal nostro Governo non entrerebbe a far parte del computo del deficit e del debito, ovviamente solo relativamente ai parametri previsti dai trattati, poi il QE della BCE permetterebbe di maniere i tassi di mercato a livelli “sostenibili”

Il punto è però questo che è riportato sempre dall’articolo che hai postato tu, questo potremmo, in teoria, farlo anche noi ma in pratica non ci è concesso, ma il limite non è ne l’Europa e neppure la BCE:

“Berlino, dal suo canto, ha approvato oggi un pacchetto di misure “storico”. Il ministro delle Finanze Scholz si aspetta una contrazione del Pil di “almeno il 5%” per il 2020. Secondo la Bundesbank, la Banca Centrale tedesca, c’è una “incertezza senza precedenti” ed è “inevitabile” che la Germania sprofondi in una grave recessione. Per questo il gabinetto di Angela Merkel ha dato via libera  al “fondo per la stabilizzazione dell’economia”, costituito da ben 600 miliardi di euro e con garanzie di credito per 400 miliardi. Altri 100 miliardi sono messi a disposizione per garantire liquidità alle aziende travolte dalla crisi del coronavirus. Ulteriori 100 miliardi vengono stanziati a favore del Cassa crediti per la ricostruzione (KfW). Per la prima volta, il piano del governo prevede un deficit di 156 miliardi di euro. Viene sospeso così il “freno al debito”, ancorato alla Costituzione tedesco: era dal 2014 il governo riusciva a varare leggi di bilancio senza indebitamento.”

Sul MES invece ad oggi non si è deciso ancora nulla e si sta ancora discutendo come è ovvio sia, l’Olanda è su posizioni “rigide” ed ad oggi è l’unico Paese ad esserlo, appoggiata da alcuni “consiglieri del Governo tedesco” che appoggiano la posizione Olandese, e non dalla Germania come vuoi far credere tu, questo è riportato nell’articolo dell’Huffigton Post da te postato con un parziale copia incolla, poi vedremo cosa accadrà perché che la situazione relativa alle modifiche al MES erano e sono in corso d’opera, è quindi ovvio che vi siano posizioni contrastanti e visioni diverse, soprattutto da parte di chi rischia di doversi fare carico in grossa parte dei soldi spesi da altri, non dimentichiamoci che a bocce ferme oggi, in base a quanto previsto dal MES tra i “garanti” ci siamo anche noi ed a sfruttare il Meccanismo Europeo di Stabilità non saremmo solo noi, ma anche gli altri paesi del Sud Europa.

P.S. Non faccio il tifo per “nessuna monetizzazione del debito” mi sono solo limitato a riportare ciò che il trattato ad oggi prevede, per tutti e non solo per noi.

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maurodg65

Questa riflessione i cui contenuti in parte sono riportati anche nell’articolo dell’Huffigton Post postato da Nullo precedentemente, non tengono conto della crisi seguita alla diffusione del virus, sono quindi precedenti, ma interessanti: 

https://elvinvest.ch/it/la-vera-minaccia-del-meccanismo-europeo-di-stabilita-il-sistema-target-2/

La vera minaccia del Meccanismo Europeo di Stabilità: il sistema Target 2

Le ultime settimane sono state caratterizzate sul piano politico da un acceso dibattito attorno alla riforma del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità. Il problema del MES s’intreccia con quello non meno spinoso del Target 2, il sistema dei pagamenti della BCE il cui compito consiste nel garantire che la liquidità fluisca senza problemi da uno stato all’altro.

A partire dal 2008 alcuni Paesi hanno accumulato un saldo a debito mentre altri vantano un saldo a credito, contribuendo ad incrementare gli squilibri che caratterizzano l’Eurozona. Il sistema Target 2 rappresenta a nostro parere una minaccia concreta alla stabilità della moneta unica e le conseguenze di un “pareggio dei conti” sarebbero catastrofiche, in particolare per il patrimonio privato.

Non essendovi più le monete nazionali nei 19 stati membri dell’Eurozona, il tasso di cambio unico dell’Euro non è più in grado di fungere da cassa di compensazione tra le bilance dei pagamenti delle diverse economie, per cui nei casi in cui gli scambi di beni o titoli finanziari per uno stato partner originassero un deficit tra exports e imports il paese interessato  si troverebbe un peso “fisico” di insostenibile deficit di liquidità monetaria, continuo e insostenibile.

Questi debiti sono solo teorici, in quanto non posseggono alcuna scadenza e né prevedono il pagamento di un tasso d’interesse. Tuttavia, interpellato sulla questione, l’allora governatore della BCE, Mario Draghi, a due eurodeputati italiani rispose che nel caso di uscita dall’Euro, la banca centrale dello stato debitore dovrebbe saldare all’istante la propria posizione. L’affermazione ha gettato benzina sul fuoco del dibattito attorno al rischio “Italexit”, perché l’Italia è arrivata in questi ultimi tempi a mostrare un saldo a debito con il Target 2 prossimo ai 500 miliardi di Euro, quando prima della crisi del 2008-’09 era in attivo di una cinquantina di miliardi. Per contro, la Germania possiede crediti per oltre 900 miliardi, tanto che alcuni economisti tedeschi vicini alla cancelliera Angela Merkel sono arrivati a mettere a punto un piano B: l’uscita della Germania dall’Euro per fare cassa dei crediti, nei fatti pari a circa la metà del debito pubblico domestico.

E’ evidente che nessuno sarebbe mai capace di ripagare una montagna di debiti così elevata, quand’anche fossero dovuti. Per molti, ciò sarebbe un deterrente contro colpi di testa di quanti propinino il ritorno alle monete nazionali, per altri la spia di un sistema finanziario nell’area che così com’è non si regge in piedi.

Certo è che la minaccia è concreta e nell’eventualità i nodi dovessero arrivare al pettine le conseguenze sarebbero catastrofiche, in particolare per il patrimonio privato

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nullo
5 ore fa, maurodg65 ha scritto:

Onestà intellettuale questa sconosciuta, quello che è già stato deciso e che era stato sottolineato è la possibilità dei governi di auto-finanziarsi senza più fare i conti con i vincoli del patto di stabilità,

Memoria corta questa conosciuta.

sono tutti d'accordo per usare i fondi del mes senza vincoli.

posizione ideologica vs sano realismo.

è cosa fatta!

no

 praticamente si, manca solo la ratifica, sono tutti d'accordo tranne i sovranisti, un dubbio no eh?

la commissione rappresenta ail volere dei governi!

no

Da mes 2 la vendetta

IMG_1221.PNG

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